Maggio 31, 2026
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Azioni, Bond & Valute

Andrea Scauri: nel 2021 l’healthcare potrebbe rendere meno dei titoli industriali o finanziari

Per le Big Pharma il vaccino a prezzo di costo comporterà pochi profitti. Le prospettive di ripresa nel 2021 restano positive.

«Se nei primi mesi del 2021 proseguirà la rotazione dei portafogli dai titoli a crescita elevata (growth) a quelli con buoni fondamentali ma sottovalutati (value), il settore dell’healthcare potrebbe sottoperformare in generale il settore più ciclico del mercato, rappresentato ad esempio dagli industriali o dai finanziari», sostiene Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Dividend Preservation. «Al contempo, la vittoria dei democratici in Georgia potrebbe mitigare questa rotazione e quindi il settore healthcare potrebbe beneficiare in parte dei temi più vicini all’agenda di Biden».

Pensare che i titoli farmaceutici possano produrre facili guadagni trainati dai vaccini anti Covid19 potrebbe quindi rivelarsi una pericolosa illusione – spiega Scauri – perché nel 2020 il tema del vaccino ha sostenuto soprattutto quei titoli come Biontech o Moderna che avevano il vaccino stesso come core business, con produzione e commercializzazione affidate a terzi. Diverso il discorso per le big pharma come Pfizer, Sanofi o AstraZeneca: in questi casi, la produzione non comporterà profitti se non in maniera molto limitata, perché il prodotto sarà venduto a un prezzo molto vicino a quello di costo. Il beneficio arriverà soprattutto a livello reputazionale, anche perché questi giganti farmaceutici hanno un portafoglio di prodotti molto ampio e la parte di business legata al coronavirus è soltanto una piccola parte dell’intera offerta.

«Allargando l’orizzonte, i vaccini in corso di lancio e la graduale eliminazione delle restrizioni di viaggio nel corso dell’anno potrebbero portare a una normalizzazione della situazione sanitaria e a uno slancio molto positivo degli utili», aggiunge Scauri, «e, nonostante il recente forte rally, le ragioni per rimanere più costruttivi sul mercato restano invariate: la politica monetaria e fiscale continuerà a essere accomodante nei prossimi mesi e le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi d’interesse nel 2021; le valutazioni azionarie sono più appetibili delle obbligazioni; e gli utili nel 2021 potrebbero sorprendere al rialzo e tornare a livelli pre-Covid, considerando che i recuperi sono tipicamente più forti delle recessioni. Del resto, nel rimbalzo post-lockdown abbiamo assistito a un grande appetito dei consumatori, in parte alimentato dai risparmi accumulati durante il blocco».

Euforia ingiustificata sui mercati azionari Usa. Maurizio Novelli: colpa degli algoritmi

La seconda ondata di Covid-19 aumenta sensibilmente il rischio di una doppia caduta del ciclo. I dati “aggiustati” su consumi, disoccupazione e produzione Usa rendono positivo un contesto che non lo è.

“La seconda ondata di Covid-19 sta producendo ulteriori danni sensibili all’economia di Europa e Stati Uniti e aumenta sensibilmente il rischio di una doppia caduta del ciclo nonostante l’euforia speculativa sui mercati finanziari. I motivi alla base del comportamento euforico potrebbero trovare una spiegazione nell’elevata presenza di strategie passive basate sull’uso di algoritmi che non comprendono la realtà”. È l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund.

L’intelligenza artificiale non si fa molte domande sui dati macro recentemente pubblicati dal governo americano. Appare alquanto strano che le vendite retail siano in forte espansione (+5,8% su base annua vs il 3,5% del 2019) mentre si assiste a un aumento della disoccupazione, a un calo significativo della fiducia dei consumatori, a un aumento della propensione al risparmio e a una contrazione del credito al consumo. Ma andando in profondità nell’analisi si scopre che il governo americano ha modificato il calcolo dell’effetto di destagionalizzazione di questo dato proprio questa primavera, procurando una forte distorsione di calcolo di un dato che rappresenta circa il 70% del Pil. I macroeconomisti sanno che questo dato è distorto e non riflette la realtà delle cose ma le macchine, dotate di intelligenza artificiale, non lo sanno. Nella realtà i consumi calcolati dal real consumer spending sono giù di circa il 3,5%.

Un altro punto è che durante lo scoppio della crisi i disoccupati negli Stati Uniti hanno raggiunto la cifra di circa 27 milioni. Nel mese di aprile il governo americano ha introdotto dei piani separati di sostegno alla disoccupazione. A questo punto il governo federale ha iniziato a far confluire in questi programmi tutti i lavoratori che erano considerati disoccupati per motivi temporanei, facendoli così uscire dalle statistiche ufficiali della disoccupazione. Grazie a questo meccanismo il dato ufficiale sulla disoccupazione Usa è sceso a sei milioni di disoccupati, ma i disoccupati considerati temporanei sono ancora 16 milioni, evidenziando dunque una disoccupazione totale di circa 22 milioni. Anche in questo caso, gli economisti conoscono benissimo la reale situazione in cui versa il mercato del lavoro Usa ma per l’intelligenza artificiale conta solo il dato ufficiale.

I dati sugli ordini di beni durevoli sono un altro indicatore molto importante sulla tendenza del settore manifatturiero e dei consumi. L’analisi statistica dei dati pubblicati negli ultimi due anni evidenzia uno scostamento medio al rialzo del 47% tra il dato mensile preliminare e la sua revisione definitiva, che avviene un mese dopo la sua pubblicazione. Purtroppo la revisione non interessa quasi a nessuno e tutti sono attenti solo al dato preliminare che è quasi sempre sopravvalutato.

“Questi sono solo alcuni casi che evidenziano come sia facile trasformare un dato per renderlo migliore di quello che sembra e come le macchine siano vulnerabili a facili interpretazioni”, sottolinea Novelli. “Se ci si trova in un apparente contesto positivo in cui la disoccupazione scende rapidamente, i consumi salgono a ritmi molto più alti dello scorso anno, il governo federale eroga uno stimolo fiscale di 15 punti di Pil e la Fed inietta una colossale massa di liquidità nel sistema, è evidente che il modello quantitativo interpreta tutti questi dati in modo estremamente positivo. Poco importa se lo stimolo fiscale e monetario non serve a un rilancio dell’economia ma è solo finalizzato a impedire l’insolvenza del sistema, anche in questo caso è solo il dato che conta e non la sua interpretazione. La macchina, dotata di intelligenza artificiale, vede tutti questi stimoli come denaro pronto a sostenere investimenti nell’economia reale, uno scenario a cui poi si aggiunge di questi tempi il tema del vaccino”.

