Giugno 19, 2026
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La Nautica riparte. A Genova il primo grande boat show dell’era Covid, Dusseldorf rinviata a Gennaio 2021

La Nautica italiana riesce ad avere numeri incredibili senza perdere la sua vocazione artigianale, grazie alla quale si distingue su scala mondiale. Ma l’aumento dell’Iva al 22% rischia di favorire le aziende estere, e di mettere in crisi gli acquisti di imbarcazioni, che in Italia avviene con la formula del leasing nautico nel 90% dei casi.  

Quello della Nautica è un settore molto importante per un paese come l’Italia, che ha 7914 km di costa e che vanta bellezze naturali uniche al mondo. A ciò si aggiungono, relativamente alla Nautica, competenze ingegneristiche e maestranze specializzati che fanno raggiungere alla cantieristica italiana livelli di eccellenza, grazie anche al contributo di tante piccole aziende di stampo artigianale, molte delle quali non hanno neanche un sito web e lavorano tramite il semplice passaparola.

Nel corso del 2020, il comparto aveva già ricevuto le attenzioni del ministero dello Sviluppo Economico, che a Giugno si era incontrato con i vertici di Confindustria Nautica affrontando i temi delle politiche di sviluppo e sostegno al settore e dell’adozione di nuove misure in ordine al leasing nautico e agli impatti sull’industria italiana e la sua filiera, che riesce ad avere numeri incredibili senza perdere la sua vocazione artigianale, grazie alla quale si distingue su scala mondiale.

Con il ministro Patuanelli si era discusso anche del Salone Nautico internazionale di Genova, che quest’anno compie 60 anni ed ha aperto i battenti l’1 ottobre (chiusura il 6/10). Il Salone di Genova è diventato così il primo grande “boat show” dell’era Covid, con una posizione di rilievo mondiale per via della cancellazione delle esposizioni di Cannes e Montecarlo. L’evento, nonostante le importanti misure di sicurezza (misurazione della temperatura all’ingresso, biglietti acquistabili soltanto online, obbligo di mascherina e distanziamento) è anche un segnale della ripartenza a livello mondiale di un settore che, secondo le previsioni, avrebbe dovuto riportare una perdita di oltre il 13% del fatturato e di circa 5.000 occupati, ed invece è riuscita a contenere i danni grazie alla riapertura nel mese di aprile. “Quello che succederà nei prossimi tre mesi a partire dal Salone di Genova sarà strategico per vedere se riusciremo a mantenere il 2020 come anno di stabilità rispetto al precedente”, ha detto all’Adnkronos Stefano Pagani Isnardi, Responsabile dell’Ufficio Studi di Confindustria Nautica.

Secondo il Rapporto del Sole 24 Ore, sia le aziende della grande nautica che quelle della piccola, sono riuscite a recuperare le produzioni che avevano dovuto interrompere per il lockdown, e non hanno subito grandi cancellazioni, continuando a lavorare, nonostante sui charter e sul leasing nautico pesa (da Novembre) un aumento dell’Iva al 22%, che rischia di favorire le aziende estere e di mettere in crisi gli acquisti di imbarcazioni, che in Italia avviene con la formula del leasing nautico nel 90% dei casi.

La questione dell’IVA non è di poco conto, perché circa 500 milioni di finanziamenti in leasing potrebbero dirottarsi all’estero, ed il solo settore del charter nautico rischia di perdere il 15% dei contratti, mettendo in bilico oltre 5.000 posti di lavoro. 

Dopo il Salone di Genova, sarà la volta di “Boot Düsseldorf”, la più grande piattaforma al mondo per gli sport acquatici, che è prevista dal 23 al 31 gennaio 2021 e, nell’intenzione degli organizzatori, dovrebbe preparare il settore ad un anno 2021 di piena ripresa. I 17 padiglioni espositivi del quartiere fieristico ospiteranno una manifestazione in cui le norme vigenti in materia di igiene e protezione dalle infezioni cambieranno poco, e si ritiene che gli espositori riusciranno ad ottenere notevoli risultati economici anche con le nuove regole. Le adesioni a Boot 2021 sono complessivamente in linea con quello del 2019, e saranno nuovamente presenti quasi tutti i produttori di barche e yacht che si erano iscritte all’edizione di quest’anno, poi rinviata al prossimo Gennaio.

A Boot Düsseldorf parteciperanno aziende produttrici di yacht, barche, tavole, attrezzature da sub, nonché società di charter e operatori di viaggio specializzati in destinazioni turistiche per sport acquatici. 

Blümke, Ethenea: dalle elezioni Usa nessun impatto sui mercati a lungo termine

La volatilità della fase elettorale USA suggerisce di adeguare i portafogli in modo anticiclico. È presto per capire dove andrà il dollaro, mentre l’oro tornerà a salire.

“Come quattro anni fa, i sondaggi sulle elezioni presidenziali americane indicano di nuovo un risultato incerto. Se dovesse essere rieletto il presidente Donald Trump, questa volta le sue politiche, per quanto imprevedibili, non sarebbero più una sorpresa. Se tuttavia a vincere le elezioni dovesse essere l’avversario democratico Joe Biden, c’è motivo di credere che non solo saranno revocate parti della riforma fiscale di Trump, ma che inevitabilmente vi sarà l’introduzione di nuove regolamentazioni”, spiega Michael Blümke, portfolio manager del fondo Ethna-Aktiv di Ethenea.

“Questi fattori, insieme all’incertezza generale che circonda il tema della nuova presidenza, suggeriscono che una rielezione di Trump potrebbe avere un impatto più positivo che negativo sui mercati dei capitali, almeno nel breve termine. Tuttavia, a nostro avviso, il risultato delle elezioni non avrà un impatto importante sui mercati nel lungo termine“.

Nelle prossime settimane, sarà importante essere preparati alla fase critica della campagna elettorale, con la maggiore volatilità che ne deriverà. Pertanto, è opportuno adeguare i portafogli in modo leggermente anticiclico, così che eventuali battute d’arresto temporanee nei mercati possano essere utilizzate per acquisizioni piuttosto che per disinvestimenti. Inoltre, è consigliabile astenersi dal riposizionare i portafogli rispetto al dollaro fino a quando non saranno noti i risultati delle elezioni. Guardando al futuro, ci sono in effetti argomenti sia a favore che contro lo sviluppo del dollaro. Mentre la combinazione del disavanzo e, soprattutto, della maggiore portata delle misure di quantitatve easing costituiscono argomenti contro il dollaro, a favorire quest’ultimo nel futuro saranno il vantaggio relativo degli Stati Uniti in termini di crescita e il ritorno quasi certo del rischio politico in Europa. Al momento, tuttavia, il vento contrario è ancora troppo forte, quindi è opportuno attendere gli sviluppi futuri.

