Maggio 16, 2026
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Lemanik: il sell-off nella new economy cinese crea opportunità

Secondo Marcel Zimmermann, i titoli Asean restano attrattivi e a livello settoriale c’è interesse per tecnologia e materie prime. Si intravedono il rischio della fine della politica monetaria espansiva e un ulteriore deterioramento della relazione tra Usa-Eu verso la Cina.

“Le società private generano il 60% del Pil cinese e il governo sa che gli interventi diretti potrebbero ridurre la crescita in una fase di fragilità. Riteniamo che il sell-off in corso possa offrire delle opportunità e intendiamo lentamente ricominciare ad aumentare il peso della Cina nel portafoglio, attualmente al 12% e quindi al di sotto del livello del benchmark, tramite investimenti in titoli della nuova economia”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity.

L’Asia continua a essere la regione più importante a livello di crescita anche se il trend appare in rallentamento. Sia l’indice Cinese Caixin Purchasing Manager Manufacturing (PMI) che il PMI dei servizi sono scesi sotto la soglia di 50 – e dunque in territorio di contrazione – nel mese di agosto. I casi di Covid in Giappone sono aumentati drammaticamente durante le Olimpiadi di Tokyo ma grazie alla vaccinazione il tasso di mortalità rimane molto più basso rispetto a gennaio. Vediamo principalmente due rischi per i mercati azionari: la fine della politica monetaria espansiva e un ulteriore deterioramento della relazione tra Usa-Eu verso la Cina. Un aumento dei tassi d’interesse sarà comunque graduale e compensato da un’accelerazione economica. Al contrario, un aumento delle tensioni geopolitiche potrebbe indebolire il sentiment positivo verso la regione.

Il giro di vite del governo cinese sulle grandi società dei settori della tecnologia, del gaming, dell’e-commerce e della didattica ha cancellato un trilione di dollari di capitalizzazione e ha lasciato gli investitori nell’incertezza circa la direzione futura. Questa è un’opportunità per accumulare aziende cinesi con un interessante potenziale a lungo termine. La protezione dei dati personali e l’atteggiamento monopolistico dei giganti della new economy sono discussi anche in Europa e negli Stati Uniti.

“Il fondo nell’ultimo periodo ha beneficiato della bassa esposizione sulla Cina e di una posizione del 45% sul Giappone”, sottolinea Zimmermann. “Abbiamo ridotto di qualche percentuale la nostra ponderazione in Giappone a favore della Cina mentre restiamo sovrappesati sull’area Asean, che trae profitto dell’accordo RCEP, firmato nel novembre 2020. La diversificazione delle supply chain fuori della Cina, spinta dagli Usa e anche dal Giappone, è un altro fattore positivo per questi paesi. A livello settoriale restiamo sovrappesati sugli industriali e i metalli industriali che continueranno a beneficiare degli investimenti sostenibili (auto elettriche, turbine eoliche, ecc) e degli importanti programmi infrastrutturali lanciati dai diversi paesi per sostenere la crescita”.

RCEP Asia, Europa favorita dal nuovo accordo. Zimmermann: una grande opportunità commerciale

Secondo Marcel Zimmermann di Lemanik, il RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) consente di diversificare le catene delle forniture e di ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici. Cresceranno gli investimenti diretti nell’area, ma anche le importazioni cinesi.

“L’accordo commerciale siglato il 15 novembre dalla Cina con 14 paesi asiatici rappresenta una grande opportunità commerciale per le imprese europee, fin qui penalizzate dalla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti”, sostiene Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity. “Il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) offre infatti una piattaforma regionale che consente alle imprese europee di diversificare la catena delle forniture, mantenendo aperto l’accesso sia ai paesi RCEP sia al mercato americano. Inoltre, riduce il rischio geopolitico legato all’internazionalizzazione”.

L’accordo siglato tra la Cina e gli altri 14 paesi asiatici sembra favorire le aziende europee che hanno intrapreso da tempo un percorso di qualità. “In questo contesto, vediamo una potenziale rivalutazione delle società europee”, aggiunge Zimmerman, “dato che è ragionevole aspettarsi la fine del processo di de-globalizzazione delle supply-chain cinesi, causata dallo scontro con gli Stati Uniti. Inoltre, l’ulteriore crescita della classe media asiatica si trasformerà in un aumento della domanda per i prodotti europei di qualità”. 

L’accordo RCEP copre il 30% dell’economia globale, con 26,2 triliardi di dollari, e il 30% della popolazione mondiale, con oltre 2,2 miliardi di consumatori. L’eliminazione delle tariffe all’interno del blocco commerciale che include i dieci paesi dell’associazione Sud-Est Asiatica (Asean)  più Giappone, Cina, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda dovrebbe toccare il 90% delle merci scambiate.

Marcel Zimmermann

Gli effetti di queste riduzioni tariffarie saranno naturalmente meno importanti all’interno della zona Asean, che già costituiva un blocco commerciale integrato. Tuttavia, nel contesto dell’accordo RCEP, aumenterà il flusso di investimenti diretti verso questi paesi. Una tendenza che si era già parzialmente verificata a seguito della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. I dazi saranno invece azzerati tra Giappone, Corea del Sud e Cina e questo metterà sotto pressione le aziende domestiche cinesi e comporterà sicuramente un aumento delle importazioni per la Cina. Quest’ultima, forte della sua importanza all’interno del gruppo, beneficerà della maggiore integrazione della regione nella nuova Via della Seta, promossa dal governo cinese.

La regolamentazione di tematiche di crescente rilevanza negli scambi commerciali, come diritti d’autore, e-commerce e servizi finanziari, sono altri fattori che rendono questo patto attrattivo. “Già prima di questo accordo, l’Asia era il motore principale della crescita globale. La regione ha gestito la pandemia in maniera più efficace del resto del mondo e la ripresa sta avanzando, come mostrano gli ultimi dati sulla produzione industriale e gli indici PMI e prevediamo un’accelerazione degli investimenti diretti verso il sud-est asiatico, non soltanto a livello regionale, ma anche da parte di Europa e Stati Uniti”, conclude Zimmermann.