Giugno 7, 2026
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Lemanik: il sell-off nella new economy cinese crea opportunità

Secondo Marcel Zimmermann, i titoli Asean restano attrattivi e a livello settoriale c’è interesse per tecnologia e materie prime. Si intravedono il rischio della fine della politica monetaria espansiva e un ulteriore deterioramento della relazione tra Usa-Eu verso la Cina.

“Le società private generano il 60% del Pil cinese e il governo sa che gli interventi diretti potrebbero ridurre la crescita in una fase di fragilità. Riteniamo che il sell-off in corso possa offrire delle opportunità e intendiamo lentamente ricominciare ad aumentare il peso della Cina nel portafoglio, attualmente al 12% e quindi al di sotto del livello del benchmark, tramite investimenti in titoli della nuova economia”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity.

L’Asia continua a essere la regione più importante a livello di crescita anche se il trend appare in rallentamento. Sia l’indice Cinese Caixin Purchasing Manager Manufacturing (PMI) che il PMI dei servizi sono scesi sotto la soglia di 50 – e dunque in territorio di contrazione – nel mese di agosto. I casi di Covid in Giappone sono aumentati drammaticamente durante le Olimpiadi di Tokyo ma grazie alla vaccinazione il tasso di mortalità rimane molto più basso rispetto a gennaio. Vediamo principalmente due rischi per i mercati azionari: la fine della politica monetaria espansiva e un ulteriore deterioramento della relazione tra Usa-Eu verso la Cina. Un aumento dei tassi d’interesse sarà comunque graduale e compensato da un’accelerazione economica. Al contrario, un aumento delle tensioni geopolitiche potrebbe indebolire il sentiment positivo verso la regione.

Il giro di vite del governo cinese sulle grandi società dei settori della tecnologia, del gaming, dell’e-commerce e della didattica ha cancellato un trilione di dollari di capitalizzazione e ha lasciato gli investitori nell’incertezza circa la direzione futura. Questa è un’opportunità per accumulare aziende cinesi con un interessante potenziale a lungo termine. La protezione dei dati personali e l’atteggiamento monopolistico dei giganti della new economy sono discussi anche in Europa e negli Stati Uniti.

“Il fondo nell’ultimo periodo ha beneficiato della bassa esposizione sulla Cina e di una posizione del 45% sul Giappone”, sottolinea Zimmermann. “Abbiamo ridotto di qualche percentuale la nostra ponderazione in Giappone a favore della Cina mentre restiamo sovrappesati sull’area Asean, che trae profitto dell’accordo RCEP, firmato nel novembre 2020. La diversificazione delle supply chain fuori della Cina, spinta dagli Usa e anche dal Giappone, è un altro fattore positivo per questi paesi. A livello settoriale restiamo sovrappesati sugli industriali e i metalli industriali che continueranno a beneficiare degli investimenti sostenibili (auto elettriche, turbine eoliche, ecc) e degli importanti programmi infrastrutturali lanciati dai diversi paesi per sostenere la crescita”.

Scenario di forte ripresa economica, con l’incognita della variante Delta

Secondo Mario Cribari, per l’inflazione si sta aprendo una nuova era dopo il periodo deflazionista del 1997 – 2018. L’elevato peso dei titoli FANG nell’indice S&P 500 costituisce una sorta di “freno di emergenza” a un potenziale peggioramento dello scenario economico.

“Nonostante la gravità legata alla variante Delta e delle future possibili varianti, riteniamo probabile uno scenario di forte ripresa economica. L’elevato tasso vaccinale, l’auspicata estensione globale del green pass, una maggiore sensibilità politica nel voler evitare i lockdown, una maggiore resilienza economica, elevate riserve di risparmio e una robusta crescita del Capex (flussi di cassa in uscita per investimenti) depongono a favore di questa ipotesi. L’inflazione non sarà tuttavia temporanea e a un certo punto, ma sicuramente in ritardo, le banche centrali occidentali dovranno prenderne atto mentre poche altre avranno agito in maniera preventiva e lungimirante”. È l’analisi di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

Il picco raggiunto da alcuni dati macro, la forte riduzione dei tassi di interesse e la martellante attenzione mediatica riservata alla variante Delta sembrano far temere un imminente nuovo rallentamento economico. I fatti però delineano chiaramente, almeno per ora, una prima fase di boom economico, che non si vedeva da decenni, seguita da una fase più moderata ma pur sempre superiore al “new normal” post 2008. Da decenni non si vedevano interventi fiscali così massicci, sia improduttivi di breve termine che produttivi di lungo termine. E per una volta l’Europa si è dimostrata unita e lungimirante con il suo Recovery plan. Negli Usa invece sono stati facilmente approvati gli “helicopter money” e le varie sovvenzioni che stanno distorcendo il mercato del lavoro mentre sul resto si continua a negoziare.

