Giugno 18, 2026
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INVESTITORI

Volker Schmidt: nel 2021 ancora volumi record di obbligazioni. Yen in crescita grazie al RCEP

Nel 2020, le banche centrali hanno acquistato obbligazioni in volumi record, consentendo di recuperare velocemente le perdite registrate nei portafogli obbligazionari a marzo 2020. Secondo Ethenea, queste misure di politica monetaria non sono prive di conseguenze negative per gli investitori.

Nel 2020, le banche centrali hanno acquistato obbligazioni in volumi record. Ciò ha consentito di recuperare piuttosto velocemente le drammatiche perdite di prezzo registrate nei portafogli obbligazionari a marzo 2020 a seguito della diffusione della pandemia di coronavirus. Per quanto positive possano apparire inizialmente, queste misure di politica monetaria non sono prive di conseguenze negative per gli investitori, poiché la montagna di obbligazioni con rendimento negativo ammontava già a fine novembre a 17,5 trilioni di dollari statunitensi, con un aumento del 50% dall’inizio dell’anno. 

Di conseguenza, l’anno prossimo ci saranno meno opportunità nell’universo obbligazionario. Ciononostante, l’attuale portafoglio di Ethna-DEFENSIV è solidamente ancorato al nucleo di obbligazioni societarie e governative di alta qualità, nonchè ad un equilibrato mix di titoli obbligazionari del segmento high-yield, al fine di poter generare un rendimento interessante.

Per rifinanziare le varie misure di sostegno fiscale, nel 2021 gli emittenti governativi e sovranazionali rilasceranno ancora una volta volumi record di obbligazioni. Al contempo, le banche centrali continueranno a garantire bassi costi di finanziamento attraverso i loro programmi di acquisto. Tuttavia, poiché i principali emittenti di obbligazioni corporate disporranno ancora della considerevole riserva di liquidità accumulata da marzo 2020, non avranno bisogno di ulteriore sostegno da parte delle banche centrali.  Di conseguenza, il volume delle emissioni in questo sotto-segmento diminuiranno probabilmente di anno in anno.

Nel complesso, si può affermare con certezza che i prezzi dei titoli sovrani e corporate continueranno a beneficiare dei continui acquisti delle banche centrali nel 2021, anche se è improbabile che queste ultime ne abbiano bisogno.

In aggiunta ai titoli obbligazionari, che costituiscono una fonte di stabilità, anche le valute dovrebbero contribuire alla performance positiva del fondo nel 2021. A tal proposito, l’anno prossimo ci concentreremo in modo particolare sullo yen giapponese. La valuta nipponica, infatti, dovrebbe essere sostenuta dalla nuova zona di libero scambio asiatica RCEP (“Regional Comprehensive Economic Partnership“), recentemente istituita, che è diventata in un colpo solo la più grande zona di libero scambio del mondo. Secondo le stime del rinomato Peterson Institute for International Economics (PIIE), gli Stati membri beneficeranno di un aumento del PIL totale annuo di 200 miliardi di dollari a partire dal 2030, il 25% circa del quale sarà realizzato dal Giappone. Nel lungo termine, questo dovrebbe aumentare gli investimenti nell’economia giapponese in generale, portando ad un apprezzamento dello yen.

Anche l’oro dovrebbe presto riprendersi dalla sua attuale fase di momentanea debolezza. Di recente abbiamo ridotto la nostra posizione in oro in Ethna-DEFENSIV, ma prevediamo un futuro aumento della nostra esposizione. Riteniamo che anche molti investitori abbiano recentemente operato in modo simile, e che aumenteranno nuovamente le loro posizioni quando i prezzi saranno più bassi.

Ulteriori tagli dei tassi d’interesse da parte di singole banche centrali, ad esempio da parte della Bank of England, potrebbero favorire questo scenario.

Outlook mercato azionario 2021, previsioni di crescita promettenti per il primo semestre

Nel 2020 si sono registrati buoni  rialzi delle quotazioni, ma secondo Michael Blümke e Christian Schmitt (entrambi senior fund manager di Ethenea) lo scenario positivo sembra non sia stato ancora totalmente prezzato dai mercati.

Secondo Michael Blümke (senior fund manager di Ethenea), il contesto macroeconomico attuale, con un mercato che non ha ancora espresso completamente i propri margini di miglioramento, dovrebbe essere favorevole agli asset di rischio almeno per il primo semestre dell’anno. La prevista vaccinazione della popolazione contro il Covid-19, unita al continuo e forte sostegno della politica fiscale e monetaria, potrebbero addirittura portare ad una sorprendente crescita globale. Pertanto, nonostante i rialzi delle quotazioni già registrati nel 2020 e l’attuale sentiment, a tratti euforico, si ritiene che questo scenario positivo non sia stato ancora totalmente prezzato.

Naturalmente, sono diversi i fattori che potrebbero ribaltare questo andamento sostanzialmente positivo. Per questo motivo è importante seguire da vicino la crescente controversia in merito al pacchetto fiscale europeo e i negoziati relativi al suo omologo statunitense, gli annunci delle banche centrali e, soprattutto, il contenimento della pandemia. Un interessante combinazione di diverse asset class rimane quindi l’approccio più giusto, mantenendo un elevato grado di gestione del rischio dell’asset class azionaria, ossia quella più promettente anche nel 2021.

Con un mix di titoli tecnologici growth-oriented e società cicliche che presentano una performance particolarmente buona dopo una recessione, il portafoglio è ben equipaggiato per questa fase del ciclo economico. Rimane il sovrappeso in azioni statunitensi, ed a fronte delle previsioni di crescita sempre più promettenti dei mercati emergenti, si sta destinando parte del portafoglio azionario anche a queste aree geografiche, ma utilizziamo principalmente gli indici.

In relazione al portafoglio di Ethna-AKTIV, alla luce del contesto di tassi d’interesse ancora molto bassi e di premi di rischio tradizionalmente contenuti le obbligazioni societarie stanno diventando meno importanti. Tuttavia, i programmi di acquisto delle banche centrali continueranno ad essere di supporto, pertanto ci si possono ancora aspettare rendimenti relativamente modesti ma stabili. I profitti derivanti da un’ulteriore riduzione degli spread saranno probabilmente compensati da tassi d’interesse in leggero aumento quando si verificherà la prevista ripresa economica. La scadenza media del portafoglio obbligazionario rimarrà in un intervallo di 5-6 anni.

Le valute possono essere utilizzate per distribuire il rischio. Il dollaro statunitense non è più la prima scelta per una possibile fase di crescita globale sincrona. In base agli attuali livelli dei prezzi, oltre al franco svizzero ci concentriamo sullo yen giapponese.

Sebbene verso la fine dell’anno l’oro si sia rivelato un po’ più debole, è ancora un’utile componente aggiuntiva in un portafoglio multi-asset grazie alla sua funzione di diversificazione. Ciò dovrebbe essere particolarmente vero alla luce delle politiche monetarie ancora molto espansive di tutte le principali banche centrali.  Il posizionamento al momento neutrale di Ethna-AKTIV verrà corretto al rialzo non appena riprenderà l’andamento positivo dei prezzi.

Secondo Christian Schmitt (senior fund manager di Ethenea), in relazione alle prospettive del mercato azionario per il 2021 l’elenco dei fattori a supporto è lungo e impressionante. Dopo un crollo senza precedenti nel 2020, l’economia globale è pronta a vivere un ampio recupero. Il solo effetto base – dovuto a un limitato parametro di confronto rispetto al 2020, l’anno del coronavirus – garantirà tassi di crescita interessanti anno su anno nel corso del 2021. Ciò vale sia per gli indicatori economici, come il Prodotto Interno Lordo, sia per i principali indicatori aziendali, come l’andamento dei profitti e dei ricavi. Allo stesso tempo, i mercati azionari inizieranno il nuovo anno con il vento a favore determinato dalla politica fiscale e monetaria.

