Giugno 7, 2026
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Ethenea: mercato dell’energia sotto pressione

I prezzi del gas e dell’elettricità stanno raggiungendo livelli record, non solo in Europa. Che impatto ha questo sui mercati finanziari? Ci sono ancora interessanti opportunità d’investimento nel settore energetico?     

Il recente aumento dell’energia porterà inevitabilmente a un ulteriore aumento dell’inflazione. Tuttavia, le banche centrali di tutto il mondo non sembrano essere preoccupate della situazione. Sostengono che gli attuali picchi d’inflazione siano solo temporanei. “Per la politica monetaria, superare il crollo dell’occupazione e dell’attività economica causato dalla pandemia da coronavirus rappresenta in questo momento la priorità”, afferma Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager presso Ethenea. “Pertanto al momento, gli alti costi dell’energia dovrebbero incidere limitatamente nelle decisioni delle banche centrali relative ai tassi d’interesse”.

L’inflazione e l’andamento dei tassi d’interesse delle banche centrali sono solo un fattore tra i tanti di cui tener conto nel determinare l’andamento dei rendimenti delle obbligazioni a lungo termine, aggiunge. Un aumento dei tassi d’interesse a lungo termine, ad esempio per i Treasury americani a 10 anni o i Bund tedeschi, è tuttora limitato grazie ai programmi di acquisto di asset delle banche centrali. “In generale, sia i consumatori che le aziende la cui produzione dipende fortemente dall’uso di energia, hanno una protezione almeno temporanea contro l’aumento dei prezzi, perché hanno stipulato contratti a lungo termine o di copertura”, spiega il dottor Schmidt. “Il fattore decisivo per loro sarà la durata dei sovraccosti dell’energia, perché a un certo punto anche il contratto più duraturo scadrà”.

Tuttavia, continua, ci sono evidenti differenze a livello di paese. “In Italia, Grecia e Francia, i consumatori ricevono già il sostegno del governo”, approfondisce l’esperto. “La Spagna ha fissato i prezzi dell’energia per l’energia idroelettrica e nucleare prodotta a livello nazionale, ha sospeso le tasse sull’energia e quindi ha frenato l’aumento dei prezzi attraverso la regolamentazione del governo”. La situazione attuale nel Regno Unito è particolarmente drammatica. Il produttore di fertilizzanti CF Industries ha chiuso i suoi impianti nel Regno Unito a causa della crisi energetica“. Ma, visto che un sottoprodotto della produzione di fertilizzanti è il CO2, essenziale per la conservazione degli alimenti, il governo è intervenuto e ha convinto CF a riprendere la produzione.

“Al momento è difficile tenere traccia di quali aziende stiano beneficiando degli sviluppi e quali stiano soffrendo”, dice Schmidt. Per i fornitori di energia in particolare, la situazione è complicata. “Da un lato, le società di servizi vogliono offrire ai loro clienti i prezzi più bassi possibili e competitivi, il che depone a favore dei contratti a breve termine tra le società di servizi e i produttori di elettricità quando i prezzi sono bassi”, spiega il portfolio manager. “D’altra parte, i contratti a lungo termine con i produttori sono importanti per le utility per fare calcoli affidabili. Ma se un utility è rimasta legata ad un livello di prezzo troppo alto per troppo tempo, sarà superata dai concorrenti che hanno effettuato coperture a breve termine in caso di un calo dei prezzi”.

L’esempio del fornitore di energia britannico Green mostra perché è importante analizzare a fondo le singole aziende quando si investe. “Green ha chiuso a causa dei regolamenti in essere, che stabiliscono che i contratti con i clienti non possono essere adattati alle attuali situazioni di mercato. Il costo di acquisto del gas è ben al di sopra del prezzo che l’azienda è autorizzata a praticare ai suoi clienti finali”. Anche se Green non è rappresentata sul mercato dei capitali né con azioni né con obbligazioni, questa è una chiara dimostrazione del fatto che un’analisi fondamentale caso per caso, così come la comprensione dei meccanismi di prezzo più importanti, è particolarmente significativa quando si tratta di società più piccole. Almeno altri sei fornitori di energia nel Regno Unito sono falliti nel solo mese di settembre perché i fornitori non sono anche i produttori di energia.

“In sintesi, allo stato attuale, le obbligazioni emesse dalle società del settore energetico difficilmente rappresentano un investimento interessante”, afferma Schmidt (nella foto). “I proprietari di reti elettriche o di gas, per esempio, oggi non pagano premi di rischio interessanti. Gli investitori li considerano giustamente a basso rischio perché il loro modello di business è scarsamente dipendente dalle variazioni dei prezzi dell’energia e solitamente sono in parte di proprietà dello Stato”. Il rischio principale è la perdita potenziale di uno o più clienti. “I chiari vincitori dell’attuale crisi energetica – conclude Schmidt – sono le società di estrazione del gas e del petrolio così come i produttori di elettricità pura, compresi i produttori di elettricità a carbone, che sono legittimamente criticati per motivi di sostenibilità se hanno dei depositi di carbone di proprietà. In Germania, questo vale solo per i produttori di elettricità a base di lignite; il carbone fossile non viene più estratto da tempo, ma viene invece importato. Al momento, per i consumatori e per le aziende che consumano energia, la sicurezza dell’approvvigionamento è prioritaria rispetto alla sostenibilità“. Lo dimostra anche il fatto che l’elettricità da carbone in Germania ha sostituito le energie rinnovabili come fonte energetica più importante durante la prima metà del 2021.

