Immobiliare commerciale, nel 2023 modelli da ripensare: investimenti concentrati su asset di qualità
Secondo RE/MAX Italia, sul segmento immobiliare commerciale gli investimenti retail sono focalizzati su interventi di riqualificazione e ampliamento. Sul segmento turistico, crescente interesse degli investitori per hotel di lusso e resort.
Dall’analisi dei dati elaborati nella settima edizione di Real Estate DATA HUB di RE/MAX Italia e di Avalon Real Estate, il settore immobiliare commerciale in Italia sta affrontando un momento particolare. I modelli attuali sono da ripensare ed esistono asset class più premiate di altre da parte degli investitori. Il mercato retail ha concluso il 2022 in controtendenza rispetto alle altre destinazioni, registrando una crescita più lenta con una riduzione del volume del 30% rispetto al 2021, pari a un valore assoluto complessivo di circa 900 milioni di euro. Gli investimenti nel mondo retail sono principalmente concentrati nel Nord-Italia e focalizzati su interventi di riqualificazione, soprattutto in chiave di sostenibilità, nonchè sull’ampliamento di asset già esistenti a discapito di nuove costruzioni. Proprio la qualità degli asset rappresenta, infatti, un elemento particolarmente rilevante nella scelta degli investitori, che nel corso dell’anno si sono dimostrati sempre più selettivi.
Nel 2023, l’atteggiamento attendista degli investitori causato dalla crescita dei tassi di interesse continua, almeno nella parte iniziale dell’anno. Analizzando l’andamento dei vari sotto-mercati, emerge che a fare da traino è la categoria dei retail park, forma ibrida tra centri commerciali e urban retail. In particolare, l’attenzione degli investitori si è focalizzata su spazi interni agli store da dedicare alle vendite online. Alcune survey di settore, infatti, dimostrano come la componente online integrata a store fisici già esistenti abbia generato incrementi di fatturato e segnali positivi. La motivazione principale del successo di questo comparto è da ricercare nella struttura degli asset, particolarmente adeguata alle esigenze di distanziamento e di gestione degli spazi comuni, spesso costituiti da luoghi all’aria aperta. Inoltre, nel corso dell’ultimo anno è stato transato un grosso portafoglio di retail box, molti dei quali facenti parte di più ampi retail park.
Per quanto riguarda l’urban retail, gli investitori sono e saranno sempre più selettivi concentrandosi su centri storici e High Street prime. Dall’analisi dei dati, a fronte di una complessiva riduzione degli investimenti emerge una concentrazione pari a circa il 50% su unità di piccolo taglio, con valori di acquisto relativamente bassi. Per il 2023, si prevedere il perdurare dell’atteggiamento attendista degli investitori, anche se di delineano interessanti spazi di manovra, sia dal punto di vista dei volumi, sia della ricerca di nuovi format. Come nel comparto GDO (Grande Distribuzione Organizzata), che viene ritenuto ancora un asset class interessante se si considerano i fatturati €/mq generati.
I centri commerciali nel 2022 hanno registrato performance interessanti, con fatturati e vendite tornati ai livelli del 2019. Ciò è dovuto a una continua trasformazione della concezione dei punti vendita da parte degli utilizzatori finali: la minore affluenza è accompagnata da valori medi di spesa più alti, segnale di acquisti presumibilmente più mirati e di un approccio diverso da parte del cliente finale nei confronti dello store fisico. Per questi immobili, proprietà e sviluppatori hanno cambiato approccio concentrandosi su riqualificazioni e ampliamenti. Questo fenomeno ha riguardato sia i centri storici che i cosiddetti asset out of town in location strategiche, che hanno avuto nuova vita grazie a interventi di riposizionamento e revisione dei format. In particolare, nel corso del 2022, gli investitori hanno mostrato un concreto interesse per centri commerciali ubicati in location secondarie; un trend che potrebbe proseguire anche nel 2023.
