Luglio 31, 2026
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Andrea Scauri, Lemanik: scenario di tassi reali negativi. In Italia puntare su telecomunicazioni e utilities

Secondo Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik, la ripresa economica è ancora troppo debole ed è meglio essere prudenti sui settori bancario e dei consumi, mentre sono da preferire i settori più difensivi e quelli più esposti agli investimenti che saranno finanziati dai piani europei. Tra i titoli in portafoglio, Enel, Terna, Snam Rete Gas, Banca Intesa e Danieli.

Il Recovery Fund segna indubbiamente una svolta significativa per l’Europa e ha eliminato il tail-risk per l’Italia. Tuttavia, dato il forte rimbalzo dei mercati dai minimi di marzo e il fatto che la ripresa economica è ancora troppo debole, restiamo prudenti sui settori bancario e dei consumi, mentre continuiamo a preferire i settori più difensivi e quelli più esposti agli investimenti che saranno finanziati dai piani europei (utilities, telecomunicazioni, infrastrutture/cemento) ed esposti a tendenze strutturali come la trasformazione digitale”. È questa l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

I mercati azionari sono tornati a salire in agosto, con il Nasdaq e l’S&P500 che segnano nuovi record guidati dalla speranza che lo sviluppo di un vaccino Covid-19 possa essere dietro l’angolo, dalla progressiva ripresa post-lockdown dell’attività economica globale, e nonostante il recente aumento delle nuove infezioni in tutta Europa. Tuttavia, i principali driver di mercato restano le massicce iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali e le aspettative per l’adozione di politiche economiche e fiscali espansive da parte dei governi per sostenere le loro economie.

La volatilità dei mercati è rimasta quasi piatta, con l’indice di volatilità Vix a 24 punti, ben al di sotto del picco di marzo ma ancora al di sopra dei livelli pre-Covid. “Riteniamo che la volatilità continuerà a essere relativamente elevata nei prossimi mesi, a causa delle crescenti infezioni da Covid, della scarsa visibilità sull’evoluzione del quadro macroeconomico, oltre che degli sviluppi politici, come le elezioni Usa e le tensioni commerciali UsaCina“, spiega Scauri.

I tassi di interesse sono saliti leggermente sia negli Stati Uniti che nell’Ue, a causa delle crescenti aspettative di inflazione e una riduzione del volume degli acquisti della Bce in agosto. Il rendimento dei titoli di stato italiani a 10 anni è rimasto sostanzialmente stabile, continuando a beneficiare dell’accordo sul Recovery Fund, del sostegno della Bce e di un rendimento più interessante rispetto agli altri titoli di stato dell’Ue.

In Europa, il PMI composito, dopo tre aumenti mensili consecutivi, è sceso ed è rimasto al di sotto delle aspettative, indicando una perdita di slancio nel rimbalzo iniziale post-lockdown a forma di V. Questo calo è attribuibile principalmente ai servizi, mentre l’industria manifatturiera continua a godere degli effetti di un aumento della produzione e dell’acquisizione di ordini. Tuttavia, il fatto che l’indice principale ed entrambe le sue componenti siano ancora superiori a 50 suggerisce che l’attività è ancora in crescita, solo a un ritmo più lento rispetto a luglio.

Andrea Scauri (Lemanik)

Negli Stati Uniti, invece, il PMI ha continuato a crescere, raggiungendo il livello più alto degli ultimi 18 mesi con un miglioramento sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi. “In un contesto simile, restiamo largamente posizionati sul settore delle utilities e delle infrastrutture. Questo alla luce delle recenti indicazioni della Fed, con aspettative di accettazione di inflazione mediamente al 2% (e non puntuale al 2%, implicitamente accettando picchi sopra al 2%)”, sottolinea Scauri. “Assumendo un atteggiamento sempre accomodante da parte delle banche centrali, lo scenario che si prefigura è quello di tassi reali negativi, ossia lo scenario migliore per “dividend play” sostenibili, quali le utilities e i business infrastrutturali. Restiamo invece prudenti sul settore dei consumi e su quello bancario”.

“Per l’Italia a livello di singoli nomi”, conclude Scauri, “l’unica posizione significativa sui titoli finanziari è rappresentata da Banca Intesa, l’unica banca in grado di garantire rendimenti sia in termini di re-rating del titolo che di dividendo. La posizione sulle utilities si concentra su Enel, Terna e Snam Rete Gas. Tra i nomi small e mid-cap, abbiamo iniziato a costruire una posizione su Danieli, sulla scia delle aspettative di un’entrata ordini di materiale correlata alla sostituzione degli altiforni ad alta emissione nell’industria siderurgica”.

Risparmio gestito e Consulenza Finanziaria: modelli industriali e rispettivi cicli di vita in completa antitesi

Quella dei consulenti finanziari è l’unica categoria produttiva al mondo capace di vedere diminuire, nel tempo, i propri margini di ricavo a fronte dell’esplosione della clientela e della domanda. Due modelli e due cicli di vita diversi tra loro, in cui uno sta “cannibalizzando” l’altro in nome della sua sopravvivenza.

Di Massimo Bonaventura

Viste sotto l’ottica “industriale”, quelle del Risparmio Gestito e della Consulenza Finanziaria sono due “industrie” che, in generale, gli addetti ai lavori tendono quasi a confondere tra loro, visto lo stretto legame commerciale tra banchereti e consulenti finanziari. In realtà, a molti sfugge che il mercato degli strumenti di risparmio gestito e quello della Consulenza Finanziaria sono ben distinti tra loro, ed ognuno di essi obbedisce a logiche e meccanismi completamente differenti.

In particolare, oggi il futuro della Consulenza Finanziaria e dei suoi professionisti risiede nella capacità che essi avranno di contrastare la sostanziale inattività delle reti nel mettere in campo seri programmi di ricambio generazionale, sul quale sembra non ci sia una volontà politica, almeno fino ad oggi.

In discussione c’è l’attuale modello industriale del Risparmio Gestito, che è pericolosamente ancorato alle caratteristiche proprie della fase di Maturità, mentre è evidente che le due MiFID, che non sono state capaci di rilanciare il sistema, adesso lo spingono verso una fase inarrestabile di declino.

In pratica, è come un cane che si morde la coda: per sopravvivere, i gruppi bancari proprietari delle reti diminuiscono periodicamente i margini di ricavo dei consulenti – ai quali peraltro vengono “scaricate” mansioni amministrative non retribuite – e garantiscono utili e stabilità al proprio conto economico, ma contemporaneamente non investono alcunchè sui giovani, i quali dovrebbero garantire il ricambio generazionale e la continuità nel tempo della categoria.

