Agosto 26, 2026
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Case, Arte & Auto

Rendimenti immobili residenziali. Quanto rende il mattone nelle grandi città d’Italia

Il bilocale è la tipologia più ricercata per l’affitto e più richiesta per investimento, ma anche il gradimento del trilocale sta aumentando. Dal 1998 al 2021 la rivalutazione media nelle grandi città è scesa al 38,2%. Fa eccezione Milano con un + 107%.

“Nelle grandi città un bilocale di 65 mq rende mediamente intorno al 5,0% annuo lordo. La città in cui il rendimento è più elevato si conferma Verona (6,1%) seguita da Genova (6,0%). L’interesse degli investitori per il mattone – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – è sempre elevato nonostante nel 2021, rispetto al 2020, si registri un lieve calo degli acquisti per investimento (dal 16,8% al 16,3%)”. Gli investitori preferiscono le aree con la presenza di atenei, uffici, servizi (il cui peso è sempre maggiore dopo il lockdown) e quelle sottoposte ad interventi di riqualificazione. I rendimenti più elevati, poiché sono calcolati come rapporto tra i canoni di locazione percepiti nell’anno ed il valore dell’immobile, quasi sempre si registrano nelle zone periferiche dove i prezzi sono più contenuti.

MILANO – A Milano i rendimenti più elevati si segnalano nei quartieri di Vialba Amoretti e di Forze Armate rispettivamente con 7,3% e 6,4%. A seguire Sempione-piazza Firenze con un rendimento annuo lordo del 6%. Naturalmente i rendimenti più bassi si segnalano nelle zone centrali. L’analisi delle compravendite realizzate dal Gruppo Tecnocasa evidenzia che a Milano gli investitori si rivolgono a quartieri come Porta Venezia, San Siro, Bocconi, viale Padova e Maciachini, aree che, in questo momento, sono interessanti non solo come rendimenti ma anche e soprattutto per i futuri lavori di riqualificazione.  A Milano si stipulano prevalentemente contratti a canone libero (71,7%) e, in questa prima parte dell’anno, i lavoratori trasfertisti che rappresentavano la parte più importante di chi prendeva in affitto un immobile hanno ceduto il passo a chi affitta per scelta o necessità.

ROMA – La capitale segnala rendimenti annui lordi del 4,6% con punte del 10,6% in un quartiere periferico come Trullo. Nelle zone centrali non si raggiunge il 3% a causa del costo elevato dell’immobile, come per esempio in Piazza di Spagna dove un bilocale può costare intorno a 570 mila euro. In alcune zone universitarie della capitale ci sono rendimenti annui lordi del 4-5%, e, infatti, nella prima parte del 2021 gli investitori hanno guardato con interesse alle zone universitarie e a quelle intorno ad aree turistiche dove, nonostante il calo dei flussi turistici, si sta lentamente tornando ad investire. A Roma gli acquisti per investimento sono pari al 17,4% del totale delle compravendite

FIRENZE – A Firenze si segnalano i rendimenti annui lordi più contenuti, 3,8%, con punte del 5,2% nel quartiere di Novoli-Guidoni dove c’è sempre una buona domanda ad uso investimento alla luce del fatto che, non lontano, hanno sede l’Università e il Tribunale. E proprio nel quartiere di Novoli si concentrano le compravendite di chi acquista per investimento che in città rappresentano il 19,1% del totale. A titolo di esempio a Novoli-Guidoni un bilocale costa intorno a 150mila euro e si affitta a 7.800 euro all’anno. I rendimenti annui lordi più contenuti si registrano nei quartieri di San Quirico (3%) e Mazzini-Oberdan (3,1%). La componente per investimento immobiliare a Firenze è pari al 19,1%.

NAPOLI – A Napoli, negli ultimi anni, complici anche gli importanti flussi turistici, la componente per investimento è elevata e pari al 35% del totale. Si indirizza sempre più nelle zone dove i prezzi sono più bassi, tra queste Gianturco (8,4%), Pallonetto a Santa Lucia (7,9%), Sanità (7,5%). In particolare, in quest’ultimo quartiere e nel centro c’è una buona domanda di locazione, spesso dettata dal fatto che non si riesce ad acquistare e dove spesso di praticano anche gli short rent. Un bilocale nel quartiere Sanità si acquista a 64mila euro e si affitta a 400 euro al mese.

TORINO – A Torino il rendimento annuo lordo più elevato si tocca nei quartieri di Sassi-Superga (9,0%), Borgo Vittoria- zona Mercato (7,8%) e Barriera di Milano (7,1%). Parliamo di zone periferiche, spesso con un’offerta di tipologia popolare e dai prezzi contenuti, ma con una buona domanda di immobili in affitto. I rendimenti più bassi si segnalano nelle zone più signorili tra cui la centrale via Roma-piazza San Carlo (2,5%) e Gran Madre (2,8%) dove si concentrano numerosi immobili signorili della città. Piacciono per investimento le zone universitarie, tra queste San Salvario-Università (3,6%) e Cenisia-Adriano-Politecnico (4,3%): un bilocale nella prima costa intorno a 130mila euro e nella seconda 107mila euro e si affittano rispettivamente a 4.800 e 4.600 euro all’anno. A Torino la componente di acquisto per investimento è pari al 18%.

BOLOGNA – A Bologna è il quartiere di Borgo Panigale che mette a segno il rendimento annuo lordo più elevato, con 5,9% seguito dal quartiere di Lavino di Mezzo (5,6%). I rendimenti annui lordi più contenuti si segnalano naturalmente nel centro storico dove si scende a 2,9%. Nella zona a ridosso dell’Ospedale Maggiore dove c’è una buona domanda di immobili in affitto da parte di studenti e lavoratori fuori sede, un bilocale si affitta intorno a 8.400 euro all’anno e ha un rendimento annuo lordo del 4,2%. La maggioranza degli investitori si orienta verso i quartieri di San Donato e San Donnino: qui ci sono l’università, l’ospedale Sant’Orsola, la sede della Regione, la Fiera di Bologna, la sede dell’Unipol, il centro direzionale della Guardia di Finanza. I rendimenti annui lordi in quest’ultimo quartiere sono del 4,9% e un bilocale si aggira intorno a 149mila euro.   

