Maggio 2, 2026
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Lo sviluppo sostenibile passa per la trasformazione digitale

Le caratteristiche che accomunano le imprese più avanzate nella transizione verde e digitale evidenziano l’opportunità di adottare un nuovo modello economico, organizzativo ed operativo.

Insieme alla sostenibilità ambientale, economica e sociale diventa sempre più importante l’analisi degli effetti dell’innovazione e delle tecnologie i cui impatti sulla Società Mondiale generano il concetto di “sostenibilità digitale”, nel senso di studiare la trasformazione digitale e il ruolo che le nuove tecnologie svolgono nella vita di individui e aziende come una sorta di “quarta dimensione” delle problematiche di sostenibilità.

Dopo la crisi climatica, la rivoluzione digitale è risultata essere una fonte inesauribile di trasformazione globale e irreversibile, che richiede un approccio a sé stante ma nello stesso tempo integrato con quello della sostenibilità ambientale, economica e sociale, dal momento che è impossibile bypassare le tecnologie digitali e raggiungere obiettivi sostenibili. Del resto, a livello politico internazionale queste tematiche sono state adeguatamente affrontate dal piano Next Generation Eu, che mira a promuovere la ripresa economica post-Covid attraverso iniziative green e, appunto, digitali

Le tecnologie avanzate portate avanti negli ultimi anni – l’intelligenza artificiale, il cloud, i Big Data, le criptovalute e le reti 5G, solo a titolo di esempio – hanno contribuito alla creazione di un mondo interconnesso, ma la loro crescita ha anche portato a un aumento delle emissioni di CO2 e della domanda di elettricità, tanto che oggi l’industria della Information Technology (reti, elaboratori, applicazioni, dispositivi) rappresenta il 3% delle emissioni mondiali di CO2, e la produzione di molti dei dispositivi IT richiede materiali rari e metalli il cui smaltimento può creare problemi ambientali e sociali. Infatti, solo una minima percentuale di tali dispositivi IT vengono riciclati in modo appropriato.

Pertanto, appare evidente che i progetti di trasformazione digitale devono necessariamente essere ispirati ai principi di sostenibilità in tutta la catena tecnologica, e le persone coinvolte nello sviluppo dei sistemi e dei servizi di IT devono innovare il modello di business, utilizzando la tecnologia come strumento di sviluppo sostenibile e adottando un nuovo modello d’impresa, ibrido e aperto alla innovazione, organizzata in rete. “Gli obiettivi di sostenibilità non possono essere raggiunti senza portare nelle aziende una forte innovazione. In questo, la tecnologia gioca un ruolo fondamentale nell’efficientare i processi delle aziende, rafforzare le competenze delle persone investendo nella formazione, ma anche nel migliorare gli impatti sociali del business.

“Nel processo di transizione digitale serve una roadmap di sostenibilità, con effetti positivi non nell’immediato ma come investimento per il futuro, in grado di produrre benefici economici, sociali ambientali per gli anni a venire”. Così Roberto Antoniotti (nella foto), Head of Technology and Innovation di Grant Thornton, ha commentato nell’ambito della VII edizione del Forum Sostenibilità 2023 di Roma. “È necessario però un cambio di mentalità nell’uso che si fa oggi della tecnologia – ha aggiunto Antoniotti – I data center e gli strumenti utilizzati devono essere guidati da scelte e modelli di business che siano realmente sostenibili. Per realizzare scelte coraggiose sul piano dell’innovazione le aziende hanno bisogno di essere supportate da finanziamenti importanti. Sarà quindi fondamentale per le nostre imprese continuare ad essere supportate da misure che permettano loro di investire in obiettivi di crescita digitale di lungo periodo”.

Gli NFT sono il megatrend degli investimenti del prossimo decennio?

Il saper arrivare in anticipo è fondamentale per sfruttare finanziariamente i megatrend come quello degli NFT, i quali hanno la caratteristica di manifestarsi in sordina e di non farci accorgere del loro arrivo se non quando tutti ne parlano, ed allora è troppo tardi per investire con profitto.

Di Nigel Green

Oggi non è semplice individuare quali temi specifici avranno successo durante i prossimi decenni. Secondo molti analisti, i più fiorenti megatrend del futuro saranno legati alla demografia, alla cultura, all’ambiente e persino alla politica, ma è necessario non solo prevedere con successo quali temi godranno di una crescita sostenuta, ma anche quali società specifiche associate a tali temi potrebbero prosperare sui mercati finanziari e quali, invece, potrebbero incontrare difficoltà ad affermarsi. Trenta o quaranta anni fa, per esempio, chi avrebbe mai detto che il megatrend delle banche retail sarebbe finito ai giorni nostri, con gli istituti bancari che cercano in tutti i modi di alleggerire il numero di filiali e di dipendenti?

Da uno studio di McKinsey & Co. è possibile identificare alcune metodologie di approccio che le istituzioni finanziarie e gli investitori – nella “progettazione” del portafoglio – possono adottare per individuare dei megatrend e sviluppare strategie di investimento tematico efficaci nel lungo e lunghissimo periodo. La prima è creare un “mandato tematico” – e non più un mandato basato sugli asset e sulle aree geografiche – capace di generare strategie di investimento lungimiranti. La seconda è una conseguenza della prima, e cioè quella di sovraesporre il portafoglio e l’allocazione degli asset verso i temi prescelti, aumentando l’orizzonte temporale e suddividendo l’allocazione per settore (salute, clima, biotecnologie, variabili demografiche etc) e area geografica, in modo tale da generare i rendimenti corretti per il rischio assunto a lungo termine.

Fortunatamente, nonostante i brutti momenti che a livello globale stiamo ancora vivendo, nella nostra epoca sono emersi numerosi temi che hanno il potenziale per sovraperformare nel lungo periodo. Per coglierne l’opportunità, però, serve una visione a lungo termine – che in pochi hanno – e la capacità di identificare i beneficiari di questi cambiamenti prima che vengano ampiamente riconosciuti da tutti gli investitori, appiattendo il trend di crescita del valore degli investimenti. Il timing, infatti, ed il saper arrivare in anticipo rispetto alla massa, è fondamentale nello sfruttare finanziariamente un megatrend. Che si tratti dell’emergere di una nuova tecnologia “disruptive” dell’ascesa della nuova classe media nei mercati emergenti, i megatrend hanno la caratteristica di manifestarsi davanti ai nostri occhi senza farci accorgere del loro avvento se non quando il loro arrivo è conclamato, ed allora è “troppo tardi”.

E data la nuova normalità a cui gran parte del mondo deve adattarsi, cioè quella dei tassi bassissimi – con una moderata inflazione – è ormai assodato nel comune sentire dei risparmiatori che sia necessario cercare opportunità in grado di permettere una crescita del capitale grazie a temi strutturali più resistenti nei prossimi anni e decenni, uscendo fuori dalla mentalità del risultato di breve termine. In questo, i progressi della tecnologia vengono molto in aiuto e generano dei megatrend interessanti. I token non fungibili (o NFT), per esempio, diventeranno una parte fondamentale del megatrend degli investimenti tecnologici del prossimo decennio, nonostante i cali nelle transazioni NFT del mese di Maggio. Ma il calo a breve termine delle transazioni NFT nelle ultime settimane non è affatto sorprendente, poichè questo mercato è ancora incredibilmente nuovo la maggior parte degli investitori ancora non lo capisce o addirittura non lo conosce affatto.

