Maggio 15, 2026
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Università, Messa “Investire nelle persone e rafforzare la ricerca”

MILANO (ITALPRESS) – Dall'emergenza Covid il mondo dell'Università ha tratto un "insegnamento fondamentale": la possibilità di "erogare la didattica in maniera molto variegata, sia in presenza che a distanza", ma per il futuro vedo "una grande mobilità, che permetta ai ragazzi di iniziare gli studi in un luogo e finirli in un altro", in Italia e nel mondo. E i futuri docenti? Dovranno essere capaci di "dialogare di più con il territorio e con l'impresa". Ad affermarlo, in un'intervista all'Italpress, è il ministro dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, che valorizza il ruolo di uno "spazio virtuale" dove fare lezione, scoperto durante le fasi più dure della pandemia, ma guarda ben oltre.
Sono infatti tanti i temi all'ordine del giorno nel mondo accademico, ai quali le risorse offerte dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) possono dare finalmente una risposta.
"Dobbiamo investire nelle persone: abbiamo bisogno di più professori, docenti, ricercatori, tecnici, tecnologi, personale amministrativo, "manager della ricerca"", spiega Messa, perchè "molto di questo capitale umano, che si è svuotato nel corso del tempo e che è anche invecchiato, ha bisogno di un rinnovamento, anche per età".
Inoltre "abbiamo bisogno di una progettualità forte", anche di quella cosiddetta "Blue-Sky che non ha un fine ben determinato ma che dà la possibilità a chi ha idee buone ed è in grado di metterle in atto di essere finanziato".
In questa logica, è importante che il mondo accademico sia "molto più vicino all'impresa e all'industria, con un corpo accademico forte, che si dedichi alla ricerca, certamente insegni, ma anche dialoghi di più con il territorio e le aziende".
Il rischio altrimenti è quello dell'ormai nota "fuga dei cervelli" italiani all'estero, ma anche quello di una decrescente attrattività dei nostri atenei. Oggi "il sistema italiano soffre di scarsa attrattività, perchè nelle università i salari sono molto più bassi rispetto che altrove, e anche le carriere sono spesso poco definibili".
Il coronavirus ha, fra l'altro, alzato un velo sul problema della carenza dei medici: sono troppo pochi quelli che escono dalle università. Ma le soluzioni, per Messa, non devono limitarsi all'ipotesi di rivedere l'accesso a numero chiuso alla Facoltà di Medicina. "Nel corso del tempo dai 10 mila medici di un pò di anni fa siamo arrivati ai quasi 14 mila", osserva il ministro.
Messa pone l'accento su un altro "fronte aperto. Quello che finora è mancato è stata soprattutto la presenza del medico sul territorio" e questo "dipende più da fattori organizzativi che dalla carenza di medici".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Ad agosto in calo l’export extra Ue

ROMA (ITALPRESS) – Ad agosto 2021 l'Istat stima, per l'interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, un calo su base mensile per le esportazioni (-5%) e un aumento per le importazioni (+6,5%).
La flessione su base mensile dell'export è determinata dal calo delle vendite di beni strumentali (-19,8%) e di energia (-17,6%) mentre sono in aumento quelle di beni intermedi (+10,8%), beni di consumo durevoli (+1,3%) e non durevoli (+3,2%). Dal lato dell'import, la crescita congiunturale interessa tutti i raggruppamenti, a esclusione dell'energia (-4,9%).
Nel trimestre giugno-agosto 2021, rispetto al precedente, l'export aumenta del 3,1%, per effetto soprattutto delle maggiori vendite di beni strumentali (+5,7%) e beni intermedi (+4%). Nello stesso periodo, l'import registra un incremento congiunturale del 6,7%, cui contribuiscono in particolare i forti aumenti degli acquisti di beni di consumo durevoli (+18,4%) e beni intermedi (+13,1%).
Ad agosto 2021, l'export aumenta su base annua del 15,7%. L'aumento, generalizzato, è particolarmente elevato per energia (+80,6%). L'import segna una crescita tendenziale ancora più sostenuta (+39,9%), con incrementi per tutti i raggruppamenti, i più marcati per energia (+88,5%), beni di consumo durevoli (+50,7%) e beni intermedi (+50%).
"La flessione congiunturale dell'export verso i paesi extra Ue, ad agosto, è condizionata dalle operazioni occasionali di elevato impatto (cantieristica navale) registrate il mese precedente; al netto di queste, si stima un incremento su base mensile delle esportazioni pari a +5,5%. Nel trimestre giugno-agosto 2021, la dinamica congiunturale si mantiene positiva – commenta l'Istat -.
Su base annua, l'export continua a segnare una crescita molto sostenuta. A contribuire, in particolare, sono le maggiori vendite di beni strumentali e intermedi che spiegano i due terzi dell'aumento tendenziale delle esportazioni del nostro Paese.
Il forte incremento su base annua dell'import è dovuto principalmente all'aumento degli acquisti di beni intermedi ed energia".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Indagine sui flussi nelle grandi città: i danni del Covid al mercato delle locazioni

A Torino, Milano e Bologna le percentuali più alte di inquilini da altre province. La pandemia e lo smart working hanno diminuito i flussi di lavoratori e studenti fuori sede molto più di quanto non dicano gli stessi dati. Al Sud affittano quasi esclusivamente persone già residenti.

