Giugno 7, 2026
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Arte digitale e mercato degli NFT, una crescita da capogiro

Dalle vendite per 12,1 milioni di euro nel 2020, l’anno scorso il mercato degli NFT ha raggiunto la cifra record di 9,4 miliardi di euro solo nel terzo trimestre. Le case d’asta sempre più a caccia di artisti digitali e pronte ad organizzare aste interamente dedicate agli NFT.

Di Alessio Cardinale

Da quando a marzo del 2021 “Everydays – The First 5000 Days”, opera interamente digitale dell’artista americano che si fa chiamare Beeple, è stata battuta al prezzo record di 69 milioni dollari da Christie’s, la storia dell’arte digitale ha segnato un punto di svolta irreversibile, proiettando il mercato delle opere d’arte “non fungible token” (NFT) verso vette difficilmente ipotizzabili anche due soli anni prima. Poche settimane dopo, Jack Dorsey (cofondatore di Twitter) ha ceduto il suo primo tweet per $ 2,9 milioni. Sono bastate queste due operazioni perché le opere d’arte digitale, la cui autenticità è garantita da un NFT, venissero lanciate all’attenzione di galleristi e artisti emergenti, suscitando anche forte curiosità nel mercato di sbocco degli investitori.

Cos’è un NFT? Si tratta di un certificato crittografato registrato su tecnologia blockchain; più in dettaglio uno strumento NFT è una riga di codice incorporata in un singolo oggetto elettronico che garantisce la proprietà dell’opera. A differenza di un Bitcoin, per esempio, che è intercambiabile come ogni moneta di scambio, un NFT non è, appunto, “fungibile”, poiché unico e irripetibile: è possibile scambiare una moneta (o un Bitcoin) con un altra, ma ciò non può avvenire con gli oggetti non fungibili come un’opera d’arte o un terreno edificabile, la cui proprietà può essere documentata con atti o certificati notarili. Pertanto, un NFT dimostra la prova di possesso di un’opera digitale, ed è proprio quello che mancava sia agli artisti digitali per assicurare agli investitori l’unicità e autenticità delle proprie opere, sia al mercato.

Un altro vantaggio degli NFT è quello di permettere agli artisti di conservare il copyright dell’opera, continuando a percepire entrate economiche grazie alle royalties incassate ogni qual volta l’opera d’arte viene venduta, all’atto di ogni passaggio di mano. Oggettivamente, questo elemento di grande novità è impossibile da attuare con l’arte tradizionale, e fa degli NFT una opportunità assoluta per le case d’asta, che includono nei loro cataloghi sempre più artisti digitali e organizzano aste interamente dedicate agli NFT. E così, dopo la crescita vertiginosa del 2021 (9,4 miliardi di euro, dato ancora da aggiornare in aumento), adesso anche numerosi artisti tradizionali sperimentano la propria arte con gli NFT, che vengono acquistate perfino da importanti musei (come l’Ermitage e gli Uffizi, per esempio). A questi si aggiungono le gallerie che si sono lanciate nell’investimento primario nella Crypto Art, che assicura margini elevatissimi ma a fronte di un livello di rischio molto più elevato.

Sebbene il contenuto tecnologico-digitale abbia permesso lo sviluppo di questo strumento, le dinamiche di mercato sono esattamente le stesse di quelle dell’arte tradizionale. Pertanto, per stabilire il valore di un’opera digitale ciò che conta è il contenuto artistico dell’opera, la sensibilità dell’artista nel descrivere e sintetizzare emozioni attraverso l’uso della qualità tecnica. Il resto, come in ogni opera d’arte, lo fa anche il posizionamento del lavoro all’interno del contesto della storia dell’arte (in questo caso dell’arte digitale) e il consenso dell’ambiente artistico, composto da altri artisti, galleristi, collezionisti e case d’aste. A differenze delle opere tradizionali, però, nel caso dell’arte digitale molti artisti possono usare direttamente gli NFT – che sono strumenti accessibili e commercialmente “democratici” – per vendere in sicurezza e autonomia il proprio lavoro, senza la presenza di intermediari e gallerie, aumentando il margine di utile personale o posizionandosi in una fascia di prezzo che assicuri maggiore attrattività per gli investitori.

