In Enasarco si accende lo scontro tra opposizione e maggioranza, riunite in settimana in occasione dell’Assemblea dei delegati. Tra note incrociate ed accuse reciproche, entrambe le fazioni scrivono ai ministeri vigilanti, soltanto dai quali, ormai, pare poter scaturire una soluzione condivisa al rinvio sine die delle elezioni.
In risposta alla nota con la quale 16 delegati della minoranza di Enasarco hanno chiesto, lo scorso 24 Giugno, l’intervento dei ministeri vigilanti in merito alla convocazione dell’Assemblea totalitaria dei delegati e sui suoi effettivi poteri di delibera (solo ordinaria amministrazione, secondo i delegati di ANASF, Federagenti e FIARC), le sigle a cui appartengono i delegati della maggioranza hanno inviato una replica agli stessi destinatari, e cioè al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, al Presidente di Enasarco, nonché al Consiglio di Amministrazione ed al Collegio Sindacale della stessa Cassa.
E così, l’appuntamento di domani (Assemblea dei delegati) si preannuncia “scoppiettante”, tale è la distanza tra le due opposte fazioni, tra le quali quella della maggioranza – piuttosto composita e non sempre omogenea – sembra aver ritrovato unità d’intenti proprio sul tema delle delibere durante il c.d. regime di prorogatio.
Per esigenze di spazio, riproponiamo integralmente la nota, rinviando ogni approfondimento alla fase immediatamente successiva alla riunione di domani.
“Con riferimento alla nota trasmessa in data 24 giugno 2020 a Codesti Spettabili Ministeri da parte di soli n. 16 delegati dell’Assemblea, la cui composizione conta ben 60 membri eletti da agenti e imprese preponenti, si rappresenta quanto segue.
L’Assemblea dei Delegati, al pari del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Enasarco, opera nella piena legittimità delle proprie funzioni, e ciò per due ordini di ragioni.
In primo luogo, si ricorda che il d. lgs. n. 509 del 1994, pur lasciando “immutato il carattere pubblicistico dell’attività istituzionale” dell’Enasarco, ha modificato “gli strumenti di gestione e la qualificazione dell’Ente che si trasforma ed assume la personalità di diritto privato” (cfr., la sentenza n. 15 del 1999). Tale, incontestabile, mutamento di veste giuridica è stato confermato anche dal Consiglio di Stato, che, nel ribadire la finalità pubblica dell’attività istituzionale dell’Ente, ha altresì riconosciuto l’attrazione degli enti previdenziali nella sfera privatistica operata dal d. lgs. n. 509 del 30 giugno 1994” con riguardo al “regime della loro personalità giuridica” (cfr. Cons. Stato sez. VI 28 novembre 2012, n. 6014).
Non v’è dubbio, pertanto, che alla Fondazione, ai sensi degli art. 16, primo comma, e 2385, secondo comma, Cod. civ., trovi applicazione il noto principio generale applicabile alle persone giuridiche private, in base al quale la scadenza del termine di durata dell’organo amministrativo ha effetto dal momento in cui il nuovo organo è ricostituito. Tale conclusione, peraltro, è stata anche recentemente confermata dalla giurisprudenza della Cassazione (cfr. Cass. 30 settembre 2019, n. 24214).
Peraltro, ad ulteriore conferma di ciò, va rilevato che lo Statuto della Fondazione Enasarco (approvato dai Ministeri vigilanti) contiene anch’esso un esplicito rinvio all’art. 2385 Cod. civ. (cfr. art. 41, comma 1, dello Statuto).
Va rilevato, infine, che l’articolo 33, comma 1, secondo periodo, del Decreto-Legge 08 aprile 2020, n. 23, nel riconoscere la facoltà agli organismi pubblici a base associativa (la Fondazione Enasarco, per le ragioni dette, è pacificamente un organismo pubblico avente natura associativa come riconosciuto, tra gli altri, dallo stesso Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) di sospendere le procedure elettorali in corso, stabilisce che in tal caso vi è la “contestuale proroga” degli organi, senza richiamare affatto la specifica disciplina prevista dal primo periodo dello stesso art. 33 con riferimento agli altri enti iscritti nel cd. elenco ISTAT di cui all’art. 3 del d.l. n. 293 del 1994.
