Giugno 10, 2026
Home Posts tagged tecnocasa (Page 8)

I pensionati preferiscono i trilocali. Su la domanda per soluzioni indipendenti

Il segmento di mercato immobiliare dei pensionati vale circa il 7% del totale. Gli over 65 acquistano soprattutto i trilocali, ma mostrano una certa preferenza anche per le soluzioni indipendenti e per gli acquisti da investimento.

L’analisi delle compravendite e delle locazioni effettuate attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa nel 2021 evidenzia che i pensionati hanno acquistato nel 75,5% dei casi, mentre hanno optato per l’affitto nel 24,5% dei casi. Si tratta di percentuali simili a quelle registrate nel primo semestre del 2019, mentre nel 2020 la componente affitto aveva evidenziato una crescita arrivata al 27,4%. In particolare, nella prima parte del 2021 il 7,1% degli acquisti è stato concluso da pensionati. La quota è in leggero calo se confrontata con gli stessi periodi del 2020 e del 2019 quando si attestava rispettivamente al 7,8% ed all’8,2%.

I pensionati che hanno comprato casa nel 2021 lo hanno fatto per viverci (68,6% dei casi per abitazione principale) o per investire (22,4%), oppure ancora per acquistare la casa vacanza (9,1% dei casi). Nella prima parte del 2020, in piena pandemia, gli acquisti per investimento avevano evidenziato una contrazione (20,2%), ma in questa prima parte del 2021 la quota è risalita al 22,4%, percentuale comunque inferiore a quella registrata nel 2019 e quindi nel periodo antecedente alla pandemia. Le compravendite di case vacanza evidenziano percentuali simili nella prima parte del 2020 e del 2021, intorno al 9%, mentre nel 2019 si arrivava al 10,3%.

I pensionati comprano soprattutto trilocali, arrivati al 41,9% delle scelte nella prima parte del 2021, il semestre però segnala un salto in avanti delle soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che passano dall’11% del 2019-2020 all’attuale 13,5%. Anche i pensionati, infatti, causa pandemia, hanno optato più spesso per abitazioni dotate di spazi esterni. Da segnalare infine la progressiva contrazione della percentuale di acquisto di bilocali che, tra il 2019 ed il 2021, passano dal 28,5% al 22,8%, effetto attribuibile anche in questo caso alla pandemia che ha penalizzato le soluzioni dalle metrature contenute.

I pensionati che acquistano fanno parte di una famiglia o di una coppia nel 66,1% dei casi, mentre si tratta di single, vedovi/e, divorziati e separati nel restante 33,9% dei casi. La quota di pensionati che acquista accendendo un mutuo, naturalmente, è piuttosto bassa, e nel primo semestre del 2021 si attesta al 14,9% sul totale delle compravendite. Si tratta comunque di una percentuale in lieve crescita rispetto al 2019 ed al 2020, probabilmente grazie ai tassi sui mutui sempre convenienti.  

Fabiana Megliola: il mercato immobiliare non smette la sua corsa

Prospettive positive per il mercato immobiliare, ma in un quadro ancora incerto a livello economico, che richiede prudenza. Allo stesso tempo si segnalano fiducia e attesa per i progetti che saranno messi in campo con il PNRR.

Mercato immobiliare vivace e in rapida ripresa, – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – come testimoniano sia i dati sui volumi scambiati sia quelli sui prezzi. Ci siamo lasciati alle spalle un 2020 con risultati migliori delle attese e siamo entrati, fiduciosi, nell’anno in corso.  La domanda abitativa, esplosa dopo il primo lockdown, non ha accennato flessioni e ha continuato a crescere trascinata dalla volontà di acquistare casa e dalla spinta del mercato del credito, mai così conveniente. A fare da cornice a questo quadro le aspettative positive sul futuro scenario economico ed un migliorato clima di fiducia”.

Volumi di compravendita – Nel 2021 i volumi delle transazioni evidenziano un incremento del 56% rispetto allo stesso periodo del 2020 e del 21,9% rispetto al 2019, con un risultato più che lusinghiero per i comuni non capoluogo che mettono a segno una crescita rispettivamente del 62,4% e del 26,4%.

Tempi di vendita – “I tempi di vendita, importante indicatore dello stato di salute del mercato immobiliare, – spiega Fabiana Megliola (nella foto) – registrano segnali di miglioramento rispetto ad un anno fa. Gli ultimi dati dicono che, nelle grandi città, i tempi di vendita sono di 114 giorni con un aumento di soli due giorni rispetto ad un anno fa, nei capoluoghi di provincia si segnala una media di 143 giorni in miglioramento di sei giorni rispetto a quanto registrato nel 2020, per finire con i comuni dell’hinterland delle grandi città dove si vende in 147 giorni contro 154 giorni dell’anno scorso. Tra le grandi città i tempi di vendita maggiori si registrano a Bari (149 gg) e Palermo (143 gg). Le metropoli “più veloci” sono Milano (62 gg) e Bologna (63 gg). Questi risultati si spiegano con una più ferma decisione nell’acquisto e, nelle metropoli, anche con una carenza di offerta, soprattutto sulle tipologie di migliore qualità”. 

Prezzi – “L’analisi dei prezzi – continua Fabiana Megliola – mostra un mercato positivo. Le grandi città mettono a segno una crescita dei valori dello 0,8%, i capoluoghi di provincia e l’hinterland delle grandi città dello 0,4%.  Dopo l’interruzione registrata nel 2020, nelle metropoli continua il trend in aumento iniziato nel secondo semestre del 2017. In queste realtà tengono bene le zone periferiche e semicentrali i cui prezzi più bassi hanno consentito l’acquisto di abitazioni più ampie o con spazi esterni, nuovi driver di scelta scaturiti dalle chiusure forzate.  Le zone centrali mostrano talvolta sofferenze legate, in modo particolare, al rallentamento della domanda per investimento che, nonostante la fiducia incrollabile nel mattone, resta al momento ancora prudente. La novità è il recupero dei valori, per la prima volta dal secondo semestre del 2007, nei capoluoghi di provincia, molti dei quali dopo il lockdown sono stati particolarmente apprezzati, soprattutto se in grado di offrire una buona qualità di vita oltre che abitazioni nuove, in linea con i nuovi desideri abitativi. Nell’hinterland delle grandi città si segnala una buona performance per quello di Milano, Bologna e Verona, quest’ultimo in particolare trascinato dalla località turistiche. Le nuove dinamiche stanno portando ad uno spostamento di acquirenti dalle metropoli verso l’hinterland e i capoluoghi di provincia”.

