Quando ci viene fatta un’otturazione dentale, chi può dirci se è stato fatto un buon lavoro se non un altro dentista? Allo stesso modo, relativamente ai fondi, chi può essere la persona migliore nel valutarli se non un altro consulente finanziario?
Proteggere i propri investimenti, renderli profittevoli, scegliere un buon consulente finanziario e vivere questa esperienza di relazione – che va ben oltre gli aspetti tipicamente professionali – con serenità e fiducia: è questo ciò che chiede, mediamente, ogni investitore, nel momento in cui cerca una guida affidabile che gli consenta di orientarsi nel mondo degli investimenti senza compiere troppi errori.
Su tutto, la necessità dei risparmiatori di essere “educati” finanziariamente dal proprio consulente, la cui scelta, pertanto, diventa fondamentale per comprendere cosa si sta facendo con il proprio denaro, e dove si è diretti.
Ne abbiamo parlato con Nicola Scambia, consulente finanziario “di lungo corso”, delegato sindacale di Federpromm, autore del libro “Guadagnare in fondi” e del romanzo “Jackfly”
Dottor Scambia, cosa ne pensa di questo anno 2020 appena concluso ?
Il 2020 è stato un anno angosciante, che ha cambiato i nostri punti di riferimento, le nostre abitudini ed il modo di gestire i rapporti interpersonali, eppure mediaticamente sta passando il messaggio che si possono realizzare
guadagni facili in Borsa, e che possono farlo tutti. Ogni giorno, come molti italiani, ricevo proposte per investire sul Forex e in Borsa, con l’esplicita promessa di realizzare guadagni facili. Tutto questo è inaccettabile, e mi ha fatto sentire il bisogno di fare qualcosa di utile, di concreto, per chi desidera sapere se i propri risparmi sono al sicuro, soprattutto in previsione di possibili oscillazioni dei mercati. L’ho sentito come un dovere professionale, e da lì è nata l’idea del Checkup, che gestisco con un team eterogeneo di esperti, tutti affiatati e operativi presso la stessa banca digitale, una delle più solide in Europa.
Che caratteristiche ha il Checkup di cui parla?
Quando ci viene fatta un’otturazione dentale, chi può dirci se è stato fatto un buon lavoro se non un altro dentista? Allo stesso modo, relativamente all’universo di fondi comuni e sicav, chi può essere la persona migliore nel valutarli se non un altro consulente finanziario? Insieme al team che ho costituito, segnaliamo se i fondi in portafoglio (per max 5 fondi) sono tra i migliori della categoria di appartenenza, grazie ad un nostro rating proprietario. Per ogni fondo, calcoliamo la performance e diversi altri parametri di rischio, come la volatilità, la massima perdita, il comportamento nelle fasi di rialzo e in quelle di ribasso.
Come funziona il Checkup?
Chiunque abbia sottoscritto fondi comuni ci manda i dati dei fondi, senza nemmeno indicarne il controvalore né tantomeno l’identità della banca o del consulente, e riceverà un elaborato che contiene il confronto con i migliori fondi delle rispettive categorie. Se vorrà, avrà anche la possibilità di seguirne l’andamento accedendo ad una piattaforma informatica.
In questo periodo difficile, che consigli si sente di dare agli investitori?
Di dedicare il tempo che serve, con il proprio consulente, a progettare un buon portafoglio. Il patrimonio personale e familiare, costruito in una o più vite, è qualcosa di importante, cui va dedicato il tempo necessario per assicurare la sua protezione, la sua crescita e la trasmissibilità nel tempo.
Se fosse un risparmiatore, sceglierebbe un consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede o un consulente indipendente?
Nulla togliendo all’innegabile valore dei consulenti indipendenti, personalmente sceglierei un consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede, perché assicura l’esecuzione diretta e immediata delle operazioni finanziarie all’interno della banca per cui lavora.
C’è un criterio per valutare se e quando cambiare consulente finanziario?
La scelta di un consulente è il risultato di un’attenta selezione, anche mettendone alla prova diversi. Bisogna sapere tutto di loro: cosa leggono, dove si documentano, come costruiscono le proposte di investimento. E non basta certo che lavorino in una grande banca, perché è la persona che fa la differenza. E non bisogna avere timore di rivolgersi altrove quando la persona a cui abbiamo affidato la gestione dei nostri soldi non dà più la giusta serenità.
Si dice che il cliente abbia sempre ragione. Qual è il suo punto di vista?
