Non è sufficiente che il tuo orologio di lusso abbia l’etichetta (e il prezzo) di un “luxury model” per avere un valore crescente nel corso degli anni, serve anche l’appartenenza ad un marchio di grande prestigio.
Come testimoniano gli appassionati di tutto il mondo, gli orologi di lusso sono molto richiesti quando si tratta di farne un investimento. Infatti, con i rendimenti a zero ed un mercato azionario sempre difficile, gli investitori più evoluti sono sempre più alla ricerca di nuove strade in cui investire in modo alternativo il proprio denaro. Gli orologi di lusso, contrariamente alle apparenze, sono caratterizzati da scambi molto vivaci (soprattutto in asta) nonostante non siano sottoposti alle norme stringenti di un mercato regolamentato.
Che cos’è un orologio di investimento e cosa lo differenzia da un orologio normale?
La dinamica del valore, naturalmente: un orologio normale di solito si deprezza nel tempo a causa della mancanza di domanda e di affinità con il marchio, mentre un orologio da investimento è simile a una proprietà di lusso, e conserva il suo valore o addirittura lo aumenta.
E’ questa caratteristica che costituisce il grande richiamo per i collezionisti di orologi e per coloro che vogliono investire in qualcosa di diverso dalle azioni, dalle obbligazioni o dagli immobili.
Per valutare i vantaggi dell’investimento in orologi di lusso, bisogna partire da un dogma assoluto: tutto sta nel nome (e su alcuni nomi, in particolare). Certo, gli orologi di lusso appartengono ad un’area di mercato piuttosto rarefatta, diciamo pure una classe a parte; ma anche all’interno di questa classe esiste una nicchia ancora più esclusiva, quella dei grandi nomi. Infatti, non è sufficiente che il tuo orologio venga etichettato come “di lusso” per avere un valore crescente nel corso degli anni, bensì deve inevitabilmente appartenere ad un marchio prestigioso, con una storia dietro ed una riconoscibilità mondiale che “fa status” per chi lo porta al polso (o sopra il polsino della camicia, come faceva qualcuno…).
Questo prestigio è qualcosa di cui possono vantarsi solo alcuni marchi; il loro valore, cioè, dipende interamente dal nome e dai riferimenti / modelli unici. Infatti, quello degli orologi di lusso è un settore che può essere associato, ancora più dei gioielli, a quello delle opere d’arte, e come queste non tutti i “pezzi” si apprezzano nel tempo. Si tratta di un mercato esigente, dove valore e apprezzamento sono dettati dai tempi, dalle tendenze e dall’incontro tra domanda e offerta. A volte, lo stesso modello, ma con numeri di riferimento diversi, può avere un prezzo notevolmente superiore rispetto a quello con un riferimento meno prestigioso.
Infatti, all’interno di marchi di alto valore come Rolex e Patek Philippe, il valore di alcuni modelli è crollato nel tempo, mentre quello di altri è cresciuto a dismisura, rappresentando il sogno di molti appassionati.
Pertanto, il mercato di questi beni è di fatto limitato ad un determinato numero di marchi, attorno ai quali gli acquirenti gravitano per via della loro liquidità ed il prezzo di rivendita nel tempo. Questa dinamica, però, mette inevitabilmente da parte i marchi meno noti, anche se i loro orologi sono bellissimi e di grande classe.
L’interesse verso i modelli più scambiati è tale che, se stai acquistando un Rolex GMT-Master vintage in acciaio con la scatola e documenti originali, allora è probabile che dovrai sborsare molto di più di quello che era il prezzo al dettaglio a cui è stato venduto nel corso della stessa giornata.
Alcuni orologi, specialmente nella nicchia vintage, potrebbero valere milioni se sono anche appartenuti a personaggi famosi di valore; il Rolex Daytona di Paul Newman, per esempio, è stato venduto nel 2017 per 17,8 milioni di USD, diventando il secondo orologio più costoso mai venduto in un’asta.
Relativamente ad orologi di lusso “più abbordabili” di quello appartenuto al grande Newman, il Rolex Submariner referenza 5512 è probabilmente uno dei Sub vintage più ambiti; il modello con quadrante Gilt 4-Line e documenti + scatola completamente originali potrebbe valere oltre 40.000 USD, mentre altri modelli popolari di Rolex, come il GMT-Master o GMT-Master II, sono saliti notevolmente di prezzo pur essendo più accessibili: quattro anni fa un GMT Master referenza 1675 si acquistava per meno di 7.000 USD, oggi sei fortunato se lo trovi sotto i 13.000 (con documenti e scatola.
Il Rolex Daytona (versione moderna o vintage in acciaio) ha avuto un percorso verso il successo a dir poco affascinante. Il periodo di massimo splendore è arrivato solo anni dopo la sua produzione, e per un certo periodo è rimasto a raccogliere polvere mentre altri modelli volavano dagli scaffali. Il suo improvviso exploit può essere attribuito alla scoperta tardiva della sua versatilità, e la sua produzione inizialmente limitata (si vendeva meno degli altri Rolex) oggi fa sì che l’offerta sia sempre inferiore alla domanda.
