Agosto 26, 2026
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Case, Arte & Auto

Case indipendenti e semi-indipendenti, in lieve flessione la percentuale di acquisti

Il 26,9% degli acquirenti di case indipendenti e semi-indipendenti ha tra 18 e 34 anni. I tagli maggiormente scambiati sono quelli che si collocano tra 101 e 150 mq, che compongono il 28,3% delle transazioni.

Secondo i recenti dati diffusi da Tecnocasa e Tecnorete, nel primo semestre del 2022 il 20,5% di abitazioni acquistate è costituito da soluzioni indipendenti e semi-indipendenti. Si tratta di una percentuale più alta rispetto a quella che si registrava nel 2019, prima dell’arrivo della pandemia, ma in calo rispetto all’anno scorso. Subito dopo il primo lockdown, infatti, si è registrato un aumento di richieste e di compravendite di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, tendenza che prosegue tutt’ora seppur a livelli più contenuti rispetto al 2021 quando si era arrivati al 22,1%.  

Per quanto riguarda le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, i tagli maggiormente scambiati sono quelli che si collocano tra 101 e 150 mq e che compongono il 28,3% delle transazioni. A seguire ci sono i tagli con ampiezza compresa tra 51 e 100 mq (22,8%) e le tipologie con metrature comprese tra 151 e 200 mq (22,3%). Da segnalare nel 2021 e nel 2022 un aumento delle percentuali di acquisto di soluzioni con un’ampiezza superiore ai 250 mq, tendenza che sta ad indicare, quando possibile, la volontà di acquistare abitazioni molto ampie.         

Le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti si acquistano soprattutto come abitazione principale (78,0%). Le case vacanza compongono il 10,6% delle compravendite di queste tipologie, mentre gli acquisti per investimento si attestano all’11,5% tornando ai livelli del 2019. Chi compra queste tipologie per investimento, in particolare i rustici, intende realizzare strutture ricettive (B&B, case vacanza, agriturismi) categorie che nel primo semestre del 2020 erano state duramente colpite dal blocco dei flussi turistici. Da segnalare l’aumento della percentuale di acquisto di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti come casa vacanza, che in questo semestre supera il 10% mentre nei semestri precedenti si fermava all’8%.  

Il mercato delle soluzioni indipendenti e semi-indipendenti vede una prevalenza di compravendite da parte di persone con un’età compresa tra 35 e 44 anni (31,5%), seguiti da acquirenti con un’età compresa tra 18 e 34 anni (26,9%) e tra 45 e 54 anni (23,0%). Rispetto al 2021 crescono le percentuali di acquisto da parte di under 34 e di over 65. A comprare soluzioni indipendenti e semi-indipendenti sono soprattutto famiglie che in totale compongono l’82,5% degli acquirenti, mentre i single compongono solo il 17,5% del campione. Il dato sui single è basso ma è comunque in crescita rispetto ai semestri precedenti, quando si fermava al 16%. Inoltre, le compravendite di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti avvengono grazie all’ausilio di un mutuo nel 51,8% dei casi, mentre il 48,2% degli acquisti avviene senza ricorso al credito. Il primo semestre del 2022 evidenzia un ritorno ai valori del 2019 (51,4%), nel 2020 si raggiungeva il 56% e nel 2021 il 53,2%.

Compravendite immobiliari: in trattativa lo sconto medio è in calo

Secondo il network immobiliare Tecnocasa, in Italia lo sconto medio in trattativa è pari al 7,8%, in calo rispetto al 2021. Ribasso più alto per le soluzioni acquistate per investimento.

Quando il mercato immobiliare si rimette in moto una delle variabili che ne è influenzata è lo sconto medio, ossia quanto viene ribassato il prezzo di richiesta della proprietà durante la trattativa che porta poi alla compravendita finale. “Nel primo semestre del 2022, a livello italiano, – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – il gap si è attestato intorno a -7,8%, in ulteriore contrazione rispetto a -8,2% che si era registrato nella prima parte del 2021. Ancora una diminuzione quindi del margine di trattativa, compatibile con le attuali dinamiche di mercato che vedono un aumento della domanda, una contrazione dell’offerta e una diminuzione dei tempi di vendita.

Le percentuali cambiano se si analizzano le diverse tipologie immobiliari. A seconda della vetustà dell’immobile si registra un ribasso maggiore per le tipologie usate (-8,0%) rispetto a quelle nuove/ristrutturate (-5,7%). Le prime, infatti, quasi sempre necessitano di interventi di riqualificazione e, di conseguenza, si tratta maggiormente sul prezzo alla luce degli ulteriori costi che si dovranno poi sostenere per rimodernare l’abitazione. Questo spiegherebbe perché su queste soluzioni la riduzione di prezzo è leggermente superiore, ancora di più adesso con il rincaro delle materie prime. In particolare, sulle nuove costruzioni il gap tra prezzo richiesto e prezzo di conclusione della compravendita si assottiglia.

La  disponibilità a ribassare il prezzo di vendita del proprio immobile è strettamente legata agli obiettivi di riallocazione del denaro ricevuto dal compratore. Di norma, chi vende ha quasi sempre la necessità di utilizzare i soldi per l’acquisto di altro immobile. Chi vende per necessità, pertanto, dovendo recuperare capitale con una certa rapidità è maggiormente disposto ad accettare prezzi più bassi. L’analisi per tipologie immobiliari evidenzia che le diminuzioni più forti di prezzo nella prima parte del 2022 interessano in particolar modo le soluzioni acquistate per investimento, potendo contare sul maggiore potere di acquisto dell’acquirente. Queste, infatti, registrano un ribasso del -11%.  Seguono i monolocali (-10,4%) e le soluzioni economiche (-10,1%). Ribasso superiore alla media anche per le soluzioni indipendenti (-8,8%) e per gli immobili posizionati al piano terra (-8,2%).

Il gap tra prezzo iniziale e prezzo finale è più contenuto rispetto alla media nazionale per i tagli più grandi (trilocali, quattro locali). Bene anche gli ultimi piani (-7,6%) e le tipologie signorili (-6,6%), risultato abbastanza prevedibile visto che si tratta di immobili sempre piuttosto ambiti e poco presenti sul mercato. I dati indicati mostrano dunque coerenza con il quadro immobiliare che si sta disegnando. Va comunque sottolineato che i prezzi di offerta oggi sono maggiormente “studiati” grazie ad un’attenta valutazione (anche delle stesse agenzie immobiliari) con la quale si determina un prezzo di partenza congruo e allineato alla capacità di spesa della zona.

Gli HNWI guidano gli incrementi di valore nel mercato dell’Arte

I maggiori incrementi di valore nel mercato dell’Arte si sono verificati nella fascia alta di prezzo, con la spesa dei collezionisti HNWI che ha contribuito a guidare la ripresa nel post-pandemia.

di Clare McAndrew*

Lo studio denominato “A Survey of Global Collecting in 2022 presenta i risultati della ricerca sulle attività e sui comportamenti di acquisto dei collezionisti con un patrimonio netto elevato (HNWIHigh Net Worth Individuals) nel 2022. Le informazioni presentate in questo studio sono basate principalmente sui dati del sondaggio raccolti e analizzati direttamente da Arts Economics (www.artseconomics.com) in collaborazione con UBS.

