Luglio 31, 2026
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Consulenti finanziari, Scambia: per rilanciare il settore serve una maggiore presenza sindacale

Secondo Nicola Scambia, consulente finanziario e dirigente di Federpromm, le politiche del lavoro partecipative sono parte integrante dei criteri di responsabilità sociale delle imprese, e rappresenterebbero un valore aggiunto per banche e reti che vogliano rafforzare il proprio profilo ESG e la proprio rete di consulenti.

Parlare di Sindacato all’interno della categoria dei consulenti finanziari, ancora oggi, risulta difficile o, a seconda del livello di portafoglio individualmente amministrato, quasi impossibile. Non è un problema di comprendonio, ma di interesse: ai consulenti “old” (ossia la maggior parte dei 33.000 professionisti attivi) i problemi della categoria interessano poco, anche perché per decenni sono stati abituati a ritenere ANASF – erroneamente – come il proprio “sindacato”, male interpretando il ruolo di semplice associazione che, invece, riveste una delle più grandi organizzazioni di financial advisers europee.

Fino alla prima MiFID, e cioè fino al 2007, il settore della promozione finanziaria era talmente in crescita – così come i fatturati personali dei consulenti – che i possibili problemi di sistema, quelli cioè in grado di protrarsi nel tempo e creare danni, non sono stati compresi. Solo con l’arrivo delle due MiFID, e con il loro naturale portato di tagli ai margini di ricavo decisi dall’alto, i promotoriconsulenti si sono accorti che nessuno aveva coperto loro le spalle: nessuna rappresentanza sindacale di base (ad eccezione di Federpromm), nessuna negoziazione con i governi e con l’Europa, nessuna protesta organizzata, con ANASF che stava un po’ a guardare in attesa di sviluppi, e Assoreti intenta per lo più a comprendere come le banche-reti avrebbero potuto riportare velocemente in utile i propri conti economici.

Le conseguenza le conosciamo tutti, ma siamo dovuti arrivare al 2020 e ad una pandemia globale per capirle davvero, con molti dei ricchi promotori di una volta costretti a chiedere il contributo a fondo perduto concesso dal Governo anche ai consulenti di oggi.

Secondo Nicola Scambia, consulente finanziario e dirigente FederPromm, bisogna partire da un presupposto di sistema piuttosto che di contrapposizione. “Le politiche del lavoro partecipative sono parte integrante dei criteri di responsabilità sociale delle imprese, quindi aprire le porte ai veri sindacati dei consulenti finanziari rappresenterebbe un valore aggiunto per banche e reti che vogliano rafforzare il proprio profilo ESG e l’immagine della propria rete di consulenti”. “Nonostante in 30 anni di attività mi abbiano raccontato vicende professionali raccapriccianti, è meglio concentrarsi sulla mancanza di una forte rappresentanza collettiva, che è un elemento di debolezza della categoria all’interno di un modello di business in chiaro declino e privo di spunti innovativi”.

Nicola Scambia

Osservando il sistema in chiave sindacale, il mercato della nascente industria della Consulenza Finanziaria – che si trova nella sua fase di crescita, non coincide affatto con quella del Risparmio Gestito, che è in declino – è ancora dominato dalle logiche della distribuzione, con tre società che controllano oltre il 50% del mercato, e le prime cinque società che fanno oltre il 70% di esso, anche per concentrazione del numero di consulenti.

Il modello di business delle reti è caratterizzato dalle caratteristiche di matrice bancaria/assicurativa, ed ha già portato all’espulsione di almeno 10 mila consulenti finanziari con un parco clienti limitato (fase che è ancora in corso), mentre almeno un terzo dei consulenti in attività ha un portafoglio medio inferiore ai 10 milioni di euro e, a fronte di margini di ricavo modesti, risente moltissimo del peso degli obblighi professionali – e di nuove mansioni non retribuite – che superano di gran lunga i diritti di cui gode.

Inoltre, il problema dell’età media dei consulenti finanziari – pari a circa 57 anni – non consente di intravedere un futuro della professione, ed anzi si ritiene che nei prossimi cinque o dieci anni assisteremo ad un ulteriore impoverimento nel numero dei professionisti per via di quelli che andranno in pensione.

Secondo Scambia, “in uno scenario simile, persino gli accordi di non belligeranza siglati dalle grandi reti riducono la competitività del settore e ne accrescono la vulnerabilità, esponendo il mercato alle possibili acquisizioni da parte di aziende straniere e, soprattutto, alla potenziale riduzione delle quote di mercato derivante dall’azione commerciale dei big del Web come Google, Amazon e Facebook”. “Si tratta di una stagione di emergenza commerciale, non solo socio-sanitaria, che richiede adesso il supporto generalizzato di delegazioni sindacali territoriali all’interno delle reti, non per frenare lo sviluppo ma per arricchire un sistema divenuto ormai asfittico e “a rischio” nella sua interezza. Un presidio sindacale, infatti, offre maggiori garanzie ai consulenti finanziari ed una rinnovata serenità che rafforzerebbero la motivazione e la crescita, a beneficio dei clienti e, a cascata, delle banche stesse, rispolverando i valori della meritocrazia quotidiana, della sana competizione interna e degli incentivi”.

“Invito tutti i colleghi che mi leggeranno – aggiunge Scambia – ad informarsi con Federpromm sulla modalità di apertura di una delegazione sindacale presso la propria rete”.

Con la seconda ondata, ancora in crescita gli acquisti di attici e di case con terrazzo o giardino

La tendenza si era verificata già in occasione della prima ondata, e con l’arrivo della seconda ci si attende un ulteriore consolidamento del numero di compravendite all’interno delle tipologie oggetto dell’analisi effettuata sulla scorta dei dati di Tecnocasa. Ecco il dettaglio città per città.

In occasione della prima ondata di Coronavirus, chi aveva una seconda casa al mare o in campagna vi si è trasferito già nel mese di Maggio – qualcuno anche ad Aprile – per “tenere lontano” il rischio di contrarre il virus. Coloro i quali, invece, sono rimasti rinchiusi nell’unica abitazione disponibile in città o nei grossi centri, hanno maturato il desiderio di avere una casa con uno spazio esterno, sia esso un terrazzo o un balcone, meglio ancora un giardino (opzione più probabile se si acquista una soluzione indipendente o semi-indipendente). Chi si trova nella condizione di avere maggiori disponibilità economiche, poi, si è diretto verso l’acquisto di un attico di ampia metratura.

Questa tendenza si è andata consolidando nei mesi da Giugno a Settembre, e chi ha la disponibilità economica per acquistare una seconda casa, o chi deve acquistare la prima, ha già contribuito ad un aumento delle compravendite in questo settore del mercato immobiliare. Per coloro, invece, che volessero valutare sia l’opportunità di rimanere in città ed acquistare un’abitazione con terrazzo, sia quella di vendere la propria abitazione in centro ed acquistare una villa in periferia, corre in aiuto l’analisi recentemente elaborata da Tecnocasa, che ha preso in considerazione alcune grandi città italiane e considerato tre alternative di acquisto: il classico trivani, di tipologia medio usato, finanziato all’80% con mutuo a 25 anni (tasso ipotizzato 1.35%), lo stesso trilocale (stessi parametri) dotato di un terrazzo e l’ipotesi di venditaacquisto tra la casa in centro e la villa in periferia senza alcun esborso di denaro.

