Maggio 31, 2026
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Azioni, Bond & Valute

Lemanik: gestibile un rialzo dei tassi di 50 punti base in Europa

Il 2022 sarà ancora rialzista per l’azionario europeo, nonostante la maggiore volatilità. Portafogli da riposizionare sui titoli value come finanziari e materie prime.

“La Bce seguirà la Fed e aumenterà i tassi di interesse. Tuttavia un incremento di 50 punti base nel 2022, come si attende il mercato, è ampiamente gestibile attraverso rotazioni settoriali e aggiustamenti di portafoglio che consentano di cavalcare un mercato ancora decisamente rialzista nel 2022”. È l’opinione espressa da Andrea Scauri, gestore azionario Italia ed Europa di Lemanik, intervistato da Class Cnbc. 

Dopo aver tenuto una linea molto ferma fino a non più tardi di due settimane fa, con un atteggiamento molto accomodante che si leggeva nelle parole di Christine Lagarde, nella riunione del 3 febbraio la Bce ha capitolato ­– spiega Scauri – lasciando intendere un possibile rialzo dei tassi di interesse, che il mercato ha già prezzato in almeno 50 punti base nel corso del 2022. Alla base, probabilmente, c’è stata una spinta da parte dei paesi nordici ad abbandonare l’atteggiamento ultra-espansivo tenuto finora dalla Bce. In ogni caso, in un contesto di crescita come quello attuale, con le società che stanno riportando utili molto forti per il 2021, un aumento dei tassi di questa entità è assolutamente controllabile da parte del mercato azionario europeo, che può ancora contare su stimoli fiscali importanti, legati alla messa a terra del Recovery fund. Mentre, al contrario, gli Usa hanno già beneficiato degli importanti incentivi fiscali generati negli ultimi due anni.

Quindi la Bce seguirà la Fed nel ritoccare i tassi di interesse, anche se con un ritmo probabilmente meno forte: bisognerà quindi verificare se la domanda continuerà a essere sostenuta per far crescere gli utili nel 2022. “Alla luce di questa situazione”, prosegue il gestore, “abbiamo venduto tutta la componente industriale growth del nostro portafoglio azionario e ci siamo riposizionati in maniera decisa sulla componente value, che si traduce principalmente in banche, assicurazioni e materie prime, che in un mercato ancora molto volatile dovrebbero vedere una revisione dei multipli, legata alle aspettative di risalita dei tassi di interesse, sovraperformando i titoli growth”. “Ci aspetta una volatilità nettamente più alta rispetto al 2021, ma attraverso le rotazioni settoriali e gli opportuni aggiustamenti di portafoglio è possibile andare a trovare quelle opportunità che potranno beneficiare ancora di un bull market europeo nel 2022”.

Restano due elementi di criticità. Da un lato, il tema geopolitco legato alle tensioni tra Russia e Stati Uniti sull’Ucraina, che in caso di escalation colpirà soprattutto l’Europa, e, dall’altro lato, il possibile ulteriore de-rating dei titoli tecnologici, che, trattando a multipli molto elevati, sono più esposti all’irripidimento della curva dei tassi, come sta avvenendo negli Usa con il Treasury.

Mercati, il sentiment della settimana. Strette monetarie sempre più vicine

Mentre la fiducia degli investitori sale nella zona Euro, le vendite piovono sui titoli di stato europei. Secondo alcuni analisti, il mercato sta prezzando troppo la sua scommessa sui tassi. In USA scontati cinque rialzi nel 2022.

Titoli di Stato funestati da forti vendite in questo inizio settimana per via di attese che vedono la Bce più aggressiva nel contrastare l’inflazione, con un conseguente anticipo temporale nel rialzo dei tassi di interesse. E così, il rendimento del Bund decennale è salito stamattina fino allo 0,24%, e i rendimenti del Btp decennale italiano sono arrivati all’1,89%.

A pesare sul sentiment generale sono i timori di una brusca stretta monetaria da parte della Bce e di una riduzione delle misure di protezione adottate dalla banca centrale sul debito della zona euro. Tutto questo, pertanto, oltre a ridurre lo slancio dell’economia farebbe riemergere la differente “qualità” del debito di Italia e Spagna rispetto a quello dei c.d. frugali. In più, in Italia si avverte un senso di incertezza sulla tenuta della maggioranza e soprattutto sulla permanenza di Mario Draghi alla guida del governo. Ne è ampia dimostrazione lo spread Btp-Bund, che nel frattempo si è allargato a ben 165 pb, trainato anche dalle dichiarazioni di Klaas Knot, presidente della Banca centrale olandese e membro del consiglio direttivo della Bce, che ha manifestato pubblicamente le sue aspettative per un primo aumento dei tassi di interesse già a Settembre, e per un secondo aumento nella primavera del 2023. Knot ha aggiunto che l’inflazione dell’area euro, arrivata al record del 5,1% lo scorso mese, è in gran parte “esogena” e ciò confermerebbe che il mercato sta scontando troppo i rialzi, prezzando già oggi 50 punti base entro la fine dell’anno.

