I prezzi delle case nelle località turistiche sono in aumento al lago, al mare e in montagna. Gli acquirenti stranieri prediligono case vacanza già ristrutturate, in particolare in Sardegna.
“Il mercato della casa vacanza – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – continua a registrare un buon andamento come dimostrano anche i dati relativi alle compravendite”. La percentuale di acquisti di questa tipologia è del 7,8%, contro il 7,2% del 2021. Anche i prezzi delle case nelle località turistiche sono in aumento: al lago (+1,8%), al mare (+1,7%) e in montagna (+2,6%). Il trend delle località del Veneto è particolarmente positivo (+6,6%), ma anche nelle Marche (+5,1%), nell’Emilia-Romagna (+2,7%) e nell’Abruzzo (+2,6%). In Veneto, già da tempo si registra un buon andamento del mercato immobiliare, grazie anche agli interventi di riqualificazione che hanno interessato le cittadine di Jesolo e di Caorle.

Marche, Abruzzo ed Emilia-Romagna hanno visto un buon risultato: dopo la pandemia si sono preferite le realtà ben collegate con le metropoli (soprattutto per chi pratica lo smart working) e facilmente raggiungibili tramite la rete ferroviaria, proprio come quelle situate lungo la dorsale adriatica.

Nelle Marche bene la provincia di Pesaro, in Abruzzo quelle di Teramo e Chieti. In Sardegna c’è un aumento dei prezzi dell’1,7% e una delle località più dinamiche si conferma Villasimius, in Liguria i valori recuperano l’1,1% grazie al traino della provincia di Genova. Bene anche la Calabria e il Lazio (+1,8%). Sostanzialmente stabile la Puglia (+0,3%), mentre in Sicilia, dove già nel 2020 e nel 2021 le quotazioni immobiliari di località come San Vito Lo Capo, Scopello, e dei comuni marittimi della costa orientale erano cresciute parecchio, si assiste ad un aumento esponenziale della domanda un pò ovunque, a fronte di una offerta che va assottigliandosi sempre di più e che porterà i prezzi verso l’alto per tutto il 2022.
La spinta delle restrizioni pandemiche si è tradotta già nel 2020 in un aumento delle compravendite di case vacanza (nel secondo semestre del 2019 erano pari al 6,1% per salire al 7,8% dell’ultima rilevazione), e lo smart working, com’è noto, ha fatto il resto, permettendo ai proprietari – e ai neo-proprietari – di seconde case di lavorare anche dal luogo abitualmente scelto per le vacanze. La tipologia preferita da chi acquista una casa vacanza è il trilocale, con il 37,1% delle compravendite, seguita dalle soluzioni indipendenti e semi-indipendenti con il 26,7% delle scelte. Bene anche il bilocale che rappresenta il 21,8% delle transazioni, e scendono le compravendite sulle soluzioni indipendenti (passate da 29% a 26,7%). Ad acquistare la casa vacanza sono soprattutto persone d’età compresa tra 45 e 54 anni (33,1%), a seguire chi ha tra 55 e 64 anni (27,4%) e tra 35 e 44 anni (20,5%). Aumentano le coppie e i single che acquistano (rispettivamente 51,7% e 14,7%), e diminuiscono le famiglie (da 35,1% a 33,6%).
Interessante il dato sugli acquirenti stranieri, che sono tornati ad investire in Italia, passando dal 9,2% al 13,7%. Gli acquirenti provenienti dall’estero, tuttavia, prediligono soluzioni abitative di livello medio-alto, in particolare nelle isole minori e in Sardegna, dove molti investitori internazionali del Nord Europa cercano abitazioni non solo per le vacanze, ma per trascorrere fino a 6 mesi all’anno lavorando da remoto. La Sardegna, infatti, offre caratteristiche paesaggistiche molto forti, con un clima caldo-temperato durante buona parte dell’anno. La tipologia di abitazione più ricercata è quella già ristrutturata e dotata di spazi esterni abitabili, con un buon panorama e con un budget di spesa compreso tra 150.000 e 250.000. Molto ricercata anche la parte meridionale dell’isola, dove si sta registrando una crescita degli investimenti a scopo turistico nelle province di Cagliari e del Sud Sardegna, dove si osserva una forte rivalutazione delle quotazioni, generata da una offerta ristretta.



