Aprile 21, 2026
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Inside The Art Side: a Roma si parla di arte, futuro e gestione del patrimonio

Il concetto di patrimonio è molto più ampio di come viene comunemente percepito, e incarna tutte le tendenze sociali che influenzano le scelte degli individui. Il 14 Luglio a Roma un incontro sull’Arte del ciclo Our heritage by Lightsky Consulting”.

Inside The Art Side è il primo appuntamento del ciclo di incontri “Our heritage by Lightsky Consulting” organizzati da Lightsky Consulting Italia, che si terrà il 14 luglio 2022 presso “Spazio Lightsky” a Roma. Our heritage, Cultural, Business, Future è un ciclo di incontri sulla Cultura e la gestione del patrimonio e sul futuro che ci aspetta, e nasce con la visione di indagare tutte quelle tendenze (sociali, ambientali, tecnologiche) che oggi condizionano la ricchezza culturale che siamo chiamati a proteggere e tramandare, e che influenzano le scelte di ognuno. Usando la Cultura come leva strategica, infatti, è possibile generare quelle azioni di confronto e crescita da cui derivino concrete opportunità e, soprattutto, soluzioni flessibili in grado di accrescere e proteggere il proprio patrimonio.

Il patrimonio è quindi un concetto allargato e molto più ampio di quello in base al quale viene comunemente percepito. Esso può essere culturale e/o economico, tangibile o intangibile, e in tutte le sue forme permette di vivere al meglio il presente e di costruire un futuro migliore. Il primo incontro di questo ciclo, denominato “INSIDE THE ART SIDE”, condurrà partecipanti nel mondo dell’Arte, che rispetto ad altre sfumature del patrimonio – quelle maggiormente legate alla disponibilità di denaro o beni altamente fungibili – esprime al massimo livello l’elemento emozionale che caratterizza il settore e le scelte di chi investe “a lunghissimo raggio”. L’Arte, in particolare, “ci rappresenta, ci racconta, è il risultato concreto di tutta l’espressione dei mutamenti umani della nostra storia” – afferma Emiliano Guerra, General Manager EMEALightsky Consulting Italia. “Sta a noi proteggerlo, tutelarlo, per il nostro interesse e per quello delle generazioni future”. “L’artista – prosegue Guerra – è colui che interpreta il mondo e dà forma alla materia attraverso gli strumenti a sua disposizione, scardina i luoghi comuni e ci mostra interpretazioni, possibilità alternative. Il radicale cambiamento che stiamo affrontando – nelle aziende, all’interno degli ecosistemi, nelle strutture, nei modelli, nei comportamenti, nelle interazioni, nella comunicazione, nelle relazioni – ridefinisce tutte le priorità all’interno del mondo private, corporate e di governance, e rende necessari nuovi modelli di business e di relazione. È quindi fondamentale imparare a pensare in modo alternativo, laterale, accedere a nuove visioni. E chi come l’Arte e gli artisti possono essere d’ispirazione?”.

Durante l’evento, tre ospiti d’eccezione – moderati dall’attore e scrittore Vincenzo Bocciarelli – avranno il compito di declinare l’argomento della serata secondo i tre temi core che gli organizzatori hanno voluto sviluppare: Cultura, Business e Futuro. Interverranno: Massimo Rossi Ruben per la Cultura, Curatore e critico d’arte; per il Business Sergio Sorrentino, Senior Strategic Consultant; per il Futuro Francesco Giulio Farachi, Curatore e critico d’arte. INSIDE THE ART SIDE prevede, inoltre, un Inside Event, dal titolo “SNAPSHOTS. Luisa Valeriani. Opere”. Questo “evento dentro l’evento” rafforza il tema della serata, grazie alla nuova mostra personale di Luisa Valeriani, artista romana.

Saranno in esposizione le ultime opere dell’autrice, realizzate durante il biennio 2020/22, che con la sua nuova ricerca ha introdotto la fotografia come mezzo di supporto figurativo nel suo lavoro, con l’aggiunta di elementi materici che consentono una lettura stratificata del suo processo creativo. “Sono sempre stata affascinata dalla forza dei simboli, – dichiara Luisa Valeriani – e credo profondamente nella potenza evocativa della loro immagine. In questo particolare momento di sovrapposizioni e confusioni ed estreme velocità sono alla ricerca di “attimi sospesi”, nuovi simboli timeless, che solitamente catturo mediante uno scatto ottenuto con un semplice smartphone e che trasferisco su diversi supporti che rielaboro attraverso delle successive sovrapposizioni.”

Per Info e contatti: LinkedIn: https://www.linkedin.com/company/lightsky-consulting
Web: https://www.lightskyconsulting.com/

Non solo finanza e immobili nel portafoglio. Il 2021 sarà l’anno degli investimenti alternativi

Nonostante ci siano tutte le premesse per un ulteriore slancio dei mercati finanziari nel corso del 2021, grazie alle previsioni sulla distribuzione mondiale del vaccino, aumenta sempre di più l’interesse per gli investimenti alternativi, che nel 2021 riceveranno la propria consacrazione da bene-rifugio ad asset fondamentale dei portafogli di investimento.

Con i mercati azionari ai massimi, come quello americano, e i tassi di interesse ai minimi storici, i rendimenti attesi dalle obbligazioni sono molto scoraggianti, e quelli attesi sul mercato azionario, per via della volatilità, richiedono una spietata selezione sia per settore merceologico, sia per aree geografiche. L’anno che sta per terminare, poi, ha determinato un momento di profonda riflessione, da parte degli investitori e da parte degli stessi operatori di mercato, sia in merito alle tipologie di strumenti di investimento da utilizzare, sia in relazione alle priorità attribuite alle attese di rendimento, con l’avanzata degli investimenti c.d. sostenibili sintetizzati nella sigla ESG (acronimo di Environmental, Social and corporate Governance) rispetto alle asset class tradizionali.

In un simile contesto, la classe degli investimenti alternativi ha accresciuto la considerazione di cui godeva, in maniera più marginale, tra gli investitori. Molti di loro, con l’attività ed il fatturato azzerati dai lockdown, hanno trovato ristoro vendendo parte dei passion investment (auto d’epoca, opere d’arte, gioielli e preziosi, oro e argento, vini rari, orologi etc) detenuti fino a ieri in portafoglio pensando che non sarebbe mai stato necessario venderli in una situazione di emergenza.

Va da sé, pertanto, che sia mutato anche il modo di vedere questa tipologia di investimenti, grazie all’esperienza emergenziale. Inoltre, lo scarso impatto della pandemia sulle quotazioni degli investimenti alternativi ha dato l’esatta sensazione di possedere un patrimonio alternativo liquidabile e affidabile, che presenta una scarsa correlazione con l’andamento degli indici azionari e obbligazionari e risponde a un duplice scopo: ottimizzare il rapporto rischio/rendimento dell’intero portafoglio di investimento, e ottenere rendimenti positivi indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari, costruendo la possibilità di godere di un “total return” personale.

