Secondo molti italiani, le startup falliscono per cui è pericoloso investire in questo settore. Perché allora la Francia nel 2020 ha impiegato 4 miliardi ed ha in programma investimenti maggiori nel 2021?
Di Alberto Villa*
Il rischio di impresa è un termine conosciuto ma piuttosto inviso a molti italiani, i quali vorrebbero escluderlo a priori nel loro modo di vedere il futuro. Per quanto legittimo, mettere da parte qualunque inclinazione all’attività d’impresa – che in Italia si trasmette quasi esclusivamente da una generazione di imprenditori all’altra, mancando una “scuola” imprenditoriale diffusa – produce una serie di conseguenze riguardo l’economia reale e, soprattutto, una falsa rappresentazione del rischio, nel senso che è vero che alcune iniziative imprenditoriali possono fallire, ma è anche vero che possono avere successo ed è impensabile che possano fallire tutte, solo perché c’è il “rischio d’impresa”.
Infatti, a determinare il successo o l’insuccesso di una startup concorre una serie di elementi, ed è opportuno sfatare dei veri e propri “miti” e luoghi comuni che stanno fiorendo attorno al nascente fenomeno dell’imprenditoria giovanile trainata dai megatrend delle tecnologie in tutte le loro sfaccettature. Innanzitutto, investire nelle PMI innovative non significa soltanto “ascoltare imprenditori con idee stravaganti” – sebbene ci siano anche questi – bensì analizzare la fase di avvio di nuove imprese che nascono, crescono, producono occupazione e fanno innovazione di servizio e di prodotto. E’ questo il principio di metodo osservato dalla Francia, che nel 2020, anno della pandemia, ha visto un forte iniezione di liquidità (4 miliardi) a favore delle startup. Lo stesso presidente francese Emanuel Macron lo aveva annunciato personalmente, puntando alla leadership continentale per innovazione e tecnologia.
E in Italia, cosa succede?
Mentre in Francia sono già nate 10 startup “unicorno”, in Italia molti neanche conoscono il significato del termine e l’importanza di queste aziende per l’economia nazionale. I risultati conseguiti in Francia, però, sono anche il frutto di un ecosistema nazionale ed istituzionale che ha saputo investire con pragmatismo, facendo guadagnare ai francesi una posizione invidiabile nello scenario internazionale dei Paesi più attrattivi per le startup. A differenza dell’Italia, per esempio, in Francia esiste dal 2013 la French Tech, un’agenzia governativa che ogni anno pubblica una lista di oltre 100 startup grazie al quale è possibile conoscere in maniera approfondita il mercato ed i loro investimenti. Anche le istituzioni creditizie giocano un ruolo importante, come la banca pubblica Bpifrance, che ha svolto varie funzioni di impulso compreso l’impiego di capitali in diversi progetti.
In sintesi, mentre la Francia è stato l’unico Paese a crescere nel 2020, raggiungendo per la prima volta i 5 miliardi di investimenti e superando Regno Unito e Germania, noi non raggiungiamo neppure il miliardo. E’ anche vero che Italia e Francia siano due economie diverse, ma possiamo escludere che i francesi abbiano intenzione di finanziare società che siano destinate a chiudere entro 3 anni. Naturalmente, anche lì c’è un elevato numero di fallimenti, ma il dato va esaminato in relazione al contesto generale di quel Paese, dove esiste una comunità che favorisce la crescita di nuove realtà. In più, entro fine anno entrerà in vigore la normativa comunitaria del settore e, in un futuro molto vicino, sarà possibile investire in queste realtà d’Oltralpe esattamente come ora si utilizzano le piattaforme di Crowdfunding per accedere alle startup italiane.
