Giugno 7, 2026
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I quartieri emergenti muovono il mercato immobiliare delle grandi città d’Italia

Secondo Tecnocasa, ecco quali sono città per città i c.d. “quartieri emergenti”, ossia le aree abitative maggiormente degne di attenzione da parte di chi cerca l’abitazione principale o di chi vuole investire. 

La ricerca di spazi più ampi, di spazi esterni, di una migliore qualità della vita, di soluzioni di nuova costruzione, le agevolazioni sui mutui per gli under 36 nonché la realizzazione di politiche di rigenerazione urbana – ormai parte integrante ed effettiva dei piani urbanistici – stanno determinando dinamiche immobiliari ben precise che interessano sia le metropoli sia le realtà più piccole. Soffermandoci sulle metropoli, è importante capire quali sono i c.d. “quartieri emergenti”, ossia aree degne di attenzione da parte degli acquirenti sia di abitazione principale che di investimento

MILANOMilano è in questo momento la città per la quale è più facile indicare un quartiere emergente: i numerosi interventi in corso sul capoluogo lombardo e la sua trasformazione urbanistica hanno ormai catalizzato da tempo l’interesse dei potenziali acquirenti, investitori inclusi. Tra le aree che si sono riscoperte, negli ultimi mesi, si segnala quella a sud della città intorno a via Ripamonti e conosciuta anche come quartiere Vigentino. In posizione periferica ha avuto una ripresa in seguito al più ampio progetto della riqualificazione dello Scalo di Porta Romana con relativa attesa per il “Villaggio Olimpico” e soprattutto con la nascita di “Symbiosis” e della “Fondazione Prada”. Completa il quadro la vicinanza alla Bocconi che ha reso l’area interessante per chi desidera acquistare sia come prima casa sia come investimento. Giovani coppie, persone che rientrano da fuori città e investitori che acquistano tagli grandi da frazionare (ricorrendo spesso alle agevolazioni fiscali) oppure piccoli tagli da mettere a reddito rappresentano il target che anima la zona. Una soluzione usata in buono stato si aggira intorno a 4.000 euro al mq.  Il nuovo viaggia intorno a 5.000-6.000 euro al mq.

TORINO – A Torino i prezzi contenuti di alcuni quartieri periferici della città restituiscono dinamismo al mercato immobiliare cittadino. Tra questi citiamo Madonna di Campagna dove tanti giovani si stanno riversando potendo acquistare a prezzi medi intorno a 1.700 euro al mq. Chi è interessato a soluzioni di recente costruzione guarda con interesse ad “Area 12” e allo “Juventus Stadium” dove sorgono abitazioni degli anni ’80. Ci sono poi realtà immobiliari più popolari a 400-500 euro al mq, spesso acquistate da investitori che mettono a reddito l’immobile (300 euro al mese per un bilocale e 400 euro al mese per un trilocale). Le metrature ampie sono ricercate dalle famiglie che apprezzano il quartiere anche per i servizi e la qualità di vita offerti.  I prezzi medi per le tipologie signorili in buono stato si aggirano intorno a 2.500-2.800 euro al mq. Chi acquista predilige tipologie posizionate ai piani alti e dotate di ascensore, meglio se con doppia esposizione. In contrazione invece la domanda di chi acquista per realizzare un B&B.  In lieve ripresa a partire da giugno la domanda di immobili in locazione, in particolare da parte di studenti universitari per la vicinanza del Politecnico e di lavoratori fuori sede che lavorano presso il grattacielo San Paolo.

GENOVA – Anche il capoluogo ligure, i cui valori iniziano lentamente a riprendersi dopo anni di ribassi, presenta delle aree interessanti. Tra queste Foce, quartiere semicentrale della città che si sviluppa di fronte alla stazione di Brignole e non lontano da piazza de Ferraris.  Risponde a esigenze di acquirenti di prima casa e di investitori (sia come casa vacanza sia per mettere a reddito). La vicinanza al mare ha determinato nel tempo la presenza di acquisti come B&B e casa vacanza. Attualmente è alta l’attenzione degli investitori per la zona alla luce del fatto che sarà trasformata col progetto di riqualificazione del “Waterfront” di Levante: sorgeranno uffici, residenze di lusso, spazi per lo sport e un parco urbano di 16 mila mq. Disegnato da Renzo Piano prevede la completa trasformazione della zona che, da tempo, era adoperata solo per fiere ed esposizioni. L’offerta immobiliare include immobili d’epoca di prestigio con vista mare che, in ottimo stato, toccano anche 3.000 euro al mq. Quotazioni simili si registrano per le tipologie limitrofe alle strade dello shopping della città: via XX Settembre, via San Vincenzo, piazza De Ferraris. La quotazione media del quartiere per una soluzione in buono stato si aggira intorno a 2.000 euro al mq, per scendere a 1.500 euro al mq nelle strade più trafficate.

BOLOGNA – Il capoluogo emiliano, come Milano, negli ultimi semestri ha messo in luce un importante recupero dei valori che ha interessato, in particolare, le zone centrali e che sta facendo sentire i suoi effetti anche su quelle più periferiche e semicentrali. Tra queste si segnalano Borgo Panigale e Casteldebole. Il recupero dei valori in questi quartieri è legato agli interventi di riqualificazione realizzati nella più ampia zona di Santa Viola in cui essi rientrano. Sono state messe in atto azioni di miglioramento su aree di capannoni ormai dismessi, tra cui l’ex Sabiem, al cui posto sorgeranno strutture pubbliche per il quartiere.  Sono stati realizzati anche appartamenti e soluzioni indipendenti di nuova costruzione acquistabili a 2.900-3.400 euro al mq. Ciò sta portando ad un incremento dei valori immobiliari anche delle tipologie usate.  Alla luce dei nuovi interventi l’interesse per il quartiere arriva anche da chi risiede nelle zone limitrofe.  Bene anche i quartieri più centrali di San Donato e San Donnino: la domanda è alta grazie alle numerose infrastrutture come l’università, l’ospedale Sant’Orsola, FICO, la sede della Regione, la Fiera di Bologna, la sede dell’Unipol ed il nuovo centro direzionale della Guardia di Finanza. Le aree più richieste sono viale della Repubblica, via della Torretta e la zona di San Donnino. C’è attesa anche per la prossima apertura del “Centro Meteorologico Europeo” che dovrebbe attirare lavoratori provenienti da altri paesi europei.   