Ciclo economico di transizione. Per l’equity rotazione settoriale e controllo del rischio

Secondo Christian Schmitt di Ethenea, il ciclo economico sta attraversando una fase intermedia , ma sarà necessario garantire agli investitori l’accesso ai mercati azionari globali con un rigoroso controllo del rischio.

“Non ci troviamo ancora alla fine del ciclo, ma possiamo sicuramente parlare di un ritorno alla normalità. Questa fase di transizione potrebbe però essere un po’ più turbolenta sui mercati azionari ed è probabile che la prossima fase dell’equity sarà caratterizzata da una continua rotazione settoriale”. È l’analisi di Christian Schmitt, portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

Molti tassi di crescita sono attualmente al loro picco. Questo vale per la crescita economica in generale, ma anche per la crescita delle vendite e degli utili per molte aziende. Inoltre, si può supporre che anche il sostegno finanziario e monetario sia a livello di governi che di banche centrali abbia superato il suo zenit. Una situazione che può sembrare minacciosa, ma che rappresenta semplicemente l’inevitabile percorso di ritorno alla normalità. “Per quanto peculiare possa essere ogni crisi, il modello secondo il quale i mercati si sviluppano in un ciclo economico di flessione, recessione, ripresa e successivo boom presenta sempre alcune differenze, ma alla fine le somiglianze superano le diversità”, spiega Schmitt. Durante la fase iniziale di un ciclo, il problema più grande è che il mercato ha già prezzato la cosa, non appena la situazione si riflette concretamente nell’economia reale. In pratica, la demarcazione effettiva delle fasi iniziali e finali del ciclo è possibile solo guardando ex-post l’andamento relativo dei prezzi dei titoli ciclici rispetto a quelli più difensivi.

A posteriori, l’inizio del ciclo attuale è stato quasi esemplare, anche alla luce della recente crisi pandemica. I titoli ciclici hanno sovraperformato i titoli più difensivi da aprile 2020, prima di normalizzarsi gradualmente in estate. Questo è in linea con l’evidenza empirica, che suggerisce che il ciclo iniziale duri circa un anno. Ora sta cominciando la fase successiva, quella del ciclo intermedio. Possiamo aspettarci un ritorno alla normalità, perché in media la fase che abbiamo davanti dura quasi quattro anni. Anche se i rendimenti attesi del mercato azionario non sono più così generosi come nel primo anno della ripresa, rimangono comunque interessanti. La fase di transizione, in particolare, potrebbe essere un po’ più turbolenta sui mercati azionari, poiché gli operatori di mercato sono esposti a un nuovo tipo di incertezza sulle prospettive future.

Tuttavia, è difficile generare un rendimento aggiuntivo sostenibile dalla sola allocazione settoriale. È più probabile che la prossima fase del mercato azionario sia caratterizzata da una continua rotazione settoriale, in cui i singoli temi occupano ancora una volta più spazio e i temi di crescita strutturale possono fare la differenza a lungo termine. “Questa fase di transizione del ciclo è stata accompagnata con prudenza da varie componenti di copertura nel portafoglio Ethna-Dynamisch, che è il fondo multi-asset più aggressivo dei tre Ethna-Funds di Ethenea”, conclude Schmitt (nella foto): “abbiamo mantenuto una elevata esposizione azionaria fin dall’estate del 2020, tenendo il portafoglio concentrato su un nucleo resiliente di titoli, con l’obiettivo di continuare a garantire agli investitori l’accesso ai mercati azionari globali con un rigoroso controllo del rischio”.

Che effetti avrà sui mercati finanziari il voto in Germania?

Secondo Tobias Burggraf di Ethenea Independent Investors, i mercati finanziari sembrano completamente indifferenti all’eccitazione che circonda le elezioni del Bundestag. Tuttavia, con i negoziati di coalizione ancora completamente aperti, si aspetta una maggiore volatilità.

La chiusura delle urne in Germania e i suoi risultati preliminari vedono la SPD con il 25,7%, appena davanti alla CDU con il 24,1%, seguita dai Verdi (14,8%), la FDP (11,5%), l’AfD (10,3%) e la sinistra (4,9%). Stando così le cose, parecchi indizi fanno pensare che i negoziati di coalizione saranno complicati, con tante opzioni sul tavolo a rendere apertissima per ciascun partito la scelta del partner di un possibile governo.

Al momento, si fanno strada tre possibili coalizioni: una tra SPD, FDP e i Verdi (la cosiddetta coalizione “Ampel” che significa “semaforo” per via dei colori dei partiti coinvolti), una tra CDU/CSU, FDP e i Verdi (la cosiddetta coalizione “Jamaica”) o una grande coalizione di CDU/CSU e SPD. La coalizione “Jamaica” sembra essere la più probabile. La CDU/CSU e la FDP, infatti, potrebbero attuare gran parte della loro politica economica e finanziaria e calmare la classe media tedesca eliminando una volta per tutte lo spettro della tassa patrimoniale, soprattutto perché la sua realizzazione concreta è comunque incerta alla luce del principio di uguaglianza. Tuttavia, si dovrebbero fare concessioni nella politica sociale, per esempio stabilendo un salario minimo di dodici euro, e allo stesso tempo fissare obiettivi climatici molto più ambiziosi, per esempio sotto forma di rinuncia anticipata all’uso della lignite. In breve: la CDU/CSU e la FDP come spina dorsale dell’economia tedesca, i Verdi come salvatori del clima e coscienza verde, e quindi una situazione vantaggiosa per tutti.