Rispetto ai tempi medi di vendita di un immobile, servono 5,2 mesi per gli immobili residenziali (8,7 mesi per gli uffici e 8,3 per i negozi), ma c’è differenza tra quelli della città di Milano (105 giorni circa, tre mesi e mezzo) ed il resto d’Italia. Anche il c.d. sconto medio presenta una “forbice” piuttosto ampia a seconda della tipologia immobiliare: 11,9% nel settore abitativo e 14,1% sia per uffici che per negozi. Lo sconto più alto praticato è quello registrato a Palermo, Cagliari e Catania, pari al 17% circa.
In considerazione dei dati del primo semestre del 2022, la speranza è che possa verificarsi un effetto-traino anche nella restante parte dell’anno, sebbene l’aumento dei tassi di mutuo – soprattutto di quelli a tasso fisso, arrivati al di sopra del 3% in soli sette mesi – crea timori di un trend positivo in arresto. L’aspettativa di rialzo delle quotazioni, inoltre, pare stia determinando un atteggiamento ”attendista” da parte dei venditori, convinti di poter mettere sul mercato i propri immobili a prezzo più alto tra qualche mese. Le compravendite, infatti, vengono trainate (dati Ufficio Studi Tecnocasa) su tutto il territorio nazionale dalle fasce di età più attive, e cioè quella compresa tra 18 e 35 anni (28,5%), seguita dalla fascia di età compresa tra 35 e 44 anni (27,2%). Mentre le transazioni effettuate dagli acquirenti con età compresa tra 45 e 54 anni sono pari al 22,6%, e al 13,8% quelle compiute da coloro che ricadono nella fascia tra 55 e 64 anni.
Gli over 64, infine, realizzano il 7,9% delle compravendite. Quest’ultima fascia è in lieve decrescita rispetto al 2019, quando arrivava al 9,0%. Tra le grandi città, è Genova a spiccare per la più alta percentuale di acquisti da parte di over 64 (12,3%). Relativamente alla Liguria, i dati dell’osservatorio OMI-Agenzia delle Entrate dicono che le compravendite complessive del 2021 sono salite del 38,1% rispetto al 2020, anno della pandemia, ma osservando i dati della città di Genova, nella quale il crollo dei prezzi delle case è stato il più forte in Italia negli ultimi dieci anni, ci si rende conto delle dimensioni della ripresa, dal momento che le transazioni relative al capoluogo e alla sua provincia sono cresciute del 76,5%, trascinando, anche se in misura minore, le quotazioni delle altre città liguri. Permane in Liguria la netta spaccatura dei prezzi delle abitazioni tra fascia costiera ed entroterra. Nei comuni dove si trascorre la c.d. villeggiatura, le quotazioni delle abitazioni a ridosso del mare superano anche i 4.000 euro al mq, ma si dimezzano bruscamente allorquando si rientra di qualche chilometro.
Il 62,9% degli over 64 acquista la casa principale, il 18,7% investe per mettere a reddito, l’11,0% compra la casa vacanza e il 7,2% ha acquistato l’immobile per i figli. Da segnalare anche qualche acquisto per realizzare Bed & Breakfast e Affittacamere (0,3%). I numeri sono sostanzialmente uguali a quelli registrati nel 2020, mentre rispetto al 2019 si registra un aumento del tasso di acquisto di case vacanza, che passa dal 10,0% all’11,0% e diminuisce la percentuale di acquisti per investimento, che scende dal 20,6% al 18,7%. In calo anche la percentuale di acquisti per i figli, si passa infatti dall’8,3% al 7,2%.
