Agosto 26, 2026
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Case, Arte & Auto

Aste Alfa Romeo in Europa e USA, le aggiudicazioni più importanti di Ottobre e Novembre

I modelli Alfa Romeo d’epoca sono molto amati dai collezionisti e dagli investitori di tutto il mondo. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, in particolare, non c’è asta dove i modelli della famosa casa automobilistica italiana non siano presenti.

Il settore dei  passion investment (auto d’epoca, opere d’arte, orologi, preziosi  etc) non ha certamente chiuso i battenti durante la pandemia, ma si è solo riorganizzato a livello mondiale, potenziando il canale online che era già presente da tempo, sebbene limitato ad una percentuale più bassa di offerte e scambi. Così, a partire dal mese di Maggio le case d’asta hanno ripreso l’attività, limitando il calo del volume d’affari verificatosi durante la prima ondata di Covid-19 e mettendo le basi per dare continuità anche in piena seconda ondata.

Nel particolare mondo delle auto d’epoca, il marchio Alfa Romeo è da sempre molto apprezzato, e di recente è stato protagonista di alcune aste che si sono svolte durante i mesi di Ottobre e Novembre presso le case Silverstone Auction e RM Sotheby’s e che hanno fatto registrare aggiudicazioni importanti, sia per la rarità dei modelli, sia relativamente al prezzo realizzato. Ecco alcuni modelli messi all’asta online e passati di mano.  

1960 Alfa Romeo 2000 Spider Touring – £ 70,000 – Silverstone Auctions Online (UK, 13-14 Novembre 2020). Prodotta il 7 marzo 1960, questa gloriosa Alfa fu spedita alla Hoffman Motor Co. di New York il 25 luglio 1960, trovando infine la sua strada in Spagna negli anni successivi. È stata ritrovata nel 2010 in un fienile, in cattivo stato e bisognosa di un profondo restauro.

Pur essendo stata parzialmente restaurata, richiedeva un completamento, che è avvenuto grazie a Richard Hodson di RH Classics (Twyford, Leicestershire), che l’ha portata nel Regno Unito ed ha effettuato una ricostruzione completa del motore, inclusa la sostituzione dei carburatori, garantendo che tutte le parti fornite fossero originali per preservare l’integrità del veicolo.

Così presentato, questo pezzo di arte automobilistica combina un basso numero di vetture prodotte all’epoca con un corpo Touring e grandi dinamiche di guida, e assicura un investimento affidabile per qualunque collezionista ed appassionato.

1971 Alfa Romeo Montreal – $ 106,400 – RM Sotheby’s, the Elkhart Collection (Elkhart, USA) 23-24 Ottobre 2020. Alla fine del 1966 l’Alfa Romeo fu selezionata per creare una mostra concettuale dal titolo “L’aspirazione dell’uomo per l’automobile”, ospitata presso l’Esposizione Internazionale e Universale del 1967 a Montreal, in Canada. Marcello Gandini, famoso per la Lamborghini Miura, e il designer Bertone crearono un prototipo talmente originale che spinse  l’Alfa Romeo a sviluppare una versione di serie, basata sul telaio 105 con una lega di alluminio Tipo 33 modificata, V-8 a doppia camma con lubrificazione a carter secco. Tale versione fu chiamata “Montreal”, e fu prodotta in 3.925 esemplari tra il 1971 e il 1975, di cui forse 100 sono arrivati ​​negli Stati Uniti.

Quello battuto da RM Sotheby’s è di in un bellissimo colore rosso con interni in tessuto nero, con tappeti rossi a contrasto e con vernice e carrozzeria in ottime condizioni, mentre gli interni sembrano praticamente nuovi. Al momento della catalogazione, l’auto aveva registrato 71.146 miglia. Oggi la Montreal è considerata l’auto stradale più iconica dell’Alfa Romeo dell’epoca e uno dei più grandi progetti di Bertone e Gandini.

1953 Alfa Romeo 1900 Speciale – £ 166,500, Silverstone Auctions Online (UK, 13-14 November 2020). Questa bella Coupé sportiva alimentata manca di una ricostruzione storica completa, e potrebbe essere stata costruita da ATL (Autotecnica del Lario) nella città di Lecco a metà degli anni Sessanta. Sembra una delle sei auto ATL costruite nel periodo, e nonostante l’assenza di documentazione sufficiente per confermare la sua origine di fabbrica, il modello ha avuto un ottimo successo in asta.

Questa splendida vettura sembra essere stata sviluppata in gran parte sulla falsariga del prototipo Alfa Romeo 2000 Sportiva costruito dall’Alfa Romeo nei primi anni ‘50, con spunti stilistici da altre notevoli vetture Gran Turismo italiane degli anni ’50 e ’60. Il telaio è costituito da tubi in acciaio di diametro variabile con sezioni inscatolate, a cui sono fissati tutti gli accessori meccanici. La carrozzeria è stata realizzata secondo il metodo brevettato Touring Superleggera (Maserati 3500GT, Aston Martin DB Series), e il motore è il classico quattro cilindri 1900 bialbero a camme Alfa Romeo derivato dalla 6C. Il suo motore, abbinato alla struttura leggera, rende questa vettura particolarmente sportiva, ed il cambio a 5 marce lo rende adatto ad affrontare le strade tortuose in stile Targa Florio.

Offerta in asta con una stima realistica, questo modello è una vera e propria opera d’arte automobilistica, estremamente conveniente.

Alfa Romeo B.A.T. 5-7-9d- $ 14,840,000, RM Sotheby’s – Contemporary Art Evening Auction (New York, 28 October 2020). I modelli battuti in asta alla cifra-record complessiva di 14,84 milioni di dollari fanno parte della storia delle concept car costruite, come tutte le opere d’arte concettuali, da autori telentuosi rimasti nella storia. I tre esemplari unici “1953 Alfa Romeo B.A.T. 5” (Telaio n. AR1900 01396), “1954 Alfa Romeo B.A.T. 7” (Telaio n. AR1900C 01485) e “1955 Alfa Romeo B.A.T. 9d” (Telaio n. AR1900 01600) furono progettati dalla Carrozzeria Bertone con il design di Franco Scaglione.

Non vincolate dai limiti del budget, e dalle dure regole della produzione in serie, le concept car offrono ai designer di talento l’opportunità di esplorare le loro idee più innovative, reinventando il concetto stesso di automobile e rimanendo “attuali” anche dopo sessanta anni di produzione industriale e di nuovo design, come la serie Alfa Romeo Berlina Aerodinamica Tecnica di Franco Scaglione (B.A.T.).

