Portafogli a confronto nel 2025: perché qualcuno ha retto meglio di un altro, e perché altri hanno guadagnato di più? Ecco quali lezioni concrete può portarsi a casa un investitore.
di Vincenzo Lana, Investitore e divulgatore economico-finanziario
Il 2025 verrà ricordato come uno di quegli anni che ha messo a nudo la solidità delle strategie. Non è stato un anno di grandi crolli improvvisi, ma nemmeno un anno di crescita lineare e rassicurante. È stato un anno scomodo, nervoso, caratterizzato da movimenti contraddittori, false partenze e improvvisi cambi di umore dei mercati.
Dopo un biennio in cui l’inflazione era stata il tema dominante e i tassi di interesse avevano profondamente cambiato le regole del gioco, il 2025 si è presentato come un anno di transizione. Le banche centrali hanno iniziato a mandare segnali più ambigui: da un lato la volontà di non strangolare l’economia, dall’altro la necessità di non perdere il controllo dei prezzi. Questo ha creato un contesto in cui né le azioni né le obbligazioni hanno avuto vita facile. La volatilità è rimasta costantemente presente, anche quando gli indici sembravano muoversi poco. È stata una volatilità “di fondo”, fatta di rotazioni settoriali, di rally brevi e subito riassorbiti, di fasi in cui nulla sembrava funzionare davvero bene.
In questo scenario, il classico approccio “buy & hold azionario” ha deluso molti, così come il tradizionale portafoglio bilanciato 60/40, che per decenni era stato considerato una sorta di pilastro della gestione prudente. Eppure, proprio in un anno così complesso, alcuni portafogli hanno dimostrato una resilienza sorprendente. Altri, invece, hanno confermato che ciò che funziona in un certo regime di mercato può smettere di funzionare quando il contesto cambia. E così, mettendo a confronto il 2025 dei principali portafogli multi-asset, utilizzando dati reali e concentrandosi non solo sui numeri, è opportuno chiedersi perché un portafoglio ha retto meglio di un altro, oppure perché alcuni hanno addirittura guadagnato bene in un anno così incerto e, soprattutto, quali lezioni concrete può portarsi a casa un investitore.

Prima di entrare nel dettaglio dei singoli portafogli, è importante chiarire un punto fondamentale: un portafoglio non è semplicemente la somma degli strumenti finanziari mesi dentro per strutturarlo, ma il risultato delle relazioni tra gli asset che lo compongono. Molti investitori si concentrano sull’asset che ha reso di più in un dato periodo, ma questo approccio funziona solo ex post, poiché nessuno sa in anticipo quale asset sarà il vincitore dell’anno successivo. Il vero lavoro dell’investitore non è prevedere, ma strutturare; per cui, quando analizziamo un portafoglio dobbiamo guardare almeno cinque elementi chiave:
– Rendimento (quanto ha guadagnato o perso).
– Volatilità (quanto è stato instabile lungo il percorso).
– Rapporto di Sharpe (quanta “qualità” ha avuto quel rendimento rispetto al rischio).
– VaR – Value at Risk (quanto poteva realisticamente perdere il portafoglio in uno scenario negativo).
– Coerenza con l’obiettivo (il portafoglio ha fatto quello per cui era stato progettato?).
Il 2025 è stato un anno perfetto per questo tipo di analisi, perché ha premiato la diversificazione vera e ha punito le allocazioni sbilanciate o troppo dipendenti da un singolo scenario macroeconomico.
Portafoglio Global 3 Assets: La semplicità che regge, ma non entusiasma – Il Global 3 Assets è uno dei portafogli più semplici e intuitivi: azioni globali per crescere, obbligazioni per stabilizzare, oro come assicurazione. È una struttura che non promette miracoli, ma punta alla robustezza. Nel 2025 questo portafoglio ha fatto esattamente ciò che doveva fare. Non ha brillato, ma non ha nemmeno deluso. Il rendimento è stato positivo, seppur modesto, e il rischio è rimasto sotto controllo. L’oro ha svolto il suo ruolo di ammortizzatore nei momenti di tensione, mentre la componente obbligazionaria ha sofferto meno rispetto a portafogli più esposti alla duration lunga. Il limite di questo portafoglio è anche il suo pregio: la semplicità. In un anno in cui l’oro e il cash hanno fatto molto bene, avere solo un 10% di oro e nessuna vera componente di liquidità ha impedito al Global 3 Assets di sfruttare appieno il contesto. È un portafoglio adatto a chi vuole dormire tranquillo, ma nel 2025 non è stato tra i protagonisti.
