Agosto 26, 2026
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Case, Arte & Auto

Immobiliare turistico 2022, gli stranieri tornano a investire in Italia. Sardegna al top

I prezzi delle case nelle località turistiche sono in aumento al lago, al mare e in montagna. Gli acquirenti stranieri prediligono case vacanza già ristrutturate, in particolare in Sardegna.

“Il mercato della casa vacanza – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – continua a registrare un buon andamento come dimostrano anche i dati relativi alle compravendite”. La percentuale di acquisti di questa tipologia è del 7,8%, contro il 7,2% del 2021. Anche i prezzi delle case nelle località turistiche sono in aumento: al lago (+1,8%), al mare (+1,7%) e in montagna (+2,6%). Il trend delle località del Veneto è particolarmente positivo (+6,6%), ma anche nelle Marche (+5,1%), nell’Emilia-Romagna (+2,7%) e nell’Abruzzo (+2,6%). In Veneto, già da tempo si registra un buon andamento del mercato immobiliare, grazie anche agli interventi di riqualificazione che hanno interessato le cittadine di Jesolo e di Caorle.

Marche, Abruzzo ed Emilia-Romagna hanno visto un buon risultato: dopo la pandemia si sono preferite le realtà ben collegate con le metropoli (soprattutto per chi pratica lo smart working) e facilmente raggiungibili tramite la rete ferroviaria, proprio come quelle situate lungo la dorsale adriatica.

Nelle Marche bene la provincia di Pesaro, in Abruzzo quelle di Teramo e Chieti. In Sardegna c’è un aumento dei prezzi dell’1,7% e una delle località più dinamiche si conferma Villasimius, in Liguria i valori recuperano l’1,1% grazie al traino della provincia di Genova.  Bene anche la Calabria e il Lazio (+1,8%). Sostanzialmente stabile la Puglia (+0,3%), mentre in Sicilia, dove già nel 2020 e nel 2021 le quotazioni immobiliari di località come San Vito Lo Capo, Scopello, e dei comuni marittimi della costa orientale erano cresciute parecchio, si assiste ad un aumento esponenziale della domanda un pò ovunque, a fronte di una offerta che va assottigliandosi sempre di più e che porterà i prezzi verso l’alto per tutto il 2022.

La spinta delle restrizioni pandemiche si è tradotta già nel 2020 in un aumento delle compravendite di case vacanza (nel secondo semestre del 2019 erano pari al 6,1% per salire al 7,8% dell’ultima rilevazione), e lo smart working, com’è noto, ha fatto il resto, permettendo ai proprietari – e ai neo-proprietari – di seconde case di lavorare anche dal luogo abitualmente scelto per le vacanze. La tipologia preferita da chi acquista una casa vacanza è il trilocale, con il 37,1% delle compravendite, seguita dalle soluzioni indipendenti e semi-indipendenti con il 26,7% delle scelte. Bene anche il bilocale che rappresenta il 21,8% delle transazioni, e scendono le compravendite sulle soluzioni indipendenti (passate da 29% a 26,7%). Ad acquistare la casa vacanza sono soprattutto persone d’età compresa tra 45 e 54 anni (33,1%), a seguire chi ha tra 55 e 64 anni (27,4%) e tra 35 e 44 anni (20,5%). Aumentano le coppie e i single che acquistano (rispettivamente 51,7% e 14,7%), e diminuiscono le famiglie (da 35,1% a 33,6%).

Interessante il dato sugli acquirenti stranieri, che sono tornati ad investire in Italia, passando dal 9,2% al 13,7%. Gli acquirenti provenienti dall’estero, tuttavia, prediligono soluzioni abitative di livello medio-alto, in particolare nelle isole minori e in Sardegna, dove molti investitori internazionali del Nord Europa cercano abitazioni non solo per le vacanze, ma per trascorrere fino a 6 mesi all’anno lavorando da remoto. La Sardegna, infatti, offre caratteristiche paesaggistiche molto forti, con un clima caldo-temperato durante buona parte dell’anno. La tipologia di abitazione più ricercata è quella già ristrutturata e dotata di spazi esterni abitabili, con un buon panorama e con un budget di spesa compreso tra 150.000 e 250.000. Molto ricercata anche la parte meridionale dell’isola, dove si sta registrando una crescita degli investimenti a scopo turistico nelle province di Cagliari e del Sud Sardegna, dove si osserva una forte rivalutazione delle quotazioni, generata da una offerta ristretta. 

Immobiliare residenziale, gli “over 64” comprano meno. Le compravendite crescono ovunque

La quota di compravendite dei babyboomer scende di fronte l’avanzata della fascia di età 18-44 anni. A Genova le transazioni aumentano del 76,5%, a Palermo e Cagliari aumenta lo sconto medio.

Secondo i dati dell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2022 di Nomisma – che analizza i 13 principali mercati italiani: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia – al 30 giugno i prezzi delle abitazioni sono cresciute complessivamente (in media) del +2,9%, con un range di variazione che oscilla dal +6,3% di Milano al -0,2% di Venezia, ma il rialzo dei tassi della BCE potrebbe determinare una battuta d’arresto delle transazioni.

Rispetto ai tempi medi di vendita di un immobile, servono 5,2 mesi per gli immobili residenziali (8,7 mesi per gli uffici e 8,3 per i negozi), ma c’è differenza tra quelli della città di Milano (105 giorni circa, tre mesi e mezzo) ed il resto d’Italia. Anche il c.d. sconto medio presenta una “forbice” piuttosto ampia a seconda della tipologia immobiliare: 11,9% nel settore abitativo e 14,1% sia per uffici che per negozi. Lo sconto più alto praticato è quello registrato a Palermo, Cagliari e Catania, pari al 17% circa.