I clienti sono, giustamente, esigenti, ma spesso tendono a leggere il mercato con il senno di poi, il che porta a non tollerare mai le perdite e a non accontentarsi mai dei guadagni. In realtà, si tratta di un “difetto di educazione finanziaria” che li porta inconsapevolmente a giudicare la bontà di un investimento esclusivamente dal suo rendimento e in un periodo breve, trascurando l’insieme (adeguatezza al profilo di rischio, rispondenza degli strumenti agli obiettivi dichiarati, protezione e sicurezza del portafoglio, influenza degli avvenimenti esterni di geo-politica etc). Proprio per questo motivo il consulente finanziario deve costruire con loro un dialogo formativo, e non semplicemente informativo, con i propri clienti, e deve poter aggiornare il portafoglio in modo tale da consentire una buona partecipazione ai guadagni di un mercato in crescita, e una riduzione delle perdite se il mercato va giù. Per arrivare a questo livello di dialogo, occorre capire profondamente i bisogni del cliente e assicurargli serenità. Credo che debba essere questo il ruolo del consulente finanziario.
Come è possibile evitare di sbagliare nella scelta del consulente finanziario?
Ho sempre sentito che per ridurre il rischio bisogna diversificare. Il mio consiglio è quello di dividere il patrimonio in tre parti uguali, e affidarne ciascuno a un consulente diverso. Ad una certa scadenza si potranno tirare le somme, ed il cliente potrà effettuare le proprie scelte in base ai risultati ottenuti anche e non solo in termini di rendimento, magari interrompendo il rapporto con il professionista che avrà giudicato meno idoneo, all’interno di una comparazione immediata. Facendo così si riduce il rischio di affidare l’intero patrimonio a chi non ha la competenza per poterlo gestire, anche se è un amico o un parente.



«Dall’inizio del 2021, sono passate per una SPAC circa l’80% delle nuove quotazioni negli
La conservazione del capitale è legata al meccanismo di finanziamento delle SPAC: il capitale raccolto è custodito in un conto segregato (escrow account) e viene investito in titoli di Stato Usa a breve termine (3/6 mesi), in quanto non può essere intaccato fino alla business combination. Gli azionisti di ogni SPAC possono chiedere il rimborso dell’intero capitale investito in sede di assemblea generale, una volta che questa è chiamata ad autorizzare la business combination proposta. L’extra rendimento è legato all’ulteriore possibilità, per gli azionisti delle SPAC, di vendere le proprie azioni sul mercato, quando il loro valore supera il valore di rimborso: nel 2020, le SPAC americane in cerca di una società da acquisire hanno offerto rendimenti medi intorno al 4% annui, mentre quelle che hanno annunciato la business combination hanno registrato un apprezzamento superiore al 30% rispetto al prezzo di collocamento delle quote delle SPAC.
«L’obiettivo del fondo è quello di diversificare i propri investimenti in un paniere equi-pesato di SPAC quotate, con l’obiettivo di uscire sempre prima della business combination», aggiunge Midolo. «Quando il valore delle posizioni sarà superiore a quello di rimborso, le azioni delle SPAC saranno vendute sul mercato. Mentre in caso di andamento del titolo piatto o negativo, il fondo chiederà il rimborso del capitale investito più gli interessi maturati nel conto segregato». 

Il mercato sta già prezzando la fine di ogni incertezza (pandemica, economica, sociale, degli utili, geopolitica) e guarda solo al mondo perfetto di crescita forte/tassi bassi/nessuna inflazione/debiti sostenibili/valute stabili. Che l’economia nel 2021 tornerà a crescere in maniera robusta è ormai assodato, se non altro per un semplice effetto base, considerando che l’anno scorso abbiamo assistito alla peggiore recessione degli ultimi 80 anni. Le stime di crescita già robuste per l’anno in corso, tuttavia, estrapolano la stessa tendenza anche per il 2022 nonostante l’effetto base meno favorevole e dando per scontato lo scenario ideale di un mondo che torna perfettamente alla normalità.
Molte cose possono andare storte, e per di più nell’equazione non si tiene conto dell’esplosione dei debiti occidentali e delle pericolose dinamiche in atto sul 


aliquote avvenuto a inizio d’anno i prezzi al consumo sono destinati a risalire. Terzo punto, la tassazione delle emissioni di Co2: a partire dal 2021 a produttori e distributori di beni e servizi si applica un’imposta di 25 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio prodotta tramite la combustione di diesel, benzina, gasolio e gas naturale. La trasmissione di questi costi aggiuntivi agli acquirenti renderebbe più costosi beni e servizi nocivi per il clima, facendo salire i prezzi. Infine, il graduale aumento del salario minimo legale nel breve termine eserciterà un impatto positivo sull’andamento dell’inflazione.

