Maggio 15, 2026
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Ciclo di crescita USA in anticipo rispetto all’Europa: la Bce non inasprirà i tassi

Il dibattito sui tassi si è spostato sulle modalità del loro inasprimento, dividendo gli analisti tra i sostenitori di un aumento rapido e sostenuto, e quelli che ritengono certa una crescita lenta e graduale.

Le azioni in Europa hanno chiuso al ribasso la scorsa settimana, poiché sono cresciute le aspettative che la Banca centrale europea (BCE) aumenti i tassi di interesse nel corso di quest’anno. In termini di valuta locale, l’indice paneuropeo STOXX Europe 600 è sceso dell’1,40%. Tra i principali indici, l’indice tedesco Xetra DAX è scivolato dell’1,76%, l’indice FTSE MIB italiano ha perso l’1,75% e l’indice francese CAC 40 si è indebolito dell’1,04%. L’indice FTSE 100 del Regno Unito è scivolato dello 0,65%.

Anche la Banca d’Inghilterra (BoE) potrebbe inasprire la sua politica monetaria. Il governatore della BoE Andrew Bailey ha detto a un comitato di legislatori che era preoccupato che l’inflazione elevata nel Regno Unito potesse durare più a lungo di quanto previsto, a causa dell’aumento dei costi energetici e dei segnali di aumento della domanda salariale. In precedenza, i dati hanno mostrato che l’inflazione ha raggiunto il 5,4% a dicembre, il livello più alto dal 1992. Tuttavia, il dibattito europeo sui tassi si è spostato sulle modalità del suo inasprimento, e adesso divide gli analisti tra i sostenitori di un inasprimento in stile USA (rapido e sostenuto) e quelli che ritengono certo un aumento lento e graduale (in stile Bce).

Francia, Irlanda e Regno Unito, peraltro, hanno cominciato ad allentare la maggior parte delle restrizioni sul coronavirus, nonostante il numero crescente di casi di COVID-19. Infatti, in Francia la maggior parte dei controlli non si applicherà più dall’inizio di febbraio, anche se i cittadini dovranno mostrare le tessere per i vaccini e indossare maschere al chiuso.

Nel frattempo, sono scesi i rendimenti obbligazionari core dell’eurozona poiché la presidente della Bce Christine Lagarde ha respinto le aspettative di un aumento dei tassi di interesse nel corso del 2022, e le tensioni geopolitiche sull’Ucraina si sono intensificate. I rendimenti dei titoli obbligazionari periferici dell’eurozona hanno ampiamente seguito i mercati principali, ma hanno chiuso pressoché invariati. I rendimenti dei gilt britannici hanno chiuso leggermente al rialzo, poiché l’inflazione è ai massimi da 30 anni e ha portato i mercati a scontare la maggiore probabilità di un aumento del tasso della BoE già a febbraio.

Dal punto di vista della politica monetaria, la Lagarde appare ferma sulla sua posizione di non aumentare subito i tassi, ma si intravede una profonda spaccatura in seno alla Bce dopo che la presidente ha respinto le richieste alla banca centrale di aumentare i tassi di interesse più rapidamente del previsto per frenare l’inflazione record, affermando alla radio France Inter che il ciclo di ripresa economica negli Stati Uniti è in anticipo rispetto a quello dell’Europa, per cui non vede le motivazioni per un inasprimento più veloce. Rimane il fatto, però, che l’aumento dei costi energetici e alimentari ha portato l’inflazione dell’eurozona a un record del 5% a dicembre, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della BCE, e questo rende la posizione della Lagarde più difficile da accettare, anche se la stessa ha ribadito che l’inflazione si stabilizzerà e “gradualmente scenderà” al di sotto dell’obiettivo entro la fine dell’anno.

Pertanto, sono emerse profonde divisioni nel Consiglio direttivo della BCE per la fissazione dei tassi, secondo i verbali. La maggioranza ha convenuto che “era ancora necessario un sostanziale sostegno monetario” affinché l’inflazione si possa stabilizzare al livello obiettivo della banca centrale nei prossimi tre anni. Tuttavia, alcuni membri hanno avvertito che l’inflazione potrebbe rimanere alta più a lungo, e hanno affermato di non poter sostenere il “pacchetto globale” di adeguamenti ai programmi di acquisto di attività della banca.

Mercati globali: timori sui tassi di interesse, occhi puntati sulla Fed

I timori che la Federal Reserve dovrà agire in modo aggressivo per frenare l’inflazione incombono sempre di più sul sentiment. I futures scontano la previsione di un aumento di 100 punti base nel 2022, e di 50 punti base a Marzo.

I timori sui tassi di interesse in aumento e le preoccupazioni sulla crescita hanno spinto l’indice S&P 500 al suo più grande calo in più di 14 mesi durante la settimana “corta” americana (i mercati sono stati chiusi lunedì in osservanza della festività di Martin Luther King Jr.). L’indice Nasdaq Composite, infatti, è crollato di circa il 7,5%, il più grande calo settimanale dall’inizio della pandemia. La debolezza delle azioni dei semiconduttori ha pesato sui titoli tecnologici, mentre la debolezza delle case automobilistiche e dei rivenditori di articoli per la casa ha trascinato al ribasso il settore dei beni voluttuari. Il declino dei giganti finanziari JPMorgan Chase e Goldman Sachs hanno messo a dura prova le azioni dei servizi finanziari, e il calo di oltre il 20% delle azioni Netflix – dopo il rapporto sugli utili del quarto trimestre – ha contribuito pesantemente alle perdite degli indici.

