Ancora possibili piccole perdite sui bond governativi da qui a fine anno. I titoli di Stato Usa a 10 anni potrebbero tornare interessanti con i tassi al 3,5%, mentre i Btp non saranno un porto sicuro neanche in futuro.
“Le obbligazioni governative hanno subito perdite record negli ultimi mesi: i titoli investment grade europei hanno perso in media oltre il 13% nei primi sei mesi del 2022, mentre il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a due anni è addirittura quadruplicato dall’inizio dell’anno, passando dallo 0,75% a oltre il 3%. La domanda è: possiamo ancora considerare questi titoli un porto sicuro?”, si chiede Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager di Ethenea Independent Investors.
Come risultato del collasso economico indotto dal coronavirus, quasi tutte le banche centrali hanno ridotto i tassi di interesse a zero o vicino a questo valore e hanno acquistato obbligazioni a volumi record. “La conseguente ripresa dell’economia globale, la piena occupazione e l’aumento dei tassi d’inflazione hanno spinto la Fed a cambiare la sua politica nella seconda metà del 2021″, spiega Schmidt. “La Fed ha ridotto i suoi acquisti di obbligazioni e li ha interrotti completamente a marzo 2022. Da giugno ha ridotto le sue partecipazioni in titoli di stato e in obbligazioni garantite da ipoteca. Occorrerà trovare nuovi investitori per questa enorme quantità di titoli di Stato e il passaggio della Fed da acquirente a venditore di titoli di Stato non favorisce il loro status di porto sicuro”.
La Bce sta perseguendo una politica simile, ma con un ritardo temporale. I suoi acquisti di obbligazioni non proseguiranno più a luglio e nello stesso mese seguirà il primo aumento dei tassi di interesse. “La Bce sta cercando di ridurre lo stock di obbligazioni che ha accumulato. Secondo le sue dichiarazioni ufficiali, i fondi in scadenza devono essere reinvestiti almeno fino alla fine del 2024. È probabile che per allora la Bce avrà cambiato completamente opinione e politica”, stima Schmidt.
L’inflazione resta alta – I rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a due anni superano ora il 3% e i titoli a 10 anni sono a circa il 3,25%. Ciò è in contrasto con l’inflazione negli Stati Uniti, che a maggio era superiore all’8% per il terzo mese consecutivo. “Siamo molto lontani dall’obiettivo della Fed del 2% di inflazione annua”, aggiunge Schmidt: “combattere l’inflazione è quindi l’obiettivo primario dichiarato dalla banca centrale statunitense. La Fed ha lanciato un chiaro segnale a giugno con un aumento dei tassi di interesse dello 0,75% e ha annunciato ulteriori massicci aumenti imminenti. Anche se l’inflazione dovesse rallentare negli ultimi mesi dell’anno, sarebbe comunque superiore al 6%. Di conseguenza, la Fed aumenterà il tasso di interesse di riferimento a circa il 3% al più tardi entro la fine del 2022. Riteniamo
quindi probabili entro la fine dell’anno ulteriori perdite sugli investimenti in titoli di Stato statunitensi, anche se non nella misura degli ultimi mesi”. La situazione è simile in Europa. L’inflazione nell’Eurozona è all’8,1% e quindi ben al di sopra dell’obiettivo della Bce. I rendimenti sono aumentati in modo significativo, anche quelli dei titoli di Stato tedeschi a due anni, che sono ora intorno all’1%, dopo essere stati al -0,8% la scorsa estate. “Anche se si è già verificata la maggior parte delle perdite, ci aspettiamo ancora ulteriori, lievi perdite per le obbligazioni denominate in euro”.