Tuttavia, proprio questa caratteristica ha fatto sì che artisti e galleristi non esperti del mondo digitale abbiano cominciato a comprare NFT senza avere l’esperienza adatta a valutare una forma d’arte così nuova, e gli investitori che si sono avvicinati senza la sufficiente razionalità, spinti esclusivamente dall’euforia, hanno iniziato a comprare seguendo le case d’aste e le gallerie nel momento in cui queste hanno messo in vendita i loro NFT, scambiandolo per un segnale d’acquisto “a qualunque costo”. Non appena si sono aggiunti i collezionisti – anche loro in vena di comprare senza raziocinio – i prezzi degli NFT sono schizzati alle stelle senza apparente giustificazione, in completa analogia con il primo periodo delle azioni “dotcom”, che tra il 1997 ed il 2000 alimentarono la bolla finanziaria della c.d. New Economy.  Infatti, le vendite di NFT sono passate da 12,1 milioni di euro del 2020 alla cifra record di 9,4 miliardi di euro solo nel terzo trimestre 2020. 

Per diventare dei veri e propri status symbol, gli NFT devono poter essere mostrati (senza la sua esposizione al pubblico, nessuno status symbol diviene veramente tale). Grazie alla nuova tecnologia di Samsung, chiamata NFT Aggregation Platform, i possessori delle Smart Tv dell’omonima azienda coreana potranno aggiungere le opere digitali alla collezione personale che farà da sfondo ai televisori quando non vengono utilizzati, oppure dedicare le proprie Smart Tv esclusivamente alla loro esposizione a parete (non solo come un semplice screen saver), trasformandosi in un quadro scorrevole che mostra le opere d’arte non fungible token possedute.  Si può scegliere anche la cornice digitale tra una serie di opzioni, per la cronaca.

Auto d’epoca, come acquistare online e agganciarsi al mercato. In arrivo i fondi specializzati

Con lo scoppio della pandemia, la partecipazione alle aste d’auto d’epoca online è diventata immediatamente l’unica strada per tenere collezionisti e appassionati  in contatto con il mercato e con le migliori opportunità del momento.

Diversificare il proprio patrimonio investendo in auto d’epoca non è più una prerogativa per pochi “eletti”, ed oggi il settore riceve molte attenzioni anche dagli investitori medio-piccoli. Naturalmente, con l’esplosione della pandemia è venuto meno uno degli elementi più distintivi di chi è accomunato da questa passione, e cioè le occasioni di socializzazione (raduni, esposizioni, aste pubbliche), ma il mercato è rimasto vivo grazie alle aste online, per mezzo delle quali sono stati messi a segno, anche nel corso del 2020, dei “colpi” notevoli.

La partecipazione ad un’asta online di auto d’epoca – ed in generale, a qualunque asta – richiede programmazione ed organizzazione. Bisogna avere un budget massimo, essere pronti ad eventuali rilanci degli altri compratori e informarsi in anticipo sugli esemplari in vendita, tra i quali potrebbe esserci quello da voi giudicato imperdibile.

I collezionisti non di primo pelo sanno che l’informazione, nelle aste, è tutto. Pertanto, è bene percorrere a ritroso le aste già avvenute, e capire l’andamento delle quotazioni relative alle auto che vi interessano di più e che saranno presenti all’asta online a cui intendete partecipare. Trovare queste informazioni non è difficile, perché le case d’asta le conservano online per molto tempo.

Oltre alle aste di auto d’epoca di lusso organizzate dalle più importanti case d’asta del mondo, esistono anche quelle giudiziarie di veicoli oggetto di sequestro. Per questo tipo di asta, però, non si potrà fare affidamento sulle reali condizioni dell’auto, che potrebbe essere danneggiata e richiedere numerosi interventi di restauro.

Relativamente ai luoghi virtuali di svolgimento delle aste, i dati del Country Report 2020 di Catawiki (la piattaforma online leader in Europa per oggetti speciali) ci dicono che più di 45.000 venditori unici, solo in Italia, hanno proposto nella piattaforma oltre 900.000 oggetti, ricavando circa 80 milioni di euro (+35% rispetto al 2019). Tra questi, numerosissime le auto d’epoca, che hanno realizzato una fetta importante delle vendite.

Altri siti importanti sono quello di Ebay, ma i più rinomati sono una diretta emanazione delle case d’asta non virtuali che, a causa della pandemia, si sono semplicemente adattate alle circostanze, in attesa di tornare alla normalità. Il sito di RM Sothesby’s, per esempio, è quello di una casa d’aste tra le più prestigiose, che si occupa di auto d’epoca provenienti da tutto il mondo e organizza ogni anno le celebri aste di Monterey e Londra. Anche Silverstone Auctions, altra casa d’aste importantissima, organizza eventi in versione online come il Silverstone Classic Sales. Artcurial, poi, organizza eventi del calibro del Salone di auto d’Epoca Retromobile, che si svolge a Parigi, e di Le Mans Classic, che si svolge nella città sede della storica 24 ore.

