Maggio 25, 2026
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Budget 200.000 euro: quanti mq si possono acquistare nelle grandi città e nelle località turistiche

Con un budget di 200 mila euro per l’acquisto di un’abitazione che cosa si potrebbe acquistare agli attuali prezzi di mercato in città come Milano, Roma e Napoli e in alcune delle località turistiche?

Quando si deve affrontare una spesa “importante”, come l’acquisto di un immobile, il budget diventa la nostra guida fondamentale e, a seconda della città in cui ci troviamo, esso subisce una variazione, anche piuttosto sensibile, nonostante la casa da acquistare sia la stessa.  Questo fa del settore immobiliare un mondo a sé stante, perché risente di alcune variabili che in altri settori (vacanze, auto e moto nuove, abbigliamento etc) non sono affatto rilevanti, se non in minima parte.

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, con un budget pari a 200.000 euro è davvero difficile trovare possibilità di acquisto omogenee sia da una grande città all’altra che da una località di vacanze all’altra. Lo studio ha preso in considerazione una tipologia di immobile medio usata e medio nuova.

MILANO – Partendo dal capoluogo lombardo, i cui prezzi hanno tenuto nonostante la pandemia abbia messo un freno alla crescita poderosa, con 200.000 euro si possono acquistare in media 55 mq. Si devono sacrificare 5 mq di abitazione se si decide di acquistare una tipologia ristrutturata o di nuova costruzione. In centro città si può ambire ad un appartamento usato di appena 30 mq.

ROMA – Più economica la Capitale, che negli ultimi anni non ha vissuto la stessa crescita di Milano e dove i prezzi sono decisamente più contenuti. Infatti, con lo stesso budget si acquistano 70 mq di tipologia usata e 58 mq nuova. C’è poi chi ama le zone centrali della città eterna, ma in quel caso potrà al massimo aspirare ad un appartamento usato di 38 mq e di 34 mq ristrutturato.

NAPOLI – Si guadagna qualche metro quadro in più nel capoluogo campano, dove le metrature aumentano decisamente e si portano a 89 mq per una tipologia usata. Si potranno acquistare 11 mq in meno di una tipologia nuova. 

E se invece si decidesse di acquistare una casa in una località turistica, un’idea sempre più accarezzata da tanti alla luce della possibilità di svolgere il lavoro in remoto? In questo caso, lo studio di Tecnocasa ipotizza una soluzione già ristrutturata o comunque che non necessiti di lavori aggiuntivi, tipologia preferita da chi compra al mare, montagna o lago.

MONTAGNA – Per gli amanti della montagna, a Bardonecchia con 200.000 euro si possono acquistare 62 mq, a Canazei quasi 41 mq mentre a Roccaraso (74 mq) o a Cogne (73) aumentano i metri quadri acquistabili.

MARE – Per chi invece ama il mare, soprattutto località più giovani e “movimentate”, a Milano Marittima con 200.000 euro ci si può assicurare mediamente una casa di 47 mq, mentre a Riccione ci si potrà permettere 10 mq in più.  In Liguria, ad Alassio, si possono acquistare 39 mq.

In costiera amalfitana, il budget consente l’acquisto di 42 mq ad Amalfi. Nelle isole, in Sicilia (a Scopello) si potrebbero acquistare 73 mq e a Villasimius, in Sardegna, 60 mq. 

LAGO – Decisamente più economico il lago di Garda: sia a Salò che a Peschiera si può ambire, mediamente, ad un immobile in buono stato di 80 mq, metratura destinata a scendere notevolmente se si vuole la vista lago o il fronte lago. Se poi si preferisce il lago di Iseo o il lago Maggiore, si potrebbero acquistare quasi 100 mq, mentre a Sesto Calende solo 67 mq.

Tassi di interesse, si assottiglia la distanza tra rata fissa e variabile. Analisi delle consistenze

Cosa dobbiamo aspettarci per la chiusura del 2020 e per il 2021? Si delinea un panorama poco favorevole al proseguimento del trend di crescita del credito alla famiglia per l’acquisto dell’abitazione.

Nell’attuale congiuntura socio-economica, tenuto conto dell’emergenza sanitaria che sta impattando in maniera importante sul PIL europeo, la BCE ha già annunciato che metterà in atto ogni azione possibile per mantenere i tassi agli attuali livelli, e se necessario continuerà ad immettere liquidità nel sistema bancario, in modo che gli istituti di credito possano concedere mutui e prestiti a tassi molto bassi. Inoltre, grazie all’intesa raggiunta dai leader europei riguardo allo straordinario pacchetto di misure economiche per contrastare gli effetti della pandemia, lo scenario che dovremo attenderci per il 2021 sul fronte tassi sembra piuttosto favorevole.

In questo momento, le proposte di mutuo delle banche sono molto interessanti, soprattutto per quanto riguarda i tassi fissi.

EURIBOR (indicizzazione mutui a tasso variabile) – Dai massimi di Luglio 2011 (1,60%), il tasso Euribor (3 mesi) ha iniziato una parabola discendente che lo ha portato a quota 0,19% (Dicembre 2012), per attestarsi poco sopra lo 0,20% per tutto il 2013 e il 2014. Ha virato sottozero col mese di Maggio 2015, e dopo una progressiva discesa ha raggiunto il suo minimo storico a -0.55% nel mese di Gennaio 2021. Oggi quota -0.537%.