Riguardo l’alto tasso di fallimento di molte iniziative, c’è da dire che anche le PMI “tradizionali” chiudono a seguito della evidente impossibilità di proseguire, ma in percentuale molto diversa rispetto alla startup innovative. Infatti, secondo i dati presentati da Banca d’Italia prima della pandemia, un quarto delle aziende “tradizionali”, considerate come piccole e medie PMI, sopravvivevano grazie alla liquidità fornita dalle banche, le quali a loro volta utilizzano varie tipologie di garanzie come ad esempio fideiussioni o consorzi fidi per tutelarsi. Pertanto, queste realtà continuano ad esistere perché in sostanza il costo del loro fallimento sarebbe difficile da sopportare. In pratica, si tratta di “aziende zombi”, destinate comunque a chiudere. A riprova di ciò, Cerved Group, ossia l’agenzia di informazioni commerciali specializzata nel valutare la solvibilità e il merito creditizio delle imprese, ha elaborato uno studio utilizzando i dati delle società italiane e ha applicato i parametri delle nuove norme sul Fallimento, con il risultato che quasi 140 mila imprese, cioè una su cinque, è in crisi, nel senso che i loro flussi di cassa futuri non sono adeguati a coprire il livello di indebitamento dell’azienda.
Non è un caso che ad aprile scorso il Governo abbia nominato una commissione di esperti per elaborare delle proposte sul tema, compreso il differire l’entrata in vigore della riforma del Fallimento, rinviata effettivamente al 2022.
Pertanto, se l’Italia non modificherà urgentemente il modo di intendere questo settore, rischiamo di vedere crescere innovazione solo all’estero, e assistere impotenti allo spostamento di patrimoni e liquidità dei nostri investitori verso altri Paesi comunitari che assicurino soluzioni alternative e più efficaci.
* Alberto Villa, Consulente in Finanza d’Impresa, membro A.I.A.F. e Consulente Finanziario Autonomo, collabora con la rete professionale M&V Private Corporate Advisor



In forza della partnership, Chinastone supporta le 
– 

In tutti questi scenari, pertanto, ha senza dubbio più senso esprimersi in termini di “distribuzione di probabilità”, tanto di colpire il bersaglio in Balistica, quanto di raggiungere esattamente le previsioni quantitative di un obiettivo economico aziendale per una 
In definitiva, limitarsi a valorizzare nei
Quindi, assumendo il valore premoney e i flussi di cassa/reddito come parametri, il tasso che equilibra questi due differenti parametri è dato dal tasso di attualizzazione dei flussi che a sua volta incorpora una misura del rischio specifico. Inoltre, il rischio in cui impatterà la
* Carlo Mauri, commercialista, socio AIAF, 
Nessuno sa quanto possa durare questa
strategia, poiché preferiscono gestire attivamente l’acquisto e la vendita di azioni e creare un asset di titoli sulla scorta delle previsioni di mercato di specifici settori e/o aree geografiche. L’investimento-indice, invece, è dominato dall’approccio “buy-and-hold”, cioè “acquista e conserva”. Esso consiste, per esempio, nell’acquistare quote di alcuni ETF (Exchange Traded Fund), che replicano fedelmente gli indici sui quali si intende
Ovviamente, esistono sostenitori del primo e del secondo metodo. In entrambi i casi, per l’investitore finale il principio sarà comunque quello di minimizzare il rischio attraverso la più ampia diversificazione. In riferimento ad entrambe le strategie, il pensiero comune è che in un
Chiarite le premesse, è utile analizzare come un “investitore selettivo” – scuola Munger o
Pertanto, è evidente che l’
Inoltre, con un
Resta una domanda: vale la pena creare un portafoglio composto da questi titoli azionari così poco liquidi e ad alta rischiosità? La risposta è insita nel metodo dell’investitore selettivo. Si tratta di un cambio di paradigma: tutto il sistema finanziario, dai gestori ai 
Il terzo passo è quello di avere un buon piano aziendale, una elevata attenzione all’analisi dei dati e una perfetta pianificazione del ciclo finanziario. Senza questi elementi di attenzione, messi “nero su bianco” nel Business Plan, il fallimento è un evento piuttosto frequente. Infatti, secondo la statistica, circa il 20% delle
A parte le agevolazioni riservate dal
Un altro strumento agevolativo è la “Nuova Sabatini”, che eroga finanziamenti per micro, piccole, medie imprese e startup e che con la Legge di Bilancio 2021 permette alle nuove imprese di accedere a un contributo statale, senza il limite di 200mila euro della “vecchia Sabatini”, per l’acquisto o acquisizione in leasing di macchinari, beni strumentali d’impresa, hardware e macchinari, oppure di beni immateriali (tecnologie digitali e software).
