Maggio 15, 2026
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Crescita asiatica più veloce di Usa e Europa anche nel 2022

Secondo Marcel Zimmermann di Lemanik, le valutazioni più basse in tutta la regione asiatica offrono buone prospettive di crescita a lungo termine. New economy, materiali di base e industria dell’export i settori più interessanti in Cina.

“L’Asia dovrebbe crescere più velocemente degli Stati Uniti e dell’Europa anche nel 2022. Le valutazioni sono più basse in tutta la regione e questo crediamo possa offrire buone prospettive di crescita a lungo termine”. È la view di Marcel Zimmermann, asset manager di Lemanik.

Il quadro economico asiatico ha avuto un leggero indebolimento durante il mese di ottobre, in particolare in Cina e Giappone. Il Pil cinese del terzo trimestre 2021 è aumentato del 4,9%, in calo rispetto al 7,9% del secondo trimestre. Il settore dei servizi e delle esportazioni continuano a essere positivi, con le esportazioni di settembre in aumento del 28,1% su base annua e l’indice PMI Caixin Service che rimbalza a settembre a 53,4 da 46,7.

La regione continua a soffrire della carenza di semiconduttori e di colli di bottiglia logistici in settori chiave come l’elettronica di consumo e la produzione di automobili e l’industria dell’export di Giappone e Corea del Sud è chiaramente esposta a questi rischi. Le esportazioni dall’Asean continuano a vedere una crescita a due cifre. La crisi di liquidità che coinvolge il secondo sviluppatore immobiliare cinese, Evergrande, continua a trascinare giù anche altre società del settore: Modern Land China, Sinic Holdings e Fantasia hanno mancato i loro rimborsi. Secondo la China Real Estate Information Corp, inoltre, le vendite di case da parte dei principali costruttori in ottobre sono scese del 32% su base annua. L’incertezza tra gli investitori può essere vista anche sull’indice Hang Seng China Enterprise, che è sceso di nuovo verso il suo minimo del 2020. Lo yen si è indebolito durante ottobre contro la maggior parte delle valute.

“Ci aspettiamo che la Federal Reserve tagli presto il sostegno straordinario all’economia, il che dovrebbe portare a un aumento dei rendimenti a lungo termine”, spiega Zimmermannn (nella foto). “Per quanto riguarda le nostre posizioni di investimento, rimaniamo coperti sullo yen e sul dollaro di Hong Kong. Abbiamo aumentato leggermente la nostra esposizione in Indonesia, aumentando così ulteriormente il sovrappeso nell’Asean. Gli investimenti in Cina sono orientati verso la new economy, i materiali di base e l’industria dell’export ma la ponderazione assoluta rimane inferiore al benchmark. Il Giappone rimane molto attraente in termini di approccio di valutazione e i rischi d’inflazione sono limitati al segmento aziendale, poiché i loro bilanci hanno una leva molto bassa”.

E’ il momento di investire in Italia? Nicodemo: focus su banche, assicurazioni, energia e tecnologia

Secondo Gianrito Nicodemo di Zest, a livello geografico il focus è sul Mediterraneo, in particolare Italia, ma anche Francia e Spagna. Tra i titoli equity interessanti anche quelli di banche, assicurazioni ed energia.

“Nel medio periodo preferiamo l’investimento in equity, con un focus su banche e assicurazioni, energia, costruzioni e tecnologia. In termini geografici, l’area in cui siamo più esposti al momento è quella europea e in particolar modo in Italia, in secondo luogo Francia e Spagna”. È la posizione di Gianrito Nicodemo, Fund Manager di Zest SA.

Le motivazioni che ci spingono a guardare all’investimento soprattutto in Italia con assoluto interesse da qualche tempo sono molteplici. Il primo è senza dubbio il piano di rilancio Europeo Next Generation Eu. L’Italia è oggetto di fondi per complessivi 209 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti agevolati, una cifra davvero importante se rapportata al Gdp nazionale. Fondi che intervengono soprattutto, ma non solo, su infrastrutture, energie rinnovabili, digitalizzazione. Elementi a nostro avviso fondamentali per il Paese nell’ottica di incremento della competitività, della sostenibilità e della produttività, nel processo di rilancio e convergenza economica verso le aree più ricche dell’Unione. Turismo e cultura sono altri due importanti obiettivi del piano. Grazie al Next Generation Eu, se governo e amministrazioni, attraverso un processo di riforme, sapranno cogliere al meglio l’occasione, per la prima volta dopo 20 anni si avrà un importante incremento della spesa pubblica nel paese, elemento di rottura, dopo tanta austerità, di non poco conto ai fini di una crescita sostenibile e duratura.

Il secondo è quanto il tessuto economico del Paese sia cambiato dal 2008 in avanti. Sia le società che il sistema creditizio sono profondamente migliorati. I managers di molte aziende, anche di società pubbliche, hanno condotto importanti processi di ristrutturazione ed efficientamento per far fronte a un lungo periodo di crisi e mancanza di competitività del sistema paese, processi che oggi rendono queste società competitive e pronte a cogliere al meglio le opportunità che il momento economico offre. In molti si propongono come polo aggregante a caccia di sinergie e il mondo della piccola emedia impresa è in forte fermento, come testimoniato ultimamente anche dal numero e dal successo riscosso dalle Ipo.  Il sistema creditizio, sotto la forte pressione del regolatore europeo, ha dovuto cambiare molti dei suoi parametri. Oggi l’efficienza nell’erogazione del credito impone l’assegnazione di prestiti ai meritevoli, a chi svolge bene il proprio lavoro con logiche economiche e prospettive di medio lungo periodo interessanti, diversamente gli accantonamenti imposti difficilmente verranno liberati e la redditività degli istituti bancari e creditizi ne risentirà inevitabilmente mettendoli fuori mercato. Il terzo è l’attuale governo e la percezione che ne hanno i mercati.

Al momento il governo Draghi rende il Paese credibile di fronte alla comunità Internazionale e lo riposiziona al centro della scena Europea. Vedremo poi se il frutto anche del lavoro concreto della squadra di governo tra riforme e sfruttamento dei fondi Ue saranno di pari valore, ma i primi risultati sono senza dubbio incoraggianti e una crescita del Gdp di oltre 6 punti percentuali, inattesa in questi termini a inizio anno, è lì a testimoniarlo. Infine, ma non da ultimo, il mercato azionario italiano, che è stato sottopesato per anni, presenta ancora multipli interessanti nel contesto globale. Le stime sul prossimo anno, grazie a un ottimo momentum degli utili societari, prevedono un rapporto Prezzo/utili di poco superiore alle 12 volte e un rendimento dei dividendi previsto del 3,8% circa.

A livello internazionale, i prossimi mesi vedranno ancora l’inflazione e i tassi come temi dominanti del mercato, insieme al costo dell’energia, che soprattutto nella stagione fredda risulta essere molto sentito. Le banche centrali continuano a ripetere che l’inflazione a cui stiamo assistendo sia un fenomeno transitorio, dettato da problematiche temporanee dovute a una ripresa dell’economia più rapida del previsto, mentre si apprestano a drenare liquidità dal mercato attraverso operazioni di tapering.