Si tratta dell’unico vero trittico automobilistico mai prodotto, costruite a mano dalla leggendaria Carrozzeria Bertone di Torino e introdotte rispettivamente nel 1953, 1954 e 1955. Queste auto furono pioniere nell’uso dell’aerodinamica, con un’estetica sgargiante che riduce al minimo la resistenza aerodinamica per prestazioni ottimali, e che rende ognuno dei tre esemplari pura “scultura cinetica” mai prodotta prima di allora.

Mercato immobiliare, lieve crescita nel III trimestre 2020. Previsioni dei grandi network per fine anno

Secondo i network immobiliari, le compravendite registrano un lieve miglioramento nel terzo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (+3,1%), e adesso il calo nei primi nove mesi dell’anno è pari al 13,9%. I dati migliori arrivano dai centri non capoluogo.

Mercato immobiliare in leggero rimbalzo (+3,1%) in relazione alle compravendite realizzate nel terzo trimestre. Il rimbalzo positivo, dopo il lockdown, era molto atteso dagli operatori del settore, vista la corsa all’acquisto della casa che si è realizzata a partire dal mese di Maggio, con compravendite concluse poi nei mesi successivi. La ripresa è proseguita pur nell’attesa degli effetti del secondo lockdown autunnale.

Interessante notare come il terzo trimestre metta in luce una performance migliore delle realtà non capoluogo rispetto alle città più grandi. Confermerebbe il trend, avuto dopo il primo lockdown, di un desiderio di acquisto di case più grandi o con aree verdi, più facili da trovare nelle realtà più piccole grazie anche ai prezzi più convenienti.

Alla luce dei dati attuali, i grandi network immobiliari hanno cominciato a comunicare le proprie previsioni per la fine dell’anno. L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, per esempio, prevede compravendite comprese tra 500 e 550 mila (vedi grafico sopra).

Anche secondo l’Ufficio Studi Gabetti, nonostante la diminuzione nelle transazioni del 21,8% nel primo semestre, da settembre le attività di compravendita sono riprese in maniera positiva. Fondamentale l’innalzamento delle detrazioni dell’Ecobonus e del Sismabonus al 110%, che potrebbe conferire maggiore impulso al mercato.

L’adattamento alla pandemia ha prodotto alcuni cambiamenti nei metodi operativi dei grandi network, i quali hanno dotato le agenzie di affiliati di alcuni strumenti idonei al contatto a distanza con i clienti almeno nella fase pre-contrattuale. Si va dai c.d. virtual office ai “virtual tour”, oppure alle piattaforme che consentono l’acquisizione digitale dei mandati, fino alla navigazione delle mappe catastali.

In relazione ai dati di mercato, secondo le rilevazioni di Gabetti i prezzi immobiliari delle grandi città, nei primi nove mesi del 2020, hanno registrato una variazione del -1,1% rispetto all’anno precedente; in scala decrescente: Milano +0,2%, Napoli e Bologna -0,3%, Roma -0,7%, Firenze -1%, Genova -1,7%, Palermo -2,5% e Torino -2,7%.

Riguardo ai tempi di vendita, nelle grandi città sono rimasti complessivamente stabili, mentre gli sconti medi tra prezzo richiesto dal venditore e prezzo di chiusura si sono mantenuti su una media del 12%.

Comprare casa ai tempi del Covid. Hinterland e provincia sempre più apprezzate

A seguito della pandemia vince il binomio prezzi convenienti-spazi esterni. I gusti si sono evoluti e gli acquirenti di abitazioni hanno mutato i propri desideri, spinti dall’esperienza vissuta in tutti questi mesi e dalla voglia di poter godere, durante i periodi di lockdown, di uno spazio esterno.

L’arrivo del Covid ha determinato una contrazione delle compravendite nei primi sei mesi del 2020: -21,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma subito dopo la riapertura c’è stata una voglia molto forte di acquistare un’abitazione con caratteristiche diverse da quelle in cui si è stati forzatamente chiusi durante i periodi di lockdown.

I bisogni si sono evoluti, e oggi c’è una maggiore richiesta di spazi esterni, giardini e terrazzi. Infatti, l’analisi sociodemografica effettuata dall’ufficio studi della rete Tecnocasa conferma questa tendenza: sono aumentati gli acquisti di prima casa, da parte di chi risiedeva in affitto in una grande città, nell’hinterland o in altre province della stessa regione. I grafici a supporto dell’analisi dimostrano come nel terzo trimestre del 2020 l’emergenza sanitaria abbia spinto più persone rispetto al solito a cercare la propria abitazione ideale fuori dai confini cittadini.

A Milano, per esempio, la percentuale di persone che hanno acquistato nell’hinterland ed in altre province è salita al 44,6% del totale, mentre nel terzo trimestre del 2019 si fermava al 38,2%. Il fenomeno è ancora più evidente a Roma, dove si passa dal 14,2% all’attuale 32,6% di acquisti nell’hinterland ed in altre province. Anche a Torino aumentano gli acquisti fuori città, nel terzo trimestre del 2020 infatti raggiungono il 36% contro il 27,8% dell’anno precedente.

In alcune province delle metropoli iniziano a registrarsi più richieste per soluzioni abitative più ampie. Ad esempio, nella zona dei Castelli Romani, in paesi come Velletri, Lanuvio, Genzano e Campoleone (ma anche Pomezia) le richieste aumentano sensibilmente.

Anche a nord della capitale, le aree di Monterotondo, Sacrofano e Campagnano sono molto apprezzate. In provincia di Torino si registrano richieste abbastanza diffuse sia in prima sia in seconda cintura per l’acquisto di spazi più ampi o con giardino, mentre a Milano i prezzi più contenuti hanno consentito l’acquisto di metrature più ampie, così come a Monza, Legnano e in generale nella prima cintura della città.

Uno spostamento, in parte, dettato anche dalla necessità di acquistare laddove i prezzi sono più contenuti e c’è più disponibilità di metrature più ampie, di case con giardino, di case di nuova costruzione e di soluzioni indipendenti. I grafici evidenziano come nel post-lockdown le compravendite di queste tipologie siano nettamente aumentate, passando da una media del 18-19% all’attuale 22-23%, complice proprio il flusso di acquirenti in uscita dalle grandi città.

L’Alfa GT di Pasolini esiste ma non si trova. Misteri e segreti dell’auto d’epoca più “attesa” d’Italia

A più di quarant’anni dalla sua morte, Pierpaolo Pasolini è ancora una figura “scomoda” e misteriosa. Anche la sua Alfa GT 2000, con cui fu ucciso, rimane circondata da profondo mistero.  L’Alfa, però,  sembra essere ancora tra noi, e qualcuno la custodisce gelosamente. Quanto varrebbe oggi, se venisse messa in vendita?