Guardando ai mercati, non ci aspettiamo che le turbolenze degli ultimi sei mesi, in termini positivi o negativi, continuino. Tuttavia, resta il fatto che nell’attuale contesto le banche centrali e i governi faranno tutto il possibile per stimolare la crescita economica. Con questo in mente, c’è più ottimismo rispetto a tre mesi fa. Naturalmente, non è un segreto che i maggiori guadagni proverranno dalle azioni, qualora si concretizzasse uno scenario con dati di crescita migliori. Anche in uno scenario positivo, c’è solo una probabilità limitata di aumenti sostenuti dei tassi di interesse.

“Questo è il motivo per cui, in linea con il nostro concetto multi-asset, sovrappesiamo attualmente le azioni, ma continuiamo a mantenere una posizione neutra nelle obbligazioni societarie, che – grazie all’aggiunta di alcune interessanti obbligazioni ad alto rendimento – genera ancora un ritorno positivo”, conclude Blümke. “Riguardo all’oro, sebbene si stia attualmente consolidando dopo un rally significativo, prevediamo che i suoi prezzi continueranno a salire nel lungo termine. Attualmente, nel nostro fondo Ethna-AKTIV abbiamo ridotto l’allocazione in oro al 5%, ma siamo pronti ad aumentarla nuovamente fino al 10%”.

Offerta di Rame in contrazione. Zeygos: domanda globale e prezzi previsti in crescita

Secondo il report di Zeygos, il rame ha pagato lo scotto della difficile condizione degli ultimi mesi. Tuttavia, in Cina la situazione ha repentinamente mostrato un cauto ottimismo a seguito della ripresa delle attività, con la conseguente richiesta di oro rosso da parte di specifici settori industriali e dell’edilizia cinese.

Il ritrovamento di un pendente risalente a circa diecimila anni fa in Iraq, presso una grotta dei monti Zagros, rende l’idea dell’importanza storica dell’oro rosso, sino ad arrivare ai giorni nostri. In epoca contemporanea il rame è utilizzato non solo dal punto di vista industriale per le sue eccellenti proprietà come la conducibilità elettrica, conduttività termica, attitudine alla giunzione, ottima resistenza alla corrosione, ma è al centro dell’attenzione anche nel campo dell’arte contemporanea; celebri i lavori commissionati ai fratelli Arnaldo e Giò Pomodoro.

Il Rame è citato più volte in letteratura; famoso è il libro scritto da Primo Levi dal titolo “La chiave a stella” (Premio Strega 1978), romanzo attraverso il quale l’autore racconta le qualità e le caratteristiche del Rame.

Al netto delle divagazioni, la performance del rame avvenuta negli ultimi mesi è evidente a partire da aprile. Il Copper Future, quotato al Comex del New York Mercantile Exchange, dopo aver toccato il supporto storico del 2016 in area 1,980 dollari per libbra, ha iniziato una risalita costante, determinando un aumento dei volumi che hanno calamitato il prezzo fino ai 3 dollari. Analogo andamento al London Metal Exchange. Proprio questo livello, pertanto, rappresenta una resistenza interessante che, se superata, può alimentare ulteriori acquisti ed una ripresa delle quotazioni fino a far salire il prezzo ai livelli visti tra la fine del 2017 e gli inizi del 2018 quando il rame ha testato i 3,3 dollari per libbra.

Molti gli interrogativi sulle prospettive di medio-lungo periodo. Prima dell’inizio della pandemia, la domanda di rame ha fornito dati molto interessanti, tali da rendere l’idea del percorso in crescita della suddetta materia prima. Da due anni a questa parte, già si prevedeva una crescita della domanda globale di rame. Un aumento da 23,6 milioni di tonnellate nel 2018 a 29,8 milioni di tonnellate entro il 2027, con una crescita annua del 2,6%. La costante diffusione dei veicoli elettrici, l’elevata domanda di accumulo energetico delle batterie, lo sviluppo di nuove tecnologie di trasmissione e la domanda di altre fonti di energia eco-compatibili, contribuiscono e continueranno ad implementare nel prossimo futuro l’effetto leva sull’aumento significativo della domanda di rame.

Siamo entrati in un periodo storico molto particolare che rischia di far riaccendere la luce rispetto a quello che è successo negli anni 2000, quando proprio la Cina a seguito di acquisti importanti fece rialzare fortemente il prezzo, impattando naturalmente sulle scorte e sull’approvvigionamento globale. In occasione della pandemia, il rame ha confermato il ruolo di anticipatore delle tendenze, poiché rappresenta la vera narrazione di ciò che è successo plasticamente nell’economia reale. La domanda di rame tende ad essere sensibile all’economia, perché è un materiale chiave nel settore delle costruzioni e nei beni di consumo come le automobili e l’elettronica. E non solo… Quando si assiste ad un rallentamento globale, la domanda per il rame segue lo stesso corso, influendo sul prezzo.

Da diverso tempo a questa parte, i produttori lottano per tenere il passo con la forte domanda in Cina. Le prospettive nel lungo termine sono altresì sostenute dalla mancanza di scoperte di nuove miniere, il che delinea un percorso irto di ostacoli, con la fornitura per il futuro certamente limitata. Secondo alcuni studi, in relazione alle nuove miniere intercettate dalle compagnie minerarie, bisogna pensare che ci vogliono almeno 20 anni prima che le stesse possano essere messe in produzione. Questo ciclo significa che la fornitura di minerale di rame sarà molto preoccupante nei prossimi 15-20 anni ed il prezzo del minerale di rame aumenterà.

Secondo il report di Zeygos, dal lato dell’offerta i paesi della Cordigliera delle Ande hanno sempre avuto un peso influente sulla produzione, basti pensare che il Cile estrae circa 5 milioni di tonnellate all’anno. La sola miniera Escondida (teatro di importanti scioperi negli ultimi anni che hanno influito sul prezzo del rame) riesce a garantire un milione di tonnellate annuali. Anche la causa della drastica riduzione dell’estrazione e quindi dell’offerta, al fine di proteggere i lavoratori dai contagi del virus, ha contribuito alla crescita del prezzo sino ai 3 dollari per libbra. Un livello che non si intercettava dall’aprile dello scorso anno. Molte miniere si sono fermate durante il periodo della pandemia.