Il Recovery fund, unito a politiche di riforma economica, può portare ottimi frutti da qui ai prossimi anni in aree che a lungo sono rimaste ai margini delle politiche d’investimento di istituzioni finanziarie e grandi fondi. Oltre al tema infrastrutturale, che dovrà fungere da spina dorsale della ripresa, c’è grande fermento soprattutto nel mondo della piccola e media impresa dove realtà molto interessanti stanno emergendo nel mondo dei servizi, della tecnologia dei trasporti e dell’energia. “Nel medio periodo, oltre ai finanziari e ai titoli legati al mondo dell’energia, sia tradizionale che rinnovabile, siamo presenti nel mondo delle costruzioni, che riteniamo molto attraente dal punto di vista valutativo nell’ottica dei trend futuri di spesa infrastrutturale, e in quello della tecnologia, in particolare semiconduttori e titoli legati alla cybersecurity e ai pagamenti digitali”, spiega Nicodemo.

“In particolare, nel mondo delle costruzioni vediamo positivamente* ACS e Hochtief. Esse hanno valutazioni molto attraenti in un settore estremamente sottovalutato a oggi, trattandosi di società che operano su scala globale proprio nel momento in cui la spesa per infrastrutture è pronta a ripartire con vigore, grazie ai vari piani di rilancio economico, in particolare in Europa e negli Usa”, continua Nicodemo (nella foto). “Nel mondo delle energie rinnovabili troviamo attrattive* ERG, Encavis e Neoen: le valutazioni non sono a buon mercato, ma neanche eccessive per quelli che sono settori di riferimento e con buone prospettive di crescita futura, che potrebbero diventare futuri target di consolidamento per oil e utilities. Tra le utilities, EDF, Nexi e Worldline nel settore dei pagamenti digitali. Tra le banche, Banca Intesa, BNP, Mediobanca e Rothschild & CIE. Tra le assicurazioni, Generali e Mapfre. Infine, tra le small e mid-cap in Italia sono interessanti Seri Industrial, Danieli e Tinexta, quest’ultima specializzata in cybersecurity”.

* Le informazioni e le opinioni contenute in questo articolo non costituiscono un’offerta o una sollecitazione all’investimento e non costituiscono una raccomandazione o consiglio, anche di carattere fiscale, o un’offerta, finalizzate all’investimento, e non devono in alcun caso essere interpretate come tali. Prima di ogni investimento, per una descrizione dettagliata delle caratteristiche, dei rischi e degli oneri connessi, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto, disponibili presso i collocatori. Infatti, l’investimento in prodotti finanziari o in partecipazioni societarie è soggetto a fluttuazioni anche di grande entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso dei prezzi e del valore dell’investimento, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito.

 

Le “storie per intervista” di P&F e Startup Fixing: Seffiline Srl

P&F racconta le storie di startup italiane che stanno scalando il proprio modello di business. Claudio Brandoli: “Quando ci hanno concesso i primi contributi regionali, abbiamo capito che il nostro progetto era stato riconosciuto come valido da persone qualificate a valutarci”.

Intervista di Carlo Mauri e Alberto Villa

Seffiline è una azienda innovativa che è nata in Italia e si è rapidamente espansa in Europa. La sua mission è di creare kit che diano la possibilità a medici di tutte le specialità, di eseguire la terapia rigenerativa in modo sicuro, semplice ed efficace. I kit sono certificati CE e vengono distribuiti in tutta Europa attraverso una capillare rete distributiva, e sono utilizzati presso ambulatori e centri medici privati, convenzionati ed ospedali”. Questo il profilo aziendale secondo Alessandro Gennai, CEO di Seffiline, startup che opera  nel campo Medicale – in particolare nella Medicina estetica – e che recentemente è stata valutata da Startup Fixing come una delle più promettenti* Pmi innovative del settore.

Secondo la nomenclatura di Damodaran, Seffiline è da annoverare all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”, e la sua attività principale riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Inoltre, l’azienda svolge attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, design industriale depositato per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.

P&F, in collaborazione con Carlo Mauri e Alberto Villa di Startup Fixing, ha intervistato Claudio Brandoli, product manager R&D di Seffiline.

Claudio, è possibile raccontare qualche aneddoto “leggendario” sulla nascita dell’idea e sul confronto immediatamente successivo tra i fondatori?
Se serve qualcosa di “leggendario”, ti dico che io e Alessandro (Alessandro Gennai, CEO di Seffiline, n.d.r.) siamo compagni di banco del liceo, da allora abbiamo percorso decine di migliaia di miglia sulla stessa barca a vela.
Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate, e come sono state superate?
Sicuramente nella produzione delle prime versioni della guida e nel trovare cannule monouso performanti ad un prezzo adeguato.

Quando avete avuto la conferma che la vostra idea imprenditoriale era economicamente promettente? Esiste un momento preciso che potete raccontare?
Il fatto di esserci classificati primi in un bando regionale per startup innovative, con un contributo a fondo perduto di 100.000 euro. Lì abbiamo capito che la concretezza e la validità del progetto era riconosciuta da un team di persone qualificate a valutarci. Questo ci ha consentito di investire nella produzione dello stampo per la guida e far fare un enorme salto di qualità al kit. Un altro momento che ci ha dato sicurezza è stato il congresso SIME (Società Italiana di Medicina Estetica di Roma), dove sono stati presentati  11 lavori che parlavano di Seffiline e dove le sessioni di terapia autologa rigenerativa sono state praticamente monopolizzate dal nostro kit. E ancora, quando durante il pre-campagna di Mamacrowd abbiamo inviato il progetto ai nostri migliori clienti, tutti medici esperti in terapia rigenerativa. Sedici di loro hanno investito dai 5 ai 20mila euro nella nostra startup, persone che hanno ottima conoscenza del mercato in cui lavorano e delle potenzialità dei prodotti Seffiline.

Nel Business Plan di Seffiline, pubblicato in occasione dei vari round di Crowdfunding, è stato indicato come metodo di calcolo del valore Pre-Money il metodo dei Multipli. Come mai lo avete preferito ad altri metodi analitici come il DCF (metodo dei flussi di cassa attualizzati)? 
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Abbiamo utilizzato la metodologia del Venture Capital (VC) Method, e non il Discounted Cash Flow (DCF) e nemmeno il Multiple Method, in quanto è ampiamente applicata da parte degli investitori di venture capital e consente di determinare il valore attuale della Società che l’investitore è disposto a riconoscere, in relazione alla potenzialità di valorizzazione della stessa al momento dell’Exit. Davanti a startup come Seffiline si suole utilizzare il VC Method, una metodologia ibrida tra Multiple Method e DCF. Infatti, il Venture Capital è un metodo di valutazione che si basa sull’attualizzazione del valore finale atteso, ottenuto attraverso l’applicazione di un multiplo (EV/Sales o EV/Ebitda) su una variabile (Sales o Ebitda) dell’ultimo anno di piano, momento in cui si prevede possa realizzarsi il disinvestimento (exit). DCF e Multiple Method vengono utilizzati per aziende mature e con uno storico, e sarebbero altamente “penalizzanti” per startup dal  valore decisamente inespresso nei primi loro anni di vita.

In relazione allo sviluppo delle previsioni economico- finanziarie, qual è il vostro scenario “worst case”?
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Non abbiamo ipotizzato un worst case, ma alla luce delle sorprendenti risposte del mercato della medicina estetica e delle relative e puntuali analisi portate avanti riteniamo che il piano sia realistico, e addirittura conservativo, e pertanto siamo confidenti in una sua realizzazione. Ovviamente Pandemia Covid-19 permettendo.

