Maggio 8, 2026
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Patrimoni&Finanza, i contenuti della settimana dal 4 al 10 Gennaio

Apriamo il 2021 con un focus sulle vicende di Enasarco, la cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari che non riesce ad esprimere una governance, se non a costo di infinite polemiche e strascichi legali, in grado di gestire le nuove sfide che attendono i 220.000 iscritti. Sull’argomento, un editoriale del nostro direttore e una interessante intervista a Valerio Giunta, delegato indipendente all’assemblea della Fondazione che si è riunita lo scorso 23 Dicembre, in un consesso tempestoso.

Tra le altre cose, ci occupiamo di Consulenza Finanziaria indipendente, con una intervista a Luca Mainò di Consultique, di Brexit, con la cronostoria di quello che è stato chiamato il “divorzio del millennio”, e di investimenti alternativi (champagne e auto d’epoca).

Questo ed altro ancora, con il consueto approfondimento.

Consulenza Patrimoniale, chi ne avrà la leadership? Una gara appena all’inizio tra SCF e banche reti

Secondo una analisi della Consob, circa la metà degli investitori italiani si dichiara favorevole a valutare la consulenza finanziaria a parcella. La vera partita, però, si gioca intorno alla c.d. Consulenza Patrimoniale. Luca Mainò: “il modello di consulenza finanziaria indipendente arriverà nei prossimi 5 anni a gestire il 10% delle masse complessive. LEGGI

Salta l’opportunità del “governissimo” in Enasarco. Troppa tensione ed obiettivi opachi da ambo le parti

In Enasarco sarebbe servita una maggiore maturità e spirito di collaborazione da parte delle opposte fazioni, una sorta di “governissimo”, basato su larghe intese, che finalmente si potesse occupare delle istanze della categoria, la quale attende ancora gli aiuti economici che solo una maggioranza stabile può finalmente garantire. LEGGI

Enasarco, elezione CdA nella bufera per un voto annullato. Fare Presto e Artenasarco: scendiamo in piazza

Qualunque governance dovesse uscire fuori da questo ennesimo passo falso a danno dei 220.000 iscritti, infatti, difficilmente potrà avere i margini per condurre con serenità e stabilità i piani per il rilancio e lo sviluppo della Cassa. Il commissariamento sembra l’ipotesi più concreta. LEGGI

Enasarco, Valerio Giunta: basta tensioni, chi si richiama al bene comune deve perseguirlo veramente

Una opinione “dal di dentro” sui recenti fatti della Cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari, raccolta da chi ha vissuto in prima persona la convulsa giornata del 23 Dicembre che ha segnato l’ennesima fase di tensione. LEGGI

Brexit, storia di un divorzio. Dal 1971 all’epilogo del 2020, l’uscita del Regno piace ai conquistatori europei

Come si è arrivati alla Brexit? La Gran Bretagna è passata da un impegno entusiastico nei confronti dell’UE ad un atteggiamento acrimonioso frutto di errori e calcoli politici. In mezzo, una generazione di delusi che, a distanza di cinquanta anni dai primi trattati, ha prevalso su chi avrebbe voluto rimanere in una Europa che oggi trae un enorme vantaggio dall’uscita del Regno. LEGGI

Per qualunque informazione o suggerimento, scrivete a redazione@patrimoniefinanza.com. Risposte assicurate entro 48 ore.

Investimenti alternativi post Covid. Whisky “Rare” sempre più su, vino pregiato tiene le quotazioni

C’è molta attenzione su due dei pilastri del Luxury Index Investment di Knight Frank, Whisky Rare (anche in botti) e Vino Pregiato. Il primo proviene da un apprezzamento del 560% in 10 anni, il secondo del 120%. Nonostante il Covid, la loro domanda è sempre elevata, e non accenna a diminuire.

In un momento in cui i numeri del contagio sembrano aver rialzato la testa, parlare di “post Covid” sembra quasi affrettato. In realtà, la convivenza con la pandemia, impensabile fino a qualche mese fa, ci spinge a pensare che il ricorso ad un “total lockdown”, come quello di Marzo e Aprile, sia altamente improbabile. E’ possibile, in linea teorica, che si procederà ad una eventuale chiusura selezionata di contesti – sociali e/o produttivi – ritenuti ad alta pericolosità, e non ad un blocco indiscriminato e generalizzato, non più adeguato per via dei mutati costumi della popolazione mondiale, resa più responsabile e auto-disciplinata dall’esperienza fatta fino ad oggi.

All’interno di questo scenario, pertanto, la possibilità di tracciare normali previsioni di mercato in base alle mutate circostanze – fino a Maggio, di fatto, non c’era neanche la possibilità di effettuarle, le previsioni – diventa possibile per tutti gli aspetti dell’economia e per tutti i mercati.

In particolare, il mercato degli investimenti alternativi (alternative investment) ha tenuto bene alla prova della pandemia, pur subendo periodi di iniziale blocco della distribuzione. L’industria del vino, per esempio, durante il lockdown ha continuato a lavorare sul campo e sulla vinificazione, ed ora le porte delle cantine cominciano ad aprirsi ai visitatori, mentre i produttori hanno già pianificato la prossima vendemmia.