In considerazione dei dati del primo semestre del 2022, la speranza è che possa verificarsi un effetto-traino anche nella restante parte dell’anno, sebbene l’aumento dei tassi di mutuo – soprattutto di quelli a tasso fisso, arrivati al di sopra del 3% in soli sette mesi – crea timori di un trend positivo in arresto. L’aspettativa di rialzo delle quotazioni, inoltre, pare stia determinando un atteggiamento ”attendista” da parte dei venditori, convinti di poter mettere sul mercato i propri immobili a prezzo più alto tra qualche mese. Le compravendite, infatti, vengono trainate (dati Ufficio Studi Tecnocasa) su tutto il territorio nazionale dalle fasce di età più attive, e cioè quella compresa tra 18 e 35 anni (28,5%), seguita dalla fascia di età compresa tra 35 e 44 anni (27,2%). Mentre le transazioni effettuate dagli acquirenti con età compresa tra 45 e 54 anni sono pari al  22,6%, e al 13,8% quelle compiute da coloro che ricadono nella fascia tra 55 e 64 anni.

Gli over 64, infine, realizzano il 7,9% delle compravendite. Quest’ultima fascia è in lieve decrescita rispetto al 2019, quando arrivava al 9,0%. Tra le grandi città, è Genova a spiccare per la più alta percentuale di acquisti da parte di over 64 (12,3%). Relativamente alla Liguria, i dati dell’osservatorio OMI-Agenzia delle Entrate dicono che le compravendite complessive del 2021 sono salite del 38,1% rispetto al 2020, anno della pandemia, ma osservando i dati della città di Genova, nella quale il crollo dei prezzi delle case è stato il più forte in Italia negli ultimi dieci anni, ci si rende conto delle dimensioni della ripresa, dal momento che le transazioni relative al capoluogo e alla sua provincia sono cresciute del 76,5%, trascinando, anche se in misura minore, le quotazioni delle altre città liguri. Permane in Liguria la netta spaccatura dei prezzi delle abitazioni tra fascia costiera ed entroterra. Nei comuni dove si trascorre la c.d. villeggiatura, le quotazioni delle abitazioni a ridosso del mare superano anche i 4.000 euro al mq, ma si dimezzano bruscamente allorquando si rientra di qualche chilometro.

Il 62,9% degli over 64 acquista la casa principale, il 18,7% investe per mettere a reddito, l’11,0% compra la casa vacanza e il 7,2% ha acquistato l’immobile per i figli. Da segnalare anche qualche acquisto per realizzare Bed & Breakfast e Affittacamere (0,3%). I numeri sono sostanzialmente uguali a quelli registrati nel 2020, mentre rispetto al 2019 si registra un aumento del tasso di acquisto di case vacanza, che passa dal 10,0% all’11,0% e diminuisce la percentuale di acquisti per investimento, che scende dal 20,6% al 18,7%. In calo anche la percentuale di acquisti per i figli, si passa infatti dall’8,3% al 7,2%.

La tipologia preferita dagli over 64 è il trilocale (37,4%), seguita dal bilocale (24,8%). Il grafico evidenzia negli anni un aumento delle percentuali di trilocali e una riduzione di quelle dei bilocali, evidenziando una maggiore propensione all’acquisto di abitazioni più spaziose. In tal senso da segnalare anche l’aumento della percentuale di acquisto di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, che dal 12-13% degli anni precedenti arriva quasi al 15% nel 2021. Infine, nel 58,6% dei casi gli acquirenti over 64 sono pensionati, e nel 67,4% dei casi si tratta di coppie e famiglie.

Inside The Art Side: a Roma si parla di arte, futuro e gestione del patrimonio

Il concetto di patrimonio è molto più ampio di come viene comunemente percepito, e incarna tutte le tendenze sociali che influenzano le scelte degli individui. Il 14 Luglio a Roma un incontro sull’Arte del ciclo Our heritage by Lightsky Consulting”.

Inside The Art Side è il primo appuntamento del ciclo di incontri “Our heritage by Lightsky Consulting” organizzati da Lightsky Consulting Italia, che si terrà il 14 luglio 2022 presso “Spazio Lightsky” a Roma. Our heritage, Cultural, Business, Future è un ciclo di incontri sulla Cultura e la gestione del patrimonio e sul futuro che ci aspetta, e nasce con la visione di indagare tutte quelle tendenze (sociali, ambientali, tecnologiche) che oggi condizionano la ricchezza culturale che siamo chiamati a proteggere e tramandare, e che influenzano le scelte di ognuno. Usando la Cultura come leva strategica, infatti, è possibile generare quelle azioni di confronto e crescita da cui derivino concrete opportunità e, soprattutto, soluzioni flessibili in grado di accrescere e proteggere il proprio patrimonio.