Il problema è che le persone si chiedono se quello che vedono corrisponde alla realtà perché hanno sensazioni di benessere o malessere che dipendono dal loro stato personale, mentre l’approccio quantitativo prende il dato per quello che è. Guardando le cose da questo punto di vista, appare abbastanza chiaro come mai ci sia una spinta così forte verso la gestione passiva e quantitativa da parte dell’industria finanziaria americana, mentre si tenda a ridimensionare l’approccio analitico/discrezionale, che di norma si fa troppe domande in un mondo che deve avere solo certezze. Ma se i comportamenti delle persone sono difficili da gestire e spesso producono crisi e rivoluzioni, anche i comportamenti dei modelli quantitativi sono esposti a fallacità.

La crisi dei mutui del 2008 è stata anche creata dall’uso di modelli quantitativi fuorvianti sull’effettivo rischio contenuto nei Mortgage Backed Securities (titoli garantiti da ipoteche su immobili). I risultati dei modelli dipendono sempre dai dati che gli si vuole fornire e oggi la situazione non è diversa rispetto al passato. Un altro fattore che accentua il rischio è la velocità di reazione con la quale le macchine, tutte assieme, inviano gli ordini al mercato e come il mercato venga privato della liquidità in pochi secondi. Molti modelli di gestione quantitativa si basano sul concetto di volatilità o sullo scostamento medio di prezzo. Se c’è un’anomalia nella rilevazione di tali dati gli algoritmi interrompono l’attività in attesa di nuove istruzioni e il mercato entra in totale blocco. Questo è spesso il motivo che procura i flash crash, repentine cadute nel vuoto delle quotazioni, che inducono i sistemi operativi a bloccare le contrattazioni. I ribassi sono dunque più ampi e violenti e per gli investitori è praticamente impossibile uscire dal mercato in tali condizioni, dato che la liquidità sparisce e le perdite si ampliano troppo per essere accettate.

L’attuale rischio di liquidità è sottostimato da quasi tutti i modelli quantitativi. Le banche centrali devono dunque intervenire per cercare di risolvere il problema ed evitare il default del sistema, ma soprattutto devono fare in modo che i soldi che sono investiti sui mercati rimangano investiti per sempre. Questo meccanismo tende a generare la percezione che il sistema sia protetto da qualsiasi rischio e induce gli investitori ad accentuare la predisposizione al rischio, disertando gli investimenti nei safe asset, che vengono acquistati dalle banche centrali per concentrare sempre più le posizioni sugli asset di rischio. Ma più si alimenta questo fenomeno e maggiore è il rischio a cui si espone il sistema se qualcosa va storto.

Maurizio Novelli

“Finora siamo riusciti a superare le crisi finanziarie con costi sempre maggiori per l’economia reale e sempre minori per l’industria finanziaria, dato che i salvataggi sono sempre stati sulle spalle di chi paga le tasse. Inoltre, non possiamo ignorare che da ogni crisi si è ripartiti con maggiore debito e maggiore leverage di prima per finanziare una crescita sempre più debole”, conclude Novelli. “Il punto ora è capire se i consumatori degli Stati Uniti saranno disposti ad aumentare ulteriormente il loro indebitamento oltre gli attuali livelli o se si entrerà in una fase di contenimento del debito e di deleverage”.

Mario Cribari: senza la BCE, debito italiano coerente con un rating “B”

Il debito mostruoso dell’Italia non giustifica tassi a 10 anni così bassi. I mercati stanno anticipando troppo presto il ritorno alla normalità che si verificherà solo nel 2022, mentre i mercati azionari hanno pochi spazi di rialzo e sono esposti al rischio di una correzione significativa.

 “Le aspettative sul futuro sono quelle di una ripresa economica forte la cui durata dipenderà però dalla strutturalità degli stimoli fiscali. Questo sarà accompagnato da una probabile fine della deflazione che, se associato al controllo sui tassi di interesse, condurrà al ritorno di moda dei real asset. Le valute dei paesi più a rischio, col debito più alto e fondamentali traballanti, andranno incontro a svalutazione, a favore di quelle dai fondamentali più forti”, spiega Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

Italia e Svizzera rappresentano i casi estremi di questo scenario. La prima è artificialmente tenuta in vita dalla Bce, visto che con l’indebitamento mostruoso che sta accumulando dovrebbe avere un rating non superiore a “B” e quindi un rendimento a 10 anni ben superiore a quello attuale irrisorio. All’opposto c’è la Svizzera, che pur di restare nella comfort zone della tripla A preferisce adottare restrizioni Covid-19 più leggere. Non meraviglia quindi che il franco non si schiodi dal suo valore di forza anche in momenti favorevoli. A rischio strutturale anche il dollaro, la cui supremazia assoluta potrebbe essere messa in dubbio”.

Secondo Cribari, i mercati stanno anticipando troppo in fretta un ritorno alla normalità che, nella migliore delle ipotesi, si verificherà solo nel 2022. Tra i rischi principali ci sono quelli legati alla respirazione artificiale con cui si tengono in vita alcuni Stati e aziende in difficoltà, al ridimensionamento valutario anche del dollaro e a frequenti flash crash azionari, cioè crolli improvvisi dei prezzi dei titoli amplificati dai sistemi di trading automatizzato. Finora, i mercati sono saliti grazie agli interventi-ponte di stati e banche centrali, nell’aspettativa che il peggio per la pandemia fosse finito e che un vaccino sarebbe presto arrivato. La velocità di inoculazione e accettazione di questi ultimi non è tuttavia così scontata e alcuni interventi strutturali di lungo termine sono lontani dalla loro implementazione. Due casi per tutti: il recovery fund europeo, per il quale passerà molto tempo prima che venga effettivamente messo in atto, e il nuovo stimolo fiscale americano, ancora non pervenuto nel penoso teatrino politico in atto nel paese. 