Dopo i primi due trimestri del 2020, oggi è possibile stimare con esattezza l’impatto del Covid sul mercato del vino, nonché fare previsioni per il resto del 2020. I produttori stanno ancora sperimentando un cambiamento nei canali di vendita, e ciò continuerà per tutto il resto dell’anno. Finora, il retail (in volume) e il canale online (in percentuale) sono i vincitori assoluti, con un miglioramento delle performance, mentre l’on-trade sta ancora cercando di riprendersi dal lungo periodo di chiusura di bar e ristoranti.

Diversi produttori di vino pregiato non hanno subito cali vistosi sul mercato dell’export, e le vendite sono rimaste stabili durante la chiusura, con lievi diminuzioni. Certamente, i distributori hanno dovuto trovare soluzioni creative per mantenere i contatti con importatori e opinion leader, ma gli strumenti online (come le videochiamate) hanno aiutato la gestione  dei rapporti anche con i più importanti collezionisti e con le case d’asta, rendendo tutto più agevole.

Relativamente al comportamento degli investitori, il canale delle aste online è diventato quello principale, ed ha permesso di non interrompere mai la continuità del mercato. Del resto, il circuito delle aste online era già sviluppato nel settore del c.d. passion investment, per cui le case d’asta più conosciute hanno semplicemente adeguato le modalità dell’offerta, risparmiando anche sui costi generali di organizzazione.
Pertanto, come cambierà – se cambierà – il mercato del vino pregiato dopo il 2020?
La domanda più importante (per il 2020 e probabilmente anche per il 2021) è se il canale delle aste “face to face” potrà riprendersi. Il fascino dei battitori d’asta, infatti, rimane oggi, per chi frequenta questi contesti, una perdita notevole, tanto essi sono intrisi di storia e tradizione (un po’ come il mercato azionario “alle grida” di una volta, prima che diventasse telematico). Questa mancanza, peraltro, si rifletterà certamente sulle nuove produzioni di vino pregiato, per le quali si prevede una riduzione delle produzioni di annata del 10-20% (alcune denominazioni di origine abbasseranno le rese).

In definitiva, l’incertezza economica di fine 2019 e la pandemia si sono combinati creando una tempesta perfetta per molti settori dell’Economia, ma non per quello del vino. Così, per esempio, mentre il top del mercato della Borgogna ha raggiunto nuovi picchi all’inizio dell’anno prima di diminuire, i vini Borgogna di livello inferiore hanno goduto di una domanda relativamente forte, aumentando del 6% –8%. Anche il track record storico dei vini pregiati è confortante. Nonostante tutto, infatti, il The Knight Frank Fine Wine Icons Index è aumentato del 120% nell’ultimo decennio.

Un altro pilastro degli alternative investment è quello del Rare Whisky. In termini di crescita del valore, il significativo eccesso di offerta riscontrato nel 2019 e l’indebolimento del leader di mercato, The Macallan, avevano determinato un calo del 2,67% dell’indice Knight Frank di settore nel primo semestre dello scorso anno. La seconda metà del 2019, però, era andata molto meglio, e l’Indice aveva chiuso l’anno in rialzo del 5%. L’epidemia di Coronavirus, e il conseguente crollo dei mercati azionari globali, hanno portato molti investitori e azionisti a subire ripercussioni significative con il crollo dei valori degli investimenti, portandoli a guardare altrove per proteggere la propria ricchezza.

In particolare, le società all’ingrosso di rare whisky in botti hanno assistito ad un aumento dell’appetito da parte di investitori privati ​​e dei gestori di fondi. Il whisky in botte offre agli investitori l’opportunità di possedere una merce e un asset tangibile che protegga dall’inflazione e dalle incertezze dei mercati finanziari.

Il valore del whisky come investimento è aumentato notevolmente negli ultimi dieci anni, diventando rapidamente una delle opportunità di investimento alternative più popolari, con il whisky rare in cima all’indice Knight Frank Luxury Investment. Secondo l’indice 2020, il valore del whisky è aumentato del 564% solo negli ultimi 10 anni. In confronto, le auto d’epoca sono aumentate di valore del 194%, le opere d’arte del 141% e il vino pregiato del 120%. A differenza del whisky rare, il valore del whisky in botte è legato alla sua età piuttosto che ai mercati, rendendolo attraente per gli investitori che si vogliono posizionare nel lungo periodo.

Nei mercati secondari, la domanda sia per il whisky scozzese che per quello irlandese è aumentata di anno in anno. Per il whisky irlandese, ad esempio, la dimensione del mercato è cresciuta in media del 13% negli ultimi due decenni. Le previsioni dell’IWSR, il benchmark globale per i dati sull’alcol, mostrano che la crescita sia del whisky irlandese che di quello scozzese è destinata a continuare. Tuttavia, solo il 16% dei marchi di whisky possiede le proprie distillerie, il che significa che esse acquistano scorte di whisky maturo da stoccare nelle botti invecchiate a da imbottigliare successivamente, per soddisfare le esigenze dei collezionisti. Come risultato di questo crescente interesse, le più importanti distillerie prevedono aumenti di prezzo fino al 20% nei prossimi mesi.