Cosa è successo nel dettaglio? Molti analisti hanno notato che gran parte della volatilità della settimana sembrava essere dovuta a fattori tecnici. I forti flussi in entrata e in uscita dagli ETF (Exchange-Traded Fund) incentrati su indici hanno indicato che molti investitori negoziavano le azioni come una classe di attività complessiva, invece di basarsi sui rapporti sugli utili della settimana o su altri fondamentali. E così, il Nasdaq ha superato la sua media mobile a 200 giorni per la prima volta da aprile 2020, e i ribassi hanno lasciato il Nasdaq in territorio di correzione, in calo di oltre il 10% dai massimi di metà novembre. Nel frattempo, i timori che la Federal Reserve dovrà agire in modo aggressivo per frenare l’inflazione incombono sempre di più sul sentiment. I trader riportano crescenti speculazioni secondo cui la Fed annuncerà un aumento di 50 punti base (0,50%) nella sua riunione di marzo, invece degli aumenti incrementali di 25 punti base che hanno caratterizzato l’azione della Fed in anni recenti. Inoltre, secondo numerosi analisti i mercati dei futures stanno attualmente scontando quasi due terzi di possibilità che i tassi ufficiali a breve termine aumentino di almeno 100 punti base nel 2022.

Le previsioni di crescita in USA, in particolare sul mercato immobiliare, sono contrastanti. L’indice delle nuove abitazioni e i permessi edilizi a dicembre hanno sorpreso al rialzo, mentre le vendite di case esistenti sono crollate nel corso del mese. Relativamente all’occupazione, c’è stato un aumento inaspettato delle richieste di sussidi di disoccupazione in USA, e questo ha avuto un impatto maggiore sui mercati e soprattutto hanno provocato l’appiattimento della curva dei rendimenti dei treasury. Infatti, il rendimento del titolo di riferimento del Tesoro statunitense a 10 anni ha raggiunto l’1,90%, il livello più alto dalla fine del 2019, ma è sceso bruscamente sulla scia del rapporto sulle richieste di sussidi di disoccupazione più debole del previsto.

I fattori tecnici supportano il mercato delle obbligazioni societarie – Gli spread delle obbligazioni societarie investment grade si sono inizialmente ampliati in risposta ai rapporti sugli utili. Tuttavia, un movimento dei tassi ha contribuito all’aumento della domanda overnight, che ha sostenuto l’asset class dal punto di vista tecnico. Diverse banche statunitensi sono arrivate sul mercato con nuove emissioni, generalmente ben sottoscritte. Le obbligazioni ad alto rendimento sono state scambiate al ribasso a causa della debolezza delle azioni e del sell-off nel mercato dei Treasury. Tuttavia, l’area successiva all’investment grade è rimasta  stabile, con gli acquirenti che hanno mostrato un sano interesse per le nuove operazioni a breve scadenza.

BlueStar: mercati azionari da preferire, ma niente rendimenti a due cifre

Secondo Mario Cribari, l’inflazione e il comportamento delle banche centrali  sono i maggiori rischi per il 2022. Travel & Entertainment, finanziari, energetici, minerari, farmaceutici, inflation winners i settori più interessanti.

“L’andamento per il 2022 delle Borse dipenderà principalmente dagli sviluppi della pandemia, tornata alla carica, e dalle politiche monetarie. In assenza di uno shock economico indotto dalla prima ci si può attendere un altro anno di crescita economica sostenuta, seppur in parziale rallentamento, accompagnata però da un alto livello di inflazione incoerente con i tassi di interesse attuali: l’inflazione scenderà dal 7% ma resterà almeno al doppio della media storica”. È l’analisi di Mario Cribari, responsabile della strategia di investimento e partner di BlueStar Investment Managers.

Il 2021 ha avuto due facce: a fronte di una progressione molto positiva per i principali indici azionari, non si è rivelato tuttavia facile da gestire soprattutto per i gestori attivi. Stare a benchmark ha, in media, pagato molto di più. Infatti, dopo una prima parte dell’anno caratterizzata dalla forte ripresa dei settori più ciclici, bastonati nel corso del 2020 a causa dello shock pandemico, e dei tecnologici più speculativi, è seguita una seconda parte dell’anno molto più incerta dove i flussi sono tornati a favore dei “soliti noti”, le mega cap regine dei portafogli e degli investimenti passivi-algoritmici. La combinazione del ritorno aggressivo della pandemia, prima Delta poi Omicron, sommato a misure più restrittive di politica monetaria ha fatto preferire questi ultimi ad investitori desiderosi di tranquillità.

Alcune “mini-bolle” si sono nel frattempo sgonfiate in maniera silenziosa e senza danni apparenti sugli indici di mercato, eccetto che per la Cina. “I mercati azionari sono da preferire visto il livello ridicolo dei rendimenti reali ma senza aspettarsi una progressione a due cifre, a meno di una correzione significativa, probabile, nel corso dell’anno”, sottolinea Cribari. La Cina produceva, esportava, svalutava, risparmiava e investiva mostrando di conseguenza un tasso di inflazione elevato, tipico dei mercati emergenti. Il mondo si è capovolto e la Cina è diventata consumatrice ortodossa e con un cambio stabile forte, alla ricerca di credibilità internazionale. Chi deve fallire fallisce (in modo ordinato), gli eccessi e le manie di grandezza del passato non sono più tollerate. Gli Usa al contrario lanciano soldi dall’elicottero, consumano più di quello che producono, fanno spesa pubblica improduttiva e di conseguenza subiscono un tasso di inflazione per ora senza controllo. Società in perdita continuano a finanziarsi a tassi nettamente inferiori al tasso di rendimento. La morale è che la Cina dovrà tagliare mentre gli Usa dovranno restringere, opportunità relativa interessante sia a livello di azioni che di obbligazioni.

