Maggio 17, 2026
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Industrie e banche alla prova delle innovazioni digitali. L’AI richiede più investimenti

Nel 2025 le imprese manifatturiere dovranno fare i conti con la loro preparazione tecnologica, mentre le banche dovranno competere sempre di più con Fintech e neobank in rapida evoluzione.

Le industrie manifatturiere sono focalizzate sul mantenimento di operazioni fluide, sicure e protette nei loro ambienti industriali. Per raggiungere questi obiettivi, i leader tecnologici del settore stanno combinando le tecnologie di rete, edge e AI con i dati provenienti da sensori e dispositivi sempre più sofisticati, per risolvere proattivamente i problemi, migliorare la sicurezza dei lavoratori e massimizzare l’efficienza. Ma la trasformazione del settore non è priva di ostacoli: le aziende si affidano a un numero crescente di sistemi obsoleti e devono affrontare minacce alla sicurezza sempre più gravi, a causa della proliferazione di dispositivi connessi a Internet nei luoghi di lavoro. Pertanto, è imperativo evitare interruzioni costose e gestire i rischi per la sicurezza.

Molte industrie manifatturiere hanno promosso una cultura che privilegia il cambiamento incrementale, piuttosto che quello trasformativo. Il settore è in ritardo nella modernizzazione e innovazione: su sei settori chiave intervistati nel recente “Kyndryl Readiness Report” (Ottobre 2024), i leader del settore manifatturiero si sentono meno preparati a gestire i rischi futuri. Infatti, solo il 31% dei leader del settore manifatturiero ritiene che la propria infrastruttura IT sia completamente pronta a gestire i rischi futuri, un dato inferiore alla media generale del 39%. Inoltre, nonostante l’88% dei leader del settore sia convinto che la propria infrastruttura IT sia la migliore, ben il 55% dei leader intervistati teme che i propri strumenti o processi IT siano prossimi alla fine del ciclo di vita.

Le aziende faticano a colmare i gap di competenze, a tenere il passo con il cambiamento e a vedere i risultati di business dei loro investimenti nell’AI. Nel prossimo anno, le industrie manifatturiere dovranno fare i conti con la loro preparazione tecnologica: la digitalizzazione, per quanto sia un percorso di cui si parla da tempo, non è ancora in direttura d’arrivo, la sicurezza (dagli impianti alla supply chain) rimane una priorità da risolvere e, con la corretta gestione dei dati, funzionale per poter utilizzare e beneficiare appieno delle tecnologie emergenti come l’AI generativa. Di conseguenza, una corretta strategia di conciliazione tra vecchie e nuove tecnologie diventa fondamentale per accelerare la trasformazione di un settore su cui aziende e consumatori fanno affidamento ogni giorno.

Anche nel settore dei servizi finanziari è in corso una trasformazione profonda: le transazioni digitali sono aumentate drasticamente (basta pensare agli ultimi dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, secondo cui i pagamenti digitali hanno raggiunto un valore complessivo di 223 miliardi in Italia nei soli primi sei mesi del 2024, con una crescita solida anno su anno), le banche e i vari operatori stanno cercando di gestire i trasferimenti in tempo reale e di consentire i pagamenti internazionali. Ma la trasformazione non è solo data da una spinta interna verso l’innovazione, perché anche il contesto normativo sta cambiando rapidamente, influenzato da fattori geopolitici e dalla necessità di proteggere la privacy dei dati e garantire la sicurezza informatica. La tecnologia in questo scenario gioca un ruolo fondamentale, rappresentando sia una risposta alle esigenze degli utenti sia un catalizzatore per l’innovazione. Due ambiti principali di investimento sono il cloud e l’intelligenza artificiale (IA), ma non sono gli unici.

Il settore banking è, tra i vari intervistati nel recente Readiness Report di Kyndryl, quello che si sente maggiormente pronto a gestire i rischi e il crescente skill gap. Nell’era cosiddetta della finanza digitale, il settore sta cambiando così velocemente che le stesse banche devono dimostrarsi più agili che in passato ed essere sempre pronte a rispondere rapidamente ai cambiamenti del mercato e alle aspettative dei clienti. La spinta all’innovazione tecnologica, però, non si esaurisce qui: nel 2025, infatti, si prevedono maggiori investimenti anche in tutte quelle misure necessarie a modernizzare gli ambienti costosi e gravati da debiti tecnici, così da riuscire a farsi strada in un settore sempre più competitivo con fintech e neobank in rapida evoluzione.

