Giugno 18, 2026
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INVESTITORI

I mercati guardano un altro film rispetto alla realtà. Cribari: c’è il rischio di una crisi di fiducia sul debito

Valori di borsa poco sostenibili anche facendo finta di essere già nel 2022. Una correzione significativa non è una possibilità remota. Possibile drawdown tra il -10 e il -20% entro il primo semestre 2021.

 “Una crisi di fiducia sul debito di alcuni paesi e una svalutazione generalizzata delle valute potrebbe destabilizzare tutto il sistema. Nelle ultime settimane, abbiamo assistito alla stranezza di un dollaro che si è deprezzato nonostante tassi che sono saliti: un comportamento tipico da mercato emergente, ma inatteso per quella che è l’indiscussa valuta di riserva globale. Ciò preoccupa tanto quanto la totale artificialità delle quotazioni del Btp, ormai sottratte al normale processo di determinazione dei prezzi del mercato grazie agli acquisti illimitati della Bce”. È l’analisi di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

I mercati stanno guardando un altro film rispetto alla realtà. La maggior parte delle valutazioni mondiali, in particolare quelle americane, sono ai massimi storici di ogni tempo, escludendo il 2000, e sono poco sostenibili anche facendo finta di essere già nel 2022. L’euforia è massima e sono evidenti alcune sacche di speculazione spinte soprattutto dagli investitori retail. A fronte di elementi positivi che il mercato sta in parte già scontando, non è difficile immaginare alcuni rischi che potrebbero materializzarsi.

La pandemia potrebbe non essere finita. I contagi e i morti non accennano a diminuire, cure efficaci non ce ne sono, una terza ondata mentre la seconda non è ancora finita avrebbe conseguenze micidiali, esiste la forte incognita delle numerose varianti del virus e il piano vaccinale non sarà veloce come sperato.

La crescita economica e degli utili potrebbe intanto rivelarsi deludente a causa dei prolungati lockdown. I Pmi dei servizi restano molto deboli e la forza di quelli manifatturieri potrebbe essere solo un indicatore ritardato.

Gli interventi statali hanno mascherato la severità degli effetti economici della pandemia, soprattutto in Europa, per cui c’è il rischio che i veri effetti si vedranno solo nel tempo e paradossalmente proprio quando l’epidemia sarà finita. Multipli alti con aspettative di utili già aggressive (+25/40%) necessitano di ulteriori sorprese positive per essere confermate ed esiste poco spazio a riguardo. Gli interventi fiscali strutturali di lungo termine dovranno tramutarsi in realtà, in particolare negli Usa, ma è possibile che mercato ne stia già scontando gli effetti positivi sull’economia.

Se poi anche il mercato avesse ragione, tutto tornasse velocemente a funzionare e l’economia ripartisse già dal secondo trimestre del 2021, le prospettive sarebbero comunque grigie. Sperare nella fine della pandemia, in un’economia che rimbalza, il consumo che esplode, i lavori pubblici infrastrutturali che finalmente cominciano senza che questo abbia effetti sui tassi di interesse, sull’inflazione e sulle valute è pura fantasia.

Mario Cribari

Una crisi di fiducia sul debito di alcuni paesi e una svalutazione delle loro monete avrebbe conseguenze negative su tutto il sistema. Una presa di beneficio dopo l’eccesso speculativo su alcuni segmenti potrebbe infine contagiare l’intero mercato, in assenza di appigli a cui aggrapparsi. “Il mercato sta dando quasi tutto per risolto ed è incapace di guardare ai diversi rischi all’orizzonte, ma solo alle opportunità”, conclude Cribari. “Aspettarsi un bear market nel 2021 è obiettivamente esagerato ma una correzione significativa non è affatto una possibilità remota. Fare previsioni in termini percentuali è impossibile, tuttavia i nostri portafogli sono posizionati per fronteggiare un possibile drawdown tra il -10 e il -20% entro primo semestre 2021. Consigliamo, quindi, uno stile di investimento presente ma prudente, attivo ma critico, convinto ma diversificato. Non si può prescindere da mercati emergenti, temi secolari, real asset”.

Vino e whisky rari: Giappone da record, Svezia emergente. Per investire bisogna saper conservare

L’investimento nei vini e whisky rari può consentire rendimenti da capogiro, ma comporta l’osservanza di rigide regole di conservazione da parte dell’investitore o del semplice appassionato.

Nel corso del 2020, un catalogo di 2.500 bottiglie dell’Enoteca Pinchiorri (in totale 864 lotti) è stato battuto per 3,3 milioni di dollari dalla casa d’aste internazionali Zachys, specializzata nel mondo del vino. Si trattava di una formidabile collezione che annoverava, tra le altre, tre bottiglie di Vosne Romanee Cros Parantoux Henri Jayer del 1985 (battute per 98.561 dollari), due magnum cru di Vosne Romanee Cros Parantoux Reserve Henri Jayer del 1999 (90.347 dollari), una 15 litri di Masseto, annata 2014 (20mila euro), sei bottiglie di Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno 2013 (6.700 euro), una bottiglia da sei litri (“imperiale”) de Le Pergole Torte Riserva Montevertine 1990 (6.500 euro) e due magnum di Barolo Bartolo Mascarello 1990 (4.800 euro).

A dicembre 2020, la stessa Enoteca Pinchiorri realizzava una vendita record con un set di 6 bottiglie di grande formato (Mathusalems, 6L, annata 1985) del Domaine de la Romanée-Conti, con un solo lotto, vendute per circa 840.000 € ad un collezionista svizzero.