Nonostante queste tipologie di abitazioni (i trivani con terrazzo) non siano facili da trovare in una zona centrale della città – e questo potrebbe far lievitare leggermente le quotazioni rispetto a quelle indicate – ai tassi di mutuo attuali l’analisi, effettuata su alcune grandi città (da Nord a Sud, da Torino a Palermo) e a seconda della zona (centrale, semicentrale, periferica), risulta interessante.

MILANO – Se si considera la zona centrale di Crocetta, un trilocale di 95 mq costerebbe 522.500 €, e sarebbe acquistabile con una rata mensile di 1642 €. Se si volesse acquistare lo stesso immobile dotato di uno spazio esterno di 15 mq, l’importo salirebbe a 550 mila € con un esborso mensile di 1729 €. Una differenza non troppo elevata tra le due rate perché sarebbe solo di 87 €.

Se si possiede già il trivani, e lo si vendesse per acquistare quello con lo spazio esterno, occorrerebbero 27.500 €, una somma non elevata che si potrebbe finanziare oppure avere già a disposizione. Se ci spostiamo in una zona semicentrale, un trilocale con terrazzo potrebbe costare 427.500 € e, in questo caso, la rata mensile sarebbe di 1344 €.  Se poi si facesse l’acquisto migliorativo per avere il terrazzo, la rata salirebbe a 1415 €, mentre vendendo ed acquistando la differenza necessaria sarebbe di 22.500 €. Ipotizzando di vendere in centro per acquistare una casa indipendente in una zona periferica si potrebbe considerare Maciachini, dove con il ricavato della vendita si potrebbe acquistare una villa singola di 174 mq.

ROMA – In un quartiere centrale come quello del Ghetto Ebraico, l’acquisto di un trilocale con terrazzo comporterebbe un esborso di 740.000 €, con una rata mensile (ricordiamo: percentuale di copertura del mutuo pari all’80% del valore di perizia) di 2.326 €. Rispetto all’acquisto di un trilocale privo di terrazzo, la rata sarebbe di 116 € in più.

In una zona semicentrale per acquistare un trilocale con spazio esterno occorrerebbe una rata di 1.195 €, mentre vendendo un trilocale in centro si potrebbe valutare di prendere una soluzione indipendente di 185 mq nel quartiere più periferico della Bufalotta. 

NAPOLI – A Napoli l’acquisto di un trilocale con terrazzo in zona centrale (media quartieri di pregio e/o centrali della città partenopea) potrebbe essere possibile con un esborso di 943 € al mese se si facesse ricorso al mutuo, in aggiunta al 20% del prezzo da apportare in autonomia (il mutuo copre l’80% del valore).

Per la stessa tipologia di abitazione, ma in una zona semicentrale, occorrerebbero 189 € al mese in meno. Se poi si optasse per una vendita del proprio trilocale in centro, e di trasferirsi in periferia o nelle campagne limitrofe (e meglio collegate alla città), si potrebbe acquistare una villa singola di 204 mq in località Pianura.

TORINO – In una delle più accessibili tra le metropoli, una rata mensile di 896 €  consentirebbe l’acquisto di un trilocale in una zona centrale, con 47 € in più sulla rata mensile si potrebbe acquistare un appartamento con un piccolo spazio esterno.

Se poi si decidesse di vendere il trivani per acquistare in periferia una soluzione indipendente con giardino, si potrebbe valutare la zona Sassi dove, con lo stesso importo, si possono acquistare 170 mq. In una zona semicentrale ma di notevole interesse come Cit Turin, un trivani con un piccolo spazio esterno si potrebbe acquistare a 230 mila €, con una rata di mutuo mensile pari a circa 723 €.

PALERMO – Nel capoluogo siculo, un appartamento di 95 mq dotato di terrazzo si acquista con poco meno di 200 mila € e con una rata mensile di 566 €. Lo stesso appartamento in una zona semicentrale costerebbe 409 € al mese.

Se si fosse già proprietari di un trilocale, nelle stesse zone occorrerebbe aggiungere quasi 10 mila €  in centro e 6500 €  in semicentro per godere di un’area esterna. Infine, vendendo l’appartamento privo di terrazzo in centro, e ipotizzando di acquistare una villa indipendente a Monreale, si potrebbe portare via un immobile di 180 mq.  

Anche il mercato degli attici ha beneficiato, sia pure in misura minore, di questa tendenza al cambiamento della tipologia di abitazione a seguito della pandemia. Infatti, secondo i dati di Tecnocasa, nel primo semestre del 2020 lo 0,7% del totale di compravendite è costituito da attici, generalmente di taglio compreso tra 101 e 150 mq (che compongono il 36,8% delle transazioni). In buon numero (29,1%) anche quelli con ampiezza compresa tra 51 e 100 mq e in forte aumento gli attici ampi: le tipologie tra 151 e 200 mq passano dal 12,7% di un anno fa all’attuale 19,7%, ed anche le fasce superiori evidenziano percentuali in crescita.

Gli attici si acquistano soprattutto come abitazione principale (86,2%). Bassa la percentuale di compravendite per investimento che si attesta al 9,2%, percentuale comunque in crescita rispetto al primo semestre del 2019 quando si fermava al 7,9%. Da segnalare anche un 4,6% di acquisti di attici da utilizzare come casa vacanza.

L’età degli acquirenti di attici si distribuisce in modo abbastanza uniforme tra le diverse fasce di età, con una lieve prevalenza di acquisti da parte di persone dall’età compresa tra 45 e 54 anni (27,1%), mentre è più bassa la percentuale di acquirenti over 65. Rispetto ad un anno fa, da segnalare un aumento della percentuale di acquirenti con un’età compresa tra 55 e 64 anni che passano dal 12,6% all’attuale 20,3%.

A comprare attici sono soprattutto coppie e coppie con figli, che in totale compongono il 72,3% degli acquirenti (mentre sono single il 27,7% degli acquirenti), e la compravendita avviene con mutuo nel 51,7% dei casi (48,3% degli acquisti senza ricorso al credito).

Ethenea, Volker Schmidt: Gran Bretagna verso il punto di non ritorno?

Gli errori di Johnson nel fronteggiare la pandemia più dannosi della Brexit. La Bank of England potrebbe essere costretta a tagliare i tassi fino a -0,5% in caso di hard Brexit.