Nel frattempo l’economia Usa cresce comunque a ritmi compresi tra il 6% – 8% reale. Le imprese, dopo lo spavento del 2020 e i colli di bottiglia nella produzione, stanno tornando a ricostituire scorte e a investire in capacità, spesso rilocalizzando parte della produzione dall’estero, per evitare rischi futuri e aggirare possibili tariffe. La crescita economica riguarda gran parte dei paesi, non solamente gli Usa. In Europa ci si attendono ritmi di crescita molto simili, per non parlare della Cina che dopo l’eccezionale 2020 è attesa in crescita del 6.5%. Solo un nuovo grave shock pandemico potrebbe invertire la tendenza. “Continuiamo a ritenere che per l’inflazione si stia aprendo una nuova era dopo il periodo deflazionista del 1997 – 2018”, sottolinea Cribari. “L’inflazione non sarà temporanea anche se ci vorrà ancora qualche mese di evidenza per convincere il mercato che ancora si affida alla presunta, ma sempre smentita, onniscienza dei banchieri centrali”.

Mentre qualche banca centrale comincia a correre ai ripari con politiche più ortodosse, la Fed e la Bce per motivi simili nicchiano. La prima deve poter permettere allo stato americano di finanziarsi a basso costo comprando essa stessa una buona parte di nuovo debito, mentre la Bce ha impellenza assoluta di continuare a finanziare i faraonici debiti periferici mantenendo stretti gli spread. Intanto la Cina, che già aveva scelto di intervenire meno espansivamente nel 2020, si è addirittura imbarcata in politiche di controllo restrittive a 360 gradi che hanno causato un moderato rallentamento economico e una decisa sottoperformance borsistica. In questo momento le autorità cinesi sono impegnate in un difficilissimo equilibrismo per conciliare una crescita decente con la sua sostenibilità futura.  Ha intanto suscitato molto scalpore la notizia degli interventi alla “cinese” da parte del governo sulle società di tutoring scolastico. La Cina vuole ammonire le società che si quotano solo sul Nasdaq e non a Hong Kong e incentivare quelle società tecnologiche che effettivamente creano un valore aggiunto di know how reale al paese.  Con tali misure, apparentemente estreme, Pechino si sta realmente attrezzando per diventare la prima potenza mondiale. È paradossale che per batterla occorra prenderne spunto, piuttosto che fare l’esatto contrario, esattamente quello che gli Usa non ammetteranno mai.

“A livello di scelte di investimento, restiamo convinti che vista l’elevata dispersione dei rendimenti e le continue rotazioni settoriali il bottom up possa rivelarsi la chiave del successo. A livello aggregato continuiamo a ritenere che il risk/reward non sia favorevole e una correzione compresa tra 5-15% sia possibile”, conclude Cribari. “Al momento ci sentiamo di escludere per ora scenari peggiori viste le caratteristiche, considerate difensive, dell’S&P 500 il quale resta l’indice di riferimento globale. L’elevato peso dei titoli FANG – acronimo delle iniziali di Facebook, Amazon, Netflix e Google (FAANG se vi si aggiunge anche Apple – costituisce una sorta di “freno di emergenza” implicito. L’altro lato della medaglia però non ci fa prevedere grosso potenziale a causa delle loro valutazioni elevate. Ecco perché occorre favorire, moderatamente, alcuni ciclici che sono tornati interessanti.  A livello geografico consigliamo di riaccumulare i mercati emergenti, Cina in particolare, mentre restiamo negativi sulle obbligazioni, soprattutto sui governativi occidentali. Infine consigliamo di diversificare su materie prime, infrastrutture, minerari, energetici, motivo per il quale una percentuale minima di dollari è giustificata”.

Variante Delta sotto controllo, equity europeo sugli scudi. Italia compresa

Secondo Andrea Scauri di Lemanik, dopo il forte rally dei mercati azionari dall’inizio dell’anno, l’outlook indica qualche incertezza nel breve termine, che però sarà solo temporanea. Danieli, Atlantia e Vivoryon le posizioni più interessanti in portafoglio.

“Nel breve termine ci potrà essere un pò di consolidamento dopo la forte performance dell’anno, prima di una nuova accelerazione guidata da titoli e settori che beneficiano del reflation trade, cioè maggiore crescita combinata con un’inflazione strutturalmente più alta. La nostra visione dei mercati azionari, in particolare dell’Europa, rimane quindi costruttiva”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik European Special Situations, che investe sulle aziende con le migliori opportunità di crescita in Europa con un obiettivo di ritorno assoluto. Il fondo ha registrato una performance positiva del +27% da inizio anno, sovraperformando di circa il 12% il benchmark Eurostoxx (+15%).

L’indice PMI composito statunitense si è attestato a 63,9 in giugno, in calo rispetto al 68,7 di maggio, ma mostrando ancora un tasso di crescita storicamente elevato in termini di produzione del settore privato. Un rallentamento dell’attività è stato registrato sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi, con i produttori ostacolati da significativi ritardi nelle consegne dei fornitori e difficoltà nell’assunzione di personale. Questi dati suggeriscono che la forte accelerazione dello slancio economico globale dai minimi del secondo trimestre 2020 potrebbe essere giunta al termine.  La performance dell’economia statunitense è destinata a rimanere robusta, sostenuta dalle riaperture, dalla forte crescita dei consumi e dai piani di stimolo del governo e stiamo assistendo solo a un rallentamento della crescita. L’accelerazione della crescita in Europa deve ancora iniziare e godrà di un sostegno continuo da parte della Bce.