“I mercati azionari hanno sperimentato da marzo 2020 uno dei migliori rally degli ultimi 45 anni, sottolinea Cribari. “Vi sono tuttavia una serie di elementi che depongono in favore di una correzione significativa. Al rischio economico e pandemico si aggiunge in effetti un livello di compiacenza molto alto, valutazioni ai massimi storici, aspettative sulla crescita degli utili abbondantemente a doppia cifra e un livello di speculazione retail simile a quanto visto nel 1999. Il rapporto prezzo-utili si trova il 25% sopra la media storica degli ultimi 25 anni su stime degli utili globali per il 2021 già molto elevate (crescita tra il 20% e il 35%). La correlazione inversa tra tassi e multipli spiega in parte tale eccesso e, se tutto va bene, le aspettative sugli utili potrebbero anche essere confermate. Ciò non lascia tuttavia spazio a errori o, d’altra parte, a significativi potenziali di rialzo”.

Il livello di partecipazione del segmento retail in questo momento è molto alto. L’euforia legata a una serie di Ipo (Initial public offering) delle ultime settimane dell’anno (Airbnb, Snowflake, Doordash, Palantir), con rialzi vicini o superiori al 100% nel primo giorno di quotazione, riporta la memoria al boom delle dot-com. Questa situazione rischia di provocare, anche per un nonnulla, dei flash crash violenti sui mercati. Ciò non toglie che nel contesto attuale vi è una necessità implicita per i gestori di dover assumere livelli crescenti di rischio a cui consigliamo però di affiancare strumenti di protezione dinamica.

Mario Cribari

“Un mix bilanciato tra titoli growth e value e tra difensivi e ciclici resta la nostra strategia per il 2021”, conclude Cribari. “Più nel dettaglio, sono interessanti gli emergenti di qualità, in ambito sia azionario che obbligazionario. Un occhio di riguardo particolare va alla Cina, pronta a scalfire definitivamente la supremazia americana a livello economico, tecnologico e finanziario. A livello settoriale puntiamo invece su tematiche come difesa, sicurezza, tecnologia innovativa, farmaceutica e biotecnologia, nuovo consumo asiatico e occidentale, sostenibilità ambientale. Sull’obbligazionario restiamo sotto-ponderati, mentre stiamo aumentando la componente di materie prime, infrastrutture e oro”.

La doppia vittoria democratica in Georgia farà aumentare la volatilità sulle Borse Usa

La spallata dei democratici potrebbe accelerare da rotazione dai titoli growth del Nasdaq a quelli value degli indici Dow Jones e Russell 2000. Il programma di stimolo fiscale di Biden potrebbe spingere in alto i tassi Usa.

Dopo lo storico risultato di Raphael Warnock, che ha battuto Kelly Loeffler diventando il primo senatore afroamericano eletto in Georgia, Ossoff si è imposto su Perdue per poche migliaia di voti in un risultato incerto fino alla fine. Anche il Senato degli Stati Uniti passa così sotto il controllo dei Democratici.

I candidati democratici avevano bisogno di battere entrambi i senatori repubblicani per conquistare anche l’altro ramo del Congresso, dopo aver confermato lo scorso 3 novembre la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. «La sorprendente doppia vittoria dei democratici nelle elezioni per i due seggi cruciali della Georgia al Senato potrebbe generare volatilità sul mercato azionario americano», afferma Andrea Siviero, Investment Strategist di Ethenea Independent Investors. «Dopo le elezioni di novembre, i mercati hanno reagito positivamente alla prospettiva di un Presidente democratico e un Congresso diviso, che avrebbe impedito all’amministrazione Biden di varare alcuni dei provvedimenti più controversi, come la retromarcia sui tagli delle tasse per le imprese o l’introduzione di norme antitrust più severe. Uno scenario che era già prezzato nelle previsioni di mercato».

Andrea Siviero

La nuova affermazione dei democratici adesso dovrebbe spingere la volatilità sui mercati e la notizia positiva di uno stimolo fiscale più generoso potrebbe essere annullata dai rischi di un aumento delle tasse sulle imprese. La spallata dei democratici, padroni della presidenza e di entrambe le camere, potrebbe spingere i titoli ciclici e ampliare la rotazione dalle azioni growth, che caratterizzano soprattutto il Nasdaq, a quelle value, tipiche del Dow Jones e delle piccole e medie aziende dell’indice Russell 2000, dato che il programma di stimolo di Biden è finalizzato alla ripresa economica e al sostegno dei settori ciclici. Inoltre, è possibile una risalita dei tassi dei titoli di Stato Usa, legata alle attese per uno stimolo fiscale più ampio e a un incremento delle emissioni pubbliche.

Con l’equilibrio 50 a 50 al Senato, il voto decisivo spetterà al nuovo vicepresidente Kamala Harris. Per far passare i provvedimenti più divisivi, i democratici dovranno assicurarsi che la compagine dei loro senatori rimanga compatta e questo crea comunque qualche incertezza, che si rifletterà nell’andamento dei mercati.

Andrea Scauri: consolidamento bancario e investimenti green sono i temi di piazza affari del 2021

Borsa italiana, tra i titoli più interessanti, Anima su tema M&A bancario, Enel per le utilites, Fineco, Nexi per la digitalizzazione, Danieli e Fcs per la componente ciclica. Le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi di interesse nel nuovo anno.

“Ci aspettiamo che la politica monetaria e fiscale continui a essere accomodante nei prossimi mesi, e quindi riteniamo che le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi di interesse nel 2021. In questa fase, le valutazioni azionarie sono più appetibili delle obbligazioni e gli utili nel nuovo anno possono sorprendere al rialzo e tornare a livelli pre-Covid. A livello settoriale, puntiamo su ciclici, rinnovabili e temi legati alla digitalizzazione”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

I risultati incoraggianti del vaccino contro il Covid-19 e la fine dell’incertezza intorno alle elezioni americane hanno portato a un forte rimbalzo del mercato a novembre e un consolidamento nel mese di dicembre. I nuovi vaccini e le aspettative di ripresa economica hanno portato a una rotazione dai titoli growth a value, a beneficio dei settori più colpiti dalla pandemia, in particolare i settori bancario, assicurativo, petrolifero e automobilistico, mentre a sottoperformare sono stati l’healthcare, il food e il settore delle utilities. L’aumento della propensione al rischio, la continua ricerca di rendimenti da parte degli investitori e il ruolo chiave della Bce hanno fatto scendere il rendimento dei titoli a 10 anni al minimo. La volatilità del mercato si è significativamente ridotta, con l’indice Vix che è sceso dal 42% a circa 22. Le materie prime sono salite, in particolare il petrolio e il rame. L’oro è invece sceso, dato che i progressi compiuti con i vaccini hanno portato a un aumento della propensione al rischio, con gli Etf di metalli preziosi che hanno registrato consistenti deflussi dopo i livelli record di ottobre.

