Giugno 16, 2026
Home Archive by category INVESTITORI (Page 27)

INVESTITORI

USA, i rendimenti obbligazionari salgono sui commenti della Fed

Per lo S&P500 record di acquisti nell’ultima ora di negoziazione per cinque giorni di borsa consecutivi. Le preoccupazioni per una svolta sempre più aggressiva da parte della Fed pesano sul sentiment azionario e provocano vendite sostenute nel mercato obbligazionario.

Negli USA la scorsa settimana i principali benchmark hanno chiuso per lo più al rialzo, con l’indice S&P 500 a grande capitalizzazione che ha raggiunto il livello più alto, nelle giornate di venerdì, dal 10 febbraio. In particolare, i titoli di tecnologia dell’informazione hanno sovraperformato, aiutati dai guadagni di Apple in seguito alla notizia delle aspettative degli analisti per forti vendite dell’iPhone 13. Un continuo aumento dei prezzi di molte materie prime ha spinto i settori dell’energia e dei materiali, mentre i titoli sanitari hanno sottoperformato, trascinati al ribasso in parte da un calo nel gigante farmaceutico Pfizer.

L’attività di mercato è stata generalmente contenuta, ma c’è stata una notevole tendenza all'”acquisto in chiusura” per gran parte della settimana. Bloomberg ha riferito che l’S&P 500 ha guadagnato un terzo dell’uno per cento nell’ultima ora di negoziazione per cinque giorni consecutivi, la serie più lunga in due decenni. Ciò è conseguenza delle preoccupazioni per una svolta sempre più aggressiva da parte della Federal Reserve, che pesano sul sentiment azionario e provocano contemporaneamente vendite sostenute nel mercato obbligazionario.

Lunedì, il presidente della Fed Jerome Powell ha ripetuto in un discorso alla National Association for Business Economics che la banca centrale potrebbe effettuare aumenti dei tassi superiori a 25 punti base (0,25 punti percentuali) nelle riunioni future per tenere sotto controllo l’inflazione. All’inizio della giornata, tuttavia, il presidente della Fed di Atlanta Raphael Bostic ha affermato che “livelli elevati di incertezza” hanno mitigato la sua fiducia che un “percorso dei tassi estremamente aggressivo” sia appropriato per la Fed.

Anche gli sviluppi della guerra della Russia contro l’Ucraina sono rimasti nel radar degli investitori. Pesanti combattimenti sono continuati a nord di Kiev e gli ufficiali ucraini hanno respinto la richiesta russa che le loro forze a Mariupol si arrendessero. Mentre i timori che la Russia possa schierare armi nucleari a basso rendimento se la sua avanzata fosse rimasta in stallo ha ostacolato il sentiment, le azioni sembravano prendere il piede giusto giovedì pomeriggio scorso, dopo che un consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha espresso “cautato ottimismo” sui colloqui di cessate il fuoco.

I dati economici della settimana hanno avuto un tono poco incoraggiante. Gli ordini di beni durevoli sono scesi del 2,2% a febbraio, il primo calo in cinque mesi e molto più del calo previsto dal consenso intorno allo 0,5%. Mercoledì mattina le azioni sembravano reagire negativamente alla notizia che le vendite di nuove case di febbraio sono diminuite del 2,0%, nonostante un aumento delle scorte ai livelli più alti dal 2008, e le vendite complessive di case di febbraio, riportate venerdì, sono diminuite del 4,1%, sfidando le aspettative di circa l’1% guadagno. Al contrario, l’indicatore dell’attività manifatturiera di IHS Markit è aumentato molto più del previsto a marzo, e ha raggiunto il livello più alto da settembre 2020, mentre il suo indicatore dei servizi ha indicato la maggiore attività da luglio 2021. Nel frattempo, le richieste di sussidi di disoccupazione settimanali sono diminuite molto più del previsto, e hanno raggiunto i livelli visti l’ultima volta nel settembre 1969.

Il rendimento del titolo di riferimento del Tesoro statunitense a 10 anni è balzato di circa 35 punti base nel corso della settimana, rispecchiando un forte calo dei prezzi dei Treasury. (Prezzi e rendimenti obbligazionari si muovono in direzioni opposte), ed anche l’ampio mercato delle obbligazioni municipali esenti da tasse è stato svenduto in linea con i Treasury. La volatilità del mercato delle obbligazioni societarie investment grade si è amplificata sulla scorta delle oscillazioni dei mercati azionari e dei Treasury, e i commenti aggressivi del presidente della Fed Powell hanno fatto il resto. Tuttavia, il mercato primario ha mostrato forza, poiché le nuove emissioni sono state generalmente sottoscritte in eccesso. Anche il mercato obbligazionario high yield manifesta debolezza, ma il segmento è stato in qualche modo sostenuto dalla performance degli emittenti energetici, che rappresentano una quota relativamente ampia del mercato. Il volume delle nuove emissioni è stato estremamente leggero, ma alcune operazioni aggiuntive sembravano pronte per fare prezzo se il mercato avesse mostrato segni di stabilizzazione.

Il balzo dei rendimenti obbligazionari, infine, ha avuto un impatto minore sul mercato dei prestiti bancari, dove i pagamenti delle cedole salgono insieme ai tassi di interesse. Il contesto tecnico per i prestiti è stato sostanzialmente positivo, con afflussi sani sia ai fondi comuni di investimento che ai fondi negoziati in borsa, nonostante le aspettative degli investitori di molteplici rialzi dei tassi della Fed nel corso dell’anno.

I quartieri emergenti muovono il mercato immobiliare delle grandi città d’Italia

Secondo Tecnocasa, ecco quali sono città per città i c.d. “quartieri emergenti”, ossia le aree abitative maggiormente degne di attenzione da parte di chi cerca l’abitazione principale o di chi vuole investire. 