La exit strategy di solito propone due possibili scenari:  a) M&A con un competitor, b) una possibile IPO. Quale dei due scenari ritenete che allo stato possa essere il più probabile?
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Riteniamo entrambe le alternative percorribili. La prima in quanto il mercato Medtech sta vivendo un momento di forte aggregazione.  Le multinazionali stanno facendo un vero e proprio “shopping” di società target. Relativamente alla seconda alternativa, la quotazione può avvenire attraverso il mercato Euronext Growth Milano (ex AIM), e se il piano viene rispettato è ipotizzabile una quotazione nel giro di 2/3 anni. Tra l’altro, il settore di Seffiline è altamente appetibile e “sexy” per il mercato dei capitali. Altra soluzione è una quotazione in tempi più brevi, in quanto da luglio 2020 è nato anche il segmento professionale dedicato alle start up e scale-up (ex AIM Pro). A riprova di ciò, Thymos Business & Consulting (Advisor di Seffiline) ha seguito la quotazione di Premia Finance, avvenuta ad aprile 2021, una delle prime quotazione sul segmento professionale.

Gli investitori non professionali (persone fisiche) hanno beneficiato della detrazione “ordinaria” del 30% oppure sieste riusciti a farli beneficiare di quella “potenziata” (50%)?
No, gli investitori non professionali non hanno usufruito del 50%.

Saranno possibili nuovi  round nel futuro imminente?
Al momento non abbiamo in programma nuovi round. L’unica ragione che ci potrebbe spingere a un nuovo round potrebbe essere legata alla penetrazione del mercato USA.

*DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grandissima entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto dell’azienda emittente, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
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Pericolo stagflazione: solo il rientro dell’inflazione può evitarla

Secondo Andrea Siviero di Ethenea, i rincari dei prezzi sarebbero temporanei, ma la normalizzazione della politica monetaria potrebbe rallentare la ripresa. I rischi inflattivi cresceranno se gli squilibri tra domanda e offerta dureranno più a lungo del previsto.

“Dopo il forte rialzo della prima metà del 2021, l’economia mondiale sta ora perdendo slancio. Tra i principali fattori d’incertezza che minacciano le prospettive economiche, ci sono l’emergere di nuove varianti del Covid-19, la riduzione del supporto politico, le pressioni inflazionistiche e il rallentamento dell’economia cinese. Il rallentamento della crescita accompagnato da pressioni inflazionistiche non solo è preoccupante, ma rappresenta anche una sfida particolarmente insidiosa per le autorità politiche. Negli ultimi tempi si sono colti segnali indicanti che l’economia mondiale potrebbe presto entrare in un periodo di stagflazione simile a quello attraversato negli anni ’70”. È l’analisi di Andrea Siviero, investment strategist di Ethenea Independent Investors.

La stagflazione indica una fase di alti tassi d’inflazione abbinata a una crescita economica lenta e livelli di disoccupazione costantemente elevati. Nel peggiore dei casi, durante un periodo di stagflazione l’inflazione può essere accompagnata anche da una contrazione del prodotto interno lordo. La stagflazione degli anni ’70 fu causata dalla combinazione di decisioni politiche errate, una politica troppo timida della Federal Reserve e un cambiamento storico del sistema monetario internazionale, a cui si accompagnarono due gravi shock petroliferi. La tempistica e il succedersi degli eventi legati alla crisi del Covid-19 presentano nette differenze rispetto a quel periodo. La risposta politica senza precedenti ha scongiurato una depressione globale, favorendo una ripresa su scala mondiale decisamente inconsueta e rapida. La domanda complessiva ha messo a segno un poderoso recupero, ma non ha potuto essere soddisfatta, dati i problemi sul fronte dell’offerta, e l’economia mondiale si trova ora ad affrontare una difficile fase di adeguamento. La crescita economica è tuttavia solida e i tassi di disoccupazione sono vicini ai livelli pre-pandemia. Malgrado le recenti correzioni, gli analisti prevedono per il 2021 e il 2022 tassi di crescita robusti che supereranno il trend di crescita del recente passato.

Benché le spinte inflazionistiche non siano omogenee nei vari paesi, i recenti catalizzatori riflettono la forte accelerazione dell’attività economica, l’aumento dei prezzi energetici e gli inconsueti squilibri tra domanda e offerta dovuti alla pandemia, che probabilmente saranno solo temporanei. La carenza di materie prime e l’interruzione delle catene di approvvigionamento dovrebbero gradualmente risolversi visti i progressi compiuti nella lotta alla pandemia e gli stimoli a investire in capacità produttive dati dall’aumento dei prezzi. Anche il rincaro dei prezzi energetici dovrebbe rivelarsi transitorio. Il mondo è in grado di produrre sufficienti quantità di energia e, quando i prezzi sono abbastanza elevati, il mercato è inondato dalle nuove offerte dei produttori di petrolio da scisto statunitensi e di altri paesi non appartenenti all’Opec. Con il tempo, anche la transizione energetica e l’affermarsi di energie rinnovabili contribuiranno a contenere la crescita dei prezzi energetici.

Finora vi sono pochi segnali indicanti che le attuali pressioni inflazionistiche causeranno effetti secondari e un generale incremento dei salari. Gli aumenti delle retribuzioni si concentrano soprattutto nei settori colpiti dalla pandemia e nelle fasce retributive più basse. La sostituzione della forza lavoro tramite l’automazione avviene a ritmi estremamente rapidi e l’attuale carenza di manodopera potrebbe persino costringere le imprese ad accelerare tale processo. Le incognite a breve termine circa il futuro sviluppo dell’inflazione sono molte, ma nel complesso si colgono pochi segnali indicanti un ritorno della Grande Inflazione degli anni ’70. A conti fatti, l’attuale situazione non fa presagire alcun mutamento delle dinamiche inflazionistiche nel lungo termine. Nel più lungo periodo è probabile che fattori strutturali come demografia, tecnologia, aumento delle disuguaglianze economiche e globalizzazione causeranno il permanere delle spinte disinflazionistiche.

“Malgrado le basse probabilità di un ritorno della stagflazione degli anni ’70, non bisogna sottovalutare i rischi insiti nell’attuale contesto”, evidenzia Siviero. “I rischi di inflazione sono tendenzialmente piuttosto elevati e i timori in tal senso potrebbero trovare conferma nel caso in cui gli squilibri tra domanda e offerta dovessero permanere più a lungo del previsto. Tassi d’inflazione persistentemente elevati frenerebbero la produzione e minerebbero la fiducia dei consumatori, mettendo potenzialmente in pericolo la ripresa. Quanto più durano i problemi sul fronte dell’offerta, tanto maggiore è il rischio che possano causare effetti secondari e un’inflazione generalizzata. Con l’aumento delle aspettative di inflazione, la normalizzazione della politica monetaria nelle economie sviluppate potrebbe essere più rapida del previsto, il che potrebbe pregiudicare la ripresa economica”.

“Sapevate che…?” Pillole formative e curiosità su donazioni, successioni e polizze assicurative

Eredità contese, polizze unit linked, donazioni di denaro ai figli, diritto di abitazione ed altri aspetti di tutela del patrimonio in piccole “pillole” di informazione. Per consulenti finanziari e investitori evoluti….ma non troppo.

