Aprile 23, 2026
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Consulenti finanziari, al via il sondaggio conoscitivo di Federpromm sulle istanze della categoria

E’ in rete il primo sondaggio Federpromm sui consulenti finanziari, finalizzato a raccogliere esigenze ed istanze dei professionisti della finanza in Italia. Obiettivo: garantire maggiore trasparenza e rappresentatività alla categoria.

Federpromm, la federazione dei consulenti finanziari, del credito e delle assicurazioni, lancia il suo primo sondaggio conoscitivo sui consulenti finanziari italiani. Ideato e progettato da Nicola Scambia, delegato Federpromm, l’indagine – cui è possibile partecipare anche in perfetto anonimato – ha l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza e rappresentatività alle istanze dei professionisti della Finanza.

“Sappiamo bene che non è il primo sondaggio sui consulenti finanziari”, spiega Nicola Scambia, “ma è la prima volta che le informazioni sono destinate ai consulenti stessi, e non restano riservate alla dirigenza di banche e reti». “L’obiettivo è quello di favorire il confronto interno alla categoria, ma anche di raccogliere le esigenze e le preoccupazioni reali di chi svolge questa professione, affinché Federpromm possa fornire un apporto motivato e costruttivo nella gestione delle vertenze e delle revisioni contrattuali”.

Il sondaggio contiene 10 domande sul livello di soddisfazione dei consulenti, sulle condizioni di lavoro e sulle aspettative economiche e professionali. Per garantire la riservatezza delle informazioni, le risposte saranno elaborate in maniera aggregata e anonima.

L’indagine, a cui è possibile accedere a questo link, terminerà il prossimo 6 Dicembre, ed i risultati saranno condivisi individualmente con tutti i partecipanti al sondaggio che lo richiederanno. Federpromm si farà carico di inviare i risultati sintetici agli amministratori delegati delle reti che ne faranno richiesta.

Secondo Manlio Marucci, Segretario di Federpromm, “In un contesto di ampia trasformazione, che sta coinvolgendo tutto il settore dell’Intermediazione creditizia e finanziaria, il ruolo dei consulenti finanziari viene molto spesso condizionato dalle incertezze sul futuro e dall’assenza di nuove prospettive. Pertanto, Federpromm ha ritenuto di dare spazio al sondaggio ideato dal nostro delegato Nicola Scambia, e di aprire alle riflessioni dei colleghi che desiderano esprimere idee ed opinioni, augurandoci che siano tanti. Rnicola scambia, reti, professionisti, trasparenza, rappresentanza,icordiamo che Federpromm è un sindacato, non una semplice associazione, e si batte fin dalla sua fondazione per la tutela soggettiva dei professionisti del risparmio e del patrimonio delle famiglie italiane. Questo sondaggio è utile per rafforzare il potere di rappresentanza delle loro istanze”.

Incontro dei sindacati del credito con Intesa Sanpaolo e UBI. Sul tavolo il nodo consulenti IWBank

Nonostante vi sia la necessità di conoscere anche il destino della rete dei CF di Iwbank, al momento non vi sono state dichiarazioni ufficiali sulla futura collocazione e ruolo che dovranno assumere la banca e i consulenti finanziari. 

Si è svolto ieri un altro incontro tra le rappresentanze dei sindacati del settore del credito (di cui la Uilca con i segretari nazionali Bilanzuoli e Verga ne è stata parte attiva) con i rappresentanti di Intesa Sanpaolo e UBI per affrontare il tema delle uscite volontarie dei dipendenti che hanno maturato il diritto alla pensione o all’adesione volontaria al fondo esuberi e il contestuale piano di assunzioni. Tra l’altro è stato affrontato (in attesa di riprendere il negoziato) il tema della cessione di 532 sportelli a BPER e l’integrazione di UBI Banca in Intesa Sanpaolo che interesserà migliaia tra dipendenti e consulenti finanziari.

Nonostante vi sia la necessità di conoscere anche il destino della rete dei consulenti Iwbank, al momento non vi sono state dichiarazioni ufficiali se non  segnali ed ipotesi al fine di avere un quadro preciso sulla futura collocazione e ruolo che dovrà assumere la nuova configurazione della banca e dei consulenti finanziari

Federpromm-Uiltucs  ha portato all’attenzione dei colleghi della Uilca la opportunità di essere parte attiva, unitamente al nostro ruolo di rappresentanza acquisita nel settore, e di aprire un tavolo negoziale anche per tale importante questione; questione che al momento – come dichiarato a suo tempo sulla stampa  dal dr Messina, AD del Gruppo  Banca Intesa –  è quella di voler mantenere la propria autonomia gestionale. Problema – a nostro avviso – che al di là delle dichiarazioni formali deve trovare a breve una sua definitiva collocazione. 

Nicola Scambia

Non appena i tempi e l’evoluzione del negoziato riguarderà anche i colleghi consulenti di Iwbank, la nostra organizzazione si farà parte attiva per affrontare direttamente  nel tavolo negoziale con le controparti, e in ogni altra sede, tale sostanziale  problematica affinché si abbia il pieno riconoscimento dei diritti acquisiti dai consulenti finanziari  sul piano professionale, economico e previdenziale . Recentemente Federpromm ha posto in consultazione tra i consulenti della banca un breve questionario le cui risposte convalidano le tesi di cui sopra,  

Federpromm fa sapere che Nicola Scambia, recentemente nominato quale dirigente sindacale di coordinamento a beneficio dei circa 700 consulenti finanziari IWBank, è a disposizione dei colleghi che volessero ricevere ogni ulteriore informativa.   