I TREND EMERGENTI DELL’IMMOBILIARE COMMERCIALE
Le tendenze emergenti dell’immobiliare retail saranno incentrate su tre grandi temi: riqualificazioni e riposizionamento, sostenibilità e tecnologia e omnicanalità. L’attuale congiuntura relativa all’incremento dei costi di costruzione, infatti, sta incentivando il mercato delle riqualificazioni a discapito delle nuove costruzioni. Questo è un trend che, accompagnato ai criteri di riduzione del consumo di suolo e di rigenerazione urbana, genererà un vero e proprio cluster di mercato su cui lavorare. Dall’altro lato, l’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità porteranno non solo i clienti, ma anche i brand, a dover trovare il giusto equilibrio tra bassi costi e responsabilità. A fronte della possibilità che il settore retail potesse essere stravolto dal sopravvento del mercato e-commerce sul mercato tradizionale, i consumatori hanno riscoperto lo shopping in negozio, pur non volendo rinunciare alla modalità online. L’omnicanalità rappresenta dunque il presente e il futuro su cui lavorare.

Nel 2022 il settore immobiliare direzionale è stato il preferito dagli investitori, registrando il maggior importo di investimenti e superando, così, il logistico. Per l’anno in corso si prevede la ricerca di nuovi spazi da inserire nel mercato, sia in termini di nuovo prodotto sia di riqualificazione di immobili di seconda mano. Per il 2023, dunque, si può ipotizzare una prima metà dell’anno in cui continuerà la fase di rallentamento manifestatasi negli ultimi mesi del 2022, seguita da un successivo assestamento del mercato, seppur tenendo conto delle condizioni macroeconomiche che potrebbero modificare tali previsioni. La sostenibilità costituirà il principale driver del settore terziario e sarà sicuramente al centro delle attenzioni degli investitori. Una gestione efficiente delle risorse è sempre più un must have, dal momento che le prestazioni di un immobile rappresentano la garanzia dell’immobile stesso e del suo valore di mercato.
Anche gli altri aspetti relativi alle componenti ESG (Environmental, Social, Governance) assumeranno sempre maggiore importanza, soprattutto col diffondersi del nuovo modello ibrido di fruizione degli spazi che comporta una ridefinizione del layout degli uffici sulla base certamente di tematiche ambientali, ma anche sociali e di governance. Gli spazi direzionali verranno rivisitati con l’obiettivo di favorire sempre di più la salute e il benessere dei dipendenti, attraverso la previsione di aree verdi, servizi e vicinanza ai mezzi di trasporto, e la socialità, attraverso la creazione di spazi comuni in cui condividere la propria vita lavorativa e non solo.
Per il comparto immobiliare logistico il 2022 si è dimostrato essere un anno di consolidamento e resilienza, con investimenti in lieve aumento che si attestano complessivamente a quota 2,8 miliardi di euro (+5% rispetto al 2021), andando a rappresentare circa il 23% del volume totale a livello nazionale. Se nel 2021 il logistico si era affermato come prima asset class in Italia, nel 2022 ha registrato complessivamente volumi investiti inferiori al comparto direzionale. Su scala annuale, l’andamento dell’immobiliare logistico ha risentito della frenata registrata nel Q4, con un netto calo degli investimenti di circa il 50% dovuto alla politica restrittiva della BCE, all’incremento dei costi delle materie prime, al rallentamento delle vendite e-commerce e all’instabilità economica nel contesto geopolitico.
PROSSIME EVOLUZIONI DEL MERCATO
Per quanto riguarda i prossimi mesi, si prevede che la domanda continuerà a essere consistente, anche per mercati secondari e immobili di tipo Last Mile a fronte di un’offerta contenuta. L’interesse degli investitori sarà sempre più orientato ad asset di alta qualità e che integrino requisiti di sostenibilità in conformità con i criteri ESG, in particular mondo nel segment ricettivo, che in Italia registra un crescente interesse degli investitori per hotel di lusso e resort, con operazioni prevalentemente trainate da primari operatori internazionali nel settore della gestione alberghiera.
Complessivamente, il 2022 vede un volume di investimenti nell’hotellerie di 1,6 miliardi di euro, pari a circa il 13% del totale. La crescita registrata nella prima metà dell’anno è stata rallentata da fattori macroeconomici che hanno modificato l’atteggiamento degli investitori, ma la previsione per il 2023 e il 2024 è di una ripresa del trend di crescita. Un’ ipotesi sostenuta dall’aumento dei volumi dei flussi turistici che si stanno riallineando ai valori del 2019 e da trend emergenti come la destagionalizzazione, con una redistribuzione dei flussi in periodi più lunghi dell’anno, la diffusione dei viaggi leisure in città secondarie, località marittime e montane, e il ritorno dei viaggiatori stranieri, sia dall’Unione Europea, sia da paesi extra-UE. Nonostante ciò, in virtù dei fattori macroeconomici già descritti, l’atteggiamento degli investitori nei primi mesi del 2023 è ancora cauto e attendista.



