Maggio 31, 2026
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Azioni, Bond & Valute

Deutsche Bank: il 2022 anno di transizione. Dieci temi “caldi”, sull’onda del cambiamento

Nel 2022 l’inflazione e le banche centrali saranno al centro dell’attenzione, in un anno in cui la politica della BCE inizierà a cambiare marcia, e le altre banche centrali inizieranno a seguire la linea della Fed sull’inasprimento.

di Christian Nolting

Nel 2022 ci saranno molti cambiamenti rispetto al regime in corso, soprattutto in termini di inflazione, clima, geopolitica e tecnologia. Tutto questo creerà un ambiente in cui dovrebbe essere evitato il compiacimento intorno a qualsiasi scenario “di base”. La pandemia, infatti, ci ha già dimostrato che le soluzioni complete e rapide a problemi complessi sono rare, per cui dovremmo considerare il 2022 come un anno di transizione, che consentirà agli investitori di posizionare i portafogli in vista delle sfide future.

Christian Nolting

Del resto, la ripresa economica dai minimi di metà 2020 non è mai stata del tutto semplice, ed ha richiesto alti livelli di sostegno alla politica monetaria e fiscale. Il mondo è cambiato negli ultimi due anni, e molte economie stanno ancora lottando per riadattarsi. Gli alti tassi di inflazione sono un sintomo importante di questo processo di riaggiustamento, e riflettono in larga misura un disallineamento tra la ripresa della domanda e dell’offerta, come è possibile vedere nell’interruzione della produzione globale e delle catene di approvvigionamento (ma anche nei mercati del lavoro). Tuttavia la correzione di tali discrepanze non fermerà il processo di cambiamento, poichè l’economia mondiale è un luogo dinamico.

Parafrasando ciò che si suppone abbia detto l’antico filosofo greco Eraclito, è impossibile entrare due volte nello stesso fiume. Il fiume è diverso e anche tu come persona sei diverso. Il “fiume” dell’inflazione cambia sempre con driver diversi; allo stesso modo stanno cambiando anche le aspettative di inflazione.

Il cambiamento comporta che un’efficace gestione del rischio deve essere integrata da considerazioni a lungo termine sugli obiettivi e sulla composizione del portafoglio: è necessario pensare in modo strutturale, piuttosto che reattivo, e rifarsi ad alcune componenti essenziali in questa ottica. Innanzitutto, questo è un momento importante per concentrarsi sull’asset allocation strategica, dal momento che l’utilizzo del market timing attorno a processi di cambiamento così complessi non sarà sufficiente: un’efficace allocazione strategica degli asset probabilmente si dimostrerà una fonte molto più efficace e affidabile di rendimenti a lungo termine.

Questo potrebbe anche essere un ambiente di investimento meno stabile di quanto sembri a prima vista. Infatti, la “repressione finanziaria” (tassi di interesse reali artificialmente bassi o negativi) è chiaramente destinata a durare per qualche tempo a venire, ma al punto in cui ci troviamo anche variazioni relativamente piccole dei tassi di interesse possono avere importanti effetti diretti e indiretti sulle classi di attività. Inoltre, non dovremmo presumere che un’allocazione di attività molto tradizionale (ad esempio la classica allocazione di azioni/obbligazioni 60/40) funzionerà bene, e saranno necessari approcci più sofisticati. In particolare, le questioni ambientali ed ESG in senso più ampio (inclusi gli aspetti sociali e di governance) diventeranno ancora più importanti per i portafogli.

Le questioni ambientali sono ora saldamente al centro della scena politica globale, e le implicazioni per gli investitori vanno ben oltre i tassi di inflazione più elevati: il passaggio a un’economia a emissioni zero creerà anche molte opportunità interessanti. Il 2022 dovrebbe essere visto come un anno di transizione poiché l’ambiente economico e di investimento globale si evolve alla ricerca di una nuova realtà. Agire ora sull’asset allocation strategica e sui fattori ESG nei portafogli dovrebbe aiutare a catturare questo processo di cambiamento. Dieci sono i temi per il 2022.

Politica: condividere i dolori – La competizione per il commercio e le risorse naturali continua con questioni ambientali e anche la ridistribuzione delle risorse all’interno delle economie importanti.
Economia: tema caldo – I forti tassi di crescita nel 2021 probabilmente saranno seguiti solo da una leggera moderazione nel 2022. Ma questa sarà una ripresa sottilmente differenziata, con implicazioni per diverse classi di attività.
Asia: l’occhio della tigre – Il dinamismo economico della regione creerà un entusiasmante 2022 dopo un difficile 2021. È probabile che la stabilizzazione economica cinese trarrà vantaggio da molte risorse regionali e la crescita indiana dovrebbe essere forte.

Inflazione: il rinoceronte nella stanza – Gli aumenti dei prezzi sono un problema serio, sono già dirompenti e contengono una serie di rischi a lungo termine. È improbabile che torniamo a un regime di inflazione ultra-bassa.
Politica monetaria: timori crepuscolari – L’elevata inflazione crea molteplici problemi per le banche centrali e una politica reattiva potrebbe ulteriormente turbare i mercati. La probabile aggressività delle banche centrali non dovrebbe essere sopravvalutata.
Reddito fisso: sabbie mobili – La volatilità indotta dal cambiamento di politica può mettere in discussione il ruolo del reddito fisso nei portafogli. Alcuni mercati saranno ben supportati, ma bisogna essere consapevoli dei rischi.