In definitiva, nel 2021 si conferma la preferenza degli investitori per il bilocale (39,9%) a seguire il trilocale (31%). Il bilocale, infatti, è la tipologia più richiesta per investimento dal momento che è quello più ricercato in affitto. Ma dopo il lockdown, alla luce della necessità di avere spazi più ampi, anche il gradimento del trilocale sta aumentando, diventando sempre più richiesto in affitto e valutato dagli investitori. In genere, chi investe nel settore immobiliare non guarda solo ai rendimenti da locazione, ma anche alla rivalutazione del capitale. Dal 1998 al 2021, analizzando le grandi città italiane, la rivalutazione è del 38,2%. Quella che si è rivalutata maggiormente è stata Milano con 107,7%, seguita da Firenze con il 66,0% e Napoli con 64,3%.

Arte digitale e mercato degli NFT, una crescita da capogiro

Dalle vendite per 12,1 milioni di euro nel 2020, l’anno scorso il mercato degli NFT ha raggiunto la cifra record di 9,4 miliardi di euro solo nel terzo trimestre. Le case d’asta sempre più a caccia di artisti digitali e pronte ad organizzare aste interamente dedicate agli NFT.

Di Alessio Cardinale

Da quando a marzo del 2021 “Everydays – The First 5000 Days”, opera interamente digitale dell’artista americano che si fa chiamare Beeple, è stata battuta al prezzo record di 69 milioni dollari da Christie’s, la storia dell’arte digitale ha segnato un punto di svolta irreversibile, proiettando il mercato delle opere d’arte “non fungible token” (NFT) verso vette difficilmente ipotizzabili anche due soli anni prima. Poche settimane dopo, Jack Dorsey (cofondatore di Twitter) ha ceduto il suo primo tweet per $ 2,9 milioni. Sono bastate queste due operazioni perché le opere d’arte digitale, la cui autenticità è garantita da un NFT, venissero lanciate all’attenzione di galleristi e artisti emergenti, suscitando anche forte curiosità nel mercato di sbocco degli investitori.

Cos’è un NFT? Si tratta di un certificato crittografato registrato su tecnologia blockchain; più in dettaglio uno strumento NFT è una riga di codice incorporata in un singolo oggetto elettronico che garantisce la proprietà dell’opera. A differenza di un Bitcoin, per esempio, che è intercambiabile come ogni moneta di scambio, un NFT non è, appunto, “fungibile”, poiché unico e irripetibile: è possibile scambiare una moneta (o un Bitcoin) con un altra, ma ciò non può avvenire con gli oggetti non fungibili come un’opera d’arte o un terreno edificabile, la cui proprietà può essere documentata con atti o certificati notarili. Pertanto, un NFT dimostra la prova di possesso di un’opera digitale, ed è proprio quello che mancava sia agli artisti digitali per assicurare agli investitori l’unicità e autenticità delle proprie opere, sia al mercato.

Un altro vantaggio degli NFT è quello di permettere agli artisti di conservare il copyright dell’opera, continuando a percepire entrate economiche grazie alle royalties incassate ogni qual volta l’opera d’arte viene venduta, all’atto di ogni passaggio di mano. Oggettivamente, questo elemento di grande novità è impossibile da attuare con l’arte tradizionale, e fa degli NFT una opportunità assoluta per le case d’asta, che includono nei loro cataloghi sempre più artisti digitali e organizzano aste interamente dedicate agli NFT. E così, dopo la crescita vertiginosa del 2021 (9,4 miliardi di euro, dato ancora da aggiornare in aumento), adesso anche numerosi artisti tradizionali sperimentano la propria arte con gli NFT, che vengono acquistate perfino da importanti musei (come l’Ermitage e gli Uffizi, per esempio). A questi si aggiungono le gallerie che si sono lanciate nell’investimento primario nella Crypto Art, che assicura margini elevatissimi ma a fronte di un livello di rischio molto più elevato.

Sebbene il contenuto tecnologico-digitale abbia permesso lo sviluppo di questo strumento, le dinamiche di mercato sono esattamente le stesse di quelle dell’arte tradizionale. Pertanto, per stabilire il valore di un’opera digitale ciò che conta è il contenuto artistico dell’opera, la sensibilità dell’artista nel descrivere e sintetizzare emozioni attraverso l’uso della qualità tecnica. Il resto, come in ogni opera d’arte, lo fa anche il posizionamento del lavoro all’interno del contesto della storia dell’arte (in questo caso dell’arte digitale) e il consenso dell’ambiente artistico, composto da altri artisti, galleristi, collezionisti e case d’aste. A differenze delle opere tradizionali, però, nel caso dell’arte digitale molti artisti possono usare direttamente gli NFT – che sono strumenti accessibili e commercialmente “democratici” – per vendere in sicurezza e autonomia il proprio lavoro, senza la presenza di intermediari e gallerie, aumentando il margine di utile personale o posizionandosi in una fascia di prezzo che assicuri maggiore attrattività per gli investitori.

Tuttavia, proprio questa caratteristica ha fatto sì che artisti e galleristi non esperti del mondo digitale abbiano cominciato a comprare NFT senza avere l’esperienza adatta a valutare una forma d’arte così nuova, e gli investitori che si sono avvicinati senza la sufficiente razionalità, spinti esclusivamente dall’euforia, hanno iniziato a comprare seguendo le case d’aste e le gallerie nel momento in cui queste hanno messo in vendita i loro NFT, scambiandolo per un segnale d’acquisto “a qualunque costo”. Non appena si sono aggiunti i collezionisti – anche loro in vena di comprare senza raziocinio – i prezzi degli NFT sono schizzati alle stelle senza apparente giustificazione, in completa analogia con il primo periodo delle azioni “dotcom”, che tra il 1997 ed il 2000 alimentarono la bolla finanziaria della c.d. New Economy.  Infatti, le vendite di NFT sono passate da 12,1 milioni di euro del 2020 alla cifra record di 9,4 miliardi di euro solo nel terzo trimestre 2020. 