Grazie ad alcuni studi delle grandi reti di compravendita e locazione immobiliare, oggi è possibile analizzare gli spostamenti sul territorio da parte di chi affitta casa in alcune grandi città italiane nel 2020. L’Ufficio Studi Tecnocasa, per esempio, ha calcolato per ogni grande città la percentuale di inquilini già residenti, in arrivo dall’hinterland ed in arrivo da altre province italiane, mettendo in evidenza che Torino, Milano e Bologna sono le città con le percentuali più alte di affitti da parte di inquilini in arrivo da altre province (rispettivamente 28,3%, 25,6% e 22,2%).

In ogni caso, si tratta di percentuali che risentono dell’arrivo della pandemia, che ha costretto lavoratori e soprattutto studenti a cambiare le proprie abitudini e, grazie allo smart working a all’apprendimento a distanza (anche universitario), a rimanere presso la propria località di provenienza almeno fino al periodo corrente, dove si intravede un graduale ritorno degli studenti presso le grandi città universitarie ed al lavoro in presenza che, com’è noto, aumenta la produttività, in particolar modo nella Pubblica Amministrazione. Infatti, nel 2019 a Torino gli inquilini in arrivo da altre province si attestavano al 31,2%, a Milano al 35,2% e a Bologna al 30,0%. Il dato effettivo dei flussi del 2020, inoltre, potrebbe essere ancora peggiore se consideriamo che molti contratti di affitto hanno continuato a vivere “sulla carta” – magari in conseguenza di un accordo di riduzione e/o di temporanea sospensione – ma gli appartamenti sono rimasti vuoti per gran parte dell’anno precedente, per cui è presumibile che la percentuale di svuotamento degli appartamenti per studenti sia stata maggiore dei dati calcolati sui soli contratti ufficiali.

Relativamente ai dati, a Milano si registra il 69,2% di affitti da parte di residenti, il 5,1% in arrivo dall’hinterland e il 25,6% in arrivo dalle diverse province dello stivale. Queste ultime sono così suddivise: il 15,4% proviene dal Nord Italia, il 7,7% dal Sud e il 2,6% dal Centro. Le regioni più attive sono la Lombardia, il Piemonte ed il Veneto per quanto riguarda il Nord, la Puglia per il Sud ed il Lazio per il Centro. A Torino, invece, il 60,6% delle locazioni riguarda inquilini già residenti in città, l’11,0% riguarda inquilini in arrivo dall’hinterland ed il 28,3% riguarda persone in arrivo dalle altre province italiane. Queste ultime arrivano nel 13,4% dei casi dal Sud Italia, nel 9,1% dal Nord e nel 5,9% dal Centro. Le regioni più attive sono la Puglia, la Sicilia, la Campania e la Calabria per quanto riguarda il Sud, la Lombardia, il Piemonte e la Liguria per il Nord ed il Lazio per il Centro.

A Torino, in particolare, si registra un sorpasso degli acquirenti provenienti dal Sud rispetto a quelli in arrivo dal Nord. Per quanto riguarda Bologna, si registra un 69,4% di locazioni effettuate da persone già residenti in città, un 8,3% di affitti conclusi da inquilini in arrivo dall’hinterland ed un 22,2% di contratti stipulati da persone in arrivo dalle altre province d’Italia. Seguono le altre grandi città che hanno una più bassa percentuale di contratti di locazione stipulati da persone in arrivo da altre province: Verona 18,7%, Roma 17,6%, Firenze 10,7%, Palermo 5,2% e Napoli 3,9%.

Spesso chi arriva da fuori è un lavoratore. A Milano ad esempio il 42,2% degli inquilini che arriva da altre province si trova in città per motivi di lavoro, a Torino il 23,4%. Buone anche le percentuali di studenti universitari in arrivo da altre province: a Milano si tratta del 20,5% sul totale delle locazioni, mentre a Torino si arriva al 22,8%. In alcune delle grandi città del Sud Italia, invece, ad affittare sono quasi esclusivamente persone già residenti: a Palermo ben l’89,8%, a Napoli l’87,5% e a Roma il 79,6%. Questo dato percentuale, almeno fino al primo semestre dell’anno in corso, si prevede essere ancora più elevato, poiché l’emergenza Covid ha messo in luce un calo generalizzato e “strutturale” di almeno trenta punti percentuali relativamente agli inquilini in arrivo da altre province.

Lemanik punta sull’equity. Scenario favorevole a energia e titoli finanziari

Si prospetta uno scenario di crescita economica robusta, inflazione strutturalmente più alta rispetto al passato anche se in calo rispetto ai livelli attuali e bassi tassi di interesse. L’equity guida la ripresa con i settori delle “riaperture”.