Continuando di questo passo, invece, sembra quasi che il vero obiettivo sia la scomparsa dei consulenti finanziari, da attuare a mezzo di una loro progressiva “disintermediazione” dai prodotti finanziari, grazie anche alla tecnologia online e alla sempre maggiore familiarità delle nuove generazioni di investitori-risparmiatori con gli strumenti online di gestione dei propri risparmi.

Lo studio del ciclo di vita in cui si trovano i due settori, poi, chiarisce ancora meglio il problema. Il settore del Risparmio Gestito si trova alla fine del suo ciclo di vita, e cioè in fase in declino, dal 2008, e spiace dire che a contribuire a questo cambio di rotta sia stata la politica europea della MiFID, calata dall’alto e creata al solo scopo di competere con il più efficiente sistema finanziario americano. Il settore della Consulenza Finanziaria, invece, si trova all’inizio del suo ciclo di vita. Si potrebbe dire che esso non sia ancora nato, e che la gestazione rischia di avere un esito infausto, con il “bambino” che rischia di non vedere mai la luce oppure, passatemi il termine, di essere “cannibalizzato alla nascita”. Infatti, senza ricambio generazionale non si può passare dalla fase di declino a quella di rilancio, ma garantire solo una gestione delle masse e della clientela fino alla scomparsa dal mercato, per raggiunti limiti di età, di oltre 20.000 consulenti.

I segnali di quella “volontà politica” di cui parlavamo prima, e cioè di rallentare il ricambio generazionale tra i consulenti – bloccando così il ciclo di vita della Consulenza Finanziaria – ci sarebbero tutti, e li vediamo ogni giorno leggendo le notizie di settore.  Qualche giorno fa, per esempio, il magazine Bluerating ha parlato di semplice “selezione naturale”  in merito all’azione di “pulizia” che “le mandanti hanno iniziato, chi prima chi dopo, revocando il mandato ai professionisti con portafogli sotto la media e poco dinamici. Questo processo è ormai assodato nelle reti più grandi e affermate sul mercato, mentre le reti di più recente costituzione, che devono ancora crescere, paiono più clementi. Tutto ciò si traduce in una selezione mediamente mirata ai consulenti finanziari con portafogli superiori alla media e in misura marginale verso i professionisti con portafogli minori, a meno che non siano associati ai (pochissimi) giovani di belle speranze”.

Qualche settimana fa, invece, i media specializzati hanno parlato del fenomeno dei bancari in esubero e della corsa delle reti ad acquisire il loro portafoglio clienti. Infatti, il calo degli sportelli può rappresentare l’opportunità per le società mandanti di guadagnare quote di mercato a scapito dei colleghi bancari, che in base alle ultime rilevazioni Assogestioni gestiscono il 70% del patrimonio dei fondi comuni complessivamente collocati in Italia (ai consulenti finanziari il rimanente 30%). Sul punto era intervenuto anche Manlio Marucci, segretario di Federpromm-Uiltucs, secondo il quale “nei prossimi anni si porrà il problema vero del ricambio generazionale e la riqualificazione e formazione di tutto il personale…Troppe contraddizioni sono presenti sul tema, e se queste non vengono affrontate organicamente si rischia il collasso anche a livello delle stesse società di collocamento”.

La verità inconfessabile, però, è un’altra: i bancari in esubero sono circa 25.000, e quelli capaci di “migrare” clientela presso un rete di consulenza finanziaria (tranne rari casi) non sono giovani, ma alle soglie della pensione o giù di lì. Pertanto, ci si troverebbe di fronte ad una “infornata” di nuovi professionisti con una età media superiore ai 55 anni, perfettamente in linea con quella attuale dei 33.000 consulenti attivi e che tanti dubbi genera sulla continuità, entro i prossimi 7-10 anni, dell’intera categoria.

Inoltre, sui bancari di cui il sistema-filiale sta cercando di liberarsi, sussistono molte domande ancora senza risposta:  

  1. Quanti di loro potrebbero avere le caratteristiche per diventare consulenti finanziari?
  2. Quanti di loro erano dedicati alle relazioni con la clientela e alla consulenza agli investimenti?
  3. Perché le reti, anziché investire sui giovani, stanno dirigendo le proprie attenzioni sui più costosi ex bancari, peggiorando il quadro del ricambio generazionale?

In tempi difficili per tutti – e quindi anche per le famiglie-clienti – si dovrebbe investire nella continuità di lungo periodo, affinchè la fase di declino lasci il posto a quella del rilancio. Non sembra questa la direzione in cui si stia procedendo.

Mutui in Italia e in Sicilia nei primi due trimestri del 2020. Giù i volumi, ma la ripresa è già iniziata

Dai dati dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa relativi al primo semestre e da quelli di Crif riguardanti il secondo, è scaturita una analisi dettagliata sull’andamento dei finanziamenti finalizzati all’acquisto dell’abitazione concessi alle famiglie residenti sul territorio siciliano nel primo semestre 2020.

Secondo l’ufficio studi Tecnocasa, in un’analisi che fa riferimento al report Banche e istituzioni finanziarie  aggiornato e pubblicato da Banca d’Italia nel mese di Giugno 2020, c’è stata una forte contrazione del mercato dei mutui nel primo trimestre per via del lockdown, ma i dati di Crif relativi al secondo mostrano una crescita del 4,8% del numero di italiani che hanno attivo un contratto di mutuo nell’intero semestre.

Pertanto, c’è abbastanza fiducia sulla ripresa dei volumi, che si prevede essere già in corso. Inoltre, i dati Crif mostrano la rata media mensile in calo del 3,2%: se nei primi sei mesi del 2019 la rata media era pari a 362 euro, ora si attesta su 333 euro.

ITALIA – Le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 12.345,5 milioni di euro, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente si registra una variazione delle erogazioni pari a +10,0%, per un controvalore di 1.122,9 milioni di euro. La fotografia indica ancora un aumento dell’erogazione del credito concesso alle famiglie, che conferma la tendenza del quarto trimestre 2019 (quando la variazione è stata pari a +9,2%), mentre il terzo trimestre 2019 aveva fatto segnare una variazione del -10,1%.

Gli ultimi dodici mesi si sono chiusi con 50.017,2 milioni di euro erogati, con una variazione pari a -1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

SICILIA – Le famiglie siciliane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 511,5 milioni di euro, che collocano la regione al 9° posto per totale erogato in Italia, con un’incidenza del 4,14%; rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente in regione si registra una variazione delle erogazioni pari a +4,5%, per un controvalore di +22,1 milioni di euro.

