Attesa una contrazione di oltre il 4% del PIL mondiale nel 2020 e insolvenze aziendali a +26%. Mentre sono quasi raddoppiati i tempi medi di attesa per l’incasso delle fatture, il 45% delle aziende europee pensa alla ripresa, anche se in tempi non brevissimi. I più ottimisti in Italia e Germania.
Il PIL mondiale in contrazione di oltre il 4% nel 2020 produrrà in Europa una crescita delle insolvenze aziendali del 26%. Aumentano le aziende che concedono credito ai propri clienti e si allungano i tempi di pagamento delle fatture; inoltre cresce il numero delle imprese che si cautelano assicurando i propri crediti ma, alla fine, sono più numerosi gli imprenditori ottimisti sul futuro dell’economia che quelli che vedono nero. Sono questi, in sintesi, i principali risultati del sondaggio condotto durante la pandemia da Atradius su un campione di aziende dell’Europa occidentale. I risultati del sondaggio sono pubblicati nel “Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento” – edizione novembre 2020.
Poiché gli effetti dei blocchi alle attività si sono fatti sentire dappertutto, molte aziende hanno usato il credito commerciale per incoraggiare le vendite, in particolare sul mercato domestico. A livello europeo lo ha fatto il 53% delle aziende, con punte del 72% in Francia, 65% nel Regno Unito, 61% in Irlanda e Italia. Se la maggior parte delle aziende (66%) ha però fissato il limite di pagamento delle fatture a 30 giorni, le altre hanno concesso dilazioni più lunghe e ben l’11% oltre i 90 giorni. In Italia, rispetto lo scorso anno, il numero di imprese che ha concesso dilazioni superiori ai 90 giorni è quasi raddoppiato (dall’8% del 2019 al 15% nel 2020). In totale le dilazioni medie di pagamento concesse in Europa sono salite da 34 giorni del 2019 ai 46 giorni attuali.
A prescindere dal limite di tempo concesso, le fatture scadute sono aumentate notevolmente durante la pandemia: nel 2019 il valore delle fatture non pagate alla scadenza nell’Europa occidentale è stato del 29% del valore totale delle vendite a credito tra aziende, nel 2020 ha raggiunto il 47% (in Italia il dato sale al 55%) pari a un aumento annuo del 62%. E ancora, nel 2019 la proporzione dei crediti inesigibili si è fermata al 2% del valore delle fatture, mentre quest’anno la stessa percentuale ha ripreso la corsa, arrivando al 7%. Lo studio condotto da Atradius ha evidenziato che i tempi medi di incasso delle fatture per le aziende dell’Europa occidentale è aumentato del 94%.
Causa principale del ritardo nei pagamenti delle fatture per operazioni commerciali tra aziende è la crisi di liquidità, lamentata dal 43% delle imprese. Di converso, il 37% ha dichiarato di aver speso più tempo e risorse di prima della pandemia per gestire le criticità relative alle fatture non pagate (in Italia la percentuale scende leggermente al 33%). Per tutelarsi, molte imprese hanno deciso di fare ricorso all’autoassicurazione: erano il 56% prima della crisi economica, oggi salite all’82%. Un terzo delle aziende europee (34%) ha invece aumentato il ricorso all’assicurazione tradizionale dei propri crediti commerciali (in Italia circa il 20%).

Andreas Tesch
Nonostante la situazione attuale, il 45% delle aziende ritiene che l’economia globale migliorerà nei prossimi sei mesi, con punte del 50% in Germania e Italia, mentre il 35% pensa che si deteriorerà. Per quanto riguarda le prospettive del commercio mondiale, il 49% delle imprese dell’Europa occidentale pensa che miglioreranno, il 35% si dice più pessimista.

Massimo Mancini
Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, ha dichiarato: “Il commercio mondiale dovrebbe subire una contrazione di circa il 15% quest’anno. I ritardi di pagamento su fatture tra aziende sono aumentati in media di due terzi rispetto ai dati pre-pandemici. Nei prossimi anni molte economie dovranno far fronte agli effetti di questa crisi, che ci si attende abbia un forte impatto sulle insolvenze aziendali. Guardando al 2021, fa ben sperare il fatto che molte aziende intendano continuare ad utilizzare l’assicurazione del credito, restando ottimiste sul futuro”.
Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia, ha aggiunto: “Come per il resto d’Europa, la crisi economica innescata dalla pandemia ha avuto un impatto devastante sul tessuto imprenditoriale italiano. Proteggere il proprio business dal rischio d’insolvenza dei clienti appare oggi per molte aziende una scelta obbligata. Questo trova conferma nel fatto che molti imprenditori abbiano modificato le proprie strategie di business attraverso un maggior ricorso a tutele di carattere strategico, come appunto l’assicurazione del credito commerciale. Il nostro auspicio è che questa tendenza si rafforzi, soprattutto alla luce dell’ottimismo espresso dal business nei confronti di una ripresa, ancorché in tempi non brevissimi, delle principali componenti di mercati ed economie”.




Secondo i dati dell’Osservatorio di Grant Thornton -Università di Pisa, emerge che nell’ultimo anno il numero di PMI Innovative è cresciuto del 40%. Sono infatti 567 le nuove aziende iscritte al registro apposito (tra ottobre 2019 e settembre 2020), contro le 432 del periodo precedente. Tuttavia, a circa cinque anni di distanza dalla creazione del registro, il numero di PMI innovative appare ancora contenuto rispetto al bacino potenziale: sono infatti poco più di 1.700 le PMI Innovative “ufficiali”, mentre è verosimile pensare che in Italia le PMI con i requisiti previsti siano sull’ordine delle decine di migliaia.
Centrale di Garanzia per le PMI specificatamente dedicata all’erogazione di garanzie in favore di startup innovative e PMI innovative. Infine, sono stati previsti incentivi alla capitalizzazione con importanti detrazioni IRPEF per gli investitori fino al 50% rispetto all’ammontare dell’investimento. Peraltro, è opportuno ricordare come alcune delle politiche di incentivo all’innovazione, come il credito d’imposta alle attività di ricerca e sviluppo, l’iper-ammortamento “Impresa 4.0”, il
L’anzianità media, tra le nuove iscritte, è di circa 9 anni. A livello regionale, la Lombardia, con 148 casi (oltre il 26% del totale), presenta il maggiore numero di società iscritte nel Registro nell’ultimo anno. Seguono il Lazio con 65, l’Emilia Romagna con 57, la Campania con 52, la Toscana con 38 e il Veneto con 36, mentre tutte le altre regioni si attestano su valori decisamente più bassi. A livello provinciale, il maggior numero di PMI Innovative è a Milano, con 122 società iscritte nell’ultimo anno (+54% rispetto alla scorsa rilevazione), seguita da Roma con 58 società iscritte (+100%) e a seguire Napoli con 26 (+86%).
Incrociando i dati della ricerca dell’Osservatorio con le stime del Cerved Industry Forecast (maggio 2020), relative all’impatto della crisi Covid sui fatturati delle aziende all’interno di uno scenario soft, assisteremmo ad un calo complessivo medio del fatturato nel 2020 (rispetto al 2019) del 10,4%, con un rimbalzo medio del 10,3% nel 2021 (rispetto al 2020). In uno scenario hard, invece, assisteremmo ad un calo medio complessivo del fatturato nel 2020 (rispetto al 2019) del 14,9%, con un rimbalzo medio del 15,3% nel 2021 (rispetto al 2020).
Per questo motivo, la scorsa settimana abbiamo visto insorgere le sigle ANASF, ASSOPAM, Federagenti e FIARC le quali, in una nota congiunta, comunicavano come dalle stime previsionali fosse emerso che “….agenti di commercio, consulenti finanziari, agenti in attività finanziaria e aziende mandanti saranno costrette a pagare il prezzo più alto, con inevitabili fallimenti o la cessazione di migliaia attività, trattandosi di professionisti dell’intermediazione che per lo più, hanno come clientela imprenditori che operano nei settori oggetto di chiusura totale o parziale”. E poi “….chiudere un esercizio commerciale significa colpire tutta la filiera, e limitare la mobilità significa complicare l’attività comprimendo in modo drammatico le provvigioni. Migliaia di colleghi hanno già chiuso per sempre. Nonostante i nostri continui appelli, ancora una volta dobbiamo segnalare la totale mancanza di attenzione da parte delle Istituzioni verso più di 200.000 imprese dell’intermediazione operanti sul territorio”.