Ma la coalizione “semaforo” sarebbe anche possibile. Olaf Scholz ha pubblicamente sottolineato più volte che può ben immaginare una coalizione con i Verdi. Tuttavia, l’ala sinistra della SPD intorno a Saskia Esken e Kevin Kühnert non dovrebbe fare grandi concessioni alla FDP. Allo stesso tempo, Christian Lindner (FDP) non si stanca di sottolineare che con lui non ci sarà uno spostamento a sinistra. Come intende raggiungere questo obiettivo in un governo di sinistra-verde rimane ancora un interrogativo. Il fatto che Christian Lindner intenda assumere la carica di ministro delle finanze renderà probabilmente le trattative ancora più difficili. In generale, vediamo un leggero vantaggio per una coalizione “Jamaica” rispetto a una coalizione “semaforo”.

Infine, Tobias Burggraf considera improbabile una rinascita della grande coalizione con la CDU/CSU come junior partner. In caso di dubbio, dopo 16 anni di governo, la CDU/CSU userà la prossima legislatura per rinnovarsi con lo scopo di essere in grado di attaccare nuovamente tra quattro anni. Lo stesso vale per una coalizione di CDU/CSU, SPD e FDP (la cosiddetta coalizione “tedesca” a causa della somiglianza con la bandiera). La SPD avrà probabilmente difficoltà a raggiungere i suoi obiettivi politici e ad accrescere la sua visibilità accanto ai liberali e ai conservatori.

E in che modo si stanno comportando i mercati finanziari? Sono completamente indifferenti all’eccitazione che circonda le elezioni del Bundestag. Dopo che il DAX ha chiuso venerdì circa dello 0,7 per cento in meno a 15.530 punti, i futures stanno negoziando circa lo 0,60 per cento in più prima dell’apertura della borsa. Questo è probabilmente dovuto principalmente al fatto che alla fine la coalizione rosso-rosso-verde temuta dall’economia non è andata in porto. Tuttavia, sullo sfondo dei negoziati di coalizione ancora completamente aperti, gli investitori dovrebbero essere preparati a momenti di maggiore volatilità. I rendimenti dei Bund decennali sono saliti bruscamente la scorsa settimana a causa dell’imminente riduzione degli acquisti di obbligazioni da parte della Federal Reserve, ma anche qui i futures sui Bund mostrano scarso movimento, e l’EUR/USD sembra aver trovato un punto stabile a 1,17.

In ogni caso, qualunque sia il risultato finale delle alleanze di governo, una cosa è certa: la Germania è a un bivio e il futuro governo determinerà in modo decisivo il futuro del paese. Quasi tutti i partiti hanno sposato la causa della digitalizzazione e del cambiamento climatico. Se il governo nascente riuscirà a stabilire le giuste premesse, entrambi dovrebbero agire come un ulteriore impulso per far avanzare la trasformazione dell’economia e rendere la Germania pronta per il futuro. Anche i mercati dei capitali dovrebbero beneficiarne.

Volker Schmidt: il tapering appeso alla ripresa del mercato del lavoro Usa

Secondo il senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors, l’assenza di indicazioni sulla riduzione degli acquisti obbligazionari della Fed ha aumentato il clima di incertezza tra gli investitori.

“All’incontro dei banchieri centrali di fine agosto a Jackson Hole, nello stato del Wyoming, la Fed ha deluso le aspettative e non ha dato alcuna chiara indicazione sull’inizio del tapering, contribuendo ad accrescere il clima di incertezza per le scelte degli investitori. Il tapering appare legato tra le altre cose allo sviluppo del mercato del lavoro statunitense: una sua ripresa robusta dovrebbe determinarne un’accelerazione”. È l’analisi di Volker Schmidt, senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

Fu a Jackson Hole che l’anno scorso il presidente della banca centrale statunitense, Jerome Powell, introdusse il concetto di “average inflation targeting“, cioè la tolleranza di livelli di inflazione inferiori o superiori al target del 2% senza ricorrere a contromisure, se si ritiene che nel lungo periodo l’indice dei prezzi potrà ritornare in linea con l’obiettivo fissato. Quest’anno l’attenzione era concentrata in particolare sull’attesa riduzione degli acquisti obbligazionari della Fed, il tapering, ma se da un lato Powell ha preparato i mercati a un’imminente riduzione degli acquisti di asset, il momento esatto in cui tali acquisti cesseranno resta avvolto nel mistero.

Un fattore cruciale nel tapering sarà lo sviluppo del mercato del lavoro statunitense. Stando alle statistiche del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, il tasso di occupazione al di fuori dell’agricoltura è ancora più basso di quasi 6 milioni rispetto a quello del febbraio 2020. Pur avendo preso atto della rapida ripresa del mercato del lavoro, il presidente della Fed ritiene che sia ancora insufficiente a giustificare una riduzione degli acquisti di titoli. Powell ha inoltre sottolineato che i dati contengono cifre errate superiori ai numeri effettivi. Una certa cautela da parte della Fed è pertanto comprensibile.