Il mercato dell’arte, insieme a molte altre industrie del lusso, ha vissuto anni turbolenti con una contrazione delle vendite nel 2020 a causa delle condizioni senza precedenti poste durante la pandemia di COVID-19. A questo è seguito un rimbalzo migliore del previsto nel 2021, con un’espansione delle vendite aggregate di quasi il 30%, recuperando i valori persi e superando i livelli pre-pandemici del 2019 per raggiungere i 65,1 miliardi di dollari.
In particolare, alcuni dei maggiori incrementi di valore si sono verificati nella fascia alta del mercato, con la spesa dei collezionisti HNWI (High Net Worth Individuals) che ha contribuito a guidare la ripresa del mercato. Nonostante le nuove varianti COVID-19 e le restrizioni in Cina, sia i collezionisti che il commercio d’arte hanno iniziato il 2022 con una prospettiva ottimistica, poiché le vendite e gli eventi hanno ripreso un ritmo più regolare nella maggior parte delle regioni. Tuttavia, la prima metà dell’anno si è rivelata più impegnativa del previsto, con un contesto di instabilità politica ed economica, il perdurare degli effetti della pandemia in alcune regioni, l’intensificarsi della guerra in Ucraina, l’accelerazione dei tassi di inflazione, i problemi di approvvigionamento, nonché l’indebolimento della spesa dei consumatori e la crisi del costo della vita. Pertanto, il commercio transfrontaliero internazionale di opere d’arte ha registrato una forte ripresa. Le importazioni globali di arte e antiquariato sono aumentate del 41% nel 2021 e le esportazioni sono aumentate del 38%, con incrementi a due cifre che continuano nella prima metà del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021.
Se la crescita continua allo stesso ritmo nella seconda metà del 2022, il commercio transfrontaliero potrebbe raggiungere livelli record nei principali mercati dell’arte. La raccolta annuale di Forbes sui miliardari più ricchi del mondo ha mostrato un forte aumento della ricchezza dei miliardari durante la pandemia, con alcuni settori come la tecnologia, l’e-commerce e la salute. Tuttavia, i dati pubblicati a marzo 2022 hanno mostrato una contrazione sia del numero di miliardari (in calo del 3% rispetto al 2021) sia della loro ricchezza collettiva (anch’essa in calo del 3%), con forti perdite in Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina (34 miliardari in meno) e Cina (87 miliardari in meno, a causa della regolamentazione del governo e del maggiore controllo delle società tecnologiche).
Ma anche con queste perdite, la ricchezza dei miliardari è più che raddoppiata in dieci anni ed è ancora cresciuta nel 2022, con i primi dieci miliardari che hanno aumentato la loro ricchezza complessiva del 13% da marzo 2021 a marzo 2022 .
Secondo il sondaggio, la spesa dei collezionisti HNWI nel 2022 ha mostrato una forte fiducia nel mercato e una significativa intenzione di acquisto. La maggior parte dei collezionisti HNWI intervistati (78%) è ottimista sulla performance del mercato dell’arte globale nei prossimi sei mesi, con un aumento del 4% rispetto a sondaggi simili alla fine del 2021 e una quota leggermente maggiore rispetto a quanto era ottimista sul mercato azionario. Il 55% prevede di acquistare opere d’arte nei prossimi 12 mesi e il 39% spera di vendere opere delle proprie collezioni. La pandemia sembra anche aver incoraggiato le donazioni filantropiche tra alcuni collezionisti, con il 45% che intende donare opere a un museo nei prossimi 12 mesi, rispetto al 29% nel 2020.
