Aprile 18, 2026
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Il 18 Giugno l’edizione annuale di OIM21, il web talk di Deloitte su Fintech e Wealthtech

Il convegno è riservato a chi opera nel mondo della finanza o in quello accademico, ed è necessaria l’iscrizione e l’invito. Un web-content che si sviluppa attraverso il tema “Ci aspetta un futuro post-dollaro, in cui la finanza decentralizzata giocherà un ruolo strategico?”   

Il prossimo 18 Giugno alle ore 15.30 (termine previsto per le 17.30) Deloitte organizza e svolge, in collaborazione con SIAT ed in modalità virtuale/digitale, il webtalk  dal titolo “OIM21. Third Edition of Investment Management Observatory Symposium”, che avrà in agenda un aggiornamento sul mondo fintech/wealthtech.

Il convegno è riservato a chi opera nel mondo della finanza (tradizionale, centralizzata o decentralizzata) o in quello accademico (docenti, ricercatori, studenti), e la partecipazione è possibile esclusivamente su invito.

Si tratta di un web-content creato “da colleghi per colleghi” (C2C), senza alcun fine commerciale, e si sviluppa attraverso due tavole rotonde sul tema “Ci aspetta un futuro post-dollaro, in cui la finanza decentralizzata giocherà un ruolo strategico?”. La prima Tavola vedrà interventi di alcuni esperti proprio sul tema della finanza decentralizzata, mentre la seconda sarà maggiormente focalizzata sulla finanza tradizionale, con il punto di vista dei portfolio manager su come si sviluppano le preferenze degli utenti, sul perché vengono prese determinate scelte e su come viene percepito il rischio nelle nuove generazioni.

Oltre all’analisi dei futuri scenari dell’Asset and Wealth Management per i prossimi anni, nel corso del convengo si discuterà della crescente importanza della tecnologia blockchain. Infatti, mentre gli Stati Uniti sembrano intenzionati ad approfondirne il framework regolatorio, l’86% delle Banche centrali ha un progetto legato a una propria digital currency, e altre realtà (finanziarie e non) hanno deciso di inserire le cryptocurrency nelle proprie strategie per il futuro.

Approfondiranno le tematiche gli interventi di:

Luca Anzola, Head of Multimanager and Alternative Investment Fideuram
Alessandro Bertirotti, Docente Universidad Externado di Bogotà
Paolo Biamino, Portfolio Manager Euromobiliare Asset Management SGR
Luca Boiardi, CEO The Crypto Gateway
Davide Bulgarelli, Presidente SIAT
Davide Capoti, CEO Rocket Capital Investment
Alessandra Ceriani, FSI Consulting Leader Deloitte
Paolo Gianturco, Business Operations & FinTech Leader Deloitte
Laura Grassi, Responsabile dell’Osservatorio FinTech Politecnico di Milano
Manuela Maccia, Chief Investment Officer BNL-BNP Paribas
Marco Mione, FinTech Team Manager Deloitte & Vice Presidente SIAT
Marco Piovesan, Professore University of Copenaghen

Chi vorrà iscriversi e richiedere l’invito potrà collegarsi a questo link.

Mondo dell’Arte al bivio: tecnologia e finanza “assediano” il mercato dei collezionisti

Con il supporto dell’information technology, la finanza preme per una maggiore regolamentazione del mercato dell’Arte, ma diversi ostacoli si frappongono alla sua “finanziarizzazione” 

La dodicesima edizione della “Art & Finance Conference”, organizzata da Deloitte e svoltasi lo scorso 14 ottobre nel Principato di Monaco, ha visto come protagonista assoluto il sesto Rapporto su arte e finanza redatto dalla stessa Deloitte con la collaborazione di ArtTactic, nota società di studi sul mercato dell’arte che utilizza le tecniche dell’analisi finanziaria per prestare consulenza in questo particolare settore.

Dal Rapporto emerge come quello dell’Arte sia sempre più un mercato dominato dai c.d. super-ricchi e da pochi autorevoli intermediari che lavorano con grande riservatezza e, conseguentemente, con scarsa trasparenza, in totale assenza di regole.