Il mercato dell’arte, insieme a molte altre industrie del lusso, ha vissuto anni turbolenti con una contrazione delle vendite nel 2020 a causa delle condizioni senza precedenti poste durante la pandemia di COVID-19. A questo è seguito un rimbalzo migliore del previsto nel 2021, con un’espansione delle vendite aggregate di quasi il 30%, recuperando i valori persi e superando i livelli pre-pandemici del 2019 per raggiungere i 65,1 miliardi di dollari.

In particolare, alcuni dei maggiori incrementi di valore si sono verificati nella fascia alta del mercato, con la spesa dei collezionisti HNWI (High Net Worth Individuals) che ha contribuito a guidare la ripresa del mercato. Nonostante le nuove varianti COVID-19 e le restrizioni in Cina, sia i collezionisti che il commercio d’arte hanno iniziato il 2022 con una prospettiva ottimistica, poiché le vendite e gli eventi hanno ripreso un ritmo più regolare nella maggior parte delle regioni. Tuttavia, la prima metà dell’anno si è rivelata più impegnativa del previsto, con un contesto di instabilità politica ed economica, il perdurare degli effetti della pandemia in alcune regioni, l’intensificarsi della guerra in Ucraina, l’accelerazione dei tassi di inflazione, i problemi di approvvigionamento, nonché l’indebolimento della spesa dei consumatori e la crisi del costo della vita. Pertanto, il commercio transfrontaliero internazionale di opere d’arte ha registrato una forte ripresa. Le importazioni globali di arte e antiquariato sono aumentate del 41% nel 2021 e le esportazioni sono aumentate del 38%, con incrementi a due cifre che continuano nella prima metà del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021.

Se la crescita continua allo stesso ritmo nella seconda metà del 2022, il commercio transfrontaliero potrebbe raggiungere livelli record nei principali mercati dell’arte. La raccolta annuale di Forbes sui miliardari più ricchi del mondo ha mostrato un forte aumento della ricchezza dei miliardari durante la pandemia, con alcuni settori come la tecnologia, l’e-commerce e la salute. Tuttavia, i dati pubblicati a marzo 2022 hanno mostrato una contrazione sia del numero di miliardari (in calo del 3% rispetto al 2021) sia della loro ricchezza collettiva (anch’essa in calo del 3%), con forti perdite in Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina (34 miliardari in meno) e Cina (87 miliardari in meno, a causa della regolamentazione del governo e del maggiore controllo delle società tecnologiche).

Ma anche con queste perdite, la ricchezza dei miliardari è più che raddoppiata in dieci anni ed è ancora cresciuta nel 2022, con i primi dieci miliardari che hanno aumentato la loro ricchezza complessiva del 13% da marzo 2021 a marzo 2022 .

Secondo il sondaggio, la spesa dei collezionisti HNWI nel 2022 ha mostrato una forte fiducia nel mercato e una significativa intenzione di acquisto. La maggior parte dei collezionisti HNWI intervistati (78%) è ottimista sulla performance del mercato dell’arte globale nei prossimi sei mesi, con un aumento del 4% rispetto a sondaggi simili alla fine del 2021 e una quota leggermente maggiore rispetto a quanto era ottimista sul mercato azionario. Il 55% prevede di acquistare opere d’arte nei prossimi 12 mesi e il 39% spera di vendere opere delle proprie collezioni. La pandemia sembra anche aver incoraggiato le donazioni filantropiche tra alcuni collezionisti, con il 45% che intende donare opere a un museo nei prossimi 12 mesi, rispetto al 29% nel 2020.

In tutti i mercati, la spesa media dei collezionisti HNWI nella prima metà del 2022 è stata superiore all’intero anno nel 2021 e alla media nel 2019 prima della pandemia. Le previsioni per il resto dell’anno indicano le intenzioni di spesa in aumento, il che potrebbe spingere la spesa mediana totale per il 2022 a più del doppio del livello del 2021. Anche gli acquisti nella fascia alta di prezzo sono aumentati. La quota di collezionisti HNWI che acquistano opere con un prezzo superiore a 1 milione di dollari è quasi raddoppiata (dal 12% nel 2021 al 23% nella prima metà del 2022), e risultano molto apprezzate le opere di arte digitale, che rappresenta il 17% della loro spesa totale, di cui il 10% legato a un NFT (Non Fungible Token).

Ci sono stati sottili cambiamenti nei comportamenti dei collezionisti HNWI per quanto riguarda gli eventi, con il numero di partecipanti che è rimasto costantemente inferiore rispetto al 2019 e un leggero spostamento verso eventi più locali. I collezionisti hanno partecipato a 41 eventi legati all’arte nel 2019, tra cui sei mostre in galleria e cinque fiere d’arte. Sono scesi a 37 nel 2022 (compresi quelli già frequentati e programmati per il resto dell’anno). L’impatto ambientale del collezionismo è una preoccupazione crescente, e i sondaggi hanno dimostrato una crescente consapevolezza dell’importanza delle opzioni sostenibili quando si tratta di acquistare opere d’arte e di gestire gli incassi. Infatti, i collezionisti HNWI sono disposti a pagare un premio per la sostenibilità, con una maggioranza (57%) disposta a pagare fino al 25% in più per opzioni che riducono l’impatto ambientale dei loro acquisti, rispetto al 45% nel 2019.

Nonostante la maggiore consapevolezza e le preoccupazioni sulla sostenibilità, la maggior parte dei collezionisti è disposta a viaggiare di più: il 77% ha affermato di aver pianificato di recarsi a più fiere, mostre o eventi all’estero il prossimo anno; L’11% ritiene che i propri piani di viaggio rimarranno gli stessi; e solo il 12% prevede di viaggiare di meno. Per coloro che avevano intenzione di viaggiare di meno, il motivo più importante per farlo erano i rischi rimanenti relativi al COVID-19 (83%), mentre il 63% pensava che fosse importante o molto importante viaggiare di meno per ridurre la propria impronta di carbonio.

* Fondatrice di Arts Economics

Compravendite immobiliari, le grandi città guidano la ripresa. Prima casa in testa

Il 70% degli agenti immobiliari dichiara che ha avuto difficoltà ad acquisire nuovi mandati, a dimostrazione della contrazione avvenuta nell’offerta. Il 97% degli acquisti residenziali  riguarda la prima casa.

Il mercato immobiliare, fino ad oggi, ha dato forti segnali di ripresa nel post pandemia, con numeri al di sopra delle aspettative di quasi tutte le reti di intermediazione presenti in Italia. Su tutto, le grandi città guidano la ripresa delle compravendite, con Milano che si conferma regina assoluta del mercato. Oggi, infatti, il divario nelle quotazioni delle case tra la capitale lombarda ed il resto d’Italia è piuttosto evidente, ma allo stesso tempo sottolinea il ritardo non più tollerabile di molte regioni – soprattutto di quelle del Meridione – in termini di infrastrutture e sviluppo economico.

