Aprile 30, 2026
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Mercato immobiliare: buono il 2022, il 2023 alla prova delle variabili economiche

I prossimi mesi fino a tutto il 2023 saranno un banco di prova per il mercato immobiliare, che dovrà fare i conti con l’inflazione, con i tassi di interesse più elevati che limiteranno l’accesso al credito e con la carenza di offerta.

Di Fabiana Megliola*

Il mercato immobiliare nella prima parte del 2022 dimostra ancora un buon dinamismo, la domanda è vivace, l’offerta è in diminuzione e i valori sono in aumento in tutte le realtà territoriali, grandi città, capoluoghi di provincia e hinterland delle grandi città.

Si segnala un ritorno all’investimento immobiliare: l’inflazione e la liquidità accumulata anche nel periodo del lockdown hanno suggerito il mattone come forma di difesa del capitale. Quest’ultimo è stato riversato nuovamente nella casa da mettere a reddito (dopo il rallentamento dei precedenti semestri) ma ancora di più nella casa vacanza. Le grandi città segnalano una crescita dei valori, in linea con quanto registrato nel semestre precedente. Siamo di fronte al rialzo maggiore dal secondo semestre del 2017, quando il mercato riemerse dalla lunga crisi che lo aveva interessato. Spicca Milano che mette a segno il recupero dei prezzi più elevato.  

Analizzando le grandi città, si conferma una tenuta delle zone periferiche. Nell’hinterland delle metropoli le case continuano ad acquistare valore, particolarmente brillante il trend dei prezzi in provincia di Milano e Bologna. Bene anche quello di Verona, grazie al traino delle località turistiche del lago di Garda che ormai da diversi semestri si stanno distinguendo per essere dinamiche e attrattive.  I capoluoghi di provincia, pur con prezzi in aumento, forniscono un risultato leggermente peggiorativo rispetto al precedente semestre, in seguito all’andamento meno dinamico di alcune città. Tra le realtà capoluogo di provincia ce ne sono però diverse che spiccano per i loro risultati superiori alla media, tra queste Trieste e Ferrara.  

Prezzi in crescita anche sulle nuove costruzioni, ma la rete conferma un rallentamento delle attività a causa della difficoltà di approvvigionamento dei materiali e dell’aumento dei costi degli stessi che non sempre garantiscono la marginalità attesa. Questa è una delle cause della contrazione dell’offerta sul mercato. Non accennano a rallentare i tempi di vendita che, anche a giugno, sono ancora in diminuzione e toccano il minimo storico degli ultimi dieci anni: nelle grandi città occorrono in media 108 gg, sei giorni in meno rispetto a un anno fa. A Milano si vende più velocemente che altrove. Lo sconto medio, altro indicatore di buona salute, si riduce e si porta all’8,4%.

Tiene anche nella prima parte del 2022 il mercato della casa vacanza: prezzi in aumento al mare, in montagna e al lago. Il mercato delle locazioni, dopo il brusco calo dei valori che si era verificato a causa della pandemia, ha registrato un recupero non appena le restrizioni sono venute meno. Con il rientro degli studenti fuori sede e con il ritorno importante dei turisti che hanno ridato vigore al segmento degli affitti brevi, i canoni di tutte le tipologie immobiliari hanno ripreso a salire anche se meno di quanto registrato nella seconda parte del 2021. Ed è sempre Milano a mettere in luce variazioni dei canoni più elevati rispetto alle altre città.

I prossimi mesi, ma ancora di più il 2023, saranno un banco di prova per il mercato immobiliare, che dovrà fare ancora i conti con l’inflazione, con l’aumento dei tassi di interesse che limiterà l’accesso al credito (in particolare per alcune categorie di acquirenti), con una carenza di offerta che le agenzie lamentano da mesi, con il quadro economico che si sta deteriorando e un peggioramento della fiducia. Al momento, le previsioni per il 2023 restituiscono ancora un aumento dei prezzi tra +1% e +3%. Come Ufficio Studi Tecnocasa, stiamo ultimando le analisi, approfondendo le dinamiche nei diversi territori al fine di definire un quadro completo che sarà presentato a Milano durante la conferenza stampa nazionale del prossimo 19 ottobre.  

* Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Immobiliare, gli investitori sul ricco mercato dei fuori sede. Il 2023 “annus horribilis”?

Nella prima parte del 2022 sale la preferenza verso i piccoli tagli. Gli investitori vogliono un reddito che riesca a compensare l’inflazione, e dirigono gli acquisti verso le case per studenti fuori sede. Il 2023 potrebbe essere un “anno terribile” per il mercato immobiliare.

Il desiderio di comprare casa nella prima parte del 2022 è ancora in crescita, nonostante la guerra. Anzi, si potrebbe dire che il conflitto armato scoppiato nel nostro continente abbia diretto ancora di più le preferenze di molti investitori verso il mercato immobiliare, tradizionalmente legato – non sempre a ragione – ad un concetto di sicurezza e profitto nel lungo periodo.

In realtà, gli ultimi venti anni dimostrano con chiarezza che i valori immobiliari italiani, in media, abbiano generato un guadagno in conto capitale del tutto irrilevante rispetto ad un investimento nei mercati azionari nello stesso periodo, ma anche in questo caso bisognerebbe distinguere a seconda delle aree geografiche e/o delle tipologie immobiliari in cui si è investito.

