Il mercato globale delle digital lending platform supererà i 58.6 miliardi di dollari entro il 2030 (+90% in 7 anni). Processi semplificati e costi operativi ridotti alla base del successo.
Di Bruno Natoli, CEO & Co-Founder di Mia-FinTech
In un mondo in rapida evoluzione tecnologica, anche i prestiti diventano digitali, in linea con l’accelerata digitalizzazione del settore finanziario. Si parla infatti di piattaforme di Digital Lending, soluzioni innovative che permettono di erogare credito o prestiti online: un mercato globale che nel 2022 aveva un valore stimato di 30,8 miliardi di dollari e che si prevede raggiungerà i 58,6 miliardi di dollari entro il 2030.
L’integrazione di avanzate tecnologie informatiche nei servizi finanziari ha rivoluzionato numerosi aspetti delle transazioni, consentendo una maggiore efficienza, accessibilità e personalizzazione degli stessi. McKinsey afferma infatti che i ricavi nel settore fintech dovrebbero crescere quasi tre volte più rapidamente rispetto a quelli nel settore bancario tradizionale, nel periodo compreso tra il 2022 e il 2028, prevedendo per le fintech una crescita annuale dei ricavi del 15% nei prossimi 5 anni, contro il 6% delle banche tradizionali. Non a caso, come dimostra una recentissima ricerca condotta dal World Economic Forum, il fintech ha registrato a livello globale un notevole incremento della clientela in tutti i suoi settori verticali, con un tasso di crescita medio superiore al 50% tra il 2020 e il 2022. Un aumento significativo che testimonia la crescente adozione delle soluzioni fintech da parte dei consumatori e delle imprese.
In particolare, in Italia si è notata una rapida espansione dei servizi finanziari dedicati alle PMI, come l’Insurtech o i Digital Payment, che hanno ancora un enorme potenziale di crescita nel mercato italiano. Tra questi, negli ultimi anni sta conoscendo una crescita notevole il Digital Lending, ovvero l’erogazione di prestiti attraverso piattaforme digitali e avanzati algoritmi, che semplifica e accelera il processo di richiesta, valutazione e concessione dei finanziamenti. Basti pensare infatti che solo nel 2022, più di 28.000 piccole e medie imprese italiane hanno potuto accedere ai finanziamenti attraverso il fintech, con oltre 4,5 miliardi di euro erogati tramite piattaforme digitali, come riporta ItaliaFintech.
Una tendenza che ben riflette più in generale l’espansione del mercato globale delle Digital Lending Platform, che crescerà al ritmo di un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’8,4% e un incremento di circa il 90% in 7 anni, come evidenzia una recentissima ricerca di Research and Markets. Il Digital Lending sta ridefinendo il panorama finanziario attuale, rivoluzionando da un lato le modalità di accesso al credito e dall’altro le modalità di erogazione dei prestiti. Questo approccio consente infatti di eliminare molte delle complessità e dei ritardi legati ai processi tradizionali di prestito, migliorando notevolmente l’esperienza dell’utente e allo stesso tempo riducendo i costi operativi per le società che erogano i prestiti.
Il Digital Lending rientra più in generale nei servizi di digital banking, un pilastro della trasformazione digitale nel settore finanziario, che ha subito una grande accelerazione, soprattutto in seguito alla pandemia: i clienti, impossibilitati a recarsi in filiale, si sono trovati costretti a familiarizzare con le app mobili bancarie. Dopo la riapertura delle banche, molti hanno optato per continuare ad utilizzare le app di mobile banking, apprezzandone i grandi vantaggi. Entro quest’anno si prevede infatti che il numero di utilizzatori dell’online banking supererà i 3,6 miliardi. Come riporta Statista, la penetrazione del banking online, solo nell’Unione Europea, è aumentata costantemente dal 2010, raggiungendo il 66% nel 2022. Se parliamo poi più nello specifico di prestiti, come riporta Ernst & Young in un recente sondaggio, il 63% dei consumatori preferisce la richiesta di mutuo online rispetto al processo fisico, e il 58% ha dichiarato che la possibilità di effettuare una richiesta di finanziamento digitale influisce sulla scelta dell’istituto finanziario.