La tipologia preferita dagli over 64 è il trilocale (37,4%), seguita dal bilocale (24,8%). Il grafico evidenzia negli anni un aumento delle percentuali di trilocali e una riduzione di quelle dei bilocali, evidenziando una maggiore propensione all’acquisto di abitazioni più spaziose. In tal senso da segnalare anche l’aumento della percentuale di acquisto di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti, che dal 12-13% degli anni precedenti arriva quasi al 15% nel 2021. Infine, nel 58,6% dei casi gli acquirenti over 64 sono pensionati, e nel 67,4% dei casi si tratta di coppie e famiglie.
Il patrimonio è quindi un concetto allargato e molto più ampio di quello in base al quale viene comunemente percepito. Esso può essere culturale e/o economico, tangibile o intangibile, e in tutte le sue forme permette di vivere al meglio il presente e di costruire un futuro migliore. Il primo incontro di questo ciclo, denominato “INSIDE THE ART SIDE”, condurrà partecipanti nel mondo dell’Arte, che rispetto ad altre sfumature del patrimonio – quelle maggiormente legate alla disponibilità di denaro o beni altamente fungibili – esprime al massimo livello l’elemento emozionale che caratterizza il settore e le scelte di chi investe “a lunghissimo raggio”. L’Arte, in particolare, “ci rappresenta, ci racconta, è il risultato concreto di tutta l’espressione dei mutamenti umani della nostra storia” – afferma Emiliano Guerra, General Manager EMEA – Lightsky Consulting Italia. “Sta a noi
proteggerlo, tutelarlo, per il nostro interesse e per quello delle generazioni future”. “L’artista – prosegue Guerra – è colui che interpreta il mondo e dà forma alla materia attraverso gli strumenti a sua disposizione, scardina i luoghi comuni e ci mostra interpretazioni, possibilità alternative. Il radicale cambiamento che stiamo affrontando – nelle aziende, all’interno degli ecosistemi, nelle strutture, nei modelli, nei comportamenti, nelle interazioni, nella comunicazione, nelle relazioni – ridefinisce tutte le priorità all’interno del mondo private, corporate e di governance, e rende necessari nuovi modelli di business e di relazione. È quindi fondamentale imparare a pensare in modo alternativo, laterale, accedere a nuove visioni. E chi come l’Arte e gli artisti possono essere d’ispirazione?”.
Durante l’evento, tre ospiti d’eccezione – moderati dall’attore e scrittore Vincenzo Bocciarelli – avranno il compito di declinare l’argomento della serata secondo i tre temi core che gli organizzatori hanno voluto sviluppare: Cultura, Business e Futuro. Interverranno: Massimo Rossi Ruben per la Cultura, Curatore e critico d’arte; per il Business Sergio Sorrentino, Senior Strategic Consultant; per il Futuro Francesco Giulio Farachi, Curatore e critico d’arte. INSIDE THE ART SIDE prevede, inoltre, un Inside Event, dal titolo “SNAPSHOTS. Luisa Valeriani. Opere”. Questo “evento dentro l’evento” rafforza il tema della serata, grazie alla nuova mostra personale di Luisa Valeriani, artista romana.
Saranno in esposizione le ultime opere dell’autrice, realizzate durante il biennio 2020/22, che con la sua nuova ricerca ha introdotto la fotografia come mezzo di supporto figurativo nel suo lavoro, con l’aggiunta di elementi materici che consentono una lettura stratificata del suo processo creativo. “Sono sempre stata affascinata dalla forza dei simboli, – dichiara Luisa Valeriani – e credo profondamente nella potenza evocativa della loro immagine. In questo particolare momento di sovrapposizioni e confusioni ed estreme velocità sono alla ricerca di “attimi sospesi”, nuovi simboli timeless, che solitamente catturo mediante uno scatto ottenuto con un semplice smartphone e che trasferisco su diversi supporti che rielaboro attraverso delle successive sovrapposizioni.”