Il potenziale protettivo dei bond governativi in Usa e in Europa
L’invasione russa dell’Ucraina ha aiutato i titoli di Stato a guadagnare nel breve termine, alla fine di febbraio, e ha quindi evidenziato che il tema della sicurezza può sempre essere un driver di investimento. Allo stesso modo, la parola recessione è apparsa di recente con maggiore frequenza nei commenti economici, insieme al riferimento a un possibile errore politico della Fed, per aver alzato i tassi di interesse così bruscamente: secondo il gestore di Ethenea, “Questi messaggi possono far crescere il bisogno di sicurezza degli investitori e spingere la domanda di titoli di stato statunitensi a 10 anni. In caso di recessione, la Fed potrebbe trovarsi di fronte al dilemma di una perdurante eccessiva inflazione unita alla perdita di posti di lavoro.
Powell ha chiarito che in questo caso la Fed darebbe la priorità alla lotta all’inflazione, tuttavia, dopo un aumento dei tassi di interesse al 3%, è probabile che la Fed si fermi e attenda. A partire da un livello del 3,5%, i titoli di Stato Usa a 10 anni potrebbero tornare a essere un porto sicuro, con un potenziale di perdita piuttosto limitato e una cedola interessante. Tuttavia, riteniamo che l’aspetto della sicurezza diventerà realmente convincente per gli investitori soltanto dopo un completo aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, soprattutto se i timori di recessione si intensificheranno”.
La sostenibilità del debito sotto la lente
Nel lungo termine, la sostenibilità del debito pesa immensamente sullo status dei titoli di Stato come possibile porto sicuro. A causa del massiccio aumento del debito pubblico mondiale, il rifinanziamento dell’enorme montagna di debito diventerà sempre più costoso con rendimenti sempre più elevati, gravando così sui bilanci degli Stati, anche se solo a lunghissimo termine. “Secondo i calcoli del Congressional Budget Office negli Stati Uniti, il pagamento degli interessi netti nei prossimi due o tre anni scenderà al di sotto dell’1,5%
in rapporto al Pil, ma poi salirà all’8% entro il 2051″, fa notare Schmidt. “Il quadro è ancora più cupo se si mette in relazione la spesa netta per interessi con la spesa pubblica totale: in questo caso l’aumento sarebbe dall’8% a oltre il 30% nello stesso lasso di tempo. Se questi dati mettono in dubbio la capacità e la volontà di rifinanziare il debito esistente, allora lo status di porto sicuro è messa seriamente in discussione, come dimostra la crisi del debito sovrano in Europa circa 10 anni fa. Non dubitiamo della capacità di rifinanziamento degli Stati Uniti in qualsiasi momento, anche se la volontà di farlo a volte sembra mancare. Regolarmente, a causa del confronto tra i due schieramenti politici, la solvibilità viene assicurata solo all’ultimo momento, attraverso i necessari compromessi. Inoltre, lo Stato federale Usa ha un rating “AA+” come emittente solo dal 2011. Tuttavia, in Ethenea siamo certi che gli Usa continueranno ad adempiere ai propri obblighi in futuro e che quindi i treasury statunitensi continueranno ad avere il potenziale per essere considerati un porto sicuro“.
Anche nell’Eurozona non c’è motivo di dubitare della volontà di pagare i debiti, anche se la crisi del debito sovrano di 10 anni fa ha messo in discussione la solvibilità di molti Stati. “Le obbligazioni dei paesi periferici come Italia, Spagna e Portogallo da tempo non sono più un porto sicuro e non lo diventeranno nel prossimo futuro. Questi paesi beneficerebbero di una comunitarizzazione del debito nell’Eurozona (mentre per i titoli di Stato tedeschi è il contrario), ma finché ciò non accadrà, i titoli di Stato tedeschi rimarranno l’unico porto sicuro in Europa”, conclude Schmidt.



La situazione contingente, sia per quanto riguarda le aspettative macroeconomiche che le altissime tensioni geopolitiche a cui stiamo assistendo, impone una gestione del proprio portafoglio ispirata alla dinamicità in quanto potrebbe in futuro venir meno l’appeal dei bond legati all’inflazione (come il Btp Italia). L’alta volatilità delle ultime settimane necessita un costante riposizionamento di portafoglio mano a mano che vengono riviste le aspettative di inflazione e di crescita economica – con le conseguenti azioni attese da parte delle principali Banche Centrali.