Quasi contemporaneamente, Federpromm e Anaaf chiedevano, con una propria nota al Governo, l’estensione dei benefici economici legati all’emergenza epidemiologica da COVID-19 anche per gli agenti finanziari che operano come società, aggiungendo un ulteriore tassello al precedente grido di allarme e rafforzando, forse involontariamente, l’azione di moral suasion delle altre sigle. “Con le recenti modifiche apportate al decreto-legge dell’8 aprile 2020,n,23 convertito con modificazioni dalla legge 5 giugno 2020,n.40 relativo agli interventi pubblici volti a mitigare gli effetti economici dell’emergenza epidemiologica derivanti dal coronavirus in cui sono stati inseriti anche le persone fisiche esercenti attività di cui alla sezione K del codice ATECO, escludendo di fatto gli agenti in attività finanziaria che esercitano la propria attività come persone giuridiche, Federpromm-Uiltucs unitariamente all’Associazione di categoria Anaaf, (quest’ultima recentemente costituita in rappresentanza degli agenti) hanno ritenuto di avanzare alle forze politiche un emendamento al testo in discussione al Senato (c.d. Decreto Ristoro, art.13,comma 1),volto ad inserire anche gli “agenti in attività finanziaria che operano come persone giuridiche“, recita la nota.
Tutto giusto, bello e sacrosanto, direbbe qualcuno. Ci si chiede, però, per quale motivo tutte queste sigle (ed anche tutte le altre, ognuna con pe proprie note in ordine sparso), evidentemente divise fino a qualche settimana fa dai toni aspri della tornata elettorale in Enasarco, non siano state capaci di ritrovare la via del dialogo in una circostanza così grave, con una pandemia che non accenna a diminuire ed anzi, rispetto alla scorsa primavera, mostra maggiore aggressività ed un bel carico di morti tra la Società Civile e tutti i ceti produttivi del Paese.

Questi appena elencati sono solo alcuni dei temi che ogni giorno un imprenditore deve affrontare, spesso senza avere le informazioni per trovare le risposte. Per trasferire queste competenze esclusive ai consulenti finanziari che lavorano a fianco delle aziende (c.d. consulenti finanziari corporate), Consultique ha creato “Easy Corporate”, un percorso composto da 12 ore di webinar operativi, due software unici ed un team di esperti con i quali interagire via telefono e e-mail.
“Riteniamo che sia fondamentale inserire tra i beneficiari del nuovo Decreto Ristori anche gli agenti di commercio coinvolti indirettamente dalle chiusure previste dal DPCM (facilmente individuabili attraverso gli specifici codici ATECO) che vedranno notevolmente diminuire, se non azzerare completamente, le vendite con i clienti delle categorie coinvolte. Ciò, peraltro, trova fondamento nello stesso Decreto Ristori che, all’art. 1, comma 2, prevede che possano essere individuati ulteriori codici ATECO riferiti a settori economici aventi diritto al contributo, ulteriori rispetto a quelli riportati nell’Allegato 1 del decreto”, aggiungono i sindacati nella lettera. 


un esempio celebre è quello di Sergio Marchionne per la famiglia Agnelli, e in precedenza quello di Cesare Romiti ai tempi di Giovanni Agnelli – ma se la scelta ricade necessariamente (per tradizione, opportunità, continuità etc) su uno dei componenti della famiglia, bisognerà tenere in conto i principi basilari delle relazioni all’interno della gerarchia aziendale. Il leader, infatti, è colui che si adopera per innovare e sperimentare nuove politiche e guidare la direzione del business con una certa dose di coraggio. E’ colui che detta le tendenze, mentre i manager/dirigenti sono quelli che seguono queste tendenze, credendo, sostenendo ed abbracciando completamente le linee guida dettate dal proprio leader. Pertanto, se si vuole assicurare continuità di successo al di là delle generazioni, ogni “vecchio” leader dovrà individuare un “nuovo” leader con le stesse caratteristiche appena descritte.
Peraltro, mentre il trasferimento delle quote aziendali può avvenire giuridicamente in vari modi (testamento, donazione, usufrutto di partecipazioni, patti parasociali, patto di famiglia, trust), la trasmissione dell’insieme di valori che costituiscono la c.d. leadership non è attuabile attraverso le regole dei codici. In particolare, il testamento e il patto di famiglia non sembrano adeguati all’obiettivo. Il patto di famiglia, per esempio, permette ad un imprenditore di trasferire l’impresa familiare ai suoi eredi per atto pubblico, ma è gravato dall’incombente di poter essere perfezionato solo se c’è un accordo dell’imprenditore (futuro de cuius) con tutti gli eredi, e della necessità di dover riconoscere, da parte di coloro che ricevono l’azienda o le partecipazioni societarie, una liquidazione compensativa di varia natura (denaro, immobili, veicoli, preziosi etc) agli altri familiari che non prenderanno parte alla compagine societaria. Qualora percorribile, però, il patto di famiglia è un istituto estremamente vantaggioso in quanto ad aspetti fiscali. Infatti, la legge prevede per esso l’esenzione dall’imposta di donazione, l’esenzione dall’imposta di trascrizione per le eventuali formalità relative e l’esenzione dall’imposta catastale per le eventuali volture.