Idroscalo di Ostia, notte tra il 1° e il 2 Novembre 1975. Il poeta, scrittore e regista Pier Paolo Pasolini viene ucciso con la sua stessa auto da almeno cinque persone, mai punite per il delitto e probabilmente legate a mandanti occulti. La cronaca racconta che chi guida la sua Alfa Romeo Giulia 2000 GT Veloce, acquistata da Pasolini nell’Agosto del 1972, gli passa sopra due volte, uccidendolo.

Dopo il delitto, di cui viene accusato un diciassettenne (Pino Pelosi, reo confesso fino al 2005, quando ha raccontato pubblicamente la sua estraneità all’omicidio), l’auto viene tenuta sotto sequestro fino al 1983, e successivamente affidata all’attore Ninetto Davoli, amico intimo di Pasolini, che dichiara di averla rottamata nel 1987.

Dell’auto, quindi, si sarebbero perse le tracce da allora, ma pare che la demolizione non sia avvenuta veramente, ed il veicolo sarebbe rimasto integro nel deposito della ditta demolitrice a cui fu portato. Questo perché nel 1987 si poteva effettuare la demolizione della vettura esibendo al PRA solo le targhe, ed il demolitore avrebbe poi deciso cosa fare del veicolo. Ebbene, chi aveva ricevuto in deposito l’Alfa GT2000 di Pasolini, venuto a conoscenza dell’identità del proprietario, probabilmente preferì conservarla invece che demolirla. E così, al numero di targa RMK69996, fino al 2019, risultava ancora l’intestazione di proprietà di una Alfa GT 2000 Veloce a Pasolini Pier Paolo. Pertanto, fino ad allora, non c’erano stati dopo di lui altri proprietari, non risultava nessuna copertura assicurativa dal Novembre 1975, non risultava nessuna cancellazione dal PRA o cessata circolazione. Finchè nel 2019 qualcuno ha nuovamente immatricolato la targa, come risulta dalle visure.

Di conseguenza, pare che l’auto materialmente esista, ma dove si trova? Chi l’ha custodita fino ad oggi, e perché non si palesa o non la mette all’asta, oppure non la dona al museo intitolato al Poeta? Forse si trova ancora sotto sequestro giudiziario, in qualche deposito delle forze dell’ordine? Se è così, allora, perchè immatricolarla di nuovo?

Un bel mistero – non c’è che dire – che affascina il pubblico di babyboomers  che ha attraversato un’epoca dove le auto protagoniste dei peggiori fatti di sangue o attentati sono sempre state conservate ed esposte anche nei musei, a futura memoria. Un’auto del genere, peraltro, avrebbe un valore storico – e quindi di scambio – davvero notevole, slegato dal semplice modello o dalla categoria (vintage o d’epoca) ed elevato a potenza dall’appartenenza al suo celebre proprietario e dal mistero che avvolge tutta la sua fine.

Qualche anno fa, diversi ambienti culturali e cinematografici (“La Macchinazione”, 2016, regista David Grieco) hanno cominciato ad aprire squarci sulla cortina di segreti che impediscono di conoscere la verità, cercando di dare risposte ad alcune domande. Tra le più importanti, anche quella relativa alla scena del delitto: quante Alfa GT 2000 erano presenti quella notte all’Idroscalo di Ostia, una o due?  

Il mistero delle due Alfa GT – L’auto di Pasolini era stata ritrovata la notte dell’omicidio dalla polizia in una strada del quartiere Tiburtino, dove qualcuno l’aveva abbandonata. Dalle indagini, però, è emerso che, nelle stesse ore, la stessa auto – o meglio, un auto del tutto uguale – sarebbe stata avvistata a grandissima velocità e fermata a Ostia dai carabinieri con alla guida il presunto omicida, Pino Pelosi, che molto tempo dopo, prima di morire, ha raccontato pubblicamente la verità e la sua innocenza. Pertanto, sembra che sul luogo del delitto sarebbe stata presente un’altra Alfa uguale a quella di Pasolini, ed è lecito oggi dubitare se la Alfa GT immatricolata nel 2019 sia quella effettivamente acquistata dallo scrittore, oppure quella guidata dai suoi carnefici ed usata per eseguire materialmente l’omicidio. Secondo una testimonianza del 2010, infatti, la macchina che uccise Pasolini non era quella sua, e fu portata sporca di fango e sangue da due carrozzieri: il primo si rifiutò di lavorarci, il secondo accettò. Da lì in poi se ne sono perse le tracce. Pertanto, quale delle due Alfa GT è quella immatricolata nel 2019?

Questa, in sintesi, è la storia dell’auto che rimane al centro dell’attenzione e che ritenevamo doveroso trattare prima di occuparci del tema principale. Oggi, a distanza di 45 anni, numerosissimi i collezionisti italiani ed internazionali attendono di poter vedere – e sognano di poter far propria, a qualunque prezzo – l’Alfa GT di Pasolini. Sappiamo, infatti, che l’auto (o almeno una delle due usate per compiere il delitto) è ancora esistente, vista l’immatricolazione della sua targa nel 2019. Probabilmente, una indagine accurata, attraverso una visura, potrebbe darci ulteriori indicazioni, ma a noi interessa capire, a beneficio dei collezionisti nostri lettori, quale sarebbe il valore di questa Alfa GT 2000 così piena di fascino e mistero, e soprattutto se potrà mai arrivare ad essere battuta in un’asta di auto d’epoca dove, senza alcun dubbio, sarebbe la regina del mercato (anche in ambito internazionale).

Per arrivare ad una stima, comunque, servirebbe attribuire al numero di telaio di cui oggi si ha notizia l’esatta collocazione nella scena del delitto e, quindi, capire quale delle due Alfa presenti quella notte sia oggi effettivamente in circolazione: se quella effettivamente appartenuta a Pasolini, o quella che lo ha ucciso; servirebbe capire, soprattutto, se entrambe coincidono, come i rapporti dell’Autorità Giudiziaria hanno sempre riferito alla pubblica opinione, oppure no. Infatti, qualora si scoprisse che ad uccidere Pasolini sia stata “l’altra” Alfa GT 2000, quella dello scrittore avrebbe maggior valore e incontrerebbe il favore dei collezionisti, che non amano certamente possedere un auto usata per uccidere.

Non abbiamo notizie di aste precedenti, nel mondo, in occasione delle quali sia stata battuta un’auto usata per compiere un omicidio o un’auto appartenente ad una vittima celebre, uccisa al suo interno. Di solito, queste auto rimangono per un certo periodo (di solito lungo) a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, come mezzo di prova, e raramente vengono restituite alla famiglia della vittima. In tal senso, averla affidata ad un caro amico di Pier Paolo Pasolini (l’attore Ninetto Davoli) è uno dei tanti misteri che rendono quest’auto così affascinante e “attesa”, in un certo qual modo, dal mondo del collezionismo. Il suo valore di aggiudicazione, in una ipotetica asta, a nostro avviso non sarebbe superiore a 100.000 euro, se chi la custodisce oggi non ha effettuato alcuna opera di restauro dopo 32 anni di immobilità (dal 1987, data della presunta rottamazione, al 2019). Sappiamo, però, che la targa è stata nuovamente immatricolata a Maggio del 2019, e quindi chi la detiene potrebbe nel frattempo aver effettuato un restauro conservativo (anche del blocco motore) tale da poterla presentare al mondo perfettamente funzionante. In questo caso, la sua base d’asta potrebbe variare tra 250.000 e 350.000 euro, ed il prezzo di aggiudicazione potrebbe raggiungere valori elevatissimi.

