Aprile 30, 2026
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Case, Arte & Auto

Immobili a confronto: il nuovo arretra e il superbonus tiene su la domanda dell’usato

Secondo i dati di Tecnocasa, gli immobili di nuova costruzione reggono la competizione ma i superbonus danno linfa all’usato. Negli ultimi dieci anni le soluzioni nuove hanno perso il 23,5%, mentre quelle usate il 28,5%.

Che la pandemia abbia portato a un maggiore apprezzamento delle nuove costruzioni da parte dei potenziali acquirenti è ormai una certezza. La possibilità di risparmio energetico, riscoperta durante il lockdown, e che queste tipologie abitative offrono, stanno portando a un interesse verso tutte quelle abitazioni costruite con criteri tecnologici avanzati. A questo aspetto si aggiunge la ricerca di spazi esterni che sono più facilmente reperibili nelle nuove costruzioni, ancora di più se posizionate nei comuni dell’hinterland. Tutto questo ha messo nuovamente in moto nuovi cantieri quando possibile.

In base alle indagini condotte dall’Ufficio Studi Tecnocasa, in questi anni i prezzi delle case nuove hanno comunque subito un ribasso del 23,5%, inferiore a quanto accaduto sulle tipologie usate, e sono state sottoposte ad attività di re-pricing finalizzate a collocare gli immobili sul mercato. 

Le abitazioni usate, i cui valori sono scesi maggiormente, stanno vivendo una riscoperta grazie agli incentivi per le ristrutturazioni, che hanno avuto un ulteriore impulso dal superbonus 110% sia sulle soluzioni indipendenti che su tanti condomini. Le tipologie usate hanno subito naturalmente dei ribassi più importanti che, negli ultimi dieci anni, ne hanno decurtato il valore del 28,5%. Ciò dipende dal fatto che il patrimonio italiano ha un elevato indice di vetustà, e di conseguenza la maggioranza delle abitazioni scambiate sono usate: l’83,1% delle compravendite realizzate rientra in questo target. Inoltre, il 73,6% delle soluzioni usate sono acquistate come abitazione principale, mentre la restante parte come forma di investimento, inclusa la casa vacanza, grazie anche al prezzo più contenuto. La necessità, quasi sempre, di realizzare investimenti di riqualificazione determina un ribasso maggiore dei prezzi in fase di trattativa, pari all’8,5%.       

Le nuove esigenze delineatesi con il Covid hanno indirizzando i costruttori verso un nuovo modo di realizzare le abitazioni, tenendo conto ancora di più della qualità e del benessere di chi ci abita e spesso ci lavora. In particolare, già in fase di progettazione, si punta all’ulteriore ottimizzazione degli spazi sia interni sia esterni, sviluppando soluzioni che sfruttino al massimo la superficie disponibile e organizzando ogni locale affinchè sia funzionale e vivibile fin dall’ambiente di ingresso alla casa, attraverso sistemi che rendano accogliente l’abitazione oltre che a dotarla di piccoli vani da sfruttare per riporre oggetti o indumenti. Balconi e terrazzi, inoltre, vengono resi ancora più ampi e profondi, a corredo anche di tagli medio-piccoli come i bilocali, e gli spazi condominiali sono più curati e resi fruibili per svolgere attività di coworking, con idonei distanziamenti e con una connessione Wi-Fi dedicata.

Inoltre, gli immobili di nuova costruzione vengono inoltre apprezzati perchè rispondono a criteri di efficienza energetica che consentono importanti risparmi, e questo è un tema sempre più battuto per via dell’aumento generalizzato del costo delle materie prime. Quest’ultimo aspetto incide infatti in maniera importante sul mercato immobiliare in generale: cemento, ferro, materie plastiche in genere e legno hanno prezzi elevati e difficoltà di reperimento. Tale situazione si ripercuote sulla consegna dei materiali, sull’aumento dei costi di appalto, destabilizzando così in parte i programmi delle società di sviluppo immobiliare e di tutta la filiera dell’edilizia.

Immobiliare residenziale, confermata la crescita nel 2021: +34% rispetto al 2020

I dati di chiusura del 2021 vedono un deciso aumento delle compravendite immobiliari, con una crescita del 34% rispetto all’anno precedente e del 24% rispetto al 2019.

L’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa ha analizzato i dati diramati dall’Agenzia delle Entrate relativi alle compravendite immobiliari. Il dato a chiusura 2021 vede un deciso aumento del bilancio complessivo, con una crescita del 34% rispetto all’anno precedente e del 24% rispetto al 2019.

In particolare, l’anno 2021 registra 749 mila transazioni. I comuni non capoluogo, come da aspettative, hanno performato meglio dei comuni capoluogo: i primi chiudono con un aumento del 37% rispetto al 2020 e del 29% rispetto al 2019. I comuni capoluogo segnano +29% e +14%. Questo conferma l’apprezzamento per le realtà più piccole. Tra le grandi città, Milano chiude con una crescita delle transazioni del 24,4% rispetto al 2020 e +2,6% rispetto al 2019; Roma mette a segno un +31,4% e +18,5%. Bene, nel confronto con il 2020 e il 2019, Bari e Genova.

