Luglio 31, 2026
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Enasarco, sul voto lo spettro dell’astensione. I candidati: capire le ragioni e coinvolgere gli iscritti

Siamo quasi alla fine della tornata elettorale di Enasarco, e la “lista dell’astensione” si conferma quella dominante, con una percentuale che potrebbe raggiungere l’85% degli aventi diritto al voto. Parola d’ordine per chi governerà: capire i motivi del disagio di una categoria.

Mancano ancora 2 giorni al termine della tornata elettorale di Enasarco, e chi sperava in una partecipazione massiccia alle votazioni – peraltro con modalità online – si sta rapidamente ricredendo. Infatti, mentre scriviamo, pare abbiano votato (tra agenti e ditte) poco più di 28.000 iscritti, e quindi si stima che il totale dei votanti, la sera del 7 Ottobre, potrà essere pari a circa 30.000 o poco più, su un numero complessivo di aventi diritto al voto pari a circa 220.000 iscritti alla cassa di previdenza complementare di agenti di commercio e consulenti finanziari.

Nonostante ci sia un leggero aumento rispetto alle elezioni del 2016 (meno di 26.000 votanti allora), non si può certo essere soddisfatti di una astensione di proporzioni davvero enormi. La base elettorale di una istituzione così importante, infatti, dovrebbe essere in grado di esprimere mediamente almeno 50-60.000 voti (e continuerebbero ad essere pochi…) per legittimare la governance nei quattro anni successivi.

Pertanto, a prescindere dal risultato che verrà evidenziato dalle urne, quello del coinvolgimento degli iscritti alla vita dell’Ente – da richiedere non solo in occasione delle elezioni – sembra accomunare diversi candidati “di peso”, pronti a rivestire il ruolo di delegati in assemblea oppure ad ambire a quello di consigliere in C.d.A..

Secondo Valerio Giunta (lista Consulenti Finanziari Uniti in Enasarco) “ad oggi ha votato una percentuale esigua rispetto ai 220mila agenti attualmente attivi. Ciò che più mi ha impressionato è che in questa tornata elettorale i toni accesi e le vicendevoli azioni a tratti diffamatorie hanno impedito uno svolgimento costruttivo del dibattito interno, con una conseguente disaffezione degli iscritti verso la partecipazione al voto. Sinceramente, a volte mi è sembrato di leggere le pagine di Novella 2000 invece dei contenuti di un confronto costruttivo e professionale, come sarebbe dovuto essere. Peraltro, è mancato totalmente il racconto dei risultati ottenuti fin ora da ciascuna lista, e un dibattito sui rispettivi programmi, cioè gli elementi fondamentali di una discussione elettorale. In una situazione di tensione come questa, è facile che la cosiddetta maggioranza silenziosa, e cioè coloro che credono in un confronto sano, si disinteressi all’Ente e non vada a votare. Dal momento che è proprio ciò che sta avvenendo, contiamo davvero che questi ultimi due giorni di voto possano coinvolgere coloro che agiscono con il cuore e la testa, sperando che scelgano come potenziale rappresentante in Assemblea chi abbia lavorato a favore della categoria con passione e dedizione”.

Manlio Marucci, segretario di Federpromm e candidato presso la lista “Enasarco Libera”, ritiene che “la bassa partecipazione alle votazioni per la elezione degli organi statutari di Enasarco, sebbene superiore rispetto a quella precedente, è la dimostrazione che il problema della Governance interessi poco gli aventi diritto al voto. Capirne le ragioni sarà elemento di analisi politica del voto a chiusura delle urne (mercoledì 7 ore 18). Significativo, invece, il dato riguardante le case mandanti, che hanno votato in percentuale quasi doppia rispetto alla partecipazione del voto 2016”.

Antonio Fricano, candidato nella lista “Fare Presto!”, afferma che “il dato parziale sui votanti rivela, sopra ogni cosa, un mancato coinvolgimento degli iscritti durante tutto il periodo in cui la precedente Governance ha amministrato Enasarco. Infatti, ricordiamo che gli aventi diritto al voto sono circa 220.000, e si è cercato di dialogare con loro soltanto nel periodo immediatamente precedente alla tornata elettorale. Questo atteggiamento non è stato produttivo, e oggi conferma il risultato di una sostanziale astensione dal voto degli iscritti. Pertanto, chiunque sarà alla guida nel prossimo quadriennio, se vorrà perseguire l’obiettivo di una maggiore partecipazione da parte di agenti e consulenti finanziari dovrà mettere in campo progetti per il loro coinvolgimento lungo tutta la durata del mandato, e non solo alla fine di essa. Per fare questo, potrebbe essere di aiuto coinvolgere l’assemblea dei delegati, riconoscendo ai suoi componenti un ruolo di impulso in alcuni progetti territoriali che coinvolgano la base e portino nuova fiducia nella Fondazione”.

Alfonsino Mei, candidato alla presidenza di Enasarco per la lista “Fare Presto!”, si dichiara “moderatamente soddisfatto per l’aumento dei votanti, il cui numero potrebbe complessivamente arrivare a circa 30.000 a chiusura delle votazioni, contro i 26.000 del 2016”. “Sono allo stesso tempo rammaricato”, aggiunge, “perché questa cifra è troppo esigua in proporzione al totale degli aventi diritto al voto, che sono 220.000. Pertanto, qualunque sia la Governance che uscirà fuori dalla tornata elettorale in corso, dovrà lavorare moltissimo in futuro per coinvolgere gli iscritti nella vita dell’Ente e portare alle prossime elezioni un numero finalmente significativo di votanti, affinchè chi governa sia maggiormente legittimato a farlo”.       