Portafoglio 60/40: il mito che vacilla – Per decenni il 60/40 è stato considerato lo standard aureo della gestione bilanciata. Azioni per la crescita, obbligazioni per la stabilità. Il problema è che questo modello si basa su un presupposto fondamentale: la correlazione negativa tra azioni e bond. Nel 2025 questo presupposto ha continuato a funzionare male. Le azioni globali non hanno offerto una crescita sufficiente a compensare le debolezze obbligazionarie, e i bond non hanno fornito la protezione che ci si aspettava nei momenti di stress. Il risultato è un portafoglio che ha chiuso l’anno in perdita, con uno Sharpe negativo: segno che il rischio assunto non è stato premiato. Non è stato un disastro, ma è stato un chiaro campanello d’allarme. In definitiva, il 60/40 non è “morto”, ma il 2025 ha dimostrato che non è universale e che affidarsi ciecamente a una formula storica può essere pericoloso.
Golden Butterfly Portfolio: L’equilibrio che sorprende – Il Golden Butterfly è un portafoglio pensato per migliorare il potenziale di rendimento mantenendo una forte diversificazione. Nel 2025 ha funzionato molto bene. La componente small cap value ha beneficiato delle rotazioni di mercato, l’oro ha protetto nei momenti di incertezza e la combinazione di bond a breve e lungo termine ha reso il portafoglio estremamente flessibile. Il dato più interessante è il rapporto di Sharpe: 0,80. Significa che ogni unità di rischio è stata ben remunerata. Non è stato il portafoglio più redditizio in assoluto, ma è stato uno dei più efficienti. Questo è un portafoglio che dimostra come la diversificazione non sia solo “avere tante cose”, ma avere cose che reagiscono in modo diverso agli stessi eventi.
Global Market Portfolio: La teoria contro la realtà – Il Global Market Portfolio è affascinante dal punto di vista teorico, poichè rappresenta il “mercato globale” così com’è. Il problema è che il mercato globale, nel 2025, non è stato gentile. La piccola quota di real assets non è stata sufficiente a compensare la debolezza di azioni e bond. La volatilità è stata elevata e il rendimento negativo. Questo portafoglio dimostra che replicare il mercato non significa automaticamente proteggersi. In certi anni, il mercato globale è semplicemente inefficiente dal punto di vista rischio/rendimento.
Portafoglio All Season: La difesa intelligente – Il portafoglio All Season di Ray Dalio nasce per affrontare tutti gli scenari macroeconomici: crescita, recessione, inflazione, deflazione. Nel 2025 ha fatto il suo lavoro: difesa solida, rendimento modesto. Non ha entusiasmato, ma ha protetto il capitale meglio di molte alternative più aggressive. È un portafoglio perfetto per chi cerca stabilità emotiva più che performance assoluta e “a ogni costo”, molto buono per chi vuole difendersi dallo stress eccessivo nelle fasi di volatilità più accese sacrificando il facile cedimento all’entusiasmo.
Permanent Portfolio: Il vincitore silenzioso del 2025 – Il Permanent Portfolio di Harry Browne è spesso sottovalutato perché considerato “troppo prudente”. Eppure, nel 2025 è stato il miglior portafoglio in assoluto. Il segreto è tutto nella struttura: oro e liquidità hanno beneficiato enormemente dell’incertezza, mentre la bassa esposizione azionaria ha limitato i danni nei momenti negativi. Il risultato è un rendimento elevato con una volatilità bassissima. Uno Sharpe di 1,82 è rarissimo in un anno così difficile. Significa che il portafoglio non solo ha reso, ma lo ha fatto in modo estremamente efficiente.
In conclusione, il 2025 ci ha insegnato una lezione fondamentale: non vince chi prevede, ma chi struttura bene. I portafogli più resilienti non sono stati quelli più esposti alle azioni, ma quelli che hanno saputo integrare oro, liquidità e asset con comportamenti diversi. Il mito del 60/40 è stato messo in discussione, mentre strategie considerate “noiose” hanno brillato. Per l’investitore, il messaggio è chiaro: la diversificazione vera non serve quando tutto sale, ma quando nulla funziona come previsto. E il 2025 è stato esattamente quel tipo di anno. Se questo sarà il nuovo normale o solo una fase di transizione, lo dirà il tempo. Ma una cosa è certa: dopo il 2025, guarderemo ai portafogli multi-asset con occhi molto più consapevoli.