“Un’eventuale ripresa del mercato del lavoro sorprendentemente robusta dovrebbe in ogni caso determinare un’accelerazione del tapering”, sottolinea Schmidt. “Acquisti di entità inferiore continuano a imprimere slancio monetario positivo, anche se meno efficace. Una volta terminati gli acquisti, l’effetto positivo svanirà del tutto. Pur essendo solo uno dei fattori che incidono sull’andamento dei rendimenti a lungo termine, gli acquisti della Fed continueranno ancora per qualche tempo a frenare il rialzo dei rendimenti dovuto all’aumento delle aspettative di inflazione”.

Volker Schmidt

La cautela della Fed comporta naturalmente anche il rischio di rialzi futuri decisamente più pronunciati del previsto, che avrebbero come conseguenza se non altro un irripidimento della curva dei rendimenti Usa. Resta molto difficile capire cosa si celi dietro l’andamento dell’inflazione. In assenza di un netto aumento dei salari e quindi degli affitti è difficile che l’inflazione possa salire stabilmente al di sopra del 2%. L’attuale sforamento del target causerà nel corso della prossima estate l’effetto opposto e potrebbe nascondere un possibile trend rialzista dei prezzi nel lungo periodo. Non è nemmeno così improbabile che la prossima estate il tasso d’inflazione rilevato negli Stati Uniti torni al di sotto del 2%, sebbene il rincaro sottostante dei prezzi continui ad accelerare. D’altronde potrebbero anche realizzarsi le previsioni della Fed e l’indice statunitense dei prezzi potrebbe tornare stabilmente intorno al 2%.

“Dato il contesto, è opportuno che gli investitori facciano attenzione nell’interpretare le cifre”, conclude Schmidt (nella foto). “Anche le perduranti incertezze potrebbero favorire l’aumento dei rendimenti nel segmento a lungo termine della curva dei rendimenti statunitense. I crescenti margini di incertezza dei mercati potranno essere ridotti solo dalle prossime riunioni della Fed”.

Ethenea: dalle elezioni tedesche volatilità sui mercati, ma solo a breve termine

Le dichiarazioni elettorali dei maggiori partiti tedeschi, in vista delle elezioni di domenica 26 settembre 2021, fanno pensare a un big bang imminente. Tuttavia allo stato attuale non emergono segnali di coalizioni che cambierebbero drasticamente la direzione dell’economia.   

“Dopo 16 anni di cancellierato, quest’anno Angela Merkel terminerà il suo mandato e con esso finirà anche un’era politica caratterizzata, come mai in precedenza, da razionalità, pragmatismo e stabilità. Un cambio di governo può sempre portare a reazioni di mercato nel breve termine, anche turbolente, e a una fase di incertezza. A maggior ragione, ci aspettiamo che questo possa succedere in Germania con la fine dell’era Merkel. Di norma, però, dopo l’annuncio del risultato elettorale queste reazioni tendono a placarsi con la stessa rapidità con cui sono emerse. Ci potrebbero dunque essere picchi di volatilità sui mercati a breve termine, che però non devono turbare: l’importante è restare focalizzati sul proprio obiettivo di investimento a lungo termine”. È l’analisi di Tobias Burggraf, Portfolio Manager presso Ethenea Independent Investors Sa.

Le dichiarazioni elettorali dei maggiori partiti tedeschi, in vista delle elezioni di domenica 26 settembre 2021, fanno pensare a un big bang imminente, soprattutto per quanto riguarda la questione climatica. I Verdi parlano di una “rivoluzione energetica”, da realizzare attraverso una massiccia espansione delle fonti di energia rinnovabili e l’imposizione di sanzioni più salate sui combustibili fossili. Analena Baerbock, la candidata di punta del partito, nel suo ultimo programma di azioni urgenti propone anche un Ministero del clima con potere di veto. L’Fdp, invece, si appella al suo ruolo di “modello e pioniere nella protezione del clima”, salvo poi spostare la responsabilità sui mercati, con il proposito di allargare il commercio delle quote di emissione. Mentre nel caso dei due grandi partiti Cdu/Csu e Spd, quando si parla di protezione del clima molte domande rimangono senza risposta.

Tobias Burggraf

I risultati delle elezioni non sono prevedibili, tuttavia allo stato attuale non emergono segnali di coalizioni che cambierebbero drasticamente la direzione dell’economia. Stando ai sondaggi, sono possibili sia una coalizione formata da Cdu, Verdi e Fdp sia una coalizione formata da Spd, Verdi e Fdp. In entrambi i casi, bisognerebbe trovare dei compromessi sui contenuti e ciò significherebbe ridimensionare le richieste più estreme. Inoltre, l’esperienza dimostra che non tutti i punti fissati nel manifesto elettorale verrebbero attuati e alcuni addirittura fallirebbero per la loro impraticabilità. “Questo scenario rende difficile fare una previsione seria su quali punti dei programmi saranno implementati e, di conseguenza, sull’impatto che potranno avere sui mercati dei capitali”, conclude Burggraf. “La politica ha giocato un ruolo minore nei mercati finanziari in questi ultimi anni e, a nostro avviso, continuano a esserci elementi che suggeriscono che le prossime elezioni federali tedesche avranno ancora una volta un impatto minimo sui mercati, con una volatilità soltanto nella fase iniziale”.

