Giugno 16, 2026
Home Archive by category INVESTITORI (Page 23)

INVESTITORI

I futures Dow Jones segnalano forti perdite, mentre i rischi di recessione aumentano

I futures Dow Jones sono scesi bruscamente, insieme ai futures S&P 500 e ai futures Nasdaq, con l’imminente riunione della Fed al centro. Il Bitcoin crolla al minimo di 52 settimane, mentre crescono i rischi di recessione negli Stati Uniti.

I principali indici hanno registrato forti vendite alla fine della scorsa settimana, scendendo al di sotto dei livelli chiave. Il Nasdaq è precipitato venerdì, chiudendo con un segnale molto ribassista. L’attuale tendenza al rialzo era già “sotto pressione” dopo il sell-off di giovedì, per cui adesso gli analisti suggeriscono agli investitori di diffidare di eventuali nuovi acquisti e di ridurre l’esposizione azionaria attuale.

I titoli di crescita megacap continuano a non offrire alcun sostegno ai portafogli di investimento, con le azioni Apple, Microsoft, GoogleAlphabet, Meta, Amazon e Nvidia, tutte in ribasso dalle loro linee di supporto a 10 settimane. Anche Tesla ha registrato un calo settimanale, ma relativamente modesto. Tuttavia, le azioni TESLA hanno chiuso vicino ai minimi settimanali, dopo aver toccato più volte la resistenza sulla linea di 21 giorni. In particolare, l’azienda di Elon Musk ha annunciato l’intenzione di dividere le azioni 3 per 1, e di proporre tale misura all’approvazione degli azionisti durante la riunione annuale del 4 agosto. Inoltre, il presidente e co-fondatore di Oracle Larry Ellison non cercherà la rielezione nel consiglio di amministrazione di Tesla.

Il rendimento del T-bond a 10 anni è aumentato di 3 punti base al 3,19%, chiudendo vicinissimo al massimo del 2018 (3,25%). Il rendimento dei Treasury a due anni è balzato di 10 punti base al 3,17%, ed è sul punto di invertire una parte fondamentale della curva dei rendimenti. Ciò sottolinea i timori del mercato di recessione e inflazione o stagflazione.

Shanghai e Pechino hanno reimpostato alcune restrizioni Covid in un numero limitato di nuovi casi, e questo fa del mercato azionario cinese un fattore in lieve controtendenza già da paio di settimane. A tal proposito, molti sperano nella capacità della Cina di confermare il suo possibile status di mercato indipendente dagli altri, capace di autoalimentarsi grazie  alla propria domanda interna. Questo permetterebbe a chi ha puntato in questa borsa tra il 2020 e il 2021 di poter compensare parzialmente il bilancio complessivo di perdite che il 2022 dovrebbe generare relativamente a Europa e Stati Uniti, ma una eventuale recessione, alla lunga, deprimerebbe le aspettative di crescita sul PIL cinese e, di conseguenza, le quotazioni azionarie.

La Federal Reserve si riunisce martedì e mercoledì, e annuncerà il suo ultimo aumento dei tassi in occasione della conferenza stampa del capo della Fed Jerome Powell. Secondo Yadeni Research, il rischio di una recessione negli Stati Uniti sarebbe aumentato dal 40% al 45%(a Maggio erano al 30%). Un grande fattore scatenante per il sell-off del mercato azionario è il timore degli investitori che i politici della Fed dovranno essere molto più aggressivi per frenare le pressioni sui prezzi, e sappiamo che una stretta monetaria aggressiva aumenta i rischi di recessione. Tuttavia, la Fed è “in trappola”, poiché l’inflazione è salita inaspettatamente a un nuovo massimo da 40 anni (8,6%), e i mercati ora si aspettano movimenti di 50 punti base nei prossimi quattro incontri della Fed fino a novembre, e c’è chi ha chiesto di aumentare i tassi di 75 punti base già mercoledì.

Una sorpresa del genere, però, sarebbe davvero fuori luogo, e i funzionari della Fed non hanno indicato che fosse probabile una mossa di tre quarti di punto. Un’opzione potrebbe essere quella secondo cui la Fed manterrà un aumento del tasso di mezzo punto la prossima settimana, ma con un possibile aumento di 75 punti base in discussione per la riunione di fine luglio.

Compravendite immobiliari 2022, il mercato della casa riprende a correre

Compravendite in aumento del 12% in Italia, e del 36% a Milano. Il 45% dei proprietari vende per acquistare un altro immobile e migliorare la propria vita, mentre il 43,0% lo fa per reperire liquidità e solo il 12,0% per trasferirsi.

Secondo i dati delle compravendite immobiliari diffusi dall’Agenzia delle Entrate e analizzate da Tecnocasa, il primo trimestre conferma il buon momento del mercato immobiliare italiano, che chiude i primi tre mesi del 2022 con 181.767 compravendite, in aumento del 12,0% rispetto allo stesso periodo del 2021. Certamente, gli eventi internazionali immediatamente successivi – inizio del conflitto armato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento politico dei paesi NATO e degli Stati Uniti – e il rialzo dei tassi dei mutui potrebbero avere avuto una certa influenza sull’andamento delle compravendite, ma questo lo sapremo con certezza in occasione delle prossime rilevazioni.

Tutte le grandi città italiane, in questo primo trimestre del 2022, evidenziano compravendite in crescita, eccezion fatta per Verona, che segnala -17,3%. Il dato di Milano (+36,0%) spicca su tutti, e conferma ancora una volta la metropoli lombarda capitale italiana del mercato immobiliare. Bene anche Palermo, che mette a segno un +15,5% rispetto al primo trimestre del 2021, e aumenti a doppia cifra anche per Bologna e Firenze. Anche le realtà non capoluogo si dimostrano particolarmente vivaci registrando un incremento delle compravendite del 12,5%, contro l’11,1% dei capoluoghi.