“In un contesto come questo, nelle nostre scelte di investimento siamo diventati più positivi su settori legati alla componente ciclica dell’economia, mentre continuiamo a rimanere sui settori più esposti agli investimenti che saranno finanziati dai piani europei – vedi utilities legate al tema delle rinnovabili, infrastrutture, pagamenti digitali – e a tendenze strutturali come la digitalizzazione”, sottolinea Scauri. “Auspichiamo che l’opportunità legata all’utilizzo dei recovery fund sia mirata a uno sviluppo infrastrutturale e tecnologico del paese, accelerando gli investimenti già parzialmente in essere”.

“Il tema del consolidamento bancario a livello domestico sarà un tema del 2021. Vediamo Anima come principale beneficiario, in maniera indiretta, di un’ipotetica fusione fra Banco Bpm e Bper. Questo alla luce della possibile, successiva fusione fra Anima e Arca, con importanti sinergie sia a livello di top line, sia di costo. La nomina del nuovo Ceo di Unicredit sarà fondamentale per definire la nuova strategia della banca. La possibile fusione con Monte dei Paschi avverrà comunque, a nostro avviso, solo a condizioni di non intaccare il capitale della banca. Questo elemento e lo standing del nuovo Ceo saranno fondamentali per ricostruire l’equity story presso gli investitori, sia italiani sia esteri, a fronte di una valutazione che ci sembra eccessivamente penalizzata”.

A livello di singoli nominativi, la posizione sulle utilities si concentra su Snam, dove si attende un re-rating sul tema green e sull’idrogeno in particolare. Resta un’ampia esposizione nei confronti di Enel, sulla scia del nuovo piano appena presentato, della piena visibilità sui dividendi e degli investimenti sulle energie rinnovabili. I principali titoli industriali in portafoglio si concentrano sui nomi tecnologici/pagamenti digitali/digitalizzazione, ovvero, Nexi, Stm e Reply. Fca è, a nostro avviso, molto interessante alla luce del dividendo straordinario e della valutazione post-fusione con Peugeot.

Tra i finanziari, Anima (per i motivi citati in precedenza) e Fineco. Tra i nomi small e mid-cap, il focus è su Danieli, sulla scia delle aspettative di ordini in entrata per nuovi impianti legati alla sostituzione degli altiforni ad alto inquinamento nell’industria siderurgica con impianti a tecnologia green, dove la società è leader di mercato a livello mondiale. Dopo il fallimento del piano di conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie, con contestuale pagamento di un dividendo straordinario, c’è fiducia che tale piano possa essere rimesso in atto, a condizioni diverse e più interessanti.

Volker Schmidt: nel 2021 ancora volumi record di obbligazioni. Yen in crescita grazie al RCEP

Nel 2020, le banche centrali hanno acquistato obbligazioni in volumi record, consentendo di recuperare velocemente le perdite registrate nei portafogli obbligazionari a marzo 2020. Secondo Ethenea, queste misure di politica monetaria non sono prive di conseguenze negative per gli investitori.

Nel 2020, le banche centrali hanno acquistato obbligazioni in volumi record. Ciò ha consentito di recuperare piuttosto velocemente le drammatiche perdite di prezzo registrate nei portafogli obbligazionari a marzo 2020 a seguito della diffusione della pandemia di coronavirus. Per quanto positive possano apparire inizialmente, queste misure di politica monetaria non sono prive di conseguenze negative per gli investitori, poiché la montagna di obbligazioni con rendimento negativo ammontava già a fine novembre a 17,5 trilioni di dollari statunitensi, con un aumento del 50% dall’inizio dell’anno. 

Di conseguenza, l’anno prossimo ci saranno meno opportunità nell’universo obbligazionario. Ciononostante, l’attuale portafoglio di Ethna-DEFENSIV è solidamente ancorato al nucleo di obbligazioni societarie e governative di alta qualità, nonchè ad un equilibrato mix di titoli obbligazionari del segmento high-yield, al fine di poter generare un rendimento interessante.

Per rifinanziare le varie misure di sostegno fiscale, nel 2021 gli emittenti governativi e sovranazionali rilasceranno ancora una volta volumi record di obbligazioni. Al contempo, le banche centrali continueranno a garantire bassi costi di finanziamento attraverso i loro programmi di acquisto. Tuttavia, poiché i principali emittenti di obbligazioni corporate disporranno ancora della considerevole riserva di liquidità accumulata da marzo 2020, non avranno bisogno di ulteriore sostegno da parte delle banche centrali.  Di conseguenza, il volume delle emissioni in questo sotto-segmento diminuiranno probabilmente di anno in anno.

Nel complesso, si può affermare con certezza che i prezzi dei titoli sovrani e corporate continueranno a beneficiare dei continui acquisti delle banche centrali nel 2021, anche se è improbabile che queste ultime ne abbiano bisogno.

In aggiunta ai titoli obbligazionari, che costituiscono una fonte di stabilità, anche le valute dovrebbero contribuire alla performance positiva del fondo nel 2021. A tal proposito, l’anno prossimo ci concentreremo in modo particolare sullo yen giapponese. La valuta nipponica, infatti, dovrebbe essere sostenuta dalla nuova zona di libero scambio asiatica RCEP (“Regional Comprehensive Economic Partnership“), recentemente istituita, che è diventata in un colpo solo la più grande zona di libero scambio del mondo. Secondo le stime del rinomato Peterson Institute for International Economics (PIIE), gli Stati membri beneficeranno di un aumento del PIL totale annuo di 200 miliardi di dollari a partire dal 2030, il 25% circa del quale sarà realizzato dal Giappone. Nel lungo termine, questo dovrebbe aumentare gli investimenti nell’economia giapponese in generale, portando ad un apprezzamento dello yen.