La tutela degli interessi patrimoniali è un settore molto vasto, in relazione al quale rimanere indietro o poco aggiornati può fare la differenza, soprattutto per i detentori di patrimoni di una certa entità. Di seguito alcune “pillole” informative su alcuni argomenti di grande attualità. Alcuni conosciuti, altri un pò meno; in ogni caso, tutti utili per verificare il proprio livello di conoscenza o per ricevere spunti di approfondimento.   

Successione

Le cause successorie durano mediamente 9 anni
Le eredità contese rappresentano un evento piuttosto frequente nelle famiglie dei patrimonials[1], e non di rado finiscono in tribunale, dove rimangono per molto tempo alla mercè dei lunghi tempi della Giustizia. La durata di una causa civile per eredità contesa dipende da molti fattori specifici, relativi alle singole pretese degli eredi, a cui si aggiungono motivazioni che nulla hanno a che vedere con la vicenda ereditaria, come le sostituzioni dei magistrati, gli scioperi dei tribunali, il c.d. “carico di ruolo”, ossia il cronico arretrato che porta il giudice a lunghi rinvii – anche superiori ad un anno – unicamente per via dell’eccessivo numero di procedimenti da esitare. Per questi motivi, potrebbero volerci anche dieci anni per arrivare ad una sentenza finalmente esecutiva. Infatti, i provvedimenti possono essere impugnati davanti la Corte d’Appello e, successivamente, innanzi la Cassazione, bloccando così il normale ciclo di vita del patrimonio mobiliare e immobiliare.

Le polizze unit linked a causale mista (Ramo I e ramo III) sono impignorabili anche se la componente finanziaria è prevalente.
Dopo alcune sentenze contraddittorie e di non semplice interpretazione, la Corte di Giustizia Europea (sentenza n. C-542/16, del 31 maggio 2018) ha fatto chiarezza sul tema della impignorabilità delle polizze unit linked, precisando che qualunque contratto di assicurazione sulla vita che, in cambio del pagamento di un premio da parte del contraente, preveda una prestazione da parte dell’assicuratore in caso di decesso dell’assicurato o del verificarsi di un altro evento dedotto in contratto. La sentenza della Cassazione n. 6319/2019, inoltre, ha decretato che le polizze unit linked sono caratterizzate da una componente causale mista, finanziaria e assicurativa, e che non rileva che la componente finanziaria sia prevalente, poiché se esiste una congrua copertura assicurativa calcolata secondo il rischio demografico, il contratto Unit Linked è a tutti gli effetti una assicurazione sulla vita, e pertanto coperto dalle garanzie di impignorabilità e insequestrabilità di cui all’art. 1923 del Codice Civile.
Rimane ferma, comunque, la possibilità di “smontare” una polizza unit linked in caso di illecito penale commesso dal contraente, anche in presenza di interessi meritevoli di tutela.

Sottoscrivere oggi una polizza unit linked assicura che, in casi di futura tassazione delle polizze, quella sottoscritta prima dell’entrata in vigore di nuove imposizioni  ne sarà esente, perché la nuova norma non potrà avere effetto retroattivo.
Secondo la Commissione tributaria regionale Lombardia (sentenze n. 1864/2021 e 1865/2021), le polizze unit linked, hanno natura previdenziale anche se la componente finanziaria dovesse essere prevalente e se la compagnia emittente è di diritto estero. Di conseguenza, esse non scontano le imposte sostitutive né devono essere inserite nel quadro RW, dal momento che non generano redditi di natura finanziaria. La vicenda da cui è scaturita questa decisione derivava da presunti redditi di capitale dell’anno 2012 calcolati sulle rendite da disponibilità finanziaria accertate e detenute in Lussemburgo (le quali, se non fossero di natura assicurativo-previdenziale, sarebbero assoggettabili ad Irpef). In particolare, L’Agenzia delle Entrate riteneva che tali attività finanziarie fossero solo formalmente di natura assicurativa e si dovessero esporre obbligatoriamente in dichiarazione nel quadro RW e esposte a tassazione in Italia.
Nonostante questo tentativo di imporre una tassazione su strumenti assicurativi sia andato a vuoto, sono anni ormai che si discute della possibilità di sottoporre a tassazione ordinaria anche le polizze vita, ma qualunque nuova normativa non avrebbe effetto retroattivo. Pertanto, se si sta valutando il ricorso a questo strumento di tutela del patrimonio personale e familiare, sarebbe meglio farlo adesso.   

Per garantire l’applicazione della corretta aliquota sulle donazioni di denaro genitori-figli è necessario che tale donazione avvenga per atto pubblico. Diversamente l’Agenzia delle Entrate applicherà l’aliquota massima vigente tempo per tempo (oggi 8%).
Con la circolare 30/E dell’11 agosto 2015, l’Agenzia delle Entrate ha affrontato il tema della tassazione delle donazioni “indirette”, facendo emergere importanti considerazioni. Infatti, la circolare afferma che la donazione indiretta dai genitori ai figli dovrebbe essere tassata con l’aliquota massima dell’8% qualora dovesse emergere da un accertamento, e  con l’aliquota del 4% (e con le relative franchigie fino a 1,5 milioni) se invece si tratta di una donazione indiretta regolarmente registrata. Inoltre, per dimostrare che la donazione di denaro ad un figlio, avvenuta senza atto pubblico, sia una liberalità indiretta, i soldi devono essere stati impiegati per l’acquisto di beni o servizi. Diversamente, in sede di successione, i fratelli che non hanno ricevuto uguale trattamento potrebbero pretendere la loro quota per lesione di legittima (azione di riduzione).
Se il denaro donato al figlio serve per acquistare casa, all’atto del rogito il notaio chiederà l’origine dei fondi, e tale origine verrà specificata nell’atto, configurandosi così la liberalità indiretta. Invece, se in una compravendita immobiliare a favore del figlio il denaro viene trasferito con assegno circolare emesso dal genitore direttamente a favore del venditore (e non con bonifico al figlio che formalmente acquista la casa), non ci sarà né donazione liberalità indiretta, per cui non si “brucia” franchigia donativa e, in caso di successiva vendita dell’immobile, non esiste per il futuro compratore il rischio di una revocatoria ventennale come nelle normali donazioni.

Gli eredi possono chiedere alla banca le copie degli e/c bancari del de cuius anche oltre 10 anni indietro
La richiesta degli estratti conto bancari da parte degli eredi è un passaggio piuttosto frequente negli eventi successori, e viene effettuata di solito per ricostruire l’asse ereditario del defunto e procedere così alla sua stima. Inoltre, tale richiesta può servire, tra le altre cose, a verificare se sono stati effettuati dei prelievi non autorizzati dal conto corrente del de cuius, oppure se quest’ultimo ha fatto delle donazioni di denaro in favore di terzi, impoverendo così l’asse ereditario. La banca è obbligata a fornire tutta la documentazione relativa agli ultimi dieci anni, riguardante non solo i movimenti di conto corrente, ma anche eventuali mutui, cassette di sicurezza, depositi titoli, piani di accumulo in fondi comuni, gestioni patrimoniali, libretti di risparmio e polizze, nonché la movimentazione avvenuta su questi strumenti. Relativamente alle richieste di informazioni che vanno oltre ai dieci anni addietro, teoricamente la banca può negare il rilascio degli estratti conto, poiché  sarebbe intervenuta la prescrizione del diritto degli eredi ad ottenerle, ma di fatto è raro che ciò accada, e le banche si attengono a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, che nel 2017 ha obbligato gli istituti di credito ad ottemperare anche a questo tipo di richieste.

