Quanto tempo durerà la crisi connessa alla pandemia del Covid19, e quando potremo considerarci fuori? Quando cominceremo a ricevere notizie certe e potremo pensare di essere tornati alla normalità?
Articolo di Luca Marucci*
Da oltre due mesi, ormai, gli interrogativi sulla efficacia degli strumenti messi in atto dall’Italia e da tutti i più grandi paesi del mondo non smettono di alimentare un generale clima di incertezza che influenza interi settori dell’Economia, mercati finanziari compresi, e la Società Civile, tutti in attesa di vedere i risultati delle politiche d’intervento messe in campo dalle istituzioni nazionali e sovranazionali. In particolare, ci si chiede se le misure già adottate permetteranno all’economia globale di ripartire e di far intravedere i segnali di un recupero.
Pertanto, quando potremo dire di essere fuori dalla crisi?
La risposta non è semplice, e richiede alcune riflessioni. Certamente le politiche fin qui adottate rappresentano un primo intervento che andrà sicuramente e necessariamente ampliato, e sarà soggetto ad una costante revisione sia nel breve che nel medio periodo, quando si uscirà da un contesto “anormale” e si rientrerà in uno “normale” (che sarà comunque diverso da quello pre-Covid19). Nel frattempo, la necessità di uno sforzo generalizzato di tutti soggetti chiamati ad intervenire dovrà essere qualcosa d’inedito a livello globale, dal momento che la situazione che il mondo si è trovato ad affrontare non ha precedenti nella storia, dal dopoguerra in poi.
Dobbiamo anche considerare il fatto che, rispetto all’ultima pandemia (la famigerata “Spagnola”) la Società è profondamente cambiata, è esplosa la Rivoluzione Digitale e le interconnessioni globali – in primis le possibilità di spostamento di persone e merci – hanno raggiunto livelli impensabili anche solo fino ad un ventennio fa. Questo comporta l’esigenza di affrontare il problema come una singola entità, e non come unità separate che viaggiano in ordine sparso.
Di conseguenza, a prescindere dalla natura dagli strumenti messi in campo, questi dovranno essere armonizzati il più possibile e dovranno avere una “sensibilità” maggiore per quanto riguarda le singole realtà nazionali, allo scopo di non penalizzare in maniera eccessiva quei paesi che hanno problemi economici e di bilancio talmente seri che, qualora le misure intraprese non dovessero tenerne conto, potrebbero subire danni irrimediabili.
LEGGI ANCHE: Poliziotto buono e poliziotto cattivo, Italia sotto torchio da 1.416 ore. BTP e borsa in pericolo?
Nell’immediato, i settori che avranno una maggiore resilienza saranno certamente quelli legati alle esigenze primarie delle persone, e cioè la c.d. grande distribuzione, i generi alimentari e l’intrattenimento domestico. Invece, i settori che avranno una ripartenza più difficile, e cioè quelli legati al turismo – con tutte le sue interconnessioni – dal settore aereo alle vacanze, dagli affitti brevi alla ristorazione, dovranno ripensare profondamente il loro business insieme a tutti quei settori dove le ridotte distanze fisiche e sociali erano il cardine della propria attività (cinema, concerti, discoteche, locali notturni etc).
In ogni caso, si può essere moderatamente ottimisti: molti settori potranno tornare ad uno stato di pre-crisi nel momento in cui il percorso di uscita dall’emergenza sanitaria sarà confermato dai dati e da una rinnovata fiducia da parte della popolazione, la cui vera necessità è ricevere notizie certe e pensare che il peggio sia finalmente alle spalle.
Infatti, l’incertezza viene costantemente alimentata da un numero impressionante di notizie non verificate, che circolano e ricevono immeritato credito. La diffusione di contenuti non veritieri, peraltro, influenza non poco, in circostanze come queste, le abitudini e il nostro stile di vita, che fino a due mesi fa davamo per scontati e che sono stati brutalmente sradicati da un evento inaspettato per velocità e virulenza.