La Nautica riparte. A Genova il primo grande boat show dell’era Covid, Dusseldorf rinviata a Gennaio 2021

La Nautica italiana riesce ad avere numeri incredibili senza perdere la sua vocazione artigianale, grazie alla quale si distingue su scala mondiale. Ma l’aumento dell’Iva al 22% rischia di favorire le aziende estere, e di mettere in crisi gli acquisti di imbarcazioni, che in Italia avviene con la formula del leasing nautico nel 90% dei casi.  

Quello della Nautica è un settore molto importante per un paese come l’Italia, che ha 7914 km di costa e che vanta bellezze naturali uniche al mondo. A ciò si aggiungono, relativamente alla Nautica, competenze ingegneristiche e maestranze specializzati che fanno raggiungere alla cantieristica italiana livelli di eccellenza, grazie anche al contributo di tante piccole aziende di stampo artigianale, molte delle quali non hanno neanche un sito web e lavorano tramite il semplice passaparola.

Nel corso del 2020, il comparto aveva già ricevuto le attenzioni del ministero dello Sviluppo Economico, che a Giugno si era incontrato con i vertici di Confindustria Nautica affrontando i temi delle politiche di sviluppo e sostegno al settore e dell’adozione di nuove misure in ordine al leasing nautico e agli impatti sull’industria italiana e la sua filiera, che riesce ad avere numeri incredibili senza perdere la sua vocazione artigianale, grazie alla quale si distingue su scala mondiale.

Con il ministro Patuanelli si era discusso anche del Salone Nautico internazionale di Genova, che quest’anno compie 60 anni ed ha aperto i battenti l’1 ottobre (chiusura il 6/10). Il Salone di Genova è diventato così il primo grande “boat show” dell’era Covid, con una posizione di rilievo mondiale per via della cancellazione delle esposizioni di Cannes e Montecarlo. L’evento, nonostante le importanti misure di sicurezza (misurazione della temperatura all’ingresso, biglietti acquistabili soltanto online, obbligo di mascherina e distanziamento) è anche un segnale della ripartenza a livello mondiale di un settore che, secondo le previsioni, avrebbe dovuto riportare una perdita di oltre il 13% del fatturato e di circa 5.000 occupati, ed invece è riuscita a contenere i danni grazie alla riapertura nel mese di aprile. “Quello che succederà nei prossimi tre mesi a partire dal Salone di Genova sarà strategico per vedere se riusciremo a mantenere il 2020 come anno di stabilità rispetto al precedente”, ha detto all’Adnkronos Stefano Pagani Isnardi, Responsabile dell’Ufficio Studi di Confindustria Nautica.

Secondo il Rapporto del Sole 24 Ore, sia le aziende della grande nautica che quelle della piccola, sono riuscite a recuperare le produzioni che avevano dovuto interrompere per il lockdown, e non hanno subito grandi cancellazioni, continuando a lavorare, nonostante sui charter e sul leasing nautico pesa (da Novembre) un aumento dell’Iva al 22%, che rischia di favorire le aziende estere e di mettere in crisi gli acquisti di imbarcazioni, che in Italia avviene con la formula del leasing nautico nel 90% dei casi.

La questione dell’IVA non è di poco conto, perché circa 500 milioni di finanziamenti in leasing potrebbero dirottarsi all’estero, ed il solo settore del charter nautico rischia di perdere il 15% dei contratti, mettendo in bilico oltre 5.000 posti di lavoro. 

Dopo il Salone di Genova, sarà la volta di “Boot Düsseldorf”, la più grande piattaforma al mondo per gli sport acquatici, che è prevista dal 23 al 31 gennaio 2021 e, nell’intenzione degli organizzatori, dovrebbe preparare il settore ad un anno 2021 di piena ripresa. I 17 padiglioni espositivi del quartiere fieristico ospiteranno una manifestazione in cui le norme vigenti in materia di igiene e protezione dalle infezioni cambieranno poco, e si ritiene che gli espositori riusciranno ad ottenere notevoli risultati economici anche con le nuove regole. Le adesioni a Boot 2021 sono complessivamente in linea con quello del 2019, e saranno nuovamente presenti quasi tutti i produttori di barche e yacht che si erano iscritte all’edizione di quest’anno, poi rinviata al prossimo Gennaio.

A Boot Düsseldorf parteciperanno aziende produttrici di yacht, barche, tavole, attrezzature da sub, nonché società di charter e operatori di viaggio specializzati in destinazioni turistiche per sport acquatici. 

Ascofind, Forum annuale sulla Consulenza Finanziaria. Diretta streaming il 9 Ottobre

Il prossimo 9 ottobre 2020, in diretta streaming dal canale YouTube di Ascofind, l’evento annuale organizzato dall’Associazione per la Consulenza Finanziaria Indipendente e facente parte del Mese dell’Educazione Finanziaria indetto dal Comitato Edufin.

Nel decennale dalla sua fondazione, come ogni anno, Ascofind – Associazione per la Consulenza Finanziaria Indipendente – organizza il Forum Nazionale sulla Consulenza Finanziaria, arrivato alla sua decima edizione.

Si tratta di un confronto di opinioni tra operatori ed esperti del settore della consulenza finanziaria, con il quale Ascofind, nel difficile contesto caratterizzato dalle attuali restrizioni sanitarie, intende sollecitare un dibattito sui temi di maggiore rilevanza per le prospettive dei servizi e attività di investimento. Tra i vari temi di grande interesse, si parlerà delle nuove prospettive della Consulenza Indipendente, dei fattori ESG nella gestione degli investimenti, dei c.d. Megatrend e degli strumenti a disposizione per il consulente indipendente.

Nel pomeriggio è organizzata una tavola rotonda sul tema “Educazione Finanziaria, la realtà italiana e le prospettive”, tema in stretta connessione con il “Mese dell’Educazione Finanziaria” organizzato dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di Educazione Finanziaria, e giunto alla sua terza edizione. Quest’anno gli argomenti affrontati nel corso del Mese tratteranno l’evoluzione delle scelte finanziarie personali e familiari correlate all’emergenza Coronavirus, nonché le opportunità offerte a famiglie e imprese dalla trasformazione digitale dei servizi bancari e finanziari.