 

Immobili commerciali, -13,8% tra prezzo iniziale e finale. Quanto rende investire in un negozio in città

Tecnocasa lo ha calcolato uno sconto medio del 13,8% in fase di trattativa, soprattutto sui negozi. Ecco quanto può rendere un negozio nelle grandi città d’Italia. Roma e Firenze superano il 10% annuo.

Nel 2021 il mercato degli immobili per l’impresa si è ripreso, pur dimostrando ancora delle fragilità. I dati sui volumi scambiati lo confermano. Uno dei segmenti maggiormente dinamici è stato quello dei capannoni grazie all’esplosione della logistica e alla ricerca di spazi da parte di aziende di produzione che, in molti casi, hanno riportato in Italia l’attività con un’operazione di reshoring.

A questa domanda elevata non corrisponde tuttavia altrettanta offerta, soprattutto di nuova costruzione. Sul mercato, infatti, abbondano le tipologie usate e questo spiega il motivo per cui il ribasso, rispetto al prezzo richiesto, è elevato. Tecnocasa lo ha calcolato uno sconto medio del 13,8% in fase di trattativa, soprattutto sui negozi dove a muoversi per l’acquisto sono prevalentemente investitori alla ricerca di un asset che possa garantire rendimenti annui lordi intorno al 10%. La possibilità di trattare il prezzo sta portando molti alla ricerca di “occasioni”. A seguire i laboratori (-12,2%) e i capannoni (-11,0%). Questi ultimi in particolare penalizzati dalla vetustà. Sconti più contenuti sugli uffici (-9,4%) dove, al momento, c’è interesse in particolare per le tipologie immobiliari di nuova generazione per le quali è più difficile negoziare. Comprano sia professionisti, certi della solidità della propria attività, sia investitori che si orientano su soluzioni all’interno di contesti residenziali al fine di mettere in atto un cambio di destinazione d’uso in abitativo.    

Il segmento degli immobili per l’impresa ha messo in luce una ripresa nella prima parte del 2021, soprattutto lato compravendite come testimoniano i dati delle agenzie delle Entrate che hanno registrato un trend crescente. Se guardiamo alle tipologie commerciali, si evidenza un aumento del 15,4% rispetto alla prima parte del 2019 e del 61,8% rispetto alla prima parte del 2021, e la metà delle compravendite (di negozi) sono state indirizzate all’investimento. Gli investitori, infatti, stanno tornando anche se con prudenza a impiegare i propri capitali su questo asset cercando soluzioni ben posizionate e già locate da tempo e puntando a rendimenti elevati. I rendimenti annui lordi possono infatti superare anche il 10% in vie di passaggio per scendere in alcune zone top. Nelle grandi città i rendimenti annui lordi possono andare dall’8,5% medio di Milano per arrivare all’11,1% di Roma e al 10,4% di Firenze.

Gli effetti della guerra in Ucraina sui prezzi delle case in vendita

Con il conflitto tra Russia e Ucraina in pieno svolgimento, non è semplice indicare quale direzione possa prendere il mercato immobiliare. Non solo preoccupazione per l’aumento delle bollette, del carburante e di alcune materie prime, ma anche per le abitazioni.

Dallo scoppio del conflitto armato tra Russia e Ucraina è possibile notare alcune oscillazioni sui prezzi delle case in vendita, e questo dato è senza dubbio significativo di ciò che sta accadendo, in misura ancora maggiore, nei paesi della NATO – in alcune città della Romania i prezzi delle case sono aumentati del 15% in tre settimane – confinanti con i due belligeranti. 

In Italia, poi, abbiamo un effetto che può sembrare paradossale: aumentano le richieste di mutuo. Infatti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le domande di mutuo sono salite moltissimo nell’ultimo trimestre. Ad affermarlo uno studio condotto da Experian, secondo il quale l’aumento si avvicina intorno al 40% in più rispetto ai primi mesi dello scorso anno. Questo significa che, se i primi mesi del 2022 vedono già questi numeri, la crescita non potrà che essere sostenuta lungo tutto l’anno, ed in particolare nelle “stagioni calde” del mercato immobiliare (Primavera ed Estate), dove si concentra la maggior parte delle compravendite. L’aumento delle richieste di mutuo a Gennaio e Febbraio, inoltre, è ancora più sorprendente se si considera che dopo le vacanze natalizie, solitamente, gli aspiranti mutuatari rimangono in stand-by fino a Marzo, per poi riattivarsi da lì in poi. Invece con gli ultimi dati raccolti è possibile affermare che l’outlook è positivo, con una tendenza alla crescita esponenziale.