Nei primi tre mesi del 2022, il 74,9% delle compravendite ha riguardato l’abitazione principale, il 17,7% l’investimento e il 7,4% la casa vacanza. Dal punto di vista dell’analisi socio-demografica, secondo lo studio realizzato da Tecnocasa è in crescita l’acquisto di case vacanza e di soluzioni indipendenti, mentre aumenta la percentuale di chi vende per migliorare la propria qualità abitativa. In particolare, l’indagine evidenzia un calo della percentuale di acquisti per investimento, dal 17,9% del 2019 al 16,4% di oggi. Da sottolineare, al contrario, la crescita della percentuale di acquisto di case vacanza, che dal 5,8% del 2019 è aumentata fino al 6,9% delle ultime rilevazioni.

Per quanto riguarda l’età degli acquirenti, si rileva un aumento della percentuale nella fascia compresa tra 18 e 34 anni, mentre diminuisce la componente di acquirenti che hanno 65 anni ed oltre. Si abbassa quindi l’età media degli acquirenti, anche grazie alle agevolazioni sui mutui agli under 36. ll trilocale resta la tipologia più scambiata in Italia, con il 34,1% sul totale degli acquisti, mentre si segnala un aumento della percentuale di acquisto di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, che passano dal 19,1% del 2019 al 22,0% delle ultime rilevazioni, a conferma dell’accresciuta tendenza all’acquisto di abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. 

Tra i due macro gruppi di acquirenti, cresce la percentuale dei single – dal 28,7% del 2019 al 30,6% di oggi – e, di conseguenza, decresce quella delle famiglie. Il dato motivazionale rimane quello più importante, essendo il “motore” che muove il mercato immobiliare e determina le scelte di acquisto. Oggi circa il 45% dei proprietari vende per acquistare un altro immobile che consenta un miglioramento generale della propria vita, mentre il 43,0% lo fa per reperire liquidità e solo il 12,0% per trasferirsi in un altro quartiere o in un’altra città. Inoltre, l’emergenza sanitaria e i lockdown hanno messo in evidenza pregi e difetti delle abitazioni, spingendo molti proprietari a vendere casa per comprare soluzioni più adatte alle proprie esigenze.

Relativamente alle previsioni di mercato, i dati confermano un mercato dinamico, sul trend di quanto registrato nel 2021. Non sembrano esserci stati effetti legati al conflitto bellico ma ciò non toglie che il 2022 potrebbe essere un anno di assestamento, con un numero di compravendite residenziali compreso tra 730 e 740 mila, in lieve flessione rispetto al 2021 quando si è arrivati a 748.523. Sarà interessante osservare, a questo punto, il trend del secondo trimestre del 2022, quando il mercato potrebbe risentire dell’andamento della fiducia di famiglie e imprese. Ad oggi Tecnocasa evidenzia un rallentamento sulle nuove costruzioni, mentre la domanda di casa sembra essere ancora molto sostenuta e il mattone essere ancora una volta il destinatario della liquidità degli italiani.  

Andrea Scauri: view positiva sull’equity, ma resta la fragilità nel breve termine

Lemanik aumenta l’esposizione verso alcune small-mid cap che hanno sofferto di un sell-off generalizzato. Le aspettative di uno slancio positivo in seguito alla riapertura della Cina spingono il settore del lusso.

“L’approccio molto cauto degli investitori, le valutazioni di mercato che già prezzano un marcato rallentamento dell’economia e la convinzione che le banche centrali non vogliano innescare una recessione (e siano quindi pronte a intervenire nuovamente per contenere l’aumento dei tassi se la situazione lo richiede), ci portano a confermare la nostra view costruttiva sull’equity. Tuttavia, nel breve termine i mercati rimangono fragili e lo scenario macro è altamente incerto a causa del conflitto”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

La performance dei mercati azionari globali è stata complessivamente piatta a maggio grazie a un rimbalzo negli ultimi giorni del mese guidato principalmente da una situazione di ipervenduto e dalle speranze che la Fed possa sostenere i mercati, nonché dalle aspettative di nuove potenziali misure di sostegno all’economia in Cina e dalla riapertura di Shanghai. Invece, sia in Europa che negli Stati Uniti i risultati trimestrali hanno mostrato nel complesso una tenuta inaspettata, mentre alcuni indicatori macro segnalano un rallentamento della crescita. In Europa, il Pmi dei nuovi ordini è sceso a 53 punti a maggio dai 55 del mese precedente, dove i principali venti contrari sono ancora il conflitto Russia-Ucraina e gli alti prezzi dell’energia.

Anche la crescita negli Stati Uniti presenterà alcune sfide importanti nei prossimi mesi, e sarà necessario monitorare attentamente l’impatto sui consumi di una crescita dei salari reali fortemente negativa e di un aumento dei tassi ipotecari (il tasso medio è salito al 5,3% durante il mese, prima di tornare al 5,1%). L’eccesso di risparmio delle famiglie, in parte accumulato durante la pandemia, è riuscito finora a resistere alle pressioni inflazionistiche e rimane consistente. Tuttavia, con i tassi di risparmio che continuano a diminuire (circa il 4,5% negli Stati Uniti, ovvero il 3% in meno rispetto ai livelli pre-pandemia) e i livelli di ricchezza che si riducono a causa del rallentamento dei mercati finanziari e immobiliari, il rischio reale è che i consumi subiscano un colpo se la pressione inflazionistica non si raffredda in tempi relativamente brevi.

“In questo contesto, abbiamo apportato alcune modifiche alla nostra selezione di titoli, ricominciando a raccogliere alcuni nomi di small-mid cap che hanno sofferto di un sell-off generalizzato”, spiega Scauri. “Abbiamo ridotto l’esposizione su Atlantia e aumentato quella a società a piccola/media capitalizzazione come Cherry in Germania, Last Minute Group, Autogrill, Media For Europe. Il nostro posizionamento sulle banche è stato incrementato, con la partecipazione in Deutsche Bank, che consideriamo una storia di ristrutturazione con un enorme upside, insieme a Commerzbank. Abbiamo mantenuto Mediobanca, vista l’ampia sottoperformance rispetto alla sua principale partecipazione in Generali, e abbiamo aggiunto Banco BPM. Abbiamo eliminato le nostre partecipazioni in Tenaris, beneficiando dell’ampio movimento sul petrolio, aumentando al contempo la nostra partecipazione nel settore della difesa (Thales) e mantenendo la nostra esposizione al business della cybersecurity. Infine, abbiamo assunto una nuova posizione nel settore del lusso (LVMH) grazie alla valutazione a buon mercato e alle aspettative di uno slancio positivo in seguito alla riapertura della Cina”.