Se si osserva l’andamento delle erogazioni sui 12 mesi, e si analizzano quindi i volumi da Aprile 2019 a Marzo 2020, la regione Sicilia mostra una variazione negativa pari a -4,7%, per un controvalore di -101,4 mln di euro. Sono dunque stati erogati in questi ultimi dodici mesi 2.048,7 mln di euro, volumi che rappresentano il 4,10% del totale nazionale.

PROVINCE DELLA SICILIA – Nel primo trimestre 2020 le province della Sicilia hanno evidenziato il seguente andamento. La provincia di Agrigento ha erogato volumi per 19,3 mln di euro, facendo registrare una variazione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno pari a +2,5%. Nell’ultimo anno, invece, sono stati erogati 81,4 mln di euro, pari a -1,7%. La provincia di Caltanissetta sono stati erogati volumi per 17,2 mln di euro, corrispondenti a una variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente pari a +8,0%. Nei precedenti dodici mesi sono stati erogati 64,7 mln di euro (-7,8%). La provincia di Catania ha erogato volumi per 134,6 mln di euro, la variazione sul trimestre è pari a +3,0%.

I dodici mesi appena trascorsi hanno evidenziato volumi per 548,5 mln di euro, corrispondenti a -8,2%. In provincia di Enna i volumi erogati sono stati 8,1 mln di euro, con una variazione pari a -8,4%. Quelli nei quattro trimestri considerati sono stati 32,5 mln di euro, (-14,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). In provincia di Messina sono stati erogati volumi per 60,2 mln di euro, la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente pari a +6,9%. Sommando i volumi dei precedenti quattro trimestri, i volumi sono stati 243,3 mln di euro e la variazione -3,7%.

La provincia di Palermo ha erogato volumi per 163,9 mln di euro, la variazione sul trimestre è pari a +9,9%. Questi dodici mesi hanno evidenziato volumi per 650,6 mln di euro e una variazione pari a -1,0%.

La provincia di Ragusa ha erogato volumi per 31,4 mln di euro, facendo registrare una variazione sul trimestre pari a +8,1%. L’anno appena trascorso ha segnalato un totale di 123,6 mln di euro, con una variazione di -1,7%. In provincia di Siracusa sono stati erogati volumi per 42,9 mln di euro, la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente è risultata essere pari a -9,6%. I quattro trimestri passati, invece, hanno visto un totale 170,2 mln di euro (-10,3%). La provincia di Trapani ha erogato volumi per 33,8 mln di euro, facendo registrare una variazione pari a +1,9% nel trimestre. Andando indietro di un anno sono stati erogati 133,9 mln di euro (-2,3% rispetto all’anno scorso).

IMPORTO MEDIO PER SINGOLO MUTUO – Nel primo trimestre 2020 in Sicilia si è registrato un importo medio di mutuo pari a 100.800 euro, in diminuzione rispetto a quanto rilevato durante lo stesso trimestre dell’anno precedente, quando il ticket medio ammontava a 104.400 euro. Mediamente colui che sottoscrive un mutuo nella regione viene finanziato circa l’11% in meno rispetto al mutuatario medio italiano.

In conclusione, sembra chiaro che gli impatti dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus e dal conseguente lockdown decretato dal Governo e dalle Regioni nei mesi scorsi sono andati ad impattare sul mercato del credito alla famiglia. Una stima per il primo trimestre 2020 fa ipotizzare una perdita di volumi erogati sui mutui di 3,5/4,5 miliardi di euro; di contro la buona notizia è che ad oggi i tassi bancari legati alle operazioni di mutuo permetteranno di accedere ai finanziamenti per la casa a condizioni veramente vantaggiose. Questo potrà agevolare non solo chi vuole acquistare una nuova abitazione, ma anche chi è interessato a sostituire il proprio finanziamento. Prima del blocco, infatti, la domanda di surroga era in forte aumento e tutto lascia presupporre il fatto che tale crescita non sia destinata ad esaurirsi ma che possa proseguire alla luce dell’interessante offerta bancaria.

Inoltre, le istituzioni europee hanno previsto ingenti piani di supporto alle economie dei Paesi dell’Eurozona, con importanti iniezioni di liquidità che dovrebbero supportare anche il mercato del credito.

Visti i prezzi degli immobili ancora convenienti, pertanto, sul mercato immobiliare permangono interessanti opportunità, sia per chi vuole comprare a scopi abitativi, sia per chi vuole comprare a titolo di investimento.

Abitazioni, analisi socio-demografica. Motivazioni di acquisto e vendita nel primo semestre 2020

Secondo Tecnocasa, in calo la percentuale di acquisti per investimento, mentre sono sempre più apprezzate le soluzioni indipendenti e semindipendenti.

L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha analizzato un campione di 16.000 compravendite effettuate nel primo semestre del 2020 attraverso le proprie agenzie attive sul territorio nazionale. Il semestre esaminato è stato caratterizzato dall’emergenza Covid e, anche per questo motivo, ha evidenziato dinamiche particolari: ad esempio la percentuale di acquisti per investimento è scesa al 16,8%, segnalando così una chiara contrazione rispetto agli ultimi anni (quando si erano toccate punte del 17,9%). In evoluzione anche la scelta delle tipologie abitative che vede per la prima volta il sorpasso delle soluzioni indipendenti e semindipendenti a discapito dei bilocali, con i trilocali che rimangono comunque la tipologia maggiormente scambiata in Italia.

ACQUIRENTI – L’analisi delle compravendite evidenzia che a livello nazionale il 77,6% delle transazioni ha riguardato l’abitazione principale, il 16,8% è composto da acquisti per investimento, mentre nel 5,6% dei casi si tratta di compravendite di case vacanza.

Negli ultimi anni la percentuale di acquisti per investimento aveva evidenziato una costante crescita, stabilizzandosi nel 2019 al 17,9%, per poi scendere quest’anno al 16,8% anche a causa delle difficoltà legate alla pandemia.

La tipologia di compravendita più diffusa rimane sempre il trilocale, con il 34,9% delle preferenze, mentre al secondo posto per la prima volta si piazzano le soluzioni indipendenti e semindipendenti che sono state scelte nel 20,0% dei casi e superano i bilocali che si fermano al 19,3%. L’apprezzamento delle tipologie indipendenti era in leggera crescita già negli scorsi semestri ma, in particolare dopo il periodo di lockdown, molti acquirenti hanno deciso di optare per abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. In lieve calo, inoltre, le percentuali di acquisto di monolocali e bilocali anche in conseguenza alla diminuzione degli acquisti per investimento.