Nel frattempo, gli spread di credito mostrano i segni di queste tensioni con repentini movimenti dovuti spesso a una relativa illiquidità di questo mercato. Le ricerche pubblicate dagli uffici studi delle principali banche di investimento, con particolare riguardo alle dinamiche inflattive, dibattono sul calcolo della magnitudo del movimento riconosciuto ancora in crescita fino almeno alla prossima estate e poi con una spinta decrescente durante l’ultima parte dell’anno e per tutto il 2023.
“Bisogna quindi considerare che l’aumento repentino registrato negli ultimi mesi, in realtà costituisce la base sulla quale verrà calcolato il raffronto per il futuro. Quindi è possibile che gli investimenti in obbligazioni indicizzate all’inflazione non siano più altamente performanti, come sono stati finora, in quanto le cedole (in questo momento altamente remunerative) del Btp Italia vengono calcolate come incremento dell’inflazione di periodo. Secondo gli studi di Bankitalia, coerenti con quanto dichiarato anche dalla Bce, il dato complessivo dell’inflazione domestica è previsto al 6.20% nel 2022 e al 2.70% nel 2023. “La discesa dell’inflazione è già prevista a partire dall’autunno di
quest’anno, e per questo ritengo – continua il gestore – possa essere conveniente modificare di conseguenza la propria asset allocation magari inserendo dei bond indicizzati al tasso Euribor, che invece è atteso in forte crescita alla fine dell’anno in conseguenza delle accresciute probabilità di un deciso rialzo dei tassi ufficiali della Bce. Un buon mix di portafoglio per la clientela retail sarebbe combinare anche dei bond Corporate a buon carry e bassa duration, magari sfruttando anche logiche di ottimizzazione fiscale e compensando i capital loss prodotti con i guadagni attesi”.
Purtroppo diventa sempre più difficoltoso per i risparmiatori scegliere dei titoli obbligazionari da poter inserire nel proprio portafoglio, stante le limitazioni presenti che impediscono per coloro i quali non sono classificati come clientela professionale di comprare obbligazioni subordinate dei principali emittenti bancari, strategia possibile altrimenti solo attraverso la sottoscrizione di comparti di fondi dedicati. In ottica di diversificazione e per ottenere un pick up di rendimento rispetto ai titoli di Stato o alle emissioni finanziarie senior, si potrebbe inserire in portafoglio alcuni bond societari che, a fronte di un rating non particolarmente elevato, hanno un azionariato di ottima qualità (spesso di emanazione Statale) e un business sicuramente strategico. In Italia il riferimento è a Saipem e Webuild che offrono, a fronte di emissioni dal taglio minimo di 100mila euro, rendimenti tra il 7% e l’8 % con scadenze intorno ai 3 anni.
Le prospettive macroeconomiche per il 2022 sono peggiorate dall’inizio dell’anno. I prezzi globali dell’energia, già elevati, sono ulteriormente aumentati a causa della guerra Russia-Ucraina. I consumi delle famiglie hanno sofferto non solo di ciò, ma anche dell’aumento dell’inflazione in generale, in particolare dei prezzi dei generi alimentari. Allo stesso tempo le aziende stanno frenando gli investimenti, a causa dell’incertezza macroeconomica. Abbiamo quindi ridotto le nostre previsioni di crescita del PIL per il 2022 al 2,9% per gli Stati Uniti e al 2,8% per l’Eurozona. Quest’ultima, in particolare, resta a rischio di recessione tecnica nel caso in cui le importazioni di gas naturale dalla Russia dovessero essere interrotte con breve preavviso.