Il patrimonio è quindi un concetto allargato e molto più ampio di quello in base al quale viene comunemente percepito. Esso può essere culturale e/o economico, tangibile o intangibile, e in tutte le sue forme permette di vivere al meglio il presente e di costruire un futuro migliore. Il primo incontro di questo ciclo, denominato “INSIDE THE ART SIDE”, condurrà partecipanti nel mondo dell’Arte, che rispetto ad altre sfumature del patrimonio – quelle maggiormente legate alla disponibilità di denaro o beni altamente fungibili – esprime al massimo livello l’elemento emozionale che caratterizza il settore e le scelte di chi investe “a lunghissimo raggio”. L’Arte, in particolare, “ci rappresenta, ci racconta, è il risultato concreto di tutta l’espressione dei mutamenti umani della nostra storia” – afferma Emiliano Guerra, General Manager EMEALightsky Consulting Italia. “Sta a noi proteggerlo, tutelarlo, per il nostro interesse e per quello delle generazioni future”. “L’artista – prosegue Guerra – è colui che interpreta il mondo e dà forma alla materia attraverso gli strumenti a sua disposizione, scardina i luoghi comuni e ci mostra interpretazioni, possibilità alternative. Il radicale cambiamento che stiamo affrontando – nelle aziende, all’interno degli ecosistemi, nelle strutture, nei modelli, nei comportamenti, nelle interazioni, nella comunicazione, nelle relazioni – ridefinisce tutte le priorità all’interno del mondo private, corporate e di governance, e rende necessari nuovi modelli di business e di relazione. È quindi fondamentale imparare a pensare in modo alternativo, laterale, accedere a nuove visioni. E chi come l’Arte e gli artisti possono essere d’ispirazione?”.

Durante l’evento, tre ospiti d’eccezione – moderati dall’attore e scrittore Vincenzo Bocciarelli – avranno il compito di declinare l’argomento della serata secondo i tre temi core che gli organizzatori hanno voluto sviluppare: Cultura, Business e Futuro. Interverranno: Massimo Rossi Ruben per la Cultura, Curatore e critico d’arte; per il Business Sergio Sorrentino, Senior Strategic Consultant; per il Futuro Francesco Giulio Farachi, Curatore e critico d’arte. INSIDE THE ART SIDE prevede, inoltre, un Inside Event, dal titolo “SNAPSHOTS. Luisa Valeriani. Opere”. Questo “evento dentro l’evento” rafforza il tema della serata, grazie alla nuova mostra personale di Luisa Valeriani, artista romana.

Saranno in esposizione le ultime opere dell’autrice, realizzate durante il biennio 2020/22, che con la sua nuova ricerca ha introdotto la fotografia come mezzo di supporto figurativo nel suo lavoro, con l’aggiunta di elementi materici che consentono una lettura stratificata del suo processo creativo. “Sono sempre stata affascinata dalla forza dei simboli, – dichiara Luisa Valeriani – e credo profondamente nella potenza evocativa della loro immagine. In questo particolare momento di sovrapposizioni e confusioni ed estreme velocità sono alla ricerca di “attimi sospesi”, nuovi simboli timeless, che solitamente catturo mediante uno scatto ottenuto con un semplice smartphone e che trasferisco su diversi supporti che rielaboro attraverso delle successive sovrapposizioni.”

Per Info e contatti: LinkedIn: https://www.linkedin.com/company/lightsky-consulting
Web: https://www.lightskyconsulting.com/

Mercato delle locazioni: in aumento studenti e contratti a canone transitorio

Secondo Tecnocasa, il mercato delle locazioni vede un aumento della percentuale di affitti a studenti universitari, ed una crescita del numero dei contratti a canone transitorio.

Secondo l’indagine condotta da Tecnocasa relativamente al mercato delle locazioni, gli ultimi dati a disposizione rivelano che i canoni sono cresciuti del 3,4% sui monolocali, del 3,5% sui bilocali e del 2,8% sui trilocali. Lentamente, dopo il calo dei valori registrato in pandemia, si torna ad un andamento positivo, in linea con quanto accaduto negli anni pre-covid a partire dal 2015.

L’analisi dei contratti di locazione evidenzia un 69,1% di affitti conclusi per scelta abitativa, un 23,0% di contratti stipulati da lavoratori trasfertisti e un 7,9% di affitti legati agli studenti universitari. Questi ultimi, in particolare, sono tornati ad affittare con percentuali superiori anche a quelle che si registravano nel 2019 (7,9% nel 2021, 4,5% nel 2020 e 6,3% nel 2019). Dinamica differente per quanto riguarda i contratti di locazione stipulati con lavoratori trasferisti; in questo caso, infatti, non si è ancora tornati ai valori che si registravano nel periodo pre-pandemia (25,8%), ma si rimane a livelli più bassi, già registrati a partire dal 2020 (intorno al 23,0%). Questo significa che lo smart-working ha determinato un cambiamento persistente sul mercato delle locazioni, abbassando la quota di persone che cerca abitazioni in affitto per motivi di lavoro, anche dopo la fine delle restrizioni legate al Covid. Saranno i prossimi semestri a dirci se questo cambiamento è strutturale e permanente oppure se si tornerà ai valori del passato.  

Tra le metropoli, le città in cui è più alta la percentuale di chi affitta per motivi di lavoro sono Bologna (55,3%), Milano (37,3%), Firenze (36,5%) e Verona (35,3%). Per quanto riguarda l’affitto a studenti universitari, le città più attive sono Milano (23,6%), Torino (23,4%), Bologna (19,1%) e Firenze (17,1%). A Milano le dinamiche degli affitti sono speculari a quelle già viste a livello nazionale: si registra un ritorno degli studenti universitari, mentre per quanto riguarda i lavoratori trasfertisti la quota si è abbassata a partire dal 2020 e anche nel 2021 si evidenziano valori inferiori a quelli che si registravano pre-pandemia. Stesso discorso vale per Roma, dove c’è stato un ritorno degli studenti, mentre la quota di lavoratori trasfertisti rimane al di sotto delle percentuali che si registravano prima della pandemia (si passa dal 24,6% del 2019 al 22,5% del 2021).

