Agosto 26, 2026
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Case, Arte & Auto

Compravendite e locazioni, Tecnocasa: il mercato immobiliare esiste e resiste

Dopo la fine del lockdown il mercato si è messo in moto velocemente, sorprendendo gli stessi operatori del settore. A fine anno faremo i conti con gli effetti della pandemia sull’economia e sull’occupazione, tuttavia la nuova ondata in corso rende difficile fare previsioni e stimare le conseguenze sanitarie ed economiche.

Di Fabiana Megliola, responsabile Ufficio Studi Tecnocasa

Ad inizio 2020 il Coronavirus ha messo in pausa le nostre vite innescando scenari imprevedibili a livello sociale, sanitario ed economico. Ha spiazzato certezze ed indotto cambiamenti repentini negli stili di vita degli italiani che si sono ritrovati all’improvviso costretti a chiudersi in casa, a lavorare in smart working, a familiarizzare con la DAD insieme ai figli e a trasferire la vita sociale su uno schermo.

Le città si sono improvvisamente svuotate dai cittadini e dai tanti turisti che ogni anno affollavano le nostre strade. E così le mura domestiche sono diventate veramente un rifugio, in grado non solo di difendere i nostri capitali ma anche la nostra salute e quella altrui. Stare a casa è diventato l’imperativo categorico e ha travolto il mercato immobiliare; un mercato che si era appena lasciato alle spalle un decennio di crisi che aveva ridimensionato prezzi e volumi, e che si stava lentamente riprendendo, ma che il Covid ha rimesso alla prova, facendogli rialzare la testa velocemente e reinventandolo in base ai cambiamenti imposti dalle circostanze.

Compravendite – Il primo effetto dell’emergenza sanitaria si è visto, in prima battuta, sul numero delle compravendite. Nel primo semestre del 2020 le compravendite residenziali in Italia sono state 233.229, con un decremento del 21,8% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Tempi di vendita – I tempi di vendita attualmente si sono portati nelle grandi città a 112 giorni, nei capoluoghi di provincia a 149 gg ed infine a 154 gg nei comuni dell’hinterland delle grandi città. Tra le metropoli le tempistiche più lunghe si registrano a Bari (178 gg) e Verona (142 gg). Le città “più veloci” sono Milano (56 gg) e Bologna (57 gg). Rispetto ad un anno fa si registra un miglioramento per tutte le realtà, anche se da settembre iniziano ad esserci dei rallentamenti dovuti soprattutto ad una maggiore prudenza da parte dei potenziali acquirenti.

Prezzi – Gli effetti della pandemia si sono iniziati a vedere sui prezzi, anche se solo nel 2021 si avrà il polso della situazione. Nel primo semestre del 2020 le quotazioni immobiliari nelle grandi città sono diminuite dell’1%. Si arresta così una crescita iniziata nel secondo semestre del 2017 e confermatasi nei semestri successivi. In tutte le grandi città si registrano prezzi in ribasso ad eccezione di Milano e Verona che mettono a segno un aumento rispettivamente del 2% e dello 0,4%. La città che ha visto la contrazione dei prezzi più importante è stata Genova con -4,4%. Le aree semicentrali hanno evidenziato un risultato migliore, peggiorano le periferie e le aree centrali. Queste ultime in seguito alla contrazione degli investimenti soprattutto nella componente turistica, le prime per una minore disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti.

Tiene il segmento del lusso, in particolare le soluzioni con spazi esterni sempre più richiesti e ricercati dopo il lockdown. Alcune periferie, con un’offerta di soluzioni indipendenti e di nuova costruzione hanno visto una leggera ripresa. I capoluoghi di provincia hanno visto un ribasso dei prezzi del -1,4%, regge meglio l’hinterland delle grandi città con -0,2%. Queste ultime realtà, attirando chi non riesce ad accedere al mercato cittadino, avevano dato segnali di ripresa dei valori già nel semestre precedente. Adesso sono diventate maggiormente attrattive per chi è alla ricerca di maggiore spazio, indipendenza e aree verdi.

Hanno tenuto l’hinterland di Milano, di Firenze e di Verona, quest’ultimo in particolare trascinato dalle località turistiche. L’analisi per aree geografiche evidenzia un decremento dei prezzi per le località del Nord (-0,9%), seguite da quelle del Sud Italia (-1,3%) e del Centro Italia (-2,2%).

Domanda, disponibilità di spesa e offerta – Il trilocale si conferma la tipologia più ricercata nelle grandi città, con un lieve aumento della concentrazione delle richieste tra gennaio e luglio 2020. Raccoglie infatti 41% delle richieste, seguito dal quattro locali con il 23,7% delle preferenze e dal bilocale con il 22,9% delle scelte. Si assiste ad un aumento dell’interesse per le soluzioni indipendenti e per quelle con spazi esterni (giardino, terrazzo).

La maggiore concentrazione della disponibilità di spesa si rileva ancora nella fascia più bassa, fino a 119 mila € (26,0%). Segue con il 23,2% la fascia tra 120 e 169 mila € e con il 22,1% il range compreso tra 170 a 249 mila €. A Milano si segnala un aumento della percentuale di chi desidera spendere più di 250 mila €.

L’analisi dell’offerta evidenzia che, nelle grandi città italiane, la tipologia più presente è il trilocale, con la percentuale del 32,3%, a seguire il quattro locali con il 24,4%. In aumento, rispetto a gennaio 2020, le percentuali di offerta di monolocali e bilocali, mentre è in calo quella dei cinque locali. Questo trend è stato rafforzato anche dal Covid: è probabile che chi possiede degli appartamenti grandi decida di non venderli e che quelli presenti sul mercato siano assorbiti più velocemente. L’aumento della concentrazione di bilocali sul mercato è sicuramente un effetto legato alla pandemia che penalizza i tagli più piccoli.

Analisi socio-demografica – L’analisi delle compravendite realizzate dalle agenzie del Gruppo Tecnocasa, aggiornata a settembre, non rileva significative variazioni anche se rispetto ad un anno fa c’è stata una contrazione della componente ad uso investimento ed un aumento di acquisti di casa vacanza: dopo il lockdown infatti, in tanti si sono riversati sul mercato ad acquistare una casa al mare, in montagna e al lago mentre gli investitori che avevano intenzione di realizzare short rent si sono messi in attesa. Nei primi 9 mesi del 2020 si evidenzia una leggera flessione della percentuale di acquisti per investimento, che si attesta sul 16,8% contro il 17,5% registrato nello stesso periodo del 2019.

Mercato delle locazioni – Il segmento delle locazioni è quello che è stato maggiormente impattato dalla pandemia. La diminuzione di lavoratori e studenti fuori sede a causa dello smart working e della chiusura degli atenei e, soprattutto, il venire meno dei flussi turistici hanno determinato un calo della domanda e una maggiore offerta sul mercato. Infatti, molti appartamenti destinati all’affitto turistico sono stati immessi sul mercato residenziale calmierandone i valori.