EURISRS (indicizzazione mutui a tasso fisso) – Dopo aver mantenuto una media intorno al 3,4% nel 2011, l’Eurirs (25 anni) è sceso a Giugno 2012 a quota 2,13% per poi tornare a crescere fino a 2,75% a Settembre 2013. Da allora ha iniziato una fase discendente di lungo periodo che si è accentuata a Luglio 2019. Ha toccato il minimo storico a Dicembre 2020 segnando 0,02%. L’ultima rilevazione del mese di Marzo 2021 (giorno 5) fa registrare 0,44%, in netta risalita sui timori di inflazione ma sempre ad un livello che permette di trovare sul mercato mutui a tasso fisso ancora molto vantaggiosi.

In base alle dinamiche dei tassi fino al 5  Marzo 2021, si è calcolato l’importo della rata mensile di un mutuo ipotecario del valore di 110.000 euro per una durata di 25 anni, ipotizzando che l’immobile valga 160.000 € e che lo spread medio di mercato si attesti all’1% sia per il tasso fisso che per il tasso variabile. Con un mutuo a tasso fisso si sosterrebbe una rata di 438 euro, circa 50 euro in più al mese rispetto a quanto risulterebbe se si optasse per un mutuo a tasso variabile (rata pari a 388 euro).

Qualora si decidesse per la situazione di maggior risparmio, ossia per il mutuo a tasso variabile, è fondamentale capire quanto il reddito del nucleo familiare sia in grado di sopportare eventuali aumenti di rata, sia in termini di capacità di rimborso sia in termini di sostenibilità del tenore di vita.

È chiaro che gli impatti dell’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus stanno condizionando il mercato del credito alla famiglia. La buona notizia, però, è che i tassi bancari legati alle operazioni di mutuo permetteranno di accedere ai finanziamenti per la casa o per gli uffici a condizioni veramente vantaggiose. Questo potrà agevolare non solo chi vuole acquistare una nuova abitazione ma anche chi è interessato a sostituire il proprio finanziamento.

CONSISTENZA DEI MUTUI IN ITALIATecnocasa e Kiron hanno analizzato i dati di Banca d’Italia relativi allo stock di mutui in essere concessi alle famiglie italiane per l’acquisto dell’abitazione. Tracciandone il trend storico, è emerso che nel terzo trimestre 2020 è stato registrato lo stock di mutui in essere più alto di sempre raggiungendo quota 335.299 milioni di euro.

E’ dal terzo trimestre del 2015 che lo stock dei mutui circolanti cresce con costanza. Ed anche in questo terzo trimestre 2020 si registra un nuovo massimo storico, superando quindi anche il precedente.

Il ritmo con il quale crescono le consistenze è tuttavia in contrazione, segno che lo scenario che ci aveva contraddistinto negli ultimi anni ha subito una variazione anche in virtù dell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando: +1,6% su base annua (+0,58% su base trimestrale). Alla luce dei favorevoli tassi di mercato coi quali sono stati collocati i finanziamenti durante l’ultimo triennio, la composizione dello stock è in buona parte composta da finanziamenti a tasso fisso, il che presuppone un minor rischio sia in capo alle famiglie sia in capo agli istituti eroganti.

Cosa dobbiamo aspettarci per la chiusura del 2020 e per il 2021? Si delinea un panorama poco favorevole al proseguimento del trend di crescita del credito alla famiglia per l’acquisto dell’abitazione. Gli ultimi dati riguardanti le erogazioni restano tuttavia meno negativi di quel che ci si potesse aspettare, pertanto permangono buone probabilità che anche nel quarto trimestre assisteremo ad un’ulteriore crescita dello stock circolante, tendenza che potrà poi proseguire fino all’inizio del 2021.

Il Real Estate per la ripartenza. Cedolare secca per i negozi, gli uffici tra smart working e “smart building”

Doppia analisi prospettica del mercato immobiliare, costruita attraverso la visione di Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, e quella di Luigi Donato, Capo del Dipartimento Immobili e appalti della Banca d’Italia.

E’ un momento delicato per la nostra economia, stretti come siamo tra un nuovo governo e la pandemia in corso, con la contestuale campagna vaccinale. Data la sua centralità, ci si chiede come il settore immobiliare – e tutto il suo indotto – possano contribuire alla crescita del nostro Paese.

“Alla luce del fatto che il lockdown ha fatto sentire i suoi effetti negativi soprattutto sul settore retail – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – la reintroduzione della cedolare secca sui negozi sarebbe decisamente auspicabile. Sarebbe importante stabilizzare il superbonus, il bonus per la riqualificazione energetica e la ristrutturazione degli immobili, manovre tese al miglioramento dell’efficienza energetica del nostro vetusto patrimonio immobiliare. Ma più di ogni altra cosa, il mercato immobiliare ha mostrato criticità in tutti quei frangenti storici in cui l’economia mancava di solidità, il comparto del lavoro era in sofferenza, la fiducia di consumatori ed imprese ai minimi e l’accesso ai mutui più difficoltoso. Intervenire su questi aspetti è il punto di partenza per rendere stabile il nostro settore, dare certezze a famiglie e investitori, nazionali e internazionali, che difficilmente nel real estate si muovono in condizioni di fragilità economica e mancanza di certezze. Il resto sarà una conseguenza”.