Sotto l’etichetta “alternativi”, in realtà, rientrano anche il venture capital, il private equity, gli hedge fund, i fondi comuni di investimento immobiliare, le materie prime e i metalli preziosi; tutte attività che hanno una bassa correlazione con azioni e obbligazioni, ma che possono essere difficili da valutare e sono meno liquidi rispetto agli investimenti tradizionali. Essi, però, possiedono determinate caratteristiche che li rendono assimilabili, in termini di offerta, agli strumenti generalmente distribuiti dalle banche-reti, per cui essi perdono, in un certo modo, la loro caratteristica di “strumento alternativo” che, invece, è riscontrabile nelle opere d’arte, nelle auto d’epoca, negli orologi di pregio, nei preziosi, nelle monete rare, nei vini e wisky rari etc.

Il mercato dell’arte, per esempio, consente di fare ottimi affari, poiché la qualità e la rarità sono costantemente premiate dal mercato, ma il livello di spesa per farvi ingresso ed acquistare un’opera con buoni margini di crescita del valore (soprattutto artistico) è mediamente elevato, nel caso di artisti affermati, e meno costoso per quelli meno quotati (i c.d. emergenti). Il rischio, nel secondo caso, è di investire senza avere un ritorno in un tempo ragionevole, oppure di non averne affatto, qualora l’artista non riesca ad emergere.

Il mercato dei vini d’annata sembra essere più sicuro, per non parlare di quello dei whisky rari, questi ultimi cresciuti negli ultimi 10 anni con una performance del 564%. Gli investitori in vini pregiati possono aspettarsi un ritorno costante notevole – secondo il track record dal 2010 ad oggi fino al 12 per cento ogni anno – e i prezzi di alcune annate tendono ad aumentare mano a mano che la fornitura tende a scarseggiare. Per avere un guadagno considerevole sui vini, però, è necessario avere la struttura per conservarli in un ambiente a temperatura controllata, per mantenerlo in condizioni ottimali.

Per quanto riguarda gli oggetti da collezione, le opzioni sono tante. Dai tradizionali francobolli ai fumetti d’epoca (il primo numero di Superman o di Tex Willer è quotato decine di migliaia di euro).

L’investimento in monete preziose, a parte quelle coniate dai governi nazionali (come l’American Gold Eagle o il Krugerrand sudafricano) che valgono tanto quanto il metallo con cui sono coniate, riguarda quelle da collezione o numismatiche, le quali sono valutate per la loro scarsità. Quelle più rare, poi, tendono a fornire ottimi ritorni e sono un eccellente investimento alternativo, con scambi frequenti.

Secondo i dati del Knight Frank Luxury Index, che traccia l’andamento di tutti gli investimenti alternativi o da collezione, a guidare la speciale classifica dei rendimenti ci sarebbero i Rare Whisky, con un risultato del 546% in dieci anni, seguiti dalle auto d’epoca, con un + 194% nello stesso periodo, le monete rare con un +175% e le opere d’arte con un +141%. Seguono i vini pregiati (+120%) e le “luxury bags” (+108%). Le borse da donna ad edizione limitata di Hermes, per esempio, nel corso del biennio 2019-2020 sono sorprendentemente aumentate del 17%.  

In relazione a tali premesse, non è difficile prevedere un 2021 di grande successo per questa classe di investimenti, che aumenteranno la propria posizione all’interno delle asset allocation di quasi tutti i detentori di patrimoni della fascia over 500.000 USD (immobili esclusi), sostituendo gradualmente, in quanto ad affidabilità e stabilità, la parte che tradizionalmente era destinata in ogni portafoglio di investimento al comparto obbligazionario, oggi penalizzato dai tassi negativi durevoli e privo di ulteriori margini di rendimento nel medio-lungo periodo.

Art investing, Milano piazza di talenti. Marco Fratini: con la penna Bic ho trovato la mia strada

Negli ultimi tre anni, alcuni artisti emergenti sono stati capaci di creare un sistema autonomo di diffusione al pubblico delle proprie opere, senza l’ausilio di gallerie e mostre personali, reinventandosi  come artisti-imprenditori di sé stessi e assicurando al pubblico prezzi di vendita più bassi  per via della catena distributiva più corta. 

In tema di investimenti alternativi, secondo una recente indagine (Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi), il 2,9 per cento degli intervistati si interessa alle opere d’arte. Ed è proprio l’Arte – insieme alle auto d’epoca, ai preziosi e agli orologi di pregio – a costituire l’ossatura di un mercato di investimenti alternativi – il c.d. passion investment, o investimento emozionale – che, a parte il blocco di Marzo e Aprile 2020, non ha mai smesso di generare un buon volume d’affari, con scambi online di un certo rilievo sebbene ancora inferiori (- 20% circa) rispetto al periodo pre-Covid.

I soldi, in ogni caso, non sono scomparsi, ma si sono concentrati nelle case d’asta più importanti, per via dell’affidabilità e della documentazione richiesta da chi vuole comprare un’opera d’arte “importante”. Al contrario, le fiere sono state cancellate tutte, e quelle che hanno tentato di trasformare la propria kermesse in evento digitale hanno avuto risultati deludenti. Le gallerie, poi, hanno sofferto un’annata molto negativa per via dell’assenza dei compratori internazionali.

In generale, chi può aspettare e non deve monetizzare immediatamente preferisce attendere tempi migliori, oppure dare attenzione agli artisti emergenti, molti dei quali presenti soprattutto nella piazza milanese, sui quali investire cifre abbordabili e scommettere su una crescita delle quotazioni nel lungo periodo. In particolare, ad emergere e dare continuità al proprio lavoro sono artisti molto originali e innovativi, capaci di creare un sistema autonomo di vendita delle proprie opere, senza l’ausilio di gallerie e/o mostre personali – bloccate dal Covid – e di reinventarsi quali artisti-imprenditori di sé stessi; tutto ciò, senza svilire il proprio apporto creativo e assicurando al pubblico una autentica produzione artistica originale ma a prezzi di vendita più bassi per il solo effetto della catena distributiva più corta. Uno di questi è certamente Marco Fratini, artista e pubblicitario siciliano che vive ed opera a Milano da circa trenta anni, il quale ha trovato la notorietà grazie ad una particolare tecnica riproduttiva che utilizza esclusivamente le celebri penne a sfera della Bic, l’azienda francese con  sede a Clichy, fondata nel 1945 dal barone di origine torinese Marcel Bich (da cui ha origine il marchio).

Moderatamente presente sui social, oggi riceve molte richieste dai privati ma i tempi di attesa, date le caratteristiche delle opere (tutte realizzate a mano libera) non sono brevi. A posteriori, la costruzione del valore di ogni singola opera di Fratini poggia su alcuni elementi che il mercato mostra di apprezzare. Il primo è l’originalità: ogni singola opera è unica, e nasce da un unico scatto fotografico che poi l’artista riproduce fedelmente con le Bic nere, nei minimi particolari, esaltando le parti più intense del soggetto. Il secondo è il tempo: ogni opera (50 x 70, e soprattutto quelle di formato 100 x 70) ne richiede moltissimo, e non c’è spazio per riproduzioni in serie. Il terzo è la paternità: non c’è alcuna “produzione di bottega”, ogni lavoro è realizzato dalla mano dell’artista.

Patrimoni&Finanza lo ha intervistato.

Per molti anni lei ha lavorato in Pubblicità. Quando ha capito che avrebbe voluto fare solo l’artista, e cosa ha determinato questa scelta?