Interessante anche il dato sulle tipologie scelte in base alla destinazione dell’immobile: chi compra l’abitazione principale sceglie trilocali (36,7%), soluzioni indipendenti e semindipendenti (20,5%) e 4 locali (19,7%), mentre chi compra per investimento opta soprattutto per i bilocali (35,0%) e per i trilocali (28,2%). Il trilocale è la tipologia più scelta anche come casa vacanza, ma in questo caso è molto alta la percentuale di acquisto di abitazioni indipendenti che raggiunge il 29,1% delle compravendite

Nel 55,8% dei casi a comprare l’abitazione sono persone con un’età compresa tra 18 e 44 anni, si registra poi un 22,0% di acquirenti tra 45 e 54 anni e percentuali in diminuzione al crescere delle fasce di età. Da segnalare nell’ultimo semestre un aumento della percentuale di acquirenti con un’età inferiore ai 35 anni, molti giovani infatti, anche grazie ai tassi sui mutui ai minimi storici, stanno optando per l’acquisto piuttosto che per l’affitto.

Ad acquistare casa sono state soprattutto coppie e coppie con figli che compongono il 70,5% del campione, mentre è più bassa la quota di acquirenti single che si attesta sul 29,5%. Rispetto al primo semestre del 2019 si registra un lieve aumento della percentuale di single che passa dal 28,7% all’attuale 29,5%.

VENDITORI – Analizzando le compravendite dal lato dei venditori, nel primo semestre del 2020 la maggior parte delle persone ha venduto per reperire liquidità (45,4%), seguiti da coloro che hanno venduto per migliorare la qualità abitativa (41,7%) ed infine da chi si è trasferito in un altro quartiere oppure in un’altra città (12,9%). Percentuali sostanzialmente analoghe si erano registrate anche nel primo semestre del 2019.

Fare Presto: Enasarco verrà governato da un agente o un consulente. Chi ci diffama ha paura della verità

Clima infuocato in vista delle elezioni per il rinnovo dell’assemblea dei delegati di Enasarco, previste per il il prossimo 24 Settembre (con termine il 7 Ottobre). Botta e risposta tra opposte fazioni.

Si surriscalda il clima pre-elettorale in casa Enasarco, con le elezioni al via tra una settimana e circa 220.000 iscritti al voto per eleggere la governance di un ente con oltre 80 anni di storia. Gli aventi diritto al voto, dal 24 settembre al 7 ottobre 2020, sono chiamati a votare seguendo diverse modalità. Potranno farlo via PEC oppure tramite il cedolino con QR Code spedito dall’Ente per posta. Si può votare online dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 18 e il sabato e la domenica dalle ore 9 alle ore 20. 

Negli ultimi giorni, la lista denominata “Fare Presto!” (sostenuta da ANASF, Federagenti, FIARC e Confesercenti) ha diramato due comunicati stampa dai toni eloquenti, che fanno seguito a quelli delle liste che gravitano attorno ad USARCI.

Dal 24 settembre al 7 ottobre la Fondazione gioca una partita cruciale per il suo futuro e per quello dell’intero sistema pensionistico italiano”, affermano a “Fare Presto!”, “…e dopo anni di gestione molto discussa e spesso fonte di scandali giornalistici, l’Ente ha bisogno ORA di essere governato da chi conosce il nostro mestiere: da chi, per intenderci, come noi versa i propri contributi in Enasarco da una vita”.

Tra i punti del programma di “Fare Presto!” , infatti, c’è quello di assegnare la presidenza dell’Ente ad un agente o consulente iscritto alla Fondazione da almeno 10 anni “perché solo chi conosce realmente i sacrifici di queste professioni può davvero rappresentarci e mettere in campo la ripartenza tanto attesa”.

I rappresentanti di Fare Presto puntano soprattutto, oltre che alla trasparenza, anche alla efficienza nella gestione del “tesoretto” della Fondazione; “ Al centro del nostro programma ci sono le competenze: siamo l’unica, tra le liste candidate, ad avere in organico le persone con le skills adeguate per produrre un aumento delle rendite del patrimonio dell’Ente, per raggiungere una pensione  all’altezza delle aspettative”.

Un comunicato proveniente da FIARC (facente parte di “Fare Presto!”) ha rincarato la dose in relazione alle uscite di USARCI. “La coalizione intorno all’Usarci, invece di parlare di programmi, di futuro o di mostrare i risultati che hanno ottenuto governando l’ente da molti anni, preferiscono la bassa polemica, la diffamazione e le false rappresentazioni, perché devono distogliere l’attenzione dal loro fallimento o peggio”.

FIARC rimprovera all’attuale governance di Enasarco di avere “preso in giro gli iscritti”, soprattutto mediante gli annunci sui supporti economici che, a dire di FIARC, sono stati deludenti e, pertanto, devono essere in tutti i modi nascosti. “Gli agenti, i consulenti finanziari e i mediatori del credito come le aziende proponenti non devono sapere, ad esempio, che sul FIRR Fnaarc, Uiltucs, Fisascat Cisl, Ugl e Usarci hanno deliberato solo un anticipo del 10 per cento del depositato. Ciò significa che, nella stragrande maggioranza dei casi, solo qualche centinaio di euro e nei casi più fortunati poco più di mille euro saranno erogati in favore dei richiedenti”. 

Inoltre, secondo FIARCFare Presto, la delibera approvata dalla maggioranza prevede che “le anticipazioni saranno erogate nella misura del 10% nel più breve tempo possibile comunque entro il 31.12.2020”. “Se tutto andrà bene, insomma, per l’erogazione di una minima parte del FIRR (che sono poi soldi di noi agenti, che vanno però “liberati” dall’Ente) saranno passati almeno sei mesi (se non di più) dall’inizio dell’emergenza Covid-19. Altro che 450 milioni, si tratta di una presa in giro, come gli annunci sugli aiuti stabiliti dalla dichiarazione dello stato di emergenza Covid- 19, che dopo oltre 5 mesi dalla prima delibera (aprile 2020), e a fronte degli oltre 200.000 agenti iscritti, sono stati erogati a pochissimi di loro, e più esattamente:  12 domande per decesso Covid-19 per un totale di 96.000 euro, 173 domande per  contagio da Covid- 19, per un totale di 173.000 euro, e 1786 domande per calo provvigioni, per un totale di 1.786.000 euro”.