“In questo contesto, si prospettano tempi migliori per i settori ciclici & value, in particolare travel & leisure & entertainment, finanziari, energetici, minerari, farmaceutici, inflation winners. Tempi difficili per growth & defensive, in particolare il settore tecnologico”, conclude Cribari. “Lo scenario inflattivo e il boom della domanda secolare favoriscono alcuni real assets, mentre si prospetta un nuovo super ciclo delle materie prime. Il dollaro potrebbe fare un overshooting di breve ma sul più lungo termine resta fondamentalmente molto debole. Un dollaro debole e tassi in rialzo favoriscono i ciclici, i listini ex Usa, gli obbligazionari e le valute emergenti”.

Previsioni immobiliari per il 2022. Aspettative positive anche per le locazioni

Secondo Fabiana Megliola di Tecnocasa, nel 2022 le compravendite si attesteranno tra  710 e 720mila, mentre la performance dei prezzi oscillerà tra +1% e +3%. Attenzione degli investitori sulle città con infrastrutture e sedi universitarie.

“Alla luce degli ultimi dati, il mercato immobiliare confermerà il trend positivo che lo ha caratterizzato nel corso del 2021. Soprattutto il segmento residenziale – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – registrerà transazioni non lontane dai volumi attesi per l’anno appena trascorso e prezzi in aumento grazie alla spinta che arriva, ancora una volta, dal mercato del credito. Quest’ultimo, nonostante il rialzo atteso dei tassi, offrirà ancora prodotti convenienti.  Il segmento dell’abitazione principale resta quello più dinamico, ma ci aspettiamo un recupero dell’investimento dopo il rallentamento registrato nel 2020 e nel 2021 a causa della pandemia.

L’attenzione degli investitori sarà indirizzata sia sulle grandi città sia sui piccoli centri, quindi grandi o piccole realtà che hanno un’offerta di servizi, di infrastrutture e di sedi universitarie, perciò in grado di attrarre e di garantire ai potenziali investitori una redditività interessante. Si punterà anche sulle aree dove sono in corso importanti interventi di riqualificazione. Nel 2021 abbiamo visto un ritorno del turismo estivo (soprattutto nazionale e di prossimità oltre che europeo) e un buon andamento del mercato della casa vacanza. Se queste tendenze si confermassero anche nel 2022, saranno premiate le località in grado di attirare sia chi è alla ricerca della casa vacanza sia chi desidera investire per mettere a reddito con locazione turistica. Sembra confermarsi la ricerca di abitazioni più ampie e con spazi esterni riscoperti durante la pandemia. Naturalmente restano sempre in cima alle preferenze le abitazioni situate in quartieri serviti, collegati, meglio se con uno sfogo verde intorno.

Alla luce del rialzo dei prezzi che ha interessato le grandi città si sta verificando uno spostamento migratorio verso l’hinterland dove è anche più facile trovare soluzioni con spazi esterni, oltre che soluzioni indipendenti e di nuova costruzione a prezzi naturalmente più accessibili. Riteniamo quindi che queste realtà avranno buoni risultati anche nel corso del 2022 alla luce dell’atteso rialzo dei prezzi nelle metropoli. Gli immobili di nuova costruzione avranno un buon trend: particolarmente apprezzati durante il lockdown, soprattutto perché in grado di garantire risparmio energetico, sono oggi sempre più appetibili. Anche le tipologie usate, grazie al sostegno dei bonus, avranno un buon riscontro.

Aspettative positive per le locazioni grazie a una buona domanda e a un’offerta non sempre sufficiente. Con l’avanzamento della campagna vaccinale e il rientro progressivo di lavoratori e studenti negli uffici e nelle università, i valori stanno già recuperando. Resta comunque il segmento di mercato più sensibile all’andamento della pandemia e alle conseguenti restrizioni. 

Sul versante mutui non dovrebbero esserci importanti cambiamenti e, anche se le previsioni sono per tassi in lieve aumento, non riteniamo che ci possano essere impatti importanti sul mercato.  L’economia italiana, inoltre, sta ripartendo bene e questo è un altro elemento che gioca a favore del mercato immobiliare. Il 2022 vedrà compravendite tra 710 e 720 mila così come anche i prezzi che chiuderanno tra +1% e +3%”.

Zimmermann, Lemanik: perché puntare sul Giappone

Il nuovo ceppo Covid Omicron ha innervosito il sentiment degli investitori globali. Inoltre, i rischi geopolitici sono aumentati in Europa, poiché la Russia ha incrementato le truppe al confine con l’Ucraina.

“Oggi il Giappone è il paese asiatico più interessante in termini di investimento. Il paese trarrà certamente vantaggio dal Rcep, l’accordo economico-commerciale tra i 10 Paesi dell’Asean più Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, ma anche dall’indebolimento dello Yen che avrà un effetto positivo sulle vendite e sui profitti. La pressione dell’inflazione globale potrebbe finalmente mostrare un cambiamento nel comportamento dei consumatori, che è fortemente influenzato dalla pressione deflazionistica avviatasi dopo la bolla immobiliare del 1990. Inoltre, le aziende hanno generalmente un rapporto di indebitamento molto basso e l’indice Topix ha uno dei più bassi rapporti price/book tra gli indici del mondo sviluppato”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity di Lemanik.