Analisi più laboriosa quella del Rapporto a firma Luigi Donato, Capo del Dipartimento Immobili e appalti della Banca d’Italia, secondo il quale i provvedimenti successivi al blocco dell’attività di costruzione nella prima fase della pandemia (primavera 2020) “hanno consentito la ripresa progressiva dei cantieri, sia pure con cautele e costi maggiori per la sicurezza e una diversa organizzazione del lavoro che si traduce, inevitabilmente, in una minore produttività”.

L’impatto più profondo dell’emergenza sanitaria si è registrato sul versante della domanda nelle sue diverse componenti: residenziale, per uffici, ospitalità, commerciale, logistica. “Siamo tuttora nel vivo di una fase fortemente condizionata dalla pandemia – aggiunge Donato nel suo Rapporto – ma la trasformazione della domanda a cui si assiste è diffusamente considerata come non transitoria ma strutturale. Punterei l’attenzione sugli effetti determinatisi sul binomio casa-ufficio”. Infatti, “come effetto dell’emergenza, le case tendono ad assomigliare di più ad uffici, dovendo ospitare postazioni di lavoro, e la conformazione degli uffici tende ad ispirarsi ai confort delle abitazioni”.

Un altro aspetto messo in luce da Luigi Donato è quello della rivincita delle campagne sulle città e delle periferie sui grandi centri direzionali. “Nel periodo del primo lockdown – prosegue Donato – le grandi città europee si sono svuotate, e vi è stata una fuga verso le seconde case e verso le residenze delle famiglie di origine. Questa tendenza sta lasciando un’impronta rilevante sulla domanda residenziale, sia per la struttura delle abitazioni sia per la loro collocazione nel tessuto urbano”.

I profondi cambiamenti dettati dall’emergenza sulle abitudini delle famiglie derivano direttamente dal periodo in cui le limitazioni dei movimenti hanno colpito duramente l’attività scolastica e il tempo libero. “la soluzione per le famiglie è ora quella di ricercare spazi domestici più vivibili; cresce, quindi, la domanda di case con giardini e terrazzi, tipologia che, poi, è più agevole e meno costoso trovare, magari nella stessa regione, ma in centri minori o in zone di campagna. Del resto, limitando in misura consistente i giorni in cui occorre recarsi di persona alla sede della propria azienda, si riduce anche l’onere di tragitti di maggiore durata nel percorso casa-lavoro”.

Il nodo centrale della relazione di Donato è quello dedicato al principale motore della trasformazione in atto, ossia lo smart working, nel duplice significato di home working e di smart office. “Il fenomeno dello smart working – afferma Donato – va configurato come evoluzione rapida, imposta dall’emergenza, del modello del lavoro, sia pubblico, sia privato. Lo snodo principale risiede nella disponibilità di adeguate connessioni e dotazioni informatiche: il digital divice può ostacolare l’home working”. Il punto è che “la sperimentazione in larga misura positiva dell’home working e i possibili risparmi che comunque ne conseguono a livello generale stanno richiedendo una rivisitazione, caso per caso, dell’attuale configurazione degli uffici. Non è tuttavia verosimile un rapido, diffuso abbandono degli spazi ora utilizzati. Con l’home working si perde infatti molto delle sinergie e degli scambi di esperienza che solo il contatto diretto può dare, specie nella formazione delle nuove leve. (Però) emerge una nuova filosofia e una nuova configurazione degli spazi per uffici. Infatti, il buon funzionamento e il rispetto dei nuovi standard nel controllo degli accessi, nelle pulizie, nei servizi di bar e di mensa, nella mobilità aziendale e in tutte le forme di supporto sanitario ai dipendenti costituiscono ora un presupposto di base per la stessa ordinata attività aziendale. Ne derivano nuove prospettive di sviluppo dell’industria di facility management, anche sotto il profilo dei livelli occupazionali”.

Il Rapporto di Donato approfondisce ancora di più la questione, delineando uno scenario molto chiaro sul cambiamento che il settore degli uffici vivrà nei prossimi anni. In particolare, un naturale portato dell’analisi precedente è il concetto di Smart Building. “Se le presenze in ufficio si verificano a rotazione – aggiunge Donato – che senso avranno uffici in larga misura vuoti, a fronte di una spesa ormai comunque sovradimensionata? Con la digitalizzazione dei processi e con la progressiva scomparsa dei documenti cartacei vengono meno tutte le connesse esigenze di materialità e fisicità di un ambiente di lavoro tradizionale, a partire dagli armadi e dagli archivi per riporre le pratiche”. Di conseguenza, si sentirà “l’esigenza di una più moderna e funzionale configurazione degli spazi, attenta ai servizi alle persone e agli ambienti condivisi, e il desiderio di cogliere l’occasione per puntare sull’innovazione e sulla tecnologia. Si apre, dunque, la prospettiva degli smart building, caratterizzati da un uso diffuso della tecnologia per la gestione degli edifici, che si accompagnerà opportunamente alla completa digitalizzazione del lavoro”.

Mercato immobiliare, 2019 vs 2020: gli effetti della pandemia sulle scelte degli italiani

Mentre diminuisce la componente degli acquisti per investimento, avanza il gradimento sulle soluzioni indipendenti e sulle case-vacanza.

Secondo i dati più recenti dell’Ufficio Studi di Tecnocasa, raccolti all’interno dell’indagine comparativa sulle compravendite realizzate nel 2019 e nel 2020, si evidenziano, trimestre per trimestre, i differenti comportamenti degli acquirenti anche in relazione alla comparsa del Covid-19 ed al seguente sviluppo della pandemia.