1) Conflitto Russia-Ucraina. Senza una soluzione al conflitto in vista, l’allontanamento delle nazioni occidentali dalle importazioni di energia russe ha già fatto salire i prezzi dell’energia. Poiché un passaggio immediato alle energie rinnovabili è impossibile, la necessità di garantire forniture significa che le scorte di petrolio e gas devono essere garantite, il che ha spinto i prezzi più in alto e potrebbe mantenerli elevati. D’altra parte, il blocco delle esportazioni agricole ucraine (l’Ucraina è uno dei maggiori esportatori mondiali di grano e mais) da parte della Russia ha fatto aumentare drasticamente i prezzi alimentari globali. Ulteriori sanzioni occidentali e ritorsioni, inoltre, sono da attendersi in misura tale da aumentare le pressioni inflazionistiche.
2) Inflazione e atterraggi economici “duri”. I riflettori sulla risposta delle banche centrali all’inflazione elevata hanno suscitato preoccupazioni per l’aumento ad alta velocità e gli atterraggi economici duri, uno dei principali fattori che contribuiscono alla volatilità del mercato.
catene di approvvigionamento internazionali. Ora sembra che ci stiamo avvicinando a un’uscita parziale dalle restrizioni, e con accenni di una politica economica più pragmatica, ma i mercati finanziari continueranno a controllare il percorso di uscita dal blocco del Paese. La riapertura potrebbe quindi aumentare la domanda di energia e stimolare l’economia ad accelerare la ripresa economica mondiale. Tuttavia, se la crescita cinese riprenderà come previsto nel secondo semestre, ciò potrebbe innescare ulteriori aumenti dei prezzi dell’energia.
Cosa possiamo ricavare da questo in termini di gestione del portafoglio? Primo, che alti livelli di incertezza non significano che il processo decisionale di portafoglio possa essere sospeso. Può essere difficile prevedere il futuro, ma la logica del mercato sta ancora cercando di prevederlo e i portafogli devono riconoscere queste mutevoli aspettative del mercato. In secondo luogo, è molto importante guardare oltre i titoli. Se i mercati stanno valutando in una valutazione composita, ha senso comprendere i diversi fattori che contribuiscono ad essa. Ma,
come parte di questa valutazione più dettagliata, dobbiamo considerare i fattori di prezzo sia a lungo che a breve termine. Possiamo anche, credo, essere ragionevolmente fiduciosi su determinati parametri. Quindi, mentre le aspettative sui livelli futuri dei tassi di interesse cambieranno senza dubbio di nuovo, l’era dei tassi di interesse nominali ultra bassi sembra ora essere alle nostre spalle, sebbene sia certamente prematuro parlare di “normalizzazione” delle politiche. Tassi più elevati incoraggeranno una rivalutazione dell’attrattiva relativa delle diverse classi di attività.
Con il “reddito” ora di nuovo all’ordine del giorno, l’attrattiva del reddito fisso come asset class potrebbe ora aumentare, nonostante la possibilità che i tassi di insolvenza salgano dagli attuali livelli molto bassi. Questo, a sua volta, potrebbe far venire meno la sensazione che “non c’è alternativa” per le azioni, ma non la rimuove del tutto. Infatti, le valutazioni azionarie complessive sono ancora interessanti, gli utili societari appaiono solidi e le nostre previsioni vedono guadagni a 12 mesi, anche se con volatilità nel frattempo.
immediate del mercato e mantenere una salda presa sugli obiettivi a lungo termine, sull’asset allocation e sui temi di investimento. La previsione del futuro, infatti, non è una semplice estrapolazione del passato, e l’economia globale potrebbe apparire molto diversa tra 12 mesi. Ma penso che dobbiamo lavorare sulla base del fatto che il contesto macroeconomico e degli investimenti rimarranno potenzialmente molto fragili. La ripresa non sarà semplice e, anche sulle ipotesi più ottimistiche (ad esempio sulla riapertura economica cinese), ci vorrà tempo per risolvere problemi come l’interruzione della catena di approvvigionamento.