Anche l’oro dovrebbe presto riprendersi dalla sua attuale fase di momentanea debolezza. Di recente abbiamo ridotto la nostra posizione in oro in Ethna-DEFENSIV, ma prevediamo un futuro aumento della nostra esposizione. Riteniamo che anche molti investitori abbiano recentemente operato in modo simile, e che aumenteranno nuovamente le loro posizioni quando i prezzi saranno più bassi.

Ulteriori tagli dei tassi d’interesse da parte di singole banche centrali, ad esempio da parte della Bank of England, potrebbero favorire questo scenario.

Outlook mercato azionario 2021, previsioni di crescita promettenti per il primo semestre

Nel 2020 si sono registrati buoni  rialzi delle quotazioni, ma secondo Michael Blümke e Christian Schmitt (entrambi senior fund manager di Ethenea) lo scenario positivo sembra non sia stato ancora totalmente prezzato dai mercati.

Secondo Michael Blümke (senior fund manager di Ethenea), il contesto macroeconomico attuale, con un mercato che non ha ancora espresso completamente i propri margini di miglioramento, dovrebbe essere favorevole agli asset di rischio almeno per il primo semestre dell’anno. La prevista vaccinazione della popolazione contro il Covid-19, unita al continuo e forte sostegno della politica fiscale e monetaria, potrebbero addirittura portare ad una sorprendente crescita globale. Pertanto, nonostante i rialzi delle quotazioni già registrati nel 2020 e l’attuale sentiment, a tratti euforico, si ritiene che questo scenario positivo non sia stato ancora totalmente prezzato.

Naturalmente, sono diversi i fattori che potrebbero ribaltare questo andamento sostanzialmente positivo. Per questo motivo è importante seguire da vicino la crescente controversia in merito al pacchetto fiscale europeo e i negoziati relativi al suo omologo statunitense, gli annunci delle banche centrali e, soprattutto, il contenimento della pandemia. Un interessante combinazione di diverse asset class rimane quindi l’approccio più giusto, mantenendo un elevato grado di gestione del rischio dell’asset class azionaria, ossia quella più promettente anche nel 2021.

Con un mix di titoli tecnologici growth-oriented e società cicliche che presentano una performance particolarmente buona dopo una recessione, il portafoglio è ben equipaggiato per questa fase del ciclo economico. Rimane il sovrappeso in azioni statunitensi, ed a fronte delle previsioni di crescita sempre più promettenti dei mercati emergenti, si sta destinando parte del portafoglio azionario anche a queste aree geografiche, ma utilizziamo principalmente gli indici.

In relazione al portafoglio di Ethna-AKTIV, alla luce del contesto di tassi d’interesse ancora molto bassi e di premi di rischio tradizionalmente contenuti le obbligazioni societarie stanno diventando meno importanti. Tuttavia, i programmi di acquisto delle banche centrali continueranno ad essere di supporto, pertanto ci si possono ancora aspettare rendimenti relativamente modesti ma stabili. I profitti derivanti da un’ulteriore riduzione degli spread saranno probabilmente compensati da tassi d’interesse in leggero aumento quando si verificherà la prevista ripresa economica. La scadenza media del portafoglio obbligazionario rimarrà in un intervallo di 5-6 anni.

Le valute possono essere utilizzate per distribuire il rischio. Il dollaro statunitense non è più la prima scelta per una possibile fase di crescita globale sincrona. In base agli attuali livelli dei prezzi, oltre al franco svizzero ci concentriamo sullo yen giapponese.

Sebbene verso la fine dell’anno l’oro si sia rivelato un po’ più debole, è ancora un’utile componente aggiuntiva in un portafoglio multi-asset grazie alla sua funzione di diversificazione. Ciò dovrebbe essere particolarmente vero alla luce delle politiche monetarie ancora molto espansive di tutte le principali banche centrali.  Il posizionamento al momento neutrale di Ethna-AKTIV verrà corretto al rialzo non appena riprenderà l’andamento positivo dei prezzi.

Secondo Christian Schmitt (senior fund manager di Ethenea), in relazione alle prospettive del mercato azionario per il 2021 l’elenco dei fattori a supporto è lungo e impressionante. Dopo un crollo senza precedenti nel 2020, l’economia globale è pronta a vivere un ampio recupero. Il solo effetto base – dovuto a un limitato parametro di confronto rispetto al 2020, l’anno del coronavirus – garantirà tassi di crescita interessanti anno su anno nel corso del 2021. Ciò vale sia per gli indicatori economici, come il Prodotto Interno Lordo, sia per i principali indicatori aziendali, come l’andamento dei profitti e dei ricavi. Allo stesso tempo, i mercati azionari inizieranno il nuovo anno con il vento a favore determinato dalla politica fiscale e monetaria.

Per effetto della perdurante politica monetaria fortemente espansiva e non convenzionale delle banche centrali, l’attuale contesto di tassi d’interesse bassi/zero/negativi continuerà ad accompagnare i mercati dei capitali ben oltre il 2021.  Di conseguenza, le valutazioni di quasi tutte le asset class sono già aumentate in modo significativo. Questo aumento ha avuto un impatto anche sulle azioni. Tuttavia, alla luce della situazione attuale possono ancora essere giustificate valutazioni significativamente più elevate e un ulteriore incremento del prezzo potenziale. Inoltre, la ricerca di rendimenti appetibili, unita alla mancanza di alternative d’investimento, probabilmente attirerà in futuro un numero sempre maggiore di investitori nei mercati azionari e ne determinerà una domanda corrispondente.

Un quesito molto più interessante è quale segmento dei mercati azionari sarà tra i vincitori nel 2021. Per la maggior parte del 2020, i titoli growth a rapida crescita e i vincitori delle crisi digitali sono stati in vantaggio. Solo grazie ai dati molto positivi dei test su alcuni potenziali vaccini a novembre, gli investitori hanno riacquistato fiducia sia nei titoli value a basso prezzo che nei settori più colpiti dalla pandemia. Tuttavia, quanto più forte e diffusa sarà la ripresa economica nel 2021, tanto maggiori saranno le opportunità per il perdurare di questo trend ancora nella fase iniziale. All’interno del portafoglio azionario di Ethna-DYNAMISCH, vengono preferite le società che, pur subendo gli effetti del lockdown a breve termine, continuano a offrire una crescita strutturale convincente a lungo termine. In breve: una combinazione convincente di valutazioni interessanti e di crescita sostanziale.