Sono cifre da sogno, che dimostrano come il trend di mercato sia in continua crescita anche tra gli investitori che desiderano diversificare i propri asset. Lo stesso entusiasmo – ed anzi, ben maggiore – si è manifestato nelle aste milionarie dedicate al mondo dei rare whisky. Anche qui, valutazioni da capogiro, come quella raggiunta dalla collezione di 3.900 bottiglie di rare whisky di Richard Gooding.

E’ stata chiamata “The perfect collection”, è valutata dagli esperti circa 10 milioni di dollari ed è la più grande collezione privata al mondo di rare whisky, che Gooding ha creato negli anni acquistando all’asta oppure direttamente dalle distillerie (Macallan, Bowmore e Stromness, soprattutto). La collezione comprende un Macallan Valerio Adami (artista della Pop Art) di 60 anni (solo 12 bottiglie realizzate), contenente whisky distillato nel 1926 e imbottigliato solo nel 1986 da Macallan in 24 bottiglie, dodici delle quali decorate con un’etichetta creata dall’artista famoso per aver realizzato la copertina dell’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles (le altre 12 decorate da Peter Blake).

Negli ultimi anni, però, le aste internazionali hanno messo in luce anche il valore dei rare whisky prodotti in Giappone, e a maggio 2020, nella sede di Hong Kong di Sotheby’s, un’asta in versione digitale ha battuto una delle più grandi collezioni di rare whisky giapponese, con protagoniste assolute alcune etichette della distilleria Karuizawa di Nagano, chiusa definitivamente nel 2011 ma ancora sugli scudi, tanto da far arrivare, nel 2019, una sua singola bottiglia di whisky all’astronomica cifra di 447.000 dollari. L’anno precedente, poi, una rara bottiglia di Yamazaki 50 anni era stata aggiudicata per 343.000 dollari.

La domanda di whisky giapponese è aumentata notevolmente negli ultimi anni, quintuplicando il prezzo di vendita di alcune bottiglie rare e facendo lievitare le esportazioni del 50%. Sulla scia del successo giapponese, alcune giovani distillerie svedesi si stanno distinguendo come emergenti nel panorama del rare whisky, grazie soprattutto alla loro collocazione presso le fonti d’acqua più pure (che determinano la qualità del whisky).

Sia per il vino che per il Whisky, comunque, la formula vincente dell’investimento si ricava da una circostanza molto semplice. Secondo Luigi Rossi, avvocato esperto di pianificazione patrimoniale e di fiscalità delle collezioni, appena viene immessa sul mercato una determinata quantità di bottiglie, il numero delle persone che le acquista per aprirle e consumarle è costantemente superiore a quello di coloro che le conservano, i quali possono assicurarsi – a determinate condizioni, naturalmente – un aumento automatico di valore delle proprie bottiglie. Dalla formula generica alla realtà, però, c’è di mezzo l’osservanza di alcune regole fondamentali. L’acquisto del vino di pregio e dei rare whisky al solo scopo di investimento, infatti, rischia di diventare fallimentare se non si conoscono e si apprezzano le caratteristiche del prodotto e della distilleria, e se non si osservano delle specifiche regole di conservazione all’interno di una propria cantina personale. Risulta fallimentare, pertanto, acquistare una bottiglia di vino o whisky rare di cui si sconoscono la storia e i metodi di produzione.

Relativamente ai metodi e luoghi di conservazione, il whisky si conserva molto più facilmente del vino e può sopravvivere senza particolari attenzioni in quasi tutti gli ambienti, ma una collezione va preservata in una piccola cantina per difenderla da alcuni fattori esterni che possono alternare le qualità organolettiche del distillato. Inoltre, è bene osservare alcuni accorgimenti che, in caso di rivendita, diventano fondamentali. La prima è quella di non buttare mai la confezione originale, soprattutto se hai a portata di mano una bottiglia di un certo valore. La seconda è tener lontano le bottiglie dall’umidità, dalla luce del sole e dalle temperature eccessive, che fanno evaporare l’alcool (vaporizza a 78 gradi centigradi). Mai tenere la collezione in vetrina, perché in estate farebbe salire la temperatura interna e rovinare il contenuto. Ogni singola bottiglia, poi, va conservata in posizione verticale, anche perché, a differenza del vino, il whisky non continua ad invecchiare una volta imbottigliato, ma si mantiene piuttosto stabile e con il passare del tempo acquisisce più maturità e fermezza.

Un altro accorgimento utilissimo è quello di annotare il livello di liquido nella bottiglia perché, se questo dovesse scendere troppo, significa che è in corso l’evaporazione del whisky che così si ridimensiona drasticamente nel suo valore. L’umidità, invece, aggredisce l’etichetta che è un elemento prezioso della bottiglia di rare, soprattutto in vista di una possibile asta.

Relativamente alla conservazione del vino di pregio, il discorso si complica un po’ di più, ma vale la pena sintetizzare i più importanti principi e suggerimenti di conservazione:

– tenere le bottiglie al buio,
– disporle coricate su un fianco in posizione orizzontale,
– mantenere costante la temperatura dell’ambiente in cui sono custodite (tra 10 gradi e mai oltre i 18 gradi, 12-15 gradi per i vini rossi e 10-12 gradi per i vini bianchi), 
– mantenere il tasso di umidità della cantina intorno al 70%,
– proteggere le bottiglie da fonti di vibrazioni e non agitarle mai,
– tenerle lontane da profumi e odori forti (il vino “respira”, per cui è bene conservarlo sempre in un ambiente ben areato e al riparo da odori o profumi forti come quelli dei formaggi, salumi, tartufi etc),
– rispettare i tempi d’invecchiamento e affinamento in bottiglia del tuo vino (i rossi  possono essere conservati più a lungo dei bianchi).

Equiduct, forte crescita nel 2020. Quota di mercato europeo e turnover in aumento

La piattaforma focalizzata sul segmento europeo ha continuato a guadagnare volume e quote di mercato, nonostante il contesto competitivo. 