Il settore bancario e finanziario, secondo i dati emersi dal “Kyndryl Readiness Report”, si distingue per un alto livello di fiducia nella propria infrastruttura IT: ben il 91% dei leader ritiene che la propria infrastruttura IT sia la migliore della categoria mentre il 41% afferma che essa è completamente pronta a gestire i rischi futuri, un dato che supera la media generale del 39%. Tuttavia, nonostante questa fiducia, emerge una preoccupazione significativa: il 45% dei leader teme che i propri strumenti o processi IT siano obsoleti o prossimi alla fine del ciclo di vita. Questo scenario evidenzia la necessità di importanti investimenti per modernizzare le infrastrutture, garantire la continuità operativa e affrontare le crescenti sfide tecnologiche e normative.

Il 2025, pertanto, sarà caratterizzato da un’importante razionalizzazione e semplificazione delle applicazioni di pagamento, con un focus sull’integrazione tra i vari sistemi per ridurre i costi operativi, ma anche a migliorare significativamente l’esperienza utente, rendendo i pagamenti più fluidi e accessibili. Questo slancio verso l’innovazione e l’efficienza nel settore dei pagamenti porterà probabilmente a un aumento delle acquisizioni e dei consolidamenti tra applicazioni di pagamento indipendenti, favorendo la creazione di ecosistemi più coesi e interconnessi, con l’obiettivo di rispondere in maniera più efficace alle esigenze degli utenti e affrontare la crescente competizione tra operatori tradizionali, fintech e neobank.

Le aziende dei settori bancario e dei pagamenti si concentreranno nel creare un ponte tra i dati che risiedono sui loro mainframe e l’IA per migliorare la cybersecurity e la compliance (anche spinti dell’entrata in vigore del regolamento DORA il 17 gennaio 2025), con applicazioni significative per i controlli normativi, il rilevamento delle frodi, il recupero rapido delle frodi e la protezione dei dati dei consumatori. L’IA generativa, infatti, può aiutare le aziende ad aggiornare rapidamente la documentazione per rispondere ai requisiti di conformità, riducendo il tempo di controllo necessario. Lo stesso utilizzo dell’IA generativa nel settore dell’antiriciclaggio è destinato a crescere, grazie alla possibilità di identificare con maggiore precisione le attività sospette e, così, di poter anticipare le relative problematiche.

Prestiti digitali, mercato globale da 58 miliardi di dollari entro il 2030

Il mercato globale delle digital lending platform supererà i 58.6 miliardi di dollari entro il 2030 (+90% in 7 anni). Processi semplificati e costi operativi ridotti alla base del successo.

Di Bruno Natoli, CEO & Co-Founder di Mia-FinTech

In un mondo in rapida evoluzione tecnologica, anche i prestiti diventano digitali, in linea con l’accelerata digitalizzazione del settore finanziario. Si parla infatti di piattaforme di Digital Lending, soluzioni innovative che permettono di erogare credito o prestiti online: un mercato globale che nel 2022 aveva un valore stimato di 30,8 miliardi di dollari e che si prevede raggiungerà i 58,6 miliardi di dollari entro il 2030.

L’integrazione di avanzate tecnologie informatiche nei servizi finanziari ha rivoluzionato numerosi aspetti delle transazioni, consentendo una maggiore efficienza, accessibilità e personalizzazione degli stessi. McKinsey afferma infatti che i ricavi nel settore fintech dovrebbero crescere quasi tre volte più rapidamente rispetto a quelli nel settore bancario tradizionale, nel periodo compreso tra il 2022 e il 2028, prevedendo per le fintech una crescita annuale dei ricavi del 15% nei prossimi 5 anni, contro il 6% delle banche tradizionali. Non a caso, come dimostra una recentissima ricerca condotta dal World Economic Forum, il fintech ha registrato a livello globale un notevole incremento della clientela in tutti i suoi settori verticali, con un tasso di crescita medio superiore al 50% tra il 2020 e il 2022. Un aumento significativo che testimonia la crescente adozione delle soluzioni fintech da parte dei consumatori e delle imprese.

In particolare, in Italia si è notata una rapida espansione dei servizi finanziari dedicati alle PMI, come l’Insurtech o i Digital Payment, che hanno ancora un enorme potenziale di crescita nel mercato italiano. Tra questi, negli ultimi anni sta conoscendo una crescita notevole il Digital Lending, ovvero l’erogazione di prestiti attraverso piattaforme digitali e avanzati algoritmi, che semplifica e accelera il processo di richiesta, valutazione e concessione dei finanziamenti. Basti pensare infatti che solo nel 2022, più di 28.000 piccole e medie imprese italiane hanno potuto accedere ai finanziamenti attraverso il fintech, con oltre 4,5 miliardi di euro erogati tramite piattaforme digitali, come riporta ItaliaFintech.