Infatti, mentre i prestiti tradizionali coinvolgono procedure cartacee e incontri di persona, quelli digitali sono interamente gestiti online, consentendo ai richiedenti di risparmiare tempo e sforzi, legati ad esempio agli orari di apertura degli uffici. Se si richiede un prestito online, lo si può fare in qualsiasi posto e in qualunque momento attraverso le piattaforme di prestito digitale, le quali offrono anche un’approvazione più rapida e accessibile, con processi automatizzati e decisioni immediate. Questa trasformazione digitale non solo semplifica il processo di ottenimento di un prestito, migliorando l’esperienza complessiva del cliente, ma permette anche all’istituto finanziario di ridurre i costi riguardanti ad esempio l’assistenza clienti, consentendo di avere accesso a tutte le informazioni.
Ma come è strutturato il processo di lending sulle piattaforme digitali? Quando si parla di prestiti digitali, parliamo di Smart Lending, inteso come processo di concessione di finanziamenti digitali, basato su dati affidabili e più accurati, laddove ogni componente di flusso di prestito è autonomo, in modo che il flusso finale sia componibile e facilmente personalizzabile. In sostanza possiamo individuare 4 macro-fasi che caratterizzano il processo di Smart Lending:
– Quotazione e simulazione: digitalizzando il prodotto, è possibile mettere a disposizione sulla piattaforma delle soluzioni efficaci in termini di quotazione e simulazione di un prestito.
– Digital Onboarding: nel momento in cui un potenziale cliente è interessato a ricevere l’erogazione di un prestito, deve essere identificato e “onboardato”, ossia integrato all’interno della piattaforma digitale abilitando l’identificazione e la certificazione dell’identità (l’Identification Manager di Mia-FinTech, per esempio, ossia una soluzione end-to-end che crea processi d’identificazione customizzati per diversi fornitori certificati di Identità Digitali).
– Credit Scoring: in questa fase si valuta l’affidabilità e il merito creditizio del potenziale cliente, che poi determina il tasso di finanziamento. Si tratta dunque di un processo basato su sistemi automatizzati che utilizzano metodi o modelli statistici che forniscono un punteggio o giudizio sintetico, permettendo quindi di valutare il rischio o l’affidabilità dei richiedenti in modo rapido ed efficace (lo Scoring Manager di Mia-FinTech, che consente di personalizzare il processo di valutazione del rischio creditizio).
– Sottoscrizione dei documenti: la richiesta di prestito viene trasmessa ai sistemi di core-banking, per cui subentra poi l’operatore fisico, il cui intervento rimane comunque imprescindibile.



In sintesi, si sta assistendo a un ridimensionamento del mercato che favorisce l’accessibilità, e gli orologi con valutazioni inferiori ai cinquemila euro stanno diventando particolarmente popolari, segno che il mercato si sta espandendo per accogliere una clientela più ampia, attenta sia alla qualità che all’investimento. E’ il fenomeno delle c.d. “pezzature piccole”, ovvero orologi con un valore di mercato compreso tra i due e i cinquemila euro, che stanno guadagnando terreno. Questi modelli rispondono alla crescente domanda di pezzi accessibili ma di qualità, capaci di rappresentare
un investimento ponderato anche per chi si avvicina per la prima volta al mondo degli orologi da collezione. Si potrebbe definire come una sorta di democratizzazione del mercato degli orologi second hand, che apre nuove possibilità per gli appassionati e per i nuovi acquirenti. Oggi infatti abbiamo più persone interessate all’acquisto, con una preferenza marcata per soluzioni economicamente più vantaggiose. Questo non solo allarga il mercato ma introduce anche una nuova filosofia di acquisto.