Nonostante ciò, la fiducia degli investitori della zona euro è salita in questo primo scorcio di Febbraio, grazie alla maggiore stabilità della situazione economica mondiale, ma si comincia a sentire una certa mancanza di slancio che alla lunga evidenzierà la carenza di aspettative di miglioramento.

Negli Stati Uniti, il protagonista di questa settimana è l’indice dei prezzi al consumo del mese di Gennaio, che sarà pubblicato dal dipartimento del Lavoro Usa il prossimo 10 febbraio e costituisce un oracolo per la determinazione dell’andamento dell’inflazione. Secondo le anticipazioni, il dato sarebbe salito di più del 7% su base annua (come mai si vedeva da febbraio 1982). Sembra però che, anche in USA, il mercato abbia scontato più strette monetarie di quelle che molti analisti hanno previsto per il 2022 (si parla di cinque interventi), e al momento stia già dando probabile un aumento di 50 punti base già nella riunione di marzo, anche per via dei dati sfavillanti del report occupazionale Usa di gennaio, che ha evidenziato una crescita dei nuovi posti di lavoro (467.000 unità) di gran lunga maggiore del dato previsionale di 150.000.

Mercati globali: timori sui tassi di interesse, occhi puntati sulla Fed

I timori che la Federal Reserve dovrà agire in modo aggressivo per frenare l’inflazione incombono sempre di più sul sentiment. I futures scontano la previsione di un aumento di 100 punti base nel 2022, e di 50 punti base a Marzo.

I timori sui tassi di interesse in aumento e le preoccupazioni sulla crescita hanno spinto l’indice S&P 500 al suo più grande calo in più di 14 mesi durante la settimana “corta” americana (i mercati sono stati chiusi lunedì in osservanza della festività di Martin Luther King Jr.). L’indice Nasdaq Composite, infatti, è crollato di circa il 7,5%, il più grande calo settimanale dall’inizio della pandemia. La debolezza delle azioni dei semiconduttori ha pesato sui titoli tecnologici, mentre la debolezza delle case automobilistiche e dei rivenditori di articoli per la casa ha trascinato al ribasso il settore dei beni voluttuari. Il declino dei giganti finanziari JPMorgan Chase e Goldman Sachs hanno messo a dura prova le azioni dei servizi finanziari, e il calo di oltre il 20% delle azioni Netflix – dopo il rapporto sugli utili del quarto trimestre – ha contribuito pesantemente alle perdite degli indici.

Cosa è successo nel dettaglio? Molti analisti hanno notato che gran parte della volatilità della settimana sembrava essere dovuta a fattori tecnici. I forti flussi in entrata e in uscita dagli ETF (Exchange-Traded Fund) incentrati su indici hanno indicato che molti investitori negoziavano le azioni come una classe di attività complessiva, invece di basarsi sui rapporti sugli utili della settimana o su altri fondamentali. E così, il Nasdaq ha superato la sua media mobile a 200 giorni per la prima volta da aprile 2020, e i ribassi hanno lasciato il Nasdaq in territorio di correzione, in calo di oltre il 10% dai massimi di metà novembre. Nel frattempo, i timori che la Federal Reserve dovrà agire in modo aggressivo per frenare l’inflazione incombono sempre di più sul sentiment. I trader riportano crescenti speculazioni secondo cui la Fed annuncerà un aumento di 50 punti base (0,50%) nella sua riunione di marzo, invece degli aumenti incrementali di 25 punti base che hanno caratterizzato l’azione della Fed in anni recenti. Inoltre, secondo numerosi analisti i mercati dei futures stanno attualmente scontando quasi due terzi di possibilità che i tassi ufficiali a breve termine aumentino di almeno 100 punti base nel 2022.

Le previsioni di crescita in USA, in particolare sul mercato immobiliare, sono contrastanti. L’indice delle nuove abitazioni e i permessi edilizi a dicembre hanno sorpreso al rialzo, mentre le vendite di case esistenti sono crollate nel corso del mese. Relativamente all’occupazione, c’è stato un aumento inaspettato delle richieste di sussidi di disoccupazione in USA, e questo ha avuto un impatto maggiore sui mercati e soprattutto hanno provocato l’appiattimento della curva dei rendimenti dei treasury. Infatti, il rendimento del titolo di riferimento del Tesoro statunitense a 10 anni ha raggiunto l’1,90%, il livello più alto dalla fine del 2019, ma è sceso bruscamente sulla scia del rapporto sulle richieste di sussidi di disoccupazione più debole del previsto.