Una tendenza che ben riflette più in generale l’espansione del mercato globale delle Digital Lending Platform, che crescerà al ritmo di un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’8,4% e un incremento di circa il 90% in 7 anni, come evidenzia una recentissima ricerca di Research and Markets. Il Digital Lending sta ridefinendo il panorama finanziario attuale, rivoluzionando da un lato le modalità di accesso al credito e dall’altro le modalità di erogazione dei prestiti. Questo approccio consente infatti di eliminare molte delle complessità e dei ritardi legati ai processi tradizionali di prestito, migliorando notevolmente l’esperienza dell’utente e allo stesso tempo riducendo i costi operativi per le società che erogano i prestiti.

Il Digital Lending rientra più in generale nei servizi di digital banking, un pilastro della trasformazione digitale nel settore finanziario, che ha subito una grande accelerazione, soprattutto in seguito alla pandemia: i clienti, impossibilitati a recarsi in filiale, si sono trovati costretti a familiarizzare con le app mobili bancarie. Dopo la riapertura delle banche, molti hanno optato per continuare ad utilizzare le app di mobile banking, apprezzandone i grandi vantaggi. Entro quest’anno si prevede infatti che il numero di utilizzatori dell’online banking supererà i 3,6 miliardi. Come riporta Statista, la penetrazione del banking online, solo nell’Unione Europea, è aumentata costantemente dal 2010, raggiungendo il 66% nel 2022. Se parliamo poi più nello specifico di prestiti, come riporta Ernst & Young in un recente sondaggio, il 63% dei consumatori preferisce la richiesta di mutuo online rispetto al processo fisico, e il 58% ha dichiarato che la possibilità di effettuare una richiesta di finanziamento digitale influisce sulla scelta dell’istituto finanziario.

Infatti, mentre i prestiti tradizionali coinvolgono procedure cartacee e incontri di persona, quelli digitali sono interamente gestiti online, consentendo ai richiedenti di risparmiare tempo e sforzi, legati ad esempio agli orari di apertura degli uffici. Se si richiede un prestito online, lo si può fare in qualsiasi posto e in qualunque momento attraverso le piattaforme di prestito digitale, le quali offrono anche un’approvazione più rapida e accessibile, con processi automatizzati e decisioni immediate. Questa trasformazione digitale non solo semplifica il processo di ottenimento di un prestito, migliorando l’esperienza complessiva del cliente, ma permette anche all’istituto finanziario di ridurre i costi riguardanti ad esempio l’assistenza clienti, consentendo di avere accesso a tutte le informazioni.

Ma come è strutturato il processo di lending sulle piattaforme digitali? Quando si parla di prestiti digitali, parliamo di Smart Lending, inteso come processo di concessione di finanziamenti digitali, basato su dati affidabili e più accurati, laddove ogni componente di flusso di prestito è autonomo, in modo che il flusso finale sia componibile e facilmente personalizzabile. In sostanza possiamo individuare 4 macro-fasi che caratterizzano il processo di Smart Lending:  
– Quotazione e simulazione: digitalizzando il prodotto, è possibile mettere a disposizione sulla piattaforma delle soluzioni efficaci in termini di quotazione e simulazione di un prestito.
Digital Onboarding: nel momento in cui un potenziale cliente è interessato a ricevere l’erogazione di un prestito, deve essere identificato  e “onboardato”, ossia integrato all’interno della piattaforma digitale abilitando l’identificazione e la certificazione dell’identità (l’Identification Manager di Mia-FinTech, per esempio, ossia una soluzione end-to-end che crea processi d’identificazione customizzati per diversi fornitori certificati di Identità Digitali).
Credit Scoring: in questa fase si valuta l’affidabilità e il merito creditizio del potenziale cliente, che poi determina il tasso di finanziamento. Si tratta dunque di un processo basato su sistemi automatizzati che utilizzano metodi o modelli statistici che forniscono un punteggio o giudizio sintetico, permettendo quindi di valutare il rischio o l’affidabilità dei richiedenti in modo rapido ed efficace (lo Scoring Manager di Mia-FinTech, che consente di personalizzare il processo di valutazione del rischio creditizio).
– Sottoscrizione dei documenti: la richiesta di prestito viene trasmessa ai sistemi di core-banking, per cui subentra poi l’operatore fisico, il cui intervento rimane comunque imprescindibile.

Il 18 Giugno l’edizione annuale di OIM21, il web talk di Deloitte su Fintech e Wealthtech

Il convegno è riservato a chi opera nel mondo della finanza o in quello accademico, ed è necessaria l’iscrizione e l’invito. Un web-content che si sviluppa attraverso il tema “Ci aspetta un futuro post-dollaro, in cui la finanza decentralizzata giocherà un ruolo strategico?”   

Il prossimo 18 Giugno alle ore 15.30 (termine previsto per le 17.30) Deloitte organizza e svolge, in collaborazione con SIAT ed in modalità virtuale/digitale, il webtalk  dal titolo “OIM21. Third Edition of Investment Management Observatory Symposium”, che avrà in agenda un aggiornamento sul mondo fintech/wealthtech.