Il nuovo ceppo Covid Omicron ha innervosito il sentiment degli investitori globali. Inoltre, i rischi geopolitici sono aumentati in Europa, poiché la Russia ha incrementato le truppe al confine con l’Ucraina. Gli impegni di Giappone e Stati Uniti per sostenere Taiwan in una potenziale invasione dalla terraferma hanno aumentato la pressione sulla Cina. Quest’ultima ha proseguito a esercitare la sua influenza su Big Tech, chiedendo a DiDi il delisting dagli Stati Uniti. L’incertezza che circonda i titoli cinesi quotati negli Stati Uniti tramite strutture VIE (variable interest entities), le strutture utilizzate dalle imprese locali per attrarre capitali esteri, ha ulteriormente pesato sul sentiment con il Kraneshares China Internet ETF, quotato alla Borsa di New York, in calo del 22,90%. Oltre alla pressione geopolitica, la Cina deve gestire l’implosione del suo più grande costruttore immobiliare, Evergrande, con 300 miliardi di dollari di debito. La terribile situazione del settore sta trascinando giù anche altri costruttori e Modern Land China, Sinic Holdings e Fantasia hanno mancato i pagamenti del loro debito. 

“Dal punto di vista macroeconomico, continuiamo a vedere un quadro misto”, sottolinea Zimmermann. “La carenza di semiconduttori e la distorsione delle catene globali del valore sono ancora un freno per l’economia, ma il sentiment dei consumatori si sta riprendendo e i piani di investimento infrastrutturali del governo dovrebbero dare ulteriore sostegno alla ripresa globale. Le esportazioni nel segmento tecnologico dall’Asia segnalano una domanda ancora forte. Continuiamo a essere sovrapesati nei paesi Asean e ci aspettiamo che l’impatto positivo dell’accordo commerciale Rcep sostenga un’espansione a lungo termine. Le valutazioni in Cina rimangono interessanti al livello attuale, ma i fattori d’incertezza sopramenzionati ci spingono a mantenere una posizione sottopesata in questo paese”.

Come gestire il rischio Ucraina in portafoglio

Sette passi per mettere in sicurezza il portafoglio in caso di invasione dell’Ucraina da parte di Putin. L’equilibrio del portafoglio d’investimento non può non tener conto di questo elemento di rischio.

“Personalmente assegno una probabilità inferiore al 50% all’eventualità che la Russia possa invadere l’Ucraina. Tuttavia l’equilibrio del portafoglio d’investimento non può non tener conto di questo elemento di rischio ed è bene considerare con attenzione l’esposizione ad alcune specifiche asset class”: è la posizione di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

Al momento, nonostante lo stallo dei colloqui diplomatici tra Russia, Nato, Ocse e Stati Uniti, gli osservatori considerano ancora prevalenti i fattori a favore dello status quo in Ucraina. Nelle situazioni di incertezza, però, è sempre importante  prendere in considerazione le implicazioni dei possibili scenari di crisi, per non farsi trovare impreparati se gli eventi dovessero precipitare. In uno scenario di escalation sul fronte ucraino – spiega Cribari — vediamo sette fattori di attenzione per il portafoglio.

Il primo consiglio è quello di evitare gli investimenti sui Paesi dell’Europa orientale più esposti al conflitto, in via diretta o indiretta: dall’Ungheria alla Polonia e alle Repubbliche baltiche. Il secondo è quello di evitare, in un primo tempo, un’eccessiva esposizione sull’Eurozona, se non altro per le implicazioni economiche dell’aumento dei costi energetici. Terzo, è prevedibile che, almeno in un primo momento, l’euro si indebolirebbe a favore del dollaro. Quarto, i prezzi delle commodities potrebbero invece crescere, soprattutto il petrolio e, in parte, anche l’oro. Quinto, potrebbero risentirne moderatamente in positivo i titoli della difesa, anche quelli europei. Sesto, sicuramente positivo il tema della cybersecurity. Infine, al settimo punto, una guerra avrebbe conseguenze molto negative per le asset class russe.

Qui il worst case sarebbe l’esclusione dei titoli dal circuito interbancario in dollari.

Domande che gli investitori devono porsi nell’anno in corso

Anche se il mondo non è affatto vicino allo scenario di iperinflazione sperimentato negli anni ’70, gli investitori obbligazionari con una bassa tolleranza al rischio potrebbero subire un forte colpo al loro portafoglio di investimenti.

Lo scenario economico all’inizio del 2022 raramente è stato così opaco, e i piccoli-medi risparmiatori devono porsi alcune domande difficili per le quali non sembrano esserci risposte chiare. Infatti, la nuova normalità è che i mercati finanziari oggi sono caratterizzati da una cronica mancanza di chiarezza, da rischi sconosciuti e, rispetto al passato, da nessuna garanzia che le previsioni degli esperti “di fiducia” siano più affidabili di altre.

Negli ultimi due anni, le banche centrali hanno inondato le economie globali con enormi quantità di denaro, e questa strategia ha aiutato molte economie a evitare profonde depressioni. Tuttavia, il danno collaterale è l’inflazione, che è in rapido aumento e che può distruggere rapidamente la ricchezza personale in termini reali, dal momento che i banchieri centrali non si concentrano più sul controllo dell’inflazione – come facevano fino a qualche anno fa – ma cambiano idea anche molto rapidamente come nel tentativo di calmare i mercati nervosi e, allo stesso tempo, agire come “cani da guardia” contro la spirale dell’inflazione.