Nel primo semestre del 2020 i canoni di locazione delle grandi città sono in diminuzione: -0,2% per i monolocali, -0,9% per i bilocali e per i trilocali. I ribassi più importanti si sono avuti a Milano, Bologna, Roma e Firenze le metropoli che più di tutte le altre hanno sofferto la diminuzione di inquilini e la contrazione dei flussi turistici. Nei capoluoghi di provincia si segnala un aumento dei canoni di locazione dello 0,3% per i bilocali e dello 0,7% per i trilocali. L’analisi sui contratti di locazione evidenzia che c’è stata una contrazione di quelli stipulati per motivi di studio e lavoro. Interessante il dato che vede un leggero aumento dei contratti transitori e a canone concordato che ora rappresentano il 18,8% ed il 30,8%.

Previsioni – Per la fine dell’anno, nonostante un mercato che sembra essersi rimesso in moto grazie anche ai mutui convenienti, ci aspettiamo una contrazione di almeno 100 mila compravendite rispetto al 2019 ed un ribasso dei valori tra -3% e -1%. Il 2021 potrebbe registrare un recupero nella seconda parte dell’anno e chiudere in sostanziale stabilità, con alcune realtà con valori in ripresa. Inoltre, il nuovo trend della domanda che vede una maggiore richiesta di spazi esterni potrebbe determinare un incremento dei valori per gli appartamenti con giardino e terrazzo che, soprattutto nelle grandi città, sono difficili da reperire.

In definitiva, in questi mesi appena trascorsi abbiamo comunque visto un mercato immobiliare vivo, che esiste. L’auspicio è che resista ancora. 

Tecnocasa, indagine socio-demografica sul mercato immobiliare: acquirenti e inquilini

L’analisi delle compravendite e delle locazioni evidenzia un mercato in buona salute che, in seguito all’emergenza sanitaria, ha segnalato alcune nuove tendenze. Bisognerà comunque aspettare i prossimi mesi per scoprire se si tratta di trend temporanei oppure di importanti cambiamenti delle abitudini di acquirenti ed inquilini.

Di Piero Terranova, Analista Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

In Italia nei primi 9 mesi del 2020 si evidenzia una leggera flessione della percentuale di acquisti per investimento, che si attesta sul 16,8%, contro il 17,5% registrato nello stesso periodo del 2019. Il ribasso mette in luce le incertezze legate all’emergenza sanitaria che ha frenato sia gli acquisti di abitazioni da affittare, sia gli acquisti di soluzioni da trasformare in B&B ed affittacamere. Sempre nel 2020, da segnalare un aumento della percentuale di acquisti di case vacanza, soprattutto nel periodo post-lockdown caratterizzato da un particolare interesse verso questo segmento.

I primi 9 mesi del 2020 hanno poi segnalato un aumento della percentuale di acquisti di soluzioni indipendenti e semindipendenti, si passa infatti dal 19,2% del 2019 al 21,1% attuale. Il rialzo si focalizza principalmente nel secondo e nel terzo trimestre quando, terminato il periodo di lockdown, molti acquirenti hanno deciso di comprare abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. La ricerca di tipologie immobiliari con queste caratteristiche, inoltre, ha determinato un maggiore flusso di acquirenti verso l’hinterland e verso le province adiacenti alle grandi città italiane.

L’emergenza sanitaria ha segnato in modo importante il mercato delle locazioni, che nei primi 9 mesi del 2020 evidenzia un calo della percentuale di contratti stipulati da lavoratori trasfertisti e da studenti universitari. I lavoratori fuori sede passano dal 25,9% del 2019 all’attuale 23,3%, gli studenti passano dal 6,0% al 4,4%. Un forte impatto sui numeri è dovuto al periodo di lock-down, allo smart working e alla chiusura degli atenei, fenomeni tutt’ora presenti ed in evoluzione. Queste problematiche hanno impattato anche sulla scelta dei contratti stipulati che, nonostante la diminuzione di lavoratori e studenti, segnalano un aumento delle percentuali di contratti a canone concordato ed a carattere transitorio. Molti proprietari, infatti, stanno optando per tipologie contrattuali più flessibili in attesa di capire come evolverà il mercato delle locazioni nei prossimi mesi.

In conclusione, l’analisi delle compravendite e delle locazioni evidenzia un mercato in buona salute che, in seguito all’emergenza sanitaria, ha segnalato alcune nuove tendenze. Bisognerà comunque aspettare i prossimi mesi per scoprire se si tratta di trend temporanei oppure se stiamo effettivamente assistendo ad importanti cambiamenti delle abitudini di acquirenti ed inquilini.

Le analisi esposte sono state realizzate grazie ad una base dati composta da 25.488 compravendite e 9.247 contratti di locazione. Si tratta di operazioni concluse nei primi 9 mesi del 2020 attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa presenti su tutto il territorio nazionale.

Mutui, in Italia le surroghe sostengono il mercato. Nel primo semestre erogazioni in crescita

Coloro che si aspettavano una contrazione dei volumi erogati devono ricredersi. Nel primo semestre 2020 mutui in crescita, boom delle surroghe a +243% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Di Renato Landoni, Presidente Kìron Partner, Gruppo Tecnocasa

In virtù del calo del numero di compravendite immobiliari, causato dallo scoppio della prima ondata di Covid-19, la maggior parte degli operatori avevano ipotizzato anche una diminuzione dei volumi di mutuo erogati. Così non è stato e, come avvenuto nel primo trimestre dell’anno, anche il secondo ha portato in dote al mercato un’ulteriore crescita, portando così i volumi delle erogazioni semestrali a 25,2 mld di euro, con una crescita rispetto al 2019 di +9,8%. Nel secondo trimestre, le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 12,9 miliardi di euro, registrando una crescita delle erogazioni pari a +9,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, per un controvalore di oltre 1.140 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati riportati nel report Banche e istituzioni finanziarie – II trimestre 2020, pubblicato da Banca d’Italia alla fine del mese di Settembre 2020.

Si registra un vero e proprio boom per le operazioni di surroga e sostituzione: +243% rispetto al pari periodo del 2019.

Alla luce dei tassi bancari sempre più bassi, in particolare in riferimento ai prodotti a tasso fisso, in molti si sono riaffacciati sul mercato del credito per negoziare con gli istituti condizioni più favorevoli, e generando di fatto un secondo e importante flusso di operazioni di surroga o sostituzione di mutui già circolanti. Questa tipologia di operazioni nel primo semestre dell’anno ha generato quasi  4,9 mld di volumi erogati dalle banche, con una crescita del +218% rispetto al primo semestre del 2019.

Per quanto riguarda l’andamento della domanda di mutui, secondo i dati interni di Kìron Partner, il trend dei contratti di mediazione è positivo, con circa 3.000 contratti registrati a settembre 2020, ovvero in linea con i dati pre-Covid.

