Maggio 31, 2026
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Azioni, Bond & Valute

Biotech America ancora sugli scudi, grazie al Covid. I titoli biotecnologici più promettenti del Nasdaq

L’industria biotech sta cambiando rapidamente nell’attuale scenario economico, dominato ancora dalla pandemia. Il COVID-19 ha creato enormi opportunità di lungo periodo per le biotecnologie che sviluppano potenziali trattamenti e vaccini.  

E’ ormai noto a tutti – sia per gli addetti ai lavori che per gli investitori, anche i più piccoli – che la pandemia di COVID-19, oltre al suo carico di tragicità, crisi economica e sospetti, ha anche creato enormi opportunità per alcuni settori industriali, come le biotecnologie che sviluppano potenziali trattamenti e vaccini. Nel corso del 2020 queste potenzialità si sono tradotte in acquisti euforici di titoli farmaceutici e del settore Biotech applicato ai farmaci, e le quotazioni di oggi, soprattutto rispetto a quelle di cinque anni fa, appaiono come arrivate da una lunga corsa. Ma a detta dei migliori analisti, alcune aziende degli USA si sono rafforzate strutturalmente e adesso, dopo un sensibile ritracciamento dalle quotazioni massime di mercato, presentano margini interessanti anche per il lungo periodo.

Pertanto, i migliori titoli biotecnologici del Nasdaq da valutare in questo momento vantano solidi fondamentali e alcuni hanno già farmaci vincenti sul mercato. Ecco alcune società* che gli investitori dovrebbero tenere d’occhio.

Axsome Therapeutics – Il farmaco principale candidato di Axsome, che si chiama AXS-05, prende di mira la depressione e l’agitazione correlata al morbo di Alzheimer. Lo scorso 26 Aprile, Axsome Therapeutics ha annunciato l’approvazione della FDA della nuova domanda di farmaco per AXS-05 per il trattamento della depressione e del tabagismo. Axsome sta sviluppando un farmaco sperimentale per l’emicrania, chiamato AXS-07, per il quale prevede di richiedere l’approvazione della FDA (Food and Drug Administration) statunitense entro il secondo trimestre del 2021. AXS-05, come trattamento per la depressione, potrebbe essere un farmaco di successo, con picchi di vendita annuali – il più alto volume di vendite in dollari per anno previsto dagli analisti – stimato in 2,6 miliardi di dollari. Invece, il picco di vendita annuale previsto per AXS-07 nei soli Stati Uniti è di oltre 500 milioni di USD all’anno.

ExelixisExelixis ha sviluppato quattro farmaci che sono già sul mercato. Il suo più grande vincitore di gran lunga è Cabometyx. Il farmaco è approvato per il trattamento del carcinoma a cellule renali (RCC) e del carcinoma epatocellulare (HCC), rispettivamente i tipi più comuni di cancro del rene e del fegato. Questa azienda biotech potrebbe fornire una solida crescita in futuro espandendo l’uso di Cabometyx come parte delle terapie combinate. Exelixis e Bristol Myers Squibb (NYSE:BMY) hanno ottenuto l’approvazione negli Stati Uniti all’inizio del 2021 per Cabometyx in combinazione con l’immunoterapia Opdivo, ed Exelixis sta anche lavorando con Roche (OTC:RHHBY) per valutare un trattamento combinato Cabometyx-Tecentriq. Exelixis sta utilizzando la sua scorta di liquidità in rapida crescita per stipulare accordi di licenza e ampliare in altro modo le sue offerte. Ora sta concedendo in licenza da Aurigene un promettente farmaco contro il cancro in fase iniziale chiamato XL102.

Novavax – L’azienda potrebbe trarre vantaggio dall’essere uno dei candidati a produrre il vaccino COVID-19 NVX-CoV2373, utilizzando una subunità proteica (una singola molecola proteica) per stimolare una risposta immunitaria contro il nuovo coronavirus. La società biotecnologica all’inizio del 2021 ha riportato risultati intermedi positivi da uno studio in fase avanzata del Regno Unito sul vaccino sperimentale, e il governo degli Stati Uniti ha firmato un accordo da 1,6 miliardi di dollari con Novavax per finanziare lo sviluppo e la produzione in fase avanzata del suo vaccino, con la clausola che Novavax fornisca 100 milioni di dosi se il farmaco ha successo nei test clinici. Novavax ha anche siglato accordi di fornitura con Australia, Canada, Regno Unito e India. E’ bene ricordare che nel 2019 il titolo Novavax aveva perso quasi il 90% del suo valore quando il farmaco candidato al vaccino contro il virus respiratorio ResVax aveva fallito per la seconda volta gli studi clinici in fase avanzata. Ma il prezzo del titolo si è ripreso nel 2020 e la società ha riportato risultati straordinariamente positivi da uno studio in fase avanzata del suo vaccino antinfluenzale sperimentale NanoFlu. L’azienda prevede ora di perseguire l’approvazione della FDA del vaccino antinfluenzale. Gli analisti prevedono che, se approvato, NanoFlu potrebbe generare vendite annuali fino a 1,7 miliardi di dollari.