In ogni caso, l’onda lunga che si è venuta a determinare nel post pandemia continua a generare buoni effetti sulla domanda di immobili, e gli effetti dell’aumento dei tassi di interesse e dei tassi di mutuo sulla disponibilità di spesa per acquistare la casa saranno evidenti più avanti, probabilmente nel corso del 2023, allorquando i tassi delle banche centrali avranno raggiunto il picco – in Europa si ritiene saranno al 3-3,5%, in USA anche al  4,25% – e i tassi di interesse applicati dalle banche ai mutui a tasso fisso, aumentate dello spread, convinceranno chi deve  accendere un mutuo a rinviare di qualche tempo l’acquisto dell’immobile, in attesa di una nuova discesa dei tassi.

Infatti, il ricordo dei mutui all’1% fisso è ancora vivido – parliamo di un anno fa, e nemmeno – per essere dimenticato in fretta, e per coloro che hanno mancato l’occasione l’anno scorso, quel 1% è diventato un possibile “benchmark” per il futuro più vicino. Tuttavia, non è affatto scontato che, una volta bloccata l’inflazione, i mutui tornino magicamente ad essere più convenienti, poiché la discesa del tasso di inflazione e, conseguentemente, dei tassi delle banche centrali, sarà lenta e graduale, per cui è paradossalmente più conveniente investire in immobili entro i prossimi 3-4 mesi, e non dopo, quando il c.d. “tasso finito” dei mutui viaggerà intorno al 5,5-6,0% per via degli spread bancari, e verrà percepito dagli investitori come “caro”.

Relativamente al mercato immobiliare italiano, comunque, la domanda delle grandi città si concentra soprattutto sul trilocale (40,2%), seguito dal quattro locali (24,2%) e dal bilocale (24%). In particolare, secondo l’Ufficio Studi Tecnocasa l’aumento della domanda di bilocali e monolocali confermerebbe il ritorno degli investitori sul mattone, allo scopo di ricavare un reddito stagionale grazie al progressivo ritorno sia del flusso turistico che degli studenti universitari e dei turisti. Si nota, al contrario, una diminuzione della concentrazione della domanda sui tagli più ampi, come conseguenza dell’aumento dei prezzi che sta interessando le metropoli e dell’esaurirsi della spinta data dalla pandemia alla ricerca di abitazioni più ampie. Saranno i prossimi mesi a confermare se il trend si è effettivamente invertito.   

Relativamente alla domanda proveniente dagli studenti fuori sede, i dati di Tecnocasa rivelano che sono finiti i tempi in cui i giovani che si trasferiscono nelle città universitarie dai piccoli centri si accontentavano di camere semi-ammobiliate in vecchi appartamenti del centro storico. Oggi le preferenze vanno a camere singole ben rifinite, comode, magari con bagno in camera, connessione Wi-Fi e ben servite. Con la fine delle restrizioni legate alla pandemia, le aule universitarie sono tornate a riempirsi di studenti e, di conseguenza, è iniziata anche la ricerca dell’abitazione da parte dei quasi 600.000 studenti fuori sede iscritti nelle università italiane (di cui il 5,6% stranieri). Si tratta di un mercato di dimensioni molto apprezzabili, in grado di esprimere un fatturato importante per gli investitori.

Secondo Tecnocasa, nel primo semestre del 2022 il 3,8% dei contratti di locazione hanno riguardato studenti universitari, ma la percentuale è destinata a crescere in autunno, allorquando la domanda di abitazioni per i fuori sede aumenta fino al 13% del totale dei contratti. Oggi gli studenti che cercano casa in affitto, soprattutto nelle metropoli, devono fare i conti con la carenza di offerta, acuitasi negli ultimi anni con l’affermarsi degli short rent (affitti brevi per turisti). Questi due elementi hanno determinato la crescita degli investimenti di student housing, che all’estero (in particolare a Londra e Dublino, ma non solo) rappresentano un nuovo mercato con previsioni di crescita impressionanti. Si tratta di interventi edilizi su interi edifici già esistenti – o nuove costruzioni interamente dedicate allo student rent – effettuati per soddisfare la domanda proveniente dagli studenti, i quali danno una netta preferenza per la camera singola con bagno privato (c.d. ensuite), prevalentemente per una questione privacy, all’interno di decine di flat (appartamenti) ognuno dei quali dotati di 6-7 room ensuite e parti comuni (cucina e soggiorno molto grandi, più zone ricreative con palestra e sale per ricevimento). Con il Covid, peraltro, la tendenza si è consolidata anche per limitare i contagi.

Dal momento che le camere ensuite appartengono ad una fascia di prezzo più alta, esiste comunque una discreta offerta di camere doppie, scelte soprattutto da persone legate da parentela o amicizia. La vicinanza agli atenei o agli ospedali (per chi studia medicina) è essenziale, ma non sono escluse le zone ben collegate. A seguire la presenza di attività commerciali. Ultimamente c’è attenzione anche all’esistenza di postazioni di bike sharing e di monopattini elettrici, due modalità di trasporto in voga tra i più giovani. Alcuni chiedono anche zone con locali serali, tipiche della “Movida”.

In genere i proprietari stipulano contratti transitori per studenti, con due mensilità di deposito, e si chiede ai genitori di fornire garanzie con documentazione reddituale. Nelle student house, invece, il deposito è meno impegnativo ma l’affitto mensile più elevato.

In ogni caso, la domanda degli studenti sta trainando gli acquisti di molti investitori, anche di quelli che si stanno avvicinando per  la prima volta all’investimento immobiliare. La domanda e le tipologie più richieste si differenziano a seconda delle città. Il bilocale è la tipologia più ricercata a Milano (47,9%), unica tra le grandi città a fare eccezione per la presenza importante di investitori e single tra gli acquirenti e per essere la città più costosa d’Italia, con un prezzo medio di 4.160 euro al mq per una tipologia usata e 4.750 euro al mq per il nuovo. Il 33,2 % di chi desidera acquistare un bilocale a Milano mette in conto una disponibilità di spesa compresa tra 250 e 350mila euro. Il quattro locali prevale in modo importante a Genova (47%), dove i prezzi sono decisamente più contenuti  (1.050 euro al mq) a seguito del crollo delle quotazioni avvenuto negli ultimi dieci anni.