Domanda ed offerta – L’analisi della domanda restituisce ancora una maggiore preferenza per il trilocale che raccoglie il 40,5% delle preferenze, a seguire i quattro locali con il 24,6%. La ricerca di soluzioni di ampia metratura e con spazi esterni determina un maggiore apprezzamento dell’immobile anche in termini di valori e ha indirizzato parte della domanda verso le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti. Le soluzioni in buono stato restano le preferite ma quelle da ristrutturare hanno continuato a trovare sostegno negli incentivi per le ristrutturazioni. Bene le nuove costruzioni che recuperano valore in questa prima parte dell’anno (+0,7%) e si confermano sempre più attrattive soprattutto in un’ottica di vivere sostenibile. Resta il nodo del costo delle materie prime e del loro approvvigionamento. Quanto alla disponibilità di spesa la concentrazione più elevata si rileva ancora nella fascia più bassa, fino a 119 mila € (25,4 %) ma c’è un aumento della percentuale di chi desidera spendere più di 350 mila €. L’analisi dell’offerta evidenzia che la tipologia più presente è il trilocale, con il 33,7%, a seguire il quattro locali con il 24,4% ed i bilocali con il 23,9%.

Sconto medio offerta-domanda – “Quando il mercato immobiliare si rimette in moto – puntualizza Megliola – una delle variabili influenzata è lo sconto medio, ossia lo scostamento tra prezzo di richiesta e prezzo di compravendita. Nel primo semestre del 2021 il gap si è attestato intorno a -8,2% contro il -9,1% registrato pre-pandemia”.

Mercato delle locazioni – Canoni di locazione in leggero recupero, dopo un 2020 che ha visto un ribasso importante dei valori a causa di una domanda in contrazione e un’offerta in aumento.  Sono stabili i canoni dei monolocali, +0,4% e +0,3% il rialzo di quelli dei bilocali e dei trilocali. Valori in calo si segnalano ancora a Milano, Roma, Bologna e Firenze, le metropoli che più di tutte le altre hanno sofferto la minore presenza di flussi turistici, studenti e lavoratori fuori sede. Nei capoluoghi di provincia i canoni sono in aumento su tutte e tre le tipologie (+0,7% per monolocali e trilocali e +0,1% per i bilocali). Nei primi mesi dell’anno in corso c’è stata una ripresa della domanda da parte degli studenti che è andata di pari passo con l’avanzamento della campagna vaccinale e con le decisioni degli atenei sulla frequenza delle lezioni. Bene i contratti a canone transitorio.

Casa vacanza – Il mercato della casa vacanza ha avuto un buon recupero già subito dopo il primo lockdown. La tipologia più richiesta e compravenduta è il trilocale ma, dopo il 2019, è aumentata la percentuale di chi cerca soluzioni indipendenti. I prezzi in media nelle località turistiche di montagna sono in aumento dello 0,6%, in quelle di lago dell’1,6% e in quelle di mare dell’1,3%.

Previsioni – “I segnali positivi che arrivano dal mercato – conclude Megliola – ci fanno propendere per una fine dell’anno con prezzi e compravendite in ascesa. I primi potranno chiudere tra +1% e +3% e le transazioni portarsi intorno a 650 mila. Il sentiment volge verso un recupero dei valori. Per il futuro del mercato immobiliare sarà cruciale il sostegno del settore del credito, cardine del processo di recupero di volumi e valori. Ad oggi le prospettive sembrano essere positive senza dimenticare che ci muoviamo in un quadro ancora incerto a livello economico, che richiede prudenza. Allo stesso tempo si segnalano fiducia e attesa per i progetti che saranno messi in campo con il PNRR e che potrebbero dare un ulteriore slancio al mercato immobiliare”.

Acquisto di nuda proprietà immobiliare, una scelta di puro investimento

Perchè vendere o acquistare una nuda proprietà? I dati di Tecnocasa ci aiutano a capire quali sono le attuali dimensioni di questo particolare segmento di mercato immobiliare, e qual è l’identikit di chi le compra e chi le vende. 

Quelli di nuda proprietà e di usufrutto sono concetti di cui si sente molto parlare, ma con i quali difficilmente ci si imbatte nella pratica quotidiana, dal momento che vendere separatamente le due componenti del diritto di proprietà non è una operazione frequente (sebbene negli ultimi venti anni gli scambi siano aumentati sensibilmente ed oggi si contano in diverse migliaia).

In sintesi, con l’acquisto della nuda proprietà un acquirente ottiene la proprietà dell’immobile senza però poterlo utilizzare fino alla scadenza prefissata dell’usufrutto o fino alla morte dell’usufruttuario, il quale conserva il diritto all’utilizzo della casa. Questa particolare forma di cessione di un diritto reale è regolata dall’articolo 832 del Codice Civile, secondo il quale il nudo proprietario di un immobile, sebbene non possa farne uso, potrà offrirlo in garanzia per un credito, costituire dei diritti reali minori a favore di terzi e persino rivenderlo ad altri soggetti. Resta da capire se si tratta di una operazione conveniente e, soprattutto, quali caratteristiche devono avere l’immobile e l’usufruttuario-venditore per rendere appetibile l’investimento, perché è proprio di un investimento di cui si sta parlando quando si valuta l’acquisto di una nuda proprietà.

Del resto, il trasferimento della proprietà integrale (nuda proprietà più usufrutto) si può verificare per morte dell’usufruttuario, scadenza del periodo di usufrutto (se si è stipulato un contratto di vendita con usufrutto temporaneo al venditore), per mancato utilizzo dell’immobile da parte dell’usufruttuario per più di venti anni – si noti la somiglianza del limite temporale con quello dell’Usucapione – e infine per deperimento dell’immobile causato dall’usufruttuario che non effettua opere di manutenzione e determina il deterioramento materiale del bene e del suo valore di mercato.