Collecting Cars, invece, è una piattaforma inglese di aste online per auto d’epoca, da collezione e sportive che si sta lanciando anche in tutta Europa e che si concentra sul mercato locale, consentendo di vendere ad offerenti che possono trovarsi a migliaia di km di distanza dal compratore. L’asta di Febbraio, per esempio, ha visto l’aggiudicazione di una Aston Martin V8 Volante Zagato del 1989, battuta a 170.000 euro. La piattaforma di Collecting Cars conta già oltre26.000 utenti registrati da più di 60 paesi, e dalla data del lancio (Giugno 2019) ha venduto oltre 1.700 lotti per un valore di circa 64 milioni di euro.

Mentre il settore delle aste online si “globalizza” ogni giorno di più (Collecting Cars ha aperto uffici in Germania e Australia), il mondo della finanza si avvicina alle auto d’epoca progettando servizi specifici. Il gruppo finanziario svizzero Hetica ha lanciato recentemente un fondo per le auto d’epoca, sulla scorta di una crescita costante di valore nel lungo periodo che non sembra avere risentito in modo serio della pandemia. L’Hetica Klassik Fund, con sede a Zurigo, a breve sarà acquistabile tramite certificati quotati alla Borsa di Francoforte, ognuno dal valore nominale di 10mila euro. 

A Lugano, in particolare, è stato predisposto un caveau-garage ad alta tecnologia, ben sorvegliato, climatizzato e dotato di controllo dell’umidità, dove le vetture acquistate dai gestori del fondo verranno custodite e mantenute, per poi essere messe in vendita, in caso di plusvalenza, in occasione delle aste internazionali. Il prezzo di acquisto di ciascuna vettura, nelle intenzioni dei gestori, sarà compreso tra 30mila euro e 6 milioni di euro.

Investimenti alternativi. Il mercato delle opere d’arte, tra mecenatismo e ricerca del profitto

Risulta difficile parlare di mercato dell’Arte senza comprenderne il funzionamento. I meccanismi di quotazione di una opera d’arte sono il risultato di una serie di attività collaterali più importanti delle stesse fasi di produzione, immissione nel mercato e distribuzione.

Nel mercato dell’Arte esiste un fiorente Mercato Primario, nel quale operano galleristi e collezionisti di opere nuove e mai vendute, ed un Mercato Secondario, composto da gallerie nazionali ed internazionali, case d’asta, nel quale le opere vengono rivendute per la prima volta permettendo ai galleristi del Mercato Primario di realizzare un profitto.

Sono diverse le analogie tra il mercato dell’Arte e quello di altri settori dei c.d. investimenti alternativi (auto d’epoca, orologi di pregio, rare wisky, etc), in quanto il modus operandi dei collezionisti si svolge quasi sempre in due fasi: quella dell’accumulo e quella della vendita (o dello scambio). Nessuno di questi collezionisti, infatti, si priverà mai di tutti gli esemplari, e finirà per venderli solo se troverà il “pezzo rarissimo” dei propri sogni. Ma anche in quest’ultimo caso, privarsi di tutti i pezzi di valore per ottenerne uno solo di grandissimo pregio non rientra nel DNA del collezionista, il quale non riesce a staccarsi mai del tutto dalla fase di accumulo e dal sogno di possedere un “contenitore” con molti esemplari da ammirare, per esempio, nella propria pinacoteca personale o nel garage di auto d’epoca super-attrezzato.

Relativamente alle opere d’arte, in particolare, l’orizzonte temporale è più lungo della maggior parte degli investimenti alternativi, ed il rendimento medio è stato elevato nel tempo, attraversando due serie storiche ben distinte. La prima, lunghissima (dal 1900 al 1980 circa) ha garantito agli investitori – un segmento di elìte, in un mercato per pochi – un rendimento medio annuo del  17%. Nella seconda (dal 1980 ad oggi), caratterizzata dalla espansione del numero di collezionisti conseguente all’allargamento della fascia di “nuovi ricchi”, il rendimento è stato anche superiore.