Elezioni Enasarco, i certificati elettorali non arrivano. Assopam: uno scandalo, a pochi giorni dal voto

A pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’assemblea dei delegati dell’ente previdenziale Enasarco, fissata per il 24 settembre, si stima che circa l’80% degli agenti aventi diritto al voto non abbiano ancora ricevuto il certificato elettorale. Marucci (Federpromm): il problema dovrebbe essere risolto dalla direzione dell’ente nei prossimi giorni.

Come se non fossero bastate le polemiche – ancora in corso, naturalmente – tra opposte fazioni in lizza per il rinnovo dell’assemblea dei delegati e per la governance di Enasarco, negli ultimi giorni qualcuno si è accorto che la gran parte degli aventi diritto al voto non era in possesso dei rispettivi certificati elettorali.

In verità, Anasf aveva annunciato lo scorso 2 Settembre la spedizione dei certificati a quanti ne avevano fatto richiesta all’associazione dei consulenti finanziari, ma con le elezioni alle porte (24 Settembre – 7 Ottobre), la sensazione che si fosse in ritardo era piuttosto forte.

Secondo Assopam (l’associazione per agenti e mediatori creditizi, che sostiene la lista “Enasarco Libera“) “Il sistema iniquo, farraginoso e anti democratico scelto per svolgere le imminenti elezioni Enasarco è disincentivante. Sistema che molto probabilmente impedirà a numerosi agenti di poter esprimere liberamente il proprio consenso, in quanto costretti a rivolgersi a terzi per essere guidati al voto, creando così un’ulteriore falla di mancata Democrazia all’interno di un ente che ha più nei che pelle“, dicono ad Assopam in un recente comunicato.

Al termine delle consultazioni elettorali“, prosegue l’associazione dei mediatori, “noi di Assopam faremo aprire un’accurata inchiesta per comprendere come mai a ridosso delle elezioni non siano stati ancora recapitati tutti i 230.000 certificati elettorali degli aventi diritto al voto, e non per ultimo dovranno spiegarci il motivo della scelta di adottare tale sistema disincentivante anzichè quello di inserire il certificato elettorale, come avviene per il pagamento dei Mav, nella pagina personale Enasarco di agenti e mandanti“.

Ad allarmare Assopam, sono intervenuti i dati secondo i quali solo il 20% di agenti e consulenti finanziari sia in possesso dei certificati elettorali, e questo certamente contrasta con i buoni propositi, sbandierati da molte liste, relativi all’auspicato maggiore afflusso di votanti in questa importante tornata elettorale.

Sul punto, Manlio Marucci di Federpromm getta acqua sul fuoco: “abbiamo chiesto chiarimenti e ci è stato riferito che la direzione di Enasarco sta affrontando la questione molto seriamente, e che esistono le risorse, anche in smart-working, che potranno permettere l’invio di tutti i certificati entro l’inizio delle votazioni. Chi non dovesse ricevere il certificato in tempo utile, acceda all’area riservata e mandi una comunicazione, in modo da risolvere rapidamente il problema“.

Federpromm su acquisizione UBI Banca. “Nessuna penalizzazione per i consulenti IWBank”

“Con l’acquisizione da parte di Intesa del gruppo UBI si pone una seria riflessione sulla futura collocazione dei colleghi della rete di IWBANK nel quadro delle strategie del gruppo Intesa. Per Federpromm occorre  affrontare in termini sindacali la tutela dei diritti soggettivi dei propri associati”.

(COMUNICATO FEDERPROMM-UILTUCS – 25.08.2020) Le grandi manovre che in questi ultimi anni hanno interessato le reti dei consulenti finanziari hanno una ragione storica ben visibile: la crisi dei mercati finanziari susseguita tra alti e bassi del ciclo economico. Nessuno degli addetti ai lavori pensava che tale crisi durasse così a lungo e avesse ragioni di natura strutturale, ancorché di natura speculativa. Non ultimo avvalorata dalla situazione di emergenza determinatasi con il blocco delle attività da parte del Coronavirus.

La logica sottostante che ha pervaso l’ambito della consulenza finanziaria – dopo il boom degli anni novanta e duemila – è stata quella di ridurre i costi, azzerare le perdite, accaparrarsi una forza lavoro a costi insignificanti che portasse nei portafogli delle aziende patrimoni degli investitori in maniera considerevole. Soprattutto nel risparmio gestito.

Di fronte ad una crisi ciclica di così lungo periodo era inevitabile che le strutture aziendali di grandi dimensioni – forti della congiuntura negativa – tese ad acquisire nuovi spazi di mercato e allargare la loro rappresentanza sul territorio fagocitassero le realtà aziendali di piccole e medie dimensioni non in grado di competere sul mercato e resistere alla concentrazione dei gruppi monopolistici, sia di origine bancaria che assicurativa.

In questo breve quadro abbiamo assistito nell’arco di circa venticinque anni alla scomparsa di molte piccole realtà, anche se presentavano uno standing di alto contenuto professionale, come Banca Idea, Banca Manager, On Banca, Banca Crt ex Fida, Banca delle Rete, Nascent Sim, Genercomit, Altinia Sim, Cortal Sim, banca Bibiellenet, Xelion, Bipop City, Euroconsult Sim, Area Banca, Banca personale, Banca Sara per citarne alcune, ed assorbite dai grandi gruppi bancari che parallelamente, tra acquisizioni, ristrutturazioni ed incorporazioni hanno ridisegnato la mappa del sistema bancario ed assicurativo italiano. Tale scenario purtroppo sta coinvolgendo in questa recente fase anche una realtà solida di un forte gruppo nazionale quale il gruppo UBI, di cui IWBANK, la rete dei consulenti finanziari ne è parte integrante con i suoi  circa 750 professionisti di alto livello che andrebbero – si ipotizza –  a rinforzare la rete di Fideuram-Ispb.