Il Diritto di Abitazione è impignorabile dal creditore, ma è soggetto ad eventuale azione revocatoria 
Il Diritto di Abitazione è un diritto reale di godimento grazie al quale il titolare riceve – o si riserva – il diritto di abitare una casa e soddisfarei i propri bisogni abitativi. Ha poco a che vedere con l’usufrutto, e a differenza di questo il diritto di abitazione non può essere pignorato né , per esempio, ipotecato. La sua trascrizione nei registri immobiliari, se avvenuta prima di un eventuale pignoramento, è opponibile al creditore pignorante, che potrà anche vendere la casa all’asta, ma l’immobile continuerà ad essere gravato dal diritto di abitazione. Tuttavia, il diritto di abitazione può essere impugnato da parte del creditore, il quale potrà proporre azione revocatoria entro 5 anni dalla stipula dell’atto di concessione del diritto di abitazione, ottenendone la revoca qualora riesca a dimostrare che la costituzione del diritto di abitazione sia stata messa in piedi allo scopo di sottrarre l’immobile ai tentativi di recupero del credito.

[1] Individui nati tra il 1955 ed il 1965, con un patrimonio minimo pari a 750.000 euro, tra denaro disponibile e immobili. Si tratta, per lo più, dei genitori dei c.d. millennials, e rientrano nella più ampia categoria dei babyboomers.

Bancari verso la Consulenza Finanziaria, serve un “preparatore atletico” prima dell’onboarding

La professione di consulente finanziario è oggi ambita anche dal personale bancario stressato dalle politiche di budget. Tuttavia, i “cugini” provenienti dalle banche non ne conoscono gli aspetti più delicati. P&F intervista Marina Magni di Onboarding.

Da quando è esplosa la pandemia, i consulenti finanziari hanno mostrato di saper supportare con la loro presenza tutte le famiglie clienti, anche nei momenti peggiori del ciclo di borsa. Contestualmente, il sistema bancario tradizionale ha mostrato grande fragilità, manifestando in modo evidente il divario di professionalità rispetto alla consulenza finanziaria. In più, molti istituti di credito hanno accelerato il processo di razionalizzazione del modello di business, aumentando la chiusura o l’accorpamento delle filiali, favorendo la fuoriuscita di personale esperto ma in età pre-pensionabile e aumentando lo “stress da produttività” del personale più giovane, sottoposto a pressanti politiche di budget.

Di conseguenza, la professione di consulente finanziario è diventata un’attività ambita anche dal personale bancario, oltre che dai neolaureati e dai professionisti di altri settori, esperti in gestione della relazione con la clientela privata, a cui la crisi economica ha ridotto fortemente i margini. Tuttavia, ad oggi questa professione non è ancora perfettamente conosciuta, e non è semplice trovare fonti attendibili sugli aspetti più delicati che potrebbero interessare i potenziali candidati. Il mondo della consulenza finanziaria, infatti, è un “sistema chiuso”, con elevate barriere all’entrata, che oggi si va lentamente aprendo per consentire il ricambio generazionale ai circa 33.000 consulenti attivi. E’ proprio in questo scenario che nasce Onboarding, un servizio di supporto e consulenza dedicato a coloro che, prima di lanciarsi nel ciclo di colloqui di selezione nell’universo delle banche-reti, vogliano cominciarlo in modo consapevole e sapendo a cosa si va incontro.

Infatti, sempre più bancari con esperienza in gestione della clientela vengono contattati dalle reti di consulenza finanziaria, di solito dalle società di head hunting o dai manager della struttura territoriale. Nei colloqui di selezione e ingaggio, per quanto scrupolosi, non è possibile entrare in profondità su tutte le tematiche della professione, per cui non è raro che la decisione di cambiare il proprio status lavorativo avvenga con un bagaglio insufficiente di informazioni. P&F ha intervistato Marina Magni, project manager e vicepresidente di Fabbrica delle Professioni, nonchè ideatrice di Onboarding.

Marina, quando ha pensato la prima volta a “Onboarding”, e cosa l’ha spinta a tuffarsi in questa iniziativa?
Ho un’esperienza di 38 anni come manager di rete, e ho avuto la possibilità di incontrare moltissimi bancari ai quali ho proposto di intraprendere la professione. Negli anni mi sono resa conto che spesso le persone rinunciavano all’opportunità offerta, pur avendo tutti i requisiti per avere successo, perché alcuni aspetti per loro importanti vengono trattati marginalmente in occasione degli incontri di ingaggio. Per questo motivo, una volta andata in pensione e lasciato il mondo della consulenza attiva, mi è venuta l’idea di mettere la mia esperienza a disposizione di chi è attratto dal mondo della consulenza finanziaria, offrendo un percorso di conoscenza sulla professione e di consapevolezza sulle proprie skill rispetto al ruolo. A spingermi è stata la voglia di cavalcare le innovazioni e l’entusiasmo verso la professione. La consulenza finanziaria è un astro nascente nel panorama finanziario, e saranno proprio i giovani e i bancari under 50 a rinnovare una popolazione che ormai ha raggiunto un’età media di 58 anni. E poi mi piace l’idea di diventare tutor.

Consulente finanziario

Cosa è esattamente Onboarding, e in cosa si differenzia rispetto alle classiche attività di selezione e reclutamento del circuito di head hunting?
Onboarding non si occupa di selezione e reclutamento. E’ una società che offre un percorso formativo su tutti temi relativi alla professione di consulente finanziario, svelandone e approfondendone gli aspetti che nei colloqui di ingaggio non trovano sufficiente spazio. Gli argomenti vengono proposti sul nostro sito tramite video realizzati da esperti delle varie materie. Ad ogni persona che inizia il percorso viene assegnato un tutor, che ha il compito di commentare/approfondire le tematiche. E’ anche previsto un momento di coaching per comprendere se le caratteristiche di personalità siano coerenti con il ruolo che si andrà a ricoprire.

Qual è il vostro organigramma?
Il nostro organigramma è molto semplice, poichè siamo una SRLS con un unico amministratore. Personalmente mi occupo dei contenuti del sito e della scelta degli esperti e del primo contatto con chi intraprende il percorso. Ci avvaliamo della collaborazione di partner esperti di consulenza finanziaria per il tutoraggio durante l’iter formativo.

Perché un bancario dovrebbe scegliere di avvalersi della vostra consulenza?
Per un bancario seguire il percorso di Onboarding significa affrontare il cambiamento in sicurezza. Basti pensare a come si svolge il processo di reclutamento nelle reti. Si parla molto dell’Azienda, dei prodotti e servizi, dell’offerta economica, del portafoglio trasferibile e poco, ad esempio, di aspetti previdenziali, fiscali, di indennità meritocratiche, di normative e di tutto ciò che caratterizza la professione indipendentemente dalla mandante. Con noi i bancari riceve un’informazione oggettiva, senza conflitto di interesse e nei tempi che stabilisce lui stesso. Al termine sarà consapevole della propria idoneità, da tutti i punti di vista, a svolgere la professione.

