Aprile 20, 2026

Investitori, consulenti e strategie di investimento: non conta predire la pioggia, serve saper costruire l’arca

Qual è il bisogno che ci spinge a scegliere un investimento, cosa siamo portati a fare veramente quando decidiamo di investire?

 Articolo di Francesca Sciabica

È successo di nuovo, succede ancora  troppo spesso purtroppo…La classica domanda del “quanto mi dai, quanto mi rende?” Non passa mai di moda.

La mia risposta è: ti do la somma di speranze, illusioni, progetti, paure e consapevolezza tutta in un unico pacchetto.

Ovviamente, dopo una risposta così, il mio interlocutore mi guarderà spiazzato e cercherà di interpretare ciò che ho detto. Allora riprendo io e faccio sempre un esempio: quando Noè costruì l’arca non sapeva né quando sarebbe arrivato il diluvio ne quanto sarebbe durato, però costruì l’arca nel migliore dei modi per essere sicura.

Oggi, per non farsi trovare impreparati e credere a chi promette chissà quali risultati, senza mai parlare di rischio tempo e costi bisogna usare una sola arma: la CONOSCENZA. Questa passa attraverso una sorta di doppio binario ferroviario, che ad un certo punto del tragitto si trova in prossimità di uno scambio. In quel punto, la Conoscenza (o parte di essa) del consulente deve essere trasmessa all’investitore, imprimendo un cambio di direzione delle strategie utilizzate fino a quel punto.

Ma torniamo alla prima domanda. Quanto mi rende? Ecco una serie di risposte che, per via della professione che svolge un consulente, potrebbero essere considerate “obbligatorie”:

1.Qual’è il bisogno che ti spinge a cercare un investimento (guadagnare di più non è una buona ragione)?

2. Quanto tempo sei disposto ad impiegare per ottenere dei risultati?

3.Cosa vuoi fare un domani con il tuo investimento?

Infatti, quando decidiamo (o crediamo di aver deciso) di investire i nostri risparmi, si attiva tutta una serie di procedimenti logici ed emozionali che ci spinge a scegliere cosa fare con i nostri  soldi. Entro in un negozio, vedo una maglietta, mi piace, la provo, veste bene, già immagino a quando la indosserò per quell’aperitivo con i colleghi…la voglio….la compro!

Il mio cervello ha deciso in pochissimo tempo che quella maglietta deve essere mia, perché le emozioni, il desiderio e la “programmazione “ di quando la indosserò hanno determinato la mia scelta di acquisto.

I miei soldi, quanto lavoro e quanti sacrifici ho fatto per metterli da parte…Certo, con un buon investimento potrei farli fruttare!

E se li perdessi? E se dovessero servirmi? E se sbagliassi il modo di investire?

Se….se…se….tutti questi se attivano meccanismi di lancio e poi di protezione, che non aiutano a prendere lucidamente buone decisioni.

Pertanto, qual è il bisogno che mi spinge a scegliere un investimento, cosa sono portato a fare veramente quando io investo?

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PROGETTO, senza dubbio. Ecco il bisogno primario che ci spinge a destinare una somma ad un fine, ed è questo aspetto che il consulente deve far emergere: figli da mandare all’università tra 10 anni, una casa da acquistare, ampliare la propria attività d’impresa, per esempio, sono tutti  progetti che si possono “toccare con mano” e sentire con l’anima e lo stomaco.

Tirati fuori i bisogni, sentite le emozioni che ci spingono a scegliere di investire i nostri risparmi, possiamo passare alla fase 2: quanto mi renderà?

Diciamocelo: è la domanda più comune che si possa sentire. Purtroppo (altra verità assoluta) nessuno, nemmeno la maga Circe, può dire quanto renderà un investimento.  Possiamo però tracciare una strategia che ci permetta di tollerare le naturali oscillazioni, nervosismi ed emozioni del mercato. In questo senso, il consulente ha il suo ruolo fondamentale, ed il mix emozionale, unito al fattore tempo, determinerà la scelta della linea da seguire e permetterà di stilare un piano di investimento che rispetti queste due esigenze.

In definitiva, oggi nessuno di noi può predire la pioggia, ma possiamo senz’altro costruire, con l’aiuto di un consulente, un’arca solida e sicura, sulla quale viaggiare in caso di diluvio.

 

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