Per rendere l’idea del clima vissuto in alcuni dei principali paesi produttori di rame, i contraccolpi della pandemia continuano a farsi sentire. Addirittura di recente è stato presentato un piano da parte di alcuni membri del parlamento cileno con l’intento di vendere la Codelco, cioè la più importante azienda di rame al mondo. L’obiettivo è quello di fare cassa e di finanziare le perdite subite durante il periodo di lockdown. La pandemia non ha solo frenato le prospettive di crescita della domanda ma ha impattato direttamente sull’economia interna di un Paese le cui entrate dipendono molto dalla produzione di rame. Nel Paese sudamericano il 15% del Pil e metà delle esportazioni dipendono dall’industria estrattiva.

In conclusione, la crescita del prezzo ha delle basi molto solide. La serie di tutti gli elementi sopra citati, affiancati dalle misure di stimolo all’economia, dagli incentivi all’acquisto delle auto elettriche, dagli aiuti al settore industriale da parte della Cina, dal dollaro debole che incide sulla riduzione del costo di una libbra di rame, senza tralasciare anche il piano infrastrutturale degli Stati Uniti ed il Recovery Plan, determinano una prospettiva orientata all’ottimismo.

Consulenti finanziari senza confini geografici. Giuseppe Renda, da Palermo all’Italia con entusiasmo

I consulenti finanziari “senza confini” sono professionisti di lungo corso, con una significativa esperienza alle spalle ed oggi molto richiesti da una clientela di alto livello per via della competenza acquisita negli anni. Patrimoni&Finanza ha intervistato uno di loro, chiedendo di raccontarsi un pò.

Quella del consulente finanziario, soprattutto negli anni ’90 e all’inizio dei 2000, è sempre stata una professione molto dinamica, fatta di incontri e relazioni al di fuori dell’ufficio, e si può dire che solo negli ultimi 10 anni consulenti e clienti si siano abituati ad incontrarsi presso le filiali (o centri finanziari), sulle quali le banche-reti hanno investito molto per fidelizzare sia gli uni che gli altri. Tra i professionisti, però, resiste una nutrita schiera che ha deciso di dare continuità al “vecchio rito” dell’incontro presso l’abitazione (o la sede dell’impresa) del cliente, anche se questi dovesse trovarsi a mille chilometri di distanza. E’ il fenomeno – se così si può dire – dei “consulenti finanziari senza confini geografici”, e cioè di quei professionisti della pianificazione patrimoniale che hanno fatto dell’auto, del treno e/o dell’aereo il proprio mezzo ordinario di collegamento con le persone a cui prestano abitualmente consulenza.

Si tratta per lo più di consulenti “di lungo corso”, con una significativa esperienza alle spalle risalente agli albori della promozione finanziaria (1992-93), e che oggi sono molto richiesti da una clientela di alto livello per via della competenza acquisita. Patrimoni&Finanza ha intervistato alcuni di loro, chiedendo di raccontarsi a beneficio dei colleghi più giovani – i c.d. MiFID advisers – e, perché no, di quelli meno giovani ma desiderosi di conoscere la loro esperienza.

Abbiamo incontrato Giuseppe Renda, classe 1972, iscritto all’Albo (oggi Organismo Unico) dei consulenti finanziari dal 1995, che dalla Sicilia (Palermo) è riuscito a sviluppare clientela lungo tutto lo Stivale.

Giuseppe, che ricordi ha dell’epoca in cui ha cominciato occuparsi di consulenza Finanziaria?

I ricordi sono tanti, sicuramente due sono dominanti. Il primo riguarda il grande entusiasmo che caratterizzava il settore, il secondo è che la maggior parte delle persone non capiva quale fosse il nostro lavoro, abituata com’era ad avere contatti solo con la propria banca di fiducia. Ricordo che spesso si dedicava molto tempo a spiegare la nostra figura professionale ed il contenuto del nostro lavoro, prima di poter consigliare qualunque investimento.

2) Cosa le manca di quel periodo?

Le interminabili ore trascorse con i colleghi, talvolta fino a tarda sera, discutendo e dibattendo su questo o quel titolo, oppure sulle modalità più corrette ed efficaci per contattare nuova clientela. Si cercava di raccogliere informazioni, e di farsi un idea su come fare “auto-promozione”. I colleghi erano veramente un importante strumento di confronto, e probabilmente si commettevano più errori di attuazione del c.d. personal marketing, ma la struttura dell’offerta di strumenti finanziari era talmente ridotta rispetto ad oggi, che paradossalmente si imparava di più, e l’aspetto umano era fondamentale.

3) Ha avuto dei modelli da seguire, dei colleghi che l’hanno ispirata, oppure ha imparato dai suoi errori?

Se fosse possibile scomporre in fattori primi quello che sono oggi, sicuramente si troverebbero le tracce di tutte le persone che ho incontrato nella vita, e di tutti gli sbagli che ho commesso quando non riuscivo ad acquisire tutta la clientela che desideravo avere.

4) Quali sono stati i punti di svolta nella sua carriera?

Un giorno un amico, che purtroppo non c’è più, mi disse: “la fortuna o la sfortuna di uomo, la fa sempre un altro uomo”. Pertanto posso affermare che tutti i punti di svolta di cui la mia carriera ha beneficiato coincidono con la fiducia ricevuta da ogni singolo cliente. Sono proprio loro, in poche parole, i miei “punti di svolta”.

5) Quando ha cominciato a sviluppare clientela al di fuori della sua città, e come è avvenuto (volontà, il caso, la fortuna , le referenze di un amico o altro)?

Direi tutti questi elementi messi insieme, ma credo che l’elemento principale siano state le referenze degli amici e dei clienti, ossia il classico “passa parola”.

6) In quali città è presente oggi la sua clientela?

Principalmente Palermo, Milano e Roma, e Firenze in maniera inferiore anche se in forte crescita.

7) Il periodo che stiamo attraversando ha messo a dura prova la tenuta delle relazioni coi clienti durante il Lockdown . Lei come si è attrezzato?

La tecnologia, attraverso i suoi mezzi (chat, videochiamate etc), e la possibilità data dalla normativa con l’operatività a distanza, mi hanno dato un grande aiuto, soprattutto durante il periodo di chiusura totale e di impossibilità a spostarsi.

8) Che posto ha oggi la tecnologia nella sua professione?