“Nonostante le forti performance di mercato che potrebbero portare a potenziali correzioni minori, a nostro avviso lo scenario generale continua a essere favorevole all’equity. Continuiamo a preferire i titoli e i settori coinvolti nel “reflation trade” e nelle “riaperture”, come energia e finanziari”. È la view di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High growth.

I mercati azionari globali hanno continuato a seguire una tendenza al rialzo nel mese di agosto, con l’S&P500 e il Nasdaq che hanno raggiunto nuovi massimi storici. Anche i mercati azionari europei sono stati positivi, mentre gli indici dell’Asia-Pacifico hanno sottoperformato a seguito del recente inasprimento normativo da parte del governo cinese su vari settori e le dichiarazioni del presidente Xi Jinping a favore di una più equa distribuzione del reddito, accennando così al rischio di nuove restrizioni su ulteriori settori o alla possibilità di una maggiore pressione fiscale per i più ricchi. Una stagione dei resoconti particolarmente positiva e i timori che le banche centrali abbandonino troppo in fretta i piani di stimolo hanno più che compensato il rallentamento dello slancio positivo della crescita globale rispetto ai mesi precedenti, causato dalla diffusione della variante Delta e da problemi con varie catene di approvvigionamento.

Nel frattempo il discorso del presidente della Fed Powell al simposio virtuale di Jackson Hole ha confermato i toni generalmente accomodanti. Powell ha confermato che, salvo imprevisti – soprattutto in termini di pandemia – l’obiettivo della Fed è quello di iniziare a ridurre il ritmo degli acquisti di asset quest’anno, ma anche che il tapering non è un preludio a un’imminente stretta sui tassi di interesse. Per quanto riguarda i prossimi passi, una riduzione degli acquisti sembra ancora molto probabile per novembre o dicembre. Il prossimo rapporto ufficiale sul mercato del lavoro sarà fondamentale in questo senso.

Lo scenario  continua comunque a essere quello di una crescita economica sempre robusta, un’inflazione strutturalmente più alta rispetto al passato anche se in calo rispetto ai livelli attuali e tassi di interesse sempre bassi, poiché le banche centrali devono sostenere e finanziare le politiche fiscali aggressive dei governi. I rischi principali sono legati a molte variabili: un’eventuale decisione inattesa da parte delle banche centrali di far salire troppo rapidamente i tassi di interesse a lungo termine mentre l’economia è ancora in ripresa; un marcato allargamento degli spread ad alto rendimento, con un aumento del numero di società in preda all’insolvenza e/o una pressione sui margini operativi a causa di un aumento troppo rapido del costo delle materie prime e dell’inflazione; un ritorno dell’instabilità politica interna.

“In questo contesto, nel nostro portafoglio restiamo selettivi e concentrati su pochi nomi di qualità”, conclude Scauri. “È il caso di Danieli, che combina crescita, multipli a buon mercato e tendenze a lungo termine legate alla decarbonizzazione dell’industria dell’acciaio. Abbiamo aumentato la nostra posizione sulle banche dopo la performance negativa di inizio luglio. Tra gli industriali, abbiamo aumentato la nostra posizione su Atlantia, sulla base di un bilancio molto più pulito dopo la finalizzazione della cessione di Aspi”.

La definizione di erede legittimo nelle polizza secondo le Sezioni Unite della Cassazione

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno cercato di dare una risposta definitiva al problema della ripartizione dell’indennizzo in materia di polizza sulla vita in favore di terzi, chiarendo come debba interpretarsi l’espressione “erede legittimo”.

Articolo di Bisconti Avvocati*

Il contratto di polizza vita in favore del terzo, include tre soggetti: l’assicurato–contraente, l’assicurazione e il beneficiario. Al verificarsi della morte dell’assicurato il beneficiario ottiene un indennizzo. La caratteristica della polizza vita a favore di terzo è che il beneficiario acquisisce il diritto al pagamento dell’indennizzo da parte della Compagnia iure proprio, in forza del contratto, e non iure hereditatis, cioè perchè erede del contraente-assicurato; quindi, la polizza vita non rientrerà nell’asse ereditario. Ciò nonostante, laddove una polizza vita rechi la disposizione “l’indennizzo deve essere versato in favore degli eredi” si è posta la questione sulla individuazione degli eredi beneficiari e sulle quote spettanti a ciascuno.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con una recente pronuncia, la n. 11421 del 30.04.2021, hanno cercato di dare una risposta definitiva al problema della ripartizione dell’indennizzo in materia di polizza sulla vita in favore di terzi, chiarendo come debba interpretarsi l’espressione “erede legittimo” contenuta nella polizza. A norma dell’art. 1920, comma 2, la designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta o per testamento. Spesso i contratti di assicurazione recano la formula generica “erede legittimo” per designare il beneficiario di un’assicurazione, ove questi non sia specificatamente nominato dal contraente–assicurato. Orbene, tale espressione generica di erede legittimo desta non poche perplessità sul suo significato, e dunque se la stessa debba intendersi in senso astratto oppure in senso letterale, con conseguente applicazione (o meno) delle regole in materia di successione ereditaria, nella ripartizione dell’indennizzo in favore del terzo beneficiario.