Tassi di interesse: tipologie e andamento. Le dinamiche degli indici di riferimento evidenziano tassi che hanno raggiunto valori storicamente minimi e un costo del prodotto (spread) medio più contenuto rispetto agli anni passati. L’Euribor (indicizzazione mutui a tasso variabile) è ulteriormente sceso e pari a -0,49% (settembre 2020), mentre l’Eurirs (indicizzazione mutui a tasso fisso) diminuito ed è pari a 0,06% (settembre 2020). Rispetto al 2019, c’è un forte incremento dei prodotti a tasso fisso: siamo passati da 61% a un 83,4% nel primo semestre del 2020, complice i tassi bassi e la situazione generale economica che spinge le famiglie a scegliere prodotti meno rischiosi. Il tasso variabile passa da un 21% dello scoro anno al 10,4% della prima parte del 2020. Rimangono sostanzialmente stabili quelli a tasso misto e prodotti con il CAP. 

Mutuo: durata, importo e scopo. A livello nazionale la durata media del mutuo è di 24,7 anni, in leggera diminuzione rispetto a un anno fa. Segmentando per fasce di durata, emerge che il 71,9% dei mutui ha una durata compresa tra 21 e 30 anni e il 27,9% si colloca nella fascia 10-20 anni, mentre i prestiti ipotecari di durata inferiore a 10 anni rappresentano solamente lo 0,1% del totale a causa dei costi elevati della rata mensile.

Nel primo semestre 2020 l’importo medio di mutuo erogato sul territorio nazionale si attesta a 113.902 Euro, in lieve aumento rispetto al 2019. L’acquisto della prima casa è la motivazione principale per la quale si sottoscrive un mutuo e rappresenta l’87,6% del totale delle richieste, mentre chi opta per la sostituzione o la surroga incide per il 7,7%, il dato è in crescita. Coloro che scelgono un finanziamento per l’acquisto della seconda casa costituiscono il 2,3%.

Mutuatario: età e provenienza. L’età media di chi ha sottoscritto un mutuo nella prima parte del 2020 è di circa 40 anni (39,9), con una concentrazione nella fascia 18-44 anni che rappresenta il 58,8%. Nel nostro Paese vengono finanziati principalmente cittadini italiani, infatti il 77,7% dei mutui è stato erogato a persone di origine italiana, ma stanno aumentando le percentuali degli stranieri: attualmente quasi il 12,8% è rappresentato da cittadini europei e l’8,9% da extra-europei.

Andamento consistenze. L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha analizzato i dati di Banca d’Italia relativi allo stock di mutui in essere concessi alle famiglie italiane per l’acquisto dell’abitazione: nel secondo trimestre 2020 si è registrato lo stock di mutui in essere più alto di sempre con 336.199 milioni di euro. E’ dal terzo trimestre del 2015 che lo stock dei mutui circolanti cresce con costanza. Il passo con il quale aumentano le consistenze è comunque in contrazione, segno che lo scenario che ci aveva contraddistinto negli ultimi anni ha subito una variazione, anche in virtù dell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando: +2,5% su base annua (+0,50% su base trimestrale).

Previsioni. Nonostante l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, il mercato dei mutui alla famiglia in Italia si è ben comportato fino ad oggi. Infatti, il 2019 si era chiuso con poco meno di 49 mld di euro, e il 2020 resta comunque in linea con questi valori. La Bce ha contribuito a tenere bassi i tassi di interesse agevolando di fatto l’accesso al credito delle famiglie a tassi molto competitivi, e si è posta a sostegno delle economie e della finanza dell’area Euro in difficoltà.

Il trend generale nel 2021 dipenderà molto dall’andamento della domanda, sia nella sua componente di acquisto, che nelle operazioni di surroga e sostituzione. Molto dipenderà anche dall’impatto sull’economia reale generato dalla ripresa della pandemia che ha determinato la parziale chiusura di alcune attività commerciali del Paese.

Attualmente, visti i prezzi degli immobili ancora convenienti ed i tassi dei mutui decisamente bassi, permangono interessanti opportunità per il mercato immobiliare, sia per chi vuole comprare a scopi abitativi, sia per chi vuole acquistare a titolo di investimento.

Con gli art fund ed il Crowfunding il collezionismo d’arte diventa partecipativo e meno elitario

Con gli art fund ed il Crowfunding l’investimento in Arte diventa partecipativo, e segna il confine tra un mercato riservato a pochi eletti ed uno accessibile a tutti.

Le leggi dell’economia regolano le contrattazioni di tutti i beni scambiabili sui rispettivi mercati, e così vale anche per l’Arte, settore dotato di un proprio mercato e di leggi – soprattutto “non scritte” – che ne disciplinano gli scambi al suo interno. Nonostante la pandemia in corso, il mercato dell’Arte si è rapidamente adattato alle circostanze, potenziando lo strumento delle aste online – già presenti prima del Covid – e gli scambi delle opere minori sui circuiti web più affidabili.

Dal punto di vista economico, quindi, l’opera d’arte è del tutto simile ad un prodotto qualsiasi, ma nel suo caso bisogna osservare alcuni passaggi fondamentali per arrivare alla formazione del prezzo di scambio e del suo valore futuro. In particolare, la filiera produttiva e distributiva delle opere d’arte contempla un insieme di ruoli  e azioni che si svolgono in questo ordine di successione:

– l’artista crea l’opera d’arte,

– il critico d’arte esamina il suo valore artistico,

– il gallerista la espone,

– il mercante la  vende,

– il collezionista la compra e fa accrescere il suo valore,

– il museo la consacra,

– i media la celebrano,

– il pubblico, infine, la contempla.

Pertanto, ogni artista, ad inizio carriera, ha di fronte a sé un lungo percorso in cui, oltre alla produzione personale e alla speranza di un mecenate che lo sostenga, deve trovare recensione all’interno di testi critici, monografie, bibliografie, cataloghi, mostre prestigiose, fiere, fino ad arrivare ai musei e, prima ancora, al contatto con i collezionisti più importanti. Solo a più di metà di questo cammino l’artista troverà finalmente quotazioni ufficiali certificate da esperti, e potrà essere scambiato nelle aste e nelle gallerie che contano in base al suo “coefficiente di quotazione”.

Gli investitori in arte, peraltro, scelgono di acquistare solo opere di particolare pregio, per le quali gli esperti preannunciano ottime possibilità di rivalutazione nel tempo. Oppure, per i più facoltosi, è sufficiente acquistare le opere dei “grandi” (Picasso, Monet etc), le quali subiscono oscillazioni anche notevoli di prezzo, ma rappresentano un vero e proprio “assegno circolare” che non conosce crisi.

Il vero collezionista, quello che concilia passione per l’Arte con l’attenzione al valore, si specializza su un determinato periodo o su uno specifico artista, diventando egli stesso il gestore di una sorta di Art Fund personale.