Osservando la “Performance Contribution” cumulata dell’S&P500 da inizio anno, si può notare come solo 17 titoli hanno generato circa il 100% della performance dell’indice, mentre gli altri 483 non hanno apportato crescita, azzerandosi a vicenda. Ciò significa che, a oggi e come nel 2023, avere un portafoglio diversificato non è stata una scelta ottimale. Al contrario, avere un portafoglio concentrato, soprattutto in determinati titoli, è risultato vincente. Lo stesso concetto può essere osservato in ottica settoriale. Il 74% del rendimento dall’inizio dell’anno dell’S&P500 è stato realizzato da due settori: Information Technology e Communication Services. Aggiungendo il terzo settore, l’
I “Magnifici 7“, i grandi trionfatori del 2023, in questo inizio di 2024 hanno perso due colossi del mercato mondiale come Apple e Tesla, che sono scesi dal carro dei vincitori. Le restanti cinque società, invece, hanno contribuito per più della metà della performance da inizio anno dell’S&P500. La significativa ristrettezza del mercato a cui stiamo assistendo oggi è un fenomeno che si è già verificato in passato. Se si osserva l’andamento dell’indice S&P500 dal 1971, emerge che abbiamo raggiunto un livello mai toccato prima in termini di peso dei primi cinque titoli, il quale in parte è giustificato dalla straordinarietà di
queste società. Rispetto ai competitors (se esistono) queste società crescono di più e hanno free cash flow maggiori, e quindi ritorni sul capitale più alti. “Questa condizione non sembra essere sostenibile nel lungo periodo”, conclude Conca (nella foto). “Se si osserva il trend storico, dopo un periodo in cui i primi cinque titoli hanno pesantemente sovraperformato gli altri, gli anni successivi sono stati caratterizzati da performance dell’indice notevolmente allargate, con la contribuzione al risultato finale molto più omogenea. Inoltre, sembra che dopo questi picchi generati da pochi titoli, la successiva discesa è significativamente auto-correlata, ovvero gli investitori scaricano i Top 5 dai propri portafogli per acquistare azioni delle altre società più piccole”.
In uno scenario del genere, quindi, quali strategie di investimento adottare? In considerazione degli eventi storici che hanno caratterizzato i fenomeni economici degli ultimi anni, risulta particolarmente difficile perseguire una strategia d’investimento basata sui fondamentali dell’economia e dei
L’attuale correzione sui bond governativi a 10y/30y è stata determinata dalla Fed. Politiche fiscali espansive e politiche monetarie reflazionistiche non sono positive per i tassi a lunga scadenza. La correzione attuale dei bond non può durare comunque molto senza procurare ulteriori effetti negativi sul ciclo e sulle variabili finanziarie, aumentando comunque il rischio di
I mercati azionari UE si muovono in correlazione con quelli Usa, ma le prospettive macro in Europa sono poco favorevoli e l’economia è già in stagnazione e così vi rimarrà per un bel po’ di tempo. Le posizioni short equity su Eurostoxx sono vulnerabili a rialzi poco significativi. In sintesi, la potenzialità di upside del mercato azionario UE è più limitata rispetto al potenziale downside procurato da una recessione o da politiche antinflazionistiche, per cui lo scenario per l’economia UE implica
I
Se la Fed cadrà nella “trappola” di reflazionare l’economia, le aspettative d’inflazione in Usa saliranno e questo produrrà problemi ai Treasuries e alla borsa. A questo punto appare difficile scommettere su ampi ribassi dei tassi in Usa, salvo l’arrivo di una
Ovviamente, dei tre scenari probabili, la borsa ha scelto l’ultimo. Ma se in questo momento l’Equity sa sta prezzando tassi giù, tale scenario reflazionistico è destinato a trasformarsi in negativo per: 1) aspettative di rischio di ritorno dell’
già scritto nei dati di bilancio delle banche e nel credito cartolarizzato: avremo una recessione innescata dalla restrizione del credito all’economia da parte dello Shadow Banking System e dall’accentuarsi della crisi bancaria in America iniziata lo scorso anno. Anche nel 2007 il governo americano continuava a pubblicare dati macro che evidenziavano sempre espansione economica, ma nel frattempo la crisi finanziaria nello Shadow Banking System era già iniziata. Mentre il Pil cresceva i fallimenti bancari erano già in corso e le insolvenze sul credito salivano. Questo dovrebbe farci capire che alcuni dati macro sono platealmente politicizzati e non sono un indicatore della solidità del sistema.