Equiduct, la piattaforma pan-europea focalizzata sul segmento retail, ha pubblicato di recente i risultati delle transazioni per l’anno 2020. Ha riportato un ADV (volume medio giornaliero) complessivo pari a 281 milioni di euro per l’ultimo trimestre dell’anno, con un guadagno del 65% rispetto allo stesso trimestre del 2019. Il volume medio giornaliero per il 2020 ha raggiunto quota 283 milioni di euro, contro i 149 milioni di euro del 2019, ossia un incremento dell’88%. In confronto, l’attività di trading nei mercati europei tradizionali è cresciuta solo del 5% anno su anno.

Equiduct ha inoltre registrato un incremento del 132% delle operazioni totali – passando dai 6,3 milioni del 2019 ai 14,6 milioni di transazioni nel 2020, e la sua quota di mercato in tutta Europa è salita del 78%.

Questo successo segue il lancio, nel 2019, di Apex – il servizio di best execution senza commissioni per gli intermediari retail. Apex è un servizio di trading regolamentato, conforme alla normativa MiFID e completamente trasparente, che permette l’esecuzione degli ordini retail nell’order book di tutta Europa ed è supportato da un insieme di provider della liquidità e di broker attivi.

Dave Murphy

Dave Murphy, CEO di Equiduct, ha dichiarato: “Il 2020 è stato un anno di forte volatilità e la partecipazione del segmento retail è aumentata. Crediamo che sia responsabilità delle borse offrire soluzioni innovative per migliorare i mercati e questo aspetto riveste un ruolo centrale nella nostra attività. Diamo spazio alle esigenze degli operatori e cerchiamo di migliorare costantemente la nostra offerta – che già si presenta come best-in-class. Per questa ragione abbiamo lanciato Apex un anno fa, per offrire un terreno di gioco di livello ai broker retail che non sempre sono riusciti a beneficiare dell’accesso a più fonti di liquidità dopo l’introduzione delle normative MiFID”. “La nostra tecnologia è stata ideata per i broker retail, con l’obiettivo di migliorare significativamente l’esperienza finanziaria degli investitori finali e la best execution per tutti gli attori coinvolti. I risultati sorprendenti che abbiamo ottenuto nel 2020 testimoniano l’evidente apprezzamento dei nostri servizi da parte della comunità retail, con un miglioramento di quasi il 90% del turnover”.

Secondo Wail Azizi, Managing Director e Global Head of Growth di Equiduct, “I broker retail hanno dimostrato uno straordinario interesse per le soluzioni innovative che consentono di fornire best execution ad un costo più vantaggioso per i propri clienti. Inviare semplicemente gli ordini alle principali piazze di negoziazione non è più sufficiente. Con il 2021 siamo certi che avremo la possibilità di accogliere un numero ancora maggiore di membri sulla nostra piattaforma, aiutandoli ad offrire una best execution efficiente dal punto di vista dei costi ad un numero crescente d’investitori retail in tutta Europa”.

Equiduct, che è un segmento di mercato di Börse Berlin, è una piattaforma di trading innovativa, che garantisce a tutti gli operatori di accedere ai prezzi migliori disponibili in Europa, utilizzando un sistema proprietario di calcolo per l’individuazione del prezzo su ben 11 mercati, ricoprendo 16 tra i principali indici europei.

Ethenea Independent Investors: crisi pandemica più grave ma più breve di quella del 2008

Vaccini e politiche espansive torneranno a favorire la propensione al rischio degli investitori e quindi le azioni, i corporate bond e i titoli high yield. Scenario positivo per tutto il primo semestre 2021.

“La crisi finanziaria del 2008 era una crisi sistemica, innescata da uno shock endogeno. Quella attuale legata alla pandemia da coronavirus, al contrario, è stata innescata da uno shock esogeno paragonabile a una catastrofe naturale o a una guerra. Finora, la politica economica ha offerto un forte sostegno, mentre il settore finanziario non solo è rimasto relativamente indenne, ma ha anche beneficiato di strumenti di politica monetaria molto favorevoli. Di conseguenza, ci attendiamo che le ripercussioni della crisi saranno più profonde, ma meno durature di quelle osservate a seguito della crisi finanziaria globale del decennio scorso”. È l’analisi di Andrea Siviero, Investment Strategist di Ethenea Independent Investors.

La crisi del 2008 fu innescata dalla concorrenza di diversi fattori sistemici – spiega Siviero – quali la deregolamentazione finanziaria, una lunga fase di politica monetaria accomodante, l’esplosione del credito e un indebitamento elevato, a cui si sono aggiunte le ripercussioni di profondi e crescenti squilibri globali. Dopo una crisi finanziaria, le economie hanno bisogno di tempo e di adeguati interventi politici per poter consolidare i propri bilanci e ridurre l’indebitamento dovuto all’esplosione del credito. Tuttavia, in quell’occasione la politica fiscale non ha offerto un sostegno sufficiente a causa delle preoccupazioni legate all’elevato indebitamento privato e pubblico. La Bce addirittura alzò i tassi d’interesse, allarmata dal temporaneo aumento dell’inflazione.

Oggi la situazione appare meno critica nel lungo termine, ma la crisi continuerà comunque a esercitare significative ripercussioni nel medio termine. È probabile che il risparmio aumenterà e che le spese per consumi, soprattutto nel settore dei servizi e in altri ambiti penalizzati dal distanziamento sociale, rimarranno moderate ancora per qualche tempo. Le persistenti incertezze e i problemi di bilancio continueranno a gravare sugli investimenti aziendali e anche il mercato del lavoro avrà bisogno di tempo per riprendersi.

