Agosto 26, 2026
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Case, Arte & Auto

In aumento chi può spendere oltre 250.000 euro per la casa. Ecco quanto costa costruire una villetta singola

La pandemia ha fatto riavvicinare i potenziali acquirenti di case alle zone di campagna limitrofe alle grandi città, rivelando la tendenza ad un aumento di quanti detengono una disponibilità di spesa compresa tra 250.000 e 350.000 euro. La soluzione abitativa indipendente o semi-indipendente, per costoro, è diventata la priorità.

A seguito dello scoppio della pandemia, come sappiamo, le motivazioni di acquisto degli immobili sono profondamente mutate, determinando un punto di svolta del mercato immobiliare al quale operatori ed investitori si sono dovuti adeguare rapidamente. In relazione alle somme da destinare all’acquisto della casa, grazie ai dati disponibili (Ufficio Studi Tecnocasa, dati a Luglio 2020) oggi possiamo analizzare il trend attuale sulle varie fasce di disponibilità economica dei potenziali acquirenti. La maggiore concentrazione, come nelle previsioni, si rileva ancora nella fascia più bassa, fino a 119 mila € (26,0%). Segue con il 23,2% la fascia tra 120 e 169 mila € e con il 22,1% il range compreso tra 170 a 249 mila €.

In particolare, si registra un aumento della percentuale di chi desidera spendere più di 250 mila € a Roma e Milano, dove la maggioranza delle richieste riguarda immobili dal valore compreso tra 250 e 349 mila € (24,4% per Roma e 25,2% per Milano). 

Scendendo lungo lo Stivale, Firenze e Bari vedono una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 170 e 249 mila € (rispettivamente con 35,4% e 29,2%), mentre a Bologna e Verona incide maggiormente la fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila € (29,3% e 30,9%).

Invece nelle altre grandi città – ossia Genova, Napoli, Palermo e Torino – la disponibilità di spesa resta concentrata nella fascia di spesa inferiore a 120 mila €.

Partiamo col dire che costruire una casa non è uguale, per impegno, tempi di attesa e stress, a ristrutturare un appartamento in città. Infatti, le spese da sostenere per il progetto, i materiali, le finiture e lo stile, la distribuzione delle camere e degli ambienti, si affiancano a quelle necessarie per i permessi e la documentazione necessaria da inoltrare alle autorità competenti per territorio. Inoltre, le relazioni con le ditte che si occupano di edificare, nonché quelli con i fornitori, rappresentano sempre una occasione di fisiologiche incomprensioni e malintesi che finiscono per essere piuttosto costosi in termini economici. Per questo, nel caso si voglia optare per costruire la propria casa, è fondamentale assumere un professionista indipendente dalla ditta, di vostra fiducia, che segua i lavori e li faccia eseguire in maniera rispondente ai vostri desideri ed al preventivo (salvo i classici imprevisti, quasi sempre da conteggiare e di cui spesso nessuno ha colpa).

Detto questo, proviamo a calcolare quali sono i costi per realizzare da zero una casa in muratura (al netto del costo di acquisto del terreno, per il momento), servendoci di una simulazione ben dettagliata basata sull’esempio di una casa di 100 mq a piano con giardino, affidandoci al costo per metro cubo anziché a quello per metro quadrato (quest’ultimo troppo variabile per dare una indicazione attendibile).

Procedendo in senso inverso, e cioè arrivando prima alle conclusioni e analizzando successivamente i parametri e le singole voci di costo, la spesa complessiva necessaria per la costruzione di una villetta di 100 mq a singolo piano oscilla tra 180.000 e 300.000 euro, mentre quella relativa alla stessa costruzione su un solo piano da 100 mq varia dai 90.000 euro ai 150.000 euro. A questi dati si arriva assumendo i seguenti parametri di calcolo: un’altezza media di 3,0 m per piano, un prezzo al mc di costruzione oscillante dai 300 euro ai 500 euro, e quindi una cubatura complessiva rispettivamente di 600 mc (100 mq x 2 piani x 3,0 m di altezza) e di 300 mc (100 mq x 1 piano x 3,0 m di altezza).

Limitandoci a questa analisi, però, rimaniamo troppo “in superficie”, e rischiamo di non informare a sufficienza chi volesse imbarcarsi nell’impresa. E’ necessario, cioè, conoscere le singole voci del c.d. capitolato di spesa, per comprendere con quanti attori (professionisti, maestranze e ditte fornitrici) entreremo in stretta relazione per un vero e proprio “periodo di passione”. Ci viene in aiuto, in tal senso, la tabella dettagliata descritta nell’immagine.

Operativamente, prima di iniziare i lavori per costruire da zero una casa singola, dobbiamo considerare tre voci di costo: l’acquisto del terreno edificabile, la stesura del progetto e gli oneri comunali per il permesso di costruire. Relativamente al terreno edificabile, è importantissimo conoscere il suo coefficiente di edificabilità: più alto è il coefficiente, minore dovrà essere l’estensione del terreno sul quale costruire. Assumendo come esempio una estensione del terreno pari al classico lotto di 1.000 mq, nei due esempi considerati – villetta da 100 mq su un piano o su due piani sopra terra – il coefficiente di edificabilità dovrà essere pari rispettivamente a 0,30 (un piano) e 0,60 (due piani). Allo stesso risultato si giungerebbe qualora il coefficiente di edificabilità fosse inferiore (es. 0,20), ma il lotto di terreno edificabile fosse pari a 3.000 mq (per costruire due piani) o a 1.500 mq (sufficienti per costruire un solo piano).

Il costo del terreno edificabile, naturalmente, varia di zona in zona e da tanti altri fattori. Un terreno edificabile nelle zone immediatamente limitrofe alle grandi città (come Roma o Milano) costa molto di più di altre, e dipende anche dalla vicinanza dei mezzi di trasporto pubblico e dalla presenza di centri commerciali e scuole. In media, si può ipotizzare che i costi per un terreno edificabile partano da 150 euro al mq in su. l progetti edilizi, inoltre, deve contenere tutti i calcoli richiesti per realizzare la casa, il piano della sicurezza del cantiere e tutte le informazioni necessarie al comune per approvare il lavoro.