Per diventare dei veri e propri status symbol, gli NFT devono poter essere mostrati (senza la sua esposizione al pubblico, nessuno status symbol diviene veramente tale). Grazie alla nuova tecnologia di Samsung, chiamata NFT Aggregation Platform, i possessori delle Smart Tv dell’omonima azienda coreana potranno aggiungere le opere digitali alla collezione personale che farà da sfondo ai televisori quando non vengono utilizzati, oppure dedicare le proprie Smart Tv esclusivamente alla loro esposizione a parete (non solo come un semplice screen saver), trasformandosi in un quadro scorrevole che mostra le opere d’arte non fungible token possedute.  Si può scegliere anche la cornice digitale tra una serie di opzioni, per la cronaca.

Box e posti auto, valori e scambi in recupero. Residenziale, rendimenti al 7.8%

Nella maggioranza dei casi chi acquista un box lo fa per utilizzarlo, ma c’è comunque una discreta percentuale che lo acquista per metterlo a reddito, vista la maggiore facilità di gestione dell’immobile e i rendimenti interessanti.

La ripresa del mercato immobiliare, sia di prezzi sia di volumi delle case, fa sentire i suoi effetti anche sul segmento dei box e posti auto. Nel 2021, infatti, secondo le analisi condotte dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, i prezzi dei box nelle grandi città sono cresciuti dello 0,5% mentre quello dei posti auto sono rimasti stabili. Allo stesso modo le compravendite, aggiornate dall’Agenzia delle Entrate ai primi nove mesi del 2021, evidenziano un recupero degli scambi dei box del 41,9% a livello nazionale e del 39% per le grandi città; l’aumento si conferma anche se si effettua il confronto con i primi nove mesi del 2019, anno non interessato dalla pandemia.

Nel 2021 il 73% delle operazioni ha riguardato la compravendita e il 27% la locazione di box. Il dato sulle transazioni immobiliari è in crescita e questo ha trascinato anche i box. anche questa tipologia. Rispetto allo stesso periodo del 2020 c’è un incremento del 4,8%. Nella maggioranza dei casi chi acquista un box lo fa per utilizzarlo, ma c’è comunque una discreta percentuale che lo acquista per metterlo a reddito (44,1%) vista la maggiore facilità di gestione dell’immobile e i rendimenti interessanti, che però restano i più bassi per gli investitori, anche se è il prodotto immobiliare con la crescita maggiore anno su anno. In questo caso sono Roma e Firenze a offrire le migliori prospettive di rendimento, la prima con un 6,8%, la seconda con il 6,6%. Milano e Palermo, si fermano al 6%, mentre Bologna (5,4%) e Catania (5,3%) precedono Napoli (4,7%) fanalino di coda della graduatoria dei ritorni per quanto riguarda i box auto.  Anche in questo caso, comunque, il ritorno sarebbe ben più alto di quello dei Btp a 10 anni.

Il rendimento lordo dato dall’acquisto di una casa per metterla sul mercato degli affitti è salito al 7,8% nell’ultimo anno. Nel quarto e ultimo trimestre del 2020, il rendimento offerto era stato del 7,5%.

È quanto emerso dall’ultimo studio condotto da Idealista, portale immobiliare che mette in relazione i prezzi di vendita e di locazione dei diversi prodotti immobiliari per calcolare la loro redditività lorda. Secondo lo studio i locali commerciali (negozi) si confermano il prodotto immobiliare più profittevole, con rendimento dell’11,6% (come 12 mesi fa). Alle loro spalle crescono gli uffici, che stanno vivendo una profonda trasformazione per via della pandemia, e vedono salire i loro rendimenti fino al 9,2%, mentre i box arrivano a toccare il rendimento record di 7,2% a fronte di un rendimento dei Btp 10 anni che risale oltre l’1%. Tra i capoluoghi italiani, Taranto e Siracusa diventano i più redditizi, con un indice di rendimento pari all’11,6%. Seguono Biella (10,6%), Ragusa (9,7%) e Trapani (9%). Dall’altro lato, i rendimenti più bassi d’Italia spettano ai proprietari di case in affitto a Siena (3,1%), Salerno (3,2%) e Venezia (4,1%). A Roma la redditività lorda sale al 4,6%, mentre Milano si attesta al 5,6%.

Previsioni immobiliari per il 2022. Aspettative positive anche per le locazioni

Secondo Fabiana Megliola di Tecnocasa, nel 2022 le compravendite si attesteranno tra  710 e 720mila, mentre la performance dei prezzi oscillerà tra +1% e +3%. Attenzione degli investitori sulle città con infrastrutture e sedi universitarie.

“Alla luce degli ultimi dati, il mercato immobiliare confermerà il trend positivo che lo ha caratterizzato nel corso del 2021. Soprattutto il segmento residenziale – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – registrerà transazioni non lontane dai volumi attesi per l’anno appena trascorso e prezzi in aumento grazie alla spinta che arriva, ancora una volta, dal mercato del credito. Quest’ultimo, nonostante il rialzo atteso dei tassi, offrirà ancora prodotti convenienti.  Il segmento dell’abitazione principale resta quello più dinamico, ma ci aspettiamo un recupero dell’investimento dopo il rallentamento registrato nel 2020 e nel 2021 a causa della pandemia.

L’attenzione degli investitori sarà indirizzata sia sulle grandi città sia sui piccoli centri, quindi grandi o piccole realtà che hanno un’offerta di servizi, di infrastrutture e di sedi universitarie, perciò in grado di attrarre e di garantire ai potenziali investitori una redditività interessante. Si punterà anche sulle aree dove sono in corso importanti interventi di riqualificazione. Nel 2021 abbiamo visto un ritorno del turismo estivo (soprattutto nazionale e di prossimità oltre che europeo) e un buon andamento del mercato della casa vacanza. Se queste tendenze si confermassero anche nel 2022, saranno premiate le località in grado di attirare sia chi è alla ricerca della casa vacanza sia chi desidera investire per mettere a reddito con locazione turistica. Sembra confermarsi la ricerca di abitazioni più ampie e con spazi esterni riscoperti durante la pandemia. Naturalmente restano sempre in cima alle preferenze le abitazioni situate in quartieri serviti, collegati, meglio se con uno sfogo verde intorno.