Con gli Art fund, l’investimento in Arte diventa condiviso, e oltrepassa il confine tra un mercato riservato a pochi eletti ed uno accessibile a tutti. Si tratta di strumenti collettivi di investimento indiretto su opere od oggetti d’arte, costituiti sotto la forma giuridica del Private Equity, non regolamentati e operativi soprattutto in arte figurativa. Inoltre, gli Art Fund non richiedono particolari conoscenze tecniche sulle opere da acquistare, ed è sufficiente acquistare delle quote, accedendo tramite una soglia minima che si aggira tra i 250.000 e i 500.000 euro.

Gli Art Fund funzionano come dei normalissimi fondi chiusi riservati agli appassionati del settore: le quote sono vincolate per un determinato numero di anni, per via della non rapida liquidabilità delle opere acquistate, e possono essere regolate temporalmente a 5 o 10 anni, durante i quali i gestori cercano opere d’arte che possiedono interessanti margini di rivalutazione. Una volta trascorso il tempo di durata dell’investimento, le opere vengono rivendute e il ricavato suddiviso tra i partecipanti.

Con il Crowdfunding, il carattere partecipativo dell’investimento in Arte diventa ancora più percepibile. Infatti, chi partecipa è essenzialmente un soggetto che investe in un vero e proprio progetto artistico, con l’ambizione di diventare collezionista delle opere – generalmente di artisti c.d. emergenti – sulle quali sta puntando. Il pregio del Crowfunding è quello di rendere più trasparenti le dinamiche dell’intera catena creativa e finanziaria dell’Arte, rendendola slegata dal possesso fisico. Questa modalità di investimento coinvolge molto le classi più giovani e ponendo le basi per una crescita del mercato stesso, appiattito com’era dagli scambi tra “pochi eletti” e diventato terreno fertile per miti e leggende.

Rispetto al Crowfunding, però, gli Art Fund sembrano avere migliori chance in termini di cartolarizzazione. Per Cartolarizzazione di una o più opere d’arte si intende l’offerta della propria collezione (o di parte di essa) in garanzia ad una banca allo scopo di aprire una linea di credito, mediante la quale realizzare altri investimenti – ad esempio sulle opere di un artista le cui quotazioni sono scese temporaneamente – in grado di ripagare il costo della linea stessa, oppure liquidare le quote di un investitore senza dover vendere le opere.

In buona sostanza, con la cartolarizzazione si mettono a reddito i beni posseduti realizzando una vera e propria leva finanziaria, esattamente come accade nel mondo degli strumenti finanziari. Peraltro, per tutta la durata della linea di credito le opere verranno trasferite presso il caveau della banca, per cui l’operazione è utile anche a “metterle in sicurezza” in una struttura diversa dalla propria abitazione.  

Tassi d’interesse, indici ai minimi storici e rate di mutuo mai così convenienti

In questo momento le proposte di mutuo delle banche sono interessanti come non mai, soprattutto per quel che riguarda i tassi fissi. Questo potrà agevolare non solo chi vuole acquistare una nuova abitazione, ma anche chi è interessato a sostituire il proprio finanziamento.

Di Renato Landoni*

Nell’attuale congiuntura socio-economica, tenuto conto dell’emergenza sanitaria che sta impattando in maniera importante sul PIL europeo, la Bce porrà in essere ogni azione possibile per mantenere i tassi agli attuali livelli. Ha già annunciato che, se necessario, continuerà ad immettere liquidità nel sistema bancario in modo che gli istituti di credito possano concedere mutui e prestiti a tassi molto bassi. Alla luce poi della raggiunta intesa da parte dei leader europei riguardo allo straordinario pacchetto di misure economiche per contrastare gli effetti della pandemia, è questo lo scenario che dovremo attenderci almeno fino alla fine del 2020.

In questo momento le proposte di mutuo delle banche sono interessanti come non mai, soprattutto per quel che riguarda i tassi fissi. Esaminiamo singolarmente gli indici di riferimento.

EURIBOR (indicizzazione mutui a tasso variabile) – Dai massimi di Luglio 2011 (1,60%), il tasso Euribor (3 mesi) ha iniziato una parabola discendente che lo ha portato a quota 0,19% (Dicembre 2012), per attestarsi poco sopra lo 0,20% per tutto il 2013 e il 2014.  Ha virato sottozero col mese di Maggio 2015 e dopo, a metà marzo 2020, ha registrato il suo minimo storico sfiorando -0,50%. L’ultima rilevazione, riferita a Settembre 2020, ha segnato un tasso del -0,49%.

EURIRS (indicizzazione mutui a tasso fisso) – Dopo aver mantenuto una media intorno al 3,4% nel 2011, l’Eurirs (25 anni) è sceso a Giugno 2012 a quota 2,13% per poi tornare a crescere fino a 2,75% a Settembre 2013. Da allora ha iniziato una fase discendente di lungo periodo che si è accentuata a Luglio 2019. Ha toccato il minimo storico a Luglio 2020 segnando 0,04%. L’ultima rilevazione del mese di Settembre 2020 ha fatto registrare 0,06%, livello che permette oggi di trovare sul mercato mutui a tasso fisso che raramente abbiamo visto in precedenza.

­­UN ESEMPIO PRATICO – Si è calcolato l’importo della rata mensile di un mutuo ipotecario del valore di 110.000 euro per una durata di 25 anni, ipotizzando che l’immobile valga 160.000 € e che lo spread medio di mercato si attesti all’ 1% sia per il tasso fisso che per il tasso variabile. Con un mutuo a tasso fisso, sosterremmo una rata di 418 euro, circa 26 euro in più rispetto a quanto dovremmo sostenere se scegliessimo un mutuo a tasso variabile (in quanto la sua rata ammonta a 392 euro). Ciò, naturalmente, qualora i tassi rimanessero sempre agli attuali livelli, cosa che è difficilmente verificabile in un orizzonte temporale così lungo. Volendo optare per la situazione di maggior risparmio, ovvero quella del mutuo a tasso variabile, è fondamentale capire quanto il reddito del nucleo familiare sia in grado di sopportare eventuali aumenti di rata, sia in termini di capacità di rimborso sia in termini di sostenibilità del tenore di vita che si è abituati ad avere.

Alcuni esempi utili a capire la differenza tra tasso fisso e tasso variabile:

CONCLUSIONI – È chiaro che gli impatti dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus andranno ad influenzare il mercato del credito alla famiglia. Di contro, la buona notizia è che ad oggi i tassi bancari legati alle operazioni di mutuo permetteranno di accedere ai finanziamenti per la casa a condizioni costantemente vantaggiose. Questo potrà agevolare non solo chi vuole acquistare una nuova abitazione, ma anche chi è interessato a sostituire il proprio finanziamento.

* Presidente Kìron Partner SpA

Locazioni, in contrazione quelle a canone libero, in aumento quelle con canone transitorio

Tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico, e che hanno deciso di collocarla nel settore residenziale, hanno optato per la formula del contratto transitorio per non vincolare l’immobile.

