Valori di borsa poco sostenibili anche facendo finta di essere già nel 2022. Una correzione significativa non è una possibilità remota. Possibile drawdown tra il -10 e il -20% entro il primo semestre 2021.
“Una crisi di fiducia sul debito di alcuni paesi e una svalutazione generalizzata delle valute potrebbe destabilizzare tutto il sistema. Nelle ultime settimane, abbiamo assistito alla stranezza di un dollaro che si è deprezzato nonostante tassi che sono saliti: un comportamento tipico da mercato emergente, ma inatteso per quella che è l’indiscussa valuta di riserva globale. Ciò preoccupa tanto quanto la totale artificialità delle quotazioni del Btp, ormai sottratte al normale processo di determinazione dei prezzi del mercato grazie agli acquisti illimitati della Bce”. È l’analisi di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.
I mercati stanno guardando un altro film rispetto alla realtà. La maggior parte delle valutazioni mondiali, in particolare quelle americane, sono ai massimi storici di ogni tempo, escludendo il 2000, e sono poco sostenibili anche facendo finta di essere già nel 2022. L’euforia è massima e sono evidenti alcune sacche di speculazione spinte soprattutto dagli investitori retail. A fronte di elementi positivi che il mercato sta in parte già scontando, non è difficile immaginare alcuni rischi che potrebbero materializzarsi.
La pandemia potrebbe non essere finita. I contagi e i morti non accennano a diminuire, cure efficaci non ce ne sono, una terza ondata mentre la seconda non è ancora finita avrebbe conseguenze micidiali, esiste la forte incognita delle numerose varianti del virus e il piano vaccinale non sarà veloce come sperato.
La crescita economica e degli utili potrebbe intanto rivelarsi deludente a causa dei prolungati lockdown. I Pmi dei servizi restano molto deboli e la forza di quelli manifatturieri potrebbe essere solo un indicatore ritardato.
Gli interventi statali hanno mascherato la severità degli effetti economici della pandemia, soprattutto in Europa, per cui c’è il rischio che i veri effetti si vedranno solo nel tempo e paradossalmente proprio quando l’epidemia sarà finita. Multipli alti con aspettative di utili già aggressive (+25/40%) necessitano di ulteriori sorprese positive per essere confermate ed esiste poco spazio a riguardo. Gli interventi fiscali strutturali di lungo termine dovranno tramutarsi in realtà, in particolare negli Usa, ma è possibile che mercato ne stia già scontando gli effetti positivi sull’economia.
Se poi anche il mercato avesse ragione, tutto tornasse velocemente a funzionare e l’economia ripartisse già dal secondo trimestre del 2021, le prospettive sarebbero comunque grigie. Sperare nella fine della pandemia, in un’economia che rimbalza, il consumo che esplode, i lavori pubblici infrastrutturali che finalmente cominciano senza che questo abbia effetti sui tassi di interesse, sull’inflazione e sulle valute è pura fantasia.

Mario Cribari
Una crisi di fiducia sul debito di alcuni paesi e una svalutazione delle loro monete avrebbe conseguenze negative su tutto il sistema. Una presa di beneficio dopo l’eccesso speculativo su alcuni segmenti potrebbe infine contagiare l’intero mercato, in assenza di appigli a cui aggrapparsi. “Il mercato sta dando quasi tutto per risolto ed è incapace di guardare ai diversi rischi all’orizzonte, ma solo alle opportunità”, conclude Cribari. “Aspettarsi un bear market nel 2021 è obiettivamente esagerato ma una correzione significativa non è affatto una possibilità remota. Fare previsioni in termini percentuali è impossibile, tuttavia i nostri portafogli sono posizionati per fronteggiare un possibile drawdown tra il -10 e il -20% entro primo semestre 2021. Consigliamo, quindi, uno stile di investimento presente ma prudente, attivo ma critico, convinto ma diversificato. Non si può prescindere da mercati emergenti, temi secolari, real asset”.