La vicenda oggetto della sentenza – Una compagnia di assicurazione impugnava la sentenza della Corte di Appello di Catania, poiché la Corte, in accoglimento del gravame spiegato da Tizio, aveva condannato la stessa a liquidargli una maggiore somma. Tizio era erede del defunto fratello unitamente alla sorella, ma quest’ultima era nel frattempo deceduta e a lei succedevano i suoi quattro figli. Trovandosi, complessivamente in presenza di cinque eredi, la compagnia assicurativa riteneva corretto ripartire in parti uguali, tra tizio ed i suoi quattro nipoti, l’indennizzo derivante dalla polizza, nella misura di un quinto ciascuno. Ma gli eredi beneficiari dell’indennizzo, in realtà, erano solo due: Tizio e la sorella. Per cui Tizio ricorreva in Appello, e la Corte accoglieva la sua impugnazione, affermando che il ricorrente avesse diritto alla metà dell’indennizzo assicurativo, in proporzione alla sua quota ereditaria, mentre ai quattro nipoti, subentrati per rappresentazione (art. 467 c.c.) nel luogo e nel grado della loro madre, sarebbe spettata la restante metà da ripartire fra loro.

La Corte di Cassazione a Sezione Unite, chiamata successivamente a pronunciarsi per dare soluzione relativamente ai principi di legittimità da osservare in vicende simili, ha affermato che la designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in una delle forme previste dall’art. 1920 c.c., comporta l’acquisto di un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione da parte di coloro che, al momento della morte dello stipulante, rivestono tale qualità in forza del titolo della astratta definizione di “erede legittimo” indicata all’assicuratore per individuare i creditori della prestazione. La designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in difetto di una inequivoca volontà del contraente in senso diverso, non comporta la ripartizione dell’indennizzo tra gli aventi diritto secondo le proporzioni della successione ereditaria, spettando a ciascuno dei creditori una quota uguale dell’indennizzo assicurativo, il cui pagamento ciascuno potrà esigere dall’assicuratore nella rispettiva misura. Tuttavia, se uno dei beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita premuore al contraente, la prestazione, se il beneficio non sia stato revocato o il contraente non abbia disposto diversamente, deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto – nella vicenda, la madre dei quattro nipoti del de cuius – in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest’ultima, e cioè la metà.

Ai quattro nipoti, pertanto, sarebbe andato un indennizzo pari al 12,5% ciascuno (e non del 20%, come inizialmente osservato dalla compagnia assicurativa).

* Bisconti Avvocati, Studio legale in Palermo

Design Thinking, ovvero come risolvere problemi complessi partendo dalle “personas”

L’approccio all’innovazione richiede sempre una visione creativa dei processi aziendali. Inizialmente pensato per risolvere problemi complessi in campo imprenditoriale, il Design Thinking sta dimostrando il suo valore anche nel campo della Consulenza Finanziaria.

Da qualche anno si sente parlare di Design Thinking, ma pur comprendendo istintivamente che si tratta di qualcosa che ha a che fare con il modo di pensare e con la progettazione, ai più sfugge il suo significato pratico ed il suo campo di applicazione.

Il Design Thinking (“pensare in modo progettuale”, in italiano) è un particolare approccio all’innovazione di servizio e di prodotto, concepito per attribuire a chi intende avvalersene la capacità di risolvere problemi complessi utilizzando una visione creativa della propria attività. Prima di essere usato in ambito imprenditoriale, in origine il Design Thinking era un approccio metodologico “di elìte”, adottato esclusivamente da agenzie di pubblicità e studi di design. Gradualmente, si sta diffondendo in settori molto differenti, traendo nuova forza dalle sue applicazioni nel nuovo corso digitale della società economica.

Relativamente ai settori aziendali propriamente detti, il Design Thinking contribuisce alla soluzione di problemi organizzativi interni, oppure può affiancarsi alla progettazione e al lancio di una startup e rendere più efficienti i processi di realizzazione e distribuzione di un prodotto. In campo informatico, anche i grandi produttori di software – come Google Ventures, che ha generato una metodologia a supporto dello sviluppo di prodotti digitali – stanno facendo sempre più ricorso al Design Thinking per via della sua estrema utilità nel processo di trasformazione digitale che è in corso da dieci anni a questa parte.