Probabilmente, ciò che è successo, con il suo corollario di messaggi confusi e contrastanti, farà vivere all’intera popolazione mondiale uno stato di incertezza prolungata su tutte le sfere del nostro vivere. Sicuramente questo comporterà, anche quando avremo superato pienamente l’emergenza e torneremo ad uno stato di tranquillità reale, un periodo di transizione temporalmente non ancora quantificabile. Basti pensare alla esperienza comune a tutti coloro che sono scampati un ad un grande pericolo (es. un incidente grave o qualsiasi altra cosa che fa temere la persona per la propria incolumità): questi soggetti hanno bisogno di un tempo e di input positivi per poter ritornare ad uno stato pre-evento. Allo stesso modo, per far sì che la crisi attuale sia la più breve possibile, tutti i soggetti che concorrono alla fase di “normalizzazione” ed al superamento dell’emergenza dovranno riflettere costantemente sui segnali da dare alla popolazione mondiale, in maniera omogenea, al fine di non allungare più del dovuto il periodo dell’incertezza.
Nel frattempo, sarà necessario imparare ad agire come dei “sopravvissuti”, ed apprezzare anche i piccoli progressi dell’Economia che, in attesa del ritorno alla normalità, saranno gli unici elementi su cui rifondare la nostra fiducia per il futuro.
*Luca Marucci, consulente finanziario indipendente, analista quantitativo e formatore



Quindi il mercato si è fermato del tutto? Ovviamente no, e l’offerta si sta adeguando alle circostanze. Artisti come Banksy, per esempio, fanno “smart working”. Costretto anche lui ad osservare la quarantena, il maggior esponente della street art – che ha fondato il suo mito artistico anche sulla segretezza della sua identità – ha deciso di valorizzare la sua abitazione disegnando i suoi ormai celebri ratti sulle pareti, maniglie e tavolette della toilette, ritratti mentre corrono su rotoli di carta igienica o sul tubetto del dentifricio. Una mossa di non poco conto, considerando che soltanto le decorazioni del suo bagno hanno fatto triplicare l’ipotetico prezzo di vendita del suo appartamento.
ventina di opere esposte anche nell’omonimo temporary shop allestito a Croydon (a sud di Londra). I prezzi erano assolutamente popolari: 10 sterline per le lattine di vernice spray o le tazze con vari disegni, 30 sterline per una t-shirt, 850 sterline per un giubbotto antiproiettile “John Bull” che riproduceva la bandiera dell’Inghilterra. Molte opere di Banksy possono essere tuttora acquistate online sui siti di gallerie e case d’asta, ma oggi i prezzi di una sua serigrafia in edizione limitata vengono dichiarati solo su espressa richiesta via mail.
Affidandosi agli esperti, è bene “anticipare” il trend di alcuni artisti emergenti, per approfittare della crescita di valore che li accompagna nei primi 3-5 anni dalla loro “emersione”. Nel canale online, per esempio, le opere di artisti come il siciliano (ma milanese di adozione) Marco Fratini e la estone Elisaveta Sivas sono molto richieste.
La seconda è pittrice e ceramista a tutto tondo, proveniente da San Pietroburgo con un passaggio per qualche anno in Italia, presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. In pochi anni, il progetto artistico della Sivas è cresciuto contro ogni aspettativa, ed oggi è apprezzato in tutta Europa (dalla Germania all’Olanda, passando per Cipro e Italia), ma esistono ancora notevoli margini di apprezzamento per il valore delle sue opere, ancora sottovalutate in relazione alla sua capacità di espressione artistica. Le sue quotazioni, attualmente, vanno dai 1.500 euro ai 4.800 euro, a seconda dell’opera (scultura in ceramica o olio su tela), e sono molto richieste soprattutto in Nord Europa, dove prima della pandemia molte gallerie importanti stavano cominciando ad interessarsi alla produzione della Sivas.
Di conseguenza, tutti gli strumenti di risparmio gestito (fondi e sicav) che investono in materie prime – ad eccezione di pochissimi tra loro, che hanno avuto fino ad oggi una eccellente capacità di recupero, come Amundi CPR Global Resources in euro – hanno subito un decremento di valore molto significativo, che nelle settimane successive è stato solo parzialmente recuperato assorbendo esclusivamente l’iper-venduto.