ROMA – A Roma una delle aree che sta vivendo un discreto dinamismo è quella dell’Eur e dei quartieri circostanti come Tre Fontane-Tintoretto e Serafico. Parliamo di un’area residenziale della città che negli ultimi anni ha visto diversi interventi di riqualificazione che ne hanno migliorato la percezione da parte dei potenziali acquirenti. Dopo il lockdown c’è stato un ulteriore apprezzamento dovuto al fatto che ci sono numerose soluzioni indipendenti. Nei quartieri di Tre Fontane-Tintoretto e di Serafico i valori sono ancora contenuti e questo consente l’acquisto soprattutto ad acquirenti giovani. Il quartiere, limitrofo all’Eur, attira famiglie che spesso lavorano nelle aziende che qui hanno sede. A queste si aggiungono giovani originari del posto che rientrano per vivere vicino ai genitori. Prevalgono le case di enti pubblici ormai riscattate e la zona è servita da metropolitane e bus. I prezzi medi si aggirano intorno a 3.500 euro al mq. La domanda di tagli ampi e dotati di spazi esterni sta portando la ricerca verso tipologie che si trovano nel quartiere di Serafico dove ci sono soluzioni di grandi metrature, spesso dotate di terrazzo o giardino. Il quartiere ha avuto un buon riscontro dopo il primo lockdown e questo, insieme a una bassa offerta, sta portando a un recupero dei valori. I prezzi, intorno a 3.800-4.000 euro al mq consentono l’acquisto a famiglie con una buona disponibilità di spesa e che fanno un acquisto migliorativo.   

PALERMO – A Palermo è la ricerca di abitazioni di taglio ampio (oltre i 100 mq) e dotate di spazi esterni a determinare l’incremento della domanda nei quartieri di Emiro, Zisa Nuova e Noce. Il mercato immobiliare ha messo in luce le tendenze emerse post lockdown. Emiro offre appartamenti, quasi sempre di metratura superiore a 100 mq, all’interno di complessi condominiali con spazio verde, parco giochi e posto auto costruiti tra gli anni ’70 e gli anni ’80 e acquistabili a prezzi medi di 1.300-1.400 euro al mq con punte di 1.500 euro al mq per le soluzioni ristrutturate. La presenza di tale offerta immobiliare determina richieste che provengono da persone residenti nei quartieri limitrofi. Altro aspetto apprezzato è la concentrazione dei principali servizi. Più popolare l’offerta immobiliare nel quartiere Noce dove i prezzi medi intorno a 800-1.000 euro al mq determinano richieste da parte di chi ha un budget più limitato. Qui comprano anche giovani che fanno ricorso, quando possibile, alle agevolazioni under 36. E queste ultime hanno dato una spinta anche al mercato del quartiere di Montepellegrino-Fiera, dove l’offerta immobiliare spazia dalle soluzioni di tipo popolare ante ’67, acquistabili a 600-700 euro al mq, agli immobili di tipo civile degli anni ’60-’70. a 1.500 euro al mq.

Immobiliare residenziale, confermata la crescita nel 2021: +34% rispetto al 2020

I dati di chiusura del 2021 vedono un deciso aumento delle compravendite immobiliari, con una crescita del 34% rispetto all’anno precedente e del 24% rispetto al 2019.

L’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa ha analizzato i dati diramati dall’Agenzia delle Entrate relativi alle compravendite immobiliari. Il dato a chiusura 2021 vede un deciso aumento del bilancio complessivo, con una crescita del 34% rispetto all’anno precedente e del 24% rispetto al 2019.

In particolare, l’anno 2021 registra 749 mila transazioni. I comuni non capoluogo, come da aspettative, hanno performato meglio dei comuni capoluogo: i primi chiudono con un aumento del 37% rispetto al 2020 e del 29% rispetto al 2019. I comuni capoluogo segnano +29% e +14%. Questo conferma l’apprezzamento per le realtà più piccole. Tra le grandi città, Milano chiude con una crescita delle transazioni del 24,4% rispetto al 2020 e +2,6% rispetto al 2019; Roma mette a segno un +31,4% e +18,5%. Bene, nel confronto con il 2020 e il 2019, Bari e Genova.

 

Immobili commerciali, -13,8% tra prezzo iniziale e finale. Quanto rende investire in un negozio in città

Tecnocasa lo ha calcolato uno sconto medio del 13,8% in fase di trattativa, soprattutto sui negozi. Ecco quanto può rendere un negozio nelle grandi città d’Italia. Roma e Firenze superano il 10% annuo.

Nel 2021 il mercato degli immobili per l’impresa si è ripreso, pur dimostrando ancora delle fragilità. I dati sui volumi scambiati lo confermano. Uno dei segmenti maggiormente dinamici è stato quello dei capannoni grazie all’esplosione della logistica e alla ricerca di spazi da parte di aziende di produzione che, in molti casi, hanno riportato in Italia l’attività con un’operazione di reshoring.