Inoltre, grazie al Design Thinking le aziende si “mettono in discussione” e sviluppano una cultura di apprendimento continuo, lavorando con chi ha competenze nell’innovazione e sperimentando nuove idee. Questo approccio, infatti, dà il vantaggio di avere un metodo di gestione delle decisioni strategiche che abbatte drasticamente i rischi connessi ad ogni cambio di strategia. Ma il beneficio più importante si rivela nell’ambiente di lavoro, che grazie al Design Thinking diventa incline all’ascolto e alla collaborazione, favorisce il lavoro in team e consente di concentrare l’attenzione dei dirigenti apicali sui bisogni delle persone, che siano collaboratori o clienti.

Relativamente ai campi di applicazione, il Design Thinking è applicabile a tutti i tipi di problemi, sia semplici che complessi. Inoltre, il punto di partenza sono sempre le persone, ed è per questo motivo che questo approccio è molto vicino a quello che viene osservato nella Consulenza Finanziaria, dove l’attenzione al cliente è la base su cui si fonda l’intera relazione professionale. Lavorando sulle persone, infatti, i consulenti ne osservano i comportamenti e ne intuiscono i bisogni, per poi “metterli in sequenza”, per esempio, lungo una matrice temporale di priorità/necessità/urgenza.

Il Design Thinking, in definitiva, è un metodo che parte dai valori del consumatore e li trasferisce in un prodotto/servizio, creando un modello di business efficace e durevole. La sua validità è duplice a seconda della direzione verso la quale si vogliono lanciare gli effetti: verso l’interno delle organizzazioni di lavoro (aziende, team, uffici condivisi etc) il Design Thinking si rivolge a tutti coloro vogliono migliorare la propria competitività ed efficacia facendo leva sull’innovazione, come le startup, le multinazionali e gli enti senza scopo di lucro (onlus); verso l’esterno, lo stesso metodo contempla il contributo attivo dei clienti, chiamati a fornire feedback costanti sul rispetto dei loro valori all’interno del servizio richiesto.

Nel Design Thinking, naturalmente, le soluzioni da ricercare non sono identiche per tutti, ma in generale esse devono tutte soddisfare alcuni criteri fondamentali, come la centralità del cliente; l’empatia come valore, poiché ci consente di pensare “con la sua testa”; l’analisi dei comportamenti di consumo e acquisto; la sostenibilità economica della soluzione. L’empatia, in particolare, permette di conoscere il cliente e di comprenderne i bisogni (primari e secondari), le sue emozioni e gli obiettivi, fino a definire i dettagli delle c.d. “personas” e le loro caratteristiche chiave in relazione ai comportamenti d’acquisto. Gli stimoli così ricevuti identificano la base da cui partire per progettare soluzioni innovative attraverso una visione creativa di team (brainstorming), in modo tale da identificare il maggior numero possibile di idee da testare con gli utenti. Successivamente, si passa alla trasformazione delle idee in prodotti e servizi concreti, anche questi da testare preventivamente per evidenziare eventuali problemi e/o difetti.

Sono ormai numerosi i percorsi di formazione in materia di Design Thinking. la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi, per esempio, ha dato il via al percorso gratuito di formazione realizzato in collaborazione con Cefriel (Politecnico di Milano), focalizzato sulla metodologia di Design Thinking per generare ed elaborare idee innovative applicate al contesto turistico. Ma è nel settore bancario, assicurativo e finanziario a supporto dei processi di innovazione e formativi che questa metodologia si sta diffondendo dopo essere stata un pò in sordina fino al 2020 (solo un terzo delle istituzioni finanziarie italiane vi faceva ricorso). utilizzando questa metodologia, invece, i vantaggi percepiti dalle istituzioni finanziarie sono notevolissimi e di grande impatto per la produttività interna. Infatti, l’adozione di un processo strutturato esplicitamente per l’innovazione e  la strettissima collaborazione tra i soggetti di diverse funzioni aziendali superano le “muraglie organizzative” dei vari uffici – che spesso dialogano troppo poco tra loro – e favoriscono la cultura dell’innovazione, rendendo gli attori del processo di Design Thinking maggiormente proattivi e responsabilizzati.

Il trilocale anima compravendite e affitti. Canoni, ancora lontani gli standard pre Covid

Nel mercato immobiliare è in aumento la richiesta di tagli più grandi, mentre a Milano prevalgono i bilocali. Locazioni: situazione difficile, con i canoni ancora lontani dalle quotazioni precedenti alla pandemia.

Stando ai dati immediatamente precedenti alla pausa estiva (Luglio 2021), la domanda di immobili conferma la sua profonda “decorrelazione interna” tra compravendite e locazioni. La domanda di affitti, in particolare, era cresciuta parecchio fin dal 2008 per via della stretta creditizia seguita alla crisi dei mutui subprime, mentre le quotazioni degli immobili in vendita si era stabilizzata dopo un crollo pressoché generalizzato (tranne a Milano). Con la pandemia, le locazioni hanno subito una brutta battuta di arresto a causa della scomparsa delle componente di domanda di studenti e lavoratori fuori sede, tendenza che continua, sia pure in diminuzione, anche nel 2021.