Antonino Auccello

Secondo Antonino Auccello, Presidente del Veteran Car Club Panormus (club che gestisce la kermesse annuale del celebre “Giro di Sicilia“), ““Oggi la passione per il motorismo storico genera un valore economico annuo di 2 miliardi e 200 milioni di euro, contro, ad esempio, i 22 miliardi del calcio e i 900 milioni dell’equitazione. Si tratta di un fenomeno che va oltre il semplice hobby e negli anni ha consentito di ottenere incrementi medi annui di valore del 6 – 7 % rispetto all’investimento iniziale, in relazione alla scelta della vettura restaurata. Ma le auto e le moto d’epoca non sono semplicemente begli oggetti da possedere e ammirare, bensì diretta espressione di creatività, libertà, velocità, dinamismo e soprattutto storia del nostro Paese, come nel caso della macchina di Pasolini. L’Alfa Romeo Giulia GT 2000 Veloce, se fosse appartenuta ad un qualsiasi proprietario e fosse in perfetto stato di conservazione, oggi avrebbe un valore compreso tra 40.000 e 50.000 euro; ma l’Alfa di Pasolini ha un valore incommensurabile, legato com’è alla nota vicenda, che ancora oggi aspetta delle valide risposte”.

Speciale weekend 27-29 Novembre: mercato immobiliare Italia. Focus Roma e Milano

Continua la flessione dei prezzi degli immobili in Italia nel secondo semestre 2020. E’ quanto emerge dai sondaggi condotto da Banca d’Italia (1.403 agenti immobiliari coinvolti) e dalle maggiori reti di agenzie. Però, c’è un aspetto positivo: sono migliorate le condizioni della domanda e le valutazioni sull’andamento dei mandati a vendere, a fronte della stabilità dei tempi di vendita e dello sconto medio sui prezzi richiesti dai venditori.

La crisi economica derivante dal Coronavirus lascerà a lungo i suoi pesanti strascichi, e gli stessi agenti immobiliari prevedono una ulteriore diminuzione dei prezzi anche per la prima parte del 2021. Infatti, aumenta la quota di agenti che segnala una diminuzione dei prezzi di vendita: dal 34 % al 36 %, a causa di offerte di acquisto ritenute troppo basse dal venditore (57,8 per cento) e di prezzi giudicati troppo elevati dai compratori (53,3 per cento). A questo si aggiunge anche una quota elevata di coloro che segnalano difficoltà nel reperimento del mutuo (26,2 per cento), a dimostrazione che il sistema bancario non ha mutato i criteri di acquisizione del credito.

Nelle singole regioni, Ottobre segna un trend in calo un pò ovunque. Spicca la variazione mensile registrata in Sardegna, dove i costi delle case in un solo mese hanno perso l’8,5%, maggiore di quello che ogni anno si rileva dopo l’estate. Anche in Trentino Alto Adige e in Valle d’Aosta la discesa dei prezzi a Ottobre è evidente (-4,6% su base mensile), e la tendenza al ribasso si manifesta anche nelle regioni in cui i prezzi, durante la prima ondata, hanno tenuto o addirittura sono lievemente saliti. Ad esempio, a Milano i valori delle case in vendita, in un mese, hanno perso oltre due punti percentuali (-2,2%), cioè tutto quello che, in controtendenza con il resto dell’Italia, avevano guadagnato in piena pandemia.

Lo special weekend di Patrimoni&Finanza sul mercato immobiliare si snoda attraverso cinque contenuti utili sia agli addetti ai lavori, sia agli investitori e ai proprietari “evoluti”, e si avvale dei dati ricevuti da alcune delle maggiori reti di agenzie immobiliari presenti capillarmente sul territorio nazionale.

Come sta il mercato immobiliare italiano? Vive, ma è molto malato

Dal sogno del mattone all’incubo dei prezzi in discesa ormai da anni, è evidente che in Italia esiste un problema di offerta abbondante, che non può essere assorbita agli attuali livelli di reddito e da un numero inadeguato  di “non proprietari”. LEGGI

Compravendita abitazioni, in calo la percentuale degli acquisti per investimento

L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha analizzato le compravendite effettuate in Italia nel primo semestre del 2020. Dallo studio è emerso che il 16,8% degli acquisti è stato concluso da investitori immobiliari, in calo rispetto al 2019. LEGGI

Mercato immobiliare Milano. Ottima performance nel primo semestre, prezzi in discesa in autunno

Nella prima parte del 2020, i valori immobiliari di Milano hanno messo a segno un aumento del +2%, che fanno della città meneghina la metropoli che ha avuto la performance migliore tra le grandi città. Prezzi in lieve diminuzione nel secondo semestre. LEGGI

Mercato abitazioni a Roma per macro aree. Prezzi in lieve diminuzione fino al 2021, ma più stabilità

Le quotazioni del mercato immobiliare della Capitale mostrano dati non troppo negativi lungo tutto il corso dell’anno. Il mercato dei B&B e degli affittacamere si rivela come il segmento in maggiore sofferenza, sul quale si registrano chiusure e dismissioni. I dati parziali del secondo semestre, nonostante la seconda ondata di pandemia, mostrano un ulteriore discesa dei prezzi ma una maggiore stabilità, che conferisce buone aspettative sulle compravendite del 2021. LEGGI

Locazioni, prezzi in calo anche del 10 per cento. Province e regioni con i maggiori scostamenti

Il Covid-19 ha causato profondi cambiamenti nel mercato delle locazioni, i cui canoni stanno calando notevolmente anche nel presente mese di Novembre. Di seguito un’analisi delle province e regioni, con i relativi andamenti dei prezzi. LEGGI

Mercato immobiliare Milano. Ottima performance nel primo semestre, prezzi in discesa in autunno

Nella prima parte del 2020, i valori immobiliari di Milano hanno messo a segno un aumento del +2%, che fanno della città meneghina la metropoli che ha avuto la performance migliore tra le grandi città. Prezzi in lieve diminuzione nel secondo semestre.