Il Patek Philippe Nautilus (In acciaio) è diventato oggi il modello più ricercato del marchio, in particolare il riferimento 5711, in acciaio inossidabile: il mercato secondario lo ha valutato oltre 50.000 USD, che supera di oltre 20.000 il suo prezzo al dettaglio che è di 29,800 USD, ed è quasi impossibile prenderne uno presso un rivenditore autorizzato.
Come ogni strumento di investimento, anche gli investimenti in orologi di lusso possono andare piuttosto male se non vengono condotte ricerche più che adeguate sul modello che interessa acquistare. Uscire fuori dal seminato, e comprare marchi diversi da quelli più prestigiosi può essere un salto nel buio, e probabilmente oggi è più sicuro scegliere i marchi più scambiati e, tra questi, i riferimenti / modelli con un buon track record.
A ciò si aggiunga che l’investimento in un orologio prestigioso ha un vantaggio riscontrabile solo nel mondo dei gioielli di alta gamma: è bello da vedere e da indossare anche (e soprattutto) per gli uomini.
Possibilmente sotto il polsino della camicia.

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conseguenza, le aziende hanno investito enormi quantità di capitale per costruire fabbriche fisiche, pagare migliaia di lavoratori e costruire queste “cose”. Anche la maggior parte delle grandi società sono state costruite in questo modo: IBM, General Electric, Walmart e Ford sono solo alcuni esempi. Ma la realtà aziendale di oggi è molto diversa. Viviamo in un mondo di byte, e per la prima volta la tecnologia e il commercio si sono scontrati in un modo che rende i dati molto più preziosi degli oggetti fisici e tangibili. Ne è testimonianza il successo di aziende come Apple, Amazon e Microsoft, le quali hanno soppiantato in valore le tradizionali blue chips che costruiscono cose fisiche. Infatti, l’invasione tecnologica sta sfruttando la connettività, gli effetti di rete e l’intelligenza artificiale per creare piattaforme globali con cui è quasi impossibile competere. L’invasione tecnologica, per esempio, ha già preso il controllo della vendita al dettaglio (Amazon) e della pubblicità (Google e Facebook), e presto primeggeranno anche in altri settori come la Sanità, la Finanza e l’istruzione.
Geografia umana mutevole – I dati demografici globali cambiano sempre, ma l’ondata di marea della popolazione nei prossimi decenni ridisegnerà completamente l’economia globale. Nei paesi occidentali e in Cina, le popolazioni si stabilizzeranno a causa dei tassi di fertilità e della composizione demografica. Nel frattempo, nel continente africano e in tutto il resto dell’Asia, le popolazioni in forte espansione, combinate con una rapida urbanizzazione, si tradurranno nella crescita di megalopoli che potranno contenere fino a 50 milioni di persone. Entro la fine del 21° secolo, l’Africa da sola potrebbe contenere almeno 13 megalopoli più grandi di New York:
Secondo un recente rapporto di HSBC (“Human Advantage: The Power of People”) l’intelligenza umana continuerà a superare quella delle macchine ancora per molto tempo, ma l’aumento della tecnologia migliorerà l’esperienza dei clienti, soprattutto di quelli appartenenti alla fascia dei c.d. millennials. In sintesi, l’intelligenza artificiale non sostituirà l’intelligenza umana, ed il segreto del successo delle banche risiederà nella loro capacità di mescolare la migliore tecnologia con il sapere delle persone”.
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soddisfare i loro diritti sui beni oggetto del fondo patrimoniale stesso. Infatti, relativamente alla sua opponibilità ai creditori, il fondo patrimoniale è suscettibile di revocatoria fallimentare, così come di revocatoria ordinaria, qualora la sua costituzione sia avvenuta in una fase immediatamente successiva all’assunzione del debito con la consapevolezza di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore (smettendo quasi subito di pagare, per esempio, le rate di un mutuo). Pertanto, solo in presenza di interessi concretamente meritevoli di tutela (es. figli con disabilità, genitori conviventi molto anziani, familiari conviventi con gravi problemi di salute), la costituzione del fondo patrimoniale rende i beni conferiti scarsamente aggredibili, riducendo efficacemente la garanzia generale spettante ai creditori sul patrimonio dei debitori.
di tutela, con beneficiari determinati (generalmente, i figli, ma non solo). Anche l’atto di destinazione, quindi, costituisce un patrimonio autonomo ma, a differenza del fondo patrimoniale, ha il vantaggio di poter essere costituito da chiunque (compresi single e coppie di fatto), e la sua finalità si estende a un più generico interesse meritevole di tutela. Ad esempio, questo strumento può essere utilizzato per la tutela dei figli minori a seguito di separazione e divorzio da parte dei genitori, oppure per la tutela di figli naturali da parte delle coppie di fatto; oppure ancora per la tutela dei nipoti da parte dei nonni.