La partecipazione all’evento di Ascofind è gratuita, è sufficiente registrarsi a questo link.

PROGRAMMA

Ore 10,00 – Saluto ai partecipanti, Giancarlo Somaschini, Vicepresidente Ascofind

Ore 10,10 – Le prospettive della consulenza indipendente, Simone Rosti, Country Head Italy, Vanguard

Ore 10,40 – I fattori ESG nella gestione degli investimenti, Vincenzo Sagone, Head of ETF, Indexing & Smart Beta Business Unit, Amundi Sgr

Ore 11,10 – La chiave per investire nei megatrend, Vincenzo Saccente, Managing Director, Responsabile per i Lyxor ETF in Italia

Ore 11,40 – Spunti oltre i classici confini per un’allocazione di portafoglio, in tempi di Covid e dopo, Salvatore Catalano, Responsabile Italia, VanEck Investments Ltd

Ore 12,10 –  Il nuovo modo di investire nel futuro per partecipare alle storie di crescita di domani, Emanuela Salvade, Director, Head of Italian Speaking Regions, Rize ETF Limited

Ore 12,40 – Gli strumenti a disposizione del consulente indipendente, Alberto Dellavalle, Responsabile Servizi per la Consulenza Indipendente, Banca Sella

Ore 15,00 – Tavola rotonda su “Educazione finanziaria, la realtà italiana e le prospettive”  – Moderatore Massimo Scolari, Presidente Ascofind; con gli interventi di Marilisa Guida (Comitato Edufin, Membro supplente per Banca d’Italia), Michele Boldrin, Joseph G. Hoyt Distinguished University Professor of Economics (Washington University, St Louis – Visiting Professor, Univ. Ca’ Foscari – Venezia), Luca Carlomagno (Co-President, Bocconi Students Fintech Society), Massimo Famularo (Managing Director, Head of Italian NPLs at Distressed Technologies), Fabrizio Fornezza (Partner di Eumetra MR), Luciano Scirè (Fondatore di Goal Based Investing Italia).

Blümke, Ethenea: dalle elezioni Usa nessun impatto sui mercati a lungo termine

La volatilità della fase elettorale USA suggerisce di adeguare i portafogli in modo anticiclico. È presto per capire dove andrà il dollaro, mentre l’oro tornerà a salire.

“Come quattro anni fa, i sondaggi sulle elezioni presidenziali americane indicano di nuovo un risultato incerto. Se dovesse essere rieletto il presidente Donald Trump, questa volta le sue politiche, per quanto imprevedibili, non sarebbero più una sorpresa. Se tuttavia a vincere le elezioni dovesse essere l’avversario democratico Joe Biden, c’è motivo di credere che non solo saranno revocate parti della riforma fiscale di Trump, ma che inevitabilmente vi sarà l’introduzione di nuove regolamentazioni”, spiega Michael Blümke, portfolio manager del fondo Ethna-Aktiv di Ethenea.

“Questi fattori, insieme all’incertezza generale che circonda il tema della nuova presidenza, suggeriscono che una rielezione di Trump potrebbe avere un impatto più positivo che negativo sui mercati dei capitali, almeno nel breve termine. Tuttavia, a nostro avviso, il risultato delle elezioni non avrà un impatto importante sui mercati nel lungo termine“.

Nelle prossime settimane, sarà importante essere preparati alla fase critica della campagna elettorale, con la maggiore volatilità che ne deriverà. Pertanto, è opportuno adeguare i portafogli in modo leggermente anticiclico, così che eventuali battute d’arresto temporanee nei mercati possano essere utilizzate per acquisizioni piuttosto che per disinvestimenti. Inoltre, è consigliabile astenersi dal riposizionare i portafogli rispetto al dollaro fino a quando non saranno noti i risultati delle elezioni. Guardando al futuro, ci sono in effetti argomenti sia a favore che contro lo sviluppo del dollaro. Mentre la combinazione del disavanzo e, soprattutto, della maggiore portata delle misure di quantitatve easing costituiscono argomenti contro il dollaro, a favorire quest’ultimo nel futuro saranno il vantaggio relativo degli Stati Uniti in termini di crescita e il ritorno quasi certo del rischio politico in Europa. Al momento, tuttavia, il vento contrario è ancora troppo forte, quindi è opportuno attendere gli sviluppi futuri.

Guardando ai mercati, non ci aspettiamo che le turbolenze degli ultimi sei mesi, in termini positivi o negativi, continuino. Tuttavia, resta il fatto che nell’attuale contesto le banche centrali e i governi faranno tutto il possibile per stimolare la crescita economica. Con questo in mente, c’è più ottimismo rispetto a tre mesi fa. Naturalmente, non è un segreto che i maggiori guadagni proverranno dalle azioni, qualora si concretizzasse uno scenario con dati di crescita migliori. Anche in uno scenario positivo, c’è solo una probabilità limitata di aumenti sostenuti dei tassi di interesse.

“Questo è il motivo per cui, in linea con il nostro concetto multi-asset, sovrappesiamo attualmente le azioni, ma continuiamo a mantenere una posizione neutra nelle obbligazioni societarie, che – grazie all’aggiunta di alcune interessanti obbligazioni ad alto rendimento – genera ancora un ritorno positivo”, conclude Blümke. “Riguardo all’oro, sebbene si stia attualmente consolidando dopo un rally significativo, prevediamo che i suoi prezzi continueranno a salire nel lungo termine. Attualmente, nel nostro fondo Ethna-AKTIV abbiamo ridotto l’allocazione in oro al 5%, ma siamo pronti ad aumentarla nuovamente fino al 10%”.