Corporate bond, da scegliere quelli delle aziende farmaceutiche e dei beni di consumo

Secondo Volker Schmidt di Ethenea, i  premi al rischio delle obbligazioni societarie sono scesi in misura significativa e sono vicini ai minimi storici. Adesso anche un portafoglio molto prudente può arrivare al 10% di esposizione azionaria.

“Nel contesto attuale, nel portafoglio Ethna-DEFENSIV ci concentriamo su obbligazioni di qualità con rating da positivo a molto positivo, integrando anche posizioni del segmento high yield, al fine di realizzare una performance aggiuntiva. In questo caso, puntiamo su aziende con business model stabili, appartenenti a settori relativamente indipendenti dai cicli economici, come per esempio i beni di consumo e i prodotti farmaceutici”. Queste sono le indicazioni di Volker Schmidt, senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

Nel primo semestre 2021, due temi hanno dominato i mercati obbligazionari, soprattutto negli Stati Uniti, ossia l’inflazione e l’aumento dei rendimenti. A maggio, l’inflazione ha raggiunto il 5%, mentre l’inflazione media annua prevista per i prossimi dieci anni è salita a un massimo del 2,6% circa. I rendimenti dei Treasury Usa decennali sono anch’essi saliti, passando un rendimento pari allo 0,9% a inizio anno all’1,7% alla fine del primo trimestre 2021. Ciononostante, la Fed ha mantenuto invariata la sua politica di sostegno monetario, con bassi tassi d’interesse a breve termine e acquisti di obbligazioni, in quanto gli Stati Uniti sono ancora molto lontani dall’obiettivo della piena occupazione. Inoltre, secondo la banca centrale statunitense, gli attuali picchi d’inflazione non sarebbero che un fenomeno transitorio.

Per ora, quindi, la Fed si attiene alla sua politica monetaria, anche se i toni si fanno sempre più restrittivi. L’intenzione della Fed di monitorare da vicino l’andamento dell’inflazione e la domanda di obbligazioni in dollari da parte dei fondi pensione e degli investitori esteri hanno fatto sì che nel secondo trimestre l’aumento dei tassi d’interesse si interrompesse e i rendimenti dei titoli di Stato Usa a dieci anni tornassero all’1,5%. Per contro, da aprile la Bce ha accelerato il ritmo degli acquisti di obbligazioni governative e societarie, senza però riuscire a impedire del tutto l’aumento dei rendimenti a lungo termine, bensì solo a mitigarlo.

“Le misure di politica monetaria adottate dalle banche centrali hanno assicurato condizioni di finanziamento favorevoli. Di conseguenza, gran parte delle aziende è riuscita a finanziarsi sul mercato dei capitali a condizioni interessanti”, spiega Schmidt. “I premi al rischio delle obbligazioni societarie sono scesi in misura significativa e sono vicini ai minimi storici in tutte le classi di rischio. Una serie di banche centrali di minori dimensioni, come la Bank of Canada o la Bank of England, ha nel frattempo iniziato a ridimensionare gradualmente le proprie politiche monetarie accomodanti. È probabile che nei mesi a venire la Federal Reserve segua questi esempi, il che dovrebbe portare a un nuovo aumento dei rendimenti nel medio termine. Se, contrariamente alle aspettative, la banca centrale porterà avanti i programmi di sostegno, ciò dovrebbe sostenere lo scenario di rendimenti bassi negli Usa, ma farà anche crescere il rischio di un eccessivo aumento dei di tassi d’inflazione”.

“In questa situazione, manteniamo un posizionamento prudente nel portafoglio Ethna-DEFENSIV”, conclude Schmidt. “In un contesto che vede i rendimenti salire solo lentamente e alla luce della crescita economica sostenuta e dell’aumento degli utili societari, desideriamo sfruttare le opportunità offerte dai mercati azionari portando l’esposizione azionaria del fondo al 10% circa. Al contempo abbiamo ridotto la duration del portafoglio obbligazionario a circa cinque anni: questi livelli ci sembrano al momento adeguati, in quanto il rischio causato da tassi d’inflazione eccessivi e dall’aumento dei rendimenti è limitato, mentre i rendimenti offerti in questo segmento di scadenze sono ancora ragionevoli, soprattutto per le emissioni denominate in dollari”.

La Fed non alzerà i tassi fino al 2023, ma il tapering comincerà prima

Tassi fermi fino al 2023, secondo Andrea Siviero, ma il tapering della Fed inizierà prima. La Federal Reserve comunicherà in anticipo le sue decisioni per evitare una grave correzione dei mercati.

“Il presidente Powell ha spesso evidenziato che qualsiasi cambiamento di strategia da parte della Fed sarà comunicato con largo anticipo: al momento non ci aspettiamo un aumento dei tassi di interesse fino al 2023”. È l’analisi di Andrea Siviero, Investment strategist di Ethenea Independent Investors.