Nel primo semestre del 2020 i canoni di locazione sono in diminuzione dello 0,2% sui monolocali e dello 0,9% per i bilocali e i trilocali. L’effetto della pandemia si è fatto sentire su questo segmento di mercato che dal 2015 non conosceva crisi. Il boom delle locazioni turistiche, infatti, aveva determinato in questi anni una contrazione dell’offerta residenziale e, di conseguenza, i canoni hanno continuato progressivamente a crescere, fino al 2020 quando il Covid ha messo in stand by il turismo, mandato in smart working i lavoratori e costretto le università alla didattica a distanza. Tutto questo ha fatto contrarre la domanda di immobili in affitto aumentando l’offerta.

Nel primo semestre del 2020, il 74,7% ha cercato casa come scelta abitativa, con un lieve aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale era del 71,4%. In questa categoria rientrano coloro che non riescono ad acquistare o volutamente scelgono l’affitto. Come ci aspettavamo c’è una contrazione della domanda di chi cerca per motivi di lavoro che passa da 25,9% a 22,6%. I lavoratori la cui azienda ha optato per lo smart working hanno deciso di non rinnovare il contratto di affitto in attesa di nuove disposizioni.

Abbastanza invariata la percentuale degli studenti, molto probabilmente perché l’analisi è riferita alla prima parte dell’anno mentre questo target si muove in genere a settembre. Verosimilmente gli effetti della contrazione su questa categoria di inquilini si vedrà nel secondo semestre del 2020. 

La città in cui è più alta la percentuale di chi cerca per motivi di lavoro è Milano, anche se rispetto ad un anno fa si registra un calo che sfiora il 10%. La motivazione è proprio il massiccio ricorso allo smart working nel capoluogo lombardo che ha comportato anche una contrazione dei single che affittano. Questi, rispetto ad un anno fa, passano da 54,5% a 53,8%.

I dati sui contratti stipulati nella prima parte del 2020 registrano una contrazione di quelli a canone libero (in un anno da 55,1% a 52,0%) ed un aumento del concordato (da 29,5% a 31,4%) e del contratto transitorio che passa da 15,4% a 16,6%. Questo dato, molto interessante, evidenzia una delle conseguenze della pandemia e cioè l’aumento del ricorso al canone transitorio: tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico e che hanno deciso di collocarlo sul settore residenziale hanno optato per la formula del contratto transitorio per non vincolare l’immobile per troppo tempo e riaverlo a disposizione per ritornare agilmente allo short rent in caso di un’inversione di trend dei flussi turistici.

Interessante anche i dati sul contratto a canone concordato che potrebbe rivelarsi una buona soluzione per inquilini timorosi degli effetti del lockdown e proprietari che ottengono un vantaggio fiscale e una maggiore possibilità di “sostenibilità” del contratto stesso grazie ai canoni calmierati.

L’analisi delle grandi città vede a Milano una netta prevalenza del contratto a canone libero. A Napoli è interessante sottolineare l’incremento del contratto transitorio che è quasi raddoppiato passando da 8,1% a 15,1%. Napoli è una città che negli ultimi anni ha registrato un consistente numero di compravendite immobiliari per motivi turistici che adesso si affittano con la modalità transitoria. A Roma c’è un balzo del contratto a canone concordato che aumenta di un 10% rispetto ad un anno fa.

La tipologia più affittata è il bilocale, con il 39,1%, seguita dal trilocale con il 30,9%.

Sondaggio Banca D’Italia presso gli agenti immobiliari. Effetti del Covid sulle abitazioni anche nel 2021

I giudizi sulle prospettive a breve termine sono migliorati, sia per il proprio mercato di riferimento sia per quello nazionale, pur rimanendo orientati al pessimismo. Una larga quota di agenti prevede che l’epidemia avrà effetti negativi sui prezzi delle abitazioni anche oltre l’anno in corso.

Secondo il sondaggio condotto da Banca D’Italia presso la categoria degli agenti immobiliari, prevalgono le previsioni di un miglioramento generale del mercato, sebbene all’interno di uno scenario ancora pessimista che non lascia intravedere chiari margini di miglioramento se non dopo i primi mesi del 2021.

Nell’indagine effettuata presso 1.403 agenti immobiliari (periodo: dal 31 agosto al 20 settembre 2020), la quota di agenzie che segnala una flessione dei prezzi nel secondo trimestre è ancora lievemente maggiore rispetto a quella che nella precedente rilevazione riportava un calo nel primo trimestre. Sono tuttavia migliorate le condizioni della domanda e le valutazioni sull’andamento dei mandati a vendere, a fronte della stabilità dei tempi di vendita e dello sconto medio sui prezzi richiesti dai venditori.

A seguito dell’epidemia di Covid-19, in particolare, è scresciuta la domanda di abitazioni indipendenti e con disponibilità di spazi esterni, come già evidenziato da tutti i maggiori network immobiliari nelle scorse settimane. I giudizi sulle prospettive a breve termine sono migliorati, sia per il proprio mercato di riferimento sia per quello nazionale, pur rimanendo orientati al pessimismo. Una larga quota degli agenti intervistati, infatti, prevede che la pandemia avrà effetti negativi sui prezzi delle abitazioni anche oltre l’anno in corso.

Più in dettaglio, la pandemia di Covid-19 ha avuto effetti rilevanti sulle caratteristiche prevalenti degli alloggi più richiesti dai potenziali acquirenti e sulle motivazioni di acquisto. Oltre all’aumento della domanda per abitazioni indipendenti e con spazi esterni, sorprende la crescita di coloro che cercano abitazioni di ampie dimensioni.

Rispetto ai mesi precedenti la pandemia, sarebbe lievemente diminuita l’incidenza di potenziali acquirenti intenzionati all’acquisto della prima casa o di un immobile ai fini di investimento, ed al contempo è salita la quota di coloro che sono già proprietari e vorrebbero cambiare casa, soprattutto per trasferirsi dal centro città alla campagna limitrofa e ben collegata, oppure per ottenere un vano in più.

Relativamente alle dinamiche operative ed alla relazione con la clientela, le cause prevalenti di cessazione dell’incarico restano le offerte di acquisto ritenute troppo basse dal venditore (57,8 per cento), nonché la mancanza di proposte di acquisto per via dei prezzi giudicati troppo elevati dai compratori (53,3 per cento degli agenti). Rimane contenuta la quota di coloro che segnalano difficoltà nel reperimento del mutuo (26,2 per cento).

Lo sconto medio sui prezzi di vendita, rispetto alle richieste iniziali del venditore, è rimasto sostanzialmente stabile al 10,9 per cento, ed anche i tempi di vendita risultano pressoché invariati (7,5 mesi). La quota di acquisti finanziati con mutuo ipotecario ha più che recuperato il calo del periodo precedente, e resta elevato (76,8 per cento) il rapporto fra l’entità del prestito e il valore dell’immobile.