A questa domanda elevata non corrisponde tuttavia altrettanta offerta, soprattutto di nuova costruzione. Sul mercato, infatti, abbondano le tipologie usate e questo spiega il motivo per cui il ribasso, rispetto al prezzo richiesto, è elevato. Tecnocasa lo ha calcolato uno sconto medio del 13,8% in fase di trattativa, soprattutto sui negozi dove a muoversi per l’acquisto sono prevalentemente investitori alla ricerca di un asset che possa garantire rendimenti annui lordi intorno al 10%. La possibilità di trattare il prezzo sta portando molti alla ricerca di “occasioni”. A seguire i laboratori (-12,2%) e i capannoni (-11,0%). Questi ultimi in particolare penalizzati dalla vetustà. Sconti più contenuti sugli uffici (-9,4%) dove, al momento, c’è interesse in particolare per le tipologie immobiliari di nuova generazione per le quali è più difficile negoziare. Comprano sia professionisti, certi della solidità della propria attività, sia investitori che si orientano su soluzioni all’interno di contesti residenziali al fine di mettere in atto un cambio di destinazione d’uso in abitativo.    

Il segmento degli immobili per l’impresa ha messo in luce una ripresa nella prima parte del 2021, soprattutto lato compravendite come testimoniano i dati delle agenzie delle Entrate che hanno registrato un trend crescente. Se guardiamo alle tipologie commerciali, si evidenza un aumento del 15,4% rispetto alla prima parte del 2019 e del 61,8% rispetto alla prima parte del 2021, e la metà delle compravendite (di negozi) sono state indirizzate all’investimento. Gli investitori, infatti, stanno tornando anche se con prudenza a impiegare i propri capitali su questo asset cercando soluzioni ben posizionate e già locate da tempo e puntando a rendimenti elevati. I rendimenti annui lordi possono infatti superare anche il 10% in vie di passaggio per scendere in alcune zone top. Nelle grandi città i rendimenti annui lordi possono andare dall’8,5% medio di Milano per arrivare all’11,1% di Roma e al 10,4% di Firenze.

Budget 200mila euro: quanti mq si possono acquistare in città, al mare e in montagna

Per chi si accinge ad acquistare una casa a Milano, Roma e Napoli, un budget da 200.000 euro permette soluzioni e quadrature piuttosto differenti. Nelle località turistiche la musica non cambia.

Con un budget di 200 mila euro per l’acquisto di un’abitazione, cosa si potrebbe acquistare agli attuali prezzi di mercato in città come Milano, Roma e Napoli e in alcune delle località turistiche più importanti alla luce del fatto che il Covid ha creato un interesse crescente per queste ultime? Questa è la domanda alla base dell’analisi dell’Ufficio Studi Tecnocasa, che prende in considerazione una tipologia di immobile di superficie variabile in base alla disponibilità, sia usato che nuovo.

A Milano, per esempio, i prezzi hanno messo a segno un importante recupero, e con 200 mila euro si possono acquistare in media 52 mq (usato), tre mq in meno rispetto a un anno fa, mentre in centro si possono acquistare 30 mq (sempre usato). Se si punta su una nuova costruzione, i mq scendono a 46. A Roma, invece, il mercato immobiliare è più accessibile e i prezzi sono decisamente più contenuti. Infatti, la Capitale nell’ultimo anno non ha vissuto la stessa crescita di Milano e con lo stesso budget si possono acquistare 70 mq di tipologia usata, ben 18 mq in più rispetto a Milano, e si possono portare a casa 59 mq di nuova costruzione. C’è poi chi ama le zone centrali della città eterna, ma in quel caso potrà al massimo aspirare ad un appartamento usato di 39 mq (9 in più rispetto a Milano).

A Napoli si guadagna qualche metro quadro in più. Nel capoluogo campano le metrature aumentano decisamente, e si portano a 85 mq per una tipologia usata e 12 mq in meno per una tipologia nuova. 

E se invece si decidesse di acquistare una casa in una località turistica, un’idea sempre più accarezzata da tanti alla luce della possibilità di svolgere il lavoro in remoto? In questo caso, l’ipotesi di Tecnocasa prevede una soluzione abitativa già ristrutturata o che comunque non necessiti di lavori aggiuntivi, tipologia preferita da chi compra al mare, montagna o lago. Per gli amanti della montagna potrebbe essere interessante sapere che a Bardonecchia, con un budget di 200.000 euro, potrebbero acquistare 62 mq, a Canazei arriverebbero a 41 mq mentre avrebbero più spazio a Roccaraso (80 mq) o a Cogne (71 mq). Per chi invece ama il mare, invece, a Riccione si potrebbero acquistare 56 mq di nuova costruzione, mentre nella più pregiata Costiera Amalfitana il budget consente l’acquisto di 42 mq (Amalfi) e quasi 10 mq in meno a Positano. Nelle isole, a Scopello (Sicilia) si potrebbero acquistare 73 mq e a Villasimius (Sardegna) 63 mq. 

Relativamente alle località di lago, decisamente più accessibile il lago di Garda: sia a Salò che a Peschiera si può ambire, mediamente, ad un immobile in buono stato di 80 mq, metratura destinata a scendere notevolmente se si vuole la vista lago o il fronte lago. Più costosa Torri del Benaco, dove occorre il budget di 200.000 euro costringe a mettere in conto una spesa maggiore per acquistare queste metrature, oppure ad accontentarsi di 45 mq di nuova costruzione.

Rendimenti immobili residenziali. Quanto rende il mattone nelle grandi città d’Italia

Il bilocale è la tipologia più ricercata per l’affitto e più richiesta per investimento, ma anche il gradimento del trilocale sta aumentando. Dal 1998 al 2021 la rivalutazione media nelle grandi città è scesa al 38,2%. Fa eccezione Milano con un + 107%.

“Nelle grandi città un bilocale di 65 mq rende mediamente intorno al 5,0% annuo lordo. La città in cui il rendimento è più elevato si conferma Verona (6,1%) seguita da Genova (6,0%). L’interesse degli investitori per il mattone – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – è sempre elevato nonostante nel 2021, rispetto al 2020, si registri un lieve calo degli acquisti per investimento (dal 16,8% al 16,3%)”. Gli investitori preferiscono le aree con la presenza di atenei, uffici, servizi (il cui peso è sempre maggiore dopo il lockdown) e quelle sottoposte ad interventi di riqualificazione. I rendimenti più elevati, poiché sono calcolati come rapporto tra i canoni di locazione percepiti nell’anno ed il valore dell’immobile, quasi sempre si registrano nelle zone periferiche dove i prezzi sono più contenuti.