Per effetto della perdurante politica monetaria fortemente espansiva e non convenzionale delle banche centrali, l’attuale contesto di tassi d’interesse bassi/zero/negativi continuerà ad accompagnare i mercati dei capitali ben oltre il 2021.  Di conseguenza, le valutazioni di quasi tutte le asset class sono già aumentate in modo significativo. Questo aumento ha avuto un impatto anche sulle azioni. Tuttavia, alla luce della situazione attuale possono ancora essere giustificate valutazioni significativamente più elevate e un ulteriore incremento del prezzo potenziale. Inoltre, la ricerca di rendimenti appetibili, unita alla mancanza di alternative d’investimento, probabilmente attirerà in futuro un numero sempre maggiore di investitori nei mercati azionari e ne determinerà una domanda corrispondente.

Un quesito molto più interessante è quale segmento dei mercati azionari sarà tra i vincitori nel 2021. Per la maggior parte del 2020, i titoli growth a rapida crescita e i vincitori delle crisi digitali sono stati in vantaggio. Solo grazie ai dati molto positivi dei test su alcuni potenziali vaccini a novembre, gli investitori hanno riacquistato fiducia sia nei titoli value a basso prezzo che nei settori più colpiti dalla pandemia. Tuttavia, quanto più forte e diffusa sarà la ripresa economica nel 2021, tanto maggiori saranno le opportunità per il perdurare di questo trend ancora nella fase iniziale. All’interno del portafoglio azionario di Ethna-DYNAMISCH, vengono preferite le società che, pur subendo gli effetti del lockdown a breve termine, continuano a offrire una crescita strutturale convincente a lungo termine. In breve: una combinazione convincente di valutazioni interessanti e di crescita sostanziale.

Grazie alle eccellenti opportunità di rendimento offerte dai titoli azionari rispetto ad altre importanti asset class come obbligazioni, liquidità e oro, nel 2021 il focus di Ethna-DYNAMISCH resterà sulle azioni. Anche tutti gli altri investimenti menzionati hanno il loro posto all’interno del portafoglio – in buona parte per esigenze di diversificazione – ma probabilmente saranno utilizzati solo come complemento e con una ponderazione inferiore.

In ogni caso, bisogna essere idealmente attrezzati per affrontare scenari alternativi, e ciò vale sia per l’allocazione delle asset class sia per la selezione dei singoli titoli che compongono il portafoglio del fondo multi-asset più offensivo di Ethenea.

L’outlook 2021 di Andrea Siviero: una ripresa economica sostenibile dipende dalla gestione della pandemia

Lo scenario economico e finanziario 2021 nell’analisi del Comitato investimenti di Ethenea. Crescita disuguale nel corso del 2021. Andrea Siviero: crescita asincrona nella prima parte del 2021, favorite le economie più flessibili.

La maggior parte di noi ricorderà il 2020 come l’anno in cui la pandemia di Covid-19 ha contagiato più di 50 milioni di persone, ha causato la perdita di oltre 1 milione di vite umane e ha procurato enormi sofferenze in tutto il mondo. Lo ricorderemo anche come lo shock per l’economia globale, cui gli stati hanno reagito in un modo mai visto prima, non solo fornendo un sostegno fiscale pari a 12 trilioni di dollari su scala globale, ma anche introducendo misure di politica monetaria estremamente favorevoli, che hanno contribuito ad evitare che la crisi si trasformasse in una depressione economica. Tuttavia, la situazione è ancora incredibilmente complicata, e con la seconda ondata di Covid-19 che sta colpendo in modo duro l’economia statunitense ed europea, è chiaro che la piena ripresa economica dipenderà dalla nostra capacità di controllare e curare il virus.

Il nostro scenario di base per il 2021, quindi, è quello di una graduale ripresa economica, sostenuta dai progressi nello sviluppo di un vaccino efficace per il Covid-19 e dal prolungamento delle politiche economiche espansive. Tuttavia, il rimbalzo iniziale sarà asincrono e disomogeneo tra regioni e paesi. Di conseguenza, ci aspettiamo una sovra-performance dai paesi che saranno in grado di gestire meglio la pandemia (e che possono uscirne prima), dai paesi che riusciranno a fornire sufficiente sostegno fiscale e dalle economie più flessibili.

Tuttavia, è probabile che la crisi lascerà il segno nel medio termine. La spesa dei consumatori resterà moderata per un certo lasso di tempo, in particolare nel settore dei servizi e in altri ambiti che risentono del distanziamento sociale. L’incertezza e i timori di natura patrimoniale influenzeranno gli investimenti aziendali e il mercato del lavoro avrà bisogno di tempo per riprendersi. Pertanto, il previsto rialzo dell’attività economica globale nel 2021, compreso tra il +4,5% e il 5%, potrebbe essere seguito da un percorso di crescita più moderato.

Lo sviluppo di un vaccino efficace, affidabile e a prezzi contenuti, giocherà un ruolo chiave sia nella ripresa economica che nel sostegno dei mercati. A seguito delle recenti notizie positive in questo senso, gli asset di rischio sono stati spinti verso nuovi massimi, mentre i beni rifugio sono andati in tilt. Si osserva adesso una rotation geografica e settoriale dalle regioni e dai settori che meglio hanno resistito alla crisi ai più deboli (per esemplificare growth – value rotation). Questo fenomeno potrebbe continuare per un certo periodo di tempo, dal momento che i gap accumulati sono piuttosto significativi. Tuttavia, le dinamiche di crescita e l’abilità dei diversi settori di generare rendimenti, determineranno la capacità di migliorare la performance una volta che le cose cominceranno a normalizzarsi.

Il 2021 vedrà anche un cambio di amministrazione negli Stati Uniti. La divisione del Congresso dovrebbe avere un impatto positivo sui mercati, dal momento che sembra improbabile che l’amministrazione Biden riesca ad invertire i tagli fiscali di Trump, ad aumentare in modo significativo le imposte sul reddito delle società o ad imporre severe misure antitrust. Ci aspettiamo che uno stimolo fiscale venga approvato in tempi relativamente brevi nel 2021, anche se la portata e la finalità ancora non sono chiare. Questo consentirebbe all’economia statunitense di avere un’iniezione di liquidità puntuale, dato che il numero di casi Covid-19 è aumentato, oltre che a fungere da protezione contro rischi negativi per l’economia.

Sul fronte commerciale, ci aspettiamo che l’amministrazione Biden ricalibri l’approccio statunitense con i partner tradizionali. A breve termine, non ci aspettiamo nessun cambiamento significativo nelle relazioni Stati Uniti-Cina piuttosto un approccio più affidabile e programmatico, che dovrebbe scongiurare il risveglio della recente guerra commerciale.

Il sostegno della politica monetaria e fiscale continuerà ad essere un fattore chiave per la crescita economica nel 2021. Ci aspettiamo che la politica monetaria resti accomodante nel lungo periodo e che le banche centrali continueranno a sviluppare ed utilizzare politiche non convenzionali per raggiungere i loro obiettivi di stabilità dei prezzi e di piena occupazione.

Una volta che la ripresa economica avrà preso piede, sarà interessante vedere se e come le banche centrali saranno in grado di revocare lo stimolo monetario e di irrigidire la politica monetaria in un contesto di debito pubblico e privato molto elevato.