Andamento prezzi grandi città italiane ultimi 10 anni. Soltanto Milano con trend positivo

Milano è l’unica città italiana in cui il mercato immobiliare ha espresso valori positivi negli ultimi dieci anni. Record negativo a Genova, dove le case valgono meno della metà rispetto al 2011.

Secondo i dati forniti periodicamente dall’Ufficio Studi Tecnocasa, le maggiori città italiane non hanno ancora recuperato le quotazioni antecedenti al 2011, ad eccezione di Milano. Alcune sono vicine al raggiungimento di quelle soglie, ma nel complesso l’analisi ed il confronto dei prezzi delle abitazioni nelle grandi città negli ultimi 10 anni mostra un quadro perfettamente in linea con quanto i proprietari di immobili hanno sperimentato personalmente al momento di vendere la propria casa. Il grafico rappresenta l’andamento dei prezzi tra il 2011 e il 2021, in giallo sono evidenziati i valori massimi e in rosso i valori minimi di ogni singola serie storica.

Posto 100 il prezzo medio degli immobili nel 2011, l’unica città che guadagna valore negli ultimi dieci anni è Milano, che si attesta ad un valore cumulato di 111,5, guadagnando quindi l’11,5%.

Milano toccava il suo minimo nel 2016, quando arrivava a 80,2, per poi risalire velocemente fino ad arrivare ai valori attuali, con un trend in ascesa che si è confermato anche nella prima parte del 2022. Limitano  i danni città come Bologna e Firenze, che registrano rispettivamente una perdita del 7,5% e del 7,9% dei propri valori immobiliari. Anche il mercato immobiliare di queste due città ha visto un andamento simile alla capitale della Lombardia, con Bologna che ha toccato il suo minimo nel 2015, quando la media dei valori arrivava a 69,5, per poi recuperare negli anni successivi fino ad oggi (92,5); mentre Firenze aveva contenuto il ribasso con un minimo – tra il 2014 e il 2015 – di 82,8 per poi risalire fino al 92,1 della ultima rilevazione.

Anche Verona evidenzia un trend in ripresa, con il valore minimo registrato nel 2015 (75,2) e poi prezzi in costante crescita fino ad arrivare a 84,4, perdendo in 10 anni il 15,6%. La città che perde maggiormente è invece Genova, che registra un prezzo medio di 45,6 (che è anche il minimo storico negli ultimi 10 anni), perdendo quindi il 54,4% del proprio valore. Al penultimo posto si piazza Torino, dove in 10 anni i prezzi degli immobili sono diminuiti del 35,6% (con il minimo nel 2020: 62,9), e non va molto meglio neanche a Roma, che registra un ribasso dei valori del 31,5%, dopo aver toccato il suo minimo nel 2020 con una media di 68,0.

Nel Sud Italia, invece, Napoli si differenzia dalle altre due maggiori città per via di un andamento al ribasso simile a quello di Milano, poiché ha raggiunto il suo minimo nel 2016 con una media di 65,9 (-34,1%), mentre sia a Palermo che a Bari i valori avevano raggiunto il minimo nel 2020 (rispettivamente 71,0 e 66,3), e nell’ultima rilevazione viene loro attribuito un valore medio di 72,4 (Palermo) e 70,3 (Bari).

Mercati: l’azionario globale scende, i rendimenti salgono. Dall’Opec un gioco a somma zero

La decisione dell’OPEC di aumentare la produzione un pò più del previsto non influirà sull’offerta globale, poiché man mano che la Cina allenterà le restrizioni la maggiore domanda assorbirà il surplus di offerta.

Ancora in discesa i mercati azionari globali dopo che i dati hanno mostrato come l’economia americana abbia generato un numero di posti di lavoro maggiore del previsto nel mese di maggio, segnalando che la Federal Reserve probabilmente continuerà ad aumentare i tassi di interesse in modo aggressivo nel suo sforzo per frenare l’inflazione. Salvo spunti positivi improvvisi, pertanto, la settimana in corso dovrebbe seguire la scia, non lasciando intravedere alcun momento di svolta.

Nel dettaglio, il rapporto sull’occupazione attentamente monitorato dal dipartimento del lavoro ha mostrato che l’economia statunitense ha aggiunto 390.000 posti di lavoro a maggio, con il tasso di disoccupazione stabile al 3,6% per il terzo mese consecutivo, battendo la maggior parte delle stime degli analisti. I trader speravano che il rapporto sull’occupazione rivelasse segni di debolezza nell’economia statunitense, in modo tale da persuadere la Fed ad ammorbidire la sua posizione sull’inflazione e sui tassi di interesse, e quindi per evitare di innescare una recessione. Infatti, ad eccezione del commercio al dettaglio, l’economia sul fronte dell’occupazione continua a crescere, e adesso la Fed ha ancora bisogno di distruggere un pò di domanda con aumenti dei tassi di 50 punti nei prossimi appuntamenti”.

Parlando di mercati, sia l’indice azionario mondiale MSCI – replicante le azioni di 50 paesi – che l’indice paneuropeo STOXX 600 sono scesi, mentre i rendimenti del Tesoro USA sono saliti ai massimi di due settimane (i treasury a 10 anni sono saliti al 2,946%, mentre quelli a due anni al 2,6606%). A Wall Street, tutti e tre i principali indici hanno chiuso al ribasso, spinti al ribasso dalle vendite nei settori della tecnologia, dei beni voluttuari, dei servizi di comunicazione, dei finanziari e dell’industria. La Fed aveva riconosciuto che in autunno avrebbe potuto fare una pausa, ma adesso è tutto in discussione. Nel frattempo, il dollaro USA è salito contro un paniere di valute dopo il rapporto sull’occupazione, e i prezzi del petrolio si sono stabilizzati al rialzo, sostenuti dalle aspettative che la decisione dell’OPEC di aumentare gli obiettivi di produzione leggermente più del previsto non influirà molto sull’offerta globale, poiché ci si attende un aumento della domanda man mano che la Cina allenterà le restrizioni legate alla pandemia di COVID-19.