MILANO – A Milano i rendimenti più elevati si segnalano nei quartieri di Vialba Amoretti e di Forze Armate rispettivamente con 7,3% e 6,4%. A seguire Sempione-piazza Firenze con un rendimento annuo lordo del 6%. Naturalmente i rendimenti più bassi si segnalano nelle zone centrali. L’analisi delle compravendite realizzate dal Gruppo Tecnocasa evidenzia che a Milano gli investitori si rivolgono a quartieri come Porta Venezia, San Siro, Bocconi, viale Padova e Maciachini, aree che, in questo momento, sono interessanti non solo come rendimenti ma anche e soprattutto per i futuri lavori di riqualificazione.  A Milano si stipulano prevalentemente contratti a canone libero (71,7%) e, in questa prima parte dell’anno, i lavoratori trasfertisti che rappresentavano la parte più importante di chi prendeva in affitto un immobile hanno ceduto il passo a chi affitta per scelta o necessità.

ROMA – La capitale segnala rendimenti annui lordi del 4,6% con punte del 10,6% in un quartiere periferico come Trullo. Nelle zone centrali non si raggiunge il 3% a causa del costo elevato dell’immobile, come per esempio in Piazza di Spagna dove un bilocale può costare intorno a 570 mila euro. In alcune zone universitarie della capitale ci sono rendimenti annui lordi del 4-5%, e, infatti, nella prima parte del 2021 gli investitori hanno guardato con interesse alle zone universitarie e a quelle intorno ad aree turistiche dove, nonostante il calo dei flussi turistici, si sta lentamente tornando ad investire. A Roma gli acquisti per investimento sono pari al 17,4% del totale delle compravendite

FIRENZE – A Firenze si segnalano i rendimenti annui lordi più contenuti, 3,8%, con punte del 5,2% nel quartiere di Novoli-Guidoni dove c’è sempre una buona domanda ad uso investimento alla luce del fatto che, non lontano, hanno sede l’Università e il Tribunale. E proprio nel quartiere di Novoli si concentrano le compravendite di chi acquista per investimento che in città rappresentano il 19,1% del totale. A titolo di esempio a Novoli-Guidoni un bilocale costa intorno a 150mila euro e si affitta a 7.800 euro all’anno. I rendimenti annui lordi più contenuti si registrano nei quartieri di San Quirico (3%) e Mazzini-Oberdan (3,1%). La componente per investimento immobiliare a Firenze è pari al 19,1%.

NAPOLI – A Napoli, negli ultimi anni, complici anche gli importanti flussi turistici, la componente per investimento è elevata e pari al 35% del totale. Si indirizza sempre più nelle zone dove i prezzi sono più bassi, tra queste Gianturco (8,4%), Pallonetto a Santa Lucia (7,9%), Sanità (7,5%). In particolare, in quest’ultimo quartiere e nel centro c’è una buona domanda di locazione, spesso dettata dal fatto che non si riesce ad acquistare e dove spesso di praticano anche gli short rent. Un bilocale nel quartiere Sanità si acquista a 64mila euro e si affitta a 400 euro al mese.

TORINO – A Torino il rendimento annuo lordo più elevato si tocca nei quartieri di Sassi-Superga (9,0%), Borgo Vittoria- zona Mercato (7,8%) e Barriera di Milano (7,1%). Parliamo di zone periferiche, spesso con un’offerta di tipologia popolare e dai prezzi contenuti, ma con una buona domanda di immobili in affitto. I rendimenti più bassi si segnalano nelle zone più signorili tra cui la centrale via Roma-piazza San Carlo (2,5%) e Gran Madre (2,8%) dove si concentrano numerosi immobili signorili della città. Piacciono per investimento le zone universitarie, tra queste San Salvario-Università (3,6%) e Cenisia-Adriano-Politecnico (4,3%): un bilocale nella prima costa intorno a 130mila euro e nella seconda 107mila euro e si affittano rispettivamente a 4.800 e 4.600 euro all’anno. A Torino la componente di acquisto per investimento è pari al 18%.

BOLOGNA – A Bologna è il quartiere di Borgo Panigale che mette a segno il rendimento annuo lordo più elevato, con 5,9% seguito dal quartiere di Lavino di Mezzo (5,6%). I rendimenti annui lordi più contenuti si segnalano naturalmente nel centro storico dove si scende a 2,9%. Nella zona a ridosso dell’Ospedale Maggiore dove c’è una buona domanda di immobili in affitto da parte di studenti e lavoratori fuori sede, un bilocale si affitta intorno a 8.400 euro all’anno e ha un rendimento annuo lordo del 4,2%. La maggioranza degli investitori si orienta verso i quartieri di San Donato e San Donnino: qui ci sono l’università, l’ospedale Sant’Orsola, la sede della Regione, la Fiera di Bologna, la sede dell’Unipol, il centro direzionale della Guardia di Finanza. I rendimenti annui lordi in quest’ultimo quartiere sono del 4,9% e un bilocale si aggira intorno a 149mila euro.   

In definitiva, nel 2021 si conferma la preferenza degli investitori per il bilocale (39,9%) a seguire il trilocale (31%). Il bilocale, infatti, è la tipologia più richiesta per investimento dal momento che è quello più ricercato in affitto. Ma dopo il lockdown, alla luce della necessità di avere spazi più ampi, anche il gradimento del trilocale sta aumentando, diventando sempre più richiesto in affitto e valutato dagli investitori. In genere, chi investe nel settore immobiliare non guarda solo ai rendimenti da locazione, ma anche alla rivalutazione del capitale. Dal 1998 al 2021, analizzando le grandi città italiane, la rivalutazione è del 38,2%. Quella che si è rivalutata maggiormente è stata Milano con 107,7%, seguita da Firenze con il 66,0% e Napoli con 64,3%.