Gli NFT sono oggetti da collezione digitali, codificati su una blockchain; grazie ad essi è possibile creare una filigrana digitale unica, che indica la proprietà e i diritti digitali per i collezionisti che li possiedono. Negli ultimi mesi, una serie di importanti marchi di moda, franchising sportivi globali e artisti e musicisti famosi hanno lanciato i propri NFT, e ad aprile, la casa d’aste Christie’s ha venduto per 69,3 milioni di dollari “Everydays, the First 5000 Days, un’opera d’arte digitale in formato JPEG di un artista noto come Beeple. Si tratta della terza opera più costosa mai venduta da un artista vivente, e questo la dice lunga sul relativo megatrend in atto.

Il megatrend della tecnologia, di cui gli NFT diventeranno una parte essenziale, sarà inevitabilmente il megatrend degli investimenti del decennio per almeno quattro ragioni. Innanzitutto, la nostra vita quotidiana è sempre più guidata dalla tecnologia, e questo sta accelerando continuamente. In secondo luogo, ci sono i fenomeni demografici: i cosiddetti “nativi digitali” più giovani cresciuti sotto l’influenza di Internet e di altre tecnologie, faranno inevitabilmente aumentare la domanda di prodotti orientati alla tecnologia ed anche gli investimenti digitali. In terzo luogo, l’interesse e gli investimenti nelle criptovalute sono in costante aumento, ed è così che vengono acquistati gli NFT. Infine, gli NFT stanno cambiando positivamente i modelli di business, in particolare nelle industrie creative, che stanno crescendo in importanza economica, culturale e sociale soprattutto in Asia.

Nigel Green

Oggi artisti e musicisti possono offrire esperienze virtuali avanzate per collezionisti e acquirenti, possono mostrare che le loro opere non sono dei falsi e possono includere criteri per ottenere royalties ogni volta che le loro opere vengono rivendute in futuro. Naturalmente, però, il mercato degli NFT non è privo di critiche. Infatti, un certo numero di analisti ha bollato gli NFT come una moda passeggera, ma è bene ricordare che anche Internet, negli anni ’90, e i giganti dell’e-commerce come Amazon, negli anni 2000, sono stati considerati come un fenomeno limitato e passeggero.

Il fattore principale in gioco è che i millennial, in particolare i giovani della Generazione Z, conducono una “vita digitale”, ed è una evoluzione naturale quella di voler portare rappresentazioni digitali dei marchi di lusso, musica e arte in questi mondi, e questo ha valore. In ogni caso, sebbene il dominio degli NFT continuerà a crescere nel prossimo decennio, il mercato è ancora altamente speculativo, per cui i rischi a livello microeconomico sono elevati e gli investitori devono essere estremamente cauti nella scelta, evitando il fai-da-te e affidandosi ai consulenti esperti.

Traduzione dal testo originale a cura della redazione di P&F.
Fonte: 
https://www.thestreet.com/economonitor/financial-markets/nfts-the-investment-megatrend-of-the-next-decade

Banche, i megatrend per l’anno 2025. Dai servizi finanziari al “miglioramento finanziario individuale”

Le banche che prospereranno in futuro saranno quelle che effettueranno la transizione del modello di offerta: dalla fornitura di servizi finanziari alla consulenza sul ”miglioramento finanziario individuale”.

Di Massimo Bonaventura

Gli ultimi 14 anni ci hanno dimostrato che le banche non sono esentate dal subire gli effetti delle perturbazioni mondiali. Anzi, sono persino capaci di crearle, le perturbazioni, e farle camminare sottotraccia per anni, finchè non esplodono. E così le banche hanno dovuto affrontare le ricadute della peggiore crisi finanziaria mai vista prima, ed anche il suo naturale portato di riforme normative e di nuovi concorrenti; fino ad una pandemia globale, che avrebbe messo in ginocchio il sistema bancario – e con esso, l’intera popolazione della Terra – se solo non ci fosse stata la crisi del 2007-2008, che in qualche modo ha “preparato” la finanza mondiale all’adozione di tutti quegli strumenti (immissione massiva di liquidità, aiuti economici a fondo perduto, Quantitative Easing) che hanno tenuto su l’economia mondiale.

La crisi dei mutui subprime, pertanto, nella sua tragicità è servita a qualcosa, ma ciò che da essa si è imparato non è sufficiente per rientrare semplicemente in ciò che si faceva prima, e adesso è chiaro a tutti che per superare la tempesta attuale e costruire una maggiore resilienza per il futuro, il settore bancario dovrà vivere una rapida evoluzione, fino ad una vera e propria rivoluzione di servizio che avverrà al massimo entro i prossimi 5-10 anni, a causa della quale le banche che sopravviveranno  e prospereranno dovranno essere necessariamente migliori di quelle attuali, in tutti i sensi: migliori per i loro clienti, migliori per la società degli utenti e migliori per l’ambiente in cui esse operano (ancorandosi sempre più ai criteri ESG).

Oggi una recessione potrebbe non essere più evitabile, nonostante le enormi misure economiche di salvataggio messe in atto dai governi. Qualcuno afferma che ci siamo già, in recessione, e che manchino solo i dati definitivi per poterlo dire con certezza nel 2022, ma le banche sembrano essere più robuste di prima, e in una posizione migliore per resistere alla tempesta dell’incertezza economica. Per questo motivo è giunto il momento per le banche di riformare le proprie attività, e costruire una resilienza ancora maggiore. La buona notizia, in tal senso, è che la tecnologia aiuta le banche a tenere il passo e a soddisfare gli standard di qualità richiesti, che stanno avanzando rapidamente. L’Intelligenza Artificiale (IA) si sta sviluppando sempre di più come componente della forza lavoro, e ciò determinerà la scomparsa (o il mancato ricambio) di alcune mansioni tradizionali, ma ne saranno create di nuove.

Mantenere la relazione umana è comunque fondamentale. L’uomo è un “animale sociale”, e l’interazione diretta con i suoi simili fanno parte del bagaglio degli “istinti primordiali” che è impossibile eliminare. Ma l’uomo si relaziona anche con la Tecnologia, il che comporta una riqualificazione delle persone che devono lavorare servendosi di essa. Secondo una recente ricerca americana, un quarto dei dirigenti senior afferma che le proprie aziende prevedono di re-immaginare radicalmente le proprie attività con l’intelligenza artificiale entro la fine del 2021 (rispetto al 14% nel 2017), per cui il sistema si trova, proprio adesso, in mezzo ad una fase di transizione, nella quale da un lato devono attrarre nuovi talenti per avere successo con l’IA, e dall’altro devono riqualificare gli addetti meno giovani per il suo corretto utilizzo.