Regeneron – La più grande fonte di guadagno per Regeneron Pharmaceuticals è Eylea, un farmaco per le malattie degli occhi che produce in collaborazione con Bayer (OTC: BAYRY). Tutte le vendite nette di Eylea negli Stati Uniti vengono assegnate a Regeneron, e la società divide con Bayer le entrate ottenute dai mercati al di fuori degli Stati Uniti. Regeneron ha anche una redditizia partnership con Sanofi (NASDAQ:SNY), con la quale sta sviluppando congiuntamente farmaci per malattie autoimmuni Dupixent e Kevzara, farmaci antitumorali Libtayo e Zaltrap e il farmaco per il colesterolo Praluent. Regeneron ha anche vinto l’autorizzazione all’uso di emergenza negli Stati Uniti per il trattamento del COVID-19 con il suo cocktail di anticorpi REGEN-COV, che ha mostrato di poter ridurre significativamente il rischio di infezione sintomatica da parte del nuovo coronavirus.

Vertex – Vertex gode di un monopolio quasi totale nel trattamento della causa sottostante della fibrosi cistica (FC), una malattia genetica rara che provoca l’eccessivo accumulo di muco nei polmoni e nell’apparato digerente. Il suo farmaco più recente, Trikafta/Kaftrio, potrebbe dare beneficio ad oltre il 50% dei pazienti affetti da Fibrosi Cistica grazie ad una mutazione genetica stimata nel 90% dei pazienti affetti da Fibrosi Cistica. Inoltre, Vertex sta cercando di testare terapie di modifica genica (trattamenti che comportano la modifica delle sequenze di DNA) mirate alle malattie rare del sangue beta-talassemia e anemia falciforme. L’azienda è anche avanzata nella fase 1/2 della sperimentazione di un farmaco sperimentale che ha il potenziale per curare il diabete di tipo 1, una malattia che, solo negli Stati Uniti, colpisce più di 1,5 milioni di persone.

 

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In Cina le notizie sul taglio dell’imposta di bollo confondono i traders. Indici fuori dal trading rangebound?

Gli indici azionari cinesi hanno vissuto un andamento altalenante a causa dei rumors sul taglio dell’imposta di bollo. L’euforia dei traders sui possibili tagli dei costi di negoziazione è durata poco. Indici cinesi fuori dal trading rangebound dopo tre mesi.

La recente proposta della Cina di ridurre l’imposta di bollo – che avrebbe l’effetto di portare un taglio dei costi di negoziazione – è stata interpretata erroneamente da molti investitori, nonostante tale provvedimento non sia stato ufficialmente menzionato dal governo. In una conferenza stampa, Zang Tiewei, portavoce del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, il principale organo legislativo della nazione, ha affermato che ci sono piani per modificare le bozze di delibera sulle leggi relative all’imposta di bollo, come l’abbassamento del tasso e la portata del prelievo.

Sebbene il commento di Zang non abbia menzionato il trading azionario, parecchi investitori (soprattutto quelli più piccoli) sono stati presi dall’euforia, alimentando i guadagni nelle azioni degli intermediari quotati in borsa, poiché questi ultimi trarrebbero maggior beneficio dall’aumento del volume delle transazioni a seguito del taglio. I guadagni, però, sono stati di breve durata, dopo che gli analisti di Huaxi Securities hanno sottolineato che i commenti erano stati interpretati in modo errato, perché le autorità di mercato tendono a tagliare i costi di negoziazione solo quando occorre rilanciare il mercato.

Le conseguenze sui listini non si sono fatte attendere: l’indice CSI300, che replica i 300 titoli più grandi sia di Shanghai che di Shenzhen, venerdì è balzato fino all’1,5% a un massimo intraday prima di cedere la maggior parte dei guadagni della giornata per chiudere la giornata in rialzo dello 0,5%. Gli indicatori di riferimento in entrambi i mercati sono aumentati prima di chiudere in ribasso. “I mercati cinesi sono stabili ora, e gli investitori hanno una buona fiducia”, ha affermato Li Lifeng, stratega di Huaxi, “per cui la possibilità di una riduzione dell’imposta di bollo a breve termine è estremamente bassa”.

L’emendamento al disegno di legge sull’imposta di bollo non interessa la compravendita di azioni, ha affermato il Securities Times, quotidiano gestito dal People’s Daily, portavoce del Partito comunista, citando fonti governative non identificate.

Nel complesso, l’indice Shanghai Composite è uscito da quasi tre mesi di trading rangebound, ossia da quella strategia di trading che cerca di identificare e capitalizzare il trading di azioni nei canali di prezzo, dopo aver trovato i principali livelli di supporto e resistenza e averli collegati con le linee di tendenza orizzontali (acquistando un titolo al supporto della linea di tendenza inferiore, in basso nel canale, e vendendo in prossimità della resistenza della linea di tendenza superiore, in cima al canale). Tale strategia ha trovato fine questo mese, poiché i timori di un brusco cambiamento nell’allentamento della politica monetaria e la forza dello yuan hanno aumentato l’attrattiva delle attività legate alla valuta locale.