Risulta difficile parlare di “mercato dell’Arte” senza comprenderne il funzionamento. I meccanismi di quotazione di una opera d’arte sono il risultato di una serie di attività collaterali più importanti delle stesse fasi di produzione, immissione nel mercato e distribuzione. Infatti, un lavoro artistico necessita di una intensa attività di propaganda, pubbliche relazioni e mecenatismo che, fatte salve le differenze nel tempo nel numero e nelle tipologie di collezionisti, non è mai cambiata fin dal Rinascimento. Molto semplicemente, le funzioni svolte bei secoli scorsi dai nobili e dai regnanti – il c.d. “endorsement” – che patrocinavano gli artisti emergenti, oggi vengono svolte dai grandi galleristi e dai fondi specializzati che operano nel Mercato Primario, all’interno del quale le opere dei giovani artisti più promettenti vengono messe in vendita per la prima volta e ricevono la loro quotazione iniziale.

Il Mercato Primario non ha solo la funzione di fissare il primo prezzo. Infatti, il rapporto molto stretto con gli artisti, di cui godono i galleristi, permette di far crescere artisticamente gli autori, e di indirizzare l’offerta primaria di opere da immettere nel Mercato Secondario attraverso una attenta selezione, dopo la quale i lavori vengono esposti in galleria per poter iniziare la promozione vera e propria. Chi opera nel Mercato Primario, pertanto, effettua un investimento importante sui nuovi talenti. Il gallerista, infatti, oltre a pagare direttamente l’artista si occupa di promuoverlo con una impegnativa – anche economicamente – attività di marketing e di comunicazione al fine di arrivare al “cuore” del mercato, e cioè ai critici, ai curatori di collezioni private o di musei, alle gallerie, ai collezionisti ed al pubblico.

In sintesi, spetta al gallerista decidere quali artisti verranno esposti e quali no, e ciò determina una relazione molto stretta tra lui e l’artista, come una sorta di “società artistica” – qualcuno la chiama “joint-venture artistica” – nella quale vige una forte collaborazione.

Sebbene il sogno di ogni artista sia quello di ricevere le attenzioni dei galleristi che operano a livello internazionale, è molto più frequente che il primo mecenate sia un gallerista che opera a livello locale o, al più nazionale. Esiste, infatti, una segmentazione delle gallerie alla quale corrisponde una scala di importanza e, naturalmente, di prezzo medio. I galleristi che si occupano di artisti emergenti, per esempio, si rivolgono ad una clientela con disponibilità economiche limitate o meno incline a spendere grandi cifre per via del futuro incerto dell’artista.

Le dimensioni delle gallerie, inoltre, rappresentano i gradi di crescita del valore economico dell’artista e gli stadi della sua affermazione all’interno del mercato dell’Arte: quando egli approderà ad una galleria internazionale, la sua fama sarà ormai consolidata, ed il valore delle proprie opere salirà fino a stabilizzarsi nella fascia alta di mercato.

In questo particolare momento storico, nel quale il mercato dell’Arte ha mostrato di essere vivo nonostante gli effetti della pandemia, il Mercato Primario è caratterizzato da un eccesso di offerta “in magazzino” determinata dalla necessità dei grandi galleristi di rinviare il lancio degli artisti – emergenti e non – ad un momento più propizio. Il canale online, infatti, se da un lato consente di tenere vivo il circuito di scambi e di aste su opere già esistenti e su artisti già affermati sul Mercato Secondario, richiede una profonda riorganizzazione del Mercato Primario che è ancora in corso. Inoltre, se durante la prima serie storica del mercato (1900-1980) la crescita degli artisti avveniva più lentamente – partiva dalla valorizzazione culturale delle opere e solo in un secondo momento arrivava a quella economica – negli ultimi quaranta anni, e soprattutto negli ultimi venti, il meccanismo di valorizzazione ha subito una drastica accelerazione, con artisti che bruciano le tappe e fanno carriere fulminanti per poi cadere, insieme alle proprie quotazioni, in un tempo altrettanto rapido.

Questo succede perché “l’elemento mercato” oggi predomina su quello artistico e lo condiziona pesantemente, all’interno di un sistema che richiede continuamente nuovi artisti su cui puntare. Pertanto, oggi è più difficile individuare gli artisti più validi, il cui successo non sia semplicemente transitorio e consenta a chi acquista nel Mercato Secondario – in particolare nella case d’asta – un investimento profittevole nel lungo periodo.

Il mercato dell’Arte, conosciamolo da vicino. I vari passaggi dal “produttore” al “consumatore”

Un mercato in rapida ascesa ma ancora privo di regole fisse. Eppure, le sue caratteristiche non sono molto diverse da quelle presenti nei mercati regolamentati.

Come qualunque mercato di beni di consumo (da quello alimentare a quello automobilistico), anche il mercato dell’Arte funziona attraverso diversi “passaggi” nella catena distributiva, attraverso i quali le opere arrivano al “consumatore” finale, che coincide con un collezionista o con un museo.