Negli altri capoluoghi di regione che non sono grandi città, invece, il trilocale si conferma come tipologia più (53,5%), seguito dal quattro locali (23,6%). Più staccato il bilocale che raccoglie il 19,1%. Infatti, in queste realtà urbane sono i trilocali e i quadrilocali a vedere crescere la concentrazione della richiesta, poichè i prezzi sono più accessibili.

Compravendite immobiliari 2022, il mercato della casa riprende a correre

Compravendite in aumento del 12% in Italia, e del 36% a Milano. Il 45% dei proprietari vende per acquistare un altro immobile e migliorare la propria vita, mentre il 43,0% lo fa per reperire liquidità e solo il 12,0% per trasferirsi.

Secondo i dati delle compravendite immobiliari diffusi dall’Agenzia delle Entrate e analizzate da Tecnocasa, il primo trimestre conferma il buon momento del mercato immobiliare italiano, che chiude i primi tre mesi del 2022 con 181.767 compravendite, in aumento del 12,0% rispetto allo stesso periodo del 2021. Certamente, gli eventi internazionali immediatamente successivi – inizio del conflitto armato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento politico dei paesi NATO e degli Stati Uniti – e il rialzo dei tassi dei mutui potrebbero avere avuto una certa influenza sull’andamento delle compravendite, ma questo lo sapremo con certezza in occasione delle prossime rilevazioni.

Tutte le grandi città italiane, in questo primo trimestre del 2022, evidenziano compravendite in crescita, eccezion fatta per Verona, che segnala -17,3%. Il dato di Milano (+36,0%) spicca su tutti, e conferma ancora una volta la metropoli lombarda capitale italiana del mercato immobiliare. Bene anche Palermo, che mette a segno un +15,5% rispetto al primo trimestre del 2021, e aumenti a doppia cifra anche per Bologna e Firenze. Anche le realtà non capoluogo si dimostrano particolarmente vivaci registrando un incremento delle compravendite del 12,5%, contro l’11,1% dei capoluoghi.

Nei primi tre mesi del 2022, il 74,9% delle compravendite ha riguardato l’abitazione principale, il 17,7% l’investimento e il 7,4% la casa vacanza. Dal punto di vista dell’analisi socio-demografica, secondo lo studio realizzato da Tecnocasa è in crescita l’acquisto di case vacanza e di soluzioni indipendenti, mentre aumenta la percentuale di chi vende per migliorare la propria qualità abitativa. In particolare, l’indagine evidenzia un calo della percentuale di acquisti per investimento, dal 17,9% del 2019 al 16,4% di oggi. Da sottolineare, al contrario, la crescita della percentuale di acquisto di case vacanza, che dal 5,8% del 2019 è aumentata fino al 6,9% delle ultime rilevazioni.

Per quanto riguarda l’età degli acquirenti, si rileva un aumento della percentuale nella fascia compresa tra 18 e 34 anni, mentre diminuisce la componente di acquirenti che hanno 65 anni ed oltre. Si abbassa quindi l’età media degli acquirenti, anche grazie alle agevolazioni sui mutui agli under 36. ll trilocale resta la tipologia più scambiata in Italia, con il 34,1% sul totale degli acquisti, mentre si segnala un aumento della percentuale di acquisto di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, che passano dal 19,1% del 2019 al 22,0% delle ultime rilevazioni, a conferma dell’accresciuta tendenza all’acquisto di abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. 

Tra i due macro gruppi di acquirenti, cresce la percentuale dei single – dal 28,7% del 2019 al 30,6% di oggi – e, di conseguenza, decresce quella delle famiglie. Il dato motivazionale rimane quello più importante, essendo il “motore” che muove il mercato immobiliare e determina le scelte di acquisto. Oggi circa il 45% dei proprietari vende per acquistare un altro immobile che consenta un miglioramento generale della propria vita, mentre il 43,0% lo fa per reperire liquidità e solo il 12,0% per trasferirsi in un altro quartiere o in un’altra città. Inoltre, l’emergenza sanitaria e i lockdown hanno messo in evidenza pregi e difetti delle abitazioni, spingendo molti proprietari a vendere casa per comprare soluzioni più adatte alle proprie esigenze.

Relativamente alle previsioni di mercato, i dati confermano un mercato dinamico, sul trend di quanto registrato nel 2021. Non sembrano esserci stati effetti legati al conflitto bellico ma ciò non toglie che il 2022 potrebbe essere un anno di assestamento, con un numero di compravendite residenziali compreso tra 730 e 740 mila, in lieve flessione rispetto al 2021 quando si è arrivati a 748.523. Sarà interessante osservare, a questo punto, il trend del secondo trimestre del 2022, quando il mercato potrebbe risentire dell’andamento della fiducia di famiglie e imprese. Ad oggi Tecnocasa evidenzia un rallentamento sulle nuove costruzioni, mentre la domanda di casa sembra essere ancora molto sostenuta e il mattone essere ancora una volta il destinatario della liquidità degli italiani.  

Mercato immobiliare, trend e tendenze su compravendite e locazioni

Nelle grandi città avanzano gli acquirenti single. A Milano il mercato immobiliare continua a dare segnali di recupero, mentre il mercato delle locazioni mostra canoni in crescita generalizzata.