è pari a circa 13-15 dollari, e ciò determina una diversa capacità delle due aree produttive di rimanere nel mercato senza che molte delle aziende più piccole – come quelle americane – falliscano qualora l’attuale livello di prezzo (circa 13 dollari, mentre scriviamo) dovesse continuare a resistere oltre il breve periodo.
modificare il portafoglio. E mentre si cerca la risposta, i listini sono venuti giù (una catastrofe, dall’inizio dell’anno) e la pandemia fa il resto, in quanto a paura irrazionale. E di fronte la paura, i più scappano, mentre gli altri, al massimo, restano immobili. Pochi hanno il coraggio di muoversi, ben sapendo che nell’ottica di lungo periodo stare fermi non paga, dal momento che tutti gli strumenti finanziari affidabili – persino quelli targati H2O – riprendono inesorabilmente quota, soprattutto se sono sufficientemente esposti verso il mercato azionario in un orizzonte temporale di almeno 36 mesi.
Non v’è dubbio che questa sia una crisi differente, generata dall’intervento di un fattore esterno ai mercati che incute paura riguardo al binomio perfetto della vita: salute e denaro. Nonostante questo, però, è sorprendente come la profondità della discesa dei mercati, in proporzione al terrore dettato dal Coronavirus, non sia stata così estesa: nel 2008 andò molto peggio, soprattutto per le materie prime e per alcuni listini, che arrivarono a perdere anche il 70%; mentre oggi ci troviamo con un calo medio delle borse inferiore al 30% (massima profondità -45% circa, soprattutto
In ogni caso, la crisi in atto sta facendo saltare anche i dividendi già deliberati. Eni, per esempio, ha perso fino al 50% del proprio valore, e la distribuzione di una cedola non sarebbe un elemento favorevole da prendere in considerazione per chi vuole acquistarla adesso. Peraltro, nel caso in questione, il prezzo del petrolio – oggi più che mai – dipende da chi ha il minore costo di estrazione, cioè i paesi arabi, per cui il prezzo dell’azione ENI (così come di altri titoli petroliferi) dipenderà dalla eventuale volontà di Arabia Saudita & co. di tenere sotto scacco il prezzo mondiale dell’oro nero.
dirla anche noi. Per esempio, possiamo dire che molto dipenderà dalle modalità della ripresa post-Covid19, che non sappiamo come sarà, e quanto tempo durerà, e soprattutto come sarà diversificata in ogni singola area geografica del mondo (anche se uno scenario a doppio traino alternato Cina-USA si va già delineando). Volendo cercare un indicatore buono per tutti nel brevissimo periodo, solo l’ufficialità dei dati sul PIL potrebbe portare un secondo e breve scossone alle borse. Queste hanno certamente incorporato, nelle quotazioni, le previsioni di un Prodotto Interno Lordo “da guerra mondiale”, tuttavia c’è ancora un po’ di incertezza sulla sua esatta entità, paese per paese. In Italia, per esempio, il M.E.F. parla di un PIL negativo del 5.5% nel primo trimestre e del 10.5% nel secondo, mentre il dato annuale si porterà al -8.0%, con un recupero parziale del 4.7% nel 2021. Un saldo negativo, pertanto, del 3.3% nel biennio 2020-2021, e lo spettro di una recessione tutt’altro che “tecnica”, ma strutturale, dalla quale ci si potrà risollevare rapidamente solo con misure altrettanto strutturali nella loro eccezionalità. Come unica consolazione, le importazioni cadrebbero più delle esportazioni, dando luogo ad un contributo netto alla crescita di segno positivo da parte del commercio estero, e ad un ampliamento del surplus delle partite correnti nella bilancia dei pagamenti.
1) Fissare il tempo con il partner per parlare di soldi – Prima di fare qualsiasi altra cosa, la coppia dovrebbe “prendersi del tempo”, organizzando una discussione sul denaro, da soli o con un consulente finanziario. Si tratta di una conversazione seria, da affrontare preferibilmente nel fine settimana, quando si è liberi dai pensieri del proprio lavoro e non ci sono distrazioni. Infatti, le discussioni sul denaro possono essere difficili da gestire, ma in un periodo come questo c’è maggiore disponibilità per affrontare almeno i punti fondamentali: rivedere le proprie spese mensili per comprendere il loro “livello di combustione”, ossia il tasso di velocità di spesa; subito dopo, chiedersi quanti soldi mancherebbero se uno dei due perdesse il proprio lavoro o diminuisse le entrate, e come potrebbe essere gestito il periodo di transizione tra la perdita del lavoro ed il successivo reimpiego lavorativo.