Gli acquisti esteri di azioni cinesi onshore sono aumentati al livello più alto quest’anno a maggio, e i costi di transazione più elevati in genere vengono vissuti come una tassa dagli investitori a breve termine (come i day trader) e dai trader ad alta frequenza, che si affidano a transazioni rapide per realizzare profitti rapidi. Gli investitori a lungo termine, i fondi istituzionali e i gestori patrimoniali sono generalmente indifferenti alle mutazioni dei costi di transazione.

La Cina, fino ad oggi, ha già adeguato dieci volte l’aliquota dell’imposta di bollo sulle transazioni di azioni. L’ultima volta è stata nel settembre 2008, durante la crisi finanziaria globale, quando Pechino ha abolito l’imposta sull’acquisto di azioni e ha mantenuto il tasso di vendita allo 0,1 per cento. Le imposte di bollo in Cina vengono applicate anche ad altre aree, come le transazioni immobiliari, e i costi di negoziazione delle azioni di Hong Kong, per esempio, sono tra i più alti al mondo: a partire da agosto verrà imposta una tassa dello 0,13 per cento sia sull’acquisto che sulla vendita, contro l’attuale 0,1 per cento.

Previsioni di Ethenea sulle borse: in altalena fino alla fine dell’estate ed indici invariati

Secondo Christian Schmitt, il mercato è spaccato tra investitori istituzionali prudenti e investitori retail euforici, molto esposti sugli asset più rischiosi, come Spac, criptovalute, idrogeno, biotech. Nel portafoglio azionario, una quota di oro può rappresentare una protezione contro il ritorno dell’inflazione.

“Siamo alle battute finali di questa stagione degli utili e i risultati sono eccellenti, dato il confronto con il periodo di lockdown del 2020. Tuttavia, la maggior parte di queste buone notizie si riflette già nei prezzi dei titoli azionari, i mercati non si stanno muovendo e ci aspettiamo molta volatilità, con possibili picchi di crescita anche fino al 20%, ma entro la fine dell’estate prevediamo che gli indici di borsa saranno allo stesso livello di oggi”. È l’analisi di Christian Schmitt, Senior portfolio manager del fondo Ethna-Dynamisch (Ethenea).

In termini di tendenza del mercato, le azioni sembrano attraenti e lo sono state per anni grazie ai bassi tassi d’interesse – proseguono le considerazioni di Schmitt – con le banche centrali che stanno fornendo molta liquidità e l’economia che sta andando bene grazie agli stimoli fiscali in risposta alla pandemia. A livello di investitori emerge però una differenza tra gli retail e istituzionali. Gli investitori retail sono evidentemente in una fase di euforia, in particolare negli Stati Uniti, e si concentrano soprattutto sui segmenti altamente speculativi del mercato, come le Spac, le criptovalute, l’idrogeno, il biotech. Gli investitori istituzionali, invece, non sono così ottimisti, anche se sono positivi sui titoli azionari grazie a fattori congiunturali favorevoli e vedono l’eccessivo ottimismo degli investitori retail come un grande rischio. La maggior parte degli istituzionali è lontana dall’essere completamente investita in azioni, pertanto c’è un chiaro potenziale di rialzo che si manifesterà se anche questo gruppo di investitori dovesse entrare in una fase di euforia.

Oggi la maggior parte dell’euforia retail è nella parte in espansione del mercato, ma anche fortemente speculativa. Il successo di Cathie Wood e del suo Ark Innovation Etf ne è una dimostrazione. Questo Etf ha raccolto più di 10 miliardi di dollari negli ultimi mesi, raggiungendo una dimensione complessiva di quasi 20 miliardi di dollari. Ma la maggior parte dei nuovi investimenti sono attualmente in rosso e questo è significativo per un fondo del genere. Inoltre, altri 20 miliardi di dollari e più sono investiti in fondi analoghi, che vengono chiamati titoli Ark, perché sono a loro volta ampiamente investiti in fondi Ark: se i titoli sottostanti dovessero finire sotto pressione, c’è il rischio di una liquidazione improvvisa delle posizioni, con conseguente crollo del valore di questi fondi.

Per quanto riguarda il dibattito value/growth, i titoli ciclici hanno iniziato a sovraperformare i titoli difensivi già nell’aprile 2020. Inoltre, la maggior parte delle aziende del segmento value ha avuto problemi strutturali che esistevano già prima della pandemia e molte di queste problematiche sono tuttora presenti. “In conseguenza a questo scenario, il fondo Ethna-Dynamisch si concentra decisamente sulle azioni, che rappresentano il 70% del portafoglio”, conclude Schmitt, “con una forte diversificazione settoriale e cerchiamo anche di evitare gli estremi, come i titoli deep value e i titoli growth più costosi, perché è lì che si trovano i maggiori rischi. L’oro rappresenta circa il 5% del portafoglio: il ritorno dell’inflazione è sempre dietro l’angolo e il metallo prezioso fornisce una diversificazione in più. Inoltre, abbiamo il 5% in obbligazioni in corone norvegesi, perché le finanze statali norvegesi sono solide e questo ci dà anche una certa esposizione al mercato del petrolio. Per il resto, non abbiamo un’esposizione rilevante in obbligazioni societarie”.

 

USA e la teoria della “temporary inflation”: solo una scusa per continuare ad emettere debito?