Il convegno è riservato a chi opera nel mondo della finanza (tradizionale, centralizzata o decentralizzata) o in quello accademico (docenti, ricercatori, studenti), e la partecipazione è possibile esclusivamente su invito.

Si tratta di un web-content creato “da colleghi per colleghi” (C2C), senza alcun fine commerciale, e si sviluppa attraverso due tavole rotonde sul tema “Ci aspetta un futuro post-dollaro, in cui la finanza decentralizzata giocherà un ruolo strategico?”. La prima Tavola vedrà interventi di alcuni esperti proprio sul tema della finanza decentralizzata, mentre la seconda sarà maggiormente focalizzata sulla finanza tradizionale, con il punto di vista dei portfolio manager su come si sviluppano le preferenze degli utenti, sul perché vengono prese determinate scelte e su come viene percepito il rischio nelle nuove generazioni.

Oltre all’analisi dei futuri scenari dell’Asset and Wealth Management per i prossimi anni, nel corso del convengo si discuterà della crescente importanza della tecnologia blockchain. Infatti, mentre gli Stati Uniti sembrano intenzionati ad approfondirne il framework regolatorio, l’86% delle Banche centrali ha un progetto legato a una propria digital currency, e altre realtà (finanziarie e non) hanno deciso di inserire le cryptocurrency nelle proprie strategie per il futuro.

Approfondiranno le tematiche gli interventi di:

Luca Anzola, Head of Multimanager and Alternative Investment Fideuram
Alessandro Bertirotti, Docente Universidad Externado di Bogotà
Paolo Biamino, Portfolio Manager Euromobiliare Asset Management SGR
Luca Boiardi, CEO The Crypto Gateway
Davide Bulgarelli, Presidente SIAT
Davide Capoti, CEO Rocket Capital Investment
Alessandra Ceriani, FSI Consulting Leader Deloitte
Paolo Gianturco, Business Operations & FinTech Leader Deloitte
Laura Grassi, Responsabile dell’Osservatorio FinTech Politecnico di Milano
Manuela Maccia, Chief Investment Officer BNL-BNP Paribas
Marco Mione, FinTech Team Manager Deloitte & Vice Presidente SIAT
Marco Piovesan, Professore University of Copenaghen

Chi vorrà iscriversi e richiedere l’invito potrà collegarsi a questo link.

StartmeupHK Festival 2021. Dal 24 Maggio una vetrina per le startup di tutto il mondo

StartmeupHK Festival, l’evento annuale più importante in Asia dedicato alle startup, e organizzato da Invest Hong Kong, ritorna dal 24 al 28 maggio 2021 in forma virtuale. Sarà possibile partecipare a workshop, startup pitch, job fair e incontri con potenziali investitori.

StarmeupHK Festival 2021 rappresenta un’importante vetrina per le molte opportunità che Invest Hong Kong* offre alle startup di tutto il mondo. In questo evento annuale, che anche quest’anno si svolge in forma virtuale, le startup partecipanti avranno la possibilità di ascoltare ed entrare in contatto con gli esperti del loro settore, oltre a scoprire la posizione di primo piano di Hong Kong quale incubatore e banco di prova su tutto ciò che c’è di nuovo e sulle innovazioni che influenzeranno il  modo di vivere e di fare business in futuro.

Infatti, sebbene il mondo abbia dovuto affrontare un’enorme crisi, ci sono comunque molte opportunità interessanti che le startup possono sfruttare, e questo è dimostrato dai 14 eventi principali che quest’anno StartmeupHK Festival comprenderà e che coinvolgeranno numerosi relatori internazionali su tematiche specifiche, come l’A.I., il Fintech, ESG, le SmartCities, il settore Healtchare e quello del Proptech, per citarne alcuni tra i più significativi. Inoltre, durante l’intera settimana si avrà la possibilità di partecipare a workshop, startup pitch, job fair e incontri con potenziali investitori.

Il Festival aprirà i battenti il 24 maggio, con lo SME Tech Exhibition Programme, dedicato alle PMI e alle scale-up operative nel campo delle soluzioni tecnologiche, ed uno stand virtuale di SHAPERZ (Shaping the Future of Work for SMEs), organizzato da Finnovasia e dalla durata di due giorni. La partecipazione, da sottoscrivere entro il 15 maggio, è riservata alle aziende con meno di 30 dipendenti e un fatturato inferiore a 3 milioni di USD.

Nella stessa giornata, si potrà partecipare al Female Funding Fair, organizzato da Next Chapter Raise, dedicato alle imprenditrici donne di qualsiasi settore che vogliano inviare la propria candidatura ed essere selezionate per “Investor & Founders Mentor Hour”.