Detto questo, il cibo e l’energia non sono i soli responsabili dell’inflazione. I prezzi, infatti, sono aumentati in molte categorie. Anche le misure alternative che tentano di fornire una lettura meno “rumorosa” dell’inflazione (escludendo le categorie volatili o concentrandosi sulla fascia mediana) stanno aumentando ai tassi più veloci mai registrati. La Fed di Dallas esclude ogni mese le variazioni di prezzo più estreme di beni di consumo e servizi, mentre la Fed di Cleveland esclude tutte le variazioni di prezzo tranne quella al centro della distribuzione delle variazioni di prezzo. L’accelerazione di queste misure suggerisce che domare l’inflazione nel settore alimentare ed energetico, da solo, non risolverà il problema.
I consumatori più ricchi, che spesso possono fare affidamento su una maggiore quantità di risparmi o su un mercato azionario più forte, oggi risentono del calo delle azioni, che ha impoverito la quota capitale e rischia di alleggerire anche i dividendi. La variazione annuale dell’indice S&P 500 (-13,01% ad un anno, -19,03% a 6 mesi), infatti, potrebbe non tradursi in perdite effettive per gli investitori che non hanno venduto i propri investimenti, ma danneggia la fiducia delle famiglie. Inoltre, con l’eccezione del settore energetico che ha performato benissimo grazie al picco dei prezzi del petrolio, tutti gli altri settori all’interno dell’S&P 500 hanno registrato un certo grado di debolezza dal massimo del 3 gennaio 2022; pertanto è difficile effettuare raccomandazioni di sovrappeso o sottopeso degli asset all’interno del portafoglio, in parte a causa della natura altamente volatile del mercato e della traiettoria incerta della crescita economica. E’ preferibile, invece, incoraggiare gli investitori ad adottare un approccio basato sui segmenti di mercato di alta qualità, caratterizzati da revisioni positive degli utili, bassa volatilità e alto dividendo.
Relativamente al reddito fisso, le banche centrali di tutto il mondo stanno intensificando i loro piani per aumentare i tassi di interesse. Il risultato è stato un rapido ripristino delle aspettative sul grado di inasprimento della politica monetaria necessario per portare l’inflazione al ribasso e una forte svendita del mercato obbligazionario e degli asset rischiosi. I dati di maggio hanno schiacciato le speranze che l’inflazione sarebbe scesa presto, poiché gran parte della pressione inflazionistica deriva da problemi dal lato dell’offerta, che le banche centrali non possono controllare. L’unica opzione disponibile, pertanto, è rallentare la crescita economica abbastanza da ridurre la domanda interna per soddisfare l’offerta attualmente più limitata, ma così facendo i mercati devono ancora scontare un forte aumento dei tassi (in USA previsti al 3,75%–4% entro la metà del 2023).
Inoltre, gli spread di credito, ovvero la differenza di rendimento tra bond governativi e bond societari con scadenza simile, sono aumentati, poiché gli investitori cominciano a preferire i bond governativi rispetto alle obbligazioni di emittenti societari esposte al ciclo economico. Inoltre, il dollaro è anche salito di oltre il 7% da inizio anno, e questi fattori (spread di credito e dollaro forte) segnalano che le condizioni finanziarie potrebbero essersi irrigidite a sufficienza da far pendere l’economia verso la recessione. Poiché può volerci del tempo per vedere l’effetto della politica monetaria sull’economia, l’impatto dell’inasprimento potrebbe non essere evidente fino alla fine di quest’anno; di conseguenza i mercati obbligazionari potrebbero subire una certa volatilità finchè non sarà chiaro se la Fed sarà riuscita ad evitare la recessione.