Nonostante i dati del mercato immobiliare nel secondo trimestre del 2022 siano ancora parziali e non mostrino pienamente l’impatto psicologico del conflitto armato in Europa, emergono alcune tendenze socio-demografiche sicuramente valide anche nel corrente periodo. In particolare, la componente degli acquirenti single – composta dalle compravendite concluse da individui liberi, divorziati, separati e vedovi­ – avanza nelle città maggiormente attrattive dal punto di vista lavorativo, e cioè Bologna, Milano e Torino.

In queste grandi città, la popolazione single è cresciuta molto nel corso degli ultimi anni, grazie alle opportunità offerte dal mondo del lavoro, dalla presenza di importanti atenei e dalla conseguente prevalenza di studenti universitari e lavoratori fuori sede che, dopo un primo periodo di adattamento abitativo in regime di affitto, acquistano l’abitazione una volta acquisita una certa stabilità economica e sicurezza nel futuro. Bologna, per esempio, è la città con il più alto tasso di acquisto da parte di single (49,5%), seguita da Milano (48,8%) e da Torino (39,1%). Le prime due, in particolare, sono cresciute notevolmente, a testimonianza del fatto che le loro aree riservano maggiori occasioni di lavoro; mentre il dato di Torino è stabile rispetto al 2020 e 2021.

Seguono a ruota Genova, Roma, Verona e Firenze, che si attestano su percentuali che rispecchiano la media delle grandi città (intorno al 36,3%) e confermano le posizioni che occupavano nelle rilevazioni precedenti. Invece, Bari, Palermo e Napoli si confermano le città con i tassi più bassi di acquisti da parte di single, rispettivamente con il 29,3%, il 28,3% e il 26,7%, con lievissimo rialzi rispetto al 2020 e al 2021. Anche questi dati confermano, al contrario, la scarsa attrattività lavorativa di queste aree del Meridione, strette come sono in una “Questione Meridionale” che si trascina dall’Unificazione d’Italia e costringe i cittadini del Sud a convivere con infrastrutture ormai preistoriche.

In generale, la città di Milano si conferma la piazza migliore del Paese, segnando  un aumento dei prezzi immobiliari pari al +39% negli ultimi 5 anni e continuando a lanciare segnali di crescita (fonte: Gruppo Tecnocasa). Milano, infatti, mette a segno un recupero dei volumi del 24,4% rispetto al 2020 e del 2,6% rispetto al 2019, e il trend del 2022 conferma questa tendenza, con acquirenti provenienti da altre regioni italiane e dall’estero. La differenza con il resto dell’Italia è evidente (39% contro una media nazionale del 5% nelle grandi città), per cui possiamo affermare apertamente che nel mercato immobiliare italiano coesistono due differenti aree, quella nazionale (al netto di Milano) e quella del perimetro urbano milanese, dove i prezzi medi si aggirano intorno a 4000 euro al mq per una tipologia medio usata (mentre in provincia, per la stessa tipologia, già si scende a 1600 euro al mq).

Una costruzione nuova costa mediamente 4600 euro al mq in città, e 2150 euro al mq nell’hinterland. Questi prezzi, ovviamente, non sono per tutti e, complice la pandemia, la domanda di immobili sulla provincia milanese proveniente da residenti in città è cresciuta sensibilmente, passando dal 21,2% al 24,2% (nelle altre province italiane dal 13,9% al 18,6%), e ha interessato in particolare i single appartenenti alle fasce più giovani di età, tra i 18 e i 34 anni.

Relativamente al mercato delle locazioni in Italia, si assiste ad un aumento generalizzato dei canoni e ad una ripresa della domanda. Secondo le analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, gli studenti tornano a cercare casa in affitto e i canoni di locazione residenziale registrano un aumento dei valori generalizzato: monolocali (+3,4%), bilocali (+3,1%) e trilocali (+2,5%), segnando una inversione di tendenza. Crescono anche i flussi turistici, facendo riprendere in parte l’attività di short-rent, e i contratti di coloro che cercano casa in affitto perché hanno perso i requisiti positivi di merito creditizio (rating individuale bancario) ed al momento non riescono ad accedere al mercato dell’acquisto per via dell’impossibilità di contrarre un mutuo.

Anche in tema di locazioni, Milano mette a segno uno dei recuperi più significativi (+5,6% per i monolocali, +4,9% per i bilocali, +4,2% per i trilocali), mentre  a livello nazionale i canoni sono ancora in aumento anche per i capoluoghi di provincia (+2,9% per i monolocali, +2,2% per i bilocali e +2,6% per i trilocali). I tempi di locazione sono di 46 giorni nelle grandi città e 43 giorni nei capoluoghi di provincia. Le metropoli dove si affitta più velocemente sono Bari e Firenze. Il contratto a canone libero è stato scelto nel 44,5% dei casi ma è in crescita quello a canone transitorio, passato da 21,8% a 27,1%. La motivazione di tale salto si deve ricercare nella ripresa delle locazioni per studenti e lavoratori fuori sede. Questo tipo di contratto è stato scelto anche da chi ha dirottato la casa vacanza sul segmento residenziale a causa delle minori presenze turistiche.

Mercato immobiliare: i piccoli centri urbani mettono a segno crescite interessanti

Le realtà più piccole e a misura d’uomo riescono a mettere a segno un buon aumento dei valori immobiliari, grazie alla buona qualità di vita, alle aree verdi e alla vicinanza al mare.

Le analisi condotte dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa restituiscono l’immagine di un mercato immobiliare decisamente favorevole, ma nelle grandi città si fa già sentire il rallentamento della domanda dovuto alle preoccupanti notizie di guerra in Europa.