Come dicevo, ha un posto molto importante. E credo, anche se ciò potrebbe sembrare contradditorio, che un uso corretto della tecnologia può rafforzare i rapporti umani. Basta pensare alla possibilità, offerta da molte app, di parlare e vedersi a distanza. Quest’ultima modalità adesso è entrata nell’uso comune di molte persone, anche di quelle più recalcitranti verso l’uso della tecnologia, con il risultato che ci si vede e ci si parla più spesso di prima. In video, magari, ma più di prima.

9) Come vede la sua professione tra dieci anni, e come si vede lei?

Dipende dalla capacità che avremo di educare le nuove generazioni ad un uso corretto della tecnologia e del web, ma anche al confronto attraverso le relazioni interpersonali. La Scuola, in questo, ha un ruolo importante, anche perché la famiglia, purtroppo, ha perso parte della sua centralità nella sua funzione educativa. In ogni caso, ognuno di noi ha il dovere di fare la sua parte. Spesso vedo giovani, giovanissimi e anche molti adulti avere come unico parametro di confronto il mondo virtuale, con le sue informazioni e le sue applicazioni, e questo non va bene. Sicuramente mi vedo impegnato nella missione di rivalutare i rapporti umani autentici, trasmettendo la mia passione verso l’aspetto umanistico delle relazioni, non disdegnando un corretto utilizzo dei mezzi di comunicazione virtuale.

Andrea Scauri, Lemanik: scenario di tassi reali negativi. In Italia puntare su telecomunicazioni e utilities

Secondo Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik, la ripresa economica è ancora troppo debole ed è meglio essere prudenti sui settori bancario e dei consumi, mentre sono da preferire i settori più difensivi e quelli più esposti agli investimenti che saranno finanziati dai piani europei. Tra i titoli in portafoglio, Enel, Terna, Snam Rete Gas, Banca Intesa e Danieli.

Il Recovery Fund segna indubbiamente una svolta significativa per l’Europa e ha eliminato il tail-risk per l’Italia. Tuttavia, dato il forte rimbalzo dei mercati dai minimi di marzo e il fatto che la ripresa economica è ancora troppo debole, restiamo prudenti sui settori bancario e dei consumi, mentre continuiamo a preferire i settori più difensivi e quelli più esposti agli investimenti che saranno finanziati dai piani europei (utilities, telecomunicazioni, infrastrutture/cemento) ed esposti a tendenze strutturali come la trasformazione digitale”. È questa l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

I mercati azionari sono tornati a salire in agosto, con il Nasdaq e l’S&P500 che segnano nuovi record guidati dalla speranza che lo sviluppo di un vaccino Covid-19 possa essere dietro l’angolo, dalla progressiva ripresa post-lockdown dell’attività economica globale, e nonostante il recente aumento delle nuove infezioni in tutta Europa. Tuttavia, i principali driver di mercato restano le massicce iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali e le aspettative per l’adozione di politiche economiche e fiscali espansive da parte dei governi per sostenere le loro economie.

La volatilità dei mercati è rimasta quasi piatta, con l’indice di volatilità Vix a 24 punti, ben al di sotto del picco di marzo ma ancora al di sopra dei livelli pre-Covid. “Riteniamo che la volatilità continuerà a essere relativamente elevata nei prossimi mesi, a causa delle crescenti infezioni da Covid, della scarsa visibilità sull’evoluzione del quadro macroeconomico, oltre che degli sviluppi politici, come le elezioni Usa e le tensioni commerciali UsaCina“, spiega Scauri.

I tassi di interesse sono saliti leggermente sia negli Stati Uniti che nell’Ue, a causa delle crescenti aspettative di inflazione e una riduzione del volume degli acquisti della Bce in agosto. Il rendimento dei titoli di stato italiani a 10 anni è rimasto sostanzialmente stabile, continuando a beneficiare dell’accordo sul Recovery Fund, del sostegno della Bce e di un rendimento più interessante rispetto agli altri titoli di stato dell’Ue.

In Europa, il PMI composito, dopo tre aumenti mensili consecutivi, è sceso ed è rimasto al di sotto delle aspettative, indicando una perdita di slancio nel rimbalzo iniziale post-lockdown a forma di V. Questo calo è attribuibile principalmente ai servizi, mentre l’industria manifatturiera continua a godere degli effetti di un aumento della produzione e dell’acquisizione di ordini. Tuttavia, il fatto che l’indice principale ed entrambe le sue componenti siano ancora superiori a 50 suggerisce che l’attività è ancora in crescita, solo a un ritmo più lento rispetto a luglio.

Andrea Scauri (Lemanik)

Negli Stati Uniti, invece, il PMI ha continuato a crescere, raggiungendo il livello più alto degli ultimi 18 mesi con un miglioramento sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi. “In un contesto simile, restiamo largamente posizionati sul settore delle utilities e delle infrastrutture. Questo alla luce delle recenti indicazioni della Fed, con aspettative di accettazione di inflazione mediamente al 2% (e non puntuale al 2%, implicitamente accettando picchi sopra al 2%)”, sottolinea Scauri. “Assumendo un atteggiamento sempre accomodante da parte delle banche centrali, lo scenario che si prefigura è quello di tassi reali negativi, ossia lo scenario migliore per “dividend play” sostenibili, quali le utilities e i business infrastrutturali. Restiamo invece prudenti sul settore dei consumi e su quello bancario”.

“Per l’Italia a livello di singoli nomi”, conclude Scauri, “l’unica posizione significativa sui titoli finanziari è rappresentata da Banca Intesa, l’unica banca in grado di garantire rendimenti sia in termini di re-rating del titolo che di dividendo. La posizione sulle utilities si concentra su Enel, Terna e Snam Rete Gas. Tra i nomi small e mid-cap, abbiamo iniziato a costruire una posizione su Danieli, sulla scia delle aspettative di un’entrata ordini di materiale correlata alla sostituzione degli altiforni ad alta emissione nell’industria siderurgica”.

Mutui in Italia e in Sicilia nei primi due trimestri del 2020. Giù i volumi, ma la ripresa è già iniziata

Dai dati dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa relativi al primo semestre e da quelli di Crif riguardanti il secondo, è scaturita una analisi dettagliata sull’andamento dei finanziamenti finalizzati all’acquisto dell’abitazione concessi alle famiglie residenti sul territorio siciliano nel primo semestre 2020.

Secondo l’ufficio studi Tecnocasa, in un’analisi che fa riferimento al report Banche e istituzioni finanziarie  aggiornato e pubblicato da Banca d’Italia nel mese di Giugno 2020, c’è stata una forte contrazione del mercato dei mutui nel primo trimestre per via del lockdown, ma i dati di Crif relativi al secondo mostrano una crescita del 4,8% del numero di italiani che hanno attivo un contratto di mutuo nell’intero semestre.