Secondo i dati diffusi di recente dall’Osservatorio del mercato immobiliare, anche Roma detiene una buona performance in termini di compravendite, che nella capitale è cresciuto del 9% su base annua (contro il +17,5% di Milano). Di tutto rispetto anche le percentuali delle prime otto città italiane – Torino, Napoli, Palermo, Genova, Bologna e Firenze – nelle quali in media gli scambi immobiliari sono aumentati del 7,2% nel primo semestre 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021. Sul tema, l’Ufficio Studi del network Gabetti ha pubblicato una analisi socio-demografica sulle tendenze in atto nella ricerca della casa, secondo la quale  nei primi 9 mesi del 2022 la fascia di acquirenti più ampia è rappresentata dalle famiglie (56%), seguita dalle giovani coppie (38%) e dai single (6%). Il 46% delle agenzie intervistate riferisce che la domanda di abitazione è in aumento, il 44% che è stabile e il 10% che è in diminuzione. L’offerta di abitazioni, invece, sarebbe diminuita per il 42% del campione, è stabile per il 38% e in aumento per il 20%.

Il 70% degli agenti immobiliari intervistati dichiara che ha avuto difficoltà ad acquisire nuovi mandati di vendita, a dimostrazione della contrazione avvenuta nell’offerta. In ogni caso, il 97% degli acquisti di immobili residenziali ha riguardato la prima casa. Alla stessa conclusione è giunto l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, che ha analizzato le compravendite effettuate attraverso le agenzie affiliate nel primo semestre del 2022. Lo studio rileva che nel 68,1% dei casi le compravendite sono state realizzate da famiglie (coppie e coppie con figli), mentre il 31,9% degli acquirenti è single. Rispetto agli ultimi anni si si registra una costante contrazione della percentuale di compravendite da parte di famiglie, aumenta infatti la componente di acquirenti single anche grazie alle agevolazioni sui mutui per i giovani.

Focalizzando l’analisi solo sugli acquisti da parte di famiglie, si evidenzia come la tipologia più scambiata sia il trilocale, scelto nel 34,6% dei casi. Al secondo posto si piazzano le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che segnalano una contrazione rispetto all’anno scorso. Nel 2020 e nel 2021 infatti le tipologie indipendenti avevano evidenziato un netto aumento di richieste e di compravendite in seguito alla comparsa della pandemia, mentre in questa prima parte dell’anno si registra un rallentamento di questa tendenza, si resta comunque al di sopra delle percentuali che si registravano prima dell’arrivo del virus.

Le famiglie comprano l’abitazione principale nel 73,3% dei casi, gli acquisti per investimento si attestano al 17,7% e le compravendite di case vacanza compongono il 9,0% delle operazioni. In questa prima parte del 2022 si registra un aumento della percentuale di acquisti per investimento rispetto al 2021, anche se non si è ancora tornati ai livelli del 2019, quando si arrivava al 18,8%. Continua la crescita della casa vacanza, in questa prima parte dell’anno il 9,0% delle compravendite da parte di famiglie ha riguardato questo segmento di mercato che, dall’arrivo della pandemia, ha evidenziato un netto aumento di richieste e di compravendite.

Relativamente all’accesso al credito, nel primo semestre del 2022 il 52,9% delle famiglie ha comprato grazie all’ausilio di un mutuo bancario, percentuale in calo rispetto al 2020 e al 2021.  

Milano, mercato immobiliare I semestre 2022: continua la corsa dei prezzi

Continua la corsa dei prezzi sul mercato immobiliare milanese. +4,0% l’incremento dei valori nel primo semestre 2022 rispetto al secondo semestre del 2021. Volano le quotazioni di Fiera-San Siro e Lodi-Corsica.

Il mercato immobiliare milanese, secondo l’analisi fornita dall’ufficio studi di Tecnocasa, continua a macinare successi nella prima parte del 2022, e anche le prime rilevazioni della seconda parte dell’anno rivelano una certa stabilità nella crescita dei prezzi, sebbene le compravendite in alcune aree sembrano in lieve rallentamento per via delle incertezze dettate dal clima geo-politico internazionale. 

Nelle zone centrali della città, i prezzi crescono dell’1,5% e non conosce flessioni l’area di Moscova-Brera, dove la domanda di acquirenti di prima casa di pregio e di investitori si scontra con un’offerta limitata. Intorno a corso Como, gli stabili di ringhiera vecchia Milano e le soluzioni degli anni ’70 si scambiano a prezzi medi di 7.000-8.000 euro al mq. La presenza della movida notturna rende la zona più interessante per gli investitori, mentre le famiglie che preferiscono la tranquillità si orientano in via della Moscova, via Solferino e via Volta, dove una tipologia in buono stato arriva a 10-12 mila euro al mq.  Il nuovo in via della Moscova, invece, si scambia da 12 a 16 mila euro al mq. 

Le soluzioni di prestigio sono fortemente ricercate intorno a via Vincenzo Monti, piazzale Cadorna, via Pagano, piazzale Aquileia. Si chiedono appartamenti in buono stato, con balconi abitabili, almeno tre camere da letto e due bagni, meglio se posizionati dal terzo piano in poi, preferibilmente con box auto. I valori più elevati, oltre 10 mila euro al mq, si toccano per le soluzioni d’epoca in via Mascheroni, 1.000 euro al mq in meno in corso Vercelli. In spolvero il tratto che va dalla fermata della MM di Buonarroti fino a City Life, dove i prezzi arrivano a 7.000 euro al mq. In via Sanzio e in via Colonna prevalgono le abitazioni degli anni ’70 che, in buono stato, hanno valori medi di 6.000 euro al mq. In via Frua ci sono appartamenti superiori a 120 mq, in stabili dotati di giardino e portineria acquistabili da 6.000 a 7.000-8.000 euro al mq a seconda dello stato. Gli investitori sono maggiormente presenti in quest’ultima area o in via Bezzi i cui valori scendono a 5.000 euro al mq.

Crescita importante per i prezzi delle case nella macroarea di Fiera-San Siro (+10,7%), trascinata dal trend dei quartieri di San Siro e di QT8, apprezzati sia per le tipologie immobiliari offerte sia per gli ottimi collegamenti con il resto della città. QT8 è un quartiere tranquillo, verde, residenziale i cui prezzi possono arrivare a 5.000 euro al mq per soluzioni in ottimo stato. Buone richieste anche per il quartiere di San Siro, in particolare nelle aree che concentrano soluzioni in edilizia civile e non lontane dalla metropolitana. Si contano diversi acquisti per investimento alla luce della buona domanda di locazione da parte di giovani e di lavoratori fuori sede. Per investimento piacciono le case posizionate in piazzale Brescia e piazzale Lotto, che in buono stato, arrivano a 3.000-4.000 euro al mq. A San Siro si segnala anche una buona domanda di soluzioni signorili acquistabili nell’area intorno allo stadio (via Tesio, via Patroclo, via Harar), dove i valori arrivano fino a 5.000 euro al mq.