Alla luce del rialzo dei prezzi che ha interessato le grandi città si sta verificando uno spostamento migratorio verso l’hinterland dove è anche più facile trovare soluzioni con spazi esterni, oltre che soluzioni indipendenti e di nuova costruzione a prezzi naturalmente più accessibili. Riteniamo quindi che queste realtà avranno buoni risultati anche nel corso del 2022 alla luce dell’atteso rialzo dei prezzi nelle metropoli. Gli immobili di nuova costruzione avranno un buon trend: particolarmente apprezzati durante il lockdown, soprattutto perché in grado di garantire risparmio energetico, sono oggi sempre più appetibili. Anche le tipologie usate, grazie al sostegno dei bonus, avranno un buon riscontro.

Aspettative positive per le locazioni grazie a una buona domanda e a un’offerta non sempre sufficiente. Con l’avanzamento della campagna vaccinale e il rientro progressivo di lavoratori e studenti negli uffici e nelle università, i valori stanno già recuperando. Resta comunque il segmento di mercato più sensibile all’andamento della pandemia e alle conseguenti restrizioni. 

Sul versante mutui non dovrebbero esserci importanti cambiamenti e, anche se le previsioni sono per tassi in lieve aumento, non riteniamo che ci possano essere impatti importanti sul mercato.  L’economia italiana, inoltre, sta ripartendo bene e questo è un altro elemento che gioca a favore del mercato immobiliare. Il 2022 vedrà compravendite tra 710 e 720 mila così come anche i prezzi che chiuderanno tra +1% e +3%”.

Mercato casa in montagna. Forte interesse per le località italiane

Il mercato della casa vacanza ha avuto un buon recupero già subito dopo il primo lockdown. Secondo Tecnocasa la percentuale di chi ha acquistato un’abitazione in montagna nel 2021 è del 6,4%, in aumento rispetto al periodo pre-pandemia.

Di Fabiana Megliola*

Come sappiamo ormai bene, la chiusura forzata dettata dalla pandemia ha portato ad una maggiore richiesta di abitazioni in località turistiche, al fine di avere una valvola di sfogo o un luogo dove poter trascorrere eventuali altri lockdown. La possibilità, poi, di poter lavorare in smart working ha fatto in modo che in tanti decidessero di farlo proprio da queste località sia durante il lockdown che nei periodi successivi.

Il mercato sta lentamente avviandosi verso la normalità, ci sono anche investitori interessati all’acquisto per mettere a reddito. La casa in montagna offre la possibilità di ottenere un affitto stagionale sia in inverno sia in estate. In alcuni casi si affitta anche durante l’anno (nei mesi vacanti) a lavoratori con contratti a termine. Considerando solo l’affitto stagionale, orientativamente, il rendimento annuo lordo si aggira intorno al 4% con punte che possono arrivare al 7%. Tecnocasa rileva che nelle località turistiche di montagna i prezzi in media sono in aumento dello 0,6%. La tipologia più scambiata è il piccolo trilocale ma, dopo il 2019, è aumentata la percentuale di chi cerca soluzioni indipendenti.

Nel 2021 hanno tenuto i valori Bardonecchia (-0,2%), Roccaraso (0,0%), Cervinia (0%), Pinzolo (+0,9%), Asiago (+4,6%) e Ponte di Legno (+4,4%), solo per citarne alcune. Tra le motivazioni che hanno guidato l’interesse dei compratori sono da annoverare la vicinanza alle piste, la presenza di servizi, la facile raggiungibilità, la presenza di servizi per i turisti (ad esempio le terme) o di altre infrastrutture come piste ciclabili (soprattutto per la montagna estiva). Inoltre, si fa strada sempre di più la ricerca di abitazioni in località più defilate o in zone fino a oggi non considerate, al fine di acquistare con budget più contenuti. 

In Val d’Aosta a Cogne continua a esserci interesse per il vicino comune di Sarre, che ha beneficiato del fatto di offrire immobili più in linea con i desideri attuali: spazi esterni e camere in più. I prezzi sono anche più accessibili, e questo ha determinato un leggero rialzo. Interesse in più si registra per le vicine Introd e Valsavaranche, i cui prezzi si aggirano rispettivamente intorno a 1.250 euro al mq e 1.000 euro al mq, contro i 2.300 euro al mq di Cogne. A Torgnon durante il lockdown in tanti si sono trasferiti per lunghi periodi grazie allo smart working e che, per questo motivo, ora sono interessati anche alla presenza di una stanza in più. Le richieste arrivano da Piemonte, Lombardia, Liguria. Gli chalet posizionati all’interno della vallata sono oggetto di interesse per gli acquirenti stranieri (Francia, Svizzera ed Olanda), che li preferiscono già in buono stato e hanno prezzi intorno a 200mila euro. A Torgnon ci sono prezzi medi di 1.800-2.000 euro al mq, mentre il mercato immobiliare di La Magdaleine ha avuto una riscoperta subito dopo il lockdown: il paese offre tranquillità, è soleggiato e attira l’interesse di chi voleva acquistare da fuori regione a prezzi contenuti. Si trovano sia piccoli contesti condominiali sia soluzioni bifamiliari. Prezzi medi intorno a 1.300 euro al mq.        

A Oulx, in Piemonte, nell’ultimo anno sono aumentati coloro che acquistano la casa nelle località di montagna per farne la residenza, grazie alla possibilità di lavorare in smart working e alla facilità con cui si raggiunge il centro di Torino in macchina e in treno. Inoltre, a Oulx è presente la scuola superiore Des Ambrois, che attira un ristretto numero di famiglie da altre province i cui figli si dedicano all’attività agonistica. La cittadina l’anno scorso ha segnalato, infatti, un aumento di residenti.  A questi acquirenti si aggiungono coloro che cercano la casa vacanza, utilizzata sempre più spesso anche nei week end e non solo durante la stagione estiva.  In più Oulx ha il vantaggio di registrare prezzi contenuti. Infatti, si investono mediamente intorno a 50-100mila euro per acquistare bilocali o trilocali. In spolvero, proprio grazie al fenomeno del pendolarismo, la zona della Stazione dove un usato si scambia a prezzi medi di 1.500 euro al mq.

