Nonostante i record leggendari provenienti dagli USA, secondo gli analisti il più ampio mercato delle auto classiche rimane ancora frenato.
Può un’auto da collezione valere quanto un intero edificio nel centro di Roma? A quanto pare sì. Nel mese di agosto del 2018, infatti, una Ferrari del 1962 è diventata l’auto più costosa mai venduta all’asta, essendo stata battuta per 48,4 milioni di USD. L’auto, una Ferrari 250 GTO, è stata venduta da Sotheby’s a Pebble Beach – una sorta di Coachella per auto classiche e ricchi collezionisti che include cinque giorni di aste, feste, inaugurazioni, tour, e si svolge intorno a Monterey e Pebble Beach, in California.
La vendita della Ferrari, l’anno scorso, ha contribuito a spingere le vendite totali delle aste di auto da collezione a circa 368 milioni di USD solo in quella manifestazione, ma gli analisti hanno precisato che – nonostante record isolati che anche nel 2019 stanno alimentando la leggenda – il più ampio mercato delle auto classiche rimane ancora un po’ frenato.
Se non altro, l’asta di Pebble Beach del 2018 ha dimostrato ancora una volta che le 250 GTO rimangono il “Santo Graal” per i collezionisti di auto d’epoca, che inseguono le aste in ogni parte del mondo quando uno dei 36 esemplari prodotti dalla Ferrari viene messo all’asta (per il 2019 si narra di una vendita tra privati perfezionata ad un prezzo vicino ai 70 milioni di USD).
Per la cronaca, l’auto del record del 2018 è stata venduta da Greg Whitten, un ex dirigente di Microsoft (dipendente n. 15, 1979) che ha acquistato l’auto nel 2000 a meno di un decimo del prezzo di realizzo. Anche se aveva venduto la sua GTO, Whitten ha detto che ha ancora “una dozzina” di altre Ferrari e che, con il ricavato della vendita, spera di acquistare molte altre auto da corsa classiche. Alla domanda su quale investimento, tra la Ferrari GTO e le azioni Microsoft, fosse stato quello più profittevole, ha risposto che dipendeva dal lasso di tempo considerato: se partiamo dal ’79, le azioni vincono in rendimento, ma dal 2000, anno di acquisto della macchina, la GTO era stata “un investimento molto migliore” delle azioni, ed anche quello più divertente!
Le regine incontrastate delle aste americane rimangono comunque le c.d. muscle car. Fin dagli anni ’60 e ’70, queste auto sportive americane hanno conquistato il paese per la loro potenza e audacia, e sono diventate il sogno di ogni appassionato di auto. L’amore per questi modelli non è svanito in tutti questi anni; l’unica cosa che è cambiata nel tempo è il loro prezzo. Infatti, un buon numero di queste auto classiche è molto apprezzata, e può far realizzare all’asta anche somme principesche. In particolare, esiste un club piuttosto esclusivo, quello dei proprietari delle “10 muscle car più costose”, il cui prezzo d’asta è andato ben oltre il milione di USD. Vediamole una per una.
10° posto: 1965 SHELBY COBRA ROADSTER CSX – USD 1.595 milioni
Questa vettura fu originariamente costruita nel Regno Unito, ma nel settembre del 1961, Carroll Shelby della Ford Motor Company chiese se AC Motors potesse costruire un telaio per accettare un motore V8, poiché Ford voleva un’auto in grado di competere con la Corvette. Progettato nello stabilimento di Windsor, il motore ha subito numerose modifiche prima di essere pronto. Questa Shelby Roadster è stata venduta per 1,595 milioni USD all’asta di Scottsdale (Barrett Jackson) nel 2015.
9° posto: 1971 HEMI ‘CUDA CONVERTIBLE — USD 2.2 milioni
Questa auto, venduta in occasione di un’asta Barret-Jackson, è stata una degli 11 esemplari prodotti nel 1971, ed ha realizzato un prezzo di vendita di USD 2,2 milioni nel 2007. In realtà, avrebbe potuto spuntare un prezzo anche doppio, ma questa vettura aveva un motore che non era quello originale che era stato installato sulla catena di montaggio, e così è diventata l’auto non completamente originale più costosa di sempre.
8° posto: 1970 PLYMOUTH HEMI ‘CUDA CONVERTIBLE – USD 2.25 milioni
Le convertibili non erano così popolari tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, ma questa particolare auto era una delle sole 14 prodotte nel l’anno 1970 e una delle nove equipaggiata con il cambio automatico a tre velocità. Dopo un restauro completo avvenuto nel 2002, questo esemplare è stato battuto nel 2015 per USD 2,25 milioni, un prezzo davvero notevole considerato che si tratta di un modello profondamente restaurato.