Riguardo le locazioni, la percentuale di agenti che ha dichiarato di aver locato almeno un immobile nel trimestre precedente è rimasta pressoché stabile. Il margine medio di sconto rispetto alle richieste iniziali del locatore è marginalmente salito, al 4,0 per cento.

Per quanto concerne le prospettive per le compravendite e i prezzi nei rispettivi mercati di riferimento, il numero degli agenti che giudicano positiva la situazione nel terzo trimestre è aumentato notevolmente rispetto a quello degli intermediari che la ritengono negativa, ma i secondi prevalgono ancora sui primi. A due anni, poi, le attese sono nettamente più favorevoli, e sono aumentati i pareri favorevoli sui nuovi incarichi a vendere e sull’evoluzione dei prezzi di vendita.

Vendemmia e mercato immobiliare ai tempi del Covid. Quando buon vino fa rima con casale

L’Italia del vino presenta luoghi di produzione e coltivazione spesso incastonati in tenute e casali di rara bellezza e valore, che accrescono l’attrattività di intere zone dove, oltre agli immobili già ristrutturati, ne insistono altri, in buono stato, che possono risultare interessanti. 

Quando si parla di produzione vinicola di eccellenza, non è difficile trovare punti di contatto tra il vino ed una certa tipologia di immobili. Com’è noto, infatti, le migliori uve (ed i migliori vini) hanno il terreno – e quindi una prima categoria di proprietà immobiliare – come comune denominatore, e soprattutto gli immobili che tipicamente insistono nei terreni adibiti a vigneti: rustici, casali e cascine, a volte di notevole pregio architettonico e di grandi quadrature.

L’Italia del vino è estesa lungo tutta la penisola, e presenta luoghi di produzione e coltivazione spesso incastonati in tenute e casali di rara bellezza e valore, che accrescono l’attrattività di intere zone dove, oltre agli immobili già ristrutturati, ne insistono altri ubicati nelle zone delle aziende vinicole e possono risultare interessanti per coloro che, a seguito della pandemia, hanno oggi il desiderio di spazi aperti in cui vivere, lontano dalla città.

Per meglio analizzare questo particolare mercato, ci serviremo dei dati recentemente pubblicati dall’Ufficio studi di Tecnocasa. Relativamente al mercato dei terreni, nella zona di Valdobbiadene (con denominazione Doc), possono arrivare a costare intorno a 50 € al mq, contro una media di 15 € di quelli sprovvisti del Doc. La zona pregiata del Cartizze può arrivare ad avere terreni con un valore di 100-120 € al mq. Guardando ai rustici, invece, la domanda si orienta prevalentemente verso la prima casa ricercata da persone residenti in zona, e le metrature comprese tra 80 e 150 mq in buono stato costano da 120 a 180 mila €. Prezzi più elevati, intorno a 2500 € al mq, si registrano nella zona panoramica e nel comune di Asolo, dove si acquistano prevalentemente immobili di prestigio.

Nelle zone di Stradella e di Oltrepò Pavese, i terreni con vigneti in produzione variano dai 2500 a 4000 € alla pertica (654mq) a seconda dell’età e del tipo di impianto, mentre si possono trovare rustici e case indipendenti a partire da 50 mila € (per soluzioni da ristrutturare) e fino a 150mila € per immobili ristrutturati o di recente costruzione.

In Franciacorta non sono presenti molti terreni coltivati a vigneti, e mediamente si parte da minimo 200.000 € per ettaro fino ad arrivare a cifre molto elevate. Relativamente ai rustici, in Franciacorta dopo il lockdown si registra la presenza di acquirenti seriamente intenzionati ad acquistare e con un buon budget di spesa, ma l’offerta è diminuita nel corso degli anni. Molto apprezzati ed utilizzati da questo target l’eco bonus ed il sisma bonus. Sui rustici si muovono prevalentemente acquirenti milanesi, della Bassa Bergamasca e della provincia di Monza Brianza, che li utilizzano come casa vacanza durante il week-end.

Nell’area di Alba e delle Langhe, prima del lockdown vi era una discreta richiesta di terreni, ma a seguito del blocco si è determinata una riduzione della domanda di terreni, legata all’emergenza sanitaria.

Il mercato che non ha risentito degli effetti della pandemia è quello dei vigneti di qualità nelle zone di produzione del Barolo e del Barbaresco. In queste zone troviamo i “cru”, terreni particolarmente pregiati per esposizione, composizione del terreno e menzioni speciali. Ad esempio il Barolo, che può essere prodotto dal vitigno nebbiolo in soli 11 comuni, ha portato i prezzi dei vigneti ad una “forbice” che va da un minimo di 600.000 € all’ettaro ad un massimo di 3 milioni di euro (ed oltre) per le posizioni ed esposizioni migliori.

Riguardo ai rustici, nella zona di Alba e comuni limitrofi si registra una crescita di case di campagna in locazione, meglio se con un importante spazio esterno e piscina. La domanda di casali in acquisto invece è realizzata soprattutto da persone del posto che desiderano la residenza principale. In questo caso ci si orienta verso immobili indipendenti su quattro lati, privi di servitù di passaggio, con un giardino circostante, possibilmente la piscina e una buona esposizione panoramica. Il budget dell’acquirente italiano si aggira intorno a 350-400 mila € per una soluzione ristrutturata, che viene preferita ai casali da ristrutturare (nonostante i bonus) perché queste zone fanno parte del patrimonio Unesco e necessitano di autorizzazioni per eseguire i lavori di ristrutturazione che possono dilatare i tempi di realizzo.

Gli acquirenti stranieri, invece, hanno in genere una disponibilità di spesa più cospicua rispetto agli acquirenti italiani e prediligono le soluzioni più defilate. Il driver di scelta più importante è la posizione dell’immobile e naturalmente la sua panoramicità. Meno importante lo stato di manutenzione dell’immobile. Le zone più ambite sono quelle a ridosso dei comuni più importanti quali Barolo, Monforte, Castiglione, La Morra. A titolo di esempio un immobile di 200 mq con circa 300 mq di spazio esterno può oscillare da 350 a 400 mila €.

Nelle zone di produzione del Barbera e del Moscato, i vigneti (prevalentemente a Barbera) a Costigliole d’Asti e dintorni possono arrivare a circa 40.000 € all’ettaro, mentre quelli a Moscato, in ottimo stato e buona esposizione, sulle colline nel versante verso la provincia di Cuneo, hanno raggiunto anche agli 80.000-90.000 €  all’ettaro. A Costigliole d’Asti, comune del Monferrato, si registrano richieste di casali, rustici e case di campagna. La zona più ambita è sicuramente quella collinare. A causa della pandemia, si registra al momento una domanda essenzialmente locale indirizzata sia verso la prima casa sia verso la casa vacanza. Chi cerca la prima casa in campagna vorrebbe lasciare l’appartamento in città per avere un immobile indipendente con giardino, orto e/o possibilità di piscina. Chi cerca la seconda casa si accontenta di immobili più piccoli ma sempre con sfogo esterno.