In realtà si tratta di una sospensione del trend, testimoniato da un lieve allungamento dei tempi di vendita di immobili residenziali soprattutto nelle grandi città. Complessivamente, pertanto, la domanda di case non sembra essersi arrestata in modo stabile, e i due megatrend che trainano il mercato – il desiderio di acquistare la prima casa e quello di migliorare quella già esistente – fanno ben sperare in un ritorno all’investimento immobiliare, che in questi primi mesi del 2022 si è confermato anche grazie all’inflazione elevata, ma a livello di transazioni sono i comuni non capoluogo quelli che registrano un trend migliore, e questo si riflette anche sul dato relativo ai valori immobiliari, cresciuti dell’1,9% nella provincia e dell’1,8% nelle grandi città (+1,3% nell’hinterland).

Pertanto, le realtà più piccole e a misura d’uomo riescono a mettere a segno un buon risultato, a conferma di quanto era emerso nel 2021. Ci sono diversi piccoli centri, con una buona qualità di vita (aree verdi, vicinanza al mare), che registrano aumenti dei valori avvero considerevoli. Livorno è uno di questi, con una crescita dei prezzi dell’8,3% e per la quale sono in previsione importanti lavori di riqualificazione e potenziamento del porto. Si conferma l’ottimo trend di Trieste, che ormai da diversi semestri evidenzia un recupero dei valori immobiliari, essendo oggetto di interesse di acquisti da parte di investitori nazionali e internazionali per via del progetto di riqualificazione del porto Vecchio. Bene anche Pesaro, Ravenna e Trento. Una menzione a parte per Monza, che ha dalla sua la vicinanza a Milano, città dalla quale molti residenti si stanno trasferendo. Da segnalare poi che diversi capoluoghi della classifica sono anche sede di importanti poli universitari.  

Un altro indice interessante da tenere in considerazione per monitorare lo stato di salute del mercato immobiliare è costituito dai tempi di vendita, ovvero il tempo necessario per collocare con successo la casa sul mercato. I tempi di vendita diminuiscono leggermente nelle grandi città e nei capoluoghi di provincia: nelle prime si registrano 114 giorni contro i 118 di un anno fa, nelle seconde 138 giorni contro 146 giorni dello stesso periodo del 2021; ma nell’hinterland delle grandi città si registra un calo nei tempi di vendita di ben tredici giorni rispetto all’ultima rilevazione, a testimonianza di una maggiore domanda. Infatti, i tempi di vendita più veloci si registrano a Vicenza (89 giorni), Taranto (100 giorni) e Modena (104 giorni), tutte città a misura d’uomo.

Real Estate Data HUB: cresce l’interesse per i criteri ESG anche nell’immobiliare

La crescente importanza dei criteri ESG e della Transizione Verde sono le novità che emergono dall’edizione annuale del Real Estate Data HUB, realizzato da RE/MAX Italia, Avalon Real Estate e 24MAX.

Il tema della transizione verde è diventato sempre più rilevante anche per il real estate, dove immobili ESG compliant, ossia conformi ai criteri ESG (acronimo di Environmental, Social e Governance) sono al centro dell’attenzione di gestori, investitori e potenziali conduttori.

L’importanza dei parametri di sostenibilità emerge chiaramente dalle analisi raccolte nell’edizione annuale di Real Estate DATA HUB, realizzato da Centro Studi RE/MAX Italia, Avalon Real Estate e Ufficio Studi 24MAX. Il Report registra il crescente interesse per investimenti ESG compliant che si sta manifestando in tutti i comparti del real estate e che, secondo gli esperti, costituirà il principale driver del mercato immobiliare per i prossimi anni. Si sta diffondendo, infatti, la consapevolezza che esista una differenza di valore tra immobili ESG compliant e immobili che non lo sono: si tratterebbe non tanto di un “green premium”, cioè di un aumento di valore per gli immobili compliant, quanto più di un “brown discount”, cioè di un calo di valore di quelli non conformi. Ciò interessa sia le compravendite, sia le locazioni, dove essere ESG compliant sta diventando un prerequisito per poter affittare gli spazi.

Secondo le testimonianze raccolte nella recente edizione del Real Estate Data HUB, le certificazioni ESG da “nice to have” stanno diventando un “must have” che riguarda non più solo l’Environment, ma anche aspetti Social e di Governance. Sul fronte ambientale, l’attenzione è puntata sul cambiamento climatico, il contenimento delle emissioni, l’efficiente utilizzo delle risorse naturali, la corretta gestione dei rifiuti e la rendicontazione trasparente di questi aspetti. In ambito sociale, gli interventi riguardano la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro e il rispetto dei diritti umani. Infine, per la governance, i requisiti sono relativi alle strategie di gestione degli asset.

Nel mercato immobiliare queste tendenze si riflettono in una sempre maggiore attenzione degli investitori alla qualità degli immobili, con richieste di reportistiche puntuali sulle prestazioni in termini di criteri ESG. Alcuni di questi, da marzo 2021, sono disciplinati dal nuovo Regolamento sulla disclosure in materia di sostenibilità relativa al settore dei servizi finanziari (Sustainable Finance Disclosure Regulation), che obbliga i soggetti del mercato finanziario a divulgare agli investitori informazioni sui parametri ESG. L’obiettivo è armonizzare le regole a livello europeo, rendendo omogenee le informazioni da comunicare relative ai temi di sostenibilità. I driver ESG, infatti, consentono una maggiore commerciabilità dell’immobile e premium price; invece, per chi acquista asset value added le certificazioni non sono un requisito necessario, in quanto proprio l’intervento di riqualificazione permetterà di riposizionare l’immobile sul mercato conferendogli maggiori requisiti dal punto di vista delle prestazioni.