Quante annualità di stipendio servono per comprare casa?

Effettuando un confronto a distanza di dieci anni, si evince che a livello nazionale la differenza è stata consistente: infatti si è passati dalle 8,4 annualità nel 2011 alle 6,7 del 2021. Nelle grandi città la media è 6,7. Fa eccezione Milano con 12,3.

Di Adriana Cardinale*

Occorrono 6,7 annualità per acquistare casa nel 2021, un dato non distante da quello del 2020. Queste le conclusioni dell’indagine condotta dall’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa.

Ancora una volta si conferma Milano la città con il maggiore numero di annualità; il capoluogo lombardo è anche quello che ha avviato un deciso recupero dei prezzi e questo comporta un maggiore impegno economico per l’acquisto della casa, 12,3 annualità. Segue la Capitale con 9,2 annualità.

Al terzo posto si piazza ancora una volta Firenze con 8,6 annualità. Le città dove servono meno annualità di stipendio sono Palermo e Genova (3,5), quest’ultima con un lieve recupero rispetto ad un anno fa dovuto al fatto che nella prima parte del 2021 nel capoluogo ligure i valori sono leggermente aumentati. Effettuando un confronto a distanza di dieci anni, si evince che a livello nazionale la differenza è stata consistente: infatti si è passati dalle 8,4 annualità nel 2011 alle 6,7 del 2021. In tutte le grandi città si registra una contrazione delle annualità di stipendio che occorrono per acquistare la casa con l’eccezione di Milano in cui è necessario lo stesso numero di annualità

NOTA METODOLOGICA
L’analisi condotta dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa si basa sui dati relativi al prezzo al metro quadro di un immobile medio usato, rilevati a gennaio 2021, e sulle retribuzioni contrattuali annue di cassa per dipendente (al netto dei dirigenti) a tempo pieno per attività economica e contratto, al lordo delle trattenute fiscali e previdenziali, ricavate dalla banca dati ISTAT. Si è inoltre ipotizzato che il reddito fosse destinato interamente all’acquisto di un’abitazione di 85 mq. In questa analisi il valore finale della retribuzione è stato ottenuto da una stima.

* Segreteria di redazione P&F

 

Locazioni, risalgono i valori degli affitti. Omicron incombe sui contratti dei fuori sede

Dopo un 2020 dai contorni negativi, il 2021 ha manifestato una ripresa nei valori dei canoni di locazione. Gli studenti si riaffacciano sul mercato, ma molto dipenderà dalla incidenza della nuova ondata pandemica.

Uno dei segmenti di mercato immobiliare su cui si è avvertito maggiormente l’impatto del Covid è quello delle locazioni residenziali. Il ricorso alla didattica a distanza e allo smart working ha tenuto nei loro luoghi di origine molti studenti e lavoratori fuori sede, determinando così un’offerta maggiore e una minore domanda. Ad alimentare l’offerta ci sono anche numerosi immobili che, affittati negli anni scorsi tramite short rent, sono adesso immessi sul canale residenziale al fine di recuperare parte delle spese. 

Dopo un 2020 che ha chiuso con un importante calo dei canoni residenziali, – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – nel 2021 si iniziano a vedere i primi segnali di inversione di tendenza: stabili i canoni dei monolocali, +0,4% il rialzo dei canoni dei bilocali e +0,3% quello dei trilocali. Si riscontrano comunque valori in diminuzione in città come Milano, Bologna, Roma e Firenze, le metropoli che più di tutte le altre hanno sofferto il ridimensionamento dei flussi turistici, degli studenti e dei lavoratori fuori sede. Nei capoluoghi di provincia, al contrario, i valori degli affitti hanno invece continuato a crescere”. Inoltre, si conferma la maggiore facilità di affitto per le soluzioni di “qualità”, ben arredate, posizionate in zone servite e luminose. Sempre elevata l’attenzione ai costi condominiali.

Nel 2021, il 73,8% degli inquilini ha compiuto una scelta abitativa, optando volutamente per la locazione o non potendo acquistare. C’è una lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale era del 74,7%. Diminuiscono anche i lavoratori fuori sede che passano da 22,6% a 22,4%. Nel periodo pre-Covid la percentuale si attestava a 25,9%. Aumenta invece la percentuale di chi affitta per studio, il 3,8% dei contratti stipulati.

La pandemia ha accentuato la domanda di chi cerca casa in affitto tra chi ha lavori precari o a termine e in chi stava valutando l’acquisto immobiliare ma si è fermato per timori legati alle incertezze del mondo del lavoro. Il ribasso dei prezzi immobiliari e i mutui più vantaggiosi stanno spingendo verso l’acquisto della casa ma, nonostante questo, la domanda di locazione è sempre elevata, in particolare tra le fasce di età più giovane. Il 43,8% di chi ha preso casa in affitto ha un’età compresa tra 18 e 34 anni. I dati sui contratti stipulati nella prima parte del 2021 vedono una contrazione dei contratti a canone libero (passati in due anni da 55,1% al 45,6%) ed un aumento del canone concordato (da 29,5% a 32,2%) e del contratto transitorio che aumenta da 15,4% a 22,2%. Questo risultato, molto interessante, evidenzia una delle conseguenze della pandemia, e cioè l’aumento del ricorso a contratti più brevi: tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico e che hanno deciso di collocarla sul settore residenziale, hanno optato per la formula del contratto transitorio per non vincolare l’immobile per troppo tempo e riaverlo a disposizione per ritornare agilmente allo short-rent appena i flussi turistici torneranno ai livelli standard.

Interessante anche i dati sul contratto a canone concordato, che potrebbe rivelarsi una buona soluzione per inquilini timorosi degli effetti del lockdown e proprietari che ottengono un vantaggio fiscale e una maggiore possibilità di “sostenibilità” del contratto grazie ai canoni calmierati. 