Andrea Siviero

“Il nostro scenario di base per il 2021 è quello di una ripresa economica graduale, sostenuta dai progressi nello sviluppo di vaccini efficaci contro il Covid-19 e dal perdurare di una politica economica espansiva”, precisa Siviero. “Questi elementi dovrebbero tornare a favorire la propensione al rischio degli investitori, sostenendo i mercati azionari ma anche quelli di altri asset rischiosi, tra cui le obbligazioni societarie e i titoli high yield. Uno scenario positivo anche per i paesi emergenti, le cui economie beneficerebbero di nuovi afflussi di capitali. Anche i rendimenti dei titoli di Stato dovrebbero aumentare dopo i livelli estremamente bassi toccati a seguito della crisi da coronavirus. Considerati tuttavia i bassi tassi d’inflazione e le incertezze riguardo alla ripresa economica e all’indebitamento elevato, è plausibile che le banche centrali si muoveranno con grande cautela, assumendo un atteggiamento attendista prima di rialzare i tassi, evitando così anche un incremento dei rendimenti che potrebbe frenare prematuramente la ripresa”.

“Tuttavia, questo scenario positivo potrebbe essere minacciato da decisioni politiche errate, incidenti geopolitici, notizie negative sul fronte della pandemia o da una ripresa economica deludente accompagnata da fallimenti societari. La nostra convinzione di base è che lo scenario positivo si protrarrà all’incirca per i primi sei mesi del 2021 e crediamo in ogni caso che il 2021 sarà un anno migliore di quello che lo ha preceduto, sia sul piano umano sia su quello economico”.

Andrea Scauri: nel 2021 l’healthcare potrebbe rendere meno dei titoli industriali o finanziari

Per le Big Pharma il vaccino a prezzo di costo comporterà pochi profitti. Le prospettive di ripresa nel 2021 restano positive.

«Se nei primi mesi del 2021 proseguirà la rotazione dei portafogli dai titoli a crescita elevata (growth) a quelli con buoni fondamentali ma sottovalutati (value), il settore dell’healthcare potrebbe sottoperformare in generale il settore più ciclico del mercato, rappresentato ad esempio dagli industriali o dai finanziari», sostiene Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Dividend Preservation. «Al contempo, la vittoria dei democratici in Georgia potrebbe mitigare questa rotazione e quindi il settore healthcare potrebbe beneficiare in parte dei temi più vicini all’agenda di Biden».

Pensare che i titoli farmaceutici possano produrre facili guadagni trainati dai vaccini anti Covid19 potrebbe quindi rivelarsi una pericolosa illusione – spiega Scauri – perché nel 2020 il tema del vaccino ha sostenuto soprattutto quei titoli come Biontech o Moderna che avevano il vaccino stesso come core business, con produzione e commercializzazione affidate a terzi. Diverso il discorso per le big pharma come Pfizer, Sanofi o AstraZeneca: in questi casi, la produzione non comporterà profitti se non in maniera molto limitata, perché il prodotto sarà venduto a un prezzo molto vicino a quello di costo. Il beneficio arriverà soprattutto a livello reputazionale, anche perché questi giganti farmaceutici hanno un portafoglio di prodotti molto ampio e la parte di business legata al coronavirus è soltanto una piccola parte dell’intera offerta.

«Allargando l’orizzonte, i vaccini in corso di lancio e la graduale eliminazione delle restrizioni di viaggio nel corso dell’anno potrebbero portare a una normalizzazione della situazione sanitaria e a uno slancio molto positivo degli utili», aggiunge Scauri, «e, nonostante il recente forte rally, le ragioni per rimanere più costruttivi sul mercato restano invariate: la politica monetaria e fiscale continuerà a essere accomodante nei prossimi mesi e le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi d’interesse nel 2021; le valutazioni azionarie sono più appetibili delle obbligazioni; e gli utili nel 2021 potrebbero sorprendere al rialzo e tornare a livelli pre-Covid, considerando che i recuperi sono tipicamente più forti delle recessioni. Del resto, nel rimbalzo post-lockdown abbiamo assistito a un grande appetito dei consumatori, in parte alimentato dai risparmi accumulati durante il blocco».

Euforia ingiustificata sui mercati azionari Usa. Maurizio Novelli: colpa degli algoritmi

La seconda ondata di Covid-19 aumenta sensibilmente il rischio di una doppia caduta del ciclo. I dati “aggiustati” su consumi, disoccupazione e produzione Usa rendono positivo un contesto che non lo è.

“La seconda ondata di Covid-19 sta producendo ulteriori danni sensibili all’economia di Europa e Stati Uniti e aumenta sensibilmente il rischio di una doppia caduta del ciclo nonostante l’euforia speculativa sui mercati finanziari. I motivi alla base del comportamento euforico potrebbero trovare una spiegazione nell’elevata presenza di strategie passive basate sull’uso di algoritmi che non comprendono la realtà”. È l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund.

L’intelligenza artificiale non si fa molte domande sui dati macro recentemente pubblicati dal governo americano. Appare alquanto strano che le vendite retail siano in forte espansione (+5,8% su base annua vs il 3,5% del 2019) mentre si assiste a un aumento della disoccupazione, a un calo significativo della fiducia dei consumatori, a un aumento della propensione al risparmio e a una contrazione del credito al consumo. Ma andando in profondità nell’analisi si scopre che il governo americano ha modificato il calcolo dell’effetto di destagionalizzazione di questo dato proprio questa primavera, procurando una forte distorsione di calcolo di un dato che rappresenta circa il 70% del Pil. I macroeconomisti sanno che questo dato è distorto e non riflette la realtà delle cose ma le macchine, dotate di intelligenza artificiale, non lo sanno. Nella realtà i consumi calcolati dal real consumer spending sono giù di circa il 3,5%.