L’analisi dei contratti di locazione evidenzia un 69,1% di affitti conclusi per scelta abitativa, un 23,0% di contratti stipulati da lavoratori trasfertisti e un 7,9% di affitti legati agli studenti universitari. Questi ultimi, in particolare, sono tornati ad affittare con percentuali superiori anche a quelle che si registravano nel 2019 (7,9% nel 2021, 4,5% nel 2020 e 6,3% nel 2019). Dinamica differente per quanto riguarda i contratti di locazione stipulati con lavoratori trasferisti; in questo caso, infatti, non si è ancora tornati ai valori che si registravano nel periodo pre-pandemia (25,8%), ma si rimane a livelli più bassi, già registrati a partire dal 2020 (intorno al 23,0%). Questo significa che lo smart-working ha determinato un cambiamento persistente sul mercato delle locazioni, abbassando la quota di persone che cerca abitazioni in affitto per motivi di lavoro, anche dopo la fine delle restrizioni legate al Covid. Saranno i prossimi semestri a dirci se questo cambiamento è strutturale e permanente oppure se si tornerà ai valori del passato.
Tra le metropoli, le città in cui è più alta la percentuale di chi affitta per motivi di lavoro sono Bologna (55,3%), Milano (37,3%), Firenze (36,5%) e Verona (35,3%). Per quanto riguarda l’affitto a studenti universitari, le città più attive sono Milano (23,6%), Torino (23,4%), Bologna (19,1%) e Firenze (17,1%). A Milano le dinamiche degli affitti sono speculari a quelle già viste a livello nazionale: si registra un ritorno degli studenti universitari, mentre per quanto riguarda i lavoratori trasfertisti la quota si è abbassata a partire dal 2020 e anche nel 2021 si evidenziano valori inferiori a quelli che si registravano pre-pandemia. Stesso discorso vale per Roma, dove c’è stato un ritorno degli studenti, mentre la quota di lavoratori trasfertisti rimane al di sotto delle percentuali che si registravano prima della pandemia (si passa dal 24,6% del 2019 al 22,5% del 2021).
L’analisi delle grandi città mostra come a Milano ci sia una netta prevalenza del contratto a canone libero (69,5%), mentre a Roma è il contratto a canone concordato ad essere più utilizzato (65,8%). Alti tassi di contratti a canone concordato anche a Verona e a Genova, in quest’ultima si arriva all’82,8%. Le città con le percentuali più alte di contratti a carattere transitorio sono Firenze (29,8%), Milano (29,7%) e Torino (26,7%). La tipologia più affittata è il bilocale con il 39,2% delle scelte, seguita dal trilocale con il 32,1%. La maggior parte degli inquilini ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, pari al 46,3% sul totale degli affitti.
All’inflazione, tuttavia, si aggiungono altri “megatrend immobiliari” che stanno cambiando profondamente il mercato in tutta Europa. Il primo è strettamente legato all’aumento del costo della vita, poiché la necessità di trovare una difesa dei propri risparmi contro l’inflazione spinge anche i piccoli investitori verso la ricerca di immobili da mettere a reddito, soprattutto in un’area geografica dove la valuta locale – non ancora pienamente unificata nell’Euro – si è svalutata, ed esiste una sempre maggiore richiesta di alloggi residenziali che possono entrare a pieno titolo nei portafogli di un investitore europeo. Gli altri megatrend immobiliari, peraltro, continuano a trainare il mercato. L’abitazione sostenibile a basso impatto ambientale, le costruzioni dedicate ai data center, i c.d. smart office e, in generale, gli asset immobiliari di qualità sono i più ricercati.
Relativamente alle nazioni dell’Est Europa dove conviene investire, l’analisi vede l’Ungheria in prima fila. “Dopo la riapertura dei confini, il mercato immobiliare ungherese si è rivelato ancora più frizzante rispetto al pre-pandemia” afferma Laura Bindi, Responsabile Sviluppo Tecnocasa in Ungheria. “Grazie al ritorno degli investitori stranieri e non, ai mutui a tassi agevolati per le famiglie, alle agevolazioni sull’IVA per le nuove costruzioni e alla riapertura delle Università e a tutto l’indotto ad essa legato, abbiamo riscontrato una crescita delle quotazioni immobiliari in tutto il Paese ed un aumento del numero delle compravendite. La crescita degli affitti, invece, ha registrato un trend inferiore rispetto a quello dei prezzi”. “Il fiorino – aggiunge Bindi – che ancora non ha un cambio fisso legato all’euro, si è svalutato ufficialmente di un 8-10% a seconda dei periodi, quindi per gli acquirenti che pagano in euro il prezzo degli immobili è sempre interessante, mentre un po’ meno vantaggioso per coloro che percepiscono le rendite degli affitti in fiorini, in quanto il cambio è fluttuante”.