I fattori tecnici supportano il mercato delle obbligazioni societarie – Gli spread delle obbligazioni societarie investment grade si sono inizialmente ampliati in risposta ai rapporti sugli utili. Tuttavia, un movimento dei tassi ha contribuito all’aumento della domanda overnight, che ha sostenuto l’asset class dal punto di vista tecnico. Diverse banche statunitensi sono arrivate sul mercato con nuove emissioni, generalmente ben sottoscritte. Le obbligazioni ad alto rendimento sono state scambiate al ribasso a causa della debolezza delle azioni e del sell-off nel mercato dei Treasury. Tuttavia, l’area successiva all’investment grade è rimasta  stabile, con gli acquirenti che hanno mostrato un sano interesse per le nuove operazioni a breve scadenza.

BlueStar: mercati azionari da preferire, ma niente rendimenti a due cifre

Secondo Mario Cribari, l’inflazione e il comportamento delle banche centrali  sono i maggiori rischi per il 2022. Travel & Entertainment, finanziari, energetici, minerari, farmaceutici, inflation winners i settori più interessanti.

“L’andamento per il 2022 delle Borse dipenderà principalmente dagli sviluppi della pandemia, tornata alla carica, e dalle politiche monetarie. In assenza di uno shock economico indotto dalla prima ci si può attendere un altro anno di crescita economica sostenuta, seppur in parziale rallentamento, accompagnata però da un alto livello di inflazione incoerente con i tassi di interesse attuali: l’inflazione scenderà dal 7% ma resterà almeno al doppio della media storica”. È l’analisi di Mario Cribari, responsabile della strategia di investimento e partner di BlueStar Investment Managers.

Il 2021 ha avuto due facce: a fronte di una progressione molto positiva per i principali indici azionari, non si è rivelato tuttavia facile da gestire soprattutto per i gestori attivi. Stare a benchmark ha, in media, pagato molto di più. Infatti, dopo una prima parte dell’anno caratterizzata dalla forte ripresa dei settori più ciclici, bastonati nel corso del 2020 a causa dello shock pandemico, e dei tecnologici più speculativi, è seguita una seconda parte dell’anno molto più incerta dove i flussi sono tornati a favore dei “soliti noti”, le mega cap regine dei portafogli e degli investimenti passivi-algoritmici. La combinazione del ritorno aggressivo della pandemia, prima Delta poi Omicron, sommato a misure più restrittive di politica monetaria ha fatto preferire questi ultimi ad investitori desiderosi di tranquillità.

Alcune “mini-bolle” si sono nel frattempo sgonfiate in maniera silenziosa e senza danni apparenti sugli indici di mercato, eccetto che per la Cina. “I mercati azionari sono da preferire visto il livello ridicolo dei rendimenti reali ma senza aspettarsi una progressione a due cifre, a meno di una correzione significativa, probabile, nel corso dell’anno”, sottolinea Cribari. La Cina produceva, esportava, svalutava, risparmiava e investiva mostrando di conseguenza un tasso di inflazione elevato, tipico dei mercati emergenti. Il mondo si è capovolto e la Cina è diventata consumatrice ortodossa e con un cambio stabile forte, alla ricerca di credibilità internazionale. Chi deve fallire fallisce (in modo ordinato), gli eccessi e le manie di grandezza del passato non sono più tollerate. Gli Usa al contrario lanciano soldi dall’elicottero, consumano più di quello che producono, fanno spesa pubblica improduttiva e di conseguenza subiscono un tasso di inflazione per ora senza controllo. Società in perdita continuano a finanziarsi a tassi nettamente inferiori al tasso di rendimento. La morale è che la Cina dovrà tagliare mentre gli Usa dovranno restringere, opportunità relativa interessante sia a livello di azioni che di obbligazioni.

“In questo contesto, si prospettano tempi migliori per i settori ciclici & value, in particolare travel & leisure & entertainment, finanziari, energetici, minerari, farmaceutici, inflation winners. Tempi difficili per growth & defensive, in particolare il settore tecnologico”, conclude Cribari. “Lo scenario inflattivo e il boom della domanda secolare favoriscono alcuni real assets, mentre si prospetta un nuovo super ciclo delle materie prime. Il dollaro potrebbe fare un overshooting di breve ma sul più lungo termine resta fondamentalmente molto debole. Un dollaro debole e tassi in rialzo favoriscono i ciclici, i listini ex Usa, gli obbligazionari e le valute emergenti”.