Azioni: rendimenti realistici – Le prospettive della classe di attività sembrano ancora generalmente positive, ma i rendimenti potrebbero essere inferiori rispetto al 2021. Le rotazioni cicliche e geografiche nel corso del 2022 potrebbero avere un impatto.
Materie prime: crescita del Green – La volatilità dei prezzi delle materie prime potrebbe diminuire man mano che le pressioni sulla riapertura economica si attenuano. Creare le infrastrutture green potrebbe aumentare la domanda di energia e di alcuni prodotti industriali.

Immobiliare: ancora in costruzione – Il settore offre un certo margine per ulteriori guadagni, ma la differenziazione settoriale e geografica è importante. I costi dei materiali e della manodopera possono influire sull’offerta in alcuni mercati.
Forex: la macro contano – Le preoccupazioni per l’inflazione negli Stati Uniti e le probabili risposte politiche hanno fatto salire l’USD. Ma altre politiche e fondamentali macro potrebbero iniziare a lavorare contro la valuta nel 2022.

* Global Chief Investment Officer, Deutsche Bank Private Bank (Dec. 14, 2021)

Lemanik: view positiva sui mercati azionari 2022. Nonostante Omicron

Secondo Andrea Scauri, l’Italia ha riacquistato il suo appeal di investimento e il suo profilo di rischio è drasticamente migliorato grazie a Draghi. Le posizioni principali in portafoglio tra i nomi europei sono Vivoryon, Euronext, The Naga Group, Danieli, Atlantia.

“Nonostante i timori legati alla variante Omicron, continuiamo a confermare la nostra visione positiva sui mercati azionari. Per il 2022 ci aspettiamo che la politica fiscale rimanga accomodante, con il lancio del piano per le infrastrutture negli Stati Uniti e l’implementazione del Recovery Fund nell’Ue. L’Italia ha riacquistato il suo appeal di investimento e il suo profilo di rischio è drasticamente migliorato grazie a Draghi”. È la view di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Special Situation.

I timori e l’incertezza sulla pericolosità della nuova variante sudafricana Omicron hanno causato un calo dei mercati azionari. I settori più colpiti sono stati quello dei viaggi, seguito dal petrolio, dalle banche e dall’automotive, mentre hanno tenuto bene i farmaceutici e le utilities. La volatilità dei mercati ha avuto un’impennata, con il VIX salito del 55% a 25 e le materie prime in calo, in particolare il petrolio per le preoccupazioni che la domanda di greggio possa diminuire con il rallentamento della ripresa a causa di una recrudescenza del virus. “Se i casi dovessero aumentare rapidamente a causa della nuova variante, la volatilità dei mercati rimarrà alta nelle prossime settimane per i timori di potenziali nuovi blocchi”, sottolinea Scauri. “Anche se ci aspettiamo che i casi aumentino a breve termine, crediamo che saranno gestiti da un’accelerazione nel roll-out della terza dose del vaccino, lo sviluppo di una nuova versione del vaccino efficace contro le nuove varianti e un’approvazione più rapida delle pillole anti-Covid che hanno dimostrato un’efficacia promettente nel prevenire sintomi gravi e ricoveri”.

L’incertezza del contesto attuale ha portato a qualche acquisto di obbligazioni, a un calo dei rendimenti e ad acquisti di oro beneficiando anche del calo dei tassi nominali Usa e nonostante un dollaro forte. La paura di una nuova e più grave variante potrebbe portare le banche centrali a rimandare i loro programmi di tapering e di aumento dei tassi di interesse, almeno fino a quando non saranno disponibili informazioni sufficienti sul pericolo del nuovo virus.

I principali rischi legati a: un aumento significativo dei casi di Covid-19 e dei tassi di ospedalizzazione, nuove chiusure prolungate che comportano un netto rallentamento dell’economia; una riduzione troppo rapida della liquidità da parte delle banche centrali; un marcato rallentamento dell’economia cinese (nell’UE, i settori più esposti al mercato cinese sono i beni capitali, l’automotive, i beni di lusso/consumo); un allargamento degli spread ad alto rendimento con un aumento delle insolvenze societarie e/o una pressione sui margini industriali a causa di un aumento troppo rapido del costo delle materie prime e dell’inflazione. “In questo contesto, le posizioni principali tra i nomi europei rimangono Vivoryon, società biotecnologica tedesco-olandese, la francese Euronext e The Naga Group, piattaforma cripto tedesca in rapida crescita”, conclude Scauri (nella foto in basso).

“Abbiamo mantenuto la nostra posizione su Danieli, che combina crescita, multipli economici e tendenze a lungo termine legate alla decarbonizzazione dell’industria dell’acciaio. Tra gli industriali, abbiamo mantenuto la nostra posizione su Atlantia, sulla base di un bilancio molto più pulito dopo la finalizzazione della cessione di ASPI, che ha portato a uno sconto significativo NAV. Il nostro posizionamento sulle banche è sostanzialmente invariato sulla base delle aspettative di aumento dei tassi di interesse. Dopo aver ridotto massicciamente il nostro posizionamento sui settori petrolifero e auto, abbiamo ricostruito la nostra partecipazione su Tenaris e Repsol a seguito della forte correzione avvenuta a fine ottobre/inizio novembre. Evidenziamo infine la nostra partecipazione su Telecom Italia”.