È di tutta evidenza, quindi, che, in base alla disciplina delle “imprese giuridiche private” richiamata anche nel vigente Statuto della Fondazione, nonché ai sensi della disposizione che ha consentito la sospensione del procedimento elettorale, il Consiglio di Amministrazione e tanto più l’Assemblea dei Delegati, da cui il Consiglio di Amministrazione promana, siano nella piena legittimità e operatività.
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Ritenere che l’Assemblea “potrebbe essere legittimata a votare” solo con riferimento ai punti nn. 1 e 6 all’ordine dei lavori manifesta la mancata approfondita conoscenza della normativa introdotta dal Governo a causa della pandemia, dei poteri statutariamente previsti in capo all’Assemblea, delle norme regolamentari interne a Enasarco e, in generale, della normativa di riferimento applicabile alla Fondazione.
Posta questa essenziale premessa, è necessario rettificare altre infondate affermazioni contenute nella predetta nota del 24 giugno 2020. Si ricorda, anzitutto, che l’approvazione del Bilancio Consuntivo 2019 è prevista dall’articolo 14, comma 1, lett. g) dello Statuto e l’adunanza prevista per il 16 aprile 2020 è stata posticipata a seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 107 del Decreto-Legge 18 marzo 2020, n. 17. La medesima disposizione statutaria sopra richiamata prevede quale funzione in capo all’Assemblea dei Delegati, altresì, l’approvazione delle revisioni al budget. Tutto quanto indicato dai punti 2, 3 e 4 risponde a tale funzione e non esorbita in alcun modo dalla disciplina prevista dallo Statuto.
Si ricorda a tal proposito che l’articolo 14, comma 1, lett. g) dello Statuto dispone che l’Assemblea dei delegati “approva … il bilancio preventivo e le sue eventuali variazioni proposte dal Consiglio di Amministrazione”.
Affermare artatamente e strumentalmente che l’Assemblea dei Delegati “non ha, statutariamente, alcun potere di approvazione delle delibere del Consiglio di Amministrazione”, ritenendo la conseguente revisione del budget questione subordinata, dimostra chiaramente la volontà dei suddetti delegati firmatari di voler sfuggire alle funzioni previste da Statuto.
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In realtà, la dizione dei punti all’Ordine dei lavori esprime chiaramente una consecutio logica, totalmente rispettosa della norma statutaria, tra la valutazione e la conseguente manifestazione di voto che i delegati sono chiamati a esprimere. A titolo meramente esemplificativo, per fugare qualsivoglia perplessità: il voto favorevole o contrario alla revisione del budget per una certa materia può derivare esclusivamente – e rispettivamente – dall’approvazione o dalla mancata approvazione della variazione proposta dal Consiglio di Amministrazione attraverso la propria deliberazione. Certamente non è possibile ritenere valida la revisione del budget ove non se ne approvino i presupposti, ovverosia le variazioni proposte.
Analogamente con riferimento al punto n. 5 all’ordine dei lavori, tenuto conto che anche l’articolo 14, comma 1, lett. e) dello Statuto riconosce all’Assemblea la funzione di deliberare “sulle modifiche…del Regolamento delle attività istituzionali…proposte dal Consiglio di Amministrazione”.
Risulta ancor più anomalo e anacronistico quanto affermato dai delegati suddetti se si considera che le misure, una delle quali espressamente prevista dal Regolamento delle attività istituzionali, per la quasi totalità sono finalizzate al sostegno alla categoria, oggi fortemente in difficoltà, e che, una di queste, è volta a permettere tutte le attività utili per garantire la salute dei lavoratori impiegati presso la Fondazione Enasarco, proprio secondo le disposizioni che il Governo, l’ISS e l’OMS hanno varato.
Con riferimento al FIRR, invece, stupisce che tali delegati non conoscano la funzione riconosciuta alla Fondazione Enasarco dalla Legge 12/73 e dal vigente Statuto, secondo i quali l’Enasarco provvede “alla gestione dell’indennità di scioglimento del contratto di agenzia” secondo quanto stabilito dagli Accordi Economici Collettivi sottoscritti dalle Parti Sociali, nella struttura dei quali l’“Accordo per il sostegno della filiera commerciale” si inserisce.