In pratica, una mossa a somma zero, che dimostra la volontà politica dell’Opec di lasciare i prezzi del greggio non al di sotto di quota 100 dollari, contro un costo medio di estrazione e raffinazione stimato in circa 28 dollari al barile in area Opec+ (ossia nel raggruppamento allargato alla Russia). Inoltre, i prezzi del greggio sono aumentati per la sesta settimana consecutiva – con il greggio West Texas Intermediate (WTI) che è salito a 120 dollari al barile – poiché la decisione dell’Unione Europea di vietare fino al 90% delle importazioni di petrolio russo ha sollevato preoccupazioni per l’offerta limitata. I prezzi dell’oro, invece, sono scesi di quasi l’1% dopo che l’attrattiva dei metalli preziosi è stata intaccata dall’aumento dei rendimenti del dollaro USA e del Tesoro.

Cosa aspettarsi dai mercati questa settimana – I mercati azionari statunitensi hanno perso i guadagni realizzati all’inizio della settimana, poiché le aspettative di un più rapido inasprimento da parte della Federal Reserve hanno portato a un’ondata di vendite di titoli azionari e obbligazionari governativi. La settimana corrente sarà probabilmente relativamente tranquilla sui mercati finanziari, ed il momento clou sarà l’attesissimo aggiornamento di maggio del tasso di variazione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, che potrebbe indicare se l’inflazione potrebbe aver raggiunto il picco o se le pressioni sui prezzi possano accelerare ulteriormente. Peraltro, gli osservatori del mercato possono anche aspettarsi numerosi aggiornamenti economici dall’estero, comprese le stime finali per la crescita del PIL nel primo trimestre nell’eurozona e in Giappone.

L’inflazione negli Stati Uniti è leggermente decelerata all’8,3% ad aprile, dopo aver raggiunto il massimo in 41 anni dell’8,5% a marzo. L’aumento dei costi dell’energia continua a guidare l’aumento dei prezzi, con il prezzo medio nazionale di un gallone di gas che sale al livello record di 4,76 dollari. Sempre venerdì, l’Università del Michigan rilascerà la lettura preliminare di giugno del suo Consumer Sentiment Index (MSCI). L’indicatore del sentiment misura la fiducia dei consumatori per quanto riguarda le proprie finanze, nonché le loro prospettive a breve e lungo termine per l’economia statunitense in generale. Dato che la spesa dei consumatori rappresenta oltre i due terzi del prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti, il Michigan Consumer Sentiment Index è un prezioso indicatore per la fiducia generale dei consumatori.

Le stime di consenso per la lettura preliminare di giugno prevedono un calo dell’MSCI a 58,1, poiché l’inflazione persistentemente elevata e i crescenti timori di un rallentamento economico continuano a incidere sulla fiducia dei consumatori.

Le azioni europee in ribasso. Pesano le attese sull’aumento dei tassi e la paura di una recessione

L’ottimismo generato dall’allentamento delle restrizioni in Cina è stato rapidamente annullato dai dati che indicano che le economie potrebbero andare verso la recessione.

Venerdì le azioni europee sono scese, spazzando via i guadagni precedenti, dopo che i dati sull’occupazione negli Stati Uniti hanno supportato la tesi dell’inasprimento aggressivo della politica della Federal Reserve. Di conseguenza, gli investitori hanno alzato il tiro delle scommesse sui rialzi dei tassi della BCE dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione della scorsa settimana.

L’indice paneuropeo STOXX 600 ha concluso una settimana tumultuosa in calo dello 0,9%, con volumi che contenuti a causa delle festività in Gran Bretagna e Cina. Il settore della tecnologia dell’informazione, sensibile ai tassi, ha portato perdite consistenti sullo STOXX 600, mentre il settore automobilistico è sceso dell’1,6%. In particolare, il francese Faurecia (fornitore di componenti per auto) ha perso il 6,8%, ed ha dichiarato di aver lanciato un aumento di capitale di 705 milioni di euro (758 milioni di dollari) per finanziare l’acquisizione della rivale tedesca Hella. Questi risultati sembrerebbero confermare che gli investitori abbiano aumentato le loro scommesse sugli aumenti dei tassi di interesse della BCE per quest’anno, prezzando un aumento più ampio di 50 punti base in almeno una delle riunioni politiche della banca entro il prossimo ottobre, come naturale portato dell’inflazione record nella zona euro.

“In considerazione della drammatica tendenza dell’inflazione e del fatto che la BCE è così chiaramente ‘dietro la curva’, rispetto alla Fed, il linguaggio della BCE dovrebbe tendere a diventare più aggressivo”, scrivono gli analisti di Commerzbank in una nota. Infatti, i dati di venerdì hanno mostrato che i datori di lavoro statunitensi hanno assunto più lavoratori del previsto a maggio, e hanno mantenuto un ritmo abbastanza sostenuto di aumenti salariali. Si tratta di segnali di forza del mercato del lavoro, che manterranno la Federal Reserve su un percorso di aggressività della politica monetaria, e ciò fa temere che in Europa la BCE seguirà l’esempio, sebbene lo “stile” europeo di manovra dei tassi di interesse non sia mai stato così aggressivo al pari di quello americano.

Il risultato negativo dei mercati azionari europei ha sorpreso molto quanti speravano, ad inizio della scorsa settimana, un maggiore entusiasmo dopo che la Cina ha allentato alcune restrizioni legate al COVID-19 e ha rivelato l’intenzione di usare ulteriori stimoli, ma l’ottimismo è stato rapidamente annullato dai dati che indicavano che le economie potrebbero andare verso la recessione. In Francia, per esempio, secondo un’indagine, la crescita dell’attività nel settore dei servizi dominante del paese è diminuita a maggio rispetto ad aprile, ed anche il settore dei servizi tedesco ha mostrato segnali di rallentamento della crescita.