Oggi molti hanno scoperto l’azzardo dei banchieri sull’inflazione “elevata ma solo transitoria”, e la politica monetaria non sembra essere in grado di risolvere il problema dell’aumento dei prezzi che oggi è trainato da dinamiche piuttosto complesse. Per chi ha una propensione al rischio meno conservatrice, le azioni sono solitamente una migliore copertura contro la spirale dell’inflazione, rispetto alle obbligazioni, ma questa alternativa prevede molti avvertimenti. Innanzitutto, i prezzi delle azioni statunitensi ed europee potrebbero essere già piuttosto alti. Inoltre, se la crescita economica ristagna a causa della variante Omicron e del ritardo delle riforme strutturali, i corsi azionari potrebbero subire un colpo. Questo rischio diventa più minaccioso se le banche centrali inizieranno ad aumentare i tassi di interesse e a ritirare troppo presto i regimi di sostegno al COVID.

Il mercato azionario rimane troppo superficiale e dominato da pochissime imprese quotate in borsa per offrire il comfort di una strategia basata sulla diversificazione, e solo i mercati azionari europei e statunitensi possono offrire migliori opportunità di diversificazione per i piccoli investitori al dettaglio. Non così il mercato obbligazionario, che presenta ancora più sfide per gli investitori, poiché la propensione al rischio di credito delle banche è oggi molto più prudente che mai, e ciò ha spinto alcune imprese molto giovani ed ancora in fase di sviluppo (e ad alto rischio) a ricorrere all’emissione di obbligazioni che pagano certamente rendimenti più elevati rispetto ai depositi bancari, ma che comportano rischi considerevoli per gli investitori inesperti.

Negli ultimi anni, la maggior parte del rischio di credito si è spostata dal settore bancario ai mercati dei capitali e del debito societario meno regolamentati. Questa non è una buona cosa per gli investitori al dettaglio, che potrebbero trovare difficile capire il prezzo del rischio. Il rendimento delle obbligazioni investment grade che non sono collegate a un indice di inflazione può diventare negativo se l’inflazione continua a crescere a un ritmo sostenuto. Anche se non siamo affatto vicini allo scenario di iperinflazione sperimentato negli anni ’70, gli investitori obbligazionari con una bassa tolleranza al rischio potrebbero subire un forte colpo al loro fondo di risparmio.

Coloro che sono interessati ai mercati emergenti devono porre domande ancora più impegnative. Le crescenti tensioni geopolitiche e le strategie di cambiamento della catena di approvvigionamento potrebbero significare che gli investimenti in tecnologia, istruzione e società immobiliari in Cina potrebbero subire dei cali rilevanti. E così molti investitori trovano meno impegnativo – per quanto sia più dispendioso – incanalare i propri risparmi nei mercati finanziari attraverso i gestori di fondi e sicav, oppure attraverso le compagnie assicurative, nella convinzione che gli esperti possano fare un lavoro migliore. Questa è spesso una strategia valida, ma c’è un avvertimento da fare: alcuni gestori patrimoniali cercano di battere i bassi rendimenti offerti negli ultimi anni dal debito e da alcuni mercati azionari, diversificando una parte dei loro schemi di investimento collettivo in attività più volatili e meno liquidi.

Gli investitori hanno i propri livelli di tolleranza al rischio, e generalmente i piccoli investitori ne hanno poca. La differenza potrebbe farla l’educazione finanziaria, che permetterebbe di avvalersi di una consulenza professionale comprendendo le implicazioni più importanti dei rischi legati agli specifici strumenti finanziari. Molti potrebbero così tollerare con meno ansia la possibilità di una perdita marginale del loro capitale nel breve periodo, e posizionare le proprie disponibilità – o parte di esse – nel medio e lungo periodo, deviando parzialmente dalla strategia a bassissimo rischio.

Siviero, Ethenea: Dovremo convivere con l’inflazione per tutto il 2022

Lo squilibrio tra domanda e offerta è il principale problema per la crescita e per l’inflazione. Le economie emergenti stanno già alzando i tassi, ma le banche centrali hanno poco spazio per farlo in modo aggressivo ed evitare una recessione.

“L’incertezza resta molto elevata e le banche centrali devono affrontare un difficile compromesso tra un inasprimento della politica monetaria, che rischia di arrestare la ripresa economica, peraltro senza grandi effetti sul contenimento dell’inflazione, o attendere, rischiando di perdere il controllo sui prezzi. Tuttavia lo scenario di base resta espansivo e ci aspettiamo che gli aumenti dei prezzi dovrebbero progressivamente attenuarsi e l’inflazione tornare gradualmente ai livelli pre-pandemia nella maggior parte delle economie avanzate tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023”. È l’analisi di Andrea Siviero, Investment strategist di Ethenea Independent Investors.

La ripresa ciclica globale è stata solida nel 2021 grazie alle vaccinazioni e al forte sostegno delle politiche monetarie, ma il ritmo della ripresa è diminuito durante la seconda metà dell’anno. Lo scenario di base per il 2022 è quello di una continua espansione della produzione globale a un ritmo solido e superiore al trend, pari a circa il 5%. Il Fmi prevede che i dati definitivi per il 2021 si attesteranno su una crescita globale del 5,9%, mentre stima al 4,9% la crescita nel 2022. Tuttavia, l’incertezza per il 2022 è particolarmente elevata e la strada verso la normalità economica sta subendo diversi venti contrari, tra cui possiamo annoverare: la recrudescenza delle infezioni da Covid-19 e la comparsa della variante Omicron; le pressioni inflazionistiche; la normalizzazione della politica monetaria; il rallentamento dell’economia cinese.  Le prospettive di crescita rimangono divergenti tra paesi e regioni con cicli asincroni e nelle economie emergenti, che soffrono di tassi di vaccinazione più bassi e di un sostegno politico più debole.