Su tale operazione di ampia portata politica e finanziaria, Federpromm in rappresentanza di molti associati, con il sostegno della UIltucs ed Uilca, ha manifestato alcune perplessità, intervenendo subito con un comunicato stampa e chiedendo un incontro con  le rappresentanze delle due aziende per aprire un tavolo di confronto  tale da verificare che la fase di transizione non abbia a penalizzare nessun consulente finanziario, nessun area manager, nessun private banker. Soprattutto che vengano riconosciuti tutti i diritti acquisiti sia in termini economici, professionali che contrattuali. In particolare si vuole verificare “dal di dentro” se vi sono le condizioni per mantenere per  IWBANK la completa autonomia organizzativa e gestionale o nell’ipotesi di assorbimento nella realtà Fideuram o Ispb come verranno codificati nel nuovo contratto gli elementi legati al riconoscimento del portafoglio, i parametri provvigionali, le sedi ed uffici di lavoro, gli incentivi economici e di crescita professionale, i parametri tabellari, i ruoli e funzioni dei consulenti e delle figure di coordinamento. Ed ancora il maturato economico ai fini previdenziali (fondo Enasarco e FIRR) e, non ultimo, sapere come sarà liquidato il piano di fidelizzazione cosiddetto Simpro.

Esistono poi istanze che travalicano l’aspetto strettamente contrattuale e remunerativo. Si tratta di promuovere un riaccreditamento della figura “centrale” del consulente sul mercato dando loro una rappresentanza forte ed incisiva sia sotto l’aspetto contrattuale, economico che professionale.

Prevale purtroppo al momento fra i consulenti di Iwbank un diffuso sentimento di insoddisfazione, una forte richiesta di una tutela più attenta e puntuale di istanze che non possono essere sottovalutate. Per questo, la Segreteria Generale di Federpromm, sostenuta dalle organizzazioni Uilca e Uiltucs, attraverso i propri dirigenti e gli uffici di assistenza legale e sindacale – fornirà tutte le informazioni necessarie e il sostegno che si riterrà necessario affinché i diritti soggettivi di tutti i consulenti non vengano ad essere lesi e “depauperati” del ruolo acquisito.

Elezioni Enasarco, lo scontro accende solo i contendenti, ma spegne gli elettori

La sensazione è che si stia perdendo di vista ciò che conta di più, e cioè contenuti e programmi. Gli scontri elettorali troppo accesi notoriamente scoraggiano la partecipazione al voto. Giunta e Marucci: “Si rischia la diserzione alle elezioni. Basta con le recriminazioni, largo ai programmi”.

Fin dal rinvio delle elezioni previste ad Aprile scorso, i toni dello scontro tra le opposte fazioni in lizza per la governance di Enasarco sono sempre stati piuttosto accesi, ma mai come nell’ultima settimana, durante la quale dal dibattito sono scomparse del tutto le dichiarazioni programmatiche, ed ha fatto ingresso una dialettica di livello inaccettabile per una kermesse elettorale che, a prescindere dai candidati ( e dai loro rispettivi profili) deve – senza il condizionale – rappresentare un indispensabile punto di svolta.

Tutto è cominciato una settimana fa, con l’uscita di un articolo dal titolo “Agenti di commercio al voto per salvare le pensioni dai banchieri rapaci”, che già dal titolo non lasciava presagire nulla di costruttivo. Al suo interno, dichiarazioni bellicose – per usare un eufemismo – che riassumono il leitmotiv di parte dell’attuale maggioranza: “….(quello di Enasarco) è un tesoretto che potrebbe fare la felicità di investitori, speculatori, politici. Anche della finanza vaticana, considerando i rapporti tra i personaggi che sostengono la lista “Fare bene, fare presto”….D’altronde Alfonsino Mei, l’esponente di maggior spicco della lista anti agenti, non è certo uno che si sia sporcato le mani con un lavoro da agente di commercio. Lui è un guru della finanza; lavora per una banca, poi per l’altra, cambia casacca più rapidamente di un giocatore di calcio.…”.

Ha fatto seguito una newsletter di Usarci, recante più o meno gli stessi concetti, anche questi piuttosto simili al gossip che alla dialettica politica: “…Una lista chiamata “Fare Bene Fare presto”, che da mesi spende ingenti somme per dare vigore alla propria campagna elettorale (insolitamente costosa…) nasconde torbide caratteristiche, difficilmente compatibili con una lista che sostiene di voler combattere per il bene degli agenti di commercio e della Cassa. Alfonsino Mei, consigliere di amministrazione Enasarco. Finanziere. Il “bad boy” del sistema bancario italiano. “Cambiacasacca” per eccellenza, famoso alle cronache per le sue lussuriose feste romane, meno famoso forse per i suoi presunti legami con una certa “finanza rapace”. Chissà che dietro la sua voglia di diventare presidente di Enasarco non ci sia, più che la volontà di fare il bene degli agenti, il grande desiderio di mettere le mani sui miliardi di Enasarco, per investirli a piacimento suo e di certi amici suoi”.

E Usarci non le manda a dire anche al candidato Luca Gaburro, “….consigliere di amministrazione Enasarco. Sindacalista. Il segretario nazionale di Federagenti ci riprova e salta sul “carro della banda”. Prima degli amici di Fare Presto, il signor Gaburro ha potuto contare sul suocero (sì, il suocero!) che prima di essere fondatore di Federagenti, ricopriva il ruolo di Avvocato di Stato patrocinante Enasarco. Un legame di parentela estremamente utile che ha permesso a Gaburro di farsi strada in Federagenti e poi in Enasarco….”.