Se i tassi non dovrebbero subire aumenti fino al 2023, è probabile che il processo di normalizzazione inizi prima, con una riduzione degli acquisti mensili di asset da parte della banca centrale statunitense, il cosiddetto tapering. Anche in questo caso – spiega Siviero – la Fed darà comunque indicazioni anticipate ai mercati. Se si dovesse assistere a un inasprimento prematuro della politica monetaria statunitense, ciò sorprenderebbe gli operatori e creerebbe probabilmente una grave correzione dei mercati.

Per quanto riguarda l’inflazione, nel 2020 la Fed ha cambiato il suo approccio di politica monetaria ed è passata all’Average Inflation Targeting (AIT). Ciò significa che la Fed è disposta a lasciare che l’inflazione superi temporaneamente il target del 2% per compensare i periodi in cui l’inflazione è stata inferiore. Dopo aver mancato il suo obiettivo per un periodo prolungato, la Fed non è dispiaciuta dell’attuale aumento delle aspettative d’inflazione, poiché questo aiuta ad ancorare le aspettative a medio termine a un livello più alto. In base a questa linea, la Fed non agirà preventivamente per contenere l’inflazione e il suo processo decisionale si baserà sui dati, in particolare su quelli economici e senza un piano prestabilito per un restringimento della politica monetaria.

La Fed considera l’attuale picco inflazionistico un fenomeno transitorio, favorito dalla risposta politica senza precedenti alla pandemia Covid-19, dal balzo dei prezzi delle materie prime, dalle interruzioni della catena di approvvigionamento e da un effetto base anno su anno particolarmente importante. Una volta che l’economia globale recupererà il suo livello pre-pandemia, è probabile che la crescita economica ritorni alla sua traiettoria naturale e l’inflazione dovrebbe riprendere il suo andamento pre-pandemico. La Fed non si aspetta alcun cambiamento nelle dinamiche inflazionistiche a lungo termine. Le forze strutturali predominanti durante lo scorso decennio, come la demografia, la globalizzazione e il progresso tecnologico, manterranno una pressione deflazionistica nel medio termine.

“Per quanto riguarda la zona euro, la ripresa economica è in ritardo rispetto a quella statunitense”, conclude Siviero. “Il processo di vaccinazione sta prendendo velocità e i contributi previsti dal Recovery Fund saranno probabilmente erogati nel corso dell’anno. Le economie della zona euro si stanno progressivamente riaprendo e la Bce si è chiaramente impegnata a continuare a sostenere la ripresa attraverso una politica espansiva. Le pressioni inflazionistiche nella zona euro sono contenute e non ci aspettiamo un inasprimento troppo affrettato della politica monetaria della Bce”.

Previsioni di Ethenea sulle borse: in altalena fino alla fine dell’estate ed indici invariati

Secondo Christian Schmitt, il mercato è spaccato tra investitori istituzionali prudenti e investitori retail euforici, molto esposti sugli asset più rischiosi, come Spac, criptovalute, idrogeno, biotech. Nel portafoglio azionario, una quota di oro può rappresentare una protezione contro il ritorno dell’inflazione.

“Siamo alle battute finali di questa stagione degli utili e i risultati sono eccellenti, dato il confronto con il periodo di lockdown del 2020. Tuttavia, la maggior parte di queste buone notizie si riflette già nei prezzi dei titoli azionari, i mercati non si stanno muovendo e ci aspettiamo molta volatilità, con possibili picchi di crescita anche fino al 20%, ma entro la fine dell’estate prevediamo che gli indici di borsa saranno allo stesso livello di oggi”. È l’analisi di Christian Schmitt, Senior portfolio manager del fondo Ethna-Dynamisch (Ethenea).

In termini di tendenza del mercato, le azioni sembrano attraenti e lo sono state per anni grazie ai bassi tassi d’interesse – proseguono le considerazioni di Schmitt – con le banche centrali che stanno fornendo molta liquidità e l’economia che sta andando bene grazie agli stimoli fiscali in risposta alla pandemia. A livello di investitori emerge però una differenza tra gli retail e istituzionali. Gli investitori retail sono evidentemente in una fase di euforia, in particolare negli Stati Uniti, e si concentrano soprattutto sui segmenti altamente speculativi del mercato, come le Spac, le criptovalute, l’idrogeno, il biotech. Gli investitori istituzionali, invece, non sono così ottimisti, anche se sono positivi sui titoli azionari grazie a fattori congiunturali favorevoli e vedono l’eccessivo ottimismo degli investitori retail come un grande rischio. La maggior parte degli istituzionali è lontana dall’essere completamente investita in azioni, pertanto c’è un chiaro potenziale di rialzo che si manifesterà se anche questo gruppo di investitori dovesse entrare in una fase di euforia.

Oggi la maggior parte dell’euforia retail è nella parte in espansione del mercato, ma anche fortemente speculativa. Il successo di Cathie Wood e del suo Ark Innovation Etf ne è una dimostrazione. Questo Etf ha raccolto più di 10 miliardi di dollari negli ultimi mesi, raggiungendo una dimensione complessiva di quasi 20 miliardi di dollari. Ma la maggior parte dei nuovi investimenti sono attualmente in rosso e questo è significativo per un fondo del genere. Inoltre, altri 20 miliardi di dollari e più sono investiti in fondi analoghi, che vengono chiamati titoli Ark, perché sono a loro volta ampiamente investiti in fondi Ark: se i titoli sottostanti dovessero finire sotto pressione, c’è il rischio di una liquidazione improvvisa delle posizioni, con conseguente crollo del valore di questi fondi.