Zimmermann, Lemanik: perché puntare sul Giappone

Il nuovo ceppo Covid Omicron ha innervosito il sentiment degli investitori globali. Inoltre, i rischi geopolitici sono aumentati in Europa, poiché la Russia ha incrementato le truppe al confine con l’Ucraina.

“Oggi il Giappone è il paese asiatico più interessante in termini di investimento. Il paese trarrà certamente vantaggio dal Rcep, l’accordo economico-commerciale tra i 10 Paesi dell’Asean più Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, ma anche dall’indebolimento dello Yen che avrà un effetto positivo sulle vendite e sui profitti. La pressione dell’inflazione globale potrebbe finalmente mostrare un cambiamento nel comportamento dei consumatori, che è fortemente influenzato dalla pressione deflazionistica avviatasi dopo la bolla immobiliare del 1990. Inoltre, le aziende hanno generalmente un rapporto di indebitamento molto basso e l’indice Topix ha uno dei più bassi rapporti price/book tra gli indici del mondo sviluppato”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity di Lemanik.

Il nuovo ceppo Covid Omicron ha innervosito il sentiment degli investitori globali. Inoltre, i rischi geopolitici sono aumentati in Europa, poiché la Russia ha incrementato le truppe al confine con l’Ucraina. Gli impegni di Giappone e Stati Uniti per sostenere Taiwan in una potenziale invasione dalla terraferma hanno aumentato la pressione sulla Cina. Quest’ultima ha proseguito a esercitare la sua influenza su Big Tech, chiedendo a DiDi il delisting dagli Stati Uniti. L’incertezza che circonda i titoli cinesi quotati negli Stati Uniti tramite strutture VIE (variable interest entities), le strutture utilizzate dalle imprese locali per attrarre capitali esteri, ha ulteriormente pesato sul sentiment con il Kraneshares China Internet ETF, quotato alla Borsa di New York, in calo del 22,90%. Oltre alla pressione geopolitica, la Cina deve gestire l’implosione del suo più grande costruttore immobiliare, Evergrande, con 300 miliardi di dollari di debito. La terribile situazione del settore sta trascinando giù anche altri costruttori e Modern Land China, Sinic Holdings e Fantasia hanno mancato i pagamenti del loro debito. 

“Dal punto di vista macroeconomico, continuiamo a vedere un quadro misto”, sottolinea Zimmermann. “La carenza di semiconduttori e la distorsione delle catene globali del valore sono ancora un freno per l’economia, ma il sentiment dei consumatori si sta riprendendo e i piani di investimento infrastrutturali del governo dovrebbero dare ulteriore sostegno alla ripresa globale. Le esportazioni nel segmento tecnologico dall’Asia segnalano una domanda ancora forte. Continuiamo a essere sovrapesati nei paesi Asean e ci aspettiamo che l’impatto positivo dell’accordo commerciale Rcep sostenga un’espansione a lungo termine. Le valutazioni in Cina rimangono interessanti al livello attuale, ma i fattori d’incertezza sopramenzionati ci spingono a mantenere una posizione sottopesata in questo paese”.

Prospettive di mercato per l’anno in corso: definitivamente forse

Nel complesso il 2021 è stato un anno positivo per gli investitori, ma scrutare il 2022 in profondità è un altro paio di maniche. La previsione di eventi futuri in questo periodo dell’anno si rivela quasi sempre di scarsa utilità.

Di Hans F. Olsen

La contrapposizione tra l’inizio del 2021 e la sua fine ispira grande meraviglia. Lo spettro della pandemia, con il suo carico di minacce poste da varianti virali, di regimi fiscali potenzialmente punitivi, di rudimenti geopolitici che potrebbero cambiare l’ordine mondiale, di un impressionante e inquietante aumento dei prezzi e di banche centrali sconvolte, ha creato il set per un annus horribilis. Nonostante ciò, gli investitori hanno concluso l’anno 2021 molto meglio di quanto non fosse iniziato, e la maggior parte dei mercati azionari di tutto il mondo ha registrato rendimenti notevoli.