IA e ML in generale – e IA generativa ed LLM in particolare – hanno il potenziale per ridurre significativamente i costi dei servizi finanziari, automatizzando le attività, migliorando la produttività e riducendo la necessità di
Un EKB, inoltre, può essere utilizzato per assistere i dipendenti nell’accesso a informazioni accurate e aggiornate sui prodotti, sulla conformità normativa e sul supporto IT interno; o ancora automatizzare il processo di raccolta, analisi e reporting dei dati finanziari e delle tendenze di mercato, riducendo i tempi e i costi della ricerca manuale per accelerare il processo decisionale sottostante alla ottimizzazione del
Grazie all’AI, inoltre, è possibile automatizzare i contenuti del sito web per le FAQ e le sezioni di aiuto, mantenendo aggiornati i contenuti rivolti ai clienti, oppure creare automaticamente messaggi, estratti conto e riepiloghi delle transazioni personalizzati e notificare ai clienti eventi o offerte imminenti. Od anche raggruppare i clienti in base a cronologia delle transazioni, dati demografici, modelli di comportamento e altri dati rilevanti per migliorare i risultati del marketing e della personalizzazione, aiutando a rilevare modelli e indicatori di potenziali attività fraudolente grazie ai dati delle transazioni, i profili dei clienti e altre informazioni pertinenti.
In relazione alla c.d.
Infine, in un mercato europeo in cui il tasso di concentrazione dei gruppi bancari ha superato da tempo i confini nazionali ed ha generato l’apertura di una offerta omogenea di servizi finanziari a nazioni differenti, con l’intelligenza artificiale generativa i rappresentanti dell’assistenza possono comunicare efficacemente con clienti che potrebbero non parlare la lingua principale della banca. Inoltre, quando si collabora con gruppi multinazionali, l’IA generativa può tradurre contratti, accordi, politiche e altri documenti legali e aziendali, garantendo una comunicazione scritta accurata.
Il primo fattore è che la traiettoria del debito pubblico USA è, allo stato attuale, difficile da fermare. I motivi principali sono dovuti al fatto che i sussidi sui redditi medio bassi non possono essere rimossi senza provocare un’ondata di default sul credito al consumo (Carte di Credito, Prestiti Auto, Student Loans e Mutui) che è pari a 17,3 trilioni di dollari, ossia il 72% del PIL. Attualmente il governo federale eroga sussidi settimanali compresi tra i 400 e gli 800 dollari per nucleo famigliare con redditi sotto i 40.000 dollari lordi all’anno. Il 30% delle famiglie americane riceve tale assistenza per poter pagare Medicare, bollette energetiche, affitti e spese correnti o per pagare semplicemente i debiti in essere. Circa il 30% delle famiglie americane è nella categoria Subprime e quindi il 30% di 17,3 Trilioni di debito, (5,2 Tr) è debito Subprime (pari al 20% del PIL).
innescare un ulteriore sell off sui bond, provocando quindi un rialzo dei
Poiché tutte le scelte degli attuali policy makers sono condizionate dalle bolle speculative che hanno creato, non c’è alcun dubbio che il prossimo policy mistake sarà quello di cercare di salvare le bolle speculative innescando un pericoloso ritorno dell’inflazione, che a quel punto però potrebbe diventare strutturale. Anche i costi indotti dalla transizione energetica puntano purtroppo in quella direzione. Per evitare il rischio di un rigurgito inflazionistico, l’unica decisione sensata sarebbe quella di mantenere i
Fine dell’indipendenza delle banche centrali. Tutto questo non è a conferma “dell’indipendenza” della Banca Centrale. Le
I motivi per essere molto bullish su questo modello economico-finanziario li lasciamo ai “Passive Investors” che, senza offesa, basano le strategie d’investimento solo sul salvataggio a oltranza del sistema con i soldi pubblici. Per entrare maggiormente nel dettaglio, si tenga conto anche che nel terzo trimestre il PIL USA ha fatto registrare un + 5% su base annua, pari a 588 miliardi di dollari nominali così composti: 566 mld di contributo proveniente dal deficit spending e 22 mld dal settore privato. In sintesi, lo stimolo fiscale ha prodotto il 96% della crescita, mentre il settore privato è già a crescita zero. Analizzando il dato in dettaglio, non sembra poi così positivo.