Per tutte le ragioni di cui sopra si conferma che l’Assemblea dei Delegati può efficacemente e validamente riunirsi per discutere e votare l’intero ordine dei lavori previsto.”



Infatti, 16 delegati dell’Assemblea Enasarco riferibili alle sigle ANASF, Federagenti e FIARC, in una lettera inviata ai ministeri di Lavoro ed Economia e ai vertici Enasarco, hanno rappresentato le evidenti criticità sulle quali la Governance dell’Ente li chiamerà a esprimersi in occasione dell’Assemblea dei delegati convocata per martedì 30 giugno. Nella nota, si sollecita “l’intervento immediato dei ministeri vigilanti attesa la persistenza di un gravissimo e illegittimo comportamento da parte della maggioranza dell’attuale Consiglio di Amministrazione, le cui delibere, già censurate dagli stessi ministeri, stanno ora coinvolgendo l’operato degli altri organi e, in particolare, dell’Assemblea dei delegati, chiamata infatti a deliberare, nella prossima riunione del 30.06.2020, su punti che esulano dalle proprie funzioni statutarie e non rientranti tra gli atti di ordinaria amministrazione“.
E’ questa, adesso la paura più grande dei 10 consiglieri di maggioranza e dei loro delegati? Sembrerebbe di sì, e le loro reazioni alle numerose istanze di ripristino del “giovane” meccanismo democratico elettorale di Enasarco lo dicono apertamente: bocche cucite, e reazioni scomposte sui social. Del resto, l’aumento della base elettorale, in un periodo in cui gli aventi diritto sono più disponibili per via dei ritmi di lavoro forzatamente più blandi – anche adesso, in pieno ritorno ad una vigilata normalità – è una ipotesi più che fondata. Infatti, nelle precedenti elezioni per la costituzione dell’Assemblea dei delegati (2016, dalle ore 9.00 di venerdì 1° aprile 2016 alle 18 di giovedì 14 aprile) avevano espresso il proprio voto soltanto 25.448 agenti e rappresentanti di commercio (ossia l’11,34% degli aventi diritto) e 814 imprese preponenti (pari all’1,66%). Pertanto, scontando la maggiore familiarità che oggi gli elettori avrebbero con gli strumenti di condivisione online, e con i consulenti finanziari (35.000 professionisti) sempre più sul piede di guerra, prevedere un raddoppio della base elettorale non è una ipotesi così audace. E se aumenta la base, i vecchi equilibri crollano.
Rimane il fatto che, ad oggi, nonostante almeno due diversi solleciti Ministeriali inviati alla Presidenza di Enasarco, gli oltre 220mila iscritti non hanno ancora una data certa per sapere quando potranno esercitare il proprio diritto al voto; e in questi mesi di gestione “in proroga”, nonostante proclami di parte, nemmeno un euro è realmente entrato nelle tasche di agenti di commercio e consulenti colpiti dai danni sanitari, economici e sociali legati alla pandemia da Covid-19. Ora, l’ennesima dimostrazione di scollamento con la realtà e disinteresse verso gli iscritti, ovvero la richiesta all’Assemblea dei Delegati di votare su “atti illegittimi (…) in quanto il Consiglio di Amministrazione della Fondazione, così come l’Assemblea dei delegati, possono adottare solamente atti di ordinaria amministrazione essendo in regime di prorogatio, così come rappresentato nelle Note dei Ministeri Vigilanti del 24.04.2020, del 30.04.2020“.

Chi scrive le norme, dovrebbe fare un pò di “vita da marciapiede”, al fine di evitare che la teoria si scontri poi con la pratica, producendo risultati diametralmente opposti rispetto agli obiettivi. L’effetto di quanto descritto prima, infatti, è in primo luogo una estrema confusione dell’offerta. Su 10000 prodotti a catalogo, 3000 compaiono e scompaiono quasi per magia ogni mese, con il risultato che la pianificazione finanziaria – cioè quella che interessa principalmente al cliente – viene fatta a pezzi. L’offerta diventa un po’ come quella del banco del pesce fresco, e le soluzioni strategiche sono regolarmente scavalcate da continue soluzioni tattiche.