Offerta di Rame in contrazione. Zeygos: domanda globale e prezzi previsti in crescita

Secondo il report di Zeygos, il rame ha pagato lo scotto della difficile condizione degli ultimi mesi. Tuttavia, in Cina la situazione ha repentinamente mostrato un cauto ottimismo a seguito della ripresa delle attività, con la conseguente richiesta di oro rosso da parte di specifici settori industriali e dell’edilizia cinese.

Il ritrovamento di un pendente risalente a circa diecimila anni fa in Iraq, presso una grotta dei monti Zagros, rende l’idea dell’importanza storica dell’oro rosso, sino ad arrivare ai giorni nostri. In epoca contemporanea il rame è utilizzato non solo dal punto di vista industriale per le sue eccellenti proprietà come la conducibilità elettrica, conduttività termica, attitudine alla giunzione, ottima resistenza alla corrosione, ma è al centro dell’attenzione anche nel campo dell’arte contemporanea; celebri i lavori commissionati ai fratelli Arnaldo e Giò Pomodoro.

Il Rame è citato più volte in letteratura; famoso è il libro scritto da Primo Levi dal titolo “La chiave a stella” (Premio Strega 1978), romanzo attraverso il quale l’autore racconta le qualità e le caratteristiche del Rame.

Al netto delle divagazioni, la performance del rame avvenuta negli ultimi mesi è evidente a partire da aprile. Il Copper Future, quotato al Comex del New York Mercantile Exchange, dopo aver toccato il supporto storico del 2016 in area 1,980 dollari per libbra, ha iniziato una risalita costante, determinando un aumento dei volumi che hanno calamitato il prezzo fino ai 3 dollari. Analogo andamento al London Metal Exchange. Proprio questo livello, pertanto, rappresenta una resistenza interessante che, se superata, può alimentare ulteriori acquisti ed una ripresa delle quotazioni fino a far salire il prezzo ai livelli visti tra la fine del 2017 e gli inizi del 2018 quando il rame ha testato i 3,3 dollari per libbra.

Molti gli interrogativi sulle prospettive di medio-lungo periodo. Prima dell’inizio della pandemia, la domanda di rame ha fornito dati molto interessanti, tali da rendere l’idea del percorso in crescita della suddetta materia prima. Da due anni a questa parte, già si prevedeva una crescita della domanda globale di rame. Un aumento da 23,6 milioni di tonnellate nel 2018 a 29,8 milioni di tonnellate entro il 2027, con una crescita annua del 2,6%. La costante diffusione dei veicoli elettrici, l’elevata domanda di accumulo energetico delle batterie, lo sviluppo di nuove tecnologie di trasmissione e la domanda di altre fonti di energia eco-compatibili, contribuiscono e continueranno ad implementare nel prossimo futuro l’effetto leva sull’aumento significativo della domanda di rame.

Siamo entrati in un periodo storico molto particolare che rischia di far riaccendere la luce rispetto a quello che è successo negli anni 2000, quando proprio la Cina a seguito di acquisti importanti fece rialzare fortemente il prezzo, impattando naturalmente sulle scorte e sull’approvvigionamento globale. In occasione della pandemia, il rame ha confermato il ruolo di anticipatore delle tendenze, poiché rappresenta la vera narrazione di ciò che è successo plasticamente nell’economia reale. La domanda di rame tende ad essere sensibile all’economia, perché è un materiale chiave nel settore delle costruzioni e nei beni di consumo come le automobili e l’elettronica. E non solo… Quando si assiste ad un rallentamento globale, la domanda per il rame segue lo stesso corso, influendo sul prezzo.

Da diverso tempo a questa parte, i produttori lottano per tenere il passo con la forte domanda in Cina. Le prospettive nel lungo termine sono altresì sostenute dalla mancanza di scoperte di nuove miniere, il che delinea un percorso irto di ostacoli, con la fornitura per il futuro certamente limitata. Secondo alcuni studi, in relazione alle nuove miniere intercettate dalle compagnie minerarie, bisogna pensare che ci vogliono almeno 20 anni prima che le stesse possano essere messe in produzione. Questo ciclo significa che la fornitura di minerale di rame sarà molto preoccupante nei prossimi 15-20 anni ed il prezzo del minerale di rame aumenterà.

Secondo il report di Zeygos, dal lato dell’offerta i paesi della Cordigliera delle Ande hanno sempre avuto un peso influente sulla produzione, basti pensare che il Cile estrae circa 5 milioni di tonnellate all’anno. La sola miniera Escondida (teatro di importanti scioperi negli ultimi anni che hanno influito sul prezzo del rame) riesce a garantire un milione di tonnellate annuali. Anche la causa della drastica riduzione dell’estrazione e quindi dell’offerta, al fine di proteggere i lavoratori dai contagi del virus, ha contribuito alla crescita del prezzo sino ai 3 dollari per libbra. Un livello che non si intercettava dall’aprile dello scorso anno. Molte miniere si sono fermate durante il periodo della pandemia.

Per rendere l’idea del clima vissuto in alcuni dei principali paesi produttori di rame, i contraccolpi della pandemia continuano a farsi sentire. Addirittura di recente è stato presentato un piano da parte di alcuni membri del parlamento cileno con l’intento di vendere la Codelco, cioè la più importante azienda di rame al mondo. L’obiettivo è quello di fare cassa e di finanziare le perdite subite durante il periodo di lockdown. La pandemia non ha solo frenato le prospettive di crescita della domanda ma ha impattato direttamente sull’economia interna di un Paese le cui entrate dipendono molto dalla produzione di rame. Nel Paese sudamericano il 15% del Pil e metà delle esportazioni dipendono dall’industria estrattiva.