Il bando “
Il sistema generalmente più utilizzato è quello del P/E (presso/utile) più basso possibile. Secondo
utilizzare un tasso di sconto poco adatto – come ad esempio i buoni ordinari trentennali, oppure un equity risk premium di società quotate – potrebbe essere forviante. Pertanto, solo utilizzando una variabile dell’equazione che riconosca la particolarità di queste società ci si può realmente permettere di fornire una pre-valutazione coerente. Determinare questo, inoltre, significa essere in grado di stimare in modo appropriato anche il rischio che sto affrontando, e se i possibili guadagni siano congrui.
Perché è così importante questo criterio rispetto ad altri? La risposta è data dai numeri. Se utilizzo solo un criterio come quello del P/E (prezzo/utile), difficilmente investirò mai in una Startup, preferendo magari un’azione quotata o altri strumenti. Questo è l’assunto principale: un 
Infatti, sebbene il mondo abbia dovuto affrontare un’enorme crisi, ci sono comunque molte opportunità interessanti che le startup possono sfruttare, e questo è dimostrato dai 14 eventi principali che quest’anno StartmeupHK Festival comprenderà e che coinvolgeranno numerosi relatori internazionali su tematiche specifiche, come l’A.I., il
Il Festival aprirà i battenti il 24 maggio, con lo SME Tech Exhibition Programme, dedicato alle PMI e alle scale-up operative nel campo delle soluzioni tecnologiche, ed uno stand virtuale di
Il secondo giorno (25 maggio) ospiterà il GBA Innovation Summit, organizzato da TusPark Hong Kong, con il quale saranno analizzate le opportunità di sviluppo nella Greater Bay Area per le aziende con soluzioni tecnologiche e innovative. Nel frattempo, il 25 e il 26 maggio, Scaleup Impact Summit, organizzato da Whub, è uno degli eventi più completi sul mondo delle
organizzato da Brinc, coinvolgerà startup, investitori e professionisti del settore
Inoltre, StartmeupHK Festival 2021 ha organizzato altri cinque eventi di settore specifici molto significativi:
un’agenda che prevede l’Ecosystem Summit, il Defining Decade for Impact with Tech e il GBA Online Hackathon 2021.
Eppure, questa grandezza è determinante per il successo dell’operazione. Infatti, qualora venissero attribuiti valori troppo elevati, si possono incontrare concrete difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di raccolta; viceversa, nel caso in cui il valore “pre-money” sia troppo basso, si può indurre il dubbio, nel potenziale 

C’è da dire che il numero complessivo di aziende unicorno nel mondo è cresciuto notevolmente nel giro di pochi anni. Erano 39 nel 2013, 220 nel 2018, 362 nel 2019 e oggi, Secondo i dati di CB Insight di Dicembre 2020, sono 510 le startup che rientrano nella definizione di unicorno, attive soprattutto nel Fintech e nell’Healthcare e cresciute rapidamente con lo scoppio della pandemia.
Le ex-unicorno AirBnb, Palantir e DoorDash sono uscite dalla classifica ad agosto 2020, avendo completato il percorso di quotazione in Borsa.
Proprio a questo scopo è stato istituito, presso la Consob, un albo cui iscriversi per poter agire in qualità di promotore di campagne di Equity Crowdfunding. Sono stati costituiti due sezioni:
Il passaggio fondamentale da comprendere, in particolare nell’Equity Crowdfunding, è quello di individuare la coerenza tra valore pre-money e valore post-money. Il valore pre-money è frutto di stime e congetture, ed è evidente che l’impresa cercherà, per mezzo dei suoi consulenti, di dimostrare che il proprio valore pre-money corrisponda a quello indicato nella comunicazione ufficiale come affidabile e “in equilibrio”.
dell’impresa, e ancora per 
investimento, pertanto, bisognerà assicurarsi che la piattaforma su si vuole effettuare l’investimento sia inserita effettivamente nello specifico 