Nelle zone più popolari si registrano prevalentemente acquisti di stranieri. I prezzi sono di 2.000 euro al mq. Aumentano del 7% i valori della macroarea di Lodi-Corsica, grazie al combinato disposto degli interventi di recupero dello Scalo di Porta Romana, ai lavori per le Olimpiadi Invernali, ai nuovi insediamenti direzionali, all’arrivo della linea 4 metropolitana, alla crescita dei prezzi nella zona di Porta Romana che stanno spingendo verso le aree più periferiche e al progetto di riqualificazione dell’ex Macello nell’area dell’Ortomercato. Tra i quartieri più dinamici si segnalano, nel quadrante est, Forlanini e Ponte Lambro. Nel primo, in particolare, gli aumenti sono legati all’imminente apertura della metropolitana nel tratto tra l’aeroporto di Linate e Forlanini. Nel quartiere di Bonfadini-Ungheria e di Ponte Lambro l’offerta immobiliare è costituita prevalentemente da immobili di tipo popolare ante’67 che si acquistano rispettivamente a prezzi medi che vanno da 2.400 a 2.800 euro al mq. Prezzi più bassi, 1.500 euro al mq, nel quartiere periferico di Ponte Lambro.

Crescono i valori a ridosso dell’intervento di recupero dell’ex Macello nell’area dell’Ortomercato, uno dei più importanti che cambierà il volto di un’importante area di Milano. Qui sorgeranno 1200 alloggi sociali a cui si uniranno i 600 studenti del Campus internazionale IED – Istituto Europeo di Design. La rigenerazione dell’ex Macello si inserisce nel quadrante sud est della città, cuore di consistenti interventi di riqualificazione urbana che si concluderanno con le Olimpiadi del 2026.  Le aspettative legate all’intervento in questione stanno portando a un miglioramento della zona di viale Molise e dintorni (Cesare Lombroso, Cadibona, Monte Velino) dove prevalgono soluzioni popolari degli anni ’50-’60, valutate intorno a 3.000 euro al mq. Prevalgono gli acquisti di famiglie ma continuano ad arrivare investitori. Mercato più signorile in via Cadore, dove la bassa offerta e la domanda decisamente elevata portano i prezzi dell’usato intorno a 6.000 euro al mq per i piccoli tagli e 5.000 euro al mq per i tagli più ampi.

La macroarea di Navigli-Famagosta vede i valori crescere del 6,4%, grazie ai quartieri intorno alla Bocconi e soprattutto all’area intorno a via Ripamonti. Quotazioni immobiliari in aumento in via Ripamonti-Val di Sole e via Ripamonti-Spadolini. La domanda di acquisto è in salita alla luce del trasferimento delle aziende nel complesso immobiliare di “Symbiosis”. Spesso chi vende in Porta Romana acquista tagli più ampi e con spazi esterni in zona Ripamonti-Val di Sole. Si superano i 3.000 euro al mq nelle traverse di via Ripamonti (via Lorenzini e limitrofe), mentre si scende a 2.800 euro al mq su via Ripamonti e 1.800 euro al mq nel tratto del Vigentino. In via Spadolini, la vicinanza alla “Bocconi”, determina una discreta domanda per investimento e per cui si acquistano anche bilocali, dove si può arrivare anche a 6.000-7.000 euro al mq per scendere a 4.000 euro nelle zone limitrofe.

Crescono del 3,9% i valori immobiliari della macroarea Bovisa-Sempione, e valori in crescita anche nel quartiere Portello-Certosa-Monteceneri. La domanda è elevata, ma a partire da maggio si nota un rallentamento, con tempi di vendita che si allungano e trattative maggiori sui prezzi.  Numerosi i giovani che acquistano.  Le quotazioni più elevate si raggiungono per la parte più vicina a piazza Firenze: 3.500 euro al mq., mentre il nuovo in costruzione quota 5.000 euro al mq. Crescono gli investitori che comprano e mettono a reddito oppure ristrutturano e poi rivendono. Piacciono in particolare le soluzioni civili, in buono stato con balcone oppure al piano terra con giardino. Mediamente una soluzione usata costa intorno a 2.600 euro al mq. 

Buon andamento per gli immobili nell’ area intorno a City Life: piazza Firenze, via Giovanni da Procida e Fiera-Sempione hanno messo in rilievo un buon andamento nei primi tre mesi dell’anno mentre, da aprile, si registra un rallentamento perché i potenziali acquirenti non sono più disposti a spendere in assenza di un buon rapporto prezzo qualità. Si nota una maggiore attenzione per le nuove costruzioni, più appetibili rispetto alle soluzioni usate alla luce del forte rialzo dei costi delle materie prime. I prezzi vanno da 5.000 euro al mq per le soluzioni usate intorno a via Giovanni da Procida, per arrivare a 8.000 euro al mq per il nuovo non lontano da City Life.

Crescono del 2,9% i valori immobiliari nelle macroaree di Vercelli-Lorenteggio e Città Studi-Indipendenza, dove negli ultimi tempi si segnala un ritorno all’investimento immobiliare con acquisti anche di case già occupate. Prezzi in leggera diminuzione nella zona di Lorenteggio-Frattini, dove acquista soprattutto un target giovane che sta esprimendo, negli ultimi tempi, una minore disponibilità di spesa. Gli investitori, comunque interessati alla zona, si indirizzano verso piccoli tagli su cui impiegare meno di 200 mila €. Invece, nei quartieri di Bande Nere, piazza Siena, Primaticcio e Forze Armate si registra una ripresa della domanda, soprattutto ad uso investimento, ma a spingere è stato l’aumento dei limitrofi quartieri di De Angeli e Gambara, nonchè la presenza di un’offerta abitativa di tipo civile. A questo si aggiunge la presenza di diverse fermate della metropolitana e di alcuni stabili con spazi esterni molto apprezzati post lockdown.

Infine, nella macroarea Stazione Centrale-Gioia-Fulvio Testi i prezzi crescono del 2,7%, grazie all’andamento di Buenos Aires Venezia e di Bicocca. I valori, ancora accessibili, rendono la zona appetibile sia agli acquirenti di abitazione principale sia agli investitori che affittano a studenti.  Tra le abitazioni più richieste ci sono quelle di recente costruzione in viale Pirelli ed in viale dell’Innovazione, che hanno valori medi di 3.500 euro al mq.

Affitto con riscatto: molti vantaggi per chi compra, pochi per chi vende

Analizziamo il perché dell’insuccesso del “rent to buy”. La nuova opzione immobiliare avrebbe dovuto incoraggiare i compratori più giovani, ma risulta “poco digeribile” per molti venditori.

A circa otto anni dal varo del D.L. 133/2014 (c.d. decreto Sblocca Italia), l’affitto con riscatto non decolla. Anzi, il bilancio complessivo del “rent to buy“, alla luce dei dati, si rivela fallimentare. Mai come nel caso di questa nuova forma contrattuale – per quanto molto usata da decenni, sia pure in modo informale, nelle zone rurali italiane – lo spostamento della “area di vantaggio commerciale” verso gli aspiranti compratori (rentobuyers)  ha determinato l’insuccesso di una opzione di acquisto voluta, sulla carta, per incoraggiare gli acquirenti più giovani e sostenere così i volumi di compravendite depressi dallo scoppio della grande bolla immobiliare americana nel 2008 e dalla profonda crisi che ne è seguita.