In caso di successo dell’introduzione di un vaccino contro il coronavirus, unitamente alla comprovata efficacia sul campo, ci aspettiamo uno scenario relativamente favorevole di una crescita globale sincrona per la seconda metà dell’anno. Supportato da politiche economiche espansive e da un allentamento delle misure restrittive legate al Covid-19, questo dovrebbe tradursi in un ritorno della propensione al rischio degli investitori e ad un anno generalmente positivo per i mercati azionari ed altri asset di rischio, come i mercati corporate credit e high yield.  Questo scenario sarebbe positivo anche per i mercati emergenti, che vedrebbero una ripresa di inflow di capitale nelle loro economie. Ci aspetteremmo anche un aumento dei rendimenti governativi dai livelli molto bassi raggiunti quest’anno all’indomani della crisi. Tuttavia, con un’inflazione bassa, una ripresa incerta e livelli di indebitamento elevati, le banche centrali saranno (molto) pazienti prima di aumentare i tassi di interesse ed eviteranno rendimenti più elevati che potrebbero compromettere anzitempo la ripresa. Ci aspettiamo pertanto solo un moderato innalzamento delle curve dei rendimenti nelle economie avanzate.

La Finanza Comportamentale ed il questionario di adeguatezza: una lotta tra carattere e pianificazione

Ognuno di noi, per gestire limiti e frustrazioni imposti dal Mondo Esterno, ha costruito un filtro con cui orientarsi, selezionare le informazioni e prendere decisioni, ivi comprese quelle legate alla gestione del denaro e del patrimonio.

Di Sabrina Pellegrini*

Come la nostra visione diventa tridimensionale grazie all’azione integrata dei due bulbi oculari, così la nostra esistenza, per essere ricca e soddisfacente, ha bisogno di mettere insieme e tenere in equilibrio le esigenze e le istanze di due mondi: quello Interno e quello Esterno.

Il Mondo Esterno, che potremmo anche chiamare orizzontale, è quello concreto, legato alla terra sulla quale camminiamo, in cui agiamo, in cui stabiliamo le priorità e gli obiettivi su cui impegnarci: istruire i figli, avere un tetto sulla testa, capacità di affrontare spese mediche in vecchiaia. Parallelamente, noi viviamo anche una seconda dimensione, un mondo immateriale (Interno), che potremmo chiamare verticale, in cui noi ci mettiamo in ascolto di noi stessi, ci prendiamo cura delle nostre istanze più intime, diamo voce e accogliamo le nostre esigenze più sensibili e delicate. In questa dimensione puramente emozionale, siamo capaci di provare tenerezza verso noi stessi e gli altri, pur essendo strettamente legati al Mondo Esterno e ai problemi di ogni giorno: cercare lavoro o cercarne uno migliore, guadagnare a sufficienza, risparmiare con sacrificio, chiedere un prestito bancario etc..

Muovendoci costantemente tra questi due mondi, le correlazioni sono all’ordine del giorno. In relazione alla gestione finanziaria, per esempio, i concetti di Profilo di Rischio e di Orizzonte Temporale sono strettamente connessi allo stile caratteriale. Ognuno di noi, infatti, per gestire limiti e frustrazioni imposti dal Mondo Esterno, ha costruito un filtro, una sorta di “principio organizzativo” con cui orientarsi nel Mondo, selezionare le informazioni e prendere decisioni, ivi comprese quelle legate alla gestione del denaro e del patrimonio, la cui sfera emozionale rimane ancorata ad un principio di riservatezza che, invece, non osserviamo più in molti altri ambiti del nostro personale.

LEGGI ANCHE: La Finanza Comportamentale 3.1: pianificazione “spietata” associata a teorie sul carattere

Cosa intendo dire? Nell’era dei social e della condivisione a 360° gradi, in molti non esitano a commentare la figlia che balla su “TikTok”, oppure discutere durante la pausa pranzo persone di notizie apparse negli stati di Facebook, oppure parlare di fatti violenti tra un piatto di insalata e una coppetta di macedonia; c’è anche chi non esita a scattare foto durante la gita fuori porta con l’amante, oppure chi pubblica su Instagram la propria moglie in accappatoio appena uscita dalla doccia…. Sorprendentemente, però, in questa pazza società senza limiti o confini tra gli affetti propri del Mondo Interno e i comportamenti legati al Mondo Esterno, quelle stesse persone possono arrossire nel parlare del proprio stipendio mensile, e scandalizzarsi di fronte a domande dirette sull’entità del proprio patrimonio netto. Ebbene, questo fenomeno non sarebbe comprensibile senza utilizzare questa chiave di lettura: oggi è enormemente cambiato ciò che le persone vivono come connesso al proprio Mondo Interno. Pertanto, parlare di Finanza Comportamentale senza tenere conto della cornice di riferimento è un grave errore, quasi come pretendere che un polmone possa funzionare svincolato dal resto del corpo. Non si possono comprendere le opzioni di default, i bias cognitivi, la percezione del rischio, l’orizzonte temporale senza prima aver chiarito in che rapporto sta il singolo con il denaro.

Mai come oggi, la maggior parte delle persone parla in modo fluido, pratico, concreto di molti aspetti che potremmo definire intimi – affetto, legami, amore – e contemporaneamente tratta come un fatto intimo il denaro, evitando accuratamente di condividere i propri sentimenti verso di esso. Eppure, si tratta di un semplice strumento di misura nato nel mondo materiale, quello Esterno. Sfoggiare la macchina nuova, un bell’orologio, la casa al mare –  oggetti legati al Mondo Esterno – viene messo in rapporto alla sicurezza, all’appartenenza, alla stima di se (Mondo Interno). Invece il guadagno, il patrimonio, i risparmi, che sono nati per governare gli aspetti meramente materiali della vita (Mondo Esterno), non vengono condivisi , bensì trattati “emozionalmente” alla stregua di elementi del Mondo Interno.

Durante la mia esperienza ventennale in qualità di Coach, ho parlato con tante persone dei loro stipendi e della loro capacità di pianificare ed investire, toccando con mano la loro fatica a parlare di investimenti, assicurazioni, pianificazione, orizzonte temporale e rischi. Eppure, ogni singolo questionario di adeguatezza – così come indicato nella MIFID2 – chiede di fare proprio questo, e cioè consentire al risparmiatore e al suo consulente di attraversare insieme questo invisibile ponte che separa il Mondo Interno da quello Esterno, senza fare confusione tra cosa c’è sui due lati del fiume.

Il legislatore europeo – piuttosto attento al tema della tutela del risparmio in merito alla consulenza di investimento – ha posto alla base del questionario di adeguatezza la diffusione di cultura finanziaria e la pianificazione. Non poche sono state le opinioni discordanti da parte degli operatori di settore in merito alla difficoltà di compilare questo strumento e, soprattutto, ottenere in tal modo un profilo veramente efficace dell’investitore. Vero è, però, che se chiediamo a freddo “Su quali entrate mensili fisse puoi contare?” a ciascuno dei clienti c.d. prospect senza offrire un’adeguata cornice di riferimento, la domanda sul denaro (che è elemento del Mondo Esterno) suona come troppo intima, al limite dell’indiscrezione (Mondo Interno). Al contrario, se  condividiamo con loro la necessità di anteporre queste domande ad ogni tipo di raccomandazione sui prodotti un’adeguata Pianificazione finanziaria, esse risulteranno accettabili e “propedeutiche” a ricevere aiuto in un campo minato come quello del denaro.