“Nel secondo trimestre dell’anno, la produzione economica della Gran Bretagna è caduta del 20,4% rispetto al trimestre precedente, ben al di sotto della media dell’Eurozona, dove il calo si è fermato al 12,1%. Una differenza che, a nostro parere, è chiaramente dovuta a una gestione sbagliata nel contenimento del Coronavirus e non al risultato dei negoziati sulla Brexit, che pure appaiono in stallo”, spiega Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager Ethenea.

Prima della crisi pandemica, il Regno Unito appariva stabile quanto la Germania: economia in buona forma, dati solidi, crescita sostenuta, basso livello di nuovo debito. Tuttavia la pandemia o, meglio, la risposta inadeguata adottata dal governo ha cambiato drasticamente la situazione. L’amministrazione britannica ha impiegato troppo tempo a prendere misure efficaci e la riapertura dell’economia è stata troppo lenta. E mentre molti paesi della zona euro hanno riacquistato un certo slancio economico, la Gran Bretagna si trova in ritardo e, a causa del massiccio aumento di nuove infezioni, rischia di dover nuovamente tenere a freno l’economia prima di ripartire davvero.

La Bank of England costretta ai tassi negativi? Inoltre, in due occasioni nel mese di marzo 2020, la Banca Centrale d’Inghilterra ha ridotto il tasso base dallo 0,75% allo 0,1%. Benché comprensibili, queste misure hanno però eroso le risorse della Banca centrale in vista di possibili interventi sui tassi di interesse per frenare gli effetti negativi della Brexit. Sulla scia di questi tagli dei tassi e delle incertezze sulla Brexit, il Regno Unito ha emesso per la prima volta obbligazioni a rendimento negativo a 6 mesi: “Noi, insieme a molti altri osservatori di mercato, prevediamo che il tasso di base possa scendere ulteriormente in territorio negativo”, aggiunge Schmidt, “e potrebbe anche arrivare rapidamente a -0,5% in caso di hard Brexit”.

Oltre a questo, l’aumento del tasso di disoccupazione, in particolare nei settori della vendita al dettaglio e dell’intrattenimento, e vincoli più severi per l’erogazione dei mutui immobiliari, sono segnali chiari del fatto che l’economia del Regno Unito sta già vivendo una situazione problematica. La crisi da Coronavirus ha ridotto in modo significativo sia il margine di manovra della banca centrale sia la capacità di agire del governo. Se da un lato governo e banca centrale sono già in allarme e le possibili misure di sostegno dovrebbe incontrare poca resistenza, dall’altro lato è lecito chiedersi se queste misure non avranno un effetto troppo limitato nel contesto di una pandemia continuativa. Del resto, quella del Regno Unito è stata una delle economie sviluppate colpite più duramente dalla pandemia, con una caduta del PIL di quasi il 22% nella prima metà del 2020, molto più pronunciata rispetto ad altri Paesi per via del fatto che il lockdown è partito più tardi, ma è durato più a lungo che nel resto d’Europa a causa di un rallentamento meno rapido dei casi.

Volker Schmidt

La pandemia sarà il capro espiatorio dell’amministrazione Johnson? “Il lockdown e il conseguente collasso economico nell’Ue e nel Regno Unito probabilmente non cambieranno le prospettive per i negoziati sulla Brexit. Si può certamente sostenere che la difficile situazione economica dovrebbe spingere i negoziatori a raggiungere un accordo amichevole, tuttavia questa situazione offre ai responsabili politici del Regno Unito l’opportunità di attribuire il fallimento dei negoziati sulla Brexit alla crisi del Coronavirus. Chi potrebbe provare il contrario?”, fa notare Schmidt.

La Gran Bretagna partiva da una posizione migliore della media per far fronte alla pandemia, ma il vantaggio è stato sprecato con noncuranza. Se poi dovesse aggiungersi una Brexit dura (o più dura), ne risulterebbe una combinazione esplosiva, con conseguenze economiche e politiche difficili da prevedere. Ciò che è chiaro è che la Gran Bretagna perderà terreno, in particolare rispetto all’Ue. Fin dall’inizio, molti hanno giudicato un errore storico la decisione di uscire dall’Unione Europea. Oggi, la pandemia, le politiche fallimentari dell’amministrazione Johnson e la Brexit potrebbero rappresentare una battuta d’arresto irreversibile per la Gran Bretagna.

Imprese, innovazione e beni immateriali. Tassazione agevolata tramite l’opzione “Patent Box”

Ecco quali sono i titolari di reddito di impresa italiani e stranieri che possono accedere a questa opzione per la tassazione agevolata sui beni immateriali e sulle spese di Ricerca e Sviluppo, indipendentemente dal tipo di contabilità adottata e dal titolo giuridico in virtù del quale avviene l’utilizzo dei beni.

Il regime opzionale denominato “Patent  Box” prende il via grazie alla legge 23 dicembre 2014, n. 190 (articolo 1, commi da 37 a 45), ed è nato con l’obiettivo di rendere il mercato italiano maggiormente attrattivo sia per gli investimenti nazionali che esteri, ed in particolare per quelli di lungo termine. Lo scopo intrinseco è quello attrarre risorse e, contestualmente, di tutelare la base imponibile italiana, incentivando la collocazione in Italia dei beni immateriali detenuti all’estero da imprese italiane (o estere) e il mantenimento dei beni immateriali nel nostro Paese, e soprattutto rendendo più favorevole l’investimento in attività di ricerca e sviluppo.

Il regime, inoltre, è conforme ai modelli della stessa natura introdotti, relativamente alla tassazione dei beni immateriali, in altri Stati membri della Comunità Europea come Belgio, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna.

Il Patent Box è destinato a tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dal tipo di contabilità adottata e dal titolo giuridico in virtù del quale avviene l’utilizzo dei beni, e disciplina la tassazione per i redditi d’impresa derivanti dall’utilizzo di  diverse tipologie di beni immateriali giuridicamente tutelabili. Pertanto, le dimensioni dell’impresa, la sua forma giuridica o l’entità del suo fatturato, non sono fattori che condizionano l’applicazione del Patent Box, il quale è disponibile anche per i contribuenti stranieri, a patto che abbiano un reddito di impresa imputabile a un’organizzazione che risiede in Italia, che siano residenti in uno stato che ha un accordo contro la doppia imposizione fiscale con l’Italia.

In sintesi, possono usufruirne i seguenti titolari di reddito d’impresa le ditte individuali (ma non i lavoratori autonomi), le SpA e le SApA, le SRL, le società di mutua assicurazione, le società cooperative, gli enti pubblici e privati commerciali, gli enti non commerciali (solo per quanto riguarda il reddito di impresa), le società in nome collettivo e in accomandita semplice.

L’opzione, che deve essere esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al primo periodo d’imposta per il quale si intende optare, è valida per cinque periodi di imposta e, in conformità con le sue finalità di supporto agli investimenti di lungo periodo, è irrevocabile ma è rinnovabile.