A Ponte di Legno, in Lombardia, il mercato della seconda casa è dinamico e i prezzi sono in leggero aumento a causa di una forte domanda e di un’offerta che inizia a scarseggiare. Le richieste arrivano prevalentemente da persone residenti in Lombardia ma, negli ultimi tempi, si registra un interesse da parte di acquirenti francesi ed inglesi che decidono di acquistare dalla futura nascita degli impianti termali. La domanda si sta orientando verso trilocali da 65-70 mq su cui investire intorno a 220-250mila euro. L’idea che si sta diffondendo è quella di utilizzare l’abitazione per tutta la famiglia anche per periodi più lunghi grazie allo smart working. Chi ha un capitale più contenuto opta per Temù, dove i prezzi sono inferiori a 2.000 euro al mq.

Nell’altopiano di Asiago, in Veneto, c’è un interesse crescente per le località di Gallio e Roana,  che stanno registrando infatti prezzi in salita anche se restano più accessibili rispetto ad Asiago. A Gallio e Roana si acquista rispettivamente a 1.800 e 1.600 euro al mq contro i 2.500-2.600 euro al mq di Asiago. Queste due località hanno dalla loro anche il fatto di essere dotate di piste recentemente ristrutturate.  A Roccaraso (Abruzzo), invece, il mercato è dinamico e stanno tornando anche gli investitori che realizzano casa vacanza o BB da mettere a reddito. Continua però ad esserci interesse per il vicino comune di Rivisondoli, i cui prezzi più bassi attirano gli acquirenti con budget inferiore.  Infatti, una soluzione in buono stato non supera i 2.000 euro al mq contro i 2.500 euro al mq di Roccaraso.

* Responsabile ufficio studi Tecnocasa

Quante annualità di stipendio servono per comprare casa?

Effettuando un confronto a distanza di dieci anni, si evince che a livello nazionale la differenza è stata consistente: infatti si è passati dalle 8,4 annualità nel 2011 alle 6,7 del 2021. Nelle grandi città la media è 6,7. Fa eccezione Milano con 12,3.

Di Adriana Cardinale*

Occorrono 6,7 annualità per acquistare casa nel 2021, un dato non distante da quello del 2020. Queste le conclusioni dell’indagine condotta dall’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa.

Ancora una volta si conferma Milano la città con il maggiore numero di annualità; il capoluogo lombardo è anche quello che ha avviato un deciso recupero dei prezzi e questo comporta un maggiore impegno economico per l’acquisto della casa, 12,3 annualità. Segue la Capitale con 9,2 annualità.

Al terzo posto si piazza ancora una volta Firenze con 8,6 annualità. Le città dove servono meno annualità di stipendio sono Palermo e Genova (3,5), quest’ultima con un lieve recupero rispetto ad un anno fa dovuto al fatto che nella prima parte del 2021 nel capoluogo ligure i valori sono leggermente aumentati. Effettuando un confronto a distanza di dieci anni, si evince che a livello nazionale la differenza è stata consistente: infatti si è passati dalle 8,4 annualità nel 2011 alle 6,7 del 2021. In tutte le grandi città si registra una contrazione delle annualità di stipendio che occorrono per acquistare la casa con l’eccezione di Milano in cui è necessario lo stesso numero di annualità

NOTA METODOLOGICA
L’analisi condotta dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa si basa sui dati relativi al prezzo al metro quadro di un immobile medio usato, rilevati a gennaio 2021, e sulle retribuzioni contrattuali annue di cassa per dipendente (al netto dei dirigenti) a tempo pieno per attività economica e contratto, al lordo delle trattenute fiscali e previdenziali, ricavate dalla banca dati ISTAT. Si è inoltre ipotizzato che il reddito fosse destinato interamente all’acquisto di un’abitazione di 85 mq. In questa analisi il valore finale della retribuzione è stato ottenuto da una stima.

* Segreteria di redazione P&F

 

Quale futuro per il Crowdfunding Immobiliare in Italia? Il presente è già un successo

Le piattaforme di Crowdfunding Immobiliare costituiscono già oggi una valida alternativa per gli investitori, in grado di consentire la costruzione di portafogli d’investimento immobiliare ben diversificati sia in termini di opportunità che di durata.

Secondo i dati raccolti dall’osservatorio di Crowdfunding Buzz, il crowdfunding immobiliare italiano non smette di crescere, e risulta che nel 2021 le piattaforme di equity e Lending Crowdfunding immobiliare abbiano aumentato la raccolta di circa il 50% rispetto al 2020, arrivando a toccare i 98,5 milioni e ben 266 progetti finanziati. Una bella corsa in pochissimo tempo, se si pensa che i primi 7 progetti sono stati finanziati nel 2017, e già due anni dopo venivano finanziati 108 progetti (con una raccolta complessiva di 35 milioni).

La parte del leone – come è facile intuire, la fa il settore del Lending Crowdfunding, ossia quello legato al capitale di credito di breve durata che un progetto immobiliare raccoglie a fronte di un tasso di interesse annuale – di solito piuttosto elevato – e l’impegno di rimborsare l’intero capitale prestato alla scadenza naturale del prestito (Lending). Infatti, questo settore ha realizzato una raccolta sulle piattaforme di circa 57 milioni (contro i 36,3 del 2020 – +57%), finanziando ben 243 progetti immobiliari su 266. La raccolta media per singolo progetto nel 2021 è stata di 235.000 euro, mentre l’investimento medio è stato pari a 2.400 euro (1.700 nel 2020, 1.300 nel 2019 e 600 nel 2018). Relativamente alla remunerazione del capitale e alla durata media dei finanziamenti, il tasso medio annuo si colloca intorno al 10%, e la durata media per i rimborsi è stata di 11,9 mesi.

Le piattaforme di Equity Crowdfunding, e cioè quelle che prevedono un investimento nel “capitale di rischio” (equity)hanno invece raccolto 41,5 milioni su 23 progetti immobiliari finanziati, aumentando del 41% circa il proprio risultato di raccolta rispetto al 2020. C’è da dire che nell’Equity Crowdfunding la dimensione della raccolta media è sensibilmente più elevata rispetto a quella del Lending (1,8 milioni di euro a progetto, e dal momento che la dimensione dei progetti di Equity – non una semplice ristrutturazione, come nella maggior parte dei progetti di Lending – richiede un lasso di tempo più elevato per il loro completamento, la durata dell’investimento è più lunga, ed è mediamente pari a 21,6 mesi (contro 11,9 mesi) nel 2021. Ciò porta a concedere una redditività media più alta, che nel 2021 è stata pari all’11,8%, e ad un investimento medio di 7.900 euro (contro i 2.400 euro del Lending).