L’analisi delle grandi città mostra come a Milano ci sia una netta prevalenza del contratto a canone libero (69,5%), mentre a Roma è il contratto a canone concordato ad essere più utilizzato (65,8%). Alti tassi di contratti a canone concordato anche a Verona e a Genova, in quest’ultima si arriva all’82,8%. Le città con le percentuali più alte di contratti a carattere transitorio sono Firenze (29,8%), Milano (29,7%) e Torino (26,7%). La tipologia più affittata è il bilocale con il 39,2% delle scelte, seguita dal trilocale con il 32,1%. La maggior parte degli inquilini ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, pari al 46,3% sul totale degli affitti.

Mercato immobiliare Europeo: l’Est di nuovo nel cuore degli investitori

Grazie ai megatrend immobiliari, alla svalutazione delle valute locali e alla inflazione, il mercato immobiliare dell’Est Europa si rivela molto promettente. Ungheria, Polonia, Lituania e Romania sugli scudi, nonostante la guerra.

Il mercato immobiliare dell’Est Europa, proveniente da una crescita trentennale, durante la pandemia aveva tirato il freno di emergenza, sospendendo il suo trend in aumento che, nonostante la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, ha ripreso il suo cammino. Infatti, il “grande moltiplicatore di opportunità” dell’inflazione elevata sta trainando gli scambi di immobili un po’ ovunque tra Romania e Ungheria, passando dalla Turchia con la sua crisi valutaria ormai strutturale.

All’inflazione, tuttavia,  si aggiungono altri “megatrend immobiliari” che stanno cambiando profondamente il mercato in tutta Europa. Il primo è strettamente legato all’aumento del costo della vita, poiché la necessità di trovare una difesa dei propri risparmi contro l’inflazione spinge anche i piccoli investitori verso la ricerca di immobili da mettere a reddito, soprattutto in un’area geografica dove la valuta locale – non ancora pienamente unificata nell’Euro – si è svalutata, ed esiste una sempre maggiore richiesta di alloggi residenziali che possono entrare a pieno titolo nei portafogli di un investitore europeo. Gli altri megatrend immobiliari, peraltro, continuano a trainare il mercato. L’abitazione sostenibile a basso impatto ambientale, le costruzioni dedicate ai data center, i c.d. smart office e, in generale, gli asset immobiliari di qualità sono i più ricercati.

Relativamente alle nazioni dell’Est Europa dove conviene investire, l’analisi vede l’Ungheria in prima fila. “Dopo la riapertura dei confini, il mercato immobiliare ungherese si è rivelato ancora più frizzante rispetto al pre-pandemia” afferma Laura Bindi, Responsabile Sviluppo Tecnocasa in Ungheria. “Grazie al ritorno degli investitori stranieri e non, ai mutui a tassi agevolati per le famiglie, alle agevolazioni sull’IVA per le nuove costruzioni e alla riapertura delle Università e a tutto l’indotto ad essa legato, abbiamo riscontrato una crescita delle quotazioni immobiliari in tutto il Paese ed un aumento del numero delle compravendite. La crescita degli affitti, invece, ha registrato un trend inferiore rispetto a quello dei prezzi”. “Il fiorino – aggiunge Bindi – che ancora non ha un cambio fisso legato all’euro, si è svalutato ufficialmente di un 8-10% a seconda dei periodi, quindi per gli acquirenti che pagano in euro il prezzo degli immobili è sempre interessante, mentre un po’ meno vantaggioso per coloro che percepiscono le rendite degli affitti in fiorini, in quanto il cambio è fluttuante”.

In Lituania, invece, lo scenario di bassa corruzione e investimenti diretti esteri – che ne sono una naturale conseguenza – determina una concentrazione dell’economia nei settori finanziario e assicurativo, manifatturiero, immobiliare, all’ingrosso e dei servizi informatici, per cui il mercato immobiliare lituano si sta adattando rapidamente a queste principali fonti di domanda libera di svilupparsi all’interno di uno stato dove mancano quasi del tutto tensioni geo-politiche e sociali, e dove esiste una manodopera qualificata. A differenza di Russia e Turchia, dove la guerra e l’economia resa instabile dalla folle politica monetaria di Erdogan non attribuisce stabilità agli investimenti immobiliari; soprattutto a quelli effettuati per ricavare un reddito da locazione, che dovendo essere pagato in Lira Turca si è svalutato del 40% solo nell’ultimo anno.

La Polonia, dopo essere stata al centro di guerre millenarie che l’hanno vista sempre come “merce di scambio”, negli ultimi 10 anni ha fatto un gran balzo in avanti dal punto di vista economico. A Varsavia, per esempio, lo scorso anno i prezzi delle case di fascia alta sono aumentati del 20%, e anche le nuove costruzioni di lusso sono aumentate, a testimonianza che il nuovo corso politico ed economico polacco sta attirando gli investitori con maggiori disponibilità. Un recente rapporto PWC ha rivelato che Varsavia ha ancora molto spazio per crescere relativamente alle quotazioni degli immobili residenziali. Inoltre, la Polonia ha un rapporto tra capitalizzazione di borsa e Pil del 55%, ben al di sotto dei normali livelli dei mercati c.d. occidentali, che superano abbondantemente il 100%. Questo attrae gli investitori di borsa, soprattutto in relazione ai titoli delle società immobiliari quotate al mercato ufficiale. 