L’affitto con riscatto è un tipo di contratto che consente di affittare la casa che si intende comprare, diventandone proprietari dopo un certo numero di anni, durante i quali nei canoni mensili esiste una doppia componente: quella della locazione vera e propria – di solito “scontata” anche del 50% rispetto al valore di mercato locativo –  e quella dell’acconto del futuro acquisto della casa. Al termine del periodo di locazione, si procede con l’effettiva compravendita dell’immobile, per la quale si  tiene in conto l’ammontare complessivo degli acconti versati fino a quel momento, a deconto del prezzo finale che, in virtù della specifica forma contrattuale, viene di solito fissato all’atto di stipulare il contratto di rent to buy.

Il D.L. 133 del 2014, all’articolo 23, stabilisce le varie opzioni previste da questa forma contrattuale e disciplina alcune regole generali, come l’obbligo di trascrizione nei registri immobiliari di tutti i contratti “rent to buy” accompagnati da un preliminare d’acquisto. Infatti, l’affitto con riscatto prevede diverse forme contrattuali, ognuna delle quali è regolata da specifiche condizioni relative ai tempi di pagamento, ai canoni di locazione/acconto, ai diritti del venditore e a quelli dell’affittuario-futuro proprietario, e più in generale le modalità di ripartizione dei costi e i termini dell’accordo, che può essere perfezionato anche tramite due contratti separati, uno per il periodo di locazione (che non può superare i 10 anni), e uno per la vendita futura.

Entrando nel dettaglio delle varie forme contrattuali, la normativa prevede:
affitto con opzione di futuro acquisto: esercizio dell’opzione di acquisto al termine del periodo di affitto concordato con il venditore, al quale andrà corrisposto un canone mensile che comprende anche la quota mensile di acconto sul prezzo di acquisto già “bloccato” nel contratto;
affitto con riscatto con preliminare di vendita: in questo caso si firmano due contratti distinti, uno di locazione e l’altro di futura vendita con il c.d. preliminare, che vincola le parti e viene trascritto nei registri immobiliari con effetto massimo di 10 anni;
affitto con riscatto automatico: il passaggio di proprietà avviene “automaticamente” al raggiungimento di un certo numero di canoni o di una specifica somma pagata durante gli anni di utilizzo;
affitto con riscatto con riserva di proprietà: la proprietà dell’immobile può essere trasferita solo dopo aver versato il prezzo totale di vendita; in caso di inadempienza, il proprietario restituisce una parte delle somme ricevute in pagamento, la cui entità è fissata nel contratto iniziale.

Rispetto alla trascrizione dei normali contratti preliminari, che dura al massimo tre anni, quella dell’affitto con riscatto può estendersi fino a 10 anni, e questo è un elemento che scoraggia tantissimo i venditori, i quali generalmente sono dominati dall’esigenza di realizzare in tempi relativamente brevi l’intero ricavato della compravendita. Fortunatamente, la legge prevede anche che anche il contratto d’affitto con riscatto possa essere risolto in caso di inadempienza del futuro compratore, qualora questi superi il massimo tollerabile di ritardo o morosità previsto dallo stesso contratto, ma il rischio che l’occupazione dell’immobile possa continuare anche dopo la risoluzione del contratto (per mala fede dell’inquilino o per necessità) pone seri interrogativi a quanti hanno paura anche solamente di affittare il proprio immobile, per via dei rischi insiti nell’operazione.

In buona sostanza, il contratto d’affitto con riscatto può dare agli acquirenti grandi vantaggi – tra gli altri, anche quello di “provare” la casa per lungo tempo, e valutarne gli aspetti positivi e negativi prima dell’acquisto, oppure quello di bloccare il prezzo di acquisto – ma rimane un fenomeno di nicchia, poiché i venditori devono attendere qualche anno prima di realizzare l’intero ricavato, e ciò contrasta proprio con l’obiettivo principale di chi vende. Pertanto, per capire l’esatta portata di questo mercato di nicchia è utile tracciare un profilo del venditore disponibile all’affitto con riscatto. Si tratta certamente di un soggetto che non ha interesse a vendere subito per motivi di natura personale (fiscali o successori, per esempio), ma vuole in qualche modo “assicurarsi” la vendita in un’epoca futura, quando le sue esigenze verranno meno, e nel frattempo garantirsi una buona rendita, superiore a quella di un normale canone di affitto.

Oggettivamente, non è un profilo facilmente rinvenibile tra i comuni venditori di case, e questo spiega come mai, dall’entrata in vigore del D.L. 133/2014 ad oggi, i contratti di questo tipo non superano le 10.000 unità. Dal punto di vista fiscale, in ogni caso, l’Agenzia delle entrate è intervenuta con la circolare n. 4/E del 19 febbraio 2015, secondo la quale il trattamento fiscale da applicare al canone corrisposto dal conduttore è diverso a seconda della fase di riferimento, e quindi avremo il regime tipico del godimento dell’immobile nella prima fase, e quello relativo al trasferimento della proprietà (imposte dirette e indirette) in occasione dell’esercizio del diritto di riscatto.

Mercato degli attici, in crescita la percentuale di acquisti di tagli ampi

Rispetto al recente passato si registra un aumento della metratura media acquistata e un maggior interesse per i tagli più ampi, in particolare quelli oltre i 100 mq.

Gli attici sono sicuramente una tipologia abitativa particolare, spesso molto amata e ricercata, ma l’offerta sul mercato è bassa. Infatti, l’analisi delle compravendite del primo semestre del 2022 evidenzia che solo lo 0,7% riguarda gli attici. Si tratta inoltre di una quota di mercato che è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi anni, con percentuali simili che si registravano anche prima dell’arrivo della pandemia.

Nell’ultimo semestre, secondo le analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, le metrature più scambiate sono state quelle comprese tra 101 e 150 mq, che compongono il 36,5% delle transazioni. A seguire con il 30,2% delle scelte ci sono gli attici, con ampiezza compresa tra 51 e 100 mq, e quelli tra 151 e 200 mq che compongono il 17% delle compravendite. Rispetto al recente passato si registra un aumento della metratura media acquistata, in questa prima parte del 2022 si evidenzia infatti un maggior interesse per tagli più ampi e in particolare quelli oltre i 100 mq.

Gli attici si acquistano soprattutto come abitazione principale (85,9%). Bassa la percentuale di compravendite per investimento che si attesta al 7,7%, mentre gli attici adibiti a casa vacanza sono il 6,4% del totale.

I prezzi elevati e la particolarità della tipologia, rendono l’attico una soluzione poco scelta dagli investitori e anche sul segmento della casa vacanza si segnala una lieve contrazione rispetto al 2021.

Nel primo semestre del 2022 a comprare attici sono state soprattutto persone con un’età compresa tra 35 e 44 anni (29,4%), a seguire gli acquirenti con un’età compresa tra 18 e 34 anni (28,2%) e quelli tra 45 e 54 anni (25,9%).

Rispetto al 2021 si registra un aumento dell’età media degli acquirenti di attici, gli acquirenti tra i 35 e i 44 passano infatti dal 24,4% all’attuale 29,4%. A comprare attici sono soprattutto le famiglie, che in totale compongono il 77,9% degli acquirenti.