Una professione come quella del consulente finanziario, che agisce sull’intero ciclo di vita delle finanze del cliente, con queste modalità di gestione ha una buona probabilità di creare dubbi e disaffezione tra i clienti ed i consulenti. Pertanto, è facile concludere che l’articolo 54 del Decreto Delegato sia un inaccettabile forzatura ai danni dei risparmiatori e che vada spazzato via, o almeno ridimensionato significativamente, poiché nel tentativo di fare diventare l’Offerta come “prima della classe”, in grado addirittura di “anticipare” improbabili esigenze gestionali dell’investitore (senza fargli sapere nulla), riduce l’efficacia del naturale meccanismo di pluralità dell’architettura aperta, confinando quest’ultima in un ruolo di mera e fredda produzione, sacrificando la libertà di scelta commerciale del cliente in nome della MiFID-efficienza.
In pratica, è come se dal banco della frutta l’ortolano facesse sparire, a bottega aperta, tutta la frutta più matura e soggetta a più rapido deperimento, senza tenere in conto che molti l’apprezzano per il suo minor costo e per la sua maggiore resa nella produzione domestica delle conserve. Il risultato che ne consegue, sarà che il cliente comprerà meno frutta, oppure cambierà ortolano.
Da questi principi nasce il progetto di Family Financial Training denominato FINANZA ELEMENTARE©, pensato da PATRIMONI&FINANZA® per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado e per quelli del biennio universitario.
Naturalmente, il forte interesse strategico di organizzazioni come ANASF a poter gestire, oltre gli immobili, i circa 4,5 miliardi di patrimonio mobiliare non è certamente infondato, e nessuno – quindi, neanche ANASF – ha la “patente” di bravo gestore, ma coloro che oggi siedono in maggioranza nel CdA di Enasarco dovrebbero comunque tenere presente che il giudizio sul loro operato, prima e dopo il confronto elettorale, è un fatto ineluttabile, come le stesse elezioni. A meno che, pur di non farle, essi non preferiscano arroccarsi definitivamente – magari sperando in un ritorno autunnale del virus – e attendere i lunghi tempi previsti affinchè una certa politica accomodante si produca in un salvifico commissariamento.
Relativamente alla passata gestione, c’è da dire che i rilievi delle Istituzioni ai gestori del patrimonio Enasarco non sono mai mancati, anche durante la precedente presidenza di Brunetto Boco. Già nel Gennaio del 2015, la Commissione bicamerale di controllo sugli enti gestori di forme di previdenza privatizzate (presieduta dall’on. di Gioia), alla luce delle risultanze di una indagine conoscitiva sulla Fondazione, aveva segnalato ai ministeri vigilanti l’opportunità di procedere al commissariamento dell’Ente. La Commissione era arrivata a tale conclusione dopo aver svolto indagini proprio sulla gestione finanziaria e immobiliare dell’Ente, probabilmente ritenendo poco soddisfacenti le audizioni dei vertici della Cassa avvenute nei mesi precedenti. In più, sulla gestione dell’Ente erano state presentate decine di interrogazioni parlamentari di qualunque colore politico, una serie di esposti del M5S alla Banca d’Italia, alla Consob, alla Covip, alla Corte dei Conti, e la richiesta di istituire una commissione parlamentare di inchiesta (On. Ricchiuti, PD). Anche un servizio televisivo di Report (su RaiTre), contribuiva non poco a gettare ombre sulla gestione del patrimonio.
Il 2019 di Enasarco, peraltro, si qualificava come annus horribilis per i suoi ruoli apicali, costretti com’erano a fronteggiare anche due vicende piuttosto imbarazzanti. La prima è quella relativa ai fondi immobiliari Megas e Michelangelo Due, controllati in maggioranza dalla Cassa e gestiti in precedenza da Sorgente SGR, a seguito della quale l’Ente dava mandato per un esposto alla Procura della Repubblica del Tribunale di Roma contro il presidente di Sorgente Valter Mainetti, e l’ex presidente di Enasarco, Brunetto Boco,
Sull’argomento è recentemente intervenuto anche Manlio Marucci, Segretario di Federpromm-Uiltucs, secondo il quale “La mia posizione è che le elezioni sono una fase irrinunciabile della vita dell’Enasarco, e non si possono rinviare ancora senza causare ulteriori disagi e malintesi. In ogni caso, in occasione della riunione del prossimo 30 Giugno è mia intenzione presentare una mozione d’ordine proprio sulle elezioni, affinchè si tengano il più presto possibile”.