“Dopo il forte rally dei mercati azionari dall’inizio dell’anno, l’outlook indica qualche incertezza nel breve termine”, sottolinea Scauri. “Le ragioni sono le seguenti: le decisioni di ritardare l’allentamento delle restrizioni a causa della diffusione della variante Delta; i timori di una fine affrettata delle politiche monetarie/fiscali favorevoli e di dichiarazioni meno accomodanti da parte delle banche; i timori di un rallentamento della crescita globale nel breve termine a causa dei vincoli sul lato dell’offerta e dell’aumento dei prezzi. A nostro avviso, si tratta comunque di fattori temporanei”.

Con due dosi di vaccino, la variante Delta rimane sotto controllo e i vaccini si stanno dimostrando efficaci. I tassi reali potrebbero salire ma solo in misura limitata nei prossimi 12-24 mesi, dal momento che le banche centrali devono tenere sotto controllo i tassi di interesse. Infine l’Europa, anche grazie alla Next Generation Eu, ha ancora molto spazio di crescita nei prossimi mesi. L’attrattiva dell’Italia per gli investitori sta crescendo grazie al suo profilo di rischio drasticamente migliorato, e perché è tra i principali beneficiari dei fondi Ue Next Generation (in Italia ribattezzato come PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza), che potrebbero portare nuovi capitali verso l’Italia e l’Europa, per monetizzare il debito e, se necessario, utilizzare altre misure di politica monetaria a disposizione.

“Questo è il motivo del nostro posizionamento importante sul mercato italiano attraverso temi di investimento molto specifici”, conclude Scauri. “È il caso di Danieli, che combina crescita, multipli economici e tendenze a lungo termine legate alla decarbonizzazione dell’industria dell’acciaio. Abbiamo poi costruito una nuova posizione su Atlantia, mentre fra le posizioni core segnaliamo l’ottima performance di Vivoryon, a seguito dell’annuncio di una partnership di commercializzazione e distribuzione del prodotto in via di sviluppo su Alzheimer con uno dei principali player cinesi”.

Stime di crescita UE incoraggianti. Il mondo sostiene la ripresa, occhio al comparto obbligazionario

Nonostante le incognite legate all’evoluzione della pandemia e all’efficacia delle misure di sostegno all’economia, la ripresa è trainata dagli investimenti. Il miglioramento economico globale porterà la fine delle politiche monetarie accomodanti ed un aumento dei rendimenti delle obbligazioni, destinate così a rendere il comparto obbligazionario scarsamente conveniente.

Il quadro generale di ripresa delle economie mondiali rimane ancora strettamente legato al miglioramento del quadro sanitario globale e, localmente, al sostegno proveniente dalla politica monetaria e dalle politiche di bilancio dei singoli stati. In Europa, poi, la crescita – Il consensus prevede un crescita del 4,3% nel 2021- sarà fortemente dipendente dal modo in cui i paesi aderenti all’UE riusciranno a spendere al meglio le risorse derivanti dai fondi europei del Recovery Plan.

In Italia, queste risorse rientrano nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sul quale da tempo sono puntati i riflettori per via dei dubbi – assolutamente fondati, in considerazione del livello di responsabilità politica della nostra classe dirigente – mitigati dal ruolo di garanzia di Mario Draghi, che nel passaggio da “tecnico” a “politico” pare non abbia perso il patrimonio di credibilità acquisito negli anni scorsi. Nel frattempo, la BCE lascia intatti i tassi d’interesse, con il tasso principale che rimane a zero ed il tasso sui depositi a -0,50% (quello sui prestiti marginali a 0,25%). Gli acquisti netti di titoli per immettere liquidità nel sistema continueranno ad un elevato, e le stime di crescita per l’Eurozona nel 2021 e 2022 sono riviste al rialzo (+4,6% e +4,7%, +2,1% nel 2023).

L’inflazione, che negli ultimi mesi ha causato dolori in USA (con il prezzo dei treasury a picco), sarà dell’1,9% nel 2021, dell’1,5% nel 2022 e dell’1,4% nel 2023. Sul tema, la presidente Lagarde ha affermato che l’inflazione sta risalendo principalmente a causa di fattori temporanei, e che in questo momento “una stretta sarebbe prematura e creerebbe dei rischi”. In pratica, se nel primo trimestre l’economia europea ha beneficiato della riapertura dell’economia mondiale, grazie al programma di vaccinazione ed alla spesa pubblica, nel secondo trimestre la ripresa economica globale si svilupperà più lentamente, ed accelererà nella seconda metà dell’anno, creando frizioni inflazionistiche di fronte alle quali, però, le banche centrali manterranno posizioni attendiste, favorendo così i mercati emergenti oggi al traino di Cina e India.

Naturalmente, il miglioramento economico globale porterà ineluttabilmente – e gradualmente, senza scossoni – la fine delle politiche monetarie accomodanti, e le aspettative di questa circostanza porteranno ad un aumento dei rendimenti delle obbligazioni e ad una diminuzione dei loro prezzi, destinati così a rendere il comparto obbligazionario piuttosto rischioso per qualunque portafoglio che non contenga soluzioni flessibili e covered bond.