Tra le metropoli, la città in cui è più alta la percentuale di chi affitta per motivi di lavoro è Milano (40,0%), a seguire Roma (22,5%). Milano primeggiava in questa classifica anche negli anni precedenti, ma a partire dal 2020 ha segnato comunque un ribasso di contratti stipulati con lavoratori trasfertisti, nel 2019 infatti si superava quota 51% sul totale. Anche a Roma si registra una contrazione, seppur meno consistente, delle percentuali di affitti a lavoratori trasfertisti, si passa infatti dal 24,7% del 2019 all’attuale 22,5%. È evidente come lo smart working stia incidendo su questo segmento di mercato, soprattutto in città come Milano dove la componente legata al lavoro è sempre stata predominante.

L’analisi delle grandi città mostra come a Milano ci sia una netta prevalenza del contratto a canone libero (71,7%), mentre a Roma è il contratto a canone concordato ad essere più utilizzato (71,0%). In tutte le metropoli considerate, così come abbiamo riscontrato a livello nazionale, in questo 2021 aumentano le percentuali di stipule di contratti a canone concordato e a carattere transitorio, e la tipologia più affittata è il bilocale, con il 39,7% delle scelte, seguita dal trilocale con il 32,3%, confermando così la tendenza che ha visto anche nel 2020 e nel 2019 i bilocali e i trilocali come le tipologie più affittate a livello nazionale. La maggior parte degli inquilini ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, pari al 43,8% sul totale degli affitti stipulati.

Tendenze immobiliari: hinterland e provincia sugli scudi, tempi di vendita in diminuzione

Rispetto al 2020 e al 2019 si registra una fuoriuscita di acquirenti dalle metropoli verso i capoluoghi di provincia e verso l’hinterland. 114 in media i giorni per vendere casa nelle grandi città, Milano e Bologna le metropoli più veloci.

Gli ultimi dati sulle compravendite immobiliari diramati dall’Agenzia delle Entrate hanno messo in evidenza che nei primi nove mesi del 2021 le compravendite dei comuni capoluogo sono aumentate del 36,1% rispetto allo stesso periodo del 2020 e del 13,4% rispetto al 2019. Hanno performato meglio i comuni non capoluogo che hanno messo a segno una crescita ben più importante: +46,6% rispetto ai primi mesi del 2020 e +28% rispetto allo stesso periodo del 2019. Sono dati che mettono in evidenza i risultati più che lusinghieri raggiunti dai comuni più piccoli che stanno dimostrando una buona vivacità grazie ai prezzi più bassi e all’offerta abitativa più in linea con le attuali esigenze espresse dalla domanda.

I dati raccolti da Tecnocasa evidenziano che, rispetto al 2020 e soprattutto al 2019 si registra una fuoriuscita di acquirenti dalle metropoli verso i capoluoghi di provincia della stessa regione e, soprattutto, verso l’hinterland della stessa metropoli. Milano è tra le città che ha visto un aumento percentuale maggiore di flussi in uscita verso le altre province, Torino e Napoli verso l’hinterland. Ad attirare in misura maggiore i milanesi è la provincia di Monza Brianza, a seguire quella di Pavia. Anche diversi comuni della prima cintura, tra cui Peschiera Borromeo, registrano un buon riscontro da parte di chi vive a Milano.  

A Torino è nell’hinterland che si acquista maggiormente, con la prevalenza di quelle realtà più vicine alla città, collegate magari con la metropolitana e laddove c’è un’offerta abitativa a prezzi più convenienti, soprattutto se si desidera acquistare una soluzione indipendente o semi-indipendente. In aumento la percentuale di chi lascia Roma per andare nell’hinterland (+3,9%) rispetto al 2019; cresce del 2% chi sceglie altre province. Bari è la città che registra una bassa percentuale di flussi in uscita, confermandosi attrattiva per gli stessi residenti che apprezzano anche la possibilità di acquistare non lontano dal mare. In ogni caso, la vicinanza ai mezzi di trasporto e soprattutto il loro livello di efficienza (e puntualità) sono l’elemento più importante alla base della valutazione di abitare nell’hinterland di una grande città, e laddove il trasporto pubblico presenta uno sviluppo insufficiente (soprattutto in alcune regioni del Sud Italia, cronicamente sofferenti per via delle infrastrutture inadeguate), le aree più richieste sono quelle limitrofe agli svincoli autostradali.

Lo stato di salute del mercato immobiliare si capisce anche dai tempi di vendita, ossia l’indicatore che stabilisce la velocità con cui la casa è venduta. I dati di Tecnocasa sulle grandi città, i rispettivi hinterland e i capoluoghi di provincia indicano che i tempi di vendita delle metropoli sono pari in media a 114 giorni, con un aumento di soli due giorni rispetto ad un anno fa. Nei capoluoghi di provincia, invece, si segnala una media di 143 giorni, in miglioramento di 6 giorni rispetto ai 149 giorni registrati nel 2020, mentre i comuni dell’hinterland delle grandi città hanno fatto registrare una media di 147 giorni contro i 154 giorni dell’anno scorso. Tra le grandi città, i tempi di vendita maggiori si registrano a Bari (149 gg) e Palermo (143 gg). Le metropoli “più veloci” sono Milano (62 gg) e Bologna (63 gg). Queste ultime due città hanno anche messo a segno anche il miglior risultato a livello di variazione percentuale dei prezzi, nella prima parte del 2021: Milano (+2,0) e Bologna (+2,3%).

Il desiderio di cambiare casa sta rivelando acquirenti più decisi e veloci, soprattutto in quelle città in cui l’offerta inizia a contrarsi e le possibilità di acquistare la casa desiderata si riducono. Dall’esame dei dati si evince in modo evidente come i picchi dei tempi di vendita sono in corrispondenza dei periodi più difficili del mercato immobiliare, in particolare nel 2012, anno in cui l’abbondante offerta e le banche più refrattarie ad erogare il credito dilatarono al massimo i tempi necessari per chiudere le trattative immobiliari.