Un altro punto è che durante lo scoppio della crisi i disoccupati negli Stati Uniti hanno raggiunto la cifra di circa 27 milioni. Nel mese di aprile il governo americano ha introdotto dei piani separati di sostegno alla disoccupazione. A questo punto il governo federale ha iniziato a far confluire in questi programmi tutti i lavoratori che erano considerati disoccupati per motivi temporanei, facendoli così uscire dalle statistiche ufficiali della disoccupazione. Grazie a questo meccanismo il dato ufficiale sulla disoccupazione Usa è sceso a sei milioni di disoccupati, ma i disoccupati considerati temporanei sono ancora 16 milioni, evidenziando dunque una disoccupazione totale di circa 22 milioni. Anche in questo caso, gli economisti conoscono benissimo la reale situazione in cui versa il mercato del lavoro Usa ma per l’intelligenza artificiale conta solo il dato ufficiale.

I dati sugli ordini di beni durevoli sono un altro indicatore molto importante sulla tendenza del settore manifatturiero e dei consumi. L’analisi statistica dei dati pubblicati negli ultimi due anni evidenzia uno scostamento medio al rialzo del 47% tra il dato mensile preliminare e la sua revisione definitiva, che avviene un mese dopo la sua pubblicazione. Purtroppo la revisione non interessa quasi a nessuno e tutti sono attenti solo al dato preliminare che è quasi sempre sopravvalutato.

“Questi sono solo alcuni casi che evidenziano come sia facile trasformare un dato per renderlo migliore di quello che sembra e come le macchine siano vulnerabili a facili interpretazioni”, sottolinea Novelli. “Se ci si trova in un apparente contesto positivo in cui la disoccupazione scende rapidamente, i consumi salgono a ritmi molto più alti dello scorso anno, il governo federale eroga uno stimolo fiscale di 15 punti di Pil e la Fed inietta una colossale massa di liquidità nel sistema, è evidente che il modello quantitativo interpreta tutti questi dati in modo estremamente positivo. Poco importa se lo stimolo fiscale e monetario non serve a un rilancio dell’economia ma è solo finalizzato a impedire l’insolvenza del sistema, anche in questo caso è solo il dato che conta e non la sua interpretazione. La macchina, dotata di intelligenza artificiale, vede tutti questi stimoli come denaro pronto a sostenere investimenti nell’economia reale, uno scenario a cui poi si aggiunge di questi tempi il tema del vaccino”.

Il problema è che le persone si chiedono se quello che vedono corrisponde alla realtà perché hanno sensazioni di benessere o malessere che dipendono dal loro stato personale, mentre l’approccio quantitativo prende il dato per quello che è. Guardando le cose da questo punto di vista, appare abbastanza chiaro come mai ci sia una spinta così forte verso la gestione passiva e quantitativa da parte dell’industria finanziaria americana, mentre si tenda a ridimensionare l’approccio analitico/discrezionale, che di norma si fa troppe domande in un mondo che deve avere solo certezze. Ma se i comportamenti delle persone sono difficili da gestire e spesso producono crisi e rivoluzioni, anche i comportamenti dei modelli quantitativi sono esposti a fallacità.

La crisi dei mutui del 2008 è stata anche creata dall’uso di modelli quantitativi fuorvianti sull’effettivo rischio contenuto nei Mortgage Backed Securities (titoli garantiti da ipoteche su immobili). I risultati dei modelli dipendono sempre dai dati che gli si vuole fornire e oggi la situazione non è diversa rispetto al passato. Un altro fattore che accentua il rischio è la velocità di reazione con la quale le macchine, tutte assieme, inviano gli ordini al mercato e come il mercato venga privato della liquidità in pochi secondi. Molti modelli di gestione quantitativa si basano sul concetto di volatilità o sullo scostamento medio di prezzo. Se c’è un’anomalia nella rilevazione di tali dati gli algoritmi interrompono l’attività in attesa di nuove istruzioni e il mercato entra in totale blocco. Questo è spesso il motivo che procura i flash crash, repentine cadute nel vuoto delle quotazioni, che inducono i sistemi operativi a bloccare le contrattazioni. I ribassi sono dunque più ampi e violenti e per gli investitori è praticamente impossibile uscire dal mercato in tali condizioni, dato che la liquidità sparisce e le perdite si ampliano troppo per essere accettate.

L’attuale rischio di liquidità è sottostimato da quasi tutti i modelli quantitativi. Le banche centrali devono dunque intervenire per cercare di risolvere il problema ed evitare il default del sistema, ma soprattutto devono fare in modo che i soldi che sono investiti sui mercati rimangano investiti per sempre. Questo meccanismo tende a generare la percezione che il sistema sia protetto da qualsiasi rischio e induce gli investitori ad accentuare la predisposizione al rischio, disertando gli investimenti nei safe asset, che vengono acquistati dalle banche centrali per concentrare sempre più le posizioni sugli asset di rischio. Ma più si alimenta questo fenomeno e maggiore è il rischio a cui si espone il sistema se qualcosa va storto.

Maurizio Novelli

“Finora siamo riusciti a superare le crisi finanziarie con costi sempre maggiori per l’economia reale e sempre minori per l’industria finanziaria, dato che i salvataggi sono sempre stati sulle spalle di chi paga le tasse. Inoltre, non possiamo ignorare che da ogni crisi si è ripartiti con maggiore debito e maggiore leverage di prima per finanziare una crescita sempre più debole”, conclude Novelli. “Il punto ora è capire se i consumatori degli Stati Uniti saranno disposti ad aumentare ulteriormente il loro indebitamento oltre gli attuali livelli o se si entrerà in una fase di contenimento del debito e di deleverage”.