Questo contesto, però, è proprio l’architrave su cui si regge l’attuale modo di regolare gli scambi, e i “listini segreti” dei maggiori galleristi di ogni parte del mondo continuano a ad essere quello che, in ambito finanziario, è il mercato secondario.

Recentemente, l’agenzia Knight Frank (che cura l’aggiornamento dell’omonimo indice Knight Frank’s Luxury) ha stimato il valore totale degli asset in arte posseduti dai super-ricchi in 1.712 miliardi di dollari, pari al 6% del totale dello stock di ricchezza. Questo dato conferma come il mercato dell’arte dovrebbe crescere di pari passo con la concentrazione di ricchezza a favore dei miliardari del pianeta, riservando soltanto a loro la regolamentazione degli scambi su opere dal costo spesso inarrivabile anche per un facoltoso professionista. A questa visione ”conservatrice” si oppone il mondo della finanza, che alimenta le proprie aspettative di guadagno grazie alla convinzione che il mercato dell’arte, una volta sottratto dal monopolio dei super-ricchi, si riveli sottosviluppato in relazione alle sue potenzialità, e che la causa di questo sia da ricercare nel “mistero” che lo avvolge e nella scarsa trasparenza derivante dalla mancanza di regolamentazione.

Onestamente, è davvero difficile non intravedere una forzatura, strumentale agli interessi di chi progetta nuovi veicoli e strumenti finanziari, in questo tentativo di massificare il valore economico di un’opera d’arte.

Infatti, la circostanza che la singola opera di un artista non venga prodotta in serie (parliamo delle opere in senso stretto, eliminando le riproduzioni limitate come litografie ed altro, che non sono “Arte”) è un ostacolo grandissimo per le necessità di standardizzazione tipiche dei prodotti finanziari, creando al massimo le condizioni per un moderato sviluppo del mercato dei prestiti con arte come collaterale (il c.d. Art Lending). Per risolvere il problema, il rapporto Deloitte-ArtTactic  individua due possibili soluzioni; la prima è rappresentata dallo sviluppo di tecnologie, e la seconda dall’estensione al mercato dell’arte delle regole cui devono sottostare gli operatori finanziari. Relativamente al secondo aspetto, il mondo della finanza ripone grande fiducia nelle due direttive anti-riciclaggio imposte dall’UE ed estese, a partire dal 2020 e 2022, anche all’arte, sulla scorta del principio che una trasparenza obbligatoria possa permettere l’individuazione di operazioni di riciclaggio effettuate anche dalla criminalità organizzata. In realtà, la spinta più forte di questo aggiornamento normativo  è quella di ridurre lo svantaggio informativo attuale degli operatori finanziari, desiderosi di massificare il prodotto-arte, nei confronti degli operatori tradizionali (mercanti, galleristi e grandi collezionisti).

Maggiore interesse viene riposto da Deloitte nello sviluppo dell’Information Technology legata al mondo dell’arte, nella convinzione che l’iniezione di dosi massicce di tecnologia permetta finalmente di annullare le barriere all’ingresso che favoriscono oggi i tradizionali canali di business.

Sfortunatamente, la convinzione che la tecnologia porterà ad un mercato più regolamentato e trasparente si scontra con risultati opposti. Il mercato online, per esempio, è addirittura meno trasparente e verificabile di quello delle aste tradizionali.

Dal punto di vista prettamente finanziario, inoltre, i fondi d’investimento in arte possono considerarsi un esperimento fallimentare in termini di sviluppo e di raccolta, per cui la sensazione che si stia cercando di forzare un mercato fisiologicamente dedicato ai detentori di buoni (o grandi) mezzi finanziari rimane viva.

Nel frattempo, però, le mani della finanza si stanno comunque allungando sull’arte, che presto cambierà il proprio status tecnico: da mercato auto-regolato a mercato disciplinato da un regolatore esterno.

Non sappiamo cosa succederà in termini di scambi e di valore, ma è certo che anche i super-ricchi, detentori di grandi patrimoni artistici, dovranno rivedere già adesso parecchi aspetti legati alla gestione di ciò che possiedono.

Se hai trovato utile questo articolo forse potrebbe interessarti sapere come tutelare il tuo patrimonio artistico dagli attacchi esterni

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Buona lettura !