Nelle piattaforme, comunque, trionfa l’Equity Crowdfunding, che in quelle più importanti (Walliance e Concrete Inv.) concentra il 93% della raccolta complessiva, ed oggi questo veicolo di offerta è diventato talmente credibile presso il pubblico dei risparmiatori più giovani (ed evoluti) da costituire una valida alternativa per gli investitori, in grado di consentire la costruzione di portafogli d’investimento immobiliare ben diversificati sia in termini di opportunità che di durata, che ad un maggior rischio oppone agli investitori la possibilità di realizzare rendimenti davvero interessanti sulle durate brevi. Infatti, nelle più importanti piattaforme di Equity e di Lending esiste già una base di investitori abbastanza ampia, in grado di far chiudere in brevissimo tempo – anche in una sola giornata – le campagne di raccolta più interessanti. Questo fa intravedere un eccesso di domanda che potrebbe incoraggiare l’apertura di nuove piattaforme, attribuendo al sistema nel suo complesso una maggiore stabilità, trasparenza – soprattutto nella redazione dei business plan – e sicurezza negli scambi.

Per il futuro, ci si attende che le piattaforme comincino a specializzarsi sia in termini di offerta geografica che di tipologia immobiliare finanziabile, spinte dal nuovo regolamento europeo sul Crowdfunding che, se da un lato impone iter autorizzativi più laboriosi e costi di gestione più elevati, dall’altro rappresenta una opportunità irrinunciabile per tutte le nuove piattaforme, poiché alla nuova regolamentazione seguirà un aumento esponenziale della domanda e dell’offerta e, quindi, delle dimensioni di mercato complessivo.

Immobili per l’impresa nel 2021. Lo sviluppo industriale e commerciale passa anche da loro

I dati Istat relativi al terzo trimestre del 2021 evidenziano un aumento del Pil del 2,6% rispetto al trimestre precedente, e confermano la chiusura d’anno a +6%. Risultati incoraggianti, che si trasmettono anche al settore immobiliare per l’impresa.  

di Fabiana Megliola*

Per parlare del settore degli immobili per l’impresa, occorre contestualizzarlo all’interno del quadro economico del nostro Paese, che continua a dare segnali positivi grazie ai progressi della campagna vaccinale e al recupero della mobilità. Infatti, gli ultimi dati diffusi dall’Istat, relativi al terzo trimestre del 2021, evidenziano un aumento del Pil del 2,6% rispetto al trimestre precedente, e confermano la chiusura d’anno a +6%.

Risultati incoraggianti, resi possibili grazie al traino dell’industria e al recupero dei servizi, in particolare dal comparto manifatturiero. All’interno di questo scenario, Tecnocasa evidenzia un aumento della domanda di immobili per l’impresa, in acquisto ed in affitto, da destinare alla produzione e allo stoccaggio delle merci. Le aziende, infatti, cercano metrature ampie per collocare impianti o per stoccare le materie prime a seguito di processi di riorganizzazioni delle filiere o di reshoring finalizzato a ridurre la distanza tra approvvigionamento, produzione e consumo. Continua, poi, il buon andamento della logistica grazie al boom dell’e-commerce, dato che su questo settore è stato realizzato il 73,5% di operazioni di locazione ed il 26,5% di operazioni di acquisto. Per le prime prevale la finalità di stoccaggio (48%), seguita dalle lavorazioni artigianali (14,4%) e dalla produzione (11%); ed anche in acquisto prevale la finalità di stoccaggio (50,8%). Questo trend trova conferma nei dati di uno studio del Politecnico di Milano, che conferma lo stoccaggio merce come prioritario, sebbene preveda un futuro di magazzini capillari e di prossimità, automatizzati e sostenibili.

Per tutte queste tipologie di immobili, a prescindere dalla finalità per cui vengono locate o acquistate, è importante la location lungo arterie di collegamento strategiche e a ridosso delle metropoli. Anche il contenimento dell’impatto ambientale è importante in questo settore, che soffre di una carenza di offerta in grado di rispondere alle esigenze delle imprese: aree di carico scarico, presenza di bilici, altezze adeguate e soprattutto impianti a norma. Inoltre, vi è carenza di nuove costruzioni per l’impresa, per cui nell’ultimo anno diverse aziende hanno commissionato la costruzione di capannoni e sta aumentando la ricerca di terreni dove costruire.

I capannoni si lasciano alle spalle dieci anni di ribasso di prezzi, che sono diminuiti del 31,4% per le soluzioni nuove e del 34,6% per quelle usate. I canoni di locazione hanno avuto un ribasso maggiore sulle tipologie nuove (-29,3%) rispetto a quelle usate (-24,7%). Questo ha portato però le imprese solide patrimonialmente ad acquistare, cogliendo delle opportunità e sapendo che poi devono procedere a riqualificare.  Lo dimostrano anche i dati diramati dall’Agenzia delle Entrate, che nel 2021 hanno testimoniato un aumento delle transazioni di immobili destinati all’impresa del 65,2% rispetto al 2020 e del 20% rispetto al 2019. I tagli più richiesti sia in locazione che acquisto sono inferiori a 500 mq, ma c’è un discreto movimento per le metrature oltre i 1500 mq.

Sul mercato dei negozi, i prezzi e i canoni sono ancora in diminuzione e, dopo le difficoltà importanti registrate durante il lockdown, sembrano esserci ora spiragli di ripresa. Le informazioni congiunturali più recenti segnalano un’ulteriore forte espansione dei consumi, favorita dall’allentamento delle restrizioni associato ai progressi nella campagna di vaccinazione. Il clima di fiducia delle famiglie è a livelli elevati e gli ultimi dati sui consumi degli Italiani, diffusi da Censis e Confimprese, fanno ben sperare (+14,2% rispetto allo stesso periodo del 2020). A tal proposito, diverse indagini suggeriscono che gli italiani hanno il desiderio di acquistare nei negozi e di tornare allo shopping fisico, da cui trarre emozioni e benessere. Pertanto, la tendenza sarà quella di procedere ad una combinazione di canali fisici e online. Tra questi certamente il settore della ristorazione, che in seguito al forte ridimensionamento dei flussi turistici è in parte sopravvissuta grazie al delivery e alla possibilità di occupare gli spazi esterni nei mesi estivi, ed anche grazie alla rinegoziazione dei canoni di locazione.