Secondo Mario Cribari, la “temporary inflation” che Powell si ostina a dichiarare sembra una scusa per mantenere i tassi più bassi possibili e permettere al Tesoro di continuare a emettere debito. Conviene puntare su alcuni titoli growth di elevatissima qualità e sui real assets.

“Lo scenario macro che si prospetta è quello di un boom economico iniziale e poi di una crescita strutturalmente più alta di quanto sperimentato dopo il 2008, affiancata però da effetti collaterali come l’inflazione”. È l’analisi di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

La seconda e terza ondata pandemica hanno colpito duramente l’Europa e alcuni mercati emergenti. Un certo senso di assuefazione è evidente non solo nei comportamenti delle persone ma anche dei governi e soprattutto dei mercati che hanno completamente ignorato lo sviluppo pandemico. La fotografia che si prospetta è quella di un boom economico post pandemico, che sarà seguito poi da crescita sostenuta per i prossimi anni, ma sarà pure accompagnato da tassi e inflazione in rialzo. Alla lunga lista di forze inflattive già presenti si aggiunge il serio aggravamento di alcuni deficit di approvvigionamento (sui microchip ma non solo), la forte resilienza dei salari orari e la fine della moratoria sugli sfratti negli Usa che, insieme al boom di compravendite immobiliari in un mercato con scarsissime scorte di immobili, porterà una componente importante dell’indice dei prezzi al consumo ad aumentare. Da non trascurare poi il fortissimo apprezzamento delle materie prime.

“La “temporary inflation” che Powell si ostina a dichiarare sembra una scusa per mantenere i tassi più bassi possibili e permettere al Tesoro di continuare a emettere debito”, sottolinea Cribari. “Una parte degli interventi fiscali americani sarà produttiva mentre molti altri rappresentano spesa improduttiva, che favorisce il consumo e di conseguenza la domanda di beni che si fa fatica a produrre”.

Alla fase di asset inflation post Quantitative easing (dei ricchi) seguirà la goods inflation post interventi fiscali (del ceto medio basso). A una prima fase di recupero temporaneo dell’inflazione, per effetto base, ne seguirà un altro in cui ci si renderà conto che l’incremento è strutturale. A questo punto delle due l’una: o le banche centrali lo ammetteranno affannandosi a prosciugare in fretta e furia la liquidità in eccesso, o continueranno a parlare di fenomeno temporaneo con il rischio di perderne il controllo definitivamente. In nessuno dei due casi il mercato resterà indifferente: o i tassi salgono e i multipli scendono o l’aumento dell’inflazione causerà una riduzione degli utili societari e per mantenere i multipli costanti già elevati dovranno scendere i prezzi di borsa. Unico elemento che potrebbe temporaneamente calmierare tale tendenza è la restrizione monetaria e fiscale in atto in Cina che peserà probabilmente sull’andamento economico dei mercati emergenti e sui prezzi delle materie prime. Essa può raffreddare taluni eccessi di un’economia che sarà ancora una volta la prima della classe e una pausa temporanea nella corsa economica e delle materie prime è quindi probabile nel breve, senza però che possa fermare i processi in atto.

“La necessità di un reset su tassi, inflazione e percezione avrà implicazioni non piacevoli. Un effetto logico sarà la svalutazione di quelle che vengono chiamate “long duration equities”, vale a dire titoli e settori spinti solo dal momentum e dalla speculazione, che soffriranno di una contrazione dei multipli. Tra questi includiamo molte nuove IPO di titoli tecnologici, alcune società legate alla green economy e in particolare alla mobilità elettrica e alcune criptovalute”, conclude Cribari. “Continuano a piacerci invece alcuni titoli growth più “tradizionali” e di elevatissima qualità, i quali continuano a crescere a ritmi impressionanti: ulteriori correzioni rappresenterebbero a nostro parere un punto di entrata estremamente interessante. Ribadiamo il nostro elevato livello di guardia anche su alcuni titoli ciclici che, se erano certamente interessanti qualche settimana fa, hanno ormai scontato la ripresa economica. In una fase di risk on i mercati europei potrebbero recuperare terreno, così come il Giappone, mentre i mercati emergenti potrebbero subire la politica restrittiva cinese. Insistiamo infine sul nuovo ruolo dei real asset, che assumeranno il ruolo di nuovi hedge di portafoglio, insieme ad alcune obbligazioni emergenti di qualità, al posto dei tradizionali governativi”.

 

Ethenea: l’inflazione rimarrà contenuta e le politiche espansive non si interromperanno

Secondo Andrea Siviero, le banche centrali tollereranno le impennate temporanee e manterranno la loro politica espansiva, mentre vaccini e stimoli fiscali favoriscono i titoli correlati con l’accelerazione della crescita. L’aumento dei rendimenti statunitensi potrebbe rafforzare il dollaro.