Analizzando la domanda di servizi bancari, tutti i clienti – soprattutto i millennials – oggi si aspettano un’esperienza-cliente senza interruzioni, una sorta di “continuum” che riesca a far percepire la banca come un servizio sempre in posizione “ON”. Secondo Anu Sachdeva (Global Practice Leader, Commercial Banking, Genpact), “c’è una domanda in continua evoluzione che sta costringendo le banche commerciali a concentrarsi fortemente sul percorso del cliente, che oggi è carente. Infatti, il settore bancario commerciale sta vivendo un’enorme slancio al cambiamento ed alla creazione di percorsi senza soluzione di continuità per i loro clienti finali. La finanza, però, è diversa. È una esperienza fatta di emozioni, e ci sarà sempre bisogno di consigli e supporto umani”.

Per spiegare meglio quale possa essere il futuro prossimo del sistema bancario, dobbiamo partire dal contesto economico generale, per nulla favorevole, in cui esso si trova ad operare dal ventennio precedente allo scoppio della pandemia. Negli ultimi anni, infatti, le persone hanno cominciato a nutrire sospetti sulla bontà del modello economico capitalista e, per usare le parole di Mark Carney, Governatore della Banca d’Inghilterra. “….nonostante gli immensi progressi della tecnologia, molti cittadini delle economie avanzate stanno affrontando maggiore incertezza e  lamentano una perdita di fiducia nel sistema. Piuttosto che una nuova era d’oro, la globalizzazione è associata a salari bassi, occupazione precaria e disuguaglianze sempre più marcate”. Pertanto le banche, grazie al loro elevato livello di prossimità con gli utenti, hanno l’opportunità di migliorare il modo in cui aiutano i propri clienti a immaginare e pianificare un futuro migliore di quello attuale. I millennials, in particolare, sono stati davvero influenzati negativamente da questo scenario tardo-capitalistico, e oggi si chiedono quale potrà essere l’alternativa; soprattutto, quali caratteristiche salienti può avere questa “alternativa”.

Tre sono i macrotrend che danno forma al mondo come sarà nel 2025, e le banche devono adattarsi per prosperare. Il primo megatrend è quello della Realtà Ottimizzata, che secondo Devie Mohan (un noto ricercatore del settore Fintech) “è nata per imporre una forte personalizzazione al modello di servizio (anche) delle banche. Nel 2025 nuove esperienze renderanno l’offerta bancaria più fluida, personalizzata e creativa di oggi. Le banche utilizzeranno i dati in modo sempre più innovativo, adattando prodotti e servizi alle persone in tempo reale. Le persone si aspetteranno esperienze che si sintonizzano sui loro stati d’animo e comportamenti a un livello quasi inconscio, mentre le banche avranno bisogno di un codice di condotta per regolare il processo decisionale sull’IA, più un solido quadro di governance in grado di garantire che le esperienze siano ‘vendute’ in modo etico e sicuro”. Pertanto, le banche utilizzeranno i dati per potenziare le relazioni, e i clienti al dettaglio si rivolgeranno alle interfacce digitali che garantiranno, per le operazioni che non richiedono ragionamenti molto complessi, velocità ed efficienza.

Non mancano le ultra-innovazioni, alcune delle quali si distinguono per la sintesi sapiente tra tecnologia e iniziativa commerciale. In Polonia, per esempio, sono una realtà le banche strutturate per incontrare i clienti esattamente dove si trovano nella loro vita di ogni giorno. Idea Bank, per esempio, è una banca polacca che gestisce filiali popup e spazi di co-working sui treni dei c.d. pendolari, dove dipendenti di Idea Bank aiutano i clienti con le transazioni, direttamente dentro vetture “customizzate” con lo stile ed il layout della banca, con l’ausilio di un semplice cellulare o di un tablet collegato con la rete bancaria. UBS, invece, ha iniziato a sperimentare un avatar realistico di Daniel Kalt, il suo chief investment officer in Svizzera, per confrontarsi in ogni momento con la clientela.

Global Banking Forum: il digitale è fondamentale, ma la relazione con il cliente non è sostituibile

Le opportunità offerte dal digitale e dall’intelligenza artificiale alla base delle riflessioni del Global Banking Forum. Il cliente si è evoluto e il canale digitale aiuta a costruire una relazione efficace e personalizzata, ma il rapporto umano non è sostituibile. Euro digitale: l’unico problema è non farlo.

Le riflessioni sull’evoluzione del sistema bancario hanno aperto la prima edizione del Global Banking Forum, appuntamento organizzato da Eccellenze d’Impresa e promosso da GEA, Harvard Business Review e Arca Fondi SGR. 

Il forum si è aperto con gli interventi di Enrico Sassoon (Eccellenze d’Impresa), Massimo Gaudina (Rappresentanza Commissione europea), Rony Hamaui (ASSBB) e Angelo Tantazzi (Prometeia).
Patrizia Grieco, presidente di MPS, è intervenuta sul ruolo della sostenibilità, sostenendo che certamente le banche possano e debbano diventare un fattore abilitante della transizione ambientale e sostenibile, accompagnando le filiere legate ai combustibili fossili verso una transizione giusta. Secondo Giuliano Cicioni (KPMG), invece, il principale problema del sistema bancario italiano è la reddittività, ed è inevitabile che la dinamica dell’M&A caratterizzerà i prossimi anni, in cui la sfida sarà quella di riconciliare la presenza del sistema bancario tradizionale con gli elementi di innovazione e tecnologia che nascono al di fuori del sistema bancario stesso, e contribuiscono a modificare la relazione tra banca e cliente.
Secondo Giuseppe Lusignani (Prometeia), la reazione alla crisi generata dalla pandemia si giocherà sul doppio binario della diversificazione dei servizi e della riduzione dei costi, anche attraverso una maggiore razionalizzazione della rete distributiva. Il problema principale restano però gli investimenti in tecnologia, che in Italia si attestano sul 3/5% del margine di intermediazione, mentre nei best performer europei è pari al triplo.

Giovanni Sabatini (ABI), ha sottolineato che è impensabile subire o adattarsi passivamente all’innovazione tecnologica e vedersi trasformare i tradizionali paradigmi di riferimento senza avviare un percorso condiviso a livello europeo che consenta di rafforzare il ruolo internazionale dell’euro, nonchè studiare una possibile futura moneta digitale. Secondo Davide Serra (Algebris Investment), invece, la BCE può giocare un ruolo fondamentale sul tema delle digital currency, accelerando verso la creazione dell’euro digitale.

Relativamente all’inevitabile impatto della trasformazione digitale, con le sue opportunità e difficoltà legate soprattutto all’adeguamento dei processi interni, Roberto Nicastro (Aidexa) ha sottolineato come gli imprenditori abbiano bisogno di servizi finanziari immediati, semplici, rapidi e trasparenti, resi possibile solo grazie alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale. Alessandra Losito (Pictet Wealth Management Italia), invece, ha evidenziato come il rapporto con il cliente si sia evoluto, in quanto il cliente è sempre più esigente e sofisticato e il canale digitale aiuta a costruire una relazione efficace. Secondo una ricerca interna di Pictet, infatti, la piattaforma digitale è fondamentale, ma la relazione con il cliente rimane importante. 

Secondo Elena Goitini (BNL BNP Paribas), c’è la necessità di mettere il cliente al centro, soddisfacendo sempre le sue esigenze e agendo a tre livelli: organizzazione, tempi e bisogni. Infatti, il 73% dei fruitori di servizi bancari si aspetta una consulenza iper-personalizzata, pertanto la sfida non è tanto fruire della tecnologia, quanto quella di avere le skill giuste per integrare la stessa tecnologia in un modello di servizi incentrato sulla relazione. In sintesi, il sistema banca-rete usare la tecnologia per implementare la relazione con il cliente, non certo per sostituirla.