Analizzando la finalità delle compravendite, si nota che gli acquisti per investimento segnalano una contrazione nel 2020. Tutti i trimestri del 2020, infatti, registrano percentuali più basse rispetto agli stessi trimestri del 2019. In particolare, nel quarto trimestre del 2019, questo tipo di compravendite aveva toccato una punta del 18,8%, mentre nel 2020 non si supera mai il 17,0%. Inoltre, dal secondo trimestre del 2020 in poi, le percentuali di chi acquista per investimento non superano il 16,5%.

Appare evidente, quindi, come la comparsa del virus abbia condizionato questo tipo di compravendite, inducendo gli investitori più prudenti a desistere oppure a rimandare l’acquisto. Infatti, smart working e lockdown hanno determinato un calo delle richieste di immobili in locazione, ed in alcuni casi chi aveva pensato di comprare per mettere l’immobile a reddito ha deciso di rinunciare all’acquisto o a posticiparlo. Inoltre, la pandemia ha fortemente colpito il settore turistico determinando una concreta frenata nelle compravendite di soluzioni da adibire a B&B ed affittacamere.

Le compravendite di case vacanza (casa al mare, al lago oppure in montagna), invece, nel 2019 hanno evidenziato percentuali comprese tra il 5,2% ed il 6,8%; punta massima raggiunta nel terzo trimestre dell’anno, storicamente il trimestre più vivace sul segmento della casa vacanza. Ed è proprio il terzo trimestre del 2020 che evidenzia un forte aumento della percentuale di acquisti di queste abitazioni, raggiungendo l’8,1%. Anche in questo caso, risulta evidente come la pandemia ed il primo lockdown abbiano indotto molte persone all’acquisto di una casa vacanza che permetta, appena possibile, di lasciare le città per trasferirsi nelle località turistiche.

La tipologia più scambiata, sia nel 2019 sia nel 2020, è il trilocale, che compone circa un terzo del totale delle compravendite. Il 2020 ha evidenziato però un aumento della percentuale di acquisto di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti: in particolare, a partire dal secondo trimestre del 2020 si arriva ad oltre il 22,0% delle compravendite, contro una media dei trimestri precedenti che si fermava intorno al 19%. Pertanto, i dati confermano che nei mesi successivi al primo lockdown è aumentato il numero di compravendite di tipologie ampie e dotate di spazi esterni, tendenza successivamente proseguita per tutto il 2020 con percentuali di acquisto sempre superiori al 22%.   

Immobili commerciali: tengono logistica e negozi con delivery, male gli uffici. Mai più come prima

Il 2020 sarà ricordato come un anno orribile per il settore immobiliare, e quello in corso come l’anno dell’adattamento. Solo il possibile ritorno alla “quasi normalità” restituirà volumi e prezzi adeguati, ma niente sarà più come prima. Il primo semestre 2021 sarà ancora complicato, con effetti sui volumi totali di fine anno.

Il volume degli investimenti nel commercial real estate in Italia nel 2020 si è chiuso con un calo del 29% rispetto al 2019, che era stato un anno record (oltre 12 miliardi di investimenti in immobili commerciali). La pandemia, infatti, ha provocato un notevole rallentamento degli investimenti, e l’emergenza sanitaria ha accelerato la diffusione dell’e-commerce e dello smart-remote working, conferendo incertezza sul  trend di mercato.

Il segmento uffici mantiene la sua posizione predominante (3,7 miliardi di investimenti), ma è in calo del 26% rispetto all’anno precedente. Milano e Roma leader del segmento, con rispettivamente 2,3 miliardi e 820 milioni.

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LOGISTICA – Ottima la performance del settore logistica, che con € 1,4 miliardi di investimenti e il 100% di investitori stranieri si conferma il segmento più sorprendente, superando addirittura il dato del 2019 e facendo intravedere un ulteriore rafforzamento per l’anno 2021. Infatti, la richiesta di spazi è molto elevata, e determinerà la realizzazione di numerosi progetti di sviluppo.

MERCATO RETAIL – Il settore retail ha fatto registrare investimenti per € 1,4 miliardi, in calo del 29% rispetto al 2019. Guidano i volumi le operazioni legate alla Grande Distribuzione Organizzata (345 milioni) e, in misura inferiore, le transazioni legate ai centri commerciali (299 milioni di investimenti). Relativamente alle previsioni per il 2021, è bene aspettare il ritorno a misure non restrittive nelle aree dello shopping prima di saltare alle conclusioni. Di certo, l’attenzione per il momento si concentra principalmente su nuovi sviluppi per centri commerciali nella città metropolitana di Milano.

INVESTIMENTI IN HOTEL – Il segmento ha raccolto poco più di 1 miliardo di investimenti, in linea con la media degli ultimi 10 anni e in calo del 68% rispetto al 2019, che però era stato un anno segnato da record straordinari, mai visti prima, per via dell’ingresso di nuovi investitori (gruppi stranieri). Nonostante le misure restrittive ed il calo del turismo, l’interesse nei confronti del settore rimane alto.

Nel complesso del mercato immobiliare delle tipologie commerciali, le città dove si è avuto il maggiore numero di transazioni nel 2020 sono Milano e Roma. A causa del trend in atto già da anni – e solo accelerato dalla pandemia – negli ultimi dieci anni i prezzi sono diminuiti del 37% nelle vie di passaggio, e del 42,5% nelle vie non di passaggio.