A monte di tutto, abbiamo due segmenti fondamentali: il Mercato Primario e quello Secondario.

Nel Mercato Primario, le opere nuove vengono proposte per la prima volta ai collezionisti di qualunque tipologia (privati e pubblici) e ai mercanti d’arte, i quali acquistano i lavori direttamente da un artista o dalle gallerie dove egli espone in esclusiva. Nel Mercato Secondario, invece, le opere vengono rivendute, scontando così il primo “passaggio” nella formazione dei prezzi, ed entrano nel possesso delle case d’asta o delle maggiori gallerie specializzate, le quali insieme costituiscono una sorta di “borsa valori” degli artisti contemporanei e non.

Nel Mercato Secondario, inoltre, i prezzi sono più trasparenti, mentre in quello Primario (definito “opaco”) non è facile determinare il costo di un’opera in vendita, perchè i prezzi tengono conto dei fattori interni alle opere  (es. l’autore, il soggetto, le dimensioni, la tecnica, il formato, il “periodo artistico”, lo stato di conservazione) e dei fattori esterni (pubblicazioni, mostre, provenienza, moda del momento, mercato di riferimento, reputazione dell’artista).

La reputazione, in particolare, sembra essere il principale fattore che guida le aspettative dei collezionisti e il loro gusto personale. Infatti, il legame emotivo che si stabilisce con l’opera determina principalmente il suo valore, mentre i fattori relativi al mercato o ai risultati d’asta sono criteri di valutazione meno importanti ma costituiscono comunque dei passaggi obbligati nella formazione del prezzo.

La valutazione di un’opera, però, varia molto a seconda che si prendano in considerazione i soli collezionisti, i galleristi e i mercanti o le case d’asta.

Per i collezionisti i criteri fondamentali sono l’originalità e la capacità di un’opera di creare un legame emotivo, per i galleristi e i mercanti la reputazione e la vita dell’artista è il criterio fondamentale, seguito dall’originalità del lavoro e dal suo posizionamento di mercato. Per le case d’asta, infine, contano solo i risultati d’asta e il valore di mercato di un artista.

Secondo una recente ricerca elaborata su un campione significativo di collezionisti, i fattori che determinano la scelta di comprare o meno un’opera d’arte sono, in percentuale decrescente:

– Qualità del lavoro (57%)

– Prezzo (25%)

– Reputazione (18%)

Inoltre, anche la galleria di riferimento e la sua storia risultano essere fattori importanti per determinare una decisione d’acquisto.

Quanto detto finora ci fa capire come il prezzo di un’opera non coincida con il “valore” che ognuno le attribuisce. Ma è davvero così difficile determinare una regola, uguale per tutti, utile a determinare un prezzo trasparente?

Per quanto riguarda, ad esempio, il classico “olio su tela”, gli esperti la identificano in una equazione molto semplice:

PREZZO = [(base + altezza) * X] *10 

Dove per X si intende un coefficiente variabile, ossia un numero attribuito all’artista e deciso all’interno del Mercato Primario e/o secondo gli accordi con il proprio gallerista.

Per determinare questo coefficiente ci si basa sul curriculum dell’artista (partecipazione a mostre collettive o personali, eventuali premi vinti, pubblicazioni o acquisizioni da parte di musei etc)

A ben vedere, se la formula di cui sopra venisse accettata universalmente, il mercato potrebbe essere regolato in modo più trasparente sulla base della tipologia di opera (olio su tela, pittura su carta, scultura, opera multipla, fotografia etc) e dell’unica vera variabile, quella del coefficiente di valutazione personale dell’artista. Infatti, questo parametro (come tutti i titoli di borsa), è suscettibile di variazione nel tempo: un giovane artista presente nella sua prima galleria partirà da un coefficiente pari a 1 nel calcolo del prezzo al pubblico, ma il gallerista lo acquisterà ad un prezzo inferiore a quello determinato dalla formula, per poter coprire i costi di promozione e di esposizione, e per realizzare un utile significativo.

Il coefficiente comincerà a salire di valore solo quando i prezzi di quell’artista troveranno conferme in altre gallerie del Mercato Secondario, dove gli acquisti effettuati da altri collezionisti determineranno una maggior richiesta per  mostre o fiere e, in definitiva, la costruzione del curriculum dell’artista.

Col passare del tempo, l’interesse per il suo lavoro crescerà insieme al progredire del suo curriculum, e con essi il coefficiente valutativo.

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