Pietro Sella (Sella Group) ha confermato come nel 2020 il volume dell’e-commerce sia quasi raddoppiato. Il ricorso sempre più massiccio alla tecnologia ha portato per le aziende tradizionali nuove sfide nella trasformazione tecnologica, culturale, organizzativa e dei modelli di business, costringendo le aziende tradizionali a cambiare per adeguarsi. Ugo Cotroneo (Boston Consulting Group) ha aggiunto che le banche tradizionali devono trasformarsi, ma il problema è soprattutto il capitale umano. Inoltre, l’Euro digitale deve essere visto non come una minaccia, ma come una opportunità. Infatti, il sistema bancario ha già affrontato novità che erano inizialmente valutate come dannose per la tenuta e la redditività stessa delle banche (basti pensare alla legge del 1991 sulle Sim e il risparmio gestito); tutte novità che, invece, hanno costituito a loro volta uno stimolo per la loro crescita, e così sarà anche per l’Euro digitale. L’unico problema è non farlo: chi lo farà prima, si prenderà una quota del mercato, e chi saprà rispondere a domande nuove farà crescere il business.

Patrimoni&Finanza, i contenuti della settimana dal 30 Novembre al 5 Dicembre

Questa settimana grande attenzione ai temi dell’innovazione e del mega-trend a cui tutti i maggiori players mondiali stanno cercando di stare dietro: il progresso tecnologico ispirato al “tutto in uno”. Attenzione anche all’argomento che domina le nostre discussioni quotidiane, il vaccino anti-Covid, con una analisi del perchè sia stata preferita la ricerca sulla prevenzione invece di quella della (che arriverà, ma più tardi). Infine, un focus su alcuni settori dell’Economia nazionale, pesantemente colpiti dalla pandemia, ed un interessante articolo sulla celebre Alfa Romeo GT 2000 di Pierpaolo Pasolini e sul mistero da cui è avvolta.

Questo ed altro ancora su Patrimoni&Finanza, con il consueto approfondimento.

Coronavirus, la scelta del vaccino vince su quella della terapia. Le teorie complottiste alla prova dei costi

Perché si è preferito concentrare gli sforzi sulla ricerca del vaccino, lasciando scoperta lo studio di un trattamento farmacologico specifico? E’ un quesito suggestivo, che merita una analisi puntuale e obiettiva dei costi e delle priorità. Con buona pace dei “teorici del complotto”. LEGGI

Da Steve Jobs alla Realtà Aumentata, il progresso tecnologico viaggia sotto il segno del “tutto in uno”

Quello che accadrà tra dieci anni nel mondo dell’informatica è già stato deciso oggi, e noi accetteremo qualunque cambiamento ci verrà proposto. E’ questa la conclusione a cui si giunge osservando gli stili di consumo di tutte le generazioni , a partire da quella immediatamente successiva ai c.d. babyboomers. Chi investirà nel megatrend del “tutto in uno”, invece, farà fortuna. LEGGI

L’Alfa GT di Pasolini esiste ma non si trova. Misteri e segreti dell’auto d’epoca più “attesa” d’Italia

A più di quarant’anni dalla sua morte, Pierpaolo Pasolini è ancora una figura “scomoda” e misteriosa. Anche la sua Alfa GT 2000, con cui fu ucciso, rimane circondata da profondo mistero.  L’Alfa, però,  sembra essere ancora tra noi, e qualcuno la custodisce gelosamente. Quanto varrebbe oggi, se venisse messa in vendita? LEGGI 

Pasquale Corvino: complicato estrarre valore dai bond, meglio le forme ibride. Commodity per diversificare

L’Asia si pone in posizione favorevole per poter beneficiare delle dinamiche del global trade. Forme di investimento ibride a metà tra azionario puro e obbligazionario possono offrire rendimenti discreti. LEGGI 

Atradius: la crisi allunga i tempi di pagamento nel B2B in Europa. PIL mondiale a -4%, insolvenze a +26%

Attesa una contrazione di oltre il 4% del PIL mondiale nel 2020 e insolvenze aziendali a +26%. Mentre sono quasi raddoppiati i tempi medi di attesa per l’incasso delle fatture, il 45% delle aziende europee pensa alla ripresa, anche se in tempi non brevissimi. I più ottimisti in Italia e Germania. LEGGI

Covid, la stagione 2020 presenta il conto ad alberghi e B&B. In soli tre mesi quasi 10 miliardi in meno

In Italia oltre 200 mila esercizi extra-alberghieri e circa 32 mila alberghi. Una attività economica che ammonta ad oltre 90 miliardi di euro all’anno. Una “industria” da oltre 5 milioni di posti letto e decine di migliaia di addetti, colpita pesantemente dalla pandemia. LEGGI

Consulenti finanziari senza confini geografici. Ennio Giganti, dall’Italia all’Europa, con lo Sport nel cuore

I consulenti finanziari “senza confini” sono professionisti di lungo corso, con una significativa esperienza alle spalle ed oggi molto richiesti da una clientela di alto livello per via della competenza acquisita negli anni. Patrimoni&Finanza ha intervistato alcuni di loro, chiedendo di raccontare la loro storia personale.

Da una storica dinamicità di contatto all’esterno, la professione del consulente finanziario  si è gradualmente “bancarizzata”, e negli ultimi 10 anni consulenti e clienti si siano abituati ad incontrarsi presso le filiali (o i centri finanziari) sulle quali le banche reti hanno investito molto per fidelizzare sia gli uni che gli altri. Tra i professionisti, però, resiste una nutrita schiera che ha deciso di dare continuità al “vecchio rito” dell’incontro presso l’abitazione del cliente. Si tratta dei “consulenti finanziari senza confini geografici”, e cioè di quei professionisti della pianificazione patrimoniale che hanno fatto dell’auto, del treno e/o dell’aereo il proprio mezzo ordinario di collegamento con le persone a cui prestano abitualmente consulenza.

Si tratta per lo più di consulenti “di lungo corso”, con una significativa esperienza alle spalle risalente agli albori della promozione finanziaria (1992-93), e che oggi sono molto richiesti per via della competenza acquisita. Patrimoni&Finanza ne ha intervistato alcuni, chiedendo loro di raccontarsi a beneficio dei colleghi più giovani – i c.d. MiFID advisers – e, perché no, di quelli meno giovani ma desiderosi di conoscere la loro esperienza.

Abbiamo incontrato Ennio Giganti, classe 1964, iscritto all’Albo (oggi Organismo Unico) dei consulenti finanziari dal 1993.

Ennio, che ricordi ha dell’epoca in cui ha cominciato ad occuparsi di Consulenza Finanziaria?

Il lavoro era decisamente diverso. Si vendevano solo pochissimi fondi comuni, polizze vita e certificati di deposito che avevano tassi a 2 cifre e che permettevano il raddoppio del capitale investito dopo appena 5 anni. Le polizze con caricamenti provvigionali al 75% servivano per fare sbarcare il lunario ai nuovi promotori, si parlava poco di diversificazione di portafoglio, la formazione era affidata a colleghi con maggiore anzianità o, più raramente, a professori universitari di Economia che del nostro mestiere non sapevano assolutamente nulla.