Il secondo giorno (25 maggio) ospiterà il GBA Innovation Summit, organizzato da TusPark Hong Kong, con il quale saranno analizzate le opportunità di sviluppo nella Greater Bay Area per le aziende con soluzioni tecnologiche e innovative. Nel frattempo, il 25 e il 26 maggio, Scaleup Impact Summit, organizzato da Whub, è uno degli eventi più completi sul mondo delle startup innovative progettato per realizzare risultati concreti con esperti, founder e investitori di primo livello.

Il quarto giorno (27 maggio), Asia Healthcare Innovation Summit, organizzato da Brinc, coinvolgerà startup, investitori e professionisti del settore healthcare, che condivideranno le loro conoscenze ed esperienze sulle ultime novità nell’ambito dell’health technology. In particolare, con la Future Health Asia Pitch Competition i partecipanti avranno l’opportunità di candidarsi, entro il 12 maggio, alla selezione di 2 startup che saranno ammesse alla riunione mensile degli investitori privati di Future Health Asia, per presentare il proprio progetto e ottenere un investimento fino a 250.000 USD.

Inoltre, StartmeupHK Festival 2021 ha organizzato altri cinque eventi di settore specifici molto significativi:
– 24 Maggio: Al for All & Making Money with AI,
– 24-25 Maggio: PropTech Asia & Beyond,
– 26 Maggio: Thriving Together – Startups and ESG Investors,
– 27 Maggio: Virtual Fintech Forum
– 27 Maggio: Connected Cities Conference,

Il 28 Maggio, ultimo giorno del Festival, concluderà le attività con un’agenda che prevede l’Ecosystem Summit, il Defining Decade for Impact with Tech e il GBA Online Hackathon 2021.

* Invest Hong Kong – Ufficio di rappresentanza in Italia Via del Mare 47, Milano, e-mail: info@investhk.it . Il Team italiano di Invest Hong Kong fornisce informazioni su investitori, programmi di incubazione e accelerazione, finanziamenti pubblici e spazi di co-working, e assiste gratuitamente le PMI e le Startup italiane a muovere i primi passi verso Hong Kong.

Cresce il numero delle startup “unicorno”. Luigi Capello: l’Italia segua la strada della Francia

La chiave del successo dell’industria francese del Venture Capital è stata la costituzione di un Fondo da 10 miliardi e la semplificazione della normativa per la costituzione delle startup, creando un’agenzia nazionale per la promozione delle imprese innovative e incentivi per attrarre talenti e investitori sul piano internazionale. L’Italia di recente ha compiuto passi avanti.

Da qualche tempo, un nuovo mito circola tra i giovani imprenditori e gli addetti ai lavori. Si tratta delle startup “unicorno”, ossia nuove aziende operanti in settori fortemente innovativi, non quotate in borsa, il cui valore supera a un miliardo di dollari. Se sono rare le aziende unicorno (“uni” sta per un solo miliardo di valore), ancora più rare sono quella “deca-corni”, e cioè dal valore di 10 miliardi di dollari, e rarissime quelle “etto-corni” (come Alphabet Inc. di Google e Facebook Inc), che avevano  i 100 miliardi di dollari di valore prima delle rispettive offerte pubbliche iniziali (IPO).

C’è da dire che il numero complessivo di aziende unicorno nel mondo è cresciuto notevolmente nel giro di pochi anni. Erano 39 nel 2013, 220 nel 2018, 362 nel 2019 e oggi, Secondo i dati di CB Insight di Dicembre 2020, sono 510 le startup che rientrano nella definizione di unicorno, attive soprattutto nel Fintech e nell’Healthcare e cresciute rapidamente con lo scoppio della pandemia.

Nel 2020, quindi, la consacrazione di questo trend in continuo aumento, con USA e Cina a dominare la scena. La società che controlla TikTok (ByteDance) è valutata 140 miliardi di dollari, mentre Didi Chuxingstartup del settore trasporti che possiede oltre 20 app – “appena” 62 miliardi. SpaceX, del visionario Elon Musk, vale 46 miliardi. Nessuna unicorno europea tra le prime dieci, mentre si distingue l’indiana l’indiana Paytm all’ottavo posto.

Le ex-unicorno AirBnb, Palantir e DoorDash sono uscite dalla classifica ad agosto 2020, avendo completato il percorso di quotazione in Borsa.

In Europa, «con il round di investimento da 178 milioni di euro concluso a inizio settimana dalla startup Vestiaire Collective, sono oggi 11 gli “unicorni” francesi, vale a dire aziende con una valutazione superiore al miliardo di euro. Lo ha reso noto proprio il Presidente della Repubblica Francese Macron, congratulandosi con i founder della startup in un post su LinkedIn. Un risultato straordinario, che traccia la strada da percorrere anche per il nostro Paese nella creazione di nuovi campioni nazionali». È quanto dichiara Luigi Capello, Chief Executive Officer di LVenture Group, holding leader negli investimenti in startup digitali.