Il costo di un professionista (architetto, geometra o ingegnere) per realizzare il progetto è pari a circa il 3% della spesa complessiva per i lavori (da 5.000 a 10.000 euro), mentre per il fondamentale ruolo (per il vostro stress) di direttore dei lavori – che peraltro è obbligatorio – dovete calcolare il 5% circa del costo totale del lavoro (ossia da 7.500 a 12.500 euro), sebbene in molte regioni italiane i prezzi per questo tipo di consulenze sono più bassi anche del 30%, così come il costo delle maestranze, determinando una notevole riduzione del costo di costruzione complessivo a parità di qualità.

Per ottenere il permesso di costruire bisogna pagare il contributo di concessione ai sensi del D.M. 9 maggio 1978, nonché gli oneri di urbanizzazione. Il calcolo di oneri e contributi viene effettuato rispettivamente sulla base dei metri cubi e sulla base dei metri quadri, ma nel calcolo dei secondi rientrano anche altre caratteristiche della casa da costruire (come la sua classe energetica, che deve essere certificata). 

Per farla breve, è possibile stimare in una cifra oscillante tra 5.000 e 8.000 euro il costo per ottenere il permesso di costruire una villetta di 100 mq con giardino.

Su tutto, una volta presa la decisione ed elaborato il progetto, bisogna anche impegnarsi a risparmiare sulle forniture. Per farlo, è fondamentale farsi guidare dalla ditta di costruzione per la scelta dei materiali al miglior prezzo. Infatti, le imprese edili conoscono dove poter comprare materiali di ottime qualità a prezzi competitivi, come i blocchi di fine stock, per ridurre il costo del materiale senza scadere nella bassa qualità.

Trend abitazioni, Parma vs Venezia. Cultura e fascino a confronto

Mercato immobiliare in fase di rilancio in entrambe le città. Parma confermata come Capitale Italiana della Cultura anche per il 2021 e in netta ripresa, mentre a Venezia le compravendite sono alimentate dalla domanda proveniente da residenti in cerca di miglioramenti abitativi e da stranieri affascinati dalla città.

Non è semplice mettere a confronto due città così diverse, ed è quasi impossibile trovare un comune denominatore – a parte l’italianità – che permetta di immaginare una ipotetica scelta di vita. Il mercato immobiliare, però, riesce a compiere questo “miracolo”, dal momento che le leggi (non scritte) da cui è dominato sono identiche a Parma e Venezia, ed i cambiamenti dettati dalla pandemia hanno determinato, dopo un primo periodo generalizzato di blocco (Marzo-Maggio 2020) delle compravendite, un rilancio del trend immobiliare in entrambe le città, sia pure con i numerosi distinguo derivanti dalle profonde diversità che le caratterizzano.

Con il Decreto “Rilancio”, la città di Parma è stata nominata Capitale Italiana della Cultura anche per il 2021.

Il cammino è iniziato ufficialmente nel febbraio del 2018 con la nomina della città a Capitale Italiana per l’anno 2020 da parte del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo. Successivamente l’emergenza sanitaria ha bloccato tutto, eventi compresi, e la città insieme alla Regione ha ottenuto la possibilità di estensione del titolo al 2021.

Con questa nomina, la città di Parma ha l’occasione di rilanciarsi sul fronte culturale e turistico, confermando le sue eccellenze in campo artistico, naturalistico e enogastronomico. Pertanto, diventa interessante analizzare i possibili effetti sull’andamento del mercato immobiliare nella città, monitorando come il territorio stia recuperando dopo il lockdown. Il mercato immobiliare della zona di Montebello e Cittadella, secondo i dati forniti dall’Ufficio Studi Tecnocasa, ha registrato una buona ripresa, con uno spostamento della richiesta sulle tipologie di ampia dimensione, a partire da 120 mq. Infatti, grazie ai mutui convenienti, sia chi acquista per la prima volta, sia chi acquista per migliorare, prova ad assicurarsi i tagli più grandi possibilmente con spazi esterni. Queste ultime tipologie stanno infatti subendo un leggero rialzo dei prezzi.

Meno richiesti i piccoli tagli, monolocali e bilocali. Montebello e Cittadella sono due quartieri residenziali con un’offerta eterogenea, che spazia dalle soluzioni popolari a quelle signorili. I prezzi medi si aggirano intorno a 1800-2000 € al mq. Chi desiderasse delle case a schiera, villette semi-indipendenti e case in corte può cercare nella zona Pastrengo, che registra prezzi medi tra 1800 e 2000 € al mq. Chi volesse comprare tipologie di nuova costruzione può orientarsi verso zona Eurosia, quartiere sorto a partire dal 2015, dove sono in fase di ultimazione altre palazzine. Il nuovo in edilizia convenzionata si vende a 2000 € al mq, mentre per le tipologie nuove in edilizia libera la spesa supera i 3000 € al mq.

In zona Montanara-Centro Contabile, gli investitori continuano a puntare sul mattone più con finalità di ristrutturazione e rivendita che non per mettere a reddito. E’ rimasto invariato il segmento della prima casa, anche se sono aumentate le richieste di chi cerca spazi esterni. In crescita anche gli acquisti di seconde case nelle colline parmensi (Val Taro, Val Ceno).  La zona più richiesta è quella del Centro Contabile, più vicina al centro della città e sorta tra gli anni ’50 ed i primi anni ’70. L’area nei pressi del Campus universitario e della Scuola Europea, detta Parmarotta, è sorta tra gli anni ’80 ed il 2010, e segnala valori medi dell’usato intorno a 2000 € al mq.