“I dati relativi all’andamento dell’economia nell’Eurozona sono incoraggianti, e spingono ad un cauto ottimismo. La BCE ha infatti alzato le stime di crescita per il 2021″, ha dichiarato Moreno Zani (nella foto), Presidente di Tendercapital. “Positiva la rassicurazione della Presidente Lagarde in merito al mantenimento del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) a sostegno delle politiche di bilancio. Occorrerà, peraltro, monitorare con attenzione il tasso di inflazione core alla luce del lieve rialzo che ha portato la BCE a rivedere le proiezioni, pur rimanendo ben al di sotto del target del 2%. Preoccupa maggiormente il balzo dell’inflazione negli Stati Uniti, salita al +0,6% nel mese di maggio con una previsione per il 2021 pari al +5%”. E’ realistico – secondo Zani – ipotizzare che si tratti, almeno in Europa, di un fattore temporaneo legato alle manovre espansive, alla rapida ripartenza dell’economia ed ai prezzi delle materie prime. In tale contesto è ragionevole immaginare che il ritorno alla normalità della politica monetaria sarà graduale. “La previsione di uno strumento innovativo come il Next Generation EU – conclude Zani – è fondamentale purchè i Paesi membri utilizzino tali risorse in maniera virtuosa”.

Oltreoceano, l’economia americana crescerà almeno del 5% nel 2021, ma queste previsioni sono destinate ad essere ritoccate al rialzo per via degli effetti del pacchetto fiscale da 1,9 trilioni di dollari già approvato, e di quelli futuri di un altro pacchetto da 3 trilioni in fase di studio. Ciò aumenta i timori che un aumento strutturale dell’inflazione (al momento negato dal governo, ma non sappiamo fino a quando) costringa la Federal Reserve a reagire. Di certo, questo dibattito sulla FED-attendista-fino-a-quando sta già dominando la scena da alcune settimane, animando i mercati e mettendo pressione alla curva dei rendimenti dei Treasury.

In Cina la crescita dovrebbe tendere all’8%, ma il paese sembra attraversare una fase di debolezza nonostante la politica fiscale ancora accomodante. I consumi, infatti, sono in fase di stagnazione dopo una corsa lunga alcuni anni, ma la domanda è prevista in aumento, e questo rende solide le esportazioni, in particolare quelle di semiconduttori. Permane il rischio-bolla nel mercato immobiliare, e la banca centrale sembra indirizzata ad aumentare i tassi di interesse di soli 20 punti base, ma il governo continuerà a perseguire un programma di prudente riduzione dei rischi nei settori immobiliare e finanziario, concentrandosi sulla “crescita di qualità” e ponendo quindi maggiore attenzione sulla tecnologia, sull’ambiente e sui consumi interni.

Mercato delle locazioni in italia ed Europa. 2021 a tinte fosche, 2022 probabile anno della ripresa

Anche in questo primo quadrimestre del 2021 si assiste ad una forte contrazione dei contratti stipulati per motivo di studio e lavoro. Avanzano i contratti transitori e a canone concordato. A Madrid, Berlino e Dublino quotazioni in risalita.

Nonostante i proclami di scampato pericolo e le previsioni di (quasi) azzeramento dei contagi a partire da Agosto, il Covid continua a far sentire i suoi effetti sul mercato immobiliare, e soprattutto su quello delle locazioni nella grandi città. Infatti, il ricorso alla didattica a distanza e allo smart working ha “bloccato” nelle località di origine tanti studenti e lavoratori fuori sede, determinando una flessione sensibile della domanda che, in quanto a ripresa, rimane condizionata al fisiologico aumento previsto per i mesi estivi nelle località di vacanza. L’afflusso dei turisti, però, si prevede inferiore a quello che si verificherebbe con un auspicato ritorno alla normalità, che si pensa possa essere raggiungibile, soprattutto per le grandi città di interesse turistico, solo nell’estate 2022.

La contrazione dei canoni di locazione nelle grandi città è stata ancora pronunciata per monolocali, bilocali e trilocali. Spicca la città di Milano, dove nel corso del 2020 i canoni di locazione avevano perso più che altrove – -6,2% i monolocali, -6,8% i bilocali e -6,5% i trilocali, secondo Tecnocasa – e adesso sembrano essere lentamente indirizzati verso una lenta stabilizzazione. Infatti, nel 2021 i prezzi degli appartamenti a Milano si sono abbassati solo del 3,8% (1,145 euro affitto mensile medio) rispetto al primo trimestre 2020, a Roma del 5,9% (1.060 euro) e a Firenze del 5,4% (936 euro). Le stanze singole a Torino, invece, continuano il trend al ribasso e offrono prezzi più bassi dell’11,5% rispetto allo stesso trimestre del 2020.

Non si sa quando i prezzi raggiungeranno i valori pre-pandemia, ma i valori del primo trimestre 2021 rispetto al quarto trimestre 2020 fanno intravedere una timida ripresa che fa ben sperare per il futuro. Su tutto, però, incideranno i profondi cambiamenti dettati dalla pandemia sull’intero settore immobiliare, per cui è lecito non usare eccessiva sicurezza ed imparare a ragionare in termini di “nuovo mercato delle abitazioni”, poiché quello “vecchio” (abitazioni ampie e offerta pari o inferiore alla domanda) rimarrà un lontano ricordo.

Nei capoluoghi di provincia il fenomeno si è avvertito meno, e i valori degli affitti sono in leggero aumento per i monolocali e i bilocali; in queste aree, la domanda è sostenuta e l’offerta, talvolta, non è sufficiente. E’ confermata, inoltre, la contrazione di contratti stipulati per motivo di studio e lavoro, mentre sono in aumento coloro che hanno scelto volutamente o per necessità l’affitto.