Per quanto riguarda il dibattito value/growth, i titoli ciclici hanno iniziato a sovraperformare i titoli difensivi già nell’aprile 2020. Inoltre, la maggior parte delle aziende del segmento value ha avuto problemi strutturali che esistevano già prima della pandemia e molte di queste problematiche sono tuttora presenti. “In conseguenza a questo scenario, il fondo Ethna-Dynamisch si concentra decisamente sulle azioni, che rappresentano il 70% del portafoglio”, conclude Schmitt, “con una forte diversificazione settoriale e cerchiamo anche di evitare gli estremi, come i titoli deep value e i titoli growth più costosi, perché è lì che si trovano i maggiori rischi. L’oro rappresenta circa il 5% del portafoglio: il ritorno dell’inflazione è sempre dietro l’angolo e il metallo prezioso fornisce una diversificazione in più. Inoltre, abbiamo il 5% in obbligazioni in corone norvegesi, perché le finanze statali norvegesi sono solide e questo ci dà anche una certa esposizione al mercato del petrolio. Per il resto, non abbiamo un’esposizione rilevante in obbligazioni societarie”.

 

Ethenea: l’inflazione rimarrà contenuta e le politiche espansive non si interromperanno

Secondo Andrea Siviero, le banche centrali tollereranno le impennate temporanee e manterranno la loro politica espansiva, mentre vaccini e stimoli fiscali favoriscono i titoli correlati con l’accelerazione della crescita. L’aumento dei rendimenti statunitensi potrebbe rafforzare il dollaro.

“Quando la pandemia di Covid-19 si è abbattuta sull’economia mondiale, l’inflazione non era ancora tornata ai livelli pre-crisi del decennio scorso”, spiega Andrea Siviero, Investment strategist di Ethenea Independent Investors. “Nella corso della prima metà del 2021, l’inflazione tenderà a salire nelle economie sviluppate, sospinta in particolare dal rincaro dei prezzi energetici e delle materie prime, da strozzature sul fronte dell’offerta e da un effetto base positivo e raggiungerà l’apice nel secondo trimestre di quest’anno. Tuttavia, nel complesso, l’aumento dei prezzi dovrebbe rimanere contenuto nel prossimo futuro, considerati l’output gap negativo, cioè il divario che persiste tra produzione effettiva e produzione potenziale, gli ostacoli dovuti a forze strutturali, quali demografia, globalizzazione e tecnologia, e il crescente squilibrio tra risparmi e investimenti”.

Poiché attualmente l’inflazione viaggia al di sotto del livello obiettivo – continua Siviero – probabilmente le banche centrali delle economie sviluppate ignoreranno le impennate temporanee e manterranno la loro politica espansiva per un periodo più lungo. Ci troviamo, infatti, in un contesto reflazionistico, caratterizzato da una ripresa congiunturale dopo una fase di contrazione: questo comporta anche un graduale ritorno della produzione e dell’inflazione ai trend di lungo periodo, ma è cosa ben diversa rispetto a un contesto inflazionistico, che è legato a un graduale aumento generalizzato dei prezzi in periodi di pieno utilizzo delle capacità produttive.

Nella situazione attuale, una politica macroeconomica favorevole e prezzi in moderato aumento sono elementi positivi per i mercati azionari e per gli asset rischiosi in generale. Infatti, i più importanti indici azionari sono saliti del 75% circa rispetto ai minimi di marzo 2020, raggiungendo nuovi massimi a marzo di quest’anno.

Il rally è stato trainato dalla massiccia liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali e dalle migliori prospettive economiche. L’elezione di Joe Biden, le prospettive di ulteriori stimoli fiscali negli Usa e lo sviluppo di vaccini anti-Covid-19 hanno rafforzato la dinamica reflazionistica, innescando il cosiddetto reflation trade. Esso tende a dare impulso ai titoli che presentano una correlazione con l’accelerazione della crescita economica e di norma favorisce una rotazione verso le aree maggiormente penalizzate durante la recessione. I mercati azionari e delle materie prime tendono così a generare risultati migliori rispetto ad altri mercati, i listini azionari dei paesi emergenti di regola sovraperformano quelli delle economie sviluppate, mentre le small cap e i settori ciclici battono le large cap e i titoli growth.

In una fase reflazionistica, le prospettive di crescita e l’aumento delle aspettative di inflazione spingono poi verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato e favoriscono i titoli high yield rispetto a quelli investment grade. Le fasi di ripresa e di reflazione cicliche tendono inoltre a essere accompagnate da un indebolimento delle valute rifugio (che generalmente comprendono il dollaro Usa, lo yen giapponese e il franco svizzero), poiché gli investimenti si dirigono verso le regioni con migliori prospettive di crescita e tassi più alti.