Infine, secondo FIARCnel CdA della Fondazione non hanno neanche preso in considerazione la proposta del nostro Presidente Marcianò di avviare una riflessione unitaria affinché si individuassero le giuste correzioni alle scelte adottate dalla maggioranza, che sono risultate insoddisfacenti oltre che tardive.

Perché in un periodo di crisi economica e sanitaria così pesante, invece di pensare alle loro poltrone rinviando le elezioni, era urgente una Fondazione che fosse in grado di essere nella pienezza dei poteri deliberativi, e non in prorogatio”.

Valerio Giunta: agenti e consulenti finanziari rilanciano l’Economia. Giusto il riconoscimento accademico

I consulenti finanziari  e gli agenti di commercio, con le dovute differenze, oggi lavorano già sfruttando  una notevole competenza sul corretto utilizzo di prodotti e servizi la cui conoscenza richiederebbe normalmente  una preparazione universitaria. Pertanto, serve una rapida rivoluzione in senso accademico della formazione che dà l’accesso a queste due professioni.

Valerio Giunta, imprenditore riminese attivo nel settore della selezione di agenti di commercio e consulenti finanziari, è candidato nella lista “Consulenti finanziari uniti in Enasarco” alle prossime elezioni (24 Settembre – 7 Ottobre 2020) per il rinnovo dell’Assemblea dei delegati della Cassa di previdenza.

Il suo programma elettorale è fondato sul pragmatismo più estremo – ben lontano dal clima infuocato che ha caratterizzato le ultime settimane di campagna elettorale tra gli agenti di commercio ed i consulenti finanziari – e rispetto a quello di molti altri candidati si distingue per peculiarità ed originalità: innalzare a rango accademico la professione di “venditore evoluto”, ossia di quella figura professionale che in Italia non ha trovato la stessa dignità di altri paesi industrializzati (USA in primis), che hanno basato sulla vendita l’ossatura principale della propria Economia.

La sua azienda (Startup Italia), vicina al milione di fatturato e condivisa con 21 collaboratori, è un agenzia di rappresentanza e da dieci anni è specializzata nel mondo del personale di vendita e nel settore delle reti di consulenza finanziaria. Già nel 2011 Giunta ha aperto diversi gruppi social (“AAAgents” e ”Consulenti Bancari e finanziari”, con rispettivamente 47 mila e 18 mila aderenti su Linkedin), che in occasione della sua candidatura all’Assemblea di Enasarco gli hanno consentito di amplificare la diffusione delle sue iniziative, trasformandolo da “outsider” a candidato con buone probabilità di successo. Di lui P&F ha già pubblicato una lunga intervista nel mese di Luglio, che riprendiamo lì da dove si è interrotta.

Dott. Giunta, come si è sviluppata l’idea di una dignità universitaria della professione di venditore?

La mia storia professionale, ormai da trent’anni, ruota attorno alle risorse umane, prima nel mondo cooperativo e poi nelle agenzie per il lavoro. Da 10 anni la mia azienda (Start Up Italia Srl) lavora in un settore molto delicato, quello della ricerca e selezione del personale, e durante il mio cammino imprenditoriale io e i miei collaboratori abbiamo potuto constatare che le aziende richiedono sempre di più una sorta di certificazione esterna del candidato. Nell’ambiente della Vendita, infatti, il diploma di laurea non è molto diffuso, e si sente l’assenza di quel circuito accademico che culmina con una laurea e che consentirebbe maggiore specializzazione e, di conseguenza, maggiore “peso” ai curriculum dei candidati, siano essi agenti o consulenti. Tale percorso accademico permetterebbe di dare la giusta dignità alla professione di Consulente Commerciale e, nell’immaginario collettivo, non la farebbe più percepire come un mestiere che richiede scarsa specializzazione e bassa qualità. La professione del venditore non è affatto alla portata di tutti! La riprova è che molti professionisti di altre categorie, pur essendo molto competenti nelle loro materie, non sanno “vendere sé stessi” e patiscono una bassa fortuna. Altri, invece, pur non avendo la stessa preparazione accademica, eccellono nella capacità di sviluppare nuove relazioni ed hanno successo.

Come hai sviluppato la tua visibilità come candidato alle elezioni in Enasarco durante gli ultimi mesi?

Dopo l’annuncio del rinvio sine die da parte del CdA della Fondazione, mi sono rimboccato le maniche e, all’inizio della pandemia, ho realizzato delle videoconferenze dedicate agli agenti e ai consulenti finanziari, denominate “S.O.S. Agenti”. Da qui i punti di contatto con il mondo dei consulenti finanziari che, come del resto gli agenti di commercio, sono un elemento fondamentale per rilanciare l’economia italiana. Inoltre, attraverso i gruppi social di cui sono amministratore (AAAgents, Consulenti Bancari e Finanziari), ho prestato sempre grande attenzione al ruolo sociale del consulente finanziario visto anche come procacciatore proattivo della propria clientela e, quindi, come venditore evoluto.

Che ruolo possono avere agenti di commercio e consulenti finanziari in questo particolare momento della nostra Storia Economica e sociale?

Innanzi tutto si assumano la responsabilità di guidare le PMI italiane, in un percorso di adeguamento al mercato e al cliente. Essendo queste figure in costante contatto con il cliente, devono acquisire l’autorevolezza per dire cosa produrre in azienda. Sono di fatto l’Alfa e l’Omega di ogni processo aziendale di successo, soprattutto nella valorizzazione dei quattro settori di eccellenza italiana, e cioè artigianato, agricoltura, turismo e servizi. Per spiegare meglio l’importanza che agenti di commercio e consulenti finanziari rivestono per il rilancio del paese, userò le parole che Mario Draghi ha pronunciato durante il Meeting di Rimini dello scorso 18 agosto, e cioè che “In questo susseguirsi di crisi, i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a chi è stato più colpito, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. Ma i sussidi servono a sopravvivere, a ripartire, mentre ai giovani bisogna dare di più. I sussidi, infatti, finiranno, e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuro“. Si tratta di un concetto ben centrato, in un momento come questo dove tanti colleghi agenti e consulenti sono arrabbiati con Enasarco, perché non sta distribuendo sussidi a pioggia, senza nemmeno approfondire la natura di questo ente che è esclusivamente un ente previdenziale.

In che modo il mondo universitario potrebbe contribuire al rilancio della professione di venditore?