Sono cifre da sogno, che dimostrano come il trend di mercato sia in continua crescita anche tra gli investitori che desiderano diversificare i propri asset. Lo stesso entusiasmo – ed anzi, ben maggiore – si è manifestato nelle aste milionarie dedicate al mondo dei rare whisky. Anche qui, valutazioni da capogiro, come quella raggiunta dalla collezione di 3.900 bottiglie di rare whisky di Richard Gooding.
60 anni (solo 12 bottiglie realizzate), contenente whisky distillato nel 1926 e imbottigliato solo nel 1986 da Macallan in 24 bottiglie, dodici delle quali decorate con un’etichetta creata dall’artista famoso per aver realizzato la copertina dell’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles (le altre 12 decorate da Peter Blake).

Un altro accorgimento utilissimo è quello di annotare il livello di liquido nella bottiglia perché, se questo dovesse scendere troppo, significa che è in corso l’evaporazione del whisky che così si ridimensiona drasticamente nel suo valore. L’umidità, invece, aggredisce l’etichetta che è un elemento prezioso della bottiglia di rare, soprattutto in vista di una possibile asta.
– tenere le bottiglie al buio,
Questo successo segue il lancio, nel 2019, di Apex – il servizio di best execution senza commissioni per gli intermediari retail. Apex è un servizio di trading regolamentato, conforme alla normativa MiFID e completamente trasparente, che permette l’esecuzione degli ordini retail nell’order book di tutta Europa ed è supportato da un insieme di provider della liquidità e di broker attivi.
Secondo Wail Azizi, Managing Director e Global Head of Growth di Equiduct, “I broker retail hanno dimostrato uno straordinario interesse per le soluzioni innovative che consentono di fornire best execution ad un costo più vantaggioso per i propri clienti. Inviare semplicemente gli ordini alle principali piazze di negoziazione non è più sufficiente. Con il 2021 siamo certi che avremo la possibilità di accogliere un numero ancora maggiore di membri sulla nostra piattaforma, aiutandoli ad offrire una best execution efficiente dal punto di vista dei costi ad un numero crescente d’investitori retail in tutta Europa”.
La crisi del 2008 fu innescata dalla concorrenza di diversi fattori sistemici – spiega Siviero – quali la deregolamentazione finanziaria, una lunga fase di politica monetaria accomodante, l’esplosione del credito e un indebitamento elevato, a cui si sono aggiunte le ripercussioni di profondi e crescenti squilibri globali. Dopo una crisi finanziaria, le economie hanno bisogno di tempo e di adeguati interventi politici per poter consolidare i propri bilanci e ridurre l’indebitamento dovuto all’esplosione del credito. Tuttavia, in quell’occasione la politica fiscale non ha offerto un sostegno sufficiente a causa delle preoccupazioni legate all’elevato indebitamento privato e pubblico. La Bce addirittura alzò i tassi d’interesse, allarmata dal temporaneo aumento dell’inflazione.

Pensare che i titoli farmaceutici possano produrre facili guadagni trainati dai vaccini anti Covid19 potrebbe quindi rivelarsi una pericolosa illusione – spiega Scauri – perché nel 2020 il tema del vaccino ha sostenuto soprattutto quei titoli come Biontech o Moderna che avevano il vaccino stesso come core business, con produzione e commercializzazione affidate a terzi. Diverso il discorso per le big pharma come Pfizer, Sanofi o AstraZeneca: in questi casi, la produzione non comporterà profitti se non in maniera molto limitata, perché il prodotto sarà venduto a un prezzo molto vicino a quello di costo. Il beneficio arriverà soprattutto a livello reputazionale, anche perché questi giganti farmaceutici hanno un portafoglio di prodotti molto ampio e la parte di business legata al coronavirus è soltanto una piccola parte dell’intera offerta.