Azionario troppo “tirato” e rischi da inflazione durevole? I gestori tra cauto ottimismo e prudenza

Secondo M&G Investment i prezzi dei titoli azionari sono mediamente elevati, e una inflazione più duratura e il tapering potrebbero portare volatilità. Secondo Fidelity, nel 2022 lo scenario macroeconomico resta di supporto alle asset class a rischio.

“L’azionario globale è salito davvero molto negli ultimi anni, ad un ritmo doppio rispetto alle medie storiche di lungo termine. Inoltre, le quotazioni di molti titoli sono tirate o addirittura care, e questo comporta che un eventuale elemento di discontinuità, come una inflazione più duratura oppure politiche monetarie meno accomodanti, potrebbero portare con loro quella volatilità che ormai non si vede da un anno e mezzo”. Così ha commentato Manuel Pozzi, Investment Director di M&G Investment.

“In termini di approccio all’investimento – afferma Pozzi – è molto importante innanzitutto fruire di strumenti che sfruttino l’intelligenza artificiale, che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e consente di adottare nuove metodologie di selezione dei titoli azionari, aiutando i gestori in carne ed ossa a superare i propri limiti e le proprie convinzioni, oppure ad analizzare un universo enorme di titoli”. “Un altro tema che stiamo guardando con molto favore – continua Pozzi – è quello di investire nelle aziende che detengono o gestiscono infrastrutture-chiave, e quindi in un contesto completamente diverso da quello della tecnologia. Infatti, il settore delle infrastrutture-chiave è caratterizzato da decenni di sotto-investimenti e regole rigide, ma oggi i piani di recovery americani ed europei (PNRR per l’UE, ndr) stanno spingendo tantissimo sulle infrastrutture, creando un contesto fiscale e regolamentare potenzialmente molto favorevole”.

“Inoltre – aggiunge Pozzi – si tratta di un settore estremamente diversificato, tra infrastrutture sociali, economiche e di nuova generazione, e se vediamo le quotazioni possiamo notare che si tratta di un area di mercato rimasta molto indietro nell’ultimo anno e mezzo a causa della pandemia e dei lockdown, che hanno avuto un impatto forte sulle infrastrutture legate ai trasporti. Oggi il rapporto prezzo/valore di libro di queste aziende è attorno a due volte, rispetto allo stesso rapporto della borsa mondiale che è pari a tre volte”. “(Possiamo aspettarci) valutazioni più normali – conclude Pozzi – a fronte di prospettive fiscali e regolamentari più favorevoli e rispetto alla capacità di offrire flussi di cassa stabili, spesso legati anche all’inflazione, con dividendi superiori”.

Secondo Pasquale Borra, Head of Distribution Italy di Fidelity International, “ci avviciniamo a grandi passi verso la fine di un 2021 per molti versi assolutamente straordinario. Per il 2022 lo scenario macroeconomico resta di supporto alle asset class a rischio. Infatti, è vero che stiamo vivendo una fase di maturazione di questo ciclo economico così concentrato, ma è altrettanto vero che possiamo aspettarci dei tassi di crescita ancora molto superiori ai trend di lungo periodo”. “La crescita – afferma Borra – è diffusa ed è trainata soprattutto dall’Asia e dalla Cina, ma vede anche un contributo molto forte da parte degli Stati Uniti, mentre l’Europa sta facendo la sua parte anche se si prenderà un po’ più di tempo prima di ritornare in termini di crescita ai livelli pre-Covid. Il sostegno delle banche centrali continuerà ad essere sostenuto, soprattutto negli Stati Uniti dove l’Amministrazione Biden è alle prese con un calo dei consensi enorme, come non si vedeva dai tempi della presidenza Carter, innescato dalla difficile gestione della crisi in Afghanistan. Pertanto, Biden ha tutte le motivazioni per avvicinarsi alle elezioni di Midterm stimolando l’economia americana e, di conseguenza, i mercati azionari. E lo fa annunciando un ulteriore stimolo fiscale che si aggiunge ai 6.000 miliardi di dollari già immessi nel sistema”.

“Relativamente alle aspettative di inflazione – aggiunge Borra – secondo noi non porteranno la Fed “dietro la curva”, poiché i target di inflazione della banca centrale americana sono passati dall’essere puntuali all’essere valutati all’interno di un ciclo di mercato, dando così maggior tempo alla Federal Reserve per diluire la fase di normalizzazione dei tassi di riferimento. E poi non va dimenticato che il prossimo stimolo fiscale promesso da Biden verrà finanziato da una maggiore tassazione, e questo farà sì che il tapering sarà più intenso e più breve del precedente ed avrà un impatto limitato per via della minore emissione di debito pubblico conseguente alla maggiore tassazione. Infine, non dimentichiamoci del megatrend dell’Asia e della Cina”.

Borse EU in caduta nel 2022 per bassa crescita e inflazione. Bene l’azionario USA

Secondo le previsioni di Komorebi, la bassa crescita e l’inflazione sopra al 4% causeranno una caduta degli indici azionari europei intorno al 10%. Al contrario, negli Stati Uniti il mercato azionario salirà ancora e l’inflazione rientrerà.

Nel 2022 le strade di Europa e Stati Uniti torneranno a divergere, con un rafforzamento dell’economia americana e un indebolimento dell’economia europea: è lo scenario prefigurato da Gianluca Gabrielli, strategist e gestore di Komorebi Invest Suisse.