Il segmento del retail è stato quello maggiormente impattato dalla pandemia. La ristorazione, che negli scorsi anni aveva trainato il mercato dei locali commerciali, è stata penalizzata dall’assenza di turismo e dal ricorso massiccio allo smartworking. Sembrano tenere le attività che si sono riorganizzate attraverso piattaforme di e-commerce integrando il canale online con il punto vendita fisico, i negozi di vicinato e la grande e media distribuzione, grazie all’apertura di supermercati di prossimità.

Nelle vie di passaggio, la liberazione di spazi sta portando a riposizionamenti per quelle realtà del retail che possono permetterselo. Nelle vie non di passaggio continua la ricerca di spazi da destinare ad uso ufficio e, ove possibile, per un cambio di destinazione d’uso in abitazione.

Secondo i dati di Tecnocasa, l’80% di chi cerca in locazione vorrebbe aprire un’attività di somministrazione e ristorazione, e c’è una discreta domanda di chi vuole avviare attività di servizi alla persona. In questo scenario di incertezza, gli investitori si muovono con cautela o provano a realizzare acquisti opportunistici. In particolare, si chiedono rendimenti più elevati (fino al 10% annuo lordo) per compensare il maggiore rischio di vacancy, e le metrature più richieste sono inferiori a 100 mq (80,8% in acquisto e 75,6% in locazione).

PREVISIONI PER IL COMMERCIAL REAL ESTATE – Il 2020 sarà ricordato come un anno orribile per il settore immobiliare, e quello in corso come l’anno dell’adattamento. È plausibile pensare che il primo semestre del 2021 possa essere complicato e che questo avrà un impatto sui volumi totali di fine anno. Ciò che è certo è che gli investitori mantengono un cauto ottimismo, confermano la stabilità delle proprie intenzioni di investimento, con una preferenza per le asset class Logistica e Residenziale, e si dicono positivi in merito alle condizioni generali del credito nei prossimi mesi. In definitiva, solo il possibile ritorno alla “quasi normalità” restituirà volumi e prezzi adeguati, ma niente sarà più come prima.

Previsioni immobili per l’impresa. Prezzi e canoni in ribasso, capannoni l’asset più resistente

In uno scenario economico incerto come quello attuale, fare previsioni sul mercato degli immobili per l’impresa non è semplice. Le restrizioni in essere non aiutano alcuni settori a fare programmi a medio e lungo termine, indebolendo la domanda di immobili industriali sia in affitto che in vendita.

Di Fabiana Megliola*

Dopo il lockdown primaverile dello scorso anno, si era registrato un incremento di richieste di capannoni, laboratori e negozi. C’era voglia di riprendere e di avviare anche nuove attività. Solo gli uffici si erano dimostrati meno reattivi perché molte aziende erano in attesa di decidere sul proseguimento dello smartworking e sulle modalità dello stesso.  

Il lockdown autunnale ha peggiorato il quadro d’insieme che ha visto in particolare il comparto commerciale in crescente sofferenza. L’estate aveva restituito entusiasmo alla luce della possibilità di poter sfruttare gli spazi esterni e della ripresa del turismo, seppur di prossimità, con una capacità di spesa più contenuta. I dati provenienti dalla rete Tecnocasa/Tecnorete relativi agli immobili per l’impresa ha messo in luce il consolidamento di alcuni trend emersi durante la prima ondata, ed in particolare le difficoltà per la ristorazione, soprattutto nelle città turistiche e nelle aree ad alta concentrazione di uffici ed atenei, a causa del forte calo delle presenze turistiche e del proseguimento di smart working e DAD (didattica a distanza).

Non sempre è bastata la riorganizzazione supportata anche dalle piattaforme di delivery, ma lo street food sembra tenere bene. Si registrano ancora difficoltà per le altre attività “non food”, in particolare quelle che non hanno fatto ricorso all’e-commerce, il cui sopravvento ha messo in difficoltà il settore.

Le conseguenze di quanto descritto sono state la rinegoziazione dei canoni di locazione (con ribassi anche del 50%), l’affermarsi dei contratti a canoni crescenti nel tempo e la liberazione di posizioni appetibili con il ridimensionamento delle key money, e cioè quel particolare contratto, stipulato tra il conduttore di un immobile e un soggetto interessato a subentrare nei locali nella posizione di nuovo conduttore, con il quale quest’ultimo si impegna a corrispondere al conduttore “uscente” una somma per ottenere la risoluzione anticipata della locazione e la conseguente liberazione dei locali. Quest’ultimo fenomeno ha consentito, quando possibile, di effettuare operazioni di riposizionamento a canoni interessanti.

Al momento si contano degli spazi liberi, anche in location primarie, perché i proprietari non hanno accettato di ridurre gli affitti. Si conferma la ricerca di spazi per aprire supermercati di prossimità. Gli investitori sono decisamente prudenti, non manca chi effettua piccoli investimenti (sotto i 200 mila €) chiedendo rendimenti intorno al 10% annuo lordo, e chi è “a caccia” dell’affare che non sempre va a buon fine. Al momento non c’è molta offerta di negozi in vendita, soprattutto in alcune realtà, molto probabilmente per lo stato di incertezza di questo periodo.

Le previsioni per il settore non residenziale vedono prezzi e canoni in ribasso soprattutto per il propagarsi delle difficoltà per alcune categorie di negozianti e per la fine del blocco degli sfratti (ulteriormente prorogato).