La ricerca di spazi più ampi, di spazi esterni, di una migliore qualità della vita, di soluzioni di nuova costruzione, le agevolazioni sui mutui per gli under 36 nonché la realizzazione di politiche di rigenerazione urbana – ormai parte integrante ed effettiva dei piani urbanistici – stanno determinando dinamiche immobiliari ben precise che interessano sia le metropoli sia le realtà più piccole. Soffermandoci sulle metropoli, è importante capire quali sono i c.d. “quartieri emergenti”, ossia aree degne di attenzione da parte degli acquirenti sia di abitazione principale che di investimento

MILANOMilano è in questo momento la città per la quale è più facile indicare un quartiere emergente: i numerosi interventi in corso sul capoluogo lombardo e la sua trasformazione urbanistica hanno ormai catalizzato da tempo l’interesse dei potenziali acquirenti, investitori inclusi. Tra le aree che si sono riscoperte, negli ultimi mesi, si segnala quella a sud della città intorno a via Ripamonti e conosciuta anche come quartiere Vigentino. In posizione periferica ha avuto una ripresa in seguito al più ampio progetto della riqualificazione dello Scalo di Porta Romana con relativa attesa per il “Villaggio Olimpico” e soprattutto con la nascita di “Symbiosis” e della “Fondazione Prada”. Completa il quadro la vicinanza alla Bocconi che ha reso l’area interessante per chi desidera acquistare sia come prima casa sia come investimento. Giovani coppie, persone che rientrano da fuori città e investitori che acquistano tagli grandi da frazionare (ricorrendo spesso alle agevolazioni fiscali) oppure piccoli tagli da mettere a reddito rappresentano il target che anima la zona. Una soluzione usata in buono stato si aggira intorno a 4.000 euro al mq.  Il nuovo viaggia intorno a 5.000-6.000 euro al mq.

TORINO – A Torino i prezzi contenuti di alcuni quartieri periferici della città restituiscono dinamismo al mercato immobiliare cittadino. Tra questi citiamo Madonna di Campagna dove tanti giovani si stanno riversando potendo acquistare a prezzi medi intorno a 1.700 euro al mq. Chi è interessato a soluzioni di recente costruzione guarda con interesse ad “Area 12” e allo “Juventus Stadium” dove sorgono abitazioni degli anni ’80. Ci sono poi realtà immobiliari più popolari a 400-500 euro al mq, spesso acquistate da investitori che mettono a reddito l’immobile (300 euro al mese per un bilocale e 400 euro al mese per un trilocale). Le metrature ampie sono ricercate dalle famiglie che apprezzano il quartiere anche per i servizi e la qualità di vita offerti.  I prezzi medi per le tipologie signorili in buono stato si aggirano intorno a 2.500-2.800 euro al mq. Chi acquista predilige tipologie posizionate ai piani alti e dotate di ascensore, meglio se con doppia esposizione. In contrazione invece la domanda di chi acquista per realizzare un B&B.  In lieve ripresa a partire da giugno la domanda di immobili in locazione, in particolare da parte di studenti universitari per la vicinanza del Politecnico e di lavoratori fuori sede che lavorano presso il grattacielo San Paolo.

GENOVA – Anche il capoluogo ligure, i cui valori iniziano lentamente a riprendersi dopo anni di ribassi, presenta delle aree interessanti. Tra queste Foce, quartiere semicentrale della città che si sviluppa di fronte alla stazione di Brignole e non lontano da piazza de Ferraris.  Risponde a esigenze di acquirenti di prima casa e di investitori (sia come casa vacanza sia per mettere a reddito). La vicinanza al mare ha determinato nel tempo la presenza di acquisti come B&B e casa vacanza. Attualmente è alta l’attenzione degli investitori per la zona alla luce del fatto che sarà trasformata col progetto di riqualificazione del “Waterfront” di Levante: sorgeranno uffici, residenze di lusso, spazi per lo sport e un parco urbano di 16 mila mq. Disegnato da Renzo Piano prevede la completa trasformazione della zona che, da tempo, era adoperata solo per fiere ed esposizioni. L’offerta immobiliare include immobili d’epoca di prestigio con vista mare che, in ottimo stato, toccano anche 3.000 euro al mq. Quotazioni simili si registrano per le tipologie limitrofe alle strade dello shopping della città: via XX Settembre, via San Vincenzo, piazza De Ferraris. La quotazione media del quartiere per una soluzione in buono stato si aggira intorno a 2.000 euro al mq, per scendere a 1.500 euro al mq nelle strade più trafficate.

BOLOGNA – Il capoluogo emiliano, come Milano, negli ultimi semestri ha messo in luce un importante recupero dei valori che ha interessato, in particolare, le zone centrali e che sta facendo sentire i suoi effetti anche su quelle più periferiche e semicentrali. Tra queste si segnalano Borgo Panigale e Casteldebole. Il recupero dei valori in questi quartieri è legato agli interventi di riqualificazione realizzati nella più ampia zona di Santa Viola in cui essi rientrano. Sono state messe in atto azioni di miglioramento su aree di capannoni ormai dismessi, tra cui l’ex Sabiem, al cui posto sorgeranno strutture pubbliche per il quartiere.  Sono stati realizzati anche appartamenti e soluzioni indipendenti di nuova costruzione acquistabili a 2.900-3.400 euro al mq. Ciò sta portando ad un incremento dei valori immobiliari anche delle tipologie usate.  Alla luce dei nuovi interventi l’interesse per il quartiere arriva anche da chi risiede nelle zone limitrofe.  Bene anche i quartieri più centrali di San Donato e San Donnino: la domanda è alta grazie alle numerose infrastrutture come l’università, l’ospedale Sant’Orsola, FICO, la sede della Regione, la Fiera di Bologna, la sede dell’Unipol ed il nuovo centro direzionale della Guardia di Finanza. Le aree più richieste sono viale della Repubblica, via della Torretta e la zona di San Donnino. C’è attesa anche per la prossima apertura del “Centro Meteorologico Europeo” che dovrebbe attirare lavoratori provenienti da altri paesi europei.   