Pertanto, per gli investitori più esperti sembra essere arrivato il momento di investire nel whisky in botte. Le botti contenenti circa 200 litri di whisky possono essere acquistate direttamente da grossisti, a poco più della metà del prezzo di vendita al dettaglio. Ciò consente di assicurarsi un margine notevole in occasione del successivo invecchiamento e imbottigliamento. A differenza dell’acquisto diretto di bottiglie di rare whisky nella speranza che aumentino di prezzo, acquistare whisky in botte è altamente speculativo, e richiede una conoscenza approfondita dell’asset. Tuttavia, se la selezione della qualità è stata felice, l’investimento offrirà rendimenti annuali considerevoli e aumenti di valore costanti. I rendimenti annuali, infatti, sono compresi tra l’8% e il 54,5%, a seconda della strategia di uscita scelta dall’investitore e del periodo di tempo in cui si acquista e si detiene il whisky.

In definitiva, il principio – piuttosto elementare ma efficace – è che più a lungo si tengono le botti, più rare e preziose esse diventano. Warren Buffet, definito “l’oracolo di Omaha” per la sua abilità nel selezionare e detenere nel lungo periodo titoli azionari di aziende “sicure”, ci ha fatto una fortuna seguendo questo principio.

Enasarco, Conti Nibali: mettiamo in sicurezza i contributi dei consulenti. Stop agli sprechi e alle inefficienze

La richiesta forte di uscire da Enasarco si è tramutata in un più diplomatico “entriamo e (se possibile) contiamo”, finendo per venire invischiati in logiche politiche.

Articolo di Elio Conti Nibali

La previdenza è un argomento centrale nella pianificazione finanziaria. Lo sanno bene i risparmiatori che per le loro scelte si affidano ai consulenti finanziari, le ricerche e le analisi  confermano infatti che nei loro portafogli è maggiore l’incidenza dei piani di risparmio finalizzati all’aspetto previdenziale rispetto ai portafogli dei clienti seguiti da altri canali distributivi.

A maggior ragione nell’attuale contesto, nel quale si vengono a intrecciare molteplici fattori che aumentano l’incertezza sul futuro, e non solo per le giovani generazioni.

Ma la previdenza è un argomento delicato anche per gli stessi consulenti finanziari, tenuti a lungo in un limbo, fino a quando con l’obbligo della doppia contribuzione si è scelta una strada probabilmente comoda ma poco coraggiosa.
L’Anasf nel tempo ha condotto una battaglia determinata, immaginando invece nella costituzione di un’autonoma forma previdenziale, declinata con proposte diverse, una soluzione certamente più efficiente, anche in considerazione delle peculiarità della nostra categoria professionale.

I fatti dicono che poi si è andati da un’altra parte: “la madre di tutte le battaglie”, cioè la richiesta forte di uscire da Enasarco, si è tramutata in un più diplomatico “entriamo e (se possibile) contiamo”, finendo per venire invischiati in logiche più politiche che rispettose del mandato che i nostri associati ci hanno assegnato.

Il mandato cioè di mettere in sicurezza intanto i contributi che versiamo, eliminare il superfluo e abbattere le inefficienze, gestire con prudenza ma professionalmente, in una visione che non può che essere di lunghissimo termine, che però si deve confrontare con le criticità contingenti.

Coniugare tutto è un’impresa certamente difficile, ma ancor più complessa per le pluralità di soggetti e situazioni che convergono nella Fondazione Enasarco.

Un Ente dalla storia travagliata, per usare un eufemismo, ma che ha dato la sensazione ormai da un po’ di tempo quantomeno di voler cambiare rotta. E tutto questo si intreccia adesso con un momento delicato per altri versi, la competizione elettorale per il rinnovo degli organi sociali.

Per la verità, da un osservatorio esterno, sembra che ci sia più attenzione sulle composizione delle liste e sulle alleanze invece che sui contenuti, un vizio ahimè ben recepito da altri mondi. Poco si dice, o lo si fa in modo superficiale, su come concretamente si potrà continuare a tenere in piedi la “cassa” e garantire le pensioni, a tacere poi di problemi atavici, e non per questo non meritevoli di soluzione, come quello dei silenti.

Ma, tornando ai consulenti finanziari, quello che maggiormente dovrebbe interessarci, non fosse altro in ragione delle nostre competenze, è la gestione del patrimonio mobiliare, stiamo parlando cioè di attivi di diversi miliardi di euro, non di noccioline.

E se nei programmi elettorali si vuole affrontare il tema, bisogna che sia fatto con l’attenzione che merita e con il massimo rigore, evitando formulazioni generiche e abbastanza anacronistiche. In alternativa, meglio non scrivere nulla.