In tutti i mercati, la spesa media dei collezionisti HNWI nella prima metà del 2022 è stata superiore all’intero anno nel 2021 e alla media nel 2019 prima della pandemia. Le previsioni per il resto dell’anno indicano le intenzioni di spesa in aumento, il che potrebbe spingere la spesa mediana totale per il 2022 a più del doppio del livello del 2021. Anche gli acquisti nella fascia alta di prezzo sono aumentati. La quota di collezionisti HNWI che acquistano opere con un prezzo superiore a 1 milione di dollari è quasi raddoppiata (dal 12% nel 2021 al 23% nella prima metà del 2022), e risultano molto apprezzate le opere di arte digitale, che rappresenta il 17% della loro spesa totale, di cui il 10% legato a un NFT (Non Fungible Token).
Nonostante la maggiore consapevolezza e le preoccupazioni sulla sostenibilità, la maggior parte dei collezionisti è disposta a viaggiare di più: il 77% ha affermato di aver pianificato di recarsi a più fiere, mostre o eventi all’estero il prossimo anno; L’11% ritiene che i propri piani di viaggio rimarranno gli stessi; e solo il 12% prevede di viaggiare di meno. Per coloro che avevano intenzione di viaggiare di meno, il motivo più importante per farlo erano i rischi rimanenti relativi al COVID-19 (83%), mentre il 63% pensava che fosse importante o molto importante viaggiare di meno per ridurre la propria impronta di carbonio.
La survey, che ha coinvolto 12 Paesi e territori fra Europa, America, Asia e Pacifico
Si tratta comunque di un dato elevato, più alto rispetto a quanto espresso a livello globale (6,5). Inoltre, gli intervistati italiani attribuiscono la massima importanza all’impegno delle aziende sulle questioni riguardanti la sostenibilità (8,1) e affermano che le loro decisioni d’acquisto quotidiane sono comunque influenzate dalle azioni delle imprese (6,9) in ambito ESG. Se dunque le esigenze personali immediate, come il prezzo, la qualità e la convenienza, si rafforzano rispetto a valori e priorità più altruistici, restano ancora elevate le aspettative sulle azioni di cui imprese e governi devono farsi carico in merito alle questioni ambientali, sociali e di governance. Le aziende, perciò, dovranno stare molto attente a non scaricare sui consumatori costi non necessari e a privilegiare le iniziative volte a sostenere realmente le categorie più vulnerabili.
“La congiuntura macroeconomica e geopolitica che ha caratterizzato lo scenario mondiale nell’ultimo anno sta portando in secondo piano le tematiche della sostenibilità rispetto all’aumento del costo della vita”, osserva Fiorenzo Tagliabue (nella foto), CEO e fondatore di SEC Newgate. “Ciononostante, l’azione di aziende e governi in tema ambientale e – soprattutto in questa fase storica – sociale, rimane rilevante nel determinarne la reputazione. Come evidenzia il SEC Newgate ESG Monitor, è necessario accompagnare ad azioni concrete una comunicazione trasparente, chiara e coerente per creare un rapporto di fiducia con le persone, che ad oggi rimangono scettiche rispetto al reale impegno di imprese e istituzioni sulle problematiche ESG. È in questo contesto che il ruolo della consulenza strategica relativamente a politiche e scelte legate alla sostenibilità risulta fondamentale per proteggere e incrementare la reputazione e il business delle organizzazioni, ponendosi al crocevia fra mercato, politica e società”.
I dati dell’Italia – Entrando nel merito dei temi ESG, quello che gli italiani reputano più importante per le aziende sono la tutela dell’ambiente (19%), la lotta ai cambiamenti climatici (15%) e i diritti dei lavoratori (15%). Le questioni ambientali sono considerate dal 62% degli intervistati uno dei principali problemi di cui le aziende dovrebbero occuparsi, a fronte del dato globale del 46%. Severo il giudizio degli italiani sulle azioni del governo in ambito ESG (5,0 punti su 10), sensibilmente più basso rispetto al 5,5 del 2021, mentre le organizzazioni no profit si confermano al primo posto per le azioni ESG
con un voto medio di 5,9. Insufficienti anche le valutazioni delle imprese: le grandi aziende si posizionano in fondo alla classifica (5,4 punti su 10), seguite dalle PMI (5,7) e dal consumatore in generale (5,6). Quanto ai singoli settori, i più apprezzati per l’impegno ESG sono grande distribuzione organizzata, agricoltura e tecnologia e telecomunicazioni, mentre il settore delle bevande alcoliche, quello chimico e quello del trasporto aereo hanno ricevuto il punteggio più basso. Qui le valutazioni italiane, oltre ad aver registrato cali significativi, sono state generalmente inferiori rispetto alla media globale.