Da tempo sto esponendo quella che è la mia idea. Per me la formazione dei giovani da avviare al mestiere della vendita, nonché la qualificazione di chi già opera in questo settore, devono essere una priorità per le istituzioni, e ritengo che gli si debba dedicare più ampie risorse. Per questa ragione sono impegnato da anni nella formazione dei giovani e nella qualificazione professionale dei consulenti finanziari e degli agenti di commercio. Ciò che mi sta a cuore è trasmettere il concetto che i venditori evoluti, tra cui rientrano anche i consulenti finanziari, sono coloro che possono far ripartire l’Italia grazie alla competenza e all’esperienza già acquisita negli anni. Se è vero che l’asset più importante per le aziende sono i propri clienti, ne consegue che la figura del venditore-gestore della relazione, ossia di colui che mantiene il rapporto con questi, è fondamentale nell’organizzazione aziendale.

Come sarà possibile avvicinare i consulenti finanziari al cosiddetto self-marketing di matrice universitaria?

Non basta un cambio di nome (da promotore finanziario a consulente finanziario) per cambiare la professionalità di una categoria. So che qualche consulente storce il muso a sentirsi definito quale venditore, ma ciò dipende dal fatto che a tale nobile parte della professione, e cioè quella della “vendita di sé stessi” o della “Vendita Evoluta”, le istituzioni e il mondo accademico hanno riservato scarsa attenzione e, di conseguenza, una bassa considerazione sociale. Anzi, a pensarci bene, tra tutte le professioni quella del consulente finanziario e del venditore in generale ha sempre avuto un periodo di avviamento breve, 24 mesi al massimo, proprio grazie alla formazione aziendale sulle strategie di vendita e di relazione, che abbattono i tempi per costruire un portafoglio clienti e dei ricavi annuali soddisfacenti. Le altre professioni, quelle cosiddette intellettuali, hanno invece un avviamento lunghissimo, di solito da dieci a quindici anni, e ciò è dovuto alla totale assenza della filosofia di vendita di sé stessi, che invece negli Stati Uniti è prevalente in tutte le professioni intellettuali. Il consulente finanziario, se prima vendeva solo strumenti finanziari, oggi vende consulenza di investimento molto evoluta (si parla infatti di Wealth Management), e spesso consiglia i clienti anche sulla pianificazione patrimoniale e sulle problematiche del passaggio generazionale, senza che queste nuove aree di intervento trovino un saldo ancoraggio in una specifica preparazione universitaria. Identiche considerazioni possono essere fatte, con le dovute differenze, per gli agenti di commercio, che devono avere una competenza superiore, da trasmettere alla propria clientela, sul corretto utilizzo di prodotti la cui conoscenza richiederebbe una preparazione accademica.

Che parte potrà avere Enasarco in questo progetto di valorizzazione della figura del Venditore Evoluto?

La Fondazione eroga pensioni e servizi di assistenza a circa 220.000 famiglie, per cui deve obbligatoriamente fare la sua parte. Non è ammissibile che si ritardi ancora in tal senso. In linea con questo principio, mi sono impegnato per la promozione del primo corso universitario in “Intermediazione Commerciale”, ed oggi sto studiando, insieme ad alcuni autorevoli docenti universitari, il percorso accademico relativo al corso di laurea in “Consulenza Finanziaria Evoluta”, nella quale le strategie di marketing operativo e di vendita, mixate alle discipline macro economiche, hanno una parte molto importante. Del resto, so bene che il mondo della Consulenza Finanziaria, quando i consulenti di oggi si chiamavano ancora promotori, dava moltissima attenzione al personal marketing, soprattutto ai giovani che si avvicinavano alla professione e che non trovavano le attuali e insormontabili barriere all’entrata fondate sul portafoglio medio. In pratica, propongo di tornare prepotentemente al passato, in quanto a sforzi nella formazione, adattando le metodologie didattiche di ieri al presente iper-tecnologico in cui viviamo.

Concretamente, sappiamo che il mondo universitario è piuttosto difficile e pieno di insidie di natura politica, per usare un eufemismo. Quali strumenti adotterebbe per passare dalla teoria alla pratica?

Il mio primo obiettivo è quello di promuovere e realizzare un modello unico di “centro studi universitario”, che localmente, e cioè in ogni sede di ateneo, verrà partecipato in qualità di formatori anche da docenti di quelle facoltà, con i quali i giovani agenti di commercio e consulenti finanziari potrebbero confrontarsi e, allo stesso tempo, conoscere fino in fondo la bellezza di queste professioni. Infatti, il valore della professione di venditore, se ben sviluppata tra i giovani, potrebbe rilanciare fortemente l’occupazione, anche quella femminile. Inoltre, Start Up Italia ha da poco iniziato una partnership con Et Labora, un ente di formazione di secondo livello, con cui si sta portando avanti progetti con le principali banche di rete per inserire in azienda giovani consulenti finanziari attraverso un accurato processo di selezione, formazione e avviamento professionale sul territorio.

Che posto avrà la tecnologia nella futura formazione di agenti di commercio e consulenti finanziari?

In misura sempre maggiore, il telefono e lo schermo del computer stanno diventando uno strumento imprescindibile per l’attività di vendita. Oggi, più che mai, anche chi ne faceva a meno è venuto incontro all’esigenza di dover spostare la maggior parte della propria attività dal “faccia a faccia” al “contatto da remoto”. Per questa ragione ho preso contatto alcuni docenti universitari specializzati in informatica per raggiungere gli obbiettivi sopra descritti ed integrare la futura offerta accademica da riservare ad agenti e consulenti. (ac)

Enasarco Libera, lettera aperta ai ministeri vigilanti: inerzie e ritardi dei vostri dirigenti

“Agenti di commercio e consulenti finanziari pagano sulla loro pelle (e su quella delle loro famiglie) i ritardi e le inerzie dei dirigenti ben remunerati dei vostri ministeri…”

Gentili Ministri, siamo agenti di commercio e consulenti finanziari, partecipi della Lista Enasarco Libera, impegnati ogni giorno, come milioni di lavoratori, nello svolgimento di un’attività autonoma che si trova esposta da mesi alle conseguenze nefaste e funeste dell’emergenza Coronavirus. Un’emergenza che si è aggiunta in maniera devastante alla crisi strutturale e alle rapide e continue trasformazioni tecnologiche che investono i nostri settori.

Purtroppo, dobbiamo fare i conti, nello nostre sfide quotidiane, con una Pubblica Amministrazione e, più in generale, con un potere pubblico che ha finito per far aumentare  le difficoltà, le incertezze, gli ostacoli di chi, come noi, opera come lavoratore autonomo, sottoposto a una tassazione svantaggiosa, e privo di adeguate politiche di sostegno e di supporto al credito, alla formazione, alla strumentazione e quindi alla competitività.