Leggere di un mondo di investimenti oggi diviso tra obbligazioni ed azioni francamente appare poco rispettoso anche della categoria che rappresentiamo, che si confronta quotidianamente con dinamiche dei mercati e soluzioni che debbono necessariamente spaziare ben oltre, soprattutto tenendo in considerazione un patrimonio come quello dell’Ente, e le finalità a cui è destinato.

Mettere nero su bianco che l’obbligazionario oggi sia meno complesso dell’azionario è roba da fare saltare dalla sedia, come appare miope non ampliare gli orizzonti.

Gli investimenti alternativi sono un esempio: riferendosi ad asset class spesso molto più sofisticate di quelle tradizionali, richiedono competenze specifiche e, in alcuni casi, processi di governance ad-hoc: ne vogliamo parlare?
Di come la gestione del patrimonio mobiliare dovrebbe integrare aspetti come questi ci piacerebbe leggere, al fine di valutare se l’approccio di investimento sarà davvero orientato al futuro. E in quest’ottica, è importante comprendere con quali modalità un Ente quale Enasarco debba trattare, a parere di chi si candida a guidarlo, i temi della sostenibilità, che per gli Investitori Istituzionali non sono più un optional, oramai anche in Italia.

Pensare di affrontare le complessità del nuovo scenario economico e di mercato con lo stesso approccio e gli stessi strumenti del passato è probabilmente la strada giusta per finirne schiacciati: se per  Enasarco si propone di  cambiare rotta, è bene che il cambio sia reale e sostanziale, senza timore di riconsiderare prassi e processi che si attardano a guardare nello specchietto retrovisore.

Fonte: Bluerating

Consulenti finanziari, la sopravvivenza passerà dal modello di consulenza anglosassone?

Senza una profonda rivisitazione del modello giuridico-professionale, nel giro di 10 anni i consulenti finanziari non autonomi potrebbero quasi sparire dal mercato.

Con l’avvento della MiFID II, le fondamenta del sistema che vede i consulenti abilitati fuori sede ancora in numero largamente totalitario (98,5%) stanno cedendo vistosamente sotto i colpi della continua riduzione dei margini di ricavo alle reti, della cronica mancanza di un serio piano di educazione finanziaria negli utenti (ci vorranno altri dieci anni prima che la “Generazione Z” acquisisca una vera familiarità con i principi di gestione dei mezzi finanziari) e della più assoluta assenza di tutela sindacale da parte degli enti maggiormente rappresentativi, protesi come ad agire sulla limitazione degli effetti delle decisioni prese dal lato dell’offerta, e non sulla loro concertazione (e quindi sulle cause).

La tendenza alla diminuzione dei margini per i consulenti, in particolare, li espone alla necessità di dover allargare continuamente le masse amministrate, ossia la “base imponibile” delle proprie provvigioni, e ciò determina una sorta di selezione indotta che espellerà ogni anno centinaia di bravi professionisti, “rei” unicamente di non stare al passo con l’aumento di raccolta che è diventato sempre più difficile per via della fortissima competizione e del tasso di fidelizzazione della clientela opposto anche dal sistema bancario tradizionale (da cui tradizionalmente si attingeva).

La MiFID II, poi, ha fatto emergere una categoria – quella dei consulenti c.d. indipendenti – che nei decenni precedenti era rimasta nascosta, in attesa di tempi migliori. In particolare, ciò che si sta rivelando sono le differenze tra le due categorie. Gli indipendenti, infatti, sembrano essere i soggetti destinatari naturali di quella rivoluzione della professione spesso annunciata ma mai codificata: la consulenza patrimoniale. Infatti, il mondo dei CF non autonomi si continua a muovere lungo i binari della gestione e remunerazione del solo risparmio, difettando vistosamente di iniziative (anche di semplice formazione) rivolte alla gestione di tutto il patrimonio delle famiglie: denaro, immobili, beni preziosi, investimenti alternativi (arte, auto, orologi etc).

Adesso sembra esserci un solco profondo tra consulenti finanziari indipendenti e non indipendenti, e la sensazione generale è che se il compito del pianificatore deve continuare ad essere solo quello di creare un paniere di titoli o fondi comuni, il valore aggiunto di tale professione, a causa del futuro utilizzo della consulenza online e “robotica”, non può che diminuire, fino ad annullarsi. Pertanto, la gestione del portafoglio mobiliare è solo il minimo che un consulente finanziario può fare oggi per il cliente, e il differente approccio professionale tra le due categorie si rivela sul piano dei servizi considerati “accessori” dall’industria del risparmio gestito e dalle banche-reti, e non ancora retribuiti. I consulenti che lavorano su base autonoma oggi possono già “codificare” questi servizi, lavorando anche in partnership con altre categorie professionali (avvocati, commercialisti, notai etc) e condividendone il risultato economico. Ciò non accade per i CF non indipendenti, costretti a farsi schermare economicamente da quei professionisti, in merito alla condivisione della parcella, perché il proprio inquadramento impedisce una “codifica” semplice del proprio apporto professionale (che c’è, ed è innegabile). Per meglio chiarire il concetto dei servizi “accessori” non retribuiti, ecco alcune delle funzioni più comuni svolte dal consulente finanziario su base non indipendente:

– sviluppo e aggiornamento del piano finanziario;

– comprensione delle leggi e delle modifiche fiscali;

– pianificazione di strategie di reddito del capitale investito;

– consulenza sulle opzioni di previdenza sociale e assicurativa;

– protezione e passaggio generazionale del risparmio familiare;

– protezione del risparmio dall’erosione del potere d’acquisto;

– ideazione di strategie di donazione e di beneficenza;

– formazione al cliente sulla finanza comportamentale e sulla fedeltà al piano finanziario nei periodi di correzione (anche violenta) dei mercati.