Come sta andando il mercato immobiliare milanese, alla luce del fatto che la Lombardia resta purtroppo una delle regioni italiane maggiormente colpite dalla pandemia di Coronavirus? Secondo i dati provenienti dalla rete Tecnocasa, nei primi sei mesi del 2020 le compravendite residenziali a Milano città sono state 10.138, con una diminuzione del 23,2% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Tempi di vendita – I tempi di vendita sono di 56 giorni, e piazzano Milano al primo posto per velocità di vendita.

Nuovi interventi ediliziMilano ha retto meglio di altre città alla pandemia, questo grazie agli interventi di riqualificazione che si stanno facendo in città, in particolare abbiamo visto una buona tenuta nelle aree semiperiferiche interessate dal futuro arrivo della metropolitana. Buono anche il riscontro per le zone interessate dalla riqualificazione dell’ex scalo di Porta Romana e Scalo Farini. Fermento anche in Bovisa, dove proseguono i lavori di riqualificazione su ex aree terziarie ed industriali e per il recupero della Goccia.

ANALISI DELLE MACROAREE

Zone centrali – Il centro ha registrato un incremento dei valori dell’1,8% confermando, nonostante la pandemia, una buona tenuta. Le tipologie più signorili, ristrutturate, raggiungono i valori più elevati: 7000-8000 € al mq.

Porta Romana–Crocetta  – I valori sono invariati. Il segmento alto del residenziale non ha avuto, almeno per il momento, impatti legati al Covid. Il mercato è vivace soprattutto sulla prima casa, mentre sono fermi gli investitori che acquistavano per mettere a reddito, visto il rallentamento delle locazioni.

Zona Isola – si registra un buon movimento sulla prima casa da parte di single alla ricerca di bilocali più ampi. Rallentano le nuove costruzioni, e il lockdown costringe ad allontanare il momento della consegna degli appartamenti.

Bonola–Trenno – In questo comprensorio c’è un aumento di domanda di tagli più grandi, trilocali e quattro locali. Meno presenti gli investitori. La sensazione è che il mercato sia in una fase di attesa, ed infatti i tempi di vendita stanno rallentando. C’è ancora timore per cosa potrà accadere. Gli investitori stimolati dal super-bonus si stanno orientando verso soluzioni da ristrutturare e rivendere. Si ricercano sempre più abitazioni con spazio esterno e metrature ampie.

Vercelli–Lorenteggio – Incremento dell’1,9% nella macro area, che include alcuni quartieri in cui si iniziano ad avvertire i segnali positivi per l’arrivo della linea 4 della metropolitana. La presenza di prezzi più contenuti rispetto alle vicine zone di Savona e Tortona ha determinato una maggiore domanda negli ultimi anni. Della stessa macro area fa parte anche il quartiere di Solari-Foppa, che ormai da alcuni semestri registra valori in aumento, grazie ad acquisti di prima casa e ad investimenti. Ricercate le soluzioni indipendenti, difficili da trovare e che per questo motivo si vendono a qualcosa in più.

Fiera-San Siro – in questa area i valori immobiliari hanno registrato un aumento dell’1%. Tra i quartieri che hanno segnalato un lieve incremento dei prezzi c’è Fiera-Monterosa e Domodossola. Entrambi beneficiano della vicinanza di City Life che ha trascinato al rialzo le quotazioni delle aree circostanti. Il mercato registra una buona tenuta grazie ad una domanda sostenuta ed un’offerta ridotta.  Le quotazioni più elevate si raggiungono per le abitazioni presenti in via Monterosa e strade limitrofe e via Dominichino, dove si concentrano prevalentemente immobili signorili costruiti tra gli anni ’60 e gli anni ’70.

Navigli–Famagosta – Si segnala un mercato vivace, ma si è fatto sentire il rallentamento della domanda ad uso investimento che, dopo un boom degli anni scorsi, sembra essere in leggera contrazione. Stanno comprando giovani coppie e single. Il mercato appare più dinamico su via Ludovico il Moro, in cui l’offerta immobiliare include case con balconi abitabili o vivibili. In più si apprezza il futuro arrivo della metropolitana 4.

Città Studi–Indipendenza –  In diminuzione dello 0,4% i prezzi immobiliari in questa area. In corso XXII Marzo il mercato immobiliare segnala prezzi ancora in lieve aumento sia per la domanda elevata e sia per le attese legate all’arrivo della linea 4 della metropolitana e alla nascita di aree verdi che dovrebbero sorgere non lontano dal complesso di Porta Vittoria. Si sono realizzati soprattutto acquisti di prima casa visto che è in atto un ricambio generazionale in zona che vede molti giovani acquistare, quasi sempre residenti in zona.

Relativamente al secondo semestre, un recente report della startup Maiora Solutions ha analizzato l’andamento dei prezzi delle case in vendita a Milano, basandosi sui prezzi degli annunci di vendita – e non su quelli effettivi di compravendita, come nel report del primo semestre di Tecnocasa – pubblicati sui principali portali immobiliari fino a settembre, osservando 35 quartieri del capoluogo. Un primo dato interessante che emerge è quello che vede alcune tipologie di immobili reggere meglio rispetto ad altre, per via dell’emergenza sanitaria della seconda ondata di Covid.

In linea generale, i prezzi degli immobili sono leggermente diminuiti, con eccezione delle abitazioni di piccola metratura situate in centro, le quali mantengono un andamento più competitivo rispetto a quelle simili situate in periferia: il prezzo medio dei monolocali e dei bilocali ha registrato un decremento dell’1% durante l’autunno 2020. In particolare, soffrono soprattutto i monolocali, che dalla fine del primo lockdown a oggi hanno visto una variazione negativa pari al 14,2%.

Pertanto, nel secondo semestre 2020 si sta assistendo a una lieve discesa dei prezzi, senza differenze particolari a seconda dei diversi quartieri. Il mercato, infatti, si sta muovendo in maniera piuttosto omogenea in tutta la città. Attualmente, secondo le ultime rilevazioni (Ottobre 2020), il prezzo medio per gli immobili in vendita a Milano è di 4.731 €/m², con oscillazioni da 2.358 €/m² e fino 9.478 €/m² medi a seconda delle aree prese in considerazione.

Nessun crollo, quindi, ma solo un assestamento dei prezzi da attribuire al particolare periodo che il mercato sta vivendo.

Mercato abitazioni a Roma per macro aree. Prezzi in lieve diminuzione fino al 2021, ma più stabilità

Le quotazioni del mercato immobiliare della Capitale mostrano dati non troppo negativi lungo tutto il corso dell’anno. Il mercato dei B&B e degli affittacamere si rivela come il segmento in maggiore sofferenza, sul quale si registrano chiusure e dismissioni. I dati parziali del secondo semestre, nonostante la seconda ondata di pandemia, mostrano un ulteriore discesa dei prezzi ma una maggiore stabilità, che conferisce buone aspettative sulle compravendite del 2021.