L’attacco all’attuale minoranza veniva condito dalla diffusione sui social network del logo della lista “Fare Presto!” modificato in senso ai più apparso come offensivo, e che probabilmente sarà oggetto di inevitabili – e legittimi – strascichi giudiziari.

E così, dopo sei giorni di attesa ferragostana, non si è fatta più attendere la replica proveniente proprio dalla lista “Fare Presto!”, la quale per bocca di un comunicato della FIARC comunicava che “…l’articolo si caratterizza per il contenuto altamente diffamatorio nei confronti delle persone citate e, per tale motivo, sarà oggetto di apposita denuncia presso la Procura della Repubblica. (L’articolo) E’  un evidente segno del basso livello di comunicazione da parte di chi ha appoggiato per anni l’azione dell’attuale maggioranza del CdA, approvando tutte le delibere più nefaste e che oggi, non potendo più rappresentare con credibilità la categoria, non ha altri mezzi che calunniare i propri avversari.…..Noi non vogliamo metterci sullo stesso piano di chi ha redatto l’articolo, perché la calunnia e la diffamazione non costituisce la nostra storia…”. 

Secondo FIARC, coloro che hanno diffuso certe affermazioni “…sono le stesse organizzazioni sindacali che hanno sostenuto e decantato l’ennesima storiella sull’anticipo del FIRR agli agenti. Ad oggi ancora nessun iscritto ha, infatti, visto un solo euro: e ciò solo per evidenziare come sia facilmente dimostrabile, per nostra fortuna, come chi oggi governa la Fondazione non abbia avuto a cuore gli agenti e i consulenti ma solamente la propria poltrona. Dal comodo dei loro ombrelloni dorati, nella comodità del caldo agostano, questi signori sono impegnati a spargere fango e bugie, invece di lavorare per gli iscritti….”.

Il comunicato di FIARC, tra le altre cose, aggiunge “….Speriamo che arrivi il momento in cui l’attuale Presidenza della Fondazione ritenga doveroso informare tutti gli iscritti circa gli esiti dei rilievi fatti alla governance dell’Ente da una attenta e approfondita ispezione di alcuni mesi fa ad opera del MEF, anche alla luce del coinvolgimento della Procura della Corte dei Conti….Il vero motivo di tanta bassezza nelle comunicazioni è, soprattutto, quello di distogliere l’attenzione dalle proposte utili e necessarie per salvare la Fondazione ed avviare quella ripartenza necessaria per tutelare le pensioni di oggi e di domani….”.

Lo scontro, pertanto, rischia di tracimare al di là degli argini – piuttosto ampi, peraltro – della politica, e ciò fa temere conseguenze negative in termini di ritorno elettorale. Al di là delle reciproche accuse, infatti, la sensazione è che si stia perdendo di vista ciò che conta di più, e cioè contenuti e programmi. Gli scontri elettorali all’ultimo sangue, infatti, pur incuriosendo una minoranza degli aventi diritto al voto, notoriamente scoraggiano la partecipazione della maggioranza di essi, e se ciò dovesse accadere si aprirebbero nel dopo-voto scenari dominati da una assoluta incertezza riguardo la futura governance di Enasarco.

Su questa lunghezza d’onda sembra essere Valerio Giunta, candidato all’assemblea dei delegati per la lista “Consulenti finanziari uniti in Enasarco” e molto attivo sui canali social, secondo il quale “i toni dello scontro hanno raggiunto un livello non più accettabile, e rischiano di alimentare negli iscritti confusione e rabbia verso coloro che si candidano ad amministrare l’ente. Se vogliamo portare al voto il maggior numero possibile di agenti di commercio e consulenti finanziari, bisogna tornare a parlare urgentemente ed esclusivamente dei problemi che affliggono la categoria e di come possiamo intervenire per risolverli, dando priorità ai programmi. Dobbiamo migliorare il rapporti con gli iscritti, e questo può avvenire solo garantendo trasparenza ed efficienza. L’esperienza della pandemia ci spinge a migliorare le prestazioni di assistenza integrativa e sanitaria erogate dalla Fondazione, abbiamo l’obbligo morale di farlo, così come abbiamo la responsabilità di riportare in Enasarco i giovani, senza i quali l’intera categoria rischia di indebolirsi. Possiamo ottenere questo risultato attraverso l’istituzione di corsi e webinar di formazione, e soprattutto puntando al riconoscimento accademico della professione di venditore, vero e proprio lasciapassare per le nuove generazioni di agenti”.

Getta acqua sul fuoco anche Manlio Marucci, segretario nazionale di Federpomm-Uiltucs e candidato nella lista “Enasarco Libera”. “Non condivido questi toni così accesi, che non fanno bene al clima generale che deve dominare costruttivamente il periodo antecedente le elezioni. Vorrei ricordare che gli iscritti alla cassa Enasarco provengono da un periodo difficilissimo dal punto di vista professionale ed economico, e pertanto non sono interessati ad uno scontro che sia basato, anziché sui programmi e sulle iniziative da intraprendere a tutela degli iscritti, su reciproche recriminazioni. Andando avanti così, avremo sicuramente un numero di votanti inferiore a quello, già molto basso, del 2016”. 

Consulenti finanziari, la Gabanelli mette a nudo (senza saperlo) i limiti storici del mono-mandato

“…..è necessario calmare gli animi e fare in modo che le due categorie di consulenti non entrino in polemica. Infatti, se lo scenario non cambia presto si combatterà una lotta di sopravvivenza tra banche-reti e consulenti non autonomi, a causa della quale è possibile che una delle due parti debba cessare di esistere affinchè sopravviva l’altra. Inoltre, se il sistema bancario continuerà a sviluppare la distribuzione dei contratti di consulenza, anche la categoria dei c.d. indipendenti è a rischio”.