In tutta evidenza, tutte queste funzioni ad altissimo valore aggiunto, insieme all’elevatissimo tasso di mansioni amministrative di competenza delle banche-reti e svolte gratuitamente dai consulenti, non vengono oggi riconosciute economicamente. Eppure, sono proprio queste funzioni a segnare il rapporto di fiducia consulente-cliente ed a trainare la vendita dei prodotti finanziari.

L’intera industria del Risparmio, di conseguenza, dovrebbe rivolgere più di una riflessione sulla urgenza di codificare un servizio di consulenza allargato a queste funzioni; se non lo fa, vuol dire che non lo ritiene strategicamente interessante, in ciò compiendo un errore madornale.

Secondo il nuovo Rapporto annuale Consob sulle scelte di investimento degli italiani, più del 50% di chi ha partecipato al sondaggio non è in grado di definire in cosa consista il servizio di consulenza in materia di investimenti, ed in relazione alle scelte di investimento solo il 20% degli individui si affida a un consulente finanziario.

Inoltre, secondo un report di Cerulli Associates, si prevede che oltre un terzo dei consulenti finanziari andrà in pensione nei prossimi 10 anni, determinando la necessità di “trasmettere” il portafoglio clienti ad altri colleghi per un valore pari a quasi il 39% delle attività del settore, ma quasi un quarto dei consulenti in tutti i canali che prevedono di ritirarsi nel prossimo decennio non ha un piano di successione. Nel frattempo, il settore sta lottando per reclutare e/o trattenere consulenti adeguatamente preparati e con buone masse, senza però aumentare gli sforzi di reclutamento di consulenti più giovani all’interno del team per gestire programmi di successione aziendale dei consulenti più anziani e prossimi alla pensione.

Questa circostanza, più delle altre, preoccupa i consulenti non indipendenti che si trovano “in mezzo al guado” e che, quando verrà il loro momento dei “raggiunti limiti di età”, potrebbe vedere il proprio portafoglio non valorizzato in uscita, per assenza di colleghi pronti a subentrare o per via di modifiche unilaterali del contratto.

In definitiva, il modello di servizio migliore, grazie al quale dare continuità ad una professione troppo “ingessata” giuridicamente sul vincolo del mono-mandato, sarebbe quello anglosassone. Questo, in sintesi, prevede una sorta di cooperazione fra tre figure professionali che, pur mantenendo le proprie caratteristiche, conservano la loro autonomia: cliente, banca depositaria e consulente. Il modello anglosassone, in questo modo, comporta benefici per ognuna delle figure che ne fanno parte. Infatti:

– il cliente sceglie personalmente la banca di sua fiducia presso la quale depositerà il denaro in custodia,

– il cliente sceglie il consulente a cui affidare la gestione del proprio patrimonio depositato in quella banca,

– il consulente opera in piena tranquillità ed indipendenza, senza conflitto di interesse e senza vincoli commerciali di alcun tipo, nel rispetto di un contratto di gestione di portafoglio,

– la banca depositaria, in qualità di custode, ha una funzione di controllo sull’operatività e sulla buona diligenza,

– Il consulente controlla che la banca esegua le disposizioni impartite dal cliente secondo le condizioni ed i tempi concordati.

Il vantaggio più evidente, che segna così il superamento dei limiti tipici del contratto mono-mandatario, è l’eliminazione del conflitto di interessi, dal momento che il modello esclude ogni forma di retrocessione dalle società prodotto ma attribuisce al consulente anche la certezza dell’esecuzione degli ordini, che così ricadrebbero sotto il proprio controllo.

Relativamente alla parcella, poi, questa verrebbe pagata sotto forma di commissione di gestione del portafoglio, oppure periodicamente, a seconda dell’entità del patrimonio amministrato e della durata del servizio.

Purtroppo, in Italia le barriere all’entrata (e l’inattività delle associazioni di categoria) verso questa innovazione di processo sono talmente alte da non permettere, al momento, di intravedere una simile prospettiva.

Ma si rimane fiduciosi in un risveglio delle coscienze e, soprattutto, delle intelligenze sottratte all’interesse di parte.

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Orologi da investimento: 10 regole da osservare per non essere travolti dalla passione

Il problema, nella scelta di un primo orologio da collezione, è sapere da dove iniziare e come riconoscere un orologio di prestigio, che si rivaluti nel tempo. 