Si conferma la tenuta del negozio di vicinato, in particolare nelle zone più periferiche dove aprono ancora minimarket. Le catene della distribuzione organizzata continuano a cercare spazi da destinare all’apertura di supermercati di prossimità, anche in zone centrali. Maggiori difficoltà per le posizioni di minor passaggio occupate da attività che ricorrono esclusivamente all’e-commerce e da chi eroga servizi a persone e imprese (è il caso dell’ufficio su strada).  C’è interesse da parte degli investitori, che restano prudenti, alla ricerca di immobili spesso già locati da tempo ad inquilini affidabili e con rendimenti che possono superare anche il 10 % annuo lordo. Il ribasso dei prezzi di questo asset immobiliare, infatti, ha incentivato l’acquisto: negli ultimi dieci anni i valori sono diminuiti del 38% nelle vie di passaggio e del 42,5% nelle vie non di passaggio, i canoni di locazione hanno registrato una contrazione del 36% sulle vie non di passaggio e del 37,8% nelle vie di passaggio. E così, i dati sulle compravendite diramati dall’Agenzia delle Entrate hanno visto nel 2021 un aumento del 61,8% rispetto al 2020 e del 15,4% rispetto al 2019.

Lo smart working e le nuove modalità di lavoro hanno coinvolto soprattutto il segmento degli uffici che, prima del Covid, soffrivano già per problematiche di vetustà, posizionamento e costi di gestione elevati. Tante aziende confermeranno lo smart working, con modalità diverse, all’interno di una revisione dei processi organizzativi e hanno già provveduto a ridisegnare i layout degli uffici. I luoghi di lavoro del futuro punteranno soprattutto a facilitare le relazioni tra i lavoratori e a garantire loro benessere. Si pensano strutture che comunichino con il quartiere circostante e che siano efficienti dal punto di vista energetico. Gli interventi di ultima generazione, e Milano ancora una volta è capofila in questo, sono progettati per avere certificazioni green. I professionisti, in particolare, si associano o si spostano in strada per abbattere i costi, e se l’immobile ha un prezzo interessante chi ha un’attività solida lo acquista.

Infine, lieve aumento dei canoni di locazione e ribasso dei prezzi sui laboratori che vedono comunque un buon riscontro da parte di piccoli artigiani. Negli ultimi dieci anni i prezzi sono diminuiti del 35,1%, i canoni di locazione del 29,3%”.

* Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Locazioni, risalgono i valori degli affitti. Omicron incombe sui contratti dei fuori sede

Dopo un 2020 dai contorni negativi, il 2021 ha manifestato una ripresa nei valori dei canoni di locazione. Gli studenti si riaffacciano sul mercato, ma molto dipenderà dalla incidenza della nuova ondata pandemica.

Uno dei segmenti di mercato immobiliare su cui si è avvertito maggiormente l’impatto del Covid è quello delle locazioni residenziali. Il ricorso alla didattica a distanza e allo smart working ha tenuto nei loro luoghi di origine molti studenti e lavoratori fuori sede, determinando così un’offerta maggiore e una minore domanda. Ad alimentare l’offerta ci sono anche numerosi immobili che, affittati negli anni scorsi tramite short rent, sono adesso immessi sul canale residenziale al fine di recuperare parte delle spese. 

Dopo un 2020 che ha chiuso con un importante calo dei canoni residenziali, – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – nel 2021 si iniziano a vedere i primi segnali di inversione di tendenza: stabili i canoni dei monolocali, +0,4% il rialzo dei canoni dei bilocali e +0,3% quello dei trilocali. Si riscontrano comunque valori in diminuzione in città come Milano, Bologna, Roma e Firenze, le metropoli che più di tutte le altre hanno sofferto il ridimensionamento dei flussi turistici, degli studenti e dei lavoratori fuori sede. Nei capoluoghi di provincia, al contrario, i valori degli affitti hanno invece continuato a crescere”. Inoltre, si conferma la maggiore facilità di affitto per le soluzioni di “qualità”, ben arredate, posizionate in zone servite e luminose. Sempre elevata l’attenzione ai costi condominiali.

Nel 2021, il 73,8% degli inquilini ha compiuto una scelta abitativa, optando volutamente per la locazione o non potendo acquistare. C’è una lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale era del 74,7%. Diminuiscono anche i lavoratori fuori sede che passano da 22,6% a 22,4%. Nel periodo pre-Covid la percentuale si attestava a 25,9%. Aumenta invece la percentuale di chi affitta per studio, il 3,8% dei contratti stipulati.

La pandemia ha accentuato la domanda di chi cerca casa in affitto tra chi ha lavori precari o a termine e in chi stava valutando l’acquisto immobiliare ma si è fermato per timori legati alle incertezze del mondo del lavoro. Il ribasso dei prezzi immobiliari e i mutui più vantaggiosi stanno spingendo verso l’acquisto della casa ma, nonostante questo, la domanda di locazione è sempre elevata, in particolare tra le fasce di età più giovane. Il 43,8% di chi ha preso casa in affitto ha un’età compresa tra 18 e 34 anni. I dati sui contratti stipulati nella prima parte del 2021 vedono una contrazione dei contratti a canone libero (passati in due anni da 55,1% al 45,6%) ed un aumento del canone concordato (da 29,5% a 32,2%) e del contratto transitorio che aumenta da 15,4% a 22,2%. Questo risultato, molto interessante, evidenzia una delle conseguenze della pandemia, e cioè l’aumento del ricorso a contratti più brevi: tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico e che hanno deciso di collocarla sul settore residenziale, hanno optato per la formula del contratto transitorio per non vincolare l’immobile per troppo tempo e riaverlo a disposizione per ritornare agilmente allo short-rent appena i flussi turistici torneranno ai livelli standard.