Relativamente alle tendenze generali, la maggiore offerta ha portato numerosi inquilini a migliorare l’immobile in cui vivono, mentre dal lato dei proprietari è cresciuta la percentuale di quanti preferiscono stipulare dei contratti a canone concordato e transitorio. Infatti, i dati sui contratti stipulati nella seconda parte del 2020 segnalano una contrazione di quelli a canone libero (in un anno da 49% a 47,1%), ed un aumento del concordato (da 30% a 31,2%) e del contratto transitorio, che passa da 21,1% a 21,8%. Questo dato, molto interessante, evidenzia una delle conseguenze della pandemia: tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico, hanno deciso di collocarlo sul settore residenziale optando per questa tipologia di contratto, al fine di non vincolare l’immobile per troppo tempo e per ritornare agilmente allo short rent in caso di un’inversione di trend dei flussi turistici. Il contratto a canone concordato, visti i canoni calmierati, potrebbe rivelarsi una buona soluzione per inquilini timorosi degli effetti del lockdown, e i proprietari ne apprezzano sempre i vantaggi fiscali.

AUMENTA L’AFFITTO COME SCELTA ABITATIVA – Anche nel 2021 si conferma la tendenza che si era manifestata nel secondo semestre del 2020, quando il 70,9% di coloro che erano in cerca di abitazione aveva scelto l’affitto come scelta abitativa, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale era del 64,7%. In questa categoria rientrano coloro che non riescono ad acquistare, oppure chi preferisce scegliere l’affitto nonostante le buone condizioni finanziarie.

EUROPA – Riguardo la locazione di stanze private, si continua ad assistere ad un importante calo dei prezzi degli affitti rispetto al primo trimestre del 2020, tanto che ben tre città italiane sono presenti nella top 5 delle città europee in cui gli affitti per stanze singole hanno subito nel 2021 una riduzione maggiore: Milano è al primo posto, seguita da Madrid, Torino, Roma e Valencia. Rispetto al primo trimestre del 2020, Milano vede nel 2021 i prezzi medi per una stanza singola abbassarsi a 561€ (-13,7%), Torino a 386€ (-13,3%), Roma a 525€ (-13,2%) e Firenze a 431€ (-6,4%).

Al contrario, dopo essere stati in ribasso per tutto il 2020 a causa del limite imposto sugli affitti, i prezzi degli affitti degli appartamenti a Berlino e a Dublino – in quest’ultima complice la Brexit, che ha determinato il trasferimento di numerose banche e compagnie Europee da Londra nella capitale irlandese – mostrano un forte aumento per i bilocali: +11% nella prima (in media 1.122 euro al mese) e + 7,2% nella seconda (1.362 euro al mese). Per la prima volta dal secondo trimestre 2020, anche Madrid ha visto gli affitti aumentare dell’1,4% (1.119 euro al mese) per i bilocali.

I mercati sono a una svolta di lungo termine? Kolanovic: azioni value in crescita

Secondo Marko Kolanovic, capo stratega dei mercati globali di JPMorgan Chase, i mercati globali potrebbero aver raggiunto un punto di svolta, con le azioni value destinate a sovraperformare per un periodo significativo.

In occasione di una recente lettera agli investitori, JPMorgan Chase ha suggerito che il rimbalzo del valore guidato dalla ripresa dalla pandemia, dalla volatilità in calo e dal sostegno della politica fiscale e monetaria è destinato a durare per un pò di tempo. Questo, secondo Marko Kolanovic, potrebbe innescare uno spostamento degli investimenti a lungo termine verso quelli più ciclici e reflazionistici.

Marko Kolanovic

“Potremmo essere a un punto di svolta più significativo – ha dichiarato Kolanovic – e pensiamo che questa ripresa possa durare più a lungo ed essere più profonda, con un impatto maggiore sugli stili e sui flussi degli investitori di quanto le persone pensino”.

Il dibattito valore (Value) contro crescita (Growth) è uno degli argomenti più controversi nella comunità degli strateghi globali, soprattutto di recente, e cioè da quando gli scambi che hanno portato ad un rimbalzo delle azioni value si sono ridotti, ma solo temporaneamente. Nelle fasi di mercato precedenti c’era stata un’insolita convergenza di opinioni sull’oro e i titoli difensivi, seguita da scommesse sui titoli ciclici e da un irripidimento della curva dei rendimenti. Adesso, quella convergenza sembra essere finita, ed alcune banche come JPMorgan sono tra le più rialziste di Wall Street. Lo S&P500, per esempio, è previsto per fine anno a quota 4.400, rispetto alla previsione mediana di 4.100 data dalle altre banche in occasione di un sondaggio di Bloomberg.

Non mancano molti pessimisti. Bank of America e Citigroup prevedono entrambe che lo S&P500 tornerà a 3.800 entro la fine di dicembre. Gli strateghi della BofA guidati da Savita Subramanian hanno avvertito di “ritorni anemici avanti”, in una nota di questo mese, mentre un team di Citigroup guidato da Tobias Levkovich cita aspetti negativi come le valutazioni elevate e il potenziale per la Federal Reserve di ridurre gli stimoli entro la fine dell’anno.