ROMA – A Roma una delle aree che sta vivendo un discreto dinamismo è quella dell’Eur e dei quartieri circostanti come Tre Fontane-Tintoretto e Serafico. Parliamo di un’area residenziale della città che negli ultimi anni ha visto diversi interventi di riqualificazione che ne hanno migliorato la percezione da parte dei potenziali acquirenti. Dopo il lockdown c’è stato un ulteriore apprezzamento dovuto al fatto che ci sono numerose soluzioni indipendenti. Nei quartieri di Tre Fontane-Tintoretto e di Serafico i valori sono ancora contenuti e questo consente l’acquisto soprattutto ad acquirenti giovani. Il quartiere, limitrofo all’Eur, attira famiglie che spesso lavorano nelle aziende che qui hanno sede. A queste si aggiungono giovani originari del posto che rientrano per vivere vicino ai genitori. Prevalgono le case di enti pubblici ormai riscattate e la zona è servita da metropolitane e bus. I prezzi medi si aggirano intorno a 3.500 euro al mq. La domanda di tagli ampi e dotati di spazi esterni sta portando la ricerca verso tipologie che si trovano nel quartiere di Serafico dove ci sono soluzioni di grandi metrature, spesso dotate di terrazzo o giardino. Il quartiere ha avuto un buon riscontro dopo il primo lockdown e questo, insieme a una bassa offerta, sta portando a un recupero dei valori. I prezzi, intorno a 3.800-4.000 euro al mq consentono l’acquisto a famiglie con una buona disponibilità di spesa e che fanno un acquisto migliorativo.   

PALERMO – A Palermo è la ricerca di abitazioni di taglio ampio (oltre i 100 mq) e dotate di spazi esterni a determinare l’incremento della domanda nei quartieri di Emiro, Zisa Nuova e Noce. Il mercato immobiliare ha messo in luce le tendenze emerse post lockdown. Emiro offre appartamenti, quasi sempre di metratura superiore a 100 mq, all’interno di complessi condominiali con spazio verde, parco giochi e posto auto costruiti tra gli anni ’70 e gli anni ’80 e acquistabili a prezzi medi di 1.300-1.400 euro al mq con punte di 1.500 euro al mq per le soluzioni ristrutturate. La presenza di tale offerta immobiliare determina richieste che provengono da persone residenti nei quartieri limitrofi. Altro aspetto apprezzato è la concentrazione dei principali servizi. Più popolare l’offerta immobiliare nel quartiere Noce dove i prezzi medi intorno a 800-1.000 euro al mq determinano richieste da parte di chi ha un budget più limitato. Qui comprano anche giovani che fanno ricorso, quando possibile, alle agevolazioni under 36. E queste ultime hanno dato una spinta anche al mercato del quartiere di Montepellegrino-Fiera, dove l’offerta immobiliare spazia dalle soluzioni di tipo popolare ante ’67, acquistabili a 600-700 euro al mq, agli immobili di tipo civile degli anni ’60-’70. a 1.500 euro al mq.

Mercati azionari, la view di BlackRock: eccessiva reazione al ribasso

Secondo BlackRock Netherlands, è un contesto difficile per aggiungere rischio in portafoglio. I mercati mostrano una eccessiva reazione al ribasso, e i movimenti di prezzo non si riconciliano con i dati di esposizione alla Russia o ai paesi limitrofi.

Da inizio anno asset manager e investitori hanno assistito a una discesa dei mercati azionari e dei mercati obbligazionari. Contemporaneamente, si è visto anche un apprezzamento del dollaro, tanto che ci si chiede se in questa fase è meglio essere esposti alla valuta americana.

Secondo BlackRock, “ciò che ha funzionato di recente è non avere euro. L’Europa, infatti, è al centro della crisi, non solo al centro della crisi geopolitica ma anche al centro delle conseguenze della crisi. Non avere euro o essere sottopeso azionario europeo sono le due cose che hanno funzionato maggiormente. È un caso evidente di ricostituzione del premio per il rischio, poichè normalmente solo nei paesi emergenti si ha una situazione in cui il mercato azionario si indebolisce mentre la valuta si indebolisce. Solitamente nei paesi sviluppati avviene l’opposto: la valuta che si indebolisce tende a essere associata a mercati azionari più forti. Quello che è successo nel corso delle ultime due settimane è un classico caso di aumento del premio per il rischio associato agli asset europei, che ha fatto sì che l’euro si indebolisse e contemporaneamente l’Europa ex UK sia stata il peggior mercato. Abbiamo sempre detenuto un po’ più di dollari di quella che è la nostra visione strategica di portafoglio in quanto funzionano come hedging nelle fasi di risk-off. Riteniamo che questa proprietà del dollaro permanga, così come per lo Yen e in parte per il RMB. Il mercato inizia a scontare che non vi sono ulteriori sanzioni in arrivo e potrebbe potenzialmente rimbalzare, e se si arrivasse a una tregua negoziata il rimbalzo potrebbe essere significativamente importante. Dobbiamo essere quindi cauti in fasi così volatili a prendere posizioni che siano giustificabili nel medio termine”.

L’ultima settimana è stata positiva per i flussi degli strumenti obbligazionari. È il momento di incrementare l’esposizione?
No. Riteniamo che l’attuale situazione porti con sè non solo un’inflazione strutturalmente più alta per lungo tempo ma anche una funzione di reazione dei policy makers che è tesa a sostenere la domanda. Non assisteremo a ciò a cui abbiamo assistito durante il Covid, ma riteniamo che la politica fiscale sarà tendenzialmente un po’ più espansiva. Non crediamo ci sarà il coordinamento fiscale e monetario a cui abbiamo assistito durante il Covid. Un conto è che le banche centrali acquistano bond con bassi
prezzi del petrolio e bassi livelli di inflazione, rischiando di entrare in deflazione, un conto è comprare bond con
livelli di inflazione al 6-8%. Questo genera una situazione in cui abbiamo bassi rendimenti a scadenza negli Stati Uniti e in Europa, e livelli alti di inflazione. La nostra view è positiva sui linkers. Siamo positivi anche sull’obbligazionario cinese, tuttavia vediamo un solo rischio che facciamo fatica a prezzare: la Russia non ha tante cose da vendere e sappiamo che una parte rilevante delle riserve è in RMB. È possibile che la Russia decida di ridurre questa esposizione e questo metterebbe un po’ di pressione sia sul RMB che sul mercato obbligazionario cinese. Riteniamo che la Cina non sia alla ricerca di un RMB più forte, ma stabile o al margine un po’ più debole.