Lo scenario globale: pandemia e guerra in Ucraina modificano le priorità in tutto il mondo
Tom Parker (nella foto), Deputy CEO di SEC Newgate Group, ha dichiarato: “Nonostante la scarsa conoscenza del termine ESG, gli europei hanno chiaramente a cuore la sostenibilità, in particolare le questioni legate all’ambiente, e sono più critici nei confronti delle performance aziendali rispetto ad altre parti del mondo. Questo è un campanello d’allarme per le aziende che operano in Europa. Non solo devono fare meglio sul fronte della sostenibilità, ma devono anche migliorare la loro comunicazione”.
L’importanza dei parametri di sostenibilità emerge chiaramente dalle analisi raccolte nell’edizione annuale di
Secondo le testimonianze raccolte nella recente edizione del Real Estate Data HUB, le certificazioni ESG da “nice to have” stanno diventando un “must have” che riguarda non più solo l’Environment, ma anche aspetti Social e di Governance. Sul fronte ambientale, l’attenzione è puntata sul cambiamento climatico, il contenimento delle emissioni, l’efficiente utilizzo delle risorse naturali, la corretta gestione dei rifiuti e la rendicontazione trasparente di questi aspetti. In ambito sociale, gli interventi riguardano la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro e il rispetto dei diritti umani. Infine, per la governance, i requisiti sono relativi alle strategie di gestione degli asset.
Nel mercato immobiliare queste tendenze si riflettono in una sempre maggiore attenzione degli investitori alla qualità degli immobili, con richieste di reportistiche puntuali sulle prestazioni in termini di criteri ESG. Alcuni di questi, da marzo 2021, sono disciplinati dal nuovo Regolamento sulla disclosure in materia di sostenibilità relativa al settore dei servizi finanziari (Sustainable Finance Disclosure Regulation), che obbliga i soggetti del mercato finanziario a divulgare agli investitori informazioni sui parametri ESG. L’obiettivo è armonizzare le regole a livello europeo, rendendo omogenee le informazioni da comunicare relative ai temi di sostenibilità. I driver ESG, infatti, consentono una maggiore commerciabilità dell’immobile e premium price; invece, per chi acquista asset value added le certificazioni non sono un requisito necessario, in quanto proprio l’intervento di riqualificazione permetterà di riposizionare l’immobile sul mercato conferendogli maggiori requisiti dal punto di vista delle prestazioni.
La transizione verde sta interessando in particolar modo due comparti dell’immobiliare: il logistico e il direzionale, dove si prevede per il 2022 un ulteriore aumento della domanda con caratteristiche in evoluzione, alla luce della sempre maggiore importanza riservata appunto alle tematiche di sostenibilità. In ambito logistico, l’efficientamento energetico non si limita a sviluppare immobili conformi a determinati standard che permettano di ottenere certificazioni, ma riguarda diverse soluzioni: interventi diretti sugli edifici come isolamento termico, sistemi efficienti di areazione interna, green wall, vasche di laminazione per il controllo del consumo di acqua potabile e pannelli fotovoltaici. Il tema della sostenibilità si declina anche nella rigenerazione urbana nella riqualificazione di aree di scarso pregio o degradate nelle zone periferiche delle città. Nel comparto direzionale particolare attenzione viene data all’impatto dei beni immobili a livello di inquinamento sul territorio circostante. Inoltre, nell’ultimo biennio, a fronte delle nuove modalità di approcciare lo spazio ufficio, sta emergendo una sempre maggiore attenzione anche alle componenti di Social e Governance.