Gli Stati Uniti e l’Europa si sono distinti producendo solidi rendimenti a due cifre, mentre i mercati giapponese e cinese hanno lottato nel reggere il confronto. Per gli investitori dei mercati sviluppati, il 2021 è stata una vittoria, mentre per gli investitori dei mercati emergenti l’anno è stato un misto di alti e bassi. I mercati brasiliano, cileno, peruviano e di Hong Kong hanno registrato notevoli , mentre negli Stati Uniti le azioni di qualunque tipo hanno ottenuto buoni risultati, grazie ai quali i titoli a grande, media e piccola capitalizzazione hanno tutti premiato gli investitori con rendimenti a due cifre. In particolare, tra le aziende più grandi il settore energetico ha prodotto rendimenti eccezionali, battendo di 8,3 punti percentuali il secondo miglior settore. Il settore peggiore, quello dei servizi pubblici, è aumentato “soltanto” del 17,7%. I mercati obbligazionari, invece, sono ampiamente diminuiti lo scorso anno. L’aumento dei tassi di interesse ha prodotto un mare di perdite nel panorama dell’investment grade, mentre le obbligazioni ad alto rendimento, che hanno guadagnato il 5,3%, sono state l’unico rifugio per gli investitori. All’interno del settore high yield, i rendimenti del debito con rating più basso hanno superato di oltre due volte il debito con rating più elevato.

Nel complesso, pertanto, il 2021 è stato un anno positivo per gli investitori, ma scrutare il 2022 in profondità è un altro paio di maniche. Infatti, nel settore degli investimenti, la previsione di eventi futuri è una caratteristica di questo periodo dell’anno, ma la maggior parte di queste previsioni si rivela di scarsa utilità o addirittura straordinariamente fuori luogo. Molti tentano di indovinare il futuro estrapolando il passato recente e la storia. E così, ci si affida a quel 76% di volte in cui l’indice S&P 500, dal 1926, ha registrato rendimenti positivi nell’anno solare, senza riflettere sul rimanente 24% delle volte in cui il risultato è stato negativo o prossimo allo zero.

Rimangono le domande sulla coesistenza con il Covid-19, e ci si chiede se il virus farà parte della vita futura oppure cesserà di dettare l’emergenza. Del resto, con oltre 270 milioni di casi in tutto il mondo e più di 5 milioni di decessi segnalati e altri in arrivo, è una domanda ovvia, e il modo in cui la società calibrerà le sue interazioni in base alla presenza del virus avrà un impatto sul modo in cui conduciamo la nostra vita anche nei settori commerciali. Infatti, si potrebbe ottenere l’immunità di gregge attraverso la vaccinazione, l’infezione, la competizione virale o una combinazione di questi fattori. Forse il virus diventerà endemico, essenzialmente una versione aggressiva dell’influenza o del comune raffreddore, e dopo la grande stagione dei vaccini (e degli utili conseguenti) la ricerca scoprirà quella delle terapie. In ogni caso, è altamente probabile che affrontare il Covid-19 sarà una caratteristica del nostro futuro, con le interruzioni episodiche che ne conseguiranno mentre la società lotta per affrontare i rischi sia reali che percepiti. Per ora, e nel prossimo futuro, il Covid è un dato di fatto.

Altro quesito di grande portata riguarda l’inflazione, per la quale ci si chiede se sarà transitoria o duratura. Al momento, alcuni indicatori sembrano convergere sull’inflazione durevole. L’aumento del 6,8% dei prezzi al consumo di novembre, il più alto in 39 anni, ha messo i denti saldamente in tensione. Inoltre, le medie mobili a tre, sei e dodici mesi sono tutte nettamente superiori a 6,1%, 5,7% e 4,2%, rispettivamente. Transitoria o meno, l’inflazione sarà presente, e i dati dipingono un quadro secondo cui l’inflazione è diffusa e in peggioramento. Del resto, è risaputo che i banchieri centrali temono l’inflazione, la deflazione e i mercati caotici, mentre la piena occupazione, inflazione bassa e stabile e, naturalmente, mercati ordinati sono la loro ragion d’essere. Resta da vedere se la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, la Banca d’Inghilterra più Banca del Giappone e Banca Centrale Cinese saranno in grado di architettare una politica monetaria che non rafforzi le attuali tendenze inflazionistiche ma eviti abilmente di far cadere le loro economie in recessione.

L’occupazione – altro tema di grande interesse – continuerà a riprendersi? Negli Stati Uniti, nonostante gli americani abbiano continuato a trovare lavoro nel 2021, l’occupazione complessiva rimane di oltre tre milioni di lavoratori inferiore rispetto a prima della pandemia. Visto da una diversa angolazione, c’è una enorme carenza di manodopera: attualmente ci sono quasi 12 milioni di posti di lavoro in cerca di persone e solo 6,9 milioni di disoccupati. Le cause della carenza di lavoratori sono oggetto di molte speculazioni. L’aumento delle attività finanziarie ha creato un effetto ricchezza che ha consentito ai lavoratori più anziani con risparmi di dedicare più tempo alla loro vita lavorativa, mentre le preoccupazioni in corso sull’efficacia del vaccino e sulle varianti virali stanno facendo riflettere i lavoratori nel determinare se tornare in prima linea. Gli sforzi dei presidenti Trump e Biden per integrare i sussidi di disoccupazione hanno aumentato la soglia del reddito di emergenza per i senza lavoro, costringendo il settore privato ad aumentare la paga per attirare lavoratori già pagati sufficientemente bene dal governo anche se non lavorano.