In questo scenario, il trilocale sembra essere un denominatore comune, poiché si conferma la tipologia più ricercata nelle grandi città, sia in acquisto che in affitto. Anche negli anni scorsi è sempre stata la tipologia più apprezzata, adesso ancora di più alla luce del desiderio di molti acquirenti di avere uno spazio più ampio, e di molti inquilini che non hanno la possibilità di acquistare o di accedere al credito. Infatti, secondo i dati dell’Ufficio Studi Tecnocasa ricavati dall’analisi delle grandi città, il trilocale concentra il 40,5% delle richieste, seguito dal quattro locali che raccoglie il 24,6% delle preferenze, e dal bilocale con il 22,7% delle scelte. Rispetto a gennaio 2021, inoltre, si evidenzia un aumento della percentuale di coloro che cercano quattro e cinque locali. Risultano in leggera contrazione, di conseguenza, le percentuali di richiesta delle tipologie più piccole.

In questo quadro fa eccezione Milano, dove il bilocale si conferma la tipologia più richiesta. In leggera diminuzione la percentuale dei monolocali molto probabilmente per effetto del rallentamento della domanda per investimento.

Più in dettaglio, nel mese di Agosto 2021 il prezzo più alto richiesto per i trilocali in vendita è stato rilevato nel Trentino Alto Adige (2.826 euro mq), mentre il più basso si è riscontrato in Calabria (925 euro mq). Relativamente alle locazioni, i canoni più alti sono quelli della Lombardia, con 14,30 euro al mese per metro quadro, e quelli più bassi ancora in Calabria, con solo € 5,40 al mese per metro quadro. L’affitto medio di un trilocale si aggira attorno ai 700 euro al mese, con punte di 800 in Centro. Sud e Isole sono le zone più accessibili, con locazioni vicine ai 600 euro mensili, ma la differenza tra grandi città e piccoli centri è piuttosto ampia (rispettivamente 900 contro 600 euro al mese). 

Secondo Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it, “Le variazioni semestrali in calo parlano di una situazione sicuramente meno drammatica dei primi mesi dopo l’arrivo della pandemia, ma va sottolineato come comunque rimaniamo lontani da quella che era la nostra normalità. La presenza di annunci, e quindi di appartamenti vuoti, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso è infatti ancora elevata in tutte le aree d’Italia, segno di una ripresa che è solo all’inizio”.

USA, l’esuberanza irrazionale dei mercati è un rischio per la stabilità finanziaria

Secondo Maurizio Novelli, mentre gli indici USA macinano record storici ogni giorno, 45 società su 100 quotate nell’indice Russell 2000 sono in perdita netta. Se la crescita sarà inferiore al 2%, si prospetta una crisi finanziaria da eccesso di debito.

“Il modello di politica economica finanziato ormai prevalentemente dalla Fed vuol far credere che siamo all’inizio di un nuovo boom economico basato su spesa pubblica infinita e leverage finanziario. Mentre gli indici macinano record storici ogni giorno, il 45% circa delle società quotate nell’indice Russell 2000 sono però in perdita netta. Molti confondono la stabilità finanziaria con il fatto che gli asset a rischio continuano a salire, ma è proprio l’esuberanza irrazionale dei mercati che denota che il controllo della stabilità finanziaria è già sfuggito di mano ai policy makers. Il rischio è che gli investitori stiano basando le decisioni d’investimento su dati distorti da provvedimenti straordinari e non sostenibili”. È il commento di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund.

Gli Stati Uniti hanno pubblicato la seconda revisione del Pil del secondo semestre del 2021, che segnala un’economia in espansione a un tasso del 6,6% annualizzato rispetto al secondo trimestre del 2020. All’interno dei dati che compongono il Pil si evince che l’inflazione è salita al 6,1% rispetto al 2,1% del precedente trimestre e che i consumi interni sono in rialzo del 7,9% annualizzato rispetto al secondo trimestre del 2020. Il punto critico è che lo stesso Bureau of Economic Analysis dichiara che l’inflazione, in precedenti dati pubblicati, sarebbe salita al 9,68% annualizzato rispetto al precedente trimestre. Se quindi l’inflazione è al 9,68% il Pil reale non sarebbe in crescita del 6,6 ma solo del 3,02% e i consumi reali sarebbero +4,3% e non +7,9%, secondo il gestore.

Un’altra parte interessante riguarda i profitti delle società americane (quotate e non quotate), che sono saliti del 9,7% rispetto al secondo semestre del 2020, ma sono ancora al -12% rispetto al 31 dicembre 2019. In questa contrazione sono comprese tutte le iniziative fiscali attuate dal marzo 2020, come è stato fatto anche in Europa e tutte queste passività sono state posticipate a tempi migliori, sia per privati che per società. “I dati che abbiamo a disposizione servono solo a mascherare i veri problemi di un sistema economico in grande difficoltà e si preferisce manipolare la realtà anziché implementare politiche mirate al cambiamento”, spiega Novelli.