4) Rivedere o stipulare la propria copertura assicurativa – Stipulare una polizza sanitaria-infortuni, oppure una di responsabilità civile diventa fondamentale in qualunque famiglia, anche perché permette di fare piani di emergenza senza accantonare quantità eccessive di denaro in conti deposito. E’ bene farsi assistere da un consulente prima di familiarizzare da autodidatta con i piani assicurativi, anche per districarsi dalle c.d. franchigie che, se da un lato diminuiscono il costo della polizza, dall’altro rischiano di vanificare lo sforzo. Se si è già titolari di un’assicurazione sulla vita, si dovrebbe uscire dalla genericità ed indicare con esattezza la persona che ha diritto a ricevere le somme in caso di premorienza.
1) Amazon* – Forse nessuna azienda è in una posizione migliore per capitalizzare l’ambiente attuale rispetto ad Amazon.com (NASDAQ: AMZN). Con molti rivenditori tradizionali, costretti a chiudere i loro negozi a causa delle direttive sul distanziamento sociale, il colosso della vendita al dettaglio online è servito come un’ancora di salvezza per le persone bisognose di cibo e altre forniture vitali. Inoltre, in questo particolare periodo molte persone stanno facendo acquisti online per la prima volta, soprattutto sul sito web di Amazon, costituendo il nuovo nucleo di clienti fedeli dell’azienda di Besos.
2) Microsoft* (NASDAQ: MSFT) è un partner prezioso per le innumerevoli aziende ora costrette a gestire le proprie forze di lavoro in remoto. La sua piattaforma alimenta le operazioni basate sul cloud di molte aziende. Inoltre, le applicazioni Microsoft Office 365, che includono versioni basate sul cloud del suo popolare software Word e Office, semplificano il lavoro delle persone da casa. È importante sottolineare, inoltre, che con oltre 60 miliardi di dollari in contanti netti sul suo bilancio Microsoft ha la forza finanziaria per resistere anche a una grave recessione guidata dal Coronavirus. Il titano della tecnologia genera anche un flusso di cassa abbondante, tra cui oltre $ 10 miliardi in contanti dalle operazioni nel solo secondo trimestre.
3) Il gigante del software Salesforce.com* (NYSE: CRM) sta riscuotendo un aumento della domanda per i suoi servizi di trasformazione digitale, e probabilmente continuerà dopo la pandemia, così come più aziende cercheranno di trasferire le loro operazioni nel cloud per abilitare meglio il lavoro remoto. Oltre ad essere il leader globale nel software di gestione delle relazioni con i clienti, Salesforce offre anche i migliori strumenti che consentono alle aziende di aggregare e analizzare i dati provenienti da un’ampia varietà di fonti. La spesa globale per servizi che consentono la digitalizzazione di prodotti e pratiche aziendali raggiungerà l’incredibile cifra di $ 2,3 trilioni entro il 2023, secondo la società di ricerche di mercato IDC. Questo enorme mercato offre ancora molto spazio all’espansione, anche per un’azienda da 140 miliardi di dollari come Salesforce.
quelli personali; se non lo aveva capito, è stato ingenuo – per usare un eufemismo – ed anche un pessimo premier.
Relativamente al bilancio delle partite correnti, tra il 1993 ed il 1999 l’Italia ha sempre avuto un surplus positivo, toccando il massimo nel 1996 (+2,9% sul PIL), allorquando il nostro Paese cessò di far fluttuare liberamente la Lira e rientrò nuovamente nel Sistema Monetario Europeo da cui era uscita quattro anni prima. Nello stesso periodo, la Germania ha quasi sempre registrato partite correnti deficit, ma dal 2000 al 2013 la situazione si è capovolta: l’Italia colleziona 12 deficit (fino al -3,5% sul PIL nel 2010) mentre la Germania beneficia di 12 anni di surplus (fino al portentoso +7% nel 2012).
E’ questo il vero “spread” da tenere in conto per avere la misura del vantaggio accumulato dalla Germania (ed anche dalla Francia) in materia di reddito disponibile e, simmetricamente, dell’arretramento subito dall’Italia, che ha visto crollare il reddito disponibile reale dell’8,7% dal 2008 al 2017 (vedi tabella qui a fianco), facendoci scivolare nelle ultime posizioni della classifica dei paesi dell’Unione europea.