Nel frattempo i cinesi non sembrano avere tutta questa fretta per introdurre lo stimolo fiscale che le banche d’investimento americane invocano tutti i giorni. Forse pensano che tale stimolo potrebbe essere spazzato via da un rischio di crisi negli Stati Uniti e preferiscono tenere da parte gli stimoli per intervenire in caso di problemi che possono arrivare ora dall’emisfero occidentale. D’altronde l’Europa è già in recessione, il Giappone cresce di 1,2% dopo stimoli fiscali e monetari stellari, e l’America, se vuole galleggiare, deve far esplodere il debito pubblico, dato che quello privato già scricchiola sotto i colpi dei default.
A proposito di default, occorre tenere presente che le statistiche sui fallimenti che vediamo ora si riferiscono ad almeno 6/9 mesi prima, dato che le procedure legali che dichiarano lo stato di insolvenza non sono così rapide e immediate. La stessa cosa è accaduta nel 2008, dove i livelli di insolvenza del sistema hanno toccato il picco due anni dopo la crisi, anche se, di fatto, si riferivano a situazioni di fallimento già evidenti nei due anni precedenti. Quindi, mentre oggi stiamo guardando a tali statistiche con qualche preoccupazione, occorre considerare che non sappiamo esattamente dove si trovano ora tali percentuali, dato che i meccanismi con i quali un credito si trasforma da semplice “partita incagliata” a sofferenza e poi insolvenza è particolarmente lungo. È però evidente che in un contesto di crescita del 5% sul terzo trimestre 2023, risulta alquanto strano che ci sia in corso invece una tale dinamica da crisi economica ormai evidente.
Come sta il sistema finanziario Usa? Per dare una fotografia più completa possibile di come è effettivamente messo il sistema finanziario americano dopo 14 anni di Quantitave Easing, occorre tenere conto che il totale del debito speculativo nel sistema è oggi pari a 12,6 Trilioni di USD su un PIL di 24 Trilioni, e cioè il 52% del PIL. Invece, nel 2007 il debito speculativo presente nel sistema era pari a 4,675 Tr di USD su un PIL di 15 Trilioni, ossia il 31% del PIL. Non è noto quanto di questo debito speculativo sia già ora insolvente, ma appare abbastanza evidente che il sistema è letteralmente saltato e opera, per ora, in modalità “sopravvivenza”. Purtroppo non siamo messi così bene
per affrontare un rallentamento dell’economia, o peggio una recessione, e quindi ora, dopo il rialzo dei tassi che ha messo in crisi tutto questo credito speculativo emesso in anni di tassi a zero, si cerca di prefigurare una discesa dei tassi. Ma se non vuoi affrontare una recessione e una “pulizia” del sistema dai problemi che hai creato durante l’era del Quantitative Easing, sei obbligato a rincorrere un ulteriore stimolo monetario mentre sei ancora in piena occupazione, con l’economia che non ha iniziato ancora la fase di deleverage, ma anzi, insiste sugli stimoli fiscali per sostenere una crescita non sostenibile.


Nonostante questi dati così negativi, le soluzioni ci sarebbero. Innanzitutto, per combattere gli effetti negativi della stagnazione salariale è necessario evitare di tenere eccessiva liquidità ferma nel conto corrente bancario. Le famiglie italiane avevano circa 1.149 miliardi di euro parcheggiati nei conti correnti a marzo 2023 (report FABI, Federazione Autonoma Bancari Italiani), mentre l’inflazione nel 2023 si attesta sul +5,7% secondo dati ISTAT. Pertanto, una quantità eccessiva di liquidità di conto corrente non è consigliabile. Invece, per evitare di corrodere il potere d’acquisto dei propri depositi infruttiferi basterebbe calcolare esattamente (in base alle specifiche esigenze dell’individuo e/o della famiglia) quanta liquidità detenere nel conto corrente ed investire efficacemente la parte restante. In questo modo, è possibile limitare la perdita di potere d’acquisto causata dall’aumento continuo dei prezzi.