Tuttavia, già due anni prima della pandemia, e nonostante le politiche espansive con cui le banche centrali assicuravano una crescita “drogata” del
Lungo tutto questo periodo, il travaso costante dal risparmio amministrato a quello gestito e la conseguente sostenibilità degli utili bancari hanno mascherato il fenomeno, ma negli ultimi due anni il crollo dei prezzi dei bond e delle azioni, seguito allo spegnimento del Quantitative Easing e all’aumento dei prezzi al consumo, hanno determinato una corsa graduale al rifugio del denaro – spesso disinvestito in perdita – in conti correnti che hanno continuato ad offrire tassi prossimi allo zero, e solo di recente tassi creditori decorosi, ma solo per il breve periodo.

Adesso, però, il suo ottimismo comincia a scricchiolare perché si è già perso i rialzi avvenuti da ottobre 2023 ad oggi e ora non sa se e come rientrare. Nel frattempo, ha spostato da pochi mesi la liquidità sui conti remunerati al 3-4% lordo e si illude di aver recuperato la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione del biennio 2022-2023 (-18%); ma non riuscendo ad uscire dallo stallo, quasi certamente perderà i guadagni dei prossimi tre anni e, ad un certo punto, rimarrà orgogliosamente liquido anche contro ogni evidente e migliore alternativa offerta dai mercati.

Tutte e tre le categorie di risparmiatori sono accomunate da una certa avversione al rischio, e vedono con paura o diffidenza l’investimento nel settore azionario. Costoro, però, avrebbero almeno due buone ragioni per scegliere quanto meno una entrata decisa nel mondo delle obbligazioni. La prima è rappresentata dal fatto che l’
investitori, grazie ai rendimenti che sono ancora vicini ai massimi decennali e, soprattutto, sono ancora assicurabili per i prossimi anni. Inoltre, le 
Luca, qual è lo stato di salute della consulenza finanziaria indipendente in Italia?
quale approccio usare, per esempio, in un periodo come quello di questi primi sei mesi del 2022, dove i portafogli bilanciati hanno una performance intorno al -12%/-13%, mostrando due caratteristiche ben visibili: da un lato il peggior risultato degli ultimi 40 anni per un portafoglio multi asset, dall’altro la sostanziale assenza di variabilità del risultato anche variando il mix tra azionario e obbligazionario. La liquidità va aumentata (fino ad un 20%-25%) proprio per i periodi in cui vi sono le correzioni, in cui va usata per approfittare di quotazioni più basse. In questo modo, i nostri portafogli si sono saputi difendere meglio rispetto ad allocazioni standard. Inoltre, nell’attuale contesto di mercato, abbiamo visto nei comparti value e in quelli difensivi le soluzioni più adatte per l’azionario, oltre ad una duration più corta in ambito obbligazionario.
Andrea, ritenete che i mercati finanziari possano scendere ulteriormente?
fenomeni correttivi più marcati, perché l’aumento della disoccupazione avrebbe effetti sui consumi statunitensi e quindi, a cascata, sugli utili aziendali, che bisognerà osservare con attenzione nei prossimi trimestri. Relativamente alle obbligazioni, tutto dipende da quanto sarà persistente il contesto inflattivo. L’impressione è che le banche centrali forzeranno l’aumento dei tassi finché non si “romperà qualcosa” sul piano macroeconomico; quindi livellamenti di prezzo sono ancora possibili. Le materie prime invece dovrebbero essere le ultime a cedere, come si confà ad ogni ciclo economico maturo.
considerare: non avere paura dell’azionario ma essere ben consapevoli delle sue caratteristiche, definendo l’esposizione attraverso tranche progressive nel tempo, in logica di accumulo, utilizzando strumenti ben diversificati e poco costosi, in modo da poter raccogliere appieno il potenziale di rendimento dell’economia nel medio-lungo periodo. Per fare questo lavoro, e individuare gli strumenti più efficienti, per l’investitore è importante avere accanto un consulente indipendente, che aiuti anche a sapere come affrontare una di quelle situazioni che l’investitore medio vive una o al massimo due volte nella propria vita.
soluzione. L’aumento del costo della vita può essere contrastato nel breve con strumenti di finanza personale, riducendo ad esempio le proprie spese. È invece possibile ottenere l’obiettivo nel medio lungo termine, esponendosi con un portafoglio finanziario diversificato a diverse asset class, dall’azionario all’obbligazionario alle materie prime. D’altro canto, nei periodi di deflazione degli anni scorsi si sono creati rendimenti che servono per coprire gli alti valori di inflazione odierni. Ricordiamo che gli scenari economici in cui un investitore si può trovare sono governati da due coordinate: crescita/decrescita e inflazione/deflazione. Un portafoglio ben composto deve contenere asset capaci di dare del rendimento in ognuno di questi scenari (che combinati sono 4).