Relativamente alle abitazioni, alcuni studi di mercato ci aiutano a capire come sono andate le cose nel corso di questo annus horribilis per la Società Civile, durante il quale anche gli operatori immobiliari hanno dovuto affrontare la propria percentuale di sacrificio.

L’analisi di Tecnocasa sulla città di Roma, per esempio, prende in considerazione alcune macro aree, ed è stata condotta sulla base di una metodologia specifica. Innanzitutto, i prezzi indicati si riferiscono ai valori medi delle vendite effettivamente avvenute, e non a quelli richiesti dei proprietari. Esse incorporano, quindi, la trattativa con gli eventuali ribassi. Inoltre, le quotazioni si riferiscono a tagli di 80-90 mq; pertanto, in caso di immobili di metratura inferiore devono essere applicati i correttivi al rialzo.

I valori, poi, sono riferiti ad immobili diversi per vetustà (nuovo e usato) e per tipologia (signorile, medio ed economico).

Naturalmente, trattandosi di prezzi medi, essi saranno orientativi, non ricomprendendo le peculiarità e le specifiche caratteristiche di ogni immobile e i suoi eventuali scostamenti di prezzo dalla media. Lo studio, però, fornisce una guida efficace tra le quotazioni delle diverse aree, grazie alla capillarità delle agenzie affiliate.

Prezzi – Nella prima parte del 2020, rispetto al secondo semestre del 2019, i valori immobiliari di Roma sono diminuiti dell’1,5%, mentre la media delle grandi città ha visto prezzi in aumento dell’1%.

Compravendite – Nei primi sei mesi del 2020 le compravendite residenziali a Roma città sono state 13461, con una diminuzione del 19,3% rispetto allo stesso periodo del 2019. 

Tempi di vendita – per vendere l’abitazione nella capitale occorrono in media 107 gg..

Domanda e disponibilità di spesa – La domanda si focalizza prevalentemente sui trilocali con il 46,9% delle richieste, a seguire i bilocali che compongono il 29,9% della domanda. La disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti è compresa tra 250 e 349 mila € nel 24,4% dei casi e tra 170 e 249 mila € nel 22,8% dei casi. Rispetto allo scorso semestre da segnalare un lieve aumento della percentuale di acquirenti con disponibilità superiore a 250 mila €.

ANALISI DELLE MACROAREE

Le aree centrali della città chiudono il semestre con un ribasso dei valori dell’1,3%. Mercato sempre dinamico quello del Centro storico, anche post lockdown. Le richieste di acquisto e di locazione sono sempre numerose ed i venditori sembrano anche più risoluti nell’accettare le proposte dei potenziali acquirenti. Le quotazioni medie risultano comunque invariate rispetto ai primi mesi del 2020. L’emergenza sanitaria ha determinato però uno stop della domanda per investimento, che in questa area della città era spesso focalizzata sulla realizzazione di B&B ed affittacamere. Non si registrano infine variazioni significative dei tempi medi di vendita, che si mantengono sostanzialmente ai livelli pre-Covid.

Chi acquista nel Centro storico raramente si avvale di un mutuo, ma anche sul fronte del credito non si segnalano difficoltà di erogazione. Inoltre, nel Centro storico, si registra una buona richiesta di immobili di prestigio da parte di famiglie. Per questi immobili si possono toccare anche top prices di 14-15 mila € al mq raggiungibili, ad esempio, in Piazza Di Spagna. In piazza del Popolo e in via del Babuino, le quotazioni toccano gli 8000-9000 € al mq. Nelle altre zone del centro di Roma i prezzi scendono mediamente a 5000-6000 € al mq, per raggiungere valori di 7000-8000 € al mq per quelle posizionate in via Veneto, Fontana di Trevi e piazza Navona.

Intorno al Pantheon e nel Ghetto Ebraico non si superano gli 8000 € al mq per le soluzioni da ristrutturare, con punte di 10 mila € al mq per le abitazioni in buono stato. La domanda di prima casa è concentrata in parte anche in zona Prati, in particolare su via Cola di Rienzo dove si segnalano prezzi medi di 5000-7000 € al mq.

Sono in aumento le quotazioni nell’area dell’Esquilino, Santa Croce in Gerusalemme, viale Manzoni e piazza Vittorio Emanuele. L’area che si sviluppa a ridosso della stazione ha quotazioni medie di 2500-3000 € al mq.

Una lieve contrazione delle quotazioni ha interessato il quartiere di corso Trieste – Villa Torlonia – Coppedè. La domanda è sempre molto sostenuta, tuttavia l’offerta è più abbondante e questo sta determinando un lieve ribasso dei valori. Sono tanti quelli che vendono per realizzare un acquisto migliorativo. Piacciono gli stabili in stile liberty che si trovano all’interno del quartiere Coppedè, dove si raggiungono punte di 9000 € al mq, mentre in zona Villa Torlonia si scende a 7000 € al mq.

Il ribasso più importante dei prezzi nel primo semestre (-2,7%) si è registrato nella macro area di Roma Sud. Hanno sofferto maggiormente i quartieri più periferici della città, tuttavia anche nella zona Eur il post lockdown vede un mercato che riparte ma a rilento. Diminuisce infatti il numero di richieste e le proposte di acquisto dei potenziali acquirenti sono spesso in forte ribasso rispetto al prezzo richiesto, e questo ha portato ad una leggera contrazione dei valori. I valori per un medio usato sono di 4000 € al mq, con punte di 4200 € al mq per le tipologie in buono stato presenti su viale Europa e viale Aereonautica.

Il periodo di fermo ha leggermente aumentato la richiesta di immobili con spazi esterni, ed in particolare chi ha una disponibilità di spesa superiore a 350 mila € ritiene indispensabile la presenza di almeno un terrazzo-balcone abitabile.

Diminuiscono dell’1,7% i valori immobiliari della macro area di Villa Ada – Monte Sacro. Tra i quartieri in calo c’è Montesacro – Ossola dove hanno subito un ribasso soprattutto le soluzioni da ristrutturare. La macro area di Monteverde – Aurelio, allo stesso modo, registra un ridimensionamento dei prezzi dell’1,5%. Ha tenuto l’area intorno a via Gregorio VII. Non si registrano infatti particolari ripercussioni dovute all’emergenza Covid. Le quotazioni non hanno subito variazioni e le compravendite, finito il periodo di lockdown, sono ripartite allo stesso ritmo di inizio anno.

Un discorso a parte va fatto per il mercato dei B&B e degli affittacamere, segmento in sofferenza sul quale si registrano chiusure e dismissioni un po’ in tutte le macro aree. Alcuni imprenditori, infatti, stanno mettendo in vendita gli immobili utilizzati per queste attività, e sono scomparse dal mercato le richieste di acquisto per abitazioni da adibire a questo tipo di strutture ricettive.