Inoltre, relativamente all’allocazione patrimoniale, ed in particolare a quella immobiliare, bisogna prestare attenzione al valore futuro degli immobili. Infatti, le famiglie italiane possiedono immobili abitativi per un valore di circa 6.000 miliardi di euro (Rapporto di Banca d’Italia “La ricchezza dei settori istituzionali in Italia”). Tuttavia, secondo previsioni dell’ISTAT si stima che la popolazione italiana passerà da 59 milioni a 46 milioni nel 2080, a causa delle tendenze demografiche come l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite. Pertanto, la combinazione di popolazione italiana in costante diminuzione e redditi stagnanti rende il mercato immobiliare italiano una bomba ad orologeria nel lungo termine. In altre parole, i figli degli attuali proprietari di immobili a chi venderanno le case ereditate (e a quale prezzo)? In breve, dovremmo evitare di avere una grande parte del nostro patrimonio allocata in immobili che sono destinati a perdere di valore nel tempo.
Infine, per combattere i problemi causati dalla stagnazione dei salari bisogna aver ben presenti gli strumenti finanziari da utilizzare e quelli da evitare. Secondo il rapporto “La ricchezza dei settori istituzionali in Italia” di Banca d’Italia, infatti, già nel 2021 le famiglie italiane avevano oltre 767 miliardi di euro investiti in fondi comuni e oltre 1.210 miliardi di euro allocati in polizze assicurative. È davvero un peccato che – per abitudine e mancanza di informazioni – gli investitori italiani si affidino a strumenti di investimento distribuiti da aziende (banche e reti) in conflitto d’interessi e con costi di gestione eccessivi, che le analisi di consulenza indipendente riescono a dimezzare in oltre il 90% dei casi.
Il protocollo Bitcoin riduce automaticamente il numero di nuove monete emesse in ogni nuovo blocco di Bitcoin, grazie a un processo noto come halving (“dimezzamento”) che è atteso per l’anno in corso tra Aprile e Giugno. Come avviene l’Halving di Bitcoin? Ogni 10 minuti la rete di Bitcoin emette nuovi Bitcoin. Per i primi quattro anni dell’esistenza dei Bitcoin, la quantità di Bitcoin emessa ogni 10 minuti era pari a 50. Ogni quattro anni questo numero viene dimezzato. Il giorno in cui la quantità viene dimezzata si chiama “halving“. Nel 2012, la quantità di Bitcoin emessa ogni 10 minuti è scesa da 50 a 25 Bitcoin; nel 2016, è passata da 25 a 12,5; con il dimezzamento del 2020 è scesa da 12,5 a 6,25 e nel corso del 2024 (tra Marzo e Giugno) scenderà a 3,125.
L’halving diminuisce la quantità di nuovi Bitcoin generati per blocco, e questo significa che l’offerta di nuovi Bitcoin post-halving è inferiore. Nei mercati normali, un’offerta inferiore con una richiesta stabile porta a prezzi più alti; dato che l’halving riduce l’offerta di nuovi Bitcoin, e la richiesta di solito rimane costante, il dimezzamento di solito precede impennate nel prezzo dei Bitcoin. Storicamente, c’è molta volatilità nel prezzo del Bitcoin prima e dopo un halving. Tuttavia, il prezzo del Bitcoin finisce per essere significativamente più alto qualche mese dopo. Pertanto, anche se ci sono molti altri fattori che influenzano il prezzo del Bitcoin, sembra che i dimezzamenti siano generalmente positivi per la criptovaluta dopo che la volatilità iniziale si è attenuata.
In previsione, di questo evento, in questi primi mesi del 2024 l’attenzione si concentrerà anche sulla decisione della Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti in merito alle richieste di ETF Bitcoin da parte delle principali istituzioni di Wall Street. La domanda chiave è se l’attuale livello di adozione delle criptovalute significhi un cambiamento fondamentale a lungo termine. Nel novembre 2023, le transazioni giornaliere di Bitcoin hanno raggiunto il livello record di 710.000, ma solo 235.000 erano transazioni finanziarie, il che significa una modesta crescita annua del 10%. Il
numero di indirizzi Bitcoin attivi è stabile da oltre tre anni. Nonostante siano trascorsi oltre 15 anni dalla nascita di Bitcoin, la sua curva di adozione non è parallela alla rapida ascesa di Internet o di tecnologie come ChatGPT. Anche se fattori come le migrazioni dagli scambi di criptovalute, i fallimenti bancari e i nuovi progressi tecnologici in Bitcoin hanno stimolato una maggiore attività degli utenti; i dati sulle transazioni e sull’adozione non supportano in modo solido l’utilità pratica di tutte le oltre 22.000 criptovalute esistenti.