Cosa le manca di quel periodo?

La semplicità nel processo di acquisizione e amministrazione della clientela. C’era meno burocrazia, la profilatura del rischio era frutto di scelte esclusivamente condivise con il cliente e la nostra principale attività era quella di fare clientela nuova. Oggi, invece, siamo costretti ad occupare il 70% del nostro tempo in mansioni amministrative, e a dedicare minore attenzione alla parte commerciale, di marketing e di pubbliche relazioni.  

Ha avuto dei modelli da seguire, dei colleghi che l’hanno ispirata, oppure ha imparato gradualmente dai propri errori?

in realtà, siamo sempre stati abituati al fai da te, ricevendo da parte delle società mandanti solo una iniziale formazione commerciale. Tutto il lavoro che sta dietro alla ricerca di clientela, per quanto mi riguarda, è stato sempre progettato e messo in pratica grazie alla mia personale iniziativa e, soprattutto, al passaparola, che nel mio caso, ha permesso di ricevere molte gratificazioni.

Quali sono stati i punti di svolta della sua carriera?

Non c’è mai stato un preciso momento di svolta, perchè ho costruito giorno dopo giorno relazioni professionali che poi consolidate nel tempo, che mi hanno portato a trovare clientela a volte anche senza doverla cercare. Per un consulente finanziario, ciò che conta è non smettere mai di alimentare l’attività di relazione con i clienti e con coloro che ancora non lo sono: alcuni non lo diventeranno mai, ma altri sì. E’ la regola fissa di cui ogni ex promotore dovrebbe ricordarsi ogni tanto, prima di chiudersi in ufficio.

Quando ha cominciato a sviluppare clientela al di fuori della sua città, e come è avvenuto (volontà, il caso, la fortuna, le referenze di un amico…)?

Nella nostra professione, nulla avviene per caso, e probabilmente la mia passione per i viaggi, e le referenze di amici e clienti, hanno pesato molto sulla scelta di sviluppare nuovi clienti al di fuori della mia città (Palermo, ndr). Sicuramente, se stai dietro la tua scrivania, nessuno busserà alla tua porta chiedendoti consigli su come investire, quindi la catena di contatti da alimentare quotidianamente è la cosa indispensabile, da associare ad altre caratteristiche come la puntualità, la professionalità e la disponibilità a spostarsi anche per esigenze dalle quali non derivi un introito economico immediato, perché da un incontro di natura squisitamente amministrativa, come quello che serve a risolvere un problema tecnico correlato ad un investimento già in corso, può sempre scaturire la segnalazione di un primo contatto con un potenziale cliente, amico o parente di quello che sei andato a trovare. Ricevere referenze aiuta moltissimo.

In quali città è presente oggi la sua clientela?

Dal punto di vista geografico, ci sono almeno due continenti nel mio portafoglio, Europa e USA. Dagli americani con doppia nazionalità agli svizzeri italiani. In Italia maggiore concentrazione in Sicilia e Lazio, ed in Europa diverse posizioni tra il Regno Unito e la Germania, ma sempre inerenti a famiglie Italiane con doppia residenza, emigrate decenni fa dal piccolo centro in provincia di Palermo da cui ha origine la mia famiglia.

Il periodo che stiamo attraversando ha messo a dura prova la tenuta delle relazioni con i clienti durante il lockdown. Lei come si è attrezzato, anche per eventuali future restrizioni?

Attraverso la comunicazione a distanza, video telefonate, e utilizzando in larga misura la consulenza a distanza e le firme digitali. Oggi l’80% della mia clientela è completamente digitalizzata, così come il mio archivio: niente più carta, neanche un grammo. Utilizzo moltissimo la tecnologia, e senza di essa non potrei più lavorare, ma la metto sempre in secondo piano rispetto all’attività di relazione.

Come vede la sua professione tra dieci anni, e come si vede lei?

Sarà sempre più smart e ulteriormente votata alla tecnologia. Forse torneremo ad avere più tempo da dedicare alla relazione interpersonale, che rimane insostituibile con una certa fascia di clientela, quella più interessante e oggi più patrimonializzata. La nostra professione richiede un certo livello di apertura mentale al cambiamento, per cui ci dovremo adattare alla clientela più giovane, quella degli attuali trentenni e quarantenni, che hanno caratteristiche totalmente diverse dai loro genitori e, entro pochi anni, li sostituiranno nella gestione del patrimonio familiare. Si tratta di persone con un elevato grado di utilizzo della tecnologia, con competenze maggiori in termini di educazione finanziaria e con un approccio al risparmio sensibilmente differente rispetto alla generazione degli attuali sessantenni. Per cui, la comunicazione sarà più immediata, così come i tempi richiesti per l’elaborazione di soluzioni di investimento. Io mi vedo come adesso, diviso tra la professione di consulente finanziario e la passione sviscerata per il nuoto e lo Sport in generale, che pratico ancora a livello agonistico e che mi aiuta sia in termini di energie personali, sia nelle pubbliche relazioni.

EPiC Hong Kong, quinta edizione. 150 startup dal mondo a contatto con gli investitori

Una sfida entusiasmante tra 150 startup, che coinvolge ogni anno centinaia di menti brillanti e innovative provenienti da tutte le parti del mondo. In palio un premio da 200.000 USD e la possibilità di entrare in contatto con potenziali investitori.

Giunge alla quinta edizione l’Elevator Pitch Competition (EPiC), che si terrà dal 6 al 13 novembre 2020 ad Hong Kong. Le iscrizioni sono aperte fino al 19 ottobre 2020 (qui il link per la pagina di registrazione). L’evento è organizzato dall’Hong Kong Science and Technology Parks, ed è una sfida entusiasmante che coinvolge ogni anno centinaia di menti brillanti e innovative provenienti da tutte le parti del mondo.

A partire dal 2016, EPiC ha acquisito sempre più prestigio, diventando uno degli eventi più attesi della stagione. Quest’anno oltre 150 startup, provenienti da più di 50 paesi, verranno selezionate per presentare virtualmente, nel tempo massimo di sessanta secondi, il proprio progetto, e vincere un premio in denaro fino ad un massimo di 200.000 USD. Inoltre, le startup selezionate avranno l’opportunità di entrare in contatto con potenziali partner commerciali e investitori, partecipare a corsi di formazione specializzati (come Company Structure & Taxation, IP, Pitching, Corporate Engagement, Digital Marketing and Business Culture) e visitare “virtualmente” le imprese emergenti locali.

Sono ammesse a partecipare all’evento le startup tecnologicamente avanzate costituite da meno di cinque anni, che abbiano ricevuto, entro il 31 marzo 2020, finanziamenti inferiori a 10 milioni di dollari; oppure persone fisiche che non hanno ancora costituito una società. Le aree di interesse sono quattro: Health Technology, Fintech, Smart City, Artificial Intelligence & Robotics.