“Sebbene l’aumento dei rendimenti del Tesoro abbia contribuito a inclinare il campo di gioco a favore degli asset value, è improbabile che questo diventi un fattore positivo per le azioni fino a quando il decennale non raggiungerà stabilmente il 2,50%”, ha affermato Kolanovic. Guardando al futuro, Kolanovic ha affermato che la leadership nei mercati azionari globali potrebbe spostarsi dagli Stati Uniti verso altri continenti. “Poiché gli Stati Uniti sono in vantaggio con la ripresa dal coronavirus, probabilmente sono più forti in questo momento, ma nella seconda metà dell’anno potrebbero lasciare il passo ad Europa, Giappone e mercati emergenti”.

Nella lettera agli investitori (che viene trasmessa una volta al mese), Kolanovic ha affermato che il suo team di asset allocation probabilmente aggiungerà ai portafogli asset alternativi, come private equity e private credit, hedge fund, strategie sistematiche e proprietà immobiliari. Inoltre, i flussi di azioni saliranno a circa 2 miliardi di USD al giorno, raddoppiando la media di circa 1 miliardo al giorno del primo trimestre dell’anno.

Il mercato del petrolio è visto come fragile attualmente, con il greggio intorno ai 60-65 USD e senza validi spunti. Molti consulenti che operano nel trading di materie prime entrano ed escono di continuo, e ci sono molti strike di opzioni intorno a 60 USD. Tuttavia, l’opinione di JPMorgan è che il petrolio si muoverà significativamente più in alto nel breve termine, grazie al ritorno “in grande stile” della domanda.

Prospettive economiche, Europa e Cina in vantaggio sugli Stati Uniti. Grazie al Recovery Fund

Secondo Maurizio Novelli di Lemanik, le politiche di sostegno all’economia erogate da Europa e Cina offrono prospettive decisamente migliori rispetto a quelle americane, che sono basate esclusivamente su debito. Il +18% del Pil cinese è un gioco di numeri: il Pil reale è scivolato sotto il 6%.

“Le politiche fiscali di sostegno all’economia erogate da Europa e Cina presentano un moltiplicatore fiscale decisamente migliore rispetto a quello americano perché sono basate su investimentiLEuropa ha un progetto fiscale come il Recovery Fund, mirato a sostenere gli investimenti per la transizione ecologica e la spinta sulla digitalizzazione. La Cina ha finanziato una politica fiscale mirata sulle infrastrutture con il piano “Urbanisation 2”. Gli Stati Uniti, invece, hanno finora speso 25 punti di Pil per erogare soltanto aiuti e sussidi a chi stava per fallire, ma non hanno ancora deliberato un piano strategico di sostegno durevole alla crescita e rischiano di ricadere in recessione non appena si esauriranno i sussidi erogati dall’ultimo piano fiscale di dicembre 2020”. È questa l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund.

Il trend dell’economia mondiale ha aperto la fase di riassorbimento della perdita subita dal Pil nel corso del 2020. Al fine di rendere più eclatanti le cifre del recupero, la pubblicazione dei dati avviene confrontando i dati di oggi con quelli del marzo 2020, momento che ha coinciso con il culmine della caduta del Pil internazionale. Misurando le cose in questo modo, il Pil cinese è cresciuto del 18%, ma in realtà la crescita cinese tendenziale è scivolata sotto il 6% alla fine del primo trimestre di quest’anno. Europa e Giappone si stanno agganciando alla fase di ripresa del Pil mondiale, ma il recupero è meno significativo e più tardivo rispetto a Cina e Stati Uniti. L’economia Usa è in fase di recupero grazie agli stimoli fiscali erogati, pari al 25% del Pil, ma l’attuale rimbalzo è esposto a ricadute nel secondo semestre e gli Stati Uniti sono oggi l’area che offre incertezze maggiori riguardo al ciclo dell’economia.

Nel frattempo i rischi finanziari nel sistema continuano a crescere inesorabili e le vulnerabilità emergono un pò ovunque in modo sempre più preoccupante. Il leverage per acquistare asset finanziari americani è ai massimi storici. Gli investitori privati hanno accumulato un debito di 950 miliardi di dollari per acquistare azioni a leva (quasi il 5% del Pil). Sommando questa leva a quella degli hedge fund, che gestiscono 3,5 trilioni di dollari, con una leva prudenziale stimata di due (Archegos era a 5 volte), arriviamo a oltre 4 trilioni di dollari, ovvero il 20% del Pil, senza tener conto della leva nel private equity e nel real estate.

Maurizio Novelli

“Il debito del settore privato è ai massimi di sempre e ci vorrà certamente altro debito per finanziare la crescita, ma guardando a quello che succede nei bilanci delle principali banche americane, si evince che il credito all’economia è ora in netta contrazione. È evidente che la crescita attesa dovrebbe basarsi prevalentemente sull’espansione del bilancio pubblico, dato che il settore privato è troppo indebitato per espandere ancora il debito. È proprio su questo punto fondamentale che si è aperto uno scontro feroce tra Democratici e Repubblicani: i primi vorrebbero finanziare la spesa con l’aumento delle tasse sulla corporate America e sulle fasce più ricche, mentre i secondi vorrebbero far finanziare il nuovo debito alla Fed con un perenne Quantitative Easing. Da come l’America deciderà di finanziare il proprio debito dipenderà il futuro del dollaro, dei Treasuries e anche della borsa Usa, ma sarà di fondamentale importanza anche per l’economia e per i futuri equilibri finanziari mondiali”, conclude Novelli.