In questo primo semestre del 2022, rispetto agli ultimi anni, si registra una ulteriore contrazione di acquisti da parte di single che scendono al 22,1% del totale. Più della metà degli acquisti di attici avviene in contanti (52,9%), mentre il 47,1% delle compravendite è concluso con l’ausilio di un mutuo. Relativamente al settore del credito casa, Nel 2022 (secondo trimestre) le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 15.754 milioni di euro, secondo i valori contenuti nell’ultimo report pubblicato da Banca d’Italia. “Rispetto allo stesso trimestre del 2021 – afferma Renato Landoni, Presidente di Kìron Partner SpA, gruppo Tecnocasa – si registra una diminuzione delle erogazioni pari a -5,1 %, per un controvalore di oltre 844 milioni di euro. Considerando l’intero primo semestre i volumi erogati si sono attestati a 29,3 mld di euro in calo rispetto al primo semestre del 2021 del -6,6%. Lo sviluppo del mercato risulta essere solido e ben strutturato – prosegue Landoni – in quanto è trascinato dalla crescita della componente di mutui per l’acquisto che storicamente è quella più stabile rispetto alla componente sostituzione e surroga che è legata all’andamento ciclico dei tassi”.

Fabiana Megliola: il mercato immobiliare sorprende ancora

Continua il momento favorevole del mercato immobiliare italiano che, nei primi sei mesi del 2022, ha registrato una crescita dei valori e delle transazioni, nonostante il quadro politico economico fragile.

“Il desiderio di acquistare casa ha continuato ad animare un mercato che, negli ultimi tempi, non ha conosciuto rallentamenti grazie all’importante sostegno del settore del credito. Nel periodo considerato, inoltre, la forte inflazione ha suggerito il mattone come forma di difesa del capitale che è stato così riversato nella casa vacanza e nella casa da mettere a reddito. Alla domanda in crescita si è contrapposta un’offerta non adeguata, in quantità e in qualità, in seguito anche alla carenza di materie prime e agli aumentati costi di queste ultime. Si conferma l’interesse per le case efficienti alimentato anche dai rincari energetici che si stanno sperimentando”. Così Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, intervenuta di recente alla conferenza stampa della nota rete di franchising immobiliare.

Volumi di compravendita e prezzi.
Nel primo semestre del 2022 le compravendite residenziali in Italia sono state 400.487 con un incremento del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2021. I comuni capoluogo hanno registrato un tasso di crescita dei volumi leggermente superiore rispetto a quello dei comuni non capoluogo, invertendo un trend delineatosi nel 2021 sulla spinta della ricerca di case più grandi, con spazi esterni e più accessibili. Per queste ultime realtà l’incremento dei volumi è stato del 9,8% contro il 10,7% dei comuni capoluogo. A fronte di questi dati sulle compravendite, sul fronte dei prezzi le case continuano a crescere in tutte le realtà territoriali. Le grandi città mettono a segno un aumento dell’1,8%, così come era accaduto nel semestre precedente; si tratta dalla variazione più elevata dal secondo semestre del 2017, quando il mercato riemerse dalla lunga crisi che lo aveva interessato.

Tra le grandi città ancora una volta spicca Milano con un aumento del +4,0%, seguita da Bari con +3,8%. Nuovamente in territorio positivo il capoluogo ligure con +0,9%, dopo la frenata del semestre precedente. Nelle grandi città i valori delle case nelle zone periferiche crescono più che in quelle semicentrali e centrali. Nell’hinterland delle metropoli le case continuano ad acquistare valore e chiudono la prima parte del 2022 con una crescita dell’1,5%. Particolarmente brillante il trend dei prezzi in provincia di Verona grazie al traino delle località turistiche del lago di Garda che ormai, da diversi semestri, si stanno distinguendo per essere particolarmente attrattive.  I capoluoghi di provincia registrano un aumento dei prezzi dell’1,5%, risultato leggermente peggiorativo rispetto al precedente semestre, in particolare per l’andamento delle città del sud Italia. Non mancano capoluoghi di provincia con aumenti di prezzi superiori alla media e tra queste ricordiamo Ferrara (+8,5%), Reggio Emilia e Trieste (+6,8%). 

Tempi di vendita
Non accennano a rallentare i tempi di vendita che, nei primi sei mesi del 2022, toccano il minimo storico mai raggiunto negli ultimi dieci anni: 108 giorni, migliorando di 6 giorni rispetto alla rilevazione di un anno fa.  Milano e Bologna si confermano le città più veloci rispettivamente con 52 e 69 giorni. Bari con 141 giorni e Palermo con 132 giorni sono le città con i tempi più lunghi.  Nei capoluoghi di provincia chi decide di vendere casa deve mettere in conto almeno 134 giorni, nell’hinterland delle metropoli ne occorrono 148. 

Domanda e offerta
L’analisi della domanda evidenzia che, nelle grandi città, le richieste sono concentrate soprattutto sul trilocale che ne raccoglie il 40,2%. Seguono il quattro locali e il bilocale con percentuali molto vicine tra di loro, rispettivamente 24,2% e 24%. Aumenta la concentrazione della domanda di bilocali e monolocali, confermando così il ritorno degli investitori sul mattone. Si nota, al contrario, una diminuzione della concentrazione della domanda sui tagli più ampi, come conseguenza dell’aumento dei prezzi che sta interessando le metropoli.  Ed il trilocale, con il 53,5% delle richieste, prevale anche nei capoluoghi di regione che non sono grandi città, seguito dal quattro locali (23,6%). In queste realtà urbane sono i trilocali e i quadrilocali a vedere crescere la concentrazione della richiesta.  Chi cerca casa sta indirizzandosi verso le soluzioni in buono stato o nuove. Queste ultime recuperano valore anche in questa prima parte dell’anno (+1,4%) e si confermano sempre più attrattive, soprattutto in un’ottica di vivere sostenibile. Devono però fare i conti con i rallentamenti dovuti all’aumento dei costi delle materie prime e alla difficoltà di approvvigionamento delle stesse.  Dal lato dell’offerta è il trilocale l’immobile più presente sul mercato concentrando il 32,7% delle tipologie presenti. Segue il quattro locali con il 25%.

Sconto medio
Un mercato dinamico si riconosce anche dallo sconto medio sul prezzo richiesto che si attesta intorno al 7,8%, in diminuzione rispetto a un anno fa (-8,2%). 
Casa vacanza
La casa vacanza continua a essere attrattiva, per gli acquirenti italiani e stranieri che sono tornati a investire nel nostro Paese. I prezzi nelle località turistiche di montagna sono in aumento dell’1,5%, in quelle di lago del 4,3% e in quelle di mare del 2,4%.

Mercato delle locazioni
Il mercato delle locazioni, dopo il brusco calo dei valori che si era verificato nel 2020 a causa della pandemia, ha recuperato immediatamente dopo la caduta delle restrizioni. Con il rientro degli studenti fuori sede e con il ritorno importante dei turisti che hanno ridato vigore al segmento degli affitti brevi, i canoni riprendono a crescere. Questi ultimi, nella prima parte del 2022, hanno registrato un aumento del 2,1% per i monolocali, del 2,4% per i bilocali e del 2,2% per i trilocali. Ancora una volta è Milano a mettere in luce variazioni più elevate rispetto alle altre città con +4,8% per i monolocali, +4,7% per i bilocali, +4,5% per i trilocali. 