Dal lato degli utili aziendali, ossia il maggior propellente di medio periodo del prezzo delle azioni, sembra che aumenteranno di poco meno del 10% nel 2022, dopo essere balzati di circa il 45% nel 2021. Questo calo della crescita degli utili è normale, poiché l’impatto recessivo della pandemia si attenua e la crescita degli utili tenta di normalizzarsi. Quanto la carenza di manodopera e materiali influirà sui margini di profitto, però, è una questione ancora aperta, poiché le aziende devono prendere la decisione di trasferire altrove i costi più elevati o di assorbirli attraverso margini di profitto inferiori.

I differenziali di tasso di interesse e di crescita tra i blocchi economici avranno un impatto importante sui mercati azionari internazionali. Le condizioni di liquidità e gli aggiustamenti valutari fungeranno da vento favorevole per le azioni statunitensi e da vento contrario per le azioni internazionali. I mercati emergenti tendono ad essere i più sensibili all’aumento dei tassi e alle oscillazioni valutarie, ed è probabile che le politiche per affrontare la crescita e l’inflazione avvantaggeranno le azioni statunitensi a scapito delle azioni europee e giapponesi. Implicita in questa affermazione è la probabilità che il dollaro salga nei confronti dell’euro e dello yen.

In conclusione, quest’anno gli investitori probabilmente vedranno frequenti attacchi di turbolenza del mercato. Potrebbe essere un altro anno di rendimenti deludenti per gli investitori nel reddito fisso, mentre gli investitori azionari troveranno opportunità di profitto ma a prezzo di una attenta selezione di titoli a larghissima capitalizzazione.

Ethenea: investimento azionario vincente anche nel 2022

Nel 2022 non rivedremo rendimenti sopra la media, ma le azioni renderanno ancora più di oro e obbligazioni. Il rischio maggiore dall’inflazione, ma la crescita economica globale dovrebbe essere nuovamente sostenuta.

“I frutti dei rami più bassi sono già stati tutti raccolti, come si usa dire, e nel 2022 gli investitori azionari avranno opportunità di gran lunga inferiori rispetto al passato. A livello di indici azionari, è arduo ipotizzare ritorni sopra la media. Tuttavia ci sono buone prospettive per un proseguimento dell’attuale mercato rialzista, seppure a livelli più moderati rispetto al 2021”. È l’analisi di Christian Schmitt, portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

La crescita economica globale dovrebbe essere nuovamente sopra la media nel 2022. Le banche centrali di Stati Uniti, Europa e Giappone continuano a procedere con estrema cautela nel porre fine alla loro politica monetaria ultra-accomodante. Allo stesso tempo, le aspettative invariate di bassi rendimenti per il reddito fisso dovrebbero significare che le azioni continueranno a registrare una domanda strutturalmente in crescita anche nel 2022 e che per il momento prevarranno gli attuali elevati livelli di valutazione. Questi sono stati i driver di prezzo più importanti del recente passato e, insieme a una solida crescita delle vendite e degli utili sul lato aziendale, giocano a favore dei mercati azionari anche nel 2022.

Poiché però questi fattori di supporto continuano a indebolirsi, tra i partecipanti al mercato continueranno ad aumentare l’incertezza e il nervosismo. È probabile che questo porti a rotazioni settoriali o di stile rapide e nette. Se ci saranno vincitori di settore più duraturi dipenderà molto dall’andamento dell’inflazione, che è una delle incognite più significative per il nuovo anno. I rischi di inflazione sono stati sistematicamente sottovalutati nel 2021, non soltanto dalle imprese, ma anche dalle banche centrali e dagli investitori. Se questo atteggiamento non cambierà, la performance di fine anno vedrà chiaramente vincitori e sconfitti dell’inflazione.

“In definitiva, nel 2022 ci aspettiamo ancora rendimenti azionari superiori rispetto a tutte le altre asset class più importanti, come obbligazioni, liquidità e oro. Di conseguenza, il portafoglio dinamico resterà saldamente posizionato sulle azioni, mentre le altre asset class avranno un peso contenuto e unicamente per ragioni di diversificazione”, conclude Schmitt. “Tuttavia, dato che lo scenario positivo del mercato azionario ha chiaramente perso parte della sua forza rispetto all’anno passato, riteniamo che l’aspetto più importante per il futuro sarà la flessibilità e la capacità di adattarsi anche a scenari alternativi”.

