I fondi speculativi, la Consob e il duo Angela Merkel-Christine Lagarde: tutti attori protagonisti, per spietatezza, cinismo politico o inadeguatezza al ruolo, di un copione già scritto nel fine settimana del 6-8 Marzo 2020 e impossibile da non prevedere.
Mentre si continua a parlare degli effetti della pandemia sulle popolazioni, le cause rimangono ancora misteriose attorno alla diffusione del Covid-19: dove è nato il virus, da quando esattamente è cominciato a circolare tra le persone, se ha origine naturale o in laboratorio, chi ha commesso l’errore (o l’orrore) di diffonderlo….sono tutte domande a cui si dovrà rispondere, prima o poi, e qualcuno dovrà pagare al mondo intero il dazio dei “danni di guerra” con cui faremo i conti ancora per diversi mesi.
Nel frattempo, occupandoci degli effetti del Covid-19 sul mondo della finanza e del risparmio, è già possibile elaborare un primo consuntivo, dopo un crollo generalizzato dei corsi che, in meno di un mese, va dal -40% del mercato azionario al -15% di quello obbligazionario.
Chi lavora da qualche decennio nel settore della consulenza finanziaria sa bene che quello che stiamo vivendo oggi non è certamente il primo shock di borsa a cui si assiste, però questo è diverso da tutti gli altri, perché diverse sono le rispettive cause scatenanti: fattori endogeni (interni) al sistema finanziario in tutti quelli precedenti , un fattore esogeno-esterno (bisognerà vedere quanto esogeno, finchè non si scoprirà esattamente l’origine, umana o naturale, del virus) in quello odierno.
E invece, cosa accomuna i crolli azionari dal 1987 fino a quello targato Coronavirus?
Diversi fattori: l’inadeguatezza – per alcuni si parla addirittura di negligenza – dei controllori, la complicità (quanto involontaria?) dei massimi esponenti politici internazionali di turno e, soprattutto, la presenza dei professionisti delle vendite allo scoperto (c.d. Hedge Fund), veri e propri “avvoltoi” pronti a banchettare sul cadavere del risparmio gestito e di intere economie. Infatti, oggi sappiamo che a Marzo 2020 il fondo speculativo Bridgewater (circa 150 miliardi di USD in gestione) ha scommesso, vendendo allo scoperto, 5,2 miliardi sul calo di sedici società quotate francesi, 4,8 miliardi contro diverse aziende tedesche, 1,7 miliardi contro cinque società olandesi e circa 2 miliardi su cinque società spagnole e tre italiane. Si parla, quindi, di una massa di 13,7 miliardi di vendite allo scoperto che avrebbero fruttato al Bridgewater Fund una plusvalenza di circa 25 miliardi (e 5 miliardi di commissioni di performance) in poco più di una settimana, arricchendo i suoi partecipanti e fondatori che – giova dirlo – erano già ricchissimi.
Peraltro, già all’inizio del 2018 Bridgewater aveva venduto allo scoperto, solo in Italia, su azioni come Eni, Enel, Intesa Sanpalo, Unicredit per un totale di 2,6 miliardi di euro, contribuendo non poco al -17% di perdita annuale del listino italiano. Prima del 2018 e di oggi, però, la storia recente ci ha “regalato altri episodi in cui le vendite allo scoperto hanno fatto danni grandissimi ai mercati finanziari ed alle economie. Vediamone alcune, tra le più recenti.
1)Il 19 ottobre 1987 crolla Wall Street, con l’indice Dow Jones che perde il 22,6% in un solo giorno trascinando con sé altre borse di tutto il mondo. Si tratta del primo crollo dell’era informatica e, in quanto a “violenza” dello strappo è stato anche peggiore di quello di oggi.
2) Nell’agosto 1998 il rublo perde il 60 per cento del suo valore in 11 giorni (-17,13% in un solo giorno), mentre negli USA l’hedge fund Long Term Capital Management (LTCM) viene salvato dalla Federal Reserve statunitense dopo aver subito perdite rilevanti su investimenti altamente speculativi.
3) Nelle prime due settimane di Aprile del 2000, scoppia la bolla di Internet, e l’indice del Nasdaq cala del 39,3% nel corso dell’anno, portando con sé al ribasso tutti i titoli legati alla internet economy.
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4) A causa della crisi dei cosiddetti “subprime” statunitensi ( titoli finanziari garantiti da ipoteche ad alto rischio), i principali mercati azionari perdono dal 30 al 50% del loro valore.