Alcune misure per la semplificazione delle procedure di fruizione del Patent Box sono state introdotte grazie all’articolo 4 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34, grazie al quale i beneficiari dell’agevolazione possano scegliere anche di determinare e dichiarare direttamente il reddito agevolabile, assumendosi le relative responsabilità in merito alle correttezza ed esattezza dei dati dichiarati, rimandando il relativo confronto con l’amministrazione finanziaria alla successiva fase di controllo; tutto ciò a condizione che le informazioni necessarie alla determinazione del reddito agevolabile vengano riportate all’interno di una idonea documentazione e che il possesso di tale documentazione venga comunicato nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta per il quale si beneficia dell’agevolazione.

In concreto, grazie alle agevolazioni previste dal Patent Box, le imprese che svolgono attività di ricerca e sviluppo possono escludere dalla base imponibile il 50% dei redditi derivanti dall’utilizzo, anche congiunto, di determinati beni immateriali come software protetto da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli, processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Parimenti, beneficiano della stessa misura (50%) i redditi derivanti dalla cessione degli stessi beni immateriali, a condizione che il 90% del ricavato dalla vendita venga reinvestito nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo a quello nel quale si è verificata la vendita. 

In dettaglio, i redditi derivanti da marchi e brevetti, invece di subire la tassazione in misura del 31,4%, beneficeranno di una percentuale dimezzata pari al 16%; e ciò vale per  tutti i marchi d’impresa, per i software protetti dal diritto d’autore, per i brevetti delle invenzioni industriali (sia concessi che in corso di concessione), per i brevetti delle invenzioni biotecnologiche e per i certificati di protezione complementari, per i brevetti per topografie, varietà vegetali e semiconduttori, per i disegni e modelli di utilità e persino per il c.d. know how aziendale. Quest’ultimo, in particolare, è il bene che, più di tutti gli altri, racchiude in sé il maggior vincolo di complementarietà tra beni immateriali utilizzati congiuntamente per un dato processo produttivo, tanto che essi vengono giuridicamente ritenuti alla stregua di un unico bene.

Le norme sul Patent Box prevedono anche alcune categorie di beni immateriali espressamente escluse, quali i nomi a dominio, le liste clienti, le liste fornitori e, più in generale, tutte le liste di nominativi che possono essere utilizzate nel c.d. Direct Marketing.

Il Senato dice sì ai consulenti finanziari per i prestiti garantiti dal Fondo di Garanzia

Anasf si era mossa già a Maggio per far rientrare i consulenti finanziari nel novero di coloro che possono usufruire del finanziamento concesso invece ad altre categorie professionali, ma un primo emendamento al Decreto Liquidità era stato ritenuto in prima battuta ammissibile, e successivamente non approvato.

Alla fine il Senato è riuscito a superare la discriminazione che vedeva i consulenti finanziari erroneamente equiparati – quasi per proprietà transitiva – alle grandi aziende del Credito, e pertanto non meritevoli di beneficiare dei finanziamenti garantiti dal Fondo di Garanzia statale.

Nello scorso mese di Giugno, la Legge di Conversione del Decreto Liquidità aveva esteso la platea dei soggetti che possono beneficiare della garanzia del Fondo PMI, inserendo gli agenti di assicurazione, i subagenti di assicurazione e i broker iscritti alla rispettiva sezione del Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi (RUI). I consulenti finanziari, essendo iscritti anch’essi a tale Registro, avrebbero potuto – e secondo Anasf avrebbero dovuto – essere equiparati al codice attività dei sub-agenti assicurativi iscritti al RUI. Ma anche questa ipotesi era decaduta.

Fiammetta Modena

Per questo motivo, erano stati presentati e pubblicati in Commissione Bilancio, con parere favorevole, due ordini del giorno di potenziale interesse per la categoria. In particolare, il primo faceva riferimento alla sezione K del codice ATECO, che avrebbe consentito l’estensione dei finanziamenti anche ai consulenti finanziari, ed è esattamente ciò che è successo, dal momento che l’Aula del Senato ha approvato, con 148 voti favorevoli, 117 contrari e nessun astenuto, la fiducia chiesta dal Governo sul maxi emendamento interamente sostitutivo del Decreto Agosto, con il quale “Al fine di mitigare gli effetti economici dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e di favorire l’accesso al credito per far fronte alle esigenze di liquidità dei professionisti nella fase della ripartenza del Paese”, tutte le persone fisiche esercenti attività riconducibili alla sezione K del codice ATECO potranno usufruire dei finanziamenti garantiti da Fondo di Garanzia.  

Grazie al lavoro in Commissione Bilancio della Senatrice Fiammetta Modena e all’attività di sensibilizzazione di Anasf sulle criticità vissute dai consulenti finanziari nei mesi di emergenza sanitaria, il Governo ha accettato la riformulazione dell’emendamento 64.3 che include ora anche i consulenti finanziari tra coloro che possono accedere alle forme di sostegno previsto per altre figure professionali, ed il provvedimento passa ora all’esame della Camera, dove è atteso in aula giovedì 8 per il via libera definitivo, per poi essere convertito in legge entro il 13 ottobre.

Luigi Conte (Anasf)

Si tratta di un grande passo in avanti compiuto dal mondo politico. Anasf ribadiva da mesi la necessità di estendere anche ai consulenti finanziari la possibilità di accedere ai finanziamenti garantiti, al pari di quanto concesso ad altre figure. Ancora una volta, e sempre con più vigore, l’Associazione ha dimostrato di portare avanti le istanze della categoria, a tutela di una professione – quella di consulente finanziario – che oggi più che mai si rivela preziosa nell’accompagnare le famiglie italiane in un percorso di ripresa. Anche per questo abbiamo voluto richiamare l’attenzione del Governo sulle difficoltà che pure hanno colpito i tanti colleghi su tutto il territorio nazionale”, ha commentato il Presidente Anasf Luigi Conte

Il consulente finanziario per l’impresa. Tra crescita delle prospettive e nuove esigenze formative

Tra nuove tematiche, metodi e skill operative, la nuova formazione per consulenti finanziari appare sempre più plasmata dal mercato. In profonda evoluzione le mansioni e le competenze di una figura sempre più trasversale, che non può più accontentarsi della sola conoscenza di tecniche e strumenti finanziari.

Le figure professionali che prestano la propria opera alle imprese, accompagnandole nei processi di sviluppo valutandone e pianificandone le possibilità di investimento, vivono all’interno di scenari in rapida evoluzione, dove l’imperativo è quello di adattarsi al cambiamento, guidarlo anziché subirlo.

Il profilo del consulente finanziario è in costante ascesa tra quelli maggiormente richiesti dalle imprese, in aperto contrasto con la non facile situazione vissuta nel settore del Risparmio Gestito. La domanda, però, cresce di pari passo con la complessità delle mansioni e delle competenze di una figura sempre più trasversale, che non può più accontentarsi della sola conoscenza di tecniche e strumenti finanziari. Infatti, skill operative nell’ambito del business planning e treasury management, conoscenza delle metodiche della finanza straordinaria e delle operazioni di distressed M&A, nonché capacità pratiche nella programmazione e gestione aziendale, si uniscono ad un’indispensabile confidenza con i nuovi strumenti informatici e – in senso più ampio – con i dettami della trasformazione digitale dell’economia.