Tutto è accaduto in maniera graduale , non è stata una scelta pensata e compiuta d’istinto. Ad un certo punto della mia vita mi sono ritrovato a preferire l’attività di artista, dopo aver lavorato per tanti anni in pubblicità come creativo nel campo grafico. Ma anche in quell’ambito ho sempre cercato di mettere arte e istinto, anche perché le regole della grafica pubblicitaria mi stavano un po’ strette.

Da giovane si è trasferito dalla Sicilia a Milano, come è stato l’impatto con il nuovo ambiente creativo?

Sono arrivato a Milano che ero un ragazzo, dopo aver frequentato il liceo artistico a Palermo, per cui ho affrontato tutto con la tipica leggerezza ed entusiasmo dettati dalla giovane età. All’inizio avevo in mente di lavorare in pubblicità, e così l’Accademia Milanese NABA mi ha formato in questo settore così bello, che mi ha dato tanto e che mi ha preparato per ciò che oggi sono.

Quando ha cominciato a creare opere con l’ausilio della sola penna Bic?

La penna è sempre stata sul mio tavolo da lavoro (scarabbocchiando vengono le idee migliori), la utilizzavo per preparare i bozzetti sui formati A4 dei lavori che poi sviluppavo con acrilici su grandi formati. Ed è così che ho iniziato a lavorare con la Bic sui formati A3, per poi passare al 50×70 e ai formati più grandi. Da allora è partito tutto. Era il Settembre del 2017, e la penna Bic, che al contrario di quanto si possa pensare è molto versatile, mi ha dato una certa notorietà in modo del tutto inaspettato.

Ha per caso un contratto di sponsorizzazione con la famosa casa produttrice di penne a sfera?

Assolutamente no (ride). Tantissimi amici ed estimatori hanno segnalato spontaneamente le mie opere alla sede della Bic, ma non ho mai avuto alcun contatto né prima, né dopo aver cominciato ad utilizzare esclusivamente le loro penne a sfera.

La fotografia che posto ha nella sua produzione artistica?

la fotografia è parte fondamentale del mio processo creativo. Parte tutto da li, scatto un soggetto che mi interessa per poi sintetizzarlo in bianco nero con la Bic nera su formati che oggi arrivano al 100 x 70.

Ha in programma, Covid permettendo, qualche uscita pubblica personale nel corso del 2021?

Per il 2021 ho solo tanto da lavorare per i privati, che mi commissionano dei lavori con una certa regolarità, anche se non riesco ad assicurare tempi di attesa brevissimi. Peraltro, realizzare con le Bic un’opera all’altezza delle aspettative richiede un lavoro attento e frenetico, che concede poche pause. Le mie giornate lavorative sono lunghissime, per cui ho poco tempo per pensare ad uscite pubbliche. Tutto si vedrà in seguito, pensiamo a far passare questo brutto periodo.

Aste Alfa Romeo in Europa e USA, le aggiudicazioni più importanti di Ottobre e Novembre

I modelli Alfa Romeo d’epoca sono molto amati dai collezionisti e dagli investitori di tutto il mondo. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, in particolare, non c’è asta dove i modelli della famosa casa automobilistica italiana non siano presenti.

Il settore dei  passion investment (auto d’epoca, opere d’arte, orologi, preziosi  etc) non ha certamente chiuso i battenti durante la pandemia, ma si è solo riorganizzato a livello mondiale, potenziando il canale online che era già presente da tempo, sebbene limitato ad una percentuale più bassa di offerte e scambi. Così, a partire dal mese di Maggio le case d’asta hanno ripreso l’attività, limitando il calo del volume d’affari verificatosi durante la prima ondata di Covid-19 e mettendo le basi per dare continuità anche in piena seconda ondata.

Nel particolare mondo delle auto d’epoca, il marchio Alfa Romeo è da sempre molto apprezzato, e di recente è stato protagonista di alcune aste che si sono svolte durante i mesi di Ottobre e Novembre presso le case Silverstone Auction e RM Sotheby’s e che hanno fatto registrare aggiudicazioni importanti, sia per la rarità dei modelli, sia relativamente al prezzo realizzato. Ecco alcuni modelli messi all’asta online e passati di mano.  

1960 Alfa Romeo 2000 Spider Touring – £ 70,000 – Silverstone Auctions Online (UK, 13-14 Novembre 2020). Prodotta il 7 marzo 1960, questa gloriosa Alfa fu spedita alla Hoffman Motor Co. di New York il 25 luglio 1960, trovando infine la sua strada in Spagna negli anni successivi. È stata ritrovata nel 2010 in un fienile, in cattivo stato e bisognosa di un profondo restauro.

Pur essendo stata parzialmente restaurata, richiedeva un completamento, che è avvenuto grazie a Richard Hodson di RH Classics (Twyford, Leicestershire), che l’ha portata nel Regno Unito ed ha effettuato una ricostruzione completa del motore, inclusa la sostituzione dei carburatori, garantendo che tutte le parti fornite fossero originali per preservare l’integrità del veicolo.

Così presentato, questo pezzo di arte automobilistica combina un basso numero di vetture prodotte all’epoca con un corpo Touring e grandi dinamiche di guida, e assicura un investimento affidabile per qualunque collezionista ed appassionato.

1971 Alfa Romeo Montreal – $ 106,400 – RM Sotheby’s, the Elkhart Collection (Elkhart, USA) 23-24 Ottobre 2020. Alla fine del 1966 l’Alfa Romeo fu selezionata per creare una mostra concettuale dal titolo “L’aspirazione dell’uomo per l’automobile”, ospitata presso l’Esposizione Internazionale e Universale del 1967 a Montreal, in Canada. Marcello Gandini, famoso per la Lamborghini Miura, e il designer Bertone crearono un prototipo talmente originale che spinse  l’Alfa Romeo a sviluppare una versione di serie, basata sul telaio 105 con una lega di alluminio Tipo 33 modificata, V-8 a doppia camma con lubrificazione a carter secco. Tale versione fu chiamata “Montreal”, e fu prodotta in 3.925 esemplari tra il 1971 e il 1975, di cui forse 100 sono arrivati ​​negli Stati Uniti.

Quello battuto da RM Sotheby’s è di in un bellissimo colore rosso con interni in tessuto nero, con tappeti rossi a contrasto e con vernice e carrozzeria in ottime condizioni, mentre gli interni sembrano praticamente nuovi. Al momento della catalogazione, l’auto aveva registrato 71.146 miglia. Oggi la Montreal è considerata l’auto stradale più iconica dell’Alfa Romeo dell’epoca e uno dei più grandi progetti di Bertone e Gandini.

1953 Alfa Romeo 1900 Speciale – £ 166,500, Silverstone Auctions Online (UK, 13-14 November 2020). Questa bella Coupé sportiva alimentata manca di una ricostruzione storica completa, e potrebbe essere stata costruita da ATL (Autotecnica del Lario) nella città di Lecco a metà degli anni Sessanta. Sembra una delle sei auto ATL costruite nel periodo, e nonostante l’assenza di documentazione sufficiente per confermare la sua origine di fabbrica, il modello ha avuto un ottimo successo in asta.