Il divieto parziale da parte dell’Unione Europea alle importazioni di petrolio dalla Russia, in rappresaglia all’invasione dell’Ucraina, ha anche alimentato i timori di un ulteriore aumento dell’inflazione. “Un’eventuale recessione non si verificherà quest’anno, ma molto probabilmente nel 2023. Detto questo, ci aspettiamo che il mercato sconti in modo più appropriato un minore slancio dell’economia“, hanno affermato gli strateghi azionari di Generali Investments. Nonostante queste dichiarazioni di importanti analisti – che sono generalmente caute riguardo una eventualità di recessione –  i titoli continuano a subire una scarsa propensione al rischio, con eccezione di alcuni player che beneficiano degli effetti del conflitto armato. Per esempio, l’italiano Leonardo è salito del 2,0% dopo che la tedesca Rheinmetall ha fatto un’offerta per una partecipazione di minoranza nella sua unità di produzione di cannoni OTO Melara, fissando un valore di 190-210 milioni di euro come prezzo indicativo per la partecipazione del 49% nel produttore di armi italiano.

Eppure, nella zona euro la crescita del business è stata robusta a maggio, ma rischia di essere vanificata a causa dell’aumento del costo della vita, delle interruzioni della catena di approvvigionamento e dell’incertezza sull’invasione russa dell’Ucraina. L’indice composito finale dei responsabili degli acquisti (PMI) di S&P Global, considerato un buon indicatore della salute economica, è sceso a 54,8 a maggio dal 55,8 di aprile, poco meno di una stima preliminare di 54,9. Qualsiasi valore superiore a 50 indica comunque una crescita. La forte domanda di servizi ha contribuito a sostenere un ritmo sostenuto di crescita economica; tuttavia, i rischi sembrano essere orientati al ribasso per i prossimi mesi. Il settore manifatturiero rimane limitato in modo preoccupante dalla carenza di offerta, e sia le imprese che le famiglie rimangono afflitte dall’aumento dei costi.

Ci sono segnali che la spinta all’economia determinata dalla maggiore domanda di servizi post restrizioni stia iniziando a svanire, per cui le aziende hanno ridimensionato le loro aspettative di crescita per il prossimo anno, preoccupate per la carenza di offerta, l’aumento del costo della vita e l’inasprimento delle condizioni monetarie. Di conseguenza, l’indice composito della produzione futura è sceso a 59,9 da 60,5, uno dei livelli più bassi dall’inizio della pandemia.

Fondi USA, gli investitori incrementano le azioni dopo mesi di saldo netto negativo

I fondi azionari globali hanno visto i loro primi afflussi netti dopo 10 settimane di saldo negativo. Sembra che il mercato stia costruendo “modelli rialzisti”, con gli acquirenti che potrebbero tornare sulle azioni e rimanervi.

Con il Dow Jones Industrial Average sulla buona strada per ottenere, la scorsa settimana, la serie di perdite settimanali più lunga in quasi un secolo, i dati provenienti da una manciata di fonti mostrano che gli investitori di tutto il mondo stanno accumulando nuovamente azioni, provocando i primi afflussi netti nelle classi azionarie globali dopo 10 settimane.

In USA, gli investitori hanno scaricato 20,6 miliardi di dollari in fondi azionari globali dal 25 maggio, secondo il rapporto settimanale della Bank of America. I flussi arrivano quando le azioni globali stanno finalmente rimbalzando dopo che l’indice S&P 500 ha a lungo flirtato con il territorio ribassista, in buona compagnia dei principali benchmark sia in Europa che negli Stati Uniti, ormai diretti verso la loro performance settimanale più forte da marzo. Di conseguenza, l’indice MSCI World è salito di oltre il 3% la scorsa settimana, riducendo la sua perdita da inizio anno a circa il 15%.

Con il rimbalzo delle azioni, alcuni analisti di mercato (Citigroup e JP Morgan) hanno confermato con i fatti quanto comunicato ai clienti due settimane fa in merito ad un rimbalzo sostenuto, ma altre case di investimento hanno mantenuto un approccio più cauto, con Bank of America e Morgan Stanley che hanno avvertito che le azioni potrebbero non aver ancora raggiunto i minimi dell’anno. Infatti, secondo Michael Hartnett della Bank of America gli asset più ipervenduti rispetto alle loro medie mobili a 200 giorni includono il Treasury statunitense a 30 anni, le obbligazioni “spazzatura” (c.d. junk bond) e le azioni sia in Cina che in Germania. Finora quest’anno anche le azioni cinesi hanno subito una battuta d’arresto, con l’indice cinese di Shenzhen in calo di quasi il 25% dall’inizio dell’anno.

Nel frattempo, l’indicatore rialzista di Bank of America è rimasto nel “territorio di acquisto contrarian inequivocabile” per la seconda settimana consecutiva. L’indice è crollato da 1,5 a 0,6 nell’ultima settimana, indicando un posizionamento ribassista estremo, sebbene questi dati vengano riportati con un leggero ritardo. L’indicatore rialzista era vicino a 10 solo un anno fa, e questo fa ben comprendere gli estremi a cui si è arrivati e, soprattutto, perché grandi investitori come Warren Buffett stanno rinforzando posizioni azionarie già dai primi di Maggio, allorquando i dati di Refinitiv Lipper hanno mostrato i primi afflussi netti in azioni globali (6,16 miliardi di dollari di fondi azionari globali) e altri dati hanno mostrato forti afflussi in fondi negoziati in borsa incentrati sulle azioni (ETF), con gli investitori al dettaglio e istituzionali che hanno pompato 15,76 miliardi di dollari in ETF durante la scorsa settimana, il massimo in nove settimane. I dati Refinitiv hanno anche mostrato vendite nette di fondi obbligazionari per 9,94 miliardi di dollari dai fondi a reddito fisso durante la scorsa settimana, segnando l’ottavo deflusso settimanale consecutivo.