Gli orologi, da quando sono stati inventati, costituiscono un orpello di vanità e passione che colpisce in egual modo sia le donne che gli uomini, ai quali è dedicata la maggior parte della produzione mondiale nel settore “pregio e lusso”. Non è un mistero, infatti, che in quanto a “purezza tecnica”, gli orologi maschili vengono venduti in base alle loro caratteristiche specifiche di funzionamento, mentre quelli destinati al pubblico femminile necessitano di un accostamento al settore dell’alta gioielleria (tramite l’aggiunta di pietre preziose, come diamanti e rubini) per essere più attrattivi.

Ciò che accomuna il pubblico maschile di appassionati dell’orologio, pertanto, è la passione per i suoi dettagli tecnici, e quando ci si accosta per la prima volta ad uno di questi articoli allo scopo di costituire un piccolo/grande investimento per il lungo periodo, il rischio di venire travolti da questa passione (e perdere la necessaria lucidità) è altissimo. Infatti, un orologio di lusso, oltre a dirti elegantemente che ora è, può diventare un buon investimento alternativo a lungo termine. E’ certamente un’aggiunta di stile al proprio guardaroba, ma indossarlo al polso racconta molto del proprio successo e dello status all’interno della comunità.

Insomma, un orologio da collezione è un bellissimo accessorio che serve a più di uno scopo, e prima o poi, nella vita, ognuno di noi si trova a fare questa scelta, una volta raggiunta la possibilità economico-finanziaria per farla. Il problema è sapere da dove iniziare, e come fare per riconoscere un orologio di qualità, che si rivaluti nel tempo.

Cominciamo col dire che ci sono tanti aspetti da considerare e molte funzionalità da cercare, ed è essenziale dedicare del tempo per trovare, tra le opportunità di investimento (che in questo settore non sono poche), l’orologio giusto che si adatti alla nostra personalità e al nostro stile di vita. Secondo i maggiori esperti di questo particolare mercato, dieci sono i fattori essenziali da prendere necessariamente in considerazione prima di acquistare un orologio di lusso.

1. Impostare il proprio budget – Il primo passo quando si pianifica di acquistare un orologio di lusso è decidere quanto si è disposti a spendere. Il rischio, infatti, è che ci si possa indirizzare, con lo stesso budget, nell’acquisto di più orologi che, pur essendo oggettivamente belli da indossare, non sono affatto articoli da investimento. Pertanto, se il negoziante, una volta saputa la tua disponibilità, ti consiglia di comprarne due anziché uno solo, è meglio rifiutare. Inoltre, la maggior parte dei marchi di pregio (Rolex, Patek Philippe etc) produce un’ampia gamma di orologi con differenze di prezzo anche molto vistose.

2. Non avere fretta – E’ fondamentale confrontare i prezzi degli orologi di lusso prima di fare una scelta. Infatti, esistono orologi come il Bulgari Diagono, l’IWC Ingenieur ed il Rolex Day-Date, che hanno quasi le stesse caratteristiche ma prezzi diversi, per cui è preferibile spendere un po’ di tempo prima di effettuare l’acquisto.

3. Scegliere un marchio affidabile con un buon valore di conservazione – Quando si pensa al designer o al marchio di lusso da acquistare, ci sono due cose fondamentali da considerare. Il primo è la storia del marchio e l’attuale valore al dettaglio, la seconda è se si prevede che il marchio aumenterà di valore in futuro. In generale, è meglio farsi dire quali sono stati la diminuzione o l’aumento della domanda di quei particolari orologi negli ultimi anni. In generale, marchi come Rolex, IWC, Omega, Patek Philippe, Zenith e altri sono famosi da anni per la loro tecnica e sono ritenuti tra i più affidabili.

4. Prestare attenzione alla misura del polso dell’orologio e della cassa – Gli orologi che si adattano perfettamente al polso sono la chiave del proprio look e del proprio. Se si ha una costituzione fisica piuttosto grande, è preferibile acquistare un orologio di lusso con un quadrante grande o quadranti forti e attraenti. Un orologio troppo piccolo su un polso possente perde qualunque attrattiva. Per le donne, che in generale hanno un polso piccolo, un orologio con misura 32 mm è l’opzione migliore. Gli orologi di lusso sono disponibili in una varietà di forme e dimensioni, ed ogni marchio ha una specializzazione anche in base alla misura dei polsi; per gli orologi da 41 mm, ad esempio, Bell & Ross Vintage è l’azienda giusta, mentre per un orologio da 28 mm il Rolex Lady Datejust è il più indicato. Conoscere le dimensioni della cassa, infine, consente di confrontare ciò che abbiamo scelto con gli altri orologi della propria collezione, il che può dare un’idea di come potrebbe trovarsi l’orologio all’interno del proprio asset di alternative investments prima di avere l’opportunità di provarlo.

5. Scegliere uno stile di orologio di lusso adatto alla propria personalità – E’ bene assicurarsi che l’orologio scelto corrisponda alla propria personalità ed integri il proprio stile di vita sociale e professionale. Esistono orologi molto versatili e adatti ad ogni abito o situazione, come quelli minimali con quadrante color oro, facili da leggere con complicazioni limitate, una semplice corona e una fascia in oro 18kt che si abbina a ogni outfit.