Pertanto, c’è abbastanza fiducia sulla ripresa dei volumi, che si prevede essere già in corso. Inoltre, i dati Crif mostrano la rata media mensile in calo del 3,2%: se nei primi sei mesi del 2019 la rata media era pari a 362 euro, ora si attesta su 333 euro.

ITALIA – Le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 12.345,5 milioni di euro, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente si registra una variazione delle erogazioni pari a +10,0%, per un controvalore di 1.122,9 milioni di euro. La fotografia indica ancora un aumento dell’erogazione del credito concesso alle famiglie, che conferma la tendenza del quarto trimestre 2019 (quando la variazione è stata pari a +9,2%), mentre il terzo trimestre 2019 aveva fatto segnare una variazione del -10,1%.

Gli ultimi dodici mesi si sono chiusi con 50.017,2 milioni di euro erogati, con una variazione pari a -1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

SICILIA – Le famiglie siciliane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 511,5 milioni di euro, che collocano la regione al 9° posto per totale erogato in Italia, con un’incidenza del 4,14%; rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente in regione si registra una variazione delle erogazioni pari a +4,5%, per un controvalore di +22,1 milioni di euro.

Se si osserva l’andamento delle erogazioni sui 12 mesi, e si analizzano quindi i volumi da Aprile 2019 a Marzo 2020, la regione Sicilia mostra una variazione negativa pari a -4,7%, per un controvalore di -101,4 mln di euro. Sono dunque stati erogati in questi ultimi dodici mesi 2.048,7 mln di euro, volumi che rappresentano il 4,10% del totale nazionale.

PROVINCE DELLA SICILIA – Nel primo trimestre 2020 le province della Sicilia hanno evidenziato il seguente andamento. La provincia di Agrigento ha erogato volumi per 19,3 mln di euro, facendo registrare una variazione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno pari a +2,5%. Nell’ultimo anno, invece, sono stati erogati 81,4 mln di euro, pari a -1,7%. La provincia di Caltanissetta sono stati erogati volumi per 17,2 mln di euro, corrispondenti a una variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente pari a +8,0%. Nei precedenti dodici mesi sono stati erogati 64,7 mln di euro (-7,8%). La provincia di Catania ha erogato volumi per 134,6 mln di euro, la variazione sul trimestre è pari a +3,0%.

I dodici mesi appena trascorsi hanno evidenziato volumi per 548,5 mln di euro, corrispondenti a -8,2%. In provincia di Enna i volumi erogati sono stati 8,1 mln di euro, con una variazione pari a -8,4%. Quelli nei quattro trimestri considerati sono stati 32,5 mln di euro, (-14,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). In provincia di Messina sono stati erogati volumi per 60,2 mln di euro, la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente pari a +6,9%. Sommando i volumi dei precedenti quattro trimestri, i volumi sono stati 243,3 mln di euro e la variazione -3,7%.

La provincia di Palermo ha erogato volumi per 163,9 mln di euro, la variazione sul trimestre è pari a +9,9%. Questi dodici mesi hanno evidenziato volumi per 650,6 mln di euro e una variazione pari a -1,0%.

La provincia di Ragusa ha erogato volumi per 31,4 mln di euro, facendo registrare una variazione sul trimestre pari a +8,1%. L’anno appena trascorso ha segnalato un totale di 123,6 mln di euro, con una variazione di -1,7%. In provincia di Siracusa sono stati erogati volumi per 42,9 mln di euro, la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente è risultata essere pari a -9,6%. I quattro trimestri passati, invece, hanno visto un totale 170,2 mln di euro (-10,3%). La provincia di Trapani ha erogato volumi per 33,8 mln di euro, facendo registrare una variazione pari a +1,9% nel trimestre. Andando indietro di un anno sono stati erogati 133,9 mln di euro (-2,3% rispetto all’anno scorso).

IMPORTO MEDIO PER SINGOLO MUTUO – Nel primo trimestre 2020 in Sicilia si è registrato un importo medio di mutuo pari a 100.800 euro, in diminuzione rispetto a quanto rilevato durante lo stesso trimestre dell’anno precedente, quando il ticket medio ammontava a 104.400 euro. Mediamente colui che sottoscrive un mutuo nella regione viene finanziato circa l’11% in meno rispetto al mutuatario medio italiano.

In conclusione, sembra chiaro che gli impatti dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus e dal conseguente lockdown decretato dal Governo e dalle Regioni nei mesi scorsi sono andati ad impattare sul mercato del credito alla famiglia. Una stima per il primo trimestre 2020 fa ipotizzare una perdita di volumi erogati sui mutui di 3,5/4,5 miliardi di euro; di contro la buona notizia è che ad oggi i tassi bancari legati alle operazioni di mutuo permetteranno di accedere ai finanziamenti per la casa a condizioni veramente vantaggiose. Questo potrà agevolare non solo chi vuole acquistare una nuova abitazione, ma anche chi è interessato a sostituire il proprio finanziamento. Prima del blocco, infatti, la domanda di surroga era in forte aumento e tutto lascia presupporre il fatto che tale crescita non sia destinata ad esaurirsi ma che possa proseguire alla luce dell’interessante offerta bancaria.

Inoltre, le istituzioni europee hanno previsto ingenti piani di supporto alle economie dei Paesi dell’Eurozona, con importanti iniezioni di liquidità che dovrebbero supportare anche il mercato del credito.

Visti i prezzi degli immobili ancora convenienti, pertanto, sul mercato immobiliare permangono interessanti opportunità, sia per chi vuole comprare a scopi abitativi, sia per chi vuole comprare a titolo di investimento.

Hong Kong Fintech Week, quinta edizione in forma virtuale dal 2 al 6 novembre 2020

Si tratta di un’opportunità unica per le aziende e le startup italiane innovative del settore fintech, interessate ad avviare la propria attività a Hong Kong e in Asia, mercati sempre più orientati alle nuove tecnologie. Attraverso l’evento, si avrà la possibilità di confrontarsi con le aziende più influenti ed in rapida crescita del settore.

Invest Hong Kong (InvestHK) ha annunciato che, data la situazione attuale, la quinta edizione della Hong Kong Fintech Week si svolgerà in forma virtuale dal 2 al 6 novembre. Questo darà la possibilità a chiunque di poter partecipare da remoto ad uno degli eventi più attesi ad Hong Kong.