“Quando la pandemia di Covid-19 si è abbattuta sull’economia mondiale, l’inflazione non era ancora tornata ai livelli pre-crisi del decennio scorso”, spiega Andrea Siviero, Investment strategist di Ethenea Independent Investors. “Nella corso della prima metà del 2021, l’inflazione tenderà a salire nelle economie sviluppate, sospinta in particolare dal rincaro dei prezzi energetici e delle materie prime, da strozzature sul fronte dell’offerta e da un effetto base positivo e raggiungerà l’apice nel secondo trimestre di quest’anno. Tuttavia, nel complesso, l’aumento dei prezzi dovrebbe rimanere contenuto nel prossimo futuro, considerati l’output gap negativo, cioè il divario che persiste tra produzione effettiva e produzione potenziale, gli ostacoli dovuti a forze strutturali, quali demografia, globalizzazione e tecnologia, e il crescente squilibrio tra risparmi e investimenti”.

Poiché attualmente l’inflazione viaggia al di sotto del livello obiettivo – continua Siviero – probabilmente le banche centrali delle economie sviluppate ignoreranno le impennate temporanee e manterranno la loro politica espansiva per un periodo più lungo. Ci troviamo, infatti, in un contesto reflazionistico, caratterizzato da una ripresa congiunturale dopo una fase di contrazione: questo comporta anche un graduale ritorno della produzione e dell’inflazione ai trend di lungo periodo, ma è cosa ben diversa rispetto a un contesto inflazionistico, che è legato a un graduale aumento generalizzato dei prezzi in periodi di pieno utilizzo delle capacità produttive.

Nella situazione attuale, una politica macroeconomica favorevole e prezzi in moderato aumento sono elementi positivi per i mercati azionari e per gli asset rischiosi in generale. Infatti, i più importanti indici azionari sono saliti del 75% circa rispetto ai minimi di marzo 2020, raggiungendo nuovi massimi a marzo di quest’anno.

Il rally è stato trainato dalla massiccia liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali e dalle migliori prospettive economiche. L’elezione di Joe Biden, le prospettive di ulteriori stimoli fiscali negli Usa e lo sviluppo di vaccini anti-Covid-19 hanno rafforzato la dinamica reflazionistica, innescando il cosiddetto reflation trade. Esso tende a dare impulso ai titoli che presentano una correlazione con l’accelerazione della crescita economica e di norma favorisce una rotazione verso le aree maggiormente penalizzate durante la recessione. I mercati azionari e delle materie prime tendono così a generare risultati migliori rispetto ad altri mercati, i listini azionari dei paesi emergenti di regola sovraperformano quelli delle economie sviluppate, mentre le small cap e i settori ciclici battono le large cap e i titoli growth.

In una fase reflazionistica, le prospettive di crescita e l’aumento delle aspettative di inflazione spingono poi verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato e favoriscono i titoli high yield rispetto a quelli investment grade. Le fasi di ripresa e di reflazione cicliche tendono inoltre a essere accompagnate da un indebolimento delle valute rifugio (che generalmente comprendono il dollaro Usa, lo yen giapponese e il franco svizzero), poiché gli investimenti si dirigono verso le regioni con migliori prospettive di crescita e tassi più alti.

Con il passare del tempo, uno scenario reflazionistico comporta anche rischi per i mercati finanziari e il rialzo dei rendimenti è attualmente considerato uno dei maggiori rischi in questo senso. Un aumento prolungato e sostanzioso dei tassi statunitensi a lungo termine potrebbe pregiudicare la ripresa congiunturale appena iniziata, fermare il rialzo del mercato e annullare il reflation trade. Inoltre, il rischio di un aumento dei rendimenti statunitensi potrebbe rafforzare il dollaro Usa, reindirizzando verso gli Stati Uniti i flussi di capitali diretti nei paesi emergenti.

Sebbene il contesto reflazionistico resti intatto, i margini di ulteriori guadagni per gli asset rischiosi si sono ridotti. “Crediamo comunque che il reflation trade che accompagna la ripresa ciclica non abbia ancora esaurito il suo potenziale”, conclude Siviero. “Il rialzo dei rendimenti a lungo termine è espressione di un netto miglioramento delle prospettive di crescita globali. Inoltre, il supporto politico senza precedenti rende questa ripresa meno sensibile all’andamento dei tassi rispetto ai cicli precedenti. Bisogna poi considerare che l’inflazione resterà probabilmente contenuta, e che le banche centrali manterranno il loro orientamento estremamente espansivo per un periodo prolungato”.

Aziende USA: utili annuali da record, ma serve cautela. Sugli scudi titoli energetici e gaming

Secondo Pasquale Corvino di Zest, le elevate valutazioni del mercato americano iniziano a costituire motivo di cautela anche a fronte di risultati positivi. L’aumento della volatilità potrebbe portare a vendite forzate con pesanti effetti sul mercato.

“Tra le classi interessanti del mercato statunitense in questa fase, vedo potenziale di rialzo su titoli energetici e principalmente sui raffinatori come Valero, che coniuga buona crescita e alta efficienza operativa a valutazioni ragionevoli. In parallelo, ci sono buone prospettive su titoli tra i consumi discrezionali legati a Casino&Gaming, come Las Vegas Sands, che beneficeranno della migliorata situazione pandemica in Asia nonché delle opportunità derivanti dall’online gaming”. È la view di Pasquale Corvino, gestore di Zest.