5) In seguito al declassamento del debito statunitense (5 agosto 2011), i mercati finanziari vanno nel panico e le borse mondiali vedono la loro settimana peggiore dalla crisi del 2008, dominate dalla paura di un nuovo crollo e, soprattutto, dalle voci di un peggioramento della situazione del debito nell’eurozona e dell’Italia.
In tutti questi episodi – solo quelli più conosciuti e di ampio raggio – i fondi speculativi hanno fatto la fortuna dei loro sottoscrittori e fondatori, grazie alle vendite allo scoperto rese possibili da un controllo quasi inesistente fino al 2011. Il problema dei “controllori” si è ripetuto, in tutta evidenza, anche nel caso del Covid-19, in occasione del quale le vendite allo scoperto, già al lavoro fin dalla fine di Febbraio 2020 e colpevolmente ignorate dagli organismi di controllo, hanno fatto da padrone causando perdite fortissime in pochi giorni, costringendo i gestori dei fondi a vendere qualunque cosa fosse immediatamente monetizzabile per costituire liquidità e far fronte alle richieste di riscatto dei risparmiatori in preda al panico, ai quali la Consob oggi dovrebbe porgere le proprie scuse.

Sembrano eventi lontani nel tempo, ma ciò di cui parliamo è successo appena 20 giorni fa; e per tracciare una linea interpretativa, è sufficiente ricordare come, dopo tre giorni (6, 7 e 8 Marzo) di notizie allarmanti sulla diffusione del Coronavirus, l’irruzione dei fondi speculativi era ampiamente prevedibile, e avrebbe reso necessario, da parte della Consob, adottare già nella serata del 9 Marzo, subito dopo il -10,30% realizzato dal listino italiano, a vietare temporaneamente le vendite allo scoperto almeno fino al successivo venerdì. Invece, il Controllore prima dorme, poi tentenna fino al 12 Marzo e, dopo quasi trenta punti di ribasso (tra cui quel -16,92% che molti ricorderanno in futuro), si dà una prima svegliata e vieta le vendite allo scoperto per la sola giornata del 13 Marzo, replicando anche il successivo 16 Marzo. Ma la speculazione non fa cenno di arretrare, e così, finalmente, si arriva a quel 17 Marzo, allorquando la Consob realizza in un colpo solo una serie di “prime volte” che, al pari della sua indecisione costata quaranta punti percentuali di perdita, rimarrà nella storia. Infatti, per la prima volta il divieto ha una durata così lunga (tre mesi), per la prima volta il divieto vale per tutte le azioni negoziate sul mercato regolamentato italiano e, ancora, per la prima volta tutto ciò avviene solo dopo che l’ESMA (la “Consob europea”) ha dovuto agire di sua iniziativa per dare la sveglia ai controllori italiani. Infatti, mentre la Consob tentennava, l’ESMA scendeva in campo esercitando i poteri previsti dal regolamento europeo del 2012 sullo short selling. Fino a quel momento, tutti i provvedimenti in questa materia erano stati adottati su iniziativa delle singole autorità nazionali di vigilanza.
In definitiva, quanto è costato ai risparmiatori l’incredibile indecisione della Consob? La risposta, probabilmente, è ancora da scrivere, ed il consuntivo potrà essere definito solo tra qualche mese, quando i mercati sapranno intravedere con chiarezza gli scenari economici futuri e, anticipando gli eventi, ricostruiranno gradualmente il valore perduto. I fondi speculativi e la Consob, però, in quanto a responsabilità sono in buona compagnia; infatti, il mondo – e i risparmiatori italiani, in particolare – hanno già potuto constatare come Angela Merkel e Christine Lagarde, arrivate da “avversarie” (per via del forte disaccordo sulle misure economiche da adottare in UE per affrontare una possibile recessione) all’appuntamento con l’emergenza Covid-19, si sono poi rinsaldate nei loro discutibili intenti contro la nostra economia e rivelate attrici protagoniste della peggiore politica internazionale, perfette interpreti di una storia già scritta nel fine settimana del 6-8 Marzo 2020 e, per questo, ancora tutta da chiarire.