«Allargando l’orizzonte, i vaccini in corso di lancio e la graduale eliminazione delle restrizioni di viaggio nel corso dell’anno potrebbero portare a una normalizzazione della situazione sanitaria e a uno slancio molto positivo degli utili», aggiunge Scauri, «e, nonostante il recente forte rally, le ragioni per rimanere più costruttivi sul mercato restano invariate: la politica monetaria e fiscale continuerà a essere accomodante nei prossimi mesi e le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi d’interesse nel 2021; le valutazioni azionarie sono più appetibili delle obbligazioni; e gli utili nel 2021 potrebbero sorprendere al rialzo e tornare a livelli pre-Covid, considerando che i recuperi sono tipicamente più forti delle recessioni. Del resto, nel rimbalzo post-lockdown abbiamo assistito a un grande appetito dei consumatori, in parte alimentato dai risparmi accumulati durante il blocco».
L’intelligenza artificiale non si fa molte domande sui dati macro recentemente pubblicati dal governo americano. Appare alquanto strano che le vendite retail siano in forte espansione (+5,8% su base annua vs il 3,5% del 2019) mentre si assiste a un aumento della disoccupazione, a un calo significativo della fiducia dei consumatori, a un aumento della propensione al risparmio e a una contrazione del credito al consumo. Ma andando in profondità nell’analisi si scopre che il governo americano ha modificato il calcolo dell’effetto di destagionalizzazione di questo dato proprio questa primavera, procurando una forte distorsione di calcolo di un dato che rappresenta circa il 70% del Pil. I macroeconomisti sanno che questo dato è distorto e non riflette la realtà delle cose ma le macchine, dotate di intelligenza artificiale, non lo sanno. Nella realtà i consumi calcolati dal real consumer spending sono giù di circa il 3,5%.
I dati sugli ordini di beni durevoli sono un altro indicatore molto importante sulla tendenza del settore manifatturiero e dei consumi. L’analisi statistica dei dati pubblicati negli ultimi due anni evidenzia uno scostamento medio al rialzo del 47% tra il dato mensile preliminare e la sua revisione definitiva, che avviene un mese dopo la sua pubblicazione. Purtroppo la revisione non interessa quasi a nessuno e tutti sono attenti solo al dato preliminare che è quasi sempre sopravvalutato.
Il problema è che le persone si chiedono se quello che vedono corrisponde alla realtà perché hanno sensazioni di benessere o malessere che dipendono dal loro stato personale, mentre l’approccio quantitativo prende il dato per quello che è. Guardando le cose da questo punto di vista, appare abbastanza chiaro come mai ci sia una spinta così forte verso la gestione passiva e quantitativa da parte dell’industria finanziaria americana, mentre si tenda a ridimensionare l’approccio analitico/discrezionale, che di norma si fa troppe domande in un mondo che deve avere solo certezze. Ma se i comportamenti delle persone sono difficili da gestire e spesso producono crisi e rivoluzioni, anche i comportamenti dei modelli quantitativi sono esposti a fallacità.
basano sul concetto di volatilità o sullo scostamento medio di prezzo. Se c’è un’anomalia nella rilevazione di tali dati gli algoritmi interrompono l’attività in attesa di nuove istruzioni e il mercato entra in totale blocco. Questo è spesso il motivo che procura i flash crash, repentine cadute nel vuoto delle quotazioni, che inducono i sistemi operativi a bloccare le contrattazioni. I ribassi sono dunque più ampi e violenti e per gli investitori è praticamente impossibile uscire dal mercato in tali condizioni, dato che la liquidità sparisce e le perdite si ampliano troppo per essere accettate.