Pertanto, appare più che chiaro che le notizie relative all’aggressione militare della Russia ai danni dell’Ucraina non dovrebbero spostare la tendenza positiva. Il paradosso è che in tempi di crisi come questo le banche, anzichè adottare un comportamento conservativo e difensivo, concedono più denaro sotto forma di credito immobiliare. Del resto, le banche centrali agevolano una maggiore fluidità del denaro continuando a mantenere i tassi vicini allo zero, all’uno e rotti per cento o comunque con spread ancora minimi; e anche gli utenti finora rimasti alla finestra vengono stimolati dai tassi così bassi, pensando sia l’ultimo momento “giusto” per entrare nel mercato immobiliare e alimentare la domanda di mutui che appare più solida che mai.

Considerando i tempi del conflitto armato – che hanno in qualche modo frenato le previsioni di rialzo “strong” dei tassi di interesse da parte delle banche centrali – non è possibile sapere in quale percentuale cominceranno ad aumentare nuovamente i tassi, e soprattutto quando ciò avverrà. I maggiori organi di stampa, però, non fanno altro che parlare di rincari per le fonti di energia, le materie prime, la benzina etc., e se l’inflazione si dovesse mantenere elevata per un periodo di tempo apprezzabile saliranno anche i prezzi delle case in affitto e in vendita. Naturalmente, questo effetto si manifesterà in modo diverso a seconda della regione. In tal senso, l’Italia mostra delle differenze notevoli, e secondo i dati forniti da Case in vendita 360 è evidente che ci sono regioni italiane in cui, per tradizione e posizione geografica, gli appartamenti in vendita hanno un costo che viene diversificato e deciso sulla base di diversi fattori.

Periodicamente, l’oscillazione tra l’aumento o la diminuzione dei prezzi delle case viene monitorata e consente agli esperti del settore di avere una panoramica delle percentuali. E così, relativamente ai primi due mesi del 2022, è possibile stilare la variazione percentuale di una casa in vendita da 50 mq a seconda della regione. In Italia, spiccano gli aumenti medi avvenuti in Valle d’Aosta (+6.85%), Calabria (+6.23%), Molise (+4.08) e Veneto (+2,09%), così come colpiscono le diminuzioni registrate in Basilicata (-9.31%), Trentino Alto Adige (-5.39%), Umbria (-2.17%) e Sicilia (-2.08%). Pressochè stabili o poco negative le altre regioni. Da segnalare una provincia con forte aumento di prezzo, ossia Caltanissetta (con un +13.66%), storicamente una piazza con quotazioni molto basse e stabili, e una provincia con una forte diminuzione di prezzo, ossia Potenza (-9.31%), che non era tra le peggiori.

In merito alle richieste di mutuo, il periodo d’oro dei tassi ultra-bassi sembrerebbe definitivamente terminato. A dichiararlo sono la Banca d’Inghilterra (BOE) e la Federal Reserve (FED), che hanno già avviato la stagione dei rialzi e parlano apertamente anche dei futuri movimenti in aumento. La Banca centrale Europea (BCE), invece, agisce con maggior prudenza, e al momento non ha ancora rivelato con chiarezza le sue intenzioni prospettiche (le banche centrali, comunque, raramente lo fanno – n.d.r.). Prima della crisi ucraina, non si parlava di grandi aumenti ma di graduale ritorno a tassi più consistenti, e sulla carta sembrerebbe essere ancora così. Non dovrebbero esserci, cioè, stravolgimenti repentini, ma passaggi più morbidi. Questo non vuol dire che i prezzi delle case resteranno invariati, bensì che il cambiamento è ineluttabile, ma c’è più incertezza sulle date.

Si può ipotizzare che nei mesi a venire fungeranno da guida sia la situazione sanitaria che quella economico-politica. Non appena ci saranno delle condizioni più stabili rispetto allo scenario attuale, le banche probabilmente ricominceranno ad aumentare i tassi con una spinta maggiore.

Budget 200mila euro: quanti mq si possono acquistare in città, al mare e in montagna

Per chi si accinge ad acquistare una casa a Milano, Roma e Napoli, un budget da 200.000 euro permette soluzioni e quadrature piuttosto differenti. Nelle località turistiche la musica non cambia.

Con un budget di 200 mila euro per l’acquisto di un’abitazione, cosa si potrebbe acquistare agli attuali prezzi di mercato in città come Milano, Roma e Napoli e in alcune delle località turistiche più importanti alla luce del fatto che il Covid ha creato un interesse crescente per queste ultime? Questa è la domanda alla base dell’analisi dell’Ufficio Studi Tecnocasa, che prende in considerazione una tipologia di immobile di superficie variabile in base alla disponibilità, sia usato che nuovo.

A Milano, per esempio, i prezzi hanno messo a segno un importante recupero, e con 200 mila euro si possono acquistare in media 52 mq (usato), tre mq in meno rispetto a un anno fa, mentre in centro si possono acquistare 30 mq (sempre usato). Se si punta su una nuova costruzione, i mq scendono a 46. A Roma, invece, il mercato immobiliare è più accessibile e i prezzi sono decisamente più contenuti. Infatti, la Capitale nell’ultimo anno non ha vissuto la stessa crescita di Milano e con lo stesso budget si possono acquistare 70 mq di tipologia usata, ben 18 mq in più rispetto a Milano, e si possono portare a casa 59 mq di nuova costruzione. C’è poi chi ama le zone centrali della città eterna, ma in quel caso potrà al massimo aspirare ad un appartamento usato di 39 mq (9 in più rispetto a Milano).