6. Acquisire la conoscenza dei movimenti dell’orologio – La maggior parte degli orologi di lusso sono dotati di movimenti meccanici e questi sono spesso preferiti al movimento al quarzo. Che cos’è il movimento meccanico? Si tratta di componenti piccoli che si integrano perfettamente e richiedono precise capacità di orologeria da parte degli orologiai, dal momento che essi ricevono energia da una piccola molla avvolta all’interno del movimento. Inoltre, gli orologi meccanici sono di due tipi: automatico e manuale. I secondi, in particolare, devono essere caricati a mano per accumulare energia nella molla dell’orologio, che si srotolerà lentamente e rilascerà energia. Gli orologi a carica automatica, invece, ottengono energia dai movimenti del polso di chi li indossa. Se indossati regolarmente, non è necessario caricarli.

7. Controllare la riserva di carica – Il vero cuore degli orologi di lusso è la riserva di carica che li guida, senza i quali l’orologio spesso smette di funzionare a dovere. La riserva di carica si riferisce all’energia disponibile immagazzinata nella molla principale di un orologio di lusso. Quando l’orologio gira, la molla si srotola gradualmente, fino a quando tutta la potenza termina e l’orologio si ferma. La riserva di carica degli orologi di lusso varia da 30 ore a pochi giorni; ad esempio, lo Zenith Chronomaster El Primero Grande da un minimo di 50 ore di riserva di carica.

8. Fare attenzione ai falsi – Esistono molte repliche quasi perfette degli orologi di lusso sul mercato, e solo gli esperti possono conoscere la differenza tra l’orologio originale e l’orologio duplicato. Ciò che è dentro l’orologio conta molto, dato che la cassa può sembrare la stessa, ma i movimenti, la precisione, il potere di riserva sono tutti molto più complicati negli orologi replica. Pertanto, quando si acquista un orologio di lusso, bisogna verificare l’autenticità del pezzo e informarsi sulle sue specifiche tecniche e sul periodo di garanzia.

9. Cercare orologi con caratteristiche speciali – Calendari perpetui, fasi lunari, fusi orari multipli, catene metalliche e gruppi di fusibili sono caratteristiche comuni che si trovano nella maggior parte degli orologi di lusso. Lancette e numeri luminosi sono altre caratteristiche da cercare, ma più in generale la grande varietà dei marchi di lusso non facilita il compito. Ad esempio, gli orologi cronografo hanno più complicazioni rispetto ai semplici orologi eleganti. Pertanto, prima dell’acquisto, bisogna tenere a mente le funzionalità che si desidera per un uso a lungo termine dell’orologio. Proprio come nello stile, nel design e nei materiali, ci sono funzioni dell’orologio che determinano la scelta: orologi militari o orologi da sub oppure quelli sportivi, per non parlare di quelli da ufficio, che puoi indossare ogni giorno, o quelli da pilota o da uomo d’affari che viaggia molto e che deve saltare da diversi fusi orari. L’acquisto di un orologio di pregio deve ruotare intorno alla professione e allo stile di vita.

10. Fare una buona ricerca – Come dice il proverbio, la conoscenza è potere. Più conosci o fai delle ricerche su un orologio prima di acquistarlo, minore sarà il prezzo che otterrai per lo stesso modello.

In conclusione, bisogna guardarsi bene dal trasformare una passione in pura “mania da possesso”. A maggior ragione, l’acquisto di un orologio di lusso è sicuramente una scelta intensamente personale, dettata dalla passione e difficile da condividere se non con un vero esperto. Stile, aspetto, caratteristiche, longevità, materiale e nome del marchio sono tutti fattori importanti da considerare per evitare un acquisto esclusivamente “emozionale”, che porti al mero possesso di un bel quadrante senza alcuna storia né opportunità di valorizzazione nel tempo.

Se hai trovato utile questo articolo, forse potrebbe interessarti sapere come tutelare il tuo patrimonio di orologi di prestigio dagli attacchi esterni

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Investimenti Alternativi, quali sono quelli che hanno reso di più? Ce lo dice l’indice Knight Frank’s Luxury

Un benchmark per gli appassionati di tutto il mondo che amano investire in qualcosa che “si vede, si tocca, si annusa, si gusta”.

Dopo decenni di tassi generosi, ormai da qualche anno viviamo in un epoca di tassi negativi e di inflazione quasi nulla. Con l’allungarsi di questo scenario, gli investimenti alternativi hanno smesso di attirare solo i grandi detentori di patrimoni, diventando progressivamente materia di interesse generale per una clientela più diffusa (e ben patrimonializzata) e per molti consulenti patrimoniali.