In Europa c’è molto più valore di quanto si creda. Imprese fiduciose e bassi livelli di scorte

Secondo Andrea Scauri di Lemanik, le azioni value beneficiano delle valutazioni ben al di sotto della media di mercato e del forte sottopeso nei portafogli globali.  

Value ed Europa hanno sotto-performato per anni, ma con l’aspettativa di una crescita economica in sincronia con tassi mai visti negli ultimi decenni e una ripresa dell’inflazione la parte più ciclica dei mercati potrebbe godere di performance molto forti. Il value beneficia delle valutazioni ben al di sotto della media di mercato e del forte sottopeso nei portafogli globali e la leva operativa di queste società rimane piuttosto elevata, consentendo un forte aumento dei profitti qualora i ricavi iniziassero a salire. Probabilmente c’è molto più valore in Europa di quanto si percepisca attualmente”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

I mercati azionari europei sono saliti nelle scorse settimane nonostante la lentezza del lancio dei vaccini e nuove restrizioni, ma con l’attività industriale che continua a dipingere un quadro positivo, condizioni finanziarie favorevoli, elevata fiducia delle imprese e livelli di scorte ancora bassi. I mercati asiatici sono stati deboli, mentre i mercati azionari americani hanno registrato performance miste. L’Italia ha sovra-performato, continuando a beneficiare dell’effetto Draghi e del significativo impatto positivo delle misure della Bce, che hanno portato a un’ulteriore riduzione del costo di finanziamento del debito pubblico, arrivato a un nuovo minimo storico. Questo trend è destinato a continuare grazie a una forte riduzione del rischio politico e al pieno sostegno a Draghi da parte dei principali partiti politici per attuare efficacemente il Recovery Fund.

La volatilità dei mercati globali è scesa ulteriormente. Le materie prime hanno corretto leggermente e i tassi d’interesse sono saliti negli Usa, con il rendimento del Treasury a 10 anni che è salito di +31bps all’1,71%, un irripidimento della curva e un aumento del tasso d’inflazione previsto.

“Riteniamo che questo movimento si spieghi, da un lato, con la prospettiva sempre più probabile di una fine della pandemia e, dall’altro, con le consistenti emissioni di debito pubblico, che devono essere monitorate attentamente perché potrebbero portare a una volatilità a breve termine sui mercati, alla luce del significativo deficit statunitense”, sottolinea Scauri. “Continuiamo a credere che la Fed non abbia altra scelta che aumentare gli acquisti di buoni del tesoro, monetizzare il debito e, se necessario, utilizzare altre misure di politica monetaria a sua disposizione”.

Il differente ritmo di vaccinazione si traduce in divergenti prospettive di crescita: da un lato Usa e Uk, che stanno già pianificando le fasi di riapertura delle loro economie, dall’altro l’Europa, in ritardo. A livello fiscale, gli Usa sono stati estremamente aggressivi per la quantità di stimoli approvati. L’Europa ha dato segni di unità con il risultato storico del Recovery Fund, ma la percezione del mercato è che abbia fatto meno rispetto agli Usa.

Il margine di sorpresa del mercato americano resta molto limitato, mentre a livello europeo la percezione del mercato è peggiorata a causa della risposta alla pandemia frammentata e il consenso è rimasto negativo nonostante i dati effettivi siano migliori delle aspettative. Questi aspetti sono evidenti nel Citi Economic Surprise Index (CESI), che misura il livello di sorpresa dei dati rispetto alle aspettative del mercato. I dati macroeconomici americani sono risultati forti ma sono ancora al di sotto delle aspettative del mercato e il CESI americano è in costante diminuzione. Ciò significa che le aspettative sono aumentate al punto che anche i dati più forti vengono percepiti come insoddisfacenti. Al contrario, questa visione è stata opposta in Europa, dove il CESI è in rialzo e si sta nuovamente avvicinando ai massimi visti in precedenza.

“Se le notizie negative si interromperanno e il sentiment diventasse più positivo, potrebbe esserci una sovra-performance sostenuta delle azioni europee”, conclude Scauri.

Lemanik presenta il fondo che punta sui campioni dei listini europei

Lemanik European Special Situations investe su un ristretto numero di aziende europee con forti prospettive di rivalutazione a medio termine. Valore della quota a +17.63% da gennaio 2021 e +40% rispetto ai massimi pre-Covid.

Comunicato stampa – 23 marzo 2021 – Lemanik Asset Management amplia la propria offerta commerciale con il comparto Lemanik European Special Situations, un fondo azionario europeo che si concentra su un ristretto numero di titoli con prospettive di crescita elevate nel medio periodo.

Il fondo, che ha ridisegnato la strategia di investimento a fine 2019 ed è stato affidato al gestore Andrea Scauri, segue un approccio fondamentale con una logica di ritorno assoluto e ha l’obiettivo di individuare aziende con modelli di business e valutazioni tali da poter generare valore superiore agli indici di mercato, indipendentemente dall’approccio value o growth e dalla capitalizzazione di mercato. Come è accaduto con titoli come Westwing Group, società di e-commerce che ha prodotto una plusvalenza del 400%, la biotech Vivoyron Therapeutics (+300%) o i software per i big data di Exasol (+400%).