La Germania e i Paesi Bassi – cioè, proprio i due paesi che più si sono distinti nel boicottare ostinatamente, nonostante le migliaia di morti da Covid19, qualunque soluzione unitaria – hanno tratto enormi benefici dall’Euro nei vent’anni trascorsi dalla sua introduzione, mentre per quasi tutti gli altri membri la moneta unica ha rappresentato un freno alla crescita economica. Secondo lo studio tedesco – sì, proprio così – intitolato 

Le azioni dei paesi emergenti – tema “caldissimo” appena prima lo scoppio della pandemia – sembrano trovarsi su livelli di valutazione dai quali in passato hanno di nuovo ripreso a salire (1998, 2008 e 2015), ma potrebbero scendere ancora al di sotto di questi livelli prima di consolidarsi e ripartire, anche perché non si può stimare con certezza quanto tempo durerà l’emergenza sanitaria e, soprattutto, molti dei paesi emergenti non dispongono delle risorse finanziarie e delle reti di sicurezza sociale delle nazioni industrializzate per attutire le conseguenze di una crisi economica prolungata. Stesso discorso per le valute emergenti, che da inizio anno si sono svalutate del 20% circa rispetto al dollaro USA (vedi paesi dell’America Latina, del Sudafrica, dell’Indonesia e della Russia).
possano avere il sopravvento anche quando, come nel caso di questa pandemia, la causa del nostro stress non è visibile (il virus non si vede, non si tocca e non si sente, se non quando entra nel nostro organismo).
Nel libro “L’economia della mente: come evitare le trappole che fanno perdere i soldi” (di P. Legrenzi e A. Masserenti ) viene introdotta la “Casa della nuova consulenza”, una simbolica abitazione universale dove ai piani bassi ci si preoccupa di mettere in sicurezza i due mattoni della “Ricchezza umana” e della “Ricchezza precauzionale”, che rappresentano rispettivamente le persone che producono reddito e i prodotti assicurativi che la persona possiede a tutela della persona, dei suoi beni e della sua famiglia. Sistemati quelli, ci si può dedicare ai piani alti, cioè alla ricchezza finanziaria; ciò comporta – e comporterà sempre più in futuro, date le circostanze di durevole pericolo per la salute pubblica – la stipula di una polizza per prevenire ciò che è oggettivamente pericoloso. Da qui la necessità di un interloquire con un professionista che conosca a fondo il cliente e la sua famiglia, e questi non potrà che essere il consulente finanziario-patrimoniale, oppure l'”assicuratore di famiglia”, figura un pò desueta ma ancora presente in alcune fasce d’età della clientela.
I consulenti finanziari e assicurativi, in questo scenario, possono fare molto, e far sì che i propri clienti-famiglie superino le classiche barriere legate alla mancanza di sicurezza proprio lì dove ci sono i due “mattoni” più importanti della famosa Casa della nuova consulenza: Ricchezza Umana e Ricchezza Precauzionale. Infatti, è noto che non ci si assicura se si ignora o si trascura la possibilità di un rischio, e gli italiani sono dei maestri in questo: a) non si curano dei rischi legati alla vita e/o al lavoro perché la loro attivazione emotiva è troppo bassa (e quindi non ci pensano) oppure b) non se ne curano perché l’attivazione emotiva è troppo alta e fa paura (e quindi non ci vogliono pensare).
Tale “congiuntura”, come vedremo, ha effetti notevoli sul mercato delle case per i prossimi dieci anni. I baby boomers (denominati anche “BBs”), in tutto il mondo occidentale, sono stati fondamentali per lo sviluppo della cultura, della politica e dell’economia; l’importanza della loro domanda di abitazioni, combinata al potere d’acquisto in crescita negli anni del c.d. Boom Economico, è stata osannata dai media fin dagli anni ’80, ed ha contribuito a generare in tutto il mondo una crescita costante del mercato immobiliare fino al 2006, allorquando negli Stati Uniti alcuni studiosi hanno cominciato a capire (pochi, in verità) che
Relativamente alla situazione in atto, si calcola che, a livello locale, uno shock demografico dell’1% delle fasce più anziane della popolazione – come quello che sta tragicamente avvenendo nelle regioni del Nord Italia a causa della pandemia – porterà ad un aumento dell’offerta di case dell’11%, e si tratterà per lo più di abitazioni di grande quadratura, difficili da vendere, se non a costo di consistenti riduzioni dei prezzi, anche quando la situazione si sarà normalizzata.