Questa splendida vettura sembra essere stata sviluppata in gran parte sulla falsariga del prototipo Alfa Romeo 2000 Sportiva costruito dall’Alfa Romeo nei primi anni ‘50, con spunti stilistici da altre notevoli vetture Gran Turismo italiane degli anni ’50 e ’60. Il telaio è costituito da tubi in acciaio di diametro variabile con sezioni inscatolate, a cui sono fissati tutti gli accessori meccanici. La carrozzeria è stata realizzata secondo il metodo brevettato Touring Superleggera (Maserati 3500GT, Aston Martin DB Series), e il motore è il classico quattro cilindri 1900 bialbero a camme Alfa Romeo derivato dalla 6C. Il suo motore, abbinato alla struttura leggera, rende questa vettura particolarmente sportiva, ed il cambio a 5 marce lo rende adatto ad affrontare le strade tortuose in stile Targa Florio.

Offerta in asta con una stima realistica, questo modello è una vera e propria opera d’arte automobilistica, estremamente conveniente.

Alfa Romeo B.A.T. 5-7-9d- $ 14,840,000, RM Sotheby’s – Contemporary Art Evening Auction (New York, 28 October 2020). I modelli battuti in asta alla cifra-record complessiva di 14,84 milioni di dollari fanno parte della storia delle concept car costruite, come tutte le opere d’arte concettuali, da autori telentuosi rimasti nella storia. I tre esemplari unici “1953 Alfa Romeo B.A.T. 5” (Telaio n. AR1900 01396), “1954 Alfa Romeo B.A.T. 7” (Telaio n. AR1900C 01485) e “1955 Alfa Romeo B.A.T. 9d” (Telaio n. AR1900 01600) furono progettati dalla Carrozzeria Bertone con il design di Franco Scaglione.

Non vincolate dai limiti del budget, e dalle dure regole della produzione in serie, le concept car offrono ai designer di talento l’opportunità di esplorare le loro idee più innovative, reinventando il concetto stesso di automobile e rimanendo “attuali” anche dopo sessanta anni di produzione industriale e di nuovo design, come la serie Alfa Romeo Berlina Aerodinamica Tecnica di Franco Scaglione (B.A.T.).

Si tratta dell’unico vero trittico automobilistico mai prodotto, costruite a mano dalla leggendaria Carrozzeria Bertone di Torino e introdotte rispettivamente nel 1953, 1954 e 1955. Queste auto furono pioniere nell’uso dell’aerodinamica, con un’estetica sgargiante che riduce al minimo la resistenza aerodinamica per prestazioni ottimali, e che rende ognuno dei tre esemplari pura “scultura cinetica” mai prodotta prima di allora.

Con gli art fund ed il Crowfunding il collezionismo d’arte diventa partecipativo e meno elitario

Con gli art fund ed il Crowfunding l’investimento in Arte diventa partecipativo, e segna il confine tra un mercato riservato a pochi eletti ed uno accessibile a tutti.

Le leggi dell’economia regolano le contrattazioni di tutti i beni scambiabili sui rispettivi mercati, e così vale anche per l’Arte, settore dotato di un proprio mercato e di leggi – soprattutto “non scritte” – che ne disciplinano gli scambi al suo interno. Nonostante la pandemia in corso, il mercato dell’Arte si è rapidamente adattato alle circostanze, potenziando lo strumento delle aste online – già presenti prima del Covid – e gli scambi delle opere minori sui circuiti web più affidabili.

Dal punto di vista economico, quindi, l’opera d’arte è del tutto simile ad un prodotto qualsiasi, ma nel suo caso bisogna osservare alcuni passaggi fondamentali per arrivare alla formazione del prezzo di scambio e del suo valore futuro. In particolare, la filiera produttiva e distributiva delle opere d’arte contempla un insieme di ruoli  e azioni che si svolgono in questo ordine di successione:

– l’artista crea l’opera d’arte,

– il critico d’arte esamina il suo valore artistico,

– il gallerista la espone,

– il mercante la  vende,

– il collezionista la compra e fa accrescere il suo valore,

– il museo la consacra,

– i media la celebrano,

– il pubblico, infine, la contempla.

Pertanto, ogni artista, ad inizio carriera, ha di fronte a sé un lungo percorso in cui, oltre alla produzione personale e alla speranza di un mecenate che lo sostenga, deve trovare recensione all’interno di testi critici, monografie, bibliografie, cataloghi, mostre prestigiose, fiere, fino ad arrivare ai musei e, prima ancora, al contatto con i collezionisti più importanti. Solo a più di metà di questo cammino l’artista troverà finalmente quotazioni ufficiali certificate da esperti, e potrà essere scambiato nelle aste e nelle gallerie che contano in base al suo “coefficiente di quotazione”.

Gli investitori in arte, peraltro, scelgono di acquistare solo opere di particolare pregio, per le quali gli esperti preannunciano ottime possibilità di rivalutazione nel tempo. Oppure, per i più facoltosi, è sufficiente acquistare le opere dei “grandi” (Picasso, Monet etc), le quali subiscono oscillazioni anche notevoli di prezzo, ma rappresentano un vero e proprio “assegno circolare” che non conosce crisi.

Il vero collezionista, quello che concilia passione per l’Arte con l’attenzione al valore, si specializza su un determinato periodo o su uno specifico artista, diventando egli stesso il gestore di una sorta di Art Fund personale.

Con gli Art fund, l’investimento in Arte diventa condiviso, e oltrepassa il confine tra un mercato riservato a pochi eletti ed uno accessibile a tutti. Si tratta di strumenti collettivi di investimento indiretto su opere od oggetti d’arte, costituiti sotto la forma giuridica del Private Equity, non regolamentati e operativi soprattutto in arte figurativa. Inoltre, gli Art Fund non richiedono particolari conoscenze tecniche sulle opere da acquistare, ed è sufficiente acquistare delle quote, accedendo tramite una soglia minima che si aggira tra i 250.000 e i 500.000 euro.

Gli Art Fund funzionano come dei normalissimi fondi chiusi riservati agli appassionati del settore: le quote sono vincolate per un determinato numero di anni, per via della non rapida liquidabilità delle opere acquistate, e possono essere regolate temporalmente a 5 o 10 anni, durante i quali i gestori cercano opere d’arte che possiedono interessanti margini di rivalutazione. Una volta trascorso il tempo di durata dell’investimento, le opere vengono rivendute e il ricavato suddiviso tra i partecipanti.

Con il Crowdfunding, il carattere partecipativo dell’investimento in Arte diventa ancora più percepibile. Infatti, chi partecipa è essenzialmente un soggetto che investe in un vero e proprio progetto artistico, con l’ambizione di diventare collezionista delle opere – generalmente di artisti c.d. emergenti – sulle quali sta puntando. Il pregio del Crowfunding è quello di rendere più trasparenti le dinamiche dell’intera catena creativa e finanziaria dell’Arte, rendendola slegata dal possesso fisico. Questa modalità di investimento coinvolge molto le classi più giovani e ponendo le basi per una crescita del mercato stesso, appiattito com’era dagli scambi tra “pochi eletti” e diventato terreno fertile per miti e leggende.

Rispetto al Crowfunding, però, gli Art Fund sembrano avere migliori chance in termini di cartolarizzazione. Per Cartolarizzazione di una o più opere d’arte si intende l’offerta della propria collezione (o di parte di essa) in garanzia ad una banca allo scopo di aprire una linea di credito, mediante la quale realizzare altri investimenti – ad esempio sulle opere di un artista le cui quotazioni sono scese temporaneamente – in grado di ripagare il costo della linea stessa, oppure liquidare le quote di un investitore senza dover vendere le opere.