In tale scenario, infatti, assistiamo insofferenti ad una spietata speculazione da parte di traders senza scrupoli che proprio in funzione della instabilità e volatilità dei mercati intervengono pesantemente creando panico e incertezza ai poveri risparmiatori, vittime sacrificali di tale sistema. Essi adottano, come astuti avvoltoi, la vendita allo scoperto (o short selling), che consente di vendere un bene che non si possiede realmente, nella speranza che il prezzo scenda, così da riacquistarlo in futuro a un prezzo più basso e ottenere così “sostanziosi” profitti. In questa logica le istituzioni di controllo dei mercati borsistici a volte intervengono in ritardo – o addirittura non intervengono come nel caso della UE – amplificando le perdite e sviluppando un clima di incertezza e di paura. I ribassi registrati dalle Borse nelle ultime settimane, pertanto, dimostrano che si è sotto il dominio incontrastato di questi speculatori che operano a leva. Ad esempio, il re degli hedge fund, Ray Dalio, con la sua Bridgewater Associates sta scommettendo contro le Borse europee con una forza d’urto pari a 10 miliardi di dollari.
(*) Nella foto: Manlio Marucci, presidente Federpromm (Uiltucs)
Eppure, secondo gli esperti, tutto indica che si tratti, appunto, di una parentesi, e cioè di una c.d. recessione tecnica che durerà due trimestri consecutivi di PIL con il segno meno davanti, più corta negli USA e più lunga (grazie alla BCE targata Lagarde) in Europa. Tecnicamente, la settimana scorsa l’indice S&P 500 è passato con grande velocità dallo status di semplice correzione di mercato “toro” a quello di scenario “orso”, e cioè a meno venti punti percentuali dai massimi di periodo. Ma bisogna fare attenzione: passare dal mercato “toro” all’orso per qualche punto non basta per dichiarare un’inversione di un trend di lungo periodo. Infatti, la fase attuale non ha niente a che vedere con la grande crisi del 2008 (con il crac di Lehman Brothers), che rischiava di distruggere il sistema alla radice; quella crisi non arrivò in una manciata di settimane, ma ci mise un anno prima di minacciare la solidità delle grandi banche e istituzioni americane, chiedendo l’intervento coraggioso del Tesoro USA e della Fed. Anche allora, come oggi, esse misero sul piatto migliaia di miliardi di dollari, riuscendo a far riprendere anche un’Europa attonita e, come oggi, dominata da personaggi piuttosto inclini a far prevalere l’interesse di Germania e Francia.
Tecnicamente, la recessione che si prospetta oggi è generata dalla contemporanea caduta della domanda e dell’offerta. Per quanto riguarda la prima, il consumo di beni e servizi sta subendo una forte contrazione in molti settori, mentre la seconda appare inevitabilmente legata al rallentamento dell’attività economica globale e alle interruzioni nelle catene dei rifornimenti di materie prime e semilavorati. Per un po’ di tempo non dovrebbero esserci problemi di approvvigionamento (tranne che per i prodotti strettamente collegati all’emergenza sanitaria) e si potrà andare avanti con le scorte di magazzino, ma se non si assicura adesso un piano di continuità produttiva e distributiva è difficile non ipotizzare un blocco dei mercati globali.
Perché tanta attesa, visti i disastrosi risultati del mercato, ampiamente scontati, attesi già da sabato 8 Marzo? Nella delibera con la quale, nella tarda serata di ieri, la Consob ha deciso di sospendere le vendite allo scoperto su 85 titoli quotati sul Mta (mercato telematico italiano), si chiarisce che il divieto è stato deciso ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento europeo 236/2012, per l’intera giornata di negoziazione del 13 marzo 2020. L’articolo in questione prevede restrizioni alle contrattazioni se “….la negoziazione ha subito una diminuzione significativa durante un solo giorno di negoziazione rispetto al prezzo di chiusura in tale sede del giorno di negoziazione precedente”, ed in questo caso “…l’autorità competente dello Stato membro di origine per tale sede verifica se sia opportuno vietare o porre delle restrizioni a persone fisiche o giuridiche per quanto riguarda l’avvio di vendite allo scoperto dello strumento finanziario in tale sede di negoziazione o altrimenti porre delle restrizioni alle operazioni su detto strumento finanziario in tale sede di negoziazione allo scopo di impedire una diminuzione disordinata del prezzo di detto strumento finanziario”. Inoltre, nella nota diffusa nella serata del 12 marzo dall’Autorità, si spiega che la soglia indicata dal regolamento è quella di una flessione superiore al 10 per cento.
Pertanto, la pandemia del Covid-19 ci sta dando almeno tre insegnamenti: il primo è che gli italiani stanno già superando, con il buon senso e grande spirito di adattamento, gli effetti delle misure dettate dall’emergenza; il secondo è che dovranno farcela senza l’aiuto dell’Europa, e con l’ossequioso ministro Gualtieri (che esprime parole di ringraziamento per la Lagarde) al timone del ministero delle Finanze; il terzo, che è un corollario del secondo, è che l’Europa non esiste più nemmeno in quel che rimaneva nell’immaginario collettivo, e che la voglia di imitare il Regno Unito sarà sempre più forte.