Grazie alle eccellenti opportunità di rendimento offerte dai titoli azionari rispetto ad altre importanti asset class come obbligazioni, liquidità e oro, nel 2021 il focus di Ethna-DYNAMISCH resterà sulle azioni. Anche tutti gli altri investimenti menzionati hanno il loro posto all’interno del portafoglio – in buona parte per esigenze di diversificazione – ma probabilmente saranno utilizzati solo come complemento e con una ponderazione inferiore.

In ogni caso, bisogna essere idealmente attrezzati per affrontare scenari alternativi, e ciò vale sia per l’allocazione delle asset class sia per la selezione dei singoli titoli che compongono il portafoglio del fondo multi-asset più offensivo di Ethenea.

Azioni comparto HealthCare, non si vive di solo vaccino. Il profitto a lungo termine viene dalla filiera

Nella corsa per contrastare il virus i veri vincitori potrebbero non essere i produttori del farmaco, bensì quelli della cosiddetta filiera, che guadagnano a prescindere dal successo commerciale delle singole case farmaceutiche.

Quello dell’Healthcare è un settore che, molto più di ogni altro, alimenta per via endogena la propria domanda futura. Infatti, il successo di questo settore si basa su una equazione molto semplice: più la medicina consente di allungare l’aspettativa di vita e di prolungare l’apporto di attività sociale durante l’anzianità (70-80 anni), maggiore sarà la domanda di prestazioni mediche nella vecchiaia (oltre gli 80 anni), durante la quale la quiescenza prende il posto di qualunque forma di attività, insieme all’insorgenza di esigenze mediche e di assistenza sociale sempre più pressanti.

In generale, chi si avvicina agli investimenti azionari, dedicando una parte strutturale della propria asset allocation strategica, apprezza non poco i titoli come quelli del comparto sanitario, che sono relativamente meno dipendenti dalle congiunture. Infatti, su settori come quello del cibo e della salute la stragrande maggioranza delle famiglie non tirano troppo la cinghia, neanche in periodi di difficoltà economiche, determinandone la caratteristica di settori c.d. difensivi, ossia quelli che perdono meno nelle fasi di grande crisi, e guadagnano meno nelle fasi di grossa crescita.

Tale tendenza è stata puntualmente confermata durante il primo trimestre del 2020, allorquando le azioni Healthcare hanno retto meglio di quasi tutti gli altri settori, salvo poi non essere riusciti a crescere come gli altri durante la successiva fase di ripresa.

Naturalmente, discorso a parte merita il settore dei vaccini, con l’avvertenza per gli investitori che un produttore di vaccino anti-Covid non identifica automaticamente il corrispondente titolo azionario dell’azienda come un affare sicuro e stabile nel tempo. Infatti, nonostante le notizie incalzanti su previsioni di produzione e distribuzione, sul vaccino per prevenire il contagio e i sintomi da Coronavirus esistono ancora molti punti oscuri circa la sua efficacia nel tempo e l’assenza di effetti collaterali gravi. Inoltre, non è ancora chiaro quale sia la reale portata del business del vaccino, e quanti soldi le aziende produttrici potranno effettivamente guadagnare, dal momento che ci saranno sul mercato diversi prodotti concorrenti.

Pertanto, sebbene sia profittevole trovare un nuovo vaccino, non sempre il successo è assicurato. Infatti, nell’industria farmaceutica spesso sono le aziende della c.d. filiera – quelle che producono attrezzature di laboratorio, test, prodotti chimici ed altro – ad avere le chance di profitto più stabili e durevoli, perché prendono vantaggio dall’essere “spettatori attivi” durante le fasi di forte ricerca scientifica e, in ultima analisi, fornitori neutrali delle aziende che sviluppano il farmaco. Non a caso la loro performance di quest’anno è stata finora ragguardevole.

Brooks Automation Inc., ad esempio, rifornisce l’inglese Astrazeneca e, con la divisione Life Science, si occupa di provette per la conservazione di campioni, della c.d. scissione ematica, di preparazione e movimentazione dei campioni.

Wallgreens Boots Inc. rifornisce 250.000 farmacie in 20 paesi, mentre CVS Health è la più grande catena di farmacie degli Stati Uniti con quasi 10.000 punti vendita. Entrambe queste aziende possono sfruttare la distribuzione del vaccino che, negli USA, vale un mercato da circa 9 miliardi di dollari solo nel 2021.

Sebbene le recenti notizie sulla produzione e imminente distribuzione dei vaccini ci facciano ben sperare sull’inizio della fine della pandemia, ci vorrà un pò di tempo (da 6 a 12 mesi) prima che tutti possano ricevere il vaccino, e gli analisti sono concordi nel ritenere che per avere una copertura totale di tutti i cittadini dell’Unione Europea sarà necessario attendere il 2022. Inoltre, rimane il problema della cura specifica, che ancora non si è trovata e sulla quale la ricerca è appena iniziata.

Pandemia o meno, il settore sanitario sta vivendo già da anni una trasformazione enorme, che l’emergenza sanitaria ha solo accelerato. Non è solo un settore difensivo, ma molto dinamico dal punto di vista industriale, trainato com’è dallo sviluppo demografico e dalla domanda crescente di servizi sanitari proveniente dalla Cina e dai paesi emergenti.

Le aziende più all’avanguardia stanno sviluppando nuove soluzioni grazie alla Robotica, alla Telemedicina, alla Digitalizzazione, alla Elaborazione dei dati ed alla I.A. (Intelligenza Artificiale). La maggiore quota di mercato spetta agli Stati Uniti, dove persino le assicurazioni sanitarie oggi gestiscono i propri ospedali e danno lavoro a personale medico di eccellenza, fornendo direttamente assistenza sanitaria integrata ottimizzando i costi, ricevendo grandi quantità di dati su clienti e pazienti e consentendo diagnosi più rapide.