Affrontare simili domande, per molti, è un compito delicato e a tratti doloroso, perché l’argomento – il denaro – viene istintivamente collegato a sorgenti emozionali proprie del Mondo Interno. Pensate a tutti coloro che stanno lavorando duramente per ottenere una promozione che stenta ad arrivare: non è difficile immaginare cosa risponderanno parlando del loro reddito, e che non potranno fare a meno di essere condizionati, nelle risposte, dal proprio budget mensile che, magari, richiede continue rinunce di fronte a spese che avanzano e ad impegni già presi a cui tener fede: rate della macchina, mutuo per la casa, rette universitarie, vacanze, etc.. Per queste persone, parlare di entrate ed uscite fisse è intrinsecamente doloroso, perché fanno fatica a distinguere i propri sentimenti (derivanti dal Mondo Interno legato a valori di lungo periodo) dalle emozioni (stati passeggeri legati alle contingenze del Mondo Esterno). Pertanto, il Consulente Finanziario, per lavorare con successo, avrà bisogno di potenziare al massimo lo strumento della Pianificazione Finanziaria, al fine di renderlo quale vera e propria prestazione professionale a sé stante e “condizione di procedibilità” preliminare a qualunque fase di consulenza operativa di investimento. Contestualmente, il setting di profilazione, così potenziato, servirà per creare il necessario contenimento delle emozioni del cliente e, in definitiva, delle peculiarità del suo carattere

Ogni Consulente, per questo motivo, è tenuto a conoscere ed approfondire il tema del carattere, come diretto antagonista ed oppositore naturale della Pianificazione. Ciò che noi chiamiamo genericamente “carattere”, è qualcosa che nasce e si sviluppa in ognuno di noi per aiutarci a sopravvivere e difenderci dal dolore e dalla scarsità. In questo momento storico, poi, abbiamo bisogno più che mai di sviluppare una nuova cultura finanziaria e un nuovo approccio agli investimenti, ma allo stesso tempo abbiamo un nemico interno: la nostra ritrosia al cambiamento; il nostro carattere, appunto. Per gestire le frustrazioni, gli insuccessi, le esperienze dolorose, tutti noi abbiamo creato una sorta di “mago interno”, che attraverso prove ed errori è capace di usare quei filtri (c.d. bias cognitivi) che attutiscono i nostri dolori: questo è ciò che ostacola molte persone, ed è il motivo per cui non investono in modo corretto.

Sabrina Pellegrini

Se la Pianificazione costringe a fare cose nuove, imparare ad avere costanza e pazienza, utilizzare strumenti finanziari e prodotti mai approcciati, per contro il Carattere è nato per difendere lo status quo, per evitare di aggiungere altre frustrazioni quando rompiamo le vecchie abitudini. Si tratta di un sistema complesso, che subentra in automatico quando dobbiamo compiere azioni gravose e ci aiuta ad addolcire dolori, fatiche e stress.

Ogni consulente finanziario, nella sua attività di “educatore” dei clienti, non può prescindere dalla conoscenza approfondita di questo sistema complesso.

* Psicologa e Coach, esperta di Finanza Comportamentale ed autrice del libro “Profilo Easy” (E-book scaricabile da Kindle Direct di Amazon) – https://www.sabrinapellegrinicoach.com/

Non solo finanza e immobili nel portafoglio. Il 2021 sarà l’anno degli investimenti alternativi

Nonostante ci siano tutte le premesse per un ulteriore slancio dei mercati finanziari nel corso del 2021, grazie alle previsioni sulla distribuzione mondiale del vaccino, aumenta sempre di più l’interesse per gli investimenti alternativi, che nel 2021 riceveranno la propria consacrazione da bene-rifugio ad asset fondamentale dei portafogli di investimento.

Con i mercati azionari ai massimi, come quello americano, e i tassi di interesse ai minimi storici, i rendimenti attesi dalle obbligazioni sono molto scoraggianti, e quelli attesi sul mercato azionario, per via della volatilità, richiedono una spietata selezione sia per settore merceologico, sia per aree geografiche. L’anno che sta per terminare, poi, ha determinato un momento di profonda riflessione, da parte degli investitori e da parte degli stessi operatori di mercato, sia in merito alle tipologie di strumenti di investimento da utilizzare, sia in relazione alle priorità attribuite alle attese di rendimento, con l’avanzata degli investimenti c.d. sostenibili sintetizzati nella sigla ESG (acronimo di Environmental, Social and corporate Governance) rispetto alle asset class tradizionali.

In un simile contesto, la classe degli investimenti alternativi ha accresciuto la considerazione di cui godeva, in maniera più marginale, tra gli investitori. Molti di loro, con l’attività ed il fatturato azzerati dai lockdown, hanno trovato ristoro vendendo parte dei passion investment (auto d’epoca, opere d’arte, gioielli e preziosi, oro e argento, vini rari, orologi etc) detenuti fino a ieri in portafoglio pensando che non sarebbe mai stato necessario venderli in una situazione di emergenza.

Va da sé, pertanto, che sia mutato anche il modo di vedere questa tipologia di investimenti, grazie all’esperienza emergenziale. Inoltre, lo scarso impatto della pandemia sulle quotazioni degli investimenti alternativi ha dato l’esatta sensazione di possedere un patrimonio alternativo liquidabile e affidabile, che presenta una scarsa correlazione con l’andamento degli indici azionari e obbligazionari e risponde a un duplice scopo: ottimizzare il rapporto rischio/rendimento dell’intero portafoglio di investimento, e ottenere rendimenti positivi indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari, costruendo la possibilità di godere di un “total return” personale.

Sotto l’etichetta “alternativi”, in realtà, rientrano anche il venture capital, il private equity, gli hedge fund, i fondi comuni di investimento immobiliare, le materie prime e i metalli preziosi; tutte attività che hanno una bassa correlazione con azioni e obbligazioni, ma che possono essere difficili da valutare e sono meno liquidi rispetto agli investimenti tradizionali. Essi, però, possiedono determinate caratteristiche che li rendono assimilabili, in termini di offerta, agli strumenti generalmente distribuiti dalle banche-reti, per cui essi perdono, in un certo modo, la loro caratteristica di “strumento alternativo” che, invece, è riscontrabile nelle opere d’arte, nelle auto d’epoca, negli orologi di pregio, nei preziosi, nelle monete rare, nei vini e wisky rari etc.

Il mercato dell’arte, per esempio, consente di fare ottimi affari, poiché la qualità e la rarità sono costantemente premiate dal mercato, ma il livello di spesa per farvi ingresso ed acquistare un’opera con buoni margini di crescita del valore (soprattutto artistico) è mediamente elevato, nel caso di artisti affermati, e meno costoso per quelli meno quotati (i c.d. emergenti). Il rischio, nel secondo caso, è di investire senza avere un ritorno in un tempo ragionevole, oppure di non averne affatto, qualora l’artista non riesca ad emergere.

Il mercato dei vini d’annata sembra essere più sicuro, per non parlare di quello dei whisky rari, questi ultimi cresciuti negli ultimi 10 anni con una performance del 564%. Gli investitori in vini pregiati possono aspettarsi un ritorno costante notevole – secondo il track record dal 2010 ad oggi fino al 12 per cento ogni anno – e i prezzi di alcune annate tendono ad aumentare mano a mano che la fornitura tende a scarseggiare. Per avere un guadagno considerevole sui vini, però, è necessario avere la struttura per conservarli in un ambiente a temperatura controllata, per mantenerlo in condizioni ottimali.

Per quanto riguarda gli oggetti da collezione, le opzioni sono tante. Dai tradizionali francobolli ai fumetti d’epoca (il primo numero di Superman o di Tex Willer è quotato decine di migliaia di euro).