Invest Hong Kong è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (www.investhk.gov.hk). Tramite l’ufficio di rappresentanza di Milano, InvestHK estende alle imprese italiane i propri servizi gratuiti di supporto nei loro processi di internazionalizzazione verso Hong Kong e la Cina, con informazioni e assistenza sulle opportunità di sviluppo commerciale, costituzione e gestione di attività imprenditoriali, fiscalità, incentivi, programmi di ricerca e sviluppo, permessi di lavoro e residenza, presentazione a fornitori di servizi, associazioni, dipartimenti del governo e assistenza personalizzata secondo necessità.

La settimana della quinta edizione presenta un ampio mix di eventi quali: seminari, workshop, pitching sessions, business matching ed eventi di networking. Senza nessuna barriera fisica, l’Hong Kong Fintech Week permetterà di mettere in contatto aziende del settore Fintech da tutte le parti del mondo, rendendolo ancora di più un evento globale.

Attraverso l’evento, si avrà la possibilità non solo di confrontarsi con le aziende più influenti del settore e con le startup che presentano una rapida crescita nel mercato ma si avrà inoltre modo di acquisire informazioni utili da professionisti della tecnologia e accademici esperti in intelligenza artificiale, automazione e Blockchain. Charles Ng, vicedirettore generale di Invest Hong Kong, ha dichiarato: “I risultati del 2019 in termini di espositori, partecipanti e feedback hanno superato tutte le aspettative”.

Sull’onda del successo dell’anno precedente, sono stati sviluppati per le comunità Fintech programmi ancora più orientati al business, come ad esempio il Global Fast Track Programme.

Tutte le aziende che offrono soluzioni in ambito Capital Market, RegTech, Insurance, Payments, Commercial Banking, Retail Banking, Trade Finance, WealthTech e TradeTech presenteranno il loro progetto innovativo al Global Fast Track Programme, un programma pensato non solo per offrire assistenza alle aziende del settore a sviluppare il loro business ad Hong Kong ma anche per metterle in contatto con potenziali clienti.

Le aziende selezionate avranno la possibilità di presentare il proprio progetto durante la Fintech Week. Inoltre, quest’anno è stato introdotto lo Startup Virtual Exhibition Programme, ovvero un programma che permetterà a 175 startup di avere gratuitamente un proprio stand virtuale durante l’intera durata dell’evento (questo il link per consultare i criteri di ammissibilità).

Il settore Fintech ad Hong Kong è in rapida crescita. Ad oggi, la città è la sede di oltre 600 società fintech, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Il settore dei servizi finanziari della città è il più grande della regione, con oltre 160 banche autorizzate, tra cui otto banche virtuali, e oltre 160 assicuratori autorizzati.

Per maggiori informazioni, è consigliabile collegarsi al sito web www.fintechweek.hk

Mercato immobiliare, il trilocale sempre in vetta alle compravendite

Milano unica eccezione: su il bilocale, giù il monolocale. Si tratta di una tendenza che al 2013, quando si è evidenziata una diminuzione progressiva delle percentuali sui tagli più piccoli, come monolocali e bilocali, ed un aumento per i trilocali.

Sul mercato residenziale si conferma elevata la domanda per i trilocali. Il dato, probabilmente spinto, da un lato, dalla discesa dei prezzi (proporzionalmente più marcato per le pezzature più abbondanti, soprattutto se non di pregio) degli anni precedenti e, dall’altro, dal cosiddetto “mercato di sostituzione”, emerge da una elaborazione dell’Ufficio studi Tecnocasa.

Si tratta di una tendenza che ha radici non proprio recenti. Dal 2013 in poi, infatti, si è evidenziata una diminuzione progressiva delle percentuali sui tagli più piccoli, come monolocali e bilocali, ed un aumento per i trilocali. Questo è avvenuto proprio a causa del ribasso dei prezzi, che ha reso possibile l’acquisto di immobili un pò più ampi, soprattutto il trilocale, scelto da tante giovani coppie che hanno potuto “saltare” la scelta del bilocale per poi passare all’appartamento con una camera in più.

I dati del periodo post Covid, pertanto, confermano come il trilocale sia ancora la tipologia più ricercata nelle grandi città, con un lieve aumento della concentrazione delle richieste tra gennaio e luglio 2020. Anche negli anni scorsi è sempre stata la tipologia più apprezzata, adesso ancora di più alla luce del desiderio di molti acquirenti di avere uno spazio più ampio.

L’analisi realizzata a luglio 2020 dall’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa nelle grandi città conferma che il trilocale è ancora la tipologia più richiesta (41%), seguito dal quattro locali che raccoglie il 23,7% delle preferenze e dal bilocale con il 22,9% delle scelte.

Rispetto a gennaio 2020 si evidenzia un aumento della percentuale di coloro che cercano trilocali: all’epoca era pari al 40,6%.  Risultano in leggera contrazione le percentuali di richiesta delle altre tipologie, tranne il 5 locali la cui domanda è rimasta invariata.  

In questo quadro fa eccezione Milano dove il bilocale si confetecnocasa,rma la tipologia più richiesta. In leggera diminuzione la percentuale dei monolocali molto probabilmente per effetto del rallentamento della domanda per investimento a causa della pandemia.

La percentuale di richieste del trilocale è cresciuta maggiormente a Bari e Verona.

Maurizio Novelli: crescita della Cina e dollaro debole favoriscono gli emergenti

Il mercato corporate occidentale è giunto alla fine del bull market, mentre l’oro continuerà a salire. Senza un cambiamento nell’attuale modello di crescita Usa, nuove crisi economiche e instabilità sociali sono alle porte.

“Le banche centrali puntano a creare inflazione negli Usa, e si è iniziato a fare leva sul deprezzamento del dollaro. Questo avrà una serie di conseguenze, in particolare sugli emergenti, che negli ultimi anni sono stati penalizzati dalla forza del dollaro, ma che ora ne usciranno vincenti. L’oro intanto è una delle asset class a maggior potenziale e continuerà a salire fino a quando scenderà il dollaro e fino a quando non si inizierà a fare politiche anti inflazionistiche”. È l’analisi di Maurizio Novelli*, gestore del fondo Lemanik Global Strategy.