Con il passare del tempo, uno scenario reflazionistico comporta anche rischi per i mercati finanziari e il rialzo dei rendimenti è attualmente considerato uno dei maggiori rischi in questo senso. Un aumento prolungato e sostanzioso dei tassi statunitensi a lungo termine potrebbe pregiudicare la ripresa congiunturale appena iniziata, fermare il rialzo del mercato e annullare il reflation trade. Inoltre, il rischio di un aumento dei rendimenti statunitensi potrebbe rafforzare il dollaro Usa, reindirizzando verso gli Stati Uniti i flussi di capitali diretti nei paesi emergenti.

Sebbene il contesto reflazionistico resti intatto, i margini di ulteriori guadagni per gli asset rischiosi si sono ridotti. “Crediamo comunque che il reflation trade che accompagna la ripresa ciclica non abbia ancora esaurito il suo potenziale”, conclude Siviero. “Il rialzo dei rendimenti a lungo termine è espressione di un netto miglioramento delle prospettive di crescita globali. Inoltre, il supporto politico senza precedenti rende questa ripresa meno sensibile all’andamento dei tassi rispetto ai cicli precedenti. Bisogna poi considerare che l’inflazione resterà probabilmente contenuta, e che le banche centrali manterranno il loro orientamento estremamente espansivo per un periodo prolungato”.

Ethenea: l’inflazione raggiungerà il picco nel secondo trimestre 2021

Per proteggersi, si può guardare a commodities, immobiliare, oro e Tips (Treasury inflation-protected securities), oltre ai titoli dei settori che riescono a trasferire l’aumento dei costi ai loro clienti. Gli asset obbligazionari con una duration più elevata saranno quelli più esposti ai rischi di perdite.

 “Le dinamiche d’inflazione a lungo termine non sono cambiate e rimangono di natura disinflazionistica. A causa di fattori provenienti da forze strutturali e da un crescente squilibrio risparmio-investimento, prevediamo che l’inflazione rimarrà debole, con un picco del livello dei prezzi nel secondo trimestre 2021, dopodiché l’inflazione si manterrà contenuta. Le maggiori banche centrali nei paesi avanzati manterranno quindi politiche accomodanti per un periodo di tempo prolungato”. È l’analisi di Andrea Siviero, Investment strategist di Ethenea independent Investors.

Dal 2020, abbiamo visto misure monetarie e fiscali senza precedenti, finalizzate a invertire le forze deflazionistiche causate dalla pandemia ed evitare che la recessione globale si trasformasse in una depressione. Queste politiche, unitamente al lancio dei vaccini anti Covid-19 e alla progressiva riapertura delle economie, ha sollevato preoccupazioni sul riemergere di pressioni inflazionistiche.

Nell’ultimo decennio, le pressioni inflazionistiche sono state contenute e diverse economie avanzate hanno sperimentato periodi di crescita negativa dei prezzi, qualcosa che non può essere spiegato unicamente dai modelli di inflazione standard orientati alle dinamiche domestiche. I fattori chiave che hanno determinato un’inflazione contenuta e al ribasso sono stati di natura strutturale, come ad esempio il progresso tecnologico, la transizione demografica, la globalizzazione e la capacità delle banche centrali di mantenere basse le aspettative di inflazione.

“Nella situazione attuale, ci aspettiamo un aumento dell’inflazione nelle economie avanzate durante la prima metà del 2021, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, delle limitazioni dell’offerta e di un effetto base positivo, raggiungendo il picco nel secondo trimestre”, sottolinea Siviero. “Un aumento costante e moderato dell’inflazione è associato a un’economia sana, poiché incoraggia la spesa e la crescita economica. Tuttavia, se i prezzi aumentano troppo rapidamente, la perdita di potere d’acquisto può avere un impatto sugli standard di vita e più alta è l’inflazione più è improbabile che i risparmiatori ottengano un ritorno reale sul loro denaro. Gli investitori “income-oriented” e chiunque detenga liquidità saranno particolarmente colpiti dall’inflazione e anche i rendimenti degli investimenti a tasso fisso saranno inferiori. Dal momento che le banche centrali tendono a contrastare un quadro inflazionistico aumentando i tassi d’interesse, gli asset obbligazionari con una duration più elevata saranno quelli che perderanno di più. Per proteggersi, occorre affidarsi a un portafoglio ben diversificato, che includa investimenti che offrono un incremento di valore e un rendimento superiori al tasso d’inflazione”.

Andrea Siviero

“Nel mercato azionario”, continua Siviero, “i settori che possono fornire rendimenti superiori all’inflazione sono quelli che traggono vantaggio da tassi di crescita più elevati o che sono in grado di trasferire l’aumento dei costi ai loro clienti. A beneficiare dell’aumento dell’inflazione ci sono poi i beni reali.  Questo vale per le materie prime, ma anche per i prezzi degli immobili e per l’oro. Tuttavia se le banche centrali dovessero inasprire la loro politica dei tassi, questi asset potrebbero diventare meno interessanti. In alternativa, si possono considerare i Treasury inflation-protected securities (Tips), che pagano un tasso fisso, ma, essendo il loro valore capitale allineato al tasso d’inflazione, il rendimento finale include una protezione contro di essa. Infine, i “leverage loans” nei confronti di società con alti livelli di indebitamento o con un basso punteggio di credito pagano tassi d’interesse più alti e tipicamente offrono un rendimento a tasso variabile che funge da garanzia contro l’inflazione”.