“Nonostante l’output gap sia oggi negativo e simile per l’Europa e gli Stati Uniti, con un differenziale tra produzione effettiva e produzione potenziale del -3,3% al di qua dell’Atlantico e del -4,3% in America, le situazioni sono sostanzialmente diverse”, spiega Gabrielli, “perché in Europa, dove il Pil non cresce ormai da 14 anni, la scintilla inflattiva mondiale rischia di attecchire e svilupparsi, a causa di quei 5.800 miliardi di liquidità riversati sul mercato dalla Banca centrale europea, che non si sono trasformati in investimenti, beni e servizi”. Questa situazione farà salire il livello dei prezzi nell’Area euro al 4-5%, con i tassi decennali destinati a crescere, collocandosi tra il 2 e il 5%, e l’euro che scenderà e raggiungerà la parità col dollaro. Inoltre, la crescita nulla e l’inflazione sopra al 4% causeranno una caduta degli indici azionari europei, stimabile mediamente in un calo del 10%, mentre il trend dei ricavi aziendali non sarà in grado di contrastare questa tendenza.

“Al contrario, l’economia americana proseguirà nella sua capacità di crescere e di trasformare il capitale disponibile in opportunità, innovando prodotti e processi produttivi, grazie al traino offerto dalla sua leadership nel settore trainante del futuro: la tecnologia”, aggiunge Gabrielli. “Da qui il nostro secondo set di previsioni per il 2022 ci porta a stimare l’indice S&P500 a 5.200 e il Nasdaq100 a 18.000, spinti da un solido trend degli utili aziendali. Mentre la graduale chiusura dell’output gap e il rafforzamento del cambio favoriranno il rientro dell’inflazione, che dovrebbe scendere sotto al 3% nel corso dell’anno”.

In conseguenza a questo scenario, le scelte di asset allocation per il 2022 dovranno tener conto del calo sia dei mercati azionari sia di quelli obbligazionari in Europa, dove l’unico asset con rendimenti positivi saranno i titoli legati all’inflazione, il lento recupero delle materie prime e gli indici azionari Usa in crescita mediamente del 10%, con le obbligazioni Usa che rimarranno sui livelli attuali.

A rischio il rally azionario di Natale? Cribari: modesti i ritorni attesi

Molto improbabile ripetere le performance passate, ma per il 2022 si prospetta comunque uno scenario costruttivo. Positivi su azionario emergente di Cina e Brasile, negativi sul comparto obbligazionario.

“Il rischio pandemico torna a essere centrale con la diffusione globale di Omicron e decisiva sarà la reazione delle autorità governative a tali sviluppi. Davanti a questo, Il rally di Natale è a forte rischio. Le incertezze di breve termine sono aumentate mentre molti catalizzatori sono già stati scontati. I ritorni attesi per i prossimi mesi sono modesti a meno di una correzione significativa. Nel dubbio, gli investitori viste le valutazioni, le performance positive e l’approssimarsi di fine anno potrebbero vendere prima e solo in seguito porsi delle domande”. È la view di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

Il Covid-19 ha accelerato un trend di inflazione più elevata che sarà permanente, non transitoria. Deglobalizzazione, rilocalizzazione, trasformazioni della supply chain, cambiamenti demografici, allentamento monetario, espansione fiscale, rischio geopolitico più elevato, politiche green stanno diventando tutte inflazionistiche. Stiamo passando da un’era di abbondanza a un’era di scarsità e questo scenario rischia di essere peggiorato dalla variante Omicron, per cui la prudenza è d’obbligo, ma per il 2022 si prospetta comunque uno scenario costruttivo. Una correzione significativa (cioè a doppia cifra) dei mercati azionari, per quanto siano obiettivamente molto tirati, sarebbe giustificata solo da una recessione economica che allo stato dei fatti non avrebbe motivazioni fondamentali. Sullo sfondo, a sostegno dell’asset class, restano tassi reali che si trovano ai livelli più bassi della storia e non hanno alcun senso finanziario.

A spingere comunque verso un periodo di maggiore volatilità, cioè di una correzione superiore a quel 5% che quest’anno già provocava stati di allucinazione collettiva, vi sono parecchi elementi. Oltre al nuovo frustrante peggioramento pandemico, la consapevolezza che un tasso di inflazione di almeno il 4% non sarà per nulla transitorio, banche centrali (anche la Bce) che saranno costrette a diventare meno amichevoli, rallentamenti nella produzione a causa di numerosi colli di bottiglia, un inverno caldissimo per quanto riguarda i costi energetici, equilibri geopolitici di nuovo in fibrillazione dopo la breve pausa post-trumpiana.

“In questo contesto privilegiamo l’equity, con menzione particolare a quello emergente cinese e brasiliano, mentre restiamo negativi sul comparto obbligazionario, salvo rarissime eccezioni. Qui riteniamo utile segnalare la nicchia delle obbligazioni high yield emergenti che presentano livelli di spread storicamente interessanti, un deciso pick-up di rendimento, scadenze generalmente corte e fondamentali certamente non brillanti ma neppure così disastrosi”, spiega Cribari. “In attesa di dati più chiari i ciclici sono lettera morta mentre tornano in auge i covid winners. A medio termine tuttavia, escludendo uno scenario drammatico, consigliamo di accumulare ciclici di qualità su ogni correzione. Sulle valute riteniamo che il dollaro stia sperimentando un classico overshooting, che potrebbe ulteriormente accelerare, ma che non rispecchia tuttavia le gravissime lacune del sistema economico-finanziario-politico americano: il peggio potrebbe ancora arrivare”.