Il rischio di stagflazione come incide sulle politiche delle banche centrali?
Quella attuale è a tutti gli effetti una situazione stagflazionistica: la crescita rallenta e l’inflazione aumenta. Tuttavia se confrontiamo l’attuale contesto con quello degli anni ‘70, riteniamo che l’inflazione sia strutturalmente più alta, seppur non ai livelli degli anni ’70. Inoltre, non riteniamo che, a differenza degli anni ’70, la crescita economica sia significativamente più bassa rispetto al decennio precedente. Crediamo che i tassi di crescita economica siano molto simili al decennio precedente, mentre l’inflazione sarà più alta. Non riteniamo che i tassi reali possano diventare positivi. Ciò che è realistico è pensare che le banche centrali adeguino la politica monetaria all’inflazione: più inflazione si accompagna a tassi nomali più alti, ma tassi reali negativi o al massimo vicino allo zero. Guardando all’andamento dei settori nelle ultime settimane, vediamo deflussi dai finanziari e contemporaneamente flussi su energia e settore sanitario.

le nostre view sui settori
Attualmente siamo più positivi nell’aggiungere posizioni nel campo delle energie alternative. È un settore che ha performato molto bene nel 2020, molto male nel 2021, è partito male nel 2022 e più di recente ha fatto bene. C’è una considerazione di breve termine che va contro l’energie alternative dove in una war economy passano in secondo piano. Tuttavia strategicamente nei prossimi anni l’Europa attuerà una politica energetica che la renderà più indipendente. L’energia importata dal resto del mondo presenta rischi geopolitici e questo porterà a significativi investimenti per cercare di dotarsi di indipendenza energetica. Crediamo che il nucleare rimanga off-limits per i paesi europei tranne la Francia. Il tema delle energie alternative diventa centrale dal punto di vista strategico per l’Europa. Il settore sanitario è un settore difensivo. Presenta una sensibilità alle dinamiche dei tassi di interesse, tuttavia è una sensibilità limitata poichè è un settore che tratta a sconto rispetto al mercato. Presenta cashflow che dipendono relativamente poco dall’andamento ciclico e ci sembra quindi un settore che ha sia valore di hedging di breve che valore strategico. Sul settore mining, siamo strategicamente positivi ma non riteniamo opportuno incrementare l’esposizione in questo momento. Un grande tema è il settore dei finanziari, che abbiamo ridotto non per motivi legati al conflitto quanto piuttosto per via del fatto che i tassi sono saliti molto rapidamente. Riteniamo che attualmente ci sia una eccessiva reazione al ribasso. Se guardiamo ai movimenti di prezzo, questi non si riconciliano con i dati di esposizione alla Russia o ai paesi limitrofi. È un’area dove potenzialmente potremmo aggiungere ma vorremmo vedere segnali come la fine dell’escalation. L’attuale è un contesto difficile per aggiungere rischio in portafoglio. Dovremmo iniziare a vedere segni di de-escalation che ad oggi non abbiamo.

DISCLAIMER
Il presente documento è stato predisposto da BlackRock (Netherlands) B.V.. Ogni ricerca disponibile nel presente documento è stata ottenuta e può essere predisposta da BlackRock per finalità proprie. I risultati di tale ricerca sono resi disponibili solo incidentalmente, non costituiscono consulenza in materia di investimenti e/o una raccomandazione ad investire e sono soggetti a modifica. Non riflettono necessariamente, in tutto o in parte, il punto di vista delle società del Gruppo BlackRock, né viene fornita alcuna garanzia in merito alla loro accuratezza. Il presente documento ha esclusivamente finalità informative, pertanto non costituisce un’offerta o una raccomandazione a investire in fondi BlackRock e non è stato redatto in relazione a tale tipo di offerta. Le note precedenti in nessun modo costituiscono ricerca in materia di investimenti e/o raccomandazione ad investire, acquistare o vendere alcun titolo finanziario. BlackRock non assume alcuna responsabilità in merito alle decisioni di investimento prese sulla base delle informazioni comunicate. Le opinioni espresse sono aggiornate all’8 marzo 2022 e sono soggette a modifiche. Ogni investimento comporta dei rischi.

Schmitt, Ethenea: prudenza sull’azionario russo, ma anche su quello cinese

Niente Russia in portafoglio, salvo Inditex, indirettamente, e fuori da Alibaba in Cina. È da escludere un sostegno pronunciato da parte delle banche centrali sui mercati dei capitali.

“Ancor prima che la situazione ucraina si aggravasse, a inizio febbraio avevamo ampliato le componenti di copertura del fondo e ridimensionato la quota azionaria netta, portandola poco sotto il 50%. Tuttavia, continuiamo a porre un’enfasi strategica su azioni selezionate di società con modelli di business particolarmente robusti e promettenti”, spiega Christian Schmitt, portfolio manager di Ethenea e gestore del fondo multiasset Ethna-Dynamisch.

Negli ultimi giorni, l’attenzione dei mercati dei capitali è stata catalizzata dal tema del conflitto in Ucraina, facendo passare in secondo piano tutte le altre questioni. La Russia è strettamente connessa all’economia mondiale, soprattutto nei settori delle materie prime e dell’energia. L’aumento dei prezzi e le carenze continueranno verosimilmente ad alimentare l’inflazione e a mantenerla alta a livello globale. In Europa, in particolare, la guerra e i rincari energetici potrebbero costituire un freno economico sempre più forte.