Secondo il vostro modello di analisi, è già arrivato il momento di investire sulle obbligazioni? Se sì, di quale tipo e con quali strumenti?
delineare le tempistiche di uscita “dal tunnel”, ma resta valida la massima secondo cui i mercati inizieranno a scontare la fine della debolezza economica con almeno 6 mesi di anticipo rispetto ai dati macro. Il 2022, quindi, potrebbe essere un anno ancora contraddistinto da volatilità e alti e bassi, con qualche strascico probabilmente anche nell’inizio dal 2023. Ma il calo dell’attività economica avverrà in modo “ordinato”, già nella prima parte del prossimo anno si dovrebbe poter vedere un miglioramento del contesto generale dei mercati, a partire da quello statunitense. 
I timori di una 
Peraltro, Chadha prevede un “rialzo di sollievo” entro la fine dell’anno, e una successiva “svendita prolungata” generata da una “recessione che si autoavvera“. “L’
economica e prezzi elevati – che potrebbero portare lo S&P 500 a quota 3.200, un calo di circa il 18% rispetto ai livelli attuali. Ancora più catastrofico Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, secondo il quale il recente sell-off del mercato, insieme alla prospettiva di rialzi aggressivi dei tassi da parte della
Nel frattempo,
Pertanto, Berkshire Hathaway ora possiede una partecipazione di oltre il 10% in Paramount, rivelando anche una nuova partecipazione di 390 milioni di dollari in Ally Financial. Naturalmente, le azioni di tutte e tre le società sono aumentate dopo la notizia che Buffett aveva preso posizione: Paramount è salito del 14%, Citi del 7% e Ally di quasi il 5%. Berkshire Hathaway aveva già effettuato di recente acquisti considerevoli in due società energetiche: Chevron e Occidental Petroleum, il gigante tecnologico legacy HP e la società di videogiochi Activision Blizzard. Adesso Berkshire Hathaway possiede circa 159 milioni di azioni Chevron (per un valore di circa 27 miliardi di dollari), 143 milioni di azioni di Occidental (quasi 10 miliardi di dollari), 121 milioni di azioni di HP (oltre 4 miliardi di dollari) e 64 milioni di azioni di Activision (5 miliardi di dollari).
Secondo la nomenclatura di Damodaran, Seffiline è da annoverare all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”, e la sua attività principale riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Inoltre, l’azienda svolge attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, design industriale depositato per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.
Claudio, è possibile raccontare qualche aneddoto “leggendario” sulla nascita dell’idea e sul confronto immediatamente successivo tra i fondatori?
Quando avete avuto la conferma che la vostra idea imprenditoriale era economicamente promettente? Esiste un momento preciso che potete raccontare?
Nel Business Plan di Seffiline, pubblicato in occasione dei vari round di Crowdfunding, è stato indicato come metodo di calcolo del valore Pre-Money il metodo dei Multipli. Come mai lo avete preferito ad altri metodi analitici come il DCF (metodo dei flussi di cassa attualizzati)?
Davanti a
In relazione allo sviluppo delle previsioni economico- finanziarie, qual è il vostro scenario “worst case”?
La exit strategy di solito propone due possibili scenari: a) M&A con un competitor, b) una possibile IPO. Quale dei due scenari ritenete che allo stato possa essere il più probabile?
rispettato è ipotizzabile una quotazione nel giro di 2/3 anni. Tra l’altro, il settore di Seffiline è altamente appetibile e “sexy” per il mercato dei capitali. Altra soluzione è una quotazione in tempi più brevi, in quanto da luglio 2020 è nato anche il
Gli investitori non professionali (persone fisiche) hanno beneficiato della detrazione “ordinaria” del 30% oppure sieste riusciti a farli beneficiare di quella “potenziata” (50%)?