Borse, la variante Omicron determinerà un crollo dei mercati?

Il “venerdì nero” della scorsa settimana non è certo il primo episodio di questo tipo accaduto nei mercati azionari dall’inizio della pandemia, ed il pesante storno appare legato all’azione dei ribassisti e a prudenti prese di beneficio. Il destino ancora in mano alle banche centrali.

Di Massimo Bonaventura

La scoperta della variante Omicron e dei suoi possibili effetti sulla diffusione del contagio hanno dominato la giornata di venerdì 26 Novembre. Tutte le maggiori borse sono crollate: Milano ha perso il 4,6%, Madrid il 5%, Parigi il 4,7% e Londra il 3,6%. In mattinata erano già scese pesantemente le borse asiatiche, e la settimana ha chiuso il fuso orario borsistico con il forte calo della borsa americana. E’ crollato pesantemente il prezzo del petrolio (mediamente -10%), le società produttrici di aeroplani (Airbus e Boeing) e naturalmente le compagnie aeree. Viceversa, i titoli delle aziende del comparto tecnologico/informatico, che potrebbero trarre benefici da nuovi lockdown, sono cresciute (come Zoom, per esempio).

Tutto secondo copione, in fondo, come già accaduto in occasione della precedente “variante Delta” e come probabilmente accadrà ogni volta che ne sarà scoperta una nuova e capace di far danni, poiché questo virus si comporta come una normale influenza che varia le proprie capacità di contagio ogni anno, mutando continuamente.  In particolare, hanno risentito del crollo i settori più sensibili alle eventuali restrizioni (viaggi, banche e auto), ma in realtà i dati a disposizione su Omicron sono davvero scarsi al momento, e ci vorranno parecchi giorni per avere valutazioni scientifiche più affidabili. Tuttavia l’aumento dei contagi nella regione di provenienza (Gauteng, Sud Africa) giustifica pienamente questi timori.

Pertanto, è corretto pensare che l’economia mondiale si possa fermare a causa di questa variante, come nel 2020, e che di conseguenza i mercati azionari possano stornare pesantemente? La risposta a queste domande è duplice e contraria, nel senso che difficilmente la produzione e (soprattutto) la distribuzione delle merci potranno nuovamente rallentare il proprio corso, ma lo storno delle borse potrebbe esserci, e non certo per via della variante Omicron, o soltanto per essa. Infatti, i media non avevano ancora finito di martellare gli utenti con la notizia della variante virale, quando già cominciavano ad essere diffuse le notizie che, in tutta probabilità, riporteranno la calma nel giro di qualche giorno: per “aggiornare” i vaccini in relazione ad Omicron ci vorranno al massimo tre mesi, per cui l’industria e la distribuzione non si fermeranno, poiché semplicemente non ce ne sarebbe il tempo.

Per tutti, aziende a persone, sarà sufficiente osservare più rigidamente le regole di distanziamento sociale sia in famiglia che nei luoghi di lavoro, e probabilmente la diffusione della variante spingerà i governi ad imporre – in modo diretto oppure, come in Italia, con modalità di “persuasione indiretta” – la vaccinazione a bambini e studenti, la cui percentuale di contagi preoccupa come nel 2020 e la cui messa in sicurezza adesso appare necessaria per scongiurare gli effetti più gravi del contagio e il raggiungimento di un livello di occupazione delle strutture ospedaliere tale da imporre nuove pesanti restrizioni. Tutto ciò, ovviamente, qualora non venga scoperto che la variante Omicron non sia capace di ridurre i vaccini come un colabrodo.

E i mercati azionari, quali sviluppi si possono prevedere? A tal proposito, c’è da dire che la maggior parte degli analisti era concorde nell’affermare che la risalita dei nuovi casi in Europa avrebbe potuto rallentare la ripresa economica, ma si trattava comunque di una sorta di “atto dovuto previsionale” che, nel periodo invernale di ogni pandemia, ci sta sempre bene come il prezzemolo. Della serie “io intanto lo dico, così potrò sempre sostenere di averlo previsto”. Invece, nonostante il peggioramento della situazione sanitaria in Europa, “gli indicatori economici di breve periodo continuano a essere nel complesso favorevoli” (Ignazio Visco, Governatore Banca D’Italia).

Pertanto, al momento il pesante storno appare legato all’azione dei ribassisti e a prudenti prese di beneficio, mentre il vero pericolo non sembra tanto la nuova versione del virus ed i suoi possibili effetti sull’economia mondiale (che ha già dimostrato tutta la sua capacità di adattamento), bensì la circostanza che le banche centrali, anziché prolungare saggiamente le politiche espansive – o, meglio, rallentare o sospendere quelle restrittive – possano proseguire come se niente fosse nel loro disegno attuale, e cioè quello di frenare gli stimoli tramite il tapering anche qualora la variante Omicron si manifestasse come potenzialmente distruttiva e costringesse tutti a nuovi lockdown. E se tutto ciò dovesse accadere proprio nel momento in cui la spinta inflazionistica non avesse ancora terminato il suo corso “temporaneo” al rialzo, a quel punto sarebbe persino difficile intravedere la fine della correzione dei mercati azionari.   