L’andamento generale del real estate in Italia – La generale ripresa economica ha interessato anche il mercato immobiliare, che complessivamente ha registrato nel 2021 un fatturato globale pari a 123 miliardi di euro e una crescita dell’8,7% sul 2020, valori che confermano il ritorno ai livelli pre-pandemia. La ripresa economica globale del 2021 ha interessato anche il mercato immobiliare ricettivo. Secondo i dati elaborati da 
Secondo Maurizio Santacroce (nella foto), amministratore delegato di
“La necessità oggi – afferma Santacroce – è quella di aumentare figure professionali di matrice ESG, come i Sustainability Manager, i Corporate Social Responsibility Manager, i consulenti ESG e gli esperti di
A questo panorama si aggiunge il fatto che il 21 aprile 2021 la Commissione Europea ha avanzato una
Per implementare la richiesta di nuove figure professionali che possano affiancare le PMI ad accogliere le nuove opportunità offerte dal PNRR e dai fondi europei, il prossimo 15 ottobre partirà, in modalità live streaming, il 
Secondo alcune recenti ricerche, chi vive da solo è più propenso a individuare eventuali migliorie per la propria
In relazione al 
Le 
troppo futuri – con cui si mette a rischio la sopravvivenza di un intero modello economico che dà lavoro a decine di migliaia di addetti. Infatti, il recente documento dell’ESMA dal titolo molto eloquente “I clienti al dettaglio continuano a perdere a causa dei costi elevati dei prodotti di investimento” (“
Infatti, nel suo terzo rapporto statistico annuale sul costo e la performance dei prodotti di investimento al dettaglio dell’Unione europea, l’ESMA rileva che i costi di investimento in prodotti finanziari chiave, come fondi OICVM, fondi alternativi al dettaglio e prodotti di investimento strutturato (SRP) rimangono elevati e riducono il risultato dell’investimento per gli
azionisti delle aziende facenti parte dell’industria del Risparmio; i secondi sono una grandezza variabile che serve a remunerare il capitale investito dai
In sintesi, il messaggio implicito dell’ESMA è questo: siccome il mercato non consente di andare al di là di certi risultati, bisogna tagliare i prezzi, e quindi licenziare del personale, risparmiare sui costi fissi e variabili, per consentire ai
L’ESMA, pertanto, con la sua crociata contro i costi dei servizi di investimento mostra di non ritenere poi così importante l’unica grandezza che conta veramente nel settore del Risparmio, e cioè la ricerca della qualità (nel tempo). I suoi documenti, anziché contenere una contraddizione in termini, dovrebbero sollecitare – anche forzosamente – la ricerca di una maggiore profondità e selezione nelle ricerche e nello studio dei mercati finanziari, invece di “vincere facile” imponendo alle aziende di ridurre “ad oltranza” i costi per la clientela e, quindi, i propri ricavi e utili. Questo “gioco”, negli ultimi dodici anni, è costato la testa di migliaia di
In definitiva, l’ultimo documento dell’ESMA sui costi dei servizi finanziari in Italia si rivela come un concentrato di ipocrisia comunicativa, tipico di chi vuole imporre all’industria obiettivi di politica internazionale: nessun richiamo alla qualità del servizio, né alla
Del resto, l’
Del resto, sebbene il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon annunciasse solo nel 2016 “…La sostenibilità è un imperativo globale, e gli investitori sono partner essenziali per raggiungerla. I Principi per l’Investimento Responsabile, sostenuti dalle Nazioni Unite evidenziano la rilevanza finanziaria delle tematiche ambientali, sociali e di buon governo aziendale (ESG), e forniscono un quadro di riferimento per gli investitori, al fine di contribuire allo sviluppo di un sistema finanziario più stabile e sostenibile…”, l’approccio ESG agli investimenti nasceva invece già alla fine del secolo scorso dall’iniziativa “illuminata” del marketing finanziario, desideroso di nuovi spunti commerciali. Fino a quel momento, infatti, il tema degli
E così, nel 2006 le Nazioni Unite lanciano i PRI, Principle for Responsible Investiment, diretti a diffondere i concetti generali dell’Investimento Sostenibile e Responsabile tra gli investitori istituzionali, chiamati a sottoscriverli e rispettarne l’applicazione. Da allora, i firmatari sono diventati oltre 3.200 tra investitori, società di gestione del risparmio e fornitori di servizi, tutti impegnati ad osservare le tematiche ESG nell’analisi e nei processi di investimento. Da lì, è seguita la nascita di una vera e propria famiglia di strumenti finanziari di risparmio gestito (sicav e fondi) targati “ESG”, oppure “Sustainable and Responsible Investment” o “SRI” che sta registrando una crescita significativa a livello mondiale, europeo e italiano, testimoniata dal continuo aumento delle masse gestite secondo tali strategie di investimento.