L’elevata inflazione è in gran parte il risultato di una mancata corrispondenza tra la forte ripresa della domanda aggregata, sostenuta da uno stimolo pubblico senza precedenti, e un’offerta insufficiente, dovuta a mancanza di input, colli di bottiglia delle catene di approvvigionamento, eccetera. Questo squilibrio è l’unico principale rischio al ribasso per la crescita e il principale rischio al rialzo per l’inflazione. “Ultimamente, i problemi delle catene di approvvigionamento legati alla pandemia nei mercati dei beni e del lavoro si sono comunque attenuati, ma rimangono elevati e potrebbero intaccare ulteriormente la fiducia dei consumatori e ritardare gli investimenti, ostacolando la crescita economica”, prosegue Siviero. “Tuttavia, l’inflazione dovrebbe comunque tornare ai livelli pre-pandemia nella maggior parte delle economie avanzate tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023”.

Di fronte alle spinte inflazionistiche ostinatamente elevate, al rischio di perdere il controllo dell’inflazione e all’intensa pressione politica, le banche centrali delle economie avanzate hanno abbandonato la spiegazione “transitoria” dell’inflazione e hanno spostato la loro attenzione a breve termine dal sostegno alla crescita e all’occupazione al garantire la stabilità dei prezzi e contenere le aspettative inflazionistiche. Anche le economie dei mercati emergenti (Brasile, Messico, Cile, Ungheria, Polonia, Russia, ecc.) hanno da tempo inasprito la politica in modo aggressivo e stanno continuando su questa via, anche se non è ancora chiaro se le banche centrali saranno in grado di andare avanti così.

“Un ritmo accelerato di normalizzazione, combinato con una recrudescenza dei casi di Covid-19, potrebbe interrompere la crescita e riportare le economie in recessione”, conclude Siviero. “Con l’inflazione che torna progressivamente agli obiettivi delle banche centrali e l’espansione economica in decelerazione, anche il sostegno politico a politiche monetarie più restrittive potrebbe diminuire rapidamente. Un aggressivo inasprimento di tali condizioni potrebbe appiattire ulteriormente le curve dei rendimenti sovrani, causando un’accresciuta volatilità del mercato. La politica monetaria dovrà rimanere dipendente dai dati e le banche centrali dovranno mantenere il loro approccio flessibile, ma è probabile che abbiano poco spazio per aumentare i tassi in modo aggressivo”.

Mercato casa in montagna. Forte interesse per le località italiane

Il mercato della casa vacanza ha avuto un buon recupero già subito dopo il primo lockdown. Secondo Tecnocasa la percentuale di chi ha acquistato un’abitazione in montagna nel 2021 è del 6,4%, in aumento rispetto al periodo pre-pandemia.

Di Fabiana Megliola*

Come sappiamo ormai bene, la chiusura forzata dettata dalla pandemia ha portato ad una maggiore richiesta di abitazioni in località turistiche, al fine di avere una valvola di sfogo o un luogo dove poter trascorrere eventuali altri lockdown. La possibilità, poi, di poter lavorare in smart working ha fatto in modo che in tanti decidessero di farlo proprio da queste località sia durante il lockdown che nei periodi successivi.

Il mercato sta lentamente avviandosi verso la normalità, ci sono anche investitori interessati all’acquisto per mettere a reddito. La casa in montagna offre la possibilità di ottenere un affitto stagionale sia in inverno sia in estate. In alcuni casi si affitta anche durante l’anno (nei mesi vacanti) a lavoratori con contratti a termine. Considerando solo l’affitto stagionale, orientativamente, il rendimento annuo lordo si aggira intorno al 4% con punte che possono arrivare al 7%. Tecnocasa rileva che nelle località turistiche di montagna i prezzi in media sono in aumento dello 0,6%. La tipologia più scambiata è il piccolo trilocale ma, dopo il 2019, è aumentata la percentuale di chi cerca soluzioni indipendenti.

Nel 2021 hanno tenuto i valori Bardonecchia (-0,2%), Roccaraso (0,0%), Cervinia (0%), Pinzolo (+0,9%), Asiago (+4,6%) e Ponte di Legno (+4,4%), solo per citarne alcune. Tra le motivazioni che hanno guidato l’interesse dei compratori sono da annoverare la vicinanza alle piste, la presenza di servizi, la facile raggiungibilità, la presenza di servizi per i turisti (ad esempio le terme) o di altre infrastrutture come piste ciclabili (soprattutto per la montagna estiva). Inoltre, si fa strada sempre di più la ricerca di abitazioni in località più defilate o in zone fino a oggi non considerate, al fine di acquistare con budget più contenuti. 

In Val d’Aosta a Cogne continua a esserci interesse per il vicino comune di Sarre, che ha beneficiato del fatto di offrire immobili più in linea con i desideri attuali: spazi esterni e camere in più. I prezzi sono anche più accessibili, e questo ha determinato un leggero rialzo. Interesse in più si registra per le vicine Introd e Valsavaranche, i cui prezzi si aggirano rispettivamente intorno a 1.250 euro al mq e 1.000 euro al mq, contro i 2.300 euro al mq di Cogne. A Torgnon durante il lockdown in tanti si sono trasferiti per lunghi periodi grazie allo smart working e che, per questo motivo, ora sono interessati anche alla presenza di una stanza in più. Le richieste arrivano da Piemonte, Lombardia, Liguria. Gli chalet posizionati all’interno della vallata sono oggetto di interesse per gli acquirenti stranieri (Francia, Svizzera ed Olanda), che li preferiscono già in buono stato e hanno prezzi intorno a 200mila euro. A Torgnon ci sono prezzi medi di 1.800-2.000 euro al mq, mentre il mercato immobiliare di La Magdaleine ha avuto una riscoperta subito dopo il lockdown: il paese offre tranquillità, è soleggiato e attira l’interesse di chi voleva acquistare da fuori regione a prezzi contenuti. Si trovano sia piccoli contesti condominiali sia soluzioni bifamiliari. Prezzi medi intorno a 1.300 euro al mq.        