Pur trattandosi di una operazione non semplice, la vendita della nuda proprietà presenta dei vantaggi per entrambe le parti. Per chi vende, il vantaggio è quello di ottenere la disponibilità di una somma anche ingente pur conservando il diritto di utilizzare l’abitazione. Per chi acquista, il vantaggio è quello di comprare gli immobili a un prezzo più conveniente, realizzando così un investimento di medio-lungo termine oppure trasmettere ai figli una casa rivalutata, fermo restando il diritto a rivendere l’immobile in qualunque momento, anche prima del termine dell’usufrutto. Infatti, il valore della nuda proprietà aumenta con l’aumentare dell’età dell’usufruttuario, il quale ha anche degli obblighi specifici, come quello di tenere la casa in ottime condizioni di manutenzione e di rispettarne la destinazione economica (abitativa o produttiva) che essa aveva al momento della vendita.

Relativamente al calcolo del prezzo della nuda proprietà, esso si effettua partendo dal valore di perizia dell’immobile, e moltiplicare il valore così determinato per il tasso di interesse legale vigente e per i coefficienti redatti dal Ministero delle finanze che tengono conto dell’età dell’usufruttuario. Il prezzo finale della compravendita, pertanto, sarà dato dalla differenza tra il valore di mercato e il valore dell’usufrutto, e sarà direttamente proporzionale all’età dell’usufruttuario (maggiore è l’età, maggiore è il prezzo).

Quali sono le attuali dimensioni di questo particolare segmento del mercato immobiliare, e qual è l’identikit di chi compra o vende nude proprietà? Dall’analisi dei dati realizzata dall’Ufficio Studi Tecnocasa, l’82,4% di chi vende lo fa per reperire liquidità e mantenere un certo tenore di vita, oppure per far fronte ad esigenze legate all’avanzare dell’età e a volte per sostenere i figli nell’acquisto della casa. Nel 2021, il numero complessivo di compravendite di nude proprietà mostra una tendenza in lieve aumento rispetto al 2020 (+5,7%), ma comunque in calo rispetto al periodo pre-pandemia. Nel primo semestre del 2021 l’81,8% delle compravendite di nuda proprietà è stato finalizzato all’investimento a lungo termine. Si tratta di una percentuale in crescita sia rispetto al 2020 sia rispetto al 2019.

Gli acquirenti di nuda proprietà più attivi sul mercato sono quelli con un’età compresa tra 35 e 44 anni, che compongono il 32,4% del totale, mentre sono basse le percentuali di acquisto da parte degli under 35 e degli over 65. Nella maggior parte dei casi a comprare nude proprietà sono coppie e coppie con figli che compongono il 67,6% del totale e che comprano soprattutto il trilocale (43,2% delle preferenze), e a seguire i 4 locali con il 21,6%. Nel 2021 le compravendite di tipologie indipendenti si attestano al 10,8% del totale, in calo rispetto al 2020 ma in aumento rispetto al 2019 quando, nella prima parte dell’anno, si fermavano al 7,0%. Inoltre, nel 2021 solo il 13,5% degli acquisti di nuda proprietà si è concluso grazie all’ausilio di un mutuo, mentre nell’86,5% dei casi l’acquisto è avvenuto in contanti.

Per quanto riguarda i venditori di nuda proprietà, la maggioranza di essi appartiene a nuclei familiari monocomponente. Nel 57,6% dei casi, infatti, si tratta di single, vedovi, divorziati e separati. Nel 62,2% dei casi i venditori hanno un’età superiore a 65 anni. La maggior concentrazione degli immobili proposti con la formula della nuda proprietà sono ubicati in Lombardia, con 1.916 immobili; a seguire Lazio (1.216), Veneto (1.117), Piemonte (706) e Toscana (434). Le tipologie in nuda proprietà sono costituite principalmente da appartamenti, ma non mancano soluzioni indipendenti, come ville, porzioni di ville e rustici.

Per quanto riguarda la domanda di immobili in nuda proprietà, nel periodo del lockdown si era evidenziato un boom generale di ricerche sul Web, con un +135%. I dati oggi risultano normalizzati, e i valori delle ricerche sono tornati per lo più stabili o in lieve crescita rispetto al periodo pre-lockdown.

Chi compra un attico poi ci abita dentro, ma c’è chi investe e ne fa una casa vacanza

Dall’analisi dei dati di Tecnocasa, chi acquista un attico ne fa soprattutto l’abitazione principale, ma sono in aumento coloro che comprano per farci una casa vacanza e ricavarne un reddito, soprattutto nelle grandi città.

Com’è noto, l’attico è un’abitazione all’ultimo piano, nel sottotetto di un edificio, e la sua particolare posizione comporta una serie di vantaggi e svantaggi che dovranno essere necessariamente esaminati prima di lanciarsi in un acquisto.

In estrema sintesi, i vantaggi di abitare in un attico sono la luminosità, il silenzio, il panorama ed il prestigio, tutti benefici che aumentano considerevolmente se l’attico è anche dotato di un terrazzo dove trascorrere le serate estive. Gli svantaggi, di contro, non sono meno importanti: ambiente più freddo degli altri in inverno, e molto caldo in estate, che costringono a maggiori costi di climatizzazione in tutte le stagioni e una spesa notevole per l’isolamento termico; e poi le possibili infiltrazioni d’acqua dal tetto, che spesso interessano gli inquilini dei piani inferiori, con relativo risarcimento del danno da umidità o altro. Il valore di un attico, naturalmente, cambia a seconda della sua quadratura e delle eventuali rifiniture e pertinenze, come qualunque altro appartamento, ma a differenza di questo sconta un “sovrapprezzo” per via della sua tipologia. Inoltre, il valore cambia notevolmente a seconda della città e della zona: un attico a Milano costa mediamente il 22% in più delle altre unità immobiliare (a parità di elementi), e uno a Roma il 20% in più. 