In Romania, nell’ultima rilevazione di marzo 2022 sono state registrate 72.123 compravendite in tutto il Paese, 13.460 in più rispetto a Febbraio, e questo il trend di crescita sembra confermato dai dati più recenti di Aprile e Maggio. Inoltre, il numero di case, terreni e appartamenti scambiati è superiore di 9.232 unità rispetto all’analogo periodo del 2021, a conferma di uno slancio nelle transazioni che non si vedeva da circa venti anni. Anche in Romania, la svalutazione della moneta locale in prossimità dell’unificazione monetaria completa nell’area Euro – fenomeno già vissuto in Italia venti anni fa, all’atto dell’ingresso nell’EU, e continuato negli anni successivi – aveva generato negli anni scorsi un indebolimento della domanda interna ed un ribasso temporaneo dei prezzi degli immobili, anche in relazione alla debolezza dell’economia nelle fasi più dure della pandemia. Tuttavia, gli investimenti produttivi di capitali stranieri ed il miglioramento graduale – ancora in corso – delle condizioni di vita dei rumeni stanno rivitalizzando la domanda

Compravendite immobiliari 2022, il mercato della casa riprende a correre

Compravendite in aumento del 12% in Italia, e del 36% a Milano. Il 45% dei proprietari vende per acquistare un altro immobile e migliorare la propria vita, mentre il 43,0% lo fa per reperire liquidità e solo il 12,0% per trasferirsi.

Secondo i dati delle compravendite immobiliari diffusi dall’Agenzia delle Entrate e analizzate da Tecnocasa, il primo trimestre conferma il buon momento del mercato immobiliare italiano, che chiude i primi tre mesi del 2022 con 181.767 compravendite, in aumento del 12,0% rispetto allo stesso periodo del 2021. Certamente, gli eventi internazionali immediatamente successivi – inizio del conflitto armato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento politico dei paesi NATO e degli Stati Uniti – e il rialzo dei tassi dei mutui potrebbero avere avuto una certa influenza sull’andamento delle compravendite, ma questo lo sapremo con certezza in occasione delle prossime rilevazioni.

Tutte le grandi città italiane, in questo primo trimestre del 2022, evidenziano compravendite in crescita, eccezion fatta per Verona, che segnala -17,3%. Il dato di Milano (+36,0%) spicca su tutti, e conferma ancora una volta la metropoli lombarda capitale italiana del mercato immobiliare. Bene anche Palermo, che mette a segno un +15,5% rispetto al primo trimestre del 2021, e aumenti a doppia cifra anche per Bologna e Firenze. Anche le realtà non capoluogo si dimostrano particolarmente vivaci registrando un incremento delle compravendite del 12,5%, contro l’11,1% dei capoluoghi.

Nei primi tre mesi del 2022, il 74,9% delle compravendite ha riguardato l’abitazione principale, il 17,7% l’investimento e il 7,4% la casa vacanza. Dal punto di vista dell’analisi socio-demografica, secondo lo studio realizzato da Tecnocasa è in crescita l’acquisto di case vacanza e di soluzioni indipendenti, mentre aumenta la percentuale di chi vende per migliorare la propria qualità abitativa. In particolare, l’indagine evidenzia un calo della percentuale di acquisti per investimento, dal 17,9% del 2019 al 16,4% di oggi. Da sottolineare, al contrario, la crescita della percentuale di acquisto di case vacanza, che dal 5,8% del 2019 è aumentata fino al 6,9% delle ultime rilevazioni.

Per quanto riguarda l’età degli acquirenti, si rileva un aumento della percentuale nella fascia compresa tra 18 e 34 anni, mentre diminuisce la componente di acquirenti che hanno 65 anni ed oltre. Si abbassa quindi l’età media degli acquirenti, anche grazie alle agevolazioni sui mutui agli under 36. ll trilocale resta la tipologia più scambiata in Italia, con il 34,1% sul totale degli acquisti, mentre si segnala un aumento della percentuale di acquisto di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, che passano dal 19,1% del 2019 al 22,0% delle ultime rilevazioni, a conferma dell’accresciuta tendenza all’acquisto di abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. 

Tra i due macro gruppi di acquirenti, cresce la percentuale dei single – dal 28,7% del 2019 al 30,6% di oggi – e, di conseguenza, decresce quella delle famiglie. Il dato motivazionale rimane quello più importante, essendo il “motore” che muove il mercato immobiliare e determina le scelte di acquisto. Oggi circa il 45% dei proprietari vende per acquistare un altro immobile che consenta un miglioramento generale della propria vita, mentre il 43,0% lo fa per reperire liquidità e solo il 12,0% per trasferirsi in un altro quartiere o in un’altra città. Inoltre, l’emergenza sanitaria e i lockdown hanno messo in evidenza pregi e difetti delle abitazioni, spingendo molti proprietari a vendere casa per comprare soluzioni più adatte alle proprie esigenze.

Relativamente alle previsioni di mercato, i dati confermano un mercato dinamico, sul trend di quanto registrato nel 2021. Non sembrano esserci stati effetti legati al conflitto bellico ma ciò non toglie che il 2022 potrebbe essere un anno di assestamento, con un numero di compravendite residenziali compreso tra 730 e 740 mila, in lieve flessione rispetto al 2021 quando si è arrivati a 748.523. Sarà interessante osservare, a questo punto, il trend del secondo trimestre del 2022, quando il mercato potrebbe risentire dell’andamento della fiducia di famiglie e imprese. Ad oggi Tecnocasa evidenzia un rallentamento sulle nuove costruzioni, mentre la domanda di casa sembra essere ancora molto sostenuta e il mattone essere ancora una volta il destinatario della liquidità degli italiani.  

Andamento prezzi grandi città italiane ultimi 10 anni. Soltanto Milano con trend positivo

Milano è l’unica città italiana in cui il mercato immobiliare ha espresso valori positivi negli ultimi dieci anni. Record negativo a Genova, dove le case valgono meno della metà rispetto al 2011.