In Lituania, invece, lo scenario di bassa corruzione e investimenti diretti esteri – che ne sono una naturale conseguenza – determina una concentrazione dell’economia nei settori finanziario e assicurativo, manifatturiero, immobiliare, all’ingrosso e dei servizi informatici, per cui il mercato immobiliare lituano si sta adattando rapidamente a queste principali fonti di domanda libera di svilupparsi all’interno di uno stato dove mancano quasi del tutto tensioni geo-politiche e sociali, e dove esiste una manodopera qualificata. A differenza di Russia e Turchia, dove la guerra e l’economia resa instabile dalla folle politica monetaria di Erdogan non attribuisce stabilità agli investimenti immobiliari; soprattutto a quelli effettuati per ricavare un reddito da locazione, che dovendo essere pagato in Lira Turca si è svalutato del 40% solo nell’ultimo anno.
La Polonia, dopo essere stata al centro di guerre millenarie che l’hanno vista sempre come “merce di scambio”, negli ultimi 10 anni ha fatto un gran balzo in avanti dal punto di vista economico. A Varsavia, per esempio, lo scorso anno i prezzi delle case di fascia alta sono aumentati del 20%, e anche le nuove costruzioni di lusso sono aumentate, a testimonianza che il nuovo corso politico ed economico polacco sta attirando gli investitori con maggiori disponibilità. Un recente rapporto PWC ha rivelato che Varsavia ha ancora molto spazio per crescere relativamente alle quotazioni degli immobili residenziali. Inoltre, la Polonia ha un rapporto tra capitalizzazione di borsa e Pil del 55%, ben al di sotto dei normali livelli dei mercati c.d. occidentali, che superano abbondantemente il 100%. Questo attrae gli investitori di borsa, soprattutto in relazione ai titoli delle società immobiliari quotate al mercato ufficiale.
In Romania, nell’ultima rilevazione di marzo 2022 sono state registrate 72.123 compravendite in tutto il Paese, 13.460 in più rispetto a Febbraio, e questo il trend di crescita sembra confermato dai dati più recenti di Aprile e Maggio. Inoltre, il numero di case, terreni e appartamenti scambiati è superiore di 9.232 unità rispetto all’analogo periodo del 2021, a conferma di uno slancio nelle transazioni che non si vedeva da circa venti anni. Anche in Romania, la svalutazione della moneta locale in prossimità dell’unificazione monetaria completa nell’area Euro – fenomeno già vissuto in Italia venti anni fa, all’atto dell’ingresso nell’EU, e continuato negli anni successivi – aveva generato negli anni scorsi un indebolimento della domanda interna ed un ribasso temporaneo dei prezzi degli immobili, anche in relazione alla debolezza dell’economia nelle fasi più dure della pandemia. Tuttavia, gli investimenti produttivi di capitali stranieri ed il miglioramento graduale – ancora in corso – delle condizioni di vita dei rumeni stanno rivitalizzando la domanda. 