Interessante l’analisi degli scambi su questo segmento di mercato immobiliare. Secondo i dati di Tecnocasa, circa lo 0,7% delle compravendite totali riguarda gli attici. I tagli maggiormente scambiati sono quelli compresi tra 51 e 150 mq, che compongono in totale il 78,2% delle transazioni. A seguire, con il 22,7% delle scelte, ci sono gli attici con ampiezza compresa tra 151 e 200 mq. In crescita la percentuale di acquisti di attici compresi in quest’ultima fascia, che nel 2019 si attestavano al 12,7% e nel 2020 al 19,7%. Anche gli attici risentono quindi della tendenza all’acquisto di tipologie più ampie, trend evidenziato in seguito alla pandemia anche su altre tipologie immobiliari.   

Gli attici si acquistano soprattutto come abitazione principale (84,0%). Bassa la percentuale di compravendite per investimento che si attesta all’8,6%, mentre gli attici adibiti a casa vacanza sono il 7,4% del totale, in notevole aumento rispetto al 2020 e al 2019, quando si attestavano al 4,8% del totale. Il settore della casa vacanza, infatti, si è subito dimostrato estremamente vivace in seguito ai primi lockdown, e questo fermento ha coinvolto anche gli attici acquistati nelle località di mare, montagna o lago, coinvolgendo soprattutto gli under 35, che formano il 29,0% del campione, e a seguire gli under 44 (24,4%). Infine, quelli tra 45 e 54 anni sono il 22,2%.

L’abbassamento dell’età media degli acquirenti di attici sembra essere spinta anche dai bassi tassi sui mutui. Cresce infatti la percentuale di ricorso al mutuo per l’acquisto di un attico: nella prima parte del 2021 ben il 61,6% delle compravendite di queste tipologie è stato realizzato grazie all’accensione di un mutuo. Nel primo semestre del 2019 la quota di mutui si fermava al 45,5% e nel primo semestre del 2020 al 51,7%. A comprare attici sono soprattutto coppie e coppie con figli che in totale compongono il 72,2% degli acquirenti, mentre sono single il 27,8% degli acquirenti. Questi valori sono sostanzialmente invariati rispetto al 2020, mentre rispetto al 2019 cresce la percentuale di coppie e diminuisce la percentuale di acquirenti single.

Investire in immobili. Milano, Roma e Napoli nel mirino degli investitori, nonostante i costi

Sebbene il 2021 sia stato, fino ad ora, un anno di ripresa delle compravendite, in Italia gli scambi sono comunque gravate da pesanti oneri di investimento. Nonostante ciò, la casa resta ancora un asset importante che attira gli investimenti dei risparmiatori.  

Ancora prima della pandemia, il modo di investire in immobili era già molto cambiato rispetto al passato; con l’inizio dell’emergenza Covid il fenomeno si è solo accelerato, anticipando rapidamente i cambiamenti che il progressivo ricambio generazionale stava determinando nelle preferenze di acquisto, così diverse tra babyboomers e i figli millennials. Di conseguenza, l’approccio tradizionale al mercato immobiliare ha lasciato spazio ad un atteggiamento più “pragmatico” delle nuove generazioni di acquirenti, e gli investimenti immobiliari oggi non sono più visti come un bene rifugio a senso unico, capace di produrre reddito e un sicuro plusvalore in caso di rivendita.

Accanto all’approccio di investimento tradizionale – ancora valido per alcune tipologie immobiliari e in determinate aree geografiche o locali – l’accelerazione dei servizi internet e della tecnologia ha permesso la nascita di nuove forme di investimento immobiliare (Crowdfunding), che hanno ampliato le opportunità di chi desidera investire in abitazioni con piccole cifre e, in ogni caso, la politica dei mutui a tasso più che accessibile sta fungendo da volano per le tipologie di case meno ampie (due e tre vani) ma molto appetibili per le coppie più giovani e dai single, ma anche per chi vuole investire e mettere in locazione, soprattutto secondo la modalità di affitto breve.

Sebbene il 2021 sia stato, fino ad ora, un anno di ripresa delle compravendite, in Italia gli scambi sono comunque gravate da pesanti oneri di investimento. Il primo è rappresentato dalle imposte di registro per l’acquisto di seconde case – chi investe in immobili da mettere a reddito di solito detiene già almeno la prima – o dalla cedolare secca per gli affitti. Il secondo onere è meno determinabile ma non meno insidioso, ed è costituito dai tempi di rivendita dell’immobile, che variano dai circa 100 giorni di Milano agli altre 300 di Palermo. Il terzo onere è individuabile nei costi di agenzia, pari mediamente al 3% del prezzo di acquisto dell’immobile. Nonostante ciò, secondo Fabiana Megliola (Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa) “La casa resta ancora un asset importante che attira gli investimenti dei risparmiatori nonostante il lieve calo registrato dalle compravendite con questa finalità”. Nel 2021, le rilevazioni di Tecnocasa evidenziano come nelle grandi città gli acquisti per investimento abbiano rappresentato il 23,2%, in lieve calo rispetto al periodo pre-pandemia quando erano intorno al 24,9%.

Analizzando le compravendite da investimento a Milano, Roma e Napoli, il dato di Milano è perfettamente in linea con quello nazionale, e si posiziona intorno al 23%, quello di Roma è decisamente al di sotto, con il 17,4%, mentre a Napoli si segnala la percentuale più elevata, con il 35%. Relativamente alle zone della città citate, a Milano buona parte delle transazioni si sono orientate verso le zone interessate da lavori di riqualificazione: San Siro  dove, oltre ad esserci attesa per l’importante progetto di riqualificazione che interesserà l’area  da alcuni anni c’è attrattività legata all’arrivo della metropolitana lilla che ne ha migliorato i collegamenti con le zone centrali ma anche con i due poli più importanti sorti a Milano, Porta Nuova e City Life determinandone anche una maggiore richiesta in termini di locazione ed acquisti. Bene anche i quartieri che gravitano attorno allo Scalo Farini e naturalmente le aree universitarie, da quelle intorno alla Bocconi fino ad arrivare alle zone intorno alla Bicocca. C’è anche interesse, in generale, per i quartieri periferici dove in tanti stanno investendo con l’unico obiettivo di salvaguardare il capitale.