Usando una terminologia calcistica, vi definireste come i “procuratori” di un aspirante consulente finanziario, oppure come dei possibili “preparatori atletici”?
Ci possiamo definire dei preparatori atletici, in quanto non negoziamo gli ingaggi. Proprio per questo ci sono manager di varie realtà che suggeriscono ai bancari con cui sono in contatto il nostro percorso, e devo dire che ciò è molto gradito dagli interessati.

Come è strutturato l’impegno economico richiesto all’aspirante consulente finanziario per avvalersi della consulenza di Onboarding?
Fino alla fine dell’anno, per favorire il lancio di Onboarding, il percorso è gratuito. Dal 2022 costerà 150 euro.

Quali sono i vostri programmi specifici per i neolaureati o per coloro che vogliono cambiare lavoro scegliendo la consulenza finanziaria?
Per chi vuole iniziare l’attività e non ha i requisiti per l’iscrizione all’albo proponiamo un corso per il superamento dell’esame, e in più una serie di seminari individuali a compendio di quanto viene già fatto dalle società mandanti. Collaboriamo, per tutte le attività formative, con Fabbrica Delle Professioni, di cui sono vice presidente e project manager.

Mercato immobiliare, profilo degli acquirenti. Avanzano ancora i single, preferito il trilocale

Secondo l’Ufficio Studi Tecnocasa, si evidenzia a livello nazionale un aumento delle compravendite sia rispetto al 2020 che rispetto al 2019. Diminuisce l’età media, il 28,9% ha meno di 35 anni, e cambiano le preferenze sulla quadratura media.

La crescita è più sostenuta sui segmenti dell’abitazione principale e della casa vacanza, mentre è più contenuta sul versante degli acquisti per investimento. Attualmente in Italia il 77,3% delle compravendite riguarda l’abitazione principale, il 16,3% l’investimento ed il 6,4% la casa vacanza. La percentuale di acquisti per investimento cresce sensibilmente se si considerano solo le grandi città, con una media che si attesta al 23,2% su totale delle compravendite. Tra le città più attive su questo segmento da segnalare Napoli, con il 35,0% di compravendite concluse per investimento, a seguire Palermo con il 31% ed al terzo posto Bologna con il 30,5%”.

PROFILO ACQUIRENTI
La tipologia più scambiata in Italia rimane il trilocale, che compone circa un terzo sul totale degli acquisti (34,0%). Anche nel 2021 al secondo posto si piazzano le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che, come già successo nel 2020, superano quota 22% e confermano il gradimento degli acquirenti grazie alla presenza di spazi esterni e di ampie metrature. Diminuisce l’età media degli acquirenti, nel 2021 ben il 28,9% delle compravendite è stato concluso da persone con un’età inferiore ai 35 anni. Si tratta di una percentuale in costante crescita negli ultimi semestri, spinta anche dai bassi tassi sui mutui presenti sul mercato. Nei prossimi mesi, inoltre, questa tendenza potrebbe ricevere ulteriore slancio grazie alle garanzie statali sui mutui agli under 36.

L’analisi dei flussi in entrata nelle grandi città per l’acquisto dell’abitazione principale non ha segnalato inversioni di tendenza negli ultimi tre anni: la percentuale di acquirenti in arrivo da fuori città si conferma sempre intorno al 15% sul totale delle compravendite concluse in città. L’analisi dei flussi in uscita ha invece evidenziato, tra il 2019 ed il 2021, un aumento della percentuale di coloro che hanno deciso di acquistare l’abitazione principale al di fuori della città di residenza. Nel 2021 ben il 32,0% dei residenti in una grande città ha comprato casa nell’hinterland o in un’altra provincia, mentre nel 2019 la percentuale di residenti che si spostava fuori città era solo del 25,0%. Questi numeri ci confermano come, con l’arrivo della pandemia, sia aumentata la propensione a spostarsi fuori dalle grandi città.

E’ importante osservare anche i comportamenti e le scelte dei single sul mercato immobiliare italiano. La classe dei “single” presa in considerazione in questa analisi è composta da single, divorziati, separati e vedovi. Nel primo semestre del 2021, il 70,0% dei single ha acquistato casa, mentre il 30,0% ha preso casa in affitto. Rispetto allo stesso periodo del 2019 e del 2020 si registra un aumento della percentuale di single che acquistano, si passa infatti dal 67,7% all’attuale 70,0%. La prima parte del 2021 in generale ha evidenziando un aumento del numero di compravendite, sia rispetto al 2020 sia rispetto al 2019, tendenza che si rispecchia anche nei single, dove la componente acquisto sta conquistando ancora più rilevanza rispetto agli affitti. In totale, in Italia nel 2021 il 30,4% delle compravendite è stato concluso da single, percentuale in leggera crescita rispetto al 2019 ed al 2020 quando non si superava il 29,5%. Prendendo in considerazione solo le grandi città italiane la percentuale di acquirenti single sale al 36,1%, anche in questo caso con numeri in crescita rispetto agli stessi semestri degli anni precedenti.

Ma quali sono le motivazioni che spingono i single all’acquisto? Nell’82,4% dei casi la compravendita riguarda l’abitazione principale, il 14,3% dei single acquista per investimento mentre il 3,3% compra la casa vacanza. Rispetto al primo semestre del 2019 si evidenzia un calo della percentuale della componente per investimento, con l’arrivo della pandemia infatti sono cresciute le compravendite di abitazioni principali e di case vacanza, che aumentano quindi le proprie quote rispetto alla prima parte del 2019. La maggioranza degli acquirenti single ha un’età inferiore ai 35 anni (37,0%), con percentuali in graduale diminuzione all’aumentare dell’età. In generale le compravendite da parte di under 35 sono in aumento grazie ai bassi tassi sui mutui e potrebbero crescere ulteriormente con l’introduzione delle garanzie statali sui mutui agli under 36. 

Le tipologie più scambiate dai single nel 2021 sono il trilocale, con il 37,7% delle scelte, seguito dai bilocali che arrivano al 32,5%, mentre al terzo posto si trovano le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, che in questo 2021 hanno evidenziato una ulteriore crescita delle preferenze e che si attestano all’11,9%. In generale quest’ultimo segmento abitativo con l’arrivo della pandemia ha visto crescere il numero di compravendite ed anche i single stanno apprezzando maggiormente soluzioni ampie e dotate di spazi esterni. L’analisi si conclude con i numeri che riguardano il ricorso al credito: nel 47,4% dei casi i single acquistano con l’ausilio di un mutuo, percentuale in crescita rispetto al 2019 ed al 2020.

Startup Fixing, un rating la settimana: Seffiline Srl

Una startup generalmente non ha una storia di mercato, per cui la decisione di investire richiede molta cautela in più rispetto ad un “normale” investimento azionario. Ecco la scheda di valutazione, con relativo rating, su Seffiline,  redatta da Startup Fixing.

In occasione dell’investimento in una startup, gli investitori sono chiamati a valutare, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti, e ad investire su di essa, diventando così soci (Equity Crowdfunding) oppure prestando del denaro ai soci promotori – ad un tasso di interesse generalmente conveniente rispetto a quello offerto nei mercati regolamentati dalle aziende c.d. emergenti – ed essere così dei finanziatori (Lending Crowdfunding). Entrambe le possibilità determinano necessariamente una informazione finanziaria puntuale e prudente, che i fondatori della startup devono fornire agli investitori. Soprattutto agli investitori retail, cui va riservata la più ampia tutela allorquando si avvicinano alle piattaforme di Crowdfunding e si imbattono nella tipica enfasi che nella documentazione viene attribuita alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda.