In buona sostanza, con la cartolarizzazione si mettono a reddito i beni posseduti realizzando una vera e propria leva finanziaria, esattamente come accade nel mondo degli strumenti finanziari. Peraltro, per tutta la durata della linea di credito le opere verranno trasferite presso il caveau della banca, per cui l’operazione è utile anche a “metterle in sicurezza” in una struttura diversa dalla propria abitazione.  

Il mercato dell’Arte post Covid. Sempre più attivi i veri collezionisti, scambi online alle stelle

Sebastian Duthy di Art Market Research risponde ad alcune domande di Knight Frank sulla performance del mercato dell’arte nel 2020. Fondamentale il ruolo delle case d’asta e della tecnologia online a servizio del mercato.

Il Luxury Investment Index (KFLII) di Knight Frank tiene traccia della performance di un paniere teorico di classi di asset selezionate, come le opere d’arte, le auto d’epoca e il vino, utilizzando indici di terze parti già esistenti. Ogni classe di attività viene ponderata in modo da riflettere la sua importanza relativa e il valore all’interno del paniere. Il gruppo Knight Frank ha sede a Londra, e conta più di 500 uffici in 60 territori, con 19.000 tra dipendenti e collaboratori.

Relativamente al settore dell’Arte, Knight Frank ha recentemente intervistato Sebastian Duthy di Art Market Research, che ha risposto ad alcune domande sugli scenari futuri di questo particolare mercato.

L’incertezza sulla Brexit, aggravata dalle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, ha minato la fiducia nel mercato dell’arte durante il 2019. Tuttavia, ciò è stato compensato in una certa misura dalle crescenti vendite online, che oggi sono più inclusive rispetto alle generazioni più giovani desiderose di collezionare anche opere meno impegnative economicamente. L’indice globale del mercato, che tiene traccia del valore delle loro opere vendute all’asta in tutto il mondo, è aumentato del 134% nel decennio 2010-2020, ma è cresciuto solo del 4.3% negli ultimi 12 mesi, mentre nel primo semestre del 2020 è cresciuto dell’1.8%.

In che modo l’epidemia ha influenzato il mercato?

Lo scoppio del Coronavirus ha avuto un impatto immediato sul numero di vendite pubbliche e le case d’asta si sono affrettate a offrire servizi di visualizzazione online e vendite private. L’incertezza sul futuro, tuttavia, ha diviso le opinioni tra i veri collezionisti e i semplici investitori: chi compra per passione non smette di farlo, chi lo fa soltanto per interesse finanziario al momento non vede grandi opportunità.

Il famoso gallerista David Zwirner afferma che il 2020 potrebbe essere uno dei grandi anni per il collezionismo. Lei che ne pensa?

E’ probabile. All’asta del Contemporary Day di maggio, attentamente curata da Sotheby’s, è stato venduto il 96% dei lotti in offerta. Sotheby’s registra il numero di offerte per le aste a tempo e le più ricercate sono state quelle per opere di artisti nati negli anni ’80: Claire Tabouret, Loie Hollowell, Jullie Curtiss e Lucas Arruda. La vendita online di Christie’s  Contemporary Art Asia di Aprile, che aveva in portafoglio stampe e e opere di artisti molto richiesti, ha venduto il 100% del listino con due terzi delle vendite a prezzi superiori alla stima.

Come cambierà il mercato una volta che il mondo si sarà ripreso da Covid-19, e quali sono gli artisti e i generi da tenere d’occhio?

Sebastian Duthy

I collezionisti si aspettano sempre più un ritorno di lungo periodo ed un incremento notevole delle vendite online, ma le case d’asta dovranno creare nuovi entusiasmanti formati per conservare una posizione di leadership. Christie’s ha annunciato un nuovo tipo di vendita, chiamata ONE, un’asta d’arte globale del 20° secolo che copre quattro città in un unico formato in stile staffetta.

Le vendite di artisti continuano a crescere lentamente. Possiamo aspettarci un maggior numero di consegne da collezioni private?

E’ possibile. A maggio, per esempio, una delle poche opere di Orsola Maddalena Caccia è apparsa a sorpresa da Sotheby’s. L’opera è stata battuta a £ 212.500 (con commissioni), dopo 49 offerte, contro una stima di £ 10.000-15.000.

Arte al tempo del Coronavirus. Nessuno crollo dei prezzi, avanza il piccolo collezionismo online

Il mercato è pronto ad aprire agli acquirenti minori, grazie alle piattaforme di scambi e aste online ed ai collezionisti interessati all’aspetto economico dell‘Arte come prodotto “razionale” e non solo emozionale.

La pandemia del Coronavirus si è abbattuta con forza in quasi tutti i mercati, e quello degli investimenti in arte – segmento del più ampio settore degli alternative o passion investment – non fa certo eccezione. Dopo la prima fase di buio, conseguente al generalizzato lockdown a cui investitori e galleristi si sono dovuti adattare, il mercato comincia a mostrare i primi segnali di reazione.

In linea generale, questo evento così invasivo e minaccioso ha portato ad una velocizzazione del processo di digitalizzazione in moltissimi ambiti professionali e commerciali (ma anche sociali, come la scuola e l’università), ed il mercato dell’Arte non ne è certamente rimasto fuori, adattandosi perfettamente alle circostanze.

C’è da dire che, mentre le quotazioni degli strumenti finanziari tradizionali non hanno ancora prezzato la possibile via di uscita – sanitaria e/o finanziaria – dalla pandemia, gli scambi di opere d’arte di valore medio-alto – che avvengono necessariamente nelle affollate sedi delle aste, come una volta succedeva in borsa valori – si sono talmente rarefatti che non si può neanche parlare di crollo dei prezzi, ma di una situazione di sospensione (quella che la Consob non è riuscita a realizzare con prontezza tra il 9 ed il 14 Marzo per il mercato azionario) che ha di fatto congelato i prezzi ad un livello pre-Coronavirus, e solo quando le restrizioni saranno finite si potrà capire se le quotazioni dell’Arte saranno scese oppure, come si prevede per le opere di grandi artisti, avranno mantenuto una certa stabilità.

Quindi il mercato si è fermato del tutto? Ovviamente no, e l’offerta si sta adeguando alle circostanze. Artisti come Banksy, per esempio, fanno “smart working”. Costretto anche lui ad osservare la quarantena, il maggior esponente della street art – che ha fondato il suo mito artistico anche sulla segretezza della sua identità – ha deciso di valorizzare la sua abitazione disegnando i suoi ormai celebri ratti sulle pareti, maniglie e tavolette della toilette, ritratti mentre corrono su rotoli di carta igienica o sul tubetto del dentifricio. Una mossa di non poco conto, considerando che soltanto le decorazioni del suo bagno hanno fatto triplicare l’ipotetico prezzo di vendita del suo appartamento.

In generale, chi acquista opere d’arte o altri passion investment (mobili d’antiquariato e bottiglie di vino vintage) nell’80% dei casi è un collezionista appassionato, mentre il restante 20% desidera investire solo per interesse economico o per trovare un “rifugio” al patrimonio. Altro requisito è quello di avere patrimoni molto consistenti, ma chi li detiene, al momento, ha sospeso le proprie partecipazioni alle aste e alimenta il mercato “secondario” privato.