Il fondo ha registrato una performance del 17.63% dall’inizio del 2021, con un incremento del valore della quota del 40% rispetto ai massimi pre-Covid.

«La selezione dei titoli segue un approccio esclusivamente bottom-up, senza vincoli settoriali o geografici», spiega Scauri, «e la rotazione di portafoglio è molto bassa, perché vogliamo beneficiare in pieno della rivalutazione dei titoli scelti. Ogni posizione viene monitorata e rivista settimanalmente, sia in termini di performance sia attraverso il contatto diretto con il management dell’azienda, per seguire al meglio l’evoluzione del business di riferimento».

Atradius: riparte l’economia globale nel 2021, ma gli scenari rimangono incerti

Lo sviluppo dei vaccini e le politiche di sostegno fiscale dei governi lasciano ben sperare per una ripresa dell’economia, che dovrebbe riacquistare slancio nel 2021, ma molto dipenderà dall’efficacia della vaccinazione e dall’assenza di nuove ondate di contagio.

(Comunicato Stampa) Roma, 02 marzo 2021 – L’economia, grazie ai programmi di vaccinazione di massa e agli aiuti fiscali, dovrebbe riprendersi, sebbene rimanga incerta l’efficacia dei vaccini e, per alcuni Paesi, la stabilità degli effetti positivi sul PIL anche per il 2022. Questo lo scenario delineato dall’Economic Outlook, il documento di previsione economica di Atradius, società leader mondiale nell’assicurazione del credito commerciale, recupero crediti e fideiussioni assicurative. L’outlook, sulla scia del PIL mondiale in aumento (+5%) nel 2021, mostra previsioni fiduciose anche per il commercio globale (+7-8% nel 2021).

Sono i paesi emergenti dell’Asia, guidati da Cina e India, a riprendersi più rapidamente, essendo tornati già a fine 2020 ai livelli del 2019; Europa Occidentale e America Latina appaiono invece in ritardo, e si riprenderanno solo nel 2022, mentre USA ed Est Europa si collocano a metà strada e supereranno la crisi entro fine 2021.

Andando più nel dettaglio, le economie avanzate stanno iniziando a riprendersi dalla recessione e dovrebbero registrare una crescita media del PIL del +3.9% nel 2021, dopo un calo del -5% nel 2020 e ancora un punto in meno rispetto al 2019, anche se rimangono alcune incertezze nelle due aree principali. Gli Stati Uniti  dovrebbero cresecre del +4.2% nel 2021 , ma il rischio di un nuovo aumento della disoccupazione e dei contagi riduce al +3,4% la crescita nel 2022; per l’Eurozona la ripresa sarà più lenta, dovendo recuperare il crollo dell’economia nel 2020 (-7,1%), e nonostante la previsione di un aumento del 4.2% nel 2020, dovrà aspettare il 2022 (previsione: +4,9%) per tornare ai livelli pre-pandemici (possibili anche due scenari, vedi tabella sotto).

Nel Regno Unito, a causa soprattutto dell’imposizione di un terzo lockdown nazionale, la ripresa si mostra più lenta e la crescita del +4,5% del 2021 coprirà solo la metà delle perdite del PIL nel 2020 a causa della pandemia (-10,3%), mentre un recupero sostanziale potrebbe arrivare nel 2022 (+6.4%). In Giappone, la forte recessione innescata dalla pandemia nel 2020 (-5,3%), potrebbe essere recuperata grazie alle Olimpiadi estive, che fanno prevedere una prudenziale stima del +2,7% nel 2021 e altrettanto nel 2022.

La crescita economica nei mercati emergenti (Pil a -1.9% nel 2020, +6.3% nel 2021) è peggiorata drasticamente nel 2020 e staziona ancora in una fase critica, seppure con trend differenti tra i diversi Paesi. L’Asia Emergente (Pil a -0.3% nel 2020 e +7.4% nel 2021) si trova nella posizione più alta tra i Paesi che hanno saputo contenere meglio la diffusione del virus, grazie soprattutto alla performance di Cina (Pil a -1.8% nel 2020 e +8.8% nel 2021), con la gestione dei contagi sotto controllo e una forte politica di sostegno monetario, e India (PIL a -7.6% nel 2020 e +10.2% nel 2021), caratterizzata da previsioni più deboli. Viceversa, l’America Latina (Pil a -7.1% nel 2020 e +5.4% nel 2021) si colloca nella posizione più bassa, con le sue economie trainanti, Brasile (Pil a -4.7% nel 2020 e +4.0% nel 2021) e Messico (Pil a -8.7% nel 2020 e +6.1% nel 2021), che mostrano entrambe una performance di crescita ancora debole.

Massimo Mancini

Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia, ha commentato: “Le previsioni sulla ripresa economica nel corso del 2021 restano ancora incerte, a causa dei dubbi sulla diffusione dei vaccini e sul reale controllo dei contagi. In molti mercati, anche fra quelli avanzati, permangono inoltre incognite sull’evoluzione politica dei governi e sulle decisioni che verranno adottate nei rapporti commerciali tra Stati. In questa fase, è ancora fortemente necessaria un’attenzione particolare alla gestione del credito, verso tutti i mercati che si stanno ancora riprendendo dagli effetti devastanti della pandemia”.