In conclusione, la crescita del prezzo ha delle basi molto solide. La serie di tutti gli elementi sopra citati, affiancati dalle misure di stimolo all’economia, dagli incentivi all’acquisto delle auto elettriche, dagli aiuti al settore industriale da parte della Cina, dal dollaro debole che incide sulla riduzione del costo di una libbra di rame, senza tralasciare anche il piano infrastrutturale degli Stati Uniti ed il Recovery Plan, determinano una prospettiva orientata all’ottimismo.

Single e studenti, sale domanda e propensione all’acquisto di case, canoni di affitto in diminuzione

La chiusura degli atenei, la didattica a distanza e lo smart working hanno  determinato una maggiore offerta di immobili in locazione e una conseguente revisione verso il basso dei canoni,  portando molti fuori sede a risolvere i contratti di affitto, mentre i bassi tassi dei mutui hanno accelerato le decisioni di acquisto da parte dei lavoratori single.

Secondo Tecnocasa, anche il mercato delle compravendite e delle locazioni a single e studenti ha subito gli effetti della pandemia. Infatti, la chiusura degli atenei, la didattica a distanza e lo smart working hanno portato tanti studenti fuori sede e parecchi lavoratori single a risolvere i contratti di affitto, mentre i bassissimi tassi dei mutui hanno accelerato le decisioni di acquisto di immobili di piccola quadratura.

Relativamente agli studenti fuori sede, a partire da giugno e man mano che si definivano le linee guida per il rientro, si è registrato un incremento di richieste, pur restando ancora distanti dai livelli degli anni scorsi. “Sono infatti numerose” , afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa , “le facoltà universitarie che hanno optato per la didattica a distanza.

La richiesta per immobili in affitto arriva soprattutto dagli studenti per i quali il corso di studio prevede lo svolgimento di attività di laboratorio, necessariamente da fare in presenza. Le caratteristiche dell’immobile richieste sono sempre la vicinanza alla facoltà universitaria, la presenza dei mezzi pubblici, un buon arredamento, la presenza del collegamento ad internet.

Si registra un lievissimo aumento di richieste di monolocali per evitare la condivisione. Il posto letto singolo è preferito rispetto alla camera in condivisione, quando le condizioni economiche lo consentono.  In calo anche gli acquisti da parte dei genitori per i figli, che spesso alimentavano la domanda per investimento.

I single rappresentano una fetta ancora più importante del mercato immobiliare; si tratta infatti di una categoria molto attiva sia sul segmento delle compravendite sia su quello degli affitti.

Riguardo alla domanda proveniente dai single, l’analisi degli acquisti e delle locazioni realizzate nel primo semestre del 2020 ha evidenziato che il 67,6% ha acquistato, mentre il 32,4% ha optato per la locazione. Rispetto ad un anno fa, si registra un aumento della percentuale di single che hanno deciso di acquistare, si passa infatti dal 62,7% all’attuale 67,6%.

Circoscrivendo l’analisi alle compravendite complessivamente realizzate nel primo semestre del 2020, il 29,5% è stato concluso da single (questa categoria è composta da celibi/nubili, separati/divorziati e vedovi). La percentuale è leggermente più alta rispetto a quella registrata un anno fa, quando si attestava al 28,5% ed anche rispetto al 2017 quando si fermava al 28,0%. Nelle grandi città la percentuale di single che acquista sale al 34,3%, rispetto ad una media nazionale che, come abbiamo visto, si attesta al 29,5%.

Questi dati evidenziano come sia sempre presente la volontà di acquistare da parte dei monoreddito, anche grazie ai bassi tassi di interesse presenti sui mutui e nonostante l’ultimo semestre sia stato colpito dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19.

A livello nazionale la tipologia più acquistata dai single è il trilocale (37,3%), seguita dal bilocale (33,2%), con i 4 locali che si fermano all’11,4%. Ville, villette, rustici, loft, case indipendenti e semi-indipendenti compongono insieme l’11,1% degli acquisti. Rispetto al primo semestre del 2019 da segnalare un lieve aumento della percentuale di acquisto delle tipologie indipendenti e semi-indipendenti che passa dal 10,4% all’attuale 11,1%. Nelle grandi città invece i single acquistano soprattutto bilocali (42,7%), a seguire i trilocali (33,6%).

Il grafico seguente mette a confronto i single e le coppie evidenziando le diverse distribuzioni delle compravendite: naturalmente coppie e famiglie acquistano maggiormente tagli più ampi e tipologie indipendenti e semi-indipendenti.

In Italia il 34,9% dei single che ha comprato ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 22,4% ha tra 35 e 44 anni, il 20% ha tra 45 e 54 anni, seguiti da percentuali in progressiva decrescita all’aumentare dell’età.

L’83% delle compravendite da parte di single riguarda l’acquisto dell’abitazione principale, il 14,1% l’investimento e il 2,9% riguarda la casa vacanza. Da segnalare, rispetto ad un anno fa, una diminuzione della percentuale di acquisti per investimento passata dal 15,7% all’attuale 14,1%. La contrazione degli acquisti per investimento è comunque un fenomeno generalizzato che riguarda anche le famiglie, si tratta infatti di una delle conseguenze dell’emergenza sanitaria che ha frenato questo tipo di acquisto.

Per quanto riguarda il mercato delle locazioni, il 67,9% degli inquilini single ha preso casa in affitto per scelta abitativa, il 28,4% per motivi di lavoro ed il 3,7% per motivi legati allo studio.

Rispetto ad un anno fa si segnala una contrazione delle percentuali di affitti a lavoratori e studenti, che si attestavano rispettivamente al 33,8% (lavoratori) ed al 4,8% (studenti).