Le moratorie sui pagamenti hanno contenuto i default nel sistema ma questo non vuol dire che il sistema è sano. Il mercato finanziario sta acquistando a piene mani posizioni speculative sull’equity sulla proiezione di utili distorti dai sostegni fiscali e che in futuro non saranno sostenibili, proiettando gli indici verso livelli che oltre a non essere compatibili con l’economia reale non sono più nemmeno compatibili con la fantasia che li sostiene. Tra dati distorti e Pil “gonfiati” da statistiche di dubbia qualità, il trend rialzista continua sostenuto da una colossale campagna di marketing da parte di Wall Street, che attira sempre più investitori retail alla festa assicurando che le aziende americane continueranno a macinare utili grazie ai fondi pubblici erogati ai privati per consumare, le aziende continueranno a beneficiare di tasse minime e debito gratis e chi non è in grado di pagare i debiti accumulati non potrà essere considerato insolvente grazie alle moratorie in essere.

“Tutto questo non è sostenibile”, conclude Novelli. “Non sarà necessario assistere alla prossima recessione per avere una crisi finanziaria da eccesso di debito, sarà sufficiente una crescita inferiore al 2% per far emergere seri problemi di solvibilità”.

Volker Schmidt: il tapering appeso alla ripresa del mercato del lavoro Usa

Secondo il senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors, l’assenza di indicazioni sulla riduzione degli acquisti obbligazionari della Fed ha aumentato il clima di incertezza tra gli investitori.

“All’incontro dei banchieri centrali di fine agosto a Jackson Hole, nello stato del Wyoming, la Fed ha deluso le aspettative e non ha dato alcuna chiara indicazione sull’inizio del tapering, contribuendo ad accrescere il clima di incertezza per le scelte degli investitori. Il tapering appare legato tra le altre cose allo sviluppo del mercato del lavoro statunitense: una sua ripresa robusta dovrebbe determinarne un’accelerazione”. È l’analisi di Volker Schmidt, senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

Fu a Jackson Hole che l’anno scorso il presidente della banca centrale statunitense, Jerome Powell, introdusse il concetto di “average inflation targeting“, cioè la tolleranza di livelli di inflazione inferiori o superiori al target del 2% senza ricorrere a contromisure, se si ritiene che nel lungo periodo l’indice dei prezzi potrà ritornare in linea con l’obiettivo fissato. Quest’anno l’attenzione era concentrata in particolare sull’attesa riduzione degli acquisti obbligazionari della Fed, il tapering, ma se da un lato Powell ha preparato i mercati a un’imminente riduzione degli acquisti di asset, il momento esatto in cui tali acquisti cesseranno resta avvolto nel mistero.

Un fattore cruciale nel tapering sarà lo sviluppo del mercato del lavoro statunitense. Stando alle statistiche del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, il tasso di occupazione al di fuori dell’agricoltura è ancora più basso di quasi 6 milioni rispetto a quello del febbraio 2020. Pur avendo preso atto della rapida ripresa del mercato del lavoro, il presidente della Fed ritiene che sia ancora insufficiente a giustificare una riduzione degli acquisti di titoli. Powell ha inoltre sottolineato che i dati contengono cifre errate superiori ai numeri effettivi. Una certa cautela da parte della Fed è pertanto comprensibile.

“Un’eventuale ripresa del mercato del lavoro sorprendentemente robusta dovrebbe in ogni caso determinare un’accelerazione del tapering”, sottolinea Schmidt. “Acquisti di entità inferiore continuano a imprimere slancio monetario positivo, anche se meno efficace. Una volta terminati gli acquisti, l’effetto positivo svanirà del tutto. Pur essendo solo uno dei fattori che incidono sull’andamento dei rendimenti a lungo termine, gli acquisti della Fed continueranno ancora per qualche tempo a frenare il rialzo dei rendimenti dovuto all’aumento delle aspettative di inflazione”.

Volker Schmidt

La cautela della Fed comporta naturalmente anche il rischio di rialzi futuri decisamente più pronunciati del previsto, che avrebbero come conseguenza se non altro un irripidimento della curva dei rendimenti Usa. Resta molto difficile capire cosa si celi dietro l’andamento dell’inflazione. In assenza di un netto aumento dei salari e quindi degli affitti è difficile che l’inflazione possa salire stabilmente al di sopra del 2%. L’attuale sforamento del target causerà nel corso della prossima estate l’effetto opposto e potrebbe nascondere un possibile trend rialzista dei prezzi nel lungo periodo. Non è nemmeno così improbabile che la prossima estate il tasso d’inflazione rilevato negli Stati Uniti torni al di sotto del 2%, sebbene il rincaro sottostante dei prezzi continui ad accelerare. D’altronde potrebbero anche realizzarsi le previsioni della Fed e l’indice statunitense dei prezzi potrebbe tornare stabilmente intorno al 2%.