Il capannone è l’asset che ha resistito meglio grazie all’affermarsi dell’e-commerce che ha dato slancio alla logistica e alla tenuta di attività produttive e artigianali che hanno reagito alla crisi, in taluni casi anche riconvertendo la produzione. Una buona spinta è arrivata anche dal reshoring, che ha visto rientrare in Italia diverse attività de-localizzate all’estero, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra approvvigionamento, produzione e consumo.

La crescita delle vendite on line ha potenziato la logistica dell’ultimo miglio con la ricerca di spazi per deposito, posizionati quanto più possibile vicini alla città. Infatti si segnala, soprattutto su Milano, la ricerca di capannoni da 300-500 mq a ridosso della metropoli.

Si conferma anche la volontà di acquisto da parte di imprese cha hanno una certa solidità patrimoniale alle spalle, e che approfittano dei prezzi bassi per diventare proprietarie dell’immobile. Il punto debole di questo segmento resta la carenza di prodotto, motivo per cui ci aspettiamo una tenuta o addirittura un incremento per le soluzioni in ottimo stato o ben posizionate ed una contrazione negli altri casi.

Sugli uffici non si registra un particolare dinamismo. Alcune aziende hanno liberato spazi dopo aver deciso un ricorso importante allo smart working o ne hanno modificato il layout. In alcuni casi, professionisti dalla consolidata attività hanno acquistato l’immobile, mentre altri si sono organizzati in studi associati per abbattere i canoni di locazione. Si rafforza il trend iniziato già negli anni scorsi, che vede nelle città il cui mercato residenziale è dinamico il cambio d’uso di queste tipologie in abitazione. Si segnala una maggiore offerta di tagli ampi, e questo fa presupporre un calo dei canoni e dei prezzi nei prossimi mesi.

* Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Mercato dei mutui positivo nel 2020. Nel 2021 nessun cambiamento particolare in vista

Le politiche di credito degli istituti saranno prudenziali, ma non si registrerà nel 2021 un irrigidimento dei parametri, ed il mutuo rimarrà al centro delle politiche di sviluppo degli istituti di credito a vantaggio delle famiglie.

Il mercato dei mutui non sembra aver subito scossoni particolari nell’arco del 2020, e le stime parlano di una chiusura pari a circa 52 miliardi di erogato, con una crescita rispetto al 2019 (che si era chiuso a quasi 49 miliardi di euro). Questo dato è estremamente positivo, se consideriamo la difficile situazione economica generata dalla pandemia.

Gli istituti, pertanto, hanno comunque continuato ad erogare, sebbene con tempi più lunghi rispetto alla media, a causa della riorganizzazione delle strutture nel rispetto delle norme anti covid-19. Attualmente, visti i prezzi degli immobili ancora convenienti ed i tassi dei mutui molto bassi, permangono interessanti opportunità, soprattutto per chi vuole comprare una casa a scopo abitativo. Chi compra per investimento, infatti, raramente si indebita a lungo termine e utilizza la propria liquidità, ricorrendo molto meno all’indebitamento.

La maggior parte degli operatori, in virtù del calo generalizzato nel numero di compravendite immobiliari nei primi 9 mesi dell’anno, aveva ipotizzato una diminuzione dei volumi erogati, ma il terzo trimestre del 2020 ha invece fatto registrare una crescita del 10,8%, portando i volumi dei primi nove mesi del 2020 a 37 mld di euro.

La vera crescita – com’è noto – riguarda le operazioni di surroga e sostituzione, che hanno segnato un incremento pari a +120%, anche grazie ai tassi di interesse in calo da diverso tempo a causa della particolare situazione economica degli ultimi anni. Nel 2021 non si prevedono particolari cambiamenti, e i tassi rimarranno contenuti anche per quanto riguarda il tasso fisso. Ciò dovrebbe determinare un inasprimento della competitività tra gli istituti relativamente all’offerta.

Secondo Renato Landoni  (Kiron, gruppo Tecnocasa) “in questo periodo di pandemia il supporto della Banca Centrale è stato ancora più massiccio. Oltre al sostegno economico che arriverà presto per via dei Recovery Fund, l’impegno della BCE è quello di non aumentare i tassi di interesse per i prossimi mesi. Questa ventata di fiducia sta contribuendo a rasserenare i mercati, e di conseguenza gli indici di riferimento si confermano ai minimi storici. L’economia del nostro Paese dovrebbe avere un beneficio anche dalla distribuzione generalizzata del vaccino anti covid-19, in particolare nella seconda parte dell’anno, sebbene per tutto il 2021 la situazione generale rimarrà incerta”.

“Il mercato del credito – conclude Landoni – continuerà ad essere un settore interessante e in moderata crescita rispetto al 2020, sempre grazie ai tassi contenuti e alla qualità dell’offerta. Le politiche di credito degli istituti saranno prudenziali, ma non si registrerà nel 2021 un irrigidimento dei parametri, ed il mutuo rimarrà al centro delle politiche di sviluppo degli istituti di credito a vantaggio delle famiglie”.

Mutui casa 2020, mercato sorretto dalle surroghe. Opportunità interessanti da tassi e prezzi convenienti

Visti i prezzi degli immobili ancora convenienti, l’abbassamento dei tempi di compravendita ed i tassi dei mutui ancora ai minimi storici, permangono interessanti opportunità sul mercato immobiliare.