Queste ipotesi, però, appaiono poco probabili, poiché anche le banche centrali hanno dimostrato di sapersi adattare rapidamente alle circostanze, e alla BCE basterebbe semplicemente annunciare la possibilità di un futuro potenziamento del PNRR per dare serenità in un colpo solo. “Frugali” permettendo, naturalmente: senza la Merkel, quest’ultima possibilità non è più così scontata.  

Paolo Vicentini: nei prossimi mesi tassi in salita e ombre sui mercati azionari

I tassi sono destinati a crescere nei mesi a venire, e dopo essere stato “drogato” dalla liquidità abbondante l’azionario potrebbe risentirne. In portafoglio preferenza per le società legate al ciclo economico. Quelle Value meglio di quelle Growth.

“I tassi sono destinati a crescere nei mesi a venire e questo potrebbe essere un motivo di preoccupazione per i mercati azionari. Essi sono stati “drogati” dalla fase di liquidità abbondante che, non trovando rendimenti soddisfacenti, è in parte andata ad alimentarli”. È l’analisi di Paolo Vicentini, gestore di Aqa Capital.

Il mercato azionario americano ha vissuto una fase di positività che statisticamente è abbastanza rara e non riscontrabile in molti altri cicli del passato. L’atteggiamento della FED sta cambiando in direzione del cosiddetto tapering, anche se si continua a definire il fenomeno dell’inflazione come passeggero. Essa viene collegata alla recessione del Covid-19 e quindi la FED non menziona alcuna data futura per l’inizio del rialzo dei tassi ma si pone con un atteggiamento vigile sull’inflazione, con l’obiettivo principale del  raggiungimento della piena occupazione nel mercato del lavoro.

Dal punto di vista del sentiment, l’ottimismo è abbastanza elevato per la buona crescita dimostrata dall’economia e dai risultati societari, che comunque dovrebbero crescere ancora guardando alle stime di consenso, che dopo una breve pausa stanno crescendo di nuovo. “Riteniamo comunque che la revisione al rialzo delle stime non possa essere della stessa magnitudo dei trimestri passati, e quindi il nostro atteggiamento è più prudente rispetto alla prima parte dell’anno”, sottolinea Vicentini.

Nei recenti commenti dei risultati azionari in Usa emerge una crescente preoccupazione da parte dei management sul rialzo dei prezzi delle materie prime e sulla difficoltà di approvvigionamento delle stesse, fattore che se perdurasse potrebbe mettere pressione sui margini delle società. Dopo un rialzo eccezionale del settore di crescita (principalmente società del Nasdaq) si osserva una ripresa di molte società value e delle small cap che non avevano partecipato alla crescita della prima parte dell’anno. “L’atteggiamento sta diventando più prudente e nonostante restiamo positivi sul proseguo del ciclo dell’economia cominciano a emergere segnali di estensione delle valutazioni di molte società che ci fanno ritenere che l’indice possa avere delle pause o delle correzioni nella salita di lungo termine”, conclude Vicentini (nella foto). “Di conseguenza, abbiamo aumentato il cash in portafoglio immettendo società più legate al ciclo economico e più value rispetto a quelle di crescita”.

Crescita asiatica più veloce di Usa e Europa anche nel 2022

Secondo Marcel Zimmermann di Lemanik, le valutazioni più basse in tutta la regione asiatica offrono buone prospettive di crescita a lungo termine. New economy, materiali di base e industria dell’export i settori più interessanti in Cina.

“L’Asia dovrebbe crescere più velocemente degli Stati Uniti e dell’Europa anche nel 2022. Le valutazioni sono più basse in tutta la regione e questo crediamo possa offrire buone prospettive di crescita a lungo termine”. È la view di Marcel Zimmermann, asset manager di Lemanik.

Il quadro economico asiatico ha avuto un leggero indebolimento durante il mese di ottobre, in particolare in Cina e Giappone. Il Pil cinese del terzo trimestre 2021 è aumentato del 4,9%, in calo rispetto al 7,9% del secondo trimestre. Il settore dei servizi e delle esportazioni continuano a essere positivi, con le esportazioni di settembre in aumento del 28,1% su base annua e l’indice PMI Caixin Service che rimbalza a settembre a 53,4 da 46,7.

La regione continua a soffrire della carenza di semiconduttori e di colli di bottiglia logistici in settori chiave come l’elettronica di consumo e la produzione di automobili e l’industria dell’export di Giappone e Corea del Sud è chiaramente esposta a questi rischi. Le esportazioni dall’Asean continuano a vedere una crescita a due cifre. La crisi di liquidità che coinvolge il secondo sviluppatore immobiliare cinese, Evergrande, continua a trascinare giù anche altre società del settore: Modern Land China, Sinic Holdings e Fantasia hanno mancato i loro rimborsi. Secondo la China Real Estate Information Corp, inoltre, le vendite di case da parte dei principali costruttori in ottobre sono scese del 32% su base annua. L’incertezza tra gli investitori può essere vista anche sull’indice Hang Seng China Enterprise, che è sceso di nuovo verso il suo minimo del 2020. Lo yen si è indebolito durante ottobre contro la maggior parte delle valute.