L’introduzione del bonus del 110% sta orientando molte richieste verso gli immobili da ristrutturare con possibilità di fare la piscina. Spostandosi in campagna, altre soluzioni molto ricercate nel Monferrato sono quelle dotate di molti locali in modo da poter creare un B&B. Chi cerca per questo motivo, normalmente è poco interessato al vigneto ma opta per 2.000-3.000 mq di terreno recintabile.

La fascia di prezzo dipende dalle condizioni della proprietà: per un cascinale completamente da ristrutturare ma con molte potenzialità i prezzi vanno da 80.000 a 120.000 €, mentre per un immobile già ristrutturato, con caratteristiche di pregio (ad es. affreschi/facciate in mattone a vista/piscina/vigneto produttivo) si può arrivare a 350.000-400.000 €.

Pensionati e abitazioni. Cresce la propensione per quelle ampie, stabile l’offerta di nude proprietà

Quello dei pensionati è un segmento immobiliare molto particolare, legato a criteri di scelta della casa raramente adottati dalle generazioni più giovani. Gli effetti della pandemia e le nuove esigenze abitative dei figli consolidano la vendita delle nude proprietà da parte degli over 65.

L’analisi delle compravendite immobiliari nel primo semestre del 2020, realizzata dai recenti studi di Tecnocasa sul territorio nazionale, evidenzia che il 7,8% degli acquisti è stato effettuato da pensionati. Si tratta della percentuale più bassa degli ultimi anni, un anno fa (primo semestre 2019) era leggermente più alta e si attestava all’8,2%, nel 2018 era dell’8,0% e nel 2017 arrivava all’8,5%. Ciò che è cambiata, nel periodo considerato – e i dati parziali del semestre in corso sembrano confermare la tendenza – è la propensione all’acquisto, da parte di chi è in pensione, di case con maggiori quadrature.

Nel dettaglio, i pensionati nel 70,9% dei casi hanno comprato l’abitazione principale, nel 20,2% dei casi hanno investito ed infine l’8,9% ha optato per la casa vacanza. Rispetto ad un anno fa, pertanto, diminuiscono le percentuali di acquisti per investimento e di case vacanza, contrazioni determinate anche dall’emergenza sanitaria che ha interessato il primo semestre del 2020 ed è tutt’ora in atto: in un anno gli acquisti per investimento sono passati dal 24,0% all’attuale 20,2%, mentre gli acquisti di case vacanza sono passati da una percentuale del 10,3% a quella attuale dell’8,9%.

Le compravendite dei pensionati si sono concentrate maggiormente sui trilocali (39,4%), seguiti dai bilocali (24,7%) e dai quattro locali (16,5%); ville, villette, rustici, case indipendenti e semi-indipendenti compongono insieme il 11,3% degli acquisti. Rispetto al primo semestre del 2019 si nota una diminuzione della percentuale di acquisti di bilocali che passano dal 28,5% all’attuale 24,7%, mentre aumenta la percentuale di compravendite di trilocali che passano dal 37,2% al 39,4%. In aumento anche la percentuale di acquisto di 4 locali, e ciò fa delineare una certa propensione all’acquisto di tipologie più ampie rispetto ad un anno fa. Anche in questo caso, il trend legato alla pandemia ed al periodo di lockdown ha spinto verso l’acquisto di abitazioni più ampie.

Restando su questo target, si è constatato che solo il 13,9% degli acquisti è stato effettuato con l’ausilio di un mutuo, mentre l’86,1% delle compravendite è avvenuto senza l’intervento da parte di istituti di credito. Rispetto ad un anno fa si registra un lieve aumento della percentuale di coloro che comprano accendendo un mutuo, si passa infatti dal 12,0% del primo semestre del 2018 all’attuale 13,9%.

Il 66,3% dei pensionati che ha acquistato casa è una coppia oppure una coppia con figli, il 19,5% è single, l’11,0% è vedovo e il 3,3% è separato o divorziato. Chi ha venduto, invece, lo ha fatto per reperire liquidità (53,3%), per migliorare la qualità abitativa (32,8%) e per trasferirsi (13,9%).

Dalla stessa analisi di Tecnocasa è possibile estrapolare i dati relativi alle compravendite di nuda proprietà, dai quali risulta che l’80,0% di chi vende lo fa per reperire liquidità, e quindi per mantenere un certo tenore di vita, oppure per far fronte ad esigenze legate all’avanzare dell’età, o ancora per sostenere i figli nell’acquisto della casa.

La maggioranza dei venditori di nuda proprietà, nel 54,3% dei casi, appartiene alle categorie dei single, vedovi, divorziati e separati. Per quanto riguarda gli acquirenti, nella maggior parte dei casi si tratta di coppie con e senza figli, che insieme compongono il 68,6% del totale.

Gli acquirenti di nuda proprietà, di contro, si concentrano soprattutto nelle fasce di età comprese tra 18 e 54 anni (77,2%), mentre solo il 22,8% ha un’età superiore a 54 anni. La tipologia più scambiata con la formula della nuda proprietà è il trilocale, con il 44,1% delle preferenze, seguono i bilocali con il 20,6%, mentre le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti si attestano al 14,7%, percentuale in aumento rispetto al primo semestre del 2019 (quando si fermavano al 7,0%), a conferma di una maggiore propensione verso le tipologie indipendenti e semi-indipendenti aumentata in occasione del periodo di lockdown

L’indagine effettuata sugli immobili in vendita con cessione della nuda proprietà rivela una maggior concentrazione in Lombardia, con a seguire Lazio, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte (dati al 01.10.2020).

Sebbene le tipologie in nuda proprietà siano costituite principalmente da appartamenti, non mancano le soluzioni indipendenti, come ville, porzioni di ville e rustici.

Con la seconda ondata, ancora in crescita gli acquisti di attici e di case con terrazzo o giardino

La tendenza si era verificata già in occasione della prima ondata, e con l’arrivo della seconda ci si attende un ulteriore consolidamento del numero di compravendite all’interno delle tipologie oggetto dell’analisi effettuata sulla scorta dei dati di Tecnocasa. Ecco il dettaglio città per città.

In occasione della prima ondata di Coronavirus, chi aveva una seconda casa al mare o in campagna vi si è trasferito già nel mese di Maggio – qualcuno anche ad Aprile – per “tenere lontano” il rischio di contrarre il virus. Coloro i quali, invece, sono rimasti rinchiusi nell’unica abitazione disponibile in città o nei grossi centri, hanno maturato il desiderio di avere una casa con uno spazio esterno, sia esso un terrazzo o un balcone, meglio ancora un giardino (opzione più probabile se si acquista una soluzione indipendente o semi-indipendente). Chi si trova nella condizione di avere maggiori disponibilità economiche, poi, si è diretto verso l’acquisto di un attico di ampia metratura.