Roma, a differenza di Milano, non ha al momento importanti lavori di recupero e di riqualificazione sul territorio e, per questo motivo, l’interesse degli investitori è orientato abbastanza equamente sulle zone universitarie e su quelle turistiche, che dopo un rallentamento della domanda nel 2020 sono tornate, con la dovuta prudenza, nel mirino di chi investe.  A Napoli, invece, sono le zone centrali ad attirare gli investitori che stanno andando soprattutto nei quartieri meno costosi, anche centrali, per acquistare sia con finalità di casa vacanza sia per mettere a reddito da locazione.  

Immobili per l’impresa, compravendite in aumento. Segnali di ripresa da tutti i settori

Con il boom dell’e-commerce, solo il settore della logistica ha tenuto bene, diventando strategico per le aziende attive nel commercio online (+31% gli acquisti in questo canale). Nel secondo trimestre del 2021 le compravendite degli immobili per l’impresa hanno registrato un aumento.

Gli effetti dell’emergenza sanitaria sugli immobili per l’impresa, durante la pandemia, sono stati piuttosto seri, accentuando il trend negativo degli anni precedenti sui canoni di locazione, rivisti costantemente al ribasso anche grazie al fiorire di accordi in deroga. Con il boom dell’e-commerce, solo il settore della logistica ha tenuto bene, diventando strategico per le aziende attive nel commercio online (+31% gli acquisti in questo canale). Il calo riscontrato nel 2020 sulle compravendite di capannoni (-27,2%) ha favorito durante gli ultimi mesi del 2021 una ripresa dell’interesse ed una crescente propensione all’acquisto, conseguente alla ripresa della produttività delle imprese.

Del resto, il trend dei prezzi dei capannoni, negli ultimi dieci anni, ha visto ridimensionare drasticamente le quotazioni, con il nuovo sceso del 32% e l’usato del 36%. Idem per gli affitti, calati del 31,4% per il nuovo e del 29,2 % per l’usato. Nel secondo trimestre del 2021, però, le compravendite degli immobili per l’impresa secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate hanno registrato un aumento: il settore produttivo + 85,4%, i depositi +102,3%, i negozi + 94,2%, gli uffici +81,5%. Balzi importanti dovuti ai bassi volumi che si sono realizzati durante il lockdown. Un confronto con lo stesso periodo del 2019 evidenzia comunque un incremento su tutte le tipologie, e oggi i dati dell’ufficio studi di Tecnocasa e Tecnorete Immobili per l’Impresa segnalano un aumento di richieste di acquisto e di conseguenza anche di compravendite.

Sui capannoni e depositi, tipologia che dallo scoppio della pandemia ha registrato un recupero costante, la ripresa sembra essere determinata soprattutto dai prezzi bassi che ormai hanno raggiunto e che ha portato le aziende all’acquisto, in particolare quelle consolidate sul territorio. Infatti, negli ultimi dieci anni i prezzi dei capannoni sono diminuiti del 31,4% per le tipologie nuove e del 34,6% per quelle usate. La maggioranza delle compravendite di capannoni ha avuto come finalità la creazione di depositi, a seguire l’investimento. Il 62,1% delle transazioni ha interessato tagli fino a 500 mq. L’aspetto cruciale, in questo momento, sembra essere la scarsa offerta che sta spingendo molte aziende, soprattutto nella logistica, a cercare terreni per costruire il capannone. Il segmento del retail è stato quello più impattato dalla pandemia, e questo ha determinato anche la liberazione di molti spazi. Nella maggioranza dei casi sono stati gli investitori a cogliere l’occasione per comprare sia spazi vuoti sia occupati. Inoltre i negozi, in particolare se posizionati in via non di passaggio, siano stati spesso destinati ad uso ufficio.

Il 48,4% degli acquisti è finalizzato all’investimento. Si scambiano prevalentemente tagli fino a 50 mq. Anche questa tipologia immobiliare ha evidenziato, negli ultimi dieci anni, un calo dei valori del 38% per le posizioni in via di transito e del 42,5% per quelle in via non di passaggio. Per gli uffici si segnala un aumento delle transazioni e in questo caso ad acquistare sono nella maggior parte dei casi utilizzatori, spesso liberi professionisti, che stanno approfittando del ribasso dei prezzi che negli ultimi 10 anni è stato del 37% per le soluzioni nuove e del 38,4% per quelle usate.

Disponibilità per l’acquisto della casa. Aumentano coloro che spendono più di 170mila euro

L’analisi della disponibilità di spesa per l’acquisto della casa è un utile indicatore per rivelare lo stato di salute di un paese e il livello di fiducia nel mercato da parte degli acquirenti.  

L’analisi della disponibilità di spesa per l’acquisto della casa è un utile indicatore per rivelare lo stato di salute di un paese e il livello di fiducia nel mercato da parte degli acquirenti. Le variazioni nelle fasce di spesa, infatti, indicano come si stanno muovendo le preferenze di chi vuole acquistare un immobile e, soprattutto, le differenze di città in città.

Secondo le ultime rilevazioni dell’Ufficio Studi Tecnocasa, la disponibilità di spesa per l’acquisto della casa è aumentata per alcune fasce di reddito. La maggiore concentrazione della disponibilità di spesa si rileva ancora nella fascia più bassa, fino a 119 mila euro (25,4%). Segue con il 22,7% la fascia tra 120 e 169 mila euro e con il 22,2% il range compreso tra 170 a 249 mila euro. Complessivamente, si registra un aumento più marcato della percentuale di chi desidera spendere da 350 a 475 mila euro, ma è a Roma e a Milano che la maggioranza delle richieste di tagli superiori alla media Italia riguarda immobili dal valore compreso tra 250 e 349 mila euro (rispettivamente il 24,7% per Roma e il 26,3% per Milano). A Milano, in particolare, la percentuale di chi vuole spendere oltre i 250 mila euro è del 59,7%, mentre a Firenze e a Bologna prevale una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 170 e 249 mila euro (rispettivamente con il 33,3% ed il 34,2%). A Bari e a Verona incide maggiormente la fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila euro (31,9% e 31,4%, mentre nelle altre grandi città (Genova, Napoli, Palermo e Torino) la disponibilità di spesa resta concentrata nella fascia di spesa inferiore a 120 mila euro.