Piccole imprese e recupero crediti commerciali, nuova copertura assicurativa di Atradius

Il problema del recupero dei crediti commerciali è molto sentito dalle piccole imprese. Sorge l’esigenza di una polizza assicurativa specifica, da modulare in base alle esigenze di copertura e di spesa dell’azienda.

Nel quadro della crisi economica innescata dalla pandemia di Coronavirus aumenta l’attenzione delle imprese italiane, in maniera trasversale nei vari comparti del sistema Paese, sul tema della tutela della propria attività dai mancati pagamenti ed insolvenze dei clienti. Questo perché i significativi cali di fatturato registrati in questi ultimi mesi hanno messo a dura prova interi settori, colpendo soprattutto le imprese più piccole del sistema, alle prese con problemi di liquidità a cascata nelle rispettive filiere produttive.

Vuoti di liquidità che possono portare, se non gestiti in maniera attenta, a compromettere l’esistenza stessa dell’impresa, fino alla sua uscita dal mercato.   

Nell’ottica di fornire una soluzione assicurativa specifica per il segmento delle piccole imprese, Atradius, gruppo internazionale attivo nell’assicurazione dei crediti commerciali, recupero crediti e cauzioni, ha recentemente presentato Modula FREEDOM, la polizza di assicurazione dei crediti commerciali rivolta esclusivamente alle piccole imprese italiane con fatturato annuo fino a 3 milioni di euro, con la quale l’impresa ha la piena libertà di scegliere fra 5 diverse combinazioni predefinite di premio assicurativo in funzione dell’ indennizzo di polizza scelto in relazione alle proprie capacità di spesa ed esigenze di copertura assicurativa

Modula FREEDOM si distingue sul mercato italiano per una serie di caratteristiche che la rendono un prodotto facile da gestire e pienamente rispondente alle necessità della piccola impresa che intende attribuire una copertura assicurativa ai propri crediti commerciali.

La polizza, inoltre, riduce al minimo i tempi e le modalità di sottoscrizione del contratto assicurativo, grazie alla semplice compilazione e invio di un modulo di richiesta emissione, comprensivo di tutte le condizioni di polizza, espresse in modo chiaro e trasparente.

La copertura dei crediti assicurati è pari al 90% per le vendite effettuate in Italia e nei Paesi dell’Unione Europea e dell’area OCSE, i diritti di istruttoria per le richieste di limite di credito sono gratuiti per l’intera durata della polizza, e viene data la facoltà di recesso dalla polizza entro 30 giorni. Il rimborso del 100% dei costi sostenuti per le azioni di recupero dei crediti assicurati gestite da Atradius Collections, la società internazionale di recupero crediti del gruppo Atradius, completa l’offerta della Modula Freedom.

Massimo Mancini

Secondo Massimo Mancini, Country Manager di Atradius per l’Italia, “Si tratta dell’unica polizza di assicurazione dei crediti commerciali sul mercato italiano che consente all’assicurato di scegliere l’importo di rimborso massimo desiderato in funzione della propria capacità di spesa. Inoltre, l’Assicurato mantiene il diritto di recedere dal contratto entro 30 giorni qualora non sia soddisfatto del livello di copertura della sua polizza.  “L’elevata flessibilità offerta da Modula Freedom – sottolinea Mancini – conferma la volontà di Atradius di proporre al mercato soluzioni ad hoc, al contempo flessibili e modulari, definite tenendo conto delle esigenze della eterogena platea di imprese assicurande, e delle peculiarità del sistema economico nazionale, anche in periodi di incertezza e difficoltà come quello attuale”.

Consulenti finanziari senza confini geografici. Giuseppe Renda, da Palermo all’Italia con entusiasmo

I consulenti finanziari “senza confini” sono professionisti di lungo corso, con una significativa esperienza alle spalle ed oggi molto richiesti da una clientela di alto livello per via della competenza acquisita negli anni. Patrimoni&Finanza ha intervistato uno di loro, chiedendo di raccontarsi un pò.

Quella del consulente finanziario, soprattutto negli anni ’90 e all’inizio dei 2000, è sempre stata una professione molto dinamica, fatta di incontri e relazioni al di fuori dell’ufficio, e si può dire che solo negli ultimi 10 anni consulenti e clienti si siano abituati ad incontrarsi presso le filiali (o centri finanziari), sulle quali le banche-reti hanno investito molto per fidelizzare sia gli uni che gli altri. Tra i professionisti, però, resiste una nutrita schiera che ha deciso di dare continuità al “vecchio rito” dell’incontro presso l’abitazione (o la sede dell’impresa) del cliente, anche se questi dovesse trovarsi a mille chilometri di distanza. E’ il fenomeno – se così si può dire – dei “consulenti finanziari senza confini geografici”, e cioè di quei professionisti della pianificazione patrimoniale che hanno fatto dell’auto, del treno e/o dell’aereo il proprio mezzo ordinario di collegamento con le persone a cui prestano abitualmente consulenza.

Si tratta per lo più di consulenti “di lungo corso”, con una significativa esperienza alle spalle risalente agli albori della promozione finanziaria (1992-93), e che oggi sono molto richiesti da una clientela di alto livello per via della competenza acquisita. Patrimoni&Finanza ha intervistato alcuni di loro, chiedendo di raccontarsi a beneficio dei colleghi più giovani – i c.d. MiFID advisers – e, perché no, di quelli meno giovani ma desiderosi di conoscere la loro esperienza.

Abbiamo incontrato Giuseppe Renda, classe 1972, iscritto all’Albo (oggi Organismo Unico) dei consulenti finanziari dal 1995, che dalla Sicilia (Palermo) è riuscito a sviluppare clientela lungo tutto lo Stivale.

Giuseppe, che ricordi ha dell’epoca in cui ha cominciato occuparsi di consulenza Finanziaria?