Editoriale di Alessio Cardinale*

Se Milena Gabanelli, con la sua “entrata a gamba tesa” sul mondo della consulenza finanziaria, ha avuto un merito grandissimo (tra tanti altri), non è certo quello di aver fatto conoscere agli italiani la figura del consulente indipendente. La celebre giornalista d’inchiesta – probabilmente senza volerlo – ha scoperchiato una pentola dentro la quale cuoce a fuoco lento, da circa trent’anni, una questione da cui dipende tutta la fragilità dell’attuale modello di business: il vincolo del mono-mandato per i consulenti abilitati alle operazioni fuori sede (c.d. non autonomi). 

Per spiegare meglio i termini del problema anche ai risparmiatori più attenti  – quelli che leggono Patrimoni&Finanza e si interessano dell’affidabilità dei propri consulenti – raccontiamo in dettaglio la polemica scatenata dalla Gabanelli, e le reazioni che ne sono derivate. “Il mercato del risparmio è dominato dalle banche e dalle assicurazioni che hanno sempre venduto al cliente quello che era meglio per loro…. da qualche anno esiste però un’alternativa, quella dei consulenti puri…..dal dicembre 2018 esiste un albo, diviso in tre sezioni….la prima sezione è la più numerosa e conta…. 33.700 consulenti, gli ex promotori, che hanno un mandato da una rete o da una banca, e quindi vendono solo i prodotti che hanno in catalogo. Negli altri due elenchi dello stesso albo troviamo invece 268 consulenti autonomi e 38 società di consulenza”.

Queste, in sintesi, le parole della Gabanelli che hanno infuocato l’ambiente e risvegliato persino l’ANASF. Secondo il suo presidente, Maurizio Bufi, che ha replicato in rappresentanza degli oltre 12.000 iscritti all’associazione, la gestione del conflitto di interessi riguarderebbe tutti i settori dell’attività umana e “…ovviamente anche l’attività di consulenza finanziaria e di collocamento non sfugge a questa regola. Proprio per questo, il legislatore ha voluto gestire il conflitto di interesse in capo agli operatori dando delle indicazioni molto puntuali e molto precise, e cioè che questo venga risolto sempre e comunque nell’interesse del cliente…”. Bufi ha aggiunto che, in ogni caso, le reti di consulenza finanziaria hanno adottato il c.d. modello di architettura aperta (ossia quello che consente di vendere i prodotti finanziari di altre società di gestione, e non solo quelli “della casa”), che gestisce in modo efficace il conflitto di interesse.

Più concreta la posizione di Federpromm, per bocca del suo segretario Manlio Marucci, secondo il quale “il servizio di consulenza, indipendentemente dal modo in cui si esercita, manifesta una  esigenza specifica particolarmente sentita, come bisogno primario di protezione, da parte dei risparmiatori , che investono di tale ruolo il consulente finanziario, sia sul piano culturale che  di educatore familiare e patrimoniale. Prendere una posizione di parte così come  è stato espresso dalla stessa  ANASF  nei confronti di una giornalista, a cui si riconosce l’accuratezza e qualità dell’inchiesta, dimostra scarsa capacità di analisi e visione d’insieme dei ruoli svolti da tutte le figure professionali del mercato finanziario, creditizio ed assicurativo che, in qualità di operatori iscritti ad albi od elenchi, oltre ad essere vigilati, hanno a cuore gli interessi dei risparmiatori e una maggiore trasparenza del mercato”. “ In realtà”, conclude Marucci, “la dialettica che ne è seguita non affronta temi sostanziali come l’inquadramento effettivo del consulente sul piano normativo e contrattuale, la ricongiunzione della previdenza obbligatoria, l’assistenza sanitaria e qualificata, i nuovi modelli organizzativi dettati  dall’applicazione delle tecnologie avanzate al settore”.

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Al fine di evitare che un importante dibattito, come quello generato dalla Gabanelli, si risolva nel solito fatto di cronaca finanziaria rapidamente dimenticato dagli interessati, bisogna aggiungere che la vicenda, se non altro, ha avuto il merito di toccare alcuni “nervi scoperti” che risulta impossibile curare senza effettuare interventi risolutivi.

Il primo è quello di una forte competizione – prima impercettibile – tra consulenti non autonomi e consulenti c.d. indipendenti, cui la nuova normativa e la MIFiD II hanno riconosciuto un ruolo più evidente e disciplinato rispetto ad un passato di semi-oscurità. Nonostante ciò, e malgrado un notevole incremento dei professionisti che operano su base autonoma, costoro sono ancora “compressi” numericamente per via di un sistema che premia il risultato commerciale rispetto a quello squisitamente professionale. Da qui una forte rivalità (in verità molto sentita solo dai consulenti su base autonoma, soprattutto verso le banche più tradizionali), che la MIFiD II ha reso più evidente e che oggi viene veicolata anche da messaggi pubblicitari qualitativamente comparativi (come quello dell’immagine, che ritrae la pubblicità di una delle SCF operanti nella consulenza indipendente).

Il secondo nervo scoperto è quello della presunta autonomia e indipendenza, oggi usata come cavallo di battaglia per affermare una sorta di “supremazia etico-culturale” di una categoria di consulenti verso l’altra, che si vorrebbe far dipendere dall’esistenza del conflitto di interessi – sempre presente, in teoria, nel sistema banca-rete, nonostante la c.d. architettura aperta cui fa riferimento Bufi – e che, invece, si rivela essere il risultato di una forzatura del sistema italiano, fondato sul vincolo di mono-mandato, che trae le sue origini dal 1990, e che fa dei consulenti non autonomi attori del tutto incolpevoli.