Alla luce dei persistenti, se non crescenti, rischi di inflazione e della fin troppo buona situazione occupazionale sul mercato del lavoro, nel prossimo futuro è da escludere un sostegno pronunciato da parte delle banche centrali sui mercati dei capitali. Tutto incide negativamente sui mercati che si trovano già in una situazione tesa. Oltre ai ben noti rischi di valutazione nei singoli segmenti growth dei mercati azionari, si aggiungono ora rischi di crescita, che possono a loro volta penalizzare modelli di business più ciclici. “In questo contesto, nel nostro portafoglio azionario non ci sono significativi punti di contatto diretti con la Russia e le regioni confinanti,” precisa Schmitt. “L’unica eccezione è il colosso spagnolo dell’abbigliamento Inditex, che genera circa il 5% del suo fatturato in Russia con marchi quali Zara e Massimo Dutti: dopo una flessione di quasi il 20% del prezzo delle azioni dall’inizio dell’anno, riteniamo che la valutazione di questo leader settoriale rifletta i rischi e a fine febbraio abbiamo rafforzato la nostra posizione.

Abbiamo invece liquidato completamente la posizione nella holding cinese Alibaba, che si concentra sul commercio online e per la quale abbiamo a lungo ritenuto che molti rischi societari fossero scontati dai prezzi. Tuttavia, i recenti avvenimenti in Russia ci hanno ricordato in modo inequivocabile che il rischio politico negli Stati non liberi è imprevedibile e può oscurare le opportunità di business per molto tempo”.

Immobili commerciali, -13,8% tra prezzo iniziale e finale. Quanto rende investire in un negozio in città

Tecnocasa lo ha calcolato uno sconto medio del 13,8% in fase di trattativa, soprattutto sui negozi. Ecco quanto può rendere un negozio nelle grandi città d’Italia. Roma e Firenze superano il 10% annuo.

Nel 2021 il mercato degli immobili per l’impresa si è ripreso, pur dimostrando ancora delle fragilità. I dati sui volumi scambiati lo confermano. Uno dei segmenti maggiormente dinamici è stato quello dei capannoni grazie all’esplosione della logistica e alla ricerca di spazi da parte di aziende di produzione che, in molti casi, hanno riportato in Italia l’attività con un’operazione di reshoring.

A questa domanda elevata non corrisponde tuttavia altrettanta offerta, soprattutto di nuova costruzione. Sul mercato, infatti, abbondano le tipologie usate e questo spiega il motivo per cui il ribasso, rispetto al prezzo richiesto, è elevato. Tecnocasa lo ha calcolato uno sconto medio del 13,8% in fase di trattativa, soprattutto sui negozi dove a muoversi per l’acquisto sono prevalentemente investitori alla ricerca di un asset che possa garantire rendimenti annui lordi intorno al 10%. La possibilità di trattare il prezzo sta portando molti alla ricerca di “occasioni”. A seguire i laboratori (-12,2%) e i capannoni (-11,0%). Questi ultimi in particolare penalizzati dalla vetustà. Sconti più contenuti sugli uffici (-9,4%) dove, al momento, c’è interesse in particolare per le tipologie immobiliari di nuova generazione per le quali è più difficile negoziare. Comprano sia professionisti, certi della solidità della propria attività, sia investitori che si orientano su soluzioni all’interno di contesti residenziali al fine di mettere in atto un cambio di destinazione d’uso in abitativo.    

Il segmento degli immobili per l’impresa ha messo in luce una ripresa nella prima parte del 2021, soprattutto lato compravendite come testimoniano i dati delle agenzie delle Entrate che hanno registrato un trend crescente. Se guardiamo alle tipologie commerciali, si evidenza un aumento del 15,4% rispetto alla prima parte del 2019 e del 61,8% rispetto alla prima parte del 2021, e la metà delle compravendite (di negozi) sono state indirizzate all’investimento. Gli investitori, infatti, stanno tornando anche se con prudenza a impiegare i propri capitali su questo asset cercando soluzioni ben posizionate e già locate da tempo e puntando a rendimenti elevati. I rendimenti annui lordi possono infatti superare anche il 10% in vie di passaggio per scendere in alcune zone top. Nelle grandi città i rendimenti annui lordi possono andare dall’8,5% medio di Milano per arrivare all’11,1% di Roma e al 10,4% di Firenze.

Lemanik: il mercato giapponese il più attrattivo tra quelli sviluppati

Secondo Marcel Zimmermann, la crisi immobiliare in Cina rimane un freno alla sua crescita, mentre le esportazioni potrebbero essere esposte al deterioramento geopolitico in Europa.

“Nel contesto attuale consideriamo le valutazioni del mercato giapponese a medio lungo termine molto attrattive sia per il potenziale della crescita regionale, sia per la possibilità di una rivalutazione del listino nipponico più vicino ai livelli degli altri mercati sviluppati”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity.

L’invasione dell’Ucraina da parte delle forze russe e le immediate e massicce sanzioni sull’aggressore da parte di Ue, Usa e altri paesi hanno messo il mondo finanziario su una strada imprevedibile. Non sappiamo ancora quali effetti avranno le sanzioni sulle catene di approvvigionamento globale, sul sentimento dei consumatori, sull’inflazione. La Banca di Sviluppo Asiatico prevede comunque una crescita regionale del 5.3% nel 2022. Questo è superiore all’Europa e agli Stati Uniti. Nel 2021 è stato firmato il patto più importante di libero scambio a livello globale, il Rcep, che copre il 30% del Pil globale e quasi un terzo della popolazione del mondo. Questo patto darà spinta a una diversificazione delle catene di distribuzione che attualmente è molto concentrata in Cina verso i paesi Sud Est asiatici e apre una grande opportunità d’investimento anche per il Giappone, la Corea del Sud ed i paesi Asean.