Specializzazione e costante aggiornamento sono le chiavi tanto per i giovani che cercano di farsi largo in un settore ricco di possibilità ma anche molto competitivo, quanto per le figure senior, per cui la formazione continua a rappresentare un obbligo, ma anche un’occasione preziosa. Si fa strada, così, l’esigenza di specifici percorsi di formazione nel campo della consulenza finanziaria aziendale, da attuare attraverso master e corsi di alta formazione destinati a dottori in materie economiche, giuridiche e persino in scienze matematiche, ossia a coloro che possono ambire allo sviluppo del profilo professionale dello specialista in consulenza finanziaria. I più giovani, tuttavia, scontano un cammino irto di ostacoli per via di un mercato del lavoro che raramente concede spazio a chi non è in possesso di esperienze pregresse e skill operative; come i consulenti c.d. senior, i quali spesso abbinano, ad una grande esperienza e competenza acquisite sul campo, l’assenza di un percorso formativo definito per le esigenze dell’Impresa e certificato da un titolo specifico. Quest’ultimo, a ben vedere, rappresenterebbe invece un investimento intelligente per il consulente finanziario, dal momento che il mercato della raccolta di risparmio, oggi più che mai, passa proprio dall’imprenditore.

Le risposte alle necessità di formazione specialistica per la finanza aziendale sono rappresentate, ormai da alcuni anni, dai master erogati da enti universitari e dalle Business School. Le scuole di specializzazione in ambito economico, in particolare, presentano rilevanti punti di forza:

– corsi basati su programmi di studio oggetto di costante aggiornamento, di edizione in edizione, per una conoscenza sempre al passo con i reali trend del momento;

– impianto dei master progettato da faculty fondate sulla collaborazione di accademici, ma anche di imprenditori e professionisti, capaci di portare la loro esperienza diretta in aula;

– metodo di insegnamento che privilegia una logica orientata alla pratica e all’operatività, superando i limiti del tradizionale approccio nozionistico, al fine di maturare competenze spendibili nell’immediato;

– rilascio di crediti formativi utili alla formazione professionale continua, per adempiere al preciso obbligo di perseguire l’aggiornamento delle proprie competenze, come richiesto a tutti i membri dell’Organismo Unico dei Consulenti Finanziari;

– facilità di accesso ai corsi, grazie a formule weekend progettate per i lavoratori e piattaforme di e-learning per la partecipazione da remoto, con tutti i vantaggi che ne derivano per i professionisti già operativi o per chi è impossibilitato nel raggiungere le sedi fisiche delle scuole.

Temi e competenze di pertinenza del consulente finanziario per l’impresa: i programmi di studi dei master in finanza

Conoscenza degli strumenti e delle logiche finanziarie da un lato, precisa comprensione e capacità di analisi della situazione economica e degli obiettivi aziendali dall’altro; nel mezzo, competenze a tutto tondo in relazione a tematiche quali bilancio, fiscalità e pianificazione dell’impresa: la figura dell’esperto in finanza che mira a offrire la propria consulenza alle imprese necessita di una preparazione davvero di ampio respiro.

Tra gli argomenti affrontati, per esempio, nelle lezioni dei master in finanza e controllo di gestione – mirati alla formazione di professionisti in grado di analizzare e orientare le scelte di investimento di un business – rientrano un’ampia gamma di tematiche, tra cui:

– studio del bilancio aziendale come strumento per il controllo economico-finanziario dell’impresa;

– analisi delle principali voci di bilancio dello Stato Patrimoniale e del Conto Economico;

– analisi per indici (RATIOS) dell’impresa e analisi per flussi e rendiconti finanziari;

business planning e financial modeling;

treasury management (gestione e ottimizzazione della tesoreria aziendale);

– modalità di finanziamento aziendale (private equity, venture capital e financial due diligence);

– operazione di finanza straordinaria e distressed M&A per la gestione della crisi di impresa;

controllo di gestione e sistemi di programmazione (dall’introduzione alle logiche del controllo di gestione all’impiego delle informazioni di contabilità analitica per l’analisi dei costi-volumi-risultati delle decisioni aziendali).

A questo link è possibile approfondire struttura e programma di un master in finanza, erogato da Meliusform Business School e appositamente progettato secondo un impianto a moduli, per offrire a neolaureati e professionisti già attivi la possibilità di frequentare anche le singole lezioni di interesse e costruire, con il supporto attento dei futuri formatori, il proprio percorso anche “su misura”, beneficiando dell’approccio operativo dei master economico-finanziari di nuova generazione. Questi ultimi si distinguono da quelli di stampo tradizionale proprio per lo spazio riservato ai contenuti di tipo esperienziale. In particolare, le tradizionali lezioni frontali in aula sono integrate, durante l’intero programma di studio, da:

– analisi di case study, ovvero di casi reali che illustrano i concetti affrontati sul piano teorico, offrendo un immediato riscontro nella pratica dell’attività del consulente finanziario;

– elaborazione di project work, cioè sviluppo di progetti assegnati a gruppi di corsisti che, con l’ausilio dei mentori della scuola, ne curano tutte le fasi, acquisendo così confidenza con gli strumenti analizzati nel corso delle lezioni;

– esercitazioni in aula, impiegando software e tool informatici divenuti ormai lo standard nell’ambito della finanza aziendale e del controllo di gestione, con l’obiettivo di far proprio un metodo di lavoro preciso.

Su tutto, nella scelta del Master in finanza è bene individuare i punti chiave, e sapersi orientare tra le molteplici offerte formative. Certamente, tra i fattori da analizzare con scrupolo prima di scegliere la propria business school, spiccano le storia e gli anni di attività della Scuola, la reputazione ed i riconoscimenti ricevuti, le caratteristiche della faculty, il curriculum dei docenti, il livello di approfondimento e la frequenza nell’aggiornamento nei programmi dei corsi, le formule di erogazione adottate (lezioni frontali nei weekend, online, ecc.), la scelta di un approccio orientato alla pratica (cioè quello più idoneo alla categoria dei consulenti finanziari) e i servizi di tutoring e placement.

In aumento chi può spendere oltre 250.000 euro per la casa. Ecco quanto costa costruire una villetta singola

La pandemia ha fatto riavvicinare i potenziali acquirenti di case alle zone di campagna limitrofe alle grandi città, rivelando la tendenza ad un aumento di quanti detengono una disponibilità di spesa compresa tra 250.000 e 350.000 euro. La soluzione abitativa indipendente o semi-indipendente, per costoro, è diventata la priorità.