Frazionare un immobile, oggi, è meno complicato rispetto al passato. Infatti, grazie alla legge 164/2014 (c.d. Sblocca Italia), le procedure relative al frazionamento di unità immobiliari sono state semplificate, al pari di quelle previste per gli accorpamenti, e tutto ciò è possibile senza doversi rivolgere al Comune per ottenere permessi specifici. Uniche condizioni: non si deve aumentare la volumetria complessiva né il numero di stanze di un immobile.
A meno che non siate architetti o ingegneri, frazionare un appartamento non è roba per tutti, e richiede l’intervento di almeno un professionista che difenda il proprietario da tutti i possibili (e costosi) errori, soprattutto sui preventivi e sugli imprevisti; però, non è certo una iniziativa proibitiva, ed è alla portata di tutti. L’importante è affrontarla con spirito “imprenditoriale”: dividere in due (o in tre) una grande abitazione comporta la creazione di diversi “prodotti”
La procedura richiede alcuni passaggi amministrativi, e dipende dal Piano Regolatore Generale (PRG), dal regolamento edilizio e, come vedremo, anche dal regolamento condominiale. Va innanzitutto verificata la documentazione esistente, e controllata la conformità urbanistica-edilizia e catastale. La pratica edilizia va presentata al Comune tramite la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) o la CILA (comunicazione inizio lavori asseverata), con le quali il frazionamento viene autorizzato dal punto di vista amministrativo ed urbanistico, nonché mediante una presentazione dell’aggiornamento catastale al
Quanto alle parti comuni condominiali, esse possono “entrare in gioco” riguardo alla realizzazione dell’accesso ai nuovi appartamenti derivanti dal frazionamento. Infatti, se si apre una nuova porta sul pianerottolo condominiale è indispensabile avere l’autorizzazione dell’assemblea di condominio. In generale, però, chi fraziona preferisce realizzare, all’interno dello spazio del vecchio appartamento, una piccola area di distribuzione – una sorta di saletta di anti-ingresso, data in comunione ai nuovi proprietari -in cui si troveranno due nuove porte indipendenti, ed in questo caso il condominio non può rivalersi in alcun modo (non viene modificato il c.d. “decoro architettonico” del pianerottolo).
Esistono casi in cui non è possibile realizzare il frazionamento di un immobile. Ad esempio, se nel regolamento condominiale è espressamente vietata la possibilità di frazionare una singola unità immobiliare, questo può creare difficoltà e possibili levate di scudi da parte dei condòmini più “intolleranti ai cambiamenti altrui”. Ma non tutto è perso; infatti, il divieto assoluto al frazionamento scatta solo se il regolamento è stato approvato all’unanimità da tutti i condòmini. In caso contrario, non potrà esserci alcuna restrizione alle operazioni edilizie effettuate all’interno delle singole abitazioni..
Interessante è, su tutto, il profilo delle agevolazioni fiscali, perché una operazione di frazionamento può beneficiare della detrazione del 50% su un massimale di spesa di 96.000 euro (Testo Unico delle Imposte sui redditi), e tale detrazione potrà essere fruita in dieci rate annuali, oppure ceduta tramite lo sconto in fattura all’impresa che realizza gli interventi o alle banche ed intermediari finanziari.

– l’importanza dell’autosufficienza alimentare,
Il modo di concepire l’agricoltura sta cambiando già da anni, ed è nata una nuova generazione di agricoltori che lavora su piccoli orti innovativi nelle aree rurali, periurbane e urbane di tutta Europa. Gli agricoltori e le aziende che hanno deciso di intraprendere questo cammino lavorano su superfici relativamente piccole: dagli 0,01 ai 5 ettari. Spesso di tratta di policolture che arrivano a produrre fino a 100 varietà diverse nell’arco di un anno. Queste piccole policulture e micro fattorie biologiche stanno dando risultati positivi, e sono sostenibili sia dal punto di vista ambientale che economico. Inoltre, esse hanno una impatto positivo anche sulla comunità dove esse si trovano. Tuttavia è necessario continuare la ricerca per capire le opportunità ma anche le difficoltà di questo approccio all’agricoltura.