A Oulx, in Piemonte, nell’ultimo anno sono aumentati coloro che acquistano la casa nelle località di montagna per farne la residenza, grazie alla possibilità di lavorare in smart working e alla facilità con cui si raggiunge il centro di Torino in macchina e in treno. Inoltre, a Oulx è presente la scuola superiore Des Ambrois, che attira un ristretto numero di famiglie da altre province i cui figli si dedicano all’attività agonistica. La cittadina l’anno scorso ha segnalato, infatti, un aumento di residenti.  A questi acquirenti si aggiungono coloro che cercano la casa vacanza, utilizzata sempre più spesso anche nei week end e non solo durante la stagione estiva.  In più Oulx ha il vantaggio di registrare prezzi contenuti. Infatti, si investono mediamente intorno a 50-100mila euro per acquistare bilocali o trilocali. In spolvero, proprio grazie al fenomeno del pendolarismo, la zona della Stazione dove un usato si scambia a prezzi medi di 1.500 euro al mq.

A Ponte di Legno, in Lombardia, il mercato della seconda casa è dinamico e i prezzi sono in leggero aumento a causa di una forte domanda e di un’offerta che inizia a scarseggiare. Le richieste arrivano prevalentemente da persone residenti in Lombardia ma, negli ultimi tempi, si registra un interesse da parte di acquirenti francesi ed inglesi che decidono di acquistare dalla futura nascita degli impianti termali. La domanda si sta orientando verso trilocali da 65-70 mq su cui investire intorno a 220-250mila euro. L’idea che si sta diffondendo è quella di utilizzare l’abitazione per tutta la famiglia anche per periodi più lunghi grazie allo smart working. Chi ha un capitale più contenuto opta per Temù, dove i prezzi sono inferiori a 2.000 euro al mq.

Nell’altopiano di Asiago, in Veneto, c’è un interesse crescente per le località di Gallio e Roana,  che stanno registrando infatti prezzi in salita anche se restano più accessibili rispetto ad Asiago. A Gallio e Roana si acquista rispettivamente a 1.800 e 1.600 euro al mq contro i 2.500-2.600 euro al mq di Asiago. Queste due località hanno dalla loro anche il fatto di essere dotate di piste recentemente ristrutturate.  A Roccaraso (Abruzzo), invece, il mercato è dinamico e stanno tornando anche gli investitori che realizzano casa vacanza o BB da mettere a reddito. Continua però ad esserci interesse per il vicino comune di Rivisondoli, i cui prezzi più bassi attirano gli acquirenti con budget inferiore.  Infatti, una soluzione in buono stato non supera i 2.000 euro al mq contro i 2.500 euro al mq di Roccaraso.

* Responsabile ufficio studi Tecnocasa

Prospettive di mercato per l’anno in corso: definitivamente forse

Nel complesso il 2021 è stato un anno positivo per gli investitori, ma scrutare il 2022 in profondità è un altro paio di maniche. La previsione di eventi futuri in questo periodo dell’anno si rivela quasi sempre di scarsa utilità.

Di Hans F. Olsen

La contrapposizione tra l’inizio del 2021 e la sua fine ispira grande meraviglia. Lo spettro della pandemia, con il suo carico di minacce poste da varianti virali, di regimi fiscali potenzialmente punitivi, di rudimenti geopolitici che potrebbero cambiare l’ordine mondiale, di un impressionante e inquietante aumento dei prezzi e di banche centrali sconvolte, ha creato il set per un annus horribilis. Nonostante ciò, gli investitori hanno concluso l’anno 2021 molto meglio di quanto non fosse iniziato, e la maggior parte dei mercati azionari di tutto il mondo ha registrato rendimenti notevoli.

Gli Stati Uniti e l’Europa si sono distinti producendo solidi rendimenti a due cifre, mentre i mercati giapponese e cinese hanno lottato nel reggere il confronto. Per gli investitori dei mercati sviluppati, il 2021 è stata una vittoria, mentre per gli investitori dei mercati emergenti l’anno è stato un misto di alti e bassi. I mercati brasiliano, cileno, peruviano e di Hong Kong hanno registrato notevoli , mentre negli Stati Uniti le azioni di qualunque tipo hanno ottenuto buoni risultati, grazie ai quali i titoli a grande, media e piccola capitalizzazione hanno tutti premiato gli investitori con rendimenti a due cifre. In particolare, tra le aziende più grandi il settore energetico ha prodotto rendimenti eccezionali, battendo di 8,3 punti percentuali il secondo miglior settore. Il settore peggiore, quello dei servizi pubblici, è aumentato “soltanto” del 17,7%. I mercati obbligazionari, invece, sono ampiamente diminuiti lo scorso anno. L’aumento dei tassi di interesse ha prodotto un mare di perdite nel panorama dell’investment grade, mentre le obbligazioni ad alto rendimento, che hanno guadagnato il 5,3%, sono state l’unico rifugio per gli investitori. All’interno del settore high yield, i rendimenti del debito con rating più basso hanno superato di oltre due volte il debito con rating più elevato.