Solitamente, l’imprenditore sceglie metodi alternativi per il passaggio generazionale dell’impresa, come ad esempio la costituzione di newco a partecipazione degli eredi, oppure la costituzione di trust o altri strumenti utili al trasferimento agli eredi della propria azienda. Le criticità già viste per il testamento ed il patto di famiglia rendono l’istituto del trust e l’usufrutto di partecipazioni gli strumenti più frequentemente utilizzati per il passaggio generazionale dell’azienda. Infatti, il Trust da un punto di vista pratico consentirebbe di salvaguardare l’azienda e il suo patrimonio mediante un atto unilaterale, e quindi senza dover concordare un accordo con gli eredi. Il Trust, inoltre, “neutralizza” la fase successoria attraverso la segregazione dei beni conferiti e consente alla gestione aziendale continuità e stabilità. In caso di presunta violazione della legittima, poi, il Trust potrebbe subire soltanto un’azione di riduzione da parte degli eredi pretermessi, ma non sarebbe mai sottoposto ad alcuna ipotesi di invalidità dell’atto.
sono soggetti all’imposta sulle successioni e donazioni. Tali condizioni riguardano il potere di controllo afferente alle quote sociali, e più precisamente: a) l’acquirente a titolo gratuito di azioni di SpA, per usufruire del beneficio, deve conservare il controllo della società per almeno 5 anni; b) l’acquirente a titolo gratuito di quote di società di persone deve proseguire l’esercizio dell’attività per almeno 5 anni e c) qualora sia ceduta un’azienda o un ramo di azienda, è necessario che l’acquirente a titolo gratuito prosegua l’esercizio dell’attività per almeno 5 anni. 
Il principio di meritocrazia, pertanto, associato a quello delle pari opportunità, ha consentito di raggiungere questo risultato che si è consolidato negli anni, e di fronte al quale le continue rivendicazioni di genere – alimentate da una certa politica senza troppi scrupoli e molto attenta a fidelizzare il voto femminile – dovrebbero finalmente avere un termine.
In pratica, il criterio della meritocrazia, che nei secoli dalla rivoluzione industriale ha fatto andare avanti il mondo, viene sostituito dal criterio di raggiungimento della parità forzosa in tutti gli ambiti della Società Civile, nel nome di un evidente “diritto alla scorciatoia e al privilegio” di cui TUTTE le donne – anche quelle senza arte né parte – dovrebbero beneficiare. Nella pratica, ciò equivale alla creazione di una immensa categoria protetta il cui “handicap” sarebbe quello di essere donna e che, in relazione alle sue proporzioni, non può che sopraffare l’opposto genere condannato, invece, alla “normalità”.
Capovolgendo l’esempio al maschile, e facendo riferimento a statistiche autentiche riguardanti il mondo del lavoro, avete mai letto una notizia dal titolo “Solo 15 uomini su 100 svolgono il lavoro di insegnante“? Ovvio che no, così come scommetto che nessuno di voi abbia mai letto una notizia che dica “Quasi nulla la percentuale di donne presenti nell’industria estrattiva e nei trasporti di lunga percorrenza“. Nel primo caso, nessun uomo grida allo scandalo, nè si sente discriminato; quella statistica è frutto di scelte, non di una discriminazione verso il genere maschile nel mondo della Scuola. Relativamente al secondo titolo ipotetico – quello del lavoro in miniera o su un TIR – ci si chiede perchè le donne, in termini di genere, rivendicano (legittimamente) posizioni di vertice nelle aziende, ma non si ritengono idonee a svolgere lavori pesanti. Anche questo, mi pare, è tutto frutto di una scelta.
I comunicati stampa, poi, ci danno esempi di rara bellezza stilistica su questo tipo di informazione strumentale. Lo scorso 7 Ottobre, per esempio,
questione, se non essendo costretto ad affermare la priorità di assegnare ruoli decisionali alle donne solo per la circostanza di essere tali, in barba al millenario principio di meritocrazia che ha sempre dominato le dinamiche ed il successo delle aziende?
Il Patent Box è destinato a tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dal tipo di contabilità adottata e dal titolo giuridico in virtù del quale avviene l’utilizzo dei beni, e disciplina la tassazione per i redditi d’impresa derivanti dall’utilizzo di diverse tipologie di beni immateriali giuridicamente tutelabili. Pertanto, le dimensioni dell’impresa, la sua forma giuridica o l’entità del suo fatturato, non sono fattori che condizionano l’applicazione del Patent Box, il quale è disponibile anche per i contribuenti stranieri, a patto che abbiano un reddito di impresa imputabile a un’organizzazione che risiede in Italia, che siano residenti in uno stato che ha un accordo contro la doppia imposizione fiscale con l’Italia.