I settori chiave del comparto Healthcare, borsisticamente parlando, sono quelli della Farmaceutica, dell’Equipaggiamento, della Biotecnologia, degli Strumenti di Life Sciences, di Management specifico, di Tecnologia e Forniture Health Care, oltre alle aziende che operano nel campo della Distribuzione di servizi e prodotti Healthcare.

I gestori di sicav più attivi nel settore, anche al fine di diminuire la volatilità complessiva del fondo e dare stabilità al portafoglio, in genere puntano sui grandi produttori farmaceutici attivi a livello globale, con una solida posizione di mercato. Relativamente alle singole aree geografiche, il peso attribuito a ciascuna di esse varia – e di molto – da paese in paese. Gli USA, con il loro “carico” di colossi farmaceutici (United Health Group, Abbott Laboratories, Merck & Co, Johnson & Johnson, Ely Lily, Amgen etc), hanno generalmente il peso maggiore, variabile tra il 55% ed il 65%. A seguire, in ordine decrescente, tutti gli altri: Svizzera 5-10% (Roche Holding), Regno Unito 4-6% (AstraZeneca), Danimarca 3-5%, Germania 3-5%, Giappone 2-4%, Francia 2-4%, più altri (Irlanda, Paesi Bassi, Spagna e Australia) con minore partecipazione ai patrimoni gestiti.

In definitiva, le azioni del settore Healthcare offrono ai portafogli di investimento un forte sostegno di lungo termine, e i valori di borsa delle aziende di media e grande capitalizzazione sembrano essere ancora appetibili, a differenza di altri settori dove esiste già un discreto ipercomprato.

Marco Simion: altri 12 mesi di mercato rialzista. La pandemia non ha modificato il trend già chiaro nel 2019

Secondo Marco Simion di Zest, ci troviamo all’interno di una fase di “secular bull market” del mercato Usa, che potrebbe durare ameno per tutto il 2021. Mercati emergenti ed Europa possono sovraperformare gli Usa. Il fondo Zest Global Opportunities mantiene il primato del rendimento nella propria categoria, con un +45% a 12 mesi.

“L’osservazione dei dati macro fa pensare che il tono di fondo del mercato azionario Usa sia ancora positivo: siamo all’interno di una fase cosiddetta di “secular bull market”, quindi di una tendenza rialzista di lungo periodo, che, al netto di fattori esogeni oggi imprevedibili, dovrebbe continuare per almeno altri 12 mesi. Quindi possiamo essere ottimisti per il prossimo futuro”. È l’indicazione per il 2021 di Marco Simion, gestore del fondo Zest Global Opportunities, che anche a novembre mantiene il primato del rendimento nella propria categoria, con un +45% a 12 mesi (al 2/12/20).

“I segnali di questa tendenza rialzista erano già presenti a fine 2019 – spiega Simion – e l’impatto della pandemia da Coronavirus non ha modificato la situazione di base. Questo non vuol dire che non ci saranno cali del mercato, ma che i ribassi possono essere considerati occasioni di acquisto e non di fuga dal mercato”.

Tra i diversi fattori che sostengono questa tesi si possono citare: l’Equity risk premium (ovvero l’extra rendimento azionario atteso dal mercato rispetto al rendimento di attività prive di rischio) rimane favorevole, per il basso rendimento dei titoli governativi; i tassi di interesse restano bassi; le politiche delle banche centrali continuano a immettere liquidità nel mercato; i prezzi delle case sono in aumento; il sentiment positivo degli asset manager, che, secondo l’ultimo sondaggio di Bank of America, prevedono un inizio del ciclo espansivo piuttosto che l’arrivo di una recessione, situazione simile a quella dell’estate 2009, quando è iniziata la fase di uscita dalla grande crisi finanziaria.

“Ma ritengo che l’indicatore chiave per interpretare l’attuale ciclo del mercato azionario possa essere la percentuale di partecipazione al mercato”, precisa Simion. “La percentuale di azioni del New York Stock Exchange al di sopra della media a 200 giorni ha raggiunto il picco dell’82% nella seconda metà di novembre 2020. L’S&P500 in genere registra rendimenti più forti quando ci sono più azioni partecipanti, che si può tradurre in un andamento migliore della media per un numero molto ampio di settori economici. E la partecipazione di solito raggiunge il picco prima del mercato. Le preoccupazioni per un picco di mercato e, quindi, per il possibile avvio di un ciclo ribassista, si intensificheranno quando la partecipazione sarà inferiore al 60%. Da quel momento bisognerà iniziare ad alleggerire l’esposizione azionaria. Pensiamo che potrebbero mancare ancora più di 12 mesi”.

Questa è la situazione degli Stati Uniti, che restano il principale driver dei mercati azionari mondiali, visto che l’America pesa per oltre il 57% dell’indice mondiale dei mercati, Msci World.

Marco Simion

Se il mercato Usa salirà, è verosimile immaginare che questo andamento potrà avere un effetto positivo anche sugli altri mercati. Per esempio, i paesi emergenti, che mostrano dati economici positivi, come indica il Citi Economic Surprise Index dell’area (Cesi EM), e che, essendo inversamente correlati all’andamento del dollaro, beneficiano della debolezza della valuta Usa. Ma anche l’Europa: le borse europee devono ancora recuperare 8 punti percentuali dai livelli pre-Covid, quindi i margini di recupero sono persino maggiori rispetto alle borse Usa. “In questo quadro, scegliere dove investire naturalmente resta una sfida aperta. Ma se si condivide lo scenario di fondo, il passo successivo è quello di affidarsi ai gestori professionali che sono in grado di individuare correttamente i settori e i titoli in grado di beneficiare dei movimenti di mercato di breve e medio termine”.

Mercati, le attese di Ethenea per i prossimi tre mesi: USA e Cina in tensione, ma volatilità sotto controllo

Previsioni del comitato investimenti di Ethenea: dal confronto Usa-Cina alle prospettive di azioni e obbligazioni in vista della chiusura del 2020 e l’avvio del 2021.