A Napoli si guadagna qualche metro quadro in più. Nel capoluogo campano le metrature aumentano decisamente, e si portano a 85 mq per una tipologia usata e 12 mq in meno per una tipologia nuova. 

E se invece si decidesse di acquistare una casa in una località turistica, un’idea sempre più accarezzata da tanti alla luce della possibilità di svolgere il lavoro in remoto? In questo caso, l’ipotesi di Tecnocasa prevede una soluzione abitativa già ristrutturata o che comunque non necessiti di lavori aggiuntivi, tipologia preferita da chi compra al mare, montagna o lago. Per gli amanti della montagna potrebbe essere interessante sapere che a Bardonecchia, con un budget di 200.000 euro, potrebbero acquistare 62 mq, a Canazei arriverebbero a 41 mq mentre avrebbero più spazio a Roccaraso (80 mq) o a Cogne (71 mq). Per chi invece ama il mare, invece, a Riccione si potrebbero acquistare 56 mq di nuova costruzione, mentre nella più pregiata Costiera Amalfitana il budget consente l’acquisto di 42 mq (Amalfi) e quasi 10 mq in meno a Positano. Nelle isole, a Scopello (Sicilia) si potrebbero acquistare 73 mq e a Villasimius (Sardegna) 63 mq. 

Relativamente alle località di lago, decisamente più accessibile il lago di Garda: sia a Salò che a Peschiera si può ambire, mediamente, ad un immobile in buono stato di 80 mq, metratura destinata a scendere notevolmente se si vuole la vista lago o il fronte lago. Più costosa Torri del Benaco, dove occorre il budget di 200.000 euro costringe a mettere in conto una spesa maggiore per acquistare queste metrature, oppure ad accontentarsi di 45 mq di nuova costruzione.

Chi ha comprato casa nel 2021. Famiglie e single a confronto

Cresce lievemente la percentuale di acquirenti single nel 2021. Il trilocale è preferito sia dalle famiglie che dai single. Le famiglie però hanno una maggiore propensione all’acquisto per investimento e casa vacanza.

L’analisi delle compravendite effettuata da Tecnocasa evidenzia che nel 2021 il 69,5% è stato concluso da famiglie (coppie con o senza figli) e il 30,5% da single. Prendendo in considerazioni solo le grandi città italiane, la quota di acquirenti single aumenta e raggiunge il 36,3% del totale. A livello nazionale si registra una lieve crescita della percentuale di acquirenti single, si passa infatti dal 28,7% del 2019, al 29,8% del 2020, fino ad arrivare al 30,5% del 2021. Diminuisce quindi la quota di famiglie che acquistano (dal 71,3% del 2019 al 69,5% del 2021). Tra le città con le quote più alte di acquirenti single da segnalare Bologna e Milano, con percentuali che sfiorano il 50%, mentre le città con le percentuali più basse sono Napoli, Palermo e Bari, con quote inferiori al 30%.

A livello nazionale, nel 2021 le famiglie evidenziano una maggiore propensione all’acquisto di case vacanza rispetto ai single (8,5% contro 3,5%) e prevalgono anche per quanto riguarda gli acquisti per investimento (17,2% contro 14,3%). Le percentuali di acquisti per investimento crescono se si considerano solo le grandi città, in questo caso le famiglie comprano per investimento nel 26,3% dei casi, mentre i single si fermano al 18,2%. In generale, rispetto al 2019, sia per le famiglie sia per i single diminuiscono le percentuali di acquisto per investimento, mentre aumentano quelle di acquisto di case vacanza. Con l’arrivo della pandemia, infatti, il segmento dell’investimento evidenzia un lieve rallentamento mentre il settore della seconda casa registra un numero di richieste e di compravendite in crescita.

Naturalmente le famiglie acquistano mediamente tipologie più ampie rispetto ai single, ma vediamo quali sono le proporzioni tra le diverse tipologie per le due categorie analizzate: il trilocale è la tipologia più scambiata sia dalle famiglie sia dai single (rispettivamente con il 32,5% e con il 37,8%), ma passando al bilocale emergono differenze importanti con una quota del 13,1% per le famiglie, contro il 32,3% dei single. Consistente anche il divario per quanto riguarda le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che compongono più un quarto delle compravendite da parte di famiglie (26,2%), mentre per i single si fermano al 12,1%.

Prendendo in considerazione solo le grandi città italiane la tipologia più scelta dai single diventa il bilocale che compone il 45,7% degli acquisti, mentre il trilocale passa in seconda posizione attestandosi al 32,7%. Per quanto riguarda le famiglie che acquistano in grandi città è sempre il trilocale la tipologia preferita (34,6%), seguita dal quattro locali (23,1%). Gli acquisti di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti risultano marginali e si attestano al 4,5% per le famiglie e all’1,6% per i single. A livello nazionale il segmento delle soluzioni indipendenti e semi-indipendenti ha inoltre evidenziato un aumento generalizzato delle compravendite rispetto al periodo pre-pandemia, tendenza proseguita anche nel 2021.