Luigi Capello

«Nel 2012 le dimensioni del mercato francese del Venture Capital erano paragonabili a quelle del mercato italiano, con investimenti che sfioravano i 200 milioni di euro. Nel biennio 2014-2016, con Macron Ministro dell’Economia, c’è stato un balzo significativo, e un’ulteriore accelerazione è avvenuta con la Presidenza Macron, basti pensare che nel 2020 gli investimenti in startup in Francia hanno superato i 6 miliardi di euro rispetto ai 600 milioni di euro investiti in Italia. La chiave del successo dell’industria francese del Venture Capital è stata proprio l’aver messo al centro delle politiche economiche l’innovazione e la creazione di nuovi modelli di business. Ciò è avvenuto costituendo un Fondo da 10 miliardi con funzione di “snow-ball” del mercato, semplificando la normativa per la costituzione delle startup, creando un’agenzia nazionale per la promozione delle imprese innovative e incentivi per attrarre talenti e investitori sul piano internazionale».

«Negli ultimi mesi l’Italia ha compiuto decisi passi avanti sul sostegno alla nuova impresa digitale, con l’avvio delle operazioni di CDP Venture Capital. Per generare nuova occupazione, sviluppo economico e, conseguentemente, nuova ricchezza, l’Italia segua fino in fondo la strada della Francia – conclude Capello – puntando in maniera decisa sull’innovazione digitale e quindi sulle startup».

Hong Kong Fintech Week, quinta edizione in forma virtuale dal 2 al 6 novembre 2020

Si tratta di un’opportunità unica per le aziende e le startup italiane innovative del settore fintech, interessate ad avviare la propria attività a Hong Kong e in Asia, mercati sempre più orientati alle nuove tecnologie. Attraverso l’evento, si avrà la possibilità di confrontarsi con le aziende più influenti ed in rapida crescita del settore.

Invest Hong Kong (InvestHK) ha annunciato che, data la situazione attuale, la quinta edizione della Hong Kong Fintech Week si svolgerà in forma virtuale dal 2 al 6 novembre. Questo darà la possibilità a chiunque di poter partecipare da remoto ad uno degli eventi più attesi ad Hong Kong.

Invest Hong Kong è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (www.investhk.gov.hk). Tramite l’ufficio di rappresentanza di Milano, InvestHK estende alle imprese italiane i propri servizi gratuiti di supporto nei loro processi di internazionalizzazione verso Hong Kong e la Cina, con informazioni e assistenza sulle opportunità di sviluppo commerciale, costituzione e gestione di attività imprenditoriali, fiscalità, incentivi, programmi di ricerca e sviluppo, permessi di lavoro e residenza, presentazione a fornitori di servizi, associazioni, dipartimenti del governo e assistenza personalizzata secondo necessità.

La settimana della quinta edizione presenta un ampio mix di eventi quali: seminari, workshop, pitching sessions, business matching ed eventi di networking. Senza nessuna barriera fisica, l’Hong Kong Fintech Week permetterà di mettere in contatto aziende del settore Fintech da tutte le parti del mondo, rendendolo ancora di più un evento globale.

Attraverso l’evento, si avrà la possibilità non solo di confrontarsi con le aziende più influenti del settore e con le startup che presentano una rapida crescita nel mercato ma si avrà inoltre modo di acquisire informazioni utili da professionisti della tecnologia e accademici esperti in intelligenza artificiale, automazione e Blockchain. Charles Ng, vicedirettore generale di Invest Hong Kong, ha dichiarato: “I risultati del 2019 in termini di espositori, partecipanti e feedback hanno superato tutte le aspettative”.

Sull’onda del successo dell’anno precedente, sono stati sviluppati per le comunità Fintech programmi ancora più orientati al business, come ad esempio il Global Fast Track Programme.

Tutte le aziende che offrono soluzioni in ambito Capital Market, RegTech, Insurance, Payments, Commercial Banking, Retail Banking, Trade Finance, WealthTech e TradeTech presenteranno il loro progetto innovativo al Global Fast Track Programme, un programma pensato non solo per offrire assistenza alle aziende del settore a sviluppare il loro business ad Hong Kong ma anche per metterle in contatto con potenziali clienti.

Le aziende selezionate avranno la possibilità di presentare il proprio progetto durante la Fintech Week. Inoltre, quest’anno è stato introdotto lo Startup Virtual Exhibition Programme, ovvero un programma che permetterà a 175 startup di avere gratuitamente un proprio stand virtuale durante l’intera durata dell’evento (questo il link per consultare i criteri di ammissibilità).