Passando al mercato immobiliare veneziano, secondo i dati di Tecnocasa si registra una buona domanda alimentata prevalentemente da persone residenti e da stranieri affascinati dalla città. L’offerta è in aumento anche a causa di molte strutture ricettive immesse sul mercato. A cercare casa in città sono prevalentemente persone che fanno un acquisto di tipo migliorativo, e che sono alla ricerca di uno spazio esterno (balcone o terrazzo anche condominiale). Piace il sestiere di Rialto, considerato il centro della città per la presenza di servizi e uffici amministrativi. Qui un immobile d’epoca costa a partire da 5000 € al mq, e può arrivare anche a 7000-8000 € al mq se gode della vista sul Canal Grande. Piace anche il quartiere Castello (via Garibaldi), che si caratterizza per un’offerta più popolare con prezzi medi di 2500-3000 € al mq. La zona vanta la vicinanza a piazza San Marco, e attira chi ha un budget più contenuto e vuole investire non lontano da uno dei poli più attrattivi della città.

La zona più costosa si conferma piazza San Marco, dove una soluzione da ristrutturare costa mediamente intorno a 6000 € al mq (con punte di 15 mila € al mq per gli immobili di prestigio con affaccio sulla piazza). Chi cerca gli immobili di lusso desidera anche il posto barca privato. Meno richieste e valori in ribasso a causa dell’acqua alta per gli immobili posizionati al piano terra.

Uscendo dalla zona di prestigio, sulla terraferma le zone più richieste sono Carpenedo, Bissuola ed il centro di Mestre. Si tratta di zone limitrofe a piazza Ferretto, considerata il centro economico e commerciale di riferimento della terraferma.      

A Carpenedo (area signorile di Mestre), un usato in ottime condizioni costa intorno a 2500 € al mq. Sono in corso degli interventi di demolizione su vecchi immobili e ricostruzione degli stessi in strutture di piccoli condomini ad alta efficienza energetica, che si acquistano a 3500 € al mq.

Adiacente a Carpenedo si trova il quartiere Bissuola, apprezzato per la presenza di verde e per la vicinanza al centro. Lo sviluppo edilizio del quartiere si è concentrato tra gli anni ’50 e gli anni ’80, ed attualmente un buon usato è valutato intorno a 2000 € al mq.

In questo momento si registra una buona domanda di immobili in affitto, alimentata in parte da lavoratori fuori sede. Per un bilocale si spendono intorno a 600-700 € al mese, con punte di 1000 € al mese per le soluzioni di Rialto.    

Single e studenti, sale domanda e propensione all’acquisto di case, canoni di affitto in diminuzione

La chiusura degli atenei, la didattica a distanza e lo smart working hanno  determinato una maggiore offerta di immobili in locazione e una conseguente revisione verso il basso dei canoni,  portando molti fuori sede a risolvere i contratti di affitto, mentre i bassi tassi dei mutui hanno accelerato le decisioni di acquisto da parte dei lavoratori single.

Secondo Tecnocasa, anche il mercato delle compravendite e delle locazioni a single e studenti ha subito gli effetti della pandemia. Infatti, la chiusura degli atenei, la didattica a distanza e lo smart working hanno portato tanti studenti fuori sede e parecchi lavoratori single a risolvere i contratti di affitto, mentre i bassissimi tassi dei mutui hanno accelerato le decisioni di acquisto di immobili di piccola quadratura.

Relativamente agli studenti fuori sede, a partire da giugno e man mano che si definivano le linee guida per il rientro, si è registrato un incremento di richieste, pur restando ancora distanti dai livelli degli anni scorsi. “Sono infatti numerose” , afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa , “le facoltà universitarie che hanno optato per la didattica a distanza.

La richiesta per immobili in affitto arriva soprattutto dagli studenti per i quali il corso di studio prevede lo svolgimento di attività di laboratorio, necessariamente da fare in presenza. Le caratteristiche dell’immobile richieste sono sempre la vicinanza alla facoltà universitaria, la presenza dei mezzi pubblici, un buon arredamento, la presenza del collegamento ad internet.

Si registra un lievissimo aumento di richieste di monolocali per evitare la condivisione. Il posto letto singolo è preferito rispetto alla camera in condivisione, quando le condizioni economiche lo consentono.  In calo anche gli acquisti da parte dei genitori per i figli, che spesso alimentavano la domanda per investimento.

I single rappresentano una fetta ancora più importante del mercato immobiliare; si tratta infatti di una categoria molto attiva sia sul segmento delle compravendite sia su quello degli affitti.

Riguardo alla domanda proveniente dai single, l’analisi degli acquisti e delle locazioni realizzate nel primo semestre del 2020 ha evidenziato che il 67,6% ha acquistato, mentre il 32,4% ha optato per la locazione. Rispetto ad un anno fa, si registra un aumento della percentuale di single che hanno deciso di acquistare, si passa infatti dal 62,7% all’attuale 67,6%.

Circoscrivendo l’analisi alle compravendite complessivamente realizzate nel primo semestre del 2020, il 29,5% è stato concluso da single (questa categoria è composta da celibi/nubili, separati/divorziati e vedovi). La percentuale è leggermente più alta rispetto a quella registrata un anno fa, quando si attestava al 28,5% ed anche rispetto al 2017 quando si fermava al 28,0%. Nelle grandi città la percentuale di single che acquista sale al 34,3%, rispetto ad una media nazionale che, come abbiamo visto, si attesta al 29,5%.

Questi dati evidenziano come sia sempre presente la volontà di acquistare da parte dei monoreddito, anche grazie ai bassi tassi di interesse presenti sui mutui e nonostante l’ultimo semestre sia stato colpito dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19.

A livello nazionale la tipologia più acquistata dai single è il trilocale (37,3%), seguita dal bilocale (33,2%), con i 4 locali che si fermano all’11,4%. Ville, villette, rustici, loft, case indipendenti e semi-indipendenti compongono insieme l’11,1% degli acquisti. Rispetto al primo semestre del 2019 da segnalare un lieve aumento della percentuale di acquisto delle tipologie indipendenti e semi-indipendenti che passa dal 10,4% all’attuale 11,1%. Nelle grandi città invece i single acquistano soprattutto bilocali (42,7%), a seguire i trilocali (33,6%).