Sono prevalentemente due i motivi che spingeranno i flussi sugli asset emergenti: il primo è l’aggancio alla crescita della Cina e il parziale decoupling dalla domanda Usa, il secondo è il fenomeno del carry trade da dollaro (con tassi reali negativi) a credito emergente in valuta locale (con tassi reali positivi). Si preannuncia quindi un vero e proprio switch dal mercato corporate occidentale, giunto alla fine del bull market, a quello emergente

I mercati finanziari confermano il totale disinteresse per l’economia reale e si muovono ormai in un mondo virtuale, creato dagli interventi delle banche centrali e dalle aspettative di un forte recupero dell’economia. Gli Usa sono impegnati a discutere uno stimolo fiscale dopo l’altro nel tentativo di evitare la prossima ricaduta del Pil, ma sarà difficile impedirlo. La ripresa dell’economia è troppo compromessa da un tasso di disoccupazione a due cifre e i consumi, che esprimevano circa il 75% del Pil, sono in decisa contrazione. L’avvelenata miscela concomitante di alta disoccupazione, calo dei consumi e restrizione del credito al consumo disegna una traiettoria di crescita piuttosto complicata e decisamente esposta a ricadute. A questi problemi si aggiunge un contesto pre-elettorale e la riduzione dei sussidi alla disoccupazione recentemente approvati. Il settore più importante dell’economia Usa, i consumi interni finanziati dal debito, è in forte crisi e non sembra imminente alcun significativo recupero.

“Il credito al consumo dipende dall’occupazione e questa dipende dalla circolazione del credito nell’economia. Allo stato attuale né una cosa né l’altra sembrano alimentarsi e le imprese non sembrano così pronte ad aumentare investimenti e occupazione in un contesto di incertezza”, sottolinea Novelli. “Si delinea uno scenario decisamente pericoloso per la tenuta di un sistema capitalistico costruito ormai su un eccesso di debito non più rimborsabile se non è sostenuto da una forte crescita economica o se non verrà ridimensionato dall’inflazione“.

In concomitanza con l’avvento della pandemia, gli interventi di sostegno al sistema hanno procurato un’esplosione del debito corporate per salvare dal default migliaia di aziende e ora le aziende Usa sono più indebitate che mai. Il debito però non ha sostenuto investimenti, bensì è stato utilizzato per non fallire. A questo punto la traiettoria del debito può seguire tre scenari: rimanere su questi livelli; scendere; salire ulteriormente. Nei primi due casi l’economia sarebbe destinata a ricadere in recessione, poiché crescita del debito privato e crescita dell’economia sono strettamente correlate. Nel terzo caso, quello favorevole a una ripresa del ciclo di crescita, sarebbe opportuno chiedersi se da qui in avanti la leva finanziaria nel sistema può effettivamente salire ancora, visto che le prospettive dell’economia e dei consumi interni non appaiono così rosee.

La priorità di tutte le banche centrali del mondo sarà quella di creare inflazione con tutti i mezzi possibili, ma la politica monetaria non è uno strumento efficace per produrre inflazione. Un sistema oberato da un eccesso di debito vive in un contesto deflazionistico, soprattutto se il debito viene utilizzato per fare finanza ed erogare sussidi a chi non arriva a fine mese. Se utilizziamo il debito per la leva finanziaria otteniamo inflazione sugli asset finanziari ma non nell’economia reale e se utilizziamo il debito per erogare sussidi o per erogare credito al consumo, costruiamo una società senza futuro, dove i profitti di tale meccanismo vengono incassati da chi eroga il credito al consumo e da chi vende beni e prodotti, mentre chi sta alla base della piramide sociale, circa il 30% della popolazione americana, sopravvive con sussidi e indebitamento.

“Il modello capitalistico americano, basato su un eccesso di finanza e poca economia reale, è destinato a implodere se non cambia direzione”, sottolinea Novelli. “La profittabilità della corporate America è sostenuta da basso costo del lavoro, tax rate da “paradiso fiscale” e credito al consumo erogato a margini da usura per sostenere la domanda interna. Anche la recente ondata di innovazione tecnologica produce soppressione di posti di lavoro e comprime i salari reali. Tuttavia, i recenti provvedimenti fiscali e monetari negli Stati Uniti non fanno che confermare la strategia di perseguire a tutti i costi questo modello fallimentare di crescita che porterà inevitabilmente a una nuova crisi economica e a instabilità”.

Per tenere in piedi il bull market si sta distruggendo l’intero sistema capitalistico con la repressione finanziaria, che serve a canalizzare le risorse disponibili verso la borsa e non verso l’economia reale. A questo punto per fare inflazione bisogna fare debito per sostenere i redditi e gli investimenti e regolare il sistema finanziario, disincentivando i buy back e incentivando gli investimenti reali. Tutta la politica economica americana è prevalentemente orientata a sostenere il mercato azionario per difendere le rendite finanziarie di chi detiene il capitale. Questo è il motivo per il quale si accentua la concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi, il mercato azionario si disconnette dall’economia reale e si ricorre poi al credito al consumo per sostenere consumi insostenibili dai redditi reali che devono rimanere compressi per non compromettere il Return on Equity.  Il governo si è temporaneamente sostituito ai debitori insolventi ma il sostegno non può durare. Al momento il rischio deflazionistico è quindi ancora piuttosto elevato a causa delle insolvenze in corso nel sistema e creare inflazione nel breve termine sarà piuttosto complicato.

“Per creare inflazione si è iniziato a fare leva sul deprezzamento del dollaro, la cui debolezza è un fenomeno reflazionistico perché favorisce il credito internazionale (prevalentemente in dollari) e, per un paese che è un importatore netto come gli Stati Uniti, si importa inflazione“, conclude Novelli. “Il dollaro debole apre tutta una serie di riflessioni sulle asset class che finora sono vissute in un contesto di dollaro forte. I treasuries americani saranno comunque acquistati dalla Fed, che attuerà una strategia molto simile a quella della Boj. Il settore del credito sarà esposto al successo o al fallimento della strategia reflazionista, tuttavia nel breve termine più che il rischio tasso c’è il rischio solvibilità e comunque le prospettive di ampi guadagni su questi asset sono piuttosto limitate. Nel silenzio generale i tassi di insolvenza salgono a ritmi mai visti. Intanto gli emergenti, che negli ultimi anni sono stati penalizzati dalla forza del dollaro, ne usciranno vincenti. Infine, le borse di Europa e Giappone risultano vulnerabili al dollaro debole, così come il Russell (small cap Usa) che è dipendente dalla domanda interna americana”.

* Maurizio Novelli, Lemanik Asset Management, società lussemburghese per la gestione del risparmio con sedi a Lussemburgo, Dublino, Milano e Hong Kong.

Post Covid Economy, l’unica certezza è più incertezza. Aziende, gli aiuti avvicinano lo scopo al profitto

Le aziende si stanno pericolosamente abituando a “sopravvivere e rimanere a galla”, mentre il loro mestiere è quello di “progredire, fare utili ed espandersi”. Dato che molte di esse beneficeranno di un salvataggio del governo, è probabile che accetteranno le sollecitazioni governative ad affiancare al profitto uno scopo di interesse collettivo.