Il mercato azionario giapponese ha le valutazioni più attrattive tra i mercati sviluppati, sia a livello di valore intrinseco sia a livello di indebitamento aziendale. Il basso indebitamento dà alle aziende più spazio per gestire momenti di stress finanziario e/o geopolitico. Va anche considerato che con una forte incertezza geopolitica ed economica, la visibilità e le previsioni sugli utili e le vendite diventano scarse. In questo contesto incerto, un basso valore aziendale e un modesto indebitamento sono dei criteri chiave per valutare un’azienda.

Un altro punto a favore del Giappone riguarda la previsione di un aumento dell’inflazione, anche se è un’arma a doppio taglio. Da un lato, l’inflazione riduce il potere d’acquisto il che è chiaramente un fattore negativo, ma le valutazioni aziendali sotto il valore intrinseco sono anche un tipo di protezione inflazionistica. È anche per questo che il mercato si sposta attualmente di più verso il segmento value. “In questo contesto abbiamo continuato a ridurre l’esposizione in Cina. La crisi immobiliare nel paese rimane un freno alla sua crescita, mentre le esportazioni potrebbero essere esposte al deterioramento geopolitico in Europa”, conclude Zimmermann. “La ponderazione nella tecnologia è stata ulteriormente ridotta a favore del segmento value giapponese. Le basse valutazioni fondamentali in Asia, in particolare in Giappone e in Cina, dovrebbero contribuire a mitigare parzialmente il maggiore profilo di rischio globale. Osserviamo infine attentamente il movimento dell’euro: un ulteriore deterioramento geopolitico in Europa sarebbe negativo e segnalerebbe un parziale scioglimento della copertura valutaria contro lo yen, il dollaro di Hong Kong e il dollaro Usa”.

Lemanik: puntiamo su consumi discrezionali, sanità e industriali

La crisi Russia-Ucraina è un evento stagflazionario per le economie mondiali. Le crisi geopolitiche passate hanno generato buoni punti di entrata per gli investitori con un orizzonte temporale a medio-lungo termine.

“La crisi Russia-Ucraina è un evento stagflazionario e nel breve termine avrà un effetto negativo sulla crescita economica aumentando le aspettative di inflazione, specialmente in Europa”. È la view di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities.

Nel mese di febbraio i mercati azionari globali hanno continuato a correggere e l’indice MSCI World è sceso del 2.7%. La correzione è stata determinata dall’escalation della crisi Russia-Ucraina e dal notevole rincaro delle commodities (materie prime) che hanno alimentato ulteriormente le aspettative di inflazione. La crisi in Ucraina ha un effetto stagflazionario, che sembra almeno già parzialmente scontato nei prezzi correnti. Crisi geopolitiche passate hanno generato buoni punti di entrata per gli investitori con un orizzonte temporale a medio-lungo termine e ci sono buone probabilità che sarà così anche questa volta. L’incertezza attuale rallenterà anche le strategie di uscita della Bce e della Federal Reserve dalla loro politica di stimoli.

“In questo contesto il portafoglio del fondo sta trattando in linea con il mercato in termini valutativi, su base Free Cash Flow Yield (n.d.r.: si tratta del rendimento del flusso di cassa, ossia il rapporto di solvibilità finanziaria che confronta il flusso di cassa per singola azione rapportato al suo valore di mercato).”, conclude Garbarino. “A livello settoriale, il portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi, mentre è sovrappesato sul settore dei consumi discrezionali, sanità e industriali. Il portafoglio è invece sottopesato sui beni di primi necessità. I tecnologici sono equipesati”.

La guerra, i mercati e le banche centrali: cosa ci aspetta e cosa non dobbiamo aspettarci

La Russia di Putin è disposta a tutto per difendere la sua posizione, e il mito della guerra-lampo è già crollato miseramente. Ecco cosa ci si può aspettare dalle banche centrali e dai mercati nei prossimi mesi del 2022.

Di Massimo Bonaventura

Dopo undici giorni di aggressione militare, L’invasione russa dell’Ucraina si è rivelata più aggressiva ed espansiva di quanto ci si attendesse all’inizio, allorquando gli analisti davano quasi per scontata una guerra-lampo che, se da un lato suscitava lo sdegno generale, dall’altro era l’auspicio di un attacco con scarsi effetti sui mercati mondiali.

Anche noi di P&F siamo stati incantati come Ulisse dal canto di queste sirene, ma adesso è chiaro più che mai che si tratta di un conflitto di ampio respiro geo-politico, anche internazionale, e l’iniziale obiettivo di smilitarizzare alcune zone russofone dell’Ucraina dove si sarebbero consumati crimini contro la popolazione russa del luogo ha rivelato il vero scopo di annettere l’intera Ucraina, rimuovendo e sostituendo la sua classe dirigente. Prova ne sia che l’esercito russo, a parte mostrare assoluta indifferenza verso i “danni collaterali” subiti dai civili, non sta distruggendo le infrastrutture vitali del paese che ha invaso: reti di telefonia cellulare, centrali energetiche, autostrade e ferrovie, porti commerciali e aeroporti civili vengono accuratamente tenuti lontani dal conflitto, ed anzi, come nel caso delle centrali nucleari, addirittura occupate e difese militarmente. Non si tratta certamente di motivi umanitari – che il dittatore finto-democratico Putin sembra sconoscere del tutto – ma di semplice protezione degli asset sottratti all’Ucraina, la cui continuità di funzionamento deve essere assicurata per la futura dominazione sul territorio e per assicurare una economia funzionale agli interessi della Russia.  

Quanto sopra porta a presagire che anche gli effetti sui mercati e sull’economia europea saranno più significative di quanto inizialmente ipotizzato, e gli impatti negativi potrebbero essere più gravi del previsto per le borse, almeno nel brevissimo periodo. La chiusura del “venerdì nero” della scorsa settimana ne è valida dimostrazione, e l’assenza di nuovi spunti e aperture – la continuazione dei colloqui tra delegati russi e ucraini sembra più che altro un negoziato per le condizioni della resa – non fa prevedere una settimana di corposi recuperi. Nonostante ciò, trasponendo la valutazione degli scenari in un’ottica globale, sembra improbabile che questa guerra possa causare una recessione, poiché l’aumento del prezzo del gas e del petrolio è largamente compensato da fondamentali economici molto solidi e da una ripresa economica che non accenna a diminuire. Inoltre, la produzione di beni durevoli appare robusta e le intenzioni di investimento delle imprese non sembrano essere state intaccate dagli eventi, dando stabilità alla crescita significativa dei redditi da lavoro (che sosterranno la domanda dei consumatori, nonostante l’aumento della bolletta energetica).