A differenza di altri tentativi di rimbalzo, pertanto, quest’ultimo ha buone possibilità di durare. Lo S&P 500, infatti, ha guadagnato il 6% da quando l’indice ha raggiunto il livello intraday più basso dell’anno. Ad aiutare a guidare i guadagni è stata l’aspettativa che la Federal Reserve non diventi più aggressiva relativamente al suo piano di aumentare i tassi di interesse. La banca centrale sta cercando di regnare con un’inflazione elevata aumentando i tassi a breve termine, che ha lo scopo di frenare la domanda economica. Ma i verbali della Fed di mercoledì hanno rivelato che la Fed potrebbe non attuare più aumenti dei tassi di quelli attualmente pianificati. In effetti, i verbali implicavano che gli aumenti dei tassi potrebbero presto rallentare, poiché la crescita economica ha già iniziato a rallentare.

Oltre a questi segnali, esistono molte ragioni per credere che questo rally più recente durerà. Innanzitutto, lo S&P 500 è a un livello che dovrebbe dargli un certo supporto, data la perdita dell’indice quest’anno. Gli analisti tecnici cercano aree di “supporto” e “resistenza” sui loro grafici mentre cercano di capire dove potrebbe andare il mercato dopo. In poche parole, finché il supporto regge, è improbabile che i ribassi peggiorino molto da qui. Del resto, mentre  le perdite di questo mese implicherebbero che l’indice potrebbe facilmente scendere al di sotto del livello di 3.950, lo S&P 500 è salito al di sopra di quel livello. In secondo luogo, sembra che il mercato stia costruendo “modelli rialzisti“. In sintesi, il recente balzo dell’indice, portandolo al di sopra dei livelli chiave, mostra che gli acquirenti potrebbero tornare sul mercato e rimanervi. In più, solo nove ETF negoziati in borsa hanno toccato nuovi minimi questa settimana, contro i 24 della scorsa settimana e i 96 della settimana prima. In terzo luogo, i prezzi delle obbligazioni ad alto rendimento stanno salendo, e ciò significa che gli investitori sono più fiduciosi nel credito delle aziende e meno preoccupati per una recessione.

Infine, il dollaro è sceso da un massimo multi decennale di 1,312  contro l’Euro, e si è riavvicinato a 1,7 la scorsa settimana. Dato che il costante aumento del dollaro era stato un cattivo segnale per le azioni, il recente calo del biglietto verde dal suo massimo di 52 settimane è molto gradito.

Mercato immobiliare, trend e tendenze su compravendite e locazioni

Nelle grandi città avanzano gli acquirenti single. A Milano il mercato immobiliare continua a dare segnali di recupero, mentre il mercato delle locazioni mostra canoni in crescita generalizzata.

Nonostante i dati del mercato immobiliare nel secondo trimestre del 2022 siano ancora parziali e non mostrino pienamente l’impatto psicologico del conflitto armato in Europa, emergono alcune tendenze socio-demografiche sicuramente valide anche nel corrente periodo. In particolare, la componente degli acquirenti single – composta dalle compravendite concluse da individui liberi, divorziati, separati e vedovi­ – avanza nelle città maggiormente attrattive dal punto di vista lavorativo, e cioè Bologna, Milano e Torino.

In queste grandi città, la popolazione single è cresciuta molto nel corso degli ultimi anni, grazie alle opportunità offerte dal mondo del lavoro, dalla presenza di importanti atenei e dalla conseguente prevalenza di studenti universitari e lavoratori fuori sede che, dopo un primo periodo di adattamento abitativo in regime di affitto, acquistano l’abitazione una volta acquisita una certa stabilità economica e sicurezza nel futuro. Bologna, per esempio, è la città con il più alto tasso di acquisto da parte di single (49,5%), seguita da Milano (48,8%) e da Torino (39,1%). Le prime due, in particolare, sono cresciute notevolmente, a testimonianza del fatto che le loro aree riservano maggiori occasioni di lavoro; mentre il dato di Torino è stabile rispetto al 2020 e 2021.

Seguono a ruota Genova, Roma, Verona e Firenze, che si attestano su percentuali che rispecchiano la media delle grandi città (intorno al 36,3%) e confermano le posizioni che occupavano nelle rilevazioni precedenti. Invece, Bari, Palermo e Napoli si confermano le città con i tassi più bassi di acquisti da parte di single, rispettivamente con il 29,3%, il 28,3% e il 26,7%, con lievissimo rialzi rispetto al 2020 e al 2021. Anche questi dati confermano, al contrario, la scarsa attrattività lavorativa di queste aree del Meridione, strette come sono in una “Questione Meridionale” che si trascina dall’Unificazione d’Italia e costringe i cittadini del Sud a convivere con infrastrutture ormai preistoriche.

In generale, la città di Milano si conferma la piazza migliore del Paese, segnando  un aumento dei prezzi immobiliari pari al +39% negli ultimi 5 anni e continuando a lanciare segnali di crescita (fonte: Gruppo Tecnocasa). Milano, infatti, mette a segno un recupero dei volumi del 24,4% rispetto al 2020 e del 2,6% rispetto al 2019, e il trend del 2022 conferma questa tendenza, con acquirenti provenienti da altre regioni italiane e dall’estero. La differenza con il resto dell’Italia è evidente (39% contro una media nazionale del 5% nelle grandi città), per cui possiamo affermare apertamente che nel mercato immobiliare italiano coesistono due differenti aree, quella nazionale (al netto di Milano) e quella del perimetro urbano milanese, dove i prezzi medi si aggirano intorno a 4000 euro al mq per una tipologia medio usata (mentre in provincia, per la stessa tipologia, già si scende a 1600 euro al mq).

Una costruzione nuova costa mediamente 4600 euro al mq in città, e 2150 euro al mq nell’hinterland. Questi prezzi, ovviamente, non sono per tutti e, complice la pandemia, la domanda di immobili sulla provincia milanese proveniente da residenti in città è cresciuta sensibilmente, passando dal 21,2% al 24,2% (nelle altre province italiane dal 13,9% al 18,6%), e ha interessato in particolare i single appartenenti alle fasce più giovani di età, tra i 18 e i 34 anni.