A seguito dello scoppio della pandemia, come sappiamo, le motivazioni di acquisto degli immobili sono profondamente mutate, determinando un punto di svolta del mercato immobiliare al quale operatori ed investitori si sono dovuti adeguare rapidamente. In relazione alle somme da destinare all’acquisto della casa, grazie ai dati disponibili (Ufficio Studi Tecnocasa, dati a Luglio 2020) oggi possiamo analizzare il trend attuale sulle varie fasce di disponibilità economica dei potenziali acquirenti. La maggiore concentrazione, come nelle previsioni, si rileva ancora nella fascia più bassa, fino a 119 mila € (26,0%). Segue con il 23,2% la fascia tra 120 e 169 mila € e con il 22,1% il range compreso tra 170 a 249 mila €.

In particolare, si registra un aumento della percentuale di chi desidera spendere più di 250 mila € a Roma e Milano, dove la maggioranza delle richieste riguarda immobili dal valore compreso tra 250 e 349 mila € (24,4% per Roma e 25,2% per Milano). 

Scendendo lungo lo Stivale, Firenze e Bari vedono una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 170 e 249 mila € (rispettivamente con 35,4% e 29,2%), mentre a Bologna e Verona incide maggiormente la fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila € (29,3% e 30,9%).

Invece nelle altre grandi città – ossia Genova, Napoli, Palermo e Torino – la disponibilità di spesa resta concentrata nella fascia di spesa inferiore a 120 mila €.

Partiamo col dire che costruire una casa non è uguale, per impegno, tempi di attesa e stress, a ristrutturare un appartamento in città. Infatti, le spese da sostenere per il progetto, i materiali, le finiture e lo stile, la distribuzione delle camere e degli ambienti, si affiancano a quelle necessarie per i permessi e la documentazione necessaria da inoltrare alle autorità competenti per territorio. Inoltre, le relazioni con le ditte che si occupano di edificare, nonché quelli con i fornitori, rappresentano sempre una occasione di fisiologiche incomprensioni e malintesi che finiscono per essere piuttosto costosi in termini economici. Per questo, nel caso si voglia optare per costruire la propria casa, è fondamentale assumere un professionista indipendente dalla ditta, di vostra fiducia, che segua i lavori e li faccia eseguire in maniera rispondente ai vostri desideri ed al preventivo (salvo i classici imprevisti, quasi sempre da conteggiare e di cui spesso nessuno ha colpa).

Detto questo, proviamo a calcolare quali sono i costi per realizzare da zero una casa in muratura (al netto del costo di acquisto del terreno, per il momento), servendoci di una simulazione ben dettagliata basata sull’esempio di una casa di 100 mq a piano con giardino, affidandoci al costo per metro cubo anziché a quello per metro quadrato (quest’ultimo troppo variabile per dare una indicazione attendibile).

Procedendo in senso inverso, e cioè arrivando prima alle conclusioni e analizzando successivamente i parametri e le singole voci di costo, la spesa complessiva necessaria per la costruzione di una villetta di 100 mq a singolo piano oscilla tra 180.000 e 300.000 euro, mentre quella relativa alla stessa costruzione su un solo piano da 100 mq varia dai 90.000 euro ai 150.000 euro. A questi dati si arriva assumendo i seguenti parametri di calcolo: un’altezza media di 3,0 m per piano, un prezzo al mc di costruzione oscillante dai 300 euro ai 500 euro, e quindi una cubatura complessiva rispettivamente di 600 mc (100 mq x 2 piani x 3,0 m di altezza) e di 300 mc (100 mq x 1 piano x 3,0 m di altezza).

Limitandoci a questa analisi, però, rimaniamo troppo “in superficie”, e rischiamo di non informare a sufficienza chi volesse imbarcarsi nell’impresa. E’ necessario, cioè, conoscere le singole voci del c.d. capitolato di spesa, per comprendere con quanti attori (professionisti, maestranze e ditte fornitrici) entreremo in stretta relazione per un vero e proprio “periodo di passione”. Ci viene in aiuto, in tal senso, la tabella dettagliata descritta nell’immagine.

Operativamente, prima di iniziare i lavori per costruire da zero una casa singola, dobbiamo considerare tre voci di costo: l’acquisto del terreno edificabile, la stesura del progetto e gli oneri comunali per il permesso di costruire. Relativamente al terreno edificabile, è importantissimo conoscere il suo coefficiente di edificabilità: più alto è il coefficiente, minore dovrà essere l’estensione del terreno sul quale costruire. Assumendo come esempio una estensione del terreno pari al classico lotto di 1.000 mq, nei due esempi considerati – villetta da 100 mq su un piano o su due piani sopra terra – il coefficiente di edificabilità dovrà essere pari rispettivamente a 0,30 (un piano) e 0,60 (due piani). Allo stesso risultato si giungerebbe qualora il coefficiente di edificabilità fosse inferiore (es. 0,20), ma il lotto di terreno edificabile fosse pari a 3.000 mq (per costruire due piani) o a 1.500 mq (sufficienti per costruire un solo piano).

Il costo del terreno edificabile, naturalmente, varia di zona in zona e da tanti altri fattori. Un terreno edificabile nelle zone immediatamente limitrofe alle grandi città (come Roma o Milano) costa molto di più di altre, e dipende anche dalla vicinanza dei mezzi di trasporto pubblico e dalla presenza di centri commerciali e scuole. In media, si può ipotizzare che i costi per un terreno edificabile partano da 150 euro al mq in su. l progetti edilizi, inoltre, deve contenere tutti i calcoli richiesti per realizzare la casa, il piano della sicurezza del cantiere e tutte le informazioni necessarie al comune per approvare il lavoro.

Il costo di un professionista (architetto, geometra o ingegnere) per realizzare il progetto è pari a circa il 3% della spesa complessiva per i lavori (da 5.000 a 10.000 euro), mentre per il fondamentale ruolo (per il vostro stress) di direttore dei lavori – che peraltro è obbligatorio – dovete calcolare il 5% circa del costo totale del lavoro (ossia da 7.500 a 12.500 euro), sebbene in molte regioni italiane i prezzi per questo tipo di consulenze sono più bassi anche del 30%, così come il costo delle maestranze, determinando una notevole riduzione del costo di costruzione complessivo a parità di qualità.

Per ottenere il permesso di costruire bisogna pagare il contributo di concessione ai sensi del D.M. 9 maggio 1978, nonché gli oneri di urbanizzazione. Il calcolo di oneri e contributi viene effettuato rispettivamente sulla base dei metri cubi e sulla base dei metri quadri, ma nel calcolo dei secondi rientrano anche altre caratteristiche della casa da costruire (come la sua classe energetica, che deve essere certificata). 

Per farla breve, è possibile stimare in una cifra oscillante tra 5.000 e 8.000 euro il costo per ottenere il permesso di costruire una villetta di 100 mq con giardino.