A proposito dell’Hong Kong Science and Technology Parks (HKSTP), si tratta di un ente statutario che si occupa della costruzione di un ecosistema di innovazione e tecnologia per collegare gli stakeholder, coltivare talenti tecnologici, facilitare la collaborazione, e catalizzare le innovazioni per fornire benefici sociali ed economici a Hong Kong e alla regione.

HKSTP ha guidato lo sviluppo di Hong Kong in un hub regionale per l’innovazione e la crescita in diversi settori mirati tra cui Biomedical Technology, Elettronica, Green Technology, Information & Communications Technology, Ingegneria dei materiali e di precisione. È un centro che consente alle aziende tecnologiche di coltivare idee, innovare e crescere, supportate da strutture di ricerca e sviluppo, infrastrutture, laboratori e centri tecnici.

Il centro offre anche servizi a valore aggiunto e programmi di incubazione completi per le start-up tecnologiche per accelerare la loro crescita. Le aziende beneficiano dei servizi specializzati e delle infrastrutture del Science Park per la ricerca applicata e lo sviluppo di prodotti (maggiori informazioni su HKSTP sono disponibili su www.hkstp.org).

Relativamente ai servizi di assistenza e consulenza per l’acquisizione di relazioni con investitori interessati ad investire nelle startup, Invest Hong Kong ha un ruolo fondamentale. Infatti, InvestHK è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (www.investhk.gov.hk).

Tramite l’ufficio di rappresentanza di Milano, InvestHK estende alle imprese italiane i propri servizi gratuiti nei loro processi di internazionalizzazione verso Hong Kong e la Cina, con informazioni e assistenza sulle opportunità di sviluppo commerciale, costituzione e gestione di attività imprenditoriali, fiscalità, incentivi, programmi di ricerca e sviluppo, permessi di lavoro e residenza, presentazione a fornitori di servizi, associazioni, dipartimenti del governo e assistenza personalizzata.

Consulenti finanziari senza confini geografici. Giuseppe Renda, da Palermo all’Italia con entusiasmo

I consulenti finanziari “senza confini” sono professionisti di lungo corso, con una significativa esperienza alle spalle ed oggi molto richiesti da una clientela di alto livello per via della competenza acquisita negli anni. Patrimoni&Finanza ha intervistato uno di loro, chiedendo di raccontarsi un pò.

Quella del consulente finanziario, soprattutto negli anni ’90 e all’inizio dei 2000, è sempre stata una professione molto dinamica, fatta di incontri e relazioni al di fuori dell’ufficio, e si può dire che solo negli ultimi 10 anni consulenti e clienti si siano abituati ad incontrarsi presso le filiali (o centri finanziari), sulle quali le banche-reti hanno investito molto per fidelizzare sia gli uni che gli altri. Tra i professionisti, però, resiste una nutrita schiera che ha deciso di dare continuità al “vecchio rito” dell’incontro presso l’abitazione (o la sede dell’impresa) del cliente, anche se questi dovesse trovarsi a mille chilometri di distanza. E’ il fenomeno – se così si può dire – dei “consulenti finanziari senza confini geografici”, e cioè di quei professionisti della pianificazione patrimoniale che hanno fatto dell’auto, del treno e/o dell’aereo il proprio mezzo ordinario di collegamento con le persone a cui prestano abitualmente consulenza.

Si tratta per lo più di consulenti “di lungo corso”, con una significativa esperienza alle spalle risalente agli albori della promozione finanziaria (1992-93), e che oggi sono molto richiesti da una clientela di alto livello per via della competenza acquisita. Patrimoni&Finanza ha intervistato alcuni di loro, chiedendo di raccontarsi a beneficio dei colleghi più giovani – i c.d. MiFID advisers – e, perché no, di quelli meno giovani ma desiderosi di conoscere la loro esperienza.

Abbiamo incontrato Giuseppe Renda, classe 1972, iscritto all’Albo (oggi Organismo Unico) dei consulenti finanziari dal 1995, che dalla Sicilia (Palermo) è riuscito a sviluppare clientela lungo tutto lo Stivale.

Giuseppe, che ricordi ha dell’epoca in cui ha cominciato occuparsi di consulenza Finanziaria?

I ricordi sono tanti, sicuramente due sono dominanti. Il primo riguarda il grande entusiasmo che caratterizzava il settore, il secondo è che la maggior parte delle persone non capiva quale fosse il nostro lavoro, abituata com’era ad avere contatti solo con la propria banca di fiducia. Ricordo che spesso si dedicava molto tempo a spiegare la nostra figura professionale ed il contenuto del nostro lavoro, prima di poter consigliare qualunque investimento.

2) Cosa le manca di quel periodo?

Le interminabili ore trascorse con i colleghi, talvolta fino a tarda sera, discutendo e dibattendo su questo o quel titolo, oppure sulle modalità più corrette ed efficaci per contattare nuova clientela. Si cercava di raccogliere informazioni, e di farsi un idea su come fare “auto-promozione”. I colleghi erano veramente un importante strumento di confronto, e probabilmente si commettevano più errori di attuazione del c.d. personal marketing, ma la struttura dell’offerta di strumenti finanziari era talmente ridotta rispetto ad oggi, che paradossalmente si imparava di più, e l’aspetto umano era fondamentale.

3) Ha avuto dei modelli da seguire, dei colleghi che l’hanno ispirata, oppure ha imparato dai suoi errori?

Se fosse possibile scomporre in fattori primi quello che sono oggi, sicuramente si troverebbero le tracce di tutte le persone che ho incontrato nella vita, e di tutti gli sbagli che ho commesso quando non riuscivo ad acquisire tutta la clientela che desideravo avere.

4) Quali sono stati i punti di svolta nella sua carriera?

Un giorno un amico, che purtroppo non c’è più, mi disse: “la fortuna o la sfortuna di uomo, la fa sempre un altro uomo”. Pertanto posso affermare che tutti i punti di svolta di cui la mia carriera ha beneficiato coincidono con la fiducia ricevuta da ogni singolo cliente. Sono proprio loro, in poche parole, i miei “punti di svolta”.

5) Quando ha cominciato a sviluppare clientela al di fuori della sua città, e come è avvenuto (volontà, il caso, la fortuna , le referenze di un amico o altro)?

Direi tutti questi elementi messi insieme, ma credo che l’elemento principale siano state le referenze degli amici e dei clienti, ossia il classico “passa parola”.

6) In quali città è presente oggi la sua clientela?

Principalmente Palermo, Milano e Roma, e Firenze in maniera inferiore anche se in forte crescita.

7) Il periodo che stiamo attraversando ha messo a dura prova la tenuta delle relazioni coi clienti durante il Lockdown . Lei come si è attrezzato?

La tecnologia, attraverso i suoi mezzi (chat, videochiamate etc), e la possibilità data dalla normativa con l’operatività a distanza, mi hanno dato un grande aiuto, soprattutto durante il periodo di chiusura totale e di impossibilità a spostarsi.

8) Che posto ha oggi la tecnologia nella sua professione?

Come dicevo, ha un posto molto importante. E credo, anche se ciò potrebbe sembrare contradditorio, che un uso corretto della tecnologia può rafforzare i rapporti umani. Basta pensare alla possibilità, offerta da molte app, di parlare e vedersi a distanza. Quest’ultima modalità adesso è entrata nell’uso comune di molte persone, anche di quelle più recalcitranti verso l’uso della tecnologia, con il risultato che ci si vede e ci si parla più spesso di prima. In video, magari, ma più di prima.