Il terzo “nervo” – molto importante – è legato alla impossibilità del consulente c.d. indipendente di poter controllare in prima persona la corretta esecuzione dell’investimento da parte del cliente. Infatti, all’interno di un sistema letteralmente dominato dalle regole di funzionamento delle banche-reti, il ruolo di questa importante categoria di professionisti è limitato a quello di “mero dispensatore di consigli di investimento”, con un limite importante nella parte esecutiva delle operazioni che viene lasciata, contro ogni logica professionale, agli operatori bancari o, in ultima istanza, allo stesso cliente più o meno “tecnologicamente evoluto”. In pratica, è come se ad un avvocato venisse concesso di scrivere le memorie di difesa, ma non di poterle depositare in cancelleria e/o di discuterne in udienza.

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La polemica di cui sopra, pertanto, ha un comune denominatore: l’inadeguatezza storica del vincolo di mono-mandato, imposto da una norma ormai desueta e, soprattutto, da un sistema giunto alla sua fase di declino, per il quale è necessario comprimere continuamente (succede ormai dal 2008) i margini economici dei consulenti finanziari, alzare l’asticella del portafoglio medio e causare la fuoriuscita di migliaia di validi professionisti per consentire alle banche-reti che ne fanno parte di sopravvivere e tenere in attivo il proprio conto economico.

Pertanto, appare necessario calmare gli animi, e fare in modo che le due categorie di consulenti non entrino affatto in polemica, alimentando così una inutile rivalità che distrae tutti dalla soluzione del vero problema (che non è certo la Gabanelli). Piuttosto, bisognerebbe prendere coscienza che, in questo preciso momento storico, quella che si sta combattendo è una lotta di sopravvivenza tra gli attori della distribuzione (le banche-reti) e la categoria dei consulenti non autonomi, a causa della quale è possibile che una delle due parti, entro dieci anni, debba cessare di esistere affinchè sopravviva l’altra. Inoltre, se il sistema bancario continuerà a sviluppare la distribuzione dei contratti di consulenza, anche la categoria dei c.d. indipendenti è a rischio-sopravvivenza.

Il mondo dei consulenti non autonomi, peraltro, è strutturato come in “compartimenti stagni” dove i professionisti non comunicano tra loro nel quotidiano, e tutti loro non stanno beneficiando – chissà perché – di un indispensabile ricambio generazionale; pertanto, sembrano aver già perso la battaglia, a meno che non si sveglino dal torpore in cui vivono e, soprattutto, ritrovino unità d’intenti, magari facendo riferimento alle organizzazioni di categoria, esperte in tutela del lavoro, veramente indipendenti dagli interessi di parte dell’industria.

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La soluzione al problema c’è, ed è sotto i nostri occhi da almeno un secolo. Nel modello anglosassone, per esempio, esiste una sorta di cooperazione fra tre figure professionali che, pur mantenendo le proprie caratteristiche, conservano la loro autonomia: cliente, banca e consulente. Questo modello di business comporta benefici per ognuna delle figure che ne fanno parte. Infatti:

– il cliente sceglie personalmente la banca di sua fiducia presso la quale depositerà il denaro in custodia,

– il cliente sceglie il consulente a cui affidare la gestione del proprio patrimonio depositato in quella banca,

– il consulente opera in piena tranquillità ed indipendenza, senza conflitto di interesse e senza vincoli commerciali di alcun tipo, nel rispetto di un contratto di gestione di portafoglio,

– la banca depositaria, in qualità di custode, ha una funzione di controllo sull’operatività e sulla buona diligenza,

– Il consulente controlla che la banca esegua le disposizioni impartite dal cliente secondo le condizioni ed i tempi concordati.

Il vantaggio più evidente di questo modello, oltre alla eliminazione del conflitto di interessi, è la certezza dell’esecuzione degli ordini, che così ricadrebbero sotto il controllo del consulente, come accade oggi in Italia soltanto per quelli abilitati fuori sede (e non per gli indipendenti).

A ben vedere, il modello anglosassone di consulenza finanziaria rappresenterebbe la migliore soluzione per tutti i professionisti della finanza, un ideale punto di incontro per entrambe le categorie di consulenti, indipendenti e non. L’abbattimento del vincolo di mono-mandato, poi, assicurerebbe anche all’industria del risparmio gestito di continuare a prosperare – e ciò accadrebbe anche di fronte ad una scontata riduzione delle commissioni di gestione – ed alle banche-reti, forti della esperienza ormai quarantennale nella distribuzione e nel grado di prossimità alle famiglie-clienti, di modificare l’attuale modello di business (ormai in declino avanzato, anche per via della tecnologia) basato essenzialmente sulla distribuzione, trasformandolo in un modello di rete di consulenza vera e propria, in cui il vincolo di mono-mandato diventerebbe solo una opzione contrattuale, remunerata in modo specifico, a discrezione del professionista.

*direttore editoriale di Patrimoni&Finanza

Federpromm scrive a Conte. Estendere i bonus delle PMI a tutti i professionisti del risparmio

E’ necessario che i bonus previsti dal Governo vengano erogati a tutti, senza ulteriori strumenti di selezione, al fine di non aggravare ulteriormente lo stato di precarietà e di difficoltà  personale in cui attualmente si trovano tutti i lavoratori autonomi.