Su tutto, una volta presa la decisione ed elaborato il progetto, bisogna anche impegnarsi a risparmiare sulle forniture. Per farlo, è fondamentale farsi guidare dalla ditta di costruzione per la scelta dei materiali al miglior prezzo. Infatti, le imprese edili conoscono dove poter comprare materiali di ottime qualità a prezzi competitivi, come i blocchi di fine stock, per ridurre il costo del materiale senza scadere nella bassa qualità.

Equiduct, Fineco Bank aderisce alla piattaforma di trading Apex per il segmento retail

Fineco, il maggiore broker retail italiano, aderisce ad Apex, il servizio di trading in borsa di Equiduct destinato alla clientela retail con zero commissioni. 11 mercati europei ed oltre 1500 titoli tramite un’unica piattaforma.

Equiduct, la piattaforma pan-europea focalizzata sul segmento retail, ha annunciato oggi che Fineco Bank ha aderito al servizio offerto dalla piattaforma di trading Apex. Fineco è il maggiore broker italiano per il segmento retail, nonché una delle principali piattaforme online d’Europa. Apex offrirà accesso alle attività di trading di 11 mercati europei e ad oltre 1500 titoli tramite un’unica piattaforma, garantendo contemporaneamente la Best Execution dei servizi.

“Siamo lieti di dare il benvenuto a Fineco nella piattaforma Apex. Si tratta di un passo significativo per lo sviluppo della presenza di Equiduct in Italia. Le caratteristiche uniche e le peculiarità commerciali di Apex non solo garantiranno a Fineco la Best Execution dei servizi, ma forniranno anche un vantaggio competitivo senza pari in termini di costi di esecuzione e di convenienza di accesso ai dati dei mercati di tutta Europa”, ha dichiarato Dave Murphy, CEO di Equiduct.

Lanciato nel novembre del 2019, Apex è il primo servizio di trading senza commissioni per il segmento retail in Europa. E’ in grado di garantire la Best Execution per ogni transazione calcolando automaticamente il prezzo migliore possibile per ogni ordine nell’istante stesso in cui si verifica l’operazione. Gli ordini retail inviati a Equiduct saranno negoziati contro un gruppo di provider di liquidità, oltre che di altri broker presenti nell’order book (piena esecuzione multilaterale). Apex offre servizi di pre e post-trading assolutamente trasparenti e pubblica giornalmente dei report sulla qualità dell’esecuzione degli ordini che comprovano la Best Execution di ogni negoziazione.

Paolo Di Grazia (nella foto), Deputy General Manager & Head-Global Business di FinecoBank ha dichiarato: “Siamo partner di Equiduct ormai da molti anni. Intendiamo continuare ad offrire un’elevata qualità delle transazioni estendendola ad un più ampio pubblico d’investitori. Ecco perché abbiamo deciso di aderire ad Apex ed alle sue soluzioni efficienti e tecnologicamente avanzate”. Equiduct, segmento di mercato di Börse Berlin (operatore regolamentato ai sensi dell’Articolo 44 di MiFID II) è un’innovativa piattaforma di trading, al servizio dei clienti in tutta Europa, che consente ai broker retail e agli operatori istituzionali di ottenere la Best Execution negli ETF e nei titoli azionari più liquidi e frammentati, offrendo la possibilità di negoziare realmente in tutta Europa, su ben 11 mercati, e ricoprendo 16 tra i principali indici europei.

FinecoBank è una delle più importanti banche FinTech in Europa. Quotata nel FTSE MIB, Fineco propone un modello di business unico in Europa, che combina piattaforme di trading con un network di consulenti finanziari. La partnership con Equiduct nasce dalla forte tendenza alla internazionalizzazione del gruppo Fineco, che dal 2017 è attiva anche nel Regno Unito, con un’offerta focalizzata sui servizi di brokerage, di banking e di investimento, e dal 2018 in Irlanda, dove è stata fondata Fineco Asset Management.

Trend abitazioni, Parma vs Venezia. Cultura e fascino a confronto

Mercato immobiliare in fase di rilancio in entrambe le città. Parma confermata come Capitale Italiana della Cultura anche per il 2021 e in netta ripresa, mentre a Venezia le compravendite sono alimentate dalla domanda proveniente da residenti in cerca di miglioramenti abitativi e da stranieri affascinati dalla città.

Non è semplice mettere a confronto due città così diverse, ed è quasi impossibile trovare un comune denominatore – a parte l’italianità – che permetta di immaginare una ipotetica scelta di vita. Il mercato immobiliare, però, riesce a compiere questo “miracolo”, dal momento che le leggi (non scritte) da cui è dominato sono identiche a Parma e Venezia, ed i cambiamenti dettati dalla pandemia hanno determinato, dopo un primo periodo generalizzato di blocco (Marzo-Maggio 2020) delle compravendite, un rilancio del trend immobiliare in entrambe le città, sia pure con i numerosi distinguo derivanti dalle profonde diversità che le caratterizzano.

Con il Decreto “Rilancio”, la città di Parma è stata nominata Capitale Italiana della Cultura anche per il 2021.

Il cammino è iniziato ufficialmente nel febbraio del 2018 con la nomina della città a Capitale Italiana per l’anno 2020 da parte del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo. Successivamente l’emergenza sanitaria ha bloccato tutto, eventi compresi, e la città insieme alla Regione ha ottenuto la possibilità di estensione del titolo al 2021.

Con questa nomina, la città di Parma ha l’occasione di rilanciarsi sul fronte culturale e turistico, confermando le sue eccellenze in campo artistico, naturalistico e enogastronomico. Pertanto, diventa interessante analizzare i possibili effetti sull’andamento del mercato immobiliare nella città, monitorando come il territorio stia recuperando dopo il lockdown. Il mercato immobiliare della zona di Montebello e Cittadella, secondo i dati forniti dall’Ufficio Studi Tecnocasa, ha registrato una buona ripresa, con uno spostamento della richiesta sulle tipologie di ampia dimensione, a partire da 120 mq. Infatti, grazie ai mutui convenienti, sia chi acquista per la prima volta, sia chi acquista per migliorare, prova ad assicurarsi i tagli più grandi possibilmente con spazi esterni. Queste ultime tipologie stanno infatti subendo un leggero rialzo dei prezzi.

Meno richiesti i piccoli tagli, monolocali e bilocali. Montebello e Cittadella sono due quartieri residenziali con un’offerta eterogenea, che spazia dalle soluzioni popolari a quelle signorili. I prezzi medi si aggirano intorno a 1800-2000 € al mq. Chi desiderasse delle case a schiera, villette semi-indipendenti e case in corte può cercare nella zona Pastrengo, che registra prezzi medi tra 1800 e 2000 € al mq. Chi volesse comprare tipologie di nuova costruzione può orientarsi verso zona Eurosia, quartiere sorto a partire dal 2015, dove sono in fase di ultimazione altre palazzine. Il nuovo in edilizia convenzionata si vende a 2000 € al mq, mentre per le tipologie nuove in edilizia libera la spesa supera i 3000 € al mq.