Questa tendenza si è andata consolidando nei mesi da Giugno a Settembre, e chi ha la disponibilità economica per acquistare una seconda casa, o chi deve acquistare la prima, ha già contribuito ad un aumento delle compravendite in questo settore del mercato immobiliare. Per coloro, invece, che volessero valutare sia l’opportunità di rimanere in città ed acquistare un’abitazione con terrazzo, sia quella di vendere la propria abitazione in centro ed acquistare una villa in periferia, corre in aiuto l’analisi recentemente elaborata da Tecnocasa, che ha preso in considerazione alcune grandi città italiane e considerato tre alternative di acquisto: il classico trivani, di tipologia medio usato, finanziato all’80% con mutuo a 25 anni (tasso ipotizzato 1.35%), lo stesso trilocale (stessi parametri) dotato di un terrazzo e l’ipotesi di venditaacquisto tra la casa in centro e la villa in periferia senza alcun esborso di denaro.

Nonostante queste tipologie di abitazioni (i trivani con terrazzo) non siano facili da trovare in una zona centrale della città – e questo potrebbe far lievitare leggermente le quotazioni rispetto a quelle indicate – ai tassi di mutuo attuali l’analisi, effettuata su alcune grandi città (da Nord a Sud, da Torino a Palermo) e a seconda della zona (centrale, semicentrale, periferica), risulta interessante.

MILANO – Se si considera la zona centrale di Crocetta, un trilocale di 95 mq costerebbe 522.500 €, e sarebbe acquistabile con una rata mensile di 1642 €. Se si volesse acquistare lo stesso immobile dotato di uno spazio esterno di 15 mq, l’importo salirebbe a 550 mila € con un esborso mensile di 1729 €. Una differenza non troppo elevata tra le due rate perché sarebbe solo di 87 €.

Se si possiede già il trivani, e lo si vendesse per acquistare quello con lo spazio esterno, occorrerebbero 27.500 €, una somma non elevata che si potrebbe finanziare oppure avere già a disposizione. Se ci spostiamo in una zona semicentrale, un trilocale con terrazzo potrebbe costare 427.500 € e, in questo caso, la rata mensile sarebbe di 1344 €.  Se poi si facesse l’acquisto migliorativo per avere il terrazzo, la rata salirebbe a 1415 €, mentre vendendo ed acquistando la differenza necessaria sarebbe di 22.500 €. Ipotizzando di vendere in centro per acquistare una casa indipendente in una zona periferica si potrebbe considerare Maciachini, dove con il ricavato della vendita si potrebbe acquistare una villa singola di 174 mq.

ROMA – In un quartiere centrale come quello del Ghetto Ebraico, l’acquisto di un trilocale con terrazzo comporterebbe un esborso di 740.000 €, con una rata mensile (ricordiamo: percentuale di copertura del mutuo pari all’80% del valore di perizia) di 2.326 €. Rispetto all’acquisto di un trilocale privo di terrazzo, la rata sarebbe di 116 € in più.

In una zona semicentrale per acquistare un trilocale con spazio esterno occorrerebbe una rata di 1.195 €, mentre vendendo un trilocale in centro si potrebbe valutare di prendere una soluzione indipendente di 185 mq nel quartiere più periferico della Bufalotta. 

NAPOLI – A Napoli l’acquisto di un trilocale con terrazzo in zona centrale (media quartieri di pregio e/o centrali della città partenopea) potrebbe essere possibile con un esborso di 943 € al mese se si facesse ricorso al mutuo, in aggiunta al 20% del prezzo da apportare in autonomia (il mutuo copre l’80% del valore).

Per la stessa tipologia di abitazione, ma in una zona semicentrale, occorrerebbero 189 € al mese in meno. Se poi si optasse per una vendita del proprio trilocale in centro, e di trasferirsi in periferia o nelle campagne limitrofe (e meglio collegate alla città), si potrebbe acquistare una villa singola di 204 mq in località Pianura.

TORINO – In una delle più accessibili tra le metropoli, una rata mensile di 896 €  consentirebbe l’acquisto di un trilocale in una zona centrale, con 47 € in più sulla rata mensile si potrebbe acquistare un appartamento con un piccolo spazio esterno.

Se poi si decidesse di vendere il trivani per acquistare in periferia una soluzione indipendente con giardino, si potrebbe valutare la zona Sassi dove, con lo stesso importo, si possono acquistare 170 mq. In una zona semicentrale ma di notevole interesse come Cit Turin, un trivani con un piccolo spazio esterno si potrebbe acquistare a 230 mila €, con una rata di mutuo mensile pari a circa 723 €.

PALERMO – Nel capoluogo siculo, un appartamento di 95 mq dotato di terrazzo si acquista con poco meno di 200 mila € e con una rata mensile di 566 €. Lo stesso appartamento in una zona semicentrale costerebbe 409 € al mese.

Se si fosse già proprietari di un trilocale, nelle stesse zone occorrerebbe aggiungere quasi 10 mila €  in centro e 6500 €  in semicentro per godere di un’area esterna. Infine, vendendo l’appartamento privo di terrazzo in centro, e ipotizzando di acquistare una villa indipendente a Monreale, si potrebbe portare via un immobile di 180 mq.  

Anche il mercato degli attici ha beneficiato, sia pure in misura minore, di questa tendenza al cambiamento della tipologia di abitazione a seguito della pandemia. Infatti, secondo i dati di Tecnocasa, nel primo semestre del 2020 lo 0,7% del totale di compravendite è costituito da attici, generalmente di taglio compreso tra 101 e 150 mq (che compongono il 36,8% delle transazioni). In buon numero (29,1%) anche quelli con ampiezza compresa tra 51 e 100 mq e in forte aumento gli attici ampi: le tipologie tra 151 e 200 mq passano dal 12,7% di un anno fa all’attuale 19,7%, ed anche le fasce superiori evidenziano percentuali in crescita.

Gli attici si acquistano soprattutto come abitazione principale (86,2%). Bassa la percentuale di compravendite per investimento che si attesta al 9,2%, percentuale comunque in crescita rispetto al primo semestre del 2019 quando si fermava al 7,9%. Da segnalare anche un 4,6% di acquisti di attici da utilizzare come casa vacanza.

L’età degli acquirenti di attici si distribuisce in modo abbastanza uniforme tra le diverse fasce di età, con una lieve prevalenza di acquisti da parte di persone dall’età compresa tra 45 e 54 anni (27,1%), mentre è più bassa la percentuale di acquirenti over 65. Rispetto ad un anno fa, da segnalare un aumento della percentuale di acquirenti con un’età compresa tra 55 e 64 anni che passano dal 12,6% all’attuale 20,3%.

A comprare attici sono soprattutto coppie e coppie con figli, che in totale compongono il 72,3% degli acquirenti (mentre sono single il 27,7% degli acquirenti), e la compravendita avviene con mutuo nel 51,7% dei casi (48,3% degli acquisti senza ricorso al credito).