Mercato immobiliare vivace per il comparto commerciale. Tiene ancora il negozio di vicinato

Gli Italiani hanno il desiderio di acquistare nei negozi e di tornare allo shopping fisico da cui trarre emozioni e benessere. Pertanto la tendenza dei consumatori sarà quella di combinare canali fisici e online.

In base ai dati sulle compravendite commerciali diramati dall’Agenzia delle Entrate elaborati da Tecnocasa, i primi nove mesi del 2021 hanno visto un aumento del 47,3% delle transazioni rispetto al 2020 e del 15,5% rispetto al 2019. Significativo che, in molte grandi città, le compravendite siano in aumento anche rispetto al 2019, periodo pre-pandemia, a testimonianza di un mercato vivace. Fanno eccezione Bologna, Firenze e Milano dove ancora non si sono recuperati i volumi del 2019.

Relativamente al mercato dei negozi, i prezzi e i canoni sono ancora in ribasso nel 2021 e, dopo le difficoltà importanti che il mercato ha registrato durante il lockdown, sembrano esserci ora spiragli di ripresa. Le informazioni congiunturali più recenti segnalano un’ulteriore forte espansione dei consumi, favorita dall’allentamento delle restrizioni (associato ai progressi nella campagna di vaccinazione). Infatti, il clima di fiducia delle famiglie è a livelli elevati, e gli ultimi dati sui consumi diffusi da Censis e Confimprese fanno ben sperare: sono 4,5 milioni gli Italiani pronti a spendere, più di quanto facessero nel periodo pre-Covid, e nel 2021 i consumi si sono ripresi del 14,2% rispetto al 2020, invertendo così la tendenza registrata nella prima parte dell’anno.

È importante sottolineare che, da molte indagini, risulta che gli Italiani hanno il desiderio di acquistare nei negozi e di tornare allo shopping fisico da cui trarre emozioni e benessere: perciò la tendenza sarà quella di procedere ad una combinazione di canali fisici e online. La ristorazione, particolarmente colpita, anche in seguito al forte ridimensionamento dei flussi turistici, è in parte sopravvissuta grazie al delivery e alla possibilità, nei mesi estivi, di occupare le aree esterne. Nelle top location si sono liberati spazi, e questo sta spingendo le operazioni di riposizionamento, reso possibile dal fatto che si ricorre sempre meno al pagamento delle key money e che, in molti casi, sono stati rinegoziati i canoni di locazione. Quando la rinegoziazione non è stata possibile, le attività che non necessitano di visibilità si sono spostate dal centro verso la periferia per pagare canoni più contenuti.

Si conferma la tenuta del negozio di vicinato, in particolare nelle zone più periferiche dove aprono ancora minimarket. Le catene della distribuzione organizzata continuano a cercare spazi da destinare all’apertura di supermercati di prossimità, anche in zone centrali. Maggiori difficoltà per le posizioni di minor passaggio occupate da attività che ricorrono esclusivamente all’e-commerce e da chi eroga servizi a persone e imprese (è il caso dell’ufficio su strada). C’è interesse da parte degli investitori, che restano prudenti, alla ricerca di immobili spesso già locati da tempo ad inquilini affidabili e con rendimenti che possono superare anche il 10% annuo lordo, soprattutto per le posizioni più periferiche e rischiose.

Quasi la metà di chi ha acquistato un negozio lo ha fatto con finalità di investimento. Anche in questo caso il ribasso dei prezzi che ha interessato questo asset immobiliare ha incentivato l’acquisto: negli ultimi dieci anni i valori sono diminuiti del 38% nelle vie di passaggio e del 42,5% nelle vie non di passaggio, i canoni di locazione hanno registrato una contrazione del 36% sulle vie non di passaggio e del 37,8% nelle vie di passaggio. Il taglio più scelto dei locali commerciali in base all’ampiezza non supera i 100 mq sia per quanto riguarda l’acquisto che per la locazione.

Investire comprando casa in spagna. Valencia e Malaga attirano gli investitori

Interessanti i prezzi a Barcellona e Madrid, dove mediamente si può comprare tra i 2.700 e i 3.000 euro al metro quadro, con ottimi prezzi anche in zone centrali. Le città di medie dimensioni, però, hanno rendimenti più elevati e una buona domanda di locazioni.

In base ai dati di Tecnocasa Spagna, nella penisola iberica sono molte le città con un’alta percentuale di acquisti per investimento. “Le città di medie dimensioni (come Malaga e Valencia) hanno rendimenti più elevati con una buona domanda di locazione, risultano perciò molto interessanti per gli investitori. Inoltre, il prezzo di acquisto è inferiore rispetto alle grandi città, come Barcellona e Madrid. A Barcellona, ad esempio, il prezzo delle case è molto elevato e subisce l’eccessiva regolamentazione dei canoni d’affitto da parte delle istituzioni pubbliche” – dichiara Lazaro Cubero, Responsabile Ufficio Studi Tecnocasa Spagna.