Secondo i dati forniti periodicamente dall’Ufficio Studi Tecnocasa, le maggiori città italiane non hanno ancora recuperato le quotazioni antecedenti al 2011, ad eccezione di Milano. Alcune sono vicine al raggiungimento di quelle soglie, ma nel complesso l’analisi ed il confronto dei prezzi delle abitazioni nelle grandi città negli ultimi 10 anni mostra un quadro perfettamente in linea con quanto i proprietari di immobili hanno sperimentato personalmente al momento di vendere la propria casa. Il grafico rappresenta l’andamento dei prezzi tra il 2011 e il 2021, in giallo sono evidenziati i valori massimi e in rosso i valori minimi di ogni singola serie storica.

Posto 100 il prezzo medio degli immobili nel 2011, l’unica città che guadagna valore negli ultimi dieci anni è Milano, che si attesta ad un valore cumulato di 111,5, guadagnando quindi l’11,5%.

Milano toccava il suo minimo nel 2016, quando arrivava a 80,2, per poi risalire velocemente fino ad arrivare ai valori attuali, con un trend in ascesa che si è confermato anche nella prima parte del 2022. Limitano  i danni città come Bologna e Firenze, che registrano rispettivamente una perdita del 7,5% e del 7,9% dei propri valori immobiliari. Anche il mercato immobiliare di queste due città ha visto un andamento simile alla capitale della Lombardia, con Bologna che ha toccato il suo minimo nel 2015, quando la media dei valori arrivava a 69,5, per poi recuperare negli anni successivi fino ad oggi (92,5); mentre Firenze aveva contenuto il ribasso con un minimo – tra il 2014 e il 2015 – di 82,8 per poi risalire fino al 92,1 della ultima rilevazione.

Anche Verona evidenzia un trend in ripresa, con il valore minimo registrato nel 2015 (75,2) e poi prezzi in costante crescita fino ad arrivare a 84,4, perdendo in 10 anni il 15,6%. La città che perde maggiormente è invece Genova, che registra un prezzo medio di 45,6 (che è anche il minimo storico negli ultimi 10 anni), perdendo quindi il 54,4% del proprio valore. Al penultimo posto si piazza Torino, dove in 10 anni i prezzi degli immobili sono diminuiti del 35,6% (con il minimo nel 2020: 62,9), e non va molto meglio neanche a Roma, che registra un ribasso dei valori del 31,5%, dopo aver toccato il suo minimo nel 2020 con una media di 68,0.

Nel Sud Italia, invece, Napoli si differenzia dalle altre due maggiori città per via di un andamento al ribasso simile a quello di Milano, poiché ha raggiunto il suo minimo nel 2016 con una media di 65,9 (-34,1%), mentre sia a Palermo che a Bari i valori avevano raggiunto il minimo nel 2020 (rispettivamente 71,0 e 66,3), e nell’ultima rilevazione viene loro attribuito un valore medio di 72,4 (Palermo) e 70,3 (Bari).

Mercato immobiliare, trend e tendenze su compravendite e locazioni

Nelle grandi città avanzano gli acquirenti single. A Milano il mercato immobiliare continua a dare segnali di recupero, mentre il mercato delle locazioni mostra canoni in crescita generalizzata.

Nonostante i dati del mercato immobiliare nel secondo trimestre del 2022 siano ancora parziali e non mostrino pienamente l’impatto psicologico del conflitto armato in Europa, emergono alcune tendenze socio-demografiche sicuramente valide anche nel corrente periodo. In particolare, la componente degli acquirenti single – composta dalle compravendite concluse da individui liberi, divorziati, separati e vedovi­ – avanza nelle città maggiormente attrattive dal punto di vista lavorativo, e cioè Bologna, Milano e Torino.

In queste grandi città, la popolazione single è cresciuta molto nel corso degli ultimi anni, grazie alle opportunità offerte dal mondo del lavoro, dalla presenza di importanti atenei e dalla conseguente prevalenza di studenti universitari e lavoratori fuori sede che, dopo un primo periodo di adattamento abitativo in regime di affitto, acquistano l’abitazione una volta acquisita una certa stabilità economica e sicurezza nel futuro. Bologna, per esempio, è la città con il più alto tasso di acquisto da parte di single (49,5%), seguita da Milano (48,8%) e da Torino (39,1%). Le prime due, in particolare, sono cresciute notevolmente, a testimonianza del fatto che le loro aree riservano maggiori occasioni di lavoro; mentre il dato di Torino è stabile rispetto al 2020 e 2021.

Seguono a ruota Genova, Roma, Verona e Firenze, che si attestano su percentuali che rispecchiano la media delle grandi città (intorno al 36,3%) e confermano le posizioni che occupavano nelle rilevazioni precedenti. Invece, Bari, Palermo e Napoli si confermano le città con i tassi più bassi di acquisti da parte di single, rispettivamente con il 29,3%, il 28,3% e il 26,7%, con lievissimo rialzi rispetto al 2020 e al 2021. Anche questi dati confermano, al contrario, la scarsa attrattività lavorativa di queste aree del Meridione, strette come sono in una “Questione Meridionale” che si trascina dall’Unificazione d’Italia e costringe i cittadini del Sud a convivere con infrastrutture ormai preistoriche.

In generale, la città di Milano si conferma la piazza migliore del Paese, segnando  un aumento dei prezzi immobiliari pari al +39% negli ultimi 5 anni e continuando a lanciare segnali di crescita (fonte: Gruppo Tecnocasa). Milano, infatti, mette a segno un recupero dei volumi del 24,4% rispetto al 2020 e del 2,6% rispetto al 2019, e il trend del 2022 conferma questa tendenza, con acquirenti provenienti da altre regioni italiane e dall’estero. La differenza con il resto dell’Italia è evidente (39% contro una media nazionale del 5% nelle grandi città), per cui possiamo affermare apertamente che nel mercato immobiliare italiano coesistono due differenti aree, quella nazionale (al netto di Milano) e quella del perimetro urbano milanese, dove i prezzi medi si aggirano intorno a 4000 euro al mq per una tipologia medio usata (mentre in provincia, per la stessa tipologia, già si scende a 1600 euro al mq).