Il grafico seguente mette a confronto i single e le coppie evidenziando le diverse distribuzioni delle compravendite: naturalmente coppie e famiglie acquistano maggiormente tagli più ampi e tipologie indipendenti e semi-indipendenti.

In Italia il 34,9% dei single che ha comprato ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 22,4% ha tra 35 e 44 anni, il 20% ha tra 45 e 54 anni, seguiti da percentuali in progressiva decrescita all’aumentare dell’età.

L’83% delle compravendite da parte di single riguarda l’acquisto dell’abitazione principale, il 14,1% l’investimento e il 2,9% riguarda la casa vacanza. Da segnalare, rispetto ad un anno fa, una diminuzione della percentuale di acquisti per investimento passata dal 15,7% all’attuale 14,1%. La contrazione degli acquisti per investimento è comunque un fenomeno generalizzato che riguarda anche le famiglie, si tratta infatti di una delle conseguenze dell’emergenza sanitaria che ha frenato questo tipo di acquisto.

Per quanto riguarda il mercato delle locazioni, il 67,9% degli inquilini single ha preso casa in affitto per scelta abitativa, il 28,4% per motivi di lavoro ed il 3,7% per motivi legati allo studio.

Rispetto ad un anno fa si segnala una contrazione delle percentuali di affitti a lavoratori e studenti, che si attestavano rispettivamente al 33,8% (lavoratori) ed al 4,8% (studenti).

Cambiare casa. Quanto costa passare da un trilocale ad un quadrilocale nelle grandi città

L’analisi di Tecnocasa mette in luce le differenze di prezzo e di rata mensile di un mutuo a 25 anni derivanti dall’acquisto di un quadrilocale, nelle grandi città, rispetto al trilocale, a seconda della zona.

L’esperienza di dover restare chiusi in casa per diversi mesi ha determinato in moltissimi italiani il desiderio di avere un’abitazione con uno spazio esterno, sia esso un terrazzo o un balcone, meglio ancora un giardino (opzione più probabile se si acquista una soluzione indipendente o semi-indipendente). Altro desiderio emerso dagli studi effettuati subito dopo la fine del lockdown è stato quello di avere una casa più grande, con una stanza in più. Relativamente a questo secondo aspetto, Tecnocasa ha recentemente condotto uno studio grazie al quale, prendendo in esame il mercato di alcune grandi città italiane, e considerando l’acquisto di un trilocale (tipologia medio usato), da finanziare all’80% con mutuo a 25 anni al tasso fisso dell’1.35%, ha calcolato quanto costa la stessa tipologia dotata di una stanza in più.

MILANO – Se si considera la zona centrale di Crocetta, un trilocale di 95 mq costerebbe 522.500 € e sarebbe acquistabile con una rata mensile di 1642 €. Se si decidesse di optare per la stanza aggiuntiva la rata mensile sarebbe più costosa di 258 €. Nel caso si vendesse il trilocale per acquistare il quadrilocale si dovrebbe mettere in conto una somma aggiuntiva di 82.500 €. In una zona semicentrale della città l’esborso aggiuntivo sarebbe di 67.500 € se si vendesse un trilocale già di proprietà, mentre la rata salirebbe da 1344 a 1556 €. In una zona periferica della città un trilocale costerebbe 332.500 € con una rata mensile di 1.045 €, ma con 165 € in più al mese si avrebbe la possibilità di acquistare un immobile più ampio. 

ROMA – Nella Capitale, in un quartiere centrale come quello del Ghetto Ebraico, il passaggio da un trilocale ad un quadrilocale (con vendita del primo) comporterebbe l’esborso di 111 mila € aggiuntive. La rata del mutuo, invece, passerebbe da 2.210 a 2.559 € al mese.  Chi stesse valutando l’acquisto di un trilocale in una zona semicentrale della città, con un esborso di 179 € in più al mese potrebbe avere 15 mq aggiuntivi. In periferia, come ad esempio nel quartiere di Fonte Laurentina, la rata mensile di un mutuo per l’acquisto di un trilocale si potrebbe aggirare intorno a 896 €, e intorno a 1037 € per un quadrilocale.         

NAPOLI – L’acquisto di un trilocale in una zona centrale del capoluogo campano comporta un esborso di 285 mila € con una rata media mensile di 896 €, la stanza in più prevederebbe un’uscita mensile di 1037 € visto che un quadrilocale costerebbe intorno a 330 mila €.  In periferia, quest’ultima tipologia, si potrebbe acquistare con una rata di 605 € al mese mente in area semicentrale l’uscita mensile sarebbe di 830 € al mese.

TORINO – Nella zona centrale del capoluogo sabaudo il passaggio da un trilocale ad un quadrilocale comporterebbe un investimento aggiuntivo di 45.000 € se si vendesse il primo per acquistare il secondo. Altrimenti, di fronte alla scelta tra i due tipi di investimento, si devono mettere in conto una rata di 896 € al mese per un trilocale e di 1037 € per un quadrilocale(quindi 141 € al mese in più per avere una stanza aggiuntiva). Il gap si assottiglia se ci spostiamo nelle zone semicentrali e periferiche: nelle prime per acquistare un quadrilocale occorre pagare 108 € al mese in più rispetto alla rata che occorrerebbe per un trilocale; nelle seconde il gap tra le due rate si riduce a 57 €.