LA ROBOTICA E L’AGRICOLTURA –
LE SFIDE FUTURE DELL’AGRICOLTURA – Se nel 2050 avremo bisogno di dare da mangiare a circa 1,3 miliardi di persone in più rispetto ad oggi, è chiaro che i modelli di produzione, trasporto e consumo sono da rivedere e reinventare. Inoltre, i 
Le ottimistiche previsioni di recupero dell’economia si stanno rivelando meno affidabili ora che i lockdown prodotti dalla seconda ondata pandemica si stanno intensificando. Il ciclo dell’economia mondiale è in cedimento e il primo semestre del 2021 rischia di compromettere gli obiettivi di recupero attesi per l’anno. A questo si aggiunge il ritardo nella programmazione delle vaccinazioni a causa dei problemi di fornitura e le incertezze provocate dalle nuove varianti del Covid.
crescita proiettate dalle case d’investimento di Wall Street potrebbero essere decisamente sopravvalutate. Anche le analisi che circolano sull’enorme risparmio accumulato dai privati cittadini americani sono del tutto utopistiche: una parte molto importante di tale risparmio, infatti, dipende dal fatto che il governo Usa ha fatto sospendere i pagamenti di tutte le rate sui mutui, sul credito al consumo, sui prestiti auto, sui prestiti studenteschi e sui versamenti fiscali. Quanto risparmio rimarrà disponibile per i consumi quando saranno stati pagati tutti questi debiti in sospeso?
Quella a cui rischiano di andare incontro gli Stati Uniti è una “balance-sheet recession” simile a quella verificatasi in Giappone negli anni Novanta, quando il settore privato, avendo accumulato una grande quantità di debiti, comincia a tagliare le spese, determinando un crollo della domanda e degli investimenti privati e spingendo l’economia in recessione. Nella “balance-sheet recession” il problema è la deflazione, e non l’inflazione. Infatti, mentre da un lato vi sono le forze reflazionistiche messe in atto dal settore pubblico (Quantitative easing e politica fiscale), dall’altro lato agiscono le forze deflazionistiche messe in atto dal settore privato (riduzione del debito) che si contrappongono alle prime. Il risultato è che l’economia ristagna e l’inflazione non riparte più. Perché ciò avvenga, occorre cancellare il debito.

In buona sostanza, Game Stop sta facendo un la fine di Blockbuster, la famosa (un tempo) catena di negozi di video cassette andata in crisi e poi fallita con l’avvento di internet, dello streaming e di fenomeni come Netflix o Sky.
In che senso al ribasso? Nel senso che, data la cattiva situazione finanziaria in cui versava l’azienda, e in considerazione delle previsioni di mercato negative per il suo modello business (basato sugli ormai fallimentari negozi su strada), pensavano che sarebbe fallita di lì a poco. Così, gli hedge fund e altri operatori di borsa hanno venduto allo scoperto le azioni Game Stop sul mercato con la quasi certezza di ricomprarle ad un prezzo più basso dopo qualche settimana.
Infatti, dopo l’inizio della pandemia le persone hanno molto più tempo per stare davanti al computer, e moltissimi hanno iniziato a provare a fare trading in borsa, massimamente con scarsi successi. Inoltre, è diffusa la sensazione che i grandi investitori come gli hedge fund guadagnino sulle spalle dei piccoli, e questo ha portato ad un diffuso sentimento di “rivalsa popolare” e profonda riprovazione sociale verso di essi, alimentando la voglia di rivincita sociale da parte di una moltitudine di piccoli risparmiatori, che hanno trovato unità d’intenti sul social network Reddit (molto usato negli USA) e hanno iniziato a concertare l’acquisto di azioni Game Stop per farle salire di prezzo e contrastare, così la speculazione.
A ben vedere, si è trattato di un vero e proprio atto “rivoluzionario”, partito dalla base, come non se ne vedevano da decenni. Un sentimento di ribellione – trainato da qualcuno in cima, senza dubbio – che ha trovato una sintesi in due obiettivi condivisi da tutti i “rivoltosi”: guadagnare sull’azione che avevano acquistato (o recuperare la perdita realizzata per colpa della speculazione degli hedge fund), e mettere in pesante difficoltà finanziaria gli hedge fund, i quali avevano puntato sul fallimento di Game Stop.
Esiste, però, un rovescio della medaglia. Infatti, oggi l’azione è tornata a circa 60 dollari, facendo perdere moltissimi soldi a coloro che, spinti da performance giornaliere da capogiro ed elevata eco mediatica, sono entrati poco prima dello scoppio della bolla. L’hedge fund “punito dal popolo”, dal canto suo, è stato costretto ad una ricapitalizzazione di quasi 3,5 miliardi di dollari per coprire le perdite.


tipico va dai sei ai dieci anni prima della maturazione. C’è da dire che, a differenza del classico investimento in un marchio di vino affermato – ad esempio un buon Bordeaux d’annata – lo Champagne è stato tradizionalmente visto come qualcosa da bere, e non proprio come un investimento. Ciò significa che l’idea dello Champagne come investimento è recente rispetto all’idea tradizionale di investire nel vino, e che le bottiglie rare in circolazione, in proporzione alla produzione, sono di gran lunga inferiori a quelle che vengono consumate.