I ricordi sono tanti, sicuramente due sono dominanti. Il primo riguarda il grande entusiasmo che caratterizzava il settore, il secondo è che la maggior parte delle persone non capiva quale fosse il nostro lavoro, abituata com’era ad avere contatti solo con la propria banca di fiducia. Ricordo che spesso si dedicava molto tempo a spiegare la nostra figura professionale ed il contenuto del nostro lavoro, prima di poter consigliare qualunque investimento.

2) Cosa le manca di quel periodo?

Le interminabili ore trascorse con i colleghi, talvolta fino a tarda sera, discutendo e dibattendo su questo o quel titolo, oppure sulle modalità più corrette ed efficaci per contattare nuova clientela. Si cercava di raccogliere informazioni, e di farsi un idea su come fare “auto-promozione”. I colleghi erano veramente un importante strumento di confronto, e probabilmente si commettevano più errori di attuazione del c.d. personal marketing, ma la struttura dell’offerta di strumenti finanziari era talmente ridotta rispetto ad oggi, che paradossalmente si imparava di più, e l’aspetto umano era fondamentale.

3) Ha avuto dei modelli da seguire, dei colleghi che l’hanno ispirata, oppure ha imparato dai suoi errori?

Se fosse possibile scomporre in fattori primi quello che sono oggi, sicuramente si troverebbero le tracce di tutte le persone che ho incontrato nella vita, e di tutti gli sbagli che ho commesso quando non riuscivo ad acquisire tutta la clientela che desideravo avere.

4) Quali sono stati i punti di svolta nella sua carriera?

Un giorno un amico, che purtroppo non c’è più, mi disse: “la fortuna o la sfortuna di uomo, la fa sempre un altro uomo”. Pertanto posso affermare che tutti i punti di svolta di cui la mia carriera ha beneficiato coincidono con la fiducia ricevuta da ogni singolo cliente. Sono proprio loro, in poche parole, i miei “punti di svolta”.

5) Quando ha cominciato a sviluppare clientela al di fuori della sua città, e come è avvenuto (volontà, il caso, la fortuna , le referenze di un amico o altro)?

Direi tutti questi elementi messi insieme, ma credo che l’elemento principale siano state le referenze degli amici e dei clienti, ossia il classico “passa parola”.

6) In quali città è presente oggi la sua clientela?

Principalmente Palermo, Milano e Roma, e Firenze in maniera inferiore anche se in forte crescita.

7) Il periodo che stiamo attraversando ha messo a dura prova la tenuta delle relazioni coi clienti durante il Lockdown . Lei come si è attrezzato?

La tecnologia, attraverso i suoi mezzi (chat, videochiamate etc), e la possibilità data dalla normativa con l’operatività a distanza, mi hanno dato un grande aiuto, soprattutto durante il periodo di chiusura totale e di impossibilità a spostarsi.

8) Che posto ha oggi la tecnologia nella sua professione?

Come dicevo, ha un posto molto importante. E credo, anche se ciò potrebbe sembrare contradditorio, che un uso corretto della tecnologia può rafforzare i rapporti umani. Basta pensare alla possibilità, offerta da molte app, di parlare e vedersi a distanza. Quest’ultima modalità adesso è entrata nell’uso comune di molte persone, anche di quelle più recalcitranti verso l’uso della tecnologia, con il risultato che ci si vede e ci si parla più spesso di prima. In video, magari, ma più di prima.

9) Come vede la sua professione tra dieci anni, e come si vede lei?

Dipende dalla capacità che avremo di educare le nuove generazioni ad un uso corretto della tecnologia e del web, ma anche al confronto attraverso le relazioni interpersonali. La Scuola, in questo, ha un ruolo importante, anche perché la famiglia, purtroppo, ha perso parte della sua centralità nella sua funzione educativa. In ogni caso, ognuno di noi ha il dovere di fare la sua parte. Spesso vedo giovani, giovanissimi e anche molti adulti avere come unico parametro di confronto il mondo virtuale, con le sue informazioni e le sue applicazioni, e questo non va bene. Sicuramente mi vedo impegnato nella missione di rivalutare i rapporti umani autentici, trasmettendo la mia passione verso l’aspetto umanistico delle relazioni, non disdegnando un corretto utilizzo dei mezzi di comunicazione virtuale.

Andrea Siviero dalla Banca Centrale Svizzera nel team di Ethenea Independent Investors

Nuovo ingresso nel team di gestione di Ethenea Independent Investors. Andrea Siviero a capo della squadra che si occupa della visione macroeconomica e membro del Comitato per gli investimenti.

Andrea Siviero è il nuovo investment strategist della società di gestione internazionale Ethenea Independent Investors, società d’investimento indipendente con sede in Lussemburgo.

Siviero, che lascia la Banca Nazionale Svizzera, è un esperto di macroeconomia e sistemi monetari internazionali e nel suo nuovo ruolo sarà responsabile dello sviluppo della visione macroeconomica di Ethenea e membro del Comitato per gli investimenti della società.

“Andrea è un’autorità indiscussa nel suo campo e siamo orgogliosi che sia entrato a far parte del nostro team di gestione”, sottolinea Thomas Bernard, Amministratore delegato e membro del consiglio di amministrazione di Ethenea. “In Ethenea, il lavoro di squadra ha un ruolo centrale: con la sua competenza e la sua vasta esperienza internazionale, Andrea darà un contributo prezioso alla gestione dei fondi Ethna e offrirà un valore aggiunto fondamentale al nostro team“.

Andrea Siviero, svizzero, parla quattro lingue tra cui l’italiano, si è laureato in Economia politica e in Gestione aziendale all’Università di Neuchâtel, in Svizzera, e ha un dottorato in Economia. Prima di entrare in Ethenea, è stato Direttore della Cooperazione monetaria internazionale presso la Banca Nazionale Svizzera.