Relativamente al mercato delle locazioni in Italia, si assiste ad un aumento generalizzato dei canoni e ad una ripresa della domanda. Secondo le analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, gli studenti tornano a cercare casa in affitto e i canoni di locazione residenziale registrano un aumento dei valori generalizzato: monolocali (+3,4%), bilocali (+3,1%) e trilocali (+2,5%), segnando una inversione di tendenza. Crescono anche i flussi turistici, facendo riprendere in parte l’attività di short-rent, e i contratti di coloro che cercano casa in affitto perché hanno perso i requisiti positivi di merito creditizio (rating individuale bancario) ed al momento non riescono ad accedere al mercato dell’acquisto per via dell’impossibilità di contrarre un mutuo.

Anche in tema di locazioni, Milano mette a segno uno dei recuperi più significativi (+5,6% per i monolocali, +4,9% per i bilocali, +4,2% per i trilocali), mentre  a livello nazionale i canoni sono ancora in aumento anche per i capoluoghi di provincia (+2,9% per i monolocali, +2,2% per i bilocali e +2,6% per i trilocali). I tempi di locazione sono di 46 giorni nelle grandi città e 43 giorni nei capoluoghi di provincia. Le metropoli dove si affitta più velocemente sono Bari e Firenze. Il contratto a canone libero è stato scelto nel 44,5% dei casi ma è in crescita quello a canone transitorio, passato da 21,8% a 27,1%. La motivazione di tale salto si deve ricercare nella ripresa delle locazioni per studenti e lavoratori fuori sede. Questo tipo di contratto è stato scelto anche da chi ha dirottato la casa vacanza sul segmento residenziale a causa delle minori presenze turistiche.

Cresce il profilo di rischio per l’Europa: azioni meglio delle obbligazioni

Secondo Andrea Scauri (Lemanik), il conflitto russo-ucraino frenerà la crescita economica globale nel breve termine, ma non dovrebbe compromettere il ciclo economico espansivo. Le azioni sono ancora preferibili alle obbligazioni.

“Il nostro scenario di base è che il conflitto russo-ucraino frenerà la crescita economica globale nel breve termine e manterrà l’inflazione alta per molti mesi, ma se si concluderà rapidamente e verrà evitata un’escalation militare non crediamo che comprometterà il ciclo economico espansivo. Partiamo quindi dal presupposto che una recessione sarà evitata, anche se il profilo di rischio continua ad aumentare, soprattutto per l’Europa, data la sua maggiore sensibilità alle pressioni inflazionistiche”. È la view di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

I mercati azionari globali sono stati negativi in aprile sui timori di un forte rallentamento della crescita economica globale alimentato dall’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, dal conflitto russo-ucraino e da nuovi blocchi in Cina (con conseguenti ripercussioni sulle catene di approvvigionamento). Tuttavia, il vento contrario più forte continua a essere il cambiamento della politica monetaria globale (meno accomodante) guidato dalla Fed. Il peggioramento delle condizioni di mercato si è riflesso anche in un drastico calo dell’attività sul mercato primario: in Europa, le emissioni obbligazionarie nell’ultimo mese sono diminuite di circa il 40% rispetto allo stesso periodo del 2021. Inoltre, in termini di rifinanziamento del debito, il costo marginale è aumentato al di sopra del costo medio dei titoli Ue investment grade.

Segni di stress stanno anche aumentando sul mercato dei mutui Usa: il tasso di interesse medio su un mutuo a tasso fisso a 30 anni è salito al 5,1%, il livello più alto dall’aprile 2010. L’impennata dei tassi di interesse ha poi portato a un calo della domanda. Tuttavia il rapporto di servizio del debito delle famiglie (rapporto tra le rate del mutuo e il debito al consumo e il reddito disponibile delle famiglie) era molto basso prima della pandemia, ed è sceso ulteriormente durante la pandemia grazie alle agevolazioni/incentivi fiscali. Inoltre la quantità di prestiti a tasso variabile è relativamente limitata. “La situazione merita comunque molta attenzione data la stretta correlazione con i mercati azionari”, spiega Scauri. “Siamo in una fase in cui il paradigma sta cambiando per le banche centrali, oltre a una situazione geopolitica molto complessa (tensione crescente tra Stati Uniti e Cina, oltre al conflitto russo-ucraino), e questo aumenta il rischio di un deterioramento delle prospettive”.

Per le banche centrali è diventato fondamentale combattere l’inflazione, e i mercati finanziari stanno già prezzando forti rialzi dei tassi di interesse, un elemento potenzialmente di sostegno: per quanto riguarda la Fed, le aspettative sono per tre rialzi dei tassi di interesse di 50 punti base nelle riunioni di maggio, giugno e luglio da parte del Fomc (Federal Open Market Committee) . È probabile che le banche centrali vogliano evitare di interrompere la rinnovata crescita economica ottenuta con l’allentamento della pandemia e che la politica prenderà probabilmente una piega accomodante (dovish), attraverso il controllo della curva dei rendimenti o l’equivalente di una nuova iniezione di liquidità. “In questo contesto, riteniamo che i mercati stiano già prezzando un netto rallentamento economico, che il posizionamento sia già estremamente prudente e che le azioni siano ancora preferibili alle obbligazioni e siano la migliore copertura dell’inflazione nel lungo termine”, aggiunge Scauri.

“Nello specifico – conclude Scauri – abbiamo mantenuto in portafoglio le nostre posizioni su Atlantia e Danieli. La partecipazione in Tenaris è stata diminuita, beneficiando del grande movimento sul petrolio. Abbiamo poi mantenuto la nostra partecipazione nel settore della difesa (Leonardo), aumentando al contempo la nostra esposizione sul business della cybersecurity e ricostruendo il nostro posizionamento sul settore delle utilities, in particolare quelle esposte al business delle rinnovabili (Prysmian, Alerion, Enel). Infine, abbiamo aggiunto in portafoglio i titoli “inflation linked“, cioè Inwit e RayWay”.

 

La paura di una recessione scatena i catastrofisti. Nel frattempo, Warren Buffett…

Le maggiori banche di investimento tagliano le previsioni e vedono lo scenario peggiore per il mercato azionario, con lo S&P 500 a quota 3.000 in caso di recessione. Warren Buffett fa shopping.