Dinamiche del mercato immobiliare e qualità della vita. Analisi su 107 province italiane

Tecnocasa analizza l’indagine sulla qualità della vita, condotta da Italia Oggi e l’Università La Sapienza di Roma, che ha coinvolto 107 province d’Italia. Parma, Trento e Bolzano sul podio, Milano e Bologna nei posti d’onore.

La recente indagine sulla qualità della vita, condotta da Italia Oggi e l’Università La Sapienza di Roma, ha coinvolto 107 province d’Italia. Nove le dimensioni d’analisi: affari e lavoro, ambiente, disagio sociale e personale, istruzione formazione capitale umano, popolazione, reddito e ricchezza, sicurezza, sistema salute e tempo libero. Ma vediamo in dettaglio quali sono le migliori province in cui vivere.  Al primo posto svetta la provincia di Parma, al secondo si piazza quella di Trento e al terzo quella di Bolzano. Bologna al quarto posto e Milano al quinto posto.

“Abbiamo analizzato – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – come si è comportato il mercato immobiliare nei capoluoghi di provincia. La città di Parma, infatti, è tra quelle che ha segnalato un recupero dei valori immobiliari facendo registrare un aumento dei prezzi dell’1,7% e mettendo in luce un buon mercato anche tra i comuni della provincia. E, alla luce di quanto emerge da questa classifica, risultano ancora più interessanti le informazioni sui flussi di acquirenti di casa in città: post pandemia sono infatti aumentati i parmensi che acquistano in città e quelli che arrivano dalle altre province, grazie alla presenza delle facoltà universitarie che attirano ragazzi da tutta Italia ed i cui genitori apprezzano oltre all’offerta formativa proprio la qualità di vita e la dimensione più piccola.

Non stupisce nella classifica il secondo posto della provincia di Trento che annovera anche tante località turistiche. Il capoluogo a livello di prezzi ha visto un aumento del 3%.  Sia Trento sia Parma sono realtà apprezzate dai potenziali acquirenti per il fatto di essere a dimensione d’uomo e di offrire servizi in grado di migliorare la qualità di vita, due aspetti questi che post Lockdown hanno assunto un peso crescente nella valutazione di dove acquistare casa essendoci stato un recupero della “prossimità”. 

Al terzo posto Bolzano, in successione, al quarto e quinto posto, la provincia di Milano e quella di Bologna.  Se ci soffermiamo sui capoluoghi di queste ultime province, Milano e Bologna, sono quelli che stanno guidando la ripresa del mercato residenziale avendo messo a segno un aumento dei valori rispettivamente del 2,3% e del 2,0%. La provincia di Milano poi, si piazza al primo posto per la voce “reddito e ricchezza”.  Dato che non sorprende quello relativo alla provincia milanese e al capoluogo lombardo che va a spiegare anche un altro aspetto del mercato immobiliare: Milano è la città in cui le case sono più costose in Italia, con un prezzo medio al mq di quasi 4000 € al mq e in cui la disponibilità di spesa da destinare all’acquisto dell’abitazione è mediamente più alta rispetto ad altre metropoli italiane (maggiormente concentrata tra 250 e 349 mila €). Anche l’hinterland di Milano ha visto un recupero di prezzi e ad essere cresciute maggiormente sono stati comuni meglio collegati, tramite metropolitana, con la città. Si assiste infatti ad uno spostamento verso la provincia di Milano dove poter acquistare a prezzi più bassi o indirizzarsi su tagli più grandi, altro aspetto questo particolarmente enfatizzato dalla pandemia.

Nella classifica globale al sesto posto c’è la provincia di Firenze. Nel capoluogo il Covid ha penalizzato il comparto retail e turistico ricettivo ma si vedono i primi segnali di recupero. I prezzi delle case sono rimasti sostanzialmente stabili e si segnala un ridimensionamento della componente per investimento che nella città era indirizzato soprattutto al segmento turistico ricettivo.   

Merita un cenno Trieste, la cui provincia si è classificata nelle prime dieci posizioni. Se guardiamo al mercato immobiliare del capoluogo, Trieste ha realizzato uno dei recuperi più importanti dei valori nella prima parte dell’anno +9,3%. Negli ultimi anni, investitori nazionali e provenienti dalle nazioni confinanti, si stanno interessando alla città dove sono in corso diversi interventi di riqualificazione, incluso il rilancio del Porto Vecchio. Numerosi gli acquirenti veneti ma si contano anche tanti stranieri, austriaci e tedeschi che comprano sia per mettere a reddito sia come casa vacanza”.  

Fabiana Megliola: il mercato immobiliare non smette la sua corsa

Prospettive positive per il mercato immobiliare, ma in un quadro ancora incerto a livello economico, che richiede prudenza. Allo stesso tempo si segnalano fiducia e attesa per i progetti che saranno messi in campo con il PNRR.

Mercato immobiliare vivace e in rapida ripresa, – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – come testimoniano sia i dati sui volumi scambiati sia quelli sui prezzi. Ci siamo lasciati alle spalle un 2020 con risultati migliori delle attese e siamo entrati, fiduciosi, nell’anno in corso.  La domanda abitativa, esplosa dopo il primo lockdown, non ha accennato flessioni e ha continuato a crescere trascinata dalla volontà di acquistare casa e dalla spinta del mercato del credito, mai così conveniente. A fare da cornice a questo quadro le aspettative positive sul futuro scenario economico ed un migliorato clima di fiducia”.

Volumi di compravendita – Nel 2021 i volumi delle transazioni evidenziano un incremento del 56% rispetto allo stesso periodo del 2020 e del 21,9% rispetto al 2019, con un risultato più che lusinghiero per i comuni non capoluogo che mettono a segno una crescita rispettivamente del 62,4% e del 26,4%.