Ci sono andati giù pesante i consiglieri in quota FIARC, Confesercenti, ANASF e Federagenti, che hanno attaccato duramente “un consiglio sottoposto alla sconsiderata volontà di una maggioranza di 10 consiglieri su 15, che a colpi di delibere si è incatenata alla propria poltrona, rinviando a data da destinarsi le elezioni…un consiglio che ha insozzato la richiesta dell’anticipo del FIRR riducendola a una mera mancetta elettorale (il 10%, anziché il 30%, n.d.r.)….. Enasarco non ha soldi per gli iscritti (nemmeno quando si parla di soldi “degli” iscritti) perché anche in questi quattro anni all’amministrazione è mancato un piano serio, strutturato e trasparente”.
Per chi governa, le elezioni non dovrebbero rappresentare un evento di cui aver paura, bensì un incoraggiamento alla partecipazione, un traguardo prima del quale poter confermare la bontà del proprio operato e mettere a tacere critiche e rilievi. Pertanto, se si è in buona fede, e si può dimostrare di aver operato nell’interesse della Cassa e degli iscritti, non c’è alcun motivo di tardare ancora il confronto elettorale. Giusto?
Già allora si rimpiangevano i c.d. pionieri della consulenza finanziaria, che mettevano al centro l’organizzazione dell’attività strutturata secondo un metodo ben definito: riunioni, colloqui individuali, affiancamento attivo e passivo, trattativa e obiezioni, role playing (a cui tutti partecipavano volentieri, vincendo anche ataviche timidezze personali). E’ proprio durante quegli anni – dicevo – che quel modello ha cominciato ad essere abbandonato, probabilmente per via della crescita sia degli strumenti di investimento a disposizione che delle dimensioni delle reti. Tutto ciò ha spostato il focus dal consulente al brand, facendo piano piano perdere la consapevolezza e la coscienza del ruolo individuale dei professionisti.
Il ruolo di guida sembra essere ormai tramontato del tutto, ma questo non sembra essere una colpa né del manager né del consulente. Piuttosto, la responsabilità di tutto ricade nella profonda trasformazione di un settore che oggi sembra aver perso di vista i suoi valori fondanti. Negli anni Ottanta e Novanta il mondo della consulenza finanziaria era in fase embrionale, l’età media era bassa, la voglia di intraprendere e sperimentare tanta, il fascino di costruire le basi di un nuovo mondo professionale fungeva da volano a chi desiderava organizzare la propria attività. In tanti ci provavano, e non molti rimanevano nel mercato, per cui il compito di creare una squadra prevedeva necessariamente generosità ed altruismo, elementi inscindibili dal ruolo di manager di un tempo.
In pratica, ad essere ottimisti, ci vorranno da due a tre mesi per l’accredito della prima tranche (le richieste, che si presumono elevatissime, dovranno essere prima “lavorate”) e, salvo deliberazioni contrarie del CdA per “motivi di sostenibilità dell’Ente” che le blocchino del tutto, altri tre-sei mesi per le altre due.
Tra coloro che hanno dato ragione alle tesi della Gabanelli c’è, appunto, Tullio Dodero, “reo” di aver inviato una lettera nella quale dichiarava tutta la propria soddisfazione per “l’autorevole voce fuori dal coro che mette il dito sulle cattive prassi e sui palesi conflitti d’interesse che hanno sempre contraddistinto l’attività delle reti bancarie di consulenza finanziaria. Ovviamente a scapito della clientela privata….”. Dodero aggiungeva ironicamente “….non mi sembra così grave chiamare ‘consulenti Finanziari Indipendenti’ i professionisti che svolgono la Consulenza Finanziaria Indipendente (era una annotazione di Bufi alle parole della Gabanelli, ndr). Mi sembra quasi consequenziale….E’ vero che le norme hanno definito tale categoria professionale come ‘Consulenti Finanziari Autonomi’, ma è certamente più colorita e innovativa la definizione degli ex Promotori Finanziari che sono diventati ‘consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede’: breve, concisa, chiara e facile da dire e da ricordare….”. Infine, Dodero si scagliava contro “la replica di ANASF, ancora una volta schierata a difesa delle banche invece che dei consulenti…. Per ANASF, evidentemente, è importante non entrare nel merito delle questioni, probabilmente perché non ha alcun argomento da portare per contraddire le tesi di Gabanelli & C….”.