“Dato il contesto, è opportuno che gli investitori facciano attenzione nell’interpretare le cifre”, conclude Schmidt (nella foto). “Anche le perduranti incertezze potrebbero favorire l’aumento dei rendimenti nel segmento a lungo termine della curva dei rendimenti statunitense. I crescenti margini di incertezza dei mercati potranno essere ridotti solo dalle prossime riunioni della Fed”.

Tassi d’interesse, indici sempre ai minimi e rate di mutuo molto accessibili

Le previsioni per l’imminente futuro delineano uno scenario senza rialzi dei tassi di interesse ed un proseguimento della politica accomodante della Bce. Si teme, però, un ritocco in aumento degli spread da parte delle banche, i cui bilanci necessitano di una politica dei ricavi da mutuo più aggressiva.

“Nell’attuale congiuntura socio-economica, tenuto conto dell’emergenza sanitaria che ha impattato in maniera importante sul PIL europeo, la Bce continua a manifestare la propria volontà di contenere i tassi di interesse agli attuali livelli attraverso il mantenimento delle misure emergenziali adottate (“PEPP”). Di contro, giungono dai paesi del Nord Europa e dagli Stati Uniti le prime avvisaglie di un deciso aumento dell’inflazione che, com’è noto, fa da contraltare a un successivo aumento dei tassi di interesse. Gli indici di riferimento dovrebbero far registrare lievi aumenti, restando comunque ancora a valori storicamente molto bassi e permettendo così di ottenere tassi convenienti sui finanziamenti”, è l’opinione di Renato Landoni, Presidente Kìron Partner SpA.  

Relativamente al primo semestre del 2021, le domande di mutui e di surroga sono cresciute del 20,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I volumi totali – nonostante un dato sensibilmente negativo di Giugno (-4,4%) – sono superiori sia a quelli del 2020 che ai valori degli anni precedenti. Sulla crescita hanno inciso soprattutto le richieste di mutui per acquisto, mentre le surroghe e i mutui per sostituzione rappresentano una percentuale marginale.

I dati su Euribor ed Eurirs degli ultimi dieci anni, analizzati da Kiron SpA – società del gruppo Tecnocasa – delineano uno scenario di sostanziale stabilità per tutto il 2021. Per quanto riguarda l’Euribor (indicizzazione mutui a tasso variabile), dai massimi di Luglio 2011 (1,60%) il tasso Euribor (3 mesi) ha iniziato una parabola discendente che lo ha portato a quota 0,19% (Dicembre 2012), per attestarsi poco sopra lo 0,20% per tutto il 2013 e il 2014. Ha virato sottozero col mese di Maggio 2015 e dopo una progressiva discesa ha raggiunto il -0,55% nel mese di Agosto 2021, molto vicino al minimo storico. L’Eurirs (indicizzazione mutui a tasso fisso), invece, dopo aver mantenuto una media intorno al 3,4% nel 2011, è sceso a Giugno 2012 a quota 2,13% per poi tornare a crescere fino a 2,75% a Settembre 2013. Da allora ha iniziato una fase discendente di lungo periodo che si è accentuata a Luglio 2019. Ha toccato il minimo storico a Ottobre 2020 segnando 0,02%. Dal mese di Gennaio 2021, che ha fatto registrare lo 0,08%. Con la rilevazione media del mese di Agosto quota a 0,26%.

Stando alle dinamiche dei tassi di Agosto 2021, si è calcolato l’importo della rata mensile di un mutuo ipotecario del valore di 110.000 euro per una durata di 25 anni, ipotizzando che l’immobile valga 160.000 € e che lo spread medio di mercato si attesti all’ 1,1% sia per il tasso fisso che per il tasso variabile. Con un mutuo a tasso fisso sosterremmo una rata di 433 euro, circa 40 euro in più rispetto a quanto dovremmo sostenere se scegliessimo un mutuo a tasso variabile, in quanto la sua rata ammonta a 393 euro. Questo chiaramente qualora i tassi rimanessero sempre agli attuali livelli, cosa che è difficilmente verificabile in un orizzonte temporale così lungo.

Volendo optare per la situazione di maggior risparmio, ovvero quella del mutuo a tasso variabile, è fondamentale capire quanto il reddito del nucleo familiare sia in grado di sopportare eventuali aumenti di rata, sia in termini di capacità di rimborso sia in termini di sostenibilità del tenore di vita che si è abituati ad avere. Però, le previsioni per l’imminente futuro delineano uno scenario senza rialzi dei tassi di interesse e con un proseguimento della politica accomodante della Bce. Si teme, semmai, un ritocco in aumento degli spread da parte delle banche, i cui bilanci necessitano di una politica dei ricavi da mutuo più aggressiva.

Pertanto, è lecito pensare di approfittare subito del binomio tassi bassi/spread bassi e, per chi ce l’ha in programma, acquistare casa adesso e senza ulteriori rinvii. Peraltro, negli ultimi tre mesi i tassi dei mutui hanno fatto registrare già dei lievi aumenti, e questo ha avuto degli effetti sulla rata mensile media dei mutui a tasso fisso.