L’investimento in monete preziose, a parte quelle coniate dai governi nazionali (come l’American Gold Eagle o il Krugerrand sudafricano) che valgono tanto quanto il metallo con cui sono coniate, riguarda quelle da collezione o numismatiche, le quali sono valutate per la loro scarsità. Quelle più rare, poi, tendono a fornire ottimi ritorni e sono un eccellente investimento alternativo, con scambi frequenti.

Secondo i dati del Knight Frank Luxury Index, che traccia l’andamento di tutti gli investimenti alternativi o da collezione, a guidare la speciale classifica dei rendimenti ci sarebbero i Rare Whisky, con un risultato del 546% in dieci anni, seguiti dalle auto d’epoca, con un + 194% nello stesso periodo, le monete rare con un +175% e le opere d’arte con un +141%. Seguono i vini pregiati (+120%) e le “luxury bags” (+108%). Le borse da donna ad edizione limitata di Hermes, per esempio, nel corso del biennio 2019-2020 sono sorprendentemente aumentate del 17%.  

In relazione a tali premesse, non è difficile prevedere un 2021 di grande successo per questa classe di investimenti, che aumenteranno la propria posizione all’interno delle asset allocation di quasi tutti i detentori di patrimoni della fascia over 500.000 USD (immobili esclusi), sostituendo gradualmente, in quanto ad affidabilità e stabilità, la parte che tradizionalmente era destinata in ogni portafoglio di investimento al comparto obbligazionario, oggi penalizzato dai tassi negativi durevoli e privo di ulteriori margini di rendimento nel medio-lungo periodo.

USA, la pandemia frutta 400 miliardi al club dei più ricchi. Immagine di un modello capitalistico iniquo

Il fatto che i miliardari più ricchi del mondo stiano aumentando in modo massiccio la loro ricchezza in un momento in cui milioni di persone stanno affrontando difficoltà, è la prova di un’economia in crisi.

Di Henry Goodwin, The London Economic

Dieci degli uomini più ricchi del mondo hanno aumentato la loro enorme ricchezza di oltre 400 miliardi di dollari dall’inizio della pandemia di Coronavirus. Le loro attività, potenziate dai blocchi e dai traumi finanziari in tutto il mondo, hanno consentito di aggiungere circa 450 miliardi di USD (secondo i dati di Forbes) solo negli ultimi nove mesi. Nel frattempo, un rapporto del gruppo statunitense Americans for Tax Fairness stima che la ricchezza complessiva dei 651 miliardari statunitensi sia aumentata di 1,1 trilioni di USD nello stesso periodo.

Frank Clemente

“I profitti pandemici di Bezos, Musk e Arnault sono così immensi, che i miliardari americani potrebbero contribuire al piano di soccorso contro il Covid e non perdere un solo centesimo delle loro ricchezze accumulate fino a Marzo”, ha affermato Frank Clemente di Americans for Tax Fairness. “La crescita della ricchezza è così grande che, da soli, potrebbero donare 3.000 USD ad ogni uomo, donna e bambino negli USA, ed essere ancora più ricchi di quanto non fossero nove mesi fa”.

Il fondatore di Amazon ha visto la sua ricchezza personale salire di quasi 70 miliardi di dollari da marzo, portando il suo patrimonio netto a oltre 200 miliardi di dollari, grazie alle richieste di consegne online da parte di milioni di persone bloccate in casa. Una tendenza, quella del ricorso massiccio all’e-commerce, che certamente si è consolidata nelle abitudini di acquisto dei consumatori di tutto il mondo, e che determinerà la chiusura di molti esercizi su strada delle grandi catene di shopping, le quali si sono già riorganizzate potenziando il canale online.

Bezos rimane l’uomo più ricco del mondo, secondo il Billionaires Index di Bloomberg, 35 miliardi di dollari davanti a Elon Musk, fondatore e CEO di SpaceX e Tesla. Altri individui super ricchi che hanno raccolto i frutti durante la crisi includono Bernard Arnault, il miliardario francese, Mark Zuckerberg di Facebook, Bill Gates di Microsoft e Larry Page di Google.

Rebecca Gowland, responsabile della campagna e delle politiche per la disuguaglianza di Oxfam, ha dichiarato: “Il fatto che i miliardari più ricchi del mondo stiano aumentando in modo massiccio la loro ricchezza in un momento in cui milioni di persone stanno affrontando difficoltà, è la prova di un’economia in crisi. È inconcepibile che una manciata di uomini super ricchi stia accumulando ricchezza, mentre milioni di persone in tutto il mondo stanno perdendo il lavoro, lottano per mettere il cibo in tavola e vivono nella paura della miseria”.

Ana Arendar

Henry Goodwin

Ana Arendar, a capo della campagna per la disuguaglianza di Oxfam, ha affermato che “dimostra senza ombra di dubbio che il sistema economico globale non è adatto allo scopo. Permettere alla ricchezza di pochi di esplodere mentre centinaia di milioni di persone soffrono non è altro che una negligenza del dovere di un buon sistema capitalistico, il quale deve assicurare, oltre alle opportunità di ricchezza, anche un certo livello di uguaglianza economica”, ha aggiunto. “La povertà estrema sta aumentando per la prima volta in un decennio e centinaia di milioni di persone affrontano terribili difficoltà; in molti casi indebitarsi, saltare i pasti ed essere costretti alla miseria”. “I governi devono smetterla di assecondare i più ricchi. Una tassa sul patrimonio farebbe a malapena la differenza per le fortune dei più ricchi, ma potrebbe fornire un’ancora di salvezza per coloro che sono stati più duramente colpiti dalla pandemia”.

La scorsa settimana Mackenzie Scott, l’ex moglie del capo di Amazon – che ha avuto in dote una fortuna di oltre 50 miliardi di USD dopo il suo divorzio con Bezos – ha rivelato di aver donato 4 miliardi di dollari in beneficenza negli ultimi quattro mesi, e 6 miliardi di dollari in totale dall’inizio della pandemia.

Azioni comparto HealthCare, non si vive di solo vaccino. Il profitto a lungo termine viene dalla filiera

Nella corsa per contrastare il virus i veri vincitori potrebbero non essere i produttori del farmaco, bensì quelli della cosiddetta filiera, che guadagnano a prescindere dal successo commerciale delle singole case farmaceutiche.

Quello dell’Healthcare è un settore che, molto più di ogni altro, alimenta per via endogena la propria domanda futura. Infatti, il successo di questo settore si basa su una equazione molto semplice: più la medicina consente di allungare l’aspettativa di vita e di prolungare l’apporto di attività sociale durante l’anzianità (70-80 anni), maggiore sarà la domanda di prestazioni mediche nella vecchiaia (oltre gli 80 anni), durante la quale la quiescenza prende il posto di qualunque forma di attività, insieme all’insorgenza di esigenze mediche e di assistenza sociale sempre più pressanti.

In generale, chi si avvicina agli investimenti azionari, dedicando una parte strutturale della propria asset allocation strategica, apprezza non poco i titoli come quelli del comparto sanitario, che sono relativamente meno dipendenti dalle congiunture. Infatti, su settori come quello del cibo e della salute la stragrande maggioranza delle famiglie non tirano troppo la cinghia, neanche in periodi di difficoltà economiche, determinandone la caratteristica di settori c.d. difensivi, ossia quelli che perdono meno nelle fasi di grande crisi, e guadagnano meno nelle fasi di grossa crescita.

Tale tendenza è stata puntualmente confermata durante il primo trimestre del 2020, allorquando le azioni Healthcare hanno retto meglio di quasi tutti gli altri settori, salvo poi non essere riusciti a crescere come gli altri durante la successiva fase di ripresa.