Roma 05 maggio 2020 – Con una nota inviata al Presidente del Consiglio e al Ministro del Lavoro e del Mef, Federpromm ha voluto richiamare l’attenzione del Governo a voler comprendere, nei prossimi provvedimenti in fase di approvazione, anche le figure professionali che oggi sono particolarmente attente alla tutela del risparmio delle famiglie italiane (consulenti finanziari, agenti in attività finanziaria e agenti assicurativi) affinchè possano beneficiare delle agevolazioni previste per le PMI, potenziando il Fondo Centrale di Garanzia.

Ecco il testo integrale:

In considerazione delle varie iniziative che il Suo Governo ha intrapreso e intende prossimamente adottare per poter superare la difficilissima situazione di crisi che interessa il nostro Paese, causa la pandemia di Covid 19, con evidenti ricadute su una possibile veloce ripresa di tutto il tessuto economico e produttivo ma anche – ci auguriamo – sulla tenuta dei rapporti occupazionali e delle conseguenti positive relazioni sociali, la scrivente Organizzazione sindacale Federpromm (Uiltucs)  in rappresentanza delle categorie associate (consulenti ed agenti finanziari, agenti e altri operatori del mercato finanziario ed assicurativo) chiede di estendere le agevolazioni previste per le PMI dal DL Liquidità, anche a tali figure professionali potenziando il Fondo Centrale di Garanzia PMI. 

Tale richiesta già fortemente avanzata sia dal Presidente dell ‘Organismo dei CF (OCF), prof.ssa C.R. Bedogni, e dal  Presidente dell’ OAM, prof. A. Catricalà, come da altre Organizzazioni di rappresentanza, è rispettosa del principio di uguaglianza costituzionalmente garantito per tutte le categorie professionali sopra citate e costituisce valido strumento di sostegno per poter consentire – in questo difficilissimo momento di identità collettiva  – il riavvio e rilancio di tutta la filiera delle attività finanziarie, di protezione, di educazione finanziaria  e di sviluppo della ripresa economica dell’Italia. 

In ultimo si vuole segnalare come il bonus di 600,00 euro per gli autonomi, già  erogato ad oltre 3,5 milioni di utenti, veda ancora in attesa circa 700 mila lavoratori autonomi. E’ pertanto necessario che il bonus venga erogato a tutti, senza ulteriori strumenti di selezione, al fine di non aggravare ulteriormente lo stato di precarietà e di difficoltà  personale in cui attualmente si trovano.

Manlio Marucci – Presidente  Federpromm””

Enasarco, contributo da 1.000 euro per i consulenti finanziari. Parametri e regole per ottenerlo

La Cassa di previdenza obbligatoria dei consulenti finanziari comunica la prossima erogazione di un contributo di 1.000 euro per i redditi 2018 non superiori a 40.000 euro. Non è chiaro se sarà cumulabile con quello erogato dall’INPS.

La Fondazione Enasarco interviene a supporto dei consulenti finanziari che si trovano in temporanea difficoltà finanziaria per via dell’emergenza Coronavirus.
Federpromm-UILTUCS comunica che la Cassa degli agenti e rappresentanti ha stabilito di erogare un contributo pari a 1.000 euro – uguale per tutti, a prescindere dal carico familiare – in tutti quei casi di forte riduzione delle provvigioni a causa dell’epidemia Covid-19.
Per beneficiare del contributo, precisa Federpromm, occorre avere un reddito 2018 non superiore a 40.000 euro, rilevabile dal modello Unico PF 2019. Più precisamente il reddito 2018 di riferimento è pari alla somma dei singoli redditi indicati nelle caselle di seguito dei quadri RN e LM se entrambi compilati:  Quadro RN1, casella 1; Quadro LM, casella LM6; Quadro LM, casella LM34.
I contributi verranno assegnati tramite bandi quadrimestrali, secondo una graduatoria di reddito dal più basso al più alto. Le richieste che non risulteranno beneficiarie dell’erogazione, perché fuori graduatoria rispetto al budget, concorreranno d’ufficio ai bandi successivi.
Le domande dovranno essere presentate entro le seguenti scadenze:
– Dal 3 al 30 aprile 2020 (per il bando del 1° quadrimestre)
– Dal 1° maggio al 31 agosto 2020 (per il bando del 2° quadrimestre)
– Dal 1° settembre al 31 dicembre 2020 (per il bando del 3° quadrimestre).
La domanda dovrà essere inviata online, tramite l’area riservata del sito Enasarco, e servirà presentare una autocertificazione, unitamente alla seguente documentazione.
– Modello Unico PF 2019 (o altra documentazione fiscale valida) attestante il reddito 2018 dell’iscritto non superiore a 40.000 euro;
– autocertificazione (vedi immagine sotto) attestante una diminuzione delle provvigioni, nel trimestre di contribuzione precedente la presentazione della domanda, superiore al 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Entro 5 giorni lavorativi dalla scadenza di ciascun bando, la Fondazione redigerà la graduatoria provvisoria, disponibile nell’area riservata nel sito Enasarco, e poi quella definitiva. Successivamente, gli iscritti riceveranno una comunicazione sull’esito della loro domanda.
Non è ancora chiaro se il contributo della Cassa potrà essere (o meno) cumulato con quello di 600 euro quello erogato dall’INPS.

Marucci su Enasarco, non rinviare le elezioni è solo una sterile posizione di potere

“Una sterile quanto contraddittoria posizione espressa da alcune sigle minoritarie che non comprendono realmente la situazione reale degli agenti  iscritti alla Fondazione. In tali irresponsabili comportamenti si intravedono azioni da dementia praecox“. Così Manlio Marucci, segretario di Federpromm e delegato dell’Assemblea, sulla richiesta di non rinviare le elezioni della Enasarco del prossimo 17 Aprile.