Una costruzione nuova costa mediamente 4600 euro al mq in città, e 2150 euro al mq nell’hinterland. Questi prezzi, ovviamente, non sono per tutti e, complice la pandemia, la domanda di immobili sulla provincia milanese proveniente da residenti in città è cresciuta sensibilmente, passando dal 21,2% al 24,2% (nelle altre province italiane dal 13,9% al 18,6%), e ha interessato in particolare i single appartenenti alle fasce più giovani di età, tra i 18 e i 34 anni.

Relativamente al mercato delle locazioni in Italia, si assiste ad un aumento generalizzato dei canoni e ad una ripresa della domanda. Secondo le analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, gli studenti tornano a cercare casa in affitto e i canoni di locazione residenziale registrano un aumento dei valori generalizzato: monolocali (+3,4%), bilocali (+3,1%) e trilocali (+2,5%), segnando una inversione di tendenza. Crescono anche i flussi turistici, facendo riprendere in parte l’attività di short-rent, e i contratti di coloro che cercano casa in affitto perché hanno perso i requisiti positivi di merito creditizio (rating individuale bancario) ed al momento non riescono ad accedere al mercato dell’acquisto per via dell’impossibilità di contrarre un mutuo.

Anche in tema di locazioni, Milano mette a segno uno dei recuperi più significativi (+5,6% per i monolocali, +4,9% per i bilocali, +4,2% per i trilocali), mentre  a livello nazionale i canoni sono ancora in aumento anche per i capoluoghi di provincia (+2,9% per i monolocali, +2,2% per i bilocali e +2,6% per i trilocali). I tempi di locazione sono di 46 giorni nelle grandi città e 43 giorni nei capoluoghi di provincia. Le metropoli dove si affitta più velocemente sono Bari e Firenze. Il contratto a canone libero è stato scelto nel 44,5% dei casi ma è in crescita quello a canone transitorio, passato da 21,8% a 27,1%. La motivazione di tale salto si deve ricercare nella ripresa delle locazioni per studenti e lavoratori fuori sede. Questo tipo di contratto è stato scelto anche da chi ha dirottato la casa vacanza sul segmento residenziale a causa delle minori presenze turistiche.

Mercato immobiliare: i piccoli centri urbani mettono a segno crescite interessanti

Le realtà più piccole e a misura d’uomo riescono a mettere a segno un buon aumento dei valori immobiliari, grazie alla buona qualità di vita, alle aree verdi e alla vicinanza al mare.

Le analisi condotte dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa restituiscono l’immagine di un mercato immobiliare decisamente favorevole, ma nelle grandi città si fa già sentire il rallentamento della domanda dovuto alle preoccupanti notizie di guerra in Europa.

In realtà si tratta di una sospensione del trend, testimoniato da un lieve allungamento dei tempi di vendita di immobili residenziali soprattutto nelle grandi città. Complessivamente, pertanto, la domanda di case non sembra essersi arrestata in modo stabile, e i due megatrend che trainano il mercato – il desiderio di acquistare la prima casa e quello di migliorare quella già esistente – fanno ben sperare in un ritorno all’investimento immobiliare, che in questi primi mesi del 2022 si è confermato anche grazie all’inflazione elevata, ma a livello di transazioni sono i comuni non capoluogo quelli che registrano un trend migliore, e questo si riflette anche sul dato relativo ai valori immobiliari, cresciuti dell’1,9% nella provincia e dell’1,8% nelle grandi città (+1,3% nell’hinterland).

Pertanto, le realtà più piccole e a misura d’uomo riescono a mettere a segno un buon risultato, a conferma di quanto era emerso nel 2021. Ci sono diversi piccoli centri, con una buona qualità di vita (aree verdi, vicinanza al mare), che registrano aumenti dei valori avvero considerevoli. Livorno è uno di questi, con una crescita dei prezzi dell’8,3% e per la quale sono in previsione importanti lavori di riqualificazione e potenziamento del porto. Si conferma l’ottimo trend di Trieste, che ormai da diversi semestri evidenzia un recupero dei valori immobiliari, essendo oggetto di interesse di acquisti da parte di investitori nazionali e internazionali per via del progetto di riqualificazione del porto Vecchio. Bene anche Pesaro, Ravenna e Trento. Una menzione a parte per Monza, che ha dalla sua la vicinanza a Milano, città dalla quale molti residenti si stanno trasferendo. Da segnalare poi che diversi capoluoghi della classifica sono anche sede di importanti poli universitari.  

Un altro indice interessante da tenere in considerazione per monitorare lo stato di salute del mercato immobiliare è costituito dai tempi di vendita, ovvero il tempo necessario per collocare con successo la casa sul mercato. I tempi di vendita diminuiscono leggermente nelle grandi città e nei capoluoghi di provincia: nelle prime si registrano 114 giorni contro i 118 di un anno fa, nelle seconde 138 giorni contro 146 giorni dello stesso periodo del 2021; ma nell’hinterland delle grandi città si registra un calo nei tempi di vendita di ben tredici giorni rispetto all’ultima rilevazione, a testimonianza di una maggiore domanda. Infatti, i tempi di vendita più veloci si registrano a Vicenza (89 giorni), Taranto (100 giorni) e Modena (104 giorni), tutte città a misura d’uomo.