Megatrend Asia e tecnologia: dove cogliere le opportunità offerte dalla disruption innovativa

I temi di investimento legati alla demografia o agli sviluppi tecnologici continueranno a rappresentare degli spunti importanti lungo tutto il 2022, ma per chi ha un adeguato orizzonte temporale si potrà trovare valore in Cina, la cui agenda punta all’innovazione.

di Natale Borra*

Nell’odierno scenario ancora dominato dal Covid, alcuni trend vengono confermati e addirittura rafforzati. Primo tra tutti la circostanza che il baricentro dell’economia mondiale continua a spostarsi verso Oriente, ossia verso Asia e Cina, dove le dinamiche demografiche mostrano ancora tutta quella forza che in Occidente ormai si è persa da quasi cinquanta anni.

Pertanto, puntare sulla piazza cinese, ed in particolare sulla borsa di Hong Kong, rappresenta una straordinaria opportunità di investimento. Non è la prima volta, infatti, che i mercati asiatici di questa regione vivono fasi di alta volatilità, ed è noto che i listini cinesi negli ultimi venti anni abbiano registrato diciassette fasi di “bear market” spesso innescate da interventi regolamentari esterni. Nonostante ciò, in tutte questa fasi il mercato azionario cinese ha sempre mostrato di sapersi riprendere, aggiungendo maggior valore rispetto, per esempio, agli investimenti azionari effettuati nelle borse americane che pure sono le più efficienti al mondo. Di conseguenza, le correzioni avvenute in Cina si sono sempre rivelate delle grandi opportunità di investimento nel lungo periodo.

Ci sono alcuni altri temi molto interessati, come quello legato alla demografia, oppure quello dello sviluppo tecnologico, che continueranno a rappresentare degli spunti di investimento importanti lungo tutto il 2022 e gli anni a venire; ma per quegli investitori che hanno un adeguato orizzonte temporale, è abbastanza evidente che si potrà trovare valore nei mercati azionari cinesi, che hanno già subito un intervento statale idoneo a dare stabilità futura anche a scapito di una certa volatilità nel breve periodo. Del resto, la Cina sta andando avanti con il suo programma di diventare una potenza egemone a livello globale, ed in tal senso è stato concepito e perfezionato l’accordo di partenariato commerciale con quattordici paesi dell’area asiatica (RECP) che, insieme alla Cina, rappresentano il 30% dell’intera popolazione della Terra e del PIL mondiale. Inoltre, nella stessa direzione va l’agenda politica del governo cinese, che ha come obiettivo linnovazione tecnologica.

* Natale Borra, Head of distribution Italy di Fidelity International

Prezzi dei bond stabili nel 2022 secondo Ethenea

Per Volker Schmidt, le strozzature negli approvvigionamenti e i prezzi dell’energia dovrebbero attenuarsi riducendo l’inflazione. C’è il rischio di una spirale salari-prezzi che costringerebbe le banche centrali ad alzare anticipatamente i tassi di interesse.

“Per il 2022 prevediamo un anno dominato dal carry sul lato obbligazionario, con bassa volatilità e pagamenti delle cedole in corso, ma anche nessun aumento significativo dei prezzi, a causa degli spread già molto bassi e del loro potenziale limitato di ulteriore contrazione”. È la previsione per il comparto obbligazionario di Volker Schmidt, senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

Nel 2021, le banche centrali hanno continuato ad acquistare obbligazioni a volumi record, fornendo un forte sostegno ai mercati obbligazionari. Gli aumenti dei rendimenti sono stati relativamente moderati nonostante un’economia in rapida ripresa e, in alcuni casi, un marcato superamento dei tassi di inflazione. Nel 2022, prevediamo che le banche centrali si allontaneranno gradualmente dalla loro politica monetaria ultra accomodante e ridurranno la loro espansione della liquidità, come in alcuni casi è già accaduto. La Bce ha già ridimensionato i suoi acquisti di obbligazioni da circa 80 miliardi di euro nel secondo e terzo trimestre a 65-70 miliardi nel quarto trimestre.