9) Come vede la sua professione tra dieci anni, e come si vede lei?

Dipende dalla capacità che avremo di educare le nuove generazioni ad un uso corretto della tecnologia e del web, ma anche al confronto attraverso le relazioni interpersonali. La Scuola, in questo, ha un ruolo importante, anche perché la famiglia, purtroppo, ha perso parte della sua centralità nella sua funzione educativa. In ogni caso, ognuno di noi ha il dovere di fare la sua parte. Spesso vedo giovani, giovanissimi e anche molti adulti avere come unico parametro di confronto il mondo virtuale, con le sue informazioni e le sue applicazioni, e questo non va bene. Sicuramente mi vedo impegnato nella missione di rivalutare i rapporti umani autentici, trasmettendo la mia passione verso l’aspetto umanistico delle relazioni, non disdegnando un corretto utilizzo dei mezzi di comunicazione virtuale.

Millennials e future abitudini di investimento. Tecnologia e sostenibilità, ma niente consulenti robot

Cosa è cambiato nelle abitudini di investimento dei millennials rispetto ai patrimonials? Tutto, sotto alcuni aspetti; niente, sotto alcuni altri. I quarantenni di oggi sono ormai giunti alla guida dei patrimoni di famiglia, ed è importante capire cosa muoverà le loro scelte nel futuro.

Da quando è stata coniata la loro denominazione generazionale, i primi “millennials” si avvicinano ormai ai 40 anni di età, ed entro il 2020 cominceranno a sostituire i Baby Boomers nelle loro attuali posizioni lavorative, anche ai massimi livelli dirigenziali. Nei prossimi 10 anni, poi, il potere d’acquisto sarà nelle loro mani, dal momento che la loro capacità di guadagno aumenterà con l’avanzare della carriera, e si aggiungerà alla ricchezza ereditata dalla generazione dei genitori.

Si tratterà di un semplice passaggio di consegne, e tutto filerà via come chi li ha preceduti?

La risposta è no. Tra la generazione dei millennials e quella dei c.d. patrimonials (i baby boomers) sussistono enormi differenze generazionali che il settore del wealth management deve necessariamente prendere in considerazione nel definire le proprie politiche di marketing.

Investitori millennials

I millennials – ed ancora di più i nativi della generazione successiva – mettono la tecnologia in ogni opzione della vita quotidiana, e quindi anche nella gestione degli investimenti. Attenzione: tutti loro apprezzano ancora i piccoli piaceri che derivano dall’occuparsi delle faccende di ogni giorno senza l’intermediazione delle soluzioni tecnologiche (fare la spesa, per esempio), ma contestualmente si trovano immersi in un mondo fatto di processi accelerati, tempi ristretti e adeguamenti rapidi; per non parlare dei c.d. mega-trend, e cioè i cambiamenti climatici, la digitalizzazione di qualunque servizio, salari in costante ribasso e richiesta di competenze sempre più elevate dal mondo del lavoro.

Tutto ciò implica una diversa prospettiva di vita, e l’esperienza della pandemia ha amplificato questa visione “problematica” del futuro, anche in materia di investimenti finanziari, per i quali la forte propensione per la tecnologia e il digitale ha già rivoluzionato trend (investimenti responsabili ed eco-sostenibili) e scelte di prodotto.

L’esplosione del Fintech – termine con il quale indichiamo universalmente tutte le innovazioni tecnologiche in tema di servizi finanziari – ne è diretta conseguenza, ma anche obiettivi di risparmio e investimento dei millennials sono mutati profondamente grazie alla tecnologia. Secondo uno studio di Accenture, i millennials sono molto propensi ad investimenti più rischiosi, a differenza dei patrimonials che sono più prudenti e tendono a difendere il capitale. In ogni caso, come i rappresentanti della generazione precedente essi richiedono ancora l’apporto umano nelle scelte di investimento più complesse, relegando quelle più semplici alla propria autonomia. Però, anche di fronte a scelte importanti della vita (es. matrimonio, attività imprenditoriale, eredità, pensione etc), i millennials ricercano consulenti in grado di disegnare soluzioni e servizi che contemplino sia consulenza umana che tecnologia.

Relativamente alle scelte di investimento, i millennials esploderanno, come “generazione guida”, entro 10 anni, allorquando il loro potere di spesa in tutto il mondo raddoppierà quello della generazione X (nati tra il 1960 e il 1980) e raggiungerà la cifra di 40 trilioni di dollari all’anno. L’attenzione ai grandi temi sociali, secondo Morgan Stanley, porterà il mercato a distribuire una quota considerevole di strumenti finanziari “sostenibili”, attenti alle problematiche del cambiamento climatico e della lotta alla povertà.

Questo, secondo gli analisti di Lombard Odier, accade perché i millennials non considerano il denaro come l’unico fattore di successo, e attribuiscono più valore ai brand che agiscono in modo socialmente responsabile. L’attenzione per gli investimenti ESG (environmental, social and governance), pertanto, costituirà nei prossimi anni una parte centrale delle strategie di investimento, e nei prossimi tre-cinque anni saranno proprio questi fattori a guidare i rendimenti.

Da un recente sondaggio sulle abitudini dei risparmiatori italiani, è emerso che il 47% degli investitori vorrebbe poter svolgere tutte le operazioni relative ai propri risparmi in una sola app mobile. Questo è certamente il portato naturale della Rivoluzione Digitale, ma pare si tratti di un estremo massimo: due investitori italiani su tre ritengono ancora il rapporto umano insostituibile.

Fintech ed ecosistema finanziario: assediato dai robo-advisor, quale destino per il lavoro umano in Finanza?

I robot rubano il lavoro delle persone? Il 72% degli europei è convinta che i posti creati dalla tecnologia siano meno di quelli distrutti.  Quella del consulente finanziario abilitato fuori sede è tra le professioni più esposte al rischio di estinzione causato dallo sviluppo dell’universo Fintech.

Articolo di Matteo Bernardi

La rivoluzione digitale, grazie alle sue innovazioni, ha invaso tutti gli aspetti della vita umana, dalle relazioni personali a quelle internazionali, passando per quelle professionali e industriali. Anche la Finanza non è rimasta esclusa da questa ondata di novità, e l’intero ecosistema finanziario tradizionale risulta modificato ormai in modo permanente. E’ questa la portata del c.d. Fintech, neologismo che accorpa i vocaboli FIN (Finance) e TECH (technology), ovvero la tecnologia applicata alla finanza.

Affermatosi da un decennio, solo dal 2015 questo termine ha cominciato a diventare familiare per il grande pubblico italiano ed europeo. Il Fintech può definirsi come il prodotto omogeneo di tutte le piattaforme digitali che consentono all’utente di compiere operazioni di natura finanziaria, senza l’ausilio di risorse umane, operando comodamente da casa tramite il proprio computer; tutto ciò senza perdere in velocità, efficienza, trasparenza e, molto spesso, effettuando operazioni a costi ridotti.