Sul fronte della concessione del credito, fortunatamente, non si segnalano particolari variazioni, e le banche stanno erogando come prima. Anche le tempistiche non sembrano essere cambiate. Nonostante questo, i dati parziali sul secondo semestre del 2020 rivelano una ulteriore flessione dei prezzi degli immobili in tutta Italia, e quindi anche a Roma. Ce lo dice un sondaggio condotto da Banca d’Italia, che ha coinvolto 1.403 agenti immobiliari. Il calo che emerge dai dati è significativo, ma c’è anche un aspetto positivo. Infatti, sembrano essere migliorate le condizioni complessive della domanda e l’andamento dei mandati a vendere, mentre i tempi di vendita e gli sconti medi sui prezzi richiesti dai venditori hanno raggiunto una certa stabilità intorno ai valori medi, senza troppi scostamenti  tipicamente speculativi.

In ogni caso, la crisi economica innescata dalla pandemia lascerà i suoi pesanti strascichi anche nel primo semestre del 2021, ma la diminuzione dei prezzi e la maggiore stabilità dovrebbero costituire le basi per una buona ripresa nella seconda parte del prossimo anno.

Locazioni, prezzi in calo anche del 10 per cento. Province e regioni con i maggiori scostamenti

Secondo CaseInAffitto360, il Covid-19 ha causato profondi cambiamenti anche nell’ambito delle locazioni, i cui canoni hanno visto un calo notevole che sta continuando anche nel presente mese di Novembre. Di seguito un’analisi delle province e regioni, con i relativi andamenti dei prezzi.

Il Covid-19 ha spinto molte persone a sentire il bisogno di tornare nelle proprie abitazioni d’origine, insieme al resto della famiglia. Soprattutto dopo le riaperture di maggio 2020, in tanti hanno preferito rimanere o ritornare nelle loro regioni originarie, timorosi che un nuovo lockdown li avrebbe tenuti nuovamente distanti per mesi dal resto dei familiari.

In generale, il numero di abitazioni in affitto immesse sul mercato è cresciuto del 31% circa fino ad Ottobre. In particolare, l’aumento dell’offerta di alloggi in affitto è stato più marcato nelle regioni del Nord Italia, dove le due ondate di pandemia hanno determinato un incremento dell’offerta del 79,4% in Lombardia, seguita dal Veneto (62,1%), dall’Emilia Romagna (55,2%) e dal Trentino Alto Adige (54,8%). In controtendenza Abruzzo e Valle d’Aosta, che hanno visto decrescere l’offerta rispettivamente del 5,8% e del 5,1% rispetto a marzo 2020.

L’aumento generalizzato dell’offerta ha prodotto un calo sensibile nei prezzi degli affitti, e questa tendenza sta continuando anche nel mese di Novembre 2020. Si stima infatti che, in media, i prezzi siano scesi del  7% circa e, in particolare, che i trilocali abbiano visto il calo maggiore, con punte del 10% in meno.

Leggermente diversa la situazione delle abitazioni di maggiori dimensioni, che a Novembre hanno subìto un calo medio dei prezzi del 7,2%. Questa tipologia sembra essere la soluzione più ricercata dalle famiglie, perché spazi più ampi potrebbero tenere in sicurezza l’intero nucleo familiare nel caso ci fosse un parente che abbia contratto il Covid, e che sia costretto quindi a rimanere in una stanza isolata.

Secondo il portale CaseInAffitto360, diversi dati sembrerebbero dimostrare che il calo dei prezzi degli affitti si stia concentrando maggiormente nelle zone centrali delle grandi città, dove i prezzi delle abitazioni scendono del 9-10%, mentre nei piccoli centri il calo delle quotazioni è compreso tra il 4% ed il 7%.

Relativamente alla domanda, a Novembre 2020 sembra aumentare quella delle famiglie, che sembrano andare in controtendenza per via della ricerca di abitazioni di maggiori dimensioni. Per questo, la domanda di affitto residenziale è aumentata del 7,8% per le famiglie con figli.

Le province e le regioni con un calo maggiore – Le province che hanno subìto maggiori cambiamenti sono diverse in tutto il territorio nazionale. In particolare, Ravenna e Nuoro hanno avuto un calo rispettivamente del 7,81 % e del 7,28%, seguite da Enna e Isernia con una diminuzione rispettivamente del 4,76% e del 4,17%. Poi Grosseto, Agrigento, Bolzano, Alessandria (rispettivamente -4,10%, -3,67%, -3,31 % e -3,15%).

Caltanissetta e Sondrio, invece, hanno visto un aumento dei prezzi delle locazioni del 6,03% e del  4,90%, seguite da Brescia e Lecce con il 4,21% e con il 3,87%.

Per quanto riguarda i dati aggregati regionali, in discesa i canoni di affitto in Sardegna (-17,76%), in Veneto, (-2,68%) ed in Sicilia (-2,66%), mentre sono in salita i canoni in Friuli Venezia Giulia (+3,85%) e in Campania (+1,36%).

Le percentuali indicate si riferiscono a rialzi e diminuzioni prendendo in considerazione la media dei prezzi dei mesi precedenti rispetto ad appartamenti di 50 mq.

Come sta il mercato immobiliare italiano? Vive, ma è molto malato

Dal sogno del mattone all’incubo dei prezzi in discesa ormai da anni, è evidente che in Italia esiste un problema di offerta abbondante, che non può essere assorbita agli attuali livelli di reddito e da un numero inadeguato  di “non proprietari”. Le crisi del 2008 ed il Coronavirus, poi, hanno fatto il resto.

Di Massimo Bonaventura

L’attuale condizione del mercato immobiliare italiano ha origini antiche. La crisi del 2008 e quella scatenata nell’anno in corso dalla pandemia di Coronavirus, infatti, sono solo gli ultimi due capitoli di una “malattia” che è nata e si è sviluppata nel nostro Paese fin dagli anni sessanta, grazie al Boom Economico, all’aumento del reddito disponibile ed alla svalutazione della Lira (che abbatteva il valore dell’indebitamento già dopo 4 o 5 anni dalla erogazione del mutuo fondiario).

Oggi, con la complicità del Covid-19, nel 2020 il settore del Real Estate dovrebbe subire una flessione di almeno venti punti percentuali, con una contrazione del prezzo medio delle abitazioni stimata da Nomisma intorno al 2,5%.

Le origini del male, dicevamo. Sembra evidente che le quotazioni immobiliari si siano gonfiate negli anni precedenti attraverso l’andamento tipico delle c.d. bolle speculative. Il mito del “mattone che cresce sempre di valore”, infatti, ha sostenuto per decenni un mercato che adesso è saturo, con una percentuale “pazzesca” – il 75% delle famiglie – di italiani diventati proprietari di casa (o di più case) ed un’altra, il rimanente 25% di “non proprietari”, che non lo diventerà mai per i più disparati motivi (anziani con pensione al minimo, giovani disoccupati, famiglie sotto la soglia di povertà).