BOLOGNA – Nel capoluogo emiliano, acquistare un trilocale in una zona centrale costa mediamente intorno a 304 mila €, il che significa una rata media di 956 € al mese, che sale a 1106 € per avere una stanza in più (il prezzo sale a 352 mila €). Quest’ultima tipologia in una zona semicentrale, prevederebbe un esborso di 864 € al mese, che scende a 657 € al mese nelle aree periferiche

PALERMO – Nel capoluogo siciliano, un appartamento di 95 mq si acquista con poco più di 171 mila €, e con una rata mensile di 538 €. Con un esborso di 84 € al mese in più ci si aggiudica un quadrilocale. Un trilocale in una zona semicentrale prevederebbe una rata di 388 € al mese, che sale a 450 € al mese se occorresse aggiungere una stanza in più. Nelle zone periferiche i prezzi scendono notevolmente, ed un quadrilocale comporterebbe una rata mensile di 346 €.  

Abitazioni, analisi socio-demografica. Motivazioni di acquisto e vendita nel primo semestre 2020

Secondo Tecnocasa, in calo la percentuale di acquisti per investimento, mentre sono sempre più apprezzate le soluzioni indipendenti e semindipendenti.

L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha analizzato un campione di 16.000 compravendite effettuate nel primo semestre del 2020 attraverso le proprie agenzie attive sul territorio nazionale. Il semestre esaminato è stato caratterizzato dall’emergenza Covid e, anche per questo motivo, ha evidenziato dinamiche particolari: ad esempio la percentuale di acquisti per investimento è scesa al 16,8%, segnalando così una chiara contrazione rispetto agli ultimi anni (quando si erano toccate punte del 17,9%). In evoluzione anche la scelta delle tipologie abitative che vede per la prima volta il sorpasso delle soluzioni indipendenti e semindipendenti a discapito dei bilocali, con i trilocali che rimangono comunque la tipologia maggiormente scambiata in Italia.

ACQUIRENTI – L’analisi delle compravendite evidenzia che a livello nazionale il 77,6% delle transazioni ha riguardato l’abitazione principale, il 16,8% è composto da acquisti per investimento, mentre nel 5,6% dei casi si tratta di compravendite di case vacanza.

Negli ultimi anni la percentuale di acquisti per investimento aveva evidenziato una costante crescita, stabilizzandosi nel 2019 al 17,9%, per poi scendere quest’anno al 16,8% anche a causa delle difficoltà legate alla pandemia.

La tipologia di compravendita più diffusa rimane sempre il trilocale, con il 34,9% delle preferenze, mentre al secondo posto per la prima volta si piazzano le soluzioni indipendenti e semindipendenti che sono state scelte nel 20,0% dei casi e superano i bilocali che si fermano al 19,3%. L’apprezzamento delle tipologie indipendenti era in leggera crescita già negli scorsi semestri ma, in particolare dopo il periodo di lockdown, molti acquirenti hanno deciso di optare per abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. In lieve calo, inoltre, le percentuali di acquisto di monolocali e bilocali anche in conseguenza alla diminuzione degli acquisti per investimento.

Interessante anche il dato sulle tipologie scelte in base alla destinazione dell’immobile: chi compra l’abitazione principale sceglie trilocali (36,7%), soluzioni indipendenti e semindipendenti (20,5%) e 4 locali (19,7%), mentre chi compra per investimento opta soprattutto per i bilocali (35,0%) e per i trilocali (28,2%). Il trilocale è la tipologia più scelta anche come casa vacanza, ma in questo caso è molto alta la percentuale di acquisto di abitazioni indipendenti che raggiunge il 29,1% delle compravendite

Nel 55,8% dei casi a comprare l’abitazione sono persone con un’età compresa tra 18 e 44 anni, si registra poi un 22,0% di acquirenti tra 45 e 54 anni e percentuali in diminuzione al crescere delle fasce di età. Da segnalare nell’ultimo semestre un aumento della percentuale di acquirenti con un’età inferiore ai 35 anni, molti giovani infatti, anche grazie ai tassi sui mutui ai minimi storici, stanno optando per l’acquisto piuttosto che per l’affitto.

Ad acquistare casa sono state soprattutto coppie e coppie con figli che compongono il 70,5% del campione, mentre è più bassa la quota di acquirenti single che si attesta sul 29,5%. Rispetto al primo semestre del 2019 si registra un lieve aumento della percentuale di single che passa dal 28,7% all’attuale 29,5%.

VENDITORI – Analizzando le compravendite dal lato dei venditori, nel primo semestre del 2020 la maggior parte delle persone ha venduto per reperire liquidità (45,4%), seguiti da coloro che hanno venduto per migliorare la qualità abitativa (41,7%) ed infine da chi si è trasferito in un altro quartiere oppure in un’altra città (12,9%). Percentuali sostanzialmente analoghe si erano registrate anche nel primo semestre del 2019.

Vicenda Franzoni. Il fondo patrimoniale “datato” non salva gli immobili collegati ad un reato

La questione del pignoramento Taormina-Franzoni diventa interessante in relazione all’utilizzo del Fondo Patrimoniale, ossia di uno dei più diffusi mezzi di tutela del patrimonio familiare attraverso il quale uno dei coniugi, o entrambi, vincolano determinati beni destinandoli ai bisogni della famiglia.

La vicenda di Annamaria Franzoni – condannata per aver ucciso il figlioletto – è sempre viva nell’opinione pubblica, e non solo per l’efferatezza del delitto raccontata in tutti i modi dai media, ma anche per i risvolti giudiziari che continuano ad alimentare l’eco della vicenda nonostante oggi la Franzoni abbia scontato la sua pena e sia una donna libera.

Recentemente, come molti sanno, il Tribunale di Aosta ha stabilito che l’avvocato Carlo Taormina potrà proseguire nel pignoramento della villetta di Cogne. Infatti, Le richieste di Annamaria Franzoni e del marito Stefano Lorenzi di sospendere l’esecuzione immobiliare sono state respinte.