Nonostante in Italia ormai più di 11 milioni di persone abbiano avuto occasione di accedere ad un servizio fintech (es. investimenti finanziari e immobiliari, pagamenti, finanziamenti), molti consumatori sono ancora diffidenti verso l’utilizzo di servizi innovativi, preferendo avvalersi ancora del canale tradizionale. Ma i margini di sviluppo, soprattutto nella clientela dei c.d. tardo-millennials, sembrano elevatissimi.

Contestualmente, la nascita di Robo-advisor, Real Estate Advisor e Robo-trader ha modificato profondamente il sistema finanziario e immobiliare. Con il termine Roboadvisor si indica un algoritmo progettato per costruire servizi di Wealth management distribuiti online, tramite portafogli personalizzati e segnali di acquisto e di vendita sui mercati finanziari, senza il supporto di un consulente fisico. In questo caso è il cliente che va ad eseguire l’ordine manualmente sul mercato.  Invece, nel caso dei Robotrader, anche quest’ultima mansione viene svolta dal programma. Infine, per Real Estate Advisor s’intende lo stesso servizio di consulenza online, ma questa volta rivolto al mercato immobiliare.

Anche le banche italiane, che corrono il rischio di veder ridotti drasticamente i propri margini di guadagno dall’introduzione di queste nuove tecnologie, hanno compreso che questo è un trend da non sottovalutare, e molte di esse hanno dato vita ai propri Roboadvisor da offrire ai clienti.

Anche i mezzi di pagamento si sono evoluti in questi anni; basti pensare alla nascita di Paypal e più recentemente ai pagamenti peer to peer (P2P) via mobile, che permettono di trasferire somme di denaro gratuitamente tra privati, in real time e con disponibilità immediata sul conto di colui che riceve il pagamento.

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Nonostante siano serviti quasi 3000 anni di storia per far sì che si affermasse come intermediario negli scambi, oggi la moneta fisica non sembra più essere quella grande scoperta che nel VII secolo a.C. rivoluzionò il commercio internazionale. A questo risultato si è arrivati con un processo abbastanza rapido. Già negli anni ’50, la nascita delle carte di credito mostrò come fosse possibile acquistare e vendere beni, senza l’utilizzo della moneta cartacea. L’introduzione delle carte di credito è probabilmente la prima innovazione che il Fintech ha portato nel sistema dei pagamenti, ed oggi il settore si è arricchito delle carte di credito online (tra le più note Hype e Yap), del tutto simili a quelle tradizionali in quanto a funzionalità, ma totalmente gestite tramite smartphone.

L’ultimo segmento finanziario che ha subito profonde modifiche dall’avvento del fintech è stato il mercato del credito e del finanziamento alle imprese. Qui, la rivoluzione ha preso il nome di Crowdfunding, ossia di quel processo di raccolta fondi con il quale investitori privati o istituzionali, senza l’ausilio di una banca, finanziano con fondi propri un progetto specifico di una azienda nuova o giovanissima (c.d. startup), oppure film indipendenti, videogiochi, musica, spettacoli teatrali e molto altro, favorendo lo sviluppo di iniziative che altrimenti non troverebbero il modo di farsi strada attraverso il credito tradizionale.

L’Investment-based Crowdfunding e il Lending-based Crowdfunding sono ad oggi, le tipologie preferite dagli investitori. La prima consiste nella raccolta di fondi online tramite emissione di strumenti rappresentativi del capitale sociale, mentre la seconda, rappresenta un vero e proprio prestito peer to peer tra privati attraverso siti di social lending (prestito diffuso). La differenza tra queste due tipologie di finanziamento risiede nella partecipazione al passivo delle società: nel primo caso si tratta di partecipazione al capitale azionario (dunque capitale di rischio, tipicamente azioni), nel secondo caso si tratta invece di capitale di debito (simile alle obbligazioni).

Tutto questo sviluppo tecnologico ha destato più di una preoccupazione tra coloro che hanno concepito la propria vita lavorativa in modo statico, imprimendo alle persone la necessità di assumere una visione dinamica del lavoro, e determinando una serie di insicurezze riguardo al futuro. Infatti, secondo una ricerca di Eurobarometro del 2017, il 72 per cento degli europei crede che i robot rubino il lavoro delle persone, e circa la stessa percentuale è convinta che i posti creati siano inferiori a quelli distrutti. Negli ultimi anni, poi, fonti autorevoli hanno aumentato la soglia di allarme; secondo due ricercatori dell’università di Oxford (2013), quasi la metà dei lavoratori americani sarebbe ad alto rischio automazione e digitalizzazione entro i prossimi 14 anni (erano 20 nel 2013), mentre uno studio della società di consulenza McKinsey (2017) ha concluso che il 49 per cento dei lavori attualmente svolti da persone fisiche nel mondo potrà essere automatizzato in un tempo non superiore ai 30 anni.

Fonte: “Racing with or against the machine? Evidence from Europe”, di T. Gregory, A. Salomons, U. Zierahn

Invece la più recente ricerca sul tema, quella svolta dagli economisti Gregory, Salomons e Zierahn, ha osservato i movimenti del mercato del lavoro in Europa avvenuti tra il 1999 e il 2010, ed ha ricavato il dato di 1,64 milioni di posti di lavoro sostituiti da un macchinario o un algoritmo, compensati però da altri 1,4 milioni di posti di lavoro nati grazie all’aumento della produttività, e da 2 milioni in altri settori, generati anche questi dalla tecnologia. L’effetto netto quindi, per i tre ricercatori, è stato positivo nel suo insieme (+ 1,8 milioni di posti di lavoro in Europa), ma tale crescita ha rivelato un problema di distribuzione, poiché la maggior parte dei nuovi lavori non è stato occupato da coloro che lo avevano perso: costoro sono stati “scartati” dal nuovo scenario digitale ed oggi alimentano timori ed insicurezze all’interno della fascia di occupati che potrebbero essere interessati a breve dal fenomeno della sostituzione tecnologica.  In particolare, nei paesi OCSE sarebbero il 14 per cento i lavori a rischio automazione, e oltre un terzo quelli le cui mansioni dovrebbero cambiare considerevolmente per la stessa ragione.

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A livello italiano, la stima è del tutto simile a quelle OCSE, ed è preoccupante relativamente alle professioni, che si prevede verranno rivoluzionate dalla tecnologia in misura maggiore del 50 per cento. Tra queste, quella del consulente finanziario abilitato fuori sede è tra le più esposte al rischio di estinzione dovuto allo sviluppo dell’universo Fintech, da un lato, e dalla futura affermazione della consulenza indipendente, dall’altro. Quest’ultima, in particolare, sembra essere l’unica capace di poter raccogliere il testimone degli attuali 35.000 consulenti non autonomi nei prossimi 10-15 anni, allorquando l’offerta bancaria, grazie a robo-advisor e robo-trader, avrà assorbito del tutto le mansioni di distribuzione di servizi e strumenti finanziari alla clientela retail e affluent, lasciando ai consulenti indipendenti la clientela di pregio (circa 750.000 famiglie-clienti solo in Italia), l’unica che sarà disposta a pagare laute parcelle annuali ai nuovi professionisti della finanza – magari “gemellati” agli attuali commercialisti – in cambio di una consulenza di altissimo standing.

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