E così, in molti comuni italiani si segnala la classica situazione in cui tanti proprietari di immobili non riescono a venderli per assenza di compratori, oppure per via del troppo elevato, richiesto al momento della immissione in mercato, che ritarda i tempi della compravendita.

Su tutto, l’offerta delle case in vendita è il doppio rispetto alla domanda, e la qualità degli immobili – moltissimi dei quali costruiti tra gli anni ’60 e ’80 – è scadente. Prova ne sia che il 74% delle abitazioni in Italia rientra tra le classe energetiche più basse (G, F, E).

Pertanto, tra i c.d. millennials si è già fatta strada una concezione del patrimonio immobiliare totalmente opposta a quella dei c.d. patrimonials, ossia di coloro che appartengono alla generazione dei babyboomers e che hanno fatto la fortuna della nostra Economia nei decenni scorsi. I millennials hanno una visione della casa più pragmatica, quella secondo la quale gli immobili rispondono all’esigenza primaria di viverci (comodamente) dentro. Basta all’acquisto di immobili “per investimento”, e stop alle seconde case, passate in secondo piano rispetto ai viaggi lunghi ed alle locazioni brevi.

Dal punto di vista patrimoniale, il mercato immobiliare aveva sempre costituito una asset class importante. dove allocare i propri risparmi. Il motivo che ha spinto negli anni gli italiani ad investire nel mercato immobiliare risiedeva nella sua stabilità. La crescita demografica nei grandi centri urbani aveva sostenuto i prezzi in maniera quasi ininterrotta dal secondo Dopoguerra ad oggi, ed acquistare una casa aveva coniugato il sogno di qualunque investitore: “vivere” e “toccare con mano” il proprio investimento ed ottenere un rendimento sicuro nel medio e nel lungo periodo. Oggi, con il rischio di un crollo generalizzato dei prezzi delle case, la sua importanza è scesa vertiginosamente, e sono molti gli indicatori che rivelano l’esistenza di una “bolla” nelle principali città dell’Europa.

La bolla sembra essere più imponente in Europa. Nel 2020, infatti, in molti paesi europei il prezzo degli immobili è salito di oltre il 15%, contro un 5% registrato negli Stati Uniti, e le nuove misure restrittive a cui tutti i paesi industrializzati andranno incontro stanno già determinando una sorta di esodo dalla città alla campagna da parte di molti proprietari. Ad esempio, circa il 20% degli abitanti di Parigi si sta trasferendo nelle residenze di campagna, e questo comporterà già nel biennio 2021-2022 un crollo del valore degli immobili.

Relativamente al mercato delle locazioni, la riduzione delle attività economiche nelle grandi città ha causato la conseguente contrazione delle locazioni commerciali, ed il numero degli studenti fuori sede – così come quello dei lavoratori fuori sede – è crollato a seguito della pandemia, causando un tangibile calo dei prezzi degli affitti in tutta Europa.

La miccia di una possibile esplosione potrebbe essere individuata nei mutui, soprattutto quelli erogati per l’acquisto di immobili commerciali. Infatti, alle restrizioni imposte dai governi per fronteggiare la pandemia corrisponde un aumento delle insolvenze di aziende commerciali in gravissima crisi. Poi, probabilmente, sarà la volta degli asset immobiliari appartenenti alle famiglie più colpite dalla crisi innescata dal Covid-19. Tutto ciò porterà inevitabilmente ad un ulteriore aumento dell’offerta – già oggi eccessivamente elevata rispetto alla domanda – e ad un ulteriore crollo dei prezzi delle abitazioni.

Il mercato immobiliare, pertanto, vive ancora. Ma è molto malato.

Compravendita abitazioni, in calo la percentuale degli acquisti per investimento

Dallo studio del Gruppo Tecnocasa sulle compravendite effettuate in Italia emerge un calo della percentuale di chi acquista per investimento. La tendenza è confermata anche nel secondo semestre, ma aumenta l’interesse degli investitori per via delle quotazioni di mercato più basse.

Dopo anni di crescita, nel primo semestre 2020 la percentuale di acquisti per investimento registrava un ribasso dai picchi del 2018 e del 2019 (16,8% contro il 17,9% degli anni precedenti), attestandosi ai livelli del 2016. La frenata, naturalmente, è legata all’incertezza generata dall’emergenza sanitaria ancora in corso, che ha rallentato sia le compravendite di tipologie da mettere in affitto sia gli acquisti di soluzioni per realizzare B&B ed affittacamere.

La tipologia più scambiata da chi vuole mettere a reddito rimaneva il bilocale, con il 35,0% delle preferenze, a seguire i trilocali (28,2%). Anche nel primo semestre del 2019 si registravano percentuali simili.

Nel primo semestre del 2020 il rendimento annuo lordo nelle grandi città si attestava sul 5,1%, in leggera crescita rispetto al primo ed al secondo semestre del 2019 quando si fermava al 5,0%.

Focalizzando l’attenzione su chi ha comprato per mettere a reddito, il 30,2% degli investitori ha un’età compresa tra 45 e 54 anni, seguiti dai soggetti tra 35 e 44 anni (22,7%) e da coloro con età compresa tra 55 e 64 anni (22,2%). Tale composizione sembra confermata, con piccoli scostamenti, nella seconda parte del 2020.

Per questo specifico segmento di acquirenti, buona parte degli acquisti si conclude senza l’ausilio degli istituti di credito (81,7%), e solo il 18,3% degli investitori ricorre al mutuo bancario (un anno fa era al 15,7%).

Il 75,2% degli investitori sono coppie e coppie con figli, mentre il 24,8% è single (celibi/nubili, separati, divorziati e vedovi). In lieve calo, rispetto al primo semestre del 2019, la percentuale di investitori single che si attestava al 25,5% contro il 24,8% attuale.

Relativamente alla estrazione professionale degli investitori, a comprare per investimento sono soprattutto lavoratori dipendenti (41,9%), imprenditori e liberi professionisti (40,2%), e a seguire i pensionati con una percentuale del 9,4%.

Naturalmente, il calo delle compravendite che si sta verificando lungo il secondo semestre dell’anno – e che si è manifestato soprattutto da Settembre in poi – sta coinvolgendo sensibilmente le compravendite per investimento, soprattutto nelle grandi città. Roma, per esempio, sta vivendo un ribasso notevole di acquisti tradizionalmente destinati alla progettazione di B&B e di attività di affittacamere. L’unico aspetto positivo è rappresentato da timidi segnali di interesse per il settore, per via delle quotazioni più basse e della tendenza alla decrescita anche per il primo semestre 2021.