7° posto: 1954 PONTIAC BONNEVILLE SPECIAL MOTORAMA CONCEPT CAR – USD 3.08 milioni
All’inizio degli anni ’50, GM voleva disperatamente dipingere il suo marchio Pontiac come sportivo ed eccitante per attirare un pubblico più giovane negli showroom. Il risultato fu il progetto speciale della Pontiac Bonneville, della quale furono costruiti solo due auto, perchè considerate “troppo moderne” per i gusti dell’epoca e quindi troppo all’avanguardia (tanto da essere considerate “il papà e la mamma” delle muscle car che esplosero ben 13 anni più tardi). Una di queste è stata venduta per USD 3,08 milioni all’asta del 35° anniversario di Barrett-Jackson a Scottsdale, nel 2006.
6° posto: 1967 L88 CHEVROLET CORVETTE STINGRAY CONVERTIBILE – USD 3,2 milioni
La Chevy Corvette è una delle muscle car americane più riconoscibili e una delle preferite di molti appassionati. L’iconico design e le potenti prestazioni l’hanno aiutata a mantenere il suo valore abbastanza bene nel corso degli anni, ma poche Corvette hanno mai eguagliato il prezzo di questa L88 del 1967, che è stata una delle 20 prodotte quell’anno.
5° posto: HEMI 1971 “CUDA CONVERTIBILE – USD 3,5 milioni
Sorprendentemente simile in apparenza al ’71 ‘Convertibile Cuda, questa decappottabile del 1971 è particolarmente desiderabile perché è l’unica sopravvissuta con tutte le sue parti originali ed i numeri di corrispondenza. Ha ancora il suo motore originale, ed è l’unico Hemi ‘Cuda esistente con il cambio manuale a 4 marce originale. Ne sono state prodotte solo 11 nel 1971, ed è per questo motivo che viene soprannominata il “Santo Graal delle muscle car”. È stata venduta nel 2014 all’asta di Seattle Mecum per USD 3,5 milioni, diventando la Chrysler più costosa di sempre.
4° posto: 1967 CORVETTE L88S COUPE – USD 3,85 milioni
Questo modello rimane una delle Corvette più desiderate mai costruite. Nel 1967 ne furono prodotte soltanto 20, e questa è l’unica ad avere una combinazione di colori in tonalità di rosso su rosso. E’ stata venduta ad un acquirente molto ricco in occasione dell’asta Barrett-Jackson Scottsdale nel 2014, per 3,85 milioni di USD, ed è già valutata dagli esperti oltre 5 milioni di USD.
3° posto: 1966 SHELBY COBRA 427 “SUPER SNAKE” – USD 5,115 milioni
Questo modello è il più raro che esista, in quanto è uno dei soli due mai costruiti e l’unico sopravvissuto. Carroll Shelby lo costruì per se stesso, ed è stato sottoposto a meticolose ispezioni, tra cui il confronto con altri Cobra da competizione. L’auto ha ancora il suo blocco motore originale codificato in data 1965, e la sua intestazione originale impressa nei tubi laterali cromati. Non sorprende che questa muscle sia stata venduta per USD 5,115 milioni all’asta di Barrett-Jackson a Scottsdale, in Arizona.
2° posto: 1964 FORD GT40 PROTOTYPE – USD 7 milioni
Questa GT40 è stata l’auto del debutto di Henry Ford a Le Mans ed è stata guidata da piloti del calibro di Bruce McLaren e Phil Hill. Ford ha esposto questa rara gemma automobilistica al Detroit Auto Show per un certo numero di anni fino al suo ultimo restauro del 2010, ed è stata venduta all’asta di Houston Mecum nel 2014 per USD 7 milioni. Trattandosi dell’unico esemplare mai costruito, il suo valore è destinato ad aumentare nei prossimi anni, candidandola ad essere l’auto che potrebbe eguagliare la “n. 1”, ossia la Shelby Cobra che segue in questa speciale classifica di auto milionarie.
1° posto: 1962 SHELBY COBRA CSX2000 – USD 13,75 milioni
La Shelby Cobra ha una lunga e illustre reputazione negli archivi della storia delle muscle car americane. Possedere una Shelby Cobra vintage è un sogno per molti fanatici, ed ogni originale varrà un sacco di soldi; ma la prima Cobra avrà sempre un prezzo molto più alto di ogni altro. Il modello con il numero di telaio CSX2000 è stato venduto per la monumentale cifra di USD 13,75 milioni in un’asta di Monterrey, in California. La storia di questa Cobra è davvero affascinante: fu dipinta in diversi colori durante il suo primo anno di esistenza poiché fu spedita da un evento all’altro per far sembrare che la produzione fosse ufficialmente iniziata. In realtà non lo era, ma il trucco ha funzionato. La brillante tonalità di blu di oggi è l’ultimo colore con cui fu verniciata, peraltro in modo grossolano e frettoloso. Non fu mai restaurata (ancora oggi si notano macchie di colore di intensità diversa rispetto al resto della carrozzeria), e forse per questo finì per essere l’auto americana più costosa mai venduta.