Naturalmente, discorso a parte merita il settore dei vaccini, con l’avvertenza per gli investitori che un produttore di vaccino anti-Covid non identifica automaticamente il corrispondente titolo azionario dell’azienda come un affare sicuro e stabile nel tempo. Infatti, nonostante le notizie incalzanti su previsioni di produzione e distribuzione, sul vaccino per prevenire il contagio e i sintomi da Coronavirus esistono ancora molti punti oscuri circa la sua efficacia nel tempo e l’assenza di effetti collaterali gravi. Inoltre, non è ancora chiaro quale sia la reale portata del business del vaccino, e quanti soldi le aziende produttrici potranno effettivamente guadagnare, dal momento che ci saranno sul mercato diversi prodotti concorrenti.

Pertanto, sebbene sia profittevole trovare un nuovo vaccino, non sempre il successo è assicurato. Infatti, nell’industria farmaceutica spesso sono le aziende della c.d. filiera – quelle che producono attrezzature di laboratorio, test, prodotti chimici ed altro – ad avere le chance di profitto più stabili e durevoli, perché prendono vantaggio dall’essere “spettatori attivi” durante le fasi di forte ricerca scientifica e, in ultima analisi, fornitori neutrali delle aziende che sviluppano il farmaco. Non a caso la loro performance di quest’anno è stata finora ragguardevole.

Brooks Automation Inc., ad esempio, rifornisce l’inglese Astrazeneca e, con la divisione Life Science, si occupa di provette per la conservazione di campioni, della c.d. scissione ematica, di preparazione e movimentazione dei campioni.

Wallgreens Boots Inc. rifornisce 250.000 farmacie in 20 paesi, mentre CVS Health è la più grande catena di farmacie degli Stati Uniti con quasi 10.000 punti vendita. Entrambe queste aziende possono sfruttare la distribuzione del vaccino che, negli USA, vale un mercato da circa 9 miliardi di dollari solo nel 2021.

Sebbene le recenti notizie sulla produzione e imminente distribuzione dei vaccini ci facciano ben sperare sull’inizio della fine della pandemia, ci vorrà un pò di tempo (da 6 a 12 mesi) prima che tutti possano ricevere il vaccino, e gli analisti sono concordi nel ritenere che per avere una copertura totale di tutti i cittadini dell’Unione Europea sarà necessario attendere il 2022. Inoltre, rimane il problema della cura specifica, che ancora non si è trovata e sulla quale la ricerca è appena iniziata.

Pandemia o meno, il settore sanitario sta vivendo già da anni una trasformazione enorme, che l’emergenza sanitaria ha solo accelerato. Non è solo un settore difensivo, ma molto dinamico dal punto di vista industriale, trainato com’è dallo sviluppo demografico e dalla domanda crescente di servizi sanitari proveniente dalla Cina e dai paesi emergenti.

Le aziende più all’avanguardia stanno sviluppando nuove soluzioni grazie alla Robotica, alla Telemedicina, alla Digitalizzazione, alla Elaborazione dei dati ed alla I.A. (Intelligenza Artificiale). La maggiore quota di mercato spetta agli Stati Uniti, dove persino le assicurazioni sanitarie oggi gestiscono i propri ospedali e danno lavoro a personale medico di eccellenza, fornendo direttamente assistenza sanitaria integrata ottimizzando i costi, ricevendo grandi quantità di dati su clienti e pazienti e consentendo diagnosi più rapide.

I settori chiave del comparto Healthcare, borsisticamente parlando, sono quelli della Farmaceutica, dell’Equipaggiamento, della Biotecnologia, degli Strumenti di Life Sciences, di Management specifico, di Tecnologia e Forniture Health Care, oltre alle aziende che operano nel campo della Distribuzione di servizi e prodotti Healthcare.

I gestori di sicav più attivi nel settore, anche al fine di diminuire la volatilità complessiva del fondo e dare stabilità al portafoglio, in genere puntano sui grandi produttori farmaceutici attivi a livello globale, con una solida posizione di mercato. Relativamente alle singole aree geografiche, il peso attribuito a ciascuna di esse varia – e di molto – da paese in paese. Gli USA, con il loro “carico” di colossi farmaceutici (United Health Group, Abbott Laboratories, Merck & Co, Johnson & Johnson, Ely Lily, Amgen etc), hanno generalmente il peso maggiore, variabile tra il 55% ed il 65%. A seguire, in ordine decrescente, tutti gli altri: Svizzera 5-10% (Roche Holding), Regno Unito 4-6% (AstraZeneca), Danimarca 3-5%, Germania 3-5%, Giappone 2-4%, Francia 2-4%, più altri (Irlanda, Paesi Bassi, Spagna e Australia) con minore partecipazione ai patrimoni gestiti.

In definitiva, le azioni del settore Healthcare offrono ai portafogli di investimento un forte sostegno di lungo termine, e i valori di borsa delle aziende di media e grande capitalizzazione sembrano essere ancora appetibili, a differenza di altri settori dove esiste già un discreto ipercomprato.

Oggetti preziosi, un 2020 negativo. Luigi Monacò: con la pandemia si afferma il gioiello come investimento

Scende sensibilmente il fatturato dei beni di lusso nel 2020, ad eccezione degli oggetti di alta gamma che si affermano come strumenti di investimento “di emergenza”. Il 2021 previsto in forte ripresa, con il consolidamento del mercato retail digitale.

Non va bene il mercato dei beni di lusso. Secondo il Worldwide Market Monitor 2020 di Altagamma-Bain & Company, infatti,  il calo del 2020 sarà senza precedenti (tra -20% e -22%), con una flessione prevista intorno al 23% per i beni di lusso personali, che scende a 217 miliardi di euro (scenario di base) e potrebbe scendere fino a -25% nello scenario peggiore.

Per il 2021, prevista una ripresa di circa il 14%, con differenze tra un produzione all’altra e tra un mercato domestico e l’altro. Secondo Matteo Lunelli, presidente di Altagamma, sebbene il ritorno ai livelli pre-crisi sia previsto a partire dal 2022, e con una certa gradualità, il peggio dovrebbe essere alle spalle. Altagamma stima per il 2021 una crescita a doppia cifra in tutti i comparti, con il consolidamento del mercato retail digitale (+22%).

A seconda dei settori e della capacità di approvvigionamento di materie prime, la ripresa potrebbe essere più o meno veloce. Per esempio, per l’alta orologeria difficilmente verranno a mancare le materie prime, cosa che, al contrario, potrebbe succedere per l’alta gioielleria. Infatti, le pietre estratte dai giacimenti di smeraldi, diamanti e rubini sono “esauribili”, e con il passare del tempo diventano sempre più rare da trovare. Questa è la spiegazione della forza intrinseca mostrata dell’alta gioielleria in questo 2020, in particolare nel segmento dell’alta gamma, che ha fatto meglio del segmento nel suo complesso (- 23%).

Per il 2020, a consuntivo, l’AltagammaBain Worldwide Luxury Market Monitor prevede un calo del 15%, con le vendite che si assesteranno a 18 miliardi. In questo modo, il recupero del 14% previsto nel 2021 potrebbe compensare quasi del tutto la debacle di quest’anno.

Per avere un feedback diretto dal mercato, Patrimoni&Finanza ha intervistato Luigi Monacò, player siciliano di settore con esperienza venticinquennale, perito del tribunale e consulente nel campo dell’alta gioielleria e orologeria di pregio.

Qual era il trend di mercato dei preziosi prima dello scoppio della pandemia?