“Ci aspettiamo che la Federal Reserve tagli presto il sostegno straordinario all’economia, il che dovrebbe portare a un aumento dei rendimenti a lungo termine”, spiega Zimmermannn (nella foto). “Per quanto riguarda le nostre posizioni di investimento, rimaniamo coperti sullo yen e sul dollaro di Hong Kong. Abbiamo aumentato leggermente la nostra esposizione in Indonesia, aumentando così ulteriormente il sovrappeso nell’Asean. Gli investimenti in Cina sono orientati verso la new economy, i materiali di base e l’industria dell’export ma la ponderazione assoluta rimane inferiore al benchmark. Il Giappone rimane molto attraente in termini di approccio di valutazione e i rischi d’inflazione sono limitati al segmento aziendale, poiché i loro bilanci hanno una leva molto bassa”.

E’ il momento di investire in Italia? Nicodemo: focus su banche, assicurazioni, energia e tecnologia

Secondo Gianrito Nicodemo di Zest, a livello geografico il focus è sul Mediterraneo, in particolare Italia, ma anche Francia e Spagna. Tra i titoli equity interessanti anche quelli di banche, assicurazioni ed energia.

“Nel medio periodo preferiamo l’investimento in equity, con un focus su banche e assicurazioni, energia, costruzioni e tecnologia. In termini geografici, l’area in cui siamo più esposti al momento è quella europea e in particolar modo in Italia, in secondo luogo Francia e Spagna”. È la posizione di Gianrito Nicodemo, Fund Manager di Zest SA.

Le motivazioni che ci spingono a guardare all’investimento soprattutto in Italia con assoluto interesse da qualche tempo sono molteplici. Il primo è senza dubbio il piano di rilancio Europeo Next Generation Eu. L’Italia è oggetto di fondi per complessivi 209 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti agevolati, una cifra davvero importante se rapportata al Gdp nazionale. Fondi che intervengono soprattutto, ma non solo, su infrastrutture, energie rinnovabili, digitalizzazione. Elementi a nostro avviso fondamentali per il Paese nell’ottica di incremento della competitività, della sostenibilità e della produttività, nel processo di rilancio e convergenza economica verso le aree più ricche dell’Unione. Turismo e cultura sono altri due importanti obiettivi del piano. Grazie al Next Generation Eu, se governo e amministrazioni, attraverso un processo di riforme, sapranno cogliere al meglio l’occasione, per la prima volta dopo 20 anni si avrà un importante incremento della spesa pubblica nel paese, elemento di rottura, dopo tanta austerità, di non poco conto ai fini di una crescita sostenibile e duratura.

Il secondo è quanto il tessuto economico del Paese sia cambiato dal 2008 in avanti. Sia le società che il sistema creditizio sono profondamente migliorati. I managers di molte aziende, anche di società pubbliche, hanno condotto importanti processi di ristrutturazione ed efficientamento per far fronte a un lungo periodo di crisi e mancanza di competitività del sistema paese, processi che oggi rendono queste società competitive e pronte a cogliere al meglio le opportunità che il momento economico offre. In molti si propongono come polo aggregante a caccia di sinergie e il mondo della piccola emedia impresa è in forte fermento, come testimoniato ultimamente anche dal numero e dal successo riscosso dalle Ipo.  Il sistema creditizio, sotto la forte pressione del regolatore europeo, ha dovuto cambiare molti dei suoi parametri. Oggi l’efficienza nell’erogazione del credito impone l’assegnazione di prestiti ai meritevoli, a chi svolge bene il proprio lavoro con logiche economiche e prospettive di medio lungo periodo interessanti, diversamente gli accantonamenti imposti difficilmente verranno liberati e la redditività degli istituti bancari e creditizi ne risentirà inevitabilmente mettendoli fuori mercato. Il terzo è l’attuale governo e la percezione che ne hanno i mercati.

Al momento il governo Draghi rende il Paese credibile di fronte alla comunità Internazionale e lo riposiziona al centro della scena Europea. Vedremo poi se il frutto anche del lavoro concreto della squadra di governo tra riforme e sfruttamento dei fondi Ue saranno di pari valore, ma i primi risultati sono senza dubbio incoraggianti e una crescita del Gdp di oltre 6 punti percentuali, inattesa in questi termini a inizio anno, è lì a testimoniarlo. Infine, ma non da ultimo, il mercato azionario italiano, che è stato sottopesato per anni, presenta ancora multipli interessanti nel contesto globale. Le stime sul prossimo anno, grazie a un ottimo momentum degli utili societari, prevedono un rapporto Prezzo/utili di poco superiore alle 12 volte e un rendimento dei dividendi previsto del 3,8% circa.

A livello internazionale, i prossimi mesi vedranno ancora l’inflazione e i tassi come temi dominanti del mercato, insieme al costo dell’energia, che soprattutto nella stagione fredda risulta essere molto sentito. Le banche centrali continuano a ripetere che l’inflazione a cui stiamo assistendo sia un fenomeno transitorio, dettato da problematiche temporanee dovute a una ripresa dell’economia più rapida del previsto, mentre si apprestano a drenare liquidità dal mercato attraverso operazioni di tapering.

Il Recovery fund, unito a politiche di riforma economica, può portare ottimi frutti da qui ai prossimi anni in aree che a lungo sono rimaste ai margini delle politiche d’investimento di istituzioni finanziarie e grandi fondi. Oltre al tema infrastrutturale, che dovrà fungere da spina dorsale della ripresa, c’è grande fermento soprattutto nel mondo della piccola e media impresa dove realtà molto interessanti stanno emergendo nel mondo dei servizi, della tecnologia dei trasporti e dell’energia. “Nel medio periodo, oltre ai finanziari e ai titoli legati al mondo dell’energia, sia tradizionale che rinnovabile, siamo presenti nel mondo delle costruzioni, che riteniamo molto attraente dal punto di vista valutativo nell’ottica dei trend futuri di spesa infrastrutturale, e in quello della tecnologia, in particolare semiconduttori e titoli legati alla cybersecurity e ai pagamenti digitali”, spiega Nicodemo.