Tra i crescenti timori di recessione, le principali società di Wall Street ora avvertono che il sell-off del mercato in corso, che ha generato sette settimane consecutive di perdite, potrebbe ancora peggiorare, con le azioni destinate a precipitare di un altro 20% circa se l’economia si dovesse dirigere verso una fase di recessione concreta. Anche in una simile evenienza – c’è da esserne certi – i banchieri centrali parleranno di “recessione temporanea e di breve durata”, così come fecero in occasione della prima comparsa dell’inflazione. Sappiamo tutti com’è andata a finire.

I timori di una recessione, pertanto, sono aumentati questa settimana, dopo che le notizie provenienti dai principali produttori e distributori mondiali hanno avvertito delle pressioni inflazionistiche che intaccano i profitti trimestrali, e soprattutto dopo che la Federal Reserve ha promesso che “non esiterà” a continuare ad aumentare i tassi di interesse fino a quando i prezzi in aumento non torneranno a scendere. Su questa scia, ogni stormir di fronde diventa una ulteriore fonte di pessimismo, e le previsioni che ne conseguono non possono che essere dettate dallo stesso spirito negativo. E così, alcune tra le più importanti banche di investimento si sono affrettati a diffondere il proprio “worst case”, ossia lo scenario peggiore che potrebbe derivare dalla combinazione di fattori in essere. La più “nera” tra queste previsioni è che lo S&P 500 potrebbe precipitare a quota 3.000 se l’economia dovesse cadere in una recessione nel prossimo futuro. In soldoni, si tratterebbe di un ulteriore calo del 24% rispetto all’attuale livello dell’indice (circa 3.900), secondo una recente nota del capo del settore azionario e globale di Deutsche Bank negli Stati Uniti, Binky Chadha.

Impossibile non notare la profonda ampiezza tra l’attuale prezzo-obiettivo dello stesso analista riguardo lo S&P 500 (4.750, oltre il 20% in più rispetto ai livelli attuali) e la previsione di un ribasso fino a  3.000 in caso di recessione: come se il calo delle ultime sette settimane di borsa non abbia scontato nessuno scenario negativo rilevante ed equivalente.

Peraltro, Chadha prevede un “rialzo di sollievo” entro la fine dell’anno, e una successiva “svendita prolungata” generata da una “recessione che si autoavvera“. “L’inflazione si sta rivelando vischiosa, e la guida prospettica della Fed è per un ciclo di rialzo dei tassi che è storicamente terminato in recessione il più delle volte (8 su 11 o il 73% delle volte), con la Fed che riconosce e accetta questo rischio”, ha affermato recentemente Chadha. Questo scenario è giudicato plausibile anche da David Kostin, chief equity strategist statunitense di Goldman Sachs, che stima addirittura al 35% le probabilità di una flessione complessiva dello S&P500, basando la sua analisi sui dati storici di 12 recessioni dalla seconda guerra mondiale. Secondo questo modello, quindi, il mercato azionario potrebbe scendere tra l’ 11% e il 18% rispetto ai livelli attuali. Gli strateghi della Bank of America, nel frattempo, hanno avvertito di uno scenario di stagflazione – rallentamento della crescita economica e prezzi elevati – che potrebbero portare lo S&P 500 a quota 3.200, un calo di circa il 18% rispetto ai livelli attuali. Ancora più catastrofico Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, secondo il quale il recente sell-off del mercato, insieme alla prospettiva di rialzi aggressivi dei tassi da parte della Federal Reserve per combattere l’inflazione, ha certamente aumentato i timori di recessione, e aumenta le probabilità di un ribasso del 33% nei prossimi 12 mesi e del 50% entro 24 mesi.

Gli investitori dovrebbero essere cauti poiché “i rischi di recessione stanno prendendo il sopravvento” nei mercati, secondo Savita Subramanian, equity e quant strategist di Bank of America, in una nota recente. Non solo le possibilità di un ambiente di stagflazione aumentano, ma le attuali condizioni di mercato ricordano la bolla delle dot-com del 1999-2000. Gli investitori non hanno “un posto dove nascondersi, mentre l’S&P 500 si avvicina al territorio del mercato ribassista”, secondo gli analisti di Forbes.

Nel frattempo, Warren Buffett fa shopping in borsa per 51 miliardi di dollari. Il noto investitore ha sfruttato il sell-off del mercato in corso come un’opportunità per acquistare e aggiungere diverse nuove posizioni importanti in alcune aziende quotate ritenute strategiche per il suo conglomerato di investimento, Berkshire Hathaway. In particolare, Buffett ha approfittato della turbolenza del mercato in corso per entrare in otto nuove posizioni, tra cui 55 milioni di azioni di Citigroup (per un valore di circa 2,6 miliardi di dollari) e 69 milioni di azioni del colosso dei media Paramount Global (per un valore di circa 1,9 miliardi di dollari).

Pertanto, Berkshire Hathaway ora possiede una partecipazione di oltre il 10% in Paramount, rivelando anche una nuova partecipazione di 390 milioni di dollari in Ally Financial. Naturalmente, le azioni di tutte e tre le società sono aumentate dopo la notizia che Buffett aveva preso posizione: Paramount è salito del 14%, Citi del 7% e Ally di quasi il 5%. Berkshire Hathaway aveva già effettuato di recente acquisti considerevoli in due società energetiche: Chevron e Occidental Petroleum, il gigante tecnologico legacy HP e la società di videogiochi Activision Blizzard. Adesso Berkshire Hathaway possiede circa 159 milioni di azioni Chevron (per un valore di circa 27 miliardi di dollari), 143 milioni di azioni di Occidental (quasi 10 miliardi di dollari), 121 milioni di azioni di HP (oltre 4 miliardi di dollari) e 64 milioni di azioni di Activision (5 miliardi di dollari).

Berkshire, tuttavia, ha venduto tutte le sue azioni in Wells Fargo, che in precedenza era stata una delle principali holding e faceva parte del portafoglio di Buffett dal 1989. Il 91enne “Oracolo di Omaha” ha anche venduto quasi tutti i suoi 8 miliardi di dollari di partecipazione nel gigante delle telecomunicazioni Verizon.