I titoli di crescita megacap continuano a non offrire alcun sostegno ai 

La performance dei
Anche la crescita negli Stati Uniti presenterà alcune sfide importanti nei prossimi mesi, e sarà necessario monitorare attentamente l’impatto sui consumi di una crescita dei salari reali fortemente negativa e di un aumento dei tassi ipotecari (il tasso medio è salito al 5,3% durante il mese, prima di tornare al 5,1%). L’eccesso di risparmio delle famiglie, in parte accumulato durante la pandemia, è riuscito finora a resistere alle
“In questo contesto, abbiamo apportato alcune modifiche alla nostra selezione di titoli, ricominciando a raccogliere alcuni nomi di small-mid cap che hanno sofferto di un sell-off generalizzato”, spiega Scauri. “Abbiamo ridotto l’esposizione su Atlantia e aumentato quella a società a piccola/media capitalizzazione come Cherry in Germania, Last Minute Group, Autogrill, Media For Europe. Il nostro posizionamento sulle banche è stato incrementato, con la partecipazione in Deutsche Bank, che consideriamo una storia di ristrutturazione con un enorme upside, insieme a Commerzbank. Abbiamo mantenuto Mediobanca, vista
l’ampia sottoperformance rispetto alla sua principale partecipazione in Generali, e abbiamo aggiunto Banco BPM. Abbiamo eliminato le nostre partecipazioni in Tenaris, beneficiando dell’ampio movimento sul 
Nel dettaglio, il rapporto sull’occupazione attentamente monitorato dal dipartimento del lavoro ha mostrato che l’economia statunitense ha aggiunto 390.000 posti di lavoro a maggio, con il tasso di disoccupazione stabile al 3,6% per il terzo mese consecutivo, battendo la maggior parte delle stime degli analisti. I trader speravano che il rapporto sull’occupazione rivelasse segni di debolezza nell’economia statunitense, in modo tale da persuadere la Fed ad ammorbidire la sua posizione sull’inflazione e sui tassi di interesse, e quindi per evitare di
Parlando di mercati, sia l’indice azionario mondiale MSCI – replicante le azioni di 50 paesi – che l’indice paneuropeo STOXX 600 sono scesi, mentre i rendimenti del Tesoro USA sono saliti ai massimi di due settimane (i treasury a 10 anni sono saliti al 2,946%, mentre quelli a due anni al 2,6606%). A
In pratica, una mossa a somma zero, che dimostra la volontà politica dell’Opec di lasciare i prezzi del greggio non al di sotto di quota 100 dollari, contro un costo medio di estrazione e raffinazione stimato in circa 28 dollari al barile in area Opec+ (ossia nel raggruppamento allargato alla Russia). Inoltre, i prezzi del
Cosa aspettarsi dai mercati questa settimana – I mercati azionari statunitensi hanno perso i guadagni realizzati all’inizio della settimana, poiché le aspettative di un più rapido inasprimento da parte della Federal Reserve hanno portato a un’ondata di vendite di
L’inflazione negli Stati Uniti è leggermente decelerata all’8,3% ad aprile, dopo aver raggiunto il massimo in 41 anni dell’8,5% a marzo. L’aumento dei costi dell’energia continua a guidare l’aumento dei prezzi, con il prezzo medio nazionale di un gallone di gas che sale al livello record di 4,76 dollari. Sempre venerdì, l’Università del Michigan rilascerà la lettura preliminare di giugno del suo Consumer Sentiment Index (MSCI). L’indicatore del sentiment misura la fiducia dei consumatori per quanto riguarda le proprie finanze, nonché le loro prospettive a breve e lungo termine per l’economia statunitense in generale. Dato che la spesa dei consumatori rappresenta oltre i due terzi del prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti, il Michigan Consumer Sentiment Index è un prezioso indicatore per la fiducia generale dei consumatori.