Di Renato Landoni*

Le famiglie italiane hanno ricevuto mutui per l’acquisto dell’abitazione per 11.761 milioni di euro nel terzo trimestre 2020. Rispetto allo stesso trimestre del 2019 si registra una crescita delle erogazioni pari a +10,8%, per un controvalore di 1.145,5 milioni di euro. È quanto emerge dai dati riportati nel report Banche e istituzioni finanziarie – III trimestre 2020 pubblicato da Banca d’Italia a fine Dicembre e analizzato dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa.

Analizzando nel dettaglio i dati relativi alle erogazioni di mutui in Italia, scopriamo che crescono dello 0,9% le operazioni di mutuo a supporto di un acquisto immobiliare. Crescita importante per le operazioni di surroga e sostituzione con un aumento del 120%.

Alla luce di questi nuovi elementi, è possibile affermare che nel corso dell’anno il mercato della surroga ha sostenuto il comparto dei mutui alla famiglia.

Anche il saldo da inizio 2020 porta un valore positivo (+10%), con una variazione positiva di 3,4 mld rispetto al 2019. Questi dati ci restituiscono la consapevolezza che da un lato il mercato ha beneficiato dell’onda lunga dei tassi ai minimi, che giustificano la crescita importante delle operazioni di surroga e sostituzione, dall’altra la sostanziale tenuta delle operazioni di acquisto che calano in maniera più contenuta rispetto alle compravendite immobiliari (-13,9%).

Pertanto, il mercato dei mutui alla famiglia, nonostante le difficoltà di questo periodo, resta ben strutturato. Nel corso degli scorsi anni, per mezzo del «Quantitative Easing», la Bce ha contribuito a tenere bassi i tassi di interesse agevolando di fatto l’accesso al credito delle famiglie a tassi molto competitivi. Ad oggi, visti i prezzi degli immobili ancora convenienti, l’abbassamento dei tempi di compravendita ed i tassi dei mutui ancora ai minimi storici, permangono interessanti opportunità sul mercato immobiliare sia per chi vuole comprare a scopi abitativi sia per chi vuole acquistare a titolo di investimento.

* Renato Landoni, Presidente Kìron Partner S.p.A.

Previsioni immobiliari 2021. Compravendite in recupero e prezzi ancora in calo

Il 2020 resterà alla storia come l’anno del virus che ha distanziato gli uomini, messo in pausa parte della nostra vita che si è dovuta riorganizzare su più fronti. Fabiana Megliola (Tecnocasa): “La pandemia ci ha fatto riscoprire quello che spesso diamo per scontato, come l’abitazione”.

“La casa – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – è stata una delle riscoperte fatte durante il lockdown. Il confinamento forzato a cui siamo stati sottoposti ci ha fatto capire l’importanza dell’abitazione e delle sue caratteristiche. La ripresa del mercato immobiliare post lockdown, così come confermato anche dai dati dell’Agenzia delle Entrate riferiti al terzo trimestre del 2020, ci ha dato l’idea di questa rinnovata attenzione. Molti hanno apprezzato la casa in cui già vivono e altri, invece, hanno pensato di cambiarla realizzando acquisti migliorativi, indirizzati su immobili di metratura più ampia o dotati di spazi esterni. Questi ultimi sono stati particolarmente apprezzati nel lockdown primaverile”.

Il dinamismo e il desiderio di cambiare è stato confermato dalla velocità con cui si sono venduti gli immobili. Infatti, i tempi di vendita, nonostante la pandemia, a luglio erano ancora in contrazione e si sono portati a 112 giorni. Gli investitori si sono fermati durante il confinamento per capire cosa sarebbe successo, per poi rimettersi in moto in estate e a settembre, periodo in cui abbiamo segnalato una ripresa delle compravendite per investimento. I segnali positivi, iniziati a maggio, sono continuati fino a settembre ma l’arrivo della seconda ondata ha nuovamente rallentato il mercato.

“Gli incentivi per ristrutturare gli immobili – prosegue Megliola – sono apprezzati e, in qualche modo, stanno sostenendo il mercato dell’usato, mentre sul nuovo sembrerebbe confermata la tendenza che vede un adeguamento dell’offerta alle nuove caratteristiche ricercate dai potenziali acquirenti”.

La ripresa dei valori degli anni scorsi, soprattutto nelle metropoli, aveva determinato uno spostamento dei potenziali acquirenti nelle periferie e nell’hinterland delle grandi città alla ricerca di case dal prezzo più accessibile. Questo trend dovrebbe confermarsi anche alla luce dei nuovi desideri (spazi esterni e metrature più ampie) più facili da trovare fuori dalle metropoli. La tipologia signorile si conferma come il segmento meno intaccato dalla pandemia.

Nonostante il calo dei flussi turistici esteri, le località turistiche hanno tutto sommato tenuto grazie ad un turismo di prossimità che potrebbe continuare anche nel corso del 2021, confermando la maggiore attrattività delle località turistiche sulla scorta dell’attesa di un potenziamento dell’offerta generale riservata ai turisti.

“Per quanto riguarda il mercato delle locazioni, che ha risposto più velocemente ai cambiamenti avvenuti, – spiega Megliola – ci aspettiamo una chiusura del 2020 con canoni in ribasso, soprattutto per la maggiore offerta presente sul mercato. Il 2021 potrebbe dare ancora segnali debolmente negativi e la ripresa si attende nel 2022.  Su questo segmento è più difficile fare previsioni, perché incideranno il ritorno dei turisti e quindi la gestione degli short rent e il ricorso a smart working e didattica a distanza. In più, come per il mercato delle compravendite, si aggiungerà la tenuta del posto di lavoro. Più incertezze ci saranno e più si sarà propensi a scegliere l’affitto aumentando così la domanda”. 