Nonostante questo quadro non favorevole, la lista Enasarco Libera, unitamente alla UILTuCS, si è fatta promotrice presso l’attuale Consiglio di amministrazione della Fondazione di un’iniziativa per ottenere, in via del tutto straordinaria, delle anticipazioni su conti FIRR «nella misura lorda massima del 30% delle somme accantonate dall’agente presso il fondo FIRR», subordinatamente alla valutazione di sostenibilità economica e finanziaria della proposta.  La soluzione indicata prevede, nello specifico, che le anticipazioni saranno erogate nella misura del 10% nel più breve tempo possibile e comunque entro il 31 dicembre 2020. Mentre ulteriori due erogazioni, ognuna fino al massimo del 10%, potranno essere effettuate previa verifica di solvibilità e specifiche approvazioni con successive deliberazioni a cura del Consiglio di Amministrazione.

Ebbene, egregi Ministri, sappiate che dal 9 giugno si attende l’approvazione della determina, deliberata in Consiglio di amministrazione della Fondazione, da parte dei ministeri vigilanti, che peccano ancora una volta di mancanza di attenzione e tempestività, particolarmente grave in un momento di emergenza come quello attuale.

Non è ammissibile che, in presenza di una crisi drammatica economica e sociale come quella che viviamo, i dirigenti dei vostri ministeri agiscano con tale ritardo nella valutazione e approvazione di un atto che permette di garantire a migliaia di agenti di commercio e consulenti finanziari un minimo di ristoro con risorse che, per di più, sono il frutto di versamenti a favore degli stessi iscritti alla Cassa.

Ma i ritardi e le inadempienze non finiscono certo qui. Il Consiglio di amministrazione della Fondazione, con la delibera n. 59 del 10 giugno 2020, ha autorizzato lo stanziamento straordinario di natura assistenziale di una ulteriore somma di 16 milioni di euro per interventi e misure di assistenza e supporto per gli iscritti alla Cassa più in difficoltà. Ebbene, anche su questa iniziativa della Fondazione si attende il provvedimento autorizzativo dei ministeri vigilanti. Anche su questa iniziativa, insomma, si è accumulato un ritardo intollerabile a danno di una categoria che vive sulla propria pelle un grave disagio economico.

Gentili Ministri, a questo punto riteniamo urgente che prendiate in mano voi direttamente le questioni che abbiamo denunciato.

Ma l’occasione torna propizia e utile per sottolineare come queste nostre proposte siano coerenti con la visione del welfare che riteniamo opportuno debba essere assicurato dalla Fondazione Enasarco. Un welfare a supporto dell’attività lavorativa, perché deve essere chiaro anche ai ministeri vigilanti e alla politica che senza il lavoro e senza redditi adeguati è inutile parlare di sostenibilità previdenziale.

Per questo il secondo pilastro previdenziale Enasarco deve essere più flessibile e venire incontro ai bisogni di vite lavorative sempre più lunghe ed incerte.

Per questo la “nostra” Fondazione Enasarco dovrà essere in grado di assicurare un welfare attivo e adeguato al nuovo contesto economico e sociale.

E, dunque, nella nuova consiliatura che verrà scelta dagli iscritti nelle elezioni di queste settimane, una volta eletti, lavoreremo per far partire anche i seguenti servizi:

  • aumento del credito in favore degli iscritti alla Fondazione;
  • aumento del sostegno all’acquisto della strumentazione (auto, computer, etc.);
  • previsione di contributi per la formazione e l’aggiornamento professionale;
  • attivazione della sanità integrativa;
  • mobilitazione politica per misure fiscali in favore della platea degli iscritti alla Fondazione.

L’iscrizione alla Fondazione Enasarco, insomma, non deve costituire uno svantaggio competitivo, un maggior costo, ma diventare il volano, la leva, lo strumento per un sostegno più efficace e per servizi più efficienti.

Da dove arriva chi compra casa nelle grandi città? A Milano, Verona e Roma le percentuali più alte

Relativamente alla provenienza di chi acquista casa nelle grandi città, secondo Tecnocasa il primo semestre 2020 non evidenzia particolari variazioni rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, pur essendo segnato dall’emergenza Covid.

Per comprendere meglio quali siano stati gli spostamenti sul territorio da parte di chi compra casa, l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha analizzato le compravendite realizzate attraverso le agenzie affiliate nelle grandi città italiane nel primo semestre del 2020. Per ogni grande città si è calcolata la percentuale di acquirenti già residenti in città, in arrivo dalla provincia della città stessa ed in arrivo da altre province italiane.

L’analisi ha messo in evidenza che Milano, Verona e Roma sono le città con le percentuali più alte di acquisti da parte di persone in arrivo da altre province (rispettivamente 13,2%, 12,0% e 10,6%). Percentuali in aumento rispetto ad un anno fa, quando ad esempio a Milano gli acquirenti in arrivo da altre province si fermavano al 10,9%.

In generale a Milano si registra l’81,7% di compravendite da parte di residenti, il 5,1% in arrivo dall’hinterland e il 13,2% in arrivo dalle diverse province dello stivale. A Verona il 69,3% delle compravendite riguarda persone già residenti in città, il 18,7% riguarda acquirenti in arrivo dall’hinterland ed il 12,0% riguarda persone in arrivo dalle altre province italiane. Per quanto riguarda Roma si registra un 85,0% di compravendite effettuate da persone già residenti in città, un 4,3% di transazioni concluse da acquirenti in arrivo dalla provincia della capitale stessa ed un 10,6% di compravendite effettuate da persone in arrivo dalle altre province d’Italia. Seguono le altre grandi città che hanno una più bassa percentuale di transazioni immobiliari concluse da persone in arrivo da altre province: Torino 8,0%, Firenze 7,7%, Bari 7,5%, Genova 5,8%, Bologna 5,1%, Napoli 4,3 e Palermo 2,8%.

Spesso chi arriva da fuori è un investitore, a Milano ad esempio il 32,0% degli acquirenti che arrivano da altre province compra per investimento.  

Dato interessante quello che mostra come in alcune delle grandi città a comprare siano quasi esclusivamente persone già residenti: a Genova ben il 91,3%, a Bologna l’87,2% e a Palermo l’86,5%. Inoltre, Bari, Torino e Verona sono le metropoli nelle quali la percentuale di acquisto da parte di persone provenienti dall’hinterland è più elevato: Bari 28,3%, Verona 18,7% e Firenze 17,3%.