Detto questo, oggi alcune delle annate ideali per investire nei migliori marchi di Champagne sono quelle che vanno dai primi alla metà degli anni novanta e, in misura inferiore, quelli prodotti verso la metà del 2000. Per chi vuole iniziare a diversificare nei marchi più affidabili e con somme meno impegnative, invece, il periodo più performante è quello compreso tra il 2014 ed il 2015. Nella gamma di prezzo più bassa si trovano bottiglie del valore di mille euro circa, per poi salire rapidamente alle migliaia superiori. Per esempio, uno dei migliori Champagne è il Krug Clos d’Ambonnay, prodotto nel 1995. Questa bottiglia ha un prezzo di circa 4.000 euro, ma prima di essere imbottigliato era già invecchiato per quindici anni.
Dom Pérignon Rosé di David Lynch è prodotto dalla più grande etichetta di champagne in Francia, Moët et Chandon. Questa bottiglia è stata delineata e progettata dal regista di Hollywood David Lynch, ed è stata prodotta in soli 10 esemplari, ognuno al costo di 11.000 euro circa.
In alternativa alla cantina personale, ci si può servire di magazzini di stoccaggio creati e gestiti appositamente allo scopo di proteggere al meglio il proprio Champagne, grazie agli accurati controlli della climatizzazione umidificazione. Questa soluzione consente all’investitore di non sostenere i costi di una cantina personale, ma non permette di soddisfare l’aspetto “emozionale” dell’investimento, e pertanto essa viene scelta dai veri appassionati solo per la corretta logistica associata ad operazioni di scambio e/o vendita.
Lo Champagne offre agli investitori alcuni vantaggi. Il primo è il basso punto di ingresso, dal momento che una bottiglia di pregio vale mediamente3-4 volte meno di un Borgogna d’annata. Con l’obiettivo di diversificare i propri portafogli, gli investitori dei mercati asiatici stanno diventando sempre più interessati ai vini e agli champagne pregiati, e questo fa prevedere un aumento del valore nel medio-lungo termine.
I dati complessivi dell’ultimo triennio 2017-20 non sono stati positivi. Negli ultimi anni il settore immobiliare ha visto un notevole ribasso dei prezzi. Questo, però, non ha interessato solamente le case, e questa condizione di crisi si è estesa anche ai prezzi relativi all’acquisto dei box auto. Questo trend, quindi, sembra rispecchiare quello che sta accadendo sul mercato delle abitazioni. I dati dell’Agenzia delle Entrate, infatti, segnalano nello stesso arco temporale una diminuzione delle compravendite dei box del 21,3% a livello nazionale e del 24,8% nelle metropoli.
Tra i vantaggi del box, c’è sicuramente una maggiore facilità di gestione rispetto all’abitazione, e gli importi investiti risultano generalmente per tutte le tasche. Quando non servono più per un proprio utilizzo, si affittano a terzi ricavando un reddito variabile a seconda della zona, esattamente come per le abitazioni. In ogni caso, nel caso si trovasse un’interessante opportunità per un acquisto, è bene valutare alcuni elementi utili ad effettuare una scelta ponderata. In tal modo, non solo si acquisirà un bene di valore, ma tale valore nel corso del tempo potrà anche accrescersi considerevolmente. In primis, sarà necessario tenere in considerazione la zona e avviare l’investimento in quelle aree dove le possibilità di parcheggio scarseggiano e nelle quali c’è una presenza più bassa di box rispetto alle abitazioni, come accade per esempio nelle aree centrali o semicentrali delle città più grandi. Invece, sono da escludere quelle zone che hanno recentemente vissuto uno sviluppo urbanistico negli ultimi anni in quanto, sicuramente, saranno presenti un numero di box sufficienti a soddisfare la richiesta e le aree in cui sono stati costruiti oppure introdotti nuovi parcheggi per residenti.
Indicativamente, lo spazio di 5 x 2,4 metri è sufficiente per parcheggiare la macchina e muoversi all’interno del box. I box doppi, capaci cioè di parcheggiare due auto (e non auto più motorino), devono essere di almeno 5 x 4 metri. I box, infatti, si vendono secondo il criterio di posti auto disponibili più che per la loro metratura. Quindi, è molto importante il controllo di persona prima di effettuare l’acquisto, allo scopo di valutare se le dimensioni corrispondono a quelle dichiarate nell’annuncio di vendita.