Secondo i dati della 
Sulla scorta di questo scenario, pertanto, molte case di investimento stanno gradualmente completando l’allineamento dei propri fondi al 
Questi gli abstract dai quali nasce l’intervista di venerdì 12 Marzo, alle 18:00, a Oscar Di Montigny, Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum e Amministratore Delegato di Mediolanum Comunicazione, in occasione della 50° puntata di AAAgents Live (
gestito Mediolanum Corporate University, istituto educativo al servizio della Community Mediolanum. E’ stato Chief Marketing Communication Officer del Gruppo Mediolanum dal 2000 al 2018, ed oggi vanta una forte esperienza nei
Secondo Valerio Giunta, CEO di Startup Italia Srl ed organizzatore di AAAgents Live, “Oggi l’economia deve essere interpretata attraverso una visione di più ampio respiro rispetto ai semplici dati del business a breve termine, e capire l’incidenza che ha la visione umano-centrica del lavoro, della produzione e delle relazioni industriali, sia nazionali che internazionali”. “Il mondo sta cambiando ad una velocità impressionante – aggiunge Giunta – così come stanno cambiando gli stili di vita e di lavoro e le regole dell’economia, dirette sempre di più verso la valorizzazione del rapporto privilegiato tra uomo e ambiente. In un simile contesto, è necessario che la tecnologia sia al servizio della libertà dell’uomo, e non il contrario”. “Interpretando il pensiero di Di Montigny – afferma Valerio Giunta – l’economia ed i processi produttivi non possono più essere analizzati come elementi ininfluenti sulla salute del pianeta Terra, e la ricerca del vantaggio personale dovrà avvenire solo dopo che si sia raggiunto un certo livello di vantaggi per la collettività”.
Nel caso della consulenza finanziaria, poi, il dilemma raddoppia la sua portata, dal momento che è necessario – ora più che mai – parlare sia della sostenibilità futura del ruolo di consulente che della sostenibilità del ciclo di vita finanziario del cliente. Infatti, la storia della gestione del risparmio, fin dai suoi albori, ci racconta dell’eterno prevalere del mero interesse commerciale alla vendita da parte delle
Il consulente diventa etico e “sostenibile” perché esserlo è la base della sua prosperità. Uno degli ambiti in cui si esplica la sua eticità è quello del supporto all’azienda-famiglia, che dal Dopoguerra ad oggi ha prodotto in Italia risorse importanti per il benessere delle generazioni successive. In questa ottica, il
In merito alle famiglie, il compito a prima vista sembra meno difficile: sarebbe sufficiente attivarsi sistematicamente quali educatori finanziari per far crescere la loro consapevolezza in un mondo, quello della Finanza, che sta cambiando di pari passo con la Società. Questo, però, sarebbe possibile realizzarlo in un “sistema finanziario perfetto” dal quale siamo ben lontani. Presto, infatti, le certezze su cui si è sempre basata la generazione dei babyboomers – mattone e pensioni – cominceranno a vacillare per i millennials, portando sempre di più la formazione del risparmio verso il rispetto degli obiettivi di integrazione previdenziale idonei a conservare un buon tenore di vita. Pertanto, oggi le famiglie stanno sottovalutando pericolosamente l’incertezza futura illudendosi di poter vivere all’infinito in un mondo che, invece, sta scomparendo.
Relativamente agli intermediari, si ha come la sensazione che, per loro, la forma prevalga sulla sostanza, nel senso che le stringenti norme legislative imposte dall’esterno fanno prevalere l’esigenza di tutelare se stessi su quella di perseguire il bene e la prosperità collettiva.
Tornando al dilemma dell’uovo-gallina, pertanto, sembra più rassicurante puntare “all’uovo oggi”, perché la “gallina domani” richiede la sopportazione di diversi sacrifici. Però, se ciascuno di noi si domanda quali sono state le più grandi soddisfazioni avute in carriera, torneranno in mente i clienti che ci hanno ringraziati per essere riusciti a programmare l’acquisto di un immobile o l’integrazione al proprio reddito, oppure quel giorno in cui ci siamo sentiti parte di una famiglia che, a parte quella di origine, non sapevamo di avere.