Il contenzioso nasceva dalla sentenza civile passata in giudicato a Bologna in base alla quale la Franzoni deve al suo ex legale oltre 275mila euro per il mancato pagamento degli onorari difensivi, lievitati a circa 450mila per interessi, rivalutazione e spese. Così, l’avvocato Taormina non ha avuto altra scelta che pignorare l’unico bene aggredibile, e cioé la villetta di Cogne dove si è svolto il delitto e che la Franzoni ed il marito non hanno mai voluto vendere, nonostante il legame indissolubile di quell’abitazione con il fatto di sangue commesso.

La questione del pignoramento TaorminaFranzoni diventa interessante, però, in relazione all’utilizzo del Fondo Patrimoniale, ossia di uno dei più diffusi – ed inefficaci, in molti casi – mezzi di tutela del patrimonio familiare attraverso il quale uno dei coniugi o entrambi vincolano determinati beni destinandoli ai bisogni della famiglia. In tal modo, i beni individuati (immobili, auto e motoveicoli, titoli di credito e altro), costituiscono un patrimonio separato la cui funzione è quella di soddisfare i diritti di mantenimento e assistenza di tutti i componenti della famiglia. Sulla scorta di queste caratteristiche, il marito della Franzoni aveva costituito, nel lontano 2009, un Fondo in qualità di tutore della moglie (all’epoca interdetta per via della condanna penale), e gli avvocati della coppia, nell’opporsi al procedimento di pignoramento, hanno sostenuto che la villetta non fosse pignorabile perché ricadente all’interno di quel fondo patrimoniale costituito a maggio 2009. Il tribunale, però, ha respinto tale motivazione, e con un’ordinanza di 12 pagine ha argomentato che la costituzione del Fondo, fatta da Lorenzi, è ricollegabile alla vicenda processuale della Franzoni; ma legato ai bisogni della famiglia è anche il debito contratto con Taormina per via dell’attività difensiva, in quanto funzionale a ottenere la possibilità, per lei, di ritornare il prima possibile ai suoi affetti. E se il debito ha queste caratteristiche, il fondo non può essere motivo di opposizione, neanche se la sua data di costituzione è ben distanziata nel tempo.

Ciò che conta, per far sì che il Fondo Patrimoniale abbia efficacia, è il livello assoluto di separazione tra i beni conferiti nel Fondo ed il loro possibile collegamento alla posizione debitoria dei conferenti.

Nel caso FranzoniTaormina, per usare una similitudine, è come se il soggetto debitore (Franzoni) abbia conferito la famigerata villetta di Cogne in un Fondo Patrimoniale dopo aver contratto un debito con il creditore (avv. Taormina), nella piena consapevolezza che l’immobile, per valore e caratteristiche, sarebbe sempre stato collegato alla propria vicenda processuale ed agli effetti economici che da essa sarebbero scaturiti.

Del resto, è noto che, relativamente alla sua opponibilità ai creditori, il livello di protezione offerto dal Fondo Patrimoniale non è elevato, ed è pacifico affermare che esso è opponibile con successo solo nei casi in cui la sua costituzione sia fatta risalire con anticipo rispetto all’insorgenza di un debito non onorato. In più, Il Fondo Patrimoniale è suscettibile di revocatoria, qualora la sua costituzione sia avvenuta in una fase successiva all’assunzione del debito, con la consapevolezza di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore.

Nel caso della Franzoni, il Fondo è stato costituito dopo l’omicidio del piccolo Samuele, ed è quello il momento giuridicamente rilevante per l’insorgenza della necessità di una difesa e delle relative spese. Probabilmente, il marito della Franzoni ha costituito tale Fondo esclusivamente “per la necessità del momento” (si è ritrovato improvvisamente a rivestire il ruolo di tutore della moglie, per amministrare la sua quota di comproprietà finchè lei fosse stata interdetta), e certamente non pensava, in quei momenti concitati e di riorganizzazione forzata della famiglia, che l’immobile sarebbe stato oggetto di futuro contenzioso. Forse, se avesse chiesto il consiglio di un consulente patrimoniale, avrebbe compreso che l’unica cosa da fare era vendere la villetta (peraltro ai massimi valori del mercato immobiliare di allora) e trovare altra sistemazione abitativa, magari tutelando il ricavato della vendita – gli acquirenti li avrebbe trovati subito! – con una polizza di Ramo Primo, difficile da “smontare” dopo 11 anni. Ma sembra che sia la Franzoni che il marito si siano sempre opposti all’ipotesi della vendita (nonostante i brutti ricordi, ma tant’è).

Sfortunatamente, il debitore che intende opporre il regime di impignorabilità dei beni costituiti nel fondo patrimoniale ha l’onere di provare l’estraneità alle esigenze familiari del debito oggetto dell’esecuzione, nonchè la consapevolezza del creditore relativamente a tale estraneità (Cassazione Civile, sentenze n. 22761 del 9 novembre 2016 e n. 10975 del 5 maggio 2017).

Tutti elementi mancanti, a quanto pare, nella vicenda in questione.

 

Da dove arriva chi compra casa nelle grandi città? A Milano, Verona e Roma le percentuali più alte

Relativamente alla provenienza di chi acquista casa nelle grandi città, secondo Tecnocasa il primo semestre 2020 non evidenzia particolari variazioni rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, pur essendo segnato dall’emergenza Covid.

Per comprendere meglio quali siano stati gli spostamenti sul territorio da parte di chi compra casa, l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha analizzato le compravendite realizzate attraverso le agenzie affiliate nelle grandi città italiane nel primo semestre del 2020. Per ogni grande città si è calcolata la percentuale di acquirenti già residenti in città, in arrivo dalla provincia della città stessa ed in arrivo da altre province italiane.

L’analisi ha messo in evidenza che Milano, Verona e Roma sono le città con le percentuali più alte di acquisti da parte di persone in arrivo da altre province (rispettivamente 13,2%, 12,0% e 10,6%). Percentuali in aumento rispetto ad un anno fa, quando ad esempio a Milano gli acquirenti in arrivo da altre province si fermavano al 10,9%.