La transizione verde sta interessando in particolar modo due comparti dell’immobiliare: il logistico e il direzionale, dove si prevede per il 2022 un ulteriore aumento della domanda con caratteristiche in evoluzione, alla luce della sempre maggiore importanza riservata appunto alle tematiche di sostenibilità. In ambito logistico, l’efficientamento energetico non si limita a sviluppare immobili conformi a determinati standard che permettano di ottenere certificazioni, ma riguarda diverse soluzioni: interventi diretti sugli edifici come isolamento termico, sistemi efficienti di areazione interna, green wall, vasche di laminazione per il controllo del consumo di acqua potabile e pannelli fotovoltaici. Il tema della sostenibilità si declina anche nella rigenerazione urbana nella riqualificazione di aree di scarso pregio o degradate nelle zone periferiche delle città. Nel comparto direzionale particolare attenzione viene data all’impatto dei beni immobili a livello di inquinamento sul territorio circostante. Inoltre, nell’ultimo biennio, a fronte delle nuove modalità di approcciare lo spazio ufficio, sta emergendo una sempre maggiore attenzione anche alle componenti di Social e Governance.

L’andamento generale del real estate in Italia – La generale ripresa economica ha interessato anche il mercato immobiliare, che complessivamente ha registrato nel 2021 un fatturato globale pari a 123 miliardi di euro e una crescita dell’8,7% sul 2020, valori che confermano il ritorno ai livelli pre-pandemia. La ripresa economica globale del 2021 ha interessato anche il mercato immobiliare ricettivo. Secondo i dati elaborati da Real Estate DATA HUB, infatti, si è registrato un incremento degli investimenti che hanno raggiunto il secondo valore più alto negli ultimi 10 anni (2,1 miliardi di euro). Gli alberghi Upscale e Upper Upscale & Luxury si confermano l’asset class più richiesta dagli investitori, insieme alle principali città come Venezia, Roma, Milano e Firenze, che hanno rappresentato oltre il 50% degli investimenti totali, trainando il comparto.

Anche il settore retail ha dato segnali di ripresa con un vero e proprio boom nel 2021, registrando transazioni in aumento anche se complessivamente i volumi sono inferiori agli anni precedenti. Nel mercato direzionale si segnalano ancora rallentamenti e un generale atteggiamento cautelativo, sebbene il numero di transazioni nel 2021 sia cresciuto rispetto ai due anni precedenti. Anche qui, però gli esperti si sbilanciano verso previsioni ottimistiche trainate dai driver ESG.

Mercato immobiliare: la guerra non frena i prezzi, ma le incognite restano

Solo un prolungato periodo di tensioni geopolitiche e di incertezza si tradurrà in una maggiore domanda di immobili nel lungo periodo e in prezzi più elevati.

Sul fronte economico, gli occhi del mondo sono comprensibilmente rivolti verso l’Ucraina e la guerra che ormai va avanti da mesi portando crudeli conseguenze umanitarie. L’inflazione elevata e l’aumento dei costi delle materie prime si stanno riversando, come una vera e propria onda d’urto, su tutti i mercati finanziari, ed anche il mercato immobiliare è coinvolto da questo contesto, ma paradossalmente ha subito maggiori danni durante i 2 anni di pandemia che in questo periodo, nel quale le pressioni inflazionistiche allontanano gli investitori dalla finanza pura e li spingono verso l’acquisto di immobili da mettere a reddito. E così, gli effetti della guerra si potranno vedere con il tempo, ma solo se un prolungato periodo di tensioni geopolitiche e di incertezza si tradurrà in una maggiore domanda di immobili nel lungo periodo e in prezzi più elevati.

Le incognite che separano le attese degli investitori di aumento delle quotazioni dai risultati concreti sono diverse. Innanzitutto, l’aumento del costo delle materie prime colpirà anche i materiali da costruzione e il costo della manodopera, e questo costituisce un primo deterrente per una crescita strutturale della domanda, poiché i maggiori prezzi futuri delle abitazioni non verranno compensati dai corrispettivi adeguamenti dei redditi che, com’è noto, tardano sempre rispetto all’evolversi delle grandezze indipendenti (e non concertate) del mercato. Solo per chi dispone di risparmi adeguati potrà inseguire il mercato in uno scenario di prezzi in aumento, tutti gli altri dovranno affidarsi al credito bancario che, a sua volta, sta già vivendo il problema dell’aumento dei tassi dei mutui, quasi triplicati nel giro di soli otto mesi, restringendo l’accesso a diverse fasce di lavoratori subordinati.

Probabilmente il mercato immobiliare di fascia alta per le case di vacanza e di lusso sarà il primo settore ad essere effettivamente colpito, poiché molte località turistiche esclusive potrebbero registrare un netto calo della domanda soprattutto da parte di investitori internazionali, come russi e cinesi. Il clima di incertezza, tuttavia, bloccherà anche gli acquisti da parte delle famiglie, che potrebbero decidere di aspettare tempi migliori. Invece, dal lato delle imprese l’aumento dei costi della logistica, dei materiali da costruzione, dei carburanti e della conseguente manodopera, potrebbe ridurre capacità e disponibilità a pagare affitti più elevati, rischiando di bloccare il settore delle nuove costruzioni immobiliari per l’industria che, fino a qualche mese fa, era un settore in grande espansione. Di conseguenza, la riduzione dell’offerta finirà di creare tensioni in aumento sulle costruzioni già esistenti, il cui canone di affitto è destinato a salire ineluttabilmente, costringendo gli imprenditori della logistica ad aumentare le proprie tariffe per mantenere una certa percentuale di utile.