Alla fine del 2023, una multa di 4,3 miliardi di dollari imposta contro Binance dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e i procedimenti legali contro il suo fondatore, Changpeng Zhao, hanno causato preoccupazione nel mercato ma non hanno portato al panico diffuso, segnalando che gli investitori non si aspettano una situazione simile a quella generata dal falimento di “FTX” (che causò un crollo delle quotazioni e grande sfiducia nelle criptovalute). Nonostante ciò, potrebbe essere un segnale che la tendenza ad “uscire” dagli scambi di criptovalute persisterà, con effetti futuri sconosciuti per l’intero ecosistema crypto.
Per ora, le criptovalute sono ancora asset più “antisistemici” e speculativi rispetto ai prodotti con un’adozione notevole. Le istituzioni finanziarie stanno riconoscendo la crescente domanda speculativa ed esplorando modi per monetizzarla. L’accettazione degli ETF Bitcoin può portare sia gli investitori al dettaglio che quelli istituzionali ad aumentare i loro investimenti. Sia le scadenze finali della SEC (10 gennaio e 15 marzo) che la data di halving prevista per Aprile ci portano alla conclusione che la prima metà del 2024 sarà cruciale per le dinamiche del mercato delle criptovalute. Visa elabora circa 597 milioni di transazioni al giorno, rispetto a circa 1,9 milioni di transazioni giornaliere su entrambe le blockchain di Ethereum e Bitcoin, e l’ETF BlackRock iShares Ethereum Trust potrebbe fungere da catalizzatore, attirando l’attenzione degli investitori sull’intero ecosistema Ethereum e sui progetti più piccoli.
Vale la pena tenere presente che tra le aziende di intelligenza artificiale più riconoscibili, molte di loro sono anche elencate come le più grandi aziende del mercato statunitense. Osservare come Nvidia, Microsoft o Google potrebbero comportarsi a livello fondamentale il prossimo anno può, oltre a fornire informazioni sulla sfera dell’intelligenza artificiale in sé, anche fornire una visione di come potrebbe comportarsi Wall Street nel suo complesso. Le attuali previsioni sugli utili per il 2024 indicano un’ulteriore crescita nel mercato dell’intelligenza artificiale. Si prevede per lo più che le aziende rappresentative registrino una crescita su base annua considerevole dei ricavi e dell’EBITDA, il che potrebbe gettare le basi per una seconda ondata di ottimismo verso l’intelligenza artificiale. Inizialmente, l’intelligenza artificiale è stata associata a un’ondata di speculazioni, ma come mostrano i dati del 2023 e le stime per il 2024, il settore sta in realtà mostrando segni di crescita organica considerevole.
A questo proposito, vale la pena esaminare le aziende che erano/sono in difficoltà con la redditività nel 2023, ma si prevede che il prossimo anno cambierà questa situazione. Dopo anni di perdite e di “cash burn”, la società tecnologica Palantir ha avuto un anno in cui ha raggiunto la redditività per la prima volta nella sua storia. L’azienda ha fatto un salto notevole negli accordi commerciali non solo con il settore pubblico ma soprattutto con il settore privato nel 2023, tra cui Amazon Web Services, Oracle e Panasonic. Palantir può quindi aspettarsi due catalizzatori positivi: il settore civile in crescita e lo sviluppo di prodotti e servizi di intelligenza artificiale per le agenzie di difesa e di intelligence, poiché la geopolitica rende i suoi prodotti più che mai necessari. D’altro canto, la mancanza da parte di Palantir di un modello di abbonamento ricorrente basato sul cloud rimane un ostacolo alla prevedibilità e limita la visibilità sulle aspettative del management per l’accelerazione della crescita dei ricavi.