Del resto, la recente classifica della CNN ha rimosso Barcellona dall’elenco delle migliori destinazioni in cui viaggiare nel 2022 e ha puntato su Valencia, ossia la capitale mondiale del design nel 2022 e unico rappresentante spagnolo in questa speciale classifica. Inoltre, mentre i prezzi delle abitazioni nell’Unione Europea sono aumentati del 9,1% su base annua nel terzo trimestre del 2021 – si tratta dell’aumento più alto dal 2007, con Repubblica Ceca (22%), Lituania (18,9%), Estonia (17,3%) e Paesi Bassi (16,8%) in testa – gli aumenti più moderati sono stati osservati a Cipro (2,2%), in Italia e, appunto, in Spagna (4,2%), a testimonianza di una certa appetibilità delle quotazioni rispetto al resto d’Europa.

“Per quanto riguarda il comparto prettamente turistico, attualmente si nota una maggiore richiesta di acquisto per investimento o di seconda casa nelle Isole Canarie, nella città di Santa Cruz de Tenerife (che è la zona meno turistica) e in aree dell’Andalusia, soprattutto in graziose località costiere. Dal punto di vista degli immobili turistici, la città di Malaga ha una grande richiesta di case vacanza. Lo stesso fenomeno si registra in città come Fuengirola (15,4%) o Mijas (15%), dove c’è una forte domanda di investimento per le seconde case. A Motril si registra il dato più significativo, infatti il 44,7% della domanda è relativa alle seconde case” prosegue Cubero.

“Nelle zone turistiche, soprattutto in località di mare, troviamo piccoli paesi con buoni prezzi. A Fuengirola (nella foto) o a Motril, il prezzo al metro quadrato è inferiore alla media nazionale, e lontano dai valori delle città come Barcellona e Madrid. Si tratta di località incantevoli vicine alla spiaggia, dotate di luoghi suggestivi, nonostante siano piccoli centri possiedono molti servizi e attività adatte al turismo”. “Se un italiano acquista una casa in Spagna le spese che dovrà sostenere come proprietario dipendono molto da ciascuna comunità autonoma, poiché l’imposta sul passaggio di proprietà può variare a seconda della zona” conclude Lazaro Cubero.

Rendimenti immobili residenziali. Quanto rende il mattone nelle grandi città d’Italia

Il bilocale è la tipologia più ricercata per l’affitto e più richiesta per investimento, ma anche il gradimento del trilocale sta aumentando. Dal 1998 al 2021 la rivalutazione media nelle grandi città è scesa al 38,2%. Fa eccezione Milano con un + 107%.

“Nelle grandi città un bilocale di 65 mq rende mediamente intorno al 5,0% annuo lordo. La città in cui il rendimento è più elevato si conferma Verona (6,1%) seguita da Genova (6,0%). L’interesse degli investitori per il mattone – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – è sempre elevato nonostante nel 2021, rispetto al 2020, si registri un lieve calo degli acquisti per investimento (dal 16,8% al 16,3%)”. Gli investitori preferiscono le aree con la presenza di atenei, uffici, servizi (il cui peso è sempre maggiore dopo il lockdown) e quelle sottoposte ad interventi di riqualificazione. I rendimenti più elevati, poiché sono calcolati come rapporto tra i canoni di locazione percepiti nell’anno ed il valore dell’immobile, quasi sempre si registrano nelle zone periferiche dove i prezzi sono più contenuti.

MILANO – A Milano i rendimenti più elevati si segnalano nei quartieri di Vialba Amoretti e di Forze Armate rispettivamente con 7,3% e 6,4%. A seguire Sempione-piazza Firenze con un rendimento annuo lordo del 6%. Naturalmente i rendimenti più bassi si segnalano nelle zone centrali. L’analisi delle compravendite realizzate dal Gruppo Tecnocasa evidenzia che a Milano gli investitori si rivolgono a quartieri come Porta Venezia, San Siro, Bocconi, viale Padova e Maciachini, aree che, in questo momento, sono interessanti non solo come rendimenti ma anche e soprattutto per i futuri lavori di riqualificazione.  A Milano si stipulano prevalentemente contratti a canone libero (71,7%) e, in questa prima parte dell’anno, i lavoratori trasfertisti che rappresentavano la parte più importante di chi prendeva in affitto un immobile hanno ceduto il passo a chi affitta per scelta o necessità.