Delle prime fanno parte le cause fittizie di usucapione incardinate al solo scopo di opporsi ai pignoramenti (un terzo compiacente dichiara di aver avuto possesso della casa per oltre venti anni, e avvia la causa di opposizione all’esecuzione contro il creditore che sta effettuando il pignoramento sull’immobile oggetto di esecuzione). Per fare un esempio pratico, ipotizziamo che una persona abbia contratto un debito con la banca che ha iscritto ipoteca sulla casa. Se egli, una volta caduto in disgrazia finanziaria, vendesse o donasse l’immobile per sottrarlo ai creditori, l’atto sarebbe soggetto a revocatoria per 5 anni, e l’istituto di credito potrebbe sempre sottoporre il bene ad esecuzione forzata. Per evitare tutto ciò, il debitore si accorda con un cugino per trasferirgli l’immobile mediante usucapione, e la sentenza, avendo effetto retroattivo (20 anni), sancirà che quel familiare era già proprietario prima della nascita del debito e dell’ipoteca stessa, rendendo impossibile il pignoramento.
del numero compravendite, pari al 3.9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A fare da traino nel periodo compreso tra Aprile e Giugno sono state le regioni del Centro Italia e le Isole, che registrano rispettivamente un +4.4% ed un +4.3%. In leggera flessione l’incremento nelle regioni del Nord Italia (+3.8%), con il Sud fanalino di coda (+3%).
Questa la trama del film, tratto da una storia vera, nel quale i protagonisti – un piccolo gruppo di analisti finanziari dell’epoca – comprendono in anticipo cosa stia succedendo e, appunto, scommettono tutto quello che hanno sul crollo delle obbligazioni e dei mercati, vincendo una vera fortuna.
Inoltre, avete notato come oggi alcune banche si propongano come agenzie immobiliari? Non si tratta certo dell’apertura di un nuovo business, ma di una spia della crisi del mercato. Il motivo ricade squisitamente sui problemi di bilancio: se una banca manda un immobile all’asta per crediti insoluti, dovrà iscriverlo a bilancio con un valore inferiore, e quindi inserire a riserva quei capitali che verrebbero così distratti dal business principale, ossia fare credito. Se lo vende al mercato, praticando anche uno sconto medio del 20%, la banca evita il penalizzante prezzo d’asta a riserva obbligatoria ed il suo bilancio “respira”, ma sul mercato arrivano immobili a sconto che abbassano o tengono ferme al ribasso le quotazioni medie delle case, soprattutto quelle di quadratura più grande, costruite per i baby boomers.
Non è una questione di “cinismo professionale”, ma una sorta di selezione naturale indotta dal modello retributivo di reti e consulenti, calcolato sulle masse, e dalle politiche di marketing delle banche-reti, rivolte oggi quasi esclusivamente alla clientela “di pregio” che consente – ancora per quanto? – di realizzare ricavi adeguati. Infatti, le modalità tradizionali di addebito delle commissioni al cliente – noto nel settore come modello ad valorem – rende i clienti più giovani e asset-light poco attrattivi.
Così, i millennials hanno trovato nelle piattaforme di investimento fai-da-te, letteralmente esplose negli ultimi tre anni, un contenitore di servizio dove poter gestire le proprie esigenze legate al denaro, sviluppando, insieme alla dimestichezza nell’uso della tecnologia, l’idea che si possa investire con successo anche senza il supporto di un consulente. I gestori patrimoniali digitali online (come Moneyfarm) oggi invitano gli aspiranti investitori a presentare il loro orizzonte temporale di investimento e le loro opinioni sul rischio, suggerendo loro il miglior fondo di investimento. Questo approccio rappresenta esattamente ciò che vuole un millennial, il quale cerca soluzioni semplici a quesiti altrettanto semplici: come accumulare, quale mutuo scegliere, quali commissioni pagare…il tutto in tempo reale, con poca spesa e senza interagire eccessivamente con qualcuno.
La risposta è arrivata da oltre 300 lettori, di cui oltre i due terzi di essi stavano già pagando servizi di consulenza finanziaria. In cima alla lista dei loro desideri c’è la trasparenza sulle commissioni. In particolare, il 7% dei lettori inglesi confessa di non sapere quanto stia pagando per i consigli del consulente, mentre una percentuale maggiore (18%) contesta il livello delle commissioni che vengono loro addebitate e il modo in cui queste vengono applicate. La pratica diffusa di addebitare commissioni ad valorem – in cui i consulenti prendono una percentuale sul valore delle attività gestite ogni anno – è stata particolarmente dibattuta. Alcuni lettori, infatti, si sono concentrati sugli aspetti della comunicazione sul tema (“le commissioni dovrebbero essere espresse in sterline, non in percentuale”), mentre altri hanno posto l’attenzione sulla partecipazione del consulente al risultato finale, mostrando preferenza sulle commissioni di performance e non su quelle basate sul valore del portafoglio totale. Altri, ancora, si sono lamentati dalle scarse capacità di relazione e attenzione dei consulenti verso i clienti, i quali lamentano la pratica delle due riunioni di revisione l’anno, considerate poco coinvolgenti.