Il mercato dei preziosi negli ultimi anni ha mantenuto un trend pressoché costante nelle vendite, con una clientela sempre più selezionata ed alla costante ricerca del gioiello diverso e di tendenza. Si vende soprattutto una gamma di prodotti che possano rispondere alle esigenze delle differenti fasce di consumo, spaziando dal prodotto di alta gioielleria a quello di bigiotteria evoluta . Questo è quello che gli operatori del settore fanno da anni per far si che l’approccio ai consumi sia sempre stimolante. 

Volendo fare un bilancio a consuntivo di questo 2020 da dimenticare, qual è il risultato medio di settore?

Quest’anno per il nostro settore, come per molti altri, è stato funestato dalle restrizioni causate dalla pandemia e dal lungo lockdown, che hanno penalizzato pesantemente il nostro settore con un calo medio del fatturato anche del 40%. Si pensi, per dare una immagine concreta del danno subito, che l’emergenza sanitaria ha fatto perdere appuntamenti importanti per il nostro settore come i matrimoni, le lauree e le comunioni, che ogni anno danno una spinta fondamentale al nostro fatturato.

Quali sono le prospettive di mercato per il 2021?

Inevitabilmente, il 2021 segnerà un segno positivo rispetto all’anno precedente, salvo nuove chiusure. Ovviamente, non mi spingo a quantificare la percentuale del recupero, ma posso dire che quest’anno si è affermato con forza il mercato del gioiello come forma di investimento per il “non si sa mai”. Non è un caso. Basti pensare all’aumento esponenziale delle vendite di preziosi da parte dei privati che, in momenti di contrazione dei guadagni come in questo periodo, hanno reperito liquidità rapidamente accedendo ai servizi di credito su pegno di beni preziosi. Infatti, i dati del 2020 hanno registrato un incremento del 35% di polizze di pegno rispetto allo scorso anno. Dall’altro lato, però, diminuisce il potere di acquisto delle famiglie di fascia reddituale media, per le quali l’approccio all’acquisto di un gioiello sarà più difficile.

Nella sua attività gli orologi di pregio hanno un posto particolare. Come si è comportato questo settore così apprezzato da investitori e appassionati?

Il settore dell’orologeria ha avuto un impennata esponenziale sulle vendite, essendo considerato ad oggi dai più come una forma alternativa di investimento, con crescite sul valore di acquisto di determinati modelli superiore al 15% l’anno, in netta contrapposizione con alcuni prodotti finanziari tradizionali le cui performance hanno avuto in questo momento delle inevitabili flessioni. Questa spasmodica richiesta di orologi è accentuata da una scarsa reperibilità di prodotto presso i rivenditori ufficiali, il che incrementa gli scambi da parte di reseller (rivenditori) con un sovraprezzo rispetto ai listini anche del 100%.

Quali sono i marchi di orologi più scambiati? E quali quelli che tengono meglio (o peggio) le quotazioni nei momenti di crisi come quello che stiamo attraversando?

La richiesta è abbasta variabile, per citare i principali marchi: Rolex, Patek Philippe, Audemars Piguet ed ultimo, ma non meno importante, Omega, che ha ad oggi un eccezionale rapporto qualità prezzo. Tra i marchi che tengono meglio il mercato si conferma testa di serie Rolex, che con alcuni dei suoi modelli è icona nel mondo dei collezionisti. Tra le proposte delle principali case d’asta negli ultimi anni, Rolex ha fatto performance importanti, con un trend di rivalutazione sempre crescente.

Luigi Monacò

Se dovesse consigliare ad un cliente indeciso un prezioso da investimento, capace di rivalutarsi nel tempo, che scelta suggerirebbe?

Io consiglio sempre ai miei clienti di acquistare principalmente un prodotto di qualità, poichè nel tempo farà sempre la differenza. I diamanti, ad esempio, se sono adeguatamente certificati da enti riconosciuti a livello mondiale, non hanno rivali. 

Quale consiglio pratico si sentirebbe di dare a chi si avvicina la prima volta all’acquisto di un oggetto prezioso?

Semplicemente di fare una scelta dettata dall’emozione che l’oggetto prezioso riesce a trasmettergli. In questo campo, il cuore conta spesso più della testa.

Marco Simion: altri 12 mesi di mercato rialzista. La pandemia non ha modificato il trend già chiaro nel 2019

Secondo Marco Simion di Zest, ci troviamo all’interno di una fase di “secular bull market” del mercato Usa, che potrebbe durare ameno per tutto il 2021. Mercati emergenti ed Europa possono sovraperformare gli Usa. Il fondo Zest Global Opportunities mantiene il primato del rendimento nella propria categoria, con un +45% a 12 mesi.

“L’osservazione dei dati macro fa pensare che il tono di fondo del mercato azionario Usa sia ancora positivo: siamo all’interno di una fase cosiddetta di “secular bull market”, quindi di una tendenza rialzista di lungo periodo, che, al netto di fattori esogeni oggi imprevedibili, dovrebbe continuare per almeno altri 12 mesi. Quindi possiamo essere ottimisti per il prossimo futuro”. È l’indicazione per il 2021 di Marco Simion, gestore del fondo Zest Global Opportunities, che anche a novembre mantiene il primato del rendimento nella propria categoria, con un +45% a 12 mesi (al 2/12/20).

“I segnali di questa tendenza rialzista erano già presenti a fine 2019 – spiega Simion – e l’impatto della pandemia da Coronavirus non ha modificato la situazione di base. Questo non vuol dire che non ci saranno cali del mercato, ma che i ribassi possono essere considerati occasioni di acquisto e non di fuga dal mercato”.

Tra i diversi fattori che sostengono questa tesi si possono citare: l’Equity risk premium (ovvero l’extra rendimento azionario atteso dal mercato rispetto al rendimento di attività prive di rischio) rimane favorevole, per il basso rendimento dei titoli governativi; i tassi di interesse restano bassi; le politiche delle banche centrali continuano a immettere liquidità nel mercato; i prezzi delle case sono in aumento; il sentiment positivo degli asset manager, che, secondo l’ultimo sondaggio di Bank of America, prevedono un inizio del ciclo espansivo piuttosto che l’arrivo di una recessione, situazione simile a quella dell’estate 2009, quando è iniziata la fase di uscita dalla grande crisi finanziaria.

“Ma ritengo che l’indicatore chiave per interpretare l’attuale ciclo del mercato azionario possa essere la percentuale di partecipazione al mercato”, precisa Simion. “La percentuale di azioni del New York Stock Exchange al di sopra della media a 200 giorni ha raggiunto il picco dell’82% nella seconda metà di novembre 2020. L’S&P500 in genere registra rendimenti più forti quando ci sono più azioni partecipanti, che si può tradurre in un andamento migliore della media per un numero molto ampio di settori economici. E la partecipazione di solito raggiunge il picco prima del mercato. Le preoccupazioni per un picco di mercato e, quindi, per il possibile avvio di un ciclo ribassista, si intensificheranno quando la partecipazione sarà inferiore al 60%. Da quel momento bisognerà iniziare ad alleggerire l’esposizione azionaria. Pensiamo che potrebbero mancare ancora più di 12 mesi”.

Questa è la situazione degli Stati Uniti, che restano il principale driver dei mercati azionari mondiali, visto che l’America pesa per oltre il 57% dell’indice mondiale dei mercati, Msci World.