Un’altra azienda innovativa che non è ancora conosciuta nel vasto mercato, e le previsioni finanziarie sembrano favorevoli, è SoundHound. L’obiettivo dell’azienda è sviluppare tecnologie di riconoscimento vocale e musicale basate sull’intelligenza artificiale e creare strumenti per assistere da remoto i dipendenti con l’intelligenza artificiale. La società ha avuto una mancanza di redditività, che è stata peggiorata da un contesto di politica restrittiva della banca centrale, il che significa che il costo del debito è aumentato con i limitati finanziamenti esterni disponibili. Il prossimo anno, tuttavia, si prevede che questa situazione possa cambiare poiché si prevede che ci sarà un notevole processo di tagli dei tassi. I minori costi del servizio del debito e la crescita dei ricavi prevista della società potrebbero annullare l’ondata di ribasso che la società ha vissuto nel 2023.
Le aspettative del mercato suggeriscono che i primi tagli dei tassi potrebbero emergere già verso la metà del 2024. I dati statistici mostrano che l’aumento medio del prezzo dell’oro nei due anni successivi all’ultimo rialzo dei tassi è vicino al 20%. Se questo schema dovesse ripetersi, l’oro potrebbe non solo superare i suoi massimi storici, ma raggiungere potenzialmente livelli prossimi ai 2.400 dollari. Inoltre, l’oro in genere registra guadagni poco prima e dopo il primo taglio previsto in un ciclo. Tuttavia, il rischio principale di questo scenario è un potenziale ritorno ai rialzi dei tassi, che potrebbe portare a
una ripresa della forza del dollaro e a un rally dei rendimenti. Da un punto di vista fondamentale, la domanda di oro è stata relativamente contenuta nell’ultimo anno. Tuttavia, un dollaro più debole, abbinato a uno yuan cinese e una rupia indiana più forti, potrebbero cambiare questa situazione. Questi paesi sono fondamentali per la domanda fisica di oro. Inoltre, con la fine delle attività di vendita degli ETF sull’oro, i potenziali afflussi di capitale in questi fondi potrebbero stimolare un’ulteriore domanda di oro fisico.
Relativamente al Petrolio, nel 2023 il prezzo è riuscito a mantenere una relativa stabilità, nonostante i due tagli alla produzione attuati dall’OPEC+. La domanda chiave per il 2024 è se i paesi dell’OPEC+, in particolare l’Arabia Saudita e la Russia, sceglieranno di ripristinare una parte della loro normale produzione, determinando potenzialmente un mercato più equilibrato. Tuttavia, le prospettive della domanda rimangono incerte tra gli operatori di mercato. Nonostante l’ascesa
della Cina fino a diventare il principale importatore di petrolio al mondo, gli investitori non sono sicuri che l’aumento della domanda da parte di Cina e India sarà sufficiente a causare un significativo rimbalzo dei prezzi del petrolio. Inoltre, i paesi dell’OPEC+, in particolare l’Arabia Saudita, potrebbero voler mantenere i prezzi entro la fascia degli 80-100 dollari al barile. A fronte della domanda debole, ciò potrebbe indurre ulteriori tagli alla produzione da parte dei principali produttori di petrolio.
Al di là delle dinamiche di domanda e offerta, sia la situazione in Medio Oriente che le imminenti elezioni americane introducono ulteriori elementi di incertezza. Da un lato, un’intensificazione dei conflitti regionali potrebbe ridurre l’offerta disponibile sul mercato. D’altro canto, in vista delle elezioni il presidente degli Stati Uniti Biden potrebbe puntare a diminuire o almeno stabilizzare i prezzi del carburante, e potrebbe incoraggiare i suoi alleati arabi ad aumentare la produzione per raggiungere questo obiettivo. Infatti, l’Arabia Saudita ha fornito al mercato la minor quantità di petrolio e combustibili dal 2015, compensando la domanda della Cina, che ha importato oltre 18 milioni di tonnellate di petrolio e carburanti nei primi nove mesi del 2023, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per questo i prezzi del petrolio sono rimasti statisticamente stabili prima delle elezioni presidenziali americane, registrando rialzi solo dopo l’evento.