Interessante anche i dati sul contratto a canone concordato, che potrebbe rivelarsi una buona soluzione per inquilini timorosi degli effetti del lockdown e proprietari che ottengono un vantaggio fiscale e una maggiore possibilità di “sostenibilità” del contratto grazie ai canoni calmierati. 

Tra le metropoli, la città in cui è più alta la percentuale di chi affitta per motivi di lavoro è Milano (40,0%), a seguire Roma (22,5%). Milano primeggiava in questa classifica anche negli anni precedenti, ma a partire dal 2020 ha segnato comunque un ribasso di contratti stipulati con lavoratori trasfertisti, nel 2019 infatti si superava quota 51% sul totale. Anche a Roma si registra una contrazione, seppur meno consistente, delle percentuali di affitti a lavoratori trasfertisti, si passa infatti dal 24,7% del 2019 all’attuale 22,5%. È evidente come lo smart working stia incidendo su questo segmento di mercato, soprattutto in città come Milano dove la componente legata al lavoro è sempre stata predominante.

L’analisi delle grandi città mostra come a Milano ci sia una netta prevalenza del contratto a canone libero (71,7%), mentre a Roma è il contratto a canone concordato ad essere più utilizzato (71,0%). In tutte le metropoli considerate, così come abbiamo riscontrato a livello nazionale, in questo 2021 aumentano le percentuali di stipule di contratti a canone concordato e a carattere transitorio, e la tipologia più affittata è il bilocale, con il 39,7% delle scelte, seguita dal trilocale con il 32,3%, confermando così la tendenza che ha visto anche nel 2020 e nel 2019 i bilocali e i trilocali come le tipologie più affittate a livello nazionale. La maggior parte degli inquilini ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, pari al 43,8% sul totale degli affitti stipulati.

Tendenze immobiliari: hinterland e provincia sugli scudi, tempi di vendita in diminuzione

Rispetto al 2020 e al 2019 si registra una fuoriuscita di acquirenti dalle metropoli verso i capoluoghi di provincia e verso l’hinterland. 114 in media i giorni per vendere casa nelle grandi città, Milano e Bologna le metropoli più veloci.

Gli ultimi dati sulle compravendite immobiliari diramati dall’Agenzia delle Entrate hanno messo in evidenza che nei primi nove mesi del 2021 le compravendite dei comuni capoluogo sono aumentate del 36,1% rispetto allo stesso periodo del 2020 e del 13,4% rispetto al 2019. Hanno performato meglio i comuni non capoluogo che hanno messo a segno una crescita ben più importante: +46,6% rispetto ai primi mesi del 2020 e +28% rispetto allo stesso periodo del 2019. Sono dati che mettono in evidenza i risultati più che lusinghieri raggiunti dai comuni più piccoli che stanno dimostrando una buona vivacità grazie ai prezzi più bassi e all’offerta abitativa più in linea con le attuali esigenze espresse dalla domanda.

I dati raccolti da Tecnocasa evidenziano che, rispetto al 2020 e soprattutto al 2019 si registra una fuoriuscita di acquirenti dalle metropoli verso i capoluoghi di provincia della stessa regione e, soprattutto, verso l’hinterland della stessa metropoli. Milano è tra le città che ha visto un aumento percentuale maggiore di flussi in uscita verso le altre province, Torino e Napoli verso l’hinterland. Ad attirare in misura maggiore i milanesi è la provincia di Monza Brianza, a seguire quella di Pavia. Anche diversi comuni della prima cintura, tra cui Peschiera Borromeo, registrano un buon riscontro da parte di chi vive a Milano.  

A Torino è nell’hinterland che si acquista maggiormente, con la prevalenza di quelle realtà più vicine alla città, collegate magari con la metropolitana e laddove c’è un’offerta abitativa a prezzi più convenienti, soprattutto se si desidera acquistare una soluzione indipendente o semi-indipendente. In aumento la percentuale di chi lascia Roma per andare nell’hinterland (+3,9%) rispetto al 2019; cresce del 2% chi sceglie altre province. Bari è la città che registra una bassa percentuale di flussi in uscita, confermandosi attrattiva per gli stessi residenti che apprezzano anche la possibilità di acquistare non lontano dal mare. In ogni caso, la vicinanza ai mezzi di trasporto e soprattutto il loro livello di efficienza (e puntualità) sono l’elemento più importante alla base della valutazione di abitare nell’hinterland di una grande città, e laddove il trasporto pubblico presenta uno sviluppo insufficiente (soprattutto in alcune regioni del Sud Italia, cronicamente sofferenti per via delle infrastrutture inadeguate), le aree più richieste sono quelle limitrofe agli svincoli autostradali.

Lo stato di salute del mercato immobiliare si capisce anche dai tempi di vendita, ossia l’indicatore che stabilisce la velocità con cui la casa è venduta. I dati di Tecnocasa sulle grandi città, i rispettivi hinterland e i capoluoghi di provincia indicano che i tempi di vendita delle metropoli sono pari in media a 114 giorni, con un aumento di soli due giorni rispetto ad un anno fa. Nei capoluoghi di provincia, invece, si segnala una media di 143 giorni, in miglioramento di 6 giorni rispetto ai 149 giorni registrati nel 2020, mentre i comuni dell’hinterland delle grandi città hanno fatto registrare una media di 147 giorni contro i 154 giorni dell’anno scorso. Tra le grandi città, i tempi di vendita maggiori si registrano a Bari (149 gg) e Palermo (143 gg). Le metropoli “più veloci” sono Milano (62 gg) e Bologna (63 gg). Queste ultime due città hanno anche messo a segno anche il miglior risultato a livello di variazione percentuale dei prezzi, nella prima parte del 2021: Milano (+2,0) e Bologna (+2,3%).

Il desiderio di cambiare casa sta rivelando acquirenti più decisi e veloci, soprattutto in quelle città in cui l’offerta inizia a contrarsi e le possibilità di acquistare la casa desiderata si riducono. Dall’esame dei dati si evince in modo evidente come i picchi dei tempi di vendita sono in corrispondenza dei periodi più difficili del mercato immobiliare, in particolare nel 2012, anno in cui l’abbondante offerta e le banche più refrattarie ad erogare il credito dilatarono al massimo i tempi necessari per chiudere le trattative immobiliari.