In generale a Milano si registra l’81,7% di compravendite da parte di residenti, il 5,1% in arrivo dall’hinterland e il 13,2% in arrivo dalle diverse province dello stivale. A Verona il 69,3% delle compravendite riguarda persone già residenti in città, il 18,7% riguarda acquirenti in arrivo dall’hinterland ed il 12,0% riguarda persone in arrivo dalle altre province italiane. Per quanto riguarda Roma si registra un 85,0% di compravendite effettuate da persone già residenti in città, un 4,3% di transazioni concluse da acquirenti in arrivo dalla provincia della capitale stessa ed un 10,6% di compravendite effettuate da persone in arrivo dalle altre province d’Italia. Seguono le altre grandi città che hanno una più bassa percentuale di transazioni immobiliari concluse da persone in arrivo da altre province: Torino 8,0%, Firenze 7,7%, Bari 7,5%, Genova 5,8%, Bologna 5,1%, Napoli 4,3 e Palermo 2,8%.

Spesso chi arriva da fuori è un investitore, a Milano ad esempio il 32,0% degli acquirenti che arrivano da altre province compra per investimento.  

Dato interessante quello che mostra come in alcune delle grandi città a comprare siano quasi esclusivamente persone già residenti: a Genova ben il 91,3%, a Bologna l’87,2% e a Palermo l’86,5%. Inoltre, Bari, Torino e Verona sono le metropoli nelle quali la percentuale di acquisto da parte di persone provenienti dall’hinterland è più elevato: Bari 28,3%, Verona 18,7% e Firenze 17,3%.

Il semestre appena concluso è stato segnato dall’emergenza Covid, ma i risultati dell’indagine comunque non evidenziano particolari variazioni rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente: attualmente, infatti, nelle grandi città analizzate, la media di acquirenti in arrivo da altre province si attesta al 7,7%, stessa quota raggiunta anche nel 2019. Bisognerà quindi attendere i prossimi semestri per capire se l’emergenza sanitaria sortirà concretamente qualche effetto sui flussi migratori degli acquirenti e sulle loro scelte.

 

Mercato immobiliare, il trilocale sempre in vetta alle compravendite

Milano unica eccezione: su il bilocale, giù il monolocale. Si tratta di una tendenza che al 2013, quando si è evidenziata una diminuzione progressiva delle percentuali sui tagli più piccoli, come monolocali e bilocali, ed un aumento per i trilocali.

Sul mercato residenziale si conferma elevata la domanda per i trilocali. Il dato, probabilmente spinto, da un lato, dalla discesa dei prezzi (proporzionalmente più marcato per le pezzature più abbondanti, soprattutto se non di pregio) degli anni precedenti e, dall’altro, dal cosiddetto “mercato di sostituzione”, emerge da una elaborazione dell’Ufficio studi Tecnocasa.

Si tratta di una tendenza che ha radici non proprio recenti. Dal 2013 in poi, infatti, si è evidenziata una diminuzione progressiva delle percentuali sui tagli più piccoli, come monolocali e bilocali, ed un aumento per i trilocali. Questo è avvenuto proprio a causa del ribasso dei prezzi, che ha reso possibile l’acquisto di immobili un pò più ampi, soprattutto il trilocale, scelto da tante giovani coppie che hanno potuto “saltare” la scelta del bilocale per poi passare all’appartamento con una camera in più.

I dati del periodo post Covid, pertanto, confermano come il trilocale sia ancora la tipologia più ricercata nelle grandi città, con un lieve aumento della concentrazione delle richieste tra gennaio e luglio 2020. Anche negli anni scorsi è sempre stata la tipologia più apprezzata, adesso ancora di più alla luce del desiderio di molti acquirenti di avere uno spazio più ampio.

L’analisi realizzata a luglio 2020 dall’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa nelle grandi città conferma che il trilocale è ancora la tipologia più richiesta (41%), seguito dal quattro locali che raccoglie il 23,7% delle preferenze e dal bilocale con il 22,9% delle scelte.

Rispetto a gennaio 2020 si evidenzia un aumento della percentuale di coloro che cercano trilocali: all’epoca era pari al 40,6%.  Risultano in leggera contrazione le percentuali di richiesta delle altre tipologie, tranne il 5 locali la cui domanda è rimasta invariata.  

In questo quadro fa eccezione Milano dove il bilocale si confetecnocasa,rma la tipologia più richiesta. In leggera diminuzione la percentuale dei monolocali molto probabilmente per effetto del rallentamento della domanda per investimento a causa della pandemia.

La percentuale di richieste del trilocale è cresciuta maggiormente a Bari e Verona.

Tecnocasa, 6.6 annualità di stipendio per comprare casa in italia. 11.1 a Milano, 3.6 a Palermo

Il divario economico tra Nord e Sud Italia viene confermato anche dal dato delle annualità di stipendio necessarie per comprare casa in Italia. Dalle 11,1 di Milano alle 3,6 di Palermo, la “questione economica meridionale” trova una ennesima conferma.

L’acquisto della casa è una delle spese maggiori che le famiglie italiane devono sostenere, a livello nazionale si evince che sono necessarie 6,6 annualità di stipendio per comprare casa: 0,4 in più di quante ne servivano l’anno scorso.

Milano è la città dove occorrono più annualità, 11,1 seguita da Roma che scivola al secondo posto, con 9,3 annualità. Il rialzo costante dei prezzi a Milano, con tassi di crescita superiori alla media la pone in cima alle città più costose d’Italia. Al terzo posto Firenze con 9 annualità. La città dove servono meno annualità di stipendio è Palermo (3,6).

Effettuando un confronto a distanza di dieci anni, si evince che a livello nazionale la differenza è stata più consistente: infatti si è passati dalle 9,0 annualità nel 2009 alle 6,6 del 2019. In questo lasso temporale per comprare casa a Roma occorrono 4,3 annualità in meno (nel 2009 ne servivano 13,6), a Milano 1,4 annualità in meno. Bologna (-1,1) è la città in cui, nell’orizzonte temporale considerato, il numero di annualità necessario è diminuito meno.