A oggi oltre il 60% delle società statunitensi hanno pubblicato i risultati trimestrali mostrando risultati superiori alle aspettative. Analizzando i dati risulta che a livello di utili per azione l’86% delle società ha battuto le stime con una magnitudine tra utili attesi e realizzati che ha toccato quasi il 23%. Tutto ciò ha portato alla crescita degli utili annuali al livello record del 46% grazie alla forte crescita e alla bassissima base di partenza. Anche i fatturati sono stati superiori alle attese per il 78% delle società. Nonostante questo, in aggregato le reazioni dei singoli titoli alle trimestrali è stata misurata in termini di incremento dei prezzi, a testimonianza che le elevate valutazioni iniziano a costituire motivo di cautela anche a fronte di risultati positivi.

Guardando al futuro,  anche il prossimo trimestre presenta uno scenario simile: basse aspettative, raffronti favorevoli rispetto allo scorso anno, ma valutazioni ancora elevate. Il mercato sta scontando come strutturali o comunque sostenibili nei trimestri futuri i tassi di crescita recentemente osservati, a seguito dei rimbalzi dalla fase pandemica più acuta, quando  invece andrebbero considerati come transitori e irripetibili in condizioni  normalizzate. I prossimi mesi saranno fondamentali  per valutare la consistenza della ripresa economica e la capacità delle leve monetarie e fiscali di soddisfare le aspettative incorporate nei prezzi di mercato, che al momento appaiono elevate e scontano uno scenario estremamente positivo.

“Intanto la volatilità nell’ultimo anno si è costantemente ridotta e meno volatilità significa maggiori posizioni a leva”, conclude Corvino (nella foto). “Se aumenta la volatilità il broker richiede maggiori margini e questo potrebbe far scattare delle vendite forzate in una situazione di eccessi. Se l’aumento della volatilità avviene gradualmente le posizioni vengono gestite, se dovessero esserci movimenti violenti allora scattano smobilizzi simultanei con pesanti effetti sul mercato. Nelle ultime settimane il Vvix, vale a dire la volatilità della volatilità, è tornato a salire”.

I mercati sono a una svolta di lungo termine? Kolanovic: azioni value in crescita

Secondo Marko Kolanovic, capo stratega dei mercati globali di JPMorgan Chase, i mercati globali potrebbero aver raggiunto un punto di svolta, con le azioni value destinate a sovraperformare per un periodo significativo.

In occasione di una recente lettera agli investitori, JPMorgan Chase ha suggerito che il rimbalzo del valore guidato dalla ripresa dalla pandemia, dalla volatilità in calo e dal sostegno della politica fiscale e monetaria è destinato a durare per un pò di tempo. Questo, secondo Marko Kolanovic, potrebbe innescare uno spostamento degli investimenti a lungo termine verso quelli più ciclici e reflazionistici.

Marko Kolanovic

“Potremmo essere a un punto di svolta più significativo – ha dichiarato Kolanovic – e pensiamo che questa ripresa possa durare più a lungo ed essere più profonda, con un impatto maggiore sugli stili e sui flussi degli investitori di quanto le persone pensino”.

Il dibattito valore (Value) contro crescita (Growth) è uno degli argomenti più controversi nella comunità degli strateghi globali, soprattutto di recente, e cioè da quando gli scambi che hanno portato ad un rimbalzo delle azioni value si sono ridotti, ma solo temporaneamente. Nelle fasi di mercato precedenti c’era stata un’insolita convergenza di opinioni sull’oro e i titoli difensivi, seguita da scommesse sui titoli ciclici e da un irripidimento della curva dei rendimenti. Adesso, quella convergenza sembra essere finita, ed alcune banche come JPMorgan sono tra le più rialziste di Wall Street. Lo S&P500, per esempio, è previsto per fine anno a quota 4.400, rispetto alla previsione mediana di 4.100 data dalle altre banche in occasione di un sondaggio di Bloomberg.

Non mancano molti pessimisti. Bank of America e Citigroup prevedono entrambe che lo S&P500 tornerà a 3.800 entro la fine di dicembre. Gli strateghi della BofA guidati da Savita Subramanian hanno avvertito di “ritorni anemici avanti”, in una nota di questo mese, mentre un team di Citigroup guidato da Tobias Levkovich cita aspetti negativi come le valutazioni elevate e il potenziale per la Federal Reserve di ridurre gli stimoli entro la fine dell’anno.

“Sebbene l’aumento dei rendimenti del Tesoro abbia contribuito a inclinare il campo di gioco a favore degli asset value, è improbabile che questo diventi un fattore positivo per le azioni fino a quando il decennale non raggiungerà stabilmente il 2,50%”, ha affermato Kolanovic. Guardando al futuro, Kolanovic ha affermato che la leadership nei mercati azionari globali potrebbe spostarsi dagli Stati Uniti verso altri continenti. “Poiché gli Stati Uniti sono in vantaggio con la ripresa dal coronavirus, probabilmente sono più forti in questo momento, ma nella seconda metà dell’anno potrebbero lasciare il passo ad Europa, Giappone e mercati emergenti”.

Nella lettera agli investitori (che viene trasmessa una volta al mese), Kolanovic ha affermato che il suo team di asset allocation probabilmente aggiungerà ai portafogli asset alternativi, come private equity e private credit, hedge fund, strategie sistematiche e proprietà immobiliari. Inoltre, i flussi di azioni saliranno a circa 2 miliardi di USD al giorno, raddoppiando la media di circa 1 miliardo al giorno del primo trimestre dell’anno.