Alcune misure per la semplificazione delle procedure di fruizione del Patent Box sono state introdotte grazie all’articolo 4 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34, grazie al quale i beneficiari dell’agevolazione possano scegliere anche di determinare e dichiarare direttamente il reddito agevolabile, assumendosi le relative responsabilità in merito alle correttezza ed esattezza dei dati dichiarati, rimandando il relativo confronto con l’amministrazione finanziaria alla successiva fase di controllo; tutto ciò a condizione che le informazioni necessarie alla determinazione del reddito agevolabile vengano riportate all’interno di una idonea documentazione e che il possesso di tale documentazione venga comunicato nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta per il quale si beneficia dell’agevolazione.
In dettaglio, i redditi derivanti da marchi e brevetti, invece di subire la tassazione in misura del 31,4%, beneficeranno di una percentuale dimezzata pari al 16%; e ciò vale per tutti i marchi d’impresa, per i software protetti dal diritto d’autore, per i brevetti delle invenzioni industriali (sia concessi che in corso di concessione), per i brevetti delle invenzioni biotecnologiche e per i certificati di protezione complementari, per i brevetti per topografie, varietà vegetali e semiconduttori, per i disegni e modelli di utilità e persino per il c.d. know how aziendale. Quest’ultimo, in particolare, è il bene che, più di tutti gli altri, racchiude in sé il maggior vincolo di complementarietà tra beni immateriali utilizzati congiuntamente per un dato processo produttivo, tanto che essi vengono giuridicamente ritenuti alla stregua di un unico bene.
di rilievo mondiale per via della cancellazione delle esposizioni di Cannes e Montecarlo. L’evento, nonostante le importanti misure di sicurezza (misurazione della temperatura all’ingresso, biglietti acquistabili soltanto online, obbligo di mascherina e distanziamento) è stato anche un segnale della ripartenza a livello mondiale di un settore che è riuscito a contenere i danni grazie alla riapertura nel mese di aprile. Infatti, secondo il Rapporto del Sole 24 Ore, sia le aziende della grande nautica che quelle della piccola, sono riuscite a recuperare le produzioni che avevano dovuto interrompere per il lockdown, e non hanno subito grandi cancellazioni, continuando a lavorare, nonostante sui charter e sul leasing nautico pesa (da Novembre) un aumento dell’Iva al 22%, che rischia di favorire le aziende estere e di mettere in crisi gli acquisti di imbarcazioni, che in Italia avviene con la formula del leasing nautico nel 90% dei casi.
Un dispetto, in pratica; un capriccio di cui sarebbe utile conoscere l’origine. Le norme contenute negli emendamenti, come osserva ASSILEA, l’associazione delle aziende del leasing nautico, spostavano la responsabilità del versamento IVA sulle operazioni inerenti l’acquisto e la fornitura di beni, servizi e manutenzione inerenti unità da diporto, inclusi i contratti di leasing nautico, dai fornitori di beni e servizi al proprietario dell’unità, come avviene in Francia. “Ad oggi in Italia, in caso di difformità fra imposta versata e imposta dovuta, a rispondere non è infatti l’armatore, e questo espone le società di leasing italiane a un rischio economico e legale elevatissimo e inappropriato” – è la spiegazione di Assilea -. La conseguenza è lo spostamento in altri in Paesi come Francia, Malta o Croazia di quelle attività che si sarebbero svolte in Italia, con grave perdita di gettito per l’Erario (72 milioni di gettito IVA) e la possibile perdita di posti di lavoro per le imprese del settore della Nautica italiana, che occupa circa 1.500 unità.
Sono ammesse a partecipare all’evento le startup tecnologicamente avanzate costituite da meno di cinque anni, che abbiano ricevuto, entro il 31 marzo 2020, finanziamenti inferiori a 10 milioni di dollari; oppure persone fisiche che non hanno ancora costituito una società. Le aree di interesse sono quattro: Health Technology, Fintech, Smart City, Artificial Intelligence & Robotics.
Relativamente ai servizi di assistenza e consulenza per l’acquisizione di relazioni con investitori interessati ad investire nelle startup, Invest Hong Kong ha un ruolo fondamentale. Infatti, InvestHK è il Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo di Hong Kong, che fornisce assistenza e servizi di supporto a imprese e professionisti stranieri che intendono avviare o espandere attività economiche nell’omonima regione autonoma cinese (