Roma, 7 aprile 2020 – In uno scenario  in cui tutti i cittadini responsabili  vivono una situazione drammatica a causa del fenomeno Covid-19, dove il livello di comportamento sociale e psicologico è compromesso da una situazione oggettiva che non trova ancora soluzioni idonee  a rimettere in gioco le attività tradizionali di regolazione della vita sociale e dei rapporti primari tra i vari individui, e dove i vincoli  e le decisioni  assunte dal Governo  impongono rigide misure di salvaguardia della propria salute, alcuni “arrampicatori sociali” che ambiscono a scalare “la montagna sacra”  della Fondazione Enasarco, hanno – forse inconsapevolmente –  schierato le loro baionette e i loro civil servant per ambire alla gestione futura della stessa cassa di previdenza  senza che abbiano consapevolezza (o forse ne hanno abbastanza, sic!) della realtà e della effettiva rappresentanza della intera categoria degli agenti iscritti.

Infatti, chiedere agli Organismi di governo l’attuazione dello svolgimento delle suddette elezioni per le date programmate  (17-30 aprile 2020) sarebbe nocivo oltre che controproducente per tutti coloro che non hanno possibilità di esprimere il loro voto regolarmente, ma anche darebbe la possibilità concreta agli esclusi di tale diritto  di poter attivarsi per veder tutelati i loro soggettivi interessi di agente e consulente finanziario.

Non voglio entrare nel merito della querelle attualmente messa in campo da alcune sigle facenti capo ad esponenti presenti nel Cda di Enasarco di cui nutro per alcuni rispetto, competenza  e professionalità, ma di fronte all’assunzione di forte responsabilità assunta dai rappresentanti delle maggiori organizzazioni  sindacali, quali FNAARC, FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS, UGL-TERZIARIO e USARCI, che recentemente hanno ritenuto di deliberare nel Cda dell’Ente coerentemente con la situazione generale che il paese sta vivendo in questa fase,  lo spostamento fisiologico della date per il regolare svolgimento delle elezioni degli organi statutari della stessa Fondazione credo sia un atto di responsabilità dovuto, necessario e rispettoso di tutta la categoria degli agenti elettori.

Manlio Marucci (nella foto)

Covid-19, Federpromm: serve un sostegno economico delle mandanti a tutti i professionisti delle reti

Con una lettera inviata ad ABI, Assoreti, OAM e ANIA, Federpromm sollecita la concessione, da parte delle società mandanti associate a tali organismi, di un sostegno economico straordinario di durata limitata a consulenti finanziari, agenti in attività finanziaria e a intermediari assicurativi.

Oggetto: Covid-19, richiesta di sostegno straordinario a tutti gli operatori professionali del settore creditizio, dell’intermediazione finanziaria ed assicurativa che operano in regime di partita Iva con mandato da parte degli intermediari.

La gravità della situazione determinatasi a seguito delle recenti vicende del “coronavirus” nel contesto della società italiana e nel quadro dei problemi internazionali  ha avuto  una ricaduta di  ampia portata sulla tenuta del sistema economico e finanziario coinvolgendo, in modo particolare, gli operatori professionali che operano nel settore creditizio, dell’intermediazione finanziaria ed assicurativa con partita Iva, quali i consulenti ed agenti finanziari, nonché gli agenti e consulenti  assicurativi e previdenziali..

I recenti e pur significativi interventi assunti dal Governo con il “Decreto Cura Italia” si configurano come soluzioni tampone a breve termine che, al momento, non sono in grado di frenare una situazione difficilissima di tali operatori che possono svolgere la propria attività in modo molto limitato se non con strumenti digitali a distanza, non potendo contattare di persona la propria clientela ed assistere con efficacia la relazione con gli investitori e risparmiatori, oggi particolarmente sentita e necessaria per la loro sicurezza finanziaria/patrimoniale e per limitare e neutralizzare l’indice di paura sul futuro dell’economia.

In tale ottica la scrivente Organizzazione, in rappresentanza delle diverse categorie professionali ad essa associate, ritiene opportuno sensibilizzare codeste Associazioni che raggruppano l’intero universo dei soggetti abilitati di tutta la filiera dell’intermediazione finanziaria, creditizia ed assicurativa/previdenziale affinché intervengano presso le loro associate per un autonomo sostegno economico, da erogare ai vari operatori che hanno un “mandato di agenzia, con o senza rappresentanza della mandante”  a titolo di “contributo straordinario” per un periodo di  almeno quattro mesi a partire dal mese di marzo 2020.

Manlio Marucci

Tale sostegno  – fortemente sollecitato da tali qualificati professionisti  – risulterebbe in linea con le iniziative già condotte dal citato Decreto Cura Italia e oltre ad essere politicamente condiviso andrebbe ad integrare le eventuali contribuzioni previste per talune figure professionali. Va inoltre considerato come i vari interventi governativi siano fortemente limitativi non prevedendo l’eventuale durata del fermo attività e non compensano il forte esborso economico a cui tali professionisti sono esposti per tutte le obbligazioni connesse allo svolgimento regolare della loro attività lavorativa: affitti da pagare, riduzione dei margini commissionali, mancati guadagni futuri, limitazioni a svolgere regolarmente i processi di formazione obbligatoria, esposizione nel tempo per alcuni profili non finanziabili.

Va osservato in ultimo come tali coerenti richieste assumerebbero un significativo segnale di fidelizzazione da parte dei citati operatori con le case mandanti ed eliminerebbe la “discriminante” di intervento svolto a favore del lavoro subordinato.

Confidando in un Vostro autorevole intervento e sensibilità si inviano i migliori saluti. (f.to Marucci, Pascolini, Mariani)