In realtà, i tassi d’interesse dei mutui, per quanto maggiorati, sono ancora molto bassi se confrontati con quelli di alcuni anni fa, pertanto chi si avvicina adesso al settore immobiliare lo fa prendendo in considerazione le case da ristrutturare, poiché spesso vengono vendute a prezzi inferiori e consentono un investimento più sostenibile. Peraltro, proprio a causa della difficile situazione che stiamo attraversando, si stima che i prezzi siano destinati a salire fino al 3% durante il 2022. Nel presente mese di maggio 2022, prendendo in considerazione un appartamento di 50 mq (dati di caseinvendita360), le province italiane più convenienti in termini di prezzo sono quella di Oristano (-14.15%), Isernia (-10.83%), Forlì (-10.48%), Sondrio (-9.33%) e Biella (-7,66%), mentre quelle che hanno avuto una maggiore rivalutazione delle quotazioni – risultando quindi meno convenienti – sono Venezia (+ 10.03%), Viterbo (+ 8.93%), Firenze (+ 8.18%), Benevento (+7.72%) e Milano (+ 7.59%).

I sorprendenti risultati di Viterbo e Benevento – e di altri centri minori – fanno capire come la domanda si stia spostando sempre più verso le piccole province. L’aumento dei costi legati alle case nelle grandi città infatti, comporta un incremento delle vendite in zone periferiche o centri abitati più piccoli, anche grazie ai vari comfort come il giardino e il posto auto, ed il minore stress. Tuttavia, le regioni più gettonate rimangono sostanzialmente quelle geograficamente più popolate, e cioè Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Sicilia, dove comunque si hanno oscillazioni di prezzo davvero notevoli (dai 247.961 euro della Lombardia ai 56.944 euro della Sicilia). Non male i risultati, in termini di quotazioni, di Abruzzo (+ 0.81%), Basilicata (+ 2.69%), Campania (+ 1.14%), Emilia-Romagna (+ 2.79%) e soprattutto Friuli-Venezia Giulia (+ 6.12%).

Relativamente alle locazioni, il mese di aprile si chiude con un aumento medio mensile dei canoni pari all’1,5%, per un prezzo medio che si attesta a 11,4 euro al metro quadro. Gli incrementi maggiori sono quelli di Avellino (+ 15,2%), Milano (13%) e Massa (11,4%), seguite da Campobasso (9,2%), Ascoli Piceno (9%), Cosenza (8,3%), Catanzaro (7,3%), Rovigo (6%) e La Spezia (5,9%). Gli incrementi minori si sono registrati a Torino (4,1%), Cagliari (3,9%) e Palermo (1,2%), mentre sono in calo a Roma (-2,2%), a Bologna (-1,5%) e a Napoli (-1,3%).

Tempi di vendita degli immobili più veloci. Milano e Bologna in corsa

Secondo Tecnocasa, continua il buon andamento del mercato immobiliare italiano, confermato dall’andamento dei tempi di vendita più brevi rispetto alle ultime rilevazioni.

Gli ultimi dati elaborati dall’Ufficio Studi Tecnocasa mostrano tempi medi di vendita pari a 114 giorni nelle grandi città, 144 nei loro hinterland e 138 giorni nei capoluoghi di provincia. A distanza di un anno, pertanto, si riscontra rispettivamente una diminuzione di quattro giorni, tredici giorni e otto giorni, e questo rivela come il mercato immobiliare confermi una certa vivacità di fondo, in attesa di un prossimo rialzo delle quotazioni che, a causa dell’inflazione, si dà ormai quasi per scontato nei prossimi 24 mesi.

In particolare, i dati rivelano una certa contrazione dell’offerta dopo anni di costante superamento della domanda, quest’ultima prima tenuta in piedi dai tassi fissi dei mutui anche inferiori all’1%, e adesso sostenuta dal timore di una inflazione elevata e da un certo spostamento di liquidità dalla Finanza all’immobiliare, nonostante i tassi fissi del credito casa siano quasi triplicati nel giro di pochi mesi – oggi veleggiano intorno al 2,6-2,8% – ma sono ancora convenienti ed eventualmente rinegoziabili in futuro, nel caso assai improbabile di un ritorno verso i tassi prossimi allo zero.

Con l’offerta che diventa sempre più esigua, chi sta valutando l’acquisto dell’immobile deve velocizzare la sua decisione, e se trova l’immobile adatto alle proprie esigenze deve sbrigarsi a bloccare il prezzo (e a chiudere la trattativa), perché il rischio di essere superati da altri compratori è reale. Tra le grandi città, i tempi di vendita più lunghi si sono registrati a Bari dove per vendere un immobile occorrono 153 giorni, ma è in miglioramento di 9 giorni rispetto a un anno fa. Diminuiscono di 24 giorni i tempi di vendita a Verona, una delle città dove il mercato immobiliare si sta dimostrando particolarmente attrattivo. Milano si conferma la città più veloce, con 57 giorni, in contrazione di tre giorni rispetto ad un anno fa, confermando così la sua leadership sul mercato immobiliare.  A Bologna le abitazioni si vendono in 72 giorni, seconda città più veloce dopo Milano, ma il trend è in leggero peggioramento.

L’analisi dei tempi di vendita per l’hinterland delle grandi città conferma come in queste realtà il mercato immobiliare stia diventando sempre più veloce. Infatti, continua il trend che vede una ricerca sempre più forte nei comuni dell’hinterland, dove si stanno indirizzando coloro che hanno un budget più contenuto o che sono alla ricerca di soluzioni abitative più ampie o di soluzioni indipendenti. Gli hinterland dove occorre meno tempo per vendere casa sono quelli di Firenze (110 giorni) e di Napoli (129 giorni). Tra i capoluoghi di provincia spiccano quelli di Rovigo con 71 giorni, di Monza con 94 e di Vicenza e di Venezia con 95.

Il mercato immobiliare USA è caldo, la Fed riuscirà a raffreddarlo prima che esploda?