A breve, i rapporti Usa-Cina non miglioreranno, ma avremo meno volatilità (Andrea Siviero, Investment Strategist di Ethenea Independent Investors Sa). Le tensioni tra Stati Uniti e Cina, così come l’incremento dei dazi commerciali, hanno posto grossi problemi all’economia globale nel 2018. Non solo ha ridotto la crescita di Stati Uniti e Cina, ma hanno influito sulla crescita globale stravolgendo le value chain in tutto il mondo. Un’escalation di questa situazione, attualmente non prevista, metterebbe certamente a dura prova la debole e incerta ripresa globale nel 2021. 

Per il futuro, ci aspettiamo che l’amministrazione del presidente Joe Biden adotti un approccio più moderato e meno conflittuale alle relazioni internazionali. Tuttavia, dal momento che l’opposizione all’espansionismo cinese è stata una delle poche questioni (se non l’unica) a ricevere il sostegno bipartisan nel Congresso statunitense, non prevediamo un significativo cambiamento nell’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti della Cina, almeno non a breve termine. L’amministrazione Biden probabilmente si asterrà da azioni imprevedibili nei confronti della Cina, ma non sarà in grado di invertire facilmente la rotta intrapresa dall’amministrazione Trump. La fine della politica di Trump, a volte instabile e impulsiva, significherà in primo luogo meno volatilità e più sicurezza nella pianificazione

Mercato positivo per i prossimi tre-sei mesi (Michael Blümke, Senior Portfolio manager Ethenea). A nostro avviso, ci sono le condizioni per un mercato positivo per i prossimi tre-sei mesi.  Tuttavia, nessuno sa se ciò si rifletterà in un aumento dei prezzi alla fine dell’anno. L’incertezza legata alle elezioni americane è stata eliminata, ma un presidente democratico che opera con una Camera divisa non potrà cambiare né il sistema fiscale né il quadro normativo. Inoltre, con la prospettiva di un vaccino efficace nel 2021, molti operatori del mercato sono pronti a guardare oltre l’attuale situazione pandemica e alle misure di contenimento che sono state attuate, e con il sostegno di una politica della banca centrale ancora molto favorevole e di altri pacchetti fiscali, le prospettive degli utili delle imprese non solo dovrebbero stabilizzarsi l’anno prossimo, ma potrebbero anche riservare sorprese positive.

L’importanza di un’asset allocation strategica per controllare il rischio a lungo termine (Michael Blümke, Senior Portfolio manager Ethenea). Sia l’asset allocation a lungo termine sia la selezione di singoli titoli fungono da generatori di alfa nella costruzione delle performance. Si tratta di due approcci che non sono in competizione l’uno con l’altro, ma possono essere utilizzati in parallelo. Tuttavia, va da sé che l’asset allocation strategica ha di gran lunga il maggiore effetto leva, ed è lo strumento più efficace per avere rendimenti interessanti a rischio controllato nel lungo termine. Se l’obiettivo è generare questo tipo di rendimenti con un livello di rischio gestibile, diventa essenziale adottare questo tipo di approccio.

Obbligazioni ancora affidabili grazie ai piani di acquisti di BCE e Fed (Volker Schmidt, Senior Portfolio manager Ethenea). Durante la riunione di fine ottobre, la BCE ha chiaramente dichiarato di non avere alcuna intenzione di diventare più restrittiva. Gli acquisti effettuati durante il temporaneo Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) continueranno almeno fino a giugno 2021. I principali pagamenti dei titoli in scadenza saranno reinvestiti in obbligazioni almeno fino a giugno 2022. I programmi di acquisto di importi inferiori continueranno anche fino a quando non saranno introdotte le misure della Banca centrale e l’inflazione non si avvicinerà al livello target.

La BCE ha inoltre annunciato ulteriori misure, che saranno adottate già a dicembre. Ciò mostra chiaramente che la BCE resterà un acquirente di obbligazioni per i prossimi 18 mesi almeno, e che non ha nessuna intenzione di vendere i titoli obbligazionari, se non eliminando gradualmente i suoi investimenti esistenti. Lo stesso vale per la Federal Reserve.

Negli Stati Uniti le discussioni circa ulteriori spese pubbliche per rilanciare l’economia americana sono in pieno svolgimento. Per quanto riguarda il rifinanziamento, è probabile che la Fed intensifichi nuovamente i suoi acquisti in Treasuries statunitensi.

Titoli growth a quello value? Come prepararsi al nuovo scenario dalla primavera 2021 (Christian Schmitt, Senior Portfolio manager Ethenea). Dal 2007 circa, abbiamo costantemente registrato una performance migliore dei titoli growth a rapida crescita rispetto ai titoli value low-rated. Questo sviluppo disomogeneo si è addirittura rafforzato negli ultimi tre anni e ancora di più nel 2020. Chi parte dal presupposto che nei prossimi anni ci sarà un’inversione di tendenza sostanziale, rimarrà deluso in questo senso. Per definizione, i titoli value sono caratterizzati da una bassa valutazione, ed il mercato dei capitali è in linea di massima efficiente. Pertanto nulla è economico senza motivo.

Sono tre le ragioni principali della bassa valutazione delle società in termini di valore. Da un lato, siamo di fronte a una mancanza di crescita strutturale. Dall’altro queste aziende devono confrontarsi con nuovi dirompenti concorrenti che guadagnano quote di mercato in modo aggressivo e vengono costantemente riforniti con nuovo capitale. Inoltre, i bassi tassi d’interesse mettono sotto pressione anche la valutazione dei titoli value. Dal nostro punto di vista, nessuno dei tre fattori menzionati si tradurrà in un cambio sostenibile a favore dei titoli value nel prossimo futuro. Pertanto, in termini assoluti, le prospettive da medio a lungo termine di molti titoli value possono essere classificate come piuttosto modeste. Nel lungo termine, la crescita strutturale delle aziende rimane un fattore decisivo e necessario per una performance azionaria positiva e duratura. Le ultime settimane, durante le quali ci sono state notizie positive riguardo i vaccini, hanno dimostrato agli investitori che anche la sovraperformance dei titoli growth rispetto ai titoli value non è una strada a senso unico.

Per fortuna, il mercato azionario non è solo bianco e nero – value o growth – ma offre una varietà di sfumature importanti e di fattori in grado di influenzarlo. Partendo da questo presupposto, è consigliabile spostare l’attenzione su quelle società che, pur subendo nel breve periodo gli effetti del lockdown, continuano a mostrare una crescita strutturale convincente a lungo termine.