L’analisi di Tecnocasa evidenzia anche l’aumento dell’offerta immobiliare di bilocali, trilocali e quattro locali, ed un certo “effetto Covid” anche sui grandi tagli – meglio ancora se appartenenti al segmento del lusso – dotati di terrazzi e spazi esterni. Nelle grandi città italiane, infatti, la tipologia più presente è il trilocale, con il 33,7%, a seguire il quattro locali con il 24,4% ed i bilocali con il 23,9%. In aumento, rispetto a gennaio 2021, le percentuali di bilocali, trilocali e quattro locali sul mercato, mentre è in calo la percentuale di offerta dei cinque locali molto probabilmente perché i tagli più grandi sono ora più desiderati, e chi possiede una casa di ampia metratura decide di non venderla.

La crescita della concentrazione di bilocali sul mercato è sicuramente un effetto legato alla pandemia, in quanto è diminuita la domanda per investimento e quindi questa tipologia è adesso meno richiesta. Peraltro, molti investitori che, in passato, avevano acquistato bilocali con finalità turistiche, a seguito delle difficoltà economiche legate agli effetti delle chiusure hanno deciso di dismettere l’investimento. Il bilocale, infatti, era la tipologia più richiesta per chi aveva intenzione di mettere a reddito l’immobile, superando di slancio il monolocale dopo un discreto boom di quest’ultimo negli anni passati (prima del 2008). La diminuita presenza sul mercato di monolocali potrebbe spiegarsi con la volontà dei risparmiatori di acquistare direttamente la prima casa, grazie ai tassi dei mutui molto convenienti, dando in acconto le piccole cifre a disposizione al fine di non superare la soglia dell’80% di mutuo, rispetto al valore di perizia dell’immobile, e non far salire il tasso finito dell’operazione (che nei mutui di percentuale superiore all’80% prevedono di solito uno spread superiore ed una rata più alta).

Quando le piste ciclabili fanno bene anche alle quotazioni immobiliari

Il nostro Paese possiede una rete cicloturistica di ben 58 mila chilometri, molto apprezzata dai turisti stranieri. Con la pandemia, tante città italiane hanno messo in cantiere diversi interventi per potenziare le piste ciclabili, con ricadute positive nelle quotazioni immobiliari.

“Il mercato immobiliare, soprattutto quello delle località turistiche, sta registrando effetti benefici dovuti alla presenza delle piste ciclabili, – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – almeno in termini di richiesta e ricerca di abitazioni. In particolare gli stranieri, soprattutto europei, che sono stati presenti anche quest’anno nel nostro Paese hanno dimostrato interesse per le località attraversate dalle piste. Il trend che si è rafforzato, anche in seguito alle nuove dinamiche innescate dalla pandemia, riguarda la scoperta dell’entroterra di alcune località del nostro paese che, lungo sentieri percorribili con e-bike e con mountain bike elettriche, sono diventate più accessibili. Questo ha consentito una scoperta del mercato immobiliare di queste aree e la conseguenza ricerca di informazioni su immobili in vendita“.

Secondo Megliola, i lavori previsti in tante regioni italiane – dove le piste ciclabili sono meno potenziate – potrebbero rappresentare un interessante volano per il turismo e per il mercato della casa vacanza. “Nelle grandi città e in tanti capoluoghi di provincia – afferma Megliola – si sta lavorando per migliorare i tracciati esistenti e per crearne di nuovi ma, al momento, l’impatto più evidente sul mercato immobiliare, soprattutto in termini di interesse, si registra prevalentemente nelle aree più periferiche o dell’entroterra che vedono migliorare i collegamenti con il centro città. Inoltre, dopo la pandemia si è notato un maggior apprezzamento per le località che garantiscono una qualità di vita migliore a cui le piste ciclabili contribuiscono”.

Il vivere sostenibile e un approccio più green ai trasporti sono ormai concetti con cui si ha una maggiore familiarità e che, sempre più, stanno influenzando le scelte degli italiani. L’emergenza Covid ha accentuato il fenomeno dando una spinta non indifferente al trasporto su due ruote che, in questi anni, ha consentito di muoversi rispettando il distanziamento e ha trovato supporto anche negli incentivi messi a disposizione per l’acquisto. In Italia il mercato delle due ruote ha registrato un incremento del 60% delle vendite da maggio 2019 a maggio 2020 grazie anche al boom dell’e-bike e al fenomeno del cicloturismo. Secondo i dati di Legambiente Isnart, il nostro Paese possiede una rete cicloturistica di ben 58 mila chilometri. Sono soprattutto i turisti stranieri ad alimentare il cicloturismo in Italia (Germania, Austria e Francia in testa) e tra le regioni interessate spiccano Trentino, Lombardia, Veneto, Liguria. Oltre alla rete turistica, il post-pandemia ha visto anche tante città italiane mettere in cantiere diversi interventi per potenziare le piste ciclabili e per crearne di nuove, senza dimenticare che pre-pandemia erano già in corso diversi progetti. Conferma l’importanza del fenomeno anche l’analisi di FIAB, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, secondo cui le ricerche online di informazioni sulle ciclovie e sui percorsi ciclabili sono aumentate dell’84% negli ultimi due anni.

Molte piste sono nate lungo ex percorsi ferroviari dismessi, tra queste la ciclabile ligure, in particolare quella della costa imperiese: è una delle più lunghe di Europa, 24 km, ed è sorta sull’ex linea ferroviaria Genova- Ventimiglia sul tratto tra Ospedaletti e San Lorenzo al mare

LIGURIA – A San Lorenzo al Mare la pista ciclabile, già operativa nel tratto San Lorenzo al MareSan RemoOspedaletti, ha portato ad un incremento di interesse per la località turistica soprattutto da parte dei turisti stranieri, francesi e del Nord Europa. I turisti francesi in particolare apprezzano il fatto di arrivare a Nizza e Ventimiglia e poi proseguire fino ad Ospedaletti e San Lorenzo al Mare.  Interesse che è aumentato post-pandemia dal momento che il lockdown ha delineato la necessità di stare vicino ad aree aperte e verdi, caratteristiche che stanno assumendo un peso sempre più importante insieme alla presenza di spazi esterni dell’abitazione.  Una casa vacanza vicina alla ciclabile si vende con più velocità e facilità. L’avvento e lo sviluppo dell’e-bike inoltre ha portato anche alla scoperta delle zone dell’entroterra che ora sono più accessibili in bici. La riscoperta della collina sta portando anche ad una maggiore richiesta di rustici situati nell’entroterra imperiese.