I bassi tassi di interesse e le scorte scarse di materie prime hanno portato i prezzi degli immobili a salire verso nuovi record anche dopo la pandemia, con un aumento del 19%, ma la domanda è destinata a rallentare.

Secondo Bill Gross, fondatore di PIMCO, “nessuno può guidare le quotazioni delle obbligazioni al di fuori delle banche centrali, che sono le uniche regine del mercato”. La definizione appare appropriata, perché mai come oggi la Federal Reserve ha voluto così fortemente tassi di interesse più alti nel minor tempo possibile e condizioni finanziarie rigide, mentre gli Stati Uniti vedono schizzare il costo della vita al livello più alto degli ultimi 40 anni: i salari sono aumentati, ma prezzi di benzina, generi alimentari, automobili, alloggi si sono spinti ben al di sopra dell’aumento del reddito medio.

I verbali della riunione di marzo della Fed hanno fatto eco alla posizione inasprita della banca centrale nei confronti dell’inflazione, ribadendo il piano per ridurre il suo bilancio di quasi 9 trilioni di dollari al ritmo più rapido di sempre. Con sorpresa, i verbali hanno anche lasciato la porta aperta alle vendite a titolo definitivo dei $ 2,7 trilioni di titoli garantiti da ipoteca della banca centrale, un processo potenzialmente dirompente che richiede ad altri investitori di colmare il vuoto. “Chiaramente, la Fed è molto concentrata sulla riduzione dell’inflazione“, ha affermato Greg Handler, responsabile dei mutui e del credito al consumo presso Western Asset Management, osservando che le abitazioni costituiscono circa un terzo dell’indice dei prezzi al consumo, nonchè un indicatore chiave dell’inflazione che ha raggiunto un tasso annuo del 7,9% a febbraio. 

Il presidente della Fed Jerome Powell la scorsa estate ha minimizzato qualsiasi legame diretto tra i suoi acquisti di titoli del Tesoro pandemici e obbligazioni ipotecarie con l’aumento dei prezzi delle case. Ma la Fed è stata per anni un acquirente chiave di tale debito e la banca centrale esercita un’influenza considerevole sui tassi di interesse. Dalla recessione del 2007-2009 e il governo è stato un ingranaggio vitale nel mercato del debito immobiliare statunitense di circa 12 trilioni di dollari. Infatti, sempre più americani si affidano ai finanziamenti per l’acquisto di case, con l’obiettivo di costruire ricchezza generazionale. Anche l’edilizia abitativa rimane un segmento critico dell’economia, il che significa che la posta in gioco è alta per ciò che verrà dopo. “Stiamo prendendo atto che una quota significativa del patrimonio netto delle famiglie è costituita dal capitale proprio“, ha affermato Mike Reynolds, vicepresidente della strategia di investimento di Glenmede, aggiungendo che i baby boomers possiedono una grande quantità di case di famiglia rispetto ai 142 milioni di single statunitensi.

I bassi tassi di interesse e le scorte scarse di materie prime hanno portato i prezzi degli immobili a salire verso nuovi record anche dopo la pandemia, con un aumento del 19% annuo tra gennaio 2021 e gennaio 2022. Ma mentre parte dello slancio dei prezzi al rialzo potrebbe attenuarsi quando i mutui a tasso fisso a 30 anni si avvicineranno improvvisamente al 5% e rallenteranno la domanda di nuovi acquirenti, le bollette dei mutui a tasso variabile si sono già avvicinate ai livelli dell’era della bolla. Infatti, in relazione agli aumenti di prezzo negli Stati Uniti, la società di rating S&P Global ora considera l’88% delle quotazioni immobiliari di tutti gli stati come ampiamente sopravvalutate. “Sta arrivando sul mercato un crollo chiaro e imminente?” ha chiesto Reynolds. “Sembra improbabile data l’interazione tra domanda e offerta”.

Gli strateghi di BofA Global, all’inizio di aprile, hanno affermato di aspettarsi un apprezzamento dei prezzi delle case statunitensi del 10% quest’anno e del 5% nel 2023. Allo stesso tempo, parti del mercato delle obbligazioni ipotecarie che la Fed ha acquistato hanno già ripreso il prezzo da quando la banca centrale ha iniziato a segnalare una riduzione potenzialmente più rapida del suo bilancio. “Purtroppo per la Fed, il mercato immobiliare è caldo”, ha detto Handler. Ma in termini di offerta criticamente bassa di stock immobiliare, “non c’è molto che la Fed possa fare a questo punto”.

Immobiliare residenziale, confermata la crescita nel 2021: +34% rispetto al 2020

I dati di chiusura del 2021 vedono un deciso aumento delle compravendite immobiliari, con una crescita del 34% rispetto all’anno precedente e del 24% rispetto al 2019.

L’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa ha analizzato i dati diramati dall’Agenzia delle Entrate relativi alle compravendite immobiliari. Il dato a chiusura 2021 vede un deciso aumento del bilancio complessivo, con una crescita del 34% rispetto all’anno precedente e del 24% rispetto al 2019.

In particolare, l’anno 2021 registra 749 mila transazioni. I comuni non capoluogo, come da aspettative, hanno performato meglio dei comuni capoluogo: i primi chiudono con un aumento del 37% rispetto al 2020 e del 29% rispetto al 2019. I comuni capoluogo segnano +29% e +14%. Questo conferma l’apprezzamento per le realtà più piccole. Tra le grandi città, Milano chiude con una crescita delle transazioni del 24,4% rispetto al 2020 e +2,6% rispetto al 2019; Roma mette a segno un +31,4% e +18,5%. Bene, nel confronto con il 2020 e il 2019, Bari e Genova.