Andrea Siviero

Durante la sua carriera, ha ricoperto diverse posizioni di alto livello, tra cui quelle di senior economist presso il Fondo Monetario Internazionale a Washington e di Responsabile dell’analisi del mercato finanziario presso il Dipartimento federale delle finanze a Berna. In questi ruoli, ha rappresentato la Svizzera in varie istituzioni finanziarie internazionali e ha partecipato a negoziati internazionali. Siviero è anche docente di Economia e sistemi monetari internazionali presso l’Università di Neuchâtel.

Ethenea è una società d’investimento indipendente con sede in Lussemburgo. Gli Ethna Funds, gestiti da Ethenea Independent Investors, sono fondi d’investimento conservativi, che perseguono una performance continuativa e la minimizzazione del rischio.

Il team di Portfolio Management Ethenea gestisce attivamente un patrimonio di 3,45 miliardi di euro, distribuito su tre fondi: Ethna-DEFENSIV, Ethna-AKTIV e Ethna.

 

Cambiare casa. Quanto costa passare da un trilocale ad un quadrilocale nelle grandi città

L’analisi di Tecnocasa mette in luce le differenze di prezzo e di rata mensile di un mutuo a 25 anni derivanti dall’acquisto di un quadrilocale, nelle grandi città, rispetto al trilocale, a seconda della zona.

L’esperienza di dover restare chiusi in casa per diversi mesi ha determinato in moltissimi italiani il desiderio di avere un’abitazione con uno spazio esterno, sia esso un terrazzo o un balcone, meglio ancora un giardino (opzione più probabile se si acquista una soluzione indipendente o semi-indipendente). Altro desiderio emerso dagli studi effettuati subito dopo la fine del lockdown è stato quello di avere una casa più grande, con una stanza in più. Relativamente a questo secondo aspetto, Tecnocasa ha recentemente condotto uno studio grazie al quale, prendendo in esame il mercato di alcune grandi città italiane, e considerando l’acquisto di un trilocale (tipologia medio usato), da finanziare all’80% con mutuo a 25 anni al tasso fisso dell’1.35%, ha calcolato quanto costa la stessa tipologia dotata di una stanza in più.

MILANO – Se si considera la zona centrale di Crocetta, un trilocale di 95 mq costerebbe 522.500 € e sarebbe acquistabile con una rata mensile di 1642 €. Se si decidesse di optare per la stanza aggiuntiva la rata mensile sarebbe più costosa di 258 €. Nel caso si vendesse il trilocale per acquistare il quadrilocale si dovrebbe mettere in conto una somma aggiuntiva di 82.500 €. In una zona semicentrale della città l’esborso aggiuntivo sarebbe di 67.500 € se si vendesse un trilocale già di proprietà, mentre la rata salirebbe da 1344 a 1556 €. In una zona periferica della città un trilocale costerebbe 332.500 € con una rata mensile di 1.045 €, ma con 165 € in più al mese si avrebbe la possibilità di acquistare un immobile più ampio. 

ROMA – Nella Capitale, in un quartiere centrale come quello del Ghetto Ebraico, il passaggio da un trilocale ad un quadrilocale (con vendita del primo) comporterebbe l’esborso di 111 mila € aggiuntive. La rata del mutuo, invece, passerebbe da 2.210 a 2.559 € al mese.  Chi stesse valutando l’acquisto di un trilocale in una zona semicentrale della città, con un esborso di 179 € in più al mese potrebbe avere 15 mq aggiuntivi. In periferia, come ad esempio nel quartiere di Fonte Laurentina, la rata mensile di un mutuo per l’acquisto di un trilocale si potrebbe aggirare intorno a 896 €, e intorno a 1037 € per un quadrilocale.         

NAPOLI – L’acquisto di un trilocale in una zona centrale del capoluogo campano comporta un esborso di 285 mila € con una rata media mensile di 896 €, la stanza in più prevederebbe un’uscita mensile di 1037 € visto che un quadrilocale costerebbe intorno a 330 mila €.  In periferia, quest’ultima tipologia, si potrebbe acquistare con una rata di 605 € al mese mente in area semicentrale l’uscita mensile sarebbe di 830 € al mese.

TORINO – Nella zona centrale del capoluogo sabaudo il passaggio da un trilocale ad un quadrilocale comporterebbe un investimento aggiuntivo di 45.000 € se si vendesse il primo per acquistare il secondo. Altrimenti, di fronte alla scelta tra i due tipi di investimento, si devono mettere in conto una rata di 896 € al mese per un trilocale e di 1037 € per un quadrilocale(quindi 141 € al mese in più per avere una stanza aggiuntiva). Il gap si assottiglia se ci spostiamo nelle zone semicentrali e periferiche: nelle prime per acquistare un quadrilocale occorre pagare 108 € al mese in più rispetto alla rata che occorrerebbe per un trilocale; nelle seconde il gap tra le due rate si riduce a 57 €.

BOLOGNA – Nel capoluogo emiliano, acquistare un trilocale in una zona centrale costa mediamente intorno a 304 mila €, il che significa una rata media di 956 € al mese, che sale a 1106 € per avere una stanza in più (il prezzo sale a 352 mila €). Quest’ultima tipologia in una zona semicentrale, prevederebbe un esborso di 864 € al mese, che scende a 657 € al mese nelle aree periferiche

PALERMO – Nel capoluogo siciliano, un appartamento di 95 mq si acquista con poco più di 171 mila €, e con una rata mensile di 538 €. Con un esborso di 84 € al mese in più ci si aggiudica un quadrilocale. Un trilocale in una zona semicentrale prevederebbe una rata di 388 € al mese, che sale a 450 € al mese se occorresse aggiungere una stanza in più. Nelle zone periferiche i prezzi scendono notevolmente, ed un quadrilocale comporterebbe una rata mensile di 346 €.