Mercati come quello dell’Arte, degli orologi di prestigio e delle auto classiche stanno letteralmente spopolando tra la clientela upper affluent, e ad essi si affiancano altre categorie di investimenti (vino, champagne, whisky raro) che, oltre ad essere ancora più “alternativi”, sono, a detta degli appassionati, anche molto divertenti. A differenza di azioni, obbligazioni ed immobili, però, questi mercati sono alla ricerca di maggiore trasparenza e certezza delle quotazioni, e laddove le aste – che rappresentano il vero momento di mercato per queste categorie di beni – non riescono a dare una direzione costante per via della loro periodicità irregolare, interviene il Knight Frank’s Luxury Investment Index (KFLII), un indice che monitora le prestazioni di un paniere teorico di classi di attività da collezione, in cui ciascuna di esse viene ponderata in base alla sua importanza ed al suo valore all’interno del paniere.

Grazie a questo benhmark, siamo in grado di sapere che, per esempio, il Whisky Raro ha sovraperformato lo stesso indice con un rendimento del 40% nei 12 mesi precedenti all’ultimo trimestre del 2018, portando la performance del Rare Whisky ad un stratosferico +550% negli ultimi dieci anni.

Relativamente al whisky raro, in particolare, l’indice Knight Frank Rare Whisky 100 è composto dalle quotazioni di 100 bottiglie del rare whisky scozzese più desiderato al mondo, i cui prezzi reali vengono monitorati regolarmente nelle aste nel Regno Unito. A novembre 2018, ad esempio, una bottiglia unica di The Macallan 1926 Peter Blake, dipinta a mano dall’artista irlandese Michael Dillon, è stata venduta per una cifra record di 1,2 milioni di sterline, facendo schizzare in avanti il rendimento complessivo del comparto.

Come per il mercato dell’Arte, l’aumento così sostenuto del “rare” è stato guidato dalla domanda proveniente dal mercato asiatico. Secondo lo Scotch Whisky Association, le vendite di rare whisky scozzese in India, Cina e Singapore sono aumentate rispettivamente del 44%, 35% e 24% nel 2018, con i single malt che rappresentano quasi il 30% delle esportazioni scozzesi totali. Inoltre, il luxury rare whisky sta trainando il mercato delle bottiglie “rare vintage” (meno preziose dei rare luxury ma di gran valore), le quali hanno beneficiato di una crescita straordinaria negli ultimi dieci anni, sia in termini di volume scambiati sia in termini di valore.

La chiave di volta della crescita sostenuta di questa classe di attività, così come delle altre appartenenti all’universo degli “alternatives”, è la passione che gli acquirenti di tutto il mondo condividono nell’investire in qualcosa che “si vede, si tocca, si annusa, si gusta”. Secondo Andrew Shirley, redattore di The Wealth Report e del Knight Frank Luxury Investment Index, la straordinaria crescita dei prezzi dei rari whisky single malt mostra che l’appetito degli investitori per le classi di attività alternative rimane forte, soprattutto tra quelli con un patrimonio netto elevato. Contestualmente, però, stiamo assistendo a un rallentamento della crescita per le auto classiche, che avevano registrato prestazioni straordinariamente forti negli anni precedenti (fino al 2017). Ciò è certamente dovuto al rallentamento dell’attività degli investitori speculativi ed al ritorno nel mercato dei veri collezionisti, i quali fanno prevalere l’elemento emozionale su quello del profitto a tutti i costi.

In ogni caso, negli ultimi anni tutte queste classi di investimenti alternativi hanno sovraperformato rispetto alle azioni e alle obbligazioni. In particolare, il rapporto sulle auto classiche pubblicato da Knight Frank rivela che, nonostante la fortissima crescita degli anni precedenti (+258% dal 2009), il mercato di nicchia delle auto classiche rimane solido e la prospettiva a lungo termine rimane molto forte, poiché l’offerta è ampiamente fissa e la domanda continua ad espandersi sia geograficamente che demograficamente. Allo stesso modo, il segmento dell’arte rimane il “principe ereditario” degli investimenti da collezione, grazie ad una sorprendente crescita a due cifre (+25% negli ultimi 12 mesi).

Analizzando l’indice KFLII, la crescita del 40% raggiunta dal rare whisky è seguita da quella delle monete, con una performance annuale del 12%, dal vino e dalle opere d’arte (questi ultimi due con una crescita del 9%). Un po’ più in basso gli orologi di lusso (+5% in 12 mesi), le auto d’epoca (+2%) e l’antiquariato (+1%), quest’ultimo a picco (-32%) negli ultimi 10 anni.

Ai fini comparativi, il KFLII nel suo complesso performa bene anche rispetto all’oro, che lo supera negli ultimi 12 mesi (+26%) ma va sotto negli ultimi dieci anni (+89% contro un robusto +161% del KFLII).

In definitiva, gli investimenti alternativi vengono giustamente considerati il ​​massimo in termini di divertimento o emozione, e non è raro incontrare investitori che dedicano al settore del passion investment anche il 70-80% del proprio patrimonio, relegando ad una percentuale quasi marginale le attività liquide.

Se hai trovato utile questo articolo, forse potrebbe interessarti sapere come tutelare i tuoi investimenti alternativi dagli attacchi esterni

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