Startup Fixing” è un metodo di valutazione delle aziende in fase di startup che può essere applicato in ogni contesto di mercato, nazionale ed estero, grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”, e consente di scartare automaticamente qualunque progetto i cui dati ufficiali dichiarati dai fondatori-promotori determinino una risposta negativa alle seguenti due domande:
1) il rendimento netto atteso è superiore al benchmark di riferimento?
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio specifico per questo tipo di investimento, tenendo conto che si tratta di un rischio superiore a quello previsto per le aziende già presenti nel mercato azionario di riferimento?
Solo con due risposte entrambe affermative Startup Fixing consente di analizzare positivamente l’ipotesi di un investimento, da valutare tenendo conto dei limiti e delle cautele che ogni investitore-risparmiatore deve osservare nella composizione del proprio portafoglio complessivo, in funzione della esperienza e competenza acquisita in materia di investimenti e in base al proprio livello sopportazione del rischio.

SEFFILINE Srl

Nota metodologica – Il modello di valutazione Startup Fixing esprime la probabilità che un ipotetico investitore possa realizzare se si verificano tutte le previsioni del business plan redatto a cura della società, e attribuisce un punteggio positivo o negativo alla stima del livello di rischio che i soci fondatori implicitamente attribuiscono al proprio progetto rispetto al livello di rischio del comparto azionario di riferimento: ad un maggiore rischio specifico attribuito rispetto al rischio riscontrabile nei titoli di aziende già quotate in borsa nel medesimo comparto, corrisponde una valutazione più attendibile verso le informazioni contenute nel business plan, poiché l’osservazione di questo principio di prudenza determina una sensibile “correzione” al ribasso del valore di Pre-money, e quindi una riduzione del costo, proporzionale al maggior rischio assunto, che gli investitori dovranno sostenere per acquisire una partecipazione societaria alla startup.

Il livello di rischio scontato nella determinazione del valore Pre-Money viene analizzato attraverso l’adozione del metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF), assumendo come parametri noti il valore Pre-money stesso e quello dei flussi di cassa indicati nel piano industriale. Se il valore ricavato attraverso il DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio di mercato del settore di riferimento (grandezza conosciuta), il modello rileva un ulteriore elemento di attendibilità del business plan, che in tal modo dimostra di aver implicitamente tenuto conto dell’elevato rischio specifico che caratterizza le fasi di startup.

Il rendimento ipotizzato da Startup Fixing viene espresso al netto degli effetti fiscali, ed è determinato sulla base sia delle performance aziendali dichiarate nei documenti ufficiali che dell’orizzonte temporale considerato per l’exit strategy dall’investimento. Il giudizio complessivo viene espresso attraverso un rating sintetico, individuato da una scala di valori (“stellette”) da 1 a 2 assegnate ad alcuni parametri qualitativi, con un massimo complessivo pari a 5.

Analisi dell’azienda – la  società  Seffiline Srl opera  nel campo Medicale (in particolare nella Medicina estetica) e secondo la nomenclatura di Damodaran è inseribile all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”. L’attività principale svolta dall’azienda riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Svolge inoltre attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, depositato design industriale per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.

Giudizio – Relativamente a Seffiline Srl, il rapporto tra il rischio specifico e il rischio generale del settore è pari a 1,23, superiore pertanto al valore di benchmark previsto per aziende che si trovano in fase First stage. Anche il rendimento teorico, ricavato in base ai dati dichiarati, è superiore alle aspettative, e si attesta al 491,9%. L’azienda ha una exit strategy ben definita; tuttavia, la presenza di finanziamenti presso terzi penalizza lievemente il rating complessivo, suggerendo all’investitore maggiore cautela. Si riscontra da parte dell’azienda un’adeguata attribuzione di rischio specifico, che supera ampiamente il rischio sistemico presente nel comparto azionario. Pertanto, il valore di Pre-money sconta una sufficiente correzione dei valori, grazie alla quale l’investitore potrebbe valutare positivamente l’ingresso nel capitale dell’azienda.

Sulla base dei dati in possesso, il metodo Startup Fixing consente di attribuire a Seffiline Srl un rating sintetico pari a 5 stelle, poichè:
1) in relazione anche al suo stadio di sviluppo, l’azienda ha sufficientemente considerato nel calcolo del Pre-money un adeguato livello di rischio specifico (due stelle);
2) un ipotetico investitore, se l’azienda raggiungerà i suoi obbiettivi, potrà beneficiare di una exit strategy già al quarto anno mediante cessione dell’intera azienda ad un acquirente professionale con elevata propensione ad accettare elevati rischi (una stella);
3) l’investitore dovrebbe beneficiare di un rendimento di gran lunga superiore al minimo benchmark di riferimento (una stella);
4) esistono brevetti che tutelano la proprietà intellettuale (una stella).

SEFFILINE Srl – VALUTAZIONE SINTETICA DELL’AZIENDA
– Rating Sintetico: 5 stelle
– Ratio del Rischio: 1,23
– Valore Teorico Investimento: 10.000,00 euro
– Rendimento Netto Teorico atteso: 39.185,00 euro (49.185,00 euro exit capital)
– Rendimento teorico espresso in percentuale: 491,9%

DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grandissima entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto dell’azienda emittente, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
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Il sistema economico cambia troppo in fretta: includere il worst case scenario nei portafogli

Secondo Gianluca Gabrielli di Komorebi, l’auto elettrica di massa potrebbe arrivare in 7 anni anziché in 15, minando alla base il sistema economico e causando un possibile “cigno nero”. I mercati fortemente volatili richiedono la riduzione dell’esposizione in azioni al di sotto del 20%.

“La svolta verso l’elettromobilità sarà molto più rapida delle attuali previsioni di mercato e questo comporterà, per le economie tradizionali basate sull’automotive a combustione,  una grande volatilità nei prossimi anni, con il rischio di shock improvvisi. Se c’è una lezione da imparare dal crollo dei mercati di marzo 2020, causato della pandemia, è che bisogna inglobare il worst case scenario nei portafogli di investimento”: è l’analisi di Gianluca Gabrielli, strategist e advisor di Komorebi Invest Suisse.

Siamo all’inizio di una trasformazione epocale, paragonabile all’avvento della macchina a vapore: il mondo si avvia a saltare dall’epoca della meccanica a quella dell’elettronica – spiega Gabrielli – ma i tempi della transizione sono sovrastimati. Seguendo il modello della curva di adozione delle innovazioni, la curva di Rogers, la diffusione di massa dell’auto elettrica, che sarà il fattore trainante nell’evoluzione verso l’economia elettronica, non si verificherà prima del 2035. Tuttavia, gli studi sulle nuove tecnologie disruptive prevedono che il passaggio avverrà nella metà del tempo, entro soli sette anni a partire da oggi, perché ogni avanzamento tecnologico abiliterà in maniera esponenziale gli step successivi.