Di conseguenza, alcune banche centrali hanno tagliato i tassi di interesse a un ritmo visto l’ultima volta nella crisi finanziaria del 2007-09. Il 3 marzo la Federal Reserve ha abbassato il suo tasso ufficiale di 0,5 punti percentuali, due settimane prima della riunione programmata di politica monetaria. Anche le banche centrali in Australia, Canada e Indonesia hanno seguito l’esempio, e a breve vedremo medesima reazione da parte della Banca centrale europea e della Banca d’Inghilterra.
Un modo in cui il virus danneggia l’economia è interrompendo l’offerta di lavoro, beni e servizi.: le persone si ammalano, le scuole chiudono, costringendo i genitori a rimanere a casa. Le quarantene potrebbero forzare la chiusura completa dei luoghi di lavoro. Ciò è accompagnato da notevoli effetti della domanda. Alcuni sono inevitabili: i malati o i soggetti in quarantena escono di meno e acquistano meno beni. Anche le misure di sanità pubblica limitano l’attività economica. Mettere più soldi nelle mani dei consumatori farà poco per compensare questa resistenza. La piena attività, pertanto, riprenderà solo una volta che l’epidemia avrà finito la sua corsa.
Molti lavoratori, quindi, rischiano di perdere i loro redditi e il loro lavoro, mentre devono ancora rimborsare i mutui e acquistare beni essenziali. In Cina, che è un mese avanti rispetto al resto del mondo in termini di contagio, un sondaggio tra i responsabili degli acquisti ha rivelato che la produzione manifatturiera a febbraio è scesa ai livelli più bassi dal 2004, ed oggi sembra probabile che il PIL si contrarrà nel primo trimestre per la prima volta dalla morte di Mao Zedong nel 1976. Goldman Sachs ritiene che il PIL globale annuo si ridurrà del 2,5% nel primo trimestre, ma il crollo si interromperà una volta che il virus smetterà di diffondersi, e la velocità e le dimensioni del rimbalzo economico dipenderanno anche dalle condizioni in cui si troveranno i paesi a quella data.
Qual è la probabilità di una recessione? Le prospettive economiche sono incerte ma, in questa fase, continuiamo a ritenere improbabile una recessione economica negli Stati Uniti o a livello globale. A gennaio l’attività economica evidenziava una tendenza al miglioramento, e crediamo che, in uno scenario in cui l’impatto dell’epidemia di coronavirus si limiti sostanzialmente al primo semestre dell’anno, la crescita potrebbe continuare a mostrare una buona tenuta. Tuttavia, bisogna rivedere al ribasso le previsioni di crescita dell’economia cinese per il 2020 (dal 5,8% al 5,2%), ma la risposta sul piano politico e i segnali di stabilizzazione dell’attività dovrebbero limitare ulteriori rallentamenti. Per quanto riguarda i mercati, la strategia più adeguata sembra essere quella di mantenere le posizioni investite, rimanendo focalizzati sull’asset allocation strategica e prestando attenzione alla gestione del rischio, poiché gli episodi di volatilità potrebbero proseguire.
propri risparmi potrebbero perdere qualcosa per via degli effetti del Coronavirus sull’economia mondiale; ebbene, nessuno potrà negare che, a tutti costoro, si sta rispondendo più o meno allo stesso modo: “…state tranquilli, ci sarà qualche giornata negativa, ma i vostri risparmi sono al sicuro.…”.
Questo lo scenario che, al contrario delle grottesche battute sulla sicurezza dei propri risparmi (fino a qualche anno fa lo si diceva anche per le case, il cui valore “era destinato a crescere sempre”), raccomanda innanzitutto una corretta informazione agli investitori, nervi saldi e, per chi è molto liquido, l’opportunità di entrare gradualmente in un mercato “a sconto”, soprattutto quando il c.d. panic selling sarà finito.
saldo di cassa della holding è cresciuto fino a raggiungere i 128,2 miliardi di USD, in aumento rispetto ai 122,4 miliardi del trimestre precedente e, soprattutto, rispetto ai 23 miliardi del 2010, portando gli analisti a chiedersi perché la società non stia spendendo.
al ritmo attuale, cioè lento e con basse quantità, e che si stia preferendo attuare una politica di più alto dividendo per gli azionisti, per nulla “sgomenti” per le circostanze.