Il settore Fintech ad Hong Kong è in rapida crescita. Ad oggi, la città è la sede di oltre 600 società fintech, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Il settore dei servizi finanziari della città è il più grande della regione, con oltre 160 banche autorizzate, tra cui otto banche virtuali, e oltre 160 assicuratori autorizzati.

Per maggiori informazioni, è consigliabile collegarsi al sito web www.fintechweek.hk

Fintech ed ecosistema finanziario: assediato dai robo-advisor, quale destino per il lavoro umano in Finanza?

I robot rubano il lavoro delle persone? Il 72% degli europei è convinta che i posti creati dalla tecnologia siano meno di quelli distrutti.  Quella del consulente finanziario abilitato fuori sede è tra le professioni più esposte al rischio di estinzione causato dallo sviluppo dell’universo Fintech.

Articolo di Matteo Bernardi

La rivoluzione digitale, grazie alle sue innovazioni, ha invaso tutti gli aspetti della vita umana, dalle relazioni personali a quelle internazionali, passando per quelle professionali e industriali. Anche la Finanza non è rimasta esclusa da questa ondata di novità, e l’intero ecosistema finanziario tradizionale risulta modificato ormai in modo permanente. E’ questa la portata del c.d. Fintech, neologismo che accorpa i vocaboli FIN (Finance) e TECH (technology), ovvero la tecnologia applicata alla finanza.

Affermatosi da un decennio, solo dal 2015 questo termine ha cominciato a diventare familiare per il grande pubblico italiano ed europeo. Il Fintech può definirsi come il prodotto omogeneo di tutte le piattaforme digitali che consentono all’utente di compiere operazioni di natura finanziaria, senza l’ausilio di risorse umane, operando comodamente da casa tramite il proprio computer; tutto ciò senza perdere in velocità, efficienza, trasparenza e, molto spesso, effettuando operazioni a costi ridotti.

Nonostante in Italia ormai più di 11 milioni di persone abbiano avuto occasione di accedere ad un servizio fintech (es. investimenti finanziari e immobiliari, pagamenti, finanziamenti), molti consumatori sono ancora diffidenti verso l’utilizzo di servizi innovativi, preferendo avvalersi ancora del canale tradizionale. Ma i margini di sviluppo, soprattutto nella clientela dei c.d. tardo-millennials, sembrano elevatissimi.

Contestualmente, la nascita di Robo-advisor, Real Estate Advisor e Robo-trader ha modificato profondamente il sistema finanziario e immobiliare. Con il termine Roboadvisor si indica un algoritmo progettato per costruire servizi di Wealth management distribuiti online, tramite portafogli personalizzati e segnali di acquisto e di vendita sui mercati finanziari, senza il supporto di un consulente fisico. In questo caso è il cliente che va ad eseguire l’ordine manualmente sul mercato.  Invece, nel caso dei Robotrader, anche quest’ultima mansione viene svolta dal programma. Infine, per Real Estate Advisor s’intende lo stesso servizio di consulenza online, ma questa volta rivolto al mercato immobiliare.

Anche le banche italiane, che corrono il rischio di veder ridotti drasticamente i propri margini di guadagno dall’introduzione di queste nuove tecnologie, hanno compreso che questo è un trend da non sottovalutare, e molte di esse hanno dato vita ai propri Roboadvisor da offrire ai clienti.

Anche i mezzi di pagamento si sono evoluti in questi anni; basti pensare alla nascita di Paypal e più recentemente ai pagamenti peer to peer (P2P) via mobile, che permettono di trasferire somme di denaro gratuitamente tra privati, in real time e con disponibilità immediata sul conto di colui che riceve il pagamento.

LEGGI ANCHE: Consulenti finanziari, gli “anziani” valgono 500 mld di raccolta e 10 mld di fatturato: a chi andrà questa ricchezza?

Nonostante siano serviti quasi 3000 anni di storia per far sì che si affermasse come intermediario negli scambi, oggi la moneta fisica non sembra più essere quella grande scoperta che nel VII secolo a.C. rivoluzionò il commercio internazionale. A questo risultato si è arrivati con un processo abbastanza rapido. Già negli anni ’50, la nascita delle carte di credito mostrò come fosse possibile acquistare e vendere beni, senza l’utilizzo della moneta cartacea. L’introduzione delle carte di credito è probabilmente la prima innovazione che il Fintech ha portato nel sistema dei pagamenti, ed oggi il settore si è arricchito delle carte di credito online (tra le più note Hype e Yap), del tutto simili a quelle tradizionali in quanto a funzionalità, ma totalmente gestite tramite smartphone.