Il semestre appena concluso è stato segnato dall’emergenza Covid, ma i risultati dell’indagine comunque non evidenziano particolari variazioni rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente: attualmente, infatti, nelle grandi città analizzate, la media di acquirenti in arrivo da altre province si attesta al 7,7%, stessa quota raggiunta anche nel 2019. Bisognerà quindi attendere i prossimi semestri per capire se l’emergenza sanitaria sortirà concretamente qualche effetto sui flussi migratori degli acquirenti e sulle loro scelte.

 

Hong Kong Fintech Week, quinta edizione in forma virtuale dal 2 al 6 novembre 2020

Si tratta di un’opportunità unica per le aziende e le startup italiane innovative del settore fintech, interessate ad avviare la propria attività a Hong Kong e in Asia, mercati sempre più orientati alle nuove tecnologie. Attraverso l’evento, si avrà la possibilità di confrontarsi con le aziende più influenti ed in rapida crescita del settore.

Invest Hong Kong (InvestHK) ha annunciato che, data la situazione attuale, la quinta edizione della Hong Kong Fintech Week si svolgerà in forma virtuale dal 2 al 6 novembre. Questo darà la possibilità a chiunque di poter partecipare da remoto ad uno degli eventi più attesi ad Hong Kong.

Invest Hong Kong è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (www.investhk.gov.hk). Tramite l’ufficio di rappresentanza di Milano, InvestHK estende alle imprese italiane i propri servizi gratuiti di supporto nei loro processi di internazionalizzazione verso Hong Kong e la Cina, con informazioni e assistenza sulle opportunità di sviluppo commerciale, costituzione e gestione di attività imprenditoriali, fiscalità, incentivi, programmi di ricerca e sviluppo, permessi di lavoro e residenza, presentazione a fornitori di servizi, associazioni, dipartimenti del governo e assistenza personalizzata secondo necessità.

La settimana della quinta edizione presenta un ampio mix di eventi quali: seminari, workshop, pitching sessions, business matching ed eventi di networking. Senza nessuna barriera fisica, l’Hong Kong Fintech Week permetterà di mettere in contatto aziende del settore Fintech da tutte le parti del mondo, rendendolo ancora di più un evento globale.

Attraverso l’evento, si avrà la possibilità non solo di confrontarsi con le aziende più influenti del settore e con le startup che presentano una rapida crescita nel mercato ma si avrà inoltre modo di acquisire informazioni utili da professionisti della tecnologia e accademici esperti in intelligenza artificiale, automazione e Blockchain. Charles Ng, vicedirettore generale di Invest Hong Kong, ha dichiarato: “I risultati del 2019 in termini di espositori, partecipanti e feedback hanno superato tutte le aspettative”.

Sull’onda del successo dell’anno precedente, sono stati sviluppati per le comunità Fintech programmi ancora più orientati al business, come ad esempio il Global Fast Track Programme.

Tutte le aziende che offrono soluzioni in ambito Capital Market, RegTech, Insurance, Payments, Commercial Banking, Retail Banking, Trade Finance, WealthTech e TradeTech presenteranno il loro progetto innovativo al Global Fast Track Programme, un programma pensato non solo per offrire assistenza alle aziende del settore a sviluppare il loro business ad Hong Kong ma anche per metterle in contatto con potenziali clienti.

Le aziende selezionate avranno la possibilità di presentare il proprio progetto durante la Fintech Week. Inoltre, quest’anno è stato introdotto lo Startup Virtual Exhibition Programme, ovvero un programma che permetterà a 175 startup di avere gratuitamente un proprio stand virtuale durante l’intera durata dell’evento (questo il link per consultare i criteri di ammissibilità).

Il settore Fintech ad Hong Kong è in rapida crescita. Ad oggi, la città è la sede di oltre 600 società fintech, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Il settore dei servizi finanziari della città è il più grande della regione, con oltre 160 banche autorizzate, tra cui otto banche virtuali, e oltre 160 assicuratori autorizzati.

Per maggiori informazioni, è consigliabile collegarsi al sito web www.fintechweek.hk

Mercato immobiliare, il trilocale sempre in vetta alle compravendite

Milano unica eccezione: su il bilocale, giù il monolocale. Si tratta di una tendenza che al 2013, quando si è evidenziata una diminuzione progressiva delle percentuali sui tagli più piccoli, come monolocali e bilocali, ed un aumento per i trilocali.

Sul mercato residenziale si conferma elevata la domanda per i trilocali. Il dato, probabilmente spinto, da un lato, dalla discesa dei prezzi (proporzionalmente più marcato per le pezzature più abbondanti, soprattutto se non di pregio) degli anni precedenti e, dall’altro, dal cosiddetto “mercato di sostituzione”, emerge da una elaborazione dell’Ufficio studi Tecnocasa.

Si tratta di una tendenza che ha radici non proprio recenti. Dal 2013 in poi, infatti, si è evidenziata una diminuzione progressiva delle percentuali sui tagli più piccoli, come monolocali e bilocali, ed un aumento per i trilocali. Questo è avvenuto proprio a causa del ribasso dei prezzi, che ha reso possibile l’acquisto di immobili un pò più ampi, soprattutto il trilocale, scelto da tante giovani coppie che hanno potuto “saltare” la scelta del bilocale per poi passare all’appartamento con una camera in più.

I dati del periodo post Covid, pertanto, confermano come il trilocale sia ancora la tipologia più ricercata nelle grandi città, con un lieve aumento della concentrazione delle richieste tra gennaio e luglio 2020. Anche negli anni scorsi è sempre stata la tipologia più apprezzata, adesso ancora di più alla luce del desiderio di molti acquirenti di avere uno spazio più ampio.

L’analisi realizzata a luglio 2020 dall’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa nelle grandi città conferma che il trilocale è ancora la tipologia più richiesta (41%), seguito dal quattro locali che raccoglie il 23,7% delle preferenze e dal bilocale con il 22,9% delle scelte.

Rispetto a gennaio 2020 si evidenzia un aumento della percentuale di coloro che cercano trilocali: all’epoca era pari al 40,6%.  Risultano in leggera contrazione le percentuali di richiesta delle altre tipologie, tranne il 5 locali la cui domanda è rimasta invariata.  

In questo quadro fa eccezione Milano dove il bilocale si confetecnocasa,rma la tipologia più richiesta. In leggera diminuzione la percentuale dei monolocali molto probabilmente per effetto del rallentamento della domanda per investimento a causa della pandemia.

La percentuale di richieste del trilocale è cresciuta maggiormente a Bari e Verona.