Marco Simion

Se il mercato Usa salirà, è verosimile immaginare che questo andamento potrà avere un effetto positivo anche sugli altri mercati. Per esempio, i paesi emergenti, che mostrano dati economici positivi, come indica il Citi Economic Surprise Index dell’area (Cesi EM), e che, essendo inversamente correlati all’andamento del dollaro, beneficiano della debolezza della valuta Usa. Ma anche l’Europa: le borse europee devono ancora recuperare 8 punti percentuali dai livelli pre-Covid, quindi i margini di recupero sono persino maggiori rispetto alle borse Usa. “In questo quadro, scegliere dove investire naturalmente resta una sfida aperta. Ma se si condivide lo scenario di fondo, il passo successivo è quello di affidarsi ai gestori professionali che sono in grado di individuare correttamente i settori e i titoli in grado di beneficiare dei movimenti di mercato di breve e medio termine”.

Aste Alfa Romeo in Europa e USA, le aggiudicazioni più importanti di Ottobre e Novembre

I modelli Alfa Romeo d’epoca sono molto amati dai collezionisti e dagli investitori di tutto il mondo. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, in particolare, non c’è asta dove i modelli della famosa casa automobilistica italiana non siano presenti.

Il settore dei  passion investment (auto d’epoca, opere d’arte, orologi, preziosi  etc) non ha certamente chiuso i battenti durante la pandemia, ma si è solo riorganizzato a livello mondiale, potenziando il canale online che era già presente da tempo, sebbene limitato ad una percentuale più bassa di offerte e scambi. Così, a partire dal mese di Maggio le case d’asta hanno ripreso l’attività, limitando il calo del volume d’affari verificatosi durante la prima ondata di Covid-19 e mettendo le basi per dare continuità anche in piena seconda ondata.

Nel particolare mondo delle auto d’epoca, il marchio Alfa Romeo è da sempre molto apprezzato, e di recente è stato protagonista di alcune aste che si sono svolte durante i mesi di Ottobre e Novembre presso le case Silverstone Auction e RM Sotheby’s e che hanno fatto registrare aggiudicazioni importanti, sia per la rarità dei modelli, sia relativamente al prezzo realizzato. Ecco alcuni modelli messi all’asta online e passati di mano.  

1960 Alfa Romeo 2000 Spider Touring – £ 70,000 – Silverstone Auctions Online (UK, 13-14 Novembre 2020). Prodotta il 7 marzo 1960, questa gloriosa Alfa fu spedita alla Hoffman Motor Co. di New York il 25 luglio 1960, trovando infine la sua strada in Spagna negli anni successivi. È stata ritrovata nel 2010 in un fienile, in cattivo stato e bisognosa di un profondo restauro.

Pur essendo stata parzialmente restaurata, richiedeva un completamento, che è avvenuto grazie a Richard Hodson di RH Classics (Twyford, Leicestershire), che l’ha portata nel Regno Unito ed ha effettuato una ricostruzione completa del motore, inclusa la sostituzione dei carburatori, garantendo che tutte le parti fornite fossero originali per preservare l’integrità del veicolo.

Così presentato, questo pezzo di arte automobilistica combina un basso numero di vetture prodotte all’epoca con un corpo Touring e grandi dinamiche di guida, e assicura un investimento affidabile per qualunque collezionista ed appassionato.

1971 Alfa Romeo Montreal – $ 106,400 – RM Sotheby’s, the Elkhart Collection (Elkhart, USA) 23-24 Ottobre 2020. Alla fine del 1966 l’Alfa Romeo fu selezionata per creare una mostra concettuale dal titolo “L’aspirazione dell’uomo per l’automobile”, ospitata presso l’Esposizione Internazionale e Universale del 1967 a Montreal, in Canada. Marcello Gandini, famoso per la Lamborghini Miura, e il designer Bertone crearono un prototipo talmente originale che spinse  l’Alfa Romeo a sviluppare una versione di serie, basata sul telaio 105 con una lega di alluminio Tipo 33 modificata, V-8 a doppia camma con lubrificazione a carter secco. Tale versione fu chiamata “Montreal”, e fu prodotta in 3.925 esemplari tra il 1971 e il 1975, di cui forse 100 sono arrivati ​​negli Stati Uniti.

Quello battuto da RM Sotheby’s è di in un bellissimo colore rosso con interni in tessuto nero, con tappeti rossi a contrasto e con vernice e carrozzeria in ottime condizioni, mentre gli interni sembrano praticamente nuovi. Al momento della catalogazione, l’auto aveva registrato 71.146 miglia. Oggi la Montreal è considerata l’auto stradale più iconica dell’Alfa Romeo dell’epoca e uno dei più grandi progetti di Bertone e Gandini.

1953 Alfa Romeo 1900 Speciale – £ 166,500, Silverstone Auctions Online (UK, 13-14 November 2020). Questa bella Coupé sportiva alimentata manca di una ricostruzione storica completa, e potrebbe essere stata costruita da ATL (Autotecnica del Lario) nella città di Lecco a metà degli anni Sessanta. Sembra una delle sei auto ATL costruite nel periodo, e nonostante l’assenza di documentazione sufficiente per confermare la sua origine di fabbrica, il modello ha avuto un ottimo successo in asta.

Questa splendida vettura sembra essere stata sviluppata in gran parte sulla falsariga del prototipo Alfa Romeo 2000 Sportiva costruito dall’Alfa Romeo nei primi anni ‘50, con spunti stilistici da altre notevoli vetture Gran Turismo italiane degli anni ’50 e ’60. Il telaio è costituito da tubi in acciaio di diametro variabile con sezioni inscatolate, a cui sono fissati tutti gli accessori meccanici. La carrozzeria è stata realizzata secondo il metodo brevettato Touring Superleggera (Maserati 3500GT, Aston Martin DB Series), e il motore è il classico quattro cilindri 1900 bialbero a camme Alfa Romeo derivato dalla 6C. Il suo motore, abbinato alla struttura leggera, rende questa vettura particolarmente sportiva, ed il cambio a 5 marce lo rende adatto ad affrontare le strade tortuose in stile Targa Florio.

Offerta in asta con una stima realistica, questo modello è una vera e propria opera d’arte automobilistica, estremamente conveniente.

Alfa Romeo B.A.T. 5-7-9d- $ 14,840,000, RM Sotheby’s – Contemporary Art Evening Auction (New York, 28 October 2020). I modelli battuti in asta alla cifra-record complessiva di 14,84 milioni di dollari fanno parte della storia delle concept car costruite, come tutte le opere d’arte concettuali, da autori telentuosi rimasti nella storia. I tre esemplari unici “1953 Alfa Romeo B.A.T. 5” (Telaio n. AR1900 01396), “1954 Alfa Romeo B.A.T. 7” (Telaio n. AR1900C 01485) e “1955 Alfa Romeo B.A.T. 9d” (Telaio n. AR1900 01600) furono progettati dalla Carrozzeria Bertone con il design di Franco Scaglione.

Non vincolate dai limiti del budget, e dalle dure regole della produzione in serie, le concept car offrono ai designer di talento l’opportunità di esplorare le loro idee più innovative, reinventando il concetto stesso di automobile e rimanendo “attuali” anche dopo sessanta anni di produzione industriale e di nuovo design, come la serie Alfa Romeo Berlina Aerodinamica Tecnica di Franco Scaglione (B.A.T.).

Si tratta dell’unico vero trittico automobilistico mai prodotto, costruite a mano dalla leggendaria Carrozzeria Bertone di Torino e introdotte rispettivamente nel 1953, 1954 e 1955. Queste auto furono pioniere nell’uso dell’aerodinamica, con un’estetica sgargiante che riduce al minimo la resistenza aerodinamica per prestazioni ottimali, e che rende ognuno dei tre esemplari pura “scultura cinetica” mai prodotta prima di allora.