A marzo del prossimo anno scadrà il Programma di acquisto di emergenza pandemica (Pepp): pur ritenendo improbabile un’estensione del programma, date le condizioni di finanziamento molto favorevoli e le basse insolvenze aziendali, è probabile un graduale passaggio al regolare Asset Purchase Program (App). Ciò significherebbe che lo stimolo continuerebbe ma su scala molto più ridotta. Negli Stati Uniti, la posizione della politica monetaria è molto più chiara. La Fed ridurrà il suo programma di acquisto di obbligazioni da 120 miliardi di dollari di 15 miliardi di dollari al mese e probabilmente entro la metà del prossimo anni avrà ridimensionato completamente il programma. Il prossimo passo potrebbe quindi essere il primo rialzo dei tassi di interesse.

“Dati i venti favorevoli forniti dalle banche centrali, prevediamo che l’economia continuerà a riprendersi e sperimenterà un’altra ripresa”, sottolinea Schmidt. “Le prime indicazioni sono che le strozzature della catena di approvvigionamento e ii prezzi elevati dei trasporti e dell’energia si stanno gradualmente attenuando, il che ridurrebbe le pressioni inflazionistiche nel prossimo anno. In altre aree la situazione rimane tesa, in particolare nel mercato del lavoro, dove sussiste una forte pressione al rialzo dei salari. Una moderata spirale salari-prezzi sarebbe sicuramente uno scenario negativo per i mercati obbligazionari globali e costringerebbe le banche centrali ad alzare anticipatamente i tassi di interesse. Tuttavia, questo non è lo scenario attuale”.

“Il nostro scenario di base prevede un ulteriore moderato aumento dei rendimenti nel prossimo anno”, spiega Schmidt. “Nel 2021, i rendimenti nell’area del dollaro Usa sono aumentati ben più di quelli nell’Eurozona, motivo per cui vediamo un potenziale di recupero alla luce della scadenza del programma Pepp. D’altro canto, l’elevata domanda da parte di investitori istituzionali come compagnie assicurative, fondi pensione, banche e hedge fund, che richiedono obbligazioni sovrane come garanzia per le loro strategie con leva finanziaria, limiterà la possibilità di rendimenti significativamente più elevati”.

“Per quanto riguarda le società, ci aspettiamo utili stabili nel 2022, anche se i maggiori costi di produzione potranno esercitare pressioni sulle imprese che hanno minor potere contrattuale sui prezzi. Pertanto, continuiamo a privilegiare le aziende con margini e modelli di business solidi, che sono maggiormente in grado di trasferire ai clienti i costi di input più elevati, grazie alla loro posizione di mercato. È probabile che gli spread sulle obbligazioni societarie investment grade rimarranno bassi, poiché le società dispongono di liquidità sufficiente per gli anni a venire e tendono a utilizzare il mercato primario in modo molto opportunistico, ad esempio in caso di condizioni di finanziamento favorevoli o per fusioni e acquisizioni. Nel mercato high yield gli spread potranno allargarsi solo in misura limitata, a causa del livello di stress estremamente basso del mercato”.

Lemanik: volatilità e rotazioni settoriali nel 2022 per i mercati azionari

Secondo Filippo Garbarino, sono la pandemia, le decisioni delle banche centrali, l’inflazione e la Cina i fattori di incertezza sul futuro. Privilegiati consumi discrezionali, sanità e industriali, mentre energetici e finanziari sono sottopesati. 

“Diversi elementi di incertezza sullo scenario globale fanno presupporre che i mercati azionari resteranno volatili e affronteranno significative rotazioni settoriali per il resto del 2021 e nel 2022”. È l’analisi di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities.

Nelle scorse settimane i mercati azionari globali hanno subito una lieve correzione, innescata da rinnovati timori per la pandemia e incertezza sulla politica monetaria. I macro-fattori chiave che gli investitori seguiranno con attenzione nei prossimi mesi sono i seguenti: evoluzione della pandemia e potenziali nuove varianti; le strategie di uscita delle banche centrali dagli stimoli monetari; i livelli dell’inflazione e dei tassi di interesse; la pressione normativa e il mercato immobiliare in Cina. Questi elementi prospettano volatilità sui mercati azionari e rotazioni settoriali nei prossimi mesi. Il quadro di fondo dovrebbe comunque rimanere moderatamente rialzista, supportato dalla continua crescita degli utili delle aziende quotate e delle principali economie mondiali.

“Nelle ultime settimane, nel portafoglio è stata aggiunta una nuova posizione in Paypal e nessuna posizione è stata venduta. Il portafoglio del fondo sta attualmente trattando in linea con il mercato in termini valutativi, su base Free Cash Flow Yield. Tuttavia, le società in portafoglio sono più solide del mercato da un punto di vista bottom-up dei fondamentali”, spiega Garbarino. “A livello settoriale, il portafoglio non ha banche ed energetici, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è invece sovrappeso sul settore consumi discrezionali, sanità e industriali. I tecnologici sono equipesati”.