Anche ad Imperia c’è fermento: a fine anno si dovrebbe ultimare il tratto di pista ciclabile che collega Borgo Prino con San Lorenzo al Mare, dando così ulteriore slancio a questo borgo di case di pescatori da sempre molto amato da chi cerca la seconda casa (sia stranieri sia italiani). Nei prossimi due anni si prevede l’ultimazione dell’intera ciclabile che interessa tutta la città di Imperia. Il progetto infatti prevede l’estensione della ciclabile dalla stazione di Oneglia al “Galeazza”.  Al momento i prezzi sono molto contenuti e si aggirano intorno a 1200 € al mq. A Borgo Prino, borgo marinaro del ‘600-‘700 le quotazioni possono salire anche a 3000 € al mq”.

MARCHE – Un’altra cittadina sul mare il cui mercato immobiliare è stato impattato positivamente dalle ciclabili è Pesaro: la possibilità di vivere al mare restando in una cittadina a misura d’uomo sta attirando acquirenti residenti anche in metropoli come Milano, Bologna e Roma, complice anche lo smartworking e i collegamenti ferroviari con queste città.  Piace anche per l’offerta di eventi culturali che attirano turisti. Apprezzano il clima temperato e le colline circostanti.

LAGO DI GARDA – Un altro territorio che sta beneficiando della presenza della pista ciclabile è quello del lago di Garda che da alcuni anni vanta la presenza della pista “Garda by Bike”, i cui lavori sono ancora in corso. La pista parte da Limone sul Garda e arriva fino a Capo Reamol, nel bresciano, al confine con il Trentino-Alto Adige per un totale di 140 km. Diversi i comuni interessati, sia sulla sponda bresciana sia sulla sponda veronese. Anche in questo caso a beneficiare della presenza della pista ciclabile sono le località turistiche. Sono aumentati gli acquisti di case indipendenti e rustici da ristrutturare, grazie anche al superbonus”. Una soluzione degli anni ’70 da ristrutturare si scambia a prezzi medi di 2000-2500 € al mq.

Il completamento del collegamento ciclabile sul lungolago con Peschiera e Castelnuovo ha rivalutato non poco tutta l’area sotto la Gardesana Orientale. Molti villaggi o residence che erano distanti dalle zone servite hanno avuto un incremento della richiesta di acquisto. In passato, infatti, l’unica strada di accesso a Lazise o Peschiera era la strada Gardesana Orientale trafficata e priva di piste ciclabili. “Ormai il cicloturismo a Riva del Garda è diventato un tema frequente e comune a molte persone coinvolte nelle trattative per l’acquisto di case per il tempo libero. Infatti, la vicinanza alle piste, è uno dei fattori importanti per la scelta dell’immobile. La maggioranza delle compravendite a Riva del Garda interessa la casa vacanza e la presenza della pista ciclabile può far incrementare mediamente il valore dell’immobile dal 3 al 5%. A cercare casa sono trentini, lombardi e veneti ma si segnala una buona componente di acquirenti tedeschi. Il nuovo, fascia lago, costa 3000-3500 € al mq.

Sul Lago di Iseo, a Sale Marasino, Sulzano e Marone sono in corso i lavori per la riqualificazione e l’ampliamento della pista ciclabile che interessa tutto il lago. La domanda di casa vacanza arriva principalmente da persone residenti in zone che consentono di raggiungere queste località con spostamenti da fare entro un’ora. La domanda si orienta verso soluzioni con vista lago, spesso tassativa, ed i prezzi oscillano da 500 € al mq per l’usato fino a 2500 € al mq per il nuovo. Infatti, a Sale Marasino, Sulzano e Marone sono in corso diversi interventi di nuova costruzione che attirano l’interesse dei potenziali acquirenti.

Il trilocale anima compravendite e affitti. Canoni, ancora lontani gli standard pre Covid

Nel mercato immobiliare è in aumento la richiesta di tagli più grandi, mentre a Milano prevalgono i bilocali. Locazioni: situazione difficile, con i canoni ancora lontani dalle quotazioni precedenti alla pandemia.

Stando ai dati immediatamente precedenti alla pausa estiva (Luglio 2021), la domanda di immobili conferma la sua profonda “decorrelazione interna” tra compravendite e locazioni. La domanda di affitti, in particolare, era cresciuta parecchio fin dal 2008 per via della stretta creditizia seguita alla crisi dei mutui subprime, mentre le quotazioni degli immobili in vendita si era stabilizzata dopo un crollo pressoché generalizzato (tranne a Milano). Con la pandemia, le locazioni hanno subito una brutta battuta di arresto a causa della scomparsa delle componente di domanda di studenti e lavoratori fuori sede, tendenza che continua, sia pure in diminuzione, anche nel 2021.

In questo scenario, il trilocale sembra essere un denominatore comune, poiché si conferma la tipologia più ricercata nelle grandi città, sia in acquisto che in affitto. Anche negli anni scorsi è sempre stata la tipologia più apprezzata, adesso ancora di più alla luce del desiderio di molti acquirenti di avere uno spazio più ampio, e di molti inquilini che non hanno la possibilità di acquistare o di accedere al credito. Infatti, secondo i dati dell’Ufficio Studi Tecnocasa ricavati dall’analisi delle grandi città, il trilocale concentra il 40,5% delle richieste, seguito dal quattro locali che raccoglie il 24,6% delle preferenze, e dal bilocale con il 22,7% delle scelte. Rispetto a gennaio 2021, inoltre, si evidenzia un aumento della percentuale di coloro che cercano quattro e cinque locali. Risultano in leggera contrazione, di conseguenza, le percentuali di richiesta delle tipologie più piccole.