Tempi di vendita – “I tempi di vendita, importante indicatore dello stato di salute del mercato immobiliare, – spiega Fabiana Megliola (nella foto) – registrano segnali di miglioramento rispetto ad un anno fa. Gli ultimi dati dicono che, nelle grandi città, i tempi di vendita sono di 114 giorni con un aumento di soli due giorni rispetto ad un anno fa, nei capoluoghi di provincia si segnala una media di 143 giorni in miglioramento di sei giorni rispetto a quanto registrato nel 2020, per finire con i comuni dell’hinterland delle grandi città dove si vende in 147 giorni contro 154 giorni dell’anno scorso. Tra le grandi città i tempi di vendita maggiori si registrano a Bari (149 gg) e Palermo (143 gg). Le metropoli “più veloci” sono Milano (62 gg) e Bologna (63 gg). Questi risultati si spiegano con una più ferma decisione nell’acquisto e, nelle metropoli, anche con una carenza di offerta, soprattutto sulle tipologie di migliore qualità”. 

Prezzi – “L’analisi dei prezzi – continua Fabiana Megliola – mostra un mercato positivo. Le grandi città mettono a segno una crescita dei valori dello 0,8%, i capoluoghi di provincia e l’hinterland delle grandi città dello 0,4%.  Dopo l’interruzione registrata nel 2020, nelle metropoli continua il trend in aumento iniziato nel secondo semestre del 2017. In queste realtà tengono bene le zone periferiche e semicentrali i cui prezzi più bassi hanno consentito l’acquisto di abitazioni più ampie o con spazi esterni, nuovi driver di scelta scaturiti dalle chiusure forzate.  Le zone centrali mostrano talvolta sofferenze legate, in modo particolare, al rallentamento della domanda per investimento che, nonostante la fiducia incrollabile nel mattone, resta al momento ancora prudente. La novità è il recupero dei valori, per la prima volta dal secondo semestre del 2007, nei capoluoghi di provincia, molti dei quali dopo il lockdown sono stati particolarmente apprezzati, soprattutto se in grado di offrire una buona qualità di vita oltre che abitazioni nuove, in linea con i nuovi desideri abitativi. Nell’hinterland delle grandi città si segnala una buona performance per quello di Milano, Bologna e Verona, quest’ultimo in particolare trascinato dalla località turistiche. Le nuove dinamiche stanno portando ad uno spostamento di acquirenti dalle metropoli verso l’hinterland e i capoluoghi di provincia”.

Domanda ed offerta – L’analisi della domanda restituisce ancora una maggiore preferenza per il trilocale che raccoglie il 40,5% delle preferenze, a seguire i quattro locali con il 24,6%. La ricerca di soluzioni di ampia metratura e con spazi esterni determina un maggiore apprezzamento dell’immobile anche in termini di valori e ha indirizzato parte della domanda verso le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti. Le soluzioni in buono stato restano le preferite ma quelle da ristrutturare hanno continuato a trovare sostegno negli incentivi per le ristrutturazioni. Bene le nuove costruzioni che recuperano valore in questa prima parte dell’anno (+0,7%) e si confermano sempre più attrattive soprattutto in un’ottica di vivere sostenibile. Resta il nodo del costo delle materie prime e del loro approvvigionamento. Quanto alla disponibilità di spesa la concentrazione più elevata si rileva ancora nella fascia più bassa, fino a 119 mila € (25,4 %) ma c’è un aumento della percentuale di chi desidera spendere più di 350 mila €. L’analisi dell’offerta evidenzia che la tipologia più presente è il trilocale, con il 33,7%, a seguire il quattro locali con il 24,4% ed i bilocali con il 23,9%.

Sconto medio offerta-domanda – “Quando il mercato immobiliare si rimette in moto – puntualizza Megliola – una delle variabili influenzata è lo sconto medio, ossia lo scostamento tra prezzo di richiesta e prezzo di compravendita. Nel primo semestre del 2021 il gap si è attestato intorno a -8,2% contro il -9,1% registrato pre-pandemia”.

Mercato delle locazioni – Canoni di locazione in leggero recupero, dopo un 2020 che ha visto un ribasso importante dei valori a causa di una domanda in contrazione e un’offerta in aumento.  Sono stabili i canoni dei monolocali, +0,4% e +0,3% il rialzo di quelli dei bilocali e dei trilocali. Valori in calo si segnalano ancora a Milano, Roma, Bologna e Firenze, le metropoli che più di tutte le altre hanno sofferto la minore presenza di flussi turistici, studenti e lavoratori fuori sede. Nei capoluoghi di provincia i canoni sono in aumento su tutte e tre le tipologie (+0,7% per monolocali e trilocali e +0,1% per i bilocali). Nei primi mesi dell’anno in corso c’è stata una ripresa della domanda da parte degli studenti che è andata di pari passo con l’avanzamento della campagna vaccinale e con le decisioni degli atenei sulla frequenza delle lezioni. Bene i contratti a canone transitorio.

Casa vacanza – Il mercato della casa vacanza ha avuto un buon recupero già subito dopo il primo lockdown. La tipologia più richiesta e compravenduta è il trilocale ma, dopo il 2019, è aumentata la percentuale di chi cerca soluzioni indipendenti. I prezzi in media nelle località turistiche di montagna sono in aumento dello 0,6%, in quelle di lago dell’1,6% e in quelle di mare dell’1,3%.

Previsioni – “I segnali positivi che arrivano dal mercato – conclude Megliola – ci fanno propendere per una fine dell’anno con prezzi e compravendite in ascesa. I primi potranno chiudere tra +1% e +3% e le transazioni portarsi intorno a 650 mila. Il sentiment volge verso un recupero dei valori. Per il futuro del mercato immobiliare sarà cruciale il sostegno del settore del credito, cardine del processo di recupero di volumi e valori. Ad oggi le prospettive sembrano essere positive senza dimenticare che ci muoviamo in un quadro ancora incerto a livello economico, che richiede prudenza. Allo stesso tempo si segnalano fiducia e attesa per i progetti che saranno messi in campo con il PNRR e che potrebbero dare un ulteriore slancio al mercato immobiliare”.