Real Estate Data HUB: cresce l’interesse per i criteri ESG anche nell’immobiliare

La crescente importanza dei criteri ESG e della Transizione Verde sono le novità che emergono dall’edizione annuale del Real Estate Data HUB, realizzato da RE/MAX Italia, Avalon Real Estate e 24MAX.

Il tema della transizione verde è diventato sempre più rilevante anche per il real estate, dove immobili ESG compliant, ossia conformi ai criteri ESG (acronimo di Environmental, Social e Governance) sono al centro dell’attenzione di gestori, investitori e potenziali conduttori.

L’importanza dei parametri di sostenibilità emerge chiaramente dalle analisi raccolte nell’edizione annuale di Real Estate DATA HUB, realizzato da Centro Studi RE/MAX Italia, Avalon Real Estate e Ufficio Studi 24MAX. Il Report registra il crescente interesse per investimenti ESG compliant che si sta manifestando in tutti i comparti del real estate e che, secondo gli esperti, costituirà il principale driver del mercato immobiliare per i prossimi anni. Si sta diffondendo, infatti, la consapevolezza che esista una differenza di valore tra immobili ESG compliant e immobili che non lo sono: si tratterebbe non tanto di un “green premium”, cioè di un aumento di valore per gli immobili compliant, quanto più di un “brown discount”, cioè di un calo di valore di quelli non conformi. Ciò interessa sia le compravendite, sia le locazioni, dove essere ESG compliant sta diventando un prerequisito per poter affittare gli spazi.

Secondo le testimonianze raccolte nella recente edizione del Real Estate Data HUB, le certificazioni ESG da “nice to have” stanno diventando un “must have” che riguarda non più solo l’Environment, ma anche aspetti Social e di Governance. Sul fronte ambientale, l’attenzione è puntata sul cambiamento climatico, il contenimento delle emissioni, l’efficiente utilizzo delle risorse naturali, la corretta gestione dei rifiuti e la rendicontazione trasparente di questi aspetti. In ambito sociale, gli interventi riguardano la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro e il rispetto dei diritti umani. Infine, per la governance, i requisiti sono relativi alle strategie di gestione degli asset.

Nel mercato immobiliare queste tendenze si riflettono in una sempre maggiore attenzione degli investitori alla qualità degli immobili, con richieste di reportistiche puntuali sulle prestazioni in termini di criteri ESG. Alcuni di questi, da marzo 2021, sono disciplinati dal nuovo Regolamento sulla disclosure in materia di sostenibilità relativa al settore dei servizi finanziari (Sustainable Finance Disclosure Regulation), che obbliga i soggetti del mercato finanziario a divulgare agli investitori informazioni sui parametri ESG. L’obiettivo è armonizzare le regole a livello europeo, rendendo omogenee le informazioni da comunicare relative ai temi di sostenibilità. I driver ESG, infatti, consentono una maggiore commerciabilità dell’immobile e premium price; invece, per chi acquista asset value added le certificazioni non sono un requisito necessario, in quanto proprio l’intervento di riqualificazione permetterà di riposizionare l’immobile sul mercato conferendogli maggiori requisiti dal punto di vista delle prestazioni.

La transizione verde sta interessando in particolar modo due comparti dell’immobiliare: il logistico e il direzionale, dove si prevede per il 2022 un ulteriore aumento della domanda con caratteristiche in evoluzione, alla luce della sempre maggiore importanza riservata appunto alle tematiche di sostenibilità. In ambito logistico, l’efficientamento energetico non si limita a sviluppare immobili conformi a determinati standard che permettano di ottenere certificazioni, ma riguarda diverse soluzioni: interventi diretti sugli edifici come isolamento termico, sistemi efficienti di areazione interna, green wall, vasche di laminazione per il controllo del consumo di acqua potabile e pannelli fotovoltaici. Il tema della sostenibilità si declina anche nella rigenerazione urbana nella riqualificazione di aree di scarso pregio o degradate nelle zone periferiche delle città. Nel comparto direzionale particolare attenzione viene data all’impatto dei beni immobili a livello di inquinamento sul territorio circostante. Inoltre, nell’ultimo biennio, a fronte delle nuove modalità di approcciare lo spazio ufficio, sta emergendo una sempre maggiore attenzione anche alle componenti di Social e Governance.

L’andamento generale del real estate in Italia – La generale ripresa economica ha interessato anche il mercato immobiliare, che complessivamente ha registrato nel 2021 un fatturato globale pari a 123 miliardi di euro e una crescita dell’8,7% sul 2020, valori che confermano il ritorno ai livelli pre-pandemia. La ripresa economica globale del 2021 ha interessato anche il mercato immobiliare ricettivo. Secondo i dati elaborati da Real Estate DATA HUB, infatti, si è registrato un incremento degli investimenti che hanno raggiunto il secondo valore più alto negli ultimi 10 anni (2,1 miliardi di euro). Gli alberghi Upscale e Upper Upscale & Luxury si confermano l’asset class più richiesta dagli investitori, insieme alle principali città come Venezia, Roma, Milano e Firenze, che hanno rappresentato oltre il 50% degli investimenti totali, trainando il comparto.

Anche il settore retail ha dato segnali di ripresa con un vero e proprio boom nel 2021, registrando transazioni in aumento anche se complessivamente i volumi sono inferiori agli anni precedenti. Nel mercato direzionale si segnalano ancora rallentamenti e un generale atteggiamento cautelativo, sebbene il numero di transazioni nel 2021 sia cresciuto rispetto ai due anni precedenti. Anche qui, però gli esperti si sbilanciano verso previsioni ottimistiche trainate dai driver ESG.