Partiamo dal mercato azionario mondiale. In America, nel 2020 lo S&P 500 ha guadagnato il 16% e il NASDAQ il 43%, mentre in Europa la situazione è un pò più varia: l’Italia ha perso il 5,21%, Parigi ha perso il 7,14%, Londra ha perso il 14,35%, Madrid ha perso il 15,45%, e solo Francoforte e Zurigo hanno guadagnato qualcosa (rispettivamente il 3,55% e lo 0,82%). La Russia ha perso il 4,34%, ed in Asia il Giappone ha guadagnato il 16%, mentre la Cina ha guadagnato il 13,87%.
Oltre ad azioni e obbligazioni, esistono anche altre forme di investimento di cui possiamo tracciare un bilancio: l’Oro ha guadagnato il 22,27%, il Petrolio ha perso il 20,8% e il Bitcoin è salito di circa il 340%.
Naturalmente, si potrebbe obiettare che “del senno di poi son piene le fosse”, e che in finanza non esistono delle “sliding doors”, intese nel loro concetto di momento topico di una storia, o di un elemento assolutamente imprevedibile che può cambiare la vita di una persona o, nel nostro caso, di un investimento (“cosa sarebbe successo se…“). Questo particolare significato è venuto a crearsi dopo l’uscita nel 1998 del film omonimo con protagonista la bellissima Gwyneth Paltrow, e sebbene quella pellicola racconti la vita della protagonista “come sarebbe potuta essere se…”, nella realtà non esiste niente che ci permetta di tornare sui nostri passi e cambiare il corso degli eventi. Il punto è che i dati sciorinati prima sulle possibili performance realizzate qualora avessimo investito intorno al 20 di Marzo non sono solo delle mere ipotesi, e sono molti i risparmiatori che hanno comprato proprio mentre il terrore e la paura di poter morire segnava le nostre vite di reclusi in casa. Ebbene, quegli investitori sono quelli che hanno ricevuto e accettato i consigli di un Consulente Finanziario, il quale li ha convinti che la cosa giusta da fare fosse il contrario di ciò che generalmente si fa (vendere quando le borse scendono, e comprare quando le borse salgono).
Persino i titoli di stato, acquistati a Marzo, hanno reso il 10-12% senza alcuna fatica, a testimonianza che la costruzione di un portafoglio di investimento è del tutto simile all’acquisto di una casa di nuova costruzione, in occasione del quale il costruttore non può certo impegnarsi a che non ci sia mai un terremoto, ma può assicurare che la casa resisterà ad un eventuale sisma perché edificata osservando tutte le norme edilizie ed anti-sismiche. Per farlo, sarà importante diversificare mettendo al bando i concetti del “gioco in borsa” e dell’investimento fortunato nel breve periodo, e innalzando a priorità assoluta l’impegno di perseguire obiettivi di spesa nel lungo periodo.
la nostra vita e il nostro modo di lavorare.
Il libro è l’occasione per gettare uno sguardo su come sta cambiando il mondo, tra riscaldamento globale, sovrappopolamento, scarsità di risorse, crescente ruolo dell’Est Asiatico nell’economia mondiale, applicazione massiva delle tecnologie digitali, ingresso della robotica e dell’intelligenza artificiale nella società e nel lavoro; tutte tendenze che rappresentano nuove sfide per l’individuo, la società e il pianeta.
I candidati democratici avevano bisogno di battere entrambi i senatori repubblicani per conquistare anche l’altro ramo del Congresso, dopo aver confermato lo scorso 3 novembre la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. «La sorprendente doppia vittoria dei democratici nelle elezioni per i due seggi cruciali della Georgia al Senato potrebbe generare volatilità sul mercato azionario americano», afferma Andrea Siviero, Investment Strategist di Ethenea Independent Investors. «Dopo le elezioni di novembre, i mercati hanno reagito positivamente alla prospettiva di un Presidente democratico e un Congresso diviso, che avrebbe impedito all’amministrazione Biden di varare alcuni dei provvedimenti più controversi, come la retromarcia sui tagli delle tasse per le imprese o l’introduzione di norme antitrust più severe. Uno scenario che era già prezzato nelle previsioni di mercato».