Le sorti dei mercati azionari appaiono legate al conflitto bellico attivo: non appena questo si attenuerà, la preoccupazione degli investitori diminuirà come d’incanto e assisteremo ad una rapida crescita dei valori di borsa, anche perché gli impatti negativi a breve termine dei prezzi energetici sulle attività produttive mondiali (secondo uno studio recente di UBS Investment Bank) potrebbero tradursi in un freno dello 0,1% sulla crescita globale, e ciò costituisce un freno per le banche centrali nell’utilizzare aggressivamente i tassi di interesse nel tentativo di rallentare l’inflazione senza provocare anche un rallentamento della crescita economica.

In estrema sintesi, lo scenario migliore – e più cinico, visto il coinvolgimento di una intera popolazione e della Comunità Internazionale – è quello che vede una rapida sostituzione della leadership ucraina e una cessione del controllo alla Russia. Lo scenario “di mezzo”, meno probabile ma ugualmente positivo, è quello in cui la Russia si ritira unilateralmente dopo aver raggiunto determinati obiettivi militari e politici. Gli altri scenari purtroppo prevedono una durata più lunga del conflitto, con impatti negativi gradualmente maggiori a seconda del tempo trascorso e del coinvolgimento della Comunità Internazionale, che oggi appare divisa ed ha un atteggiamento ambiguo: da un lato annuncia sanzioni durissime, e dall’altro non le mette in pratica perché manca la necessaria unanimità politica.

Lo scenario peggiore, manco a dirlo, è quello che vede i paesi membri della NATO entrare in conflitto diretto contro la Russia. Per quanto detto sopra relativamente alle sanzioni, un evento di questo tipo è ritenuto improbabile, ma l’eventuale ingresso di Moldavia e Lituania nell’Unione Europea verrebbe interpretata come una sorta di dichiarazione di guerra, poiché questi paesi –così come l’Ucraina – fanno parte di quella “zona cuscinetto” tra Russia e NATO ritenuta strategicamente irrinunciabile da Putin. Nel frattempo, le banche centrali rimangono preoccupate per i rischi di mantenimento rialzo dell’inflazione, e questo potrebbe giocare un ruolo importante nell’influenzare la propensione al rischio degli investitori. Le prospettive per i rendimenti obbligazionari rimangono incerte, dato il contrasto tra lotta all’inflazione elevata e rischio di rallentare  la crescita economica, ma la prospettiva rimane quella di politiche monetarie e fiscali ancora piuttosto accomodanti. Infatti, se la crescita dovesse iniziare ad indebolirsi, le banche centrali dovrebbero assumere un comportamento a metà strada tra la “modalità easing” e quella restrittiva, tardando il più possibile le misure monetarie restrittive allo scopo di evitare la recessione.

A livello valutario, il dollaro americano o e lo Yen sembrano già più apprezzati dell’Euro, che appare sotto pressione anche per via dell’attuale situazione del continente, molto vicino al conflitto sia politicamente che geograficamente. Inoltre, la Russia non è soltanto un grande produttore di petrolio e gas, ma anche di alluminio e fertilizzanti, per cui occorrerà più tempo per riconfigurare le catene di approvvigionamento verso altri paesi produttori di queste materie prime così vitali per l’Europa. Pertanto, le attese sono per uno spostamento dei capitali verso la Cina e i paesi emergenti dell’Asia, che sono meno colpiti dalla crisi e, soprattutto, saranno beneficiari della riconfigurazione delle catene di approvvigionamento delle materie prime precedentemente fornite dalla Russia.

Mercati: la forte correzione suggerisce che il peggio è alle spalle?

Secondo Didier Bouvignies di Rothschild, la crisi geo-politica sarà più grave rispetto a quella causata dall’annessione della Crimea nel 2014. Il forte deterioramento dello scenario e le sue conseguenze sui mercati finanziari richiedono un’attenta analisi della situazione.

Di Didier Bouvignies*

La situazione tra Russia e Ucraina appare complessa e soggetta a rapidi cambiamenti in base alle risposte delle varie istituzioni. Tuttavia, alla luce della manifestata volontà di smilitarizzare l’Ucraina sono attualmente ipotizzabili due scenari. Il primo implica la rimessa in discussione dell’indipendenza dell’Ucraina, con la destituzione del Presidente Zelenski e l’instaurazione di un nuovo governo filorusso simile a quello della Bielorussia; Il secondo presuppone che il Presidente Putin spinga le sue velleità bellicose fino ai Paesi Baltici o alla Polonia. L’appartenenza di questi stati alla NATO implicherebbe conseguenze molto più drammatiche e suggerirebbe un conflitto armato di ampia portata, a differenza del primo scenario.

Il primo scenario, che al momento sembra il più plausibile, implica che la risposta occidentale si limiterebbe a calibrare solo diverse sanzioni economiche. Bisogna però tenere a mente che le sanzioni attuate dopo l’annessione della Crimea non hanno ottenuto l’effetto dissuasivo previsto, e che la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia rimane una questione centrale (il 40% delle importazioni europee di gas e il 25% di petrolio provengono dalla Russia). Inoltre, da un punto di vista economico, il più vasto stato al mondo pesa relativamente poco sulla scena mondiale dopo il crollo del rublo. Non è infine da escludere il rischio di interruzione delle forniture, anche se storicamente la Russia non le ha mai sospese. Un conflitto armato potrebbe in ogni caso danneggiare gli oleodotti che attraversano l’Ucraina.