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Il valore delle opere scambiate nel mondo è arrivato, prima dello scoppio della pandemia, a 64 miliardi di dollari di valore, raggiunto anche grazie ai 1.000 scambi di opere dal prezzo superiore a due milioni di dollari. In Cina il mercato è cresciuto del 214% tra il 2009 e il 2014, ed era riuscito a superare gli Stati Uniti fino a quando il calo della borsa cinese ha permesso agli Usa di tornare ad essere primi in un mercato in cui un’opera d’arte dell’artista più famoso è considerata un trofeo. Ma adesso il mercato è pronto ad aprire agli acquirenti minori, perché le piattaforme affidabili di scambi online – così come le aste – si svilupperanno sempre di più ed i collezionisti interessati semplicemente all’aspetto economico (sono secondi solo al settore della gioielleria) hanno imparato a considerare l‘Arte come un prodotto “razionale” e non solo emozionale.

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In Italia i compratori rappresentano il 2% del mercato, e adesso in molti si avvicinano a questo mondo con disponibilità di poche migliaia di euro. Del resto, le occasioni per tutte le tasche non mancano, e Banksy stesso, nell’ottobre 2019, aveva aperto un temporary shop online mettendo in vendita su ordinazione (chiuse da tempo) una ventina di opere esposte anche nell’omonimo temporary shop allestito a Croydon (a sud di Londra). I prezzi erano assolutamente popolari: 10 sterline per le lattine di vernice spray o le tazze con vari disegni, 30 sterline per una t-shirt, 850 sterline per un giubbotto antiproiettile “John Bull” che riproduceva la bandiera dell’Inghilterra. Molte opere di Banksy possono essere tuttora acquistate online sui siti di gallerie e case d’asta, ma oggi i prezzi di una sua serigrafia in edizione limitata vengono dichiarati solo su espressa richiesta via mail.

Come per le opere d’arte più importanti, anche per quelle minori – e soprattutto per queste – vale il principio consigliato spesso dallo stesso Banksy: “comprate un’opera d’arte se vi piace, non solo perché pensate di poter fare un buon investimento”. Secondo il rapporto The art Market di UBS, il 31% delle opere scambiate nel mondo vale fino a 5.000 dollari, pertanto sembra che i piccoli risparmiatori si stiano avvicinando sempre di più a questo mercato, sviluppato anche dalle aste online. In Italia, per esempio, il 60% delle compravendite vede prezzi inferiori a 5.000 euro, specialmente per quanto riguarda le opere su carta di formato medio-piccolo che, secondo alcuni studi, possono avere una rivalutazione compresa tra il 10 ed il 15% annuo.

Affidandosi agli esperti, è bene “anticipare” il trend di alcuni artisti emergenti, per approfittare della crescita di valore che li accompagna nei primi 3-5 anni dalla loro “emersione”. Nel canale online, per esempio, le opere di artisti come il siciliano (ma milanese di adozione) Marco Fratini e la estone Elisaveta Sivas sono molto richieste.

Il primo è un pittore “espressionista metropolitano” che fonda la sua produzione sull’utilizzo esclusivo delle penne Bic di colore nero. I suoi primi disegni su “carta+Bic”, ognuno dei quali richiede un lungo lavoro manuale (tutti realizzati a mano, nessun processo di stampa e/o riproduzione in serie), venivano scambiati due anni fa a circa 600 euro, e cioè poco più del prezzo medio al pubblico praticato dall’artista; oggi, grazie alla scelta di produrre le sue opere solo su richiesta ed in numero limitato, queste passano di mano a non meno di 1.200 euro nel mercato secondario. 

La seconda è pittrice e ceramista a tutto tondo, proveniente da San Pietroburgo con un passaggio per qualche anno in Italia, presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. In pochi anni, il progetto artistico della Sivas è cresciuto contro ogni aspettativa, ed oggi è apprezzato in tutta Europa (dalla Germania all’Olanda, passando per Cipro e Italia), ma esistono ancora notevoli margini di apprezzamento per il valore delle sue opere, ancora sottovalutate in relazione alla sua capacità di espressione artistica. Le sue quotazioni, attualmente, vanno dai 1.500 euro ai 4.800 euro, a seconda dell’opera (scultura in ceramica o olio su tela), e sono molto richieste soprattutto in Nord Europa, dove prima della pandemia molte gallerie importanti stavano cominciando ad interessarsi alla produzione della Sivas.

La previsione/sensazione è che, ad emergenza finita, le opere di artisti come Fratini e la Sivas riceveranno ancora più attenzione da parte dei piccoli collezionisti, e finchè gli artisti minori non saranno inclini ad effettuare produzione in serie, è prevedibile che le loro quotazioni possano aumentare, grazie alla crescita della domanda di settore. 

Arte e Finanza, i gestori di fondi alla ricerca del valore. Come la logica di prodotto vanifica la ricerca di capolavori

Per trovare valore nell’Arte,  è fondamentale individuare solo gli artisti emergenti il cui grado di ricerca può confermare le aspettative future degli appassionati e del mercato. La Finanza sia al servizio dell’Arte (e non il contrario).

ll mercato dell’arte sembra ormai sempre più proiettato verso una evidente integrazione con i mercati finanziari e con i suoi maggiori players, interessati alle potenzialità delle opere d’arte ed ai loro margini di guadagno nel tempo. Secondo l’ultimo report di Deloitte, infatti, il valore totale degli asset in arte posseduti dai miliardari è di 1.712 miliardi di dollari, pari al 6% del totale dello stock di ricchezza. Eppure, l’adattabilità ai sistemi di finanza tradizionale di questo particolare settore – che più di tutti incarna il c.d. passion investment – non è affatto scontata, e sembra legata a doppio filo agli elementi “emozionali” che l’Arte, a differenze di azioni e obbligazioni, suscita nei suoi appassionati.

Fino ad un ventennio fa, l’acquisto di opere d’arte era una faccenda quasi esclusivamente privata, dovuta a motivazioni di natura estetica e, soprattutto, di status. Il valore economico-finanziario di un’opera aveva una importanza del tutto marginale. Successivamente, cominciarono a diffondersi alcune pubblicazioni che decantavano le sue qualità anti-cicliche, identificando il mercato dell’Arte come un contenitore ideale di scambi di beni rifugio, capaci di difendere il valore del patrimonio nei momenti di recessione (al pari dell’oro e dei diamanti).

Da lì in poi, quindi, un aumento vertiginoso degli acquisti e dei prezzi. Nel 2008, poi, il crollo del mercato finanziario ha generato una spinta notevole verso gli asset alternativi, portando alla ribalta anche gli scambi in altre categorie di passion investment (come le auto d’epoca ed i vini pregiati).

Ma i cambiamenti più profondi sono avvenuti nel meccanismo di attribuzione del valore. Prima del 2000, infatti, la consacrazione commerciale di un artista avveniva esclusivamente grazie al supporto indispensabile dello storico dell’arte o del critico prestigioso, e solo successivamente gli operatori commerciali e i collezionisti, insieme, ne permettevano gli scambi sul mercato; oggi, invece, è quasi sempre il mercato a influenzare le valutazioni dello storico dell’arte, nel senso che l’artista contemporaneo viene prima consacrato dagli operatori commerciali (che lo lanciano ad un certo livello di prezzo), e solo dopo , una volta “comprato”, egli riceve le attenzioni ed il riconoscimento artistico da parte dei musei o della gallerie più prestigiose.