Fabiana Megliola

Sul versante mutui, non dovrebbero esserci importanti cambiamenti a livello di tassi di interesse, che resteranno ancora contenuti anche se bisognerà vedere quale sarà il comportamento degli istituti di credito. Secondo i dati dell’ufficio studi Tecnocasa, Il 2020 vedrà complessivamente compravendite in calo (tra 530 e 540 mila) e prezzi in diminuzione tra -3 e -1%.  Il 2021 potrebbe vedere un recupero delle transazioni in tutte le realtà (a livello nazionale tra 550 e 560 mila e prezzi ancora in diminuzione (tra -2% e 0%). Questi ultimi potrebbero recuperare nel 2022. “Il punto cruciale da cui dipenderanno le sorti del mercato immobiliare – afferma Megliola – sarà la tenuta dell’economia e dei posti di lavoro sui quali, al momento, ancora non sono del tutto evidenti gli effetti della pandemia. Le incertezze ci sono, ed è difficile fare i conti con l’emergenza sanitaria e le aspettative legate anche all’arrivo del vaccino, ma più volte il mercato immobiliare ci ha sorpreso grazie al desiderio di acquistare casa che sembra invece resistere nonostante tutto”.

In aumento il numero di donne acquirenti di immobili. In crescita il segmento delle single

Interessante analisi sociologica di Tecnocasa sulle caratteristiche dell’acquirente donna. Tanto nelle compravendite quanto nelle locazioni, avanzano le single. Fondamentale la conoscenza preliminare tramite immagini e virtual tour.

Lo sviluppo economico e l’evoluzione della società portano sempre dei cambiamenti anche nelle abitudini di acquisto di qualunque bene, e il mercato immobiliare non fa eccezione. L’emancipazione lavorativa delle donne, certamente, oggi porta ad un allargamento sempre maggiore della platea femminile quale compratore di abitazioni. “Negli ultimi anni sono sempre di più le donne che acquistano casa, grazie anche alla maggiore indipendenza economica raggiunta – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa. Sul totale delle compravendite realizzate nel corso di buona parte del 2020, infatti, il 28,2% sono attribuibili ad un acquirente donna, mentre la restante parte è equamente divisa tra uomini e coppie”. 

Concentrandosi su questo segmento di mercato, il 77% di esse ha acquistato l’abitazione principale, il 6,1% la casa vacanza e il 16,9% lo ha fatto per realizzare un investimento, quindi con la finalità di conseguire un reddito (una percentuale comunque interessante).

In merito allo stato civile dell’acquirente, il 46,5% delle donne che acquista casa è single, un dato che sembrerebbe confermare come la casa sia un traguardo importante da raggiungere prima possibile, grazie anche a mutui vantaggiosi. Ed infatti la percentuale di donne che fa ricorso al credito è pari al 44%. Percentuale che sale al 47% tra gli uomini.

La tipologia più acquistata dalle acquirenti donne è il trilocale con il 36,6%, a seguire il bilocale con 25,7%. Percentuali abbastanza simili anche tra gli uomini. Un dato che balza all’occhio è la distribuzione per fasce di età, che vede una ripartizione abbastanza equa: 25,6% tra 18 e 34 anni, 23,9% tra 35 e 44 anni e 24,3% tra 45 e 54 anni. Se si analizzano le stesse fasce di età tra gli acquirenti uomini, invece, si nota come le percentuali siano più alte nelle fasce più giovani per poi decrescere andando avanti con l’età.

Spostandosi sul mercato delle locazioni, la ripartizione generale è la seguente: 39,7% è rappresentata da uomini, 31% da donne e 29,3% da coppie. Tra le donne che scelgono la locazione, il 60,9% è single, percentuale che scende al 56,1% tra gli uomini. La tipologia più affittata tra le donne è il bilocale con il 42,3%, a seguire il trilocale con il 27,4%.

“L’analisi condotta sugli utenti che nel 2020 hanno visitato i portali Tecnocasa.it e Tecnorete.it – afferma Alessandro Caglieris, A.D. di Tecnomedia (Gruppo Tecnocasa) – ha fatto emergere una crescita della componente femminile, che è arrivata al 59% del totale navigatori. L’utente donna, in particolare, si sofferma maggiormente sulle immagini dell’immobile e sull’esperienza del virtual tour, alla ricerca di più dettagli possibili, e si concentra su abitazioni con servizi in zona come supermercati, scuole e asili, anche probabilmente nell’ottica di formare una famiglia o di gestire al meglio quella già esistente. Tale tendenza è presente anche nelle donne single, anch’esse comunque interessate alla presenza di servizi nella zona di interesse, probabilmente in ottica di creare un nucleo familiare e, soprattutto, di ottimizzare i tempi necessari per raggiungere il luogo di lavoro”.

Le acquirenti donne, infine, si distinguono per la bassa tolleranza nei tempi di attesa delle risposte da parte degli interlocutori immobiliari. Infatti il 44% di esse si aspetta una risposta immediata da parte dell’agenzia che ha contattato, il 38% entro qualche ora e solo il 18% è disposta ad attendere un giorno.