Il mercato del petrolio è visto come fragile attualmente, con il greggio intorno ai 60-65 USD e senza validi spunti. Molti consulenti che operano nel trading di materie prime entrano ed escono di continuo, e ci sono molti strike di opzioni intorno a 60 USD. Tuttavia, l’opinione di JPMorgan è che il petrolio si muoverà significativamente più in alto nel breve termine, grazie al ritorno “in grande stile” della domanda.

Prospettive economiche, Europa e Cina in vantaggio sugli Stati Uniti. Grazie al Recovery Fund

Secondo Maurizio Novelli di Lemanik, le politiche di sostegno all’economia erogate da Europa e Cina offrono prospettive decisamente migliori rispetto a quelle americane, che sono basate esclusivamente su debito. Il +18% del Pil cinese è un gioco di numeri: il Pil reale è scivolato sotto il 6%.

“Le politiche fiscali di sostegno all’economia erogate da Europa e Cina presentano un moltiplicatore fiscale decisamente migliore rispetto a quello americano perché sono basate su investimentiLEuropa ha un progetto fiscale come il Recovery Fund, mirato a sostenere gli investimenti per la transizione ecologica e la spinta sulla digitalizzazione. La Cina ha finanziato una politica fiscale mirata sulle infrastrutture con il piano “Urbanisation 2”. Gli Stati Uniti, invece, hanno finora speso 25 punti di Pil per erogare soltanto aiuti e sussidi a chi stava per fallire, ma non hanno ancora deliberato un piano strategico di sostegno durevole alla crescita e rischiano di ricadere in recessione non appena si esauriranno i sussidi erogati dall’ultimo piano fiscale di dicembre 2020”. È questa l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund.

Il trend dell’economia mondiale ha aperto la fase di riassorbimento della perdita subita dal Pil nel corso del 2020. Al fine di rendere più eclatanti le cifre del recupero, la pubblicazione dei dati avviene confrontando i dati di oggi con quelli del marzo 2020, momento che ha coinciso con il culmine della caduta del Pil internazionale. Misurando le cose in questo modo, il Pil cinese è cresciuto del 18%, ma in realtà la crescita cinese tendenziale è scivolata sotto il 6% alla fine del primo trimestre di quest’anno. Europa e Giappone si stanno agganciando alla fase di ripresa del Pil mondiale, ma il recupero è meno significativo e più tardivo rispetto a Cina e Stati Uniti. L’economia Usa è in fase di recupero grazie agli stimoli fiscali erogati, pari al 25% del Pil, ma l’attuale rimbalzo è esposto a ricadute nel secondo semestre e gli Stati Uniti sono oggi l’area che offre incertezze maggiori riguardo al ciclo dell’economia.

Nel frattempo i rischi finanziari nel sistema continuano a crescere inesorabili e le vulnerabilità emergono un pò ovunque in modo sempre più preoccupante. Il leverage per acquistare asset finanziari americani è ai massimi storici. Gli investitori privati hanno accumulato un debito di 950 miliardi di dollari per acquistare azioni a leva (quasi il 5% del Pil). Sommando questa leva a quella degli hedge fund, che gestiscono 3,5 trilioni di dollari, con una leva prudenziale stimata di due (Archegos era a 5 volte), arriviamo a oltre 4 trilioni di dollari, ovvero il 20% del Pil, senza tener conto della leva nel private equity e nel real estate.

Maurizio Novelli

“Il debito del settore privato è ai massimi di sempre e ci vorrà certamente altro debito per finanziare la crescita, ma guardando a quello che succede nei bilanci delle principali banche americane, si evince che il credito all’economia è ora in netta contrazione. È evidente che la crescita attesa dovrebbe basarsi prevalentemente sull’espansione del bilancio pubblico, dato che il settore privato è troppo indebitato per espandere ancora il debito. È proprio su questo punto fondamentale che si è aperto uno scontro feroce tra Democratici e Repubblicani: i primi vorrebbero finanziare la spesa con l’aumento delle tasse sulla corporate America e sulle fasce più ricche, mentre i secondi vorrebbero far finanziare il nuovo debito alla Fed con un perenne Quantitative Easing. Da come l’America deciderà di finanziare il proprio debito dipenderà il futuro del dollaro, dei Treasuries e anche della borsa Usa, ma sarà di fondamentale importanza anche per l’economia e per i futuri equilibri finanziari mondiali”, conclude Novelli.

In Europa c’è molto più valore di quanto si creda. Imprese fiduciose e bassi livelli di scorte

Secondo Andrea Scauri di Lemanik, le azioni value beneficiano delle valutazioni ben al di sotto della media di mercato e del forte sottopeso nei portafogli globali.  