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Per valutare i vantaggi dell’investimento in orologi di lusso, bisogna partire da un dogma assoluto: tutto sta nel nome (e su alcuni nomi, in particolare). Certo, gli orologi di lusso appartengono ad un’area di mercato piuttosto rarefatta, diciamo pure una classe a parte; ma anche all’interno di questa classe esiste una nicchia ancora più esclusiva, quella dei grandi nomi. Infatti, non è sufficiente che il tuo orologio venga etichettato come “di lusso” per avere un valore crescente nel corso degli anni, bensì deve inevitabilmente appartenere ad un marchio prestigioso, con una storia dietro ed una riconoscibilità mondiale che “fa status” per chi lo porta al polso (o sopra il polsino della camicia, come faceva qualcuno…).
Relativamente ad orologi di lusso “più abbordabili” di quello appartenuto al grande Newman, il Rolex Submariner referenza 5512 è probabilmente uno dei Sub vintage più ambiti; il modello con quadrante Gilt 4-Line e documenti + scatola completamente originali potrebbe valere oltre 40.000 USD, mentre altri modelli popolari di Rolex, come il GMT-Master o GMT-Master II, sono saliti notevolmente di prezzo pur essendo più accessibili: quattro anni fa un GMT Master referenza 1675 si acquistava per meno di 7.000 USD, oggi sei fortunato se lo trovi sotto i 13.000 (con documenti e scatola.
Il Patek Philippe Nautilus (In acciaio) è diventato oggi il modello più ricercato del marchio, in particolare il riferimento 5711, in acciaio inossidabile: il mercato secondario lo ha valutato oltre 50.000 USD, che supera di oltre 20.000 il suo prezzo al dettaglio che è di 29,800 USD, ed è quasi impossibile prenderne uno presso un rivenditore autorizzato.
conseguenza, le aziende hanno investito enormi quantità di capitale per costruire fabbriche fisiche, pagare migliaia di lavoratori e costruire queste “cose”. Anche la maggior parte delle grandi società sono state costruite in questo modo: IBM, General Electric, Walmart e Ford sono solo alcuni esempi. Ma la realtà aziendale di oggi è molto diversa. Viviamo in un mondo di byte, e per la prima volta la tecnologia e il commercio si sono scontrati in un modo che rende i dati molto più preziosi degli oggetti fisici e tangibili. Ne è testimonianza il successo di aziende come Apple, Amazon e Microsoft, le quali hanno soppiantato in valore le tradizionali blue chips che costruiscono cose fisiche. Infatti, l’invasione tecnologica sta sfruttando la connettività, gli effetti di rete e l’intelligenza artificiale per creare piattaforme globali con cui è quasi impossibile competere. L’invasione tecnologica, per esempio, ha già preso il controllo della vendita al dettaglio (Amazon) e della pubblicità (Google e Facebook), e presto primeggeranno anche in altri settori come la Sanità, la Finanza e l’istruzione.
Geografia umana mutevole – I dati demografici globali cambiano sempre, ma l’ondata di marea della popolazione nei prossimi decenni ridisegnerà completamente l’economia globale. Nei paesi occidentali e in Cina, le popolazioni si stabilizzeranno a causa dei tassi di fertilità e della composizione demografica. Nel frattempo, nel continente africano e in tutto il resto dell’Asia, le popolazioni in forte espansione, combinate con una rapida urbanizzazione, si tradurranno nella crescita di megalopoli che potranno contenere fino a 50 milioni di persone. Entro la fine del 21° secolo, l’Africa da sola potrebbe contenere almeno 13 megalopoli più grandi di New York:
Secondo un recente rapporto di HSBC (“Human Advantage: The Power of People”) l’intelligenza umana continuerà a superare quella delle macchine ancora per molto tempo, ma l’aumento della tecnologia migliorerà l’esperienza dei clienti, soprattutto di quelli appartenenti alla fascia dei c.d. millennials. In sintesi, l’intelligenza artificiale non sostituirà l’intelligenza umana, ed il segreto del successo delle banche risiederà nella loro capacità di mescolare la migliore tecnologia con il sapere delle persone”.
soddisfare i loro diritti sui beni oggetto del fondo patrimoniale stesso. Infatti, relativamente alla sua opponibilità ai creditori, il fondo patrimoniale è suscettibile di revocatoria fallimentare, così come di revocatoria ordinaria, qualora la sua costituzione sia avvenuta in una fase immediatamente successiva all’assunzione del debito con la consapevolezza di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore (smettendo quasi subito di pagare, per esempio, le rate di un mutuo). Pertanto, solo in presenza di interessi concretamente meritevoli di tutela (es. figli con disabilità, genitori conviventi molto anziani, familiari conviventi con gravi problemi di salute), la costituzione del fondo patrimoniale rende i beni conferiti scarsamente aggredibili, riducendo efficacemente la garanzia generale spettante ai creditori sul patrimonio dei debitori.