Nel complesso, pertanto, il 2021 è stato un anno positivo per gli investitori, ma scrutare il 2022 in profondità è un altro paio di maniche. Infatti, nel settore degli investimenti, la previsione di eventi futuri è una caratteristica di questo periodo dell’anno, ma la maggior parte di queste previsioni si rivela di scarsa utilità o addirittura straordinariamente fuori luogo. Molti tentano di indovinare il futuro estrapolando il passato recente e la storia. E così, ci si affida a quel 76% di volte in cui l’indice S&P 500, dal 1926, ha registrato rendimenti positivi nell’anno solare, senza riflettere sul rimanente 24% delle volte in cui il risultato è stato negativo o prossimo allo zero.

Rimangono le domande sulla coesistenza con il Covid-19, e ci si chiede se il virus farà parte della vita futura oppure cesserà di dettare l’emergenza. Del resto, con oltre 270 milioni di casi in tutto il mondo e più di 5 milioni di decessi segnalati e altri in arrivo, è una domanda ovvia, e il modo in cui la società calibrerà le sue interazioni in base alla presenza del virus avrà un impatto sul modo in cui conduciamo la nostra vita anche nei settori commerciali. Infatti, si potrebbe ottenere l’immunità di gregge attraverso la vaccinazione, l’infezione, la competizione virale o una combinazione di questi fattori. Forse il virus diventerà endemico, essenzialmente una versione aggressiva dell’influenza o del comune raffreddore, e dopo la grande stagione dei vaccini (e degli utili conseguenti) la ricerca scoprirà quella delle terapie. In ogni caso, è altamente probabile che affrontare il Covid-19 sarà una caratteristica del nostro futuro, con le interruzioni episodiche che ne conseguiranno mentre la società lotta per affrontare i rischi sia reali che percepiti. Per ora, e nel prossimo futuro, il Covid è un dato di fatto.

Altro quesito di grande portata riguarda l’inflazione, per la quale ci si chiede se sarà transitoria o duratura. Al momento, alcuni indicatori sembrano convergere sull’inflazione durevole. L’aumento del 6,8% dei prezzi al consumo di novembre, il più alto in 39 anni, ha messo i denti saldamente in tensione. Inoltre, le medie mobili a tre, sei e dodici mesi sono tutte nettamente superiori a 6,1%, 5,7% e 4,2%, rispettivamente. Transitoria o meno, l’inflazione sarà presente, e i dati dipingono un quadro secondo cui l’inflazione è diffusa e in peggioramento. Del resto, è risaputo che i banchieri centrali temono l’inflazione, la deflazione e i mercati caotici, mentre la piena occupazione, inflazione bassa e stabile e, naturalmente, mercati ordinati sono la loro ragion d’essere. Resta da vedere se la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, la Banca d’Inghilterra più Banca del Giappone e Banca Centrale Cinese saranno in grado di architettare una politica monetaria che non rafforzi le attuali tendenze inflazionistiche ma eviti abilmente di far cadere le loro economie in recessione.

L’occupazione – altro tema di grande interesse – continuerà a riprendersi? Negli Stati Uniti, nonostante gli americani abbiano continuato a trovare lavoro nel 2021, l’occupazione complessiva rimane di oltre tre milioni di lavoratori inferiore rispetto a prima della pandemia. Visto da una diversa angolazione, c’è una enorme carenza di manodopera: attualmente ci sono quasi 12 milioni di posti di lavoro in cerca di persone e solo 6,9 milioni di disoccupati. Le cause della carenza di lavoratori sono oggetto di molte speculazioni. L’aumento delle attività finanziarie ha creato un effetto ricchezza che ha consentito ai lavoratori più anziani con risparmi di dedicare più tempo alla loro vita lavorativa, mentre le preoccupazioni in corso sull’efficacia del vaccino e sulle varianti virali stanno facendo riflettere i lavoratori nel determinare se tornare in prima linea. Gli sforzi dei presidenti Trump e Biden per integrare i sussidi di disoccupazione hanno aumentato la soglia del reddito di emergenza per i senza lavoro, costringendo il settore privato ad aumentare la paga per attirare lavoratori già pagati sufficientemente bene dal governo anche se non lavorano.

Dal lato degli utili aziendali, ossia il maggior propellente di medio periodo del prezzo delle azioni, sembra che aumenteranno di poco meno del 10% nel 2022, dopo essere balzati di circa il 45% nel 2021. Questo calo della crescita degli utili è normale, poiché l’impatto recessivo della pandemia si attenua e la crescita degli utili tenta di normalizzarsi. Quanto la carenza di manodopera e materiali influirà sui margini di profitto, però, è una questione ancora aperta, poiché le aziende devono prendere la decisione di trasferire altrove i costi più elevati o di assorbirli attraverso margini di profitto inferiori.

I differenziali di tasso di interesse e di crescita tra i blocchi economici avranno un impatto importante sui mercati azionari internazionali. Le condizioni di liquidità e gli aggiustamenti valutari fungeranno da vento favorevole per le azioni statunitensi e da vento contrario per le azioni internazionali. I mercati emergenti tendono ad essere i più sensibili all’aumento dei tassi e alle oscillazioni valutarie, ed è probabile che le politiche per affrontare la crescita e l’inflazione avvantaggeranno le azioni statunitensi a scapito delle azioni europee e giapponesi. Implicita in questa affermazione è la probabilità che il dollaro salga nei confronti dell’euro e dello yen.

In conclusione, quest’anno gli investitori probabilmente vedranno frequenti attacchi di turbolenza del mercato. Potrebbe essere un altro anno di rendimenti deludenti per gli investitori nel reddito fisso, mentre gli investitori azionari troveranno opportunità di profitto ma a prezzo di una attenta selezione di titoli a larghissima capitalizzazione.