L’indice paneuropeo STOXX 600 ha concluso una settimana tumultuosa in calo dello 0,9%, con volumi che contenuti a causa delle festività in Gran Bretagna e
“In considerazione della drammatica tendenza dell’inflazione e del fatto che la BCE è così chiaramente ‘dietro la curva’, rispetto alla
Il risultato negativo dei
Il divieto parziale da parte dell’Unione Europea alle importazioni di petrolio dalla Russia, in rappresaglia all’invasione dell’Ucraina, ha anche alimentato i timori di un ulteriore aumento dell’
Eppure, nella zona euro la crescita del business è stata robusta a maggio, ma rischia di essere vanificata a causa dell’aumento del costo della vita, delle interruzioni della catena di approvvigionamento e dell’incertezza sull’invasione russa dell’Ucraina. L’indice composito finale dei responsabili degli acquisti (PMI) di S&P Global, considerato un buon indicatore della salute economica, è sceso a 54,8 a maggio dal 55,8 di aprile, poco meno di una stima preliminare di 54,9. Qualsiasi valore superiore a 50 indica comunque una crescita. La forte domanda di servizi ha contribuito a sostenere un ritmo sostenuto di crescita economica; tuttavia, i rischi sembrano essere orientati al ribasso per i prossimi mesi. Il settore manifatturiero rimane limitato in modo preoccupante dalla carenza di offerta, e sia le imprese che le famiglie rimangono afflitte dall’aumento dei costi.
In USA, gli
Nel frattempo, l’indicatore rialzista di Bank of America è rimasto nel “territorio di acquisto contrarian inequivocabile” per la seconda settimana consecutiva. L’indice è crollato da 1,5 a 0,6 nell’ultima settimana, indicando un posizionamento ribassista estremo, sebbene questi dati vengano riportati con un leggero ritardo. L’indicatore rialzista era vicino a 10 solo un anno fa, e questo fa ben comprendere gli estremi a cui si è arrivati e, soprattutto, perché grandi
Oltre a questi segnali, esistono molte ragioni per credere che questo rally più recente durerà. Innanzitutto, lo S&P 500 è a un livello che dovrebbe dargli un certo supporto, data la perdita dell’indice quest’anno. Gli analisti tecnici cercano aree di “supporto” e “resistenza” sui loro grafici mentre cercano di capire dove potrebbe andare il mercato dopo. In poche parole, finché il supporto regge, è improbabile che i ribassi peggiorino molto da qui. Del resto, mentre le perdite di questo mese implicherebbero che l’indice potrebbe facilmente scendere al di sotto del livello di 3.950, lo S&P 500 è salito al di sopra di quel
livello. In secondo luogo, sembra che il mercato stia costruendo “modelli rialzisti“. In sintesi, il recente balzo dell’indice, portandolo al di sopra dei livelli chiave, mostra che gli acquirenti potrebbero tornare sul mercato e rimanervi. In più, solo nove ETF negoziati in borsa hanno toccato nuovi minimi questa settimana, contro i 24 della scorsa settimana e i 96 della settimana prima. In terzo luogo, i prezzi delle obbligazioni ad alto rendimento stanno salendo, e ciò significa che gli investitori sono più fiduciosi nel credito delle aziende e meno preoccupati per una 
Segni di stress stanno anche aumentando sul mercato dei mutui Usa: il tasso di interesse medio su un
“Nello specifico – conclude Scauri – abbiamo mantenuto in portafoglio le nostre posizioni su Atlantia e Danieli. La partecipazione in Tenaris è stata diminuita, beneficiando del grande movimento sul petrolio. Abbiamo poi mantenuto la nostra partecipazione nel settore della difesa (Leonardo), aumentando al contempo la nostra esposizione sul business della cybersecurity e ricostruendo il nostro posizionamento sul settore delle utilities, in particolare quelle esposte al business delle rinnovabili (Prysmian, Alerion, Enel). Infine, abbiamo aggiunto in portafoglio i titoli “inflation linked“, cioè Inwit e RayWay”.