di tutela, con beneficiari determinati (generalmente, i figli, ma non solo). Anche l’atto di destinazione, quindi, costituisce un patrimonio autonomo ma, a differenza del fondo patrimoniale, ha il vantaggio di poter essere costituito da chiunque (compresi single e coppie di fatto), e la sua finalità si estende a un più generico interesse meritevole di tutela. Ad esempio, questo strumento può essere utilizzato per la tutela dei figli minori a seguito di separazione e divorzio da parte dei genitori, oppure per la tutela di figli naturali da parte delle coppie di fatto; oppure ancora per la tutela dei nipoti da parte dei nonni.
Delle prime fanno parte le cause fittizie di usucapione incardinate al solo scopo di opporsi ai pignoramenti (un terzo compiacente dichiara di aver avuto possesso della casa per oltre venti anni, e avvia la causa di opposizione all’esecuzione contro il creditore che sta effettuando il pignoramento sull’immobile oggetto di esecuzione). Per fare un esempio pratico, ipotizziamo che una persona abbia contratto un debito con la banca che ha iscritto ipoteca sulla casa. Se egli, una volta caduto in disgrazia finanziaria, vendesse o donasse l’immobile per sottrarlo ai creditori, l’atto sarebbe soggetto a revocatoria per 5 anni, e l’istituto di credito potrebbe sempre sottoporre il bene ad esecuzione forzata. Per evitare tutto ciò, il debitore si accorda con un cugino per trasferirgli l’immobile mediante usucapione, e la sentenza, avendo effetto retroattivo (20 anni), sancirà che quel familiare era già proprietario prima della nascita del debito e dell’ipoteca stessa, rendendo impossibile il pignoramento.
del numero compravendite, pari al 3.9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A fare da traino nel periodo compreso tra Aprile e Giugno sono state le regioni del Centro Italia e le Isole, che registrano rispettivamente un +4.4% ed un +4.3%. In leggera flessione l’incremento nelle regioni del Nord Italia (+3.8%), con il Sud fanalino di coda (+3%).
Questa la trama del film, tratto da una storia vera, nel quale i protagonisti – un piccolo gruppo di analisti finanziari dell’epoca – comprendono in anticipo cosa stia succedendo e, appunto, scommettono tutto quello che hanno sul crollo delle obbligazioni e dei mercati, vincendo una vera fortuna.
Inoltre, avete notato come oggi alcune banche si propongano come agenzie immobiliari? Non si tratta certo dell’apertura di un nuovo business, ma di una spia della crisi del mercato. Il motivo ricade squisitamente sui problemi di bilancio: se una banca manda un immobile all’asta per crediti insoluti, dovrà iscriverlo a bilancio con un valore inferiore, e quindi inserire a riserva quei capitali che verrebbero così distratti dal business principale, ossia fare credito. Se lo vende al mercato, praticando anche uno sconto medio del 20%, la banca evita il penalizzante prezzo d’asta a riserva obbligatoria ed il suo bilancio “respira”, ma sul mercato arrivano immobili a sconto che abbassano o tengono ferme al ribasso le quotazioni medie delle case, soprattutto quelle di quadratura più grande, costruite per i baby boomers.
Non è una questione di “cinismo professionale”, ma una sorta di selezione naturale indotta dal modello retributivo di reti e consulenti, calcolato sulle masse, e dalle politiche di marketing delle banche-reti, rivolte oggi quasi esclusivamente alla clientela “di pregio” che consente – ancora per quanto? – di realizzare ricavi adeguati. Infatti, le modalità tradizionali di addebito delle commissioni al cliente – noto nel settore come modello ad valorem – rende i clienti più giovani e asset-light poco attrattivi.
Così, i millennials hanno trovato nelle piattaforme di investimento fai-da-te, letteralmente esplose negli ultimi tre anni, un contenitore di servizio dove poter gestire le proprie esigenze legate al denaro, sviluppando, insieme alla dimestichezza nell’uso della tecnologia, l’idea che si possa investire con successo anche senza il supporto di un consulente. I gestori patrimoniali digitali online (come Moneyfarm) oggi invitano gli aspiranti investitori a presentare il loro orizzonte temporale di investimento e le loro opinioni sul rischio, suggerendo loro il miglior fondo di investimento. Questo approccio rappresenta esattamente ciò che vuole un millennial, il quale cerca soluzioni semplici a quesiti altrettanto semplici: come accumulare, quale mutuo scegliere, quali commissioni pagare…il tutto in tempo reale, con poca spesa e senza interagire eccessivamente con qualcuno.