Value ed Europa hanno sotto-performato per anni, ma con l’aspettativa di una crescita economica in sincronia con tassi mai visti negli ultimi decenni e una ripresa dell’inflazione la parte più ciclica dei mercati potrebbe godere di performance molto forti. Il value beneficia delle valutazioni ben al di sotto della media di mercato e del forte sottopeso nei portafogli globali e la leva operativa di queste società rimane piuttosto elevata, consentendo un forte aumento dei profitti qualora i ricavi iniziassero a salire. Probabilmente c’è molto più valore in Europa di quanto si percepisca attualmente”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

I mercati azionari europei sono saliti nelle scorse settimane nonostante la lentezza del lancio dei vaccini e nuove restrizioni, ma con l’attività industriale che continua a dipingere un quadro positivo, condizioni finanziarie favorevoli, elevata fiducia delle imprese e livelli di scorte ancora bassi. I mercati asiatici sono stati deboli, mentre i mercati azionari americani hanno registrato performance miste. L’Italia ha sovra-performato, continuando a beneficiare dell’effetto Draghi e del significativo impatto positivo delle misure della Bce, che hanno portato a un’ulteriore riduzione del costo di finanziamento del debito pubblico, arrivato a un nuovo minimo storico. Questo trend è destinato a continuare grazie a una forte riduzione del rischio politico e al pieno sostegno a Draghi da parte dei principali partiti politici per attuare efficacemente il Recovery Fund.

La volatilità dei mercati globali è scesa ulteriormente. Le materie prime hanno corretto leggermente e i tassi d’interesse sono saliti negli Usa, con il rendimento del Treasury a 10 anni che è salito di +31bps all’1,71%, un irripidimento della curva e un aumento del tasso d’inflazione previsto.

“Riteniamo che questo movimento si spieghi, da un lato, con la prospettiva sempre più probabile di una fine della pandemia e, dall’altro, con le consistenti emissioni di debito pubblico, che devono essere monitorate attentamente perché potrebbero portare a una volatilità a breve termine sui mercati, alla luce del significativo deficit statunitense”, sottolinea Scauri. “Continuiamo a credere che la Fed non abbia altra scelta che aumentare gli acquisti di buoni del tesoro, monetizzare il debito e, se necessario, utilizzare altre misure di politica monetaria a sua disposizione”.

Il differente ritmo di vaccinazione si traduce in divergenti prospettive di crescita: da un lato Usa e Uk, che stanno già pianificando le fasi di riapertura delle loro economie, dall’altro l’Europa, in ritardo. A livello fiscale, gli Usa sono stati estremamente aggressivi per la quantità di stimoli approvati. L’Europa ha dato segni di unità con il risultato storico del Recovery Fund, ma la percezione del mercato è che abbia fatto meno rispetto agli Usa.

Il margine di sorpresa del mercato americano resta molto limitato, mentre a livello europeo la percezione del mercato è peggiorata a causa della risposta alla pandemia frammentata e il consenso è rimasto negativo nonostante i dati effettivi siano migliori delle aspettative. Questi aspetti sono evidenti nel Citi Economic Surprise Index (CESI), che misura il livello di sorpresa dei dati rispetto alle aspettative del mercato. I dati macroeconomici americani sono risultati forti ma sono ancora al di sotto delle aspettative del mercato e il CESI americano è in costante diminuzione. Ciò significa che le aspettative sono aumentate al punto che anche i dati più forti vengono percepiti come insoddisfacenti. Al contrario, questa visione è stata opposta in Europa, dove il CESI è in rialzo e si sta nuovamente avvicinando ai massimi visti in precedenza.

“Se le notizie negative si interromperanno e il sentiment diventasse più positivo, potrebbe esserci una sovra-performance sostenuta delle azioni europee”, conclude Scauri.

Lemanik presenta il fondo che punta sui campioni dei listini europei

Lemanik European Special Situations investe su un ristretto numero di aziende europee con forti prospettive di rivalutazione a medio termine. Valore della quota a +17.63% da gennaio 2021 e +40% rispetto ai massimi pre-Covid.

Comunicato stampa – 23 marzo 2021 – Lemanik Asset Management amplia la propria offerta commerciale con il comparto Lemanik European Special Situations, un fondo azionario europeo che si concentra su un ristretto numero di titoli con prospettive di crescita elevate nel medio periodo.

Il fondo, che ha ridisegnato la strategia di investimento a fine 2019 ed è stato affidato al gestore Andrea Scauri, segue un approccio fondamentale con una logica di ritorno assoluto e ha l’obiettivo di individuare aziende con modelli di business e valutazioni tali da poter generare valore superiore agli indici di mercato, indipendentemente dall’approccio value o growth e dalla capitalizzazione di mercato. Come è accaduto con titoli come Westwing Group, società di e-commerce che ha prodotto una plusvalenza del 400%, la biotech Vivoyron Therapeutics (+300%) o i software per i big data di Exasol (+400%).

Il fondo ha registrato una performance del 17.63% dall’inizio del 2021, con un incremento del valore della quota del 40% rispetto ai massimi pre-Covid.

«La selezione dei titoli segue un approccio esclusivamente bottom-up, senza vincoli settoriali o geografici», spiega Scauri, «e la rotazione di portafoglio è molto bassa, perché vogliamo beneficiare in pieno della rivalutazione dei titoli scelti. Ogni posizione viene monitorata e rivista settimanalmente, sia in termini di performance sia attraverso il contatto diretto con il management dell’azienda, per seguire al meglio l’evoluzione del business di riferimento».