ROMA – La capitale segnala rendimenti annui lordi del 4,6% con punte del 10,6% in un quartiere periferico come Trullo. Nelle zone centrali non si raggiunge il 3% a causa del costo elevato dell’immobile, come per esempio in Piazza di Spagna dove un bilocale può costare intorno a 570 mila euro. In alcune zone universitarie della capitale ci sono rendimenti annui lordi del 4-5%, e, infatti, nella prima parte del 2021 gli investitori hanno guardato con interesse alle zone universitarie e a quelle intorno ad aree turistiche dove, nonostante il calo dei flussi turistici, si sta lentamente tornando ad investire. A Roma gli acquisti per investimento sono pari al 17,4% del totale delle compravendite

FIRENZE – A Firenze si segnalano i rendimenti annui lordi più contenuti, 3,8%, con punte del 5,2% nel quartiere di Novoli-Guidoni dove c’è sempre una buona domanda ad uso investimento alla luce del fatto che, non lontano, hanno sede l’Università e il Tribunale. E proprio nel quartiere di Novoli si concentrano le compravendite di chi acquista per investimento che in città rappresentano il 19,1% del totale. A titolo di esempio a Novoli-Guidoni un bilocale costa intorno a 150mila euro e si affitta a 7.800 euro all’anno. I rendimenti annui lordi più contenuti si registrano nei quartieri di San Quirico (3%) e Mazzini-Oberdan (3,1%). La componente per investimento immobiliare a Firenze è pari al 19,1%.

NAPOLI – A Napoli, negli ultimi anni, complici anche gli importanti flussi turistici, la componente per investimento è elevata e pari al 35% del totale. Si indirizza sempre più nelle zone dove i prezzi sono più bassi, tra queste Gianturco (8,4%), Pallonetto a Santa Lucia (7,9%), Sanità (7,5%). In particolare, in quest’ultimo quartiere e nel centro c’è una buona domanda di locazione, spesso dettata dal fatto che non si riesce ad acquistare e dove spesso di praticano anche gli short rent. Un bilocale nel quartiere Sanità si acquista a 64mila euro e si affitta a 400 euro al mese.

TORINO – A Torino il rendimento annuo lordo più elevato si tocca nei quartieri di Sassi-Superga (9,0%), Borgo Vittoria- zona Mercato (7,8%) e Barriera di Milano (7,1%). Parliamo di zone periferiche, spesso con un’offerta di tipologia popolare e dai prezzi contenuti, ma con una buona domanda di immobili in affitto. I rendimenti più bassi si segnalano nelle zone più signorili tra cui la centrale via Roma-piazza San Carlo (2,5%) e Gran Madre (2,8%) dove si concentrano numerosi immobili signorili della città. Piacciono per investimento le zone universitarie, tra queste San Salvario-Università (3,6%) e Cenisia-Adriano-Politecnico (4,3%): un bilocale nella prima costa intorno a 130mila euro e nella seconda 107mila euro e si affittano rispettivamente a 4.800 e 4.600 euro all’anno. A Torino la componente di acquisto per investimento è pari al 18%.

BOLOGNA – A Bologna è il quartiere di Borgo Panigale che mette a segno il rendimento annuo lordo più elevato, con 5,9% seguito dal quartiere di Lavino di Mezzo (5,6%). I rendimenti annui lordi più contenuti si segnalano naturalmente nel centro storico dove si scende a 2,9%. Nella zona a ridosso dell’Ospedale Maggiore dove c’è una buona domanda di immobili in affitto da parte di studenti e lavoratori fuori sede, un bilocale si affitta intorno a 8.400 euro all’anno e ha un rendimento annuo lordo del 4,2%. La maggioranza degli investitori si orienta verso i quartieri di San Donato e San Donnino: qui ci sono l’università, l’ospedale Sant’Orsola, la sede della Regione, la Fiera di Bologna, la sede dell’Unipol, il centro direzionale della Guardia di Finanza. I rendimenti annui lordi in quest’ultimo quartiere sono del 4,9% e un bilocale si aggira intorno a 149mila euro.   

In definitiva, nel 2021 si conferma la preferenza degli investitori per il bilocale (39,9%) a seguire il trilocale (31%). Il bilocale, infatti, è la tipologia più richiesta per investimento dal momento che è quello più ricercato in affitto. Ma dopo il lockdown, alla luce della necessità di avere spazi più ampi, anche il gradimento del trilocale sta aumentando, diventando sempre più richiesto in affitto e valutato dagli investitori. In genere, chi investe nel settore immobiliare non guarda solo ai rendimenti da locazione, ma anche alla rivalutazione del capitale. Dal 1998 al 2021, analizzando le grandi città italiane, la rivalutazione è del 38,2%. Quella che si è rivalutata maggiormente è stata Milano con 107,7%, seguita da Firenze con il 66,0% e Napoli con 64,3%.

Arte digitale e mercato degli NFT, una crescita da capogiro

Dalle vendite per 12,1 milioni di euro nel 2020, l’anno scorso il mercato degli NFT ha raggiunto la cifra record di 9,4 miliardi di euro solo nel terzo trimestre. Le case d’asta sempre più a caccia di artisti digitali e pronte ad organizzare aste interamente dedicate agli NFT.

Di Alessio Cardinale

Da quando a marzo del 2021 “Everydays – The First 5000 Days”, opera interamente digitale dell’artista americano che si fa chiamare Beeple, è stata battuta al prezzo record di 69 milioni dollari da Christie’s, la storia dell’arte digitale ha segnato un punto di svolta irreversibile, proiettando il mercato delle opere d’arte “non fungible token” (NFT) verso vette difficilmente ipotizzabili anche due soli anni prima. Poche settimane dopo, Jack Dorsey (cofondatore di Twitter) ha ceduto il suo primo tweet per $ 2,9 milioni. Sono bastate queste due operazioni perché le opere d’arte digitale, la cui autenticità è garantita da un NFT, venissero lanciate all’attenzione di galleristi e artisti emergenti, suscitando anche forte curiosità nel mercato di sbocco degli investitori.