Accanto all’
Sebbene il 2021 sia stato, fino ad ora, un anno di ripresa delle compravendite, in Italia gli scambi sono comunque gravate da pesanti oneri di investimento. Il primo è rappresentato dalle imposte di registro per l’acquisto di
Analizzando le
alcuni anni c’è attrattività legata all’arrivo della metropolitana lilla che ne ha migliorato i collegamenti con le zone centrali ma anche con i due poli più importanti sorti a Milano, Porta Nuova e City Life determinandone anche una maggiore richiesta in termini di
Roma, a differenza di Milano, non ha al momento importanti lavori di recupero e di riqualificazione sul territorio e, per questo motivo, l’interesse degli 
Invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia: se a dominare le
Esposto così, il problema sembra di difficile soluzione, poiché l’accesso delle startup al
Il problema, a causa del fenomeno della “iper-informazione” nato con la condivisione – e sempre più spesso con la “fabbricazione” – delle news sul web e sui social network, si manifesta oggi tramite due principali effetti collaterali: l’impossibilità di verificare le informazioni, da un lato, e la proliferazione delle c.d. fake news, dall’altro. Questo ordine di effetti, in tutta evidenza, non fa bene neanche al settore degli investimenti, dove le informazioni devono obbligatoriamente essere diffuse osservando precise regole di trasparenza e autenticità, ma ciò che esce fuori dai
appena espresso è un pó astruso per chi non ha dimestichezza con la statistica, ma basterà un semplice esercizio – davvero divertente – da fare a casa per comprendere l’utilità pratica della legge di Benford. Prendete un foglio di carta qualunque, e scrivete a casaccio un insieme numerico di trenta numeri, i primi che vi vengono in mente, senza alcun limite di cifra. Ebbene, secondo la regola di Benford almeno 9 di questi numeri (e cioè il 30%) inizieranno con la cifra 1, e quelli che iniziano con la cifra 9 saranno in quantità inferiore a quelli che iniziano con la cifra 2. Se avete eseguito l’esercizio, avrete constatato questo risultato con i vostri occhi, e se non lo avete fatto potete fidarvi: anche se raddoppiate o triplicate i numeri contenuti nella serie, il risultato sarà lo stesso.
A livello pratico, di conseguenza, su tutti i valori e le serie storiche che si discostano da questa regola penderà il sospetto di una frode, di una volontaria manipolazione o di un errore. Infatti, grazie alla legge di Benford si è riusciti persino a scoprire le anomalie presenti in alcune
In ogni caso, si tratta di una arma in più per gli investitori che, di fronte al business plan di una 
Per un 
Recentemente, mi sono imbattuto in questo post, che riporto qui fedelmente: “Da un po’ di tempo, ogni mese investo 700 euro in un PAC e dai 100 ai 150 euro in ETF che sembrano profittevoli, fermandomi ad un numero massimo di 100 azioni per ogni ETF. Mi si è aperta l’occasione di comprare un bilocale di 75 mq per 95.000 euro, sebbene necessiti di una ristrutturazione (solo facciata e balcone, ma ci sono incentivi del 110%). Questo bilocale risponderebbe al mio bisogno di andare via da casa dei miei genitori, che mi stanno
mettendo un po’ di fretta (ho 32 anni). Certo, non pago bollette né cibo, ma ho una fidanzata che studia ancora e non lavora, per cui vorrei aspettare che lei sia indipendente prima di mettere su casa. Pertanto, stavo pensando di comprare questo bilocale, viverci per un po’ di tempo ed in futuro, tra una decina d’anni, affittarlo a 500 euro al mese, oppure venderlo. Ma così facendo potrei accumulare molto meno per via del mutuo, e personalmente ritengo inutile un PAC fatto con meno di 500 euro al mese. Avete qualche consiglio da darmi?”.
A prima vista, un 
4) Il consiglio del 
Oggettivamente, a leggere questi ragionamenti non ci si sente tanto “ispirati”, e per diversi motivi. Il primo, è che i costi annui di gestione degli strumenti finanziari, ed in particolare di quelli appartenenti all’universo del
Infine, c’è il quarto motivo, il più importante di tutti, che riguarda proprio la “cura” che l’autore dell’articolo del Sole 24 Ore suggerisce incautamente al piccolo investitore, e cioè il c.d. fai-da-te. Quella che, solo a prima vista, potrebbe sembrare un consiglio disinteressato, quasi fraterno, rivelerebbe invece come l’articolo si sia ispirato al concetto che “va bene tutto, tranne che rivolgersi ad un
circa 200 euro e ti possono veramente aiutare a gestire bene ed in autonomia i tuoi risparmi….“. Ebbene, ci vuol poco a capire, per gli addetti ai lavori, che il suggerimento dell’autore, anzichè arrecare benefici, si può trasformare in un pozzo inesauribile di costi a carico per chi si volesse cimentare, per esempio, nell’acquisto diretto di titoli a mercato, per non parlare degli enormi 
Consigliare un corso da 200 euro ed il fai-da-te ad un 


In tutti questi scenari, pertanto, ha senza dubbio più senso esprimersi in termini di “distribuzione di probabilità”, tanto di colpire il bersaglio in Balistica, quanto di raggiungere esattamente le previsioni quantitative di un obiettivo economico aziendale per una 
In definitiva, limitarsi a valorizzare nei
* Carlo Mauri, commercialista, socio AIAF, 