Di Andrew Shirley*

In un mondo dominato dalle vecchie, care incertezze a cui ci eravamo abituati da secoli – guerre, crisi economiche, Guerra Fredda, fame nel mondo, scioglimento dei ghiacciai ed altri eventi con cui siamo entrati in familiarità – quella del Covid-19 è una “nuova incertezza”, dotata di un elemento che fino ad oggi non avevamo mai visto nelle “altre incertezze”: la sua globalizzazione. Infatti, la capacità del virus di colpire in rapidissima successione tanto un campesino messicano quanto un vulcanologo islandese, ha determinato una crisi di fiducia sulla durata stessa del mondo e del genere umano, o almeno di quello che conoscevamo fino a qualche mese fa.

Le conseguenze di questa crisi, così “condivisa” da tutte le etnie del mondo, ha generato nuove tendenze, alcune delle quali ritenute prima “improbabili”, oppure “belle ma impossibili”. Una delle tendenze chiave delineate dalla Grande Paura  che sta guidando la politica internazionale è la mutevole relazione tra i tre principali blocchi commerciali del mondo, ossia Stati Uniti, Cina ed Europa. Infatti, con l’arrivo della pandemia, la relazione tra i blocchi è diventata così disfunzionale da rendere necessario coniare una nuova definizione della crisi in atto, denominata “recessione geopolitica“.

In considerazione della risposta globale, in gran parte scoordinata, data fino ad oggi alla pandemia – la corsa individuale alla scoperta del miglior vaccino ne è prova tangibile – questa recessione sembra destinata ad aggravarsi, a meno che non emerga improvvisamente una leadership politica ispirata.

Prima della diffusione del Covid-19, il modello di dimensionamento della ricchezza globale prevedeva una forte crescita del numero di individui con un patrimonio netto elevato, in tutto il mondo, nei prossimi cinque anni, con le maggiori salite in Asia. In pratica, un allargamento della forbice di ricchezza (dai più ricchi ai più poveri) e la concentrazione di potere economico nelle mani di una ristretta cerchia di persone, capaci così di influenzare il corso della Politica e della Storia. Oggi, invece, bisogna rivedere le tali previsioni, poiché la crisi finanziaria globale scatenata dalla pandemia – di cui non si vede ancora la fine – ha mostrato che la creazione di ricchezza si riprende più velocemente di quanto ci si possa aspettare, e che il “trasferimento di ricchezza” all’interno dei vari comparti merceologici – da quelli tradizionali, che sono andati giù, a quelli tecnologici, che hanno avuto crescite spaventose – è stato altrettanto rapido. In generale, le economie occidentali stanno già cercando di “riallacciare” alle proprie strutture industriali la parte maggiore della loro capacità produttiva, al fine di assicurarsi

una minore vulnerabilità allo stress della catena di approvvigionamento che, nei momenti iniziali, aveva lasciato vuoti gli scaffali dei supermercati; però, districare decenni di globalizzazione non è affatto facile, e risulta infinitamente meno costoso spendere denaro per la ricerca scientifica e la produzione (e distribuzione) del futuro vaccino. Quest’ultimo, infatti, costituisce l’elemento fondamentale per declassare la “Grande Incertezza Globale” al livello di “incertezza comune”.

Un’altra tendenza generata dalla pandemia è identificabile nel desiderio di trasparenza sentito da tutte le popolazioni colpite dall’incertezza, e grazie a questo il velo di segretezza che nascondeva gran parte della ricchezza mondiale è stato gradualmente rimosso, svelando un po’ dappertutto quale impatto il Covid-19 sta avendo sui “super-ricchi” e quale sia il livello di tassazione del loro denaro.

Già la crisi finanziaria del 2008 era stata un potente catalizzatore. All’improvviso, i governi si sono trovati a corto di denaro e di fronte a una popolazione molto arrabbiata per la disuguaglianza in termini di ricchezza. La crisi finanziaria del 2008, però, portava alla luce le profonde differenze in termini di ricchezza, mentre la pandemia del Covid-19 ci porta pericolosamente a parlare di disuguaglianza in termini di salute, il chè ci fa prevedere una risposta c.d. populista della Politica e delle masse, desiderose di ricevere lo stesso livello di opportunità di cura e prevenzione che avranno le classi più ricche.

Relativamente alle strategie di investimento, verso la fine del 2019 molti gestori e consulenti patrimoniali stavano rivedendo gli scenari e il proprio atteggiamento verso il futuro in senso più “sociale”. In tal senso, la pandemia ha accelerato questa fase di revisione, dal momento che il danno inflitto ai mercati azionari mondiali e il costo dei pacchetti di salvataggio non faranno altro che sovraccaricare questo processo di cambiamento. La proprietà di beni tangibili, come quelli artistici, le auto classiche e i lingotti d’oro – hanno rafforzato la propria tendenza alla crescita, così come la liquidità – parametro principale che misura l’incertezza – la fa da padrone, e solo una nuova pressione inflazionistica potrebbe far cambiare rapidamente comportamento agli investitori.

Anche il settore immobiliare sta godendo di una rivalutazione, ma al suo interno rivela una profonda modificazione delle preferenze, dalle città alle campagne vicine, che si estenderà negli anni a venire in tutto il mondo occidentale e industrializzato. Infatti, dato che le città sono state l’epicentro per la diffusione del Covid-19, i loro abitanti rivaluteranno se lavorare da casa in aree meno popolate.

Andrew Shirley

Molti dei fattori di cambiamento che modellano i futuri trend di investimento ricadono sotto la bandiera dei criteri ESG: ambientale, sociale e di governance. Il 2019, infatti, potrà essere ricordato come l’anno in cui il capitalismo è diventato “sentimentale”, ed il 2020 è l’anno in cui il capitalismo avrà chiesto di essere semplicemente salvato. Infatti, la sensazione è che le aziende si stiano pericolosamente abituando a “sopravvivere e rimanere a galla”, mentre il loro mestiere è quello di “progredire, fare profitto ed espandersi”. Dato che molte di esse beneficeranno di un salvataggio del governo dagli effetti del Covid-19, è probabile che accetteranno le sollecitazioni governative ad affiancare al profitto uno scopo di interesse collettivo.

Il tempo ci dirà se abbiamo fatto bene a pensarlo.

*Traduzione a cura della redazione di P&F