A questo punto, la conseguenza più importante sarebbe un rallentamento della crescita, catalizzato da un aumento dell’inflazione legato all’aumento dei prezzi dell’energia. Questa situazione potrebbe gravare sul prezzo dei fattori produttivi delle aziende e sul potere d’acquisto delle famiglie, ma con una crescita per il 2022 stimata al 4% questo nuovo paradigma non sarebbe in grado di rompere la dinamica positiva, che rimane robusta grazie all’elevato livello di risparmio (quasi il 10% del reddito disponibile delle famiglie) e alle scorte ancora relativamente basse delle imprese.

Gli ultimi accadimenti potrebbero spingere le banche centrali a mettere in discussione la loro stretta monetaria, considerando che l’aumento delle materie prime esercita naturalmente un effetto recessivo. La questione sarà molto più rilevante per la Bce che per la Fed, a causa del limitato impatto dell’escalation militare sull’economia americana, della sua autonomia energetica e delle minori ripercussioni sui prezzi di questo conflitto europeo.

Relativamente ai mercati finanziari, le conseguenze della crisi restano per il momento difficili da misurare. Tuttavia, bisogna tener presente che nei 19 eventi geopolitici che si sono verificati dal 1945 a oggi, nel 78% dei casi, i mercati sono tornati positivi dopo tre mesi, con un calo medio dal punto massimo al punto minimo di circa il 9%, corrispondente al crollo già osservato dall’inizio di febbraio. Fanno eccezione due casi: la guerra del Golfo nel 1990 e la guerra del Kippur nel 1973, con crolli rispettivamente dell’11% e del 15%.

Negli ultimi giorni, i mercati sono andati giù pesantemente e hanno cancellato i guadagni dell’ultimo anno, mentre gli indicatori tecnici suggeriscono che il sentiment degli investitori è sceso fortemente dalla flessione dei mercati di novembre e si sta avvicinando al livello di capitolazione. Anche se questa crisi sarà probabilmente di maggiore portata rispetto a quella causata dall’annessione della Crimea nel 2014, in un contesto in cui le preoccupazioni per l’inflazione sono centrali, la forte correzione dei mercati può comunque suggerire che gran parte delle perdite è ormai alle spalle. Ricordiamo inoltre che, a differenza delle crisi passate, la ricerca di protezione in questo momento di tensione, il cosiddetto fligh to quality, è meno orientata verso i titoli di Stato a causa dell’inversione di tendenza delle politiche monetarie, che diventerà inevitabilmente la principale fonte di dibattito una volta che la situazione si sarà calmata.

* Responsable de gestión Rothschild & Cie Gestion

Budget 200mila euro: quanti mq si possono acquistare in città, al mare e in montagna

Per chi si accinge ad acquistare una casa a Milano, Roma e Napoli, un budget da 200.000 euro permette soluzioni e quadrature piuttosto differenti. Nelle località turistiche la musica non cambia.

Con un budget di 200 mila euro per l’acquisto di un’abitazione, cosa si potrebbe acquistare agli attuali prezzi di mercato in città come Milano, Roma e Napoli e in alcune delle località turistiche più importanti alla luce del fatto che il Covid ha creato un interesse crescente per queste ultime? Questa è la domanda alla base dell’analisi dell’Ufficio Studi Tecnocasa, che prende in considerazione una tipologia di immobile di superficie variabile in base alla disponibilità, sia usato che nuovo.

A Milano, per esempio, i prezzi hanno messo a segno un importante recupero, e con 200 mila euro si possono acquistare in media 52 mq (usato), tre mq in meno rispetto a un anno fa, mentre in centro si possono acquistare 30 mq (sempre usato). Se si punta su una nuova costruzione, i mq scendono a 46. A Roma, invece, il mercato immobiliare è più accessibile e i prezzi sono decisamente più contenuti. Infatti, la Capitale nell’ultimo anno non ha vissuto la stessa crescita di Milano e con lo stesso budget si possono acquistare 70 mq di tipologia usata, ben 18 mq in più rispetto a Milano, e si possono portare a casa 59 mq di nuova costruzione. C’è poi chi ama le zone centrali della città eterna, ma in quel caso potrà al massimo aspirare ad un appartamento usato di 39 mq (9 in più rispetto a Milano).

A Napoli si guadagna qualche metro quadro in più. Nel capoluogo campano le metrature aumentano decisamente, e si portano a 85 mq per una tipologia usata e 12 mq in meno per una tipologia nuova. 

E se invece si decidesse di acquistare una casa in una località turistica, un’idea sempre più accarezzata da tanti alla luce della possibilità di svolgere il lavoro in remoto? In questo caso, l’ipotesi di Tecnocasa prevede una soluzione abitativa già ristrutturata o che comunque non necessiti di lavori aggiuntivi, tipologia preferita da chi compra al mare, montagna o lago. Per gli amanti della montagna potrebbe essere interessante sapere che a Bardonecchia, con un budget di 200.000 euro, potrebbero acquistare 62 mq, a Canazei arriverebbero a 41 mq mentre avrebbero più spazio a Roccaraso (80 mq) o a Cogne (71 mq). Per chi invece ama il mare, invece, a Riccione si potrebbero acquistare 56 mq di nuova costruzione, mentre nella più pregiata Costiera Amalfitana il budget consente l’acquisto di 42 mq (Amalfi) e quasi 10 mq in meno a Positano. Nelle isole, a Scopello (Sicilia) si potrebbero acquistare 73 mq e a Villasimius (Sardegna) 63 mq. 

Relativamente alle località di lago, decisamente più accessibile il lago di Garda: sia a Salò che a Peschiera si può ambire, mediamente, ad un immobile in buono stato di 80 mq, metratura destinata a scendere notevolmente se si vuole la vista lago o il fronte lago. Più costosa Torri del Benaco, dove occorre il budget di 200.000 euro costringe a mettere in conto una spesa maggiore per acquistare queste metrature, oppure ad accontentarsi di 45 mq di nuova costruzione.