In zona Montanara-Centro Contabile, gli investitori continuano a puntare sul mattone più con finalità di ristrutturazione e rivendita che non per mettere a reddito. E’ rimasto invariato il segmento della prima casa, anche se sono aumentate le richieste di chi cerca spazi esterni. In crescita anche gli acquisti di seconde case nelle colline parmensi (Val Taro, Val Ceno).  La zona più richiesta è quella del Centro Contabile, più vicina al centro della città e sorta tra gli anni ’50 ed i primi anni ’70. L’area nei pressi del Campus universitario e della Scuola Europea, detta Parmarotta, è sorta tra gli anni ’80 ed il 2010, e segnala valori medi dell’usato intorno a 2000 € al mq.

Passando al mercato immobiliare veneziano, secondo i dati di Tecnocasa si registra una buona domanda alimentata prevalentemente da persone residenti e da stranieri affascinati dalla città. L’offerta è in aumento anche a causa di molte strutture ricettive immesse sul mercato. A cercare casa in città sono prevalentemente persone che fanno un acquisto di tipo migliorativo, e che sono alla ricerca di uno spazio esterno (balcone o terrazzo anche condominiale). Piace il sestiere di Rialto, considerato il centro della città per la presenza di servizi e uffici amministrativi. Qui un immobile d’epoca costa a partire da 5000 € al mq, e può arrivare anche a 7000-8000 € al mq se gode della vista sul Canal Grande. Piace anche il quartiere Castello (via Garibaldi), che si caratterizza per un’offerta più popolare con prezzi medi di 2500-3000 € al mq. La zona vanta la vicinanza a piazza San Marco, e attira chi ha un budget più contenuto e vuole investire non lontano da uno dei poli più attrattivi della città.

La zona più costosa si conferma piazza San Marco, dove una soluzione da ristrutturare costa mediamente intorno a 6000 € al mq (con punte di 15 mila € al mq per gli immobili di prestigio con affaccio sulla piazza). Chi cerca gli immobili di lusso desidera anche il posto barca privato. Meno richieste e valori in ribasso a causa dell’acqua alta per gli immobili posizionati al piano terra.

Uscendo dalla zona di prestigio, sulla terraferma le zone più richieste sono Carpenedo, Bissuola ed il centro di Mestre. Si tratta di zone limitrofe a piazza Ferretto, considerata il centro economico e commerciale di riferimento della terraferma.      

A Carpenedo (area signorile di Mestre), un usato in ottime condizioni costa intorno a 2500 € al mq. Sono in corso degli interventi di demolizione su vecchi immobili e ricostruzione degli stessi in strutture di piccoli condomini ad alta efficienza energetica, che si acquistano a 3500 € al mq.

Adiacente a Carpenedo si trova il quartiere Bissuola, apprezzato per la presenza di verde e per la vicinanza al centro. Lo sviluppo edilizio del quartiere si è concentrato tra gli anni ’50 e gli anni ’80, ed attualmente un buon usato è valutato intorno a 2000 € al mq.

In questo momento si registra una buona domanda di immobili in affitto, alimentata in parte da lavoratori fuori sede. Per un bilocale si spendono intorno a 600-700 € al mese, con punte di 1000 € al mese per le soluzioni di Rialto.    

EPiC Hong Kong, quinta edizione. 150 startup dal mondo a contatto con gli investitori

Una sfida entusiasmante tra 150 startup, che coinvolge ogni anno centinaia di menti brillanti e innovative provenienti da tutte le parti del mondo. In palio un premio da 200.000 USD e la possibilità di entrare in contatto con potenziali investitori.

Giunge alla quinta edizione l’Elevator Pitch Competition (EPiC), che si terrà dal 6 al 13 novembre 2020 ad Hong Kong. Le iscrizioni sono aperte fino al 19 ottobre 2020 (qui il link per la pagina di registrazione). L’evento è organizzato dall’Hong Kong Science and Technology Parks, ed è una sfida entusiasmante che coinvolge ogni anno centinaia di menti brillanti e innovative provenienti da tutte le parti del mondo.

A partire dal 2016, EPiC ha acquisito sempre più prestigio, diventando uno degli eventi più attesi della stagione. Quest’anno oltre 150 startup, provenienti da più di 50 paesi, verranno selezionate per presentare virtualmente, nel tempo massimo di sessanta secondi, il proprio progetto, e vincere un premio in denaro fino ad un massimo di 200.000 USD. Inoltre, le startup selezionate avranno l’opportunità di entrare in contatto con potenziali partner commerciali e investitori, partecipare a corsi di formazione specializzati (come Company Structure & Taxation, IP, Pitching, Corporate Engagement, Digital Marketing and Business Culture) e visitare “virtualmente” le imprese emergenti locali.

Sono ammesse a partecipare all’evento le startup tecnologicamente avanzate costituite da meno di cinque anni, che abbiano ricevuto, entro il 31 marzo 2020, finanziamenti inferiori a 10 milioni di dollari; oppure persone fisiche che non hanno ancora costituito una società. Le aree di interesse sono quattro: Health Technology, Fintech, Smart City, Artificial Intelligence & Robotics.

A proposito dell’Hong Kong Science and Technology Parks (HKSTP), si tratta di un ente statutario che si occupa della costruzione di un ecosistema di innovazione e tecnologia per collegare gli stakeholder, coltivare talenti tecnologici, facilitare la collaborazione, e catalizzare le innovazioni per fornire benefici sociali ed economici a Hong Kong e alla regione.

HKSTP ha guidato lo sviluppo di Hong Kong in un hub regionale per l’innovazione e la crescita in diversi settori mirati tra cui Biomedical Technology, Elettronica, Green Technology, Information & Communications Technology, Ingegneria dei materiali e di precisione. È un centro che consente alle aziende tecnologiche di coltivare idee, innovare e crescere, supportate da strutture di ricerca e sviluppo, infrastrutture, laboratori e centri tecnici.

Il centro offre anche servizi a valore aggiunto e programmi di incubazione completi per le start-up tecnologiche per accelerare la loro crescita. Le aziende beneficiano dei servizi specializzati e delle infrastrutture del Science Park per la ricerca applicata e lo sviluppo di prodotti (maggiori informazioni su HKSTP sono disponibili su www.hkstp.org).

Relativamente ai servizi di assistenza e consulenza per l’acquisizione di relazioni con investitori interessati ad investire nelle startup, Invest Hong Kong ha un ruolo fondamentale. Infatti, InvestHK è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (www.investhk.gov.hk).

Tramite l’ufficio di rappresentanza di Milano, InvestHK estende alle imprese italiane i propri servizi gratuiti nei loro processi di internazionalizzazione verso Hong Kong e la Cina, con informazioni e assistenza sulle opportunità di sviluppo commerciale, costituzione e gestione di attività imprenditoriali, fiscalità, incentivi, programmi di ricerca e sviluppo, permessi di lavoro e residenza, presentazione a fornitori di servizi, associazioni, dipartimenti del governo e assistenza personalizzata.