Di conseguenza, artisti come Jeff Koons o Maurizio Cattelan sono nati letteralmente nelle fiere-mercato mondiali, e successivamente hanno avuto ingresso nei musei. Ma non è tutto. I gestori dei fondi specializzati in Arte stanno già strutturando i propri portafogli associando ai nomi dei “big” (Picasso, Monet etc) quelli di giovani artisti che, secondo i maggiori esperti, presentano margini di rendimento elevati. Una volta acquisite queste opere, i fondi avviano una gestione dei prestiti (lending) ai musei di tutto il mondo, condizionando il trasferimento dei capolavori all’esposizione delle opere delle giovani leve facenti parte del portafoglio, facendo in modo che il passaggio presso un museo di prestigio (o più musei nel corso dell’anno) determini una lievitazione del prezzo dell’artista.

Sembra un meccanismo facile, ma l’apparenza inganna; è fondamentale, infatti, individuare e proporre solo artisti emergenti il cui grado di ricerca artistica presenta caratteristiche tali da confermare le aspettative degli appassionati e rappresentare i futuri capolavori (per niente facile!).

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Con le dovute differenze, il meccanismo di formazione delle quotazioni descritto in precedenza per le opere d’arte somiglia moltissimo a quello che viene attuato nei mercati finanziari, allorquando un titolo azionario o obbligazionario viene immesso in un paniere/indice per la prima volta. Da quel momento, infatti, scatta un aumento della quotazione per via del fatto che sui titoli di quel paniere – che rappresenta un c.d. benchmark per il risparmio gestito – confluisce molta più liquidità in acquisto che su quelli che stanno al di fuori. Al contrario, quando un titolo esce fuori dal paniere-indice, perderà valore perché sarà scambiato (e apprezzato) di meno. Idem per le opere di un artista, se per loro sfortuna dovessero uscire dai “panieri” dei galleristi più autorevoli e dal giro dei musei.

Coloro che operano in finanza, oggi, sono abituati a trattare titoli di qualsivoglia tipologia e rischio, espressi sotto forma di un nome all’interno di una piattaforma telematica. Si tratta della c.d. “dematerializzazione”, che annulla del tutto l’elemento emozionale dettato dal possesso “immateriale” di una tale azione (es. Microsoft). Ebbene, se agli stessi operatori viene fornito il certificato rappresentativo di una singola azione, essi la possono “toccare con mano”, e provare la tipica emozione dettata dal possesso “fisico” del bene e dalla sua storia (non a caso le pareti degli uffici di molti consulenti finanziari sono tappezzate da antichi certificati di vecchie azioni, abbelliti da graziose cornici).

In ogni caso,  vendere e comprare in asta continua ad essere il mezzo più sicuro per investire. il “vecchio” meccanismo dell’asta, infatti, assicura che la formazione del prezzo di vendita sia l’autentico incrocio tra domanda e offerta, ed in più certifica la “storia” di un’opera (particolare fondamentale per i veri appassionati) e consente ai gestori di alimentare il portafoglio dei propri fondi. Arte e finanza, quindi, rappresentano due mondi  adesso ben integrati, ma è importante che la finanza sia a servizio dell’Arte, e non il contrario. In quest’ultimo caso, la seconda verrebbe relegata al rango inferiore di “prodotto vendibile”, determinando una selezione delle opere, da parte dei gestori dei fondi specializzati, basata essenzialmente sulla loro vendibilità e capacità di scambio sul mercato, e non sulle loro qualità artistiche immortali.

In questo consiste la logica finanziaria, che il mondo dei veri appassionati respinge con malcelato sdegno. Infatti, l’investimento in “arte vendibile” finirebbe con l’omologare sia la nuova produzione artistica sia il gusto del pubblico, togliendo spazio alle caratteristiche tipiche di ogni potenziale capolavoro: genio, racconto, capacità creativa, ma anche tracce delle circostanze storiche, culturali, sociali ed economiche dell’epoca in cui l’opera è stata concepita.

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Mondo dell’Arte al bivio: tecnologia e finanza “assediano” il mercato dei collezionisti

Con il supporto dell’information technology, la finanza preme per una maggiore regolamentazione del mercato dell’Arte, ma diversi ostacoli si frappongono alla sua “finanziarizzazione” 

La dodicesima edizione della “Art & Finance Conference”, organizzata da Deloitte e svoltasi lo scorso 14 ottobre nel Principato di Monaco, ha visto come protagonista assoluto il sesto Rapporto su arte e finanza redatto dalla stessa Deloitte con la collaborazione di ArtTactic, nota società di studi sul mercato dell’arte che utilizza le tecniche dell’analisi finanziaria per prestare consulenza in questo particolare settore.

Dal Rapporto emerge come quello dell’Arte sia sempre più un mercato dominato dai c.d. super-ricchi e da pochi autorevoli intermediari che lavorano con grande riservatezza e, conseguentemente, con scarsa trasparenza, in totale assenza di regole.

Questo contesto, però, è proprio l’architrave su cui si regge l’attuale modo di regolare gli scambi, e i “listini segreti” dei maggiori galleristi di ogni parte del mondo continuano a ad essere quello che, in ambito finanziario, è il mercato secondario.

Recentemente, l’agenzia Knight Frank (che cura l’aggiornamento dell’omonimo indice Knight Frank’s Luxury) ha stimato il valore totale degli asset in arte posseduti dai super-ricchi in 1.712 miliardi di dollari, pari al 6% del totale dello stock di ricchezza. Questo dato conferma come il mercato dell’arte dovrebbe crescere di pari passo con la concentrazione di ricchezza a favore dei miliardari del pianeta, riservando soltanto a loro la regolamentazione degli scambi su opere dal costo spesso inarrivabile anche per un facoltoso professionista. A questa visione ”conservatrice” si oppone il mondo della finanza, che alimenta le proprie aspettative di guadagno grazie alla convinzione che il mercato dell’arte, una volta sottratto dal monopolio dei super-ricchi, si riveli sottosviluppato in relazione alle sue potenzialità, e che la causa di questo sia da ricercare nel “mistero” che lo avvolge e nella scarsa trasparenza derivante dalla mancanza di regolamentazione.

Onestamente, è davvero difficile non intravedere una forzatura, strumentale agli interessi di chi progetta nuovi veicoli e strumenti finanziari, in questo tentativo di massificare il valore economico di un’opera d’arte.

Infatti, la circostanza che la singola opera di un artista non venga prodotta in serie (parliamo delle opere in senso stretto, eliminando le riproduzioni limitate come litografie ed altro, che non sono “Arte”) è un ostacolo grandissimo per le necessità di standardizzazione tipiche dei prodotti finanziari, creando al massimo le condizioni per un moderato sviluppo del mercato dei prestiti con arte come collaterale (il c.d. Art Lending). Per risolvere il problema, il rapporto Deloitte-ArtTactic  individua due possibili soluzioni; la prima è rappresentata dallo sviluppo di tecnologie, e la seconda dall’estensione al mercato dell’arte delle regole cui devono sottostare gli operatori finanziari. Relativamente al secondo aspetto, il mondo della finanza ripone grande fiducia nelle due direttive anti-riciclaggio imposte dall’UE ed estese, a partire dal 2020 e 2022, anche all’arte, sulla scorta del principio che una trasparenza obbligatoria possa permettere l’individuazione di operazioni di riciclaggio effettuate anche dalla criminalità organizzata. In realtà, la spinta più forte di questo aggiornamento normativo  è quella di ridurre lo svantaggio informativo attuale degli operatori finanziari, desiderosi di massificare il prodotto-arte, nei confronti degli operatori tradizionali (mercanti, galleristi e grandi collezionisti).