In questo quadro fa eccezione Milano, dove il bilocale si conferma la tipologia più richiesta. In leggera diminuzione la percentuale dei monolocali molto probabilmente per effetto del rallentamento della domanda per investimento.

Più in dettaglio, nel mese di Agosto 2021 il prezzo più alto richiesto per i trilocali in vendita è stato rilevato nel Trentino Alto Adige (2.826 euro mq), mentre il più basso si è riscontrato in Calabria (925 euro mq). Relativamente alle locazioni, i canoni più alti sono quelli della Lombardia, con 14,30 euro al mese per metro quadro, e quelli più bassi ancora in Calabria, con solo € 5,40 al mese per metro quadro. L’affitto medio di un trilocale si aggira attorno ai 700 euro al mese, con punte di 800 in Centro. Sud e Isole sono le zone più accessibili, con locazioni vicine ai 600 euro mensili, ma la differenza tra grandi città e piccoli centri è piuttosto ampia (rispettivamente 900 contro 600 euro al mese). 

Secondo Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it, “Le variazioni semestrali in calo parlano di una situazione sicuramente meno drammatica dei primi mesi dopo l’arrivo della pandemia, ma va sottolineato come comunque rimaniamo lontani da quella che era la nostra normalità. La presenza di annunci, e quindi di appartamenti vuoti, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso è infatti ancora elevata in tutte le aree d’Italia, segno di una ripresa che è solo all’inizio”.

Tassi d’interesse, indici sempre ai minimi e rate di mutuo molto accessibili

Le previsioni per l’imminente futuro delineano uno scenario senza rialzi dei tassi di interesse ed un proseguimento della politica accomodante della Bce. Si teme, però, un ritocco in aumento degli spread da parte delle banche, i cui bilanci necessitano di una politica dei ricavi da mutuo più aggressiva.

“Nell’attuale congiuntura socio-economica, tenuto conto dell’emergenza sanitaria che ha impattato in maniera importante sul PIL europeo, la Bce continua a manifestare la propria volontà di contenere i tassi di interesse agli attuali livelli attraverso il mantenimento delle misure emergenziali adottate (“PEPP”). Di contro, giungono dai paesi del Nord Europa e dagli Stati Uniti le prime avvisaglie di un deciso aumento dell’inflazione che, com’è noto, fa da contraltare a un successivo aumento dei tassi di interesse. Gli indici di riferimento dovrebbero far registrare lievi aumenti, restando comunque ancora a valori storicamente molto bassi e permettendo così di ottenere tassi convenienti sui finanziamenti”, è l’opinione di Renato Landoni, Presidente Kìron Partner SpA.  

Relativamente al primo semestre del 2021, le domande di mutui e di surroga sono cresciute del 20,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I volumi totali – nonostante un dato sensibilmente negativo di Giugno (-4,4%) – sono superiori sia a quelli del 2020 che ai valori degli anni precedenti. Sulla crescita hanno inciso soprattutto le richieste di mutui per acquisto, mentre le surroghe e i mutui per sostituzione rappresentano una percentuale marginale.

I dati su Euribor ed Eurirs degli ultimi dieci anni, analizzati da Kiron SpA – società del gruppo Tecnocasa – delineano uno scenario di sostanziale stabilità per tutto il 2021. Per quanto riguarda l’Euribor (indicizzazione mutui a tasso variabile), dai massimi di Luglio 2011 (1,60%) il tasso Euribor (3 mesi) ha iniziato una parabola discendente che lo ha portato a quota 0,19% (Dicembre 2012), per attestarsi poco sopra lo 0,20% per tutto il 2013 e il 2014. Ha virato sottozero col mese di Maggio 2015 e dopo una progressiva discesa ha raggiunto il -0,55% nel mese di Agosto 2021, molto vicino al minimo storico. L’Eurirs (indicizzazione mutui a tasso fisso), invece, dopo aver mantenuto una media intorno al 3,4% nel 2011, è sceso a Giugno 2012 a quota 2,13% per poi tornare a crescere fino a 2,75% a Settembre 2013. Da allora ha iniziato una fase discendente di lungo periodo che si è accentuata a Luglio 2019. Ha toccato il minimo storico a Ottobre 2020 segnando 0,02%. Dal mese di Gennaio 2021, che ha fatto registrare lo 0,08%. Con la rilevazione media del mese di Agosto quota a 0,26%.

Stando alle dinamiche dei tassi di Agosto 2021, si è calcolato l’importo della rata mensile di un mutuo ipotecario del valore di 110.000 euro per una durata di 25 anni, ipotizzando che l’immobile valga 160.000 € e che lo spread medio di mercato si attesti all’ 1,1% sia per il tasso fisso che per il tasso variabile. Con un mutuo a tasso fisso sosterremmo una rata di 433 euro, circa 40 euro in più rispetto a quanto dovremmo sostenere se scegliessimo un mutuo a tasso variabile, in quanto la sua rata ammonta a 393 euro. Questo chiaramente qualora i tassi rimanessero sempre agli attuali livelli, cosa che è difficilmente verificabile in un orizzonte temporale così lungo.

Volendo optare per la situazione di maggior risparmio, ovvero quella del mutuo a tasso variabile, è fondamentale capire quanto il reddito del nucleo familiare sia in grado di sopportare eventuali aumenti di rata, sia in termini di capacità di rimborso sia in termini di sostenibilità del tenore di vita che si è abituati ad avere. Però, le previsioni per l’imminente futuro delineano uno scenario senza rialzi dei tassi di interesse e con un proseguimento della politica accomodante della Bce. Si teme, semmai, un ritocco in aumento degli spread da parte delle banche, i cui bilanci necessitano di una politica dei ricavi da mutuo più aggressiva.

Pertanto, è lecito pensare di approfittare subito del binomio tassi bassi/spread bassi e, per chi ce l’ha in programma, acquistare casa adesso e senza ulteriori rinvii. Peraltro, negli ultimi tre mesi i tassi dei mutui hanno fatto registrare già dei lievi aumenti, e questo ha avuto degli effetti sulla rata mensile media dei mutui a tasso fisso.