Previsioni
Secondo Fabiana Megliola “L’andamento del mercato immobiliare dei prossimi mesi è strettamente legato agli sviluppi economici e a come questi impatteranno sul settore creditizio e sull’atteggiamento delle banche con cui il desiderio di acquistare casa dovrà fare i conti. Ci aspettiamo potenziali acquirenti più prudenti, soprattutto tra le fasce più giovani di età e quelle con disponibilità di spesa più bassa”. “Le nostre previsioni per la fine dell’anno – conclude Megliola – sono per una diminuzione dei volumi di compravendite (730 mila) e per un aumento dei prezzi (tra +2% e +4%).  La pandemia e gli effetti del conflitto bellico che stiamo ancora sperimentando chiedono al mercato immobiliare di rispondere a una chiamata di responsabilità. Occorre monitorarlo costantemente al fine di individuare nuove tendenze ed esigenze a cui sarà necessario rispondere affinché esso diventi un importante volano di sviluppo economico, coesione sociale e rispetto ambientale”.

Il mercato dei vigneti attira gli investitori enogastronomici

I turisti scelgono l’Italia anche per le mete dove degustare i migliori vini. Interessati gli investitori stranieri innamorati delle nostre terre, che vogliono lanciarsi nel settore turistico ed enogastronomico.

L’Italia è tra i primi posti al mondo come produzione di vino. La tradizione vinicola non si arresta, anzi avanza e diventa un driver importante per l’Italia in cui attualmente ci sono oltre un milione di vigneti attivi. Anche per questo motivo, i turisti scelgono l’Italia per le vacanze comprensive di degustazione di vini, in particolare nelle regioni vinicole più famose. Ad essere interessati sono anche stranieri innamorati delle nostre terre, investitori che vogliono lanciarsi nel settore turistico ed enogastronomico e sviluppare aziende vinicole nei meravigliosi territori del Bel Paese.
L’Italia ha 350 varietà di vino ufficialmente riconosciute coltivate in 20 diverse regioni vinicole; il Veneto rappresenta la principale regione produttrice. L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha fatto il punto sul mercato dei vigneti e dei terreni da destinare a tale coltivazione.

VALDOBBIADENE
E’ rarissima l’offerta di terreni da destinare a vigneti. Ancor di più nella zona di Valdobbiadene, dove ci sono terreni con denominazione Doc. Questi ultimi possono arrivare a costare intorno a 50/70 € al mq contro una media di 15 € al mq per terreni senza denominazioni Doc. I primi sono acquistati prevalentemente da importanti aziende agricole. Tra Santo Stefano e San Pietro di Barbozza, è infatti presente la zona dove si produce il Cartizze. Parliamo di un luogo talmente unico che un terreno in quella zona di Valdobbiadene può arrivare a 100-120 € al mq. 

OLTREPO’ PAVESE
La maggior parte delle richieste rimane in capo a coltivatori diretti e imprenditori agricoli autoctoni, con qualche eccezione: dal 2021 si riscontra interesse di clienti del Nord Europa, soprattutto olandesi. Per quanto riguarda i prezzi, i terreni con vigneti in produzione variano da 2500 a 4000 € a pertica con punte di 5000 € a pertica nella pregiata zona della Valle Versa.

ALBA E LANGHE
Mercato dinamico quello dei terreni, in particolare se destinati alla produzione di Barolo e Barbaresco. Importanti aziende stanno acquistando a prezzi elevati, anche 3 milioni all’ettaro, con la conseguenza che quelle più piccole si stanno indirizzando verso la zona di Tortona e del Monferrato dove acquistano terreni da destinare alla produzione di altri vini. Il mercato dei terreni per la produzione di vini doc tiene perché contingentata.
Negli ultimi anni cresce l’interesse per la denominazione di origine controllata e garantita “Alta Langa”, riservata ai vini spumanti, ottenuti esclusivamente con la rifermentazione in bottiglia, dalle uve provenienti dai vitigni Pinot nero e Chardonnay, provenienti dai vigneti coltivati ad altitudini più alte, come nel caso dei Comuni dell’Alta Langa dove prima erano presenti boschi e noccioleti. Questo sviluppo agricolo permette di far conoscere meglio il territorio dell’Alta Langa e concorre all’aumento della domanda di immobili.

MONFERRATO
Costigliole è zona di Barbera e, in parte, Moscato. I vigneti sono ricercati soprattutto da aziende vinicole. Per quanto riguarda i terreni agricoli seminativi non si supera 1 euro al mq, mentre per i vigneti (prevalentemente a Barbera) a Costigliole d’Asti e dintorni si può arrivare a circa 40 mila € all’ettaro; mentre i vigneti a Moscato, in ottimo stato e buona esposizione, sulle colline nel versante verso la provincia di Cuneo, hanno raggiunto 70 mila-80 mila € (all’ettaro). In aumento la richiesta di terreni coltivati a vigna da parte di acquirenti scandinavi, inglesi e svizzeri.

VALPOLICELLA
Il valore dei vigneti, misurati in campi, dipende dall’andamento dell’Amarone che lo scorso anno è aumentato del +27% rispetto al 2020. E’ necessario distinguere i campi in DOC classico e DOC non classico, che hanno due quotazioni differenti. Prima del covid il DOC classico si aggirava a 150.000 € a campo, post covid lo stesso campo vale 180 – 200.000 €. Mentre il campo DOC non classico dopo la pandemia ha subito un ribasso e attualmente un campo si aggira attorno a 100.000 €. Questa seconda opzione è poco valutata, però da chi vuole acquistare un vigneto; si prende in considerazione un campo DOC non classico solo se si trova in una posizione centrale con possibilità di costruire una cantina, in questo caso il valore può aumentare fino a 110 – 120.000 €.

FRANCIACORTA
Considerando la ridotta estensione del territorio e la continua ascesa delle vendite dei vini franciacortini, non sono presenti molti terreni coltivati a vigneto. Si tratta principalmente di un mercato interno per lo più destinato alle cantine già presenti sul territorio che si contendono le aree, con una piccola percentuale di viticoltori privati che si affacciano a questa professione per hobby o con piccole realtà. I valori variano a seconda dell’esposizione, del tipo di terreno nonché dall’età delle viti: si parte da un minimo di 200.000 € per ettaro, fino ad arrivare a cifre molto elevate.

LAZIO
In provincia di Frosinone c’è particolare interesse per la produzione di due vini: il Cesanese del Piglio DOCG e il Cabernet di Atina. Tra le colline della Ciociaria e i monti Ernici, nei territori dei comuni di Piglio, Affile, Serrone, Anagni, Paliano ed Acuto, vi sono distese di vigneti: è la zona di produzione del Cesanese Docg, un ottimo vino rosso. Il Cesanese, unico vitigno autoctono rosso del Lazio, nel 1973 è stato riconosciuto DOC e poi nel 2008 è arrivata la Docg. I valori dei vitigni per ettaro all’interno della zona DOC variano da un minimo di 70.000 € a un massimo di 100.000 € per ettaro, valori che cambiano in base all’esposizione e all’età del vigneto. I proprietari delle aziende vinicole e gli acquirenti sono prevalentemente italiani.
Tra le colline della Ciociaria, nel territorio della Valle di Comino, nei comuni di Atina, Gallinaro, Belmonte Castello, Picinisco, Sant’Elia Fiumerapido, Alvito, Villa Latina, San Donato Valcomino, Vicalvi, Casalattico, Casalvieri e Settefrati ha origine il Cabernet di Atina. Il Cabernet di Atina è un vino dal colore rosso rubino riconosciuto Doc nel 2011. I valori dei vitigni per ettaro di questa tipologia all’interno della zona DOC variano da un minimo di 50.000 € a un massimo di 80.000 € per ettaro, a seconda di esposizione ed età del vigneto.