L’ultimo segmento finanziario che ha subito profonde modifiche dall’avvento del fintech è stato il mercato del credito e del finanziamento alle imprese. Qui, la rivoluzione ha preso il nome di Crowdfunding, ossia di quel processo di raccolta fondi con il quale investitori privati o istituzionali, senza l’ausilio di una banca, finanziano con fondi propri un progetto specifico di una azienda nuova o giovanissima (c.d. startup), oppure film indipendenti, videogiochi, musica, spettacoli teatrali e molto altro, favorendo lo sviluppo di iniziative che altrimenti non troverebbero il modo di farsi strada attraverso il credito tradizionale.

L’Investment-based Crowdfunding e il Lending-based Crowdfunding sono ad oggi, le tipologie preferite dagli investitori. La prima consiste nella raccolta di fondi online tramite emissione di strumenti rappresentativi del capitale sociale, mentre la seconda, rappresenta un vero e proprio prestito peer to peer tra privati attraverso siti di social lending (prestito diffuso). La differenza tra queste due tipologie di finanziamento risiede nella partecipazione al passivo delle società: nel primo caso si tratta di partecipazione al capitale azionario (dunque capitale di rischio, tipicamente azioni), nel secondo caso si tratta invece di capitale di debito (simile alle obbligazioni).

Tutto questo sviluppo tecnologico ha destato più di una preoccupazione tra coloro che hanno concepito la propria vita lavorativa in modo statico, imprimendo alle persone la necessità di assumere una visione dinamica del lavoro, e determinando una serie di insicurezze riguardo al futuro. Infatti, secondo una ricerca di Eurobarometro del 2017, il 72 per cento degli europei crede che i robot rubino il lavoro delle persone, e circa la stessa percentuale è convinta che i posti creati siano inferiori a quelli distrutti. Negli ultimi anni, poi, fonti autorevoli hanno aumentato la soglia di allarme; secondo due ricercatori dell’università di Oxford (2013), quasi la metà dei lavoratori americani sarebbe ad alto rischio automazione e digitalizzazione entro i prossimi 14 anni (erano 20 nel 2013), mentre uno studio della società di consulenza McKinsey (2017) ha concluso che il 49 per cento dei lavori attualmente svolti da persone fisiche nel mondo potrà essere automatizzato in un tempo non superiore ai 30 anni.

Fonte: “Racing with or against the machine? Evidence from Europe”, di T. Gregory, A. Salomons, U. Zierahn

Invece la più recente ricerca sul tema, quella svolta dagli economisti Gregory, Salomons e Zierahn, ha osservato i movimenti del mercato del lavoro in Europa avvenuti tra il 1999 e il 2010, ed ha ricavato il dato di 1,64 milioni di posti di lavoro sostituiti da un macchinario o un algoritmo, compensati però da altri 1,4 milioni di posti di lavoro nati grazie all’aumento della produttività, e da 2 milioni in altri settori, generati anche questi dalla tecnologia. L’effetto netto quindi, per i tre ricercatori, è stato positivo nel suo insieme (+ 1,8 milioni di posti di lavoro in Europa), ma tale crescita ha rivelato un problema di distribuzione, poiché la maggior parte dei nuovi lavori non è stato occupato da coloro che lo avevano perso: costoro sono stati “scartati” dal nuovo scenario digitale ed oggi alimentano timori ed insicurezze all’interno della fascia di occupati che potrebbero essere interessati a breve dal fenomeno della sostituzione tecnologica.  In particolare, nei paesi OCSE sarebbero il 14 per cento i lavori a rischio automazione, e oltre un terzo quelli le cui mansioni dovrebbero cambiare considerevolmente per la stessa ragione.

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A livello italiano, la stima è del tutto simile a quelle OCSE, ed è preoccupante relativamente alle professioni, che si prevede verranno rivoluzionate dalla tecnologia in misura maggiore del 50 per cento. Tra queste, quella del consulente finanziario abilitato fuori sede è tra le più esposte al rischio di estinzione dovuto allo sviluppo dell’universo Fintech, da un lato, e dalla futura affermazione della consulenza indipendente, dall’altro. Quest’ultima, in particolare, sembra essere l’unica capace di poter raccogliere il testimone degli attuali 35.000 consulenti non autonomi nei prossimi 10-15 anni, allorquando l’offerta bancaria, grazie a robo-advisor e robo-trader, avrà assorbito del tutto le mansioni di distribuzione di servizi e strumenti finanziari alla clientela retail e affluent, lasciando ai consulenti indipendenti la clientela di pregio (circa 750.000 famiglie-clienti solo in Italia), l’unica che sarà disposta a pagare laute parcelle annuali ai nuovi professionisti della finanza – magari “gemellati” agli attuali commercialisti – in cambio di una consulenza di altissimo standing.

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