Un’affermazione che, purtroppo, vanifica la portata di quanto di buono Bufi abbia poi scritto, e non solo in difesa della categoria dei consulenti non autonomi: “…Quanto alla consulenza su base indipendente e non indipendente….abbiamo più volte auspicato che tale limitazione in capo alla singola rete fosse rimossa, in quanto inefficiente ed anacronistica. Il divieto, infatti, non dovrebbe valere a monte, obbligando l’intermediario a gestire due canali paralleli e distinti. Il consulente dovrebbe avere la possibilità di utilizzare entrambi i modelli in funzione del cliente assistito con il quale si stabilisce alternativamente l’applicazione dell’una o dell’altra modalità…..”.
Ma esiste davvero qualcuno che, nel lungo periodo e indipendentemente dallo scenario macroeconomico che si presenta, riesce a chiudere costantemente in profitto? E quali sono le cause per cui la maggior parte di coloro che si approcciano in autonomia al mondo dei mercati finanziari non riesce a guadagnare una cippa oppure perde il proprio capitale? La risposta alla prima domanda è SI’, esistono traders che fanno di questa attività il loro mestiere principale, riuscendo a sfruttare a loro vantaggio la maggior parte dei movimenti che il mercato ogni giorno propone loro, ed a “farsi trasferire” – legittimamente, si capisce – risorse da coloro che, invece, le perdono maldestramente.
Se il trader non osserva questo metodo con un certo rigore, non avrà mai pieno controllo del rischio. Al contrario, egli potrà minimizzare le perdite o, in segno contrario, massimizzare i profitti. Il pieno controllo di queste quattro variabili consente di evitare, sempre e comunque, la possibilità di subire gli effetti di situazioni in cui la perdita possa avere un impatto sul proprio capitale, tale da pregiudicare l’attività di trading complessiva.
Nell’attività di trading non esistono né analisi tecnica né analisi fondamentale, ma solo probabilità. Infatti, imparare a ragionare sulla base delle probabilità conferisce l’unica possibilità di riportare i guadagni anche nel lungo periodo. In ogni caso, l’analisi del comportamento individuale è basilare per comprendere al meglio ciò che accade quando ci si lancia nel trading. Secondo la teoria più accreditata, molti investitori “credono” di essere dei traders, ma in realtà agiscono come dentro ad un Casinò, ottenendo le stesse probabilità di guadagno – e di perdita, soprattutto – di un giocatore d’azzardo. Invece, la differenza tra il trader ed il giocatore d’azzardo ricade proprio nel ruolo del casinò, nel quale i limiti posti sul singolo tavolo assicurano alla casa da gioco una forte redditività complessiva anche se qualche scommettitore dovesse vincere le sue giocate (evento che il casinò mette in conto ed accetta ben volentieri). Il casinò non prova alcuna emozione nel mettere in atto queste manovre, né si fa condizionare dalle piccole perdite che di tanto in tanto subisce. Invece, il giocatore d’azzardo si fa bruciare interiormente dalle proprie emozioni e in qualsiasi gioco in cui sfiderà il banco, indipendentemente dalla strategia utilizzata – ammesso che ce l’abbia – non sarà in grado di sconfiggerlo.
In parole povere, nel trading online chi non usa metodo e disciplina andrà incontro ad una “trappola mortale” per il suo capitale, e sarà matematicamente destinato a perdere, così come lo scommettitore in un casinò, alimentando così la schiera di quel famoso 95% di (sedicenti) investitori che nel lungo perdono capitale ma ricordano solo le vincite.

Quella dei Baby Boomers (individui nati tra il 1944 ed il 1963), invece, è una fascia di clientela potenziale caratterizzata da una raggiunta stabilità economica e da obiettivi di breve periodo legati soprattutto alla propria salute o al supporto economico di figli millennials e “nipoti Z” (la “generazione Z” è quella più recente, composta dai nati tra il 1994 ed il 2003).