“Abbiamo il precedente dello smartphone, che ha creato dal nulla, in pochi anni, un intero ecosistema. Lo sviluppo dell’elettromobilità, però, sarà diverso, perché scardinerà il sistema economico a cui siamo abituati e questo non sarà un processo indolore”, prevede il gestore, “perché i tempi sono troppo stretti per consentire ai lavoratori, alle imprese e ai sistemi Paese meno dinamici di riposizionarsi. Si manifesteranno, quindi, dei colli di bottiglia e una forte volatilità dei mercati finanziari. Uno scenario non esente da rischi di shock anche violenti”.

“Per far fronte a questi rischi, in una prospettiva di investimento di medio termine, noi manterremo l’impostazione di portafoglio che abbiamo consigliato per i fondi Atomo, di cui siamo advisor, e che ci ha permesso di proteggere il patrimonio anche a marzo 2020, conseguendo un rendimento pari al 19% nell’anno della pandemia, contro il rendimenti pari a zero del mercato con cui ci confrontiamo”, prosegue Gabrielli. “Questo perché, già a partire dall’inizio del nostro mandato di advisor, a fine 2019, pur non potendo immaginare un cigno nero come il Covid, si preannunciava una fase economica dominata da incertezza e volatilità. Aggiornando quella strategia, oggi riteniamo che un portafoglio anti shock debba limitare l’esposizione azionaria a un massimo del 20%, investendo unicamente in asset Usa. In particolare, il bilanciamento del portafoglio avviene attraverso il contenimento della volatilità – con la vendita di opzioni sul mercato americano, che è più dinamico ma anche più volatile – e la costruzione di coperture sui mercati europei”.

La responsabilità civile dei patrimonials e l’accantonamento per il “non si sa mai”

Sono ancora tanti i babyboomers che accantonano denaro “per ogni evenienza” anziché proteggersi con una polizza assicurativa di responsabilità civile e/o professionale. Il problema è che, quando l’evenienza si verifica, il denaro accantonato spesso non è nemmeno sufficiente a rifondere il danno ai terzi.

Stavo saldando, mi è partita una fiamma. Non sapevo che nell’intercapedine ci fosse un materiale coibentante infiammabile“. Così ha dichiarato, in preda alla disperazione, il fabbro che qualche settimana fa, chiamato da un inquilino, stava installando una cassaforte in un attico torinese da cui, come hanno stabilito i vigili del fuoco, è partito l’incendio.  Da quel momento il professionista delle casseforti è sotto indagine della procura – l’accusa è di incendio colposo – e presto dovrà rendere conto in sede civile del risarcimento di tutti i danni causati dal rogo che ha distrutto i piani alti di un isolato in pieno centro del capoluogo piemontese.

Da un istante all’altro, il tempo di una scintilla che ha acceso del materiale infiammabile, e il fabbro – con ditta operante nel settore da lunga data – si ritrova debitore di qualche milione di euro. Infatti, il valore stimato degli appartamenti andati distrutti è di circa 2,5 milioni di euro, più i danni non patrimoniali-biologici per gli inquilini che faranno salire l’importo complessivo ben oltre i 3 milioni. La domanda è: come farà a pagare? L’assicurazione di responsabilità professionale, qualora ci sia, coprirà l’intera cifra, o prevede una franchigia? La polizza rischio incendio dell’edificio rifiuterà di coprire i danni, oppure risarcirà gli inquilini e poi si rivarrà sul fabbro?

Questa vicenda di cronaca insegna una piccola grande verità: se sei un professionista o un imprenditore, il rischio di diventare debitore senza aver contratto formalmente un debito è sempre presente, soprattutto quando si parla di responsabilità professionale verso terzi. In realtà, anche la “semplice” responsabilità civile può determinare l’obbligo di risarcire danni causati a persone o cose e non riguardanti la famiglia, e ciò può avvenire sia in forma diretta che indiretta. L’importante è assicurarsi, in modo tale da invertire il processo di rimborso da parte della compagnia: non all’assicurato autore del danno, ma direttamente a chi lo ha subito.

La fonte normativa di questa particolare tipologia di copertura assicurativa sta nell’art. 1917 del Codice Civile, che rispetto all’assicurazione di responsabilità civile recita “l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato da quanto questi deve pagare ad un terzo in considerazione di un fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, in dipendenza della responsabilità dedotta dal contratto. Sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi”. Pertanto, una polizza del genere assicura il patrimonio dell’assicurato, e più precisamente lo copre dal rischio di potenziale diminuzione di patrimonio derivante da un eventuale risarcimento a terzi. Di conseguenza, si stratta di uno strumento di protezione patrimoniale che, agendo dal lato della prevenzione, dovrebbe essere utilizzato da qualunque patrimonial[1].

Come tutte le coperture assicurative, bisognerà prestare grande attenzione al massimale assicurato, e cioè alla somma massima che l’assicuratore si obbliga a pagare all’assicurato in caso di sinistro a lui imputabile per fatto non doloso. Questo massimale, infatti, potrebbe essere automaticamente decurtato da una franchigia che, sebbene faccia scendere il prezzo della polizza anche del 30-40%, si rivela come un boomerang allorquando il danno causato a terzi è di entità elevata, come nel caso del fabbro torinese. In casi come quello, infatti, una franchigia del 10% significherebbe lasciare nelle mani dell’assicurato l’obbligo di pagare diverse centinaia di migliaia di euro di tasca propria.

In ogni caso, non c’è contenzioso civile che non richieda l’intervento di un avvocato che sostenga la propria difesa e cerchi di limitare i danni. Gli avvocati, però, costano parecchio, così come può essere piuttosto elevata la c.d. soccombenza nelle spese legali della controparte in un eventuale procedimento civile di natura risarcitoria. Di conseguenza, sottoscrivere l’appendice di polizza – o meglio ancora una polizza dedicata – per la copertura delle spese legali in caso di controversia è un ulteriore atto di protezione patrimoniale che però deve sottostare a precise regole di “ingaggio”: è l’assicuratore che si occupa della gestione della vertenza e di organizzare la linea difensiva, e l’assicurato deve accettare la linea e non deve prendere iniziative personali con la controparte. In quest’ultimo caso, infatti, le spese sostenute non verrebbero rimborsate dalla compagnia. Contestualmente, esiste l’obbligo per l’assicurato di collaborare senza ostacolare in alcun modo l’operato della compagnia nella gestione della vertenza. In caso contrario, quest’ultima può rivalersi sull’assicurato per eventuali sue inadempienze degli obblighi contrattuali.

In definitiva, l’effetto più benefico di una copertura assicurativa per la responsabilità civile e/o professionale è quello, da un lato, di trasferire il rischio ad un terzo soggetto (la compagnia assicurativa) e, dall’altro, quello di accantonare risparmio per altri scopi, più concreti e “performanti”, del non si sa mai. Eppure, Sono ancora tanti i babyboomers che accantonano denaro per ogni evenienza e non si proteggono attraverso una di queste polizze così utili e pratiche, vivendo quindi “pericolosamente” la propria vita lavorativa. Spesso, infatti, quando la famigerata evenienza si verifica, il denaro accantonato non è nemmeno sufficiente a rifondere il danno ai terzi, e diventa necessario fare ricorso all’indebitamento.

[1] Individuo o gruppo familiare detentore di una ricchezza mobiliare e immobiliare pari ad almeno 750.000 euro. Tale classe di individui identifica massimamente i c.d. babyboomer, ossia i nati tra il 1955 ed il 1965, periodo del boom economico italiano.