“In particolare, nel mondo delle costruzioni vediamo positivamente* ACS e Hochtief. Esse hanno valutazioni molto attraenti in un settore estremamente sottovalutato a oggi, trattandosi di società che operano su scala globale proprio nel momento in cui la spesa per infrastrutture è pronta a ripartire con vigore, grazie ai vari piani di rilancio economico, in particolare in Europa e negli Usa”, continua Nicodemo (nella foto). “Nel mondo delle energie rinnovabili troviamo attrattive* ERG, Encavis e Neoen: le valutazioni non sono a buon mercato, ma neanche eccessive per quelli che sono settori di riferimento e con buone prospettive di crescita futura, che potrebbero diventare futuri target di consolidamento per oil e utilities. Tra le utilities, EDF, Nexi e Worldline nel settore dei pagamenti digitali. Tra le banche, Banca Intesa, BNP, Mediobanca e Rothschild & CIE. Tra le assicurazioni, Generali e Mapfre. Infine, tra le small e mid-cap in Italia sono interessanti Seri Industrial, Danieli e Tinexta, quest’ultima specializzata in cybersecurity”.

* Le informazioni e le opinioni contenute in questo articolo non costituiscono un’offerta o una sollecitazione all’investimento e non costituiscono una raccomandazione o consiglio, anche di carattere fiscale, o un’offerta, finalizzate all’investimento, e non devono in alcun caso essere interpretate come tali. Prima di ogni investimento, per una descrizione dettagliata delle caratteristiche, dei rischi e degli oneri connessi, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto, disponibili presso i collocatori. Infatti, l’investimento in prodotti finanziari o in partecipazioni societarie è soggetto a fluttuazioni anche di grande entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso dei prezzi e del valore dell’investimento, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito.

 

Il sistema economico cambia troppo in fretta: includere il worst case scenario nei portafogli

Secondo Gianluca Gabrielli di Komorebi, l’auto elettrica di massa potrebbe arrivare in 7 anni anziché in 15, minando alla base il sistema economico e causando un possibile “cigno nero”. I mercati fortemente volatili richiedono la riduzione dell’esposizione in azioni al di sotto del 20%.

“La svolta verso l’elettromobilità sarà molto più rapida delle attuali previsioni di mercato e questo comporterà, per le economie tradizionali basate sull’automotive a combustione,  una grande volatilità nei prossimi anni, con il rischio di shock improvvisi. Se c’è una lezione da imparare dal crollo dei mercati di marzo 2020, causato della pandemia, è che bisogna inglobare il worst case scenario nei portafogli di investimento”: è l’analisi di Gianluca Gabrielli, strategist e advisor di Komorebi Invest Suisse.

Siamo all’inizio di una trasformazione epocale, paragonabile all’avvento della macchina a vapore: il mondo si avvia a saltare dall’epoca della meccanica a quella dell’elettronica – spiega Gabrielli – ma i tempi della transizione sono sovrastimati. Seguendo il modello della curva di adozione delle innovazioni, la curva di Rogers, la diffusione di massa dell’auto elettrica, che sarà il fattore trainante nell’evoluzione verso l’economia elettronica, non si verificherà prima del 2035. Tuttavia, gli studi sulle nuove tecnologie disruptive prevedono che il passaggio avverrà nella metà del tempo, entro soli sette anni a partire da oggi, perché ogni avanzamento tecnologico abiliterà in maniera esponenziale gli step successivi.

“Abbiamo il precedente dello smartphone, che ha creato dal nulla, in pochi anni, un intero ecosistema. Lo sviluppo dell’elettromobilità, però, sarà diverso, perché scardinerà il sistema economico a cui siamo abituati e questo non sarà un processo indolore”, prevede il gestore, “perché i tempi sono troppo stretti per consentire ai lavoratori, alle imprese e ai sistemi Paese meno dinamici di riposizionarsi. Si manifesteranno, quindi, dei colli di bottiglia e una forte volatilità dei mercati finanziari. Uno scenario non esente da rischi di shock anche violenti”.

“Per far fronte a questi rischi, in una prospettiva di investimento di medio termine, noi manterremo l’impostazione di portafoglio che abbiamo consigliato per i fondi Atomo, di cui siamo advisor, e che ci ha permesso di proteggere il patrimonio anche a marzo 2020, conseguendo un rendimento pari al 19% nell’anno della pandemia, contro il rendimenti pari a zero del mercato con cui ci confrontiamo”, prosegue Gabrielli. “Questo perché, già a partire dall’inizio del nostro mandato di advisor, a fine 2019, pur non potendo immaginare un cigno nero come il Covid, si preannunciava una fase economica dominata da incertezza e volatilità. Aggiornando quella strategia, oggi riteniamo che un portafoglio anti shock debba limitare l’esposizione azionaria a un massimo del 20%, investendo unicamente in asset Usa. In particolare, il bilanciamento del portafoglio avviene attraverso il contenimento della volatilità – con la vendita di opzioni sul mercato americano, che è più dinamico ma anche più volatile – e la costruzione di coperture sui mercati europei”.