Tutte le grandi città italiane, in questo primo trimestre del 2022, evidenziano compravendite in crescita, eccezion fatta per Verona, che segnala -17,3%. Il dato di
Nei primi tre mesi del 2022, il 74,9% delle compravendite ha riguardato l’abitazione principale, il 17,7% l’investimento e il 7,4% la casa vacanza. Dal punto di vista dell’analisi socio-demografica, secondo lo studio realizzato da Tecnocasa è in crescita l’acquisto di case vacanza e di soluzioni indipendenti, mentre aumenta la percentuale di chi vende per migliorare la propria qualità abitativa. In particolare, l’indagine evidenzia un calo della percentuale di
Tra i due macro gruppi di acquirenti, cresce la percentuale dei
Relativamente alle 


Anche Verona evidenzia un trend in ripresa, con il valore minimo registrato nel 2015 (75,2) e poi prezzi in costante crescita fino ad arrivare a 84,4, perdendo in 10 anni il 15,6%. La città che perde maggiormente è invece Genova, che registra un 
In queste
Seguono a ruota Genova,
In generale, la città di Milano si conferma la piazza migliore del Paese, segnando un aumento dei 
Relativamente al
Anche in tema di locazioni, Milano mette a segno uno dei recuperi più significativi (+5,6% per i 




L’importanza dei parametri di sostenibilità emerge chiaramente dalle analisi raccolte nell’edizione annuale di
Secondo le testimonianze raccolte nella recente edizione del Real Estate Data HUB, le certificazioni ESG da “nice to have” stanno diventando un “must have” che riguarda non più solo l’Environment, ma anche aspetti Social e di Governance. Sul fronte ambientale, l’attenzione è puntata sul cambiamento climatico, il contenimento delle emissioni, l’efficiente utilizzo delle risorse naturali, la corretta gestione dei rifiuti e la rendicontazione trasparente di questi aspetti. In ambito sociale, gli interventi riguardano la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro e il rispetto dei diritti umani. Infine, per la governance, i requisiti sono relativi alle strategie di gestione degli asset.
Nel mercato immobiliare queste tendenze si riflettono in una sempre maggiore attenzione degli investitori alla qualità degli immobili, con richieste di reportistiche puntuali sulle prestazioni in termini di criteri ESG. Alcuni di questi, da marzo 2021, sono disciplinati dal nuovo Regolamento sulla disclosure in materia di sostenibilità relativa al settore dei servizi finanziari (Sustainable Finance Disclosure Regulation), che obbliga i soggetti del mercato finanziario a divulgare agli investitori informazioni sui parametri ESG. L’obiettivo è armonizzare le regole a livello europeo, rendendo omogenee le informazioni da comunicare relative ai temi di sostenibilità. I driver ESG, infatti, consentono una maggiore commerciabilità dell’immobile e premium price; invece, per chi acquista asset value added le certificazioni non sono un requisito necessario, in quanto proprio l’intervento di riqualificazione permetterà di riposizionare l’immobile sul mercato conferendogli maggiori requisiti dal punto di vista delle prestazioni.
La transizione verde sta interessando in particolar modo due comparti dell’immobiliare: il logistico e il direzionale, dove si prevede per il 2022 un ulteriore aumento della domanda con caratteristiche in evoluzione, alla luce della sempre maggiore importanza riservata appunto alle tematiche di sostenibilità. In ambito logistico, l’efficientamento energetico non si limita a sviluppare immobili conformi a determinati standard che permettano di ottenere certificazioni, ma riguarda diverse soluzioni: interventi diretti sugli edifici come isolamento termico, sistemi efficienti di areazione interna, green wall, vasche di laminazione per il controllo del consumo di acqua potabile e pannelli fotovoltaici. Il tema della sostenibilità si declina anche nella rigenerazione urbana nella riqualificazione di aree di scarso pregio o degradate nelle zone periferiche delle città. Nel comparto direzionale particolare attenzione viene data all’impatto dei beni immobili a livello di inquinamento sul territorio circostante. Inoltre, nell’ultimo biennio, a fronte delle nuove modalità di approcciare lo spazio ufficio, sta emergendo una sempre maggiore attenzione anche alle componenti di Social e Governance.
L’andamento generale del real estate in Italia – La generale ripresa economica ha interessato anche il mercato immobiliare, che complessivamente ha registrato nel 2021 un fatturato globale pari a 123 miliardi di euro e una crescita dell’8,7% sul 2020, valori che confermano il ritorno ai livelli pre-pandemia. La ripresa economica globale del 2021 ha interessato anche il mercato immobiliare ricettivo. Secondo i dati elaborati da 