Cos’è un NFT? Si tratta di un certificato crittografato registrato su tecnologia blockchain; più in dettaglio uno strumento NFT è una riga di codice incorporata in un singolo oggetto elettronico che garantisce la proprietà dell’opera. A differenza di un Bitcoin, per esempio, che è intercambiabile come ogni moneta di scambio, un NFT non è, appunto, “fungibile”, poiché unico e irripetibile: è possibile scambiare una moneta (o un Bitcoin) con un altra, ma ciò non può avvenire con gli oggetti non fungibili come un’opera d’arte o un terreno edificabile, la cui proprietà può essere documentata con atti o certificati notarili. Pertanto, un NFT dimostra la prova di possesso di un’opera digitale, ed è proprio quello che mancava sia agli artisti digitali per assicurare agli investitori l’unicità e autenticità delle proprie opere, sia al mercato.

Un altro vantaggio degli NFT è quello di permettere agli artisti di conservare il copyright dell’opera, continuando a percepire entrate economiche grazie alle royalties incassate ogni qual volta l’opera d’arte viene venduta, all’atto di ogni passaggio di mano. Oggettivamente, questo elemento di grande novità è impossibile da attuare con l’arte tradizionale, e fa degli NFT una opportunità assoluta per le case d’asta, che includono nei loro cataloghi sempre più artisti digitali e organizzano aste interamente dedicate agli NFT. E così, dopo la crescita vertiginosa del 2021 (9,4 miliardi di euro, dato ancora da aggiornare in aumento), adesso anche numerosi artisti tradizionali sperimentano la propria arte con gli NFT, che vengono acquistate perfino da importanti musei (come l’Ermitage e gli Uffizi, per esempio). A questi si aggiungono le gallerie che si sono lanciate nell’investimento primario nella Crypto Art, che assicura margini elevatissimi ma a fronte di un livello di rischio molto più elevato.

Sebbene il contenuto tecnologico-digitale abbia permesso lo sviluppo di questo strumento, le dinamiche di mercato sono esattamente le stesse di quelle dell’arte tradizionale. Pertanto, per stabilire il valore di un’opera digitale ciò che conta è il contenuto artistico dell’opera, la sensibilità dell’artista nel descrivere e sintetizzare emozioni attraverso l’uso della qualità tecnica. Il resto, come in ogni opera d’arte, lo fa anche il posizionamento del lavoro all’interno del contesto della storia dell’arte (in questo caso dell’arte digitale) e il consenso dell’ambiente artistico, composto da altri artisti, galleristi, collezionisti e case d’aste. A differenze delle opere tradizionali, però, nel caso dell’arte digitale molti artisti possono usare direttamente gli NFT – che sono strumenti accessibili e commercialmente “democratici” – per vendere in sicurezza e autonomia il proprio lavoro, senza la presenza di intermediari e gallerie, aumentando il margine di utile personale o posizionandosi in una fascia di prezzo che assicuri maggiore attrattività per gli investitori.

Tuttavia, proprio questa caratteristica ha fatto sì che artisti e galleristi non esperti del mondo digitale abbiano cominciato a comprare NFT senza avere l’esperienza adatta a valutare una forma d’arte così nuova, e gli investitori che si sono avvicinati senza la sufficiente razionalità, spinti esclusivamente dall’euforia, hanno iniziato a comprare seguendo le case d’aste e le gallerie nel momento in cui queste hanno messo in vendita i loro NFT, scambiandolo per un segnale d’acquisto “a qualunque costo”. Non appena si sono aggiunti i collezionisti – anche loro in vena di comprare senza raziocinio – i prezzi degli NFT sono schizzati alle stelle senza apparente giustificazione, in completa analogia con il primo periodo delle azioni “dotcom”, che tra il 1997 ed il 2000 alimentarono la bolla finanziaria della c.d. New Economy.  Infatti, le vendite di NFT sono passate da 12,1 milioni di euro del 2020 alla cifra record di 9,4 miliardi di euro solo nel terzo trimestre 2020. 

Per diventare dei veri e propri status symbol, gli NFT devono poter essere mostrati (senza la sua esposizione al pubblico, nessuno status symbol diviene veramente tale). Grazie alla nuova tecnologia di Samsung, chiamata NFT Aggregation Platform, i possessori delle Smart Tv dell’omonima azienda coreana potranno aggiungere le opere digitali alla collezione personale che farà da sfondo ai televisori quando non vengono utilizzati, oppure dedicare le proprie Smart Tv esclusivamente alla loro esposizione a parete (non solo come un semplice screen saver), trasformandosi in un quadro scorrevole che mostra le opere d’arte non fungible token possedute.  Si può scegliere anche la cornice digitale tra una serie di opzioni, per la cronaca.