Per elaborare questa analisi l’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa ha preso in considerazione i dati relativi al prezzo al metro quadro di un immobile medio usato, raccolti dalle agenzie affiliate nelle grandi città e rilevati a dicembre 2019, e sulle retribuzioni contrattuali annue di cassa per dipendente, al netto dei dirigenti, a tempo pieno per attività economica e contratto, al lordo delle trattenute fiscali e previdenziali, ricavate dalla banca dati Istat.

Il valore finale della retribuzione è una stima. Va specificato, inoltre, che l’ipotesi è costruita considerando che il reddito venga interamente destinato all’acquisto di un’abitazione di 85 metri quadrati.

Utile un confronto con altre città italiane: Firenze è passata dai 10,8 anni di retribuzione del 2009 ai 9 dell’anno scorso; Bologna da 8,9 di dieci anni fa ai più recenti 7,8; Napoli da 10,2 a 7,6; Torino da 7,1 a 4,8 a pari merito con Verona che però nel 2009 partiva da un punto in meno. In fondo alla lista Bari, Genova e Palermo. La prima ha registrato un crollo dagli 8 anni necessari nel 2009 a 3,8 dell’anno scorso. Le ultime due sono passate rispettivamente da 6,8 e 5,9 di un decennio fa a 3,7 e 3,6 del 2019. “

NOTA METODOLOGICA

L’analisi condotta dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa si basa sui dati relativi al prezzo al metro quadro di un immobile medio usato, raccolti dalle agenzie affiliate delle grandi città e rilevati a dicembre 2019, e sulle retribuzioni contrattuali annue di cassa per dipendente (al netto dei dirigenti) a tempo pieno per attività economica e contratto, al lordo delle trattenute fiscali e previdenziali, ricavate dalla banca dati ISTAT. Si è inoltre ipotizzato che il reddito fosse destinato interamente all’acquisto di un’abitazione di 85 mq. In questa analisi il valore finale della retribuzione è stato ottenuto da una stima.

Il mercato dell’Arte post Covid. Sempre più attivi i veri collezionisti, scambi online alle stelle

Sebastian Duthy di Art Market Research risponde ad alcune domande di Knight Frank sulla performance del mercato dell’arte nel 2020. Fondamentale il ruolo delle case d’asta e della tecnologia online a servizio del mercato.

Il Luxury Investment Index (KFLII) di Knight Frank tiene traccia della performance di un paniere teorico di classi di asset selezionate, come le opere d’arte, le auto d’epoca e il vino, utilizzando indici di terze parti già esistenti. Ogni classe di attività viene ponderata in modo da riflettere la sua importanza relativa e il valore all’interno del paniere. Il gruppo Knight Frank ha sede a Londra, e conta più di 500 uffici in 60 territori, con 19.000 tra dipendenti e collaboratori.

Relativamente al settore dell’Arte, Knight Frank ha recentemente intervistato Sebastian Duthy di Art Market Research, che ha risposto ad alcune domande sugli scenari futuri di questo particolare mercato.

L’incertezza sulla Brexit, aggravata dalle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, ha minato la fiducia nel mercato dell’arte durante il 2019. Tuttavia, ciò è stato compensato in una certa misura dalle crescenti vendite online, che oggi sono più inclusive rispetto alle generazioni più giovani desiderose di collezionare anche opere meno impegnative economicamente. L’indice globale del mercato, che tiene traccia del valore delle loro opere vendute all’asta in tutto il mondo, è aumentato del 134% nel decennio 2010-2020, ma è cresciuto solo del 4.3% negli ultimi 12 mesi, mentre nel primo semestre del 2020 è cresciuto dell’1.8%.

In che modo l’epidemia ha influenzato il mercato?

Lo scoppio del Coronavirus ha avuto un impatto immediato sul numero di vendite pubbliche e le case d’asta si sono affrettate a offrire servizi di visualizzazione online e vendite private. L’incertezza sul futuro, tuttavia, ha diviso le opinioni tra i veri collezionisti e i semplici investitori: chi compra per passione non smette di farlo, chi lo fa soltanto per interesse finanziario al momento non vede grandi opportunità.

Il famoso gallerista David Zwirner afferma che il 2020 potrebbe essere uno dei grandi anni per il collezionismo. Lei che ne pensa?

E’ probabile. All’asta del Contemporary Day di maggio, attentamente curata da Sotheby’s, è stato venduto il 96% dei lotti in offerta. Sotheby’s registra il numero di offerte per le aste a tempo e le più ricercate sono state quelle per opere di artisti nati negli anni ’80: Claire Tabouret, Loie Hollowell, Jullie Curtiss e Lucas Arruda. La vendita online di Christie’s  Contemporary Art Asia di Aprile, che aveva in portafoglio stampe e e opere di artisti molto richiesti, ha venduto il 100% del listino con due terzi delle vendite a prezzi superiori alla stima.

Come cambierà il mercato una volta che il mondo si sarà ripreso da Covid-19, e quali sono gli artisti e i generi da tenere d’occhio?

Sebastian Duthy

I collezionisti si aspettano sempre più un ritorno di lungo periodo ed un incremento notevole delle vendite online, ma le case d’asta dovranno creare nuovi entusiasmanti formati per conservare una posizione di leadership. Christie’s ha annunciato un nuovo tipo di vendita, chiamata ONE, un’asta d’arte globale del 20° secolo che copre quattro città in un unico formato in stile staffetta.

Le vendite di artisti continuano a crescere lentamente. Possiamo aspettarci un maggior numero di consegne da collezioni private?

E’ possibile. A maggio, per esempio, una delle poche opere di Orsola Maddalena Caccia è apparsa a sorpresa da Sotheby’s. L’opera è stata battuta a £ 212.500 (con commissioni), dopo 49 offerte, contro una stima di £ 10.000-15.000.