Maggiore interesse viene riposto da Deloitte nello sviluppo dell’Information Technology legata al mondo dell’arte, nella convinzione che l’iniezione di dosi massicce di tecnologia permetta finalmente di annullare le barriere all’ingresso che favoriscono oggi i tradizionali canali di business.

Sfortunatamente, la convinzione che la tecnologia porterà ad un mercato più regolamentato e trasparente si scontra con risultati opposti. Il mercato online, per esempio, è addirittura meno trasparente e verificabile di quello delle aste tradizionali.

Dal punto di vista prettamente finanziario, inoltre, i fondi d’investimento in arte possono considerarsi un esperimento fallimentare in termini di sviluppo e di raccolta, per cui la sensazione che si stia cercando di forzare un mercato fisiologicamente dedicato ai detentori di buoni (o grandi) mezzi finanziari rimane viva.

Nel frattempo, però, le mani della finanza si stanno comunque allungando sull’arte, che presto cambierà il proprio status tecnico: da mercato auto-regolato a mercato disciplinato da un regolatore esterno.

Non sappiamo cosa succederà in termini di scambi e di valore, ma è certo che anche i super-ricchi, detentori di grandi patrimoni artistici, dovranno rivedere già adesso parecchi aspetti legati alla gestione di ciò che possiedono.

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Investimenti Alternativi, quali sono quelli che hanno reso di più? Ce lo dice l’indice Knight Frank’s Luxury

Un benchmark per gli appassionati di tutto il mondo che amano investire in qualcosa che “si vede, si tocca, si annusa, si gusta”.

Dopo decenni di tassi generosi, ormai da qualche anno viviamo in un epoca di tassi negativi e di inflazione quasi nulla. Con l’allungarsi di questo scenario, gli investimenti alternativi hanno smesso di attirare solo i grandi detentori di patrimoni, diventando progressivamente materia di interesse generale per una clientela più diffusa (e ben patrimonializzata) e per molti consulenti patrimoniali.

Mercati come quello dell’Arte, degli orologi di prestigio e delle auto classiche stanno letteralmente spopolando tra la clientela upper affluent, e ad essi si affiancano altre categorie di investimenti (vino, champagne, whisky raro) che, oltre ad essere ancora più “alternativi”, sono, a detta degli appassionati, anche molto divertenti. A differenza di azioni, obbligazioni ed immobili, però, questi mercati sono alla ricerca di maggiore trasparenza e certezza delle quotazioni, e laddove le aste – che rappresentano il vero momento di mercato per queste categorie di beni – non riescono a dare una direzione costante per via della loro periodicità irregolare, interviene il Knight Frank’s Luxury Investment Index (KFLII), un indice che monitora le prestazioni di un paniere teorico di classi di attività da collezione, in cui ciascuna di esse viene ponderata in base alla sua importanza ed al suo valore all’interno del paniere.

Grazie a questo benhmark, siamo in grado di sapere che, per esempio, il Whisky Raro ha sovraperformato lo stesso indice con un rendimento del 40% nei 12 mesi precedenti all’ultimo trimestre del 2018, portando la performance del Rare Whisky ad un stratosferico +550% negli ultimi dieci anni.

Relativamente al whisky raro, in particolare, l’indice Knight Frank Rare Whisky 100 è composto dalle quotazioni di 100 bottiglie del rare whisky scozzese più desiderato al mondo, i cui prezzi reali vengono monitorati regolarmente nelle aste nel Regno Unito. A novembre 2018, ad esempio, una bottiglia unica di The Macallan 1926 Peter Blake, dipinta a mano dall’artista irlandese Michael Dillon, è stata venduta per una cifra record di 1,2 milioni di sterline, facendo schizzare in avanti il rendimento complessivo del comparto.

Come per il mercato dell’Arte, l’aumento così sostenuto del “rare” è stato guidato dalla domanda proveniente dal mercato asiatico. Secondo lo Scotch Whisky Association, le vendite di rare whisky scozzese in India, Cina e Singapore sono aumentate rispettivamente del 44%, 35% e 24% nel 2018, con i single malt che rappresentano quasi il 30% delle esportazioni scozzesi totali. Inoltre, il luxury rare whisky sta trainando il mercato delle bottiglie “rare vintage” (meno preziose dei rare luxury ma di gran valore), le quali hanno beneficiato di una crescita straordinaria negli ultimi dieci anni, sia in termini di volume scambiati sia in termini di valore.

La chiave di volta della crescita sostenuta di questa classe di attività, così come delle altre appartenenti all’universo degli “alternatives”, è la passione che gli acquirenti di tutto il mondo condividono nell’investire in qualcosa che “si vede, si tocca, si annusa, si gusta”. Secondo Andrew Shirley, redattore di The Wealth Report e del Knight Frank Luxury Investment Index, la straordinaria crescita dei prezzi dei rari whisky single malt mostra che l’appetito degli investitori per le classi di attività alternative rimane forte, soprattutto tra quelli con un patrimonio netto elevato. Contestualmente, però, stiamo assistendo a un rallentamento della crescita per le auto classiche, che avevano registrato prestazioni straordinariamente forti negli anni precedenti (fino al 2017). Ciò è certamente dovuto al rallentamento dell’attività degli investitori speculativi ed al ritorno nel mercato dei veri collezionisti, i quali fanno prevalere l’elemento emozionale su quello del profitto a tutti i costi.

In ogni caso, negli ultimi anni tutte queste classi di investimenti alternativi hanno sovraperformato rispetto alle azioni e alle obbligazioni. In particolare, il rapporto sulle auto classiche pubblicato da Knight Frank rivela che, nonostante la fortissima crescita degli anni precedenti (+258% dal 2009), il mercato di nicchia delle auto classiche rimane solido e la prospettiva a lungo termine rimane molto forte, poiché l’offerta è ampiamente fissa e la domanda continua ad espandersi sia geograficamente che demograficamente. Allo stesso modo, il segmento dell’arte rimane il “principe ereditario” degli investimenti da collezione, grazie ad una sorprendente crescita a due cifre (+25% negli ultimi 12 mesi).

Analizzando l’indice KFLII, la crescita del 40% raggiunta dal rare whisky è seguita da quella delle monete, con una performance annuale del 12%, dal vino e dalle opere d’arte (questi ultimi due con una crescita del 9%). Un po’ più in basso gli orologi di lusso (+5% in 12 mesi), le auto d’epoca (+2%) e l’antiquariato (+1%), quest’ultimo a picco (-32%) negli ultimi 10 anni.

Ai fini comparativi, il KFLII nel suo complesso performa bene anche rispetto all’oro, che lo supera negli ultimi 12 mesi (+26%) ma va sotto negli ultimi dieci anni (+89% contro un robusto +161% del KFLII).

In definitiva, gli investimenti alternativi vengono giustamente considerati il ​​massimo in termini di divertimento o emozione, e non è raro incontrare investitori che dedicano al settore del passion investment anche il 70-80% del proprio patrimonio, relegando ad una percentuale quasi marginale le attività liquide.

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