Immobiliare Milano: domanda vivace, ma burocrazia e tassi dei mutui rallentano la corsa

Difficile fare previsioni sull’ottimo mercato immobiliare di Milano. Problemi causati dalla lentezza della burocrazia e dai tempi dei mutui. Il caro-energia pesa sulle spese condominiali e sulle locazioni.

In media valgono 6.167 euro al mq gli immobili nuovi a Milano al primo semestre 2022, e crescono in un anno di 5,7% (5.836 euro al mq era il valore al primo semestre 2021). Era di 5.210 il dato pre – Covid a fine 2019. In particolare, in centro i prezzi medi si attestano a  10.672 euro al mq, nel settore nord  4.944 euro al mq, nel settore  est di 5.139 euro al mq, nel settore sud di 4.437 euro al mq, nel settore ovest di 5.645  euro al mq. Sono questi i dati di sintesi che emergono dalla “Rilevazione dei prezzi degli Immobili della Città Metropolitana di Milano” sul primo semestre 2022, realizzata da Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Le quotazioni complete si possono acquistare sul sito www.piuprezzi.it

Le zone con i prezzi degli immobili più elevati. Al primo posto Spiga – Montenapoleone: €/m² 13.300 al primo semestre 2022, rispetto a 12.950 al primo semestre 2021, +2,7%; segue Vittorio Emanuele – S.Babila con 12.650 rispetto a 12.425, +1,8%; quindi Diaz – Duomo – Scala con 12.200 rispetto a 11.875, +2,7%. Troviamo poi Parco Castello con 11.550 rispetto a 11 mila, +5%; Brera con 11.250 rispetto a 10.725, +4,9%; Cairoli – Cordusio con 10.900 rispetto a 10.625, +2,6%; Venezia – Monforte con 9.850  rispetto a 9.425.  + 4,5% 
Le zone che crescono di più in un anno. Crescono i prezzi soprattutto a nord Milano, + 10,8% nell’area rispetto al +5,7% medio in città. In particolare: crescono Padova – Palmanova con 3.600 rispetto a 2.925, + 23,1%; Lagosta – Stazione Garibaldi con 6.150 rispetto a 5.200, +18,3%; Salomone – Bonfadini con 3.200 euro al mq al secondo semestre rispetto a 2.725 del primo semestre, +17,4%; Fulvio Testi – Cà Granda con 3.825 rispetto a 3.275, +16,8%.

Secondo Vincenzo Albanese (CCIAA Milano Monza Brianza Lodi), la domanda immobiliare a Milano non si ferma, non solo da parte di chi a Milano vive e lavora, ma anche degli stranieri, che scommettono sulla città. Si tratta di uno scenario in rapida evoluzione, in una logica di crescente smart living e smart working, che culmina in una nuova ricerca di qualità della vita. Per questo sono centrali i nuovi progetti che stanno dando un nuovo aspetto alla città, e che vedono al centro lo sviluppo di una dimensione green e un’attenzione crescente a salute e benessere. Si sviluppano nuovi quartieri intorno ad una crescente rete di collegamenti interna e interurbana, a partire dalla linea 5 della metropolitana.

La crescita della città è significativa soprattutto nei quartieri periferici. Il mercato dell’Hinterland milanese gode di una forte ricaduta positiva dalla crescita di Milano, con aumento del numero delle transazioni e dei valori del comparto residenziale, per via delle famiglie che ricercano una buona qualità della vita a prezzi più contenuti rispetto alla città. Anche le locazioni sono tornate a crescere per tutte le tipologie. Gli ultimi mesi del semestre suscitano però la preoccupazione degli operatori per la crescita dei tassi dei mutui, che potrebbe pesare sul semestre in corso. Segnali di significativa incertezza vengono anche dall’esplosione delle spese di gestione degli immobili, che peseranno sui valori di locazione.

Secondo Beatrice Zanolini (FIMAA Milano Lodi Monza e Brianza), il mercato resta vivace con prezzi alti e molta domanda ancora inevasa. Tuttavia molti fattori rendono difficile fare previsioni e gli investitori sono più attendisti. Infatti, le nuove esigenze abitative e lavorative derivanti dalla pandemia condizionano le scelte, mentre il conflitto in corso causa problemi di fabbisogno energetico, che penalizzerà molto anche il mercato delle locazioni per l’incidenza delle spese condominiali. L’inflazione, normalmente amica dell’immobiliare, può condizionare molto le locazioni commerciali per via del caro bollette, che penalizza le attività. Nel settore edile, i bonus sono ancora oggetto di valutazione per le modalità di utilizzo, e l’aumento delle materie prime e l’allungamento dei tempi di consegna delle forniture crea pesanti conseguenze per i cantieri.

Il mercato del retail immobiliare a Milano rappresenta oltre il 70/80% delle transazioni immobiliari, e rimane sempre sostenuto sia per valore che per numero di transizioni, queste ultime frenate solo dalla scarsa offerta rispetto alla sempre più forte domanda.  Le richieste d’acquisto sono per la maggior parte per immobili di piccole dimensioni (50/70 mq), sia per uso diretto che per investimento. L’unica nota negativa della filiera è da addebitare alla burocrazia legata al mercato della compravendita, talvolta inutile e ripetitiva, che è il principale ostacolo all’andamento delle compravendite, e più precisamente l’accesso agli atti per reperire i documenti ha tempi commercialmente e tecnicamente inaccettabili per un Paese come l’Italia del 2022, soprattutto se paragonato a qualsiasi altro mercato in un mondo digitalizzato e veloce.

Anche relativamente ai mutui, ancor più che per i tassi in ascesa, sono i tempi che le banche impiegano per istituire le pratiche che rallentano e talvolta bloccano le trattative, al punto che molti clienti non accettano più offerte con clausole sospensive per la concessione di un mutuo. Rimane premiante ed economicamente interessante il mercato della locazione. Anche qui i valori dei canoni sono in aumento, nonostante il poco prodotto disponibile che ha come conseguenza trattative velocissime.

Riguardo il mercato milanese delle nuove costruzioni, secondo Gabriele Bisio (vicepresidente Assimpredil Ance)”nel primo semestre 2022 il mercato residenziale del nuovo conferma il trend positivo delle vendite, oltre a un contenuto rialzo dei prezzi in alcuni ambiti della città oggetto di significativi interventi di rigenerazione urbana o di particolare attrattività urbana. La stessa tendenza sembra cominciare ad emergere anche in alcune realtà della cintura milanese. Questi dati e queste tendenze dovranno però essere oggetto di attenzione specifica nel prossimo futuro, alla luce di una possibile contrazione della domanda a causa dello spropositato aumento dei prezzi delle materie prime e semilavorate, dei ritardi nell’approvvigionamento delle forniture e soprattutto del fenomeno inflattivo e del rialzo dei prezzi dei mutui“.