Niente “sliding doors” negli investimenti, il segreto è ricevere buoni consigli

Negli investimenti non esistono delle “sliding doors” che ci permettono di tornare sui nostri passi e cambiare il corso degli eventi, ma esiste la possibilità di fronteggiarli. Per riuscirci, basta evitare il fai da te e rivolgersi ad un professionista.

Di Alfonso Selva*

Siamo entrati da pochi giorni nel nuovo anno, e per i risparmiatori è tempo di bilanci e risultati a consuntivo. La pandemia, infatti, ha condizionato pesantemente l’andamento dei mercati finanziari nel corso del 2020, ma non proprio come ci si può aspettare da una analisi superficiale che prenda in esame i soli dati dal 1 Gennaio al 31 Dicembre: in mezzo c’è un oceano di differenze, a seconda di quando abbiamo iniziato ad investire.

Certo, alla fine il rendiconto dei nostri investimenti – quello che la nostra banca deve inviare almeno una volta l’anno – dirà esattamente come sono andati e che tipo di rendimento (se c’è stato) abbiamo avuto, ma ciò che leggerete nel prosieguo di questo articolo potrebbe anche farvi riflettere su come “sarebbe potuto andare” se avessimo fatto determinate scelte in determinati momenti dell’anno.

Partiamo dal mercato azionario mondiale. In America, nel 2020 lo S&P 500 ha guadagnato il 16% e il NASDAQ il 43%, mentre in Europa la situazione è un pò più varia: l’Italia ha perso il 5,21%, Parigi ha perso il 7,14%, Londra ha perso il 14,35%, Madrid ha perso il 15,45%, e solo Francoforte e Zurigo hanno guadagnato qualcosa (rispettivamente il 3,55% e lo 0,82%). La Russia ha perso il 4,34%, ed in Asia il Giappone ha guadagnato il 16%, mentre la Cina ha guadagnato il 13,87%.

Dopo aver passato in rassegna i mercati azionari, per chi ancora crede nella validità delle obbligazioni all’interno di un portafoglio, scopriamo che i titoli di stato con scadenza a 10 anni, in euro (il nostro BTP) rende lo 0,5% all’anno, mentre il resto delle obbligazioni in Euro sono tutte a rendimenti negativi: il BUND tedesco rende il – 0,57%, l’OAT francese il – 0,34%, il titolo di stato austriaco il – 0,44% e quello spagnolo zero. Per quanto riguarda le obbligazioni in valuta estera (per le quali esiste un rischio di cambio), quelle in sterline inglesi rendono lo 0,19%, quelle in franchi svizzeri il – 0,53% e quelle del Tesoro Americano in dollari 0,91%. Se poi ci si vuole avventurare nelle emissioni obbligazionarie “esotiche”, ci sono quelle cinesi (in valuta cinese) che rendono il 3,20% circa.

Naturalmente, i rendimenti sono lordi (la tassazione è del 26% o del 12,5%, a seconda del tipo di emittente) ed il rischio valutario non è certo da sottovalutare.

Oltre ad azioni e obbligazioni, esistono anche altre forme di investimento di cui possiamo tracciare un bilancio: l’Oro ha guadagnato il 22,27%, il Petrolio ha perso il 20,8% e il Bitcoin è salito di circa il 340%.

Questi sono i dati “a consuntivo”, che fotografano il rendimento conseguito (o meno) dalle suddette tipologie di investimento dall’1 Gennaio al 31 Dicembre 2020. Questi risultati complessivi, però, sono il frutto di un andamento “pazzesco”, che ha dovuto tener conto di alcuni passaggi che è il caso di ricordare. Siamo partiti da un 2019 spumeggiante e da un inizio 2020 sotto tono, con un mese di Febbraio già “bruttino”, ma niente al confronto della tempesta successiva. Infatti, a Marzo il Covid 19 ha fatto crollare i mercati – è crollato tutto, dalle azioni alle obbligazioni – e, tra gli investitori, c’è chi ha tenuto tutto ed ha aspettato, e c’è chi si è messo paura ed ha venduto. Alcuni, facendo la cosa giusta, hanno comprato a fine Marzo 2020 portando poi a casa risultati “stellari”, ben superiori a quelli dei migliori mercati presi nel loro risultato complessivo annuale. Chi ha comprato nella terza decade di Marzo, infatti, ha conseguito (in base ai singoli mercati) questo consuntivo:

NASDAQ + 77,33%,

S&P 500 +55,39%,

FTSE MIB (Italia) + 44,35%,

– Londra + 29,41%,

NIKKEI (Giappone) + 64,03

– Cina + 40,69%.

Naturalmente, si potrebbe obiettare che “del senno di poi son piene le fosse”, e che in finanza non esistono delle “sliding doors”, intese nel loro concetto di momento topico di una storia, o di un elemento assolutamente imprevedibile che può cambiare la vita di una persona o, nel nostro caso, di un investimento (“cosa sarebbe successo se…“). Questo particolare significato è venuto a crearsi dopo l’uscita nel 1998 del film omonimo con protagonista la bellissima Gwyneth Paltrow, e sebbene quella pellicola racconti la vita della protagonista “come sarebbe potuta essere se…”, nella realtà non esiste niente che ci permetta di tornare sui nostri passi e cambiare il corso degli eventi. Il punto è che i dati sciorinati prima sulle possibili performance realizzate qualora avessimo investito intorno al 20 di Marzo non sono solo delle mere ipotesi, e sono molti i risparmiatori che hanno comprato proprio mentre il terrore e la paura di poter morire segnava le nostre vite di reclusi in casa. Ebbene, quegli investitori sono quelli che hanno ricevuto e accettato i consigli di un Consulente Finanziario, il quale li ha convinti che la cosa giusta da fare fosse il contrario di ciò che generalmente si fa (vendere quando le borse scendono, e comprare quando le borse salgono).

Persino i titoli di stato, acquistati a Marzo, hanno reso il 10-12% senza alcuna fatica, a testimonianza che la costruzione di un portafoglio di investimento è del tutto simile all’acquisto di una casa di nuova costruzione, in occasione del quale il costruttore non può certo impegnarsi a che non ci sia mai un terremoto, ma può assicurare che la casa resisterà ad un eventuale sisma perché edificata osservando tutte le norme edilizie ed anti-sismiche. Per farlo, sarà importante diversificare mettendo al bando i concetti del “gioco in borsa” e dell’investimento fortunato nel breve periodo, e innalzando a priorità assoluta l’impegno di perseguire obiettivi di spesa nel lungo periodo.

Tutto questo non si può improvvisare. Serve un bravo professionista in grado di “costruire la casa”, e fare in modo che un terremoto non ci possa spaventare.

* Consulente finanziario www.alfonsoselva.it

Investire nei megatrend del futuro. In un solo libro tutte le tendenze da cavalcare nei prossimi decenni

Il libro di Andrea Forni e Massimiliano Malandra accompagna il lettore nella comprensione dei megatrend che guideranno lo sviluppo economico e sociale dei prossimi decenni. Il testo li spiega attraverso venti scenari d’investimento composti da 400 azioni e 230 strumenti di risparmio gestito.

Nel libro “Investire nei megatrend del futuro” (Ed. Hoepli, 2020, 224 pagg., euro 26,50), Andrea Forni e Massimiliano Malandra delineano le tendenze demografiche, tecnologiche, ambientali e geopolitiche dei prossimi decenni, spiegandone le evoluzioni e indicando con quali strumenti finanziari è possibile cavalcare questi “megatrend”. L’invecchiamento della popolazione, i consumi di massa, l’auto elettrica, i droni, i nuovi modi di comunicare e lavorare, le energie alternative, i cambiamenti climatici, sono solo alcuni trend che stanno plasmando la nostra vita e il nostro modo di lavorare. 

I c.d. “megatrend” sono forze strutturali e dirompenti per la società mondiale, che determinano cambiamenti demografici, tecnologici e ambientali, in grado di trasformare nel lungo termine il nostro modo di vivere e di lavorare, impattando sulle economie globali e sui mercati finanziari.

Il testo di Forni e Malandra – che insieme gestiscono il sito www.investireneimegatrend.it – accompagna il lettore nella comprensione del concetto di megatrend, e descrive una ventina di scenari d’investimento che sviluppano le tematiche collegate ai fattori demografici, tecnologici, ambientali e geopolitici. Ognuno di questi è accompagnato da portafogli teorici composti da aziende quotate, startup innovative e strumenti del risparmio gestito (Etf, certificati e fondi), e può essere facilmente replicato dal lettore che avrà quindi a disposizione oltre 400 azioni e 230 prodotti di risparmio gestito.

Il libro è l’occasione per gettare uno sguardo su come sta cambiando il mondo, tra riscaldamento globale, sovrappopolamento, scarsità di risorse, crescente ruolo dell’Est Asiatico nell’economia mondiale, applicazione massiva delle tecnologie digitali, ingresso della robotica e dell’intelligenza artificiale nella società e nel lavoro; tutte tendenze che rappresentano nuove sfide per l’individuo, la società e il pianeta.

Investire nei megatrend del futuro” è il seguito ideale del precedente testo intitolato “La ruota dei mercati finanziari” (Ed. Hoepli, 2018, 248 pagg., euro 26,50), dove Andrea Forni e Massimiliano Malandra hanno raccolto e spiegato le loro metodologie di analisi che qui sono oggetto di una più vasta applicazione pratica.

Scritto come un romanzo, con un linguaggio semplice e comprensibile anche ai “non addetti ai lavori”, il libro integra argomenti di grande attualità con un’analisi approfondita di ogni opportunità d’investimento attuale e futura nelle trasformazioni sociali ed economiche in atto. È pertanto utile anche al consulente finanziario che utilizza strumenti di risparmio gestito tematici per spiegare alla propria clientela temi difficili in modo semplice, con l’ausilio di dati, case study, storie e aneddoti.

La doppia vittoria democratica in Georgia farà aumentare la volatilità sulle Borse Usa

La spallata dei democratici potrebbe accelerare da rotazione dai titoli growth del Nasdaq a quelli value degli indici Dow Jones e Russell 2000. Il programma di stimolo fiscale di Biden potrebbe spingere in alto i tassi Usa.

Dopo lo storico risultato di Raphael Warnock, che ha battuto Kelly Loeffler diventando il primo senatore afroamericano eletto in Georgia, Ossoff si è imposto su Perdue per poche migliaia di voti in un risultato incerto fino alla fine. Anche il Senato degli Stati Uniti passa così sotto il controllo dei Democratici.

I candidati democratici avevano bisogno di battere entrambi i senatori repubblicani per conquistare anche l’altro ramo del Congresso, dopo aver confermato lo scorso 3 novembre la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. «La sorprendente doppia vittoria dei democratici nelle elezioni per i due seggi cruciali della Georgia al Senato potrebbe generare volatilità sul mercato azionario americano», afferma Andrea Siviero, Investment Strategist di Ethenea Independent Investors. «Dopo le elezioni di novembre, i mercati hanno reagito positivamente alla prospettiva di un Presidente democratico e un Congresso diviso, che avrebbe impedito all’amministrazione Biden di varare alcuni dei provvedimenti più controversi, come la retromarcia sui tagli delle tasse per le imprese o l’introduzione di norme antitrust più severe. Uno scenario che era già prezzato nelle previsioni di mercato».

Andrea Siviero

La nuova affermazione dei democratici adesso dovrebbe spingere la volatilità sui mercati e la notizia positiva di uno stimolo fiscale più generoso potrebbe essere annullata dai rischi di un aumento delle tasse sulle imprese. La spallata dei democratici, padroni della presidenza e di entrambe le camere, potrebbe spingere i titoli ciclici e ampliare la rotazione dalle azioni growth, che caratterizzano soprattutto il Nasdaq, a quelle value, tipiche del Dow Jones e delle piccole e medie aziende dell’indice Russell 2000, dato che il programma di stimolo di Biden è finalizzato alla ripresa economica e al sostegno dei settori ciclici. Inoltre, è possibile una risalita dei tassi dei titoli di Stato Usa, legata alle attese per uno stimolo fiscale più ampio e a un incremento delle emissioni pubbliche.

Con l’equilibrio 50 a 50 al Senato, il voto decisivo spetterà al nuovo vicepresidente Kamala Harris. Per far passare i provvedimenti più divisivi, i democratici dovranno assicurarsi che la compagine dei loro senatori rimanga compatta e questo crea comunque qualche incertezza, che si rifletterà nell’andamento dei mercati.

Andrea Scauri: consolidamento bancario e investimenti green sono i temi di piazza affari del 2021

Borsa italiana, tra i titoli più interessanti, Anima su tema M&A bancario, Enel per le utilites, Fineco, Nexi per la digitalizzazione, Danieli e Fcs per la componente ciclica. Le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi di interesse nel nuovo anno.

“Ci aspettiamo che la politica monetaria e fiscale continui a essere accomodante nei prossimi mesi, e quindi riteniamo che le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi di interesse nel 2021. In questa fase, le valutazioni azionarie sono più appetibili delle obbligazioni e gli utili nel nuovo anno possono sorprendere al rialzo e tornare a livelli pre-Covid. A livello settoriale, puntiamo su ciclici, rinnovabili e temi legati alla digitalizzazione”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

I risultati incoraggianti del vaccino contro il Covid-19 e la fine dell’incertezza intorno alle elezioni americane hanno portato a un forte rimbalzo del mercato a novembre e un consolidamento nel mese di dicembre. I nuovi vaccini e le aspettative di ripresa economica hanno portato a una rotazione dai titoli growth a value, a beneficio dei settori più colpiti dalla pandemia, in particolare i settori bancario, assicurativo, petrolifero e automobilistico, mentre a sottoperformare sono stati l’healthcare, il food e il settore delle utilities. L’aumento della propensione al rischio, la continua ricerca di rendimenti da parte degli investitori e il ruolo chiave della Bce hanno fatto scendere il rendimento dei titoli a 10 anni al minimo. La volatilità del mercato si è significativamente ridotta, con l’indice Vix che è sceso dal 42% a circa 22. Le materie prime sono salite, in particolare il petrolio e il rame. L’oro è invece sceso, dato che i progressi compiuti con i vaccini hanno portato a un aumento della propensione al rischio, con gli Etf di metalli preziosi che hanno registrato consistenti deflussi dopo i livelli record di ottobre.

“In un contesto come questo, nelle nostre scelte di investimento siamo diventati più positivi su settori legati alla componente ciclica dell’economia, mentre continuiamo a rimanere sui settori più esposti agli investimenti che saranno finanziati dai piani europei – vedi utilities legate al tema delle rinnovabili, infrastrutture, pagamenti digitali – e a tendenze strutturali come la digitalizzazione”, sottolinea Scauri. “Auspichiamo che l’opportunità legata all’utilizzo dei recovery fund sia mirata a uno sviluppo infrastrutturale e tecnologico del paese, accelerando gli investimenti già parzialmente in essere”.

“Il tema del consolidamento bancario a livello domestico sarà un tema del 2021. Vediamo Anima come principale beneficiario, in maniera indiretta, di un’ipotetica fusione fra Banco Bpm e Bper. Questo alla luce della possibile, successiva fusione fra Anima e Arca, con importanti sinergie sia a livello di top line, sia di costo. La nomina del nuovo Ceo di Unicredit sarà fondamentale per definire la nuova strategia della banca. La possibile fusione con Monte dei Paschi avverrà comunque, a nostro avviso, solo a condizioni di non intaccare il capitale della banca. Questo elemento e lo standing del nuovo Ceo saranno fondamentali per ricostruire l’equity story presso gli investitori, sia italiani sia esteri, a fronte di una valutazione che ci sembra eccessivamente penalizzata”.

A livello di singoli nominativi, la posizione sulle utilities si concentra su Snam, dove si attende un re-rating sul tema green e sull’idrogeno in particolare. Resta un’ampia esposizione nei confronti di Enel, sulla scia del nuovo piano appena presentato, della piena visibilità sui dividendi e degli investimenti sulle energie rinnovabili. I principali titoli industriali in portafoglio si concentrano sui nomi tecnologici/pagamenti digitali/digitalizzazione, ovvero, Nexi, Stm e Reply. Fca è, a nostro avviso, molto interessante alla luce del dividendo straordinario e della valutazione post-fusione con Peugeot.

Tra i finanziari, Anima (per i motivi citati in precedenza) e Fineco. Tra i nomi small e mid-cap, il focus è su Danieli, sulla scia delle aspettative di ordini in entrata per nuovi impianti legati alla sostituzione degli altiforni ad alto inquinamento nell’industria siderurgica con impianti a tecnologia green, dove la società è leader di mercato a livello mondiale. Dopo il fallimento del piano di conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie, con contestuale pagamento di un dividendo straordinario, c’è fiducia che tale piano possa essere rimesso in atto, a condizioni diverse e più interessanti.