Marzo 18, 2026

La ricchezza “mattone-centrica” degli italiani e l’asimmetria distributiva del sistema bancario

Il nostro Paese è nel suo complesso amante del “mattone” e la diversificazione finanziaria è concentrata nelle fasce più alte di clientela. Professionisti del risparmio sempre più proiettati verso la consulenza patrimoniale.

di Manlio Marucci, presidente Federpromm

Il mondo che conosciamo, sia pur attraverso periodi funestati da grandi disuguaglianze come quello in cui viviamo adesso, ha prodotto nel tempo ricchezza e benessere nel suo bilancio complessivo, ma in modo profondamente disaggregato nella sua distribuzione tra le varie classi sociali; una ricchezza che oggi rappresenta in quanto a PIL oltre 110 trilioni di dollari, con una valorizzazione crescente di 10 volte il GDP e una dimensione a livello di cash disponibile globale pari ad oltre 120 trilioni di dollari. Si tratta di dati significativi, che offrono agli osservatori attenti un quadro dinamico della realtà sociale, economica e politica, capace di generare relazioni primarie per l’esercizio del potere e per le scelte che hanno effetti incisivi sul benessere degli individui, delle famiglie e delle imprese.  

In Italia, secondo le fonti ufficiali (Istat e Bankitalia), a fine 2024 la popolazione di riferimento è pari a 59 milioni di persone, distribuite su 26 milioni di famiglie. La ricchezza netta di queste famiglie è pari complessivamente a circa 11.700 miliardi di euro, ma il 5% di esse, da solo, detiene il 46% della ricchezza totale. Inoltre, il 45% di tale patrimonio totale è rappresentato da abitazioni, l’8% circa in immobili non residenziali (commerciali), il 14,7% in risparmio gestito, il 12,8% in depositi (bancari e/o postali), il 13,4% in titoli azionari e partecipazioni, il  3,5% in titoli obbligazionari, il 3,3% in altri strumenti finanziari il 3,3%  e il 2,8% in ricchezza non finanziaria.

Quello tracciato è uno scenario certamente rappresentativo, che mette in luce come il nostro Paese sia “mattone-centrico”, con circa il 70% delle famiglie proprietarie dell’immobile in cui vivono ed anche possessori di seconde case; mentre la diversificazione finanziaria, sicuramente cresciuta nelle scelte degli strumenti di investimento nonostante la notevole massa di liquidità disponibile ancora presente nei conti correnti (circa 6.770 mld di euro), è concentrata nelle fasce più alte della popolazione. Indicativo è anche l’ultimo dato di patrimonio in risparmio gestito, pubblicato da Assogestioni, che vede a fine 2025 gli OICR (più le gestioni patrimoniali) raggiungere i 2.636 miliardi di euro.

Ora, se mettiamo in correlazione tali dati con il fenomeno legato alla dimensione del sistema bancario e le trasformazioni subite in questi ultimi decenni, si può ipotizzare come tale ricchezza sia gestita dalle aziende del credito e dalle imprese di investimento in modo “asimmetrico“, e come le variabili dei meccanismi psicologici e comportamentali dei risparmiatori evidenzino diversificati livelli di rischio cui si oppone una certa discontinuità nella comunicazione con la clientela e nelle politiche distributive adottate dal sistema finanziario.

A tal proposito, in un recente articolo del prof. G. Santorsola dal titolo “L’identikit della nuova banca” (Financial Community Hub), viene ben evidenziato come il processo di digitalizzazione in atto abbia radicalmente cambiato la struttura fisica delle banche e ne abbia ridimensionato gli sportelli fisici distribuiti sul territorio italiano. Infatti, dal varo della legge bancaria del 1993 ad oggi, la presenza sul territorio dei gruppi bancari passa 37.000 filiali (1 sportello ogni 1.600 abitanti) a 19.000 sportelli circa (1 ogni 3.100 abitanti); tutto questo a seguito della digitalizzazione e della riorganizzazione del sistema bancario/postale e del rafforzamento della figura del consulente finanziario, degli agenti dei servizi finanziari e delle piattaforme sul web.

Manlio Marucci

La stessa configurazione dell’offerta del mondo bancario è radicalmente cambiata per via del rapido processo di digitalizzazione dei servizi. L’Open Banking, l’Open Finance e l’Intelligenza Artificiale stanno cambiando strutturalmente l’offerta dei prodotti e servizi finanziari, facendo emergere il ruolo primario della consulenza personalizzata a famiglie ed imprese, che richiede il necessario apporto della esperienza umana. Come per i consulenti finanziari, sempre più proiettati verso la consulenza patrimoniale per “salvarsi” dalla accesa competizione tra reti distributive, ormai carenti di politiche e strategie commerciali utili a trovare nuovi mercati